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martedì 29 dicembre 2015

Caso Stasi: teletrasporto quantistico con Manzoni rivisitato

Di Gilberto Migliorini

Nel famoso esperimento (mentale) del gatto di Schrödinger si suppone che il felino si trovi in stato di sovrapposizione: contemporaneamente vivo e morto (entangled). Si sa… la meccanica quantistica è controintuitiva, lì il buon senso sembra venir meno con quegli strani paradossi di particelle che conservano in contemporanea la duplice natura corpuscolare e ondulatoria. È l’osservatore che sembra risolvere il principio di sovrapposizione e la connessa interferenza inducendo il sistema ad assumere uno stato determinato. Il declassamento della fisica classica e del determinismo comporta una interpretazione probabilistica. Ciò che supera l’entanglement è proprio quella misura che "costringe" il sistema a passare in maniera definitiva nello stato a o b. Da quel momento, la sovrapposizione è sparita e si parla di collasso della funzione d'onda.

Comunque si guardi l’esperimento e comunque lo si valuti, in forma ristretta al campo microscopico o esteso a quello della quotidianità, si direbbe che la realtà oggettiva non esiste più. Il ruolo dell’osservatore non è più solo quello di una registrazione passiva di un evento. Si tratta della violazione del realismo locale e dell’oggettività della fisica classica. Quando si parla di osservatore in realtà si indica qualcuno o qualcosa di indefinito. Potrebbe trattarsi di un soggetto umano, di un androide, di una macchina dotata di un software adeguato… e perfino di un sistema giudiziario dotato di sorprendente ubiquità, per il quale un imputato è contemporaneamente sia colpevole che innocente.

giovedì 29 maggio 2014

Federico Focherini, il body builder professionista accusato di aver causato la morte di Claudia Bianchi, dopo l'assoluzione si ribella e con "La Legge del Disprezzo" denuncia chi gli ha rovinato la vita indagando a 180° (alcuni estratti dal libro)

Copertina de " La Legge del disprezzo "
La Legge del Disprezzo è un libro verità che entra a gamba tesa nel sistema giustizia e senza scrupoli mette alla berlina, con nome e cognome, chi usa il potere in modo sbagliato. Chi segue solo il proprio credo e accantona le prove che discolpano l'indagato pur di ottenere una condanna e non fare la figura dell'incapace. La Legge del Disprezzo tratta un brutto fatto di malagiustizia italica che ha stravolto la vita di tante persone (non quelle degli intoccabili carabinieri, magistrati e giudici). Solo la “Legge del disprezzo può condannare chi usa la scure del potere per distruggere la vita altrui senza motivo. Solo questo libro può far capire che fra un culturista e un carabiniere (che opera per come vuole il suo magistrato), non sempre il più onesto è il carabiniere... e neppure il magistrato, visto che dopo aver rinunciato alla prescrizione, Federico Focherini è stato assolto dalle accuse, che l'hanno perseguitato per nove anni, perché il fatto non sussiste (prefazione di Walter Siti - premio Strega 2013).

sabato 19 aprile 2014

Se io fossi Alberto Stasi...


Chi ha ucciso Chiara Poggi? Questa sarà la domanda a cui cercheranno di dar risposta i giudici della Corte d'Assise di Milano che il 30 aprile decideranno se accogliere o rigettare le richieste del pubblico ministero e della parte civile. La famiglia Poggi ci spera in nuove analisi e si augura che sul capello biondo trovato nella mano della figlia, sulla bicicletta mai sequestrata e in altra maniera anche sul materiale biologico rimasto sotto le unghie, si nasconda la prova che porti a capire chi ha ucciso Chiara. La famiglia Poggi vuole capire e sapere, per questo ha chiesto anche di rifare la perizia sulla camminata di Stasi al momento del ritrovamento del corpo, compresa del passaggio sui primi gradini che portano in cantina (nella foto il sangue presente di fronte all'ingresso della cantina). In poche parole, i genitori di Chiara vorrebbero si facesse in maniera professionale quanto si sarebbe dovuto fare anni fa. Ed è quanto vorremmo anche noi perché è assurdo pensare che non si debba fare tutto il possibile per scoprire la verità. Insomma, se le sentenze di primo e secondo grado portavano a credere che dopo attenta valutazione tutto andasse a favore dell'imputato (ed io a quelle sentenze ho creduto), ora la cassazione si è accorta che alcune analisi non si sono fatte e che altre risultano incomplete. Per cui tutto salta e occorre dirlo che qualcosa non è andato per il verso giusto. Se ci sono state mancanze, però, non sono da addebitare solo all'inesperienza con cui si è affrontato un simile caso d'omicidio e non sono tutte di un procuratore troppo giovane e al primo incarico. No, troppo comodo anche il solo pensarlo perché ci sono state più udienze e più processi e perché sono stati i giudici ha ritenere inutili nuove perizie o ad accettarne di monche. Ma cosa c'è di inutile quando non si ha nulla in mano e solo il sommare dati ai dati può aiutare a individuare un assassino?

giovedì 10 aprile 2014

Il criminologo e il circo mediatico - articolo di Marco Strano -



Marco Strano, Psicologo della Polizia di Stato e Dirigente Nazionale UGL Polizia di Stato (responsabile della ricerca scientifica e formazione professionale) ha maturato più di 30 anni di esperienza nel settore della criminologia, di cui 20 come "investigatore di strada" in ambiti particolarmente complessi come gli omicidi della criminalità organizzata (negli anni '90 era nel “mitico” nucleo operativo speciale antimafia del Prefetto Sica all’epoca delle stragi di Palermo). Poi il suo settore di azione si è spostato su pedofiliacybercrime, di cui si è occupato quando dal 2001, dopo quasi 18 anni nei servizi di intelligence, si è rimesso la divisa e ha diretto per 5 anni l’Unità di Analisi della Polizia postale. Attualmente è in servizio presso l’Ufficio di Coordinamento sanitario della Polizia di Stato e si occupa di un progetto operativo sull’Autopsia Psicologica. Parallelamente all'attività investigativa ha sviluppato alcune ricerche scientifiche pionieristiche divulgate in tutto il mondo, come l’applicazione dell’intelligenza artificiale al criminal profiling. E’ considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Psicologia investigativa. Stimatissimo nella comunità scientifica negli ultimi anni si è fatto conoscere al grande pubblico per le sue partecipazioni a trasmissioni televisive dove si è sempre distinto per la pacatezza dei giudizi e la chiarezza espositiva. Marco Strano opera inoltre da molti anni nel mondo dell’Associazionismo. E’ stato fondatore, Presidente e Direttore scientifico della prestigiosa I.C.A.A.International Crime Analysis Association (sciolta nel 2013 e in fase di rifondazione in Svizzera) ed è attualmente è il Presidente del Centro Studi Crimecafé e membro del Direttivo dell’European Drone Pilots Association. Dal 2013 è inoltre Socio Onorario dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua che difende le Donne da ogni forma di discriminazione e violenza.

Il criminologo e il circo mediatico
Articolo di Marco Strano

Negli ultimi anni, nei talk show televisivi e sulla carta stampata la presenza di criminologi che potremmo definire, genericamente, come “esperti di casi e fenomeni criminali”, è diventata sempre più assidua. I pareri e le analisi che vengono fornite da questi personaggi appaiono però spesso abbastanza superficiali e scontate, e soprattutto centrate più sulla colpevolezza di un individuo e sull'efficacia delle indagini in corso che alla specifica competenza della Criminologia che si dovrebbe, invece, occupare più della dimensione psicologica e psichiatrica del criminale che delle investigazioni. Il criminologo di formazione psico-sociologica, infatti, ha come funzione primaria quella di fornire al Magistrato di Sorveglianza una valutazione sulla pericolosità sociale di un detenuto al fine di suggerire il trattamento carcerario più adatto. Il criminologo di formazione medico-psichiatrica, ha invece la funzione di indicare ai magistrati giudicanti, nel corso del processo, se l’imputato aveva capacità di intendere e di volere al momento del crimine, al fine di stabilire se deve essere processato normalmente o se, invece, più che il carcere è opportuno indirizzarlo verso una struttura psichiatrica (Ospedale Psichiatrico Giudiziario).

mercoledì 7 dicembre 2011

Chiara Poggi non è stata uccisa da Alberto Stasi. Ed ora i Pm inizieranno ad indagare anche altri o continueranno a mordere lo stesso osso?


Dopo sole cinque ore di Camera di Consiglio i giudici di Appello hanno chiarito a tutti come stanno in realtà le cose. Alberto Stasi non ha ucciso la sua ex fidanzata, punto e basta. La seconda sentenza stabilisce quanto la prima già aveva stabilito, nessuna possibilità di trovare un incontro convergente fra la morte di Chiara Poggi ed il suo, purtroppo ex, fidanzato. Questo di sicuro spiace ai media, ai nostri mitici informatori che nelle ultime settimane avevano mandato avanti i loro pezzi "da 90" per far sì che la gente tornasse a credere a qualcosa di poco pulito accaduto sia il giorno dell'assassinio sia al primo processo. Ci hanno parlato di perizie balorde da rifare, perché non in coerenza con quanto stabilito dal Ris inizialmente, tutte non buone e non significative della reale innocenza del ragazzo di Garlasco, si è detto, quasi che gli unici capaci di periziare siano quelli che rispondono del loro operato alle sole procure. Ed invece già da tempo si nota una stranezza in quanto avviene. Infatti nei processi in cui il giudice non si adegua e chiede nuove verifiche, le perizie portate dai procuratori, fatte al 90% dal Ris, dimostrano sempre di avere quel qualcosa che non va. Certo al momento delle indagini sono perizie idonee per motivare l'arresto del sospettato (se il gip si adegua), che così assume l'etichetta di assassino, e con questa la sua fine mediatica in quanto il marchio lo accompagnerà per la vita e sarà indelebile. Al momento sono idonee per far scorrere fiumi di speciali televisivi in cui campeggia scritta in grande la frase "è stato lui?", sono idonee a far cambiare idea ai familiari della vittima che dagli abbracci fatti al funerale passano, col susseguirsi dei giorni, a seguire solo la linea tracciata dalla Procura dimenticando quanto di buono visto nella persona che stava accanto a loro figlia. E solo quando arriva un'assoluzione con formula piena, come quella decisa dai giudici per Alberto Stasi, poco tempo fa era toccato ad Amanda Knox ed a Raffaele Sollecito, si capisce, volendo e ragionando scevri da pregiudizi, che la giustizia è stata sconfitta.