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Quando viene voglia di usare la parola merda in un articolo? Spesso e volentieri in questi ultimi anni in cui è lampante il menefreghismo europeo verso una piaga immane che si sta abbattendo sull'Italia: gli sbarchi sulle coste meridionali del nostro paese e le traversate del Mediterraneo che provocano migliaia di morti. Logicamente chi scrive si trattiene preferendo usare il sarcasmo o l'ironia per sottolineare le schifezze di chi detiene il potere in Europa e nel mondo... perché in fondo chi sta male sono altri, chi vediamo sui telegiornali mentre mangiamo coi figli al McDonalds. Un pensiero e via! Perché in fondo è più facile chiudere gli occhi. E non solo verso la sofferenza altrui, ma anche verso quegli stati che si sentono superiori e vogliono imporre il loro diktat per continuare a veleggiare a gonfie vele verso il proprio e unico benessere. Chiudere gli occhi, compatire e non far nulla, ma nello stesso tempo cercare di emulare per raggiungere chi ci fa credere di essere inferiori in un mondo occidentale votato alla voracità economica, al cannibalismo di quei regnanti che emanano leggi buone a distruggere la sopravvivenza di tanti in favore del benessere di pochi. Decenni fa si decise di unire l'Europa e farla viaggiare in simbiosi. Era una svolta epocale, viste le guerre che l'avevano da sempre flagellata, visto l'odio che i popoli europei si erano tramandati di generazione in generazione e che partiva da ancor prima dell'anno zero. Guerra e morte sono sempre state le parole usate dagli invasori che ora stanziano i loro eredi nelle città europee. In quelle città in cui vivono capi di stato incapaci di prevedere quale reazione potrebbe scatenarsi da una azione militare.




