giovedì 1 dicembre 2011

Annamaria Franzoni. Gli zoccoli della discordia e le testimonianze alla "non ricordo ma suppongo"

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Da qualche settimana scrivo di come è stato trattato il caso Cogne. Nel primo articolo ho parlato degli orari sbagliati dalla procura, quei tre minuti e trenta secondi che per far considerare bugiarda la Franzoni si è deciso di far stare in due minuti e diciotto (miracolo!). Nel secondo abbiamo visto che ad Aosta e Torino si sono sbagliati anche gli orari in cui è avvenuta l'aggressione al piccolo Samuele. Tanto da far stare in sette minuti ciò che in ogni casa d'Italia necessita di più del doppio. Nel terzo ci siamo resi conto che la scena del crimine non era più una scena del crimine al momento dell'arrivo del Ris, tredici persone che spostano oggetti e camminano in una stanza da letto non permettono di parlare di non contaminazione. Nel quarto abbiamo notato che il perito incaricato di analizzare il pigiama macchiato di sangue era, ed è ancora oggi, un biologo della polizia criminale tedesca spacciato per esperto di Blood Pattern Analysis (la scienza che studia gli schizzi di sangue) e per questo ha fatto molta confusione tanto che s'è preso del falso incapace, e senza fiatare, dal collega che ne capiva. Ma lui, almeno, alla fine ha tolto alla Franzoni i pantaloni del pigiama, per lui non li indossava al momento del delitto. Il motivo era semplice. I pantaloni (foto) avevano gocce di sangue improponibili (tonde e quindi arrivate solo dal davanti), in ogni punto dove non dovevano esserci, e non avevano gocce proponibili in punti dove invece dovevano essere (ad esempio sulla parte alta di una gamba). Ma state tranquilli, ci hanno pensato quelli del Ris a rimetterle i pantaloni, anche se al contrario (fenomeni). Nel quinto articolo ci siamo accorti che le presunte malattie nella Franzoni sono state escluse... anche in Cassazione, e nel sesto abbiamo verificato che gli interrogatori inviati ai giudici erano trascritti dalla procura in maniera sempre diversa e cambiavano di volta in volta in base a quanto accaduto precedentemente. Oggi riprendo il filo del discorso facendovi sapere come si è giunti alla conclusione che la Franzoni non indossasse gli zoccoli al momento dei soccorsi. Per rinfrescarvi la memoria vi dico che grazie agli zoccoli è stata in carcere la prima volta, perché al Gip spacciarono per vera una leggerissima traccia sul plantare, il sangue di Samuele unito al sudore di sua madre. Peccato che una perizia di Corte l'abbia sconfessata totalmente, ma solo anni dopo, dichiarando che la leggerissima traccia trovata era da rapportare ad un profilo animale.

Ma il Ris in quel periodo aveva trovato anche due leggerissime gocce sulla suola, gocce che non potevano provenire da un calpestio involontario, ad esempio camminando sul sangue presente sul pavimento, perché, dissero, si tratta di gocce da proiezione, quindi volate via durante l'aggressione e cadute su uno zoccolo. Per dimostrarlo avevano pronte due soluzioni, in una lo zoccolo era indossato e nell'altra era a terra. Questa teoria ha continuato a tener banco per anni sui giornali e sulle televisioni nonostante loro stessi (Ris) avessero girato un dvd in cui dimostravano che la stessa macchia si poteva formare pestando una goccia di sangue. Ma questo non indifferente particolare uscì solo nel processo d'Appello, dove comunque il giudice non pensò che la Franzoni lo avesse calpestato al ritorno, quando trovò il figlio agonizzante (quindi, fosse stata considerata innocente, due o tre minuti dopo l'aggressione), certo che no, ed allora scrisse:

"Deve concludersi che l'omicida indossasse gli zoccoli marca “Fly Flot” della Franzoni, posto che se si può ragionevolmente sostenere, in base alle stesse conclusioni delle indagini del R.I.S., che i due schizzi definiti da proiezione, individuati sulla suola dello zoccolo sinistro, potrebbero essersi prodotti anche calpestando le macchie di sangue esistenti sul pavimento, è tuttavia stato acquisito come certo che le contaminazioni ematiche da calpestio esistenti sotto le suole si sono formate nell'immediatezza del gesto criminoso, quando dette macchie erano ancora fresche e non si era verificato il loro essiccamento. Avendo i giudici di merito escluso, motivatamente ed insindacabilmente, in base alla posizione della teste Satragni (ma anche della teste Ferrod e del teste Savin), che l'imputata indossasse gli zoccoli all'atto dei soccorsi prestati alla vittima, l'unica ipotesi residuale possibile è stata coerentemente ritenuta quella che dette calzature fossero indossate in occasione dell'esecuzione dell'omicidio, avendo poi l'esecutore avuta l'accortezza di togliersele dai piedi nel tragitto compiuto per raggiungere il piano superiore, lungo il quale non furono rinvenute a terra tracce ematiche, sino alla loro ordinata collocazione nell'antibagno, dove furono da ultimo rinvenute dopo una loro prima sistemazione nello stesso bagno, sempre per quanto ritenuto accertato sulla base della deposizione della teste Satragni". 

Ed il tutto finisce con: "In definitiva si deve ritenere certo che anche gli zoccoli erano indossati dall'autore del delitto e che l'imputata aveva mentito quando aveva sostenuto di avere indossato detti zoccoli al momento dei soccorsi. Detta menzogna, poi, alla luce delle complessive risultanze, non è suscettibile di interpretazione alternativa". Ed ecco che gli zoccoli son tornati prepotentemente in scena. Annamaria Franzoni ha mentito ancora una volta e gli attendibili testimoni hanno chiaramente detto che lei indossava gli stivaletti e non gli zoccoli. Ed allora andiamo a leggere cosa hanno testimoniato la teste Satragni, la teste Ferrod, il teste Savin, ed altri, nei loro interrogatori, così da verificare la veridicità di quanto scritto. Questi alcuni interrogatori della teste Ada Satragni, la domanda per tutti è: "Può fare bene mente locale sulla circostanza se la signora Annamaria nel momento in cui lei è entrata in casa, indossasse delle scarpe o ciabatte o zoccoli?". 

Primo interrogatorio: "Non so se indossasse le scarpe o le ciabatte"
Secondo interrogatorio: "Non sono sicura se avesse le scarpe, ma sono quasi sicura che le aveva
Terzo interrogatorio: "Gli zoccoli mi sento assolutamente di escluderli, e più ci penso e più mi sembra di vedere la signora Annamaria con degli stivaletti neri
Quarto interrogatorio: "La signora era vestita tutta di scuro, ricordo il maglione nero, i pantaloni neri e le scarpe nere
Precisazioni di Ada Satragni durante il quarto interrogatorio, avvenuto a quasi un mese dall'omicidio, il 27 Febbraio: "Voglio a questo punto precisare che di diversi dettagli di quella mattina non ho ricordo. Ad esempio solo vedendo le fotografie n. 26 e 27 che mi mostrate rilevo la presenza delle due abatjour sui comodini accanto al letto e della casacca azzurra sul piumone. A memoria non le avrei mai ricordate"

Estratto delle motivazioni della Corte di Cassazione: "La dr.ssa Ada Satragni, pertanto, va ritenuta persona soggettivamente attendibile, ed anche le sue dichiarazioni vanno ritenute di contenuto attendibile". 

Certo che Ada Satragni, come scritto dai giudici, è una teste attendibile quando ciò che dice va bene all'Accusa. Ricordo a tutti che è stata lei la prima a soccorrere Samuele, che lei stessa ha dichiarato il bimbo essere ancora vivo al momento in cui è arrivata, ricordo a tutti che nonostante questa dichiarazione si decise che, al contrario, la dottoressa non ci aveva capito una mazza ed il piccolo Samuele era già morto al suo arrivo. Come mai quando parla di un bambino ancora vivo, di una donna col volto spaventato seduta su un masso che pronuncia frasi sconnesse (Daniela Ferrod), quando racconta cose scomode, diventa inattendibile? Per quanto riguarda gli zoccoli a me sembra che ricordi le cose "in maniera particolare". In quella circostanza lei è un medico che interviene per soccorrere un bambino morente, che tipo di interesse le possono procurare un paio di zoccoli o di scarpe sotto i pantaloni lunghi, e a gamba larga, della Franzoni? C’è anche da dire che incontrandosi abitualmente l'avrà vista vestita con gli stivali diverse volte. Come può non confondersi dato che dice di non ricordarsi molto di quei momenti? Fra l'altro in quella triste mattina anche lei, dopo i primi soccorsi dati ad un bimbo in quella situazione, divenne alquanto agitata, come testimoniato dal dottor Iannizzi, per citarne solo uno, il medico arrivato con l'eliambulanza sulle otto e cinquanta. 

"Quando sono arrivato ho avuto la netta sensazione che la Satragni fosse come in uno stato di profonda confusione, forse determinato dal fatto che conosceva quelle persone in qualità di medico di famiglia e che quindi fosse stata colpita e sconvolta dalla situazione in cui versava il bambino, tanto da aver perduto quelle che sono le conoscenze basilari di ogni medico..."

E' questa una delle "testimoni certe ed attendibili"? Oppure è stata la voglia di chiudere un caso alquanto spinoso, che ha portato più che altro guai alla Magistratura di Aosta e di Torino, a convincerli di avere in mano l'asso vincente? Ma passiamo alle dichiarazioni di Daniela Ferrod, la vicina di casa che, a detta della dottoressa e di suo suocero, quella mattina si comportò in maniera strana.

Interrogatorio del 1 febbraio 2002: "Annamaria indossava un paio di pantaloni scuri ma non ricordo di che colore fosse la maglia che aveva indosso, come altre sì non ricordo il tipo e il colore delle scarpe, anche se suppongo che fossero scure perché altrimenti, qualora fossero state di colore chiaro o addirittura bianco, l'avrei sicuramente notato per il contrasto con il colore dei pantaloni". 

Interrogatorio 4 febbraio 2002: "Per quel che ricordo Annamaria era vestita con pantaloni scuri e maglia sicuramente scura, anche se non ricordo il colore; non mi sembra che avesse giubbotto o giacca a vento; ai piedi calzava delle scarpe scure, non credo che fossero ciabatte". 

Quindi la Ferrod, teste attendibile che nel primo interrogatorio non ricorda nulla, neppure il colore della maglia, in bella vista ed avuta sott'occhio per quasi un'ora mentre gli zoccoli erano stati indossati solo i primi cinque minuti (anche se la Satragni dirà di non ricordarsi di aver detto alla Franzoni che sarebbe dovuta salire in elicottero col figlio), suppone. Poi il 4 Febbraio, un giorno particolare in cui anche suo suocero trovò la memoria perduta e finalmente disse ai carabinieri cosa aveva fatto il 30 gennaio, inscurisce la maglia, anche se ancora non ricorda e non le sembra, ed  afferma di aver visto scarpe scure e non ciabatte. 

Ma proseguiamo e vediamo cosa disse il terzo teste citato dai giudici, Savin Marco: "La madre di Samuele era vestita di scuro, credo che indossasse anche degli stivaletti scuri, non ho notato nulla di diverso da come l'ho vista quando ha accompagnato Davide allo scuolabus"

Quindi il Savin aveva visto Annamaria pochi minuti prima e la sua visione era rimasta a quel momento, perciò "crede" che indossasse gli stivaletti; d'altronde chi di noi avrebbe guardato il tipo di scarpe indossato da un'altra persona in un momento come quello? 

Per finire un ultimo teste. Vito Perret dichiara: "Presumo che indossasse le scarpe in quanto sono venuto a conoscenza che aveva portato l'altro figlio a prendere il pulmino dello scuolabus". 

Il Perret non sa nulla e "presume" avesse le scarpe, in fondo gli avevano detto che aveva accompagnato l'altro figlio alla fermata...

Se queste sono le testimonianze che inchiodano la Franzoni "Dio ci scampi"! Perché non hanno chiesto alla Satragni ed alla Ferrod il tipo ed il colore delle scarpe indossate dagli altri soccorritori, dallo Iannizzi ad esempio, tanto per vedere quanto erano attendibili? Forse perché è difficile ricordare un particolare così insignificante nel momento in cui si soccorre un bambino morente? Se fossero state a "passeggiare in centro", o alla "festa del Patrono", forse ci avrebbero fatto caso. E' professionale chi accetta le testimonianze di chi non ricorda, di chi suppone, di chi crede, di chi non è sicura, di chi presume? E colui che le avvalla inserendole quale "prova certa" nelle sue motivazioni è veramente "super partes"? 

I giudici hanno accettato e dato per buone testimonianze prive di alcuna certezza... ma non solo. Hanno anche affermato, è agli Atti, che il tempo fa vedere meglio le cose che non si sono viste al momento (tutto ciò per supportare le testimonianze rese dalle testi in secondo, terzo e quarto interrogatorio). Ma quando mai? Ciò può accadere se testimoni su persone viste una sola volta. In questo caso può darsi che qualcosa, un particolare sfuggito, ti torni alla mente, non certo se devi testimoniare su chi conosci e frequenti abitualmente. Se una persona la incontri quasi tutti i giorni i tuoi ricordi si possono confondere e mischiare. 

Ma questo ragionamento non lo fa nessuno, ed anche il giudice di Cassazione Severo Chieffi si adegua all’andazzo generale scrivendo: 

«...avendo i giudici motivatamente ed insindacabilmente escluso, in base alla posizione della teste Satragni (ma anche della teste Ferrod e del teste Savin) che l’imputata indossasse gli zoccoli all'atto dei soccorsi...» 

Avete letto? Lungi da me l’idea di volerli offendere, ma quanto da loro scritto è "sfacciatamente" di parte. Come hanno verificato l'attendibilità dei loro testi? Perché le testimonianze non le hanno usate tutte e tutte in maniera imparziale? Forse la Procura della Del Savio Bonaudo ha presentato carte carenti e parziali, solo così si può credere che i giudici abbiano lavorato cercando di essere obiettivi. Se la dottoressa Satragni avesse continuato a non ricordare l'avrebbero interrogata "fino alla morte"? Se la Ferrod non si fosse resa conto nei giorni successivi che le conveniva, per sviare i sospetti da sé (lei era nell'occhio del ciclone inizialmente), il far indossare gli zoccoli ad Annamaria (magari perché un buon avvocato di famiglia l'ha consigliata), non rammentando neppure il colore della maglia, né l'indossamento di un giubbotto, avrebbe mai ricordato cosa avesse avuto l'imputata ai piedi? La mente del Savin, se lui non l'avesse vista pochi minuti prima vestita e con gli stivali, avrebbe fatto ugualmente la stessa congettura fatta poi dal Perret per cui, "se era vestita così prima presumo che...". 

Fate tutti una prova. Ieri sarete stati al lavoro, a fare la spesa oppure in un luogo di ritrovo, quindi avrete incontrato almeno una persona conosciuta. Vi faccio una domanda: "Di che colore erano le scarpe che aveva ai piedi?". Erano nere, marroni, bianche, di camoscio, di pelle, da ginnastica, eleganti, pensateci e rispondetevi ad occhi chiusi.

E' ora che facciate una bella cura a base di omega 3 o un paio di scarpe, quando si ha qualcosa d'altro da fare, non sono questione di memoria? 

Speciale delitto di Cogne: gli altri 14 punti che scagionano Annamaria Franzoni


Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)
Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti i BPA)
Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)
Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Il pilotaggio, sicuramente involontario, delle testimonianze e' dimostrato dall'incredibile accenttamento dell'attenzione su di esse rispetto ad un altro semplice dato.
Nessuno infatti ha mai analizzato quegli zoccoli finalizzando la perizia allo scoprire se sulla suola vi fossero o meno particelle di terreno esterno alla casa, abbiamo infatti la certezza che dal momento in cui la Franzoni scese nella camera ove vi era Samuele sino al momento in cui la stessa dichiara di essere salita per infilarsi gli stivaletti sarebbe piu' volte uscita dalla portafinestra per rimanere proprio fuori, con gli stivaletti, dopo la partenza dell'elicottero.
Ebbene questa semplice ma determinante perizia non si ritenne tale, nessuno se ne preoccupo' veramente, l'attenzione naif si concentro' sulle mille ritrattazioni dei testimoni e chissa' come si dette per certo il non indossamento degli zoccoli al momento del rientro.
Antonello

Anonimo ha detto...

Ma se veramente quegli zoccoli avessero partecipato ad un'azione omicidiaria nessuno comprende quale vantaggio avrebbe potuto ottenere la Franzoni a dichiarare di averli indossati al rientro e di esserseli levati dopo convinta di andare sull'elicottero senza che cio' fosse vero, forse se fosse stata la colpevole avrebbe proprio avuto la convenienza o l'opportunita' di indossarli veramente per confondere le tracce ematiche ma gli si dice che no, non li avrebbe indossati sulla base del nulla, avrebbe mentito, sulla base di certezze che nessun testimone ha riportato, anzi.

Anonimo ha detto...

Grazie Massimo,ogni tuo articolo inerente questo caso, mi chiarisce sempre più i dubbi che ho.Ma Carlo federico Grosso non potrebbe riaprire il caso?Anche se Annamaria sconta tutti gli anni, resterà sempre una assassina e mai si potrà riabilitare.Cosa penseranno i suoi figli una volta fatti grandi?
Che peccato!
Ciao Massimo, aspetto un altro post, anzi aspetto di sapere l'arma del delitto.
Bea.

Anonimo ha detto...

Una delle prime cose che tantissime donne fanno tornando a casa è levarsi le scarpe e mettere ai piedi qualcosa di più comodo.
Se il bambino era ancora vivo, niente di strano continuasse a sanguinare e che gli zoccoli si siano sporcati soccorrendolo.
Non ho mai capito l'insistenza su questo dettaglio.
L'insistenza sul pigiama ha più senso, ma se ora salta fuori che le macchie erano tondeggianti, tutto questo certosino lavoro microscopico ha fatto perdere di vista la fisica del comportamento dei fluidi.

Ma gli zoccoli?
Analizzando le scarpe di tutte le tredici persone che affollarono la scena del crimine, è sicuro che su più d'una si sarebbero trovate tracce analoghe.

Se tutte queste analisi sono contestabili, e la contestazione non è stata accolta, forse non avremmo bisogno di consulenti tecnici competenti laureati in fisica e chimica che affianchino i Giudici sugli scranni dei Tribunali, per aiutarli a discernere fra tutte queste informazioni quali siano "scientificamente evidenti", e quali invece siano fenomeni fisici liberamente interpretati dall'accusa o dalla difesa.

Tabula

lori ha detto...

Ciao massimo

sto continuando a leggere il libro che mi hai mandato..qualcosa scricchiola nelle mie granitiche certezze...purtroppo per chi ha come unica fonte d'informazione la tv e certa stampa, le conclusioni non potevano andare che in un'unica direzione
di nuovo grazie

lori

emax/massimo prati ha detto...

Credimi lori se ti dico che ci somigliamo noi due e che nessuno più di me ti può capire. E' un percorso che ho già fatto... ciao, Massimo