
Oggi, all'ospedale di Cesena, è morto mio fratello Alvaro. Ieri sera ci eravamo sentiti al cellulare. In mattinata era stato molto male ed eravamo d'accordo che ci saremmo visti oggi, che sarei andato a trovarlo accontentandomi di vedere come stava senza farlo parlare, perché doveva risparmiare fiato per recuperare energie (il suo era un problema ai polmoni, da cui pochi mesi fa avevano estratto sei litri di liquido). Aveva voglia di guarire Alvaro, di godersi il nipotino appena nato e di rilassarsi dopo una vita passata fra lavoro e stress continuo. Nonostante il male, cercava di guardare il lato positivo, di non lasciarsi andare alla facile depressione, di reagire. A me piace ricordare il suo volto di ragazzino (foto), aveva dieci anni più di me, quando sempre sorridente mi faceva entrare nel suo letto se nel buio della notte mi sentiva piangere. "Ti voglio bene Massimo", queste sono state le ultime parole che mi ha detto al telefono venti ore fa, le stesse che mi ripeteva ogni volta che ci vedevamo. Ora la sua voce mi mancherà.
Ti voglio bene anch'io Alvaro, te ne ho sempre voluto. Anche se per tanto tempo abbiamo abitato in città diverse, anche se ci vedevamo poco, non ci siamo mai mancati. Ricordi le volte che venivo a trovarti e mi chiedevi quando sarei tornato? Ricordi che sempre ti rispondevo: "tranquillo, prima o poi ci rivedremo". Ci siamo sempre rivisti, Alvaro, e non sarà la morte a dividerci. Riposa in pace fratello mio, aspettami e stanne certo... Io e te prima o poi ci rivedremo ancora.