mercoledì 18 gennaio 2012

Costa Concordia. Storie di coraggio e codardia. Isabel Mougin, incinta di cinque mesi: il capitano si rifiutò di farmi salire sulla scialuppa, poi salì lui e se ne andò a terra lasciandomi sulla nave...


Si dice che il capitano deve essere l'ultimo ad abbandonare la nave, si dice. Si dice che debba restare a bordo per coordinare i soccorsi, si dice. Tante cose si dicono, a volte sono esatte ed a volte sbagliate. Ma questa volta di sbagliato c'è poco perché i testimoni sono concordi e le telefonate registrate non lasciano dubbi. Quindi i si dice volano ma la gravità di quanto fatto dal capitano Francesco Schettino resta ed è indelebile. Indelebile perché ci sono testimoni che lo hanno visto bere al bar con una bella signora quando già avrebbe dovuto dar l'ordine di evacuazione. Indelebile perché sono stati i subalterni, grazie ad una sorta di ammutinamento, a decidere di dare i giubbotti di salvataggio e di far salire le persone sulle scialuppe. Indelebili perché anziché aiutare una parte dei passeggeri si è defilato, come l'ultimo dei codardi, scendendo a terra e non tornando sul ponte di comando neppure quando gli è stato ordinato. Più di lui poté Giuseppe Girolamo, un batterista che in quella nave lavorava e che forse ha perso la propria vita per salvare, lasciandogli il suo posto sulla scialuppa, un bambino. Ma è stato uno dei pochi a pensare ai più deboli, agli altri. Chi poco ci ha pensato era chi doveva pensarci di più.

Gli eroi veri non esistono, non sono mai esistiti, si dice, e forse è vero. Ma in quella nave fra tanti codardi qualche eroe lo si è trovato. Una ragazza ad esempio, Rose Metcalf, che è rimasta fino all'ultimo ad aiutare i passeggeri. Non era addetta al salvataggio, lei sulla nave lavorava come ballerina. Quando è stata caricata su una motovedetta, alle tre del mattino, ha telefonato a suo padre: "Ciao, papà. Vi ho chiamati per farvi sapere che sono viva ed al sicuro. Non so cosa accadrà, non so quanti siano i morti, ma sono viva e credo di essere stata l'ultima viva ad uscir fuori dalla nave". Oltre a lei un altro ballerino, James Thomas di soli 19 anni, ha contribuito a dirigere i passeggeri pietrificati fuori dalla Costa Concordia. Lui si è reso conto subito dell'imminente pericolo, grazie alle segnalazioni acustiche che comunicavano all'equipaggio che lo scafo stava imbarcando acqua, ed è rimasto incredulo quando ha sentito le comunicazioni ai passeggeri parlare di un semplice guasto elettrico. Ad un giornalista inglese ha detto: "L'ordine di abbandonare la nave avrebbe dovuto partire più di un'ora prima. Ed invece si è insistito a far credere ad un guasto minore. E fortuna che c'è stato chi ha preso l'iniziativa e nonostante gli ordini che arrivavano dalla sala comando ha detto: Okay, diciamo a tutti di mantenere la calma ma facciamogli consegnare i giubbotti di salvataggio". 

Anche la signora Rogers, rimasta da poco vedova, stava navigando con la figlia Karen ed i nipoti gemelli Emma e Chloe di sette anni. Erano saliti sulla Concordia per una vacanza in ricordo di suo marito e dovevano spargerne le ceneri in mare l'indomani mattina. La sua testimonianza dimostra quanto sia cambiato il mondo negli ultimi decenni. Ad un cronista inglese ha dichiarato: "Non c'era la politica del 'prima le donne poi i bambini', anzi ci sono stati uomini robusti, anche membri dell'equipaggio, che spingendo si facevano largo per entrare nelle scialuppe di salvataggio. E' stato disgustoso e voglio far sapere a tutti quanto si siano comportate male alcune persone. E' stato un incubo, non c'era coordinazione ed i passeggeri andavano sia a destra che a sinistra senza sapere bene cosa fare. La nave si era inclinata e tante scialuppe non si sono potute usare"

A bordo anche John Rodford e sua moglie Mandy. Il viaggio era stato programmato in occasione del loro quarto anniversario di matrimonio. "Il primo pensiero che qualcosa non andava è stato durante la cena, quando si è sentito un forte scricchiolio ed i bicchieri hanno iniziato a scivolare lungo il tavolo. Poi le luci si sono spente e la nave ha iniziato ad andare nella direzione opposta, al contrario, ma non per poco. A quel punto tutti i piatti sono caduti a terra, ogni cosa cadeva a terra. Poi, dopo le raccomandazioni alla calma e le bugie sull'impianto elettrico, si è capito che il danno era maggiore. A quel punto ognuno lottava per raggiungere l'esterno. La nave era chinata quasi su una fiancata ed abbiamo dovuto correre di traverso per raggiungere le scialuppe. Non ho visto giacche di capitani o divise del genere fra i soccorritori. I camerieri che ci avevano servito la cena erano le persone che ci aiutavano a salire sulle scialuppe di salvataggio"

Giuseppe D'Avino, un pasticcere di Modena, così ha descritto le scene di caos: "C'è stato un enorme panico, urla, bambini che piangevano e passeggeri che si picchiavano per entrare prima nelle scialuppe di salvataggio"

Servel Nicole ha detto che suo marito, Francesco Servel, le ha dato il suo giubbotto di salvataggio per convincerla a saltar fuori dalla nave che affondava. "Devo la mia vita a mio marito, lui mi diceva 'salta salta' ma io non avevo il coraggio, non so nuotare, così mi ha dato il suo giubbotto di salvataggio e si è gettato lui in acqua continuando ad incitarmi. La sua forza mi ha rincuorato ed ho saltato, ma l'acqua era fredda e dopo poco non l'ho più visto. Io sono arrivata agli scogli e lì mi hanno aiutato gli abitanti dell'isola. Quando ero da sola in acqua ho pensato ai miei figli, ai miei nipoti. Questo pensiero mi ha tenuto a galla. Ma il tutto è accaduto perché c'erano veri e propri combattimenti per salire sulle scialuppe. Gli uomini si sono rifiutati di far salire prima i bambini e le donne, neppure quelle incinta sono state agevolate. L'equipaggio poi ha ignorato i passeggeri, una mano l'hanno data i cuochi ed i camerieri"

Altri hanno dichiarato di aver visto l'equipaggio e il capitano lasciare la nave invece di restare per aiutare i passeggeri. Uno dei casi più emblematici è quello di Isabelle Mougin, 38 anni ed incinta di cinque mesi. Si è salvata, ma non per merito di Francesco Schettino. Ad un cronista francese ha detto: "Il capitano si rifiutò di farci abbandonare la nave, anche se io lo supplicavo di farmi salire, dato che sono in gravidanza, lui ci disse che non potevamo scendere. Pensavo che il mio bambino stesse per morire ed ho creduto che saremmo morti tutti. Poi il fatto ancora più sconcertante. Il capitano è salito sulla scialuppa e se n'è andato lasciandoci lì, non riesco proprio a crederci..."

Ad un altra francese, Beatrice Micheaud, è stato detto di salvarsi gettandosi in acqua malgrado indossasse solo un vestito leggero da sera. "Ci sono stati enormi problemi con gli aiuti, nessuno sapeva cosa stava succedendo o cosa fare. Moltissimi membri dell'equipaggio, che dovevano gestire la situazione sulla nave, sono scappati lasciando a bordo i passeggeri. Li vedevamo andar via sulle scialuppe e non avevamo la minima idea di cosa fare o cosa poteva capitarci. La paura è stata tanta. Poi ci siamo gettati in acqua, faceva freddo, molto freddo, e come ho detto io indossavo solo abiti da sera. Una volta in acqua ci siamo appesi al bordo di una zattera di salvataggio ed abbiamo mantenuto la testa alta per gridare e chiedere di essere aiutati, ma chi era sulla zattera non ci ha sentito o non ha voluto ascoltarci"

Le altre testimonianze sono tutte simili, nessuna che parli di graduati in divisa pronti ad allungare una mano, nessuno che porti acqua al mulino del capitano. Capitano che dopo essere scappato, tipo coniglio, non è tornato neppure quando impostogli da un vero capitano, Gregorio De Falco, della capitaneria di porto, l'unico graduato che dopo l'ordine di evacuazione poteva comandare e doveva essere ubbidito. La sua telefonata allo Schettino sta girando tutto il mondo, così come le testimonianze dei superstiti, e si è capito che l'Italia non ha fatto una bella figura, che c'è chi comanda le navi da crociera credendo sia un gioco e deviando la rotta per strombazzare a destra e sinistra o per favorire il turismo di qualche isola. Il tutto è vergognoso, ma da il senso di come il mondo stia cambiando, di come l'uomo stia cambiando. E fortuna che ancora ci sono ragazzi che tengono alto l'onore dell'essere umano, ragazzi che meriterebbero ben più di un ricordo. Speriamo che il futuro sia loro, che la Terra non diventi preda dei codardi che non sanno comandare e che per paura fuggono.


Marco Simoncelli. Buon compleanno Sic
Costa Condordia. La ricostruzione di quanto fatto in quelle ore dal capitano
Leggi anche:

17 commenti:

tabula ha detto...

E' un bellissimo articolo, Massimo. Grazie. Che il mondo fosse degli stolti era già palese. Ma questo orribile menefreghismo rispetto alle proprie responsabilità, al ruolo imposto dalla divisa che si è giurato di onorare, al codice deontologico, è di una immoralità devastante.
E' già evidente come nella società italiana le donne e i bambini vengano messe all'ultimo posto. Così come è nella vita di tutti i giorni, è stato su quella Maledetta Nave.

Anonimo ha detto...

No Massimo, ma le testimonianze non sono tutte simili, anzi sono molto discordanti. Ci sono si persone che giurano di aver visto il Capitano Schettino al bar con una bionda, ma durante la cena, ovvero prima del boato, e non come scrivi tu "quando già avrebbe dovuto dar l'ordine di evacuazione" cosa poco fattibile perché dopo l'urto niente stava più al suo posto, nè i tavoli, né tantomeno i bicchieri...
Eppure, nonstante queste discordanze, lo stesso capitano, così come la procura di Grosseto, assicurano che si trovasse in plancia. Altri ancora lo collocano al telefono parlando col commodoro Palombo. Ci sono poi testimonianze su Facebook di alcuni membri dell'equipaggio, come quella di Katia Keyvanian, che assicura di essere stata una delle ultime a salire sulle scialuppe e di aver visto il capitano aggrappato alle ringhiere del ponte 3 quando la nave era già inclinata. Allo stesso modo ci sono anche testimonianze di tassisti che giurano di aver accompagnato a casa loro il capitano, che mentre la nave affondava, si prendeva tranquillamente il caffé...
Intanto in televisione andava in onda il processo mediatico: eroe vs antieroe, ma al gip non deve essere bastato come prova, tanto che ha spedito il comandante a casa, con buona pace della procura di Grosseto.
Come siano andate le cose proprio non lo so, ma i dubbi, le incongruenze, le testimonianze contrastanti, a mio modesto parere, sono troppe
V.

emax/massimo prati ha detto...

Ciao V.

Non ho detto che è stato il primo ad andarsene, ho detto che se n'è andato lasciando gente senza soccorso nei luoghi di ritrovo. Con le testimonianze contro di lui avrei potuto esagerare e fare un articolo molto più lungo, ma ho deciso di non usare quelle ambigue, quelle prive di logica o pregiudizievoli (tipo i taxisti).

Per restare a quanto tu dici ti parlerò del cuoco filippino e del suo aiutante, c'è un'intervista video che presto arriverà anche su youtbe, in cui l'uomo dice che fra le 22.00 e le 22.30 il comandante, nonostante tutto saltasse all'aria (anche in cucina) e si capisse che non si poteva restare a bordo, lo chiamò per ordinargli la cena, in quel momento dice che era al bar e stava ordinando un drink assieme ad una bella donna.

Ed ancora non si era dato nessun ordine di evacuazione (dato alle 22.58 dopo la richiesta di aiuto alla capitaneria, questo arrivato dopo che era stato una mezzora al telefono con un responsabile della Costa Crociere per decidere il da farsi).

Ma l'impatto con gli scogli è avvenuto alle 21.20, non alle 22.50, e la velocità, nella scatola nera la si trova, era di 15 miglia orarie (una cosa esagerata per una nave del genere a 200 metri dalla costa).

Quindi basterebbero queste testimonianze ad inguaiare lo Schettino e dire che ha fatto solo metà del suo dovere.

Ma si deve dire che il De Falco lo chiama quando a bordo c'erano ancora 300 persone, lui dice 100 (ma in realtà queste sono stime che nessuno poteva fare al momento e si faranno successivamente grazie alle testimonianze datate di ora).

Ma restando anche solo con le 300 persone, c'è da dire che fra queste c'è anche chi ha testimoniato contro di lui e chi dice che è sceso a terra su una scialuppa.

A nulla serve il suo dire che l'abbandono non è stato voluto ma necessitato, perché necessitavano anche quelli che erano ancora a bordo e che l'hanno accusato. Presto le testimonianze di questi saranno chieste anche dai pm tramite rogatorie e ne sapremo di più, ma già se ne sa tanto (se vai in siti esteri trovi varie testimonianze e tutte concordi).

Poi il difenderlo è cosa giusta e democratica, ma quanto ha fatto, per gioco (saluto al capitano) o per guadagno (turismo all'isola) è costato la vita a troppe persone. E questo a causa del suo non dare l'allarme che dopo 40 minuti dall'impatto, benché i tecnici dei motori nel giro di un minuto lo avessero informato dello squarcio, e del bisogno della sua compagnia di cercare soluzioni diverse.

Ed ha sbagliato anche nel fingersi tranquillo al bar mentre c'era poco da star tranquilli (perché quella era di certo una finta).

Se avesse fatto tutto nel momento giusto non ci sarebbero stati cadaveri, si usavano tutte le scialuppe, anche quelle della fiancata sinistra, non ci sarebbero state persone sole nei luoghi di raccolta (i cadaveri li hanno trovati lì), persone che non hanno avuto l'aiuto di nessuno dato che erano nel posto giusto ma non c'era chi doveva esserci, e persone chiuse in cabina perché gli si diceva di star chiusi in cabina.

Per il resto ci sarà modo di approfondire la sua condotta e le testimonianze, ma al momento non si spiegano affatto, in chiave innocentista, le tante concordanze fra chi era a bordo e ne ha parlato in maniera negativa... perché avrebbero dovuto farlo? Io ho inserito testimoni inglesi, francesi, filippini ed italiani, e dicono la stessa cosa benché non si conoscano fra loro.

Massimo

LucaP ha detto...

Massimo

Ottimo articolo come al solito ed ottima risposta all'anonimo.

Sono ancora personalmente sgomento dalla vicenda e dai futili motivi che l'hanno causata. Sono morte troppe persone e tantissime altre hanno vissuto un incubo grazie alla scelleratezza di chi doveva badare alla loro incolumità garantendo al tempo stesso la felice serenità di una vacanza sognata forse da tanto tempo.

Ma ancor di più mi sconcerta e mi fa ribollire di rabbia il modo in cui le stesse persone (ma soprattutto Schettino ed il suo secondo) incaricate e pagate per svolgere tali compiti abbiano gestito l'intera vicenda.

Su una pagina web del Corriere della Sera vi è una chiara ricostruzione grafica e cronologica degli eventi che mi ha lasciato senza parole.

Al di là dell'emotività e delle sensazioni che derivano dall'ascoltare le comunicazioni tra la Capitaneria e Schettino, quello che mi ha più colpito è la visione del filmato ad infrarossi girato dalla Guardia Costiera.

Appurato che Schettino ed il suo secondo (ma non sappiamo con esattezza quanti altri suoi ufficiali) sono scesi da bordo mediante una scialuppa (sulla quale si trovava, forse anche se non certamente, al momento delle telefonate), questo fatto deve essere avvenuto mentre la nave non era talmente inclinata da impedire l'ammaraggio della scialuppa stessa. Mentre dal filmato si vede chiaramente che mentre la nave è già completamente adagiata sul fianco destro, sul fianco sinistro della stessa vi sono sicuramente più di un centinaio di persone che disperatamente cercano di scendere con le scalette sino ai mezzi di salvataggio.

Come si fa ad essere così menefreghisti ed irresponsabili?

Dalle prime verifiche condotte in sala macchine il comandante avrebbe dovuto subito ordinare l'abbandono della nave. Qualsiasi imbarcazione moderna è oramai dotata di ottimi portolani con GPS, figuriamoci la Concordia. Ed allora il comandante deve aver subito capito di aver preso uno scoglio e che per la Concordia oramai non vi era più nulla da fare. Non credo neanche sia stato in grado di manovrare la nave e che la stessa sia sia portata nella posizione definitiva per inerzia. Ma se si fosse fermata in un punto con maggiore profondità? Bastavano poche decine di metri ed allora per quel centinaio e più di persone che si vedono nel filmato non ci sarebbe stata più speranza.

Manlio Tummolo ha detto...

Per una vicenda come questa ci vorrebbe un libro, ed anche di vari volumi. Vorrei solo notare che è di moda in questi ultimi decenni decantare l'efficienza dei sistemi "privati" fondati sul lucro. E' il fantasma di Adam Smith e della sua "mano invisibile" o del macellaio sempre onesto per convenienza economica, cose fondate solo su un fideismo spiegabile con sistemi troppo rigidi allora in vigore, ma non certo oggi. Ecco l'efficienza privatistica e liberistica, a cominciare da queste navi mostruose, che fanno "economia di scala" sulla pelle dei passeggeri e turisti, che non sanno quello che rischiano, al "Faccio quello che voglio", e così avanti. Ma nessuno di questi grandi teorici delle "liberalizzazioni" e del "lucro" si è mai chiesto perché, nel corso degli ultimi due secoli, fu lo Stato a doversi assumersi l'onere dei trasporti, ed ancora negli anni '70 molte linee di autobus urbane ed extraurbane erano private e poi, dopo il celebre 1973/ 74 vennero rese pubbliche, o statalizzate o regionalizzate, se non perché i privati non riescono a reggere la gestione prolungata di queste linee.
Ci sarebbero qua infinite cose da sottolineare di natura economica, ma anche di natura morale e penale: il senso di responsabilità, il senso del Dovere, il concetto di rischio da evitare, scarseggiano, tutto si prende alla leggera. Poi avvengono queste immani tragedie: ciò che più mi turba è che nei bambini, anche piccolissimi, coinvolti in questo orrore dell'incoscienza e dell'abuso, anche se sopravvivranno, resterà loro un terrore permanente per il resto della loro vita, e ciò non per qualcosa di imponderabile, ma per pura superficialità ai limiti della delinquenza. Nel determinare le responsabilità, si dovrà, tuttavia, verificare se quella dell'avvicinamento alla costa è una prassi "spettacolaristica" imposta dalla Compagnia ai comandanti di tali navi o un abuso del singolo.
E, infine, ritengo il caso di sottolineare come, anche davanti alla flagranza di un reato (disastro) "preterintezionale" più che colposo, viga l'arbitrio del singolo giudice di mandare ad arresti domiciliari, addirittura fuori del territorio di competenza, l'autore del reato in flagranza, mentre altri si permettono di tenere in carcere per anni un indagato/imputato, su cui non esistono prove materiali oggettivamente verificabili. A mio parere, questo arbitrio deve cessare.

mariatere ha detto...

Massimo seguo sempre il tuo blog perchè è sempre interessantissimo, ma permettimi questa volta di dissentire da alcune considerazioni erronee e da alcune testimonianze che denotano GRAVI IMPRECISIONI che tu hai riportato qui, e che ho sentito in molte trasmissioni. Anzitutto è ora di rendere noto a chi ancora non lo sa che PER EQUIPAGGIO si intendono TUTTI I LAVORATORI ASSUNTI SULLA NAVE: CAPITANO, UFFICIALI, COMMISSARI DI BORDO, MEDICI,INFERMERI, RECEPTIONIST, CAMERIERI, BARMAN, ANIMATORI,MUSICISTI, CUOCHI,PERSONALE DI CUCINA, PERSONALE DELLE PULIZIE, ADDETTI MACCHINE ETC ETC ETC. alcuni superstiti riferiscono di essere stati aiutati da cuochi e camerieri,e bene questi sono preposti alla sicurezza dei passeggeri in caso di emergenza perchè nelle loro mansioni c'è anche la sicurezza e l'aiuto dei passeggeri e sono addestrati per questo..tralasciando l'irresponsabilità di coloro che sono scappati(che chi di dovere accerterà), si deve rendere merito a tutto l'equipaggio che anche a costo della propria vita ha salvato migliaia di passeggeri.

mariatere ha detto...

è poi una vergogna che le regole note sa tutti ossia prima le donne e i bambini, poi i disabili e gli anziani e da ultimo gli uomini vigorosi e in buona salute non siano state rispettate..questo perchè la gente è sempre più egoista ed individualista ahimè!!?

LucaP ha detto...

@ Mariatere

L'equipaggio di una nave, per di più così grande e così complessa come la Concordia ed altri navi da crociera di dimensioni analoghe, è un organismo complesso che può essere governato unicamente da un rigida catena di comando in cima alla quale vi è il Comandante.

Perché tale organismo funzioni a dovere, soprattutto in occasioni di emergenza tragiche come questa, è necessario un coordinamento efficace basato su esercitazioni e obbedienza agli ordini impartiti dai personaggi preposti secondo l'ordine gerarchico. Non si è in ambiente militare ma le regole sono le stesse.

Quello che Massimo, come anche buona parte dell'opinione pubblica, ha stigmatizzato e criticato, è che ad un certo punto, se non perfino dai primi momenti, questa catena di comando si sia interrotta, perché chi doveva sovrintendere dall'alto e da vicino alle operazioni ha abbandonato la nave. L'eroismo ed il coraggio di chi, trovatosi perdipiù in assenza di comandi e coordinamento e quindi su propria iniziativa personale, ha permesso il salvataggio di numerose vite umane, è stato abbondantemente sottolineato da tutti i commentatori nonché da Massimo in questo articolo.

mariatere ha detto...

@ lucaP

nonostante l'assenza dell'autorità massima sulla nave, tutti gli altri hanno svolto egregiamente il loro compito salvando quasi tutti i passeggeri,questo fatto va bene evidenziato

PINO ha detto...

MARIATERE

Gli addetti alle cucine, alla mensa-ristorante, i camerieri, gli addetti al guardaroba, alle pulizie, ecc., fanno parte del personale SERVIZI, mentre gli orchestrali, i cantanti, i ballerini i show-mann, ecc., fanno parte del'ANIMAZIONE.
Come EQUIPAGGIO si intende il personale che riveste specifiche mansioni, relative al complessivo funzionamento tecnico della nave, con in testa il capitano.
Per cui, l'aiuto prestato ai passeggeri, andrebbe inteso come un'azione degna di lode, da assegnare a persone che non avevano nessun obligo ufficiale di intervento nel caso specifico.
Indipendentemente dalle colpe del capitano, diamo a Cesare quel che gli appartiene.
PINO

Anonimo ha detto...

p.s. il fatto che tale personale venga addestrato, non mi spiega come tra esso si trovino molti che non sappiano nuotare.P

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Mariatere.

So bene che ci sono stati tantissimi della nave che sono rimasti ad aiutare i passeggeri. E so bene che si è parlato solo di quelli che avevano con la "Costa" un contratto a scadenza (ballerini, intrattenitori, camerieri e cuochi ad esempio) che non hanno l'obbligo di saper nuotare ma di far divertire servire o cucinare.

Ma la differenza fra gli uni e gli altri sta nel fatto che chi non è professionista può anche scappare per paura, mentre chi ha l'obbligo di non scappare deve restare ad aiutare, l'esempio sono Manrico Gianpedroni, che ha rischiato di morirci li dentro, ed altri che ancora si trovano all'interno della nave (ormai cadaveri).

Ed il titolo, "il coraggio e la codardia", voleva significare che nonostante la paura c'è stato chi è rimasto, non ho scritto solo codardia ma ho inserito anche la parola coraggio. E' chiaro che in un articolo del genere dovevo, purtroppo, mettere in risalto quanto di brutto è accaduto (anche se tutti i testimoni hanno parlato dei camerieri che li aiutavano e l'ho scritto), ed in particolar modo del capitano che, purtroppo, per un motivo o per un altro ha sbagliato tutto sin da quando ha arpionato lo scoglio ed ha condito la sua "prestazione" con la ciliegina finale dell'uscita di scena prima della giusta uscita.

Io non discuto il fatto che lui fino a prima dell'incidente sia stato una brava persona, e neppure che in fondo lo sia ancora, discuto il fatto che da capitano non si è comportato perché ha dato ordini sbagliati ed ha avuto comportamenti sbagliati. E per questo, e solo per questo, ci sono stati morti che si potevano evitare e passeggeri che sono rimasti in nave da soli senza aiuto quando passeggeri soli e senza aiuto non ne dovevano rimanere.

Discuto il fatto che ci siano stati personaggi grandi e grossi che in un momento come quello, in cui dovevano dimostrare di essere uomini e non ominicchi, hanno utilizzato il loro fisico per prendere il posto dei più deboli nelle scialuppe (uomini forti con i deboli ma codardi nella mente)

Questo discuto. Poi potremmo parlare della buonafede del capitano e di alcuni dei suoi "secondi", ciò che non possiamo discutere è che, seppure in buonafede, il suo atteggiamento (sin dall'inizio intendo) abbia portato ad avere morti e dispersi (e prego che la piccola Daiana sia riuscita ad arrivare a terra e che non abbia fatto una brutta fine)

In ogni caso, ripeto, del coraggio di tanti ne ho scritto...

Massimo.

Anonimo ha detto...

Questa tragedia purtroppo rappresenta anche la situazione in italia. Il comandante che quando viene chiamato dalla Capitaneria di porto dice che è tutto OK, mi ricorda qualcuno..... Poi balle a raffica: lo scoglio non segnalato!!! se come no, neanche l'isola allora è sulle mappe????
Il comandante fa lo sbuffone:
http://nonleggerlo.blogspot.com/2012/01/davvero.html

Equipaggio incompetente: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=160635

I tg che diventano comici (tgcomico24) http://nonleggerlo.blogspot.com/2012/01/chiedo-laiuto-del-pubblico.html

Per V durante la telefonato tra Schettino e Gregorio De Falco si capisce bene che non è a bordo, poi l'allarme è stato lanciato da una passeggera.
Penso sia meglio poco facebook, dove ognuno scrivo di tutto, e un pò piu di fatti concreti. Lui era il comandante e come tale doveva comportarsi. Mi sorge un dubbio, che sia raccomandato??? Chi l'ha messo li???
Il comandante dell'Andrea Doria Piero Calamai, quest'uomo si che è stato un eroe. Il 26 luglio del 56 quando la Doria si speronò con la svedese Stockholm, il comandante Calama non abbandonò la nave, anzi non la voleva abbandonare. Furono gli altri ufficiali a indurlo a scendere, perché altrimenti - lo avvisarono - lo avrebbero seguito in fondo al mare. Altre epoche altri Uomini.
Luca!

mariatere ha detto...

Massimo ti ringrazio per le tue precisazioni, concordo con te sul fatto che occorra in certe occasioni dimostrarsi dei veri uomini.
tutto l'equipaggio di una nave deve essere iscritto al registro denominato "gente di mare" che risponde a delle specifiche norme,è d'obbligo saper nuotare!!

Mimosa ha detto...

Ha ragione Mariatere,
anch'io ho sentito che nel termine "equipaggio" o meglio "personale di bordo" sono inglobati tutti i dipendenti, cuochi, camerieri e musicisti (tanti sono stati intervistati) e io pure mi sono stupita che, per esempio il musicista scomparso, quello con i capelli lunghi e il pizzettto, non sapesse nuotare ...

Hanno detto che tutti sono addestrati a fare "tutto", in caso di emergenza.

Ma - al di là di questo - la cosa scandalosa e obbrobriosa è la palese violazione del codice marittimo: il comandante è in assoluto il primo e unico responsabile della nave, non può abbandonarla fin che l'ultimo passeggero non si è messo in salvo!!! a costo della propria morte affondando con l'imbarcazione!!!

Non mi interessa se lui ha fatto un'abilissima manovra per salvare l'irreparabile ... è il comportamento finale che lo condanna e lo disonora per sempre!

Sono anche scandalizzata che non è stata rispettata la priorità di donne e bambini ... ma posso capire i padri con i figli in braccio e i mariti con le giovani spose ... ma i maschi del personale? e soprattutto gli ufficiali maschi, ma stiamo scherzando??? Dovevano essere gli ultimissimi ... !!! anzi, avrebbero dovuto restare a bordo ancora adesso, assieme a Schettino!!! fin che la nave non affondi davvero!

emax/massimo prati ha detto...

Probabilmente se lo dite vuol dir che lo sapete, è vero che in teoria dovrebbero saper nuotare tutti, ma l'addestramento è fatto sulla nave e spiegato a voce (almeno era così una decina di anni fa), ed a nessun ballerino o intrattenitore all'atto dell'assunzione è mai stato chiesto di tuffarsi in mare e far vedere di saper nuotare. Da che mi risulti dato che un intrattenitore del mio paese è stato imbarcato per anni e non fa più di due metri in acqua. Forse aveva firmato un foglio in cui diceva di saper nuotare come un delfino ma non era cosi.

Poi può essere ci siano armatori che fanno fare dei corsi e chi invece si fida di un foglio firmato, chi viene assunto in maniera regolare e chi per strade traverse... ma questo esula dall'articolo.

Massimo

PINO ha detto...

MASSIMO
Gli esperti di navigazione della marineria pugliese, come riportato anche dalla Gazzetta del Mezzogiorno di oggi, sono contro il cosiddeto "Registro bis" imposto dalla federazione armatori, che prevede un corso di addestramento per la sicurezza a tutti i "marittimi", a quelli, cioè addetti al governo della nave.
Il quotidiano marcava l'attenzione che sul "Concordia", solo 100, sempre tra i "marittimi" avevano seguito tale corso.
Ciononostante chi si è prodigato per la salvezza dei passeggeri, sono stati proprio i NON marittimi; i cuochi i camerieri i musicisti ed altri ausiliarii, tra cui molti pugliesi, a prendere l'iniziativa del salvataggio, e qualcuno di essi ci ha rimesso anche la vita, nella lotta impari, contro circostanze tragiche ed inenarrabili.
Dov'erano, in quel momento i veri responsabili della nave e della tutela della vita di chi era imbarcato?
Scandaloso e ed assurdo, per chi era in ascolto, udire, per l'ennesima volta il comandante della capitaneria: " torni sulla nave, capitano: è un'ordine!", rivolgendosi al capitano Schettini, che era sulla terraferma ad assistere all'agonia della nave ed al grande caos prodotto da 4000 esseri umani che cercavano la salvezza.
Onore a quelli che hanno fatto ciò che NON era loro dovere.
PINO