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lunedì 23 ottobre 2017

Caso Bossetti: Un tram chiamato ergastolo

Di Luca Cheli


Un tram viaggia su rotaie, come un treno su di una ferrovia, e la ferrovia in inglese si chiama “railroad”.

“To railroad somebody” nel gergo legale-giudiziario americano significa (Oxford Advanced American Dictionary) “to decide that someone is guilty of a crime, without giving them a fair trial”, ovvero “decidere che qualcuno è colpevole di un crimine, senza fargli avere un giusto processo”.

E’ facile immaginare, anche visivamente, come sia nata quest’espressione: si carica qualcuno su di un vagone alla stazione di partenza (ovvero l’inizio della procedura giudiziaria) e da lì un lungo e dritto binario senza scambi lo conduce dritto dritto alla stazione di arrivo, ovvero la condanna.

A parere dello scrivente questo è esattamente ciò che è successo a Massimo Bossetti, è stato caricato su di un tram che sin dall’inizio aveva un unico nome ed un’unica destinazione: ergastolo.

giovedì 19 ottobre 2017

Avete fatto incatenare Cosima e Sabrina... ma l'ombra di Banquo non la potrete mai incatenare!

Di Annamaria Cotrozzi

Il fantasma di Banquo (Macbeth)

...allor questa voce intesi nel petto/ avrai per guanciali sol vepri o Macbetto/ il sonno per sempre Glamis uccidesti/ non v'è che vigilia, Caudore, per te...



Mai. La parola che chiude l'atroce perifrasi "fine pena mai" con cui si suole indicare l'ergastolo - la "morte viva", la più dura delle pene che si possono comminare laddove il cammino della civiltà ha spazzato via la barbarie del supplizio capitale - con l'uscita delle motivazioni della sentenza di terzo grado si carica del più doloroso dei significati, proprio nel momento in cui si svuota di senso, per Cosima Serrano e Sabrina Misseri, la parola futuro. Chiavi gettate dopo l'ultimo giro di mandata, caso chiuso, fine ufficiale di questa tragica storia. Così, almeno, pare al momento, e così sarà – anche se solo pensarlo dà la vertigine - se non accadrà qualcosa che riapra un varco alla speranza. Chi, come me, è fermamente convinto della loro innocenza, si chiede con angoscia come possa tutto ciò essere accaduto... e perché. Come avrà fatto a materializzarsi, con questa allucinante precisione, il più classico e noto degli incubi kafkiani, quello del Processo? Possibile che nella vita reale succedano, in modo talmente identico da dare i brividi, cose già anticipate in letteratura? Sì, possibile, perché la letteratura è quel mondo dove tutto è già stato raccontato, anche ciò che non è ancora accaduto, il bene, il male, il sogno, l'incubo, la gioia, il dolore, l'amore, l'odio, le intermittenze del cuore, la speranza, la disperazione, l'indifferenza complice, il rimorso.

domenica 23 luglio 2017

Massimo Bossetti. Dai valori della famiglia Bossetti ai provinciali che sanno il muratore colpevole perché plagiati dai poteri di Stato

Articolo di Vanna


Triste giorno il 18 luglio 2017... dopo la sentenza che confermava l'ergastolo per Massimo Bossetti ho sentito nell'aria la prepotenza, la chiusura, la superbia, l'onnipotenza e la paura.

Lunedì sera ho seguito Quarto Grado senza addormentarmi e con attenzione ho focalizzato certi personaggi. Personaggi interni ed esterni al processo Bossetti. Ho ascoltato quello che dicevano. Ho visto come si muovevano. Quando si è esposti alla visibilità mediatica tutti sullo schermo mettono la faccia secondo il loro personale modo di essere o di seguire un "copione" nel quale hanno un ruolo.

sabato 5 novembre 2016

Divieto di giustizia: i processi a Sabrina Misseri e Cosima Serrano si sono mostrati una contro-logica giudiziaria

Di Vincenzo Postiglione e Massimo Prati

Le motivazioni del giudice Susanna De Felice sono un cane che morde la sua stessa coda e rafforzano la certezza dell'innocenza di Sabrina Misseri e Cosima Serrano...


Quando sono uscite le motivazioni della sentenza d’Appello per l’omicidio di Sarah Scazzi ho lasciato cadere coltello e forchetta sul piatto e con occhi sgranati ho fissato lo schermo del televisore che proiettava l’immagine della giornalista del TG1 intenta ad annunciare la notizia. Finalmente, dopo più di 365 giorni – tempo irragionevole e indegno di una nazione civile come l’Italia, considerata la culla del Diritto – il giudice Susanna De Felice aveva consegnato le motivazioni delle condanne in cancelleria.

Leggendole mi sono definito un masochista, perché se si conoscono bene le carte non si può non rimanere angustiati e frustrati per le narrazioni fantasiose racchiuse in un faldone di 1200 e passa pagine, degne di chi è accusato di più stragi di mafia, atte a dimostrare qualcosa che alla luce di quanto emerso in dibattimento non c’è mai stato.

Cerchiamo di capirci qualcosa analizzando i vari punti.

domenica 24 gennaio 2016

I limiti strutturali del processo indiziario

Di Luca Cheli


La natura del processo indiziario nel diritto penale italiano ha origine nella distinzione tra “prova diretta o storica” e “indizio” in quanto elementi di prova.

Cercando di non complicare troppo le definizioni, a cui sono stati dedicati interi libri, la prova diretta o storica è la rappresentazione diretta del fatto da provare (tramite fotografia o testimonianza, per esempio), mentre l’indizio e un fatto (certo nella sua esistenza, almeno in teoria) dal quale può essere inferenzialmente dedotto il fatto da provare.

Anche la prova diretta non è automaticamente “verità sicura”, perché le testimonianze devono essere valutate nella loro credibilità e le fotografie (per esempio) nella loro autenticità.

Tuttavia, se tre persone vedono da pochi metri di distanza Tizio sparare a Caio e una delle tre persone riprende pure l’atto con il proprio smartphone, si può dire, una volta verificato che i testimoni non hanno motivo di mentire o di coalizzarsi contro Tizio e che il filmato ripreso non è stato alterato in qualche modo, che la colpevolezza di Tizio è provata oltre ogni ragionevole dubbio.

venerdì 18 settembre 2015

Noi non possiamo tacere. Meditazioni su giustizia e dignità della persona

Convegno Palaia (16 settembre 2015)

Processi in tv: dall'indizio all'elaborazione "letteraria" del pregiudizio     (passando per gli artifici della retorica)

Intervento di Annamaria Cotrozzi pubblicato da EUGIUS 
Unione Europea Giudici Scrittori -


Non sono un'addetta ai lavori: per professione non mi occupo di diritto, ma di testi classici. Mi sono accostata alle tematiche che oggi affrontiamo per senso di dovere civico, in quanto sempre più sconcertata di fronte alla deriva inarrestabile delle gogne mediatiche e dei "processi" celebrati in tv, del tutto al di fuori sia dalle regole del diritto, sia dal rispetto della persona e dai valori dell'humanitas. Di recente, le motivazioni del verdetto di Cassazione sul caso Kercher hanno esplicitato il condizionamento che sulle indagini, e di conseguenza sull'iter giudiziario, può essere esercitato dalla pressione mediatica. Dopo tale autorevole parere, direi che la questione abbia ora il crisma dell'allarme ufficiale. Le sentenze televisive, anticipate e costruite, giorno dopo giorno, sul pregiudizio mediaticamente indotto, possono influire sull'esito dell'iter giudiziario vero e proprio, e portare alla conferma, in sede di tribunale, di condanne già da tempo date per scontate, sancite dalle opinioni degli ospiti dei programmi di cronaca, e richieste a gran voce dall'opinione pubblica che da tali opinioni è stata inevitabilmente condizionata.

lunedì 2 marzo 2015

Vogliamo la verità sulla morte di Stefano Cucchi, chi sa parli...

"Chi sa parli, che si abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità perché questo Stato non può sopportare una violenza impunita di questo tipo".

Con queste parole il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha chiesto pubblicamente che "i rappresentanti delle istituzioni che sono certamente coinvolti in questo caso" rompano il silenzio e forniscano particolari su quanto accaduto nelle notti tra il fermo di Stefano Cucchi operato il 15 ottobre 2009 dai Carabinieri e la morte del geometra romano avvenuta nel reparto detentivo dell'ospedale Pertini di Roma il 22 ottobre. 

Per fare in modo che le parole del presidente del Senato non rimangano solo una frase a effetto in un momento di commozione, il Fatto Quotidiano lancia una raccolta firme rivolta a tutte le autorità che hanno avuto in custodia Stefano Cucchi nei suoi ultimi giorni di vita, estendendola a chiunque altro abbia informazioni utili a ricostruire quanto accaduto.

venerdì 20 febbraio 2015

Firma la petizione per tutelare la vita del Sostituto Procuratore Pier Paolo Bruni

Sostituto Procuratore Pier Paolo Bruni
Pier Paolo Bruni è il sostituto Procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Da anni è in prima linea nella lotta contro la criminalità organizzata e di recente si è occupato delle procedure per l'applicazione del regime detentivo del 41 bis nei confronti dei maggiori boss calabresi. E' a lui che si devono numerose inchieste contro le cosche di Crotone, di Vibo Valentia e Cosenza. Adesso, nonostante sia spesso finito nel mirino della 'ndrangheta a causa delle indagini che ha portato avanti negli anni, la tutela nei suoi confronti è stata ridimensionata. La revoca delle misure di sicurezza equivale a una sua condanna a morte: la 'ndrangheta adesso è pronta a colpirlo. Come ha rivelato un pentito rinchiuso nel carcere di Siano, che agli inquirenti ha esposto anche il piano predisposto per la sua eliminazione.

giovedì 19 febbraio 2015

Soheil Arabi - il blogger condannato a morte per aver insultato il Profeta e i politici iraniani sulla sua pagina Facebook - anche grazie alle nostre firme non verrà ucciso



Soheil Arabi con la moglie Nastaran e la figlia Roujan
Lettera di Sabri Najafi

Soheil Arabi, il blogger condannato a morte per un post sui social network non verrà ucciso. La conferma arriva dal Presidente della commissione per la tutela dei diritti umani Luigi Manconi. La nostra petizione ha giocato un ruolo determinante per salvare l’uomo. Il senatore Luigi Manconi proprio negli ultimi giorni si era fatto mediatore con l’ambasciata iraniana in Italia per tentare di risolvere l’incredibile e intricata vicenda. In circa 240.000 abbiamo risposto alla petizione e chiesto la grazia per Soheil, soprattutto da Italia, Stati Uniti e Francia. Tutte firme che hanno giocato un ruolo determinante per la decisione finale di non uccidere il fotografo e blogger.

mercoledì 11 febbraio 2015

Firma la Petizione. Salviamo i daini di Ravenna dallo sterminio non necessario voluto dai politici...

LETTERA INVIATA A
Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini
Presidente della Provincia di Ravenna Claudio Casadio
Sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci 

La Pineta di Classe è una riserva naturale a sud di Ravenna. Questo grande bosco è abitato da decine e decine di daini, che rischiano di essere sterminati: la provincia vorrebbe abbatterli perché creano danni ai coltivatori della zona e, attraversando la strada, provocano incidenti automobilistici. Peccato, però, che non si siano cercate soluzioni alternative: l’area non è recintata, esistono solo barriere intermittenti. Non solo. Una signora italo-tedesca, Eleonora Schonwald, proprietaria di un terreno di 12 ettari, si è offerta di ospitarli a sue spese. Ma la sua proposta, finora, è rimasta inascoltata.

lunedì 5 gennaio 2015

Viva viva il Presidente...

Di Gilberto Migliorini


Sulle prossime dimissioni del Presidente della Repubblica e sul suo successore si sono già spese molte parole e fatte le solite previsioni comprese di eventuali probabilità e notazioni cabalistiche. A parte gli addetti ai lavori e i dietrologi sempre piuttosto ben informati, edotti dalla statistica e dalle reminiscenze profetiche, l’opinione pubblica sembra ‘fremere di curiosità, in fibrillazione per il prossimo passaggio di consegne della più alta carica dello stato’. La prima funzione dello Stato prossimamente vacante, ci rende inquieti e spaesati: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie - per dirla con il poeta - per quel vuoto incerto e pencolante quando ci si sente orfani, senza più guida, in quel limbo di anime smarrite, sanza infamia e sanza lodo, cani sperduti senza collare. La transizione è anche avvertita come una sorta di gioiosa kermesse. Una di quelle rappresentazioni che sollecitano fantasie e sogni, o quelle inquietudini da tifoseria dell’ultimo minuto con lo scrutinio delle schede in qualche incerto e imprevedibile testa a testa tra due schieramenti... con il solito aleatorio intermezzo di qualche outsider "cavato fuori" come il classico coniglio dal cappello. L’uomo provvidenziale che salva capra e cavoli. Mediazione in zona Cesarini.

giovedì 1 gennaio 2015

Processo indiziario e gogna mediatica: le vergogne capaci di far godere la pubblica opinione che assiste giuliva alle torture e all'esecuzione del condannato...

Di Gilberto Migliorini


Occorre dire che la giustizia talvolta dimostra una originalità tutta sua che ci riporta senz'altro al metodo inquisitorio, reso celebre dai processi agli untori e in generale da quel sistema di indagine proprio della controriforma. L’indizio risulta essere lo strumento d'eccellenza, non già come occasione per orientare l'indagine e ricavare eventuali prove, ma tout court un passepartout, un bel grimaldello che va bene per ogni chiave interpretativa da inserire in scenari immaginifici e creativi. Metaforicamente un indizio non è altro che un segno, più o meno rilevante, una traccia che potrebbe condurre a seguire una pista che porti a raccogliere prove tangibili e deduzioni pertinenti. Ovviamente un indizio può anche risultare solo un miraggio, una fata morgana… Di per sé un indizio è carico di potenzialità, ma potrebbe risultare solo un’orma sterile e illusoria se conduce in un vicolo cieco, solo l’effetto del caso e di coincidenze fortuite, senza significato o con significati così ridondanti da prefigurare molti scenari contraddittori. Un processo, in qualsiasi paese al mondo, almeno in quelli considerati democratici, avviene sulla base di prove, non certo di indizi che servono semmai all'investigatore come fili di Arianna che potrebbero sì portare a ricavare elementi consistenti, ma anche costruire soltanto effimere tele di ragno.

mercoledì 12 novembre 2014

Cold Case: suggestioni epistemologiche e letterarie...

Saggio di Gilberto Migliorini


Un tempo c’era il commissario Maigret di Simenon con la sua pipa e la flemma compassata del vero detective che faceva lavorare la sua materia grigia. Oppure Agatha Christie con atmosfere intriganti, descrizioni accurate e soprattutto il senso della suspense. L’antesignano? Edgar Allan Poe con il racconto The Murders in the Rue Morgue con quell’Auguste Dupin che con acume straordinario scopre che l’autore del duplice omicidio è un animale, un enorme orango del Borneo fuggito a un marinaio di una nave maltese. La scimmia ominide aveva cercato di imitare il padrone con il suo rasoio da barba facendo pratica sul collo di Madame L'Espanaye... Chissà in quanti delitti c’è di mezzo uno di quelli che le indagini e le simulazioni le fanno coi piedi proprio come un quadrumane.

sabato 30 agosto 2014

Yara Gambirasio. Quale verità scientifica si sta raccontando? Lettera aperta di Annika ai suoi colleghi italiani

Luogo ritrovamento Yara
Spettabili colleghi italiani,

abbiamo lauree, masters, PhD e pubblicazioni analoghi alle spalle, per non parlare dei cadaveri esaminati, delle analisi, dei seminari, delle conferenze, ecc... Quindi, sia io che Voi sappiamo molto bene quanto sia difficile stabilire un PMI (per i profani, in italiano si traduce in "Maggiore Intervallo Post-mortale") decentemente accettabile a 72+ hrs PM. Sappiamo anche che a tre (3) settimane dal decesso è impossibile indicare, e dare in sicurezza, non solo l'ora ma anche il giorno della morte. Sappiamo, infine, che il contenuto gastrico non aiuta in alcun modo e che raccontare storielle, pseudo favole assurde, a chi non se ne intende, a chi si informa su internet e il contenuto gastrico di un cadavere non lo ha mai visto neppure in foto, è semplicemente vomitevole (mai parola fu più adatta) e altamente criminale. Quando capitano casi del genere, quindi, è sempre meglio rispondere ai quesiti parlando di probabilità senza dare in alcun modo alcuna certezza, specialmente se quanto si dovrà appurare sarà usato da altri per decidere se una persona merita di trascorrere la sua vita in carcere. Fin qui siamo tutti d'accordo? Se davvero fate il mio lavoro non potete non esserlo.

martedì 29 luglio 2014

Yara Gambirasio. Anche se la fisiognomica dimostra che Massimo Bossetti è figlio di suo padre Giovanni, l'esperimento di Asch ci dice che pur di conformarsi al pensiero generale nessuno noterà mai la somiglianza...


Articolo di Massimo Prati e Gilberto Migliorini


Giovanni Bossetti                    Massimo Bossetti
Da troppo tempo un uomo è in carcere, in isolamento, accusato di aver ucciso la piccola Yara Gambirasio. E' in carcere, sottoposto a custodia cautelare (non all'arresto), perché il suo Dna, per i biologi che hanno lavorato per la procura, figura essere fissato su due punti degli indumenti della ragazzina ritrovata cadavere. L'enorme fiducia nella biologia e in chi la pratica (anche nelle macchine di laboratorio e nelle teorie statistiche), il 16 giugno scorso ha portato un procuratore ad inviare decine di carabinieri e poliziotti in un cantiere edile per effettuare una cattura in pompa magna. Una cattura seguita anche dagli alti dirigenti della classe politica nostrana. Dirigenti che per farsi belli di fronte all'opinione pubblica, hanno addirittura giocato d'anticipo organizzando un'improvvisata conferenza stampa andata "in onda" ancor prima dell'arrivo in caserma di colui che ancora oggi è indicato come il possessore del Dna battezzato "ignoto uno". Colui che dopo accurate analisi di laboratorio, i biologi hanno appurato non essere figlio di suo padre, ma di un certo Guerinoni Giuseppe: un autista di pullman morto 15 anni fa, nel 1999. L'autista, ora lo sappiamo, per chi ha contribuito alle indagini era un porco fedifrago che tradiva sua moglie (sarà contenta la famiglia e saranno contenti i figli). Lui, ci dice da tempo la procura, nel gennaio del 1970 ha avuto degli incontri sessuali con una ventitreenne che conosceva: cioè, con la madre del carcerato.

sabato 26 luglio 2014

Yara Gambirasio: ricominciamo dall'inizio e cerchiamo di capire il perché dell'omicidio parlando di ignoti e ferite...

Articolo di Mimosa (M.S.)


Tralasciamo per un momento l’indagato trattenuto in isolamento perché identificato da analisi biologiche come certo Ignoto 1 (quindi figlio di Guerinoni Giuseppe e non di Giovanni Bossetti), togliamolo dalla scena, abbandoniamo le diatribe sul DNA e sul sangue/non sangue che, stante la batteria di biologi incaricati dalla Procura, colloca Massimo Giuseppe Bossetti a contatto del corpo di Yara Gambirasio, e ricominciamo dal principio, dal famigerato venerdì 26 novembre 2010 - ma non per una ricostruzione delle modalità e dei tempi di scomparsa della ragazzina, che fino alle ore 18.49 era sicuramente tranquilla, vista la risposta al messaggino dell’amica Daniela, e dopo 20 minuti risultava irreperibile. Non intendo analizzare tabulati e agganci a ripetitori, né fare una mappa delle strade percorse e percorribili. Il mio scopo è tentare di ristrutturare le dinamiche che hanno portato Yara a morire sul campo di Chignolo d’Isola, rivisitando le motivazioni, anche avvalendomi di molte idee espresse dagli amici commentatori, che sicuramente in qualche passaggio dell'articolo si ritroveranno.

giovedì 19 giugno 2014

Yara Gambirasio. Il caso Bossetti e le prove immaginarie...

Articolo di Gilberto Migliorini

I leggings di Yara da cui si è estratto il dna
Nella vicenda del signor Bossetti ci sarebbe qualcosa di comico se non fosse che il pover’uomo è coinvolto in un efferato delitto. Lo dico perché, naturalmente, lo credo estraneo a tutta la vicenda. La comicità comincia quando il poveretto cade letteralmente dalle nuvole, più stupefatto forse che spaventato per qualcosa che gli capita tra capo e collo e che lo eleva al rango delle cronache, non nelle vesti di tombeur de femmes, ma in quelle del pedofilo. Io credo che deve essersi sentito come uno capitato sul palcoscenico sbagliato a far da protagonista di un cold case nelle vesti dell’assassino e nonostante non avesse proprio le physique du rôle. Non ne ha l’aspetto e già nelle prime fasi non sembra proprio quello che per anni si è aspettato di poter finire nelle maglie della giustizia, sembra più che altro uno che si sta chiedendo perché diavolo sia stato scelto proprio lui per quel ruolo, cosa ha fatto per meritarsi tale palcoscenico.

A proposito del DNA di Massimo Bossetti. Chi cerca trova... ma non sempre è quello che si vorrebbe. Le ineffabili illusioni della statistica...


Di Gilberto Migliorini

Il furgone di Bossetti non è chiuso come questo ma aperto
La statistica a volte gioca brutti scherzi, vedi le recenti elezioni con tanto di sondaggi ed exit poll. I metodi induttivi basati sulla ripetizione e sul campionamento non scherzano. Si tratta dei metodi ripetitivi scientifici applicati alla ricerca di un colpevole o alla dimostrazione di innocenza usando la cosiddetta impronta unica del Dna. Premesso che non sono un biologo e neppure un matematico, mi affido alla logica (il semplice sillogismo deduttivo). L’induzione la lascio a chi crede nell’infallibilità del metodo scientifico per ripetizione o enumerazione. Mi attengo al metodo popperiano per congetture e confutazioni. Veniamo al caso della povera Yara per il quale si sarebbe trovato l’assassino addirittura con una probabilità del 99.999987. La probabilità direi che è un pochino esagerata. In base al ragionamento che sto per fare è improbabile su base statistica, che il presunto assassino sia quello indicato in modo perentorio dal ministro e indagato dalla procura bergamasca.

lunedì 9 giugno 2014

Vieni al cinema Italia insieme a me, c’è l’attore che piace a te…

Articolo di Gilberto Migliorini




C’è un nuovo personaggio nel Bel Paese che davvero fa tutta la differenza col passato politico. Si tratta di quello che piace tanto agli italiani perché di fronte al malaffare e alla corruzione riesce a fare qualcosa di veramente innovativo: si indigna. Potremmo perfino dire che si incazza se non fosse che mantiene ancora l’aplomb, come è giusto che sia, dell’uomo politico tutto d’un pezzo, superiore al lato torbido e venale della corruzione, che guarda dall’alto in basso avversari e compagni che sbagliano, collaboratori e un tempo sodali che si sono avventurati in operazioni illegali, che hanno abbandonato la via maestra della mediazione per darsi a quella più vantaggiosa del compromesso (per usare un eufemismo). Il personaggio se ne esce con quel tutti a casa (i corrotti), titolo che ricorda un film diretto da Luigi Comencini e con l’interpretazione impareggiabile di Alberto Sordi. Più di un programma di risanamento, è una nemesi e una maledizione per tutti quelli che più o meno incidentalmente sono inciampati in qualche mazzetta o hanno trovato sulla loro strada qualche tentazione diabolica.

sabato 7 giugno 2014

I partiti politici sono consorterie col vizio privato della pubblica tangente...

Di Gilberto Migliorini


Nella Francia di Napoleone III (che prende il potere con il colpo di stato del dicembre 1851) si afferma il sistema dei plebisciti. Luigi Napoleone fa occupare il Parlamento dai soldati e scioglie l’Assemblea ristabilendo il suffragio universale (Plebiscito=voto diretto del popolo). Le elezioni del 21 dicembre confermano il suo operato e la sua presidenza seguita dall’approvazione di una nuova costituzione (poteri per dieci anni al principe presidente). Il suffragio universale (comunque solo maschile in quanto all’epoca le donne erano ritenute giuridicamente incapaci) è indice di un fatto democratico in questo fatto storico? Assolutamente no! La camera aveva un potere puramente consultivo (le leggi venivano proposte dal presidente. Il senato era di nomina presidenziale. La consultazione popolare attraverso plebisciti con il voto diretto del popolo prevedeva solo un sì o un no. La camera era eletta a suffragio universale, ma con candidature imposte dalle Prefetture. Il controllo sulla stampa consentiva infine di orientare l’elettorato, per quel poco che poteva contare, cioè meno di niente, salvo la carnevalata plebiscitaria. Il modello in parola è stato definito democrazia autoritaria in quanto delega completamente all’esecutivo in un cortocircuito delle assemblee parlamentari). Alla fine del 1852 verrà sempre attraverso plebiscito restaurato l’Impero (il secondo impero). La politica di Napoleone III oscillerà poi tra autoritarismo e paternalismo. Vi ricorda qualcosa tutto questo, qualche analogia, mutatis mutandis, con l’attualità del presente?