lunedì 14 settembre 2015

Occhio per occhio dente per dente. Una drastica soluzione per far cessare i sequestri di stato dei magistrati non professionali che se ne fregano della vita altrui


Un altro processo che neppure doveva iniziare si sta celebrando contro Massimo Bossetti nell'italica terra conosciuta nel mondo perché resa famosa da santi, poeti e navigatori. Queste le categorie più famose. Ma in Italia ci sono anche tanti eccellenti investigatori, procuratori e giudici che operando per come vuole la legge riescono a chiudere indagini scomode prima che finiscano sui media. Su quei media che pressando mischiano le carte e calando l'asso del pregiudizio aizzano il popolo e spaiano le indagini. Naturalmente le eccellenze non si fanno notare. Com'è giusto che sia restano nell'ombra, non cercano pubblicità e non accettano, specialmente prima di aver portato l'imputato a processo, di parlare coi media, italiani o stranieri, di una indagine che ancora non ha superato il vaglio dei giudici. Le persone semplici ammirano gli uomini con la divisa o con la toga. Li vedono maneggiare il potere e pensano di avere a che fare con menti superiori, con una categoria professionale e seria al cento per cento. Ma una categoria simile non esiste in nessuna parte del mondo. Come capita in qualsiasi azienda, fra migliaia di persone che lavorano nel migliore dei modi si troverà sempre una percentuale, alta o bassa che sia, che risulta meno produttiva o addirittura incapace. Logicamente l'azienda privata può migliorare in produttività se chi la dirige usa gli strumenti in suo possesso per provare a livellare i suoi dipendenti (se non ci riesce li licenzia). Basandosi su questa ovvia banalità c'è quindi da chiedersi chi diriga l'azienda Italia, in special modo il settore giustizia, visto che lo stesso discorso sulla professionalità si può fare sui giudici. Anche fra loro ce ne sono di molto validi (che sentenziano basandosi sul codice penale e sul buonsenso) e di poco validi (quelli che si affidano alle procure e a regole proprie non scritte in nessun codice penale).

Che sia così non è una mia impressione, ma è un dato di fatto visto che la nostra giustizia non sta messa bene (prima di noi in classifica ci sono Gambia, Mongolia e Vietnam), visto che Strasburgo ciclicamente ci multa a causa dei processi infiniti e dei troppi anni trascorsi in carcere da chi è in attesa dei verdetti. Nessun media alza la voce e il popolo non si indigna per i tanti milioni di euro buttati al vento da una categoria privilegiata con stipendi di lusso. Forse è per questo che la pubblica opinione non ha neppure capito che in Italia i veri criminali, nonostante le indagini massicce e i tanti denari spesi, non si scoprono mai (vedi il caso del "mostro di Firenze", ma anche di Simonetta Cesaroni, Serena Mollicone, Emanuela Orlandi, Denise Pipitone, Cristina Golinucci, Angela Celentano e tantissimi altri archiviati o in odor di archiviazione).

Anche i criminali stranieri sanno che i nostri processi faticano a partire e quando partono non arrivano coi tempi giusti, che troppo spesso finiscono con la prescrizione del reato, che troppo spesso sono preparati e celebrati con spirito libero e fantasioso e non con le tavole della legge. Lo sanno che in una situazione del genere difficilmente rischiano di restare per troppi anni in una cella italiana. E questo dovremmo saperlo anche noi, dato che siamo una delle nazioni che non accontentandosi di avere una propria e ben nutrita lista di organizzazioni criminali (mafia, n'drangheta, camorra e via dicendo) permette ad altre di entrare liberamente e proliferare. Criminali africani e dell'est Europa, della Cina e di ogni altro Stato che applichi pene certe e dure, si ritrovano nelle nostre città e si associano perché da noi certi crimini sono ormai una routine e per i media non paiono essere di prima fascia. Pochi sono i delinquenti che una volta arrestati da poliziotti e carabinieri restano in carcere. Alla faccia di chi ha rischiato anche la vita pur di portare di fronte a un giudice chi è di certo colpevole perché arrestato in flagranza di reato. Ma i loschi personaggi che delinquono abitualmente da noi se la cavano con una tirata d'orecchie e un foglio di via che nove volte su dieci rimane lettera morta. Quante volte ci siamo sentiti dire che l'assassino del tal dei tali era già stato arrestato e poi rilasciato con un foglio di via? Per tutti vale Ezzedine Sebai, che fu arrestato e rilasciato innumerevoli volte prima che si spostasse in Puglia dove uccise moltissime donne anziane.

La nostra giustizia è particolare e nelle carceri italiane non ci restano neppure i reo confessi che ammazzano in maniera efferata e che, confessando i delitti, quasi mai vanno in cella prima del processo e dopo la condanna in galera ci stanno dai sette ai dieci anni. Non di più. Da noi, fateci caso, in carcere in attesa dei processi più seguiti dai media ci sono persone incensurate, quelle che come la maggioranza degli italiani vivono una vita semplice e che credendo nella giustizia si dichiarano innocenti perché non è giusto ammettere di aver ucciso se non si è ucciso. Persone che non avendo mai frequentato il mondo giustizia, in cui vivono investigatori procuratori e giudici, non immaginano neppure che una volta rinchiuse in cella non usciranno più perché la custodia cautelare è una bestia assatanata che ubbidisce solo alle procure e che neppure i giudici sono capaci di domare.

Gli esempi al momento sono tanti. Si va da Veronica Panarello a Michele Buoninconti, da Padre Graziano a Massimo Bossetti e ad altri un po' meno mediatici. Tutte persone ancora da giudicare che si dichiarano innocenti e attendono in carcere processi e sentenze. Persone che dalle loro celle guardano la televisione e assistono impotenti ai processi sommari in cui vengono stuprate moralmente e condannate a prescindere. Ma più di loro il carcere cautelare ha colpito Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ora assolti con sentenza definitiva, e ancora più di questi ultimi è toccato a Sabrina Misseri (ma anche a sua madre) sulla cui posizione occorre soffermarsi un attimo.

La stragrande maggioranza degli italiani crede che la ragazza di Avetrana abbia ucciso sua cugina e meriti di restare in galera. Lo crede non perché ci siano prove a conferma, non perché a processo sia stata dipinta quale ragazza vendicativa capace di alzare le mani sulle rivali, ma perché l'informazione e gli opinionisti mediatici, in nome e per conto della procura, hanno spruzzato quell'enorme odore di pregiudizio che fa perdere alla mente ogni cognizione razionale. Tutti si sono sentiti, grazie all'impronta data alle notizie dai giornalai, buoni investigatori e buoni giudici e tutti ora credono che per giudicare colpevole una persona, semplice come loro ma dipinta di nero dai media, non serva leggere gli atti e ascoltare gli interrogatori ma basti l'intuito, il particolare stonato che fa pensar male ed è confermato dal tal opinionista televisivo che, dice, ha letto ogni parola. Ma non è vero che ha letto ogni parola è non così che funziona la giustizia. Se si ragionasse a questo modo tutti potremmo finire in carcere e dopo essere dipinti di nero restarvi per la vita.

Per giudicare occorre avere la mente sgombra. Per imbastire un giusto processo bisogna evitare che i giudici popolari ascoltino gli opinionisti dare per certa la colpevolezza dell'imputato che ancora deve essere giudicato. I giudici togati e popolari non si scelgono ad inizio indagine ma a inizio processo. Perciò non si possono tenere all'oscuro di ciò che nel frattempo sui media "si dice" e si dà per certo. Per questo i giudici moderni, togati e popolari, quando un processo è mediatico non dovrebbero essere italiani ma stranieri. Solo così vi sarebbe la certezza di far entrare in tribunale persone che nulla sanno né del crimine in questione né di chi la procura crede colpevole. E' l'unica soluzione accettabile, dato che invece di far parlare e scrivere i giornalisti specializzati gli editori lasciano campo libero ai giornalai dello scoop. Per essere veri giornalisti, per essere idonei ad informare la pubblica opinione (quindi anche i giudici popolari) senza inserire pregiudizi, occorre saper guardare i fatti senza emotività e ragionare con la propria testa evitando di riportare, in video o sui giornali, quanto dice l'accusa senza prima averlo vagliato con logica e, se è possibile, senza prima averne parlato con la difesa. Invece il settore informazione è in confusione. Vige la regola del chi prima arriva meglio alloggia e pur di pubblicare lo scoop non si verifica nulla di quanto si scrive finendo per fare il gioco di chi sa bene che le parole fanno più male delle armi.

Un giornalista degno di tal nome, dopo aver letto gli atti e ascoltato i vari testimoni interrogati nel primo processo di Taranto non potrebbe fare a meno di dire ad alta voce che non c'è uno straccio di indizio valido che faccia pensare colpevole Sabrina Misseri, che per assolverla sarebbe bastato un solo processo celebrato in un'altra città. Purtroppo non tutti hanno letto e ascoltato e purtroppo a qualcuno, che sui media ci sguazza, la condanna "fa gioco".

Ma lasciamoli perdere i processi di Taranto perché troppo spesso si rivelano sbagliati (vedi Domenico Morrone e tanti altri condannati dai giudici tarantini e poi riconosciuti innocenti) e concentriamoci sulla legge italiana che vuole in custodia cautelare chi, accusato di un crimine, restando libero ha la possibilità di reiterare il reato (un serial killer dovrebbe restare in carcere, non un incensurato ancora da giudicare), di fuggire dall'Italia (un criminale sconosciuto al grande pubblico che ha amicizie a Santo Domingo dovrebbe restare in carcere, non chi per anni ha visto la sua faccia campeggiare sui media) e inquinare le prove (se ci sono indagini in corso e testimoni da interrogare è giusto che l'imputato resti in carcere, ma quando le indagini finiscono cosa può inquinare?). Queste le tre condizioni necessarie per tenere in galera chi è in attesa di processo (ne basta una valida per non liberare gli imputati).

Ora dovete sapere che Sabrina Misseri è in custodia cautelare dal 15 ottobre 2010 e che il giudice Patrizia Sinisi qualche giorno fa le ha notificato un atto in cui le comunica che, non si dovesse pronunciare prima la Corte di Cassazione, magari perché alla giudice servirà più di un anno e mezzo per motivare la sua sentenza (d'altronde la sua collega tarantina Cesarina Trunfio ci mise un anno), i termini di custodia in carcere per lei scadranno nel settembre del 2017. Quindi, per la ragazza di Avetrana i giusti anni in custodia cautelare sarebbero sette, tanti quanti ne ha scontati un marito di Belluno dopo aver ucciso la moglie con venti coltellate mentre la loro bimba dormiva nella camera accanto (link di conferma). In pratica, l'uomo di Belluno, che certamente è un assassino dato che ha ucciso barbaramente sua moglie, dopo soli sette anni di carcere è tornato libero perché ha scontato la sua pena. Sabrina Misseri, che come altri imputati italiani è in custodia cautelare perché si è dichiarata estranea al delitto, potrebbe invece restare sequestrata per gli stessi sette anni... ma senza motivo se alla fine dell'iter processuale la Cassazione dovesse ritenerla innocente.

In certi casi la giustizia italiana interpreta a suo piacimento. Bruciato il codice penale se la prende comoda, motiva a piacimento e dopo aver fatto un rapido calcolo matematico decide che tutto torna. Come se fosse normale restare chiusi in galera in attesa di essere processati per qualcosa che si dice non aver commesso.

Certo è che tanti procuratori e giudici ritengono la custodia cautelare in carcere una misura giuridica normale, visto che per anni e anni chiudono in galera gli imputati che si proclamano innocenti. In carcere sono e in carcere devono restare quelle persone che l'accusa vuole colpevoli. Anche se sono incensurate, anche se non ci sono prove e gli indizi non si incastrano fra loro, anche se non sono ancora state depositate le perizie in grado di confermare, ma anche di smentire, tesi accusatorie che spesso superano la normale immaginazione. Penso a Massimo Bossetti, arrestato in maniera vergognosa mentre lavorava e infilato in galera a causa di un Dna strampalato. Penso a Michele Buoninconti, arrestato a causa di una perizia voluta dalla procura che due mesi dopo anche i tecnici dei carabinieri hanno smentito. Penso a Veronica Panarello, arrestata dopo un interrogatorio fuorilegge e chiusa in carcere in attesa di una perizia che potrebbe inchiodarla ma anche scagionarla. Penso che se per i procuratori e i giudici è normale che una ragazza resti sette anni in custodia cautelare, dovrebbe essere anche normale che chi lavora per lo Stato paghi con la stessa moneta se un domani la Cassazione decidesse, a buon ragione, di mettere davvero in pratica le motivazioni della sentenza Knox-Sollecito. Insomma, le ricostruzioni accusatorie assurde non sono idonee né a condannare né a tenere in carcere persone incensurate e chi le fa proprie, per ottenere condanne e condannare, deve assumersi le proprie responsabilità se invece della condanna arriva l'assoluzione.

Arrestare e rinchiudere in carcere persone innocenti è o non è un sequestro di stato? Se un domani prossimo a venire Sabrina Misseri, Cosima Serrano, Veronica Panarello, Massimo Bossetti e gli altri ora in galera venissero scagionati per l'assurdità delle ricostruzioni accusatorie, chi ridarebbe loro la dignità stuprata dai media e gli anni trascorsi ingiustamente in cella? Chi ridarebbe la vita e la dignità persa a una ragazza diventata donna in carcere, a una madre a cui hanno ucciso un figlio e a un carpentiere a cui hanno distrutto vita e famiglia? Non c'è in natura nulla che possa ridare quanto perso. Non c'è nulla che possa riuscire a cancellare il dolore subito a causa di persone che non si sono mostrate professionali. Chi manda in carcere le persone innocenti capisce quanto dolore provoca? Forse no, forse certi magistrati dovrebbero provarlo sulla loro pelle per capirlo. Ed allora non c'è altra soluzione che mandare in carcere i procuratori e i giudici che vogliono e avallano la custodia cautelare senza avere in mano prove serie. Magari con ricostruzioni oniriche o fantasiose.

Questi uomini a cui lo stato dona potere sarebbero disposti a pareggiare la situazione e a rimetterci del loro nel caso di assoluzioni in Cassazione? Sarebbero disposti a mostrarsi uomini veri e ad andare in galera se si scoprisse che non hanno lavorato in maniera professionale? Io credo di no. Credo che non rinunceranno mai ai privilegi che garantisce lo stato anche se loro per primi, sequestrando e mandando persone in carcere (senza avere alcuna certezza della colpevolezza), sputano sopra la presunzione d'innocenza e su altri diritti che la Giustizia vuole siano garantiti a chi viene indagato. Non ultimo quello di poter attendere gli esiti dei procedimenti giudiziari assieme alla propria famiglia e non in carcere.

Quella della custodia cautelare ingiusta è una piaga che va debellata, non v'è dubbio, e dovrebbe essere l'informazione a inserire il dito nella ferita affinché il male continuo costringa le istituzioni a curarla. Ma quando mai lo farà? A parer mio basterebbe un anno di "occhio per occhio - dente per dente" per rimettere in carreggiata i magistrati che ne abusano. Non sarebbe una cosa assurda e visto che tantissimi procuratori e giudici sono davvero bravi e professionali, forse non sarebbe neppure difficile da far accettare a quella maggioranza dei magistrati che da tempo è stanca di essere accomunata a certe persone...

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23 commenti:

Anonimo ha detto...

Il DNA è una prova concreta e definitiva. Non è per nulla strampalato.


Anonimo ha detto...

Concreta e definitiva che scagiona Bossetti. I dna sono 11 - quello della traccia è misto e contiene 3 mitocondriali, ma non il mitocondriale di Bossetti. Fai tu

Dudu' ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Dudu' ha detto...

Merita un plauso l'articolo che hai scritto. Lodevole e arduo insieme, sostenere la giustizia .
Merita un'analisi approfondita la scelta del giudice popolare imparziale, sceglierlo in un'altra nazione potrebbe essere una. L'applicazione della responsabilità civile del giudice purtroppo porta con sé il seme dell'inutilizzabilita, in quanto è il difensore stesso, come nel caso dell'Avv. Buongiorno,che potrà avvalersene -o meno- . È ovvio che un avvocato pur avendo tutte le ragioni di questo mondo non si inamicherà un giudice. Così com'è la normativa sulla responsabilità civile, a meno che un avvocato la utilizzi per poi andare in pensione (es. Avv. Coppi) o si ritiri dalla professione, difficilmente potrà essere utilizzata. Infatti la Buongiorno ha annunciato - qui l'articolo - http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/motivazioni-sentenza-cui-cassazione-ha-assolto-amanda-knox-108163.htm
che non la utilizzerà sia per un suo principio personale, sia perché con i giudici deve lavorarci. Ecco come hanno fatto a raggirare l'imposizione europea . Se processualmente vengono riconosciute delle colpe ,non dovrebbero risponderne automaticamente?
Spero vivamente di aver inteso male.

Dudu' ha detto...

Per anonimo
"Nello stesso tempo[la cassazione] ha puntato il dito sulla mancata ripetizione delle analisi che per ritenersi affidabili e valide [..]anche quando manca la possibilità di rifare le analisi perché il materiale repertato è scarso i risultati ottenuti a processo sono da considerare nulli e privi di valore probatorio o indiziario. Questo pur se le analisi si sono eseguite nel rispetto della legge con la formula dell'accertamento irripetibile."

Sulle motivazioni -"Con le motivazioni Knox-Sollecito la Cassazione mostra i pugni a chi privo di professionalità lavora nel sistema giustizia e sbaglia anche a causa dei media" di Massimo Prati

Il codice penale và rispettato da tutti, in primis dai giudici.
Ricorda sempre che quel codice penale e dei giudici un giorno potrebbero condannarti o assolverti...con l'aiuto di media e/o opinionisti ,se le cose non cambieranno.

magica ha detto...

io mi sono sempre chiesta, ma.. gli avvocati degli SCAZZI.. possibile che non abbiano capito che le MISSERI non centrano, con l'omicidio delle cugina e nipote?
avranno sicuramnte letto tutte le carte , ascoltato tutti i testimoni . in fondo non sono dgli sprovveduti . penso che hanno studiato per diventare avvocati, sara' servito ad farli ragionare logicamente e senza pregiudizi .
mi domando ancora . perchè non hanno capito niente?? di cosa successe ad AVETRANA ,la valutazione degli indizi irragionevoli , poiche' la loro assurdita' si capisce anche senza essere dei luminari della scIenza . eppure un avvocato della difesa degli SCAZZI , SI AUGURA CHE LE misseri confessino il delitto.
fanno i finti tonti ,oppure non hanno capito un tubo?? oppure a voler essere diffidenti verso una categoria di luminari del diritto ..giocano sporco??? senza etica professionale . l'importante è vincere una causa e chi è innocente che vada al diavolo : non è una persona che conta oppure di famiglia

Luca Cheli ha detto...

Anche senza ingabbiare i pm, basterebbe creare un sistema con classi di merito in cui i pm in classe più alta si occupano dei reati più gravi, mentre quelli più in basso si occupano degli altri.

Diversamente dal sistema attuale, in cui il pm di turno si può occupare di tutto, dal taccheggio alla strage, in un sistema simile verrebbero fatti "salire di classe" i pm i cui impianti accusatori vengono confermati da sentenze definitive e fatti scendere quelli che sbagliano.

Anche così, però, non si sarebbe mai sicuri che non si arrivi ad avere condanne facili solo per "spirito di solidarietà", per così dire.

Certo, c'è sempre la Cassazione, ma anche lì non è sempre domenica, anzi, ed inoltre già oggi la Cassazione è oberata di cause arretrate e si parla di circoscrivere la possibilità del ricorso per Cassazione.

GIGI ha detto...

Caro Massimo,
come si fa a non essere d'accordo con te.
Eppure, in un Paese civile, quelle che tu evidenzi dovrebbero essere delle regole elementari, la base, le fondamenta per un vivere comune.
La verità è questa: in Italia abbiamo due caste potentissime che si chiamano Procura della Repubblica e magistratura.
L'intero sistema giustizia, composto da tali caste, tende ad autoalimentarsi e autodifenerdersi e, per il noto principio del cane non morde cane, nonchè per garantire un' apparente funzionalità del sistema giustizia, ogni magistrato tende a coprire e ad avallare il lavoro del suo collega, così come ogni PM tende ad avallare e a coprire il lavoro di tutti gli inquirenti che coordina in una determinata Procura.
In tutto questo perverso e diabolico meccanismo, la maggior parte dei giornalisti fungono da grancassa mediatica per il potere precostituito: sono, a ben vedere degli umili servi, dei tappetini senza dignità e professionalità, disposti a distruggere la vita di presunti innocenti (e delle loro famiglie) pur di raggiungere il loro squallido obiettivo: contribuire a precostituire una verità mediatica suscettibile di influenzare l'opinione pubblica (compresi i giudici popolari e togati), ovviamente avallando in toto le tesi accusatorie, e far business (in termini di audience e di copie vendute), speculando e lucrando su queste tragiche vicende di cronaca nera.
Questo è uno schifo senza pari, di cui tutti sono al corrente ma che tutti fanno finta di non vedere e di non percepire perchè nessuno osa mettersi contro due caste potentissime del nostro Paese (Procure della Repubblica e magistratura) e dei loro squallidi e umili servi (la stragrande maggioranza dei giornalisti che si occupano di cronanca nera.

Anonimo ha detto...

La prova regina che tiene in carcere Bossetti consiste in un MEZZO Dna Cellulare che non esiste in NATURA.

ENRICO ha detto...

Massimo buongiorno ( ottimo articolo !)

in tutto questo , polizia giudiziaria e CC che caspita di ruolo svolgono ?

Nel corso delle indagini preliminari sono completamente assoggettati al Pm e al Gip, hanno un minimo di raggio d'azione oppure sono del tutto incapaci a svolgere attività investigative decenti ?

Vanna ha detto...

Buongiorno a tutti!

Massimo, notevole il tuo articolo che condivido.
Una domanda: nell'elenco degli assassini "mediatici" manca Salvatore Parolisi, per quale motivo non lo hai nominato?

emax/massimo prati ha detto...

Enrico, quando si trova un cadavere si chiama subito il procuratore di turno. Fino a quando lui non arriva il cadavere non si può portare all'obitorio. L'autonomia di carabinieri e polizia è poca. Iniziano le indagini e possono indirizzarsi su diverse piste, tutte da seguire, ma per far qualsiasi cosa (intercettazioni ecc...), e quindi indirizzarsi sulla pista privilegiata (che sarà la prima vagliata, poi, scartata quella seguiranno le altre), devono avere l'ok della procura.

Vanna, Parolisi non è più in custodia cautelare. Ora sta scontando una pena che tiene conto (e scala) degli anni in custodia cautelare trascorsi in carcere prima della sentenza di cassazione.

Ciao, Massimo

Vanna ha detto...

Massimo, grazie per la risposta.
Ciao Vanna

ENRICO ha detto...

Massimo,

ma allora com'è mai che invece Montalbano riesce sempre a trovare l'assassino seguendo il suo istinto e le sue piste ? .:D :D :D

A parte la battuta, grazie per la risposta

buona giornata
Enrico

Dudu' ha detto...

Una revisione della normativa sulla responsabilità civile con l'applicazione automatica della stessa qualora vengano riconosciuti danni colpevoli etc all'indagata o imputato , in cui il giudice potrà poi rivalersi, a cascata quindi, sui periti, procuratori etc con sanzioni pecuniare , l'obbligo di inserire in un registro chiunque lavori nel settore e procuri con il suo maleodoranti lavori danni alla comunità.
Ciò che manca in Italia è il senso di essere comunità, che dei beni pubblici bisogna risponderne ai cittadini, che non vanno dissipati ma onorati con il buon operare, e chi li spreca a fini carrieristici o condannando uomini innocenti deve risponderne ripagano il danno creato alla comunità. I 516 milioni di euro che il difensore di Sollecito andrà pretendere in un aula sono un danno alla comunità, causato da negligenza (sono un essere gentile) di più individui.
Il divieto assoluto che magistrati o giudici vadano in tv fare gli opinionisti a programmi in cui è disdicevole e dannosa per la professione stessa, la loro presenza.
I cittadini devono tornare nelle aule civiche, pretendere di sapere, deve ritornare dentro le scuole la lezione di educazione civica.

Manlio Tummolo ha detto...

Non so da quale legge il giudice parla di 2017. Il Codice all'apposito articolo (di cui non ricordo il numero, e non l'ho sottomano) parla di un massimo di 6 anni di custodia cautelare per un presunto reato punibile con l'ergastolo. Il punto è che ogni giudice crede, per apprendimento accademico, di poter dare interpretazioni creatrici, si scambia per Dio che è, per un credente, l'unico Creatore. Non sono d'accordo relativamente al giudice straniero: l'esterofilìa, dovuta ai lunghi domini stranieri che l'Italia ha subìto, ci fa vedere buoni e belli gli altri, e il celebre giardino del vicino sempre più verde del nostro. La storia giudiziaria di tutto il mondo gronda di sangue innocente. E', invece, questione di mentalità, di formazione, che in tutti i giuristi di tutto il mondo si fonda sulla convinzione di essere ispirati da Dio tramite la dea DIKE, oppure da qualche Arcangelo Michele o Gabriele o Ezechiele o Ismaele, ecc. ecc. Una grossolana confusione tra religiosità arcaica, irragionevole, e realtà del giudizio .

Anonimo ha detto...





http://www.iltempo.it/cronache/2015/09/15/innocenti-finiti-in-cella-per-errore-lo-stato-sborsa-piu-di-600-milioni-1.1457346

Giacomo ha detto...

Un altro caso di persecuzione mediatico-giudiziaria è quello relativo alla vicenda di Marta Russo, la studentessa universitaria uccisa da un proiettile vagante nei viali dell'Università "La Sapienza" di Roma. Per quella morte, fu condannato a cinque anni per omicidio colposo Giovanni Scattone, all'epoca assistente universitario di filosofia. Scattone si è sempre dichiarato innocente. Ebbene i media periodicamente aizzano l'opinione pubblica contro Scattone, "reo" di avere il DIRITTO d'insegnare. Ne ha DIRITTO, perché ha vinto un concorso a cattedre e non è mai stato interdetto dai pubblici uffici.
I media, invece di cogliere l'occasione per ricordare tutti i punti oscuri di quella VERGOGNOSA vicenda mediatico giudiziaria, sparano a zero contro Scattone a vent'anni dal fatto, pretendendo di comminargli una specie di ergastolo mediatico, per quanto riguarda il suo diritto al lavoro.

Da questa vicenda si deduce che:
1- Non sempre la Cassazione emette sentenze valide e che riflettano la verità storica,
2- I media di solito sono più realisti del re, ovvero più ingiusti e feroci persecutori delle stesse istituzioni preposte a fare giustizia.

Per chi non conoscesse la vicenda, basti ricordare che gl'inquirenti trascurarono completamente la pista che portava ai bagni del piano terra, da cui poteva essere partito il colpo e in cui furono rinvenute delle armi abbandonate.
Secondo la loro elucubrata ricostruzione, il colpo partì da un'aula dei piani superiori, in cui "collocarono" Scattone, e da una finestra in cui un grosso condizionatore s'interponeva nella traiettoria del proiettile fra la presunta arma sparatrice (che in realtà non è mai stata trovata) e la vittima.

Saluti a tutti.

Giacomo

Manlio Tummolo ha detto...

Qualcuno dice che le sentenze vadano sempre rispettate. A dire il vero nessuna sentenza andrebbe in realtà rispettata perché fondate su argomentazioni astratte, mal espresse, quasi illeggibili, anche quando, per caso, riescono a punire equalmente il colpevole o a liberare l'innocente. Il Diritto ha radici antiche, piuttosto religiose e sacerdotali, che scientifiche. A quasi tre secoli dall'Illuminismo giuridico che ha iniziato un lungo lavoro, ahinoi poco attuato, sarebbe ora che l'Umanità, almeno quella dei Paesi sedicenti civili e moderni, si liberasse dalla nostra "shaharija", costituita dall'irrazionalità e dall'arbitrio nelle indagini e nei giudizi, un vecchiume medioevale rimasto ancora vivo e persistente .

Anonimo ha detto...

Se avessimo un sistema di leggi meno complicato e più prescrittivo, i giudici non potrebbe permettersi di interpretare la legge come vogliono. Oltre a questo servirebbe poi una chiara separazione, anche fisica, tra magistratura inquirente e giudicante, nonché il fatto che la magistratura inquirente deve essere messa sullo stesso piano di un normale avvocato, e soprattutto le indagini devono essere svolte dalle FF.OO. e non da parrucconi che non muovono il c*** dalla seggiola.

magica ha detto...

METTERE DEI GIUDICI POPOLARI in condizioni di poter decidere di vite umane .. giudici che abiatano il territorio, con mentalita' di quel territorio è molto pericoloso . come scrisse uno : ci vorrebbero giudici che abitano a migliaia di km . e partecipanti al processo " vergini " di quaksiasi pregiudizio .
roba da matti .. quanndi si vedevano le facce di quelle giudici togate .. che stavano sferuzzando all'uncinetto ..

Norad ha detto...

"Per questo i giudici moderni, togati e popolari, quando un processo è mediatico non dovrebbero essere italiani ma stranieri".
L'ho pensato anch'io ! Ma come qualcuno ha scritto sopra, a ben vedere anche gli stranieri hanno le loro.

Mi sembrerebbe più giusto il sistema americano : 12 giudici popolari sottoposti al vaglio sia dell'accusa che della difesa e votazione unanime per la condanna.

Anche se poi sbagliano anche loro.

A proposito dei giudici popolari non andrebbero scelti da liste precostituite. Chi fa parte di liste è ovvio che è appassionato in materia, ed è lui medesimo a proporsi. Quindi un caso mediatico lo segue e prima ancora che cominci il processo ha già sentenziato.
Per fare un esempio mediatico o no, io di molti processi citati su, non so nulla ! E non faccio parte di nessuna lista !

6 giudici popolari e votazione a maggioranza son troppo pochi e come minimo, in ogni caso, dovrebbero certamente essere vagliati dalle parti.

In quanto ai magistrati...
In un articolo postato qui del Giudice Mori si dice appunto che un giudice non viene neanche a sapere se una sua sentenza è stata stravolta in appello o cassata.
Sarebbe invece la prima cosa da fare e qui subentra almeno la separazione delle carriere e un organo preposto a vagliare le capacità di chi pretende di giudicarci.
Poi la possiamo mettere come ci pare ma senza onestà intellettuale e con la mentalità referenziale che ancora c'è nel nostro paese, non se ne esce.
Tuttavia è un dovere provarci.

Corrado Massa ha detto...

Il DNA non è affidabile, perché esistono tecniche capaci di fabbricare DNA artificiali capaci di incastrare gli innocenti. E' probabilissimo che questa tecnica truffaldina sia stata usata contro Bossetti, altrimenti non si spiegano le caratteristiche del tutto anomale del DNA che lo incrimina. Sulla possibilità di fabbricare DNA falsi si veda questo articolo del Forensic Science international: Genetics. http://www.fpdcacd.org/Documents/DNA_blog_Frumkin.pdf