sabato 21 gennaio 2012

Salvatore Parolisi. Il processo alla malizia e lo scambio dei ruoli giudiziari.


"Io non vorrei fare un processo alle intenzioni, ma il telefono in quella posizione mi fa pensare che lei stesse telefonando... ed io dovrei farle una multa". Questo mi disse un vigile di una cittadina vicina alla mia città il giorno che mi fermò e, non trovando nulla di anomalo, mise il suo sguardo sul cellulare adagiato fra le mie gambe. "Guardi che ho risposto ad una chiamata due minuti prima che mi fermasse. Non ero ancora partito, l'auto era spenta ed ero fermo davanti ad un ufficio da cui ero appena uscito". Questa fu la mia risposta. "Come no? Ma se io ora scrivessi su un verbale che l'ho vista parlare al telefono?". Disse lui prendendo il blocco dei verbali. "La citerei davanti ad un giudice di pace". Ribattei. "Sarebbero le sue parole contro le mie. Lei sa qual'è la media di multe invalidate dai vari giudici di pace? Su quelle fatte dal nostro comando è ridicola, direi irrisoria". In quel momento lui prese la biro in mano ed io presi il cellulare, lo appoggiai all'orecchio e dissi: "Hai sentito Franco? Tutto? Cosa devo fare? Guardare il numero di matricola e farmi dare...?". A quel punto mi girai verso l'agente della municipale e gli dissi: "E' il mio avvocato, forse lo conoscerà perché è noto in zona (e gli feci il nome), mi dice che devo farmi dare il suo numero di matricola...". Non finii la frase perché mi fece cenno di andare via subito. Prima che partissi riuscì a dire: "Lo sapevo che stava telefonando, lo capisco dal volto quando uno mente, e lei mentiva!"

Non era vero. Non stavo telefonando ed il mio avvocato non era dall'altra parte del telefono. Non poteva esserci visto che il cellulare era spento ed io all'agente avevo detto la verità, davvero avevo telefonato appena uscito da un ufficio. Il telefonino era fra le mie gambe perché dopo averlo lasciato sul sedile a lato era caduto, l'avevo recuperato e messo fra le gambe per non perdere tempo. Ma lui si era convinto, solo guardandomi in volto, che io mentissi. Però la mia malizia accentuò il suo sentirsi in colpa, quindi agì nella maniera più facile decidendo di scegliere la via più semplice, quella che non lo avrebbe impegnato troppo ed avrebbe eliminato eventuali complicanze. Se avesse "visto" il mio bluff io sarei stato beccato con le mani nella marmellata ed avrei rischiato anche una incriminazione dato che, in effetti, si sarebbe di certo sentito preso in giro. Ora questa è una storia vera capitatami la settimana successiva all'introduzione delle multe che puniscono chi viene beccato a telefonare in un'auto in movimento, e nella realtà i fatti stavano esattamente come lui li aveva esposti. I ricorsi accolti dai giudici di pace della mia provincia erano al minimo storico, e di certo se ci fossimo presentati da uno di questi con diverse versioni, la sua parola di pubblico ufficiale sarebbe valsa più della mia ed io avrei dovuto pagare una multa ingiusta.

Con questo mi aggancio alla questione Parolisi - Cassazione - procuratori - giudici, in quanto, con i dovuti filtri ed in maniera semplicistica, si potrebbe dire che il Parolisi è finito in carcere perché guidava col cellulare fra le gambe. Perché invece di ragionare in modo popolare, e mostrarsi agli altri preoccupatissimo ed impegnato nella ricerca, si è comportato con malizia cercando di nascondere la verità sui tradimenti ed è stato beccato con le mani in una marmellata di nome Ludovica. Il bluff nel suo caso è stato scoperto ed ora si trova nei guai. La questione sta in questi termini. La procura di Ascoli si è sentita presa in giro dalle bugie del militare ed ha iniziato ad indagare solo lui e, pur non trovando nulla di serio accostabile all'omicidio, si è aggrappata all'amante ed alle intercettazioni che confermavano la tresca. Da qui e dalla perizia molto particolare di un patologo, che risponde ai quesiti dei Pm dicendo e non dicendo (ed infine ipotizzando), sono partiti ad arzigogolare di imbuti e tradimenti senza mai arrivare al nocciolo della questione, alle prove che inchioderrero il marito. Cosa non difficile perché, se davvero avesse ucciso la moglie e fosse tornato al Pianoro in così poco tempo, ne avrebbe lasciate mille di prove non zero. Ma si è capito che a parere di tanti Pm chi ha un'amante e racconta balle alla moglie, nel caso questa dovesse morire di morte violenta, è un assassino.

Probabilmente nessuno di chi ha indagato, dai carabinieri ai Pm quindi, è fra la schiera di chi ha, o ha avuto, una storia extraconiugale, e questo sì che pare alquanto strano. In ogni caso di certo frequentano, o hanno frequentato, amici fedifraghi. Io ne ho conosciuti, e ne conosco, diversi. Anche persone che all'amante hanno promesso molto più di una separazione. Un maresciallo dell'aeronautica di stanza a Cesena (ora ex), con sei figli regolari ed accuditi con cura, dal '90 in poi è riuscito a tenersi stretta l'amante per oltre dieci anni a furia di balle... e non vi dico come, nonostante i pianti inconsolabili sulle spalle degli amici, la ragionasse lei. Potrei raccontarne a decine di storie peggiori di quella toccata a Melania Rea. E posso dirvi per certo che fra queste non c'è mai stata una moglie tradita che sia morta in maniera violenta. Anzi, alcune mogli tradite, scoprendo gli adulteri del marito, hanno taciuto ed adottato il detto: "occhio per occhio...", tanto che negli anni si sono rifatte una famiglia e dopo la sofferenza per loro è arrivata la gioia. Perché esistono milioni di coppie di amanti, di certo non solo in Romagna, e se si cerca a fondo fra i casi mondiali, noti e non noti, si può scoprire che il marito uccide se viene tradito, non se tradisce. 

Ma la procura di Teramo non ha guardato specifiche statistiche ed ha proseguito la linea dei colleghi marchigiani, nonostante un loro gip avesse scritto che il movente attribuito al marito era debole e li invitasse a cercarne uno migliore in altre direzioni. Eppure loro, sordi agli inviti (o impossibilitati a verificarli) hanno preferito, forse credendo di risolvere il caso in pochi giorni, mettere cimici in ogni buco possibile ed immaginabile, anche in carcere, ed intercettare i discorsi del militare. Un businness da quasi trecento euro a Cd, per un totale di circa 60.000 euro, che la Difesa, volesse ascoltarli non avendo fiducia nel proprio assistito, dovrà versare alle casse disastrate dello Stato e che lo Stato, quindi i cittadini, pagherà in toto se invece decidesse di lasciarli in mano alla procura. Ma torniamo al movente che, se anche ad un giudice non è piaciuto perché debole, ora capita invece piaccia molto ad altri. Piace talmente tanto che la Cassazione ha ritenuto giusto lasciare in gabbia il Parolisi fino alla condanna (che son certi ci sarà), perché è un bastardo (molto più degli assassini e mafiosi che scorazzano liberi nel nostro paese) e perché può fuggire ed uccidere ancora (e forse ho capito a chi hanno pensato gli uomini del palazzaccio). Piace talmente tanto che un giudice lo vuole a processo perché degno di essere giudicato in quanto, oltre a bastardo che più bastardo non si può, è certo sia stato a Ripe con la moglie proprio perché non vi sono vere prove che lo collochino sul luogo dell'omicidio. 

Ma alla fine dei conti, constatato come la Giustizia italiana muova i suoi fili, tutte queste decisioni erano più che prevedibili. Per capirlo basta incrociare statisticamente le richieste che i vari Pm italiani fanno giornalmente ai Gip ed ai Gup, poi verificare cosa questi abbiano, novantanove volte su cento, deciso. Facendo un'indagine del genere si potrebbe scoprire per certo ed assodato che le procure, a discapito delle Difese, hanno una corsia preferenziale che le aiuta non poco nei loro iter investigativi e post-investigativi. Dico questo perché, non voglio sembrare troppo malizioso quindi prendetela alla leggera, il capo della procura di Teramo, dottor Gabriele Ferretti (chi comanda sui Pm e firma ogni loro decisione per intenderci) fino al 2007 è stato un giudice. Prima era un giudice istruttore di Forlì, lui ha firmato l'ordine di arresto per una ventina di brigatisti rossi accusati di aver ucciso il Senatore forlivese Ruffilli, poi nel tempo è passato a Ravenna e, fino al 2007, è stato presidente della sezione penale del tribunale di quella città.

Ora non si vuol essere drastici ma si capisce che qualcosa non torna nella giustizia italiana. Se è vero, come è vero, che il giudice impegnato a giudicare Sabrina Misseri è stata compagna di lavoro dei Pm, prima di diventare giudice d'Assise era un sostituto procuratore di Taranto, se è vero, ed è vero, che a Teramo si sono invertiti i ruoli ed un ex giudice è passato a fare il procuratore capo, ed i risultati rovesciati hanno lo stesso sapore, si deve ammettere che il giro e gli scambi di conoscenze dei vari ambienti giudiziari risulta vasto ed inquietante. Ed allora meglio davvero la separazione delle carriere con studi diversi che costringano a non passare mai dall'altra parte della barricata. In caso contrario ci sarà sempre il dubbio ad accompagnare chi segue, in maniera non distratta, i vari casi di cronaca giudiziaria. Possibile che chi oggi indaga domani possa andare a giudicare e chi oggi giudica domani possa andare ad indagare? Uno scambio di ruoli buono solo a far diventare amici chi vive al di qua ed al di là degli ambienti giudiziari. E dire che tutto è regolare mi pare azzardato, anche se ci saranno sicuramente giudici che, nonostante tutto, si dimostreranno seri e capaci di giudicare in serenità.




178 commenti:

Anonimo ha detto...

Quello che 'scalderebbe molto il cuore'
e lascerebbe da parte tanta amarezza,
sarebbe la possibilità di poter condividere
razionalmente le decisioni prese da chi
ha il compito di prenderle, senza sentirsi mai, come lettori, sorpresi, o peggio, magari anche presi in giro,
da passaggi o dimenticanze e salti distribuiti, e che concorrono poi, tutte assieme, a chiudere il cerchio.

L'obiettivo nelle indagini dovrebbero essere le imparzialità delle indagini stesse, NON un'interpretazione per una tesi sposata a priori.

Speriamo che, alla fine di tutto, non sia
questo il caso. Una sentenza è nel nome del popolo italiano ed è importante, che ciascuno di noi che
lo ritiene appropriato o lo desidera, possa leggerla e condividerla, senza sentirla, nel caso, come un insulto all'intelligenza.

K@

Lella ha detto...

Condivido con tuto quanto scritto, ma la mia fiducia in una giustizia equa sta un pò vacillando e c'è in me la delusione che questo processo seguirà le orme di Cogne, Perugia, praticamente l'iter di tutti i processi mediatici degli ultimi anni.

Anonimo ha detto...

<>

fonte:
http://www.ilrestodelcarlino.it/ascoli/cronaca/2012/01/21/656593-delitto_giardina_assenza_rilevati_sulla_scena_crimine.shtml

Manlio Tummolo ha detto...

Oggi il papa, rivolgendosi al Tribunale Ecclesiastico, ha detto che il vero Diritto coincide con la Giustizia. Nessuno può dubitare della cosa in sé a livello di filosofia morale o di etica. Quando questo si applica a livello comune, il discorso cambia, e il papa, rappresentante di una determinata religione, sa bene che la Giustizia in assoluto spetta solo a Dio, il Diritto umano è, o dovrebbe essere, il continuo sforzo per avvicinarsi a questa Giustizia, ovviamente non utilizzando una determinata fede religiosa (parziale ed umana), ma la Ragione e la Scienza, in un'arrampicata che dura da millenni e forse durerà ancora millenni, lenta, faticosa e con ricadute.
Riguardo all'esempio che fai, caro Massimo, nel caso che ti è capitato, se un vigile ti fa la multa perché telefonavi, solo perché avevi il telefono tra le gambe o vicino, è passibile di querela per falso in atto pubblico e pure per tentata o realizzata estorsione. Considerando gli eventuali rischi di un Diritto che non coincide con la Giustizia, si paga con riserva esplicita di ricorso, e poi si presenta la formale querela. A me era capitato qualcosa del genere a Comacchio (1996), non per un telefonino, ma per una pretesa precedenza non data girando a sinistra. Presentai un semplice esposto, e il vicepretore del luogo mi disse che, per ottenere poi la correlativa procedura penale, avrei dovuto scrivere "querela" e non semplice "esposto". Ovviamente un pretesto ridicolo, perché ciò che conta non è il termine che si dà all'atto, ma la natura del fatto esposto, e che avrebbe dovuto costituire notizia di reato. Proprio in quegli anni saltò fuori che nella zona venivano date spesso multe ingiustificate per pretesi "eccessi di velocità". Comunque la cosa finì con l'archiviazione da parte della Pretura di Ferrara. Altri episodi di questo tipo mi indussero a 51 anni compiuti a iscrivermi a Giurisprudenza per capire dall'interno il formarsi di quella mentalità. E' proprio nella Facoltà che bisognerebbe cominciare a distinguere le diverse strade di formazione giuridica, ma mi permetto di dissentire sul punto delle carriere che dovrebbero essere sempre separate, il che sarebbe impossibile (come si fa a vietare ad un pubblico ministero di diventare giudice ?); gli si può impedire di diventarlo nella stessa zona dove ha operato quale magistrato inquirente. Ti immagini un giudice ragazzetto completamente inesperto, tecnicamente inadeguato a giudicare, magari in un caso di omicidio ? Sinceramente credo che il magistrato giudicante debba, prima, farsi le ossa, o come avvocato, come nei Paesi anglosassoni, o come inquirente, meglio se con numerosi trasferimenti quinquennali obbligatori, onde non dover mai operare nello stesso territorio e con le stesse persone dove ha operato prima quale avvocato o quale inquirente. La legge già prevede l'incompatibilità ambientale, ma nessuno si degna di verificarla nei casi concreti.

emax/massimo prati ha detto...

Sinceramente, Manlio, credo sarebbe meglio una netta divisione e che le nuove leve, i nuovi giudici, imparino a giudicare affiancando i vecchi giudici nei vari tribunali, tipo stage, per qualche anno, il tempo di fare esperienza, avendo modo di partecipare, anche attivamente, non solo a processi "facili" ma anche a processi impegnativi. Insomma, a parer mio, un giudice di ruolo dovrebbe già aver avuto a che fare con diversi tipi di assassini, con mafiosi e con le più grandi organizzazioni criminali. Solo dopo un simile tirocinio, da quantificare nel tempo e comunque da cristallizzare tramite pubblicazioni (all'incirca come sono obbligati a fare i ricercatori), lo si potrebbe mandare a presiedere un tribunale.

Stesso discorso per i procuratori ed i vari giudici (gip e gup). Nelle altre categorie professionali non è forse questo l'iter che si segue per formare nuovi professionisti? Per quale motivo in quella giudiziaria troviamo anomalie ed incroci che solo teoricamente si può dire abbiano creato esperienza al giudice. Che esperienza può aver maturato, a livello investigativo, chi per venticinque anni ha operato con vari ruoli nei tribunali? E per passare a Taranto, può dare un giudizio corretto, e non di parte, chi è diventato giudice ma ha di base una formazione professionale decennale nata dal continuo contatto col metodo di indagine della procura? Metodo che di certo ha condiviso e fatto suo nel tempo?

No Manlio, io la intendo diversa da te, forse perché non ho di fondo una cultura giuridica ma manageriale.

Per questo non sono d'accordo neppure sullo spostamento quinquennale. Il giudice deve poter avere una sua casa, una sua famiglia, dei figli che vadano alla stessa scuola ed abbiano negli anni gli stessi amici, deve essere giudice, non un nomade. E' chiaro che comunque un giudice di Bolzano, se serve, possa poter essere spostato per il tempo di un processo, se persona valida, ed andare a presiedere il tribunale di Caltanisetta o Trani se occorre. E che un giudice di Lecce, a pari condizioni, possa andare a Varese o a Udine. Ma finito il processo entrambi devono poter tornare a casa loro ed operare nel tribunale di loro competenza.

Questo a parer mio sarebbe l'iter da seguire. Ma, ripeto, forse è una mia idea, nata dalle mie esperienze non giuridiche, ed è balzana perché la giustizia è una cosa diversa che richiede una professionalità diversa da quella che intendo io.

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

X Massimo e Tummolo.
Il vostro civilissimo dialogo con posizioni diverse sulla "separazione delle carriere", dimostra a mio parere,che la cosa piu' importante rimane il fatto che un giudice (GIP,GUP o altro), faccia bene "il giudice", a prescindere dalla sua storia personale(carriera,amicizie,conoscenze).
Chi arriva a presiedere una corte, deve occupare quel ruolo per capacità tecniche ed assoluta imparzialità.
Vi saluto.
Calabria

tabula ha detto...

Interessantissimo, l'articolo di Giardina. Grazie, anonimo.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
relativamente al trasferimento quinquennale o comunque periodico, lo ritengo necessario affinché un giudice qualunque, giovane o vecchio che sia, non debba stabilire rapporti intimi locali, non debba avere amicizie personali, non debba coltivare rapporti personali durevoli con chicchessia. Qui non è tanto questione di formazione, giuridica o manageriale, quanto delle diverse esperienze di ciascuno. Relativamente alla famiglia di un giudice ? non so se è obbligatorio farsela, ma una moglie, come quella di un militare, sa bene che oggi è qui, domani lontano 100 o 1000 km, e la moglie può spesso mettere anche in conto di restare vedova o con un marito mutilato. Non vedo perché un giudice dovrebbe avere vantaggi, superpagato qual è, che un militare o un navigante o altro non riesca ad avere. E' una scelta, il ruolo giudiziario è carico di enormi responsabilità: decide spesso in via definitiva sul futuro degli altri, anche quando non si tratta di omicidi, ma pure di piccoli reati, i cui costi finanziari incidono sulla vita altrui per molto tempo. Ora questa responsabilità ha un corrispettivo in determinati sacrifici. Dici delle passate esperienze: bene, come vuoi che possa giudicare imparzialmente un giudice nato e vissuto in un posto se deve giudicare l'amico proprio o quello della moglie, o l'amico dell'amico, e per l'inverso, un vicino fastidioso e antipatico ?
Per quanto riguarda gli "stages" permettimi di osservarti, che una cosa è giocare al finto giudice, altro l'esserlo sul serio: se uno è giudice monocratico o di pace, decide da sé e basta; se è in collegio con altri decide per un terzo, o secondo il numero, sia che abbia tre anni di esperienza, sia 50. L'esperienza da magistrato deve essere graduale, come pure per la parte investigativa, sulla quale, l'ho detto più volte, né la Facoltà di Giurisprudenza, né i successivi corsi di specializzazione dànno realmente conoscenze idonee (salvo studi personali, ecc.). Il problema, dunque, non è di separazione rigida e definitiva delle carriere, materialmente impossibile (come fai a vietare a vita ad un PM di diventare giudice, se lo consenti, per così dire, ad un ex-insegnante o ad un ex-medico, ecc. ?). Si violerebbe il diritto di eguaglianza nella partecipazione ai diversi concorsi. Come dire che un ex-docente elementare non possa diventare direttore, preside o ispettore scolastico. Sarebbe assurdo ed anche incostituzionale.
La separazione delle carriere, uno dei cavalli di battaglia di Berlusconi, rappresenta il ritorno ad un procuratore del "re", ovvero ad un Organo governativo, e non indipendente, diventerebbe un impiegato ministeriale, non un magistrato relativamente indipendente, non andrebbe mai contro un potere politico che sovrasti il cittadino, farebbe arrestare un cittadino solo perché si oppone al politico dominante, ecc.. I rischi dati da procuratori "longa manus" del governo sarebbero molteplici e gravi.
In effetti, per concludere, non esistono soluzioni "semplici" a problemi di estrema complessità.

Antonello ha detto...

@Massimo
Con il massimo rispetto per il clima civile onestamente penso che in parte fai l'errore di quel vigile, cioe' partendo dal presupposto di un semplice incarico dai motivo alla tua, anche giustificata diffidenza "elevando il verbale" e credendo giusto per questo limitare la carriera e gli sbocchi professionali di un titolato.
Trasformi la tua, anche legittima, iffidenza in azione e quindi processo alle intenzioni, d'altra parte comprendo che una multa ad esempio e' imparagonabile ai rischi che comporterebbero processi giudiziari con elevati interessi economici, ad esempio in cause relative a grosse aziende.
Tuttavia non riesco a dare un valore all'onesta' e rifiuto il concetto di una monetabilita' del dovere d'ufficio, penso quindi che nel piu' grosso interesse economico vadano prese altre garanzie ma che non sia corretto limitare l'ampiezza di opportunita' professionali solo in base al criterio della diffidenza.
Condivido anche il pensiero di Manlio Tummolo sulla indispensabile esperienza che deve portare solo successivamente a far parte di organi giudicanti.
Tuttavia riconsegnerei al Gip il ruolo di convalidante o meno delle direttive d'indagine levandogli un potere di dominus di esse che mal s'accorda e costituirei la figura del difensore della verita' assoluta o, meglio, della ricerca di essa.
Non e' assolutamente un argomento sottovalutabile e non e' semplice accordare ed equilibrare le diverse entita' ed inoltre penso che la giustizia, pur non essendo identificabile, non possa ridiventare scrivibile.
Anche inserendo penalizzanti sanzioni per chi corrompe il proprio operato o permette che venga corrotto si raggiungerebbe forse un compromesso accettabile.

Antonello ha detto...

@Manlio Tummolo
Egr. Professore condivido buona parte di idee espresse ma su una cosa Massimo credo abbia ragione da vendere, questo e', dovrebbe essere e/o vorremmo tutti rimanesse un paese civile ed e' quindi, secondo il mio umile parere, sacrosanto che vengano riconosciuti cittadini i militari come anche i magistrati, tolto quindi la liberta' commensurata di scelta libera direi che i quinquenniali sono ne piu' ne meno anch'essi una propaggine di quel famoso vigile e di un processo alle intenzioni senza che ancora esista reato, intanto noto che un Giudice si puo' ricusare ma non puo' ricusare, tolto che e' chiaro che un procuratore capo presumo possa destinare processi conflittuanti a Giudici meno coinvolti dal punto di vista personale.
Come sempre, salvo colpe gravi o motivi eccezzionali lascerei la scelta, ove ve ne fosse, all'interessato fatte salve le sue derivate responsabilita'.

Antonello ha detto...

@Manlio Tummolo
Egr. Professore condivido buona parte di idee espresse ma su una cosa Massimo credo abbia ragione da vendere, questo e', dovrebbe essere e/o vorremmo tutti rimanesse un paese civile ed e' quindi, secondo il mio umile parere, sacrosanto che vengano riconosciuti cittadini i militari come anche i magistrati, tolto quindi la liberta' commensurata di scelta libera direi che i quinquenniali sono ne piu' ne meno anch'essi una propaggine di quel famoso vigile e di un processo alle intenzioni senza che ancora esista reato, intanto noto che un Giudice si puo' ricusare ma non puo' ricusare, tolto che e' chiaro che un procuratore capo presumo possa destinare processi conflittuanti a Giudici meno coinvolti dal punto di vista personale.
Come sempre, salvo colpe gravi o motivi eccezzionali lascerei la scelta, ove ve ne fosse, all'interessato fatte salve le sue derivate responsabilita'.

Antonello ha detto...

@Manlio Tummolo
Per "riconoscerli cittadini" intendo nello specifico concedere e difendere l'opportunita' sia dei Magistrati che dei militari di avere una vita quanto piu' possibile normale, la possibilita' che possano sostenere una vita di famiglia stabile, che i loro figli possano vivere stabilmente in un territorio.
Perche' alla fine le mafiosita' esistono anche fra interessati non amici o non parenti, direi che non bisognerebbe focalizzare negativamente l'amicizia ma i gesti che erroneamente si intendono giusti o peggio dovuti e prevedibili in mone del vincolo o del livello di conoscenza.
Mi avra' a dire che non a caso le cosche sono anche chiamate famiglie ma lo sono??? E potrebbero essere riconosciute come tali solo se "usassero" i propri ruoli per avvantaggiare il compare???

ENRICO ha detto...

I PM SANNO che non hanno prove a sufficienza per condannare Parolisi.

Lo SA anche la Difesa e lo SANNO anche i Rea
Tuttavia, poiché NESSUNO di questi “tre soggetti” ha intenzione di battere piste alternative per via di “incontri pericolosi” che potrebbero bloccarne il percorso e assai probabilmente far emergere particolari sconcertanti, hanno concordato di seguire la linea colpevolista lasciando che “ il caso” si concluda poi con un nulla di fatto.

Questa riflessione mi deriva anche dal comportamento alquanto strano della famiglia Parolisi.

Se mio fratello si trovasse nelle stesse condizioni di Salvatore mi sarei svenato pur di assicuragli una DIFESA degna di questo nome.

Com’è possible invece che costoro se ne stiano in serafico silenzio e non reagiscano ben più incisivamente di come facciamo noi, che pur non abbiamo alcun interesse personale in questa vicenda ?

Anonimo ha detto...

Potrebbero essere impossibilitati a farlo
(anche loro malgrado), e certamente sono
anche molto prostrati psicologicamente.

K@

Tiziana ha detto...

Ho trovato molto interessante l'intervista a Giardina, linkataci ieri dall'anonimo alle 17.14.

Vi si dice che Giardina ha potuto leggere il faldone in cui sono contenute le analisi effettuate dai Ris. Emerge dunque che:

- non c'era nessuna traccia ematica di Melania nella macchina, nell'abitazione, sui vestiti di Parolisi;

- ci sono dei Dna maschili di sconosciuti sul luogo del delitto (per esempio un capello);

- viene confermato che il Dna sugli slip di Melania appartiene al figlio di Sonia;

- non viene confermato che il Dna subungueale sia dell'estetista, ma anzi sembrerebbe ancora ignoto.

Non vedo come tutti questi elementi potranno essere tralasciati nel processo:
- non c'è l'evidenza della prova contro Parolisi;
- esiste un ragionevole dubbio che l'assassino possa essere qualcun'altro (DNA non attribuiti!)

Anonimo ha detto...

Condivido il commento di Enrico, fa strano anche a me il fatto che le rispettive famiglie parolisi-rea stiano, ognuno, nella propria "tana", aspettando un processo che non so, sinceramente, a cosa porterà di vero. Ormai, la sensazione è che siano tutti con un atteggiamento passivo, pronti a farsi trasportare dalle onde del mare, non si sa dove. Si dovrebbe ricordare a queste famiglie che c'è qualche persona o più persone che hanno strappato, per sempre, la mamma ad una bimba piccola! Rimango dell' idea che, per me, le indagini dovevano essere approfondite meglio e svolte a 360 gradi, senza se e senza ma, doveva esserci il legittimo dubbio su ogni minimo sospetto e invece, a quanto pare, gli inquirenti, gli investigatori e le rispettive famiglie sono gli unici che hanno la palla di vetro davanti e sanno tutto su tutto! A loro non servono prove certe, sospetti, dubbi, loro rappresentano la certezza in persona, complimenti a loro! Tutti noi altri essere umani, invece, ci nutriamo di dubbi, riflessioni, ragionamenti e via dicendo, questa è l' unica verità che sappiamo e abbiamo.

Claudia

Tiziana ha detto...

Enrico
secondo me i Rea non si aspettano che “ il caso” si concluda con un nulla di fatto, altrimenti non avrebbero agito, così come hanno fatto, relativamente alla bambina.
Credo si aspettino che Parolisi sia condannato.

LucaP ha detto...

@ Tiziana

E secondo te chi può averli convinti che il processo si concluderà certamente in tale modo?

Tiziana ha detto...

Luca P.
eh, eh, eh io non ho detto che sappiano che si concluderà CERTAMENTE con la condanna di Parolisi.
Penso che, essendo convinti della sua colpevolezza, se lo augurino.

Hai forse tu in mente un CHI?

LucaP ha detto...

@ Tiziana

Come parti direttamente chiamate in causa dalla morte della propria figlia è logico che si augurino che Parolisi, se colpevole, venga condannato a non uscire più dal carcere.

Indipendentemente dalla cultura propria della famiglia Rea e dal loro modo di giudicare la gravità dei comportamenti del genero, è quel "se colpevole" che avrebbe dovuto suggerire loro un atteggiamento più morbido. Perché possiamo essere sicuri che se Parolisi venisse prosciolto dalle accuse (in primo, secondo o terzo grado non importa), loro la piccola Vittoria la vedrebbero forse una volta all'anno.

Ma allora possono essersi convinti della colpevolezza (o perlomeno della condanna) dalla lettura degli atti pubblici? Non credo. Forse in un primo momento, ma non dopo tutti questi mesi (e sono sicuro che qualcuno della famiglia silenziosamente segua anche questo blog) di indagini, notizie vere e false.

Ed allora è anche ipotizzabile che siano stati in qualche modo manovrati da "opinion makers" per loro fidati ed autorevoli. I nomi a quel punto sarebbero scontati.

ENRICO ha detto...

No. io non credo che si aspettino una sentenza di condanna.

Se , a carico di Salv. le c.d. "prove" a disposizione degli inquirenti sono quelle divulgate dai media e cioè,un ipotetico DNA sulla bocca della moglie,mancanza della benchè minima traccia della sua presenza sul luogo del crimine, un alibi controverso ma tuttavia del tutto incompatibile con i tempi necessari a compiere il delitto ed il successivo depistaggio, non vedo proprio come un giudice potrebbe emettere una sentenza di condanna .

I Rea hanno già dichiarato APERTAMENTE che a loro non interessa sapere se Salv. sarà o meno condannato. A loro interessa togliergli la bimba cosa che otterrebbero anche nel caso di assoluzione con formula dubitativa perchè Salvatore ne uscirà comunque massacrato come marito e come padre e quindi avrà un bel da fare per riaverla, visti i "personaggi"

Del resto i Rea per molti mesi hanno difeso il genero per poi modificare radicalmente il loro atteggiamento nei suoi confronti SENZA CHE FOSSE INTERVENUTO NESSUN ELEMENTO NUOVO a giustificazione di un tale ripensamento.

Pertanto ipotizzo una sorta di "accordo" fra le parti ( compresa la fam. Parolisi ed i legali della difesa) sopraggiunto in seguito alla percezione (!) che sia meglio per tutti chiudere pilatescamente il caso con un nulla di fatto

tabula ha detto...

@Enrico
beh, credo che la vicenda abbasserebbe le capacità reattive di chiunque.
Già il fatto in sè che ti ammazzino una nuora/cognata amatissima e stimatissima, come pare Melania fosse da parte della famiglia di Salvatore, affetto estremamente ricambiato dalla stessa donna, almeno per quel che è possibile desumere dalla bellissima lettera a Franca, sarebbe di per sè alquanto prostrante.
Se poi tuo figlio/fratello ne viene incriminato come omicida, anche questo credo inibirebbe le capacità reattive di chiunque.
Sapere poi che i consuoceri stessi, padre madre di quella nuora e cognata così amata, portano avanti una battaglia diffamatoria prima, attraverso i media, contro il tuo stesso figlio e fratello, e legale poi, cercando di impedirgli di vedere la sua stessa figlia, ti lascerebbe forse qualche energia?
Calcola poi che i Parolisi genitori sono persone semplici, anziane, di buon cuore e buoni sentimenti: perlomeno nei confronti di melania, lo erano.
La sorella Franca ha già comunque una famiglia propria per spendere le proprie energie: e di sicuro avrà speso molto denaro per nominare un legale in modo da accogliere nella sua famiglia anche la piccola Vittoria, sua figlioccia, che Melania le avrebbe così tanto voluto affidare.
Il fratello di Parolisi non so.
Però diciamo che non tutte le persone, specie se vivono di uno stipendio e hannno una famiglia e dei figli da mantenere, possono permettersi di investire troppo denaro per assumere il Gionni della situazione che gli sbrogli le matasse legali, che si inventi degli espedienti sul filo della legalità per rimandare le decisioni di un Tribunale dei minori, e che sia tanto capace da riuscire a perorare una causa già quasi persa a metà nel Tribunale di Nola, ribaltando completamente la sentenza del Tribunale precedente.
No, dico io, questo avvocato mica si accontenterà di un grazie e di una stretta di mano, se porta a casa il risultato presenterà anche parcella, e i Rea evidentemente sono in grado di onorarla.
I Parolisi, mi sa di no.
Ed è triste da dire, ma anche nella ricerca di giustizia le differenze economiche e sociali incidono.

ENRICO ha detto...

TABULA,
non sono molto d'accordo. la madre di Elisa Claps ha SPESO 17 anni di energia ( ed immagino di denari ) per ottenere GIUSTIZIA

Manlio Tummolo ha detto...

Egregio Antonello,
fare il giudice, come il militare di carriera, non dipende da ordini del medico, ma da una libera volontà. Che i giudici si trasferiscano spesso, è già nella prassi, anche per ragioni di sicurezza. Se io nasco a Palermo, mi laureo a Palermo, faccio il biennio di specializzazione a Palermo, ottengo il ruolo di giudice a Palermo, chiunque, non solo i mafiosi locali, sapranno tutto di me, anche quante volte mi lavo, e se decidono di farmi saltare per aria lo fanno con comodità, dopo avermi minacciato un certo numero di volte, facendomi trovare teste di capra o di topo davanti alla porta, messaggi anonimi, e tutto quello che mi serve. Se non mi spavento ugualmente, mi appiccicano una bella bomba sotto la macchina e mi fanno saltare, oppure alla prima occasione mi sparano in testa. Certo, anche ad un giudice sconosciuto può capitare la medesima sorte, ma la facile conoscibilità della persona agevola di gran lunga l'eventuale minaccia ed eliminazione della persona. Lo stesso vale per agenti di Polizia e carabinieri, spesso trasferiti per le medesime ragioni. La rispettiva famiglia lo sa molto bene, e la moglie si è sposata sapendo già preventivamente che viaggerà molto (alle insegnanti, mogli di militari, ad es., viene facilitato il trasferimento appunto per tale ragione). La civiltà di un Paese non si misura con la non trasferibilità obbligatoria delle persone, ma nell'incrementarne la sicurezza fisica da un lato, dall'altro col prevenire rapporti troppo stretti in sede locale. Comunque, siccome né Lei (credo), né io dobbiamo riformare le leggi, questo scambio di idee è puramente accademico.

PINO ha detto...

ENRICO

Il "fattaccio" NON PUO' concludersi col "nulla di fatto". Non si possono lasciare in giro, testimoni scomodi che, in un futuro prossimo, potrebbero avanzare delle rivalse che ora è stato facile ignorare e sopprimere.
Il pilatismo non gioverebbe a nessuno, ammesso che fosse concesso...
A rileggerci ad inizio processo.
Ciao, PINO

Anonimo ha detto...

Nel caso SP appare esserci un crescendo di volontà,
ed un'orchestrazione, a scopo anche intimidatorio. Non so se nel caso di E. Claps la famiglia ricevesse anche queste 'pressioni', o 'solo'
percepisse distintamente un muro di omertà ed omissioni (a cui hanno potuto fare fronte con la forza dell'indignazione). Qui sembrano essere in gioco 'forze' di tipo diverse.

E malgrado le prove non appaiano a noi così
concludenti, non so se l'atmosfera che si respira possa dare realmente spazio ad una Giustizia processuale, o, piuttosto, se non vi sarà una
volontà di condanna 'senza appello' già scritta
(un cerchio che si chiude).

Credo che questa particolare atmosfera la percepiscano molto bene SP e i suoi familiari tutti.

ENRICO ha detto...

ANONIMO

In cuor mio anch'io temo lo scenario che hai prospettato ma non voglio pensarci : se così fosse, allora, non ci sarebbe più via di scampo nè per SP nè SOPRATTUTTO per la Giustizia

m ha detto...

@enrico: appunto. hai capito adesso?

Tiziana ha detto...

Enrico,
il legale dei Rea ha detto che probabilmente il processo si concluderà entro 4 mesi, e di essere contento di ciò. La prossima udienza per togliere o meno la patria potestà a Parolisi sarà a fine aprile, dunque a processo quasi concluso. E' dunque chiaro che i Rea immaginino che il processo avrà un esito negativo per Parolisi e che gli possa essere negata la potestà, altrimenti perché avere tanta fretta che sia pronunciata la sentenza?
Se pensassero che Parolisi sarà scagionato, dovrebbe essere loro interesse che il processo duri il più a lungo possibile, per tenerselo lontano.
No, loro sono convinti della condanna.

ENRICO ha detto...

Beh..dite quello che volete ma io ancora non sono del tutto certo che "la partita" finisca così.

Tiziana ha detto...

Enrico
lo spero anch'io, per Parolisi ma, sopratutto, per la Giustizia.

ENRICO ha detto...

Ciao PINO,

Capisco le tue perplessità però si tratterà pur sempre di un processo a grande risonanza mediatica e anche se il mainstream è orientato principalmente nella direzione colpevolista non so quanto sarà facile condurlo e concluderlo senza tener conto degli inevitabili strascichi e polemiche che lo accompagneranno

Per il momento attendiamo i futuri sviluppi

Anonimo ha detto...

La Cassazione ha stabilito che tutte le dichiarazioni rese da P. durante le sue partecipazioni alle trasmissioni televisive quando ancora non era neppure indagato, non solo sono utilizzabili ai fini dell'inchiesta ma rappresenterebbero la volontà del caporalmaggiore di crearsi un alibi .

Qui altre informazioni di cronaca sulle PROVE; contengono anche alcune osservazioni di Giardina:
http://www.quotidianamente.net/cronaca/fatti-dallitalia/melania-rea-%C2%ABtrovate-solo-tracce-di-parolisi%C2%BB-la-relazione-che-accusa-il-militare-14899.html

@K

Anonimo ha detto...

Tre domande:
(A) Qualcuno può spiegarmi perché un formazione
pilifera di un membro maschile di una famiglia all'interno di una porzione di biancheria femminile
di altro membro dell famiglia ha un valore di reperto certamente accusatorio mentre il DNA di persona estranea alla famiglia su altra porzione di biancheria femminile è certamente dovuto a contaminazione ambientale, senza necessità di ulteriori indagini sulle relative circostanze e circostanze connesse ?

(B) Anche solo lavando in lavatrice, o appoggiando vicini degli abiti, può capitare che qualche elemento di vestiario catturi delle formazioni pilifere non del
proprietario del vestiario. A me è capitato di constatarlo di persona, a occhio nudo. E a voi ?

(C) Non è assolutamente normale che un accendino possa contenere le impronte di entrambi i coniugi (e magari anche di amici)?

Tiziana ha detto...

@Anonimo delle 8.55
riguardo alle formazioni pilifere condivido assolutamente quello che scrivi. A me succede regolarmente di trovarne di mio marito sui miei indumenti, come è normale che sui suoi ci siano regolarmente i miei capelli. Vivendo insieme credo sia la regola. E pur essendo maniaci dell'ordine, sfido chiunque a non farsi sfuggire neanche un capello o "formazione pilifera".

Se poi, come dici tu, è NORMALE che ci siano tracce dei vicini di casa sulla biancheria di Melania, poiché avevano l'abitudine (questa sì molto particolare) di fare comuni sedute di stiro, che c'è di strano che ci siano impronte, dna e quant'altro di Parolisi sugli oggetti della moglie (compreso l'accendino?)

Se queste sono le prove che ha in mano l'accusa...

Tiziana ha detto...

Gli indizi che hanno, al termine di una dispendiosa indagine, sono esattamente quelli che avevano 9 mesi fa: Parolisi ha tradito la moglie ed ha cercato di nasconderlo agli inquirenti.
La domanda è dunque sempre la stessa: ogni marito fedifrago è un potenziale assassino? Donne di tutta Italia tremate!

Se, sulla base di NESSUNA PROVA, si giungerà a condannare Parolisi, questo significherà che 9 mesi di indagini non saranno servite a nulla e che i soldi spesi dai contribuenti sono stati gettati al vento: era già tutto deciso, per una "sensazione" dei magistrati. Parolisi bugiardo e antipatico, dunque colpevole. E' questo che prescrive il codice di procedura penale?

Anonimo ha detto...

fonte: http://www.erasmi.it/portale/?p=69
"Il principio cardine in tema di valutazione della prova è quello del libero convincimento del Giudice, che dà contezza dell’iter logico seguito con la motivazione del provvedimento. Una delle eccezioni al principio del libero convincimento è costituito proprio dalla prova indiziaria.
L’art.192 c.p.p. consente che l’esistenza di un fatto sia desunta da indizi a condizione che gli stessi siano gravi, precisi e concordanti."

Essendo possibili contaminazioni quotidiane, come possono essere assunti ad indizi, ed in particolare, ad indizi gravi
(a) la presenza di formazione pilifera del coniuge in una porzione di biancheria (per quanto sopra detto);
(b) la presenza di dna del coniuge su accendino
???!?

Perché vengono diffuse queste notizie tramite stampa ??
Credo che la necessità di un cittadino di poter avere fiducia nella Magistratura dovrebbe essere tenuta in debito conto dalle Istituzioni tutte, e che le stesse, attraverso le persone che le rappresentano, dovrebbero operare SEMPRE con modalità atte a tutelarla e, nel caso, a farlacrescere. MAI il contrario. E che la stampa dovrebbe essere ben sensibilizzata in tema. Il 'verdetto popolare' ingenerato da informazioni inadeguate è un'attacco alla persona, oltre che un insulto all'intelligenza di chi sa pensare da solo (e, come dimostra anche questo blog, le persone con autonoma capacità di pensiero, malgrado tutto, NON sono poche in questa ns nazione ...).

Anonimo ha detto...

ps:
nel post precedente

"c.p.p.", nel caso che non sia immediatamente chiaro, sta per Codice di Procedura Penale

Manlio Tummolo ha detto...

Sulla coerenza della Corte di Cassazione, specie a sezioni distinte, ho moltissimi dubbi espressi ormai da molto tempo (tipici i famosissimi jeans indossati dalle donne), ma ritengo che non sia proceduralmente corretto considerare come prova di qualcosa ciò che si forma anteriormente al primo grado processuale. Tale pricipio è sempre stato sbandierato dal 1990 in poi per asserire che adesso non avremmo più un processo "inquisitorio" fascista, ma "accusatorio" all'americana. A parte queste distinzioni giuridiche abbastanza discutibili, non ritengo ammissibile che si parli di "depistaggio", quando all'atto pratico sono proprio questi "depistaggi" ad averlo fatto finire in galera. Allora, se fosse vero, dovremmo logicamente dire che il signor caporalmaggiore Parolisi ha indirizzato verso se stesso i sospetti degli inquirenti per distoglierli da altro soggetto da lui conosciuto ed, eventualmente, responsabile dell'omicidio. Un "depistaggio", se è tale, dovrebbe costituire un piano ben consapevole e tecnicamente congegnato per indirizzare verso altra "pista" i sospetti di chi indaga.

Annika ha detto...

Tiziana (19/1, 15.17):

"...Nella ricostruzione, oltre ad immaginare che tutta l'azione. dall'arrivo della coppia fino alla conclusione dell'omicidio, si sia svolta in 10 minuti, sono indicati SOLO 5 MINUTI (14.50-14.55) affinché Parolisi sia sia lavato, cambiato ed abbia occultato vestiti ed arma. Qui occorrerebbe un esperto, io non lo sono di certo (forse Annika), per dirci quanto sangue in una simile azione possa aver raggiunto l'omicida..."

Tiziana, l'esperto ti ha risposto! Dice Giardina:

"...La dinamica omicidiaria necessariamente determina una dispersione di sangue tale che è impossibile da eliminare in modo totale. Quello che emerge dalle analisi del Ris è l’assenza di tracce. E questa è la cosa che risulta più difficile da spiegare."

A questo punto pero' i 5 MINUTI direi che vadano assolutamente verificati. E allora, propongo un esperimento a tutti i lettori: Squadra, giornalisti, opinionisti, avvocati vari e lettori occasionali... facciamolo tutti!

...continua

Annika ha detto...

...continua

L'ESPERIMENTO

Occorrente:
*100ml di passata di pomodoro senza semi
*1 kilo di pelati schiacciati e passati al colino, di cui si terra' solo il liquido e si scarteranno polpa e semi
*1 spruzzatore per le piante dal foro abbastanza largo con beccuccio regolato a meta' tra spruzzo diretto e spruzzo a ventaglio
*una t-shirt sportiva bianca
*un pantaloncino sportivo bianco
*una tuta vecchia
*un paio di calzini
*un paio di scarpe da ginnastica
*un cronometro
*un ipod con un music track appropriato (Extreme Ways, Mobi, versione album Extreme Ways - Bourne's Ultimatum, durata 4.22 minuti)
*un paio di attrezzi da giardinaggio, dimensione e tipo a vostra scelta
*una macchina parcheggiata in un posteggio raggiungibile correndo in max. 10 secondi
*€3 in macchina
*una telecamera
*3 volontari
*una fontanella

Procedimento
A casa, preparate i pelati, mescolateli con la passata e riempite lo spruzzatore da giardinaggio con il liquido ottenuto. Vestitevi (pantaloncini e maglietta sotto, tuta sopra, calzini e scarpe) e, con i 3 volontari e il resto dell'occorrente recatevi in un parco con una fontanella vicinissima al parcheggio dove avete lasciato la macchina. A questo punto, stando di fronte ad uno dei volontari, fatevi spruzzare su piu' punti il liquido di pomodoro ad una distanza massima di 15cm da voi, per ben 32 volte. Una volta ben imbrattati, aprite lo spruzzatore e versatevi il resto del contenuto sulla mano destra, piegate il gomito e portatevi la mano all'altezza del viso, senza toccarlo, lasciando che il liquido vi sgoccioli sul braccio per una decina di secondi. OK? Bene, tenetevi pronti perche' l'esperimento sta per entrare nel vivo.
Il primo volontario comincera' a filmare da ora, prima del via, e premera' il tasto stop solo dopo che la vostra macchina con voi dentro si sara' allontanata. Al vostro via, contemporaneamente, il secondo volontario premera' il tasto play sull'ipod ed il terzo fara' partire il cronometro.

...continua

Annika ha detto...

...continua

Ready, steady, GO! Avete la bellezza di 4.22 minuti piu' una manciata extra per: togliervi la tuta senza sporcare maglietta, pantaloncini, calzini e scarpe; azionare la fontanella senza sporcare il pulsante/rubinetto; lavarvi via tutto il liquido di pomodoro da mano/i, braccia, faccia, orecchie, capelli ed ovunque pensate sia potuto finire (categoricamente niente asciugamano per asciugarvi e assolutamente nessuno dei tre volontari potra' indicarvi macchie residue - il video provera' che cio' non e' avvenuto); ripulire la fontanella da qualunque residuo di pomodoro; scavare un piccolo buco nel terreno dove sotterrare la tuta e ricoprirlo (in effetti dovrei chiedervi di guidare qualche kilometro e sotterrare o gettare la tuta in un burrone, ma OOPS, NON C'E' TEMPO...!!!). Al termine della musica, segno che dovete sbrigarvi, non andate in panico: avete ancora ben 38 secondi per lavarvi le mani da qualunque traccia di terra ed infilarvi in macchina badando bene a non sporcarla con eventuali residui, mettere in moto e... STOP al cronometro! 5 MINUTI ESATTI! Ma l'esperimento non e' ancora finito...
A questo punto guidate per 20 minuti, durante i quali vi e' permesso di usare l'aria condizionata della macchina per asciugarvi. Parcheggiate davanti ad un bar, prendete €3, aprite la porta del bar e, con la piu' grande nonchalance del mondo e senza la benche' minima idea di come siate combinati, ordinate un caffe'!

tabula ha detto...

@Annika, è un esperimento molto simpatico, ma non vorrei che per l'ironia che ci metti venisse sottovalutato.
In effetti, andrebbero fatte delle prove pratiche.
anche una serie di video registrati di volontari (tipo studenti di criminologia) per un esame, che verifichino empiricamente se sia possibile fare una cosa del genere in quel lasso di tempo e senza sporcarsi, potrebbe essere portato dalla difesa.
Tuttavia proporrei di sostituire il pomodoro con del sangue di animale reperito al mattatoio, penso che la sostanza e le modalità debbano essere il più possibile compatibili con quanto realmente si voglia dimostrare.

LucaP ha detto...

@ Annika

Bellissimo esperimento! Piuttosto che uno dei lettori/commentatori del blog, questo esperimento dovrebbero farlo gli inquirenti (i PM Rosati ed Aloisi in primis, ma anche i Carabinieri del RONI di AP - Consales suggerirei - e di TE). Sono loro che devono provare che sia fattibile tutto quello che hanno ipotizzato Parolisi abbia fatto.
Se poi sono convinti che Parolisi sia un super-eroe della Marvel, potrebbero sempre farsi aiutare da Capitan America o Batman.

Annika ha detto...

Tabula

e' ovvio che l'esperimento, per essere valido, andrebbe svolto a Ripe con sangue vero.

Ma dato che tante persone credono alla colpevolezza di Salvatore, o semplicemente ne parlano pubblicamente come se fossero state li' a filmarlo loro stesse, ritengo doveroso da parte di questa gente provare a verificare se la loro accusa sia anche solo umanamente realizzabile.

Annika ha detto...

LucaP

grazie! Cosa ne pensi? Lo dovrebbero provare prima o dopo il French kiss test?

Anonimo ha detto...

Se il passero conoscesse il seme, i contadini non mieterebbero!

tabula ha detto...

@l'accusa è convinta di ciò che va sostenendo, e così lo sono tutti i sostenitori della colpevolezza di Parolisi.
In un processo EQUO, dovrebbe essere proprio l'accusa a sostenere la fondatezza della propria tesi.
Ma questo processo e le teorie che sostiene non si pone nei termini di equità, quindi l'esperimento dovrebbe essere proposto dalla difesa.
Credo che degli studenti universitari che si prestino ad un esperimento del genere possano essere sufficientemente in forma da mettersi in gioco con tutta l'energia necessaria. Ovviamente chi dovesse riuscire a non lasciare alcuna traccia su di sè prenderebbe un bel 30 e lode.
Mi viene in mente la storia del lupo che si trova a monte, ed accusa la pecora, più a valle, di sporcargli l'acqua del ruscello bevendo, al solo scopo di trovare un motivo di litigio e mangiarsela.
Il fatto che l'acqua scorra da monte verso valle e che sia impossibile che la pecora sporchi l'acqua dovrebbe essere un fatto ovvio.
Ma se il lupo riesce a convincere tutti che la pecora gli stia sporcando l'acqua, nemmeno si sente in dovere di dimostrare ciò che tutti accettano come certo.
Allora, purtroppo, in questo come nel caso di Salvatore, sta alla pecora richiedere un pubblico esperimento che dimostri che la cosa sia impossibile per le leggi fisiche della natura che ci governano, e che sono superiori alle leggi umane.

LucaP ha detto...

@ Annika

Per logica empirica il French Kiss Test dovrebbe essere eseguito sia circa un'ora sia immediatamente prima dell'inizio dell'esperimento.

In ogni caso, e questo non è uno scherzo, la ricostruzione della Procura dovrebbe essere provata nella sua interezza mediante test empirici consecutivi e senza soluzione di continuità.

E quindi bisognerebbe:

- partire da Folignano all'incirca alle 14:10/14:20 su una Scenic (e non una Subaru in assetto da rally);
- seguire i percorsi ipotizzati (con un bambino a bordo sarebbe anche meglio per vedere se non vomita, ma potrebbe bastare un diciottenne consenziente) ed arrivare a Ripe (se poi si dispone una persona prima del bivio che mentre passa la Scenic fa pipì girato verso la montagna gli si potrebbe anche chiedere se ha sentito qualcosa e se si è voltato per controllare);
- simulare le fasi dell'omicidio;
- effettuare il cambio degli indumenti e delle calzature insanguinate (incluso l'occultamente delle stesse);
- procedere al lavaggio delle mani e della testa (nonché di altri parti di corpo eventualmente venute in contatto con il sangue) alla fontanella (inclusa la cancellazione di qualsiasi traccia ematica dalla stessa);
- cancellare i messaggi dal cellulare di Melania (avendo l'accortezza di lasciarne solamente due, escludendo quindi qualsiasi operazione semplificata tipo "cancella tutto") inclusa la cancellazione (mediante anche conegrina) di tutte le eventuali tracce biologiche e delle impronte digitali - Per lo spegnimento del medesimo cellulare alle 19:10 non avrei suggerimenti
- risalire in macchina e verificare se, percorrendo nuovamente le strade ipotizzate dagli inquirenti, si riesce ad arrivare alle altalene del pianoro alle 15:18 (non alle 15:26 come erroneamente indicato in Ordinanza) od al bar Segà alle 15:30 (ma anche alle 15:40 come dichiarato dalle proprietarie del locale)

Questo avrei ritenuto doveroso gli inquirenti avessero fatto prima di richiedere il giudizio immediato per Parolisi. Ma, visto che non è stato sicuramente fatto (o perlomeno non sono venuti a dircelo), riterrei necessario proporlo come incidente probatorio durante il dibattimento.

Mimosa ha detto...

Ma se la pecora è una che ha mentito altre volte, è "matematico" che il lupo verrà creduto!
;-))

Annika ha detto...

Ben detto LucaP!

E poi, per restare seri, personalmente continuo a ritenere doveroso il test da fegato di manzo per larve, ditteri e animali vari.

Annika

PS Anonimo delle 10.42, io non sono italiana. Cosa significa cio' che hai scritto?

tabula ha detto...

Anonimo delle 10.42, io sono italiana, ma il tuo proverbio non l'ho capito ugualmente

@mimosa: una pecora mentitrice è la classica pecora nera, probabilmente proprio a causa di ciò le viene data la colpa dell'inquinamento delle acque.

Nè il lupo ritiene necessario dover spiegare come abbia fatto prima di accusarla,
nè alcuno degli astanti si pone domande sul mistero di questa infrazione delle leggi dello spazio e del tempo.
Nonostante la lurida pecora sia effettivamente un pò nera, capire come sia riuscita a sporcare l'acqua più a monte rimane un mistero della fede.

Ovvero ci si dovrebbe fidare degli inquirenti quando formulano un'accusa sostenendo un fenomeno fisico impossibile in natura.

Per ovviare all'incongruenza di tale indimostrabile tesi, e affinchè nessuno si ponga troppe domande, è stato necessario urlare su tutti i media che la pecora era nera, la pecora era sporca, e quella lurida pecora nera, in quanto nera, pur stando a valle deve avere necessariamente inquinato le acque a monte.

Quindi è stata lei e basta, dice il lupo. GNAM! e se la mangia.

e tutti applaudono.

Anonimo ha detto...

TABULA, questo intende l'anonimo
Ciao P.

Anonimo ha detto...

Anonimo delle 11:51, da dei procuratori un minimo di inferenza sarebbe da pretendere. Un minimo di ragionamento su TUTTI gli elementi che hanno a disposizione e non solo su quelli che fanno più comodo, personalmente lo esigo.
E' logico che ci siano processi dubbi, ma tali dubbi dovrebbero riguardare sottigliezze, non castronerie.

Stella

Anonimo ha detto...

«Sono innocente, il processo lo chiarirà. Ma io voglio vedere mia figlia».

«Tutti possono vedere i figli in carcere. A me questo diritto viene negato»

fonte: http://ilcentro.gelocal.it/teramo/cronaca/2012/01/23/news/parolisi-sono-innocente-datemi-mia-figlia-5563498

tabula ha detto...

@anonimo delle 12.25
tra l'altro questo faccenda del non poter vedere la figlia, e' uno spiacevole episodio di contorno, è un calpestare i diritti umani di un uomo indagato,
ma non è nè dovuto
nè usuale
nè giustificabile
nè di prassi
nè umano
nè legale.
Eppure dai e dai, prima per non ferire l'uno, poi per non ferire l'altro,
una chiara negazione di un diritto inalienabile come quello genitoriale,

si è trasformato in legge.

Non saprei come spiegarlo meglio: in questa storia non c'è alcun nesso di causa-effetto.

c'è solo odio e volontà di potere da parte di CHI intende punire Parolisi e la stessa viene perseguita a dispetto di qualsiasi evidenza logica o di diritto.

c'è una pubblica messa alla gogna, ci sono pubbliche frustate,
c'è la palese negazione dei diritti civili.

Se tanto mi dà tanto, il processo che verrà sarà degno di cotali premesse.

Anonimo ha detto...

Tabula,

lo penso anch'io, e mi chiedo se si può fare qualcosa
(l'opinione pubblica non è stata ancora tutta catturata, in questo blog c'è la capacità di pensiero libero).

Mimosa ha detto...

Ma come si fa a chiamare “indizi” contro Parolisi questa roba:
- le sue impronte sull’accendino di famiglia,
- un suo capello o pelo sul reggiseno della moglie (senza bulbo, sic!),
- il dna salivare in bocca alla moglie sbaciucchiata spesso e volentieri,
- il desiderio di nascondere al mondo i suoi tradimenti tacendo e d’istinto negando,
- il suo corpo, tutti i suoi indumenti, l’automobile e l’abitazione privi di tracce ematiche
- la pelle senza graffi e lesioni
- l’assenza di sue impronte sulla scena del ritrovamento del corpo,
- l’assenza di avvistamenti della sua auto diretta alla Pineta e/o da là reduce,
- l’assenza di un movente certo e provato,
- l’assenza dell’arma del delitto.

Non sono piuttosto “indizi” questi? tali da far capire anche alle teste più di coccio che bisognava farli diventare “prove” per incastrare non un marito fedifrago e mentitore, bensì una donna e due uomini o due donne?

- la presenza di dna estranei sotto l’unghia (dna di una donna)
- la presenza di dna estranei sulle dita (dna misti di un uomo e di una donna, altra)
- la presenza di dna estranei sugli indumenti (dna misti di due uomini e una donna)
- la presenza di peli non determinati
- la presenza di capelli mori lunghi estranei (con bulbo)
- la presenza di un’impronta insanguinata di scarpa femminile n° 37
- la presenza di perline estranee nelle scarpe della donna
- la presenza di dna femminile sulla/nella siringa
- la presenza di dna maschile nelle mutandine.

Ho certamente trascurato qualcosa nell’elenco, già troppo lungo.

Anonimo ha detto...

Fra l'altro, se scegli il giudizio abbrevviato, allora si dirà che bisogna levargli la figlia xché è colpevole. Se sceglie l'altro rito, molto difficilmente riuscirà comunque a difendersi, dato le premesse. E anche in questo caso si lavorerà in modo di impedirgli di avere ancora contatti con la figlia.

Mi chiedo anche se la piccolina, una volta cresciuta, non si chiederà come mai i nonni materni e quelli paterni non si sono divisi le spese per poter visionare tutti i cd (costosi ...) delle registrazioni ambientali, nel suo stesso interesse ..... (meno soldi spendono x le difese, più ne avrebbero, nel caso, x la bambina. E dovrebbe, comunque, ANCHE tutt'oggi essere nell'interesse primario dei R. il bene della piccolina, che consiste anche nel fatto che il suo papà abbia un GIUSTO processo)

Anonimo ha detto...

Per quanto riguarda la volontà di non far vedere la piccola al padre è quanto di più desolante e vile si possa fare, non solo nei confronti di un padre, ma anche nei confronti di una FIGLIA.
Il tempo passerà, la piccola crescerà e sarà in grado di valutare da sola la scorrettezza di chi le ha negato la felicità di riabbracciare il padre.
Ovvio che la "parte civile", si aspetti la condanna di Salvatore, altrimenti non le sarebbe passato neanche nell'anticamera del cervello colpire così in basso; in quanto in caso di assoluzione a parer mio, la piccola la rivedrebbero solo dalle foto. Ma d'altronde, il non volgere lo sguardo da parte di Salvatore nei confronti di chi lo accusa in tutti i modi, già la dice lunga.
La famiglia della vittima ha iniziato quasi da subito a condannare mediaticamente il genero; formalmente lo ha fatto "opponendosi" alla richiesta di incidente probatorio. Quello fu già un chiaro seganle, che se fossi stata nella famiglia Parolisi, avrei colto, tanto per non farmi trovare impreparata da chi è abituato a prendersi gioco della buona fede degli altri.
In questa triste vicenda non solo si è preso di mira Salvatore, ma anche la sua famiglia facendo vedere la piccola ai nonni ed alla zia paterna il minimo che hanno potuto ottenere; per poi passare a negare la veridicità delle parole della mamma di Salvatore, quando raccontava dei discorsi tra padre e figlia, per finire facendo sapere a tutta Italia che cattivona fosse la famiglia Parolisi, nel non aver accettato l'invito per festeggiare la piccola. Quanta ipocrisia. Per fortuna che non tutti gli italiani sono una massa di idioti.
Hanno fatto male i Parolisi a non giustificare la loro assenza con la verità, anche se la loro paura di non poter vedere la piccola li avrà fatti desistere.
Per quanto riguarda il processo, spero per Salvatore e per la giustizia in genere, che si scontrerà con almeno un giudice che abbia intrapreso la sua carriera per rendere onore alla giustizia e di conseguenza alla sua persona. Se, così non sarà, basterà anche un solo elemento nuovo, che il processo si riaprirà, mandando all'aria chi tanto si è prodigato per sconfiggere la verità.

Stella

emax/massimo prati ha detto...

Se si vuol vedere il commento pubblicato occorre dare ad ogni persona il suo nome...

Non è un proverbio. Massimo

ENRICO ha detto...

Se non ci fosse stato di mezzo l'adulterio, il PM avrebbe ugualmente ritenuto colpevole Salvatore SULLA BASE degli stessi medesimi "indizi" di cui attualmente dispone ?

Mi si dirà "NO, perchè sarebbe venuto a mancare il "movente passionale"

Ne conseguirebbe che Salv. - nella fattispecie - è accusato di aver ucciso la moglie SOLO ed ESCLUSIVAMENTE in considerazione della sua relazione adulterina .

tabula ha detto...

anonimo delle ore 13:15
tu scrivi:
"..E dovrebbe, comunque, ANCHE tutt'oggi essere nell'interesse primario dei R. il bene della piccolina, che consiste anche nel fatto che il suo papà abbia un GIUSTO processo"

Ti sbagli: NON E' nell'interesse dei Rea il fatto che Parolisi abbia un giusto processo.

Annika ha detto...

ALL'ITALIANO
Grazie per la spiegazione. Io sono Annika, e tu? Con tutto questo anonimato non si capisce se siete tutti la stessa persona.

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Domande:

1) la semenogelina: e' stata analizzata? A chi apparteneva?

2) il DNA maschile, cromosoma Y, e' uguale di padre in figlio. Cosa fa ritenere agli inquirenti che il DNA sulle mutandine di Melania appartenga proprio al figlio di SV? Vi hanno trovato una variazione/mutazione significativa rispetto a quello di suo, che so, padre, tale da poterlo associare a questo bambino piuttosto che ad un suo parente il linea diretta maschile?

3) le ferite post-mortem: a contatto diretto con la pelle di un cadavere morto dissanguato, l'intagliatore incide Melania tutto intorno alle sue parti piu' intime, scoperte, vicinissime, e i giornali ci informano che Melania e' morta con gli occhi aperti... Ma nessuna traccia di vomito o impressione piu' calcata sul terreno (da scarpe, per reggersi in equilibrio senza caderle addosso) e' stata ritrovata. Sicuro che i tagli siano stati effettuati a Ripe? Ce lo potrebbero dire i batteri sulle ferite. Di che batteri si tratta? Ne sono stati rinvenuti altri uguali in loco da stabilire che e' li' che le ferite si sono infettate?

4) il sangue sul terreno e' stato o non e' stato analizzato? Cosa dicono tutti quei faldoni? Era umano? Era di Melania oppure no?

5) caffe' o bevanda energetica? Per scoprirlo hanno fatto l'analisi del capello? P.11: http://www.inpalms.com/SAFE_vol9.pdf

6) DNA animale? Larve di ditteri? Insetti vivi e morti sopra e sotto il cadavere? Cosa dice la relazione riguardo ai dati entomologici?

Fatti:

Melania e' morta soffrendo di una interminabile agonia durata decine di minuti, per via di 32 pugnalate ma nessun colpo di grazia. Melania e' stata umiliata, lasciandone aperti gli occhi ed esposte le parti piu' intime, cosi' che chiunque le potesse vedere e per rendere noto che l'assassino le aveva viste. Melania e' stata sfegiata in punti scoperti perche', al ritrovamento del suo cadavere, lo sfregio fosse evidente a tutti. Melania e' stata dissacrata, trafitta con una lurida siringa da drogati. Melania e' stata fatta ritrovare presto, perche' lo scempio sul cadavere restasse inalterato e lampante. Ma, nonostante l'abuso subito da quel povero corpo martoriato, da viva e da morta, il viso di Melania e' stato lasciato intatto, perche' chiunque potesse chiaramente e senza ombra di dubbio riconoscere in lei Melania Rea.

Sono questi i tratti classici di delitto passionale?

Tiziana ha detto...

Tabula
il tuo richiamo alla favola del lupo e della pecora mi sembra pienamente calzante.
Mi ha fatto rabbrividire il finale: "Quindi è stata lei e basta, dice il lupo. GNAM! e se la mangia.
e tutti applaudono."

Passiamo invece dalle favole ai proverbi: scusate ma non ho capito quello dell'anonimo delle 10.42. Volete spiegarmelo?
Grazie, Tiziana

tabula ha detto...

@Tiziana
Pensa, Tiziana. Mi sembrò terribilmente ingiusta allora, da piccola, quando me la raccontarono.
E accadde una sola sola, perchè non la volli più sentire, ma non la scordai più.
Figurati quanto mi possa sembrare ingiusta adesso, che sono grande adulta e vaccinata, e mi rendo conto che non è una stupida novella, ma la realtà.

tabula ha detto...

@Annika
queste sono le precise domande che la difesa dovrebbe porre in sede procesuale.
Finchè non saranno chiariti questi dubbi, tutto l'impianto accusatorio sarà insostenibile.

Anonimo ha detto...

No, Massimo, la questione non "sta" nei ternini in cui tu dici.
Parolisi non é nei guai per i suoi comportamenti, seppure moralmente deprecabili, ma per il più semplice e banale dei motivi: il suo alibi é falso. Non solo non é stato visto, ma non ha mai detto di avere visto i tanti ragazzi che giocavano a Colle SM e questo é inspiegabile. Ha raccontato un'altra giornata e non quella del 18 aprile. E' possibile, e lo spero, che durante il processo la difesa riesca a dimostrare che il Parolisi era a Colle SM, ma non me la sento di accusare i Magistrati di avere agito condizionati dalle bugie dell'imputato e dalle intercettazioni telefoniche Parolisi - Ludivica. Parolisi sfortunato per l'alibi e sfortunato per avere incontrato Magistrati incompetenti e idioti come il tuo Vigile ? Non ci credo.
Ovviamente, tutto é sempre possibile.
ciao,
Maricò

Anonimo ha detto...

Salve a tutti, eccomi di nuovo a parlare di melania, che dire, questa storia ci sconvolge, vogliamo la verità, si, la verità! Ogni volta che vado all' università a teramo, partendo dalla mia città, ascoli, passo per la strada provinciale dove poi ci sono le varie diramazioni, anche per ripe. Io, ancora, a differenza di tanta gente, non sono mai andata a vedere il famoso chiosco della pineta, anche perchè dal bivio per ripe, sulla strada principale, fino ad arrivare al chiosco ci vogliono diversi km. Ogni volta che passo per la strada provinciale c'è sempre un senso di angoscia guardando verso ripe di civitella. Queste sono strade di passaggio, s' incontrano anche i vari paesi, ma, guardare ripe, dopo quello che è successo è veramente angosciante. L' altro giorno mi è capitato d' incontrare pulmann e camionette di militari che riscendevano da ripe dalle esercitazioni sicuramente, guardate, mi è stato detto che la strada che, dalla provinciale porta a ripe, è molto isolata e di notte fa paura. Certo, chi voleva uccidere melania ha scelto il posto adatto, ciò che non torna è che parolisi, nell' ipotesi, abbia potuto scegliere un posto frequentatissimo dai suoi colleghi e per questo, intanto, dico che parolisi non ha ucciso melania. Inoltre, la mancanza di macchie di sangue su parolisi, sui suoi abiti e auto è indice che parolisi non ha ucciso melania. Lungo la provinciale verso teramo ci sono varie strade che portano a cerqueto, san giacomo e ripe. Sono strade dove è facile inserirsi senza essere visti, ma, al contempo, è impossibile che parolisi abbia ucciso melania, si fosse lavato, cambiato e sia andato a san marco. Questo per me è sacrosanto! Ciò che, invece, mi fa paura è un' altra ipotesi: parolisi, quel famoso 18 aprile, porta melania, secondo me, in una zona nei pressi del bosco delle casermette per evitare di essere visto dagli altri militari di chieti, ad ogni modo, parolisi consegna melania a qualcuno per un motivo che PURTROPPO non sappiamo, lui prende la bambina e si allontana per san marco, credo che lui sapesse di vedere per l' ultima volta melania,per questo, poi, a san marco fingerà. Ciò che non riesco a capire è come mai sulle mutandine di melania ci sia dna del figlio dell' amica e vicina di casa di folignano sonia viviani, perchè c'è quel dna??? Sappiamo che sonia viviani ha un figlio bambino, cosa ci fa un bambino con delle mutandine che non sono nemmeno di sua mamma? Non mi si venga a dire che, a quell' età, aiuta la mamma a piegare le mutande di melania! Non lo voglio sentire! Il problema del delitto di melania stà tutto sulle interpretazioni dei giudici, ciò che proviene da parolisi è indizio grave, prova, ciò che proviene da altri è normale! Eh no! Non ci stò, i rea dovrebbero arrabbiarsi su questo!!!!!!!! E invece, no, ingoiano, assorbono, digeriscono, mah! Un' altra cosa che non ho mai capito è perchè parolisi chiama paciolla per dirgli che melania è stata presa da qualcuno! Perchè chiamare paciolla? Perchè? Per me, l' epicentro di tutto è tra l' ambiente d folignano e l' ambiente della caserma, contatti tra questi due ambienti, ma,la procura teramana non vuole guardare questi due ambienti, non vuole capire, non vuole giusitizia per melania, vuole solo punire un marito traditore.

Claudia

Anonimo ha detto...

Inoltre, come aveva il tempo Parolisi di mettere via l' arma del delitto? Per me, Parolisi ha trovato una soluzione per liberarsi di Melania: consegnarla a qualcuno/a che sapeva odiasse Melania, un accordo subdolo, infamante, solo questo può spiegare l' atteggimento di Parolisi di sempre e di adesso.

Claudia

Anonimo ha detto...

C' è da dire anche che nessuno vede parolisi, quel 18 aprile, al bosco delle casermette, anzi, ci sono testimonianze che dicono di aver visto persone chinarsi in auto e auto correre veloce, il problema è che, secondo me, c'è un intreccio di persone, in quest' omicidio, sconvolgente e infatti, si parla di diversi dna maschili e femminili sul corpo di Melania che non si è voluti far anallizzare, c'è proprio la volntà di punire Parolisi e solo Parolisi, che Parolisi sappia molto più di ciò che ha detto è evidente (per due volte si è avvalso della facoltà di non rispondere), ma, la procura non vuole cercare ancora, non vuole scoprire bene e questo fa male perchè vogliamo giustizia per Melania.

Claudia

Claudia

Anonimo ha detto...

Nessuno vede l' auto di Parolisi quel 18 aprile al bosco delle casermette, sul terreno, vicino al corpo di melania, ci sono le tracce di due ruote di auto la cui distanza è diversa da quella esistente tra le ruote dell' auto di parolisi, per questo dico che parolisi, secondo me, porta melania in auto fino ad un certo punto e poi melania va con un' altra auto fino al bosco delle casermette, vi ricordo che ci sono varie stradine che conducono alle ripe ed a posti vicini. E' evidente che a melania è stata tesa una trappola, il discorso di far scomparire eventuali tracce tra parolisi stesso e la sua amante fa però pensare che parolisi non avesse in mente di far uccidere melania. Forse, parolisi si è trovato coinvolto, improvvisamente, in una situazione, a lui favorevole, in cui ha preferito lasciare sola melania in mano di qualcuno senza sapere più di tanto le conseguenze, per questo, poi, a san marco capisce che non vedrà più melania perchè, sicuramente, qualcuno/a che lui conosce l' ha uccisa e per questo, poi, si preoccuperà di far nascondere ogni sua traccia con l' amante. Quando la mamma di melania sente sua figlia all' ora di pranzo di cosa parlano? Di san marco, di cosa melania ha mangiato a pranzo e del giuramento il giorno dopo a cui l' amica sonia avrebbe dovuto accompagnarla, ma, nella stessa telefonata, mamma e figlia parlano di quella festicciola alle 16 che ci sarebbe stata quel pomeriggio a casa dei genitori di sonia viviani? Mi sembra di no, come mai melania non ne parla alla mamma? Forse, non c'è nessuna festa o forse, Melania non sa nulla di questa festa. Come mai parolisi, in un' intervista, afferma che la mattina del 18 aprile lui e melania vanno a comprare un pensiero per Sonia che, poi, lo stesso parolisi avrebbe dato a sonia dopo il fattaccio? Quella busta, trovata sulla scena del crimine appartenente ad un supermercato qui di ascoli, fosse la busta in cui c' era il regalo per l' amica sonia? Troppe cose strane.

Claudia

Anonimo ha detto...

La mia città, Ascoli Piceno, è stata molto segnata da quest' omicidio di Melania.

Claudia

Manlio Tummolo ha detto...

Non conosco, se tale è, il proverbio del passero, poetico in sé, dell'anonimo, ma suppongo che volesse dire che chi indaga, non ha in mano tutti gli elementi necessari e si orienta su quello che sa, con una determinata probabilità d'errore.
In questo non mi sembra abbia del tutto torto: in effetti, ignoriamo che cosa sia effettivamente successo, ignoriamo come quella povera donna sia arrivata là, ignoriamo perché sia stata torturata in modo crudele prima, poi perché non sia stata uccisa, ma lasciata agonizzare. Ignoriamo pure se il delitto abbia avuto un mandante e un mandatario distinti, oppure se mandante ed esecutore siano la stessa persona. Ovviamente, a tutte queste "ignoranze", cerchiamo di sostituire delle ipotesi, ed ogni ipotesi diversa dà diverse conseguenze. Comunque, non possiamo già anticipare le conclusioni di un processo tutto da fare: a differenza di quello di Taranto, dove sono state compiute manifestamente gravi irregolarità nelle indagini e nelle procedure d'inizio processo, qui siamo certamente di fronte a pregiudizi, ma non necessariamente alla deliberata e preventiva volontà di far passare per colpevole un innocente, presuntamente tale di fatto e di diritto.

LucaP ha detto...

@ Claudia

Quando intervieni sei sempre come un vulcano in piena eruzione. Come si fa a rispondere a tutte quanto da te commentato?

Prima di tutto non è così assodato che nel racconto di Parolisi non vi sia niente di vero e che lui sia arrivato a CSM solamente quando lo fanno arrivare gli inquirenti. Vi sono diversi elementi che confermerebbero perlomeno la maggior parte di quanto affermato da Parolisi e gli inquirenti si sono dannati l'anima per sconfessarli.

Che sarebbero prima andati a CSM e poi a casa della madre di Sonia (alle 16.00), Melania lo racconta alla madre nella telefonata delle 13:30 ed è la stessa Vittoria Garofalo ad affermalo nella sua deposizione.

Che Parolisi abbia chiamato Paciolla lo ritengo non particolarmente strano in quanto sappiamo che sin da subito (o perlomeno dal giorno dopo) i suoi sospetti si concentrano sull'ambiente della caserma (anche se gli inquirenti non gli credono e pensano abbia voluto nascondersi), ed allo stesso tempo la guardia carceraria sembra fosse la sua unica amicizia maschile al di fuori della caserma. Trovo invece molto strano che non abbia telefonato a Sonia quanto meno per chiederle se avesse sentito per telefono Melania visto che lui non riusciva a contattarla. E trovo parimenti strano che Sonia non abbia più chiamato Melania e Salvatore dopo le 14:56 pur non vedendoli arrivare all'appuntamento concordato delle 16:00.

Sul DNA del figlio di Sonia sulle mutandine di Melania ammetto di essermi precedentemente sbagliato, in quanto adesso sembra essere confermato che il test sia stato effettivamente fatto, ma non da Tagliabracci bensì dai RIS. E quindi Biscotti e Gentile non potevano esserne a conoscenza diretta avendo a disposizione solamente la perizia medico legale al momento del ricorso in riesame.
Però un dubbio continuo ad averlo. E' possibile abbiano fatto il tampone salivare al figlio di Sonia? E se si quando e su sollecitazione di chi? E' stata forse Sonia a presentarsi dai Carabinieri e dire: "Guardate che la sera prima avevo stirato la biancheria di Melania e mio figlio mi aveva aiutato a piegarla. Se per caso trovate delle tracce di DNA sono probabilmente le mie e quelle di mio figlio. Fateci il tampone salivar così non perdete tempo nelle indagini"? E poi non si è capito se abbiano trovato un DNA compatibile con Sonia ma con il cromosoma Y o se abbiano invece fatto il tampone ad Alfredo Sirocchi (indicato da Parolisi come uno dei sospetti).

Ciao

Mimosa ha detto...

Ma è proprio verificata la notizia della busta di plastica trovata a Ripe? Non ne avevo mai sentito parlare a suo tempo, perché salta fuori adesso?
Ma dove esattamente era?
Nella foto in cui si vede il cadavere a terra non si vede alcuna cosa dalle dimensioni di una busta i plastica, piuttosto ho visto allineati una serie di pezzetti bianchi in prima fila rispetto a chi riprende le immagini e a diversi metri dal corpo (potrebbero essere i fazzolettini/salviettine di cui invece hanno scritto?) e inoltre avevano l’aria di non essere lì da 2 giorni bensì sembravano assai “freschi” e candidi.
E ancora, sono state analizzate impronte o tracce su quella cartina di caramella così ben arrotolata (tipo “sigaretta”)?
o su quel pacchetto di Marlboro rosse ben schiacciato da una scarpa?

Mimosa

Mimosa ha detto...

@ Luca P
e in aggiunta io trovo strano che la cognatina di Sonia, Sirocchi Antonella, presente a CSM con amici dalle ore 15.15 in poi, testimoni di non aver riconosciuto SP, amico di famiglia, mentre lei usciva dal Bar Segà col gelato in mano e lui parcheggiava e scendeva prelevando la figlia dal sedile posteriore descrivendolo come «un uomo che…», mentre afferma di «conoscere di vista Melania, avendola incontrata in un paio di circostanze».
Che strano ancora che il sacchetto – a dire di Claudia – avesse contenuto il regalo per Sonia … Come ha detto Enrico tempo fa questa S. sbuca da tutte le parti…

Ora vado a leggere il tuo nuovo articolo (scoperto ora), di cui ti faccio in anticipo i complimenti, già conoscendo le tue capacità.
Ciao
Mimosa

Anonimo ha detto...

LucaP si, mi faccio prendere dalle tante cose da dire. Vedete che questa Sonia Viviani fa nutrire dei forti sospetti a tutti? Io credo che la chiave del giallo sia lei, non vorrei peccare di presunzione, ma, le cose sono due: che questa Sonia sia proprio una tipa che parla molto e con il troppo parlare attira su di lei dei sospetti oppure, lei c' entra in questo giallo. Altra ipotesi non c' è, a me fa strano quando in un' intervista a chi l' ha visto dice che melania e parolisi le facevano venire il diabete, poi, afferma di sapere che i parolisi sarebbero andati a san marco per aspettarla per la festicciola, ma come fa a sapere tutte queste cose arricchite anche da altri particolari? Inoltre, sappiamo che il marito di questa sonia avesse infastidito Melania ad una festa a carnevale, sappiamo che sonia viviani chiama melania proprio alle 14,40, ora in cui melania viene accoltellata! La chiama per sapere come fosse andata la visita la mattina, ma, che bisogno c' era di chiamarla se alle 16 doveva incontrarla? Anch' io sapevo di questa donna della parte di sonia viviani presente a san marco,ascoltando una sua intervista, avevo sentito che fosse una cugina della viviani e invece ora ho letto che è la cognata della viviani, ma come sono possibili tutte queste stranissime coincidenze? Cosa ci fa la cognata della viviani quel giorno a san marco? Io sono angosciata da queste notizie, mi chiedo cosa veramente voglia la procura di teramo.

Claudia

Anonimo ha detto...

A questo punto non vorrei che fosse tutto un complotto organizzato, per invidia, gelosia ed odio, contro melania e parolisi per distruggere il loro rapporto, anche se era un rapporto rovinato dai tradimenti di parolisi.

Claudia

Mimosa ha detto...

Cara Claudia,
non per angosciarti ulteriormente, dato che abiti da quelle parti, ma io non credo dietro alla morte di Melania ci sia "solo" un desiderio di distruggere il loro rapporto, non è un semplice caso di gelosia e invidia. Questi sentimenti, a mio parere, forse hanno mosso le prime acque ma poi la cosa si è ingigantita e i fili sono stati presi in mano da altri ...
Certo che capisco come ci si trovi a disagio a vivere lì e immaginare che nei dintorni operi una strana rete di assassini e di macabri depistatori ... magari gente dall'apparenza rispettabile, un vicino di casa, un amico di un amico ... roba da brivido ...

Ma se uno fa la propria vita e non si impiccia di cose più grandi di lui, non gli succede niente, tranquilla.

Spero con tutta me stessa che la Verità venga a galla, prima o poi e che più di uno paghi.

Ciao
Mimosa

LucaP ha detto...

@ Claudia

Che Melania sia stata accoltellata proprio mentre Sonia la stava chiamando lo ipotizza Tagliabracci e lo affermano molto più categoricamente gli inquirenti.

Ma affinché ciò corrisponda a verità dovrà essere dimostrato o perlomeno comprovato da altri indizi, che abbia bevuto il caffè mentre era ancora a casa e cioè prima delle 14:10/14:20. Per di più magari anche due tazzine, non solamente una, in quanto il contenuto di caffeina (3 mg circa) comporterebbe un'anticipazione dell'ora della morte incompatibile con il trasferimento a Ripe.

Anonimo ha detto...

Mimosa, condivido con te, LucaP hai ragione, comunque, spero anch' io che la verità venga fuori.

Claudia

LucaP ha detto...

Da una rilettura della Memoria Difensiva e dell'Ordinanza mi è saltato all'occhio un particolare che forse non è stato tratto su questo blog o forse in maniera sporadica ed io mi sono perso per strada i commenti.

E' un dettaglio che hanno sollevato il dott. Varetto e la dott.sa Vasino, consulenti per la difesa, al quale non è stato dato forse sufficiente seguito.

Difatti a pag.69 vi è scritto:
Analogamente, sul viso del cadavere sono presenti colature di sangue dirette da sinistra verso destra e verso l’alto; esse provengono da una ferita al collo e si sono formate ed essiccate in un momento in cui il cadavere si trovava poggiato sul fianco destro: ecco un’altra posizione che è stata mantenuta per un tempo non breve e che non corrisponde a quella finale (supina) del corpo"

Ma noi sappiamo dall'Ordinanza, che riporta quanto affermato nella perizia di Tagliabracci e Canestrari che (pag.62):
...; fase finale caratterizzata dallo sferramento di numerosi colpi in rapida successione alla vittima in posizione supina, con ferite da punta e da taglio in regione mentoniera, al collo, alla regione pettorale sinistra, alla regione sternale e a quella addominale".

Non so come interpretiate voi questo fatto ma a me sembra che la dinamica dell'omicidio debba allora essere divisa in due fasi: nella prima vi è il tentativo di scannamento e le ferite alla schiena (e forse alcune al fianco sinistro) con Melania che si accascia al suolo sul fianco destro; la seconda, trascorso un intervallo di tempo affinché il sangue possa essiccare (penso 10 min minimo, ma forse anche 20), durante la quale l'assassino gira Melania supina ed infierisce su di lei.

A me la seconda fase fa venire in mente l'ipotesi che l'assassino/i sia rimasto sul posto indeciso sul da farsi ed accortosi che Melania era ancora viva, abbia, preso dalla furia cieca, sferrato gli ultimi colpi sino ad accertarsi che fosse morta.

Naturalmente questa ipotesi di allungamento dei tempi tornerebbe nuovamente a discolpa di Parolisi. Ma non sono sicuramente io ad aver scritto le due perizie.

ENRICO ha detto...

LucaP

anche a me è sempre venuto il dubbio che l' assassino /i preso dal panico non si sia mai allontanato dal luogo del delitto e abbia compiuto "le operazioni" conclusive infierendo su M. anche dopo il suo decesso .

In ogni caso - per i motivi ampiamente analizzati da noi tutti in questi mesi - mi sembra assai forzato, da parte dell'accusa, sostenere che l'aggressione sia avvenuta alle 14,50 nel luogo stesso in cui è stato trovato il corpo DOPO 2 GIORNI di ricerche continue e SOLO in SEGUITO AD UNA SEGNALAZIONE ANONIMA

Tiziana ha detto...

Luca P
aiutami a capire: colature di sangue da sinistra verso destra e verso l'alto, derivanti dal taglio al collo, formatesi quando il corpo era sul fianco destro.
Ma:
come ha fatto il sangue a colare dal collo al viso, ovvero verso l'alto. Sembrerebbe che il corpo sia stato tenuto a testa in giù?

LucaP ha detto...

@ Tiziana

Ti avevo riposto nei commenti al mio ultimo articolo.

In merito alla tua domanda non so darti delle risposte in quanto, per fortuna, ho solamente riportato quanto scritto dai periti senza vedere fotografie.

Se hanno affermato quanto riportato vuol dire che la ferita al collo doveva essere molto lunga tanto da arrivare sino sotto la mandibola sinistra e da lì il sangue avrebbe potuto colare sul viso. Ma allora, fosse così, mi viene in mente quanto in prima battuta sembrava un errore di scrittura quando nell'ordinanza di AP, il GIP riporta quanto detto da Tagliabracci e cioè che la ferita al collo era compatibile con un movimento da destra verso sinistra (sintomatico di un mancino e non di un destrimane come poi affermato). Oppure potrebbe trattarsi di una seconda ferita al collo molto più vicina all'orecchio sinistro.

In ogni caso volevo sottolineare unicamente che mentre Tagliabracci afferma che le ultime coltellate sono state inferte con il corpo di Melania supino, i periti della difesa affermano che tra il momento in cui Melania era adagiata sul fianco (già ripetutamente ferita) ed il momento in cui è stata girata in posizione supina è passato un periodo di tempo sufficiente a che il sangue essiccasse e quindi non si parla solo di due o tre minuti.

LucaP ha detto...

Stavo anche ragionando sul coltello che Tagliabracci afferma essere con lama monotagliente e dorso squadrato, di larghezza pari a 2,2 cm e lunghezza compresa tra 8 e 10 cm.

Che sia un coltellino multiuso tipo "svizzero" (però grande come quelli mostratici da Massimo mesi fa) od altra arma da taglio , non trovate strano che l'assassino non si sia tagliato la mano durante un raptus omicidiario così rabbioso che ha comportato ben 35 coltellate delle quali molte sferrate in rapida sequenza?

Non vorrei mai spingervi ad una prova empirica pericolosa, ma per penetrare un corpo anche con un coltello tagliente, bisogna imprimere forza e la mano scivola inevitabilmente soprattutto se l'impugnatura del coltello è simile a quella dei coltellini multiuso (anche se leggermente sagomata).

Ma allora non è anche ipotizzabile che alcune delle gocce di sangue dell'assassino abbiano imbrattato i vestiti di Melania o possano essersi mischiate alle tracce ematiche rilevate sulla pelle?

Non ho mai fatto caso alle mani di Parolisi. Ma sappiamo che è un uomo di circa 1,85 m e di conseguenza le sue mani dovrebbero essere sufficientemente ampie. E' fisicamente possibile non si sia tagliato?

Mimosa ha detto...

@ LucaP
Pe la precisione le coltellate sono 22, il conto totale include le incisioni post mortem. Alcune delle 22 sono più profonde delle altre e nessuna mortale, nemmeno quella al collo.
Come puoi ben immaginare ciò è dipeso:
- dalle dimensioni dell’arma usata (coltello/coltellino)
- dalla potenza muscolare di chi lo brandiva,
- dalla grandezza della sua mano,
- dall’impeto emotivo
- e dalla forza fisica dell’individuo,
- dalla resistenza contrapposta dai tessuti penetrati,
- dalla distanza tra il braccio dell’aggressore e il corpo colpito,
- dai movimenti dell’aggredita.

Proprio la dimensione dell’arma e la debolezza dei colpi, a noi (veterani del blog) fin da subito è sorto il sospetto sempre più rinforzatosi che l’arma fosse brandita da una mano femminile.

Nel frattempo che scrivo, mi è venuto in mente che il taglio alla gola non fosse il primo attacco, ma l’ULTIMO, inferto come estremo atto per avere ragione sulla vittima.

Concordo con te sul “mancino”. Infatti, sulla direzione di questo taglio e sul “destrimane”, diverso tempo fa (per la precisione il 9 agosto) portai all'attenzione l’incongruenza della descrizione fatta nella perizia firmata dal Tagliabracci, ti riporto il testo del mio post:

frase di p. 65 (Ordinanza d’arresto Ascoli): «Le ferite da taglio al collo, denominate A,C,G, sembra ragionevole ipotizzare che siano inferte da dietro, da parte di un destrimane che ha cercato di recidere le strutture vitali del collo con movimento da destra verso sinistra».
Ma, Dx e Sin rispetto a chi? Se la vittima è stata colpita di spalle la sua destra corrisponde alla destra dell’aggressore (che ce l’aveva praticamente davanti al petto).
Solo se l’anatomopatologo si riferiva all’osservazione del corpo supino, doveva rilevare che il taglio partiva dal lato sinistro del corpo della vittima verso il destro.
Invece lui ha indicato esattamente la direzione contraria, come se individuasse dx e sn dal proprio punto di osservazione. Ma è così che si individuano la destra e la sinistra?


Inoltre è l’orecchino sinistro che si è sfilato, e il medico legale suppone che « sia rimasto in qualche modo impigliato e proiettato all’indietro » nella dinamica dello scannamento. Allora è vero che il taglio è andato dalla destra verso la sinistra, ma il destrimane che tiene la vittima bloccata alle spalle, brandendo un coltello, piega il proprio polso per tagliare la gola?
e il coltello “monotagliente” era impugnato invertito in modo che il filo della lama stesse all’incontrario??
Un semplice esperimento casalingo mostra o l’assurdità di tale ricostruzione del medico legale (fatta propria dal GIP di Ascoli Piceno che la inserisce nell’ordinanza e accettata dal Procuratore di Teramo) o al contrario che l’attacco alla gola è stato frontale, anzi laterale. In questo caso un fiotto di sangue non può non essere finito addosso e in faccia al feritore!
Oppure, non c’è scampo, si trattava di un mancino o meglio “mancina”!

Ciao, Mimosa

tab ha detto...

@mimosa
Sonia è mancina?

Annika ha detto...

Ciao Mimosa,

ho appena letto il tuo post. Bravissima! Non avevo mai letto il tuo post del 9 agosto, ma in effetti gia' da allora ti eri accorta che nella descrizione di Tagliabracci qualcosa non andava.

Complimenti! Annika

LucaP ha detto...

@ Mimosa

Ricordo benissimo il tuo commento (letto solamente a fine settembre ma perfettamente condiviso). La stranezza del destrimane con l'ipotesi di scannamento da dietro e ferita da destra a sinistra, stranissima ed incomprensibile (per Taglaibracci sinistra è sicuramente e logicamente la sx di Melania in quanto successivamente afferma che la parte più colpita è l'emisoma sx e la regione pettorale sx), viene ripetuta anche nell'ordinanza di Teramo senza che nessuno si sia curato di risolvere l'incongruenza.

In ogni caso sappiamo anche che le ferite al collo sono tre e quindi le colature di sangue sul viso potrebbero essere dovute alle altre due ferite.

Ma le stranezze della perizia di Tagliabracci non finiscono lì. Prima afferma che la fase finale dell'accoltellamento è avvenuta con colpi in rapida successione e Melania supina, ma poi quando descrive le ferite principalmente concentrate sul fianco sinistro sembra contraddirsi ed affermare che esse si riferiscano ad un momento in Melania si doveva trovare adagiata sul fianco. Sicuramente dalla zona del corpo in cui si è concentrato il sangue per gravità si può determinare la posizione del cadavere al momento del decesso.

Non so se l'approssimazione della perizia e delle sue versioni preliminari siano dovute al fatto che sul posto era accorsa la Canestrari (che ha una mano estremamente sensibile alle variazioni di temperatura tanto da affermare che al tatto la temperatura del cadavere e quella dell'ambiente coincidevano) e non lo stesso Tagliabracci o che quest'ultimo fosse anche affaccendato dai preparativi delle nozze. Fatto sta che la stessa perizia è il vulnus principale dell'inchiesta (la quale peraltro si basa fondamentalmente su di essa) e la difesa sta, giustamente, approfittandone.

In sintesi però si può affermare:
- o Melania è morta stando in posizione adagiata sul fianco (e la questione di dove si fosse concentrato il sangue dovrebbe dirimere tale dubbio) ed è stata messa supina solamente durante le fasi dello staging
- o l'omicidio è avvenuto in due fasi distinte come dal mio commento precedente e Melania è morta già in posizione supina con la conseguenza che i tempi si allungano di molto
Potrebbe esserci anche una terza ipotesi dove il cadavere di Melania è stato girato subito dopo le fasi finali dell'accoltellamento, ma mi sembra meno probabile (come anche il fatto che si sia girata da sola nell'agonia finale).

Annika ha detto...

LucaP
e' possibile che il SI ignoto gia' la credesse morta, ma quando si e' accorto che respirava ancora (10-20 minuti dopo) l'abbia colpita alla gola?

L'unica cosa che non mi convince, neanche tanto della tua versione ma proprio dell'omicidio in se', e': perche' non le ha mai dato una pugnalata al cuore? Perche' non ha preso un pietra o un ramo per spaccarle il cranio? Perche' non prenderla a calci o a pugni una volta a terra, e continuare invece a stagliuzzarla con un coltelletto (e si, molto probabilmente ad autoinfliggersi tagli per via del sangue che fa scivolare la mano)?

PERCHE'?

Manlio Tummolo ha detto...

Premesso che, quasi certamente, Parolisi diverrà l'"Uomo dell'Anno" visto l'appassionato interesse che suscita, non credo che le donne siano tanto debolucce nell'infliggere colpi: mi basti qui la storia di Giuditta(nella Bibbia) che stacca la testa ad Oloferne, oppure, se ritenete trattarsi di una leggenda fabesca, pensate a Charlotte Corday, certamente personaggio storico, non assassina consumata, che con un bel coltellaccio trafigge la gola di Marat immerso nella sua vasca da bagno, con un colpo solo. Più recentemente vi sono state alcune mogli che hanno evirato i loro mariti, ecc. Conosco una signora, già fruttivendola nel paese dove vivo, che, dovendosi trasferire, ha strangolato da sé tutte le povere oche che aveva (lo ha detto lei, non letto da qualche parte). Insomma, se le ferite non furono mortali, non è dovuto al fatto che sia stata aggredita da una donna, bensì dal fatto che chi ha agito non voleva uccidere, ma TORTURARE. E torturare perché ? O per vendicarsi di qualcosa e di qualcuno, o per far parlare la donna. Le due motivazioni del resto non sono in contrasto tra loro: ci si può vendicare infliggendo sofferenze, ma al tempo stesso ricavandone informazioni. Quanto al destro e sinistro, chiedo: Parolisi è mancino ? se non lo è, non può essere lui l'autore materiale dell'omicidio, anche se - teoricamente - potrebbe esserne il mandante. La verità è che si sta navigando nell'ignoto. Sul maniaco aggressore dell'altra donna, lì in zona, si sono fatte indagini oppure lo hanno mandato a casa per ritentare con più fortuna la prossima volta ? Hanno cercato di verificare se tra questo manìaco e l'omicidio di Melania Rea vi sia qualche collegamento oppure no ?

LucaP ha detto...

@ Annika

Tutti gli elementi a nostra disposizione fanno propendere per un delitto d'impeto compiuto da una persona preda di un momento di rabbia e furia cieca ma allo tempo stesso totalmente inesperta nel combattimento all'arma bianca.

Colpire al cuore con un coltello richiede fredda determinazione e sicurezza e secondo me l'assassino, perlomeno in quei momenti, non ne aveva. Mi fa strano allo stesso tempo l'assenza di pugnalate all'addome (tipiche di un omicidio con arma da taglio compiuto da chi è uso a maneggiarle) e la concentrazione di colpi nella parte superiore del tronco. Viene da dedurne che l'assassino non fosse assolutamente pratico nell'uso di tale arma.

Quando Massimo aveva scritto e pubblicato il suo articolo sul softair, aveva giustamente ipotizzato l'uso di un coltellino multiuso come quelli della svizzera Victorinox. Ma dalla lunghezza e larghezza della lama non si potrebbe trattare di un normale coltellino come quelli che magari molti di noi posseggono per andare in campeggio e fare dei pic-nic. Bensì di coltellini più professionali come quelli definiti sullo stesso sito della Victorinox di tipo Nomad (lama liscia) o Rescue Tool (lama seghettata che non dovrebbe coincidere con l'arma del delitto). Questi modelli hanno dimensioni decisamente più lunghe dei normali ma sono anche utilizzati per usi più specifici. Mi viene allora anche da pensare che il coltello non appartenesse all'assassino vero e proprio ma che lo stesso se ne sia impadronito proprio per l'occasione. Ed è anche per questo che ho ipotizzato i probabili tagli alla mano.

Annika ha detto...

Guarda LucaP che io sono d'accordo con te. Cio' che pensavo e', in aggiunta, che raramente un coltello con lama da 8cm ha un'impugnatura tale da permettere ad ogni dito di abbracciare l'arma in maniera salda. Saranno bastate le prime 3 coltellate per schizzare sangue addosso all'assassino, soprattutto sulla sua mano. Quindi, non occorre un test per desumere che la mano bagnata sara' scivolata verso la lama. Inoltre, non credo che Melania se ne sia stata li' buona e tranquilla a farsi uccidere in quel modo doloroso e stravagante.

Dice bene Manlio: pura tortura, ma credo che anche l'assassino si sia tagliato.

Dov'e' il suo sangue? Quanti campioni di suolo sono stati prelevati per essere analizzati? Tale prelievo e' stato documentato con video e foto? O forse cio' non e' stato fatto? E se cosi', PERCHE'?

ENRICO ha detto...

ANNIKA

PERCHE', come ho da sempre immaginato, NON voleva ucciderla ma fortemente INTIMIDIRLA.

Dopodichè la situazione gli deve essere sfuggita di mano a causa delle reazioni che sicuramente avrà posto in essere M. dato che era una donna con una corporatura piuttosto forte

Resta il dubbio se si sia attardato sul posto non sapendo più cosa fare ed abbia subito dopo il decesso deciso di compiere il depistaggio o sia tornato lì in un secondo tempo per accertarsi di ciò che poteva essere successo e procedere quindi al vilipendio del cadavere.

Personalmente propoendo per la prima ipotesi

Annika ha detto...

Enrico

aspetta prima che i miei dilemmi, genuini o retorici, si mescolino irreparabilmente.

Perche' sul sangue:
Quel sangue, quello della pozza e del brandeggio, andava esaminato. Ti chiederai / vi chiederete il motivo per cui insista su questo punto. Diciamo pure che quel sangue sia di Melania. Andava comunque esaminato per vedere se mescolato ad esso, vi fosse anche quello di qualcun altro, con relativo DNA. Quindi in realta' la mia domanda e' rivolta al pubblico "esteso". La posto, la riposto, ma nessuno mi risponde, il che e' a dir poco inquietante.

Altro perche' (retorico) a cui mi hai gentilmente risposto:
Daphne du Maurier, Le Lenti Azzurre.

Ciao, Annika

Anonimo ha detto...

Perchè nessuno ha mai supposto che la MANIERA stessa in cui si e ucciso M, non fosse di per se, il maggiore dei depistaggi?
P

T. ha detto...

only in my mind, P., ne sono ormai pressochè convinta.

tabula ha detto...

@Enrico
mi trovo sempre d'accordo con i tuoi interventi e le tue puntualizzazioni, alle quali solitamente non replico poichè le trovo inattaccabili, tuttavia non calcherei troppo la mano sulla corporatura di Melania: in fondo era poco più di 1,70mt., statura di poco superiore alla media e media corporatura tendente alla snellezza, e non quel corazziere che ci descrivono.

Tiziana ha detto...

Enrico
la prima, tra le ipotesi che fai, non è in linea con quanto indicato dall'autopsia. Il vilipendio, ci dicono, sarebbe stato effettuato poco prima del ritrovamento, lo deducono dalle condizioni delle ferite. Dunque: o Melania è stata uccisa poco prima del ritrovamento, oppure lo staging è stato fatto a distanza di più di un giorno dalla morte.

Luca P ed Annika
tendo a pensare che l'assassino abbia usato dei guanti, altrimenti come può essere riuscito a non lasciare tracce di DNA sul corpo di Melania? Anche le ferite, che voi molto ragionevolmente pensate si sia procurato l'assassino, come mai non hanno lasciato tracce di sangue sulla scena del delitto?
Di ciò l'assassino doveva essere abbastanza certo, altrimenti perché effettuare lo staging, se sapeva di poter essere individuato con le gocce del proprio sangue?
No, l'assassino era sicuro di sé: o perché aveva utilizzato i dovuti accorgimenti, o perché non fa parte dell'entourage di Melania e dunque, anche se isolassero il suo DNA, non verrebbe individuato.
E se la siringa fosse servita proprio a questo, per immettere sulla scena del delitto altre tracce di sangue (della siringa contaminata) e inquinare ulteriormente la scena? Si è mai saputo a chi appartiene il sangue trovato nella siringa?

LucaP ha detto...

@ Tiziana

Già Annika ha ripetutamente evidenziato il suo sospetto che il sangue sul terreno non sia di Melania. Ma sappiamo anche, come confermato ulteriormente da Giardina, che la Procura non ha richiesto ulteriori esami comparativi sui DNA maschili e femmnili oltre a quelli precedentemente effettuati con i soggetti che a suo tempo si erano sottoposti al tampone (di sicuro Parolisi e Paciolla e forse, dico forse, il figlio di Sonia e Sonia stessa; di altri soggetti non sappiamo nulla).

Vuoi allora che abbiano fatto controlli sulle tracce ematiche rinvenute sul corpo? A meno che lampeggiassero con la scritta Parolisi Salvatore.

ENRICO ha detto...

TIZIANA

penso che il tutto sia avvenuto tra la tarda serata del 19 e le prime ore del 20, quindi il vilipendio è stato effettuato poco tempo dopo il decesso ( nella notte tra il 19 e il 20) .
Non mi convince ASSOLUTAMENTE l'ipotesi che l'aggressione possa essere avvenuta al chiosco di ripe il 18 alle 14,40, o giù di lì, come ipotizzato dagli inquirenti, che il corpo sia rimasto per due giorni esposto agli agenti esterni senza riportarne alcuna traccia, senza essere individuato - nonostante il luogo fosse molto visibile ed accessibile a chiunque - dalle forze dell'ordine che hanno rastrellato la zona dalle h.17 circa del 18 fino al momento della telefonata anonima...

Le perizie non danno la certezza dell'ora della morte.

ENRICO ha detto...

( segue).. nè ci danno la certezza del luogo esatto dell'agguato.

Purtroppo non abbiamo alcuna possibilità di controllare quali tipi di analisi siano state effettuate e quali no

ENRICO ha detto...

( segue 2)

comunque continuare a farci DOMANDE è un bene : le DOMANDE generano dubbi e i dubbi aiutano a ricercare la verità

Le RISPOSTE, al contrario, quando provengono "dall'alto" hanno spesso il potere di tappare la bocca all'interlocutore scomodo e chiudere il confronto

Mimosa ha detto...

Caro Enrico sei preziosissimo!
Mimosa

Anonimo ha detto...

ENRICO, Quale sarebbe quel "dall'alto" da cui proverrebbero le domande che "tapperebbero la bocca"?
P

ENRICO ha detto...

Cara MIMOSA sono i singoli specifici interventi di TUTTI i componenti della SQUADRA ad essere preziosi perchè di volta in volta generano in ciascuno di noi nuovi stimoli e nuove riflessioni

ENRICO ha detto...

P
per "dall'alto" intendo qualunque potere istituzionale legalizzato od occulto da quello più "casalingo" a quello mondiale

Mimosa ha detto...

Caro ENRICO
anche con gli ultimi post di Manlio (sotto all'altro articolo) mi si aprono immagini angoscianti di quanto abbia potuto soffrire Melania.

Ma come è saltata fuori questa nuova ipotesi?
Perché non se ne è parlato prima, intendo prima che io scrivessi a nome della squadra quell'articolo?
Avrei scritto un finale diverso...

Ciao,
Mimosa

Anonimo ha detto...

ENRICO, se sei convinto di questo, perchè non cambi il TIPO delle domande?
Potrebbero darti risposte di TIPO diverso. Provaci
P

ENRICO ha detto...

P
potresti essere più preciso ?
A quale " TIPO" di domande ti riferisci e da parte di chi ?

Anonimo ha detto...

ENRICO, parlo delle domande che ti "generano dubbi".
Ti saluto P

LucaP ha detto...

@ Enrico

Anch'io sono quasi certo che l'omicidio non sia avvenuto negli orari indicati dalle due Procure con il supporto di Tagliabracci, però ho molti dubbi che possa essere spostato sino alla notte tra il 19 ed il 20.

Sappiamo che la Canestrari non ha misurato la temperatura interna del cadavere (anche perché forse si temeva lo stupro, ma questo è voler essere indulgenti nei confronti del medico che avrebbe dovuto giudicare anche in base ad altri segni) e nemmeno quella ambientale, limitandosi ad affermare che la temperatura del cadavere era analoga a quella dell'ambiente (ed allora possiamo tutti chiedere il fallimento dell'Oregon Scientific).

Però dalla prima autopsia, eseguita il 21/04, erano emerse alcune indicazioni che datavano l'ora della morte nella notte tra il 18 ed il 19 (vi sono due flash Ansa a testimoniarlo). Non avendo ancora potuto fare valutazioni sul contenuto gastrico questa datazione può essere stata fatta sui dati tanatologici negativi consecutivi (in parole povere le macchie ipostatiche, la rigidità cadaverica ed il raffreddamento del cadavere) che sono stati sicuramente valutati in sede di autopsia. Anche le analisi sulla colonizzazione del cadavere da parte delle larve di ditteri non poteva ancora essere stata eseguita. E quindi tale valutazione può anche essere considerata sufficientemente corretta (con margini di errore di alcune ore ma non di un giorno). Fa perlomeno sollevare un sopracciglio leggere che gli stessi fenomeni tanatologici abbiano confermato l'orario della morte successivamente fissato nel primo pomeriggio del 18. Non so quali calcoli abbiano fatto per affermare ciò, ma un margine di errore di 36 ore mi sembrerebbe troppo.

E' chiaro che però in questo modo tornano di nuovo tutti gli interrogativi su come sia stato possibile che nessuno abbia visto il cadavere per tutto quel tempo.

ENRICO ha detto...

MIMOSA

no, io non immagino un'aggressione che avesse avuto come scopo quello di "torturare " M.

La mia supposizione è quella di sempre : un attacco violento e scomposto che è andato al di là delle intenzioni degli aggressori e li ha costretti a "camuffare" la scena del delitto allo scopo di farlo apparire come opera di un balordo

ENRICO ha detto...

P.

Qualunque domanda nasce da un dubbio .
Nel nostro caso le DOMANDE che ci siamo fatti e le RISPOSTE che abbiamo cercato di darci ( alla Marzullo !!!) erano nate dai numerosi e macroscopici dubbi provenienti dalla "versione ufficiale" dei fatti.

LucaP

l'aggressione potrebbe anche essere avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 ma in questo caso l'esposizione all'aperto del corpo avrebbe dovuto lasciare tracce di contaminazione ad opera degli agenti esterni e comunque essere visto dalle squadre di soccorso che non hanno mai interrotto le ricerche,

Quindi, secondo me, o è stata uccisa nella notte fra il 18 e il 19 IN UN ALTRO LUOGO o è stata uccisa nella notte tra il 19 e il 20 nel posto stesso in cui è stata ritrovata.

La perizia sulla pozza di sangue sarebbe di essenziale importanza, come giustamente dice ANNIKA e dovrebbe essere effettuata senza lasciare DUBBI alcuni sulla validità dei risultati.

DOMANDA : la perizia lascia dubbi ?

Mimosa ha detto...

ENRICO
non ho attribuito a nessuno e tantomeno a te l'opinione che l'aggressione avesse avuto come scopo quello di "torturare" M.

La tua supposizione ("quella di sempre") come ti ricorderai è anche la mia e non solo mia: attacco scomposto che è andato al di là delle intenzioni degli aggressori .

Io ho sempre presenti i tuoi suggerimenti di allora e i tuoi incitamenti, non dubitarne!
Il mio sconcerto è che ora in tanti esprimano questi ragionamenti ... siamo tutti diventati più consapevoli e più coraggiosi?

Ciao formidabile collega di Squadra!
Mimosa

Tiziana ha detto...

Enrico
come sai, poiché ci siamo confrontati altre volte su questo, propendo anch'io per la tua ipotesi, ovvero che Melania non sia morta il 18 entro le 15.30. I dubbi li hai ricordati nei tuoi ultimi commenti: perché Melania non è stata ritrovata prima? Perché non ci sono tracce di animali? Perché lo staging è stato effettuato appena il 20/4, probabilmente in concomitanza con la riaccensione del cellulare e al ritrovamento del corpo? (sembra una coincidenza ben strana!)

LucaP ha detto...

Indipendentemente dall'ora e dal giorno in cui Melania è stata uccisa, l'unico fatto certo è che si è voluto che fosse ritrovata solamente il giorno 20. Il cellulare è stato riacceso alle 07.20 con la suoneria impostata a volume massimo, il cadavere in bella vista. Nel corso della mattina però nessuno è passato da lì (a meno di non credere al fantomatico cercatore di non si sa bene cosa) ed allora nel primo pomeriggio si sono decisi a chiamare la Questura di Teramo (badando bene a non essere visti ed essere rintracciati). Ragionando al contrario questo significa che non doveva essere trovata prima del 20.
Questo perché:
- nelle ore e giorni precedenti era meglio che non fosse trovata perché bisognava far sparire qualche traccia (non necessariamente e solamente dalla scena del delitto)?
- bisognava essere sicuri che il cellulare (che doveva essere ritrovato) fosse stato ripulito ad arte?
- le attività illecite, la scoperta delle quali è costata la vita a Melania, non erano totalmente concluse?

LucaP ha detto...

Pubblico anche qui il commento postato sull'ultimo articolo.

Siamo arrivati veramente al ridicolo:

http://ilcentro.gelocal.it/teramo/cronaca/2012/01/25/news/il-perito-spostato-il-telefono-di-melania-5568339

Primo: se il cellulare è caduto "dietro al casotto di legno" vuol dire che è caduto a Nord dello stesso. Dato che gli impianti TIM interessati si trovano proprio a Nord del chiosco è impossibile che lo stesso abbia attutito "il passaggio delle onde elettromagnetiche" in quanto non si sarebbe trovato di mezzo.

Secondo: le chiamate in entrata giungono effettivamente a destinazione senza apparenti problemi. Il fatto è che chi aveva in possesso tale cellulare non ha risposto, al massimo ci può essere qualche dubbio in merito agli SMS di Sonia in quanto in Ordinanza non viene indicata la cella agganciata e quindi potrebbe significare che sono effettivamente partiti dal cellulare di Sonia ma magari consegnati da TIM solamente in un secondo tempo.

Terzo: per quanto ancora Diana Pompetti (al pari di tanti altri suoi colleghi che tutti conoscono) continuerà a ripetere che esiste una "cella di Ripe" quando sappiamo oramai benissimo che non esiste un impianto TIM/Telecom a Ripe di Civitella, ma gli unici impianti che danno copertura all'area sono quelli di Spinetoli, Castel di Lama e Ripatransone (guardate sulla cartina riportata nella memoria difensiva). Questa è davvero mala fede e colpevole distorsione dei fatti a vantaggio esclusivo della Procura e di non si sa bene chi altro

Quarto: il cadavere di Melania, come abbiamo oramai visto bene, si trovava in bella vista e visibile da qualsiasi lato si giungesse al chiosco (ad eccezione da Ovest ma non viene detto che il cellulare si trovasse lì). E' assolutamente non credibile che sia stato raccolto da qualcuno che per caso fosse giunto lì per una passeggiata (alle 07:20 del mattino? ed ad Aprile?), acceso e gettato a terra al momento in cui lo stesso si è accorto del cadavere. Se fosse stato ancora buio tanto da non vederlo, sarebbe stato impossibile anche scorgere il cellulare.

Quinto: sul cellulare non sembra vi siano impronte digitali di nessuno (e neanche di Melania, cosa impossibile per uno smartphone). Il "cercatore" aveva allora i guanti?

Sesto: non vi è scritto da nessuna parte che nei dintorni del chiosco vi siano zone dove non ci sia copertura di segnale e quindi non è ipotizzabile che il cellulare sia finito fuori copertura e sia rimasto tale per 36 ore

Settimo: non oso credere che due stimati professori universitari abbiano scritto una tale mole di castronerie che li avrebbero sputtanati in tutto il mondo accademico

Adesso sono veramente inc..ato perché non è possibile che nessuno intervenga a criticare e biasimare pubblicamente una simile spregevole campagna di disinformazione.

Se mai Diana Pompetti, Natalia Encolpio, Roberta Calò e tutti gli altri che si nascondono dietro l'anonimato delle redazioni di tutti questi mezzi di informazione per perseguire non si sa quali scopi (per essere magnanimo posso ipotizzare la mancanza di scrupolo nel verificare quanto viene loro "soffiato"), leggendo questo blog
volessero replicare pubblicamente (od anche privatamente chiedendo il mio indirizzo di email a Massimo), sarei ben lieto di sentire le loro opinioni.

PINO ha detto...

LUCAp

Con molta franchezza ti dico che se avessi avuto la tua competenza, ed i titoli accademici in tuo possesso (sei in ingegnere), non esiterei ad inviare un rapporto completo su quanto hai studiato e stabilito, alla Procura di Teramo ed ai difensori di Parolisi.
Costituirebbe l'atto formale di un cittadino, in favore della Giustizia; un atto di encomiabile apporto alla chiarezza per un quesito prettamente tecnico, che non può essere disatteso, perchè parte da un componente di quel popolo nel cui nome si amministra la Giustizia.
Se dovessi sentirti solo, nell'affrontare tale iniziativa, suppongo che potrai sottoscrivere, accanto alla tua firma, i nomi di tutti i partecipanti a questo blog, se è vero che ti stimano e credono in quello che hai realizzato.
Il mio nome potrà seguire per primo quello tuo, a riprova della mia stima nella tua persona e nella concretezza della tua ricerca tecnica.
Attendo di conoscere quanto decidi, e quanti della cosidetta SQUADRA, condividono la mmia proposta.
PINO

tabula ha detto...

@Luca
(commento delle ore 08:54)

- C'è una alternativa possibile ed è quella che l'assassino non avesse idea di come liberarsi del corpo, e che quest'ultimo non potesse rimanere più a lungo là dove stava, quindi si è scelto di lasciarlo in un luogo noto al marito della vittima, affinchè lui stesso potesse ritrovarlo.

Ho detto volutamente "corpo" perchè non è detto che la donna fosse già morta prima di essere portata a Ripe, poteva essere semplicemente ferita.

LucaP ha detto...

@ Pino

Grazie per la tua rinnovata stima.

Purtroppo quanto da me sostenuto nell'articolo sulla "rete fantasma" dell'esercito non è sostenuto da prove concrete e nemmeno dalla lettura dei tabulati originali del cellulare di Parolisi (e di Melania, che ricordiamoci era in possesso di una SIM identica a quella del marito anche se il modello di cellulare era probabilmente differente). Le mie sono invece da considerarsi deduzioni logiche supportate dalla conoscenza delle reti di telefonia cellulare e da quanto riportato nei documenti ufficiali noti; a mia conoscenza non sono state fornite da nessuno altre spiegazioni maggiormente plausibili e quindi le mie, sino a prova contraria, sono da considerarsi le più vicine alla realtà dei fatti. Se il consulente tecnico della difesa, professore universitario preparatissimo ed apprezzato a livello internazionale, vorrà maggiormente approfondire quanto da me affermato ne sarò felice, oltre che lusingato. Tuttavia non credo proprio che la Procura di Teramo sia disposta in alcun modo a prendere in considerazione un eventuale mio rapporto in quanto personalmente non posso affermare di avere riscontri concreti (anche se alcuni indiretti sono riuscito a d averli).

Per quanto riguarda invece il mio ultimo commento sono più che sicuro che il prof. Cusani saprà, se del caso (in quanto secondo me l'articolo di Diana Pompetti è basato solamente su delle "soffiate" da parte dei soliti personaggi, i quali si sono dimostrati abilissimi nell'intorbidare le acque), saprà ribattere in modo egregio e professionale appena possibile e nelle sedi appropriate.

Tieni anche presente che l'articolo in questione (ripreso prontamente da Abruzzo24ore.TV che assieme al Centro sembra essere diventato l'House Organ della parte civile) segue quelli dell'intervista a Giardina (sulla mancanze di prove derivanti dalle analisi genetiche, non pubblicati però dai suddetti quotidiani) e mi sembra proprio costituisca una contromossa immediata.

Ciao. Luca

LucaP ha detto...

@ Tabula

Ci sono troppi indizi e riscontri sul fatto che tutta le fasi dell'omicidio si siano verificate presso il Chiosco della Pineta, per poter pensare che Melania sia stata portata lì o già morta o gravemente ferita. Ed anche sull'ora della morte vi sono altri indizi che sembrerebbero escludere quanto suggestivamente ipotizzato da Enrico e cioè che Melania sia stata uccisa nella notte tra il 19 ed il 20.

L'interrogativo rimane sempre lo stesso. Il cadavere di Melania è sempre rimasto nella posizione in cui è stato ritrovato?

Ma la domanda fondamentale è anche un'altra (oltre a quella scontata sui motivi della morte). Perché il Chiosco della Pineta di Ripe di Civitella?

La Procura e tutti quelli che vogliono credere alla ricostruzione fatta da questa, affermano che la scelta del luogo del crimine sia dovuta al fatto che il luogo era familiare a Parolisi e che sia stato scelto da quest'ultimo per poter o agire indisturbato o perlomeno per avere un chiarimento finale con Melania nascosto da sguardi indiscreti.

Continua ....

LucaP ha detto...

.... Continua

Ma proviamo a dimenticarci per un momento di Salvatore (se escludiamo la premeditazione non si capisce proprio perché dovessero andare lì a discutere anziché a CSM).

Cosa ha di particolare il Chiosco della Pineta?

E' sicuramente un posto molto apparato (soprattutto in inverno ed all'inizio della primavera) ed in quei giorni praticamente isolato causa l'interruzione della SP53. Di notte praticamente da lì non passa nessuno. E chi vi passa non può essere visto da alcuno.

E' un luogo ben conosciuto da tutti i militari sia di Ascoli sia di Chieti, non solamente da Parolisi.

Il chiosco stesso è un edificio in quella stagione sempre chiuso e quindi ottimale per qualsiasi scopo che prevedesse il temporaneo deposito di qualcosa che si volesse tenere lontano da sguardi indiscreti. Sappiamo qualcosa di quanto accertato durante il sopralluogo degli inquirenti e dei RIS? Non se ne è mai parlato da nessuna parte ed a lungo è rimasto un mistero per tutti.

Il proprietario del chiosco è l'unico in questa vicenda ad alta visibilità mediatica a non voler comparire da nessuna parte. L'unica sua intervista TV è paragonabile a quella di un collaboratore di giustizia o di un ricercato. Lo stesso ha affermato di conoscere bene i militari di Ascoli e non solamente Parolisi.

Se mai la causa della morte di Melania fosse riconducibile a qualche attività non proprio lecita di alcuni militari di Ascoli, il chiosco stesso non potrebbe anche essere uno dei nodi nevralgici di tale attività?

Queste domande mi vengono spontanee perché, se escludiamo Parolisi dalla vicenda (ed allo stesso tempo non credo personalmente che le vicende extraconiugali del caporalmaggiore c'entrino in alcun modo), la scelta di quel luogo risulta veramente troppo anomala ed inspiegabile.

LucaP ha detto...

Ci siamo interrogati tutti sui motivi reali dello staging. Io ho personalmente ipotizzato che sia servito a mettere fumo negli occhi di tutti in modo tale che non risultassero evidenti alcuni altri indizi che sono poi passati quasi inosservati (p.es. il cellulare ripulito).

A cosa avrebbe potuto far pensare il depistaggio? Sicuramente all'azione di un maniaco, di un sadico, di una setta satanica. Ed allora il luogo sarebbe stato proprio quello ideale. Se io fossi un maniaco che vuole magari compiere un delitto a sfondo esoterico, è chiaro che cercherei un luogo come il chiosco della Pineta.

Ma se non ci fosse stato il depistaggio e se allo stesso tempo Parolisi non si fosse inguaiato da solo con le sue menzogne sulle relazioni extraconiugali, quale sarebbe stata la prima domanda degli inquirenti? Perché proprio al Chiosco della Pineta? Che significato, valore, funzione ha quel luogo?

Un'obiezione logica a miei ragionamenti sarebbe quella che mai i probabili assassini di Melania si sarebbero "bruciati" un luogo per loro strategico per le presunte attività illecite. Ma cosa possiamo mai sapere noi se a quel punto tutta l'operazione fosse risultata oramai compromessa proprio a seguito dell'intervento di Melania?

Annika ha detto...

LucaP

Non oso intervenire sul cellulare, del quale ti ritengo un esperto, indipendentemente dalle prove. Anch'io vorrei delle prove scritte, nello specifico in risposta alle domande che continuo a postare da settimane ormai.

Ma 3 punti li devo chiarire con te subito:

1. sono d'accordo sul fatto che Enrico si sia sbilanciato un po' troppo con i tempi. Esiste il rigor mortis, e sia il primo medico legale che Tagliabracci devono avere un minimo di esperienza professionale per affermare che la morte sia avvenuta il 18. Ovvero, al momento in cui hanno esaminato il cadavere, i muscoli del corpo di Melania si stavano distendendo nuovamente dopo il picco massimo di rigidita'. Se nessuno dei due si e' sbilanciato oltre le 03.00AM del 19 mattina (ovvero solo uno dei due, il primo, dichiara che l'ora della morte fosse tra mezzanotte e le 3.00 della notte tra il 18 e il 19), bisogna assolutamente evitare ipotesi fantascientifiche che vadano oltre tale orario.

2. I batteri. Sappiamo che un taglio delle incisioni rompe il sangue seccato di una ferita dell'azione omicidiaria; cio' significa, come dice Tagliabracci, che i tagli post-motem sono stati effettuati almeno 30-60 minuti dall'omicidio. Questi tagli, come sai, erano infetti (azione di batteri). Non lo erano, invece, le ferite peri-mortem, e cio' non e' possibile. Quindi, anche qui bisogna evitare ipotesi fantascientifiche ed affermare che Melania non e' mai stata a Ripe o in altro luogo esposto (all'aperto) tra l'omicidio e ALMENO i tagli post mortem.

3. Finche' non ci sara' resa nota la relazione definitiva con tutti gli esami, i test, gli accertamenti svolti per mesi sui vari reperti, e non avendo accesso alle pagine 60-63 della relazione di Tagliabracci, e' impossibile sapere quali siano i dati entomologici, cosi' come e' impossibile stabilire se il sangue ritrovato a Ripe appartenesse a Melania, o anche solo se fosse umano. Presumo pero', dato che i batteri sulle ferite sono menzionati, che di larve non ve ne fossero, altrimenti si sarebbe scritto "larve e batteri", o almeno "batteri sui tagli peri-mortem e batteri sui tagli post-mortem". Se qualcuno volesse mai rispondere alla mia domande relative ai test specifici sopra menzionati gliene saro' grata.

Ciao, Annika

LucaP ha detto...

Ciao Annika

Sono d'accordo con te su quasi tutto ed anch'io sospetto che non siano state fatte tutte le analisi scientifiche necessarie a dirimere tutti i dubbi e gli interrogativi. Alcune mancanze sembrano da attribuire alla Procure che per esempio non hanno richiesto esami genetici più approfonditi sulle tracce di DNA ignote e sui capelli/peli rinvenuti. Si è da subito concentrata l'attenzione su come Parolisi avesse potuto uccidere Melania in quel luogo ed andare a CSM a costituirsi un alibi che si sono non solamente trascurate piste alternative di indagine ma non ci si è poste alcune domande che oggi, perlomeno a noi, sembrano ineludibili. E forse lo staging ha così raggiunto uno degli scopi primari per i quali è stato effettuato.

Su un aspetto credo però tu ti sia sbagliata essendo tratta in inganno dal modo in cui è formulata una frase della perizia medico legale:

"Sono presenti batteri soltanto sugli strati superficiali dei tessuti lesi dopo la morte che fanno propendere che esse non siano state prodotte molte ore prima del ritrovamento del cadavere."

Credo di non sbagliarmi nel dire che quel "soltanto" si riferisca solamente all'analisi batteriologica fatta sulle ferite post-mortem e non includa anche quelle fatte sulle ferite peri-mortem. In parole povere dei batteri riscontrati su queste ultime non viene detto niente ed è perlomeno ipotizzabile che l'aggressione batterica riscontrata abbia confermato il fatto che siano state inferte molte ore prima del ritrovamento (senza per questo escludere che il corpo sia stato conservato in altro luogo). Sarebbe stato sicuramente un errore talmente grossolano che i periti della difesa ne avrebbero fatto il leit-motiv della loro relazione.

Con affetto ed ammirazione. Luca

ENRICO ha detto...

( ri-posto anche qui il commento che avevo scritto sotto l'articolo di Luca)

ANNIKA e LucaP

Ditemi pessimista ma prevedo che non ci sarà risposta

Esistono “fatti” per i quali viene stabilita una “Versione Ufficiale” blindata e impermeabile da non permettere di ottenere risposte “alternative”( e spesso logiche) ai numerosi dubbi e DOMANDE che suscitano ( o hanno suscitato – fatte le debite proporzioni - sia in un passato remoto che in quello recente) perché nascondono tante, grandi o piccole, “verità”scomode alle quali l’opinione pubblica NON DEVE avere accesso.

Ho l’ impressione che l’ “caso Rea”-seppur apparentemente circoscritto in una dimensione domestica e limitata, sia da ascrivere a questa categoria, pertanto, io personalmente, DUBITO della validità dei risultati delle perizie.

Sono ben consapevole di attirarmi, con questa affermazione, gli strali di molti lettori silenziosi che accedono a questo blog con spirito “divertito”, ma tant’è....

Annika ha detto...

Mi spiego meglio, onde evitare possibili fraintendimenti.

Per "datare" un cadavere esistono alcuni metodi scientifici conprovati. Uno di questi e' il rigor mortis, dal quale non si esce. Se il corpo e' fresco, ovvero la vittima e' deceduta entro 60 (max. 72 ore dal delitto), ci si potra' sbagliare di un'ora, non di un giorno. Pertanto Melania e' sicuramente morta entro le 3.00am del mattino del 19/4, perche' due medici legali su due non ritengono anche solo osservandola che l'omicidio possa essere piu' recente. Qui bisogna fidarsi e non ipotizzare.

Poi ci sono la temperatura interna del corpo, lo svuotamento gastrico e le larve. Ora, sappiamo che la temperatura interna non e' stata presa (ohibo'!). Lo svuotamento gastrico aiuterebbe, e sappiamo infatti che la morte e' avvenuta entro due ore dall'ultimo pasto, un'ora dall'assunzione della caffeina (senza pero' contare che Melania assumeva contraccettivi e fumava, due cose che alterano totalmente i livelli di caffeina nel sangue). Peccato pero' che noi non sappiamo quando l'ultimo pasto di Melania sia avvenuto. Ovvero, non abbiamo una singola prova certa che l'ultimo pasto fosse quello consumato con Salvatore alle 13.30. Menomale allora che ci sono le larve! Perche' le larve, al contrario dello svuotamento gastrico, non sono databili rispetto a qualcos'altro: seguono sempre lo stesso, identico processo. Solo che, per quanto ci e' dato di sapere, sul cadavere di Melania non vi erano larve. E larve o ditteri, soprattutto se un cadavere e' stato trovato all'aperto, ci sono SEMPRE. Tutto cio' che leggiamo di certo e' la presenza di "batteri soltanto sugli strati superficiali dei tessuti lesi dopo la morte". Ora, indipendentemente dal micro-clima di Ripe il 18, 19 e 20 aprile, Melania non e' morta in un ghiacciao a -30 gradi. Se realmente Melania fosse morta a Ripe, i ditteri avrebbero "fiutato" il suo cadavere in pochi minuti. Diciamo un paio d'ore, per stare larghi con i tempi. Stesso dicasi per il sangue. Quel sangue, dopo due giorni, o 36 ore, doveva brulicare di insetti da far svenire non solo i vari inquirenti; anche e soprattutto il "depistatore". Per non parlare di altri animali, piu' grandicelli delle mosche e magari anche pericolosi. Ma a Ripe di animali piccoli medi o grandi, neanche l'ombra! Un posto assolutamente sterile, anche a primavera inoltrata, e nonostante il caldo di quel giorno, insolito ma tale da spingere la cognata di SV a comprarsi un gelato con l'amica, i ragazzi in gita a mettersi a maniche corte e la barista, anche lei, a girare a maniche corte.

Senza infine dimenticare che un corpo insanguinato sul terreno avrebbe riscaldato l'area sottostante, e l'umidita' attrae vermi e piccoli scarafaggi, i quali avrebbero fatto man bassa dei resti a loro disposizione, litigandoseli con le mosche e con la fauna di taglia piu' grande.

Pertanto, dando per certa l'ora della morte non oltre le 3.00am del 19/3, l'assenza delle larve proprio non ci sta. O larve e Ripe, o niente larve e LI (luogo ignoto).

LucaP ha detto...

@ Annika

Se al tempo stesso ci fidiamo della professionalità dei RIS che sembrano aver confermato che il delitto sia avvenuto proprio al Chiosco della Pineta (escludendo che gli assassini fossero talmente abili a simulare una scena del crimine tanto da non farsene accorgere), dopo tutto quanto da te detto non rimane che un'unica ipotesi: il corpo è stato spostato e conservato in altro luogo per poi essere nuovamente deposto sulla scena del crimine all'alba del 20 aprile".

Si spiegherebbe allora perché nessuno l'abbia trovato e notato, tantomeno il Corpo Forestale che deve per forza essere passato da lì il giorno 19 (a meno che qualcuno non l'abbia fermato prima dichiarando per esempio che quell'area era stata già controllata).

ENRICO ha detto...

LucaP
sono d'accordo con la tua conclusione "il corpo è stato spostato e conservato in altro luogo per poi essere nuovamente deposto sulla scena del crimine all'alba del 20 aprile"" SE SI DANNO PER BUONE le risultanze UFFICIALI dei Ris.

Ma siccome mi convinco sempre di più di essere di fronte ad un vero e proprio depistaggio mediatico - fatta salva la professionalità e capacità del RIS – non mi fido della veridicità dei risultati UFFICIALI che gli inquirenti danno in pasto all’opinione pubblica

Annika ha detto...

LucaP

Cio' che tu hai scritto e' POSSIBILE. Perche' lo si possa ritenere CERTO occorre una sola cosa: che il sangue sul terreno sia stato analizzato. Non c'e' altro modo, indipendentemente dal BPA, per saperlo. Ovvero, presumere che il BPA vesta perfettamente la ricostruzione delle modalita' di aggressione di Melania redatta da Tagliabracci, non e' una prova che quel sangue sia di Melania, ne' che l'azione omicidiaria si sia svolta come descritto dal medico legale. Il BPA prova soltanto che lo spargimento di sangue sia avvenuto da un determinato punto, non che quel sangue fosse quello del corpo sopra di esso posizionato; e la relazione sui tagli si adatta al BPA di conseguenza.

E' come uno di quei giochi per bambini dove devi unire i puntini. Solo in questo gioco hai un quadrato che contiene solo 45 puntini ma nessun numero. Se dopo alcune prove ti esce un cigno in uno stagno al quale aggiungi tu i numeri da 1 a 45, cio' non significa che provando ancora altre combinazioni non ti sarebbe potuto uscire anche un uomo sugli sci in montagna. Anche lo sciatore sarebbe stato un disegno valido, solo che l'ordine di numerazione che gli avresti dato sarebbe stato diverso. Ma ne' il cigno, ne' lo sciatore provano all'amico a cui racconti al telefono dei tuoi geniali disegnini di che colore fosse il pezzo di carta sul quale erano stampati inizialmente i puntini...

Enrico

dopo questo mio esempio i "divertente" dei lettori ridanciani toccheranno nuove vette...

Basta che rispondano!

rita ha detto...

@tutti

Su Rai1 alla "vita in diretta" c'è un servizio su Melania.

Rita

PINO ha detto...

LUCAp

Chiara la tua spiegazione. Non parliamone più, ma alla tua domanda:" Perchè al chiosco della pineta di Ripe di Civitella?", contenuta nel post delle 12,40, potrei darti una risposta precisa e concordante con i fatti, ma non rientrerebbe nell'ordine assolutamente garanista che la maggioranza di questo forum si è dato.
Mi trova d'accordo, invece, il periodo (in neretto) con il quale concludi il tuo scritto delle 15,16 che anche Enrico condivide.
Ciao, PINO

Anonimo ha detto...

p.s. adesso vado a guardare "la vita in diretta"
Pino

LucaP ha detto...

@ Pino

Se ti riferisci alla presunta visita precedente da parte di Melania e Salvatore al chiosco e per un momento ci dimentichiamo di rami della cuccagna e particolari piccanti, avrei anch'io un idea che mi affiora in mente. Ma forse è solamente pura e semplice paranoia.

Tiziana ha detto...

Luca P
che il cadavere sia stato occultato o meno, la guardia forestale presumo non sia passata dal chiosco, altrimenti si sarebbe fatta delle domande nel trovare tutto quello spargimento di sangue su pareti e ballatoio del chiosco.

Annika
le tue macabre descrizioni mi hanno fatto molto riflettere, e ritengo tu abbia fatto centro. Credo cioè che a tutti noi sarà capitato di fare una passeggiata in una pineta. Cosa succede se mangiamo un panino e ci cadono delle briciole o un pezzo di prosciutto? L'insetto che per primo accorre sono le formiche, se sono tante ricoprono completamente l'alimento e non si accontentano delle briciole, ma incominciano a salirci sulle gambe e sul resto del corpo, se siamo seduti.
Dopo 2 giorni di stazionamento il corpo di Melania, dunque, sarebbe stato ricoperto oltre che di batteri e di larve cadaveriche anche di formiche ed altri insetti. Se queste erano le condizioni del corpo, perché tutto ciò non compare nella relazione redatta da Tagliabracci (almeno non nella parte a noi nota)? Perché è dato per scontato, o perché tutti questi insetti non c'erano? inoltre, siamo sicuri che il trucco (per non parlare del resto) potesse in tali condizioni essere intatto?
Ecco che allora la questione, "il corpo è rimasto effettivamente due giorni a Ripe?", nonostante quanto scritto da Tagliabracci, continua a porsi.

In queste condizioni del cadavere, come giustamente dici, il depistatore avrebbe dovuto operare. Ora, se colui che ha vilipeso il cadavere fosse un maniaco (mi hai fatto venire in mente "ll silenzio degli innocenti") o un professionista del settore, posso capire che non avrebbe avuto problemi di sorta, ma chiunque altro, incluso Parolisi, avrebbe avuto lo "stomaco" di affrontare un simile scenario e di affondarvi le sue mani?

PINO ha detto...

LUCAp

No, non mi riferisco alla gita per la scelta dell'albero. E' tutta un'altra faccenda. che, per adesso è meglio tenere da parte, ad evitare l'innesco di un incendio a catena.
Aspettiamo il processo, del cui esito ho già scritto le mie previsioni.
PINO

Rita ha detto...

@LucaP

Vorrei rispondere alla tua domanda: perchè proprio al chiosco.

Da come hai potuto vedere in TV dalla strada principale c'è il bivio a destra che porta al chiosco.
Quella di destra però è una strada, in parte sterrata, che conduce soltanto al chiosco, e lì termina. Quindi il chiosco è praticamente un luogo molto isolato in mezzo al bosco.

Dalla strada principale, se non si gira per andarci, praticamente il chiosco neanche si vede.
Quindi, luogo ideale per commettere un omicidio e non essere nè visti e nè sentiti.
r.

ENRICO ha detto...

SE l'omicidio è avvenuto al chiosco, NON E' STATO COMMESSO nel pomeriggio del 18, giorno della scomparsa

LucaP ha detto...

@ Rita

La zona intorno a Colle San Marco, San Giacomo e Ripe di Civitella è piena di boschi folti e di luoghi ideali per commettere, non visti, un omicidio. Basta pensare a dove sono stati trovati, sotterrati ad appena pochi centimetri da terra, i resti del cadavere di una donna poi identificata (presumibilmente) in Rossella Goffo. Ed il luogo si trova ad appena una decina di metri dalla provinciale nonché al massimo mezzo chilometro dal Pianoro (se vuoi ti mando l'immagine satellitare del luogo esatto).

Ma allora perché andare proprio sino al Chiosco della Pineta?

Quello che io suggerivo come argomento di discussione non è tanto l'area nell'intorno del chiosco, bensì il chiosco stesso che secondo me è un elemento essenziale della vicenda.

LucaP ha detto...

@ Pino

Se non ritieni opportuno inserire le tue ipotesi in un commento pubblico, mandami una email. Sono curioso.

Ciao

LucaP ha detto...

@ Tiziana

Nell'ipotesi che il cadavere sia stato occultato spostandolo, difficilmente qualcuno, passando per un controllo (come avrebbe dovuto fare la Forestale e come secondo me ha effettivamente fatto), difficilmente si sarebbe potuto accorgere delle macchie di sangue (la maggior parte di quelle sull'assito e sulle pareti e l'albero le hanno rilevate quelli del RIS). Al massimo la pozza principale di sangue sul terreno. Ma questa avrebbe potuto facilmente essere camuffata.

Gli assassini dovevano essere sicuri che Melania non venisse ritrovata prima del 20. Quel giorno difatti, non solamente è stato compiuto lo staging, ma è stato riacceso il cellulare e questa riaccensione ha un significato molto preciso. Voglio dire cioè che forse era proprio il cellulare che non poteva essere riacceso prima del 20 aprile in quanto non ancora pronto.

Pamba ha detto...

@Squadra

Anche se attualmente la mia partecipazione alla discussione è in stand-by - per problemi esclusivamento di tempo - leggo, apprezzo e condivido le ultime argomentazioni esposte dopo il commento di ANNIKA:

"dando per certa l'ora della morte non oltre le 3.00am del 19/3, l'assenza delle larve proprio non ci sta. O larve e Ripe, o niente larve e LI (luogo ignoto)"


@Annika

un complimento speciale a te, che
hai aperto importante prospettive al nostro lavoro.

tabula ha detto...

c'è anche da dire un'altra cosa.
volendo simulare un omicidio rituale, e gli omicidi rituali avvengono col plenilunio, così come era in quella notte del 18 aprile, oltre a tutta la simbologia adoperata, la spada-siringa nel costato, i vari simboli esoterici sul corpo, la nuditù-opposta e contraria a quella del Cristo, il sesso-femminile contro maschile, la posizione del corpo a braccia aperte,
c'è il ritrovamento del cadavere dopo tre giorni.
o, se volete, una malata ed opposta imitazione di resusrrezione nei giorni immediatamente precedenti la Santa Pasqua.

Tiziana ha detto...

Sì LucaP,
concordo con la seconda parte del tuo commento. Se ricordi ero stato proprio io a dire che non può essere una coincidenza che il cadavere sia stato ritrovato, dall'anonimo cercatore di funghi, proprio il giorno in cui è stato effettuato lo staging e riacceso il cellulare.
Avevo anche chiesto: come faceva, l'assassino, a sapere che il cadavere non sarebbe stato trovato prima dell'effettuazione dello staging e della riaccensione (ricollocamento) del cellulare?
Il dubbio è sulla Forestale. Perché non avrebbero testimoniato se in quella zona si fossero effettuate delle ricerche? (la mia non è assolutamente una polemica nei tuoi confronti, è un dubbio che mi e ti pongo).
Ciao, Tiziana

LucaP ha detto...

@ Tiziana

Il dubbio è lo stesso che mi sono posto per primo io. Poteva mai essere omesso tale dettaglio fondamentale in grado di scardinare tutta la ricostruzione delle due Procure? Facendo prevalere la mia fiducia nelle forse dell'ordine e nella magistratura, mi sentirei di escludere categoricamente tale ipotesi. Però sappiamo che le forze dell'ordine ed i magistrati sono prima di tutto uomini come noi e non sono immuni da errori. Ma sappiamo anche che per esempio è stato totalmente omesso quanto riscontrato con Piergiorgio. E sappiamo inoltre che Ranelli è stato sentito dagli inquirenti più volte sino a quando ha dichiarato che l'ora dell'avvistamento di Parolisi alle altalene era quella che non contraddiceva il castello accusatorio, a totale smentita di quanto testimoniato nell'immediatezza dei fatti. Ed allora possiamo anche permetterci di dubitare. E vediamo perché.

Sembra che Colasanti abbia affermato che l'unica macchina da lui vista scendere verso il chiosco nella giornata del 18 fosse un mezzo del Corpo Forestale. Non sappiamo però a che ora, ma in buona fede affermiamo che fosse nel corso della mattinata. In ogni caso tale fatto è sintomatico che il medesimo Corpo Forestale perlustrasse periodicamente tale area.

L'area del Parco Nazionale in cui si trova il chiosco è di competenza del Comando del Corpo Forestale di Campli che estende tale competenza sino al confine con le Marche.

Ed è proprio tale Comando che viene incaricato delle ricerche nell'area abruzzese nella mattina del 19 aprile. Sicuramente sarà stato comunicato loro il punto in cui era stato georeferenziato il cellulare la sera prima e cioè nelle vicinanze di San Giacomo. Da tale località si dipartono due direttrici, una ad Ovest oltre i monti ed una a Sud verso Ripe. E' logico pensare che le ricerche siano partite proprio da tale punto e che siano state impegnate perlomeno due unità, una per ciascuna direttrice.

Ma il chiosco della Pineta si trova a soli 3,5/4 km da San Giacomo ed è più che logico ipotizzare abbiano voluto perlustrare anche tale area (sapendo di essere passati nella mattina del giorno precedente non potevano escluderlo, a meno che fossero passati nel pomeriggio del 18 ma allora la questione sarebbe ancora più inquietante). L'unico motivo plausibile affinché sia credibile non l'abbiano fatto è che siano stati fermati da qualcuno che abbia affermato di aver già controllato. Ma allora questo fatto non potrebbe essere taciuto.

Purtroppo non viene riportata nessuna testimonianza in merito alle ricerche effettuate i giorni 19 e 20. Non vi sono agli atti (pubblici e noti) le testimonianze delle vedette di turno il giorno 19. Non sono stati riportati i verbali delle attività di ricerca effettuati da tutte le forze dell'ordine e soprattutto dal Corpo Forestale. Ma sicuramente i Carabinieri avranno chiesto loro come fosse stato possibile non passare da tale luogo noto e non trovare prima Melania e di questo deve esserci traccia da qualche parte. Come avranno chiesto sicuramente alle vedette se avessero visto qualcuno andare verso il chiosco.

Ma di queste verifiche non ne parla nessuno. Perché?

Quando hanno trovato Yara nel campo che era già stato perlustrato ci hanno anche fatto vedere i filmati delle ricerche e spiegato perché non avevano potuto vederla. Ma Melania era (?) là al chiosco in bella vista e non potevi non vederla (?).

Ed allora possiamo permetterci veramente di dubitare.

Annika ha detto...

Cara Tabula,

fai benissimo a ricordare quei tagli. Intagliare un cadavere, anche se "solo" per depistare, va contro la natura umana, soprattutto in una cultura con alle spalle secoli di cementificazione di sovrastrutture democratiche e sociali quale quella italiana. W.Golding ci dice che la civilizzazione e' tanto fragile quanto la diafana conchiglia del suo Il Signore delle Mosche. Credo pero' che nella realta' ci siano meno Jack o Roger disposti a sgretolare la cultura loro imposta e rivelare un substrato innato di natura umana bestiale, che Ralph o Simon disposti a difendere la civilizzazione e la democrazia, in maggiore sintonia con la natura che li circonda e con se stessi. Ovvero, l'incivilta', soprattutto di fronte alla morte, nella realta' dei fatti e fuori da un libro, tende a placarsi.

Un cadavere che ti guarda ad occhi spalancati non e' facile da guardare, lasciamo perdere il toccare o dissacrare... Si, ci vuole una mente malata, ma anche un motivo talmente forte da passare oltre l'odore, il colore e la texture della pelle. La texture: perche' la nomino? Perche' mi sembra di capire che i tagli siano stati incisi, stando a cio' che dice Tagliabracci, poco dopo il picco massimo di rigor mortis, o giu' di li' (personalmente penso che siano stati incisi prima del rigor mortis, dato il loro sanguinamento minimo ma ancora visibile nelle foto girate online). Inoltre, non dimentichiamoci che Melania e' morta dissanguata; dopo circa 36 ore, stando sempre a Tagliabracci (orario delle ferite da incisione) il suo corpo non doveva contenere piu' molto sangue...

Insomma, secondo il mio parere quei tagli sono avvenuti prima, ed i batteri hanno attaccato solo gli strati superficiali della pelle tagliata post mortem solamente perche' Melania non era a Ripe, ovvero in luogo aperto ed esposto maggiormente ad infezioni. Inoltre ritengo che piu' che incisa, Melania sia stata "marchiata", o "indelebilmente tatuata", e solo 3 categorie di persone potevano arrivare a tanto:
1. un necrofilo
2. una persona che DOVEVA depistare a tutti i costi, per distogliere dalla mano/i omicidiaria/e
3. una persona che doveva "recapitare un messaggio"

LucaP

ma se le guardie forestali avessessero perlustrato la zona del chiosco (possibilissimo indipendentemente da cio' che NON e' scritto sugli atti ufficiali), non avrebbero usato dei cani? E i cani, che il corpo ci fosse o meno, non avrebbero fiutato l'odore del sangue, se li' quel sangue ci fosse stato?

Annika

LucaP ha detto...

@ Annika

Solitamente le guardie forestali perlustrano il territorio o in coppia o singolarmente su fuoristrada. Mi è capitato forse una volta di vedere un'unità cinofila con cani da ricerca o da valanga, ma credo che solitamente si avvalgano del Soccorso Alpino che in questo settore è specializzato. Credo inoltre che i cani da ricerca vengano fatti intervenire quando si hanno specifici indizi che la persona ricercata sia passata da un particolar luogo. Vi sarebbe altrimenti un dispendio di energie e tempo. Credo quindi che, se sono passati dal chiosco lo abbiano fatto con una normale unità (una o due persone) e non si siano accorti di nulla.

Per quanto riguarda i tuoi sospetti che il vilipendio del cadavere sia stato compiuto non a Ripe ma in altro posto al chiuso, potresti anche avere ragione ma io non sono assolutamente esperto di autopsie da riuscire a capire se il colore delle ferite da incisione possa essere sintomatico di qualcosa.

Anonimo ha detto...

ANNIKA

Intanto non è scritto da nessuna parte che la forestale sia passata, in perlustrazione da quel posto; e poi chi dice che avessero i cani?
Solo supposizioni.
Melania è stata uccisa in quel posto, (e molti sono gli indizi che lo indicano) e nell'ora indicata dal patologo. E' solo verosimile che il corpo sia stato rimosso, e tenuto in posto riparato, fino a qualche ora dal ritrovamento ( e questo lo suggerisce la qualità ed il numero dei batteri riscontrati nelle ferite effettuate prima e molte ore dopo la morte).
Inoltre, appare superfluo supporre che il sangue contenuto nell'area più prossima al cadavere non fosse della vittima, e non ne fosse stato prelevato un campione.
Per il resto le tue argomentazioni sono tecnicamente precise. I miei complimenti.
P

Manlio Tummolo ha detto...

Stando alle dettagliate analisi di Annika, il corpo non potrebbe essere stato conservato per un certo tempo in un grosso frigorifero da macellaio o alcunché di analogo ? A scanso di equivoci, la mia è una pura domanda, non un'obiezione a nessuno.

Mimosa ha detto...

@ Tabula
imitazione di resurrezione hai detto, anche a me aveva colpito che fosse ritrovata il "terzo giorno".

Sono contenta che Annika abbia messo sotto la lente d'ingrandimento la condizione delle ferite. Alla prima lettura di quella descrizione nelle carte, da profana ma attenta e appassionata alle serie tv tipo “Bones” e simili, ho trovato troppe cose strane.
Vi ricordate quante discussioni per capire se si trattava di caffeina metabolizzata o assorbita? delle tracce di saliva e non quelle del caffè o di dentifricio o altro in bocca a Melania, poi sulla faccenda della “vescica svuotata”, del liquido gastrico o dello svuotamento gastrico?

Ho trovato un mio post del 19 apriile in cui chiedevo come mai a Melania non è stata fatta una TAC, le ossa avrebbero potuto dire molto sulle modalità dell’aggressione omicidiaria e tantissimo sulle modalità di trasporto e occultamento del corpo.

Non c'è che andare avanti a tenere gli occhi aperti.
Mimosa

Annika ha detto...

Caro P (suppongo tu sia Pino)

leggo solo ora il tuo commento. Non ho mai "affermato" che la forestale abbia perlustrato Ripe. Ho usato il condizionale e la parola "possibilissimo" presupponendo si capisse che stessi ipotizzando.

Tu mi scrivi che "appare superfluo supporre che il sangue contenuto nell'area più prossima al cadavere non fosse della vittima, e non ne fosse stato prelevato un campione".
Ti chiedo: perche' superfluo? Qualcuno ha mai categoricamente affermato che tale analisi sia stata compiuta? Mi spiego meglio: tu parli di molti indizi: "Melania è stata uccisa in quel posto, (e molti sono gli indizi che lo indicano)".

Molti indizi pero' non equivalgono ad una singola prova certa. Le cose potrebbero stare esattamente come dici: vorrei vederne una prova. Ne basta una, dovuta non a me, ma a tutti gli italiani che da mesi seguono questo caso; dovuta a Vittoria Parolisi; e dovuta piu' di tutti a Salvatore, dato che quella prova farebbe la differenza tra una vita spezzata ma ancora vivibile grazie a sua figlia, e una vita in carcere.

Si fa prestissimo. Qualcuno vada dal macellaio e si faccia tenere 3-4 litri di sangue di maiale e un kilo di fegato di manzo. Si rechi a Ripe; non ad aprile, ma questo weekend, e versi il sangue ed adagi il fegato sul terreno. Poi filmi per 48 ore. Ripeta poi il test ogni weekend e ci faccia sapere cosa succede di volta in volta, fino al weekend a ridosso del 18 aprile. Veramente, sono serissima su questa cosa. Questa prova va fatta, perche' se un uomo rischia l'ergastolo per una mancata analisi di laboratorio, credo che gli si debba questo ed altro.

Mimosa ha detto...

OK Signori e Signore,
senza girarci tanto intorno, e per riassumere secondo il vecchio stile delle mie “sintesi” le cose che ho finora letto dei vostri ragionamenti, vogliamo chiaramente dire che è ormai “altamente probabile” che:
- Melania è stata accompagnata all’appuntamento con i Soggetti X-Y da persona a lei nota (Il marito o una amica)
- c’era in ballo un chiarimento / avvertimento (noto a chi ce l’aveva portata) trasformatosi in minacce / tortura
- M. è stata sequestrata da una banda di pazzi e cinici criminali anche sadici e conoscitori di anatomia umana e di simbolismi esoterici
- non è deceduta sotto i primi accoltellamenti “leggeri” (dorsali) e neanche sotto quelli “pesanti” (frontali) ma lasciata agonizzante (mi autocito: i 3 tagli alla gola potrebbero essere il tentativo di “colpo di grazia”, l’ultimo assalto non il primo)
- è stata lasciata agonizzante in un luogo riparato dalle intemperie e portata alla Pineta la mattina del 20 aprile assieme al suo telefonino ripulito
- in attesa del rigor mortis e dello svuotamento dei liquidi interni il suo corpo è stato mezzo denudato e nel frattempo è rimasto adagiato o su un tavolo da macello, inciso ad arte e poi trasportato in un sacco impermeabile
- mentre veniva ripulito il cellulare, il suo sangue si raccoglieva in una bacinella
- il sangue poi (riscaldato per diluire la coagulazione) veniva versato sul terreno e sopra vi si depositava il corpo
- nei dintorni si spargevano spruzzi di sangue per simulare l’effetto del «brandeggio del fendente insanguinato»
- nei dintorni si spargevano l’anello di fidanzamento, l’orecchino, l’accendino, il cellulare riacceso e con lo sportellino spalancato
Aggiungo elementi precedentemente proposti: queste operazioni avvenivano prima del sorgere del sole e alla luce dei fari dell’auto del trasporto (che poi ha lasciato i segni della sgommata sul terreno).

Se nel frattempo vogliamo continuare a credere a Piergiorgio e al fiuto degli altri cani, dobbiamo far restare fissi i paletti:
-che il primo appuntamento era c/o il Monumento a CSM
-che la seconda tappa è stata c/o la roulotte
-che un passaggio e/o permanenza è una casa/casolare a S.Giacomo.

E’ così che ora si intende “ricostruire”? Rifacciamo tutto d’accapo? Non è difficile.
Mimosa

Tiziana ha detto...

Mimosa
pur non volendo necessariamente sposare questa ricostruzione, voglio portarne alcuni elementi a sostegno, ovvero:

-ci è stato detto che il cadavere non è stato spostato, altrimenti si sarebbero modificate le tracce ematiche sul cadavere;
invece:
- dopo circa 15 ore le ipostasi ("coaguli di sangue" per semplificare) cadaveriche non si modificano. Ovvero dopo la morte il sangue si concentra in alcune parti del corpo, la disposizione delle ipostasi risulterebbe alterata se il cadavere venisse spostato prima delle 15 ore, ma non se ciò avvenisse dopo.

Dunque ritengo che il corpo di Melania, dopo le prime 15 ore, possa essere stato spostato.

Mimosa ha detto...

Cara Tizian,
io anche non me la sento di sposare questa ricostruzione, però ho voluto riassumere per punti quello che ho capito si stava formulando come nuova prorompente ma tacita ipotesi ...

Grazie per l'info sull'ipostasi che mi mancava.
Mimosa

Tiziana ha detto...

Infatti Mimosa,
mi sembra che la maggioranza di noi si stia orientando sull'idea che, in qualche modo, il corpo di Melania possa essere stato spostato.
Idea che nasce dal fatto che Melania sia stata ritrovata appena 2 giorni dopo l'uccisione.

Tiziana ha detto...

Ciò che ipotizziamo, secondo me, non va contro a quanto dichiarato da Tagliabracci.
Teniamo presente che noi non abbiamo a disposizione tutta la sua relazione, ma solo le risposte che egli ha dato ai quesiti posti dal giudice.

Egli dunque risponde, probabilmente ad una domanda che chiedeva se il luogo del ritrovamento fosse compatibile con il luogo della morte:

"Le condizioni del cadavere al momento del ritrovamento sono compatibili con il soggiorno del corpo nel luogo del delitto dal momento in cui la Rea è stata uccisa."

Non dice dunque: può essere morta solo e soltanto in quel luogo ma che sì, effettivamente, nulla esclude che sia morta a Ripe. La differenza mi sembra sostanziale.

Annika ha detto...

Tiziana e Mimosa, possiamo anche accorciare i tempi: per il livor mortis 12 ore al picco massimo, per la coagulazione 4-5 ore.

In piu' Melania e' morta dissanguata.

Mimosa ha detto...

@ Annika
ma si può morire dissanguati e mantenere gli occhi aperti?

Tempo fa hanno detto che mentre il corpo si dissanguava il cuore era colassato, quindi non ha sofferto molto, ma gli occhi restano aperti quando la morte giunge all'improvviso, la muscolatura si irrigidisce per lo shock.
Come avviene?

Mimosa

Annika ha detto...

Mimosa, non ho idea di come avvenga il processo; la tua domanda sconfina dal mio ramo. So pero' che la maggior parte delle persone muore con gli occhi aperti. Se li aveva aperti al momento della morte, cosi' resteranno. Se li aveva chiusi, per un processo di rilassamento dei muscoli, si apriranno. Cio' non avviene sempre pero' E poi aperti non significa necessariamente spalancati; dipende. E l'esame del bulbo oculare e' uno dei metodi piu' per determinare l'ora della morte.

Mimosa ha detto...

Già, grazie Annika
non è un bell'argomento e per ora cambio letture!
Ciao, carissima!
Mimosa

PINO ha detto...

ANNIKA

Certo che sono io, e come te, ho voluto esporre le mie considerazioni.
Se molti indinzi non formano una prova lasciamolo stabilire a chi di competenza, senza prenderla in prestito per dedicarla "a tutti gli italiani che da mesi seguono questo caso; dovuta a Vittoria Parolisi; e dovuta più di tutti a Salvatore.."
Non cadiamo nel patetico, ti prego.
Per quanto riguarda la pozza di sangue situata in prossimità del corpo della vittima, è più logico credere che sia della stessa, che non quello di un animale prelevato al macello comunale. Perciò "superfluo", e noi non sapendo se sia stato analizzato, per non averlo letto, non possiamo affermare che NON sia stato fatto.
Ad ogni modo, se ogni volta che si esprime un parere che rompa la tesi più generale si debba aprire un dibattito polemico, mi chiedo se valga la pena di esporlo. (e questo lo manifestavo a Lucap ieri, in uno scambio di idee)
Se poi dovessi aggiungere, alla breve ricostruzione di Mimosa che, chi abbia accompagnato Melania al supposto appuntamento con X e Y ritengo sia stato lo stesso Parolisi, avrò innescato la scintilla di quell'incendio a catena che paventavo, e non volevo che succedesse, almeno prima dell'imminente processo.
Non amo essere lungo ed arzigogolare intorno ad un argomento, e non amo polemizzare sulle idee altrui, e non amo più decisamente che qualcuno sia convinto di essere il paladino della verità.
Ognuno ha il diritto di formularsi una SUA verità, rispettando,però, quella degli altri.
PINO

Tiziana ha detto...

Caro Pino,
l'ipotesi che tu poni non scatena alcun incendio, poiché l'hai già espressa tante altre volte. Quando infatti LucaP ti chiedeva ulteriori chiarimenti, a me appariva già evidente cosa intendessi.
E la tua ipotesi è più che legittima e penso che Annika non intendesse assolutamente delegittimare le tue parole. Allo stesso modo voleva dire che anche la sua di ipotesi era lecita, e non superflue le sue domande.
Credo dunque che ci sia stata solo un'incomprensione. Credo, per quel poco che posso conoscervi da quel che ho letto in questi mesi, che siate entrambi persone che hanno grande rispetto per le idee altrui.
Ritengo dunque che nessuno dei due volesse zittire l'altro.
Buona serata, Tiziana

PINO ha detto...

TIZIANA, ti ringrazio per la tua sincera, buona disposizione alla comprensione delle parti.
PINO

Annika ha detto...

Cara Tiziana
grazie.

Caro Pino
come te non amo le polemiche e
lungi da me imporre a chiunque una mia opinione. Rispetto la tua e, come gia' sottolineato nel mio post, nell'incertezza la ritengo possibile tanto quanto la mia.

Per molti mesi abbiamo assistito impotenti ad un dispendio senza precedenti di prime time televisivo per un omicidio del quale non si conoscono i risultati cardine di laboratorio: parlo del DNA test del sangue nella pozza e sugli schizzi. Che questi siano test basilari per procedere con qualunque indagine successiva non lo dico perche' mi ritenga paladina della verita', ma unicamente in base alla mia formazione accademica e alla mia esperienza professionale.

I media ci hanno bombardato con la borsa gialla, gli occhiali, la piadina, il caffe', le bugie, le intercettazioni, l'unghia rifatta, i mancati pannolini, il pane a cuorini e le mutande piegate da un bambino per fare un piacere ad una vicina della mamma, tra l'altro presente al momento dello stiro della propria biancheria intima da parte di un'altra donna... Se a tali idiozie si fossero limitate solo alcune trasmissioni di dubbio gusto, si potrebbe parlare di gossip macabro; purtroppo pero' va ricordato che anche ampie fette di telegiornale sono state dedicate a questo caso, e con l'informazione pubblica non si scherza. Almeno, non si dovrebbe. Di fronte a tale squallore informativo, chiedere se in primis il sangue sia stato analizzato per convalidare l'indagine, mi sembra un atto di serieta' tutt'altro che patetico ed assolutamente dovuto a tutti gli spettatori e ai diretti interessati in particolare.

Con sincera stima, Annika

PINO ha detto...

ANNIKA

Avevo sottolineato, dopo le mie osservazioni, che apprezzavo il tuo impegno di carattere tecnico per il caso Rea.
Il disaccordo, solo di carattere meramente accademico, verteva sulle possibili, mancate analisi del sangue, rinvenuto in prossimità del corpo di M. Cosa che mi è parsa superflua, data la sua basilare importanza, come prima mossa, autorizzata da un qualsiasi medico legale.
Tu dici di non aver letto da nessuna parte che ciò sia avvenuto. Va benissimo, ma questo non vuol dire che l'analisi in questione non sia stata effettuata.
Tutto quì.
Per il resto, non discuto, pur avendo le mie legittime riserve.
Con immutata stima, PINO

ENRICO ha detto...

PINO e ANNIKA

Francamente penso che l'analisi del sangue rinvenuto sotto il corpo di Melania, NON può NON essere stata fatta.
Sarebbe ENORME una "distrazione" di questa portata !

A meno che non si metta in discussione l'operato dei periti ritenendolo condizionato dalle "direttive" degli inquirenti...

Io, a questo punto,visto l’ostinata ed ottusa linea colpevolista adottata da TUTTI i media e della quale fatico a comprenderne la logica, non mi meraviglierei più di niente

Pace e bene !

PINO ha detto...

ENRICO

Questo è un'altro discorso, che condivido pienamente, e non da ora, tu lo sai.
Tutte quelle cose inerenti al caso Rea, che noi riteniamo carenti, e vistosamente ignorate nel corso delle indagini, non le attribuirei a deficienze degli "addetti al lavoro", ma ad un indeterminato "ordine di scuderia" di provenienza ignota.
Questa è storia, anche se scritta in un libro delle ipotesi.
Ciao, e pace e bene pure a te, PINO

tabula ha detto...

@Pino
sarà anche solo una storia scritta su un libro delle ipotesi,
ma il fatto che in questo caso ci siano state delle superficialità nelle indagini e nelle analisi è realtà.
La questione sarebbe domandarsi se tali atti mancati siano dovuti

1 - ad una svista, (attribuibile ad un episodio di mancanza di professionalità pur sempre possibile ed umano, quindi riscontrabile anche nel miglior professionista, del resto solo chi non lavora non sbaglia mai)
2 - a troppa sicurezza da parte degli inquirenti nel ritenere di avere già individuato un colpevole, (e alla conseguente volontà di risparmiare tempo e denaro dei contribuenti)
3 - ad una regia superiore che ha imposto di non fare determinate analisi e non procedere in certi accertamenti

Detto questo, comunque il risultato.. non cambia.

Mimosa ha detto...

Qualcuno qui tempo fa discutendo sull'affidamento e sulle visite mancate, scrisse queste testuali parole: «il fatto che non gli fanno veder la bambina è una minaccia per non farlo parlare», qualcun altro scrisse qualcosa di diverso e di opposto.
Poi si è cominciato a parlare di "ordini superiori" che hanno diretto e dirigono la fiera ma intorno ai quali di più non si può ipotizzare.
Alla fine mi sembra di capire questo: Salvatore sa, i Rea sanno, forse i Parolisi non sanno, o forse il fratello e la sorella agenti di custodia nel nord Italia sanno qualcosa, forse anche i legali di tutti sanno, e potrebbe essere che per questo diffuso e nascosto "sapere" Nonna Vittoria si è fatta affidare la nipotina, perché la famiglia così numerosa e dai legami strettissimi e saldi può proteggerla meglio. E quando, piangendo, dice “che parli” intende che “parli pure adesso, abbiamo tutto sotto controllo”?

Può essere così? Se è così, a maggior ragione possiamo tutti andarcene per i fatti nostri, anche perché con la nostra ostinazione a cercare ricostruzioni e moventi potremmo rischiare di guastare tutto …

Ricordiamoci che gli assassini ci leggono e continuano beatamente a depistare!

Mimosa

ENRICO ha detto...

MIMOSA,
non credo che potrei aggiungere NULLA a quanto hai scritto.E’ una sintesi perfetta.

Penso anch'io che Salv. sia ricattato o da una parte o dall'altra ( il risultato non cambia, direbbe Tabula )con la minaccia di "non vedere più la bambina"

Insisto però nel sottolineare che a quest'uomo , colpevole o no, non sono garantiti i diritti previsti per qualsiasi imputato in attesa di giudizio dato che i media al completo hanno già emesso il verdetto di condanna

Non capisco perchè i legali della difesa non segnalino e non denuncino questo gravissimo abuso messo in atto da mesi da tutti gli organi d’informazione

PINO ha detto...

BRAVA MIMOSA, ci sei arrivata (ma penso, non da ora)!Ed a questo proposito mi ero deciso a smettere di postare inutili, ulteriori proposte e controproposte, lasciando che il resto degli amici del forum continuasse a scambiarsi opinioni.
Non fosse stata la piccola divergenza di idee con Annika, sarei rimasto nel mio cantuccio ad elaborare le mie elucubrazioni; cosa che farò, subito dopo, per quanto riguarda questo caso.

TABULA cara, è vero, le cose non cambiano, e tu sai perfettamente perchè.
Ci scambieremo le nostre opinioni, durante il processo.
Ma ci incontreremo certamente a dissertare su altri orgomenti, che l'amico Massimo ci fornirà senza sosta.
Un saluto affettuoso alle due fra le più belle menti del blog, PINO

Mimosa ha detto...

@ Pino, non da ora, infatti ... tacevo anch'io...
la frase era pronta da un bel po' e stava in caldo,ma ho colto l'occasione dopo gli ultimi commenti tuoi e di Tabula ...
Se avessi scritto prima, sarebbe andata persa l'importanza.

Mimosa

Ora tacerò oltre.

tab ha detto...

@Mimosa, dovrei farti anche io i complimenti, ma sono vittima della lusinga di Pino che mi ha accomunato a te (a te!) in un bellissimo complimento.
Contrariamente al consueto però non farò smancerie ma me lo prendo, questo complimento, e me lo porto a casa. E' mio! :-)
Ogni tanto ci vuole.

Annika ha detto...

MIMOSA

BRAVISSIMA!

Un saluto affettuoso alla SQUADRA, e a Pino in particolare!

Mimosa ha detto...

Ora leggo... ringrazio stupita (ma anch'io mi porto a casa i bei complimenti!) non mi merito tanto, semplicemente mi ero stufata di tanto "detto-e-non-detto" che ho preso il toro per le corna e ho messo assieme tutti i discorsi che in vari momenti sono stati più o meno velatamente espressi.
Io sono una di poche parole e tutte sintetiche, solo questo so fare e metto a disposizione della Squadra.
Un carissimo saluto a tutti.
Mimosa