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Di solito le stragi si guardano con l'occhio dell'emotività senza porsi troppe domande. D'altronde immagini di ordigni che esplodono e di persone che uccidono non pretendono, sul momento, una spiegazione. Si dice ci siano cose inevitabili al mondo, destini che non si possono cambiare perché l'imprevedibilità delle persone non conosce limiti. Sarà vero o è il solito luogo comune, come il credere che quando una bomba esplode "nell'occidente libero", o per meglio dire nella patria della finta libertà, la colpa è sempre degli integralisti islamici? Terroristi che poco hanno a che fare con i veri mussulmani e molto con la repressione, o almeno con il cambiamento radicale fatto di violenza assurda, e vorrebbero il "Corano" diverso da come gli antichi l'hanno scritto e concepito. Ma non sempre ciò che a prima vista appare reale lo è, come quelle storie di vita che appaiono appaganti a chi non può permettersi l'agio ed il lusso che promette un futuro migliore, che appaiono perfette a chi crede che l'erba del vicino sia sempre e comunque più verde. Ci sono storie come la storia di Anders Behring Breivic, un uomo di 32 anni a cui, in apparenza, la vita non poteva dare di più.
