lunedì 14 novembre 2011

Annamaria Franzoni. Il puzzle incantato e lo strano gioco degli interrogatori che cambiano di forma sostanza e parole


C'è una cosa che a volte non torna quando si parla di testimonianze, sono quelle frasi che sovente cambiano di tono e di sostanza al momento in cui vengono trascritte. Capita ai maggiorenni di trovarsi a dover firmare verbali che ad una buona rilettura non paiono riportare le parole appena pronunciate, questo perché una virgola in più o in meno può cambiare il senso di un discorso. Ma se un adulto può controllare e verificare, cosa garantisce ad un bimbo di soli sette anni, se i suoi genitori non possono essere presenti, che quanto dice verrà fedelmente riportato? Una registrazione basterà a far si che il senso delle sue frasi rimanga invariato nel tempo? In tutte le motivazioni dei giudici che hanno contribuito a colpevolizzare la Franzoni sono inserite le parole pronunciate dal fratello del piccolo Samuele Lorenzi, ora sedicenne, parole pronunciate nell'interrogato fattogli dalla Pm Stefania Cugge a due giorni dall'omicidio. Il problema che voglio sollevare non deriva da quanto ha dichiarato, lui nonostante i sette anni è stato "un piccolo grande ometto", ma da come è stato portato avanti l'interrogatorio e da come nel tempo è stato utilizzato. Il primo giudice a cui la procura di Aosta lo mise in mano fu Fabrizio Gandini. Questi si prese una settimana per decidere se accettare la richiesta dei procuratori che volevano la donna in carcere, e dopo 170 ore di pensieri e notti insonni disse ai giornalisti:

«Una decisione sofferta, sia sulle carte sia a livello psicologico. Ho valutato con scrupolo maniacale tutti gli elementi a favore e contrari riguardanti la signora Franzoni. Anche perché non stiamo parlando di un omicidio in senso classico, questa è una tragedia famigliare quindi la mamma di Samuele non può essere considerata un assassino nella comune accezione del termine. Si tratta di un accertamento basato sugli elementi fino ad ora raccolti e quindi non possiamo parlare di un accertamento definitivo della responsabilità».  

Fabrizio Gandini dichiarava di aver valutato con «scrupolo maniacale» ed ammetteva che non si trattava di un accertamento definitivo della responsabilità. Quindi a modo suo fu davvero scrupoloso e giusto visto che al processo d'Appello quanto gli avevano portato i Pm si rivelò completamente sbagliato. Ma chi fece le indagini e gli interrogatori che metodi usò? Per capire lo scrupolo usato dai procuratori verifichiamo quindi le dichiarazioni del fratello di Samuele, sono trascritte agli Atti. Il bambino, come detto, aveva circa sette anni, era un'anima candida che necessitava di un determinato sistema per poterlo aiutare a far capire quanto accaduto. Quindi come doveva comportarsi con lui la dottoressa Stefania Cugge per impostare in maniera corretta ed utile l'interrogatorio? La cosa più importante era non mettergli le parole in bocca pronunciando frasi che lo avrebbero potuto deviare ad altri giorni, inoltre lo doveva far sentire tranquillo, come fosse a casa sua, facendolo parlare autonomamente ed il più possibile. Il bimbo, hanno detto i carabinieri e gli inquirenti subito dopo l'uscita dalla caserma, non aveva troppa voglia di rispondere. Non ne aveva voglia ma lo si è ascoltato ugualmente. Io credo che in mancanza di voglia sarebbe stato opportuno mandarlo a giocare, per far sì che tornasse tranquillo, e solo dopo riprovare. Forse il luogo scelto non era idoneo ad un bimbo e serviva trovarne uno migliore, in fondo chi aveva fretta di sapere? Vediamo allora come ha posto le domande la Pm e come ha risposto il bambino svogliato. Ripeto che quelle che riporto, attenzione, sono inserite nelle motivazioni del dottor Gandini. 

«Pare opportuno riportare – in merito a questa circostanza – il racconto dei fatti, di Davide Lorenzi, per esteso.» 

PM: «Quel giorno che ti sei fatto un bel giro in bicicletta per andare a scuola... sei uscito prima della mamma da casa o sei uscito insieme alla mamma?» 
Davide: «Esco sempre prima...» 
PM: «Prima della mamma... e quanto tempo... così puoi giocare ancora un po'... ne approfitti!» 
Davide: «No...» (inc) 
PM: «Tu esci prima della mamma così mentre lei fa ancora qualcosa.» 
Davide: «Perché...?» 
PM: «Come?» 
Davide: «...quando si veste io gioco un po' con a (sic) bici... e poi...» 
PM: «...quindi sei uscito prima perché hai aspettato che la mamma si vestisse... si mettesse le scarpe e la giacca...» 
Davide: «...Sì...» 
(...) 
PM: «Ho capito... quindi sei uscito poco prima della mamma hai giocato un pochino con la bici e poi è uscita la mamma.» 
Davide: «Sì» 
(...) 
PM: «E' stata con te la mamma a guardare i cartoni?» 
Davide: «...no... va a vestirsi...» 
PM: «Dove va a vestirsi»? 
Davide: «...e poi chiama me e poi mi dice adesso torno da te...» (inc) 
PM: «Ti sei guardato i tuoi cartoni poi la mamma ti ha vestito e te ne sei andato fuori in bicicletta?» 
Davide: «...eh...?» 

A prima vista può apparire un interrogatorio di poco conto, ma a leggerlo bene si nota subito un'anomalia sul metodo, le domande del Pm troppo lunghe e le risposte del bimbo in monosillabi. Cerchiamo di capire meglio com'è stato condotto considerando anche i puntini di sospensione; di solito sottintendono un silenzio da parte di chi deve rispondere o di chi fa le domande, ma potrebbero essere intesi anche come parti mancanti (e vi garantisco che ne mancano diverse), però il Gandini dice che le dichiarazioni sono «per esteso», quindi si deve presumere gli abbiano detto ci fossero tutte e che lui abbia inserito le più rilevanti. Partiamo dalla prima domanda, domanda che dimostra la malafede di un Pm prevenuto (in effetti è un trabocchetto portato ad un bimbo di sette anni). «Quel giorno ti sei fatto un bel giro in bicicletta prima di andare a scuola...». Perché non pone subito il quesito e parte con un'affermazione che ha in sé la risposta? Forse per far credere al bimbo che sa cosa ha fatto quel giorno? E' il sistema che si usa coi delinquenti, gli si fa credere di sapere, è un modo per intimorirli e cercare di far sì che non mentano. In un bimbo ha un effetto diverso e porta la sua mente a confondersi. Infatti Davide, non essendo un delinquente, va col pensiero a quando esce prima per girare in bicicletta, quindi a tutti i giorni. Dopo questo disastro arriva la domanda: «Sei uscito prima della mamma da casa o sei uscito insieme alla mamma?». Come tutti i bimbi, sentendosi grande, afferma: «Esco sempre prima». Mio figlio, come lui, vuol sempre fare «prima» ed anche quando usciamo o rientriamo insieme si pone davanti a me e dice: «Ho fatto prima io!». 

Una precisazione. A due giorni dall'omicidio si deve presumere che le domande vengano poste per cercare una via di indagine, invece ad una attenta lettura risulta chiaro che l'unico scopo che la Pm si prefissava di raggiungere era quello di far dire al bimbo che aveva girato per dieci minuti in bicicletta, così da lasciare alla madre il tempo necessario per uccidere l'altro figlio. Ora potrete notarlo anche voi, quindi passiamo al secondo quesito in cui il Pm fa inconsciamente la sola ed unica domanda a cui vorrebbe risposta, infatti dopo aver saputo che esce sempre prima di sua madre chiede: «Quanto prima?». Poi si corregge, capendo di aver anticipato i tempi, ma sbagliando nuovamente fa un'altra affermazione: «Così puoi giocare ancora un po'»; alla fine nello stesso contesto dice ad un bimbo di sette anni: «Ne approfitti!». Non dice "ne approfitti per giocare un po'", cosa che il bimbo avrebbe ben capito, ma gira l'affermazione cambiando il senso della domanda. Davide quindi risponde solo all'ultima affermazione, che certamente gli è rimasta impressa, dicendo: «No!». E' come se avesse detto: «Perché mai dovrei approfittarmi di mia madre?». A questo punto il Pm gli chiede il motivo per cui esce prima. Ancora una volta lo fa nell'unico modo che conosce, infilando nella frase la risposta, ciò che crede sia la verità. Infatti afferma: «Tu esci prima di tua madre così mentre lei fa ancora qualcosa?». A questa affermazione Davide si dimostra «un grande» rispondendo con una domanda: «Perché?». Come a dire: «Cosa stai dicendo? Che cosa deve fare se non prepararmi la colazione e portarmi alla fermata?». Il Pm rimane spiazzato da questo calcio di rigore trasformato ed esclama: «Come?». Il bimbo, forse impietosito da quella persona ormai palesemente imbarazzata, la toglie dall'impaccio affermando: «Quando si veste io gioco un po' con a...(sic)... bici. E poi...» (Sic sta per "sic est", così è, e serve a rilevare che una «castroneria» era proprio così nel testo originale, in questo caso nella registrazione, quindi fra «con a...» e «bici» Davide ha detto qualcosa che non si è capito). Ma il Pm, rinvigorito dalla parola «bici», parte di slancio e fa un'altra domanda che contiene in sé la risposta: «Ah, quindi sei uscito prima perché hai aspettato che la mamma si vestisse...»; se avesse voluto avere delle certezze si sarebbe fermato ed avrebbe atteso. Purtroppo per lui, e per il giudice, ha proseguito di slancio ed ancora nello stesso contesto ha detto: «Che si mettesse le scarpe e la giacca». Da qui la risposta un po' titubante: «... sì». 

Ma cosa voleva intendere Davide? Chiaramente che la mamma, come tutte le mattine, si stava mettendo le scarpe e la giacca. Il magistrato si è dimostrato estremamente incapace solo per la «smania e la fretta di farsi dire quanto voleva sentirsi dire», con ciò dimostrando un pregiudizio, una «presunzione di colpevolezza». Ma la Franzoni lo aveva già dichiarato di averlo mandato a giocare un po' con la bici mentre lei, dopo aver messo a letto Samuele, si metteva la giacca e le scarpe. Per avere buone risposte avrebbe dovuto far parlare molto Davide e starsene buona e zitta. Ma aveva fretta di ascoltare la «sua verità», quella che non è uscita. Quando ha capito di aver perso la «Regina» ha provato ad avanzare con gli «Alfieri»; perciò dopo aver fatto una nuova ed inutile affermazione: «Ho capito... quindi sei uscito poco prima della mamma, hai giocato un pochino con la bici e poi è uscita la mamma», dalla quale era lecito attendersi il «» di Davide, che puntualmente è arrivato, anche perché poco prima non significa "dieci minuti prima", si è preso una piccola pausa. La domanda successiva però, non gli costava solo gli «Alfieri» ma anche le «Torri», i «Cavalli» e qualche «Pedone». Il Pm voleva solo un «no» senza fronzoli, questo per far sì che ci fossero conferme alle sue ipotesi accusatorie, ed invece alla domanda: «E' stata con te la mamma a guardare i cartoni?», ha ottenuto un: «No... va a vestirsi...». E' questo l’attimo in cui è entrato in crisi. Ma come, se si è vestita prima che uscisse il figlio non può essersi tolta la maglia per indossare quella del pigiama. Ed allora per salvare la «capra ed i cavoli» dal «lupo» fa la domanda salvagente sperando in una risposta che richiami la stanza del delitto: «Dove va a vestirsi?». Ma il bimbo è concentrato su ciò che sua madre fa al mattino e finisce la risposta precedente: «E poi chiama me e poi mi dice adesso torno da te... inc» (nelle trascrizioni "inc" sta per incomprensibile). A questo punto il Pm è tagliato fuori dalla mente di Davide, ugualmente fa un ultima affermazione cercando di farsi dire che è uscito ed ha girato in bicicletta fino a sudare: «Ti sei guardato i tuoi cartoni poi la mamma ti ha vestito e te ne sei andato fuori in bicicletta?». A questo punto Davide la guarda e continua a chiedersi cosa vuole quella persona che non parla con lui ma per conto suo. Infatti dalla sua bocca esce solo un «eh?» molto eloquente. Secondo me la dottoressa Stefania Cugge era inesperta, non avendo mai interrogato un bimbo di sette anni, e non sapeva davvero come fare. 

In definitiva l'interrogatorio è favorevole alla madre. Come si fa a non capire che nessuna donna manderebbe un figlio di sette anni a girare con la bicicletta, per dieci minuti, dopo averlo vestito per la scuola. Suderebbe troppo, potrebbe ammalarsi ed in Val D’Aosta a Gennaio fa freddo. Certo che un piccolo giro non si nega, un minuto e di corsa alla fermata, magari proprio in bicicletta. Questo poteva avvenire usualmente. Quella mattina, dato che Samuele s'era svegliato, è plausibile pensare sia stato fuori un poco di più, forse due o tre minuti, ma solo volendo esagerare per starci larghi e comodi. Il giudice avrà fatto, dopo aver letto le dichiarazioni del bimbo, questo ragionamento? Il bello o il brutto di quanto letto sopra è che Fabrizio Gandini ne trae significative risposte. Leggiamo cosa ha dedotto. 

«Giova rilevare che, dalle dichiarazioni sopra riportate per esteso, può evincersi unicamente che quel mattino, dopo aver fatto colazione, Davide Lorenzi è uscito di casa per giocare con la bicicletta. Nulla può essere affermato in merito alla collocazione temporale degli eventi riferiti, se non con margini di tolleranza talmente ampi in modo da vanificarne la concreta rilevanza. Sembra però che una conclusione possa essere ragionevolmente desunta dal racconto di Davide; pare inverosimile che quella mattina Annamaria e Davide fossero in ritardo, altrimenti non si capirebbe come mai Davide abbia addirittura fatto in tempo ad andare fuori per giocare con la bici.» 

Fabrizio Gandini al tempo non era sposato, e forse è questo il motivo per cui non ha dedotto altre cose. Se davvero non fosse stata in ritardo, come scrive, avrebbe di sicuro fatto come le altre volte, vestendolo e portandolo con sé. Fra l'altro usa termini insicuri quali: «sembra però» e «pare». Se in Italia si va in galera anche con dei sembra, dei però e dei pare, c'è da pensare di essere alla frutta. Ma il giudice Gandini non è l'unico a parlare degli interrogatori di Davide. Altri li riassumono e dichiarano che quanto riportato nelle loro carte è veritiero. Vediamo cosa trascrivono quelli della procura per il giudice Romano Pettenati. 

Per quanto concerne le dichiarazioni rese al P.M. in data 1.2.02. si riportano le più rilevanti: 

P.M.: «Mercoledì a che ora ti sei alzato?» 
Davide: «Non mi ricordo... quando mi alzo». 
P.M.: «Hai guardato i cartoni animati?» 
Davide: «Non mi ricordo, non li ho guardati.» (in seguito, sollecitato, dice di averli guardati) 
P.M.: «Ti vesti davanti alla televisione?» 
Davide: «No, vado in camera». 
P.M.: «Non capita mai che ti vesti davanti alla televisione, come fa Ivan perché siamo sempre in ritardo?» 
Davide: «Anche noi siamo sempre in ritardo... e poi io vado sulla mia bici.» 
P.M.: «Tutti i giorni ?» 
Davide: «Eh sì.» 
P.M.: «Mercoledì sei andato a scuola?» 
Davide: «Eh sì, sono andato.» 
P.M.: «Ti sei fatto la tua colazione?» 
Davide: «Non ricordo.» 
P.M.: «Cosa ti ha dato di buono da colazione la mamma?» 
Davide: «Eh, i corn flakes.» 
P.M.: «Sei andato nel letto dei tuoi genitori?» 
Davide: «Non mi ricordo... non ci sono andato, non ci sono andato, no.» 
P.M.: «Quel giorno ti sei fatto un bel giro in bicicletta per andare a scuola, sei uscito prima della mamma da casa o sei uscito insieme?» 
Davide: «Esco sempre prima... perché ci ho fretta di uscire... quando si veste, io gioco un po' con la bici e poi vado a prendere il pulmino.» 
P.M.: «Ah, quindi sei uscito prima perché hai aspettato che la mamma si vestisse?» 
Davide: «Eh sì.» 
P.M.: «Il tuo fratellino l'hai salutato prima di uscire per andare a scuola?» 
Davide: «Io sempre lo saluto.» 
P.M.: «Era con te a far colazione tuo fratello mercoledì o dormiva?» 
Davide: «Ah no, lui dorme sempre al mattino... qualche volta... qualche volta fa colazione con me e qualche volta lo accompagno io anche all'asilo.» 
P.M.: «Mercoledì hai salutato il fratellino?» 
Davide: «Si, tutti i giorni.» 
P.M.: «Mercoledì si era svegliato quando uscivi?» 
Davide: «Eh, io non mi ricordo» 
P.M.: «Hai incontrato qualcuno mentre andavi in bicicletta?» 
Davide: «Eh no.» 
P.M.: «Non hai visto nessuno?» 
Davide: «No.» 
P.M.: «Mercoledì ti ha vestito in cameretta tua o di sopra in sala da pranzo?» 
Davide: «Sempre in camera... quando dorme Sami mi vesto nella camera perché dorme, Sami è nel letto... io non aspetto la mamma, corro subito, prendo subito la bici e vado giù.» 
P.M.: «E la mamma deve correrti dietro?» 
Davide: «Eh sì.» 

Ma come! Quella inserita da Fabrizio Gandini non era per esteso? La testimonianza portata dalla Procura al Giudice d'Appello è completamente diversa da quella riportata nelle motivazioni del primo Giudice per esteso, eppure è la stessa e non è completa perché vi è scritto che sono le dichiarazioni più rilevanti. Ma era chiaro che a quella del Gandini mancasse una parte, ed in effetti in questa è inserita la frase sul ritardo ("anche noi siamo sempre in ritardo" risponde Davide), quella che lui non aveva nella sua trascrizione. Una mancanza che lo portò a scrivere: "Pare inverosimile che quella mattina Annamaria e Davide fossero in ritardo". Ma andiamo oltre e vediamo cosa ha dedotto il dottor Pettenati dopo aver letto la «trascrizione» delle «risposte» più rilevanti (chissà chi ha deciso quali fossero quelle più rilevanti da «trascrivere»). 

«Passando a valutare l’attendibilità delle dichiarazioni rese da Davide Lorenzi al P.M. nell’immediatezza del fatto, è dato rilevare, innanzitutto, che il bambino, pur avendo una tendenza a rispondere di non ricordare cosa avesse fatto il mercoledì precedente, opportunamente stimolato in modo amichevole si era via via sciolto ed aveva risposto senza difficoltà, facendo riferimento a quelle che erano le sue abitudini quotidiane, con ciò lasciando intendere che nulla di diverso era intervenuto il giorno in questione; anche il giro in bicicletta, avvenimento per lui molto gratificante, tanto da parlarne spontaneamente, con viva partecipazione e ricchezza di dettagli, soprattutto in merito alla sua abilità nel condurla, era avvenuto come al solito. Pertanto non vi sono motivi per porre in dubbio l'attendibilità di dette dichiarazioni, tanto più che plurimi riscontri erano emersi dalle risultanze processuali (in tal senso si era già pronunciato il tribunale del riesame nell'ordinanza 19.9.02); è evidente che qualche cambiamento intervenuto quella mattina, quale il luogo in cui era stato vestito (al soprastante piano giorno, come in realtà doveva ritenersi provato dal rinvenimento di pigiama e ciabatte nella sala, anziché sotto nella sua camera) non era stato da lui memorizzato, in quanto verosimilmente poco rilevante rispetto al fatto di aver potuto, comunque, fare il giro in bici...» 

Che strano. Quando il bimbo è uscito dagli uffici di Stefania Cugge è stato detto dai carabinieri, in coro, che era svogliato e non aveva voglia di rispondere; ora, a distanza di anni, il dottor Pettenati ci fa sapere, probabilmente era scritto nei fascicoli da lui visionati, che si era via via sciolto ed aveva risposto senza alcuna difficoltà. Erano gli stessi fascicoli mandati al Gandini? Non è che c'è stata qualche altra modifica? E perché se il giudice ha dedotto che rispetto alla abitudinarietà, agli altri giorni, nulla di diverso per il bambino era avvenuto, alla fine ha condannato la madre? Non è un controsenso? Ma ancora una volta andiamo oltre addentrandoci nell'analisi delle valutazioni notando subito che, a parte qualche discrepanza dovuta alla sua smania di andare in bicicletta, la testimonianza di Davide va benone al Giudice anche se ammette che qualche cambiamento c’è stato. Ad esempio è provato che si sia cambiato in sala e non in camera, al contrario di quanto ha sempre detto il piccolo. Ed allora perché, se è stato provato, nelle motivazioni del Gup Gramola, scritte dopo il processo di primo grado, è dato per certo che il bambino sia stato vestito in camera sua, dove ancora Samuele dormiva, e si è pensato fosse quello il motivo per cui il piccolino si fosse svegliato? Domande senza risposte a cui la Cassazione non ha dato peso.

Continuiamo con il dottor Romano Pettenati che non trova motivi per mettere in dubbio l'attendibilità delle altre dichiarazioni. Quindi anche quella in cui il bimbo dice che erano sempre in ritardo. Pertanto, essendo sempre in ritardo, il giro in bici di Davide, come lo stesso dice (io gioco un po' con la bici e poi ...), non può mai durare molto, e così dev'essere stato quella mattina come le altre mattine. Ma tra questo interrogatorio e quello precedente ci sono differenze e mancano alcune frasi importanti, chissà perché stavolta non trascritte, quali ad esempio la risposta di Davide alla domanda in cui gli chiedono se la mamma sta con lui mentre guarda i cartoni, nella quale rispose: «no... va a vestirsi». Certamente non era una risposta da poco. Ed allora mi chiedo perché il suo posto è stato preso da un'affermazione: «quindi sei uscito prima perché hai aspettato che la mamma si vestisse». E' la trascrizione che ha stravolto la domanda o è questa quella originale? Se è l'originale è evidente il condizionamento fatto alla mente del bambino. Cosa fa intendere il Pm a Davide con la parola vestisse? Mettiamoci nei panni di un piccolo di sette anni e chiediamoci se nostra madre quando si mette la giacca e le scarpe si veste oppure no? Certo che si veste! Quindi è chiaro che se chi pone una domanda lo fa in modo condizionante lo stato esatto delle cose cambia completamente e gli si fa dire quanto più aggrada che dica. Non è un particolare irrilevante perché se al momento di uscire alla Franzoni fossero rimaste da indossare solo le scarpe e la giacca, come da lei inutilmente sostenuto a processo, a parte il cadere dell'ipotesi di un nuovo indossamento del pigiama il bimbo avrebbe potuto girare in bici non più di uno o due minuti.

Oltre a questi particolari, non di poco conto, ve ne sono altri che stonano. Davide dice di non aver guardato i cartoni animati; ma alla fine, opportunamente stimolato, ammette di averli visti. Molto probabilmente invece non li aveva davvero guardati, questo perché la madre ha dichiarato di aver acceso la televisione solo al momento di uscire per far credere a Samuele di essere al piano superiore. Poi gli chiedono se fosse stato nel lettone dei genitori. Inizialmente il bimbo dice di non ricordare, successivamente afferma, e lo ripete due volte, di non esserci stato. Però in questo caso non è stato opportunamente stimolato come fatto in precedenza. Come d'altronde non lo è stato quando ha detto di non aver visto nessuno all'esterno. Perché? E' chiaro che lo stimolo gli veniva dato quando serviva allo scopo e non quando era scomodo darlo. Se avesse dichiarato di essere stato nel lettone avrebbe confermato quanto detto da sua madre, e pertanto non avrebbe potuto girare tanti minuti in bici; se avesse dichiarato di aver visto qualcuno all'esterno avrebbero dovuto cambiare modo di indagare... modo che, molto probabilmente essendo inesperti, i Pm di Aosta non conoscevano. Secondo me il «pregiudizio» era già entrato nei primi giorni in Procura. Ma il giudice sembra non valutare la testimonianza di Davide, lui preferisce vagliare attentamente le diverse versioni fornite dalla madre. 

«Annamaria Franzoni, interrogata dal pm, aveva dichiarato che Davide era uscito prima e che lei lo aveva raggiunto poco dopo di corsa prima della casa della Satragni, non aveva parlato di saluti da parte di Davide.» 

«Nel corso dell'interrogatorio avvenuto davanti a questa Corte, la Franzoni ha sostenuto una versione del tutto diversa dalle precedenti, sia per quanto concerne i movimenti di Davide, sia per quanto concerne le circostanze dell'uscita contestuale con il figlio.» 

Annamaria aveva affermato, dinanzi alla Corte d'Appello, che Davide prima di uscire aveva salutato Samuele, pur non avendolo visto ma solo sentito piangere, mentre lei lo portava nel letto della sua camera. Aveva sostenuto che era stato proprio il bambino a ricordarglielo qualche tempo dopo l'omicidio. Davide, in un altro interrogatorio registrato dalla Difesa ed avvenuto mesi dopo nella casa dei nonni, aveva ribadito di aver salutato il fratellino due volte; la prima mentre era nel suo letto addormentato, la seconda nel momento in cui Samuele, piangente, stava salendo le scale, poco prima della sua uscita di casa. A questo punto mi sovviene una domanda. Ai giudici la testimonianza del bimbo andava bene, l'hanno scritto loro stessi, ed a parte qualche piccola discrepanza, non si era vestito in camera ma in cucina, non avevano motivi per mettere in dubbio le altre dichiarazioni. Quindi stava loro bene anche quella in cui dichiarava che ogni mattina salutava il fratellino. Neppure in quella circostanza vi è stato lo stimolo di sapere quante volte, se una o due, gli dicesse «ciao». D'altronde cosa c'è di strano nel fatto che Davide dica di aver salutato il fratello minore. Cosa c'è di strano nel fatto che sia stato lui stesso a ricordarlo a sua madre. Chi può capire lo stato mentale di una persona in un momento come quello?

Giova ricordare alla Corte che durante gli interrogatori i vicini avevano portato dichiarazioni iniziali completamente diverse, dichiarazioni che solo dopo opportuni aggiustamenti e diversi interrogatori, e forse con l'ausilio di un buon avvocato, si sono incastrate (pur se male e controvoglia). Inoltre anche gli inquirenti hanno sostenuto versioni contrastanti. Ad esempio si può parlare del fatto che sia il Vidi, autista dello scuolabus, sia la Ferrod, vicina di casa, sapevano che spesso Samuele restava solo in casa al momento in cui Davide andava con la madre alla fermata del pullman, è scritto nelle dichiarazioni fatte nei primi due interrogatori. 

Dino Vidi: «...poche volte Annamaria portava con sé il figlio piccolo.» 
Daniela Ferrod: «...so anche che quando Annamaria porta il bambino grande alla fermata del pullman lascia il piccolo in casa da solo.» 

Vediamo invece cosa scrivono i giudici del caso in questione: «Appare infatti davvero singolare che la donna, proprio quel giorno, pur non avendo mai agito nel medesimo modo in precedenza, abbia lasciato da solo in casa il bambino più piccolo senza chiudere la porta a chiave, come pure aveva fatto nelle altre pochissime occasioni in cui il bambino era rimasto da solo.» 

Il bimbo era rimasto in casa solo in pochissime occasioni? Avete letto davvero le testimonianze del Vidi e della Ferrod? Se sì rileggetele perché dicono il contrario di ciò che avete scritto. Ma non le devono rileggere perché le hanno lette, addirittura le hanno anche riscritte, ma non si può dir nulla perché si sa che la Corte non si contraddice mai, al massimo fa qualche aggiustamento. Ho preso a prestito, parlando di aggiustamento, le parole usate dal giudice Gramola per spiegare le diverse versioni portate, in terzo, quarto, ed anche quinto e sesto interrogatorio, dai vicini, credo mi scuserà. Torniamo a leggere le motivazioni del giudice di Cassazione Severo Chieffi. Lui cosa pensa della testimonianza di Davide e di quanto dichiarato da Annamaria? 

«Mendace era anche ritenuta l'affermazione dell'imputata di essere uscita contestualmente o subito dopo il figlio Davide, mentre doveva ritenersi provato (in base alle prime dichiarazioni della stessa Franzoni e del marito, evidentemente in tal senso informato dalla moglie, e del bambino) che Davide era uscito, intrattenendosi all'esterno con la bicicletta, alcuni minuti prima della madre, la quale doveva ancora vestirsi ed indossava, pertanto nella circostanza, il pigiama» 

Mendace dice il Giudice, quindi la Franzoni ha mentito di proposito. Ed allora voglio analizzare i due ultimi passaggi inseriti nel suo scritto. Il primo è al limite dell’ambiguo; cosa intende con la frase «alcuni minuti prima della madre»? Quanti per essere precisi? La Corte di Appello, pur scrivendo che per Davide nulla di diverso era accaduto quella mattina, ha considerato dieci minuti... forse che gli «alcuni minuti» sono in realtà «molti minuti»? Perché invece di usare il pronome indefinito «alcuni» non ha inserito l'esatto numero? Anche a lui quei dieci minuti sembravano troppi? Aveva forse capito che scrivendo quella cifra non sarebbe risultato credibile? Il secondo passaggio riguarda il pigiama. Egli scrive che la Franzoni doveva ancora vestirsi e pertanto lo indossava. In questo caso non avrebbe potuto in alcun modo considerarla un'assassina dato che la dottoressa Neri l'aveva visitata due ore prima dell'omicidio trovandola col pigiama nel verso giusto. Le macchie di sangue sono state rinvenute nella parte interna della maglia (lo ha dimenticato il dottor Chieffi?), dove non erano presenti i disegnini notati all'esterno dal medico del 118, ed è ben difficile pensare che se ancora si doveva vestire, come scrive il giudice, se lo sia tolto e rimesso all'istante, girandolo al rovescio, prima di uccidere. Fra l'altro ciò che asserisce la Cassazione non trova riscontri in nessuna carta del processo d'Appello dove, al contrario, il P.G. Vittorio Corsi aveva affermato che la Franzoni s'era rimessa la casacca facendo intendere l'avesse già tolta in precedenza. Possibile che i P.M ed i Giudici possano dire tutto ed il contrario di tutto arrivando ugualmente alla stessa conclusione? Alla condanna? 

Chissà perché, per motivare la propria sentenza, ognuno di loro ha preso dal testo originale solo ciò che «gli è suonato meglio» e poi ha aggiunto qualcosa di suo; quel qualcosa che non esiste in nessun Atto, che non nasce dagli scritti ma può trovarsi solo nella mente di chi motiva ed essere nato solo da pregresse convinzioni personali. In un processo il Giudice non deve essere «l'ago della bilancia» fra chi accusa e chi si difende? Perché quelli che dovevano valutare se Annamaria Franzoni fosse colpevole o innocente mi hanno dato l'idea di non «stare» proprio al centro? Proseguiamo cercando di comprendere cosa ne ha pensato il dottor Chieffi delle dichiarazioni successive del piccolo, quelle registrate a casa dei nonni, in cui disse di aver salutato due volte Samuele. 

«La Corte ha, inoltre, escluso l’attendibilità delle dichiarazioni rese il 27.7.2002 da Davide Lorenzi in sede di indagini difensive in quanto frutto di palesi pressioni suggestive, oltre che nettamente contrastanti con quelle dal medesimo rese al P.M. in data 1.2.2002, dovendosi, in base a queste ultime, alle dichiarazioni di Stefano Lorenzi, ed alle iniziali ammissioni della stessa imputata, ritenere provato, come già detto, che Davide uscì di casa alcuni minuti prima della mamma, rimasta in casa per vestirsi, e che il bambino non presenziò affatto al trasferimento di Samuele nel letto matrimoniale come riferito dalla prevenuta.» 

Che strano. La prima dichiarazione di Davide, quella in cui diceva che mentre guardava i «cartoni» sua mamma si vestiva, è sparita dalle carte, le trascrizioni mandate ai vari giudici sono sempre state scritte e riportate in modi diversi, le domande poste dal Pm nell'interrogatorio fatto ad Aosta erano più che altro dettate dal pregiudizio... eppure non è considerato quello, dove in modo condizionante si mettevano in bocca al bimbo anche le risposte, dove gli stimoli venivano dati solo sugli argomenti interessanti per la Procura, l'interrogatorio frutto di «palesi suggestioni», ma l'altro registrato in casa sua, quindi in un luogo tranquillo e certamente più idoneo di una caserma. Bizzarro direbbero quei giudici che l'hanno scarcerata perché le prove portate dal Gandini, in cui la dichiarazione di Davide sui «cartoni» era presente, non erano sufficienti per carcerarla. Le prove, ma sarebbe stato meglio dire gli indizi, portate al tribunale del Riesame erano esattamente le stesse usate dalla Cassazione due mesi dopo per ribaltare quella sentenza. L'unica differenza riguardava il modo di scrivere e di spiegare. Infatti le trascrizioni si sono dimostrate completamente diverse. E' stato fatto tutto in modo professionale? 

Analizziamo solo una piccola parte di quanto fatto ad Aosta basandoci su quanto essi stessi hanno dichiarato di aver appurato; vediamo se sono stati in grado di usare una buona professionalità. Prendiamo i cartoni animati. Ci hanno detto che il bambino, a due giorni dall'omicidio, dopo essere stato stimolato in modo amichevole ha dichiarato di averli guardati; cosa avrebbe dovuto fare un procuratore, se sveglio ed esperto, in questo caso? Farsi dire quali cartoni avesse visto, per capire in che canale televisivo fossero andati in onda, e mandare una richiesta alla “rete” che li aveva trasmessi per sapere in quale esatto orario «fossero cominciati e finiti». Se ritenevano giuste le affermazioni del bimbo bastava fare questo controllo per sapere realmente a che ora, all'incirca, Davide avesse fatto colazione e fosse uscito di casa. Ogni cartone animato dura dai 10 ai 15 minuti ed era relativamente facile arrivare ad una approssimazione minima. Questo era l'unico modo per far diventare quasi «prova» un ipotetico indizio. Secondo voi l'hanno fatto? Non ve lo dico neppure, tanto che ve lo dico a fare? 

Il puzzle creato in quel 2002 dagli inquirenti aostani era chiaramente «incantato» ed aveva le tessere interscambiabili. Potevano metterle dove volevano perché ai giudici andavano sempre bene, sopra o sotto non aveva importanza dato che il quadro non sarebbe cambiato perché il «disegno» era già stato in precedenza fissato sulla mente di ogni italiano. 

Ed anche oggi, lo si vede ad ogni nuovo caso di omicidio, i puzzle vengono montati così, quindi c'è solo da sperare di non capitare mai in mano a simili personaggi perché se il sistema «Giustizia» funziona in questo modo niente e nessuno ci potrebbe mai salvare dalla catastrofe.
Annamaria Franzoni Cap 10 (Questa è la vera arma del delitto?)
Annamaria Franzoni Cap 11 (una condanna nata dalle chiacchiere di paese)
Annamaria Franzoni. Cap.12 (Le intercettazioni spacciate dai media e dalla procura...)
Annamaria Franzoni. Cap.13 (Ed il Pm disse che gli alibi dei vicini erano buoni alibi...)
Annamaria Franzoni. Cap.14 (L'alibi della vicina e i movimenti alquanto particolari...)
Annamaria Franzoni. Cap.15 (Il delitto efferato? Una fantasia dei giudici copia-incolla)

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Annamaria Franzoni


6 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

Una cosa non mi è chiara: considerata la gravità del fatto avvenuto, e considerato lo stretto legame di parentela tra il giovanissimo testimone e l'indagata, l'interrogatorio o gli interrogatori sono avvenuti secondo le norme previste dall'art. 498 CPP, comma 4, che prevede la presenza di un genitore e di un esperto di psicologia infantile, oppure alla sola presenza del PM e della Polizia Giudiziaria ? Un interrogatorio, se avvenuto senza le garanzie previste dalla legge, è nullo per definizione.

Inoltre, si violerebbe la più volte ricordata Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo, all'art. 8 "Diritto al rispetto della vita privata e familiare", corrispondente all'art. 7 della Carta Europea dei Diritti; ed analoga all'art. 25 della Dichiarazione ONU dei Diritti dell'Uomo.
Inoltre andava applicata specificamente la Convenzione dei Diritti del fanciullo (1989, Preambolo ed artt. 2, 3, 8, 9,12, 16, 19, 36, e specificamente l'art. 40 c. 2/IV, sull'impossibilità di costringere un fanciullo alla testimonianza). Dal combinato disposto di queste norme si deduce l'imprescindibilità che un bambino sia tutelato psicologicamente, soprattutto in casi così gravi, da interrogatori che possano ledere la sua fragile psiche. Di qui l'esigenza morale e legale di un'assistenza psicologica ed affettiva del bambino stesso, il quale tra l'altro a sette anni è già in condizioni di capire a grandi linee, e sia pure confusamente, una situazione così problematicamente pesante e turbativa della sua condizione di tranquillità, che gli porta via una madre.
In sostanza, il o i verbali specificano da chi fosse accompagnato Davide e da chi fosse psicologicamente sostenuto in quel momento ?

emax/massimo prati ha detto...

Nelle carte non se ne parla Manlio, nei giornali si parlò della presenza di uno psicologo infantile.

Ciao, Massimo

Mimosa ha detto...

Non mi ricordavo proprio che Davide fosse stato interrogato, mi sono sfuggite le notizie in merito... anzi, mi pareva che fosse stato escluso di farlo testimoniare ...

Ma come si può pretendere che un bambino di 7 anni capisca cosa sia un "mercoledì" rispetto a un giovedì o un sabato o un qualsiasi altro giorno della settimana ...??
La psicologia infantile ha una sua teoria sulla "dimensione del tempo" da parte delle diverse fasce d'età.

Non sarebbe stato il caso che le domande le avesse fatte lo psicologo piuttosto che il giudice?
Incredibile ... grazie Massimo per queste informazioni!

Mimosa

Anonimo ha detto...

Elogio del Giuidiciume !!!

Zione e i superbi bipedi dall’Eccelso Trofeo, il povero Tapino e i nefasti Felloni dai potenti Ragli; il già colpito PROLETARIO, pur soffrendo al pensiero dei tanti Poveri Cristi (Innocenti …) che dai velenosi Serpenti vengono messi ai topi e ivi abbandonati, con somma Scelleratezza dei Grandi Ratti dall’usurpata Toga, si compiace ed apprezza la chiara e semplice interpretazione giuridica della Suprema Corte, afferente il doloroso Calvario del Dottor Dell’Utri, benemerito Bibliofilo e SENATORE della Repubblica; questa Sentenza della Cassazione, al contrario della puzza di Barbarie che esala dalle arcane e farraginose arzigogolazioni dell’astrusa e Famigerata sentenza Franzoni, ci riporta come fa “Forum” in televisione, all’immediata comprensione dei fatti, senza farci ponzare a lungo e inutilmente per cercare di capire almeno qualcosa.
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Pensando ai Cialtroni che, ignobilmente rifilano “il Pacco” al Popolo imo, egli come Masaniello, ricorda che il pesce puzza dalla testa e ciò riporta alla mente certi Criminali “MAGISTRATI” di alta carriera, che andrebbero curati da Madame (Guillotin), ma che invece, dalla sicumera dei loro prezzolati Pennivendoli e da squallidi e interessati Lacchè, vengono ribaldamente osannati come Padri della Patria, riciclati e rifilati per Coltissimi Italiani e non sono altro che disonesti Ignoranti e miserabili LEGULEI che trafficano, imbrogliano e truffano, il Prossimo e il Diritto; pertanto avendo già in animo per immorale ambizione recondito sogni di Grandezza, costoro, da bravi segugi sono presenti a tutte le riunioni di cui hanno sentore, ma solo per Arruffianarsi, in proprio o per conto di qualche degno COMPARE, che gli ricambia il favore da qualche altra parte.
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Pertanto questi appiccicosi, fastidiosi e Ampollosi Magliari (di bassa lega …), stanno sempre a razzolare freneticamente, come SUINI nel Letame, fra Circoli e Cenacoli, Comunità parrocchiali, tribunalizie e condominiali, agresti e montane, Operaie e politiche, sindacali e “Femminili” … dove si agitano tanto e con vari sotterfugi, proprio per farsi notare e ricordare, per presentarsi o farsi presentare sfacciatamente e sfaccimmamente a Tizio, o, da Caio a Sempronio … e per questi meschini e ignobili scopi diventano pure saccenti e indefessi SCRIBACCHINI; siccome Eccellono anche nella furbesca Cazzimma Raffinata, allora quando decidono di mettersi all’ingrasso maggiore del Grande Truogolo, senza alcun ritegno scendono in Politica e sfruttano questa artefatta notorietà acquisita, a spese dei tantissimi Grulli, Pirla, Mona e Minchioni.
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Questi superbi FELLONI, che una Saetta del Cielo possa incenerirli o che il Saggio Governo ce li possa togliere dalle povere palle, diventate Mongolfiere … questi infami Calunniatori, questi Mariuoli della Dignità e della Libertà di chi, per sentito Amore della santa Verità “osa sfidarli”; questi luridi Vermi, estrosi ispiratori e Protettori di feroci scornacchiati SGHERRI e di Falsi Pentiti, che al loro apparire esigono il pronto scappellamento con inchino e se lo non notano, s’ingrugniscono e sono cazzi amari per tutte le persone gentili e Oneste e le loro Famiglie … che devono subirli per il rio Destino, perchè per dispetto e a dimostrazione della loro Turpitudine “Adesso ti faccio vedere IO chi sono …”, questi sciagurati corna-copia senza Dio e senza Vergogna, si mettono a DEFECARE immantinente, con disinvoltura e molto Ciclopicamente, sul sacro Libro della Legge.

Anonimo ha detto...

A proposito di interrogatori....
Se non ricordo male, poco dopo l'omicidio del piccolo Samuele, avevo letto da qualche parte che le persone alle quali la vicina della Franzoni aveva affittato uno dei suoi appartamenti (mi pare quello al piano terreno) non sono MAI state interrogate seriamente dagli inquirenti. Ma vi pare possibile che persone che stavano a pochi passi dalla casa dei Lorenzi non siano state sentite, sia per verificare se avevano un alibi, sia per sapere se avevano visto qualcuno o udito qualcosa? Quanta incompetenza!

Anonimo ha detto...

La blasfema, SOVVERSIVA e criminale Associazione Malfattori e C. (triste Setta del barbaro Giudiciume) va rinchiusa al completo e subito nel più vicino Manicomio Criminale; e forse solo così la finirà di DISSANGUARE il Popolo e non romperà più le balle, boja fauss; così parlò Zione.