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sabato 4 novembre 2017

Esattamente due anni fa Michele Buoninconti lesse una sua lettera al giudice che poi lo giudicò colpevole


Sotto la lettera chiara e razionale di Michele Buoninconti. In pratica disse al giudice: "Se ci sono prove condannami, ma se non ci sono, e non ci sono, non metterti nella condizione di avere la coscienza sporca..."

La lettera:

“Signor Giudice, io, Michele Buoninconti, nato a Sant’Egidio del Monte Albino il 28 luglio 1969, vedovo a causa di una tragica fatalità e padre di quattro figli sono la vittima di un errore giudiziario. Mia moglie, Elena Ceste, si è allontanata da casa nuda durante una crisi psicotica il 24 gennaio 2014 ed i suoi resti sono stati ritrovati il 18 ottobre dello stesso anno a poche centinaia di metri da casa nostra, nel letto del Rio Mersa. Già all’indomani della scomparsa di Elena i carabinieri della stazione di Costigliole mi si rivolsero chiamandomi Misseri e Parolisi. Signor Giudice, nulla mi accomuna a questi due signori e non credo che lei possa biasimarmi per le parole di disistima rivolte ai carabinieri dopo che gli stessi si erano permessi di darmi dell’assassino in un momento così disgraziato della mia vita.

lunedì 28 dicembre 2015

Colpa dei processi indiziari (se c'è chi sbaglia a indagare, a periziare, a sentenziare... e troppi innocenti vengono spediti in carcere e uccisi psicologicamente sui media)

Gli sbagli della giustizia moderna denunciati dal dottor Imposimato già sei anni fa...

Colpa dei processi indiziari - Di Ferdinando Imposimato


Bisogna anzitutto partire da un dato. Nella realtà processuale, nell’esame dei diversi casi giudiziari, esistono due verità antitetiche: una verità reale e una processuale. Queste due verità non coincidono quasi mai. L’obiettivo fondamentale del giudice consiste nel fare emergere la verità storica, affinché tra questa e il giudizio finale vi sia una perfetta coincidenza. Questo risultato, tuttavia, difficilmente viene raggiunto per una serie di ragioni sia di ordine processuale che professionale.

L’aspetto drammatico del processo è che il giudice, nel conflitto tra le due verità, è tenuto a seguire soltanto e semplicemente quella processuale. Questa contraddizione può manifestarsi in due modi: il giudice può avere la convinzione morale della colpevolezza della persona imputata nei confronti della quale però manchino le prove o queste non siano sufficienti. In questo caso il giudizio non può che essere di assoluzione. Nel secondo caso, il giudice può avere l’intima convinzione dell’innocenza di una persona, ma le prove processuali – testimonianze, riconoscimenti, perizie – depongono contro l’imputato. La conseguenza è drammatica: la condanna di un imputato è “giusta” sul piano processuale ma ingiusta su quello sostanziale. E’ la tragedia dell’Enrico VIII di Shakespeare, nella quale il duca di Buckingham, condannato a morte per le accuse calunniose dei suoi servi, non impreca contro i giudici ma ne accetta il verdetto: “Non nutro rancore contro la legge per la mia morte: alla stregua del processo essa doveveva infliggermela, ma desidero che coloro che mi hanno accusato divengano più cristiani…”.

lunedì 14 settembre 2015

Occhio per occhio dente per dente. Una drastica soluzione per far cessare i sequestri di stato dei magistrati non professionali che se ne fregano della vita altrui


Un altro processo che neppure doveva iniziare si sta celebrando contro Massimo Bossetti nell'italica terra conosciuta nel mondo perché resa famosa da santi, poeti e navigatori. Queste le categorie più famose. Ma in Italia ci sono anche tanti eccellenti investigatori, procuratori e giudici che operando per come vuole la legge riescono a chiudere indagini scomode prima che finiscano sui media. Su quei media che pressando mischiano le carte e calando l'asso del pregiudizio aizzano il popolo e spaiano le indagini. Naturalmente le eccellenze non si fanno notare. Com'è giusto che sia restano nell'ombra, non cercano pubblicità e non accettano, specialmente prima di aver portato l'imputato a processo, di parlare coi media, italiani o stranieri, di una indagine che ancora non ha superato il vaglio dei giudici. Le persone semplici ammirano gli uomini con la divisa o con la toga. Li vedono maneggiare il potere e pensano di avere a che fare con menti superiori, con una categoria professionale e seria al cento per cento. Ma una categoria simile non esiste in nessuna parte del mondo. Come capita in qualsiasi azienda, fra migliaia di persone che lavorano nel migliore dei modi si troverà sempre una percentuale, alta o bassa che sia, che risulta meno produttiva o addirittura incapace. Logicamente l'azienda privata può migliorare in produttività se chi la dirige usa gli strumenti in suo possesso per provare a livellare i suoi dipendenti (se non ci riesce li licenzia). Basandosi su questa ovvia banalità c'è quindi da chiedersi chi diriga l'azienda Italia, in special modo il settore giustizia, visto che lo stesso discorso sulla professionalità si può fare sui giudici. Anche fra loro ce ne sono di molto validi (che sentenziano basandosi sul codice penale e sul buonsenso) e di poco validi (quelli che si affidano alle procure e a regole proprie non scritte in nessun codice penale).

mercoledì 9 settembre 2015

Con le motivazioni Knox-Sollecito la Cassazione mostra i pugni a chi privo di professionalità lavora nel sistema giustizia e sbaglia anche a causa dei media


Sembra fatto apposta e forse... Da poco si è chiuso il secondo processo farsa contro Sabrina Misseri e tra poco inizieranno ufficialmente quelli contro Massimo Bossetti, Veronica Panarello e altri che si proclamano innocenti e finalmente i giudici di Cassazione mostrano i pugni e motivano una sentenza usando la logica del codice penale lasciando da parte le suggestioni e i pregiudizi che sparge chi si sente intoccabile, chi per convincere il popolo della propria tesi, anche assurda, usufruisce degli aiuti mass-mediatici, quelli che ogni volta sfociano nello scoop colpevolista che porta il convincimento popolare a credere che le procure abbiano ragione a prescindere da quanto di più fantasioso e incredibile scrivano su atti che Gip e Gup di riferimento accettano acriticamente e ad occhi chiusi. Finalmente la Cassazione non ha dato la solita carota ai condannati e col bastone della vera Giustizia ha bacchettato gli investigatori e i procuratori che abusano del loro potere e che, indagando male e in maniera superficiale, senza avere nulla di serio in mano (né prove, né veri indizi concordanti, né ricostruzioni valide, né moventi plausibili) dapprima incarcerano e poi portano a processo i loro colpevoli preferiti.

mercoledì 29 luglio 2015

Elena Ceste. Per convincere il giudice a condannare Michele Buoniconti l'accusa bara e porta in aula un perito e la sua perizia che non tiene conto né di quanto appurato dai carabinieri né della relazione tecnica sulle celle telefoniche del ROS


La settimana scorsa si è conclusa un'altra udienza del processo intentato contro Michele Buoninconti, la prossima sarà a settembre, e ancora una volta si è avuta la prova che quando si imbastiscono processi indiziari, specialmente quelli seguiti dai media, le regole giuridiche vengono stravolte e il cambio di metodo procura gravi danni collaterali a chi vi partecipa attivamente. Infatti, all'uscita dal tribunale gli avvocati di parte civile hanno commentato quanto accaduto in aula in maniera a dir poco disdicevole. La frase detta ai giornalisti, "è finita con un tre a zero per noi e la procura", sta a dimostrare che i familiari di Elena si sono arresi e neppure più cercano la vera verità. In pratica, la parte civile anziché crearsi una autonoma convinzione, studiando le carte e accomunando allo sviluppo delle indagini gli eventi ritenuti sicuri (la cosa migliore da fare se si vuol giungere a una verità logica e probabile), come capita sempre più spesso si è appiattita alla procura e con questa sta facendo il cosiddetto gioco di squadra... affinché l'imputato venga condannato. Ma perché i due legali si sono mostrati euforici? Non certo perché, se suo marito venisse giudicato colpevole, Elena tornerà dai suoi figli e dai suoi genitori come se niente fosse accaduto. Non certo perché il loro medico legale ha detto al giudice che è giunto alla conclusione dello strangolamento per esclusione (di sicuro, visto che le ossa del collo non si son potute analizzare perché non trovate, se avesse lavorato per la difesa avrebbe escluso l'omicidio e sarebbe giunto a un'altra conclusione). Ed allora, perché l'accusa era così felice dopo l'udienza del 22 luglio? Il motivo ve lo dico io... seguitemi:

martedì 14 luglio 2015

Per i Pm la morte di Elena Ceste è "ragionevolmente dovuta ad asfissia". Significa forse che a Michele Buoniconti spetterà ragionevolmente una condanna?


Il rito abbreviato accorcerà notevolmente i tempi del processo contro Michele Buoninconti che, siatene certi, verrà giudicato colpevole e condannato dai 24 ai 30 anni di carcere. Il clima che procura e media hanno creato attorno a lui, accettato da Gip e giudici del riesame, in primo grado non gli offre molte alternative... anche se la sua non sarà una condanna basata su prove perché prove non ve ne sono assolutamente, dato che neppure si può stabilire come in realtà sia morta la povera Elena Ceste. La domanda è: "davvero è stata uccisa? E se sì, davvero l'ha uccisa il marito?". Forse, ma anche forse no. Come dirlo. Come stabilire con sicurezza se sia stata uccisa oppure no e come sapere in che modo Elena sia arrivata nel canale dove si è rinvenuto quel che restava del suo cadavere? La donna non è affogata, questa è l'unica sicurezza che avranno i giudici per valutare, perché anche se davvero fosse morta per asfissia (ipotesi non certa ma che la procura ritiene ragionevole), nessuno può dimostrare che sia stato un cuscino o una mano sulla sua bocca a provocarla. L'asfissia può sopraggiungere anche in altre maniere, ad esempio cadendo in malo modo fra i rovi dopo una corsa al freddo e restando in una posizione obbligata, ad esempio a schiena in su, anche per meno di un solo minuto.

sabato 23 maggio 2015

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità e mentire spudoratamente?


America - 1880 (milleottocentoottanta) - a una cena di giornalisti all’American Press Association c'è anche John Swinton, un editorialista del New York Sun che invitato a brindare alla stampa indipendente dice:

"In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che anche scrivendole non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattrore la mia occupazione sarebbe liquidata. Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente? Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali"

giovedì 29 gennaio 2015

Michele Buoniconti arrestato perché accusato dell'omicidio di Elena Ceste: tanto tuonò che alla fine piovve...


Tanto tuonò che alla fine piovve. Questo il giusto riassunto di quanto sta accadendo a Costigliole d'Asti. Questa mattina Michele Buoniconti è stato arrestato per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Sarebbe stato lui ad uccidere sua moglie Elena Ceste. Il motivo dell'arresto nessuno lo sa, visto che nulla è cambiato da qualche mese a questa parte e ciò che trapela ci dice che l'autopsia non ha potuto dare risposte certe a nessun quesito. E allora, se non ci sono novità perché arrestarlo invece di chiudere le indagini e portarlo a processo da persona libera? Cosa sarebbe cambiato se invece che in carcere avesse atteso le udienze in casa propria? Forse che una eventuale condanna non la sconterebbe ugualmente prima o poi? Oppure si ha paura che fugga o che inquini qualche prova o che reiteri il reato?

lunedì 1 dicembre 2014

Elena Ceste. Anche se su Google Plus pare si trovi un altro probabile profilo di Elena, la logica va a favore di Michele Buoniconti e porta al suicidio...


Nell'identikit psicologico di Elena Ceste, tracciato dai profiler dei carabinieri dopo la sua scomparsa (quando aprirono un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio), vi è scritto: "Elena Ceste era psicologicamente instabile, infelice e fragile (...) il suicidio non è ipotesi da scartare". Questo, visto che il fascicolo non è stato archiviato, significa che sul tavolo della procura ballano tre ipotesi e non due. Il suicidio, l'omicidio e la disgrazia, Ora, per come i media ci stanno presentato il caso, tutto pare tranne che Elena si sia suicidata o sia rimasta vittima di una disgrazia. Però, se è come hanno scritto i profiler, se è vero che ha trascorso un periodo psicologicamente instabile che l'ha resa fragile e infelice, per ragionare sulla sua morte occorre sì addentrarsi negli avvenimenti dei giorni e della notte precedente, ma anche cercare di capire con quale stato d'animo li abbia affrontati e cosa le abbiano lasciato dentro. Da quanto sappiamo, da quanto ci ha riferito il marito, Elena ha trascorso quasi un giorno e una notte a parlare di strani avvenimenti che la angosciavano e, forse, anche di tradimenti. Ma Michele Buoniconti ci ha detto tutta la verità? Da ciò che si è ascoltato ultimamente, direttamente dalla voce di chi frequentava sua moglie nel 2013 e da ciò che si dice si sia trovato sul suo profilo facebook, si immagina che Elena non fosse al massimo della forma familiare. Insomma, a guardarla per come vogliono i media pare proprio, ma pare solo perché di vere conferme non ve ne sono e ci dobbiamo fidare delle parole dette da persone coinvolte, che qualche tradimento l'abbia consumato senza che il marito ne sapesse nulla. Fra l'altro, che non ne sapesse nulla è sempre da dimostrare, visto che a novembre 2013 lui e la moglie lasciarono i figli ai nonni perché dovevano chiarire il loro rapporto.

giovedì 23 ottobre 2014

Elena Ceste è morta, suo il cadavere trovato in un canale di scolo... questo è il momento del dolore e della sofferenza


Elena Ceste non tornerà mai più dai suoi quattro figli. Ora è ufficiale, suo è il cadavere trovato a un paio di chilometri da casa sua, in linea d'aria, da un cantoniere incaricato di ripulire i canali di scolo dalle erbacce. Elena dunque, come si temeva, è morta: e questo è il tempo del pianto, è il tempo di rammaricarsi e di pensare a quei quattro bambini che non rivedranno più la loro madre. Ora non è il tempo di dar sentenze, di sparare pregiudizi. Ci sarà un domani in cui i giornalisti faranno la fila e passeranno tutte le amiche che, come è naturale, non le manderanno a dire e punteranno l'indice contro qualcuno. Non mancherà un domani del genere perché c'è da star certi che i media non perderanno l'occasione e sui giornali e in televisione le domande, e le risposte, sulla sua scomparsa e sulla sua morte si riaccenderanno impietose. Tutti a chiedersi cosa le è capitato la mattina del 24 gennaio scorso e tutti pronti a dare i propri verdetti. In questo modo il caso, che in mancanza di un cadavere pareva destinato al declino, riprenderà vigore grazie alla possibilità di usare gli indizi in maniera personale.

giovedì 29 maggio 2014

Federico Focherini, il body builder professionista accusato di aver causato la morte di Claudia Bianchi, dopo l'assoluzione si ribella e con "La Legge del Disprezzo" denuncia chi gli ha rovinato la vita indagando a 180° (alcuni estratti dal libro)

Copertina de " La Legge del disprezzo "
La Legge del Disprezzo è un libro verità che entra a gamba tesa nel sistema giustizia e senza scrupoli mette alla berlina, con nome e cognome, chi usa il potere in modo sbagliato. Chi segue solo il proprio credo e accantona le prove che discolpano l'indagato pur di ottenere una condanna e non fare la figura dell'incapace. La Legge del Disprezzo tratta un brutto fatto di malagiustizia italica che ha stravolto la vita di tante persone (non quelle degli intoccabili carabinieri, magistrati e giudici). Solo la “Legge del disprezzo” può condannare chi usa la scure del potere per distruggere la vita altrui senza motivo. Solo questo libro può far capire che fra un culturista e un carabiniere (che opera per come vuole il suo magistrato), non sempre il più onesto è il carabiniere... e neppure il magistrato, visto che dopo aver rinunciato alla prescrizione, Federico Focherini è stato assolto dalle accuse, che l'hanno perseguitato per nove anni, perché il fatto non sussiste (prefazione di Walter Siti - premio Strega 2013).

martedì 29 aprile 2014

Elena Ceste e le tante domande che circondano un sempre più intricato mistero fatto di troppe ipotesi plausibili...

I disegni dedicati ad Elena Ceste dai figli
Cosa dire sulla scomparsa di Elena Ceste che già non sia stato detto? Come essere certi di dire qualcosa di sensato e vero, immersi come siamo nel bailamme televisivo senza freni che pare sapere tutto e sentirsi autorizzato a spargere pregiudizi? Personalmente, non avendo nulla si certo in mano, non so cosa pensare e ho mille dubbi che al momento non possono trovare una risposta sicura. Purtroppo siamo ancora nella fase delle mille domande e questo articolo non può che raggrupparne alcune, tutte prese dai commenti scritti sul blog da chi il caso lo segue sin dall'inizio. Ad esempio Mimosa ci fa sapere che: In alcuni recenti pomeriggi, con accurati zapping da un canale all'altro, ho colto un fastello di informazioni che, se non avessi una mente preparata al ragionamento scevro da pregiudizi e appartenessi alla massa a-critica, ora sarei convinta di essere in presenza di un uxoricidio con un cadavere fatto a pezzi e gettato qua e là nei boschi e non mi chiederei nemmeno come il marito abbia potuto farlo. Mi basterebbero i toni delle domande delle conduttrici rivolte subdolamente a sé stesse e alle ospiti in studio e alle giornaliste in collegamento, mi basterebbero le mimiche di una, gli occhi sgranati dell’altra, i sorrisetti della terza, le bocche storte della quarta e via elencando. Insomma, la comunicazione non verbale ancora una volta è regina in un mondo che si autodefinisce “servizio pubblico che fornisce notizie e non interpretazioni”. Le suggestioni che arrivano dallo schermo fanno presa immediata. E chissà non sia una strategia l’affidare a sole donne questo servizio sulla donna scomparsa. Per spingere a una solidarietà femminile a priori costituita contro l’altro genere?

martedì 11 marzo 2014

Elena Ceste: viva o morta? Le varie ipotesi e la speranza di indagini a 360°


Credere a Michele Buoniconti o non credere a Michele Buoniconti: questo è il dilemma, direbbe un attore di teatro. Ma qui non siamo in teatro, qui siamo nella vita reale del ventunesimo secolo e la domanda non se la pongono solo i carabinieri e i procuratori, se la pone anche quell'opinione pubblica che da tempo è parte attiva nello spingere la giustizia a condannare per volere popolare. Per questo non è una domanda da poco. Specialmente se il fascicolo aperto contro ignoti, in cui al momento vi è scritto istigazione al suicidio, in mancanza di un ritrovamento in vita dovesse trasformarsi in un fascicolo contro il marito con su scritta la parola omicidio (poco importa se premeditato o no). Detto quindi che è sempre il caso di andarci leggeri quando si parla e si scrive di certi argomenti, non ci si può esimere dal constatare che le modalità di scomparsa di Elena Ceste sono a dir poco strane. Per cui non stupisce, come dichiarato più volte dal marito, che i carabinieri non gli credano e manco abbiano avuto la voglia di ascoltare la telefonata inviatagli da un buon "amico" di famiglia (ma perché gliel'ha inviata? Era davvero preoccupato per Elena o la chiamata aveva altri scopi?). Telefonata che potrebbe dimostrare l'esistenza quanto meno di un amante, come starebbero a far supporre gli sms del buon "amico" - rinvenuti nel telefonino - che esortavano la donna ad andare a un incontro "al solito posto".