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venerdì 20 gennaio 2012

Marco Simoncelli. Al compleanno di Marco vado con la nuova linea 58 e piegando ai mille all'ora... buona festa Sic (video canzone dedicata al Sic)

Locandina festa Sic
Oggi è il giorno in cui di solito il Sic faceva una grande festa. Chi pensa che quest'anno non sia una data allegra come al solito si sbaglia. Anche se manca chi la creava, quest'anno sulla Terra manca Marco, il popolo del 58 non mancherà questa sera di festeggiarlo al 105 Stadium di Rimini, non c'è più posto da tempo quindi chi non ha il biglietto non vada, dove saranno i comici a ricordarlo, in primo piano Sergio Sgrilli, che assieme a Marco, prima dell'incidente, aveva progettato questa serata. Oltre a lui ci saranno: "Giuseppe Giacobazzi, i Mancio & Stigma (gli Emo di Zelig), Giovanni Vernia, Duilio Pizzocchi, Giovanni Cacioppo, Paolo Migone, i Fichi d’India, Ale e Franz e forse altri che si uniranno all'ultimo momento". Questi artisti fans si ritroveranno assieme ad altri fans non famosi per regalargli ciò che più lui dalla vita cercava, la felicità. La festa inizierà con la canzone dedicata a Marco da Stefano Picchi (video a fine articolo). Una canzone non ancora in commercio regalata dal cantautore alla famiglia Simoncelli. Nulla sarà a scopo di lucro, sia l'incasso che i proventi di una eventuale pubblicazione del brano andranno alla fondazione che porta il nome del pilota. Fondazione nata per donare serenità ed aiutare chi vive il disagio. Sempre oggi, ma nel pomeriggio, sarà intitolato a Marco anche il palazzetto dello sport di Coriano e cambierà numero la linea di servizio pubblico 42, quella che da sempre collega Riccione all'Aquafan di Coriano. Volete sapere quale numero prenderà? E' facile, che ve lo dico a fare? Vedi il video della canzone

giovedì 27 ottobre 2011

Marco Simoncelli. Io vi spiego il "Diobò" ed il "Sic", Marco il sogno del ragazzo "normale"

Il Sic
Il Sic ha dato l'ultimo saluto alla sua gente. Ventimila persone hanno invaso Coriano per fargli capire che il suo modo di essere era quello giusto. Non tutti erano motociclisti ed in buona parte non erano neppure appassionati di questo sport. Nei giorni scorsi alla camera ardente sono passate anche una infinità di mamme, donne che avevano gli occhi lucidi perché, pur non conoscendolo (alcune ricordavano lo spot del 2010 in cui "gufava" le nazionali del mondiale di calcio), avevano visto i loro figli piangere alla notizia della sua morte, capendo da quelle lacrime che se n'era andato per sempre un ragazzo semplice e genuino. Ed infatti Marco era così. C'è un libro, che di sicuro presto verrà ristampato da Mondadori, dal titolo strano: "Diobo' che bello", e la parola "Diobò" fa capire quanto Marco fosse rimasto un ragazzone di paese. Prima di spiegarla occorre dire che ad oggi la usano i giovani (e solo loro) in maniera diversa ed a seconda delle occasioni. Per cui può prendere il posto sia di una esclamazione (Accidenti! Fantastico! Eccezionale!) che di un punto di domanda in risposta a qualche racconto particolarmente incredibile (Davvero? Sul serio?).

lunedì 24 ottobre 2011

Marco Simoncelli. Diobo' Sic, perché non l'hai lasciata andare sul prato?


Marco Simoncelli, da Coriano, non avrebbe voluto si scrivessero tante parole su di lui. Non avrebbe voluto vederci piangere. No, la sua idea di vita era un'altra, ed era forse quella giusta. Non cedere mai, non lasciare mai la moto se c'è speranza di rimettersi diritti, non perdere posizioni e cercare sempre di arrivare, magari primo, non ti incazzare se non serve e lascia fare, prima o poi... se no pazienza, "diobo' ragazzi, è andata così, ci rifaremo la prossima volta". Ma non sempre era andata così. Ce l'aveva fatta il Sic, se l'era sudata ma c'era arrivato nell'elite della moto. Quest'anno ne guidava una delle migliori e fra un anno sarebbe stata ancora più buona, buona per andare a prendere chi gli stava davanti... ed erano un paio (ma non sempre erano migliori). Il Sic sapeva di poterlo vincere un mondiale, forse gli sarebbe servito un anno, forse due, ma s'era temprato ormai ed i rimproveri degli altri non lo avevano intimidito; anzi, a chi lo aveva ripreso per la sua aggressività era giunta facile e spontanea una risposta secca: "Fatemi arrestare se sono aggressivo". Cosa aggiungere di lui pilota? Che da sempre amava correre? Scontato. Che la famiglia condivideva la sua passione? Che non c'era un altro ragazzo particolare come lui?