venerdì 13 aprile 2012

Annamaria Franzoni. L'alibi della vicina ed i suoi movimenti alquanto particolari


Come abbiamo visto nel precedente articolo sul caso Cogne, il tribunale del riesame chiese alla procura di Aosta, rimanendo inascoltato, di fare ulteriori indagini sulla famiglia Guichardaz. In questa figurava anche Daniela Ferrod che assieme a suo marito viveva nella villetta posizionata a trenta metri da quella dei Lorenzi. La mancanza di ulteriori accertamenti ha fatto supporre a tutti che queste persone fossero completamente estranee all'accaduto, che avessero alibi solidi come le rocce della Val D'Aosta. Ma come abbiamo constatato, verificando quelli forniti da Ottino ed Ulisse Guichardaz, di solido in quanto i due hanno dichiarato ai carabinieri v'è solo il fatto che ci si trova in presenza di un alibi modificato più volte e, comunque, a carattere familiare. In questo articolo passo oltre e, dopo averne scritto una serie in cui ho ampiamente dimostrato come nulla potesse incriminare la Franzoni, mi dilungo verificando ancora i primi sospettati, in particolare la Ferrod.

Inizio col mettervi una pulce nell'orecchio informandovi di una lettera confidenziale arrivata all'avvocato della Difesa nel mese di febbraio. A scriverla un imprenditore lombardo, mai chiamato in procura ad Aosta, che l'estate precedente aveva trascorso due mesi di vacanza a Cogne, alloggiando nell'appartamento al piano terra della famiglia Guichardaz. Quanto scritto dall'imprenditore, per sua espressa richiesta, non può essere divulgato, ma se fu suo scrupolo scrivere alla Difesa e non ai Pm, è immaginabile quale possa essere il tenore della missiva che parlava anche della Ferrod. Forse non venne chiamato in procura perché le indagini, indirizzatesi da subito sui Guichardaz, furono poi abbandonate a causa della relazione del Ris, che ipotizzava un indossamento del pigiama da parte dell'assassino, e di una lettera del consulente della procura, Massimo Picozzi, che dava per certa la colpevolezza della Franzoni. Detto questo vediamo la prima testimonianza della Ferrod, è datata 30 gennaio 2002 e siamo nella caserma dei Carabinieri di Saint Pierre. La donna spiega che Anna Maria Franzoni l'ha chiamata alle 8.15 dalla villetta accanto alla sua dicendole che Samuele perdeva sangue dalla testa.

«Oggi mi sono alzata verso le 7.30, ho iniziato le faccende domestiche e ho preparato mio figlio ***, poi *** (ho omesso i nomi dei figli, per primo ha nominato il grande). Verso le ore 8.15, mentre ero fuori dal balcone della mia camera da letto, la mia vicina Anna Maria mi ha chiamato dicendomi: "Daniela, c'è Samuele che perde sangue dalla testa"! Mi sono vestita con la giacca a vento e le ciabatte, sono andata verso la loro casa, non ero agitata, pensavo si trattasse di una cosa normale (voi dovete tenere a mente tre parole della Ferrod: «Non ero agitata»). Sono entrata in camera di Anna Maria e ho visto Samuele supino nel letto con il pigiama e la faccia piena di sangue. Subito mi ha detto di andare dalla dottoressa Satragni, che abita oltre la strada. Sono andata di corsa quando ho notato che stava già salendo con la sua auto. Sono tornata indietro, rimanendo sulla porta finestra, ed ho notato che c'era sangue sulla parete dietro il letto... sentivo Samuele che si lamentava, emetteva dei suoni, apriva e chiudeva gli occhi...»  Ed ancora: «Anna Maria mi riferiva, nelle nostre chiacchierate, che Samuele aveva problemi di crescita, ma credo che non si trattasse di nulla di grave. Non ho mai notato nessuno nella zona, so che comunque, quando portava il figlio grande alla fermata dell'autobus, lasciava Samuele solo a casa, impiegava circa due o tre minuti, forse di più, ma la casa non rimane a vista...».

Quindi ha detto che stava preparando i figli per mandarli all'asilo, di non aver notato nessuno nella zona e di sapere che la Franzoni lasciava Samuele a casa da solo per qualche minuto ogni mattina. Quest'ultima frase quasi a far intendere che la vicina non fosse una mamma giudiziosa quanto lei... una buona madre non deve mai lasciar soli in casa i propri figli. La logica del suo discorso fa anche capire che conosceva molto bene le abitudini mattutine della Franzoni. Ricordate questo passaggio.

Il primo febbraio risponde nuovamente alle domande degli inquirenti e dice: «Mentre i due miei bambini mangiavano, ritornavo nella mia camera ove provvedevo ad aprire le ante della porta finestra che dà sul balcone ed a rifare il letto; dopo aver preso i tappetini raggiungevo il balcone per stenderli. Mentre stavo rientrando, verso le ore 8.25-8.30 circa, udivo Anna Maria... posso collocare temporalmente il suo richiamo perché di solito accompagno mio figlio alla fermata dello scuolabus per l'asilo alle 8.35, per cui quella mattina, vedendo che i miei figli facevano ancora colazione... avevo ancora del tempo a disposizione, sono appunto tornata in camera per rifarla. Quando entrai nella camera da letto dei Lorenzi Anna Maria stava zitta, non parlava, non piangeva. Le ho detto “cos’hai fatto?” Dopo un po' mi ha detto, forse a voce alta ma sicuramente non urlando, di andare a chiamare Ada... omissis..» Omissis significa che da qui si passa alla fase finale dell’interrogatorio. Questo perché quanto dice la Ferrod fra la prima e l’ultima parte è, a giudizio di chi ha trascritto la dichiarazione, irrilevante. Lo vedremo poi se è davvero irrilevante, ora proseguiamo. «Dopo essermi affacciata nuovamente nella camera notavo Samuele disteso sul letto e la Satragni che gli stava prestando le cure con Anna Maria presente... rammento che la dottoressa chiese garze e cotone ad Anna Maria. Nel frattempo la Satragni portò fuori Samuele, mi chiedeva del cotone bagnato per cui entravo in camera da letto dove prelevavo dal comò il cotone e l'acqua ossigenata. Quando lo porsi alla dottoressa Anna Maria mi riprendeva dicendomi di bagnarlo con l'acqua minerale e non con quella ossigenata, perciò raggiungevo il bagno, posto oltre la camera da letto di Anna Maria, e dopo aver bagnato la garza la riponevo alla dottoressa... quella mattina nello stabile dove abito era presente, al piano terra, un ragazzo in affitto che lavora come cuoco presso un albergo di Cogne, che quella mattina non ho visto; al secondo io e i miei figli in quanto mio marito era uscito molto presto».

In questa occasione la Ferrod ripete che i suoi figli stavano facevano colazione, ricordatevelo perché fra poco vi servirà, e che lei era andata fino al bagno di casa Lorenzi, passando dalla porta finestra che dava alla camera, per bagnare le garze nell'acqua. Ora vediamo cosa disse il 4 febbraio, lo stesso giorno in cui suo suocero ricordò tutti i suoi movimenti quasi avesse avuto un input esterno. Ma lo stesso input potrebbe averlo avuto anche la Ferrod perché improvvisamente si rese conto che i suoi figli, di due e quattro anni, avevano trascorso cinquanta minuti da soli in casa... e questo non è il comportamento che deve tenere una buona madre. Per rimediare, quindi, inserisce uno suocero a mo’ di balia. Ma non lo inserisce nell'immediatezza della sua uscita, perché in base alle testimonianze alle otto e quindici l'uomo era a casa sua con suo figlio e non era uscito prima delle otto e trenta. E con questa affermazione, confermata dal padre, il figlio Ulisse si era coperto con un alibi, seppure a carattere familiare. Ma due bambini piccoli, se davvero sono svegli e fanno colazione, vivono nel pericolo restando da soli e possono bastare anche meno di venti minuti per cadere, sbattere la testa e farsi male seriamente. Si può davvero lasciare un bimbo di quattro anni ed uno di due soli in casa per venti minuti? Non è che la Ferrod, madre esemplare come ha dato ad intendere negli interrogatori, sia uscita perché già qualcuno si trovava in casa sua e controllava i suoi bimbi? La scena che aveva visto in camera della Franzoni, inoltre, faceva supporre l'esistenza di un assassino in zona. Non è strano che sapendo i figli soli non fosse preoccupata? Io sarei corso dai miei quasi subito ed anche lei sarebbe potuta andare, ad un minuto di distanza dal suo arrivo erano arrivati dai Lorenzi sia Marco Savin che sua nuora, la dottoressa Ada Satragni. Invece dice che alle otto e cinquanta, venti minuti dopo la sua uscita, manda il padre di suo marito dai figli. Ma vediamo come lo inserisce:

«Dopo arrivò anche mio suocero, Guichardaz Ottino. A lui ho chiesto di andare a vedere i bambini che avevo lasciato soli a casa, comunque con la porta chiusa a chiave. D'estate i miei figli giocano insieme a quelli dei Lorenzi, ma quest'autunno non sono stati invitati alle feste di Samuele e Davide. Ma a luglio ho fatto una festicciola e non sono venuti solo per una incomprensione sulla data. Non conosco le abitudini dei Lorenzi e quindi non posso sapere se c'era l'abitudine di tenere la porta chiusa a chiave o no»

E da qui iniziano le sue varie contraddizioni; nel primo interrogatorio aveva chiaramente parlato delle abitudini mattutine di Annamaria dicendo di sapere che lasciava abitualmente il figlio in casa incustodito. Se quella della Franzoni era un'abitudine, come la stessa vicina aveva affermato qualche giorno prima, significava che il piccolo restava nel suo letto la maggior parte delle volte, significava che Daniela Ferrod aveva visto uscire la Franzoni senza Samuele quasi tutte le mattine... magari l'aveva vista per sbaglio e non per volontà di spiare o controllare, ma come poteva vedere tutto questo e non notare se la porta venisse chiusa a chiave? Proseguiamo.

«Io personalmente, anche se mi allontano per poco, chiudo a chiave e la lascio nella toppa, specie se c'è ****; con Anna Maria non abbiamo litigato. E' successo che a quell'epoca dell'alluvione dell'ottobre 2000 è franata la terra e l'abbiamo messa sul prato tra casa nostra e quella dei Lorenzi. All'epoca non c'era ancora la strada comunale asfaltata che arriva fino alla casa di Lorenzi che è andato a parlare da mio marito per protestare, ma non so di preciso cosa si sono detti (strano il fatto che moglie e marito non parlino di quanto d'importante accade alla loro famiglia; si può comunque ipotizzare che forse Stefano Lorenzi, a causa del fango sistemato fra le due case, non riuscisse ad entrare in auto nel suo piazzale). Di questa faccenda ci sono rimasta male, ma non mi sembra si siano incrinati i rapporti di buon vicinato". Conosco bene la casa dei Lorenzi, come loro conoscono la mia, per le frequentazioni di buon vicinato, in considerazione che i bambini giocano insieme essendo dei coetanei. Non mi sembra che Anna Maria abbia avuto particolari preoccupazioni o paure per i bambini. Mi ricordo che quando Samuele era piccolino gli avevano tolto degli alimenti, forse per questioni di allergie, ma non sono sicura. Non sono in cura né seguo terapie e fisicamente sto bene. Sono andata dalla dottoressa Satragni quando aspettavo il primogenito, nel '97, non per depressione, né turbe o altro, ma per parlare delle mie cose, come per avere un sostegno morale. Non prendevo medicine» (ricordatevi: non depressione né turbe o altro...).

Passiamo ora all'interrogatorio del 6 febbraio: «Io non stavo certo a guardare le auto che andavano dai Lorenzi; anche se avesse fatto il compleanno di Samuele, e non avesse invitato me, ciò non mi avrebbe fatto nutrire risentimento nei suoi confronti. Io sono una persona che magari mi arrabbio, mi scaldo al momento, ma dopo mi passa e non porto rancori. Dopo la storia della strada i rapporti si sono raffreddati nel senso che io e Anna Maria ci scambiavamo solo il saluto, la stessa per un periodo non è andata a fare la spesa nel negozio di mio marito».

Un'altra contraddizione; nell'interrogatorio del 4 Febbraio aveva chiaramente detto che i rapporti non si erano incrinati. Passiamo ora all'11 febbraio, quando Daniela Ferrod dice ancora: «Tiziana Ferrod è mia sorella. So che quando abbiamo avuto quel contrasto per l'alluvione lei ne aveva parlato ad Anna Maria, che le aveva detto che non erano cose che la riguardavano e si era sul punto infastidita. Al di là di tutto ciò hanno continuato a parlarsi nelle occasioni in cui si sono incontrate. Conosco la Satragni perché è mio medico dal '99. Nel '97 mi sono rivolta a lei perché avevo problemi con i miei suoceri. Ne parlai con mio marito e stetti in terapia due mesi...».

Ancora una contraddizione; il 4 Febbraio aveva detto: Sono andata quando aspettavo il primogenito, non per depressione né turbe o altro. Ora ci dice che aveva problemi coi suoceri ed è stata in terapia due mesi... 

Questa una parte di quanto detto dalla Ferrod e preso per vero dagli inquirenti; il fatto strano è che la donna, dopo aver varie volte dichiarato e firmato sui verbali dei carabinieri ciò che ho sopra riportato, dica a un giornalista ben altro. Leggiamo cosa dice a Davide Gorni, è in un suo articolo pubblicato sul «Corriere della Sera» del 10 Aprile 2002.

«Quella mattina ero in casa assieme ai miei due figli. Mi stavo preparando per vestire il più piccolo, per mandarlo all'asilo, mentre il più grande era a letto perché non stava bene»

A questo punto c'è da chiedersi quale sia la dichiarazione giusta. I figli stavano facendo colazione, come verbalizzato varie volte, o si apprestava a preparare solo il piccolo, come detto al giornalista, perché il grande era ammalato? Gli inquirenti le hanno mai chiesto il motivo delle sue contraddizioni? Ve lo dico io, non gliel'hanno mai chiesto. Ma teniamo a mente anche questo e passiamo a quanto dichiarato dal marito, Carlo Guichardaz.

«Ho telefonato alle 8.10 a mia moglie dal cellulare per sapere se erano svegli dato che mio figlio **** doveva andare all'asilo. Mia moglie era perfettamente tranquilla...». Il marito ha nominato il figlio più grande.

Ed allora poniamoci un interrogativo logico e lecito. Se il figlio grande era a letto malato, e lei si stava preparando per vestire il piccolo, significa che i due bambini, quando Annamaria l’ha vista sul balcone e l'ha chiamata, stavano ancora, molto probabilmente, dormendo. Significa che non era intenta ad accudirli, come scritto sui verbali, e che nessuno dei due stava facendo colazione. Se non ha accudito i figli, tesi accettata dalla Procura senza verifiche, cosa ha fatto in realtà dalle otto e nove minuti, momento in cui si è chiusa la chiamata del marito, e le otto e trenta, momento in cui la Franzoni l'ha vista sul balcone? Questo lungo lasso di tempo non è coperto da alcun alibi al contrario di quanto ha affermato la Pm Stefania Cugge. Se fosse stata Annmaria Franzoni a contraddirsi cosa avrebbe pensato di lei la Procuratrice e l’opinione pubblica pregiudizievole? Vediamo cosa ha pensato il Gup Eugenio Gramola, chi ha condannato la Franzoni a trent'anni di carcere.

«Daniela Ferrod non è coperta da un vero e proprio alibi, il marito l'ha chiamata a casa alle 8.08 e successivamente è rimasta nella propria abitazione con i bambini. Un uomo che viveva nella stessa palazzina aveva dichiarato di non aver udito rumori particolari provenire dall'alloggio della Ferrod, e di essere uscito di casa alle 8.25 senza notare nessuno. Anche da queste indicazioni non è dato trarre alcun elemento a carico della donna ma, piuttosto, generici elementi a discarico»

Dice il giudice: «La donna non ha un vero e proprio alibi, però era impegnata con i bambini». Ma abbiamo letto una intervista che alle otto e trenta, quando è stata chiamata dalla Franzoni, si stava apprestando a vestire il piccolo, «non che lo stava accudendo», e che il grande non stava bene. Oltre a questo ci dice anche che nessun rumore sospetto proveniva dall'abitazione della Ferrod. Ma chiunque di noi abiti al piano sottostante quello di una famiglia con due bambini piccoli, sa quanto sia strano il non sentire alcun rumore se questi sono svegli e vispi. Lasciamo perdere ancora una volta e vediamo, in base alle testimonianze, di svelare gli omissis inseriti dalla procura nei verbali. In questi si parlava di come si fosse comportata la donna al momento in cui si trovava nel cortile di casa Lorenzi. La Ferrod a verbale disse che arrivò, guardò l'interno e poi, sollecitata dalla Franzoni, andò verso casa della dottoressa, che la incontrò per strada e tornò indietro verso la camera da letto in cui Samuele stava morendo. Leggiamo allora le testimonianze di Ada Satragni e Marco Savin:

«...entrava poco dopo Ferrod Daniela che, da quanto successivamente appreso da mio suocero Savin Marco, tornava indietro lungo la strada privata, una volta incrociati noi, e si sedeva all’esterno su un masso, nel giardino dei Lorenzi. Entrava, quindi, poco dopo all’interno della camera, sempre con volto spaventato. Ritengo che la Ferrod fosse già entrata all’interno della suddetta camera in quanto, come ho detto, appariva estremamente spaventata»

Verbale dei carabinieri: «...Savin Marco aveva confermato che quando era uscito dalla stanza aveva notato la Ferrod seduta fuori, su un sasso, tremante, che diceva tra sé: -Adesso devo portare i bambini all’asilo-»

Vi ricordate cosa aveva dichiarato la Ferrod? Che non era agitata. Esattamente il contrario di quanto dicono la Satragni ed il Savin che asseriscono fosse più che spaventata. Ma lei disse alla procuratrice: «quando sono andata non ero agitata». Perché dirlo? A che scopo? A chi poteva interessare il suo stato d'animo prima dell'arrivo in casa Lorenzi? E per quale motivo Carlo Guichardaz conferma la calma dichiarando: «...quando le ho parlato al telefono era perfettamente tranquilla». Che senso hanno queste affermazioni che non contemplano gli attimi dopo il delitto ma i precedenti? Si sono fatte perché solo in presenza di agitazione la donna avrebbe potuto perdere il controllo? Passo oltre perché voglio capire se questo è il comportamento di una persona che non può essere implicata nel fatto accaduto, come affermato più volte dalla Bonaudo e dalla Cugge. La frase riportata dal Savin, quella pronunciata dalla Ferrod seduta su un masso, trasmette tenerezza... ma può essere un sintomo che può portare a pensarla in «un momento ancora aperto» di «follia», di confusione mentale. Ricordatevi anche che era andata alla casa dei Lorenzi «con calma» in quanto, sono parole sue, riteneva una cosa normale il fatto che Samuele si fosse spaccato la testa. Perché va in tranquillità anziché, come ognuno di noi farebbe, di fretta? Doveva ritrovare la «calma»? Quella calma che ancora non aveva quando seduta sul masso parlava da sola? Si può cercare di capire quel mezzo discorso? Cosa vuole dire con: «adesso devo portare i bambini all’asilo»? Cosa significa quel «adesso»?

La parola «adesso» di solito si usa in rapporto a cose fatte e da fare; ho fatto questo ed adesso faccio quest’altro. Quindi la Ferrod con quel «adesso» cosa intendeva dire d’aver fatto? Il bambino era in stanza con sua madre, lei era andata a vedere ma non aveva fatto niente. Cosa sta a significare quello spavento sul suo viso? Ha visto Samuele per un attimo ma se n'è andata subito in quanto Annamaria le ha detto di chiamare la Satragni, perché tutto quel terrore descritto dal Savin? Adesso le stava passando? («...mi arrabbio al momento ma poi mi passa...»). Cosa le stava passando? Anche lei quella notte, sicuramente, aveva dormito poco; gente che parte in auto mezzora dopo la mezzanotte (i Perratone che erano stati a casa Lorenzi), il marito che si alza alle cinque e venti (per andare a Burolo a fare acquisti), l’auto della dottoressa Neri che arriva verso le sei e riparte mezzora dopo (a causa del malore della Franzoni), Stefano Lorenzi che va al lavoro alle sette e quaranta. Se avete letto i miei articoli ricorderete di certo il racconto inserito dal dottor Mutani nella sua perizia per ipotizzare una malattia nella Franzoni. Quello dell'uomo che svegliato da due ragazze partì in auto e dopo aver fatto cinquecento metri tornò indietro di proposito per investirle (una morì). Ricorderete anche quello del canadese che senza rendersene conto, per questo come l'uomo precedente non subì condanne, prese l'auto e fece una ventina di chilometri per andare a massacrare la suocera.

Ed allora c'è da chiedersi: La Ferrod poteva trovarsi in «stato crepuscolare» e soffrire di «parasonnia»? Alle otto e otto minuti forse dormiva di gusto... ma le arriva la telefonata del marito che la sveglia. La goccia che fa traboccare il vaso? Perché quel terrore nei suoi occhi? Perché quella frase solitamente detta da chi ha la mente scossa, o un tantino spossata, su cosa avrebbe dovuto fare «adesso»? Ma c’è di più, c’è che lei non stava bene in quel periodo... e non era depressione. Leggiamo insieme un altro verbale su quanto riferito dalla dottoressa Ada Satragni:

«Aveva descritto la Ferrod come persona timida ed introversa con un forte punto di riferimento nel marito ma con un senso di inferiorità, radicato sin dall’infanzia, e con un sentimento di rabbia verso il mondo, ed, in conseguenza, un basso grado di tollerabilità verso le frustrazioni che la portavano ad avere delle reazioni verbali aggressive, peraltro mai trasmodate in atti violenti (Come abbiamo saputo dalla lettera del suo ex inquilino ciò non risulta essere vero, atti violenti sui bimbi ce n’erano stati.); non aveva rilevato alcuna grave patologia psichiatrica. Aveva aggiunto di aver visto la Ferrod il giorno precedente il fatto trovandola affetta da dolori addominali (annotazione di colite spastica nella scheda in atti) senza rilevare altro».

Avete letto? Non aveva rilevato alcuna patologia psichiatrica grave. Non ha detto di non aver rilevato patologie, patologie ve n’erano ma a suo giudizio non erano gravi. Anche in Annamaria Franzoni non sono state riscontrate gravi patologie. Ma la dottoressa ci dice molto di più. Lei annota nella scheda, quella che è presente negli Atti della Procura, che la Ferrod il giorno precedente il delitto era affetta da «colite spastica». I Pm non la considerano, in fondo tanti di noi hanno la colite. Ed allora vediamo cos’è la colite spastica, quando si manifesta ed a cosa porta.

La colite spastica è un disturbo senza cause organiche. Se vengono eseguite indagini, analisi o esami, questi non evidenziano nessuna anomalia. Questa patologia viene definita in vari modi diversi tra loro: -colon irritabile, colon spastico e colite mucosa - ma indicano tutti lo stesso problema. Non è ben chiara la causa scatenante la sindrome, ma le persone affette dal problema sovente sono ansiose e manifestano tensione, aggressività e depressione.

Prima di tutto c’è da capire come ha fatto la Satragni a stabilire che era colite, e qui viene facile pensare che essendo sua paziente conoscesse bene i problemi della donna. Dando per buona la sua diagnosi cerchiamo di capire perché si manifesta. Nessun esperto pensa di saperlo, anche se viene sovente collegata al sistema nervoso, tutti però sono concordi nel dire che questa malattia in una persona normale può scatenare l’aggressività o la depressione. Ma in una persona con patologie psichiatriche, sia pure non gravi ma di per sé già portata all’aggressività? Cosa crea in presenza di stress familiare continuo in una persona del genere?

La maggior parte di coloro che soffrono di «colite spastica» accusa un notevole aumento della propria sintomatologia durante gli eventi stressanti. In ogni caso lo stress può solo aggravare i sintomi, mai causarli.

In presenza di stress i sintomi si aggravano, o diventi più depresso o diventi più aggressivo. E’ per sapere come stava che il marito le ha telefonato alle otto e otto minuti? Non pare probabile? Guardate il tutto «alla luce» delle contraddizioni uscite nell’unica intervista che la Ferrod ha rilasciato in quel periodo. Perché dice che si preparava a vestire il piccolo per mandarlo all’asilo? Perché dice che il grande quel giorno era ammalato? Se era ammalato non sarebbe potuto andare all’asilo. Ed allora perché il marito asserisce di averla chiamata per sapere se era sveglia in quanto doveva mandare il grande all’asilo. Non s’era detto che era ammalato? La contraddizione è intrinseca nelle loro parole; ad essere buoni e generosi si potrebbe dire che hanno fatto un po’ di confusione.

Ma c'è altro ancora. Se gli inquirenti avessero continuato ad indagare su più fronti, considerando anche la possibilità di una Franzoni innocente, avrebbero dovuto pensare all'eventualità di un intruso uscito dalla casa del delitto dopo il rientro della madre. Ed allora bisognava ragionare sul fatto che c'erano le impronte dell'eventuale intruso sulla chiave, che aveva dovuto girare per aprire la serratura, ed in entrambe le maniglie della porta principale, per aprire e chiudere. Quindi c'era la possibilità di scoprire se ad entrare fosse stato un estraneo pochissimo tempo dopo il delitto, si doveva solo lavorare in maniera professionale. Se su quelle maniglie si fossero trovate solo le impronte della Franzoni e dei suoi familiari non poteva essere stata altri che lei ad aggredire ed uccidere, in caso contrario avrebbe potuto esserci davvero un intruso esterno. Ed ai carabinieri non sarebbe stato difficile «congelare da subito il luogo», dato che sono arrivati prima che chiunque salisse le scale esterne ed entrasse. Bloccare gli accessi se si pensa di essere in presenza di un delitto non è la prima cosa che si insegna a chi fa parte delle forze dell'ordine? Ed a Cogne, tranne la dottoressa Satragni e la Franzoni, tutti gli intevenuti hanno pensato ad un omicidio (prova ne sia che lo hanno riferito telefonicamente ai carabinieri facendoli per questo intervenire).

Fatta questa precisazione dobbiamo valutare il fatto che, nonostante i suoi figli fossero soli in casa, Daniela Ferrod non sia andata da loro ma abbia mandato il suocero. Strano comportamento da parte di una madre... non credete? E' in mezzo ai soccorritori che hanno telefonato in caserma e ormai sa che arriveranno i militari dell'Arma. Forse immagina anche che potrebbero bloccare gli ingressi alla casa, invitare tutti a non entrare ed i Lorenzi a seguirli in caserma. In base a questo, quindi, analizziamo i fatti ed i movimenti della donna. Sono le nove e dieci passate, l'elisoccorso se n'è andato e la dottoressa Satragni le chiede di andare a prendere un bicchiere d'acqua dove sciogliere i calmanti da far bere ad Annamaria; l'unica porta aperta è quella della camera da letto, quella che anche lei ha usato in precedenza per recarsi a prendere le garze, quella che le è servita per andare in bagno a prendere l'acqua minerale dopo aver dapprima portato l'acqua ossigenata. La porta principale dovrebbe essere chiusa a chiave, lo scatto alla serratura lo ha dato la Franzoni al suo rientro, e solo l'eventuale intruso già passato da quell'uscio può sapere che non è più chiusa. La Ferrod alla richiesta della Satragni che fa? Sale le scale esterne, apre la porta che avrebbe dovuto essere chiusa, prende l'acqua e la porta alla Franzoni. Le maniglie ora hanno le sue impronte e la «scena» è compromessa. Poi, qualche minuto più tardi, va nella camera del delitto a chiudere la porta-finestra, infine prende in mano anche le chiavi, le consegna a non sa chi e torna a casa dai suoi figli. Non invento nulla, lei stessa dichiara:

«...la dottoressa mi chiedeva di andare a prendere un bicchiere d'acqua dove mettere le gocce da dare ad Annamaria (...) quindi salivo le scale esterne ed entravo in casa trovando la porta aperta...»

Inoltre c'è un verbale dei carabinieri in cui è scritto:

«...in particolare Ferrod Daniela e Lorenzi Stefano si recavano nella camera da letto e la donna chiudeva la porta- finestra che da sul prato; la stessa, su questa particolare sequenza dell’episodio, e premettendo che i coniugi Lorenzi stavano partendo per l’ospedale di Aosta, riferiva: - in quella circostanza Annamaria mi diceva di tenere le chiavi di casa (…) dopo aver preso le chiavi, siccome la dottoressa Satragni ha detto di aver dimenticato la borsa all’interno della casa, restituisco le chiavi ad uno dei presenti, non ricordo a chi, dopo di che scendevo le scale esterne e ritornavo a casa dai miei figli -»

Quindi lei è stata la prima ad aver toccato le maniglie e la prima, dopo la Franzoni, ad aver avuto in mano le chiavi di casa. Va da sé che se si sommano gli indizi non può dirsi tranquilla... anche perché il suo alibi, visto quanto dichiarato al giornalista, fa acqua da tutte le parti. Inoltre il marito la chiama al cellulare, quasi a far pensare che non l'abbia trovata al numero di casa, e questo potrebbe far credere che si trovasse al di fuori delle mura domestiche; il giorno precedente era stata male, tanto da andare dalla dottoressa che le aveva diagnosticato una colite spastica, ma non solo. La stessa Satragni, liberata dal «segreto professionale», dichiara di non aver riscontrato gravi patologie psichiatriche nella donna. Non ha detto di non averne riscontrate. Sappiamo, perché c'è chi ne parla, che era una madre aggressiva e violenta coi suoi bimbi, una donna dallo sguardo spaventoso che amava spiare. Sappiamo che il Savin l'ha vista seduta su un masso mentre si chiedeva cosa fare «adesso». Abbiamo visto che ha lasciato i figli soli in casa per oltre venti minuti, che è stata contraddetta dal marito che ha affermato di averla chiamata per sapere se era sveglia visto che doveva mandare il grande all'asilo.

La Procura di Aosta ha avuto un grande «coraggio» dichiarando in pubblico che la Ferrod non c'entrava con il fatto accaduto perché aveva un alibi basato sulla telefonata del marito. Vi dico ciò che penso; io non sono convinto della sua colpevolezza, non ce la vedo ad uccidere un bambino. Anche perché, aggressiva o no, due figli li ha cresciuti nonostante i problemi avuti dalla morte di Samuele. Come d'altronde, però, non sono affatto convinto della colpevolezza della Franzoni; l'unica cosa di cui sono sicuro è che se i carabinieri avessero lavorato in maniera adeguata ora avremmo più risposte. Chiaramente la vicina non era da accantonare dando per scontato che la telefonata del marito la scagionasse. La Procura ha detto che non è emerso nulla di significativo dalle intercettazioni ambientali e telefoniche a cui sono stati sottoposti i Guicharddaz, quindi loro non c'entravano niente. Ma cosa è emerso di significativo dalle intercettazioni fatte ai Lorenzi? Le offese agli inquirenti? Se oltre al fatto di non avere un buon alibi dessimo per buono ciò che asseriscono gli psichiatri, «chi agisce in “stato crepuscolare” può non ricordare molto di quei momenti», potremmo supporre che anche in Daniela Ferrod ci fosse una sorta di malattia. Perché nessuno ha mai pensato che i sintomi attribuiti ad Annamaria Franzoni, poi esclusi in cassazione, potessero invece trovarsi nella mente e nel corpo della sua vicina di casa, una delle persone che avrebbero potuto entrare in quello chalet. Cosa avrebbe detto di lei il collegio psichiatrico se l'avesse sottoposta a perizia? Non credete anche voi che se la Procura l'avesse portata a processo si sarebbe avuto lo stesso verdetto di colpevolezza?

La Ferrod è stata fortunata ed agevolata dal fatto che i figli di Annamaria non frequentassero più la sua casa; i bambini che giocano cadono e si feriscono spesso, specialmente le ginocchia, e se sono in casa di amici è la madre di questi a medicarli. Se nella villetta della Ferrod si fosse trovato un fazzoletto macchiato del sangue di Samuele ora chi sarebbe in prigione?

Speciale delitto di Cogne: gli altri 14 punti che scagionano Annamaria Franzoni

Annamaria Franzoni Cap.1 (come far stare 3 minuti e mezzo in poco più di due)
Annamaria Franzoni Cap.2 (come preparare un bimbo per la scuola in 7 minuti scarsi)
Annamaria Franzoni Cap.3 (come contaminare la scena del crimine e far finta di nulla)
Annamaria Franzoni Cap.4 (come analizzare un pigiama senza essere esperti in BPA)
Annamaria Franzoni Cap.5 (come far passare per malato chi per i giudici non lo è)
Annamaria Franzoni Cap.6 (come modificare i verbali di interrogatorio)
Annamaria Franzoni Cap.7 (gli zoccoli della discordia ed i testi alla non ricordo ma...)

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20 commenti:

Anonimo ha detto...

mamma mia Massimo quanto sei bravo!Mi fai quasi impressione,positivamente, ovvio.
Mi chiedo:"ma come fa a dormire la notte il col.Garofano sapendo che in parte è colpa sua e dei suoi ris se annamria è in carcere?"Eppure neanche questo errore madornale è servito per una giustizia giusta.Tutto procede come sempre, senza correzioni, senza umiltà forse anche senza onestà.

Grazie massimo. Bea.

Stefania ha detto...

Bea, quanto hai ragione. Una sentenza di condanna dettata da tanta arroganza.

Ricordo quando "gli espertoni" decisero che le macchie di sangue sul pigiama di Annamaria Franzoni non potevano che essersi fissate sull'indumento tanto che la stessa lo indossava.

Altri espertoni hanno deciso che il segno sul seno della povera Simonetta Cesaroni non poteva che essere un morso di Raniero Busco ma in questo caso, in appello i giudici hanno saputo trovare l'umiltà necessaria per sconfessare i giudici di primo grado, loro colleghi.

Nel caso della Franzoni temo che quella perizia sia stata determinate ma visto il pressapochismo con il quale si da per certo il tutto ed il cotnrario di tutto, ecco che la condanna di una donna basata su una perizia simile mi mette i brividi.

Mi accodo ai tuoi complimenti: Massimo hai una capacità narrativa e riflessiva davvero notevole.

emax/massimo prati ha detto...

Perché non dovrebbe dormire Bea? Lui e tutti gli altri, compreso Massimo Picozzi, hanno fatto il loro lavoro in buonafede, non sapendo nulla di possibili diversi indagati, un lavoro che li ha portati alla convinzione colpevolista. Li si può criticare, ma in quanto hanno fatto, pur se ci possono essere errori, non c'è nulla di sbagliato dal loro punto di vista. Ogni perizia d'altronde fa storia a sé, dato che ogni mente la elabora in base alle sue esperienze... e non solo.

Al limite doveva essere la procura a non fermarsi ed a cercare alternative. Loro avevano in mano i verbali e loro dovevano ampliare il raggio d'azione anziché stringerlo attorno ad una sola persona. I giudici poi, in casi del genere sono sempre a un bivio... essere o non essere, questo è il problema.

Un buon avvocato difensore li avrebbe aiutati, ma ce ne voleva uno che anziché gridare in video e in tribunale li convincesse coi fatti...

Ciao, Massimo

emax/massimo prati ha detto...

Certo Stefania, hai ragione sui giudici che sono stati in grado di chiedere nuove perizie... ma la richiesta di nuovi accertamenti è sempre partita da un avvocato, nel caso della Cesaroni è stato Franco Coppi, che non ha usato l'arroganza con loro ma il convincimento in base a fatti certi. Ciao, e grazie dei complimenti.

Massimo

Stefania ha detto...

Tu sostieni che la scelta da Taormina come difensore sia stato un autogoal nel caso Lorenzi/Franzoni?

emax/massimo prati ha detto...

Non io Stefania, i fatti. Il ragionamento è complesso ed andrebbe percorso per intero, ma qualcosa lo si può capire dagli avvenimenti.

A quaranta giorni dall'omicidio, il 14 Marzo 2002, Annamaria Franzoni viene incarcerata a Torino su ordine del Gip di Aosta Fabrizio Gandini; il 30 Marzo, dopo il ricorso della Difesa e le convincenti parole dell'avvocato Federico Grosso, viene scarcerata.

La Procura di Aosta non è contenta del verdetto ed invece di seguire l'invito dei giudici ad indagare anche altri, presenta un «contro-ricorso» in Cassazione zeppo di perizie sul pigiama e sugli zoccoli e completato da un video in cui uno del Ris picchia con un martello sulla testa di un bambolotto pieno di sangue di maiale.

Arriva il 25 Giugno, data fatidica in cui Taormina entra nel collegio difensivo e l'avvocato Carlo Federico Grosso se ne va per incompatibilità.

Da qui in poi solo sconfitte. Il 4 Ottobre Annamaria Franzoni non va in carcere solo perché il Gip Fabrizio Gandini ritira «l'esigenza cautelare», ma i giudici del «riesame-bis» grazie alle perizie sul pigiama e sugli zoccoli dichiarano valido l'ordine d'arresto emesso dal Gip di Aosta, quello che il primo tribunale del riesame aveva annullato.

Si arriva alla «nefasta» data del 19 Luglio 2004. Il Gup di Aosta, dottor Gramola, in un processo col «rito abbreviato», richiesto a sorpresa dalla Difesa (da Taormina) che non considerò il curriculum del giudice che si sarebbe trovava di fronte (il Gup Gramola, che ora segue cause di lavoro, quando era nel penale non ha mai assolto nessuno ed a tutti gli ipotetici assassini ha sempre dato 30 anni, e gli avvocati piemontesi lo sapevano... meglio sarebbe stato un processo ordinario che sarebbe passato ad altro giudice), condanna Annamaria Franzoni a 30 anni di carcere.

Da quel momento in poi è una «escalation» continua. Le indagini difensive, quelle sotto la regia del Taormina, finiscono nel mirino dei giudici, di Aosta prima e Torino poi, che aprono un fascicolo a testa, uno è il Cogne-bis, ed indagano, oltre alla Franzoni, a suo marito e tutti i consulenti, lo stesso avvocato (che poi a processo d'appello in corso di fronte al procuratore Caselli per salvarsi il dietro, e se lo salva perché la procura lo estromette dal processo in quanto non sicura della condanna, ridicola motivazione, getterà fango sulla sua assistita... da qui la richiesta alla cassazione di non considerare valido il processo d'appello in quanto sia lui che la Franzoni erano imputati in altro processo). La famiglia Guichardaz diventa parte lesa e cita tutti per «calunnia».

Il 16 Novembre 2005 ci potrebbe essere una svolta, inizia il «Processo d'Appello». Il difensore ha un occasione d'oro per scagionare la Franzoni e di conseguenza segnare punti a suo favore. Punti validi nel Cogne-bis. Ma il caos regna sovrano ed il Taormina punta tutto sul dimostrare che il pigiama non era indossato. Non gli riuscirà e gli attacchi alla Corte, ai periti, ai giurati, al P.M., ai Carabinieri ed al RIS, saranno continui e portati a mani basse. Il «doberman» Taormina, non amato in Piemonte per via della sua corrente politica, viene abbattuto il 20 Novembre 2006. In polemica con la Corte l'avvocato rinuncia all'incarico.

Ad Annamaria Franzoni viene dato un avvocato d'ufficio, Paola Savio, che ha due settimane di tempo per studiarsi le carte (migliaia e migliaia) e difendere la Franzoni al processo. Nonostante questo minimo tempo concessole trova il punto su cui battere per sconfessare l'accusa (che in fondo è quanto ho scritto io negli articoli) ma la Corte le vieta di tornare su passaggi già sviluppati ed accettati dal precedente difensore. Ad esempio gli orari che dimostrano che la Franzoni non ha mentito e prima ha telefonato al 118 poi alla Satragni... orari fondamentali.

continua...

emax/massimo prati ha detto...

Nonostante i complimenti della Corte alla Savio per la linea intrapresa, la Franzoni viene condannata a 16 anni e va in prigione.

A questo punto ci sarebbe da comprendere il comportamento tenuto da Carlo Taormina e dalla famiglia Franzoni (il padre da cui la donna si è staccata da tre anni, da quando è tornata con Federico Grosso e lo studio legale Chicco), e da capire il perché di tante offese uscite dalle intercettazioni ed il motivo per cui si è accettato lo scontro mediatico (Carlo Federico Grosso era stato categorico coi Franzoni dopo la prima intervista, quella del "ho pianto troppo", ed altre con lui difensore non ce ne sarebbero state).

In definitiva io credo che tenendo basso il profilo difensivo, non incentivando le apparizioni televisive e lasciando la difesa in mano ad un piemontese, a quest'ora si sarebbe scritta un'altra storia. Ma è una mia idea.

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Massimo, io sono una persona semplice, e fino a poco tempo fa attingevo solo dalle televisioni.Da quando cè il pc in casa è diverso, anzi adesso cè anche il tuo blog..
Non ho mai pensato, mai che annamaria potesse aver ucciso il suo bambino proprio per il suo modo di porgersi.non so , forse son troppo buonista e mela son presa sempre con tuttigli esperti, avvocati, pm, giudici..Guarda Massimo,se cè una cosa nella vita che non sopporto,è il sapere di una persona che sta in carcere senza aver commesso alcun reato.
Seguo adesso "presunto colpevole" in televisione e ti giuro che la notte nn dormo.
Cmq, grande il tuo blog. complimenti ancora, e sappi che ti seguo, insieme a tutta la tua squadra.
Bea.

filippo ha detto...

Massimo complimenti ancora, ma penso che tutte queste considerazioni dovrebbero essere messe al corrente almeno del marito e degli avvocati che seguono la Frazoni. Magari potessero leggere il tuo blog.

emax/massimo prati ha detto...

Ne sono al corrente Filippo. Io il libro sul caso Cogne l'ho scritto nel 2008 con l'aiuto di Federico Grosso, il suo primo legale (ed anche quello attuale) quando non era il loro avvocato.

Ma il processo lo si è fatto e se non interviene un fatto nuovo tutto resterà com'è. Tempo fa si parlava di chiedere una revisione, ma i Lorenzi non navigano nell'oro e l'avvocato mi ha detto che non ne possono più dei media e della pubblicità... quindi si vedrà più avanti se qualcosa cambierà.

Massimo

filippo ha detto...

grazie

Stefania ha detto...

Massimo, grazie per la tua integrazione al racconto. Sapevo del Cogne Bis, sapevo dell'accusa di aver prodotto finte prove per scagionare la sua assistita Annamaria Franzoni, ma tu hai raccontato il susseguirsi dei fatti in modo molto snello, ovviamente non particolareggiato vista la forma di blog data ai tuoi pensieri.

Si, con Grosso le cose sarebbero andate in modo differente, hai ragione. Io non ho letto il tuo libro (che ora vedro' di procurarmi anche se non sarà facile) ma cercavo, con questa mia richiesta (Taormina, un autogoal?) di comprendere se io e te si avessero gli stessi convincimenti anche se i miei non possono essere suffragati da una analisi cosi' attenta come quella da te prodotta.

Grazie, quindi.

emax/massimo prati ha detto...

L'unico modo che hai per avere il libro è mandarmi una mail. Doveva essere pubblicato a metà di questo anno ma l'editore, nonostante l'abbia modificato, la stesura definitiva la sto ancora ultimando, ha timore e non vuole schierarsi apertamente. Quindi al momento puoi solo chiederlo alla mia mail prati.massimo@gmail.com in formato pdf.

Ciao, Massimo

Stefania ha detto...

Grazie, ti ho scritto!

Antonello ha detto...

@Massimo
Prenoto subito una copia del tuo libro se possibile.
Sul post devo dire che è fatto molto bene indubbiamente, un confronto serrato su ogni dichiarazione dell'interessata.
Osservo che all'inizio dichiara di dover per primo preparare il figlio più grande per poi dedicarsi al figlio, all'opposto nelle ultime dichiarazioni sembra che il figlio appunto più grande non dovesse nemmeno alzarsi.
Senza entrare nel merito dell'ipotesi direi che c'è un piccolo aspetto da chiarire sulla possibilità di un'intrusione dall'esterno nella villetta.
Mi spiego, la Sig.ra Franzoni dichiarò che la porta di accesso alla rampa del garage non era chiusa ma "sorretta" da un tappetino ad evitarne la chiusura.
Ora, sarebbe interessante sapere se quel tappetino era messo di traverso ed in quale direzione si apriva quella porta, se verso l'interno o se verso l'esterno.
La Sig.ra Franzoni, sempre a quanto mi consta, e spero di non sbagliarmi, escluse l'uscita ipotetica di alcuno da quella via perchè ritrovò il tappetino come lo aveva lasciato mentre riscontrò una posizione diversa della porta della cameretta dei bimbi.
E' un piccolo particolare che non è mai stato approfondito e che io penso sia importante.
Se infatti la porta si apriva verso l'esterno non capisco come si possa escludere intrusioni da quella porta e se verso l'interno forse ancor peggio.
Ne sai qualcosa di più???

GiuGiu ha detto...

Ciao Massimo,
questo articolo mi è particolarmente piaciuto.
Il caso Cogne mi ha sempre preoccupato molto.
Non sono mai riuscita a credere all'accusa e non ho mai visto Annamaria con gli occhi di chi l'ha condannata.
Anche a me, per quanto non sono un'esperta mi sono sempre sembrate deboli le perizie sul pigiama.

Anonimo ha detto...

Quoto Bea! Massimo, quanto sei bravo e... diretto! Non le sapevo tutte 'ste cose sulla Ferrod, ma non le hanno mai dette o sono io che mi sono persa qualcosa? Sono Bibi, scrivo dalla Germania e sono capitata sul tuo blog per caso, digitando su Google Salvatore e Paolo Gallo, dei quali volevo cercare la storia (che non sapevo).

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Bibi.

No, non le hanno mai dette perché non erano indagati. Solo qualche giornale, potente, ha scritto qualche articolo, ma mai arrivando in fondo... anche perché il loro avvocato, il migliore di Aosta, aveva la querela facile...

Massimo

Anonimo ha detto...

Con i tuoi articoli Massimo fai sempre più chiarezza su questo caso ed è sempre più evidente l'innocenza della Sig.ra Franzoni. Mi domando, per un senso di vera giustizia, per un senso di civiltà, cosa si può fare perchè l'innocenza della Franzoni sia evidente a tutti?

Anonimo ha detto...

E innocente ......l ho pensato dal primo giorno. ...spero di cuore che prima o poi la verità venga a galla....