Di Gilberto Migliorini
Tutto oramai è on-line. La foto della nonna e del nostro amico compianto, il nostro cantante preferito insieme all’acquisto dell’ultimo gadget per il nostro computer. Compri spaghetti, insalatina e una tazzina di caffè con il correttivo, e il nostro menù viene dedotto dalla carta fedeltà, indizio magari di un delitto o semplicemente di una dieta a punti. La nostra biografia esistenziale nei fantastici premi da catalogo e nelle app su misura nel codice a barre. Si potrebbe fare una diagnosi psichedelica e un’analisi del profondo semplicemente scorrendo i titoli della card, un film girato sulla nota acquisti, più attendibile dell’inconscio freudiano e dell’anamnesi dei vissuti sul lettino dello psicoanalista. Un indicatore più esauriente di un test per l’ammissione all’università o di un questionario per aspiranti veline con tanto di foto artistiche.
Con buona approssimazione dal nostro ‘stile’ da acquirente, puntualmente registrato nelle memorie di un super computer, ne esce il nostro ritratto, meglio di quello della Monna Lisa, siamo lì da vedere perfino nelle vergogne, un mondo di delizie con l’offerta speciale, la consegna a domicilio e la stampa della foto con sfondi a tema e clipart. Dalla fidaty si può dedurre perfino il peso e la fisionomia dell’utente, la sua forma mentis e il giro vita del consumatore, ricavati infallibilmente dalle misure delle culotte acquistate nel reparto lingerie e dalla passione per i marron glacé.















