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martedì 26 gennaio 2016

Carta Fedeltà: navigando nell’anima del consumatore, trasparente e nudo come mamma l’ha fatto…

Di Gilberto Migliorini

Tutto oramai è on-line. La foto della nonna e del nostro amico compianto, il nostro cantante preferito insieme all’acquisto dell’ultimo gadget per il nostro computer. Compri spaghetti, insalatina e una tazzina di caffè con il correttivo, e il nostro menù viene dedotto dalla carta fedeltà, indizio magari di un delitto o semplicemente di una dieta a punti. La nostra biografia esistenziale nei fantastici premi da catalogo e nelle app su misura nel codice a barre. Si potrebbe fare una diagnosi psichedelica e un’analisi del profondo semplicemente scorrendo i titoli della card, un film girato sulla nota acquisti, più attendibile dell’inconscio freudiano e dell’anamnesi dei vissuti sul lettino dello psicoanalista. Un indicatore più esauriente di un test per l’ammissione all’università o di un questionario per aspiranti veline con tanto di foto artistiche.

Con buona approssimazione dal nostro ‘stile’ da acquirente, puntualmente registrato nelle memorie di un super computer, ne esce il nostro ritratto, meglio di quello della Monna Lisa, siamo lì da vedere perfino nelle vergogne, un mondo di delizie con l’offerta speciale, la consegna a domicilio e la stampa della foto con sfondi a tema e clipart. Dalla fidaty si può dedurre perfino il peso e la fisionomia dell’utente, la sua forma mentis e il giro vita del consumatore, ricavati infallibilmente dalle misure delle culotte acquistate nel reparto lingerie e dalla passione per i marron glacé.

lunedì 9 novembre 2015

La Metamorfosi ‘alimentare’ del Bel Paese: c’era una volta l’Italian Food

Di Gilberto Migliorini


Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto. Sdraiato nel letto sulla schiena dura come una corazza, bastava che alzasse un po' la testa per vedersi il ventre convesso, bruniccio, spartito da solchi arcuati; in cima al ventre la coperta, sul punto di scivolare per terra, si reggeva a malapena. Davanti agli occhi gli si agitavano le gambe, molto più numerose di prima, ma di una sottigliezza desolante - Franz Kafka  La metamorfosi

Gregor Samsa, al risveglio, si ritrova trasformato in un bacherozzo. Anche la sua voce è cambiata e per la sua nuova condizione da scarafaggio gli è perfino difficile tirarsi su dai guanciali. Quando alla fine, a fatica, rotola giù dal letto e apre la porta della camera… fa scappare tutti i familiari inorriditi. Solo il padre riesce con un bastone a ricacciarlo nella stanza. Gregor è costretto ad adeguarsi al suo nuovo status, con un diverso stile di vita...

venerdì 18 settembre 2015

Noi non possiamo tacere. Meditazioni su giustizia e dignità della persona

Convegno Palaia (16 settembre 2015)

Processi in tv: dall'indizio all'elaborazione "letteraria" del pregiudizio     (passando per gli artifici della retorica)

Intervento di Annamaria Cotrozzi pubblicato da EUGIUS 
- Unione Europea Giudici Scrittori -


Non sono un'addetta ai lavori: per professione non mi occupo di diritto, ma di testi classici. Mi sono accostata alle tematiche che oggi affrontiamo per senso di dovere civico, in quanto sempre più sconcertata di fronte alla deriva inarrestabile delle gogne mediatiche e dei "processi" celebrati in tv, del tutto al di fuori sia dalle regole del diritto, sia dal rispetto della persona e dai valori dell'humanitas. Di recente, le motivazioni del verdetto di Cassazione sul caso Kercher hanno esplicitato il condizionamento che sulle indagini, e di conseguenza sull'iter giudiziario, può essere esercitato dalla pressione mediatica. Dopo tale autorevole parere, direi che la questione abbia ora il crisma dell'allarme ufficiale. Le sentenze televisive, anticipate e costruite, giorno dopo giorno, sul pregiudizio mediaticamente indotto, possono influire sull'esito dell'iter giudiziario vero e proprio, e portare alla conferma, in sede di tribunale, di condanne già da tempo date per scontate, sancite dalle opinioni degli ospiti dei programmi di cronaca, e richieste a gran voce dall'opinione pubblica che da tali opinioni è stata inevitabilmente condizionata.

Roberta Bruzzone sarà processata per "Diffamazione continuata e aggravata" nei confronti di Marco Strano



Ultimamente la stampa ci ha informati di un nuovo iter processuale a carico di Roberta Bruzzone. Dopo aver letto la notizia ho fatto qualche controllo e alla fine ho deciso di mettere un po' d'ordine perché i giornalisti non hanno scritto per come la notizia doveva essere riportata. Su Il Giornale, Libero e Dagospia si legge che la Bruzzone è stata querelata dal suo ex compagno Marco Strano a causa delle offese postate contro di lui su internet dalla criminologa di cui si avvale Bruno Vespa nel suo programma Porta a Porta. Mettiamo subito i puntini su qualche "i" e stabiliamo che una situazione affettiva fra i due c'è stata, ma risale al 2004/2005 (oltre dieci anni fa) ed è durata solo qualche mese. Detto quindi che la loro "storia" si chiuse ad inizio 2005, per tirare un paio di somme non ci resta che posizionare cronologicamente i fatti di cui si parla nella citazione a giudizio. Leggendo l'atto si scopre che il crimine di cui la dottoressa è accusata si è perpetrato cinque anni e mezzo dopo la chiusura della loro relazione sentimentale. Infatti è in diversi commenti del 2010 - postati su facebook - che Roberta Bruzzone usa parole pesanti e scurrili per offendere in maniera diretta il dottor Marco Strano.

mercoledì 16 settembre 2015

Carte fedeltà, Dna e dati sensibili. La sfera di visibilità e le prigioni invisibili degli algoritmi culturali

Di Gilberto Migliorini


Tutto per il consumatore. Facilitazioni, sconti e una migliore organizzazione del ménage familiare… è il nuovo paradiso comprensivo di carta fedeltà e con la vita organizzata perfino nel colore prediletto del condom e nella dieta a punti. Preferenze puntualmente registrate e conservate in memoria per allietare la vita di un consumatore vezzeggiato e coccolato con l’offerta promozionale e il regalo da catalogo. Con i sistemi automatici e i database è davvero facile procedere a delineare profili d’utente, individuando gli stili di consumo, le predilezioni, le idiosincrasie e perfino le civetterie. Un consumatore perfettamente integrato nel ciclo produttivo e monitorato nei suoi ritmi circadiani, quando dorme, mangia e ha rapporti sessuali, si siede sul water e usa il bidè, quando e dove si sposta e come sfoglia i moderni incunaboli con lettore a viva voce incorporato. Se si tratta delle cure mediche il database può fare una anamnesi accurata per ricostruire la storia clinica del paziente, cure preventive magari con qualche amputazione precauzionale per evitare i rischi di ammalarsi, con ricostruzioni e plastiche al silicone. Per i lavoratori un controllo a distanza con i tablet e i telefonini per massimizzare l’efficienza e la fedeltà aziendale.

sabato 2 maggio 2015

Paese mio che stai "sulla collina" (si fa per dire...)

Di Gilberto Migliorini


Italia mia, benché ’l parlar sia indarno/a le piaghe mortali/che nel bel corpo tuo sí spesse veggio… Certo Petrarca nel suo canzoniere poteva perfino rappresentare il Bel Paese con quella capacità di guardare al futuro, non già la guerra tra Estensi e Gonzaga e alle beghe dei principi italiani con i loro particolarismi, ma proprio il nostro presente, quello dell’Italicum e del Truman Show, con qualche muratore come protagonista inconsapevole di recitare in un reality o quelle aule sorde e grigie di ventennale memoria...

Insomma in tutta la letteratura fin dalle origini c’è come il presentimento astrologico che l’Italia sia come sotto l’egida di una stella votata alle sventure e alle défaillance, nata da posizione podalica e con un forcipe che ne maltratta la testa fetale. Solo perché sarà ancora più meritevole il regno dei cieli e la visione utopica di un paese finalmente risanato dalla Giustizia e dal Bene? Si tratta di quelle prove che come in qualsiasi sceneggiatura che si rispetti occorre affrontare, proprio come quel viaggio dell’eroe (l’homunculus italico) che attraverso i secoli, sia pure tra mille peripezie, alti e bassi del machiavellico fiume della fortuna e delle immancabili tragedie di un popolo in marcia con le scarpe di cartone di memoria littoria, ci ha condotti fin qui. Ma qui dove? Ci si guarda attorno spaesati e increduli.

martedì 28 aprile 2015

Guarda "Bella Ciao" - il film che mostra le violenze del G8 di Genova - e firma la petizione per costringere la tivù pubblica a mandarlo in onda in prima serata


Il giornalismo in una democrazia è il cane da guardia del potere.Quando quel potere compie abusi, soprusi e violenze, i mezzi d'informazione, specialmente quelli del servizio pubblico, dovrebbero documentarlo e informarne i cittadini.

lunedì 27 aprile 2015

Il 25 aprile dell'era moderna. Gli stereotipi e le retoriche del consenso mascherano la realtà di un popolo schiavo continuamente monitorato e controllato...

Di Gilberto Migliorini


L'altro ieri nell'Italia dei luoghi comuni si è celebrata l'annuale festa del 25 aprile, la festa della liberazione dal nazi-fascismo, di quel ventennio sciagurato che ha trasformato l’Italia in una dittatura che l’ha condotta in quella avventura deleteria - chiamata seconda guerra mondiale - come alleata della Germania nazista. La celebrazione allude a una liberazione come fatto acclarato che non ha bisogno di ulteriori precisazioni. Si tratta di una sorta di kermesse con tanto di rievocazioni, discorsi e le solite retoriche di circostanza dove al di là di qualche spunto critico e attualizzante tutto sembra finire a tarallucci e vino. Raramente si sente qualcuno chiedersi, ma siamo davvero usciti dal fascismo? La domanda è d’obbligo se si considera che al di là delle sue istituzioni, il fascismo fu soprattutto una forma mentis, un modo non solo di concepire la politica e i rapporti sociali, ma anche e soprattutto una concezione dell’uomo e dei suoi valori (e disvalori). La realtà è che c’è un fascismo che permea nel profondo la società italiana (e non solo) e che affonda le sue radici in una cultura dell’intolleranza e della prevaricazione, e più in generale in tutte quelle concezioni che considerano l’uomo come il mero prolungamento di una ideologia, di una religione o di una filosofia. Da un lato si predica la libertà con tutti quei tropi e traslati atti a creare una sorta di ambientazione democratica e liberal, dall'altro si razzola con tutti quei provvedimenti legislativi che per quanto presentati come segni di una società in progresso, e al di là di una patina di attualità democratica, emanano sentori totalitari.

sabato 25 aprile 2015

Forse l'Europa considera l'Italia la terra dei coglioni...


Questa notte ho sognato un mio amico senegalese che da tanto non vedo. Da qualche anno abita a Milano. Eravamo al bar e parlavamo dei migranti. Lui arrivò in Italia nei primi anni '90 e col sudore della fronte, e specializzandosi, si integrò subito e meravigliosamente. Faceva due lavori: di giorno lavorava in una azienda metalmeccanica di sera nelle discoteche della riviera. Con una tazzina di caffè in mano parlavamo di come i migranti morissero durante le traversate e di cosa si potesse fare per evitare altre stragi. Di quanto l'Italia fosse vicina alle coste libiche e di quanto fossero lontane Francia, Inghilterra e America. All'improvviso ha sfoggiato il suo bel sorriso e mi ha detto: "Conosci la storia che parla della fobia degli attentati che hanno americani, francesi e inglesi?"

lunedì 20 aprile 2015

Alla dottoressa Roberta Bruzzone non piace la critica e con una strana Diffida mi invita a pagarle 250.000 euro e a darle il nome di chi mi informa...


E' capitato anche a me. Come altri in questi anni anch'io ho ricevuto la Diffida dalla dottoressa Roberta Bruzzone. Una diffida strana in cui mi invita a pagarle - inviandoli allo studio del suo avvocato – ben 250.000 euro quale risarcimento per i gravissimi danni di immagine provocati da ciò che ho scritto in un articolo, in questo articolo, in cui, visto quanto aveva affermato a Porta a Porta, l'ho criticata. Articolo che ho completato con le notizie su una serie di processi in cui dovrà difendersi. Alla fine, dopo aver notato alcune stranezze, ho anche posto una domanda lecita che si sarebbe sciolta in acqua con una semplice e veloce risposta plausibile. Invece mi è arrivata una diffida. Strana. Ora, prima di entrare nel dettaglio e contestare pubblicamente tutte le parole del legale della Bruzzone, voglio premettere che la nostra legge è chiara e che per fare una diffida ci vogliono motivi validi. Motivi che non esistono se chi informa scrive notizie vere usando parole non offensive senza entrare nella sfera privata del personaggio di cui parla. Quindi, per quanto riguarda il diritto di cronaca si devono usare certe accortezze e ci si deve informare in maniera esaustiva. Qualcosa cambia quando chi scrive esercita il diritto di critica. Naturalmente non si può criticare un pinco pallino qualunque in un articolo destinato a più persone, specialmente se il pinco pallino a livello nazionale non lo conosce nessuno e vive e agisce in un ambiente ristretto. Al contrario, però, si può criticare quanto dice chi nel tempo è diventato un personaggio pubblico e in pubblico, o in programmi seguiti da milioni di telespettatori, esprime proprie opinioni e concetti. Concetti e opinioni che non tutti debbono per forza condividere e proprio per questo si possono criticare, perché - come ha stabilito anche il tribunale di Roma già nel 1992 - chi ha scelto la notorietà come dimensione esistenziale del proprio agire, si presume abbia rinunciato a quella parte del proprio diritto alla riservatezza direttamente correlata alla sua dimensione pubblica.

giovedì 9 aprile 2015

Anche tu sei una pecora, una marionetta muta utile solo ad arricchire e rinforzare il potere dei più forti? Se lo sei stampa il contratto e firmalo col tuo silenzio...

L'undici settembre 2003 una radio francese decise di ricordare l'attentato alle Torri Gemelle - avvenuto due anni prima - leggendo le lettere inviate dagli ascoltatori. Fra queste spuntò un "contratto in 38 punti", scritto da un anonimo, che demoliva tutte le certezze accumulate dall'uomo occidentale. Un contratto che da decenni ognuno di noi firma quando tace e accetta il volere altrui. A quel contratto si sono ispirati più di un anno fa Chiara Lyn e Mason Massy James per creare un bellissimo e amarissimo video che dimostra in 33 punti, non solo a parole ma anche con immagini crude e forti, come l'uomo occidentale sia una marionetta muta utile solo ad arricchire e rinforzare il potere dei più forti. Una pecora che per non diventare un lupo viene convinta sin dall'infanzia che la cosa migliore da fare sia brucare l'erba e farsi rasare a zero... 


IO ACCETTO

Di Chiara Lyn e Mason Massy James

Miei cari amici, ognuno di voi percepisce la strana sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in ciò che vede, molti tuttavia non sanno il perché, né cosa sia. A prescindere dalle nostre convinzioni o idee politiche, il sistema vigente nel nostro mondo ”libero” si basa sulla tacita accettazione di un contratto che lega ciascuno di noi e che a grandi linee espongo:

venerdì 30 gennaio 2015

Io sto col nostro Presidente... e spero che non chiuda la sua pagina facebook

Se il Cesena fosse fallito ora vivremmo nel...

Vuoto Cosmico
Di Giorgio Lugaresi - Presidente Cesena Calcio

Questa sarebbe potuta diventare una storia vera, se tra il 12 dicembre del 2012 e il 12 febbraio 2013, 12 valorosi non ci avessero messo la faccia.

Provate, come a volte faccio io, ad entrare allo Stadio Manuzzi al mattino presto. Provate a farlo di Domenica, prima di andare a messa. Giungerete alla via Emilia dove non c’è quasi nessuno. L'edicolante vi guarderà curioso e come al solito vi saluterà gentile. Niente edizioni locali, ormai senza il Cesena non ha più un gran senso leggerle. Mi tornano a mente i giornalisti di quegli anni; con alcuni andavo d'accordo, mentre con altri era impossibile trovare un linguaggio comune: non ci capivamo, come se vivessimo in una torre di Babele.

mercoledì 28 gennaio 2015

Il presidente dei miei figli deve avere il cuore di un bambino, non l'animo del politicante...

Io non voglio un presidente qualunque. Io voglio un presidente della Repubblica che pensi ai miei figli. Per questo voglio che abbia il cuore di un bambino: perché solo se ha il cuore bambino può far capire agli italiani e al mondo intero cosa significa lottare per il futuro dei nostri figli. Voglio un presidente semplice che sappia far tacere i politici italiani ed anche i potenti della Terra, che li faccia ragionare con l'anima e non con il portafoglio per almeno sei minuti, come fece una ragazzina di 12 anni, Seven Suzuki, nel 1992. Sono passati 23 anni da allora e mai nessun presidente al mondo ha avuto il cuore di un bambino... siamo forse migliorati?




Buonasera,
sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization). Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte: Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me. Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5mila miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.

lunedì 26 gennaio 2015

Prossimamente scopriremo che credibilità ha Roberta Bruzzone, finta vittima di stalking che presto verrà processata... e non solo perché denunciata da un ufficiale di Polizia


Non ho mai amato i programmi di gossip che trattano in maniera frivola i casi di cronaca nera. E neppure amo quelli che, pur se mandano in onda servizi filmati che molto spesso riportano le giuste informazioni, a causa di opinionisti ostili alle Difese - e per partito preso ancorati alle procure - contribuiscono a creare il pregiudizio anziché aiutare lo spettatore a capire. Per questo preferisco contattare direttamente chi è parte della notizia, avvocati indagati familiari e inquirenti, e leggere con logica ciò che scrivono e dicono accusa e difesa. Come me tanti altri si formano una propria idea in maniera autonoma, senza ascoltare i vari gossippari che si mostrano in video per convenienza professionale... quando non hanno un contratto a pagamento. Ma non tutti resistono alla tentazione, per cui c'è chi questi programmi li guarda. Addirittura c'è anche chi li ascolta e si infastidisce per le parole che sente. Ad esempio, giorni fa mi hanno informato di alcune frasi pronunciate in maniera troppo leggera e spensierata nella puntata di Porta a Porta trasmessa martedì 20 gennaio. A pronunciarle il magistrato Simonetta Matone.

sabato 6 dicembre 2014

Loris Stival e sua madre... due nuove vittime della moderna informazione?

Loris Stival
Un altro "giallo" si è imposto in questi giorni sugli schermi. Il piccolo Andrea Stival, chiamato Loris, dopo essere scomparso è stato trovato morto da un signore che, ha detto, si sentiva che fosse esattamente dove si era diretto, in un canalone di cemento dove era certo che nessun altro volontario sarebbe andato. La storia inizialmente pareva semplice e facile da risolvere. Una madre porta il figlio a scuola, lo lascia a 100/200 metri dal portone, aspetta di vederlo prendere il viale poi riparte per altri impegni e quando torna, alla mezza, non lo vede uscire, le dicono che a scuola non è mai entrato e sconvolta va a denunciare immediatamente la scomparsa. Facile capire che vi sono due sole piste da seguire. O qualcuno ha attirato il bambino prima che entrasse nel cortile della scuola, l'ha convinto a seguirlo poi lo ha ucciso per motivi da scoprire (forse scabrosi o forse più semplici e stupidi di quelli che ci hanno messo testa), oppure il bambino ha deciso di non andare a scuola e dopo essersi allontanato si è rifugiato da qualcuno che conosceva, un amico più grande che poi lo ha ucciso (difficile che abbia marinato la scuola sapendo di rimanere solo). Tutto facile quindi, anche decidere quale strada investigativa imboccare, visto che sul viale che porta alla scuola si stagliano due videocamere di sicurezza che di sicuro hanno ripreso la scena. Ma purtroppo, ciò che avrebbe facilitato il compito degli investigatori non è disponibile e tutto diventa complicato. Colpa dei fulmini di un temporale che hanno bruciato le videocamere e di chi non le ha fatte aggiustare. Per cui, non avendo filmati che indirizzino le indagini, si inizia a indagare su più direzioni e la storia diventa ghiotta, vista anche l'emotività che porta in dote, per i nostri media che iniziano subito a sfruttarla (anche perché il pubblico italiano vuole storie del genere).

martedì 1 aprile 2014

Testimone di Geova? No, grazie: sono nato in Italia, non in Pennsylvania...

Il giudice Rutherford
secondo presidente Watchtower Society
ha coniato il termine Testimoni di Geova
Qualche anno fa, mentre stavo scrivendo un articolo su Sarah Scazzi sentii suonare alla porta. Alzai la cornetta del videocitofono e sullo schermo apparvero due donne con in mano un pacco di opuscoli. Erano testimoni di Geova che mi chiedevano cosa ne pensassi dei mali del mondo. A metà degli anni '90 abitavo accanto a una sala del regno e non furono poche le discussioni che mi vedevano contrapporre le mie idee a quelle dei testimoni che la frequentavano. Stavo per chiudere la conversazione, certo che un eventuale dialogo non sarebbe sfociato in nulla, quando mi ricordai dei tanti testimoni di Geova di Avetrana che si mostravano sugli schermi per divulgare le chiacchiere di paese e che anche la madre di Sarah era una sorella. Subito pensai che le due signore mi avrebbero potuto aiutare a capire almeno il rapporto conflittuale che Concetta Serrano doveva vivere in famiglia. Così aprii il cancello esterno e le varie porte che le dividevano da me facendole accomodare in salotto e iniziando a dialogare con loro che immediatamente si misero all'opera chiedendomi se conoscevo la verità. "Ma amiche mie - dissi - chi mai può conoscere la verità? Non credo esista al mondo nessuno in grado di poter affermare di conoscere la verità. Voi la conoscete?". La risposta lapidaria non mi lasciò di stucco perché già centinaia di volte l'avevo ascoltata: "E' scritta qui: in questi opuscoli c'è tutto ciò che deve sapere". E mi misero in mano un numero della "Torre di Guardia" e uno di "Svegliatevi". Ed ecco che come d'incanto il tempo parve essersi fermato a vent'anni prima e mi ritrovai a disquisire sullo stesso tema con le stesse argomentazioni.

sabato 22 marzo 2014

Caro Mauro Moretti, non si dimetta la prego! Resti in Italia e vedrà che il governo troverà il modo di tagliarle lo stipendio aumentandoglielo...


Caro signor Mauro Moretti, non lo faccia, non se ne vada dall'Italia, la prego. Scusi quei quattro saccenti di internauti che non la capiscono perché non abituati ad avere a disposizione gli euro di cui dispone lei. Sono invidiosi. Con questo articolo parlo anche a loro e di fronte a loro intendo difenderla perché di certo non ricordano le sue umili origini di sinistra. Loro non sanno che lei lavorava a stipendio fisso e nel '78 percepiva un milione di lire al mese a cui, meno male, si aggiungevano i viaggi in treno gratis. Lei era un uomo del popolo, lei si è fatto da solo come molti altri nostri compatrioti che partendo da umili origini, naturalmente grazie alla sinistra italiana molto in voga nel periodo e molto brava a istruire i suoi fedeli operai della base, ora hanno conti bancari superiori a tanti personaggi di destra. Però lei incassa molto meno di Michele Santoro, di Fabio Fazio e della Littizzetto (persone idolatrate anche dal popolo che ora la vuole esiliare), e non tutti sanno che è stato un leader maximo! Un sindacalista di spicco della CGIL che ha ricoperto pure il ruolo di segretario nazionale della cgil trasporti. Il grande Luciano Lama, mio conterraneo, la mandò a restaurare il sindacato e a lei, ricorda, in quegli anni qualcuno chiese quanti ferrovieri si potevano licenziare per risanare l'azienda. Un sindacalista qualunque avrebbe detto: nessuno, meglio ristrutturare che licenziare. Ma lei non scherzava quando rispose di lasciarne a casa 50.000 perché inutili e improduttivi. Mario Schimbeni, chi le fece la domanda, era il commissario inviato dal governo per risanare l'ente: ma i licenziamenti li fecero altri due anni dopo, perché presto Schimbeni rinunciò alla mission impossible, perché presto si rese conto che i sindacati, le tessere di partito, le clientele governative e il governo, erano troppo forti, troppo radicati e intoccabili all'interno delle FFSS.

lunedì 30 settembre 2013

Longarone 1963: Eccidio

Denuncia di Francesca Chiarelli
Belluno, ottobre 2013


In questo periodo di ricorrenza cinquantennale dei fatti cruciali del Vajont, tanti scrivono, tanti parlano, tanti ricordano, tanti ascoltano o leggono qualcosa di una vicenda molto intricata. Ho anch'io un pezzo di storia da aggiungere e lo faccio in memoria di mio padre, anche se i rapporti fra noi non erano certo dei migliori a causa delle nostre diverse convinzioni e sensibilità. Di lui però ho sempre ammirato l'onestà e la determinazione con cui portava avanti gli impegni che man mano si è assunto. E lui ha sempre usato il termine "eccidio", mai "disgrazia", quando parlava di quelle vicende. La verità sta, a mio avviso, nel mezzo, perché mi pare che non sia stato propriamente né questo né quello, e pur tuttavia le due cose assieme. Giudicate voi, alla luce del mio racconto. Dopo 50 anni ancora circola la spiegazione ufficiale e solo quella, quella che abilmente é stata messa in giro fin da subito e anche poi, spostando apposta il processo a L'Aquila, ovvero ben lontano rispetto a Belluno, pensando ai mezzi di trasporto e di comunicazione di allora. Mio padre c'era a quel processo, ha testimoniato, rischiando per sé e per la sua famiglia dopo le minacce dei responsabili. Non ne parlava volentieri, anzi non ne parlava quasi mai, e io ero piccola, troppo piccola e troppo isolata per sapere, non saprò mai a quali ritorsioni ha dovuto reagire, li posso solo intuire, era uno che i problemi di lavoro li lasciava lì, non li portava in famiglia. Ci voleva proteggere.

venerdì 27 settembre 2013

Quel fluido mortale: TV e web - fluidità, frammentazione e dispersione della coscienza nell’ipertesto narrativo -

Di Gilberto M.


In generale i detrattori e i critici della televisione (pubblica e privata) mettono l’accento sulle lacune nell’elemento dei contenuti, denunciano il carattere disinformativo e diseducativo di un servizio televisivo manipolato politicamente e influenzato da interessi occulti che fanno capo a lobby di potere. Una tv zeppa di pubblicità non è propriamente un servizio reso alla collettività (salvo l’escamotage della tassa di possesso dell’apparecchio). Molti paesi hanno abolito il canone e in altri si paga ma non esiste pubblicità commerciale. Si potrebbe suggerire, tanto per diversificare, una tassa di possesso sui frigoriferi e sulle lavastoviglie o, perché no, sull’aria che si respira (prima o poi ci si arriva) visto che si tratta di tasse ad personam, non relative al reddito... Il possesso di un apparecchio televisivo incideva, più o meno, mediamente allo stesso modo del possesso di un immobile prima casa non di lusso. Da adesso, con l’abolizione dell’Imu (e in attesa di capire meglio come sarà reindirizzata), la tassa non colpisce più l’abitazione di proprietà ma solo l’apparecchio televisivo in possesso delle famiglie italiane... Nessuna forza politica ha notato qualche incongruenza.

mercoledì 14 agosto 2013

Morire a 14 anni


Morire a 14 anni per un problema di identità sessuale... e i media che fanno? Non si smentiscono ed optano per un uso strumentale della notizia, al confine fra il titolo ad effetto e un contenuto politico. Di conseguenza non c’è stato giornale o tg che non abbia riferito dell’episodio annoverandolo fra i disagi dei gay, che non vedono riconosciuti i propri diritti, e lo stand- by delle leggi sull'omofobia. Ma qualcuno si è chiesto chi fosse realmente quel ragazzo appena quattordicenne? Nel percorso adolescenziale, a volte la conquista dell’identità è come scalare l’Everest. La vetta si conquista con la fatica e il sudore che richiedono le grandi imprese: passo dopo passo, superando ostacoli e brusche interruzioni e deviazioni dal sentiero.