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martedì 29 dicembre 2015

Caso Stasi: teletrasporto quantistico con Manzoni rivisitato

Di Gilberto Migliorini

Nel famoso esperimento (mentale) del gatto di Schrödinger si suppone che il felino si trovi in stato di sovrapposizione: contemporaneamente vivo e morto (entangled). Si sa… la meccanica quantistica è controintuitiva, lì il buon senso sembra venir meno con quegli strani paradossi di particelle che conservano in contemporanea la duplice natura corpuscolare e ondulatoria. È l’osservatore che sembra risolvere il principio di sovrapposizione e la connessa interferenza inducendo il sistema ad assumere uno stato determinato. Il declassamento della fisica classica e del determinismo comporta una interpretazione probabilistica. Ciò che supera l’entanglement è proprio quella misura che "costringe" il sistema a passare in maniera definitiva nello stato a o b. Da quel momento, la sovrapposizione è sparita e si parla di collasso della funzione d'onda.

Comunque si guardi l’esperimento e comunque lo si valuti, in forma ristretta al campo microscopico o esteso a quello della quotidianità, si direbbe che la realtà oggettiva non esiste più. Il ruolo dell’osservatore non è più solo quello di una registrazione passiva di un evento. Si tratta della violazione del realismo locale e dell’oggettività della fisica classica. Quando si parla di osservatore in realtà si indica qualcuno o qualcosa di indefinito. Potrebbe trattarsi di un soggetto umano, di un androide, di una macchina dotata di un software adeguato… e perfino di un sistema giudiziario dotato di sorprendente ubiquità, per il quale un imputato è contemporaneamente sia colpevole che innocente.

lunedì 28 dicembre 2015

Colpa dei processi indiziari (se c'è chi sbaglia a indagare, a periziare, a sentenziare... e troppi innocenti vengono spediti in carcere e uccisi psicologicamente sui media)

Gli sbagli della giustizia moderna denunciati dal dottor Imposimato già sei anni fa...

Colpa dei processi indiziari - Di Ferdinando Imposimato


Bisogna anzitutto partire da un dato. Nella realtà processuale, nell’esame dei diversi casi giudiziari, esistono due verità antitetiche: una verità reale e una processuale. Queste due verità non coincidono quasi mai. L’obiettivo fondamentale del giudice consiste nel fare emergere la verità storica, affinché tra questa e il giudizio finale vi sia una perfetta coincidenza. Questo risultato, tuttavia, difficilmente viene raggiunto per una serie di ragioni sia di ordine processuale che professionale.

L’aspetto drammatico del processo è che il giudice, nel conflitto tra le due verità, è tenuto a seguire soltanto e semplicemente quella processuale. Questa contraddizione può manifestarsi in due modi: il giudice può avere la convinzione morale della colpevolezza della persona imputata nei confronti della quale però manchino le prove o queste non siano sufficienti. In questo caso il giudizio non può che essere di assoluzione. Nel secondo caso, il giudice può avere l’intima convinzione dell’innocenza di una persona, ma le prove processuali – testimonianze, riconoscimenti, perizie – depongono contro l’imputato. La conseguenza è drammatica: la condanna di un imputato è “giusta” sul piano processuale ma ingiusta su quello sostanziale. E’ la tragedia dell’Enrico VIII di Shakespeare, nella quale il duca di Buckingham, condannato a morte per le accuse calunniose dei suoi servi, non impreca contro i giudici ma ne accetta il verdetto: “Non nutro rancore contro la legge per la mia morte: alla stregua del processo essa doveveva infliggermela, ma desidero che coloro che mi hanno accusato divengano più cristiani…”.

venerdì 19 dicembre 2014

Dal 17 dicembre 2009 al 17 dicembre 2014 - Da Chiara Poggi ad Alberto Stasi - da una assoluzione per insufficienza di prove a una condanna a 16 anni di carcere


Mi avete dimenticata? Chiara in questi giorni aleggia nell'aria ma nessuno la vede. Eppure è sul divano e ci guarda. Il suo viso timido e dolce non è cambiato. Come anni fa si illumina a sprazzi grazie al fuoco del caminetto che si ravviva ogni volta che uno spiraglio di speranza soffia aria leggera all'interno della sua casa. E come accadeva un tempo, quando il cuore le batteva e la vita le sorrideva, guarda i fiori, li annusa e li accarezza dolcemente. Mi avete dimenticata?, ripete. Lei è la figlia a cui vorremmo parlare sottovoce fingendo che non sia cresciuta, che non sia la donna che ci osserva con gli occhi lucidi fra una pagina e l'altra di quel libro d'amore che le fa compagnia sul divano. Lei è la ragazza non invasiva, educata, riservata e poco appariscente che studia mentre le serate nei locali traboccano di vizi. E' la moglie ideale per i nostri figli. Mi avete dimenticata? Per la terza volta ripete timidamente la stessa frase e il suo viso ora ha un'espressione di stupore. Apro gli occhi e penso che forse si è resa conto che i crimini moderni seppelliscono le vittime sotto quattro parole di circostanza ed esaltano chi resta e chi viene indagato. Può essere. Con questo pensiero chiudo gli occhi e vedo la scena cambiare.