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lunedì 14 settembre 2015

Occhio per occhio dente per dente. Una drastica soluzione per far cessare i sequestri di stato dei magistrati non professionali che se ne fregano della vita altrui


Un altro processo che neppure doveva iniziare si sta celebrando contro Massimo Bossetti nell'italica terra conosciuta nel mondo perché resa famosa da santi, poeti e navigatori. Queste le categorie più famose. Ma in Italia ci sono anche tanti eccellenti investigatori, procuratori e giudici che operando per come vuole la legge riescono a chiudere indagini scomode prima che finiscano sui media. Su quei media che pressando mischiano le carte e calando l'asso del pregiudizio aizzano il popolo e spaiano le indagini. Naturalmente le eccellenze non si fanno notare. Com'è giusto che sia restano nell'ombra, non cercano pubblicità e non accettano, specialmente prima di aver portato l'imputato a processo, di parlare coi media, italiani o stranieri, di una indagine che ancora non ha superato il vaglio dei giudici. Le persone semplici ammirano gli uomini con la divisa o con la toga. Li vedono maneggiare il potere e pensano di avere a che fare con menti superiori, con una categoria professionale e seria al cento per cento. Ma una categoria simile non esiste in nessuna parte del mondo. Come capita in qualsiasi azienda, fra migliaia di persone che lavorano nel migliore dei modi si troverà sempre una percentuale, alta o bassa che sia, che risulta meno produttiva o addirittura incapace. Logicamente l'azienda privata può migliorare in produttività se chi la dirige usa gli strumenti in suo possesso per provare a livellare i suoi dipendenti (se non ci riesce li licenzia). Basandosi su questa ovvia banalità c'è quindi da chiedersi chi diriga l'azienda Italia, in special modo il settore giustizia, visto che lo stesso discorso sulla professionalità si può fare sui giudici. Anche fra loro ce ne sono di molto validi (che sentenziano basandosi sul codice penale e sul buonsenso) e di poco validi (quelli che si affidano alle procure e a regole proprie non scritte in nessun codice penale).

mercoledì 9 settembre 2015

Con le motivazioni Knox-Sollecito la Cassazione mostra i pugni a chi privo di professionalità lavora nel sistema giustizia e sbaglia anche a causa dei media


Sembra fatto apposta e forse... Da poco si è chiuso il secondo processo farsa contro Sabrina Misseri e tra poco inizieranno ufficialmente quelli contro Massimo Bossetti, Veronica Panarello e altri che si proclamano innocenti e finalmente i giudici di Cassazione mostrano i pugni e motivano una sentenza usando la logica del codice penale lasciando da parte le suggestioni e i pregiudizi che sparge chi si sente intoccabile, chi per convincere il popolo della propria tesi, anche assurda, usufruisce degli aiuti mass-mediatici, quelli che ogni volta sfociano nello scoop colpevolista che porta il convincimento popolare a credere che le procure abbiano ragione a prescindere da quanto di più fantasioso e incredibile scrivano su atti che Gip e Gup di riferimento accettano acriticamente e ad occhi chiusi. Finalmente la Cassazione non ha dato la solita carota ai condannati e col bastone della vera Giustizia ha bacchettato gli investigatori e i procuratori che abusano del loro potere e che, indagando male e in maniera superficiale, senza avere nulla di serio in mano (né prove, né veri indizi concordanti, né ricostruzioni valide, né moventi plausibili) dapprima incarcerano e poi portano a processo i loro colpevoli preferiti.

sabato 23 maggio 2015

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità e mentire spudoratamente?


America - 1880 (milleottocentoottanta) - a una cena di giornalisti all’American Press Association c'è anche John Swinton, un editorialista del New York Sun che invitato a brindare alla stampa indipendente dice:

"In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che anche scrivendole non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattrore la mia occupazione sarebbe liquidata. Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente? Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali"

sabato 28 marzo 2015

Amanda e Raffaele assolti per non aver commesso il fatto. Buona Giustizia Atto uno


La Cassazione ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito dall'accusa di aver ucciso Meredith Kercher e tutti i media salgono sulla barca del vincitore. Solo l'opinione pubblica, che ancora non ha capito come funziona il pregiudizio mediatico e quanto siano pronti i giornalisti a cambiare rotta pur di navigare in favore di vento, ha il dente avvelenato e chiede ancora la forca per i due ragazzi. Alle casalinghe di Voghera questa assoluzione resterà in gola, perché convinte dai guaiti di quei cagnolini che si accucciano sugli zerbini della procura in attesa di notizie colpevoliste da abbaiare sui video. E pensare che bastava fare due più due per capire che tutto era sbagliato, che tutto era solo l'enorme bluff di una procura che senza attendere gli esiti delle analisi tecniche aveva appoggiato troppo presto la sua lunga mano su due studenti che cercavano di aiutarli.

venerdì 27 marzo 2015

Mentre il PG di cassazione si appiattisce alla procura di Perugia in maniera quasi comica, Amanda Knox e Raffaele Sollecito attendono di conoscere il loro destino... e l'unico plausibile assassino fra pochi mesi sarà libero


Stasera la Corte di Cassazione deciderà quale vita vivranno Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Innocenti o colpevoli? La maggioranza degli italiani vuole che vengano rinchiusi in carcere. Perché? Da dove nasce l'accanimento che da anni accompagna i due ragazzi? Cosa vedono i procuratori e l'opinione pubblica che noi non riusciamo a vedere? Perché si è ideata una situazione criminale complessa quando la realtà sta quasi sempre nella parte semplice della storia e un minimo di logica basta e avanza per comprenderla? Perché si è creduto a un bugiardo cronico? Nella piccola stanza di Meredith non c'erano tracce né di Amanda né di Raffaele. Mentre ce n'erano in abbondanza di Rudy Guede, che lasciò manate di sangue sul cuscino e anche il suo sperma nel corpo della ragazza. Quindi? Se Meredith è stata aggredita ed è poi morta in quella camera, perché si è voluto cercare un colpevole diverso e aggiungere fronzoli che hanno solo incasinato l'indagine? Ma il domandone finale è: Perché, ancor prima di avere i risultati delle analisi, chi indagava ha puntato il dito contro due ragazzi che, per dei marpioni che sanno quello che vogliono, erano facili da distruggere psicologicamente durante un "buon interrogatorio"? Vi appare difficile da credere? Durante gli interrogatori c'è chi si comporta per come vuole la legge, ma anche chi si crea una convinzione e per confermarla sfiora il limite e fa bere acqua salata o non fa bere affatto. Sei, sette, otto, nove, dieci ore sempre circondati da quattro, cinque, sei, sette, otto funzionari. Sempre a sentir domande e a dover parlare senza poter né bere né alzarsi dalla sedia né dormire. Questo è un calvario per tutti, ma per dei giovani che non hanno mai avuto a che fare con una indagine lo è ancora di più.

giovedì 29 maggio 2014

Federico Focherini, il body builder professionista accusato di aver causato la morte di Claudia Bianchi, dopo l'assoluzione si ribella e con "La Legge del Disprezzo" denuncia chi gli ha rovinato la vita indagando a 180° (alcuni estratti dal libro)

Copertina de " La Legge del disprezzo "
La Legge del Disprezzo è un libro verità che entra a gamba tesa nel sistema giustizia e senza scrupoli mette alla berlina, con nome e cognome, chi usa il potere in modo sbagliato. Chi segue solo il proprio credo e accantona le prove che discolpano l'indagato pur di ottenere una condanna e non fare la figura dell'incapace. La Legge del Disprezzo tratta un brutto fatto di malagiustizia italica che ha stravolto la vita di tante persone (non quelle degli intoccabili carabinieri, magistrati e giudici). Solo la “Legge del disprezzo” può condannare chi usa la scure del potere per distruggere la vita altrui senza motivo. Solo questo libro può far capire che fra un culturista e un carabiniere (che opera per come vuole il suo magistrato), non sempre il più onesto è il carabiniere... e neppure il magistrato, visto che dopo aver rinunciato alla prescrizione, Federico Focherini è stato assolto dalle accuse, che l'hanno perseguitato per nove anni, perché il fatto non sussiste (prefazione di Walter Siti - premio Strega 2013).

giovedì 10 aprile 2014

Il criminologo e il circo mediatico - articolo di Marco Strano -



Marco Strano, Psicologo della Polizia di Stato e Dirigente Nazionale UGL Polizia di Stato (responsabile della ricerca scientifica e formazione professionale) ha maturato più di 30 anni di esperienza nel settore della criminologia, di cui 20 come "investigatore di strada" in ambiti particolarmente complessi come gli omicidi della criminalità organizzata (negli anni '90 era nel “mitico” nucleo operativo speciale antimafia del Prefetto Sica all’epoca delle stragi di Palermo). Poi il suo settore di azione si è spostato su pedofilia e cybercrime, di cui si è occupato quando dal 2001, dopo quasi 18 anni nei servizi di intelligence, si è rimesso la divisa e ha diretto per 5 anni l’Unità di Analisi della Polizia postale. Attualmente è in servizio presso l’Ufficio di Coordinamento sanitario della Polizia di Stato e si occupa di un progetto operativo sull’Autopsia Psicologica. Parallelamente all'attività investigativa ha sviluppato alcune ricerche scientifiche pionieristiche divulgate in tutto il mondo, come l’applicazione dell’intelligenza artificiale al criminal profiling. E’ considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Psicologia investigativa. Stimatissimo nella comunità scientifica negli ultimi anni si è fatto conoscere al grande pubblico per le sue partecipazioni a trasmissioni televisive dove si è sempre distinto per la pacatezza dei giudizi e la chiarezza espositiva. Marco Strano opera inoltre da molti anni nel mondo dell’Associazionismo. E’ stato fondatore, Presidente e Direttore scientifico della prestigiosa I.C.A.A. – International Crime Analysis Association (sciolta nel 2013 e in fase di rifondazione in Svizzera) ed è attualmente è il Presidente del Centro Studi Crimecafé e membro del Direttivo dell’European Drone Pilots Association. Dal 2013 è inoltre Socio Onorario dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua che difende le Donne da ogni forma di discriminazione e violenza.

Il criminologo e il circo mediatico
Articolo di Marco Strano

Negli ultimi anni, nei talk show televisivi e sulla carta stampata la presenza di criminologi che potremmo definire, genericamente, come “esperti di casi e fenomeni criminali”, è diventata sempre più assidua. I pareri e le analisi che vengono fornite da questi personaggi appaiono però spesso abbastanza superficiali e scontate, e soprattutto centrate più sulla colpevolezza di un individuo e sull'efficacia delle indagini in corso che alla specifica competenza della Criminologia che si dovrebbe, invece, occupare più della dimensione psicologica e psichiatrica del criminale che delle investigazioni. Il criminologo di formazione psico-sociologica, infatti, ha come funzione primaria quella di fornire al Magistrato di Sorveglianza una valutazione sulla pericolosità sociale di un detenuto al fine di suggerire il trattamento carcerario più adatto. Il criminologo di formazione medico-psichiatrica, ha invece la funzione di indicare ai magistrati giudicanti, nel corso del processo, se l’imputato aveva capacità di intendere e di volere al momento del crimine, al fine di stabilire se deve essere processato normalmente o se, invece, più che il carcere è opportuno indirizzarlo verso una struttura psichiatrica (Ospedale Psichiatrico Giudiziario).

venerdì 31 gennaio 2014

Per la corte d'appello bis Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono colpevoli. Siamo arrivati alla commedia giuridica che si fa farsa... oltre c'è solo la fossa

La giustizia sta morendo e a me da anni non piace che i giudici emettano sentenze "in nome del popolo italiano": perché di quel popolo faccio parte, ma di tante sentenze colpevoliste basate sul nulla non condivido né un punto né una virgola. Mi riferisco alle condanne di Annamaria Franzoni, di Sabrina Misseri e Cosima Serrano, di Salvatore Parolisi e tanti altri meno famosi, alcuni fortunatamente ora riabilitati. Mi riferisco anche alle ultime due condanne che hanno colpito Amanda Knox (28 anni di carcere) e Raffaele Sollecito (25). Quindi pregherei i prossimi giudici che si troveranno a dar ragione al pubblico ministero sulla base di un nulla indiziario, di cambiare la formula e dire: "in nome della procura e delle sue convinzioni...". Siamo arrivati al limite? Forse no, ma ci siamo molto vicini perché da quando esistono i processi indiziari non c'è più certezza di nulla. Hai voglia ad avere un alibi! Quale alibi pensi di avere? Basta che un patologo non dia certezze, così da far stare la morte in una range di due o tre ore, che venga indagato per complicità chi te lo ha fornito e il tuo alibi non c'è più e tu, caro il mio indiziato che pensi di non entrare mai in un tribunale, sei fregato e di certo condannato. Perché di fronte alle parole di una procura che alla stampa dice di avere buoni indizi, i media sparleranno, gli opinionisti ti additeranno e tutto il resto passerà in secondo piano anche in tribunale: a partire dalla logica banale, capibile da tutti, per arrivare a quella investigativa e al buonsenso processuale. Perché ogni tua parola e ogni tuo gesto verranno soppesati e modificati in maniera colpevolista (che ci vuole?).

venerdì 21 settembre 2012

Raffaele Sollecito. Il Pm Mignini non ha mai chiesto accordi, ed allora per quale motivo i giornalisti hanno pubblicato una simile notizia?


Oh My Good... ma cosa dice Raffaele Sollecito? Niente di che si potrebbe pensare, dato che ha scritto un libro: 'Honor Bound', in cui ha confermato l'impressione generale, dataci al tempo in forma spasmodica ed unidirezionale dai media (che mentre filmavano la casa del delitto ripresero anche due ragazzi in atteggiamenti intimi), scrivendo che dopo l'omicidio di Meredith Kercher fu il loro comportamento smielato ad attirare come orsi i poliziotti. Oppure tanto di che, visto che in alcuni passaggi ha dato forma e colore alle paure, alle ombre nascoste (neanche tanto)  che da sempre agitano la giustizia... non solo quella italiana (vedi Chico Forti e tanti altri rinchiusi ingiustamente in ogni parte del mondo). Con le sue parole, stampate nero su bianco ed ormai indelebili, ha giustificato gli inquirenti ed i loro primi sospetti, ma ha anche illuminato di nuova luce quelle persone che hanno indagato su di lui e sulla Knox. E volendo generalizzare, quindi non riferendosi solo alla sua storia, ha raccontato una realtà che in tanti conoscono e in pochi descrivono, quella che si vorrebbe restasse a lato dell'opinione pubblica. Ha raccontato come si portano avanti 'certi' interrogatori, ha raccontato come chi ha in mano la vita di una persona, in fondo lui e la Knox nel 2007 erano due giovani studenti, cerca con convinzione quella verità non scritta sui verbali o sulle perizie ma solo nella sua mente.

martedì 4 ottobre 2011

Meredith Kercher, Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Non ci sono vincitori o vinti, solo mille domande e mille emozioni


Prima di scrivere qualsiasi cosa occorre guardarsi un video del 2008




Il video, del primo aprile 2008, ripercorre fedelmente ciò che in questi quattro anni la difesa ha sempre sostenuto. Eppure, a fronte di una prova filmata di così grande valore, tutti hanno taciuto. La stampa in quel periodo ha trafilettato la notizia preferendo dare rilevanza al gossip, agli acquisti di biancheria intima, alle parole poi smentite di un negoziante, a quelle di un venditore di morte (droga), ai pettegolezzi che non possono non nascere dopo un fatto del genere. La stampa nazionale in quel periodo sapeva bene quale "parte" seguire, sapeva bene dove stava il potere. Ma pur se quella ora non è più la "parte" giusta, c'è da scommettere che la maggioranza degli editori chiuderà gli occhi lasciando ai piccoli giornalisti locali il compito di incavolarsi senza cercare, è nella loro possibilità, di cambiare un sistema, quello della giustizia, che da decenni fa acqua da tutte le parti.

martedì 27 settembre 2011

Amanda Knox. Se la Knox ed il Sollecito saranno assolti, dice il procuratore, la colpa sarà della campagna scandalosamente innocentista dei media

Manifesto antidroga Perugia (2008)
Ed ecco che per i procuratori la colpa di tutto il caos scaturito al processo di Perugia è dei media. Strano perché in Italia siamo abituati al contrario, da sempre sono gli avvocati difensori a lamentarsi per i trattamenti oltre i limiti cui devono sottostare i propri clienti. Ed anche è strano che oggi gli inquirenti si lamentino della stampa italiana, lo hanno sempre fatto nei confronti dei "colossi americani" che mai hanno lesinato critiche al loro operato, dato che gli stessi fino a pochi mesi fa, quando s'è saputo delle novità peritali sul coltello e sul gancetto, non si lamentavano affatto ed anzi erano più che contenti di quanto i giornalisti nostrani scrivevano. Certo è che inizialmente alla procura poco importava di Amanda Knox e di chi fosse l'assassino, l'importante era l'avere un omicida idoneo, tanto che quando uscì il nome del Lumumba fu recuperato subito un super-testimone pronto ad affermare che la sera dell'omicidio il locale gestito dallo zairese era chiuso. Il suo nome fu inserito nell'ordinanza d'arresto e lui fu cercato da tutti i giornalisti, giornalisti ai quali rilasciò questa dichiarazione: "Sì, mi pare che quella sera il locale fosse chiuso. Io verso le 19 sono uscito di casa e mi sembra che il portone del 'Le Chic' fosse chiuso. Fino a quando? Non so. Non mi ricordo cosa ho fatto quella sera". E grazie a lui tutti a giocare al "Dagli al Lumumba", anche perché chi aveva passato quella maledetta serata nel suo locale ad ogni interrogatorio perdeva l'uso della memoria ed anticipava gli orari di uscita.

lunedì 26 settembre 2011

Amanda Knox. Il gioco lugubre dei numeri quattro porterà i giurati a decidere per l'assoluzione?


Quattro e non è uno scherzo. Sono stati quattro i procuratori a parlare per cercare di convincere la giuria popolare che la Knox ed il Sollecito sono assassini. E non si trovavano in un'aula bunker ad accusare mafiosi, non stavano accusando un gruppo di terroristi rossi o neri, non dovevano spiegare le concussioni o le collusioni fra gli uni e gli altri ma "solo" far capire quanto sia alta la probabilità che gli indizi trovati in una casa di via della Pergola, a Perugia, portino a pensare che due ex ragazzi possano aver commesso un omicidio. Quattro, un procuratore generale, un sostituto procuratore e due Pm. Quattro rappresentanti dell'Accusa che nello stesso processo parlano ai giurati per invocare una condanna non s'erano mai visti nella storia giudiziaria della criminalità ordinaria. Certo, c'è sempre una prima volta, ma persone qualificate dovrebbero analizzare i motivi per cui ci sono state quattro arringhe accusatorie anziché una o due. Non una anomalia, dato che è consentito, però è chiaramente una diversità che deve avere ragioni molto forti per essere messa in atto. Ma siamo a Perugia ed il processo è di quelli tosti, il giudice che lo presiede è di quelli tosti, gli avvocati della Difesa ed i familiari degli imputati sono di quelli tosti.

venerdì 16 settembre 2011

Amanda Knox. Una nuova ricostruzione dell'omicidio per un caso facile ingarbugliato da chi non s'è mai posto domande


Non è difficile chiedersi "perché?". In qualsiasi momento e per qualsiasi cosa accada c'è un "perché" che vuole risposta. Tutti noi ci chiediamo "perché", nessuno escluso, perché la parola "perché" l'abbiamo intrinseca dalla nascita e ci è dettata dall'istinto, un istinto che durante la crescita esce preponderante. I bambini hanno l'età del "perché", età che può iniziare sui tre anni e finire sui cinque ma che in effetti non cessa di esistere in quanto, nelle varie fasi della vita, le domande si differenziano ma non si esauriscono. Ed è da un "perché" che nascono le risposte giuste, quelle che portano a comprendere i motivi che altrimenti resterebbero sommersi. A maggior ragione la parola "perché" deve abbarbicarsi come un'edera nella mente di chi ha in mano il destino degli uomini, di chi è incaricato a scoprire la verità su un omicidio; è una parola che deve sgorgare spontanea, come acqua di fonte, e crescere fino a quando non si siano trovate le risposte giuste e logiche, quelle risposte che non lascino l'amaro in bocca e non facciano storcere il naso. Purtroppo chi indaga sempre più spesso si dimentica dei "perché", sempre più spesso crede che a lui una domanda in più non serva, crede di essere il depositario della "verità" senza avere mai dubbi. Ma i dubbi sono la base della verità. Bertolt Brecht diceva: "Di tutte le cose sicure la più certa è il dubbio". Ma a Perugia c'è stato chi non ha mai avuto dubbi ed ha creduto che qualche risposta mancante non avrebbe cambiato il quadro modellato sull'argilla.

giovedì 30 giugno 2011

Amanda Knox. I periti della Corte smascherano Rudy Guede. Senza altri dna non può essere che lui l'unico assassino

Camera omicidio Meredith
Non ho mai voluto scrivere del caso di Meredith Kercher perché nel 2008, dopo le indagini della procura, vi erano prove, nonostante una ricostruzione sballata, che indirizzavano sugli arrestati. Gli analisti da quel periodo in poi, anche al processo di primo grado, hanno sempre garantito due elementi fondamentali  per l'Accusa. Primo: che su un coltello usato per tagliare la gola alla giovane vi fossero tracce biologiche della vittima e dell'amica americana. Secondo: che sul gancetto del reggiseno vi erano quelle di Raffaele Sollecito, il fidanzato italiano complice della, a quel punto, assassina Amanda Knox. Oltre a questi elementi vi era la presenza di un testimone esterno che inseriva la ragazza in un supermercato prima delle otto della mattina in cui la Kercher fu trovata morta, ed il fatto che l'avesse notata nel settore dei prodotti per la pulizia della casa non poteva far che pensare li avesse acquistati ed usati per ripulire l'abitazione del delitto.