Visualizzazione post con etichetta Presunto colpevole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Presunto colpevole. Mostra tutti i post

lunedì 14 settembre 2015

Occhio per occhio dente per dente. Una drastica soluzione per far cessare i sequestri di stato dei magistrati non professionali che se ne fregano della vita altrui


Un altro processo che neppure doveva iniziare si sta celebrando contro Massimo Bossetti nell'italica terra conosciuta nel mondo perché resa famosa da santi, poeti e navigatori. Queste le categorie più famose. Ma in Italia ci sono anche tanti eccellenti investigatori, procuratori e giudici che operando per come vuole la legge riescono a chiudere indagini scomode prima che finiscano sui media. Su quei media che pressando mischiano le carte e calando l'asso del pregiudizio aizzano il popolo e spaiano le indagini. Naturalmente le eccellenze non si fanno notare. Com'è giusto che sia restano nell'ombra, non cercano pubblicità e non accettano, specialmente prima di aver portato l'imputato a processo, di parlare coi media, italiani o stranieri, di una indagine che ancora non ha superato il vaglio dei giudici. Le persone semplici ammirano gli uomini con la divisa o con la toga. Li vedono maneggiare il potere e pensano di avere a che fare con menti superiori, con una categoria professionale e seria al cento per cento. Ma una categoria simile non esiste in nessuna parte del mondo. Come capita in qualsiasi azienda, fra migliaia di persone che lavorano nel migliore dei modi si troverà sempre una percentuale, alta o bassa che sia, che risulta meno produttiva o addirittura incapace. Logicamente l'azienda privata può migliorare in produttività se chi la dirige usa gli strumenti in suo possesso per provare a livellare i suoi dipendenti (se non ci riesce li licenzia). Basandosi su questa ovvia banalità c'è quindi da chiedersi chi diriga l'azienda Italia, in special modo il settore giustizia, visto che lo stesso discorso sulla professionalità si può fare sui giudici. Anche fra loro ce ne sono di molto validi (che sentenziano basandosi sul codice penale e sul buonsenso) e di poco validi (quelli che si affidano alle procure e a regole proprie non scritte in nessun codice penale).

martedì 24 marzo 2015

Sotto a chi tocca. Oggi in carcere ci sono Veronica, Sabrina, Massimo e tanti altri, ma se il sistema giustizia non cambia domani l'inferno potrebbe toccare anche a noi...


Il dottor Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, durante la "stagione storica" che tutti conosciamo col nome "mani pulite" - usò lo strumento che ancora utilizzano tanti procuratori per intimorire gli indagati e ottenere confessioni: la custodia cautelare in carcere. Detto questo, però, tempo dopo fu lui uno dei magistrati che, nonostante la legge gli consenta l'uso di tale strumento di tortura, fece autocritica dicendo che non sempre quanto dallo Stato è considerato legittimo è anche necessario e opportuno. Onore a lui, anche per quanto ha dichiarato dopo la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Non ha peli sulla lingua il dottor Norbio e non si è fatto scrupolo di dire che: "Il magistrato che manda in galera un indagato contro la legge non deve pagare, dev'essere buttato fuori dalla magistratura". Fatta questa premessa, parliamo di chi ha spedito in carcere persone che si proclamano innocenti nonostante gli indizi non siano sufficienti a suffragare un sequestro di stato.

domenica 14 dicembre 2014

Veronica Panarello. Le telecamere di Santa Croce Camerina somigliano molto al Dna di Massimo Bossetti... ci sono ma non ci sono...

Telecamera che punta sul viale della scuola
Questa non era una storia per palati fini, per quelli bravi a leggere fra le pieghe, era una storia semplice da valutare notizia per notizia, così da capire (già alla fine del secondo giorno di indagini) chi sarebbe andato in carcere e chi no. Insomma, chi di noi si è fatto ammaliare dalle sirene dei media e della procura, ha perso l'occasione per capire il meccanismo e non ha potuto decidere in maniera autonoma e discernere le notizie utili da quelle fasulle. L'avevo scritto nell'articolo precedente che essendo un crimine in fase embrionale si poteva imparare molto, si poteva comprendere come nascono i pregiudizi e le notizie colpevoliste che si sviluppano e montano nei giorni. Sì, le notizie montano e diventano incandescenti tanto da far pensare che non può esserci un altro assassino. Chi se non lui? Chi se non chi si è contraddetto e ha mentito? E quando le notizie montano, la memoria rimane fregata. Troppe informazioni date a orari fissi nella mente non ci stanno. Chi si occupa di marketing lo sa bene che le menti umane archiviano le meno interessanti ed elaborano le più succose. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole... scrisse il poeta che pare vivere ancora. Perché vive ancora? Perché quando si vuol mostrare solo un lato della storia significa che c'è qualcuno che vuole sia così. E in questo crimine, fra tanti pregiudizi e tanto fango, si è mostrato solo il lato oscuro facendo credere che le telecamere di Santa Croce Camerina, ormai famose, non possano sbagliare. Che siano una sorta di DNA (come quello di Bossetti?) infallibile. La pistola fumante, la prova regina e chi più luoghi comuni conosce e più ne dica perché così sarà facile farsi credere ad occhi chiusi da chiunque.

mercoledì 10 dicembre 2014

Veronica Panarello: una crudele e bugiarda assassina o una madre che soffre le pene dell'inferno?


Se l'ultima ricostruzione pervenutaci è davvero quella pensata dal procuratore, quindi veritiera perché puntellata da solide prove, si possono nutrire dubbi sulla probabile colpevolezza della madre di Loris, o gli unici derivano dal risultato dell'autopsia che, se giusto quanto ci è stato riferito, fa rientrare l'ora della morte fra le dieci e le dieci e trenta? Dell'autopsia nessuno ne parla più, quasi dovesse passare in secondo piano, e già c'è chi si è adattato dando per certa una morte avvenuta fra le nove e le nove e trenta di mattina. Vedremo fra qualche giorno se rispetto ai primi riscontri autoptici qualcosa è cambiato o se le risultanze del medico legale sono rimaste tali e quali. Per ora esaminiamo quanto abbiamo in mano, naturalmente ricordando che ci troviamo ancora di fronte a una ricostruzione parziale creata dai media in base a poche carte investigative. Vediamo, quindi, come questa volta, dopo tante ricostruzioni sballate e prive di realtà, si sarebbe svolto il crimine. I media ci han detto che per gli investigatori Veronica Panarello sarebbe uscita di casa alle 8.32 e non prima. Nel video si vedrebbero i due figli salire in auto e partire con la madre. Ma, ci han detto, un minuto dopo sul filmato apparirebbe una figura che si dirige verso l'ingresso del condominio e vi entra. Quella figura sfocata è riconducibile a Loris - dice la procura. No, quella figura l'abbiamo guardata anche noi e non si può dire neppure che sia un bambino perché impossibile da decifrare- dice l'avvocato della difesa.

sabato 6 dicembre 2014

Loris Stival e sua madre... due nuove vittime della moderna informazione?

Loris Stival
Un altro "giallo" si è imposto in questi giorni sugli schermi. Il piccolo Andrea Stival, chiamato Loris, dopo essere scomparso è stato trovato morto da un signore che, ha detto, si sentiva che fosse esattamente dove si era diretto, in un canalone di cemento dove era certo che nessun altro volontario sarebbe andato. La storia inizialmente pareva semplice e facile da risolvere. Una madre porta il figlio a scuola, lo lascia a 100/200 metri dal portone, aspetta di vederlo prendere il viale poi riparte per altri impegni e quando torna, alla mezza, non lo vede uscire, le dicono che a scuola non è mai entrato e sconvolta va a denunciare immediatamente la scomparsa. Facile capire che vi sono due sole piste da seguire. O qualcuno ha attirato il bambino prima che entrasse nel cortile della scuola, l'ha convinto a seguirlo poi lo ha ucciso per motivi da scoprire (forse scabrosi o forse più semplici e stupidi di quelli che ci hanno messo testa), oppure il bambino ha deciso di non andare a scuola e dopo essersi allontanato si è rifugiato da qualcuno che conosceva, un amico più grande che poi lo ha ucciso (difficile che abbia marinato la scuola sapendo di rimanere solo). Tutto facile quindi, anche decidere quale strada investigativa imboccare, visto che sul viale che porta alla scuola si stagliano due videocamere di sicurezza che di sicuro hanno ripreso la scena. Ma purtroppo, ciò che avrebbe facilitato il compito degli investigatori non è disponibile e tutto diventa complicato. Colpa dei fulmini di un temporale che hanno bruciato le videocamere e di chi non le ha fatte aggiustare. Per cui, non avendo filmati che indirizzino le indagini, si inizia a indagare su più direzioni e la storia diventa ghiotta, vista anche l'emotività che porta in dote, per i nostri media che iniziano subito a sfruttarla (anche perché il pubblico italiano vuole storie del genere).

giovedì 29 maggio 2014

Federico Focherini, il body builder professionista accusato di aver causato la morte di Claudia Bianchi, dopo l'assoluzione si ribella e con "La Legge del Disprezzo" denuncia chi gli ha rovinato la vita indagando a 180° (alcuni estratti dal libro)

Copertina de " La Legge del disprezzo "
La Legge del Disprezzo è un libro verità che entra a gamba tesa nel sistema giustizia e senza scrupoli mette alla berlina, con nome e cognome, chi usa il potere in modo sbagliato. Chi segue solo il proprio credo e accantona le prove che discolpano l'indagato pur di ottenere una condanna e non fare la figura dell'incapace. La Legge del Disprezzo tratta un brutto fatto di malagiustizia italica che ha stravolto la vita di tante persone (non quelle degli intoccabili carabinieri, magistrati e giudici). Solo la “Legge del disprezzo può condannare chi usa la scure del potere per distruggere la vita altrui senza motivo. Solo questo libro può far capire che fra un culturista e un carabiniere (che opera per come vuole il suo magistrato), non sempre il più onesto è il carabiniere... e neppure il magistrato, visto che dopo aver rinunciato alla prescrizione, Federico Focherini è stato assolto dalle accuse, che l'hanno perseguitato per nove anni, perché il fatto non sussiste (prefazione di Walter Siti - premio Strega 2013).

giovedì 10 aprile 2014

Il criminologo e il circo mediatico - articolo di Marco Strano -



Marco Strano, Psicologo della Polizia di Stato e Dirigente Nazionale UGL Polizia di Stato (responsabile della ricerca scientifica e formazione professionale) ha maturato più di 30 anni di esperienza nel settore della criminologia, di cui 20 come "investigatore di strada" in ambiti particolarmente complessi come gli omicidi della criminalità organizzata (negli anni '90 era nel “mitico” nucleo operativo speciale antimafia del Prefetto Sica all’epoca delle stragi di Palermo). Poi il suo settore di azione si è spostato su pedofiliacybercrime, di cui si è occupato quando dal 2001, dopo quasi 18 anni nei servizi di intelligence, si è rimesso la divisa e ha diretto per 5 anni l’Unità di Analisi della Polizia postale. Attualmente è in servizio presso l’Ufficio di Coordinamento sanitario della Polizia di Stato e si occupa di un progetto operativo sull’Autopsia Psicologica. Parallelamente all'attività investigativa ha sviluppato alcune ricerche scientifiche pionieristiche divulgate in tutto il mondo, come l’applicazione dell’intelligenza artificiale al criminal profiling. E’ considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Psicologia investigativa. Stimatissimo nella comunità scientifica negli ultimi anni si è fatto conoscere al grande pubblico per le sue partecipazioni a trasmissioni televisive dove si è sempre distinto per la pacatezza dei giudizi e la chiarezza espositiva. Marco Strano opera inoltre da molti anni nel mondo dell’Associazionismo. E’ stato fondatore, Presidente e Direttore scientifico della prestigiosa I.C.A.A.International Crime Analysis Association (sciolta nel 2013 e in fase di rifondazione in Svizzera) ed è attualmente è il Presidente del Centro Studi Crimecafé e membro del Direttivo dell’European Drone Pilots Association. Dal 2013 è inoltre Socio Onorario dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua che difende le Donne da ogni forma di discriminazione e violenza.

Il criminologo e il circo mediatico
Articolo di Marco Strano

Negli ultimi anni, nei talk show televisivi e sulla carta stampata la presenza di criminologi che potremmo definire, genericamente, come “esperti di casi e fenomeni criminali”, è diventata sempre più assidua. I pareri e le analisi che vengono fornite da questi personaggi appaiono però spesso abbastanza superficiali e scontate, e soprattutto centrate più sulla colpevolezza di un individuo e sull'efficacia delle indagini in corso che alla specifica competenza della Criminologia che si dovrebbe, invece, occupare più della dimensione psicologica e psichiatrica del criminale che delle investigazioni. Il criminologo di formazione psico-sociologica, infatti, ha come funzione primaria quella di fornire al Magistrato di Sorveglianza una valutazione sulla pericolosità sociale di un detenuto al fine di suggerire il trattamento carcerario più adatto. Il criminologo di formazione medico-psichiatrica, ha invece la funzione di indicare ai magistrati giudicanti, nel corso del processo, se l’imputato aveva capacità di intendere e di volere al momento del crimine, al fine di stabilire se deve essere processato normalmente o se, invece, più che il carcere è opportuno indirizzarlo verso una struttura psichiatrica (Ospedale Psichiatrico Giudiziario).

martedì 11 marzo 2014

Elena Ceste: viva o morta? Le varie ipotesi e la speranza di indagini a 360°


Credere a Michele Buoniconti o non credere a Michele Buoniconti: questo è il dilemma, direbbe un attore di teatro. Ma qui non siamo in teatro, qui siamo nella vita reale del ventunesimo secolo e la domanda non se la pongono solo i carabinieri e i procuratori, se la pone anche quell'opinione pubblica che da tempo è parte attiva nello spingere la giustizia a condannare per volere popolare. Per questo non è una domanda da poco. Specialmente se il fascicolo aperto contro ignoti, in cui al momento vi è scritto istigazione al suicidio, in mancanza di un ritrovamento in vita dovesse trasformarsi in un fascicolo contro il marito con su scritta la parola omicidio (poco importa se premeditato o no). Detto quindi che è sempre il caso di andarci leggeri quando si parla e si scrive di certi argomenti, non ci si può esimere dal constatare che le modalità di scomparsa di Elena Ceste sono a dir poco strane. Per cui non stupisce, come dichiarato più volte dal marito, che i carabinieri non gli credano e manco abbiano avuto la voglia di ascoltare la telefonata inviatagli da un buon "amico" di famiglia (ma perché gliel'ha inviata? Era davvero preoccupato per Elena o la chiamata aveva altri scopi?). Telefonata che potrebbe dimostrare l'esistenza quanto meno di un amante, come starebbero a far supporre gli sms del buon "amico" - rinvenuti nel telefonino - che esortavano la donna ad andare a un incontro "al solito posto".

venerdì 7 giugno 2013

Provate a indovinare il nome dell'assassino e della vittima...


Questo più che un articolo sarà un problema matematico da risolvere proprio come si usa fare con i problemi matematici; io vi darò dei dati e voi, per giungere alla soluzione esatta, dovrete sommarli, moltiplicarli, sottrarli o dividerli. In un unico post non posso inserire gli atti processuali, quindi i dati riguarderanno esclusivamente le fasi salienti del crimine. Naturalmente sto parlando di un omicidio e so che il dolore dei familiari, degli amici e delle amiche, è reale e duro da sopportare. Ma il gioco che vi sto per proporre non sarà né volgare né offensivo. Anzi, puntando l'indice sulle varie fasi investigative mi prefiggo di aiutare a far sì che un domani ci possano essere indagini migliori, sia da parte di chi entra per la prima volta sulla scena di un delitto, dove di solito nelle prime ore il caos regna incontrastato sovrano e la metà dei reperti viene contaminato o rovinato irrimediabilmente, sia da parte di chi da quella scena deve trarre conclusioni in grado di portare sulla giusta direzione i pensieri.

mercoledì 3 aprile 2013

James Bulger, il bimbo ucciso trentotto volte dall'Anticristo

Articolo di Chiara


Il Cristianesimo è forse la prima religione ad avere compreso in sé, connotandolo in maniera inequivoca, Satana (Il Male) come Antagonista assoluto e necessario di Dio (Il Bene). Lo fa nascere come Angelo caduto, Lucifero, che da “portatore di luce”, ossia emanazione del Bene, in seguito alla caduta diviene Signore del Male, perdendo ogni minima connotazione benigna ed attestandosi in maniera definitiva ed irreversibile nelle tenebre. Questo ha distinto il Cristianesimo da tutti i paganesimi che l’avevano preceduto, nei quali gli “Dei maligni” sedevano accanto a quelli benigni, a simboleggiare quell’intreccio di bene e male, nessuno assoluto, che meglio rispecchiava la società umana. Altre religioni monoteiste (che io sappia) non si concentrano sul Male e sul Bene nella stessa misura, come fa il Cristianesimo, tanto che le forme di culto di Satana è al Cristianesimo che si contrappongono, come sembrerebbero dimostrare le loro ritualità che, pur nelle differenze, in massima parte ricalcano la ritualità cristiana, invertendone gesti, simboli e scopi. Dunque, dove c’è Cristianesimo, in una qualunque delle sue espressioni confessionali, c’è satanismo ed entrambi si fondano sulla contrapposizione netta tra Dio e Satana; e così come Cristo è promanazione di Dio, a Satana viene associato l’Anticristo. C’è chi ne teme la venuta, chi l’invoca, chi dice essere già giunto fra noi.

mercoledì 6 febbraio 2013

L'attualità nella Storia della Colonna Infame - del Manzoni. Il passato che non ha tempo e anche ai giorni nostri si mostra presente più che mai...

Saggio di Gilberto M.


Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d'aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d'aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che, nella sentenza medesima, dopo aver decretata, in aggiunta de' supplizi, la demolizion della casa d'uno di quegli sventurati, decretaron di più, che in quello spazio s'innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame, con un'iscrizione che tramandasse ai posteri la notizia dell'attentato e della pena. E in ciò non s'ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile. (Alessandro Manzoni, Storia della Colonna Infame - Introduzione -)

domenica 9 settembre 2012

GIURISTI CONTRO LA FILOSOFIA. I PROCESSI CONTRO PROTAGORA E SOCRATE


 Bertiolo (UD) Agosto - Settembre 2012

Tutta la vita degli uomini… è retta da natura e leggi. E di queste la natura è una realtà disordinata e particolare, a seconda dell’individuo che la possiede, mentre le leggi sono una realtà universale, e ordinata, e per tutti identica. La natura, se malvagia, tende spesso ad azioni perverse: troverete quindi in colpa chi la segua. Le leggi hanno invece di mira il giusto, il conveniente, l’utile, e questo ricercano; e quando ciò sia stato individuato, esso viene posto in forma manifesta quale norma comune, uguale e analoga per tutti: questo è la legge. Conviene che tutti obbediscano alla legge, soprattutto perché la legge è invenzione e dono degli dèi, deliberazione di uomini saggi, correzione di colpe volontarie e involontarie, patto comune della città… Per due ragioni vengono poste le leggi: perché nessuno compia ciò che non è giusto, e perché con la punizione di chi trasgredisce queste norme, gli altri possano essere resi migliori…

Anonimo, “Sulle Leggi” riportato dallo Pseudo-Demostene, in “Contro Aristogitone” [1]

domenica 2 settembre 2012

Effetto Cold Case – Al di là dell'evidenza... noi, trattati come cavie per sperimentare ed analizzare la società in nome dell'audience

Articolo di Gilberto M.

Credo che per la maggioranza dell’opinione pubblica Annamaria Franzoni sia colpevole. Mi è capitato di parlarne con degli amici e dei conoscenti, e quello che risulta in modo inequivocabile è quella malcelata evidenza che traduce una sorta di assioma del tipo: “Non può che essere stata lei”. In alcuni casi il mio interlocutore è più esplicito e mi dice che ce l’ha scritto in faccia, che è lei l’assassina, che lo dicono i suoi occhi. Una sorta di riedizione della fisiognomica di Lavater e della frenologia di Gall, le sedicenti scienze del 700 e 800 per le quali si poteva ricavare il profilo criminale di una persona dai caratteri del viso e dalle depressioni e protuberanze del cranio (pseudoscienze mai andate completamente in disuso). Il "non può che essere stata lei" sembra riportarci al verificazionismo, a una epistemologia pre-popperiana, all’induttivismo per enumerazione, uno degli errori madornali della pseudoscienza. Non si tratta soltanto del tacchino di Russell che ricava induttivamente da alcuni casi particolari una proposizione che dovrebbe valere universalmente, non si tratta soltanto del rispetto del principio costituzionale che si può condannare solo al di là di ogni ragionevole dubbio. Si tratta di quella induzione per eliminazione (esclusione), una fallacia che si fonda sul metodo dell’eliminazione e confutazione di tutte le teorie false (nessun altro poteva essere l’assassino) in modo che ne rimanga una sola, quella "vera". Ma in realtà il numero delle teorie rivali (false), come evidenziato dall’epistemologia popperiana, è potenzialmente illimitato (anche se ne prendiamo in considerazione solo alcune). Dato un problema ‘p’ esiste sempre una infinità di soluzioni logicamente possibili (dato un delitto ‘d’ esiste sempre un’infinità di ricostruzioni e scenari possibili). La scelta di una teoria (o di uno scenario del delitto) non è mai data da un criterio di esclusione per enumerazione, ma in positivo dagli elementi che la fanno ritenere migliore in quanto messa alla prova (prova logica e fattuale, scientifica, con possibilità di smentita, e solo se l’insieme dei falsificatori potenziali non è vuoto).

sabato 28 luglio 2012

Come uccidere chi non ci concede il divorzio senza andare in galera. La legge di arlecchino lo permette...


Avete una moglie o un marito benestanti, se non ricchi sfondati, che vi nauseano e non vi lasciano vivere? Volete liberarvene ma non riuscite ad ottenere un buon divorzio? Avete sposato una persona taccagna che vi farebbe sudare per farvi ottenere "il mantenimento"? Subite la sua presenza per non trascorrere anni nel limbo di una causa giudiziale che vi costerebbe capitali, che vi costringerebbe a rivedere, ed ogni volta per litigare, la persona odiata? Non avete la certezza di ottenere, in moneta, quanto pensate sia giusto, e preferireste avere il capitale tutto per voi? In questi casi il divorzio non serve, datemi retta. Vi posso dimostrare, numeri alla mano, che un buon uxoricidio confessato, in Italia, fa risparmiare tempo e denaro. Se siete interessati vi spiego come fare, nel caso non vogliate uccidere nessuno, nel caso gli uxoricidi non vi interessassero, non andate oltre nella lettura ed uscite da questo articolo che potrebbe risultarvi cruento.

giovedì 12 luglio 2012

Laura Bigoni e gli omicidi compiuti da "non si saprà mai chi". Quando chi indaga si fissa su una sola preda l'assassino resta libero...


Sono passati diciannove anni dal primo Agosto 1993, quando in una calda domenica d'estate l'imprevedibile si materializzò in una villetta di Clusone. Lì si trovava in vacanza forzata, voluta dalla famiglia (originaria del paese), una ragazza di 23 anni, Laura Bigoni. Laura era nata a Milano e sognava di aprire un centro estetico tutto suo. Da un paio d'anni si frequentava con un ragazzo che tutti chiamavano Jimmy. Lui sognava di diventare un pompiere effettivo, all'epoca era solo un volontario, di spegnere gli incendi e salvare vite umane. I due ragazzi, ancora giovani, vivevano nella spensieratezza di una storia che ancora non appariva importante. E tutto andò bene fino a quando lei si accorse che lui aveva una doppia vita e frequentava anche un'altra donna. Fu a causa di questa amante che i genitori di Laura insistettero affinché si allontanasse da quella situazione. Ma il suo spostarsi a Clusone, e lì restare sola in casa, non cambiò di molto le carte in tavola. Jimmy in quella prima settimana varie volte aveva percorso in auto i cento e passa chilometri che lo separavano da Laura. Però era un bastardo, perché alla sera, anziché tornare a Milano, si portava a Cesano e passava la notte con l'altra. Ogni persona, s'è detto, ha propri sogni, sogni che a volte si realizzano ed altre si infrangono contro gli scogli del destino. E su quegli scogli si infransero i sogni di Laura, trovata morta domenica 1 agosto del '93 dagli zii. Era stesa nel suo letto sotto una coltre di fumo denso. Ma non fu il fuoco ad ucciderla. Di fuoco non se ne sprigionò nonostante l'assassino avesse cosparso di "lacca", prodotto infiammabile come cita l'etichetta, il letto e la moquette. A toglierle la vita furono nove coltellate portate da un coltello presente in casa, poi sparito. Quattro alla gola, una sul petto e cinque al basso ventre, con l'ultima che le aprì la carne in maniera abnorme. Questa, a detta dei periti, chiaramente sferrata per sfregio nell'ambito di un omicidio a sfondo sessuale.

lunedì 31 ottobre 2011

Presunto colpevole. Quando le Procure inseguono "il loro assassino"... dal Morrone al Parolisi passando per Stasi Knox Sollecito e tanti altri


Ci sono stati casi giudiziari clamorosi in Italia, alcuni sono ancora in auge ed altri appena agli albori, casi che hanno spaccato l'opinione pubblica portandola a contrapposizioni insanabili. Questo è accaduto, ed accade, quando un presunto assassino si dichiara innocente, quando non ammette una colpa che chi indaga vorrebbe fargli ammettere. Ma cosa capita di preciso se una procura ritiene di avere in mano il colpevole e questi non confessa? Capita ciò che ultimamente si è ripetuto più volte, capita che chi ha il potere di decidere il modo e la maniera di portare avanti una indagine, si fossilizza su una propria idea e la persevera senza provare a fare quanto sarebbe giusto fare, il ragionamento opposto, senza pensare anche al contrario, alla possibilità di un'innocenza, senza allargare lo sguardo in direzioni a volte facili. Basterebbe poco, una critica costruttiva che coinvolga quanto appurato nei primi mesi di indagine sarebbe il massimo, ma anche solo il girare lo sguardo per osservare chi passa accanto non sarebbe male. Eppure quasi mai si fa autocritica, quasi mai si guarda accanto, piuttosto si insiste e ci si accanisce convinti di fare un'indagine professionale e di essere sulla pista giusta.

giovedì 13 ottobre 2011

L’ANIMA DI PONZIO PILATO ALEGGIA SUL LUNGOTEVERE



 L’ANIMA DI PONZIO PILATO ALEGGIA 
SUL LUNGOTEVERE

Di Manlio Tummolo



A partire da Esiodo (VIII sec. a. C.), la letteratura di tutti i popoli, non ha mai visto di buon occhio, i giuristi e i giudici in modo particolare. Esiodo, in “Le Opere e i Giorni” li qualificò “divoratori di doni” [*]. Vero che, allora, i giudici erano puramente dei mediatori privati scelti dalle parti, ma la situazione non è poi granché modificata neppure dopo. Le valutazioni di Platone ne “L’Apologia di Socrate” non furono granché diverse. Molti forse trascurano che i Vangeli sono un’ottima descrizione, ancorché sintetica, di un processo penale di tipo accusatorio, in uso all’inizio dell’ Impero Romano. Più tardi, cominciò a trasformarsi in rito inquisitorio, da Nerone in poi, soprattutto relativamente a processi di natura politica o religiosa. Riporto come Luca, dopo aver descritto il primo dibattimento al Sinedrio, per l’accusa di bestemmia (dichiararsi “figlio di Dio”, per farisei e sadducei era appunto un tale peccato-reato), passa al procedimento davanti a Ponzio Pilato, al quale delle bestemmie contro la fede monoteistica ebraica nulla interessava, ma rilevava, viceversa, l’accusa, rivolta a Gesù detto il Cristo, di attentare al potere romano, e pure la problematica delle competenze territoriali e politiche nella Palestina di allora.

venerdì 22 luglio 2011

Perizie e Periti, un binomio che spesso e volentieri non gira in coppia


C'è da dire che negli ultimi dieci anni siamo entrati in contatto, grazie ai mass-media che ne hanno amplificato l'eco, con una lunga serie di crimini crudeli ed efferati. Crimini che non hanno avuto reo-confessi e che dai vari Pm sono stati considerati da subito crimini a senso unico, anche se occorre dire che dalla loro bocca è sempre uscita la frase: "Prima di procedere contro l'indagato abbiamo vagliato tutto a 360°". Ma chi ha indirizzato i procuratori nella pista seguita e portata a processo? Si dovrebbe pensare che chi è preposto ad indagare abbia una percezione migliore di noi, un'esperienza derivata da anni di indagini che lo porta a seguire la strada giusta. Ma analizzando i casi volta per volta ci si può rendere conto che i procuratori incaricati a scoprire la verità erano tutti privi dell'esperienza necessaria. Per fare un esempio alla dottoressa Del Savio Bonaudo, prima Procuratore capo ad Aosta ed ora avvocato a Torino, ed alla sua giovane procuratrice Stefania Cugge, mai era capitata una morte infantile di siffatta specie (ma neanche di altra specie), eppure per loro l'omicidio di Samuele Lorenzi era un figlicidio.