giovedì 1 giugno 2017

Caso Bossetti... l’uscita di sicurezza

Di Gilberto Migliorini


Forse neppure il trentenne Truman Burbank così pieno di vita e ignaro d’essere l'attore protagonista di uno spettacolo televisivo, il Truman Show, poteva immaginare che anche il finale fosse già scritto nel rassicurante epilogo dello schiavo liberato come nel mito platonico. Nel mito però lo schiavo fa ritorno nella caverna e rischia il linciaggio per il fatto che racconta che “il re è nudo” per dirla alla Hans Christian Andersen... Ci sono verità pericolose, cose che non si possono dire, meglio la metafora abbastanza generale da lascare tutti in braghe di tela... Per quelli duri d’orecchio non serve nemmeno il cornetto acustico, sono come le scimmiette: non vedo, non sento e non parlo.

domenica 14 maggio 2017

ADIKEMATOFILIA E ADIKEMATOGENESI NEGLI ORGANI DI INDAGINE E DI GIUDIZIO


ADIKEMATOFILIA E ADIKEMATOGENESI 
NEGLI ORGANI DI INDAGINE E DI GIUDIZIO
(non solo  in Italia… [1])
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(Bertiolo, UD - gennaio 2017 )

Di Manlio Tummolo
 I

A titolo di premessa, devo spiegare che cosa significano i termini, di derivazione greca, che ho posto nel titolo: traggo ispirazione da Quintiliano che, nella sua “Institutio Oratoria”, parla di àgrapha adikèmata quali argomenti di discussione nelle Scuole Forensi della prima età imperiale romana, ovvero sul come considerare quei crimini che non vengono definiti dalle leggi, un crimine non scritto, argomento più da filosofia del Diritto che non di giurisprudenza tradizionale [2]. Non è un caso che tale argomento sia espresso in greco, piuttosto che in latino, essendo la filosofia una scienza approfondita più dai Greci che non dai Romani anche nel campo della legislazione e della politica.

Che cos’è un crimine “non scritto”? Secondo il Diritto e la giurisprudenza tradizionali, un crimine per essere definito come tale, deve esserlo dalla legge di natura penale, ossia in un atto vietato per il quale, violando il divieto, ci si merita una certa pena (null’altro è il Diritto penale, se non l’indicazione di una punizione, esattamente quantificata e qualificata, per la violazione di una norma di legge: così deve essere descritto dalla legge tanto il divieto, quanto la correlativa pena: altrimenti, il crimine, o più esattamente il reato, non sussiste o non è punibile: sottilizzando ancora, non basta il divieto, seppure esplicito, ma occorre anche la previsione scritta della pena correlativa, affinché la definizione di reato sia efficace).

sabato 13 maggio 2017

Caso Bossetti. Li vedete anche voi i vestiti nuovi dell’imperatore?

Di Gilberto Migliorini


La celebre favola di Andersen - forse ispirata da una storia spagnola - evoca immagini e interpretazioni nell’attualità della cronaca. La letteratura talvolta ci offre dei suggerimenti insperati e ci illumina riguardo alla realtà in cui viviamo ancor meglio di un trattato di sociologia.

La storia è nota. Due imbroglioni fanno credere ad un sovrano di possedere un nuovo tessuto dalle sorprendenti caratteristiche, oltre ad essere sottile e leggero è invisibile agli uomini che non sono all’altezza della carica (nobiliare e professionale). Si tratta dunque di una stoffa che risulta impercettibile agli stolti e agli indegni. Di fatto nessuno riesce a vedere il mirabolante tessuto. Tutti, compresi i cortigiani, per non essere giudicati degli stolti, fanno le lodi della stoffa e ne esaltano la magnificenza. L’imperatore immagina che con abiti indosso confezionati con tale stoffa gli sarebbe stato facile distinguere gli stupidi dagli svegli tra i suoi sudditi e cortigiani.

martedì 2 maggio 2017

Caso Bossetti... e agli asini spuntarono le ali...

Di Gilberto Migliorini

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Il caso del muratore di Mapello è la dimostrazione, se ancora ci fosse bisogno di prove, che agli asini sono spuntate le ali, nottetempo, una rivoluzionaria mutazione genetica, darwiniana, una di quelle che non passano inosservate ai potenti sistemi di calcolo e agli osservatori imparziali. La notizia l’abbiamo appresa appena svegli al notiziario delle sette. Sullo smartphone subito dopo ci è stata confermata. Appena acceso il computer l’abbiamo appreso dal quotidiano on-line dove già sbocciavano i commenti dei lettori. Al supermercato, nei bar e sul posto di lavoro già tutti ne parlavano, era ormai di dominio pubblico che gli asini erano perfettamente in grado di volare e qualcuno già asseriva di averne visti che veleggiavano in formazione tra le nuvole, che in cielo ce ne fossero stormi proprio come i gabbiani.

giovedì 20 aprile 2017

Denuncia di smarrimento del DNA... Racconto culinario a più dimensioni

Di Gilberto Migliorini

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

Mi hanno detto che il Dna costituisce prova inconfutabile della mia colpevolezza, che la scienza non sbaglia e che la prova scientifica è qualcosa di inoppugnabile. Vado a raccontare la mia storia, qualcuno asserirà che l’è tutto inventata, una di quelle per celia o magari per fare epistemologia spicciola, con la pretesa di ammaestrare circa il metodo, quello scientifico ovvio, del quale ormai sono tutti provetti cultori e praticanti. Forse qualcuno mi ha voluto incastrare, qualcuno che aveva tutto il know how per farlo, magari lavorava in un laboratorio di genetica molecolare… ?

Forse è meglio che racconti la storia dall’inizio con la raccomandazione per tutti i miei quattro lettori di denunciare sempre lo smarrimento del proprio Dna, sia quando si va al bar a bere un caffè e sia quando si ha qualche rapporto protetto col solito condom che non si sa poi bene dove verrà gettato… e per non parlare di tutte quelle situazioni quando i nostri umori di varia natura e consistenza potrebbero finire nelle mani sbagliate.

domenica 16 aprile 2017

Non smettete mai di sognare perché capita che i sogni si avverino... Buona Pasqua

Anche ieri sera c'erano le solite persone in tivù, quelle che vivono nell'apparenza mediatica e lo schermo mostra belle buone e brave. Volevo spegnere il televisore, ma poi mi sono steso sul divano e ho abbassato il volume lasciando che i chiaro-scuri schizzassero sui miei occhi, sulle mie palpebre che avevo abbassato per vedere meglio i "chiari". Un attimo e sono entrato in modalità "utopia"... ed ecco che come se fossi entrato in un sogno attorno a me girava un mondo giusto, un mondo dotato di una Vera Giustizia: quella che non usa i media per ottenere il favore colpevolista del popolo, quella popolata da procuratori e giudici che condannano solo se ci sono prove concrete e non sogni fantastici o indizi incredibili.

Quando mi sono svegliato ho guardato l'orologio e ho capito che la Santa Pasqua stava per arrivare. Ho guardato la televisione vedendo che i soliti noti erano ancora lì, in quello schermo che alla gente semplice tutto fa credere reale.

Ho spento e sono entrato in internet per cercare Susan Boyle, per rileggere la sua storia, per sentirla cantare e rincuorarmi, per continuare a credere che i sogni si possono realizzare anche dopo mille batoste... che per farli diventare reali basta perseverare, avere il coraggio di affrontare quanto ti capita e cercare quell'angolo di vera giustizia che ancora esiste e con poco può trasformare il tuo sogno in un incubo altrui...  


Non smettete mai di sognare... Buona Pasqua a tutti voi...

venerdì 7 aprile 2017

Riflessioni sull'indeterminabilità sperimentale del codice genetico

Di Manlio  Tummolo



Carissimi Interlocutori,
chiariamo, se non sono ancora evidenti, due questioni: non nego e non dubito sull'esistenza di un patrimonio genetico e di un codice genetico (il primo come fatto compiuto in ogni singolo individuo, il secondo come programma o comando biologico trasmissibile al momento del concepimento, o già esistente nello spermatozoo o nell'ovulo: che esistano, è evidente dall'eredità dei caratteri somatici e neurologici che ciascuno di noi può visivamente constatare in sé e negli altri). 

Ciò che in gran parte nego, e assolutamente pongo in dubbio, è la fiaba pseudoscientifica, ovvero magica (nel senso medioevale e rinascimentale del termine), che esso possa essere materialmente individuato e, peggio ancora, intenzionalmente modificato, con procedure appunto magiche, anche nel loro alone misterico e misticheggiante, da apprendista stregone, e non da sperimentatore critico ed epistemologo.

Condannare è la parola d'ordine, anche quando un cadavere non c'è...

Di Gilberto Migliorini e Massimo Prati

Paolo Gallo
E’ la sera del 7 ottobre 1954. Dai carabinieri di Avola, un piccolo centro agricolo in provincia di Siracusa, si presenta una donna che vuole denunciare la scomparsa del marito. L’uomo è uscito di casa alle quattro e mezza di mattina del giorno precedente per andare a lavorare nei campi e non è più ritornato. Lo scomparso si chiama Paolo Gallo...

Inizia così uno dei tanti articoli sugli errori giudiziari pubblicati sul sito "ERRORIGIUDIZIARI.COM". Questo riprende uno stralcio del libro "Cento volte ingiustizia" di Benedetto Lattanzi, co-fondatore dello stesso sito. Come è facile da intuire, l'autore si sofferma su cento casi di malagiustizia... e quanto capitò al fratello di Paolo Gallo, Salvatore, fu una vera ingiustizia, dato che a causa di quella scomparsa improvvisa venne marchiato come assassino e condannato all'ergastolo.

Salvatore Gallo fu accusato di aver ucciso il fratello e suo figlio Sebastiano di avere occultato il corpo. Salvatore fu condannato all'ergastolo, Sebastiano a 14 anni di reclusione. Dopo sette anni si salvarono dall'inferno perché Enzo Asciolla, un giornalista d'altri tempi, indagando per conto proprio riuscì a ritrovare il presunto scomparso.

Il fatto risale a tanti anni fa, ma si può usare e paragonare a quanto ancora accade oggi. Alla vicenda di Antonio Logli, ad esempio, vicenda che può aiutarci ad esplorare i meccanismi della giustizia italiana assieme ad altre vicende esistenziali che nell'opinione pubblica suscitano infinite suggestioni e una spasmodica volontà di dare un volto all'assassino... volto che una volta diventato mediatico può essere anche inteso come il surrogato che allo spettatore allevia il malessere associato al mestiere di vivere.

martedì 21 febbraio 2017

Sabrina Misseri e Cosima Serrano all'ergastolo! E ancora una volta si uccide la Giustizia


Non esistono parole che possano giustificare una Corte di Cassazione che lascia a casa la logica giuridica e in mancanza di vere prove sentenzia due ergastoli. Il giudice che non ha in mano nulla di concreto, ma si ritrova a fare di conto solo con pettegolezzi, sogni e illazioni, non può che assolvere o chiedere che si riparta da zero e che in un prossimo futuro gli vengano consegnate vere certezze. Questo vuole la vera Giustizia. Ma la vera Giustizia ancora una volta è stata trafitta e uccisa dai suoi stessi giudici. Le sentenze non si commentano e si accettano, si dice, ma quelle riguardanti Sabrina e Cosima non sono sentenze... sono un autentico Harakiri giudiziario che, si spera, riusciranno a far capire al popolo che si adagia solo sui media che tutti siamo in pericolo. La condanna di Sabrina e Cosima va estesa a tutti gli italiani, perché a questo punto è chiaro che chiunque potrebbe un domani finire all'ergastolo. Occhio ragazzi perché ci stanno facendo capire che per essere giudicati colpevoli di qualsiasi cosa bastano un sogno e qualche testimonianza modificata più volte! Nessuno è immune a questo virus giudiziario e anche chi ha vissuto sempre onestamente una vita fatta di sacrificio e fatica, anche chi ha sempre insegnato ai figli che non si deve avere paura se non si fa del male, potrebbe essere la prossima vittima... 

lunedì 2 gennaio 2017

Il mondo nuovo...

Di Gilberto Migliorini

O, wonder! / How many goodly creatures are there here! / How beauteous mankind is! O brave new world / That has such people in't!
                                                                                      La tempesta di William Shakespeare


C’è come la sensazione che ormai siamo orientati e incanalati nel nostro destino ineluttabile di esseri votati all’utopia scientifico-tecnologica, il Brave New World di Aldous Huxley finalmente conclamato e realizzato con l'eugenetica e il controllo mentale, la nuova società utopica, la produzione umana di serie in modalità extrauterina, senza vincoli familiari e senza remore emotive, una società divisa in caste biologiche per effetto del controllo e privazione della somministrazione dell’ossigeno in fase embrionale.

Il romanzo fantascientifico del 1932 dello scrittore britannico era stato preceduto da Noi (Мы, romanzo del 1919) di Evgenij Ivanovič Zamjatin, la storia raccontata dal suo protagonista D-503 dove le persone sono contrassegnate solo con numeri e lettere, ironicamente incasellati come emblemi della felicità finalmente conseguita dai cittadini dello Stato Unico. La visione futuristica di abitazioni e oggetti costruiti esclusivamente in vetro e materiali trasparenti, così che chiunque sia visibile in ogni momento, anticipa lo sguardo indagatore del Grande Fratello. Non è ancora quello del pubblico che osserva i partecipanti chiusi all'interno di una casa, spiati dalle telecamere che li seguono ovunque, un copione dove lo spettatore è proprio lui in realtà il vero oggetto della scopofilia. L’indagine non è ancora quella del Big Brother orwelliano, il dittatore dello stato totalitario di Oceania. Orwell conosceva il romanzo tradotto in inglese nel 1924 (We) e pubblicato in lingua russa solo nel 1988 (per via della censura). La metafora del Big Brother è al fondo solo una delle tante immagini con le quali la letteratura anticipa e rappresenta le linee di tendenza e la struttura dei rapporti sociali nel loro sviluppo storico e nella loro essenza paradigmatica.

sabato 24 dicembre 2016

2017 - Dove stiamo andando?

Di Gilberto Migliorini

Quando l’anno volge al termine, e si è a un giro di boa, si è in tema di consuntivi, ci si chiede quale sarà il nostro futuro, la sorte che ci attende, l’esito delle nostre azioni. Mentre la scienza moderna fa progressi sempre più eclatanti in una progressiva accelerazione con invenzioni fantasmagoriche e teorie sempre più sofisticate e stupefacenti… si registra un senso di stanchezza e sembra perfino che nonostante il progresso si avverta incombente il disagio della civiltà, come se si avvicinasse l’apocalisse. Non sappiamo come e se avverrà la catastrofe, ma si percepisce incombente una oscura minaccia, la sensazione che alla fine tutto possa periclitare. Una guerra termonucleare? Il collasso del pianeta per effetto degli inquinanti? Lo scioglimento delle calotte polari e l’innalzamento degli oceani?

mercoledì 9 novembre 2016

I Saggi di Manlio Tummolo. L'illuminismo giuridico penale e la sua involuzione tra Cesare Beccaria e Maximilien Robespierre

Manlio Tummolo
( Bertiolo, UD, agosto - ottobre 2016 )


PREMESSA

Nessuno, recentemente, pare essersi scandalizzato alla notizia che un avvocato si sia fatto fotografare su “fess-book” mentre baciava i piedi di un magistrato donna, né pare che altrettanto nessuno si sia scandalizzato, peggio ancora, che i due non siano stati espulsi, come avrebbero meritato, dai loro rispettivi Ordini. Non certo da oggi, ma ormai da oltre un decennio, sostengo che, prima della separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, si dovrebbe procedere alla netta separazione degli studi universitari tra futuri avvocati e notai, caratterizzati da un’impostazione privatistica del Diritto, e i futuri magistrati che dovrebbero essere caratterizzati da un’impostazione pubblicistica del Diritto, gli uni rivolti a tutelare gli interessi e i diritti dei singoli individui, i secondi i doveri e i diritti dello Stato. Né pare che ci si scandalizzi quando si viene a conoscere i livelli stipendiali dei magistrati stessi solo grazie ad un puro fatto di politica locale a Roma, fatto in cui si dimostra come i magistrati abbiano conservato, se non tutte, gran parte di quelle condizioni economiche tolte viceversa, dal 1993, alla gran parte dei lavoratori pubblici o privati (e, questo, perché i partitocrati cercano di proteggersi il lato posteriore da eventuali proteste popolari, tenendosi a mo’ di guardie del corpo personali le Forze dell’Ordine, i militari e gli interpreti della Legge…) [1].

Dall’interpretazione ed applicazione egualitaria della Legge, invece, restiamo ben lontani, come siamo assai lontani, più in generale, da una concezione razionalistica del Diritto, o meglio della Scienza della Legge, quale Dover Essere nei rapporti umani e quale punizione a chi la vìola, secondo criteri di rigorosa proporzione (quasi matematica), che escluda ogni forma di arbitrio personale, di vacua clemenza o di feroce vendetta

Noi dobbiamo questa forte esigenza di razionalità all’Illuminismo giuridico, sia nelle forme civili private (rapporti tra singoli), sia civili amministrative (rapporti tra cittadino e Stato, e suoi distinti Organi centrali o locali), sia penali (violazione di norme e relative sanzioni): l’Illuminismo culturale giuridico nasce nel XVIII secolo, come sviluppo ed applicazione della Rivoluzione scientifica, manifestatasi già nel secolo precedente, come elaborazione - a sua volta - dell’Umanesimo, superata la fase del fanatismo religioso protestante e cattolico.

domenica 6 novembre 2016

Da Avetrana a Brembate Sopra: analogie di una realtà virtuale amplificata, dilatata, inventata...

Di Gilberto Migliorini


Si può restare chiusi in galera, magari solo perché qualcuno ti ha sognato, per anni, forse decenni, e restare per sempre nella prigione dell’oblio, nell'indifferenza generale di un Bel Paese sempre alla ricerca di qualche nuovo protagonista mediatico. È lo spettacolo in cui entra in scena l’imputato di un delitto con tutto l’alone di suggestioni che eccitano l’audience, con la stessa euforia di un film di successo. Si può perdere tutto, gli affetti, la libertà, la reputazione... e solo per immagini oniriche così realistiche per i glossatori giudiziari da sembrare l’occhio di una telecamera. 

Si possono perdere i figli, il padre e la libertà solo centrifugando qualcosa inscritto in una piccola traccia, in nanogrammi dal nome vagamente onomatopeico: acido desossiribonucleico. Qualcosa che per un muratore dev'essere come il rumore del frattazzo quando liscia la malta e ripassa l’intonaco. Non un sogno ad occhi aperti come quando guardiamo increduli la realtà quotidiana, magari scioccati, ma solo immagini oniriche. Non qualche centilitro di sangue dell’assassino, non la fenomenologia delle sue tracce e delle sue impronte. Solo una minuscola macchia dimidiata, scampata e miracolosamente rediviva dopo mesi passati all'addiaccio sotto sferzate d'acqua e scioglimento di neve, per raccontare e riprodurre un film, uno sceneggiato a puntate, come fosse tutto immagazzinato in un cd con immagini e sonoro.