giovedì 16 maggio 2013

Taranto, caso Ilva: tutti in carcere, Florido e gli altri. Non sarà mica una ripicca? E se non lo è: perché arrestarli ora?

Articolo di Antonio Giangrande


La magistratura tarantina, in testa Patrizia Todisco, arresta il presidente della provincia di Taranto, Gianni Florido (PD), ed il suo assessore all’ambiente, Michele Conserva. La stessa magistratura si limita ad indagare il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno. Nulla per Niki Vendola nonostante, a loro dire, vi siano “Costanti contatti tra Ilva e Vendola”. Silenzio su Stampa tv locali, così come sui sindacati ed oltremodo sui magistrati che per 50 anni hanno omesso ogni intervento atto ad impedire tutto ciò per cui oggi su Taranto si parla a livello mediatico e giudiziario. Florido e Conserva sono accusati di aver indotto, dal 2006 al 2011, dirigenti del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto a rilasciare autorizzazioni per la discarica gestita dall'Ilva «in carenza dei requisiti tecnico-giuridici».

mercoledì 15 maggio 2013

Da Cleveland un chiaro messaggio di allarme per quell'opinione pubblica incapace di migliorarsi perché prona ai giornalisti zerbino che spargono il verbo altrui...


I cittadini di Cleveland e dell'America sono verdi di rabbia perché si son resi conto che per anni le forze dell'ordine locali, coadiuvate dalla stampa, hanno lasciato che al 2207 di Seymour Avenue il diavolo bruciasse le sue vittime sul fuoco della tortura. Il diavolo in questo caso si chiama Ariel Castro, quell'inferno di casa lo possedeva dal '92 e lì aveva vissuto con moglie e figli: moglie fuggita nel '96 a causa delle botte, delle mille persecuzioni e, guarda un po', pure lei riuscita a scappare grazie all'aiuto dei vicini. Ma il tempo passa e i ricordi sbiadiscono. E' così per tutti, e così è stato anche per i figli del diavolo che in questi lunghi anni non si sono resi conto di nulla ed ora ripudiano il padre, mentre ancora lunedì 6 maggio lo consideravano un essere buono, poco incline alle effusioni ma comunque affettuoso. Oltre a loro, così lo vedevano anche quei vicini con cui parlava che, intervistati dai giornalisti, hanno detto gli avrebbero affidato i figli. D'altronde Ariel, pur se di origini portoricane, apparteneva a una famiglia molto conosciuta in città ed a suo modo era un vero "americano tipo": preparava il barbecue in giardino e cucinava bistecche fenomenali, entrava nei cortili altrui per ridere e scherzare, per giocare coi cani, poi usciva in strada e si mostrava a tutti con le auto e le moto d'epoca di cui era appassionato... le stesse usate per convincere le sue vittime a seguirlo. Quindi il Castro per la Polizia figurava essere un brav'uomo? No, visto che dal '98 al 2008 era stato arrestato quattro volte a causa di gravi infrazioni stradali; no, visto che durante l'orario di lavoro si era fatto conoscere quale essere spregevole e visto che fino al '96 aveva massacrato di botte la moglie davanti ai suoi figli... e la Polizia lo sapeva perché nel 2005 i poliziotti andarono tre volte a casa sua, ma come nel 2004 nessuno aprì la porta, a causa di una citazione da consegnare (la sua ex moglie lo aveva portato in giudizio), citazione poi consegnatagli in tribunale.

martedì 14 maggio 2013

La remissione dei processi per legittimo impedimento (Suspicione): una norma che da tempo immemore non viene applicata... e la Giustizia langue

Di Antonio Giangrande


Il Popolo della libertà è sceso in piazza sabato 11 maggio 2013 a Brescia anche "in difesa del suo leader". Alle numerose esternazioni di esponenti del suo partito su un "uso politico della giustizia", sono seguite quelle dello stesso Berlusconi che ha detto: "La sentenza Mediaset è davvero una provocazione preparata dalla parte politicizzata della magistratura che da vent'anni cerca di eliminarmi come principale avversario della sinistra e il rinvio a giudizio di Napoli fa parte di questo uso politico della giustizia". Avrete capito che in questo articolo parlerò di giustizia malata. Inizio col dire che da una parte è Silvio Berlusconi, che si presenta come vittima sacrificale della magistocrazia, e dall’altra il solito Marco Pannella, con i suoi scioperi della fame e della sete attuati per denunciare le condizioni delle detenzione dei carcerati nei canili per umani chiamati "istituti di pena". Entrambi, in fondo, puntano l’indice su aspetti marginali del problema giustizia. Eppure parliamo di quei politici che da decenni presentano le loro facce in tv. Tutto fa pensare che non gliene fotte niente a nessuno se i magistrati sono quelli che sono, pur se questi, presentandosi e differenziandosi come coloro che vengono da Marte, sono santificati dalla sinistra come unti dall’infallibilità. Tutto fa pensare che se si continua a dire che Berlusconi è una vittima della giustizia (e solo lui) e che le celle sono troppo piccole per i detenuti, non si farà l’interesse di coloro che in carcere ci sono entrati da innocenti. Bene, Tutto questo fa pensare che dopo i proclami tutto rimarrà com'è. E tutto questo nell'imperante omertà dei media che si nascondono dietro il dito dell’ipocrisia. Volete un esempio di come un certo modo di fare comunicazione ed informazione inclini l’opinione pubblica a parlare di economia e solo di economia, come se altri problemi più importanti non attanagliassero gli italiani?

domenica 5 maggio 2013

L'Italia dei concorsi pubblici truccati

Come si truccano i concorsi pubblici e si schiavizzano i praticanti
Articolo di Antonio Giangrande


Antonio Giangrande, suo malgrado proprio per questo perseguitato, con i suoi canali divulgativi e con gli strumenti testuali e video, vuole portare avanti e meglio far conoscere questo grave problema e quindi chiede a tutte quelle persone che hanno fatto o che stanno facendo l’esperienza di praticantato o di partecipare ad un concorso pubblico, di sostenerlo in questa denuncia, facendo conoscere i suoi video ed i suoi libri, anche da leggere gratuitamente. Inoltre si rivolge a quei Parlamentari che dichiarano di essere diversi dagli altri e che proclamano di attivarsi in Parlamento per l’interesse comune e non per tornaconto personale o di corporazione. L’invito è rivolto anche a tutte le persone che non hanno mai avuto, per loro fortuna, questa esperienza, ma che vogliono dare un contributo a questa iniziativa, affinché per i loro figli non sia dedicata questa sorte.

giovedì 2 maggio 2013

Comunicato inviato dal prof. Manlio Tummolo alle Camere Penali (suggerimenti da giusta legge e buonsenso)

 

Spettabile Unione delle Camere Penali,

apprezzo da tempo la Vostra energica battaglia per una amministrazione giudiziaria più corretta e più legale. Si insegna, alla Facoltà di Giurisprudenza, già alle matricole, che il Diritto non è giustizia, ma una cosa ben diversa, ovvero il rispetto della Legge. Ora, questa Legge deve, per quanto possibile, non essere iniqua, nè ambigua, ma chiara, esplicita, applicabile. Se non lo fosse, non sarebbe neppure "legge", ma vuota dichiarazione verbale.

domenica 28 aprile 2013

Caro Beppe hai vinto e l'inciuccio che hai voluto ora è realtà. Per cui smettila di frinire e inizia a fare il tifo per gli italiani (l'erba del vicino non è più verde)


Caro Beppe, da qualche tempo il tuo comportamento altalenante non mi piace affatto. Mi dispiace, ma nonostante ti abbia ammirato e applaudito per quanto ti sei dannato l'anima al fine di accumulare voti ed elettori (anche perché quasi tutte le tue esternazioni pubbliche erano le mie), dal periodo post elettorale in poi mi sei parso come quelli che andarono per suonare e finirono per essere suonati. Anzi, ti dirò: mi è parso che il tuo obiettivo non fosse più quello di suonare, di vincere e governare, ma quello di essere suonato, quindi di aiutare gli altri partiti a governare. Quindi hai vinto Beppe, ci sei riuscito a far nascere un nuovo governo ed a stanziare i tuoi all'opposizione. Eppure, nonostante la vittoria, ancora oggi perseveri con lo stesso linguaggio e dici di voler cacciare la vecchia classe politica. Dove sono i vecchi politici? Nel governo appena nato non mi pare ci siano ladri o farabutti... e tutti noi sappiamo che i dieci nomi inseriti nella tua lista, ormai vuota, avevano il destino già segnato perché politicamente morti da tempo. Per cui vien da chiedersi: con chi ce l'hai in questo momento? A parer mio dovresti avercela con te stesso, invece ti incaponisci e offendi mettendo tutti in un unico pentolone. Non sarebbe il caso, prima di spargere altro fango, di aspettare almeno che ci venga presentato il programma governativo? Magari qualcosa si riuscirà a cambiare... ti darebbe fastidio se gli italiani riuscissero a trovare un salvagente grazie ad altri che non sei tu?

domenica 21 aprile 2013

Il caso di Sarah Scazzi visto da chi da vive ad Avetrana: "Il delitto di Sarah Scazzi - processo ai Misseri - processo all'Italia"


Dr. Antonio Giangrande (associazione contro tutte le mafie)
Quando all'interno della giustizia locale si forma una "Casta" tutto ne risente, ad iniziare dagli avvocati che per poter difendere in maniera positiva i loro assistiti, così da vederli assolti se in ragione e non condannati a prescindere, accettano di chiudere gli occhi e tapparsi il naso, di non attaccare mai le decisioni dei giudici e dei Pm del tribunale in cui vogliono continuare a lavorare. Chi non si prostra e osa mettersi contro la casta ne subisce le conseguenze. Se poi al "Foro giudiziario" si affiancano media asserviti e compiacenti, il risultato sarà devastante per chi si deve difendere ed anche l'informazione si troverà monca e priva di quella fondamentale opera critica che contraddistingue il giornalista dal giornalaio. Da questo connubio nascerà un cortocircuito idoneo a creare una cortina fumogena capace di accecare gli occhi dell'opinione pubblica. 

Questo piccolo incipit è solo una briciola di quanto denunciato nel lungo articolo inchiesta inviatomi dal Dr. Antonio Giangrande di Avetrana. Un articolo intervista che si basa sul caso Scazzi vissuto da un abitante eccellente di Avetrana, da sempre critico sui comportamenti giuridici e mediatici, che però allarga gli orizzonti e spazia su ogni altra forma di ingiustizia: dai casi eclatanti in cui vennero condannate persone innocenti all'effetto della presenza costante di troupe televisive davanti alla casa di Concetta Serrano e dei Misseri, dall'informazione nazionale malata di audience a come è stata malamente dipinta la città di Avetrana, dal comportamento degli avvocati in udienza alle sue esperienze personali, quelle che l'hanno inviso ai Pm ed ai giudici di Taranto. Lo inserisco per intero anche se lungo e impegnativo. E' da leggere fino in fondo perché sono convinto che può aiutare a capire ciò che alla maggioranza pare sia impossibile capire... Leggi l'articolo inchiesta del Dr. Giangrande

sabato 20 aprile 2013

Sabrina Misseri e Cosima Serrano condannate all'ergastolo. Era già tutto previsto...


Era già tutto previsto ed ora possiamo passare oltre e parlare con cognizione di causa di una malattia da curare. Infatti la condanna comminata in primo grado dal giudice Trunfio, ci fa capire che l'accanimento tenuto da quelli di Taranto nei confronti di Sabrina Misseri e di sua madre Cosima Serrano è a tutti gli effetti una malattia incurabile. Non dando alcun credito al dubbio, che in giudizio deve prevalere quando non si ha nulla su cui contare effettivamente, i togati hanno dimostrato di aver contratto la stessa malattia di chi ha sostenuto l'accusa. Una malattia nata nella mente dei primi investigatori, una malattia coltivata e cresciuta grazie ai profiler dei carabinieri che indicavano quali colpevoli le persone che più assiduamente frequentavano la vittima (ma è una indicazione che danno ad ogni omicidio). Una malattia che ha contagiato ogni singola parte della giustizia tarantina... dai carabinieri ai procuratori, dal Gip al Gup, dai giudici togati a quelli popolari. Nessuno si è salvato, neppure i giornalisti del luogo che troppo hanno frequentato i malati... e tutti si son fatti forza convincendosi l'un l'altro di non avere alcuna malattia giuridica. Ma presto ci saranno dottori che visitandoli capiranno e li cureranno. Perché quanto è avvenuto negli ultimi ottocento giorni, ma questi vanno accomunati a quanto accaduto negli ultimi due decenni a tanti altri imputati tarantini, parla chiaro. Da subito nulla si è fatto per come si doveva giuridicamente fare, lo dimostrano i modi con cui sin dai primi giorni si è agito contro due persone incensurate.

Vogliamo Prodi (cheee?)... e l'ennesimo flop affloscia il Pd e Bersani, che lascerà la segreteria a fine elezione, grazie ai suoi stessi franchi tiratori


Oggi ci siamo salvati, ma era prevedibile, però credetemi se vi dico che siamo alla frutta, che se il PD continuerà su questa strada presto l'Italia dovrà sopportare giorni ancora più tristi. E lo affermo oggi, prima che una persona indegna venga definitivamente eletta "capo dello Stato" e prima di subire gli strali che toccano di brutto chi parla male del primo cittadino italiano. Non posso tacere perché dopo aver sperato nel flop del Prodi, puntualmente arrivato, mi sono chiesto a che gioco si stia giocando. Ma davvero il partito democratico è ancora un partito? Che il gruppo non fosse omogeneo e che ogni corrente avesse proprie preferenze da portare avanti si sapeva sin da prima delle elezioni, ma qui siamo anche in presenza di una corrente di "franchi tiratori", di persone ipocrite che inneggiano alla scelta giusta, al nome del Prode emiliano in questo caso, per poi cambiare bandiera una volta nascosti dietro una tenda. Ed allora mi chiedo: quale governo può mai uscir fuori da persone del genere? Quale governo avrà mai la maggioranza se più di cento pidiessini seguono un credo che non riconosce chi li guida? Questa volta hanno fatto comodo all'Italia, perché per come la vedo, un Prodi presidente della Repubblica, fosse mai capitato, ci avrebbe portato a un livello ancora più basso dell'attuale... chissà, magari avrebbe venduto pure la nazione a qualche multinazionale sua amica.

lunedì 15 aprile 2013

Chi ha ucciso l'Italia? Un Cold Case senza risposta per l'italiota di plastilina addestrato dall'assassino ai canoni del bon ton minimale...

Constatazioni realistiche di Gilberto M.


C’è da parte di molti una sorta di fastidio quando si parla dei Cold Case, dei vecchi delitti mai risolti, come se fossero temi per lettori maniacali o per assatanati del delitto, come se gli argomenti degni di trattazione fossero altri e altre le informazioni importanti per comprendere il contesto del paese in cui viviamo. In realtà per cogliere l’anima di un popolo in tutte le sue manifestazioni, da quelle istituzionali a quelle massmediologiche, attraverso quella vox populi che ne esprime gli abiti mentali e le idiosincrasie, non c’è niente di più interessante dei Cold Case. Si tratta di casi emblematici, di un modus operandi che delinea, prima ancora che delle modalità investigative, alcuni tratti caratteriali della personalità collettiva di una nazione. La metafora di un Cold Case è quella che un tempo veniva indicata anche con la situazione del thrilling, dove il caso irrisolto lascia spazio a una sorta di suspense o al dibattito tra colpevolisti e innocentisti. In fondo, di fatto, tutto nel nostro paese è un delitto irrisolto, una eterna e sempre precaria sospensione di giudizio riguardo al come al dove al quando e, soprattutto, al chi. Si direbbe che le problematiche da affrontare siano sempre le stesse, che si ripresentano, mutatis mutandis, come l’eterno e irrisolvibile dilemma amletico in forma indiscernibile. Come nel gattopardo si tratta di quegli effimeri cambiamenti per i quali tutto cambia per lasciare tutto uguale a prima. Un Pánta rhêi hōs potamós (tutto scorre come un fiume) alla rovescia, un niente che non scorre nonostante l’apparenza lasci intendere il movimento. Un paese dove i problemi non si risolvono mai e al contrario, semmai, si ripresentano tali e quali. Al massimo si modificano un po’ trovando colorazioni e forme diverse, ma sostanzialmente rimangono qualcosa di eternamente uguale a un’incognita: come i Cold Case appunto, invariabilmente insoluti, con l’assassino (anche metaforico) dato per incerto se non per assente o sconosciuto. Di cosa si sta parlando? Questo è il punto della questione. Si sta parlando delle solite cose: il movente, l’arma e perfino il luogo del delitto. Per l’assassino, poi, bisogna affidarci alla 'fede', alle 'prove scientifiche' o agli sciamani.

giovedì 11 aprile 2013

Roberta Ragusa... un altro otto di cuori?


Prima di parlare della scomparsa di Roberta Ragusa divaghiamo un attimo e soffermiamoci su quelle mamme con prole che in momenti particolari della loro vita hanno lasciato che lo sconforto e il bisogno di allontanarsi prendesse il sopravvento. Di sicuro non stiamo parlando di donne in ottima forma psichica, di sicuro non stiamo parlando di donne capaci di estraniarsi da quanto capitato nella loro sfera sentimentale e familiare, di sicuro non stiamo parlando delle nostre nonne, donne in grado di chiudere gli occhi e mettersi strati di pancetta e grasso sulle orecchie pur di continuare a sopravvivere coi propri figli nella casa in cui spesso dagli uomini venivano trattate come serve. Il duemila è passato da tredici anni ormai, quindi è probabile che tante nuove donne se ne vadano di casa perché non riescono a sopportare un minuto di più l'insopportabile, ciò che nella loro mente, e probabilmente anche nella realtà, non appare più una vita da vivere ma un supplizio da cessare. Donne così esistono, non sono un'invenzione cinematografica ispirata agli anni tremila, non ne conoscete tante perché vige la privacy e le persone soffrono sia di vergogna che d'orgoglio... ma anche perché l'informazione, che ci nutre solo con le "sue notizie", snobba ciò che non ritiene idoneo alla causa.

venerdì 5 aprile 2013

Caso Scazzi. C'era una volta e c'è ancora... solo una favola. Tutto il resto è noia

Articolo di Gilberto M.



C'era una volta...

- Un re! - diranno subito i miei lettori. No, avete sbagliato. - C'era una volta un burattino? - Non proprio... c’era una volta un processo - Per omicidio? Non solo, anche se c’entra un omicidio. Si tratta di un processo alla giustizia e alle sue idiosincrasie, ai suoi vezzi e alle sue alchemiche procedure. Ma vediamo nel dettaglio come si costruisce un processo simile, un processo che nasce dal nulla... anzi, mi correggo, nasce da un luogo dell’inconscio.

mercoledì 3 aprile 2013

James Bulger, il bimbo ucciso trentotto volte dall'Anticristo

Articolo di Chiara


Il Cristianesimo è forse la prima religione ad avere compreso in sé, connotandolo in maniera inequivoca, Satana (Il Male) come Antagonista assoluto e necessario di Dio (Il Bene). Lo fa nascere come Angelo caduto, Lucifero, che da “portatore di luce”, ossia emanazione del Bene, in seguito alla caduta diviene Signore del Male, perdendo ogni minima connotazione benigna ed attestandosi in maniera definitiva ed irreversibile nelle tenebre. Questo ha distinto il Cristianesimo da tutti i paganesimi che l’avevano preceduto, nei quali gli “Dei maligni” sedevano accanto a quelli benigni, a simboleggiare quell’intreccio di bene e male, nessuno assoluto, che meglio rispecchiava la società umana. Altre religioni monoteiste (che io sappia) non si concentrano sul Male e sul Bene nella stessa misura, come fa il Cristianesimo, tanto che le forme di culto di Satana è al Cristianesimo che si contrappongono, come sembrerebbero dimostrare le loro ritualità che, pur nelle differenze, in massima parte ricalcano la ritualità cristiana, invertendone gesti, simboli e scopi. Dunque, dove c’è Cristianesimo, in una qualunque delle sue espressioni confessionali, c’è satanismo ed entrambi si fondano sulla contrapposizione netta tra Dio e Satana; e così come Cristo è promanazione di Dio, a Satana viene associato l’Anticristo. C’è chi ne teme la venuta, chi l’invoca, chi dice essere già giunto fra noi.

sabato 30 marzo 2013

Buona Pasqua a chi un figlio non lo ha più accanto a sé e a chi per i figli sogna un futuro sereno...


La Pasqua moderna è anche la festa dei colori, la festa delle uova di cioccolato e dei bambini. E chi ha in casa una "piccola peste" lo sa bene. Perché quando si parla di bimbi, specialmente dei propri, gli occhi iniziano a brillare e a luccicare. Ma per quanta gioia possa darci un figlio che ci sorride, che accudiamo e vediamo crescere, dentro il cuore ognuno di noi deve comunque coltivare un angolino di tristezza, un angolino in cui poter dar spazio ai meno fortunati, a quei genitori che non hanno potuto vedere i loro figli crescere, a quei genitori che non sanno dove siano finiti e se mai potranno avere la fortuna di rivederli. Mi riferisco alla mamma di Denise, di Livia e Alessia, di Angela... ma anche alla mamma di Pasqualino, di Mariano, di Luciano, di Giuseppe, di Vincenzo, di Santina, di Alessandra. Non ne cito più perché troppo lungo sarebbe l'elenco, e mi scuso per questo con le migliaia di famiglie che si son trovate monche di un figlio o una figlia, con quelle famiglie dimenticate da tutti che vivono nell'oblio e non hanno più la forza e il modo di combattere, con quelle migliaia di famiglie abbandonate dalla stampa e da una giustizia rassegnata. Quelle famiglie che non sanno più a chi rivolgersi e dove cercare per ritrovare i propri figli e il proprio respiro. Per loro sarà l'ennesima Pasqua di dolore ed a loro auguro di riuscire ancora una volta a superarlo, auguro di riuscire ancora una volta a trasformarlo in forza d'animo e coraggio di vivere.

Pasqua 2013 - l'anno zero che sancirà l'inizio di una Chiesa a immagine e somiglianza di Papa Francesco?


...Francesco voleva rompere con il mondo terreno per arrivare ad una vita di estasi e di spiritualità. Sempre più spesso nella Sua testa risuonavano le parole: "Chi ama il padre e la madre più di Me, non è degno di Me". Il comportamento di Francesco era sempre più strano, fino a che un giorno si mise a camminare per le strade di Assisi vestito di stracci e sporco come pochi. Così lo trovò suo padre, Pietro Bernardone, che convinto di avere un figlio malato di pazzia, lo riportò a casa e lo rinchiuse. Poi, come suo solito, andò per il mondo a commerciare lasciando Francesco in custodia alla madre... che presto lo lasciò libero. La storia ci racconta come andò a finire: Pietro Bernardone ritornato dai suoi viaggi scoprì che Francesco era libero e lo cercò per diseredarlo. Pensando da laico si rivolse ai Consoli di Assisi, ma Francesco, che non ebbe il timore di affrontarlo, gli contrappose il Vescovo di Assisi, Guido II, davanti al quale, in pubblica piazza, Francesco rinunciò a tutti i beni paterni. In piazza ad Assisi - il 12 Aprile 1207 - di fronte a Pietro Bernardone e Francesco, con in mezzo il Vescovo Guido che li incalzò: "Tu Messer Pietro non puoi impedire a tuo figlio di seguire la via che Dio gli ha segnata... e tu Francesco, se vuoi veramente seguire il Signore sulla strada della Perfezione, rinuncia ad ogni cosa. Francesco a quel punto disse: "Udite tutti. Finora ho chiamato Pietro Bernardone padre, ma poichè da oggi intendo servire solo il Signore, rinuncio a tutto quello che potrebbe toccarmi da lui in eredità e gli rendo le vesti che ho indosso". Da quel giorno del 1207 Francesco entrava a servizo di Dio, ma non era ancora ne un sacerdote ne un frate...

venerdì 29 marzo 2013

Matilda: uno scricciolo di 22 mesi che da otto anni attende giustizia...

Riflessioni emotive di Chiara

Il volto pieno di vita e gioia della piccola Matilda
Accadeva, purtroppo è accaduto, che in un bruttissimo giorno del duemilacinque una bellissima bambina di nome Matilda morisse a causa di un piede puntatole con forza sulla schiena. Una stretta sbagliata e violenta o un colpo ricevuto da un adulto maturo e vaccinato (maturo e vaccinato?). Un adulto che in quel momento l’accudiva, (l'accudiva?), un adulto che doveva avere cura di lei: piccolo scricciolo di ventidue mesi con bellissimi occhi pieni di speranza e un sorriso voglioso di vita. Accadeva, accadeva che gli adulti fossero due in quella casa (non uno di più, non uno di meno), sua madre e il di lei compagno. Inizialmente entrambi possibili assassini, entrambi coi propri elementi indiziari a carico, entrambi da indagare al meglio. Ma...