mercoledì 28 dicembre 2011

Serena Mollicone. Dopo anni di indagini sbagliate, diciassette mesi di carcere preventivo per il maggiore indagato, ora ci si chiede se i quindici profili genetici isolati sulla felpa daranno il nome dell'assassino...

Serena Mollicone
Il delitto di Arce, l'omicidio di Serena Mollicone, è il tipico esempio di come si possano indagare più persone in maniera sempre sbagliata. E' il tipico esempio di come un Pm non dovrebbe mai condurre un'indagine, di come l'appiattirsi di un Gip possa far solo del male alla Legge, alla Giustizia terrena. Serena, 18 anni al periodo, il primo giugno del 2001 si alzò presto e prese il bus che la portò in un ospedale, doveva fare una panoramica all'arcata dentale perché nel pomeriggio aveva appuntamento col dentista. Alle 9.15 la videro salire sulla corriera diretta all'università, doveva finire una tesina ed aveva deciso di usare il computer della scuola, ma alle 9.30 già iniziano le testimonianze contraddittorie. C'è chi la vede aspettare l'autobus che torna ad Arce, chi la vede in paese con Marco Mottola, il figlio del Maresciallo, chi la vede assieme ad una amica bionda sulle 13.00 e chi la vede addirittura a pomeriggio inoltrato vicino al boschetto dove fu poi ritrovato il suo corpo, quando già il fidanzato la stava cercando da oltre due ore. Ma perché la ragazza avrebbe deciso di cambiare i piani di quella giornata senza dir nulla al padre o al fidanzato? Nessuno se l'è chiesto e non si sa, si sa solo che a questi avvistamenti, alcuni prima ammessi poi ritrattati, ne subentra un altro, tempo dopo, quello di Carmine Belli, un carrozziere che la vede camminare nei pressi di una rotonda, sempre in direzione Arce. Ma ci sono anche altre parole, di altri ragazzi, che dicono di averla vista in paese dopo le 13.30.

Insomma, un caos di testimonianze che è faticoso dar tutte per veritiere. Ciò che si sa per certo è che dalle 13.30 in poi il suo fidanzato la chiama insistentemente, ma lei non risponde al cellulare, e che quando decide di telefonarle a casa il padre gli dice che la figlia aveva appuntamento col dentista. Lui andò allo studio medico ma lei non c'era, quindi ricominciò a telefonare al cellulare ed a casa, almeno fino alle 16.00 quando il padre gli rispose nuovamente ribadendo l'appuntamento dal medico. In quelle due ore di assenza, disse ai carabinieri, era stato al cimitero dalla moglie. Ma dal dentista Serena non era mai arrivata ed alle 21.00 Guglielmo Mollicone, preoccupato della prolungata assenza, andò a denunciarne la scomparsa. Iniziarono le ricerche che coinvolsero i tre carabinieri di Arce, il Comandante della caserma Franco Mottola, il Brigadiere Santino Tuzzi e l'attendente Francesco Suprano, ed alcuni volontari. Si ispezionò anche un boschetto a due passi dal paese, ma della ragazza in quel posto, in quella giornata, non vi era traccia. Ve ne sarà, però, nella giornata successiva quando, seminascosto da una lavatrice, da immondizia e da rami secchi piantati alla bell'e meglio, proprio dove prima non era viene trovato il suo corpo. 

E' chiuso un una busta di nylon nero con le mani e piedi legati, sia con carta gommata che con fil di ferro, con la testa inserita in un sacchetto di plastica. Altra carta gommata è sistemata sulla bocca e, parzialmente, sul naso. La morte, dirà il medico legale, risale a circa 36 ore dal ritrovamento. La ragazza ha ricevuto un forte colpo al capo, probabilmente con un asse di legno, che l'ha stordita facendole perdere i sensi, ed il decesso è avvenuto fra la mezzora e le dieci ore successive all'aggressione. La causa non è unica ma un insieme di concause. Ad ucciderla la botta sulla testa e l'asfissia prodotta dal nastro adesivo e dal sacchetto in cui era avvolta. Quindi, dato che il ritrovamento avvenne la mattina del tre giugno, togliendo le trentasei ore stimate dal patologo si stabilì che la morte intervenne lo stesso giorno in cui scomparve, fra le undici della mattina e le dieci di sera. A dire il vero inizialmente si parlò della notte fra l'uno ed il due giugno, così creando false aspettative e falsi sospetti. Come in un pessimo giallo moderno che si rispetti subito si puntò il dito contro chi frequentava assiduamente la ragazza, quindi per qualche settimana si cercò di addebitare il delitto al fidanzato, dopo aver escluso due delinquenti della zona perché avevano un alibi.

Ma si cambiò rotta e si fece presto a sospettare di chi aveva ritrovato il cellulare, che come il corpo venne rinvenuto in un punto già controllato dai carabinieri (un cassetto della camera di Serena), e si stabilì che molto più probabilmente ad ucciderla erano stati suo padre o suo cugino. Poi, lasciato da parte il cugino, a causa di un alibi, da sospettare restò solo il padre che mise in disparte la sagoma del fidanzato. Si cercò anche di influenzare l'opinione pubblica andando a prelevare l'uomo in chiesa, con la bara della figlia pronta per il funerale, con la scusa di una firma che non poteva attendere, e lo si mandò a seppellire Serena solo tre ore dopo. Oscuro fu il motivo per cui venne tenuto in attesa all'interno della caserma mentre ad Arce si dava l'ultimo saluto alla ragazza, ma così i carabinieri fecero. E tutti a pensare al perché andare in chiesa e non attendere la fine delle esequie. Era dunque implicato nell'omicidio? Su questa strada si proseguì ancora per qualche mese, arrivando a scrivere che indiscrezioni davano per certo essere suoi alcuni reperti biologici sul nastro di carta gommata e sul corpo. Però a poco a poco questa pista si affievolì. Poi, nonostante si fossero trovate "muffe" sulle ginocchia di Serena, muffe riconducibili alla vecchie carceri di Arce, che solo la Polizia Municipale poteva utilizzare avendone l'unica chiave esterna (ma c'era un passaggio che portava al loro interno anche non andando in strada ma passando dal cortile della caserma dei carabinieri) nessuno controllò in maniera idonea né la muffa né chi poteva avere accesso a tali carceri, e passando i mesi si arrivò al carrozziere, al potenziale giusto assassino, a Carmine Belli. 

Il suo sbaglio fu il mentire agli inquirenti su quanto fatto nella giornata del primo giugno, questo si è detto e scritto anche nelle motivazioni dei giudici, e chi mente si sa non è visto mai di buon occhio dai Pm. Lui disse di non essersi mosso dalla carrozzeria, e questa affermazione fu avvallata dal socio con cui lavorava. Ma poi il socio divenne un ex e ritrattò la testimonianza. Per cui il Belli lo si iscrisse nel registro degli indagati ed a venti mesi dal delitto lo si arrestò perché gli indizi portavano solo a lui. Fu così, quindi, che l'italico popolo ebbe finalmente in mano un "vero" colpevole da bruciare. E solo per questo motivo, non essendoci alcun tipo di prova reale, l'indagato restò in carcere quasi diciotto mesi, un tempo troppo lungo per chi si professa innocente ed a casa ha moglie e dei figli. Il suo incubo svanì con la sentenza di primo grado, poi avvallata anche in Appello e in Cassazione, che lo scarcerò nel luglio del 2004. Ma, e questo fa pensare dato quanto inizialmente toccò a lui, il padre di Serena non fu contento della sentenza. Per come la vedeva e l'aveva capita l'assassino era il carrozziere, forse aiutato, perché a lui portavano gli indizi che aveva raccolto la procura (che a suo giudizio, quindi, aveva lavorato bene). Le sue parole, rivolte agli italiani dopo la lettura del verdetto di assoluzione, furono: "Sono sicuro che l'assassino è il Belli, forse aiutato da qualcuno, purtroppo lo so e sono molto deluso della sentenza, nel corso del processo ho capito che ci sono dei complici ed ho capito chi sono. E' stato aiutato perché gli dovevano dei favori". 

Ed ecco che chi inizialmente fu perseguitato ed accusato non riuscì a trasportare la sua esperienza su altri ed invece di chiedere indagini congrue e migliori spinse cercando nell'opinione pubblica un buon alleato che lo aiutasse ad incastrare Carmine Belli nei successivi gradi di giudizio. Ma la stampa locale, una volta capito che nulla di solido c'era nelle mani della procura, aveva già da giorni scelto di stare con l'indagato, con la sua innocenza e con la sua famiglia, gli era dovuto dopo quanto quell'uomo aveva sopportato dai media, così capitò anche che a causa di questo Guglielmo Mollicone litigasse coi giornalisti locali. Chiaramente i Pm non pensarono minimamente di aprire altre indagini, di farne di migliori, e dopo essersi appellati ed aver visto respingersi ogni obiezione chiusero le indagini senza che Serena avesse ottenuto giustizia. Ma nel duemilaotto le insistenze del padre e dei media fecero riaprire alla procura un nuovo fascicolo (affidato ad altri Pm). E fu così che si iniziò ad interrogare anche gli ex carabinieri di Arce. In concomitanza a questi interrogatori accade un fatto nuovo, il suicidio di Santino Tuzzi, un brigadiere in servizio il primo giugno del 2001 che davanti ai Pm, due giorni prima di togliersi la vita, aveva affermato di aver fatto entrare Serena in caserma, sulle undici e trenta del giorno della sua scomparsa, e precisamente lei era entrata nell'appartamento del Comandante della stazione, appartamento situato all'interno. A dargli l'ok per l'ingresso, disse, era stato il figlio del comandante, Marco Mottola, col quale il giorno precedente la ragazza aveva discusso animatamente a causa di un giro di droga (testimonianza di amici da verificare al meglio).

Sì, un traffico di droga che Serena voleva si concludesse e che pareva avere il suo principale artefice nel figlio del Maresciallo. Qualcosa di grosso quindi. Ma a dirla tutta nel 2001 si era parlato anche di un traffico sessuale di adolescenti, e pure in questo caso c'era la testimonianza di qualcuno che collocava Serena a due passi dalla villa di un boss della camorra, in questa si tenevano i festini, in una delle serate in cui si sniffava tra un orgia ed un altra. Ed il traffico sessuale vedeva in prima linea molte ragazze di Arce. Ora, lasciando da parte il boss e i festini, vista l'iscrizione del fidanzato fra gli indagati si dice che pure lui spacciasse droga. E fra i "si dice" ed i "sarà", meglio ancora sarebbe una bella "è", il delitto di Serena Mollicone risulta essere, dopo più di dieci anni, un intrigo montato ad arte che lascia aperte strade su strade. Un intrigo in cui per certo c'è chi ha mentito, chiedere ai diretti interessati il perché non sarebbe male, e c'è chi ha cambiato repentinamente strategia ogni qualvolta si stavano per imboccare vie scomode. Ed ora occorre chiedersi quale persona di Arce sia stata onesta cercando di aiutare la Giustizia. C'è da chiedersi il motivo di tante ritrattazioni e di tanta omertà. Perché se quanto affermato dal brigadiere suicida ha una sua valenza, nessuno potrebbe aver visto la ragazza nel pomeriggio, né alle tredici né alle sedici, la morte non risalirebbe alla notte ma all'ora di pranzo, ed il corpo prima di essere portato al bosco e nascosto, con molta probabilità è stato per più di un giorno nelle carceri adiacenti la caserma dei carabinieri. 

E questo è quanto si tende ad ipotizzare negli ultimi mesi, questo è ciò che tutti pensano da quando si è saputo dell'iscrizione sul registro degli indagati del figlio del maresciallo Mottola e del fidanzato di Serena Mollicone.  Eppure, ragionando su quanto si sa, non si può non notare una mancanza di logica anche nell'ipotesi che vede coinvolti a vari titoli i tre carabinieri, ipotesi che non pare essere immune da critiche professionali. E' infatti di oggi la notizia di quindici profili biologici isolati sulla felpa della ragazza, e questo sa tanto di strano perché un Maresciallo che vuole aiutare il figlio assassino difficilmente lascerebbe una felpa, ma neppure un paio di mutandine, addosso alla vittima, non eliminando così tutte le possibilità che potrebbero coinvolgerlo. Probabilmente la spoglierebbe lasciandola nuda, probabilmente non rimetterebbe il suo cellulare in un cassetto, col rischio di essere visto entrare in casa d'altri, probabilmente lascerebbe indizi univoci che non ammettano errori, non una serie di indizi che svariano in varie direzioni, dal carrozziere al padre, dal fidanzato alla droga o ai festini. 

Per questi motivi, visto che ad oggi il problema per i media non pare di difficile soluzione, prima di far partire il pregiudizio e dare per colpevole qualcuno, chiunque sia, attendiamo qualche settimana. Presto sapremo se fra i tanti dna trovati ce n'è uno che coinvolga chi è stato toccato dalle indagini. Presto sapremo se ce ne saranno invece di diversi e sconosciuti che coinvolgeranno nuovi personaggi non ancora indagati, ci sarebbe da stupirsene?, o se qualche tecnico del Ris, che già in passato hanno maneggiato la felpa, ne ha lasciate di sue. Purtroppo anche in questo caso è capitato di trovare sui reperti (spranga per legatura) il dna di un analista. E con questi esami in mano si potrà ragionare in maniera migliore e cercare di imboccare una via sicura. Per intanto Guglielmo Mollicone ha già abbracciato la causa della procura e lasciando il Belli fuori dai sospettati ha chiesto si indaghi sulla pista dello spaccio di droga, forse la migliore da seguire. Ma sarà davvero quella giusta o nel caos in cui si è inserito il "delitto di Arce", l'omicidio di Serena Mollicone, ci saranno nuovi colpi di scena inaspettati ed incredibili?


13 commenti:

PINO ha detto...

Comunque si gira, caro Massimo, il capo della matassa, imbrogliata o meno, si ritroverebbe, spesso, in mano di SS. Inquisitori (come ricorda Tummolo) la cui professionalità potrebbe essere messa in discussione, non già da noi, semplici cittadini, fiduciosi della giustizia nel nostro Paese, ma dagli stessi risultati riportati in casi come questo di Serena Mollicone, che noiosamente si ripetono, e di cui sarebbe superfluo riportare, in quanto tristemente noti.
Staremo a vedere se, dopo i raffronti dei vari dna rinvenuti addosso agli indumenti della povera Serena, si avranno degli esiti positivi.
Ciao.

PINO

Manlio Tummolo ha detto...

Grazie caro Pino, per la citazione. Ciò che mi sconvolge, malgrado si dica che i crimini di sangue sono in calo, ad ogni inaugurazione di anno giudiziario, l'impressione netta è che aumentino di quantità e, soprattutto, peggiorino di qualità. La fine orribile di questa bella ragazza dall'incantevole sorriso prende allo stomaco per l'ira e lo sdegno.

Mimosa ha detto...

Tra tutte le cose "disgustose" di questa vicenda la maggiore è stata prelevare il padre dal rito funebre davanti alla bara della figlia e portarlo in caserma facendolo attendere per tre ore per una stupida firma ... disumano!!! vergognoso!!!

Brutte le faccende di droga, specialmente se di mezzo ci sono "rappresentanti della legge" come i Carabinieri che hanno sempre avuto la mia incondizionata fiducia ... affievolita di molto di fronte ai troppi casi di cronaca nera in cui li hanno visti e li vedono coinvolti ...
Non so in che mani siamo!
In che regime siamo?
Più che le crisi politiche ed economiche è questo che da qualche anno mi fa paura ...

Da tempo mi rintrona in testa, più che mai aderente agli attuali tempi, la frase di Gesù «Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli» (Vangelo Matteo, le Beatitudini). Speriamo sia almeno così ... la giustizia sicuramente non è di questa Terra.

E penso con infinita tristezza ai tanti casi trattati in questo blog e alle altre decine di migliaia ...

Mimosa

PINO ha detto...

TUMMOLO
Giusta ed amara constatazione, la sua. Forse sarà dovuta alla mitezza delle pene comminate quando si scopre il "vero" colpevole, che, oltretutto viene premiato spesso, nel già breve corso della detenzione, con licenze-premio ed altre inconcepibili concessioni.

MIMOSA
Carissima, in un gran cesto di mele ci sono sempre alcune marce fino al torso, nostro malgrado, ma che conservano la buccia sana e lucida che ingannano l'osservatore, fino a quando non...le morde.
Chi sarebbe la mela marcia che non ha rivelato, subito, che la povera Serena aveva suonato, alle ore 11 circa, il campanello della caserma dei Carabinieri di Arce?
Chi, e perchè ha testimoniato di averla notata lì dove NON poteva essere?
Credo proprio, sinceramente, che i nodi siano arrivati al famoso pettine, e le/a mela marcia individuata, sarà buttata tra il pattume, proprio da parte, e per merito della quasi totalità di quelle costituzionalmente sane, nelle quali possiamo porre, incondizionatamente la nostra fiducia.
A rileggerci. Ciao, PINO

Anonimo ha detto...

p.s. e.c.
INGANNA e non ingannano P.

lori ha detto...

Buon giorno a tutti
sul suicidio di Santino Tuzzi ci sono molte ombre come hanno più volte evidenziato l'amante e la moglie...se non ricordo male lui aveva parlato al cellulare con l'amante poco prima del suicidio ..tu ricordi cosa c'era di strano in quella telefonata?

lori

lori ha detto...

ops correggo: l'amante e la figlia

lori

PINO ha detto...

LORI

Non ricordo l'argomento della telefonata, ma ricordo perfettamente i dubbi suscitati dallo strano suicidio, che fu sospettato in correlazione al caso Mollicone.
Fu, infatti, il brigadiere Tuzzi a rompere la cerchio d'acciao che avvolgeva il mistero della scomparsa di Serena, dichiarando che la ragazza, verso le 11 di quel giorno, riferendosi al 1 di giugno del 2001, era entrata nella caserma dei Carabinieri.
Ora le indagini ,molto lentamente, sono giunte ad un punto cardine. Ma chi pagherà per i 17 mesi di carcere sofferti dal povero carrozziere?
Saremo certamente noi cittadini, per gli sbagli o l'incompetenza degli organi inquirenti.
Ciao, PINO

lori ha detto...

Grazie Pino

naturalmente saremo sempre noi a pagare...

ciao

lori

lori ha detto...

è interessante quanto dice carmelo lavorino su questo "suicidio"

http://www.detcrime.com/x%20Ciociariaoggi.pdf

lori

PINO ha detto...

LORI, grazie.
Ho letto il pezzo di Lavorino, che racchiude in modo chiaro, tutte le deficienze che accompagnarono le indagini sul discutibile suicidio del Tuzzi.
In una finestra separata, è riportato anche, in modo sommario, il modo in cui fu condotto il processo contro Guglielmo, il carrozziere, che rischiò l'ergastolo, per colpe che non aveva.
Non ho dubbi, però, che questa volta il colpevole/i dell'omicidio e chi a manovrato magistralmente il grosso depistaggio, finiranno i loro giorni in galera.
PINO

Anonimo ha detto...

p.s. scusate l'H mancante. P.

Manlio Tummolo ha detto...

Non lo so, egregi amici, se saremo sempre e solo noi, come cittadini e contribuenti, a pagare. Questo dipende anche da noi tutti. INTERNET è, se ben usata e non dedita a tante inutili scaramucce personali alla maniera dei celebri capponi di Renzo, un'arma potentissima. Questo blog, ad esempio, è uno strumento di confronto che ha consentito a molti di noi di conoscerci, di capirci e di apprezzarci assai meglio di quanto possa essere apparso all'inizio. Abbiamo idee e princìpi comuni, da mettere in risalto. E' indubbiamente un lavoro di lungo periodo, anche Dio non fece il mondo, stando alla Bibbia, in un giorno solo, e poi dovette perfino riposarsi. Per la scienza il tempo di creazione è addirittura incalcolabile. Dunque, senza ottimismi improduttivi, ma neppure pessimismi eccessivi (che ne sono l'altra faccia), si potrà operare per una società in cui errori e colpe siano pagati dai diretti responsabili, e non dagli altri, nella maniera proporzionale alla gravità di tali colpe ed errori.