venerdì 9 marzo 2012

Salvatore Parolisi ed il gioco mediatico del sette, quello copiato, male perché capibile, dalle psicosette...


E' giunto il momento di dire che stanno accadendo fatti molto strani in Italia, fatti mediatici mai verificatisi, fatti che danno da pensare e fanno sospettare ci sia qualcosa che fa bollire male il pentolone del caso riguardante l'omicidio di Melania Rea. Di certo gli italiani che la pensano come me, e sono tanti, si sbagliano, perché non è possibile credere si sia creata una coalizione dedita solo a cercare la rovina di un singolo individuo. Sì, è sicuro che si sbagliano... ma i dubbi aleggiano nell'aria e non si riesce proprio a farli sparire. Facciamo insieme mente locale e cerchiamo di capire meglio. Tra poco più di un mese ci sarà l'anniversario della morte di Melania. Tra poco più di un mese ci sarà l'anniversario delle apparizioni televisive dei suoi parenti e di chi li segue. La domanda viene da sola e senza invito: per quale motivo ci sono persone che hanno continuato a frequentare i salotti mediatici per tanto e tanto tempo? Non s'è mai vista una cosa del genere, si è addirittura superato il record di un precedente omicidio, record che pareva imbattibile. Lo avessero fatto per un paio di mesi, tre, quattro, diciamo pure anche cinque, li avremmo anche potuti capire. In cinque mesi si possono fare cose importanti, come gli appelli per cercare testimoni, per rintracciare un telefonista invisibile ed anonimo come solo i fantasmi sanno esserlo, per far sì che l'attenzione mediatica non si affievolisca... ma nell'anno ormai passato gli appelli sono caduti drasticamente nel vuoto, il telefonista ha perso pure la voce e noi ci siamo ritrovati solo a sentir parlar male, e la parola "male" è francamente un eufemismo riduttivo, di Salvatore Parolisi, del padre della bimba di cui gli stessi legal-psico-media-men curano gli interessi.

E questo, che rimanga fra noi e non lo sappia nessuno, in Italia non è ammissibile perché è il comportamento estremista ed inconcepibile usato in altre nazioni, in altre culture. E' il comportamento di quelle dittature in cui si ordina di dare 20 frustate ad una donna solo perché è stata vista parlare con un uomo all'esterno della scuola frequentata dal figlio (lo prevedono la legge talebana ed iraniana), e si badi bene che le frustate vengono inflitte pur senza sapere quale reale rapporto ci sia stato fra il suddetto uomo e la suddetta donna. E se nei casi più complicati, come quello di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, si vuole una confessione, la tortura è il metodo migliore per ottenerla. In fondo la storia di Sakineh, se ripulita dal clamore mediatico, dagli appelli internazionali, dalla nazione da cui proviene, e la si tratta come un puro fatto di cronaca, ha un fondamento simile a quella capitata ad Ascoli. Suo marito fu ucciso in maniera efferata e subito si scoprì che lei aveva avuto due relazioni extraconiugali mentre era sposata. Per questo le furono inflitte 99 frustate. Da qui si capisce che le relazioni extraconiugali non tutti le accettano serenamente. In seguito la si accusò anche di aver partecipato all'omicidio, assieme ad uno dei suoi amanti, condannandola a morte. La parola fine è ancora da scrivere perché Sakineh non è stata uccisa nella data stabilita come si è detto e scritto (forse si è capito che una confessione ottenuta dopo due giorni di tortura non ha valore ed una esecuzione potrebbe scatenare l'ira delle mai dome donne iraniane), ma quanto accaduto inizialmente basta per comprendere che, in fondo, certi comportamenti si equivalgono.

Anche nel caso dell'omicidio di Melania Rea si sono scoperte più amanti, anche in Italia come in Iran c'è chi ha prima fustigato e poi condannato. E lo si fa ancora, a distanza di tempo, senza sapere in realtà quale effettivo rapporto vi sia fra il marito e l'omicidio della moglie. Il problema è che nessun giudice ha emesso una condanna e che nel nostro paese, vigendo la democrazia, una persona è colpevole solo se il terzo giudice la dichiara colpevole. Per cui occorre alzare il tiro e dire che con l'indagato Parolisi si sta facendo di tutto e di peggio, che sarebbero state preferibili 99 frustate anziché il continuo linciaggio mediatico. E se in Iran i giornalisti sono obbligati a seguire una linea governativa (non tutti hanno coraggio da vendere e voglia di rischiare la vita), da noi, al di fuori della stampa politica, nessuno ha obblighi con nessuno. Se qualcuno li ha anche quando si parla di cronaca nera significa che qualcosa non va come deve andare. Eppure ci sono strani personaggi che usando in maniera impropria quanto scritto sui fogli della procura (ma ricordiamoci che la procura è in mano a chi accusa, che è solo una delle parti in causa, che è sprovvista del dono della neutralità e per questo ogni sua verità necessita di conferme processuali) danno in pasto all'opinione pubblica l'immagine di un "pezzente animato privo di dignità", di "un ominicchio allo sbando" che per coprire le sue magagne ed i suoi vizi avrebbe pure ucciso la madre di sua figlia. E questo non lo si fa in un tribunale, luogo idoneo se si lavora con professionalità, ma sui giornali e davanti alle telecamere.

Da qui si capisce che si sta cercando di portare avanti una sorta di tortura psicologica imparata negli anni, imparata male perché capibile (e sospetta per l'insistenza che si usa), neppure utile alle indagini, tipo quelle che mettono in atto le "psicosette" per creare nuovi adepti. Infatti si sta tentando a tutti i costi di modificare le menti prima del processo, di togliere alla famiglia, agli amici del militare ed all'opinione pubbica, ogni dubbio d'innocenza, si sta cercando di isolarlo e far allontanare chi lo sostiene e lo conforta. Il dolore e la rabbia, ad esempio, hanno avuto il sopravvento sui Rea. Con loro si è arato su un campo già arato ed è stato facile farli ragionare al contrario di come la ragionavano inizialmente. Ed è stato anche fin troppo semplice farli diventare, non solo loro ma anche altri mediaticamente più importanti, adepti per la "giusta causa", la distruzione morale del Parolisi prima ancora che la condanna per quanto sostengono abbia fatto. Ed il sistema è semplice. Avete presente quelle figlie appena maggiorenni che se ne vanno di casa per aggregarsi a qualche setta? A chi fa loro credere abbiano subito da bimbe una violenza dal padre (tipico sistema delle psicosette degli anni '90 usato anche dei giorni nostri), così allontanadole definitivamente dalla propria famiglia, che non vorranno più né vedere né sentire, e costringendole psicologicamente ad aggrapparsi a chi fa loro credere di aiutarle ed amarle, al "santone" o all'addetto del "santone" di turno? Ecco, questo è il metodo, vecchio ma sempre efficace, che si sta adottando col Parolisi.

Attorno a lui si deve fare "terra bruciata" in modo che resti solo ed allo sbando. Un sistema antico più dell'uomo che prevede la morte psicologica dell'individuo attaccato, che prevede la completa perdita di dignità di fronte alle persone più amate. Ed il ragionamento, uguale a quello portato avanti in ogni setta che si rispetti, è: "O stai con noi, e confessi il delitto ottenendo fra trent'anni postuma comprensione, o contro di noi, ed anche dovessi per caso uscire dal carcere ti ritroverai distrutto e non avrai comprensione alcuna neppure da quelli che ti han sempre sostenuto". Uno schema studiato in partenza, portato avanti senza ritegno e sempre a mani basse da persone a cui, per oscure ragioni (forse), conviene lasciare i riflettori nella posizione in cui si trovano, sulla figura del militare fedifrago e sessualmente malato. Una sorta di tortura psicologica, iniziata ancor prima della carcerazione, che continua da almeno dieci mesi. Quanto ho scritto sembra una forzatura? Ed allora leggiamo insieme cosa dice l'articolo 1 della Convenzione ONU contro la Tortura e altre Pene o Trattamenti Crudeli, Inumani o Degradanti:

"Si inquadra sotto la parola tortura qualsiasi atto con il quale siano inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona, o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale".

Quindi abbiamo tutto. Abbiamo un militare umiliato giornalmente dai media, una bimba che non può vedere da otto mesi usata come fosse uno strumento, serve ad aumentare la sofferenza ed a creare nervosismo pressione e tensione, abbiamo i continui appelli a dire la verità, che esercitano altre pressioni psicologiche ed anche mancasse una diversa verità si inquadrano in una sorta di ricatto morale e di vendetta (paga per quanto hai fatto a tua moglie prima della sua morte... anche se non l'hai uccisa tu), abbiamo la discriminazione portata all'opinione pubblica con le presenze continue sui media nazionali, in cui di fronte a giornalisti compiacenti si fanno chiacchiere solo in base alle carte di chi accusa in assenza della controparte e di un contraddittorio, presenze che da sempre parlano a milioni di persone di un Parolisi sicuro assassino, di un fedifrago con una doppia cifra di amanti, di un bugiardo che piange a comando e calcola ogni sua mossa e, ultimamente, di uno che sotto la maschera del "duro" chatta anche con i trans e si masturba di fronte a un computer (parole che anche fossero vere dovrebbero restare nelle aule di un tribunale). Oltre queste abbiamo la ciliegina, la persona che agisce a titolo ufficiale, perché ha un incarico conferitogli da una delle parti in causa, e altro non fa se non sparare a zero, da ogni angolazione possibile, sul militare indagato.

E le sue parole non vanno disperse visto che vengono sempre riprese da un quotidiano e riscritte, pari pari, da una giornalista che si dimostra essere un attrezzo in mano ad altri (solo un megafono capace di espandere una voce impropria), in modo da usarle contro il carcerato nonostante si ammetta che nulla hanno a che fare con l'omicidio. I programmi televisivi, fra l'altro, paiono adorare gli scoop che vengono forniti a piene mani ai canali sinistri da uomini mancini, ed anche questo sa di strano se si parla di cronaca nera e non di politica. Insomma, per come la vedo io c'è gente che crede di poter far uscire gli scheletri dagli armadi di altri non sapendo di aver nascosto male i propri. Non tutto al mondo è capibile, ma basta ragionare per rendersi conto che se ci si trova su un sentiero impervio la logica vorrebbe si facesse parlar male di altri un Santo o un Beato, ma questi non parlerebbero mai a sproposito.

Il fatto, ormai chiaro a tanti, è che in questa storia non ci sono assolutamente né Santi né Beati, ci sono solo persone che in vita hanno accumulato negli armadi, come tutti noi (chi più chi meno), scheletri da polverizzare e far sparire. Ma gli scheletri non spariscono se non li si brucia facendoli tornar polvere, però il bruciarli significa far fumo e rendersi visibili. Per questo sarebbe il caso che certi comportamenti cessassero di esistere. Ormai il processo è alle porte, insistere non serve a nulla e potrebbe risultare controproducente. Anche i Rea, ad esempio, dovrebbero calmare l'ira, calare le presenze mediatiche ed attendere che la verità giudiziaria esca in piena luce. Loro corrono davvero il rischio di perdere, dopo Melania, anche la nipotina. La strada che hanno imboccato già è brutta e rischiosa di suo. E se il distacco non avverrà dopo il processo, nel caso il militare dovesse tornare un uomo libero, avverrà fra qualche anno, quando la piccola crescerà e si renderà conto che chi le predica "il bene" ha maramaldeggiato su suo padre, che chi le dice di amarla cerca di allontanarla dalla figura a lei più cara perché si è comportato male con sua madre, ed ancor prima di sapere se è davvero una figura assassina. Se il Parolisi fosse condannato, anche in assenza di vere prove, sarebbe più facile convogliarla sulla loro tesi. Ma certo è che i Rea non hanno mai avuto accanto, e neppure mai ascoltato, ragazze allontanate dall'affetto che più cercavano quando erano bambine, l'affetto della figura paterna.

Posso garantire loro che la piccola Vittoria crescendo cercherà con ogni mezzo più notizie possibili su suo padre, che si informerà e metterà a confronto quanto raccontatole nell'infanzia con quanto riuscirà ad appurare. E se nell'adolescenza conserverà dubbi, questo a causa dell'amore donatole dai nonni e da tutti i parenti materni, con la maggiore età inizierà ad odiare chi l'ha convinta di quanto, in mancanza di prove, non sarà mai convinta. E se negli anni dovesse uscire allo scoperto un diverso assassino, spesso capita, ci sarà chi dovrà fare i conti con la propria coscienza... conti che di questo passo non torneranno mai e porteranno solo altro dolore ed altre perdite.


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212 commenti:

«Meno recenti   ‹Vecchi   201 – 212 di 212
Anonimo ha detto...

A chi ci accusa di aver denigrato la difesa nel suo operato, devo replicare che ciò non corrisponde completamente a verità.
Tecnicamente, a mio avviso la difesa ha fatto un buon lavoro, anche grazie al prezioso ausilio dei suoi consulenti. BeG, a livello mediatico non sono riusciti ad imporsi, seppur ci hanno provato, a causa dell'andazzo che pubblicamente questa storia ha preso sin dall'inizio. I giornalai ed i pseudo presentatori hanno capito sin da subito che massacrare l'imputato, rendeva in termini di share e su questa linea hanno continuato. Hanno portato avanti questa gestazione per mesi ed ieri abbiamo visto il frutto del parto ahahahah.
Mai pensato che Giardina sia un incompetente, non lo conosco, ma quelle poche volte che ho potuto seguirlo in tv, mi è sembrato uno che sapesse il fatto suo. Uno, che non cade nei tranelli che l'azzeccagarbugli del caso, gli tira. Non dimentichiamoci però, che il medico legale consulente della difesa è Varetto. Ovvio, che la difesa si tenga gli assi nella manica e li tiri fuori al momento opportuno.
Ho visto che tra di noi c'è un medico legale; mi farebbe piacere se ci illustrasse il suo punto di vista.


Stella

ENRICO ha detto...

STELLA
"Ho visto che tra di noi c'è un medico legale; mi farebbe piacere se ci illustrasse il suo punto di vista."

è inutile che che tu glielo chieda : se avesse voluto o saputo esporlo lo avrebbe già fatto, non ti sembra ?

Anonimo ha detto...

Enrico, ho pensato che visto che noi, siamo una Squadra ben solida, il nuovo commentatore sia soltanto un pò timido....

Stella

Tiziana ha detto...

PINO (O.T.)

E' vero che ogni computer ha un suo indirizzo IP, ma non è detto che questo venga visto all'esterno. Il numero IP rilevabile, infatti, potrebbe indicare anche un router al quale afferiscano più computer. Ad esempio, a casa mia ho quattro computer, tutti e tre escono con lo stesso numero IP perché fanno capo ad un unico router. Ecco perché dicevo che in un'azienda potrebbero esserci decine di computer, collocati eventualmente in diverse parti del mondo, collegati al medesimo router e dunque recanti "alla fine" lo stesso indirizzo IP.
Questo solo per completezza d'informazione, anche se so che la cosa ha un interesse relativo (le informazioni le ho attinte da mio marito, ingegnere elettronico ed anche docente universitario "nel settore". Parafrasando le sue parole potrei aver usato qualche termine poco corretto, ma la sostanza è questa).

Annika ha detto...

Pino
vale moltissimo. Grazie, Annika.

PINO ha detto...

TIZIANA
Sarà certamente come ha detto tuo marito, non lo metto in dubbio.Grazie.

ANNIKA, è un dovere di gratitudine.
PINO

ManlioTummolo ha detto...

Gentile Stella,
se ci fa un riferimento di legge, forse sarò più convinto. Può ben darsi che la prassi sia quanto Lei dice, ma sul piano della norma procedurale scritta, non credo. Altrimenti vi sarebbe solo il processo immediato, che diverrebbe a pari condizioni obbligatorio, il che non è. E, se non erro, l'udienza preliminare vi è stata, anche se per decidere sul rito abbreviato.
art. 453 CPP:
"Casi e modi del giudizio immediato.
1. Quando la prova appare evidente [e dov'è questa prova nel caso Parolisi ?], il pubblico ministero può chiedere [non chiede] il giudizio immediato se la persona sottoposta ad indagini è stata interrogata sui fatti dai quali emerge l'evidenza della prova [quali ?] ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con l'osservanza delle forme indicate nell'art. 375 c. 3 secondo periodo [elementi e fonti di prova allegati alla richiesta], la stessa abbia omesso di comparire, sempre che non sia stato addotto un legittimo impedimento e che non si tratti di persona irreperibile.
2. Qualora il reato per cui è richiesto il rito immediato risulta connesso con altri reati per i quali mancano le condizioni che giustificano... tale rito, si procede separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò non pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, PREVALE IN OGNI CASO IL RITO ORDINARIO.
3. L'imputato può chiedere il giudizio immediato a norma dell'art. 419 c. 5". Cfr. anche artt. 454 e 455.

Anonimo ha detto...

Manlio Tummolo, considerato che mi ha dato del lei, anche io farò lo stesso.
Il D.L. n92/2008, ha introdotto una nuova ipotesi di giudizio immediato: il giudizio immediato custodiale. In seguito a tale decreto, l'art 453 c.p.p. è stato novellato e quindi quello riportato da lei è anacronistico.
Viene introdotto ai fini che a noi interessano, il comma 1bis che recita quanto segue:
1-bis. "Il pubblico ministero richiede il giudizio immediato, anche fuori dai termini di cui all'articolo 454, comma 1, e comunque entro centottanta giorni dall'esecuzione della misura, per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia cautelare, salvo che la richiesta pregiudichi gravemente le indagini".
L'art 456 c.p.p. riguarda il decreto che dispone il giudizio ed al secondo comma recita :
"Il decreto contiene anche l'avviso che l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato ovvero l'applicazione della pena a norma dell'articolo 444".
Nei riti speciali c'è una semplificazione procedurale; sono stati concepiti dal legislatore per ragioni di economia processuale ed in tal caso il segmento intermedio, cioè l'udienza preliminare viene a mancare.
Il giudizio immediato richiesto dal pm è un rito speciale che rientra nella categoria dei riti "autoritativi" che si contrappongono a quelli di natura consensuale. La semplificazione qua si giustifica non in una scelta volontaria delle parti ma è il pm che asserisce la sussistenza dei presupposti fissati dalla legge di una certa oggettività; questa richiesta viene poi vagliata e confermata o meno dal giudice che in tal caso ha poca discrezionalità. Vi è il diritto di ogni imputato di scegliere il modo che ritiene più adeguato per difendersi. Quindi la legge attribuisce all'imputato la facoltà di attivarsi al fine di trasformare come in questo caso, il giudizio immediato in giudizio abbreviato od in patteggiamento.


Stella

Stella

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Stella, grazie del riferimento, ma resto stupefatto dal tono e contenuto di simili norme che dimostrano ancora una volta la tendenza dittatoriale a cui ci stiamo avviando. Questa norma è stata decisa dal governo Prodi o da quello Berlusconi ? perché se non ricordo male il 2008 fu l'anno dell'ultimo cambio della guardia governativa, prima di quest'altro governo Monti. Personalmente ribadisco che tutti questi riti sono una regressione rispetto a quanto l'Illuminismo giuridico aveva affermato, preteso ed ottenuto. Grazie comunque, è stata molto gentile.

Annika ha detto...

E' LEGALE PUBBLICARE QUANTO SEGUE?

"...questo il commento del padre di Melania Rea la giovane madre di Summa Vesuviana brutalmente uccisa a coltellate dal marito Salvatore Parolisi."

(articolo a firma di Roberta Calo', Giornale di Puglia, 13/3/2011):
http://www.giornaledipuglia.com/2012/03/il-padre-di-melania-salvatore-e-un.html

Annika

PS. domanda postata anche sul nuovo articolo di Massimo

Anonimo ha detto...

OT

Osservavo i nomi, anzi i cognomi dei periti che il 30 Marzo riceveranno l'incarico di occuparsi di una parte della vicenda e sono rimasta sorpresa dalla casualità che per entrambi i cognomi siano in realtà quanto comunemente usato come nomi: Bruno e Gino. Gianluca Bruno (medico legale) e Sara Gino (genetista).

Perdonate l'OT, ma volevo evidenziarlo.

Saluti a tutti,
Manuela

Anonimo ha detto...

Manlio, questo nuovo caso di giudizio immediato fa parte del Pacchetto Sicurezza del governo Berlusconi.
La legittimità di tale rito è molto discussa in quanto comporta un sensibile sacrifico del diritto di difesa. La legge si preoccupa di tutelare soltanto la posizione di colui che sottoposto a misura custodiale, riacquista la libertà a seguito di revoca o annullamento dell'ordinanza cautelare, per il sopravvenire di elementi tali da far apparire insussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Ma lo fa solo in parte, perchè si limita a stabilire che, in quei casi, il giudice non ammette il rito speciale (art 455 comma 1-bis). Ciò significa che la scelta di giudizio immediato non può essere revocata, quando l'insussistenza di quei gravi indizi affiora dopo l'accoglimento della richiesta stessa. L'udienza preliminare quindi, viene negata o garantita in base ad un evento del tutto casuale: l'eclissarsi in un momento, piuttosto che in un altro, dei suddetti gravi indizi di colpevolezza.
Non mi deve ringraziare, ognuno di noi è qui, per contribuire nel suo piccolo a rendere questa società migliore.

Stella

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