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lunedì 20 aprile 2015

Strage di migranti nel Mediterraneo. Quando i potenti pretendono che sia l'Italia a ripulire l'aria dalla puzza che hanno creato con le loro guerre...


Quando viene voglia di usare la parola merda in un articolo? Spesso e volentieri in questi ultimi anni in cui è lampante il menefreghismo europeo verso una piaga immane che si sta abbattendo sull'Italia: gli sbarchi sulle coste meridionali del nostro paese e le traversate del Mediterraneo che provocano migliaia di morti. Logicamente chi scrive si trattiene preferendo usare il sarcasmo o l'ironia per sottolineare le schifezze di chi detiene il potere in Europa e nel mondo... perché in fondo chi sta male sono altri, chi vediamo sui telegiornali mentre mangiamo coi figli al McDonalds. Un pensiero e via! Perché in fondo è più facile chiudere gli occhi. E non solo verso la sofferenza altrui, ma anche verso quegli stati che si sentono superiori e vogliono imporre il loro diktat per continuare a veleggiare a gonfie vele verso il proprio e unico benessere. Chiudere gli occhi, compatire e non far nulla, ma nello stesso tempo cercare di emulare per raggiungere chi ci fa credere di essere inferiori in un mondo occidentale votato alla voracità economica, al cannibalismo di quei regnanti che emanano leggi buone a distruggere la sopravvivenza di tanti in favore del benessere di pochi. Decenni fa si decise di unire l'Europa e farla viaggiare in simbiosi. Era una svolta epocale, viste le guerre che l'avevano da sempre flagellata, visto l'odio che i popoli europei si erano tramandati di generazione in generazione e che partiva da ancor prima dell'anno zero. Guerra e morte sono sempre state le parole usate dagli invasori che ora stanziano i loro eredi nelle città europee. In quelle città in cui vivono capi di stato incapaci di prevedere quale reazione potrebbe scatenarsi da una azione militare.

mercoledì 7 gennaio 2015

Uccideteci tutti, perché anche chi non condivide la satira blasfema ora è un Charlie: meglio morire che tacere per paura di morire...

Je suis Charlie
Non ci sono parole per descrivere il crimine che ha insanguinato Parigi. Tre personaggi armati sino ai denti si sono divertiti a sparare contro chi non poteva difendersi. Prima hanno costretto Corinne Rey, disegnatrice della rivista Charlie Hebdom, a digitare il codice che permette di entrare nella sede del giornale satirico, poi, una volta all'interno, hanno iniziato a sparare nella "sala accoglienza" (stranamente lasciando in vita Corinne) per finire l'attacco nella redazione e nei vari uffici. Durante la mattanza e anche dopo, nei momenti della fuga, dodici persone sono state uccise in maniera barbara: "E questa non è civiltà, è razzismo". Nei paesi civili si discute, si parla e se non si è d'accordo si chiede a uno o più giudici di sentenziare l'errore altrui. Perché lasciare spazio all'odio e incitare alla morte? Perché chiedere a qualche affiliato cretino senza mente propria di uccidere chi usa l'ironia e il sarcasmo? Perché, piuttosto che spargere sangue, non censurare il giornale che si considera offensivo e blasfemo? Non ci sono associazioni islamiche schierate contro la rivista perché offese da fumetti a volte anche troppo volgari? Perché non si sono rivolte alla magistratura, perché invece di dare rilevanza a qualche vignetta che in pochi consideravano, non emarginare? Inoltre, a livello planetario che male può mai fare una rivista che vende solo centomila copie e solo in una nazione? Una rivista che non aveva alcun seguito mondiale fino a quando non sono stati i "suoi nemici" a farla conoscere al mondo?

giovedì 7 aprile 2011

Attacco alla Libia e clandestini a Lampedusa. I giornali ed i politici francesi hanno perso la memoria

Posso dire che certa gente mi fa venire rigurgiti violenti? Sia che possa o meno lo dico e lo ripeto, certa gente mi blocca lo stomaco. In Francia, ad esempio, c'è un signore che decide in nome del suo popolo, e non credo che la maggioranza dei francesi sia davvero d'accordo con lui, di fare guerre ed invasioni a random. Si alza la mattina e, se non riesce a sfogare la sua voglia sessuale perché Carlà ha mal di testa, ha dormito male o non s'è ancora lavata i denti, tira una freccetta sul mappamondo e decide chi e dove bombardare. C'è da sperare che tale freccetta non finisca mai sui dintorni di Parigi altrimenti i francesi rischierebbero l'auto-bombardamento. Ha iniziato con la Libia, benedetto dalla santa Alleanza che poi gli ha tolto il comando, ed ora nel mirino ha la Costa d'Avorio. E' un uomo che vuole cacciare a tutti i costi i dittatori di turno. Ed infatti ogni bombardamento gli viene a costare cifre da capogiro. Ma il governo che dirige non ha problemi ad approvare le azioni militari ed a stanziare le spese occorrenti. Questo nonostante l'economia francese a febbraio abbia subito un nuovo innalzamento del debito pubblico, ormai è da tanto che lo subisce, e ci siano proteste e manifestazioni quasi quotidiane nelle piazze di Parigi.

martedì 22 marzo 2011

Attacco alla Libia. Una guerra senza capo e presto, forse, senza coda

I francesi non hanno alcuna intenzione di consegnare il comando delle operazioni militari, i bombardamenti in atto in Libia per capirci, in mano alla Nato e, per voce del Generale Philippe Ponthies, rassicurano le nazioni alleate che l'offensiva funziona bene anche senza un comando integrato. Io non ce l'ho con i francesi in quanto popolo, anzi li ammiro perché nei secoli si sono dimostrati capaci di combattere per i giusti ideali a costo di innumerevoli sofferenze, ma con chi li comanda un poco sì. E non solo con loro ma anche col governo inglese e con quello americano. Partire in pompa magna per la guerra, senza avere alcuna certezza, è da brancaleoni e non si addice ai popoli del ventunesimo secolo, popoli che credono basti l'uso della parola, al limite di mezzi disincentivanti alternativi, per bloccare ogni forma di ingiustizia. Se è vero che il popolo è sovrano per quale motivo chi lo comanda non segue la sua voce? In ogni caso la reticenza francese ha causato i primi ritiri. La Norvegia ha bloccato i suoi aerei, già stanziati sul territorio maltese, e l'Italia ha minacciato di non fornire più le sue basi militari.

sabato 19 marzo 2011

Caccia e missili Nato bombardano la Libia. Praticamente, anche se non ce lo dicono, siamo di nuovo in guerra.

Che strana l'America, che strana l'Europa, che strana l'Italia. Nell'ultimo decennio i governanti europei hanno fatto il gioco delle tre scimmie, non vedendo, non sentendo e non parlando, poi, improvvisamente, si sono accorti che in Libia vigeva ancora un regime dittatoriale che maltrattava i dissidenti, che li uccideva. Negli anni migliaia sono state le persone, gli esseri umani trucidati dai fedeli di Gheddafi. Ma queste non erano notizie da far conoscere nei dettagli, erano piccolezze perché, in cambio di qualche genocidio, ai popoli amici il dittatore aveva concesso le sue grazie miliardarie. E tutti a dargli il passaporto del buon interlocutore, quello che quando si sposta si porta appresso il seguito e viene trattato con gli onori militari, quello che quando parla è da ascoltare altrimenti si incazza ed allora sono guai per l'economia. Quello che se avesse voluto avrebbe potuto accamparsi anche in Piazza San Pietro sotto le stanze vaticane. Quello che mancava solo di dargli un microfono Rai per far sì che ravvedesse e convertisse tutti gli italiani, specialmente le donne.