martedì 30 agosto 2016

Il caso Bossetti e la Colonna Infame. La moderna inquisizione cerca nuovi untori da scannare...

Di Gilberto Migliorini


La mattina del 21 di giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d'un cavalcavia che allora c'era sul principio di via della Vetra de' Cittadini (…) vide venire un uomo con una cappa nera, e il cappello sugli occhi, e una carta in mano, sopra la quale, dice costei nella sua deposizione, metteua su le mani, che pareua che scrivesse. (…) All'hora, soggiunge, mi viene in pensiero se a caso fosse un poco uno de quelli che, a' giorni passati, andauano ongendo le muraglie. 
Alessandro Manzoni, Storia della Colonna Infame - capitolo I 

Un caso giudiziario che vede la condanna di innocenti non trova migliore rappresentazione di quella che ne ha dato il Manzoni nel suo saggio sul processo agli untori del 1630.

sabato 13 agosto 2016

Firmate la petizione per impedire che il blogger Yashar Parsa torni in Iran dove rischia la condanna a morte...


Khosravi Mehdi
Il blogger iraniano Yashar Parsa, al secolo Mehdi Khosravi, attivista per i diritti umani, è in Italia. Il tribunale di Teheran ha emesso contro di lui un mandato di cattura internazionale per corruzione e ne chiede l’estradizione. Firmate per chiedere al ministro Andrea Orlando di respingere la richiesta 

Mehdi Khosravi, in arte Yashar Parsa, arrestato domenica scorsa a Dorio (provincia di Lecco) sulla base di un mandato di cattura internazionale emesso dal tribunale di Teheran per il reato di “corruzione”, non è un blogger qualsiasi.

mercoledì 13 luglio 2016

Caso Bossetti. Un colossale imbroglio......

Di Gilberto Migliorini


Il 1984 orwelliano, il vecchio sistema sovietico, il processo kafkiano… e tutti gli autori che hanno visto in prospettiva la società del controllo totale avevano descritto la complicità del referente, quel target che collabora attivamente a farsi menare per i fondelli, l’audience che manda giù tutto, un lavandino con lo scarico incorporato. Ma non potevano immaginare che il falso avvenisse perfino con dibattiti pubblici, con i format radiotelevisivi, con tutti i crismi di quella democrazia rappresentata dal ‘libero’ confronto di opinioni e di idee. Formule che riportano non tanto a uno slogan quanto a una forma mentis radicata in tutti i ceti sociali, la rappresentazione di una informazione di maniera, nella mancanza di quei principi etici e teoretici che costituiscono il fondamento di una vera comunità di donne e uomini liberi. Tutto nel Bel Paese ha il sapore del compromesso, dell’accomodamento e del particolarismo, in una mediazione di convenienza. Il senso della giustizia esiste solo a parole, come artificio retorico e come finzione. Per tutto il sistema informativo reale, quello nel solco del Potere in tutte le sue forme, sono gli accidenti, le forme esteriori che contano e non la sostanza. È il solito vecchio carnevale con le maschere, il sistema di una informazione spettacolarmente leziosa, decettiva e convenzionale

domenica 3 luglio 2016

Massimo Bossetti, l'ergastolo e la favola del lupo cattivo che tanto è piaciuta al giudice...


"Lasciate ogni speranza voi che non confessate". Questa è la frase che nella nuova era giudiziaria vive nella mente di chi segue gli sviluppi di troppi casi criminali privi di un reo confesso. E' la frase che oramai ha surclassato quel "innocente oltre ogni ragionevole dubbio" che tanto dava l'idea di vivere in uno stato del diritto. Ma la democrazia, anche la giudiziaria, non è mai esistita e di certo non è della nostra epoca, epoca che si dimena nel campo delle apparenze e delle illusioni per dimostrare che non esiste l'impossibile e che anche una favola basta per condannare. Al popolano oberato di impegni e scadenze gli fan credere di non dover temere nulla perché è sovrano della propria vita... salvo poi dimostrargli, quando per sbaglio incappa nelle maglie di chi dovrebbe servire il potere popolare e invece si sente un superman autorizzato a mostrare la sua forza, che la democrazia è un'altra cosa. In uno stato di diritto, in democrazia, non si viene ingabbiati dalla sera alla mattina se non si è presi con le mani nel sacco. In una giusta democrazia giudiziaria i diritti dell'imputato sono sacri e nessuno nega perizie che potrebbero portare nuove verità.

mercoledì 22 giugno 2016

Il troll... questo conosciuto

Di Gilberto Migliorini

Il dantesco ‘l’anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo’ sembra così attuale in quel popolo di ignavi che sanno esprimere idee e concetti ripetuti come decalcomanie, formulette da bar come il ‘dna non vola’ e altre amenità incisive per quel pubblico aduso alle parole d’ordine e agli stereotipi di maniera. Con una battuta ti scodellano il mondo e te lo tagliano a fette, fanno una sintesi ‘magistrale’ di un cold case semplicemente con un motto di spirito. Non ragionamenti ma aforismi, slogan che d’emblée formulano l’headline come contrassegno di tifoseria e deduzioni espresse nell’icona folgorante del payoff. 

L’opinionista da stadio disputa e conciona usando sillogi spillate da un vasto repertorio di luoghi comuni e take away, un magazzino di stampi e cliché… allineati nel pregiudizio di riferimento e con il contrassegno autorevole del titolo cubitale. Gli epigoni del verbo mediatico, con tanto di istruzioni per l’uso e ricette già pronte, ripetono pedissequamente le frasi rituali della liturgia televisiva, se ne fanno interpreti e promotori, sponsor e mallevadori. Sono gli zelanti e servizievoli cortigiani e portaborse del potere, leccapiedi o lustrascarpe a seconda del livello di benevolenza e del grado di servitù.

mercoledì 15 giugno 2016

Ezio Denti. Siamo ai titoli di coda del caso Bossetti, uno sceneggiato italiano in cui si è abusato dell'immaginazione...

Articolo di Ezio Denti

Ezio Denti
Stanno per scorrere i titoli di coda di questo sceneggiato italiano chiamato “Processo a Massimo Bossetti”. Prima che escano di scena attori e comparse mi sento in dovere di esprimere il mio parere, un pensiero non solo da tecnico e da “comparsa” in questo processo ma soprattutto da cittadino.

Se l’Illustrissimo Presidente di Corte, a mio parere unico baluardo di correttezza e di umanità fra i cosiddetti tecnici del diritto, e i giurati tutti potessero vedere con i loro occhi e prendere contezza di una sola minima parte di ciò che ho potuto vedere io sulle indagini compiute dalla Procura “che non hanno pari sicuramente in Italia ma nemmeno nel mondo”, sono certo che lascerebbero aula o camera di consiglio che sia disgustati e molto amareggiati dalla richiesta di epilogo di quello che ho chiamato sceneggiato italiano.

domenica 12 giugno 2016

Caso Bossetti: Il verdetto

Di Gilberto Migliorini

Leggendo molta stampa, i commenti dei lettori, ascoltando i notiziari sul caso Bossetti, rimane netta la sensazione che davvero molti non abbiano capito quale sia la posta in gioco, quali possano essere le implicazioni non solo per l’imputato, ma anche per tutti noi che potremmo un giorno trovarci inopinatamente dall'altra parte della barricata...

La verità? Parola troppo importante, inflazionata, perfino irrituale e ingannevole. Ai prestigiatori del diritto piace la formula ‘verità giudiziaria’: come dire che una volta espletati i formalismi canonici e gli stilemi giuridici, fatta salva la procedura mediante l’ermeneutica più accattivante e le convenzioni rituali, ci si può assolvere di qualunque errore, di qualsivoglia omissione, e dormire i sonni del giusto.

Di sicuro il caso del muratore rappresenta per tanti motivi un punto cruciale, un rito di passaggio, uno di quei momenti storici di cui si può cogliere tutta l’importanza solo a posteriori, retrospettivamente, quando lo storico e il sociologo appuntano la loro attenzione sui fenomeni sociali come ‘fatti di costume’. Il verdetto sarà un segnale importante di cosa il paese sia o potrà diventare, di quale sarà il nostro futuro: gli italiani sono, o saranno, cittadini o sudditi? Talvolta nelle vicende di un paese esistono dei punti di svolta, ma senza vedere che la scelta comporta conseguenze a cascata, effetti perversi e incontrollabili. È stato così molte volte nella nostra storia, dove molte situazioni e accadimenti dall'apparenza marginale hanno dato l’input a processi politici e innescato un concatenarsi di eventi che hanno portato a cambiamenti epocali, talvolta drammaticamente nefasti.

lunedì 30 maggio 2016

Caso Bossetti. Tra censura e rimozione...

Di Gilberto Migliorini


Il caso Bossetti non cessa di sorprendere un osservatore che ponga mente locale non solo sugli aspetti giudiziari, ma anche e soprattutto su tutti quei risvolti culturali che tradiscono l’anima di un popolo. Un esperimento mediatico fatto su un intero paese, non nel chiuso di qualche istituzione scientifica, formato da volontari ignari di essere quel gruppo di controllo che i media tengono negli studi televisivi giusto per dare un volto e un’anima a un’audience nazionalpopolare

La vicenda del muratore di Mapello rappresenta un test nel quale l’italiano medio materializza le sue fantasie, il transfert di una cultura, la storia di un Paese con i suoi luoghi comuni, i pregiudizi, le paure, le speranze… e talvolta le meschinità. Un italiano abituato a scaricare tutto su qualche capro espiatorio pur di non affrontare a viso aperto il potere che lo ha sempre schiacciato, intimorito e avvilito e con il quale è sempre stato disposto a venire a patti pur di sopravvivere.

giovedì 26 maggio 2016

Caso Bossetti: il vero nome di ignotouno è Calliphora vicina... non Massimo Bossetti

Questa mosca potrebbe essere il famoso "Ignotouno"
Articolo di Annika

Sebbene si sia tentato in mille modi di trovare la prova inconfutabile che Massimo Bossetti abbia davvero ucciso Yara Gambirasio la sera del 26 Novembre 2010, tale prova non è mai venuta a galla né nel corso delle indagini, né del processo a suo carico. L'unico indizio che in qualche modo potrebbe ricondurre a lui è rappresentato da una micro traccia di DNA - monca del suo mitocondriale - rilevata presumibilmente sull'elastico delle mutandine di Yara.

Poco sembra importare che al mondo non esista una singola pubblicazione scientifica che documenti la presenza di una traccia forense di DEPOSITO DIRETTO priva di mtDNA, o di una traccia forense resistente alla colonizzazione batterica di un corpo deposto direttamente sul terreno ed esposto all'esterno ad una serie impervia di intemperie e ad abbondante bagnato/umido, o di una traccia forense per cui l'accertamento del fluido biologico d'origine si sia rivelato impossibile. Come poco sembra importare che esista invece ampia letteratura scientifica che provi l'impossibilità chimica di creare un hydrogen bonding (dipole-dipole) tra un liquido biologico organico contenente DNA e una fibra non organica quale l'elastico di una mutandina. Incredibilmente di queste importanti risposte poco importa.

lunedì 23 maggio 2016

Processo Bossetti: che futuro ci attende dopo una requisitoria in stile "Unione Sovietica"?

Noi vediamo bene che la ragione sragiona e non sa costruire che delle prigioni
quando la sua forza imperiosa non è addolcita dalla grazia dell’umiltà. (Andrè Frossard)

Articolo di Alfredo Mori (degli amici di Padre Brown) - Brescia

18 maggio 2016 - ci siamo!, benvenuti in Unione Sovietica. Se non vi garba o non siete d'accordo, state pure comodi che un giorno o l'altro potreste accorgervene anche voi.


Con la requisitoria del pubblico ministero Letizia Ruggeri, finita con la richiesta dell'ergastolo per Massimo Giuseppe Bossetti nonostante la sua indagine fantasmagorica non sia riuscita a mettere insieme nemmeno un indizio che potesse farci immaginare non dico un movente (che non si è nemmeno cercato o è svanito nel nulla) ma almeno un contatto credibile tra la piccola Yara Gambirasio e il muratore di Mapello (che nessuno del mondo di Yara ha mai visto né conosciuto), per la prima volta si registra in un processo la richiesta di una aggravante perché un imputato incarcerato senza prove certe viene dal pubblico ministero accusato di non essersi dichiarato colpevole e, per questo, di non aver collaborato con gli inquirenti. Come se un comportamento del genere sia prevedibile o, anzi, obbligatorio. La confessione non è arrivata, come era ovvio che fosse dato che l'imputato si è sempre professato estraneo al crimine, e questo ha creato disappunto e ansia fra gli inquirenti che, spiazzati in quanto privi di prove e ammissioni, non hanno potuto mandarlo a giudizio nei sei mesi a disposizione dopo il suo arresto... come invece dissero di voler fare e come sarebbe stato logico in presenza di un arresto in pompa magna che solo un quadro accusatorio valido poteva giustificare.

venerdì 13 maggio 2016

Habeas corpus e DNA: suggestioni giuridiche, scientifiche e letterarie

Di Gilberto Migliorini


Nella storia delle garanzie di un cittadino l’Habeas corpus rappresenta uno strumento fondamentale per la salvaguardia della libertà individuale contro l'azione arbitraria dello stato. Questo non solo nella storia inglese ma a partire dal diritto romano e fino alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha sancito tale diritto mediante il suo Articolo 9: “Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato”. L’enfasi della disposizione per la verità fa un po’ a pugni con la pratica anche di un paese come il nostro con la casistica di lunghe carcerazioni preventive con imputati poi assolti magari nell'ultimo grado di giudizio, per non parlare dei fermi di indiziario di delitto.

giovedì 12 maggio 2016

Il Marziano di Bergamo: nome in codice Emmegibi o MGB (Massimo Giuseppe Bossetti)

Di Alfredo Mori - degli amici di Padre Brown (Brescia) -


Che i marziani esistano e vivano fra noi l'abbiamo scoperto il giorno 20 giugno 2014 in una conferenza stampa cui presenziarono il Procuratore della Repubblica di Bergamo Francesco Dettori, la nota dottoressa procuratrice Letizia Ruggeri e altri grandi personaggi che nell'occasione parlarono di indagini condotte con metodi da extraterrestri. In pratica ce lo disse l'allora Questore di Bergamo Fortunato Finulli (vedi You Tube), lo stesso che un anno dopo, essendosi forse spinto un po’ oltre i suoi incarichi, venne accusato di peculato e rimosso (qui il link). Ma non fu lui il primo a parlarci di marziani: Non siamo più soli nell'universo era infatti il titolo a nove colonne che anni fa apparve sotto la testata del Corriere della Sera per dire al mondo che erano sbarcati degli alieni sulla terra. La notizia si rivelò poi una bufala confezionata da un gruppo goliardico che pubblicava un giornaletto spiritoso frutto delle temperie dell'epoca.

giovedì 5 maggio 2016

Lettera aperta a Massimo Bossetti

Di Gilberto Migliorini


Gentilissimo signor Bossetti,
mentre i media la crocifiggono e da buoni cristiani dell'ultima ora si scandalizzano per quanto in privato ha scritto alla signora Luigina, signora incarcerata per truffa che chissà perché ha cercato un rapporto epistolare proprio con lei, osservo il quadro probatorio a suo carico e mi accorgo di trovarmi di fronte a una silloge a dir poco ridicola e pretestuosa neppure degna di una comica simil-fantozziana. Per questo mi corre l'obbligo di manifestarle il mio disgusto per quanto sta accadendo a lei e alla sua famiglia. Quello che le stanno facendo non ha nulla da invidiare a certe torture praticate nel passato e purtroppo ancora oggi in certi Paesi. Strano Paese il nostro che, pronto a mobilitarsi giustamente quando c’è di mezzo un’altra nazione, non fa una piega e al mondo si mostra cieco e muto se le magagne sono sue. Predica bene ma razzola male.