giovedì 1 marzo 2012

Roberto Straccia. Ogni giorno di ritardo aiuta l'assassino a defilarsi dalla scena


Et voilà signori, è arrivato il colpo di scena. Dopo un paio di mesi in cui tutti hanno cercato di convincerci che il ragazzo di Fermo ha avuto un incidente (inizialmente si parlava di suicidio), si scopre il particolare che rafforza la tesi opposta. Roberto Straccia è stato ritrovato con la barba lunga, si parla di un viso non rasato da una decina di giorni, mentre di sicuro, dice la madre, quando è partito per Pescara, il lunedì mattina (è scomparso due giorni dopo) non aveva la barba. Anche un coinquilino ha confermato dicendo che quando l'amico è uscito per andare a far jogging la barba non era lunga (al massimo di due/tre giorni). Ed ora come la mettiamo? Ora tornano in auge le testimonianze dei pescatori, che hanno sempre affermato che un corpo, se cade in mare vicino riva, non può assolutamente arrivare a Bari ma si ferma in zona Vasto. Ora ritornano in auge le perizie di chi assiste la famiglia, il dottor Luciano Garofano e lo psicologo Alessandro Melluzzi, che studiando il percorso non hanno rilevato punti di criticità tali da far pensare ad un incidente. Ora ritornano in auge anche le testimonianze dei frequentatori del porto. Loro hanno sempre detto che l'acqua sotto il ponte pedonale è troppo bassa (da un metro ad un metro e trenta) e cadendovi dentro, dopo essere precipitati da oltre dieci metri, non solo non si va al largo ma si rimane incastrati nella sabbia.

Ma queste testimonianze ci sono da tempo, alcune c'erano ancor prima di ritrovare il corpo di Roberto sugli scogli di Bari, per quale motivo ci si è incagliati insistendo su tesi che non portavano a sbocchi validi? I ritardi investigativi, si sa da sempre, sono la prima causa che impedisce l'accertamento della verità. E se è vero che già nella serata della scomparsa si sono avvisate le forze dell'ordine e si sono inziate le ricerche, è vero anche che i tempi per ragionare su un motivo diverso da quelli ipotizzati c'erano tutti. Ed invece ci si è bloccati su un incidente del 2004, una intossicazione fatta passare dalla stampa per auto-avvelenamento, che ha portato chi aveva in mano le indagini a pensare ad un atto di autolesionismo. E se invece dell'episodio del 2004 fosse stato importante quello del duemilanove? Parlo di quando si è presentato al pronto soccorso con un trauma cranico, echimosi, escoriazioni e vomito, dicendo di non ricordare nulla di quanto accaduto. Se fosse stato questo l'input scatenante un omicidio? Perché si è ragionato solo sul fatto che non ricordasse, quindi su una perdita di memoria, e non si è pensato anche alla possibilità di una lezione impartitagli da qualcuno? Forse quanto accaduto nel 2009 risulterà irrilevante, ma avrebbe potuto far aprire un fascicolo per omicidio, fascicolo che avrebbe obbligato a svolgere anche altri tipi di indagine e rilevamenti.

Non lo si è fatto, motivo per cui s'è perso tempo contrastando anche chi parlava di omicidio (secondo loro in maniera affrettata). Ma ora non ci sono più giorni da perdere ed occorre insistere perché, anche se già da settimane si cerca una nuova soluzione e si interrogano gli amici (sospettabili in quanto darebbero all'unisono una versione troppo identica dell'accaduto), gli elementi da valutare sono tanti. E non ci si può incagliare e tornare a vecchie idee solo perché un coinquilino dice di aver visto Roberto mangiare un panino al prosciutto sulle 12.30 di quel mercoledì (sembra che il contenuto gastrico sia compatibile), perché i panini al prosciutto si trovano in ogni città d'Italia e perchè se sono valide le nuove indiscrezioni l'omicidio è appurato. D'altronde non si vede il motivo per cui queste indiscrezioni non debbano essere esatte visto che non sono giornalistiche ma peritali. Se i consulenti della famiglia si sono sentiti in dovere di rivelarle, dato che al momento non hanno acredine nei confronti di alcuno (capita che la parte civile si allinei alla procura quando c'è un nome inserito nel registro degli indagati), si deve dare per assodato che il corpo sia entrato in acqua in stato di semincoscienza, che non avesse fratture dovute a cadute e che la barba sia molto più lunga di quanto doveva essere. 

Con questi elementi sarebbe da incoscienti il non provare a chiudere il cerchio e il non cercare di capire cosa sia realmente capitato quel mercoledì pomeriggio. Sarebbe da incoscienti non focalizzare le indagini sull'unico punto possibile del tragitto, i duecento metri privi di telecamere in cui si e quasi certamente verificato un sequestro di persona (altre telecamere della zona non l'hanno mai ripreso). E' probabile anche che Roberto Straccia possa essere inizialmente salito su un'auto di sua volontà, specialmente se conosceva il guidatore, come è probabile possa aver fatto un percorso diverso da quello pensato perché insospettito dalla presenza di qualcuno ritenuto pericoloso (sospettare non vuol dire esserne sicuri, da qui il non chiedere aiuto). Perciò può essere che il cambiar strada possa averlo portato ad arrivare nei pressi di Montesilvano, dove c'è stato un avvistamento mai considerato sicuro. Certo è che la sua morte non si è verificata per un incidente o a causa di un suicidio.

Qualcosa di più si potrà conoscere analizzando il suo Ipod, anche se pure in questo caso lo si è preso in mano con colpevole ritardo trovandolo coi circuiti arrugginiti. Il pool di consulenti che affianca la famiglia, e pare incredibile siano dovuti scendere in campo loro per far fare quanto era da subito indispensabile fare, ha dovuto premere non poco per convincere i Pm di Bari a sveltire le azioni. E' chiaro che dopo essere stato nell'acqua del mare, anche se Roberto lo aveva protetto mettendolo in un sacchettino di plastica, l'Ipod lo si doveva aprire subito per cercare di salvare il salvabile, perché la ruggine era il pericolo maggiore una volta tornato all'aria (lo sanno i bambini). Quindi si doveva nominare un perito in velocità e chiedergli di operare celermente. Risulta strano si siano aspettati quaranta giorni prima di iniziare queste importantissime verifiche. In tutti i casi, fra un ammasso informe di ruggine, il microchip pare sia salvabile, anche se il ritardo a questo punto dilaterà i tempi delle risposte, e potrebbe consentire di ripercorrere quasi fedelmente gli spostamenti del ragazzo prima della sua entrata in acqua.

Ma, anche non si potessero scoprire i percorsi, l'Ipod è comunque fondamentale per capire quando ha smesso di funzionare, una volta in mare si sarebbe spento nel giro di breve. E se fosse rimasto acceso per più giorni, dando così alla barba la possibilità di crescere (come è avvenuto), anche i Pm si dovrebbero convincere ed indagare su un caso di omicidio. Loro per il momento i riscontri li cercano dalle telecamere posizionate per le vie della città (anche in questo caso il ritardo è evidente e non è detto che i filmati siano recuperabili), ed essenzialmente da quelle sistemate nelle strade che portano allo stadio di Pescara. La zona in cui lo avrebbe notato una ragazza in orario serale. Oltre a questi accertamenti si aspetta di avere le risposte del patologo sulle analisi tossicologiche. 

L'importante è, si dovessero trovare tracce di droga o medicinali particolari, che gli inquirenti non pensino ad un'assunzione volontaria. Sarebbe la ciliegina da posizionare sulla torta dei colpevoli ritardi. 


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4 commenti:

Anonimo ha detto...

ciao Massimo, complimenti come sempre. Ho letto al volo il tuo articolo.. e sono tra quelli che hanno sempre sospettato un omicidio. Ora pero', per quanto riguarda la crescita della barba, non vorrei sbagliare ma credo che unghie, peli e capelli continuano a crescere per un po' dopo la morte.. non saprei per quanto tempo e a quali condizioni ma ho sentito più volte questa cosa. Mi documento. A risentirci. j.

emax/massimo prati ha detto...

Si la barba continua a crescere, ma non a livello di dieci giorni. Fai conto che fosse morto senza barba, lo avrebbero trovato con la barba di un paio di giorni. Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Che sollievo costatare che lei non si dimentica del caso RS e continua a sollevare dubbi e proteste. Seguo questa storia dalla Francia e mi chiedevo come faceva la famiglia a sopportare un tale silenzio, dopo tanto chiasso e tante domande. Lei, oltre alle sue convizioni che non sempre condivido, ha un ruolo di memoria. E il portavoce di quelli che non possono più parlare.Grazie.

anna ha detto...

purtroppo la zona fra la provincia di ascoli Piceno, Teramo e Pescara sembra essere diventato il triangolo delle bermuda,dove si ritrovano i cadaveri uccisi ma mai i loro assassini.Come mai?
del delitto di Straccia nessuno ne parla , ne chi l'ha visto, ne quarto grado,anche dietro questo delitto c'è di mezzo la criminalità organizzata?