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domenica 24 gennaio 2016

I limiti strutturali del processo indiziario

Di Luca Cheli


La natura del processo indiziario nel diritto penale italiano ha origine nella distinzione tra “prova diretta o storica” e “indizio” in quanto elementi di prova.

Cercando di non complicare troppo le definizioni, a cui sono stati dedicati interi libri, la prova diretta o storica è la rappresentazione diretta del fatto da provare (tramite fotografia o testimonianza, per esempio), mentre l’indizio e un fatto (certo nella sua esistenza, almeno in teoria) dal quale può essere inferenzialmente dedotto il fatto da provare.

Anche la prova diretta non è automaticamente “verità sicura”, perché le testimonianze devono essere valutate nella loro credibilità e le fotografie (per esempio) nella loro autenticità.

Tuttavia, se tre persone vedono da pochi metri di distanza Tizio sparare a Caio e una delle tre persone riprende pure l’atto con il proprio smartphone, si può dire, una volta verificato che i testimoni non hanno motivo di mentire o di coalizzarsi contro Tizio e che il filmato ripreso non è stato alterato in qualche modo, che la colpevolezza di Tizio è provata oltre ogni ragionevole dubbio.

giovedì 19 febbraio 2015

Soheil Arabi - il blogger condannato a morte per aver insultato il Profeta e i politici iraniani sulla sua pagina Facebook - anche grazie alle nostre firme non verrà ucciso



Soheil Arabi con la moglie Nastaran e la figlia Roujan
Lettera di Sabri Najafi

Soheil Arabi, il blogger condannato a morte per un post sui social network non verrà ucciso. La conferma arriva dal Presidente della commissione per la tutela dei diritti umani Luigi Manconi. La nostra petizione ha giocato un ruolo determinante per salvare l’uomo. Il senatore Luigi Manconi proprio negli ultimi giorni si era fatto mediatore con l’ambasciata iraniana in Italia per tentare di risolvere l’incredibile e intricata vicenda. In circa 240.000 abbiamo risposto alla petizione e chiesto la grazia per Soheil, soprattutto da Italia, Stati Uniti e Francia. Tutte firme che hanno giocato un ruolo determinante per la decisione finale di non uccidere il fotografo e blogger.

venerdì 5 dicembre 2014

Impediamo l'omicidio di Soheil Arabi. Per far capire al mondo che uccidere è contro ogni religione firmiamo tutti la petizione...

Di Sabri Najafi

Soheil con sua figlia
Soheil Arabi ha 30 anni, è un fotografo e un blogger iraniano. Sposato, ha una figlia di 5 anni e a novembre 2013 è stato arrestato per aver insultato su Facebook il profeta Maometto e alcuni politici iraniani.
Il 26 novembre di quest'anno, Soheil è stato condannato a morte con sentenza definitiva nonostante si sia pubblicamente pentito per quello che ha scritto.
Secondo la legge islamica, se una persona si pente di quel che ha fatto la condanna può essere ridotta a 74 colpi di frusta. 
Il servizio di sicurezza iraniano ha ora cominciato a diffondere la calunnia secondo la quale Soheil sarebbe stato condannato per stupro, accusa facilmente smentibile dalla lettera di condanna.
Chiedo alle autorità iraniane la sospensione della Pena di morte a Soheil Arabi e il rispetto delle leggi internazionali sui diritti umani secondo le quali la pena di morte può essere esercitata soltanto per i crimini più gravi, tra i quali senz'altro non rientrano i reati d’opinione.
Aiutatemi a cambiare le regole, firmate tutti la petizione per far capire al mondo che non si può uccidere una persona a causa di quanto dice o scrive. Che uccidere è contro ogni religione.
Mi chiamo Sabri Najafi, sono nata a Shiraz, una città bellissima nel sud dell’Iran. All'età di 20 anni mi sono trasferita a Teheran dove ho studiato Scienze Politiche. 
Nel 1980 ho deciso di partire per l’Italia, spaventata dai provvedimenti del regime di Khomeini. Nella mia vita mi sono sempre battuta per i diritti di genere e per i diritti umani.

sabato 31 maggio 2014

Criminologo a chi?

In un convegno organizzato dall'Ugl - Polizia di Stato - Marco Strano ha portato all'attenzione della pubblica opinione la domanda: si può parlare in televisione e definirsi criminologi, così da crearsi dei clienti e guadagnare all'esterno della struttura mediatica, anche se si è fatto solo un corso di quattro giorni? Chi davvero può definirsi criminologo?



Alessandro Melluzzi ha la risposta giusta... criminologo è chi...

giovedì 10 aprile 2014

Il criminologo e il circo mediatico - articolo di Marco Strano -



Marco Strano, Psicologo della Polizia di Stato e Dirigente Nazionale UGL Polizia di Stato (responsabile della ricerca scientifica e formazione professionale) ha maturato più di 30 anni di esperienza nel settore della criminologia, di cui 20 come "investigatore di strada" in ambiti particolarmente complessi come gli omicidi della criminalità organizzata (negli anni '90 era nel “mitico” nucleo operativo speciale antimafia del Prefetto Sica all’epoca delle stragi di Palermo). Poi il suo settore di azione si è spostato su pedofiliacybercrime, di cui si è occupato quando dal 2001, dopo quasi 18 anni nei servizi di intelligence, si è rimesso la divisa e ha diretto per 5 anni l’Unità di Analisi della Polizia postale. Attualmente è in servizio presso l’Ufficio di Coordinamento sanitario della Polizia di Stato e si occupa di un progetto operativo sull’Autopsia Psicologica. Parallelamente all'attività investigativa ha sviluppato alcune ricerche scientifiche pionieristiche divulgate in tutto il mondo, come l’applicazione dell’intelligenza artificiale al criminal profiling. E’ considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Psicologia investigativa. Stimatissimo nella comunità scientifica negli ultimi anni si è fatto conoscere al grande pubblico per le sue partecipazioni a trasmissioni televisive dove si è sempre distinto per la pacatezza dei giudizi e la chiarezza espositiva. Marco Strano opera inoltre da molti anni nel mondo dell’Associazionismo. E’ stato fondatore, Presidente e Direttore scientifico della prestigiosa I.C.A.A.International Crime Analysis Association (sciolta nel 2013 e in fase di rifondazione in Svizzera) ed è attualmente è il Presidente del Centro Studi Crimecafé e membro del Direttivo dell’European Drone Pilots Association. Dal 2013 è inoltre Socio Onorario dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua che difende le Donne da ogni forma di discriminazione e violenza.

Il criminologo e il circo mediatico
Articolo di Marco Strano

Negli ultimi anni, nei talk show televisivi e sulla carta stampata la presenza di criminologi che potremmo definire, genericamente, come “esperti di casi e fenomeni criminali”, è diventata sempre più assidua. I pareri e le analisi che vengono fornite da questi personaggi appaiono però spesso abbastanza superficiali e scontate, e soprattutto centrate più sulla colpevolezza di un individuo e sull'efficacia delle indagini in corso che alla specifica competenza della Criminologia che si dovrebbe, invece, occupare più della dimensione psicologica e psichiatrica del criminale che delle investigazioni. Il criminologo di formazione psico-sociologica, infatti, ha come funzione primaria quella di fornire al Magistrato di Sorveglianza una valutazione sulla pericolosità sociale di un detenuto al fine di suggerire il trattamento carcerario più adatto. Il criminologo di formazione medico-psichiatrica, ha invece la funzione di indicare ai magistrati giudicanti, nel corso del processo, se l’imputato aveva capacità di intendere e di volere al momento del crimine, al fine di stabilire se deve essere processato normalmente o se, invece, più che il carcere è opportuno indirizzarlo verso una struttura psichiatrica (Ospedale Psichiatrico Giudiziario).

venerdì 4 gennaio 2013

Andrea Calevo rapito da una banda di balordi? No, sono stati i poliziotti, i carabinieri e i procuratori, a collaborare e lavorare in maniera eccezionale

Liberazione Andrea Calevo (video Polizia di Stato)

E' bello guardare il video girato dalla Polizia durante la liberazione di Andrea Calevo. E' bello perché non sempre si vedono carabinieri e poliziotti collaborare in perfetta sinergia per raggiungere un unico scopo. Ci sono stati casi, non ultimo il sequestro di Yara Gambirasio, in cui il dualismo e la voglia di visibilità mediatica (leggi la lettera inviata all'Eco di Bergamo da chi ha indagato) hanno avuto la meglio sulle indagini e sulla giusta coordinazione. Ogni istituzione credeva di essere migliore e farsi ammirare per la sua bravura, ma alla fine chi ci ha rimesso è stata la giustizia, è stata la famiglia che ancora non sa chi sia stato a rapire e ad uccidere Yara. La piccola Gambirasio scomparve il 26 novembre del 2010 e nei primi giorni si perse tempo per decidere se la sua scomparsa fosse una fuga volontaria o un sequestro. La scientifica si mise all'opera solo il 30 novembre. Lo stesso giorno in cui, nonostante ci fossero più testimonianze che parlavano di due persone strane in strada in un orario compatibile col rapimento, l'unico teste che dava garanzie, un ragazzo schivo e tranquillo, fu intimidito e fatto passare per un "mitomane".

venerdì 2 marzo 2012

Arrestato chi ha ucciso Wally Urbini. Quando le indagini si fanno davvero a 360° l'assassino commette errori, si impaurisce e confessa.

Wally Urbini
Cesena, mattina del 23 febbraio, è un giovedì noioso come tutti gli altri in quel punto della città, nel quartiere attorno al Teatro Bonci, accanto ai Giardini Pubblici di Cesena. La zona è tranquilla, la vecchia caserma dei carabinieri, che ha funzionato a pieno regime fino ad un anno fa, ora è in ristrutturazione ed è usata solo per custodire le auto e per rispondere alle chiamate al 112. Si trova in fondo alla strada, alla destra del Teatro Bonci, ed è stata un monito visivo che negli anni ha allontanato la delinquenza. Dalla parte opposta, a specchio con la caserma, si possono trascorrere piacevoli serate in compagnia. Lì si trova un punto di incontro ormai famoso in tutta Italia perché unico, il Teatro Verdi. Un vero teatro ristrutturato, con tanto di palchi platea e palcoscenico, in cui ogni sera si può cenare, o semplicemente fermarsi al discobar, ed in contemporanea seguire spettacoli di cabaret o concerti di cantanti famosi. Per cui la zona di sera e di notte è molto trafficata, meno durante la giornata. Fra la ex caserma ed il Verdi vi sono quaranta metri e tre case abbinate che nel retro guardano un giardinetto. Una rossa, una arancio spento ed una rosa. In quest'ultima abita Wally Urbini, una anziana signora conosciuta da tutti perché per decenni ha lavorato alla AUSL, che vista l'età necessita di avere un aiuto in casa, per questo ha assunto una collaboratrice domestica ad ore. E proprio dalla collaboratrice inizia il giallo che ha come sfortunata protagonista la povera Wally.