lunedì 19 marzo 2012

Silvana Pica. Col ritrovamento della borsa tutto si complica sempre di più e le piste investigative aumentano

Viale Marconi, Pescara
Ormai conoscete tutti il caso della signora Silvana Pica, la donna scomparsa da Pescara a metà gennaio. E' di questi giorni la notizia del ritrovamento della sua borsetta. Era in mare, fra le città di Termoli e San Salvo, ed è tornata visibile solo perché rimasta impigliata nelle reti di un peschereccio. Al suo interno quasi tutto ciò che serve ad una donna che esce per qualche ora: pochi soldi, trucchi e documenti. Ma non fatevi ingannare perché qualcosa di molto importante manca da quella borsa. Mancano le chiavi di casa, chi uscirebbe senza? Per capire che ci troviamo ad avere a che fare con un giallo dalle diverse tinte, un giallo che porta a più epiloghi, alle chiavi mancanti aggiungiamo quanto manca dalla stanza della donna: un Rolex oro/acciaio, un bracciale Swarowsky ed una busta con tremilacinquecento euro. E se fino a pochi giorni fa poteva restare qualche dubbio sul possibile sequestro, viste le condizioni mentali che l'avevano portata altre volte a perdere la cognizione ed il contatto con la realtà, ora le ombre si addensano in alto ed in bella vista restano le parole del figlio e dei parenti: "Silvana non si è suicidata e non se n'è andata volontariamente perché stava vivendo in un bellissimo periodo di vita".

Di certo ci troviamo di fronte ad una matassa ingarbugliata dai dieci giorni lasciati passare senza dare alcun allarme, la donna è scomparsa il diciassette gennaio e la prima denuncia ai carabinieri è del ventisette, una matassa che però ha punti fermi da cui partire, punti che meritano una particolare attenzione a cominciare dalla strana visita, con richiesta di asilo, alla ex suocera che lei chiamava "mamma" (mai prima era andata durante la settimana). A questo si deve aggiungere il labbro gonfio, notato sia da una coinquilina che dalla stessa ex suocera, il denaro e gli oggetti di valore spariti dalla sua camera, alcune testimonianze, il fatto che nessuno l'abbia vista in città, in viale Marconi, quando invece era visibilissima, a causa del trolley che aveva con sé e della sua camminata claudicante, ed i piatti "sporchi" ritrovati in camera sua, era solita cucinare e mangiare in quella stanza (ma era solita anche uscire di casa solo dopo aver lasciato tutto in ordine). Dall'unione di queste verità si possono estrapolare indizi, indizi che portano a domande, domande che possono ottenere più tipi di risposte ed inserire la mente su piste, o almeno ipotesi, diverse ma tutte ugualmente attendibili. 

Iniziamo con le domande. Per quale motivo è andata a casa della ex suocera senza neppure telefonare, com'era solita fare, in un giorno fra settimana (fatto mai accaduto), ed ha chiesto di essere ospitata quando aveva una stanza sua e l'indomani sarebbe dovuta andare a fare la sua ciclica terapia in ospedale? Per quale motivo nessuno l'ha notata il pomeriggio del diciassette gennaio, né quando è andata verso casa della ex suocera né quando da quell'abitazione è uscita? Una donna alta un metro e ottanta che trascina un trolley per un paio di chilometri, in una strada con marciapiedi trafficati perché stracolma di negozi, una donna claudicante che forse ha raddoppiato il percorso per tornarsene a casa, risulta invisibile alla vista? Per quale motivo aveva un labbro gonfio? E perché quando la padrona di casa ha chiesto alle coinquiline notizie della Pica, le prime volte già il 20 ed il 21 di gennaio, queste avrebbero solo bussato alla sua porta senza provare ad aprirla (la porta è risultata aperta con le chiavi all'interno)? Perché Silvana Pica, al contrario di quanto era solita fare, non ha lavato i due piatti usati per mangiare? Se davvero fossero stati quelli del pranzo sarebbero risultati puliti, visto che il pomeriggio è uscita. Chi sapeva che l'ex marito le aveva dato 3500 euro proprio in quei giorni? Chi sapeva che li custodiva in camera?

Insomma, le domande non mancano. Per contro neppure le risposte mancano. Potremmo iniziare col dire che l'abbandonare il luogo in cui viveva, per chiedere asilo alla ex suocera, può solo essere sinonimo di paura, di insicurezza. Ma non paura dell'esterno, delle strade o della città in generale visto che le ha percorse anche in quella giornata, ma paura di qualcuno che viveva vicino lei. Quindi si potrebbe ipotizzare che si sentisse in pericolo in casa sua. Forse a causa delle coinquiline o di qualcuno che loro conoscevano e frequentavano? Le coinquiline, però, la sera del diciassette pare non fossero nell'appartamento. O forse a causa di uno dei tanti condomini della sua palazzina? Oppure si potrebbe pensare ad un vicino di casa, a qualcuno che quella palazzina la frequentava per parentele o amicizie? Ed allargando il raggio, non è che aveva paura di una persona conosciuta, o in ospedale o sul luogo di lavoro, che sapeva bene dove abitava ed era andata da lei altre volte? Le risposte sono tante, troppe, e ad incentivarle c'è l'unico punto che pare chiaro, la mancanza del Rolex, del bracciale e dei soldi che l'ex marito le aveva fatto recapitare in quei giorni.

Un punto oscuro viene anche dal non avvistamento in un viale altamente trafficato com'è viale Marconi. Com'è possibile fare due chilometri, mezz'ora a piedi, senza essere visti da nessuno? L'unica spiegazione potrebbe portare ad un passaggio in auto da parte di qualcuno di cui si fidava, potrebbe essere. Anche se in questo caso ci sono alte probabilità che l'abbiano vista salire e scendere dalla vettura. A meno che il passaggio sia stato concordato all'interno del condominio e che l'auto sia partita da un garage accessibile dall'appartamento. Passiamo al labbro gonfio. Non era un'allergia, si è detto che non ne soffriva, ma forse non si trattava neppure un pugno visto che non ha parlato di gesti violenti né alla coinquilina né alla ex suocera. Forse era semplicemente caduta, forse aveva sbattuto quella parte di volto e per non far sapere di una sua sbadataggine (magari avrebbero pensato che non era più in grado di badare a sé stessa), o per non dover dare troppe spiegazioni, aveva tagliato i discorsi inventando l'allergia. Fosse stata aggredita lo avrebbe detto... a meno che a sferrarle un colpo non fosse stata una persona a cui teneva molto, in un momento d'ira o per sbaglio. Quindi, o togliamo il labbro gonfio dalla scena, accettando un incidente domestico, o consideriamo una persona a lei molto cara.

Ora arriviamo ad un punto un po' equivoco. S'è detto che la proprietaria dell'appartamento avrebbe chiesto alle coinquiline, nei giorni immediatamente successivi la scomparsa, di accertare se la Pica fosse in camera sua. Si è detto che queste hanno verificato la presenza (spesso non la vedevano per giorni) bussando alla sua porta e non ottenendo risposta. Ma pare strano il fatto che abbiano solo bussato senza provare ad aprire dopo una non risposta. Il cercare di abbassare una maniglia, se nessun rumore viene dall'altra parte della porta a cui si è bussato, è quasi un fatto automatico che tutti facciamo. Quindi abbiamo due possibilità. O le coinquiline sono coinvolte nell'accaduto, oppure la porta, quando loro hanno provato ad aprirla, era chiusa a chiave. Fossero coinvolte credo l'avremmo saputo, le indagini di logica si saranno da subito concentrate su di loro ed i carabinieri le avranno rivoltate come calzini, quindi resta l'alta probabilità che la porta sia rimasta chiusa a chiave per qualche giorno. Ed è facile che questa probabilità, per due semplici motivi, possa trasformarsi in certezza. Il primo motivo viene dalle parole della ex suocera, lei chiese a Silvana se aveva con sé le chiavi di casa ottenendo un sì come risposta. Il secondo è strettamente collegato a questa risposta. Se le aveva con sé perché non si sono ritrovate nella borsetta ma inserite all'interno della porta di camera sua?

Finiamo con i piatti sporchi cercando anche per questi la soluzione più logica. Il trovarli in casa potrebbe significare che quella sera, dopo essere stata dalla ex suocera, è ritornata nella camera. Però la sua richiesta di "asilo" potrebbe anche significare un'uscita veloce per paura di un qualcuno che sarebbe arrivato di li a poco al suo appartamento. Quindi una sorta di fuga che le ha impedito di fare quanto era solita fare. In base a questo non ci sarebbe stato ritorno e si potrebbe supporre che chi doveva arrivare, non trovandola in casa, l'abbia cercata ed incrociata in un secondo tempo, oppure l'abbia attesa. Al contrario, ammettendo siano i piatti utilizzati per la cena, dovremmo pensare che è tornata senza più uscire. Al massimo, volendo ipotizzare un movimento serale, potrebbe essersi recata in un altro appartamento del condominio. Difficile credere sia scesa in strada perché qualcuno le ha citofonato. Se conosceva bene la persona che la cercava avrebbe aperto facendola entrare (perché doveva scendere lei che era anche claudicante?), se non la conosceva, perché amica o amico delle coinquiline, non avrebbe aperto. In ogni caso, fosse entrata in casa di altri o fosse pure scesa, le chiavi non le avrebbe lasciate all'interno, perché così facendo avrebbe dovuto lasciare la porta principale aperta col rischio di restare chiusa fuori. Ed anche se avesse impedito la chiusura frapponendo un ostacolo, le coinquiline al rientro l'avrebbero comunque trovata socchiusa.

Questi sono i fatti che conosciamo, ora ognuno tragga proprie conclusioni e si dia autonome risposte. Silvana Pica è salita in auto con qualcuno che poi l'ha uccisa portandole via le chiavi per entrare in camera sua, e far sparire qualcosa per lui compromettente, fingendo un furto? Silvana Pica è stata aggredita mentre si trovava in casa ed il suo corpo lo si è occultato in un secondo momento non pensando all'importanza delle chiavi lasciate nella serratura interna? Silvana Pica è stata aggredita in un appartamento adiacente al suo, o comunque nelle vicinanze, e chi l'ha uccisa ha utilizzato le chiavi che la donna aveva con sé per andare a rubarle i soldi ed i gioielli?

Oppure: Silvana Pica ha avuto talmente tanta paura che ha preferito allontanarsi ed isolarsi piuttosto che tornarsene a casa? Ha lasciato le chiavi nella porta ed i piatti sporchi a causa della fretta, portando comunque con sé soldi e gioielli, ed è caduta in acqua perché arrivata, camminando per allontanarsi il più possibile dal suo appartamento, in punti pericolosi di Pescara? O anche: Silvana Pica dopo il rifiuto della suocera, che l'ha rispedita a casa sua non dandole ospitalità, ha creduto di essere stata nuovamente rifiutata ed ha deciso di farla finita suicidandosi? Per cui poca importanza aveva il risistemare la camera ed il portarsi appresso le chiavi?

Come vedete le soluzioni su cui basare un proprio pensiero son tante perché tutto può essere accaduto. L'unica che pare inverosimile è quella dell'allontanamento volontario, questo perché in camera si è rinvenuto un conto deposito con 35.000 euro... e se avesse voluto andare in altre città le sarebbero serviti non poco.


Vittorio Sgarbi torna al nord fra le teste di caz...
100.000 firme da inviare al premier Mario Monti
Sarah Scazzi. Il giudice è un ex sostituto procuratore di Taranto

Speciale Annamaria Franzoni:
Annamaria Franzoni Cap 10 (la vera arma del delitto...)
Annamaria Franzoni Cap 11 (una condanna nata dalle chiacchiere di paese) 

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8 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti!!! Ottime osservazioni...

filippo ha detto...

in tutti i vari servizi non si parla mai delle coinquiline rumene..... come mai? il razzismo alla rovescia che invade questo paese, evita anche un minimo sospetto che magari queste donne o dei loro amici, possano in qualche modo aver fatto del male alla povera donna??

Anonimo ha detto...

bravo filippo

Anonimo ha detto...

Cia Massimo!
vedo che hai accuratamente evitato di fare un'analogia con Roberto Straccia.. eppure la borsa in alto mare al largo della Puglia pone lo stesso problema. Come ci è arrivata? e il corpo di Silvana, se mai le è successo qualcosa di brutto, è anche questo nei mari profondi?... Probabilmente si.
Tu ipotizzi una macchina, e direi che è necessario ipotizzarlo perché il suo assassino abbia potuto accedere ad un luogo isolato e propizio all'allontanamento del corpo dalla riva.. E' forse scontato fare un parallelo, ma anche forse imprudente non farlo.
Un saluto!
J.

emax/massimo prati ha detto...

Ciao J.

Non ho fatto accostamenti con Roberto Straccia perché a parer mio le analogie si fermano all'appartamento condiviso. La borsa in mare, che può far pensare che anche la Pica sia in mare come lo era Roberto, potrebbe anche averla gettata qualcuno che aveva interesse ad eliminare ogni cosa appartenuta alla donna (e la borsa si è trovata per un colpo di fortuna), magari sopra o dentro ci sono pure le sue impronte.

Inoltre non avrei dovuto fare un solo parallelo, viste le tante donne scomparse in Abruzzo negli ultimi anni (quasi tutte ritrovate morte e quasi tutte catalogate sotto la scritta suicidi o incidenti). Ma se proprio avessi voluto trovare similitudini avrei inserito il nome di Silvana Cece, una donna di 52 anni scomparsa a San Vito Chietino vestita di tutto punto, compresi giubbotto e pantaloni, e ritrovata in una scarpata, al di fuori del percorso da lei fatto solitamente, praticamente nuda... il tutto naturalmente catalogato quale incidente.

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Non sapevo tutto cio', mi informero'.
Ma mi sorprende tu non veda qualche similitudine in più nelle due scomparse, di Silvana e di Roberto.
Condividevano un appartamento entrambi, vero. Ma anche a due passi l'uno dall'altra, fai una veloce verifica se hai tempo.

E poi una borsa non arriva tanto facilmente cosi' a largo della costa.. proprio come fece il corpo del povero Roberto. Non so, rimane un punto di domanda, da tenere in un angolo del cervello in attesa di comprendere meglio.

J.

Mimosa ha detto...

Anch'io ho fatto un accostamento tra Silvana e Roberto.
Trovo sia stranissimo che a Pescara ci siano due casi simili di scomparsa in così breve tempo...
con il ritrovamento in mare a tanta distanza degli effetti personali di una e del corpo dell'altro ...
Per la verità mi inquieta pensare che ci sia un diabolico triangolo delle Bermude nell'Italia Centrale allungato fino a Pisa da un lato e dall'altro ad Ascoli ... Anomala la concentrazione di tanti (altri) casi misteriosi ed insoluti ...

Bravo Massimo a soffermare la riflessione su Silvana, povera donna, caduta nell'abisso, bellissima da giovane e rovinata dalla depressione.
Per fortuna c'è il cognato (fratello dell'ex marito) che mostra una grande umanità nei suoi confronti ... direi più del figlio.

Ma, così, per sapere, dov'era il figlio quella sera?

Mimosa

ANNA ha detto...

PURTROPPO A CAVALLO DELLA MIA PROVINCIA DI ASCOLI PICENO, TERAMO E PESCARA A CAVALLO DELLA REGIONE MARCHE E ABRUZZO CI SONO TROPPE MORTI E SOPRATTUTTO CASI IRRISOLTI, GLI INQUIRENTI E LE PROCURE ANZICHè INDAGARE SEMBRANO ADAGIARSI SU SUPPOSIZIONI ERRATE E FUORVIANTI.PERCHè NON SI VUOLE APPROFONDIRE LE INDAGINI, ?SEMBRA COME CHE I MAGISTRATI ABBIANO PAURA AD INDAGARE APPROFONDITAMENTE,
QUALCHE ANNO FA A NERETO(tE(FURONO UCCISI NELLA LORO VILLETTA I CONIUGI MASI ,LUI AVVOCATO FURONO TRUCIDATI ,ERA D'ESTATE LA GENTE PASSEGGIAVA NESSUNO HA SENTITO NULLA,NON FU MAI TROVATO IL COLPEVOLE