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mercoledì 14 ottobre 2015

Prove tecniche di trasmissione... o mere simulazioni di rapporti sociali senza più consistenza di realtà?

Di Gilberto Migliorini


La società in cui viviamo è fatta di molti surrogati con lo scopo un po’ di rendere sopportabile il mestiere di vivere e un po’ di occultare tante verità scomode e magari buttare fumo negli occhi a una platea che campa di realtà virtuale e di informazione taroccata.

Le compensazioni hanno anche lo scopo di un effetto placebo, come certi farmaci del tutto innocui perché ci vien fatto credere che contengano un principio attivo, mentre in realtà sono solo acqua zuccherata. Il sistema spesso funziona come ansiolitico e antidepressivo, o come sedativo in grado di addormentare e obnubilare la coscienza di un’audience cullata con ninnananne e ‘videogiochi’. La canzone dice ‘basta un poco di zucchero e la pillola va giù’.

sabato 3 ottobre 2015

Caso Bossetti - mala-informazione e "The show must go on". Ogni cassata divulgata a voce alta dai "bravi" è bella a mamma soia e al don rodrigo di turno



Di Gilberto Migliorini

Il video sopra fa sorridere, anche se denuncia in maniera amaramente goliardica uno dei grandi problemi italici. Invece quello costruito da Massimo Prati e postato a corredo dell’articolo sul celeberrimo (ma purtroppo solo all'epoca) caso Tortora, gronda tristezza e fa venire alla mente tante considerazioni ovvie con riferimenti all'attualità di tanti altri casi emblematici. In particolare alla vicenda del muratore di Mapello. Certo la sensazione è quella che la storia si ripete e che siamo in un paese che non impara mai dai propri errori, dove la macchina dell’informazione è un sistema amorale che vive sulla vendita di notizie. Non importa se vere o false, l’importante è che tirino e che facciano clamore.

giovedì 9 ottobre 2014

Prestigiatori, ventriloqui e moralisti: ecco il target della meravigliosa macchina dell’informazione...

Articolo di Gilberto Migliorini


Come Doroty gli italiani scopriranno che il potente mago di Oz è solo un vecchio ventriloquo arrivato lì con la sua mongolfiera? Il pallone, anche quello aerostatico (ma dell’aria fritta), fa parte dell’immaginario collettivo di un paese che crede di riconoscere a vista se un allenatore è di quelli bravi e se la formazione in campo è di quelle prodighe di risultati eclatanti. Chi non risica non rosica, direbbe il Pinocchio che affonda gli ottanta denari nel campo dei miracoli e annaffia per bene in attesa di coglierne i frutti. Chissà se indossando degli occhiali fatati i cittadini dello stivale potranno guardare il giovinotto in controluce, un po’ un Rodomonte che sfodera la spada e un po’ il Lanciavicchio assorto in uffoso pensiero. Il nocchiero della nave Italia, condottiero indomito e temerario, conduce il Paese con quell’estro da concorrente della ruota della fortuna. Più che un terno al Lotto sembra il giro del mondo in ottanta giorni, tanti avrebbero dovuto bastare per scoprire se il nuovo corso sia bello o se invece sia un bluff da effetto placebo, sonnambulando e zombizzando un’intera nazione, o peggio se si tratta di un inchino che finirà sugli scogli. Ma non è detto che 80 (giorni) bastino per fare il giro dell’orbe terracqueo, e che invece occorra emendare il programma di viaggio. Con temeraria schiettezza, il condottiero sposta le truppe e riformula il suo stile, prima conciso, poi scoppiettante e infine prolisso, ma con aforismi criptici e allusivi. Con feconda  alacrità, il destro paladino si fa in quattro e in otto rigirando le frittate con stile da cuoco provetto, persuaso che il santo sepolcro sia faccenda da risolvere e liberare sì, ma non troppo in fretta, lasciandoci il tempo di digerire il nuovo che avanza.

mercoledì 14 maggio 2014

Nell'Eden della nuova democrazia italiana si possono indossare t-shirt con su scritto a morte i terroni, i froci, i negri, i politici... ma si vedrà nudo chi si infilerà quella con la scritta Speziale Libero


Spesso mi chiedo se viviamo in un paese democratico in cui ognuno può liberamente esprimere la propria idea, anche se di nicchia e contraria al pensiero generale, o se stiamo assistendo alla nascita di una nuova dittatura che inserisce dictat nella mente altrui e grazie all'emotività sfrutta la maggioranza delle persone per imporre di tacere quando si parla o scrive di argomenti scomodi. Siamo ancora nel 2014 oppure no? Tiriamo una riga e cerchiamo di capirci. Dopo aver letto migliaia di pagine, inserite in atti ufficiali e verbali, personalmente sono convinto che in Italia troppi processi, al netto del dolore che lasciano, potrebbero catalogarsi sotto la scritta "prestidigitazione": i risarcimenti per ingiusta detenzione lo stanno a dimostrare. Alla stessa maniera si possono chiamare gli intrugli magici che ogni anno cambiano nome (pur restando tasse occulte), quelli che i nostri politici, tristi e ridicoli, ci ordinano di bere. Quindi sbagliano gli uni e sbagliano gli altri. Eppure fra le due categorie, politica e giustizia, pare vigere una enorme disparità di trattamento. Ad esempio: mentre tanti "comici nostrani" e tanti giornalisti, schierati su diverse sponde, sui politici spingono a più non posso, sempre ridicolizzandoli e sfottendoli, sul tema giustizia in pochi si avventurano. Accade perché i politici stanno perdendo potere e non riescono più a fermare sul nascere l'onda seguita dai media? O perché qualcuno, sapendoli senza polso, cerca di screditarli, trovando terreno fertile visto che tanti si screditano da soli, per occupare il loro posto? L'argomento è serio. Perché il giudice o il procuratore che sbagliano non vengono ridicolizzati in pubblico? Si ha timore di finire in croce?

mercoledì 19 marzo 2014

E se avesse ragione Vladimir Putin?

Discorso di Putin sull'annessione della Crimea e Sebastopoli alla Russia
(Traduzione del discorso integrale)


Cari amici, oggi ci troviamo di fronte a una questione che è di vitale importanza e significato storico per tutti noi. Il 16 marzo in Crimea si è tenuto un referendum, nel pieno rispetto delle procedure democratiche e delle norme del diritto internazionale, in cui hanno votato oltre l' 82% degli elettori, il 96% dei quali ha votato per la riunificazione con la Russia. Le cifre sono avvincenti e per capire il motivo di una tale scelta è sufficiente conoscere la storia della Crimea e cosa ha significato la Crimea per la Russia e la Russia per la Crimea. In Crimea, letteralmente, tutto è permeato della nostra storia e dell'orgoglio comune. Nell'antica Chersoneso fu battezzato Santo il principe Vladimir. La sua lotta spirituale - un appello a Ortodossia - è predestinante e accomuna i valori culturali e di civiltà che unisce i popoli della Russia, Ucraina e Bielorussia. In Crimea sono le tombe dei coraggiosi soldati russi morti nel 1783, quando la Crimea entrò a far parte dell'Impero russo. Sebastopoli è una città leggendaria, la città del grande destino, la città murata e il luogo dove è nata la la flotta del Del Mar Nero della Russia. La Crimea è Balaklava e Kerch, Malakhov Kurgan e Sapun-Gora. Ognuno di questi luoghi per noi è sacro e simboleggia la gloria militare russa di un valore senza precedenti.

lunedì 27 gennaio 2014

Il giorno della memoria nei filmati originali girati dalle forze alleate nei campi di concentramento tedeschi (video vietato ai minorenni e sconsigliato a chi non ha lo stomaco forte)

Vietato ai minori e sconsigliato a chi non ha lo stomaco forte


Il documento filmato che seguirà queste poche parole, dimostra quanto sia vero che l'essere umano è l'animale peggiore che abbia mai abitato la Terra. E non crediate che qualcosa sia cambiato in questi ultimi 69 anni. La memoria storica e i filmati d'epoca non bastano all'uomo e non sono utili a far cessare le guerre e le barbarie che continuano ancora oggi in moltissime nazioni del mondo. L'essere senza coscienza, quello che brama il potere e non si fa scrupoli, quello nato e svezzato dalla pura cattiveria e dall'ignoranza (a questi aggiungerei chi predicando un verbo falso uccide e fa uccidere in nome di religioni che in realtà mai vorrebbero la morte di alcuno), non ha memoria. Per cui rassegnamoci se neppure in nome dei nostri figli siamo in grado di manifestare e urlare pubblicamente il nostro sdegno contro i crimini. Per cui facciamoci coraggio. Perché, come disse quel tale, è vero che nessuno di noi può sapere con quali armi si combatterà la prossima guerra mondiale, ma è anche vero che basta un minimo di intelligenza per capire e sapere con cosa si combatterà la guerra successiva: con la clava e con le pietre.

mercoledì 9 ottobre 2013

Dalla strage di Natale di Portopalo alla tragedia di Lampedusa: 17 anni e migliaia di morti sempre dimenticati...


"Rimanete a casa vostra, tra i vostri parenti e amici e Dio provvederà per tutte le risorse. Non vi uccidete per venire qui, non troverete oro nelle strade italiane ed europee... L’Italia è il Paese dell’accoglienza e noi diciamo che è un paese bello anche ai ragazzi che si trovano in nordafrica. Ma ormai con questa crisi mondiale qui non c’è più nulla da offrire: il fatto di venire qui è solo un miraggio, mentre ormai gli europei lasciano le loro case per cercare fortuna altrove...". Queste parole le pronunciò l'Imam di Catania Mufid Abu Touq il 10 agosto 2013: poche ore prima sei ragazzi che credevano di andare sulle coste della Francia (ma quando mai vi sarebbero arrivati!), come gli altri saliti su quel barcone ad Alessandria d'Egitto, erano annegati nel tentativo di raggiungere la spiaggia di Catania. Non erano i primi morti dell'imponente immigrazione che da due decenni si concentra sulle coste italiane. Ormai le tragedie sono quotidiane, qualche cadavere si trova ogni giorno e con la crisi economica e politica che occupa le news e gli schermi europei c'è poco tempo per trovare soluzione a un fenomeno che l'Europa intera finge di non conoscere, anche se ha contribuito a crearlo impostando ed approvando leggi "ad oc", e che in Italia vede impegnate sul campo le solite note persone coi soliti pochi finanziamenti. Negli ultimi venti anni si stima che siano dalle 20.000 alle 30.000 le persone (uomini donne e bambini) inghiottite dal Mediterraneo. Tante morte a causa della burocrazia.

venerdì 7 giugno 2013

Provate a indovinare il nome dell'assassino e della vittima...


Questo più che un articolo sarà un problema matematico da risolvere proprio come si usa fare con i problemi matematici; io vi darò dei dati e voi, per giungere alla soluzione esatta, dovrete sommarli, moltiplicarli, sottrarli o dividerli. In un unico post non posso inserire gli atti processuali, quindi i dati riguarderanno esclusivamente le fasi salienti del crimine. Naturalmente sto parlando di un omicidio e so che il dolore dei familiari, degli amici e delle amiche, è reale e duro da sopportare. Ma il gioco che vi sto per proporre non sarà né volgare né offensivo. Anzi, puntando l'indice sulle varie fasi investigative mi prefiggo di aiutare a far sì che un domani ci possano essere indagini migliori, sia da parte di chi entra per la prima volta sulla scena di un delitto, dove di solito nelle prime ore il caos regna incontrastato sovrano e la metà dei reperti viene contaminato o rovinato irrimediabilmente, sia da parte di chi da quella scena deve trarre conclusioni in grado di portare sulla giusta direzione i pensieri.

mercoledì 27 febbraio 2013

S-Torture mediatiche

Articolo di Gilberto M.


Nel processo mediatico, processo inteso come elaborazione di nuovi format e programmi dedicati alla cronaca (in tutte le sue gradazioni cromatiche, dal bianco fino al noir), si è andato affermando e consolidando un nuovo modello interattivo che chiameremo: della trasparenza psichedelica. La trasparenza richiama la correttezza e la genuinità di un approccio senza infingimenti e senza opacità, una informazione senza reticenze e censure, l’idealtipo del giornalista d’assalto e del cronista senza ‘se’ e senza ‘ma’. Il termine psichedelico allude invece a una scansione filtrata attraverso effetti più o meno deformanti (allucinazioni visive, tattili, emotive…), un reticolo interpretativo capzioso e suggestivo che allarga la sfera del visibile in regioni ignote, in realtà esotiche ed aliene. Il paradigma riguarda i casi umani, soprattutto quelli irrisolti - Cold Case, delitti e persone scomparse – passati al setaccio con l’intento di approfondirne tutti i risvolti personali e criminali. I protagonisti delle storie vengono riguardati e formattati in una sorta di acquario virtuale, con diversi piani di ribaltamento, ruotati in 3D come proiezioni ortogonali, in una assonometria che ne mostri i profili più o meno obliquamente (inquadrature emotive e concettuali, angolazioni esistenziali, primi piani psico-caratteriali). Persone tagliate a fette (virtualmente) per farne la scansione, riflesse e ribaltate come si trattasse di poligoni irregolari. Protagonisti in carne ed ossa trasformati in figurine senza recto né verso, quasi astrazioni matematiche da prillare, ruotare e ritagliare; in controluce come certi francobolli in filigrana. Fumetti e cartoon che vivono la loro vita tra le strisce di qualche giornaletto o buffe animazioni da conservare in cineteca per i momenti di svago familiare. Uomini e donne concepite come personaggi posterizzati, quadretti da appendere al muro, equalizzati come istogrammi. Persone reali riguardate come reperti da etichettare, misurare e scannerizzare, insetti da sezionare e spiaccicare, merce da pesare e impacchettare.

sabato 8 settembre 2012

Sveva Taffara. La strana morte di chi sapeva che da Cesena si arriva alla sorgente dell'acqua Sveva senza fare l'autostop...

Il campo recintato in cui si trova la cisterna
Un uomo e una donna si incontrano, hanno voglia di conoscersi e decidono di rivedersi sulla riviera romagnola per trascorrere qualche giorno assieme. Niente di strano, capitano frequentemente situazioni del genere. Però lei da subito capisce che quanto poteva nascere non sboccierà, che quanto al momento della partenza le poteva apparire gioioso, si dimostra al contrario essere triste e inutile. Nonostante abbia solo 26 anni conosce bene il brutto della vita, lo ha provato diverse volte sulla sua pelle e sa come si snodano le storie che di amore non hanno nulla... e quella che forse sperava di iniziare nel migliore dei modi non parlava d'amore. Per questo al primo litigio dice che tornerà a Torino e si fa accompagnare alla stazione di Cesena. Sono le dieci di mattina del 6 agosto quando scende dall'auto di lui e si dirige da sola all'entrata della stazione... ma il treno che va a nord, quello delle dieci e cinque, è già in movimento. La ragazza si siede su una panchina e pensa che in fondo è una donna libera, che non ha voglia di tornare in Piemonte a convivere con i suoi guai, che per una volta può anche decidere cosa fare del suo tempo. E' in quell'istante che l'altoparlante annuncia l'arrivo dell'intercity diretto a Lecce... ferma anche a Rimini e Riccione, quindi la sua vacanza può continuare. Non ha biglietto, ma che importa. Sono le dieci e dodici quando sale e cerca un posto in cui restare in anonimato... due minuti e quel lungo serpente d'acciao si anima nuovamente strisciando verso quella libertà difficile da assaporare nel piccolo mondo in cui vive la quotidianità, dove chi la conosce la giudica, dove i ricordi sanno solo di dolore e tristezza.

domenica 2 settembre 2012

Effetto Cold Case – Al di là dell'evidenza... noi, trattati come cavie per sperimentare ed analizzare la società in nome dell'audience

Articolo di Gilberto M.

Credo che per la maggioranza dell’opinione pubblica Annamaria Franzoni sia colpevole. Mi è capitato di parlarne con degli amici e dei conoscenti, e quello che risulta in modo inequivocabile è quella malcelata evidenza che traduce una sorta di assioma del tipo: “Non può che essere stata lei”. In alcuni casi il mio interlocutore è più esplicito e mi dice che ce l’ha scritto in faccia, che è lei l’assassina, che lo dicono i suoi occhi. Una sorta di riedizione della fisiognomica di Lavater e della frenologia di Gall, le sedicenti scienze del 700 e 800 per le quali si poteva ricavare il profilo criminale di una persona dai caratteri del viso e dalle depressioni e protuberanze del cranio (pseudoscienze mai andate completamente in disuso). Il "non può che essere stata lei" sembra riportarci al verificazionismo, a una epistemologia pre-popperiana, all’induttivismo per enumerazione, uno degli errori madornali della pseudoscienza. Non si tratta soltanto del tacchino di Russell che ricava induttivamente da alcuni casi particolari una proposizione che dovrebbe valere universalmente, non si tratta soltanto del rispetto del principio costituzionale che si può condannare solo al di là di ogni ragionevole dubbio. Si tratta di quella induzione per eliminazione (esclusione), una fallacia che si fonda sul metodo dell’eliminazione e confutazione di tutte le teorie false (nessun altro poteva essere l’assassino) in modo che ne rimanga una sola, quella "vera". Ma in realtà il numero delle teorie rivali (false), come evidenziato dall’epistemologia popperiana, è potenzialmente illimitato (anche se ne prendiamo in considerazione solo alcune). Dato un problema ‘p’ esiste sempre una infinità di soluzioni logicamente possibili (dato un delitto ‘d’ esiste sempre un’infinità di ricostruzioni e scenari possibili). La scelta di una teoria (o di uno scenario del delitto) non è mai data da un criterio di esclusione per enumerazione, ma in positivo dagli elementi che la fanno ritenere migliore in quanto messa alla prova (prova logica e fattuale, scientifica, con possibilità di smentita, e solo se l’insieme dei falsificatori potenziali non è vuoto).

giovedì 19 luglio 2012

Carmela si è suicidata... ma chi ha spinto il suo corpo giù da quel balcone?


Era una domenica di aprile del 2007 quando la storia di Carmela si incrociò in maniera drammatica con quella di Matteo. Matteo abitava a Torino, molto lontano da Taranto (dove viveva Carmela), aveva sedici anni e frequentava con profitto il secondo anno all'istituto di ragioneria "Sommeiller". Prima di suicidarsi, gettandosi dal balcone di casa, era sempre stato il classico "secchione", il più bravo della classe, quello che pensa solo allo studio e non ha atteggiamenti aggressivi o comportamenti particolari. Quello che preferisce, all'irruenza dei compagni, l'indole docile delle compagne. Per questo suo isolarsi dalla realtà maschile, ci fu chi iniziò ad apostrofarlo chiamandolo "gay". Lui finse di fregarsene... ma come l'esperienza vuole che sia, se a scuola non ti ribelli a chi ti usa per costruirsi un'immagine di superiorità, sei poi costretto a subire ed a tacere in eterno. In realtà nella storia di Matteo non c'era bullismo, in realtà Matteo era vittima di quei ragazzi, vuoti di intelletto e sensibilità, che per darsi un tono e qualche aria, lo sbeffeggiavano di fronte agli altri studenti dell'istituto (chi di noi non ricorda quelli della nostra classe?). Di fronte al suicidio di un sedicenne, di fronte ad un gesto così imponente e distruttivo, si posero i media che nel periodo non avevano argomenti pregnanti, tipo il caso Rea o Scazzi ad esempio, argomenti che bloccassero l'opinione pubblica davanti agli schermi. E visto che si era parlato spesso dei bulli nelle scuole, di quei ragazzini che in gruppo soggiogavano gli studenti minacciandoli, o picchiandoli, e li obbligavano a dar loro denaro e cellulari, il suicidio di Matteo, che prima di gettarsi dal balcone di casa aveva scritto una lettera in cui diceva di sentirsi a disagio in quella scuola per come lo apostrofavano alcuni compagni, fu elaborato e trasformato in un caso di bullismo scolastico. Sotto questa forma, nonostante già i primi accertamenti andassero in direzioni opposte (quindi non vi fossero elementi che confermassero il bullismo), fu dato in pasto ai telespettatori di "Domenica In".

venerdì 8 giugno 2012

Sabrina Blotti. Un crimine in cui l'amore non c'entra nulla, un crimine che si sarebbe potuto evitare...

Sabrina Blotti
Di questa storia avrei fatto volentieri a meno. Per motivi personali avevo deciso di non scrivere nulla, ma le troppe inesattezze apparse sui giornali (e finite in internet su una moltitudine di siti che copiano e incollano), unite alle troppe illazioni che neppure l'avvocato del marito è riuscito a fermare, mi hanno convinto ad addentrarmi in un fatto che mai doveva accadere, l'omicidio di Sabrina Blotti. Sabrina non aveva un amante e mai lo aveva avuto, Sabrina era solo educata e disponibile col prossimo. Non a caso aveva scelto di lavorare nel settore immobiliare, certamente non idoneo ai maleducati e a chi non si mostra disponibile. Sabrina era una madre, con tutte le difficoltà che comporta seguire un figlio di sette anni ed una figlia di quattordici. Sabrina aveva un marito intelligente e con molta probabilità le incomprensioni che avevano portato ad una rottura presto si sarebbero superate. Sabrina non voleva denunciare Nino per stalking perché lui era il padre dell'amica che più le stava vicino. Solo quando un medico barese ha riferito ai poliziotti che il Delle Foglie gli aveva confidato di volerla uccidere, e solo dopo essere stata invitata a presentarsi al commissariato di Cesena, dove le hanno riferito quanto saputo dai colleghi baresi, ha compilato la denuncia. Ma Nino, Gaetano Delle Foglie, era davvero innamorato di lei, tanto da non poterne fare a meno ed ucciderla dopo l'ennesimo rifiuto, o aveva altri problemi?

giovedì 7 giugno 2012

Rape Drug. La droga dello stupro è fra noi e pochi ne parlano... e se i media tacciono gli italiani chiudono gli occhi e non credono al pericolo...

Alcover
Ricorderete il caso della discoteca Guernica di Pizzoli, in provincia de L'Aquila, la discoteca situata a cinquanta minuti d'auto da Teramo. Anche se nessuno ne parla più ne avrete memoria, perché il militare che si dice a febbraio stuprò in maniera assurda una ventenne è in cella con Salvatore Parolisi. Ebbene, la ragazza, ritrovata semi-nuda fra la neve, non ricorda nulla di quella sera. Il motivo pare di semplice soluzione: o ha esagerato in maniera assurda coi superalcolici, ma i barman del locale negano questa circostanza, o qualcuno le ha fatto assumere una sostanza chiamata "rape drug", droga dello stupro. Non è una cosa nuova, anche se poco o niente se ne parla sui media e l'allarme lo lanciano solo i poliziotti, già nel 2007 in Italia si contavano un centinaio di denunce per abusi subiti dopo aver ingerito tale sostanza. Le avevano fatte sia maschi che femmine a cui qualcuno, quasi mai identificato, aveva versato rape drug in una bevanda (coca cola, birra o alcolici). Ora la situazione, snobbata dalla grande informazione televisiva che preferisce altri argomenti, sta peggiorando in quanto sono in tanti a sapere che una delle sostanze malefiche, una rape drug in piena regola, è venduta in farmacia dietro prescrizione medica. Si chiama Alcover, ed è la stessa consegnata in mano a ragazzi e adulti, tutti con problemi di alcolismo, dai medici del Sert. Il problema nasce dal fatto che chi ne necessita potrebbe avere amici o figli senza scrupoli... o essere lui stesso senza scrupoli. Inoltre non son pochi quelli che smettono di bere alcool ma diventano prigionieri della medicina, che iniziano ad assumere in dosi sempre maggiori perché crea euforia e disinibizione e perché, una volta tornati al mondo reale, non hanno né ricordi né sensi di colpa.

venerdì 16 marzo 2012

Ha visto "Chi l'ha visto?". No. Però lo sto cercando (video all'interno)


Quando qualcuno si ammala è sempre una tragedia. Quando qualcuno si ammala nel cuore entra tristezza ed amarezza. Se poi ad ammalarsi è un qualcosa di storico, di unico, qualcosa che negli anni abbiamo amato, il dolore moltiplica la sofferenza. E se la malattia non guarisce, dimostrandosi quasi cronica, il tutto viene amplificato e si rischia un rigetto, si rischia di smettere di lottare. Ora c'è da dire che la malattia a cui mi riferisco esiste in quasi tutti gli organi di informazione che si occupano di cronaca nera. Ma a questi non ci eravamo mai affezionati, perché nati e cresciuti in maniera a noi contraria, e poco ci importava fossero stati contagiati dal morbo del pregiudizio e dal vezzo del facile linciaggio. Però "Chi L'ha Visto" in questi anni lo abbiamo amato un po' tutti. Tutti lo abbiamo sempre considerato una sorta di "porto franco" in cui trascorre un paio d'ore per ritemprarsi. Quasi fosse una pasticca di Ketadol o di Moment che toglieva il mal di testa inserito da altri. Ma purtroppo dobbiamo constatare che da mesi la pasticca il mal di testa lo aumenta anziché toglierlo.