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domenica 29 novembre 2015

In ricordo del piccolo Loris: Veronica Panarello... colpevole ma non troppo



Un anno fa il piccolo Loris Stival veniva ucciso in maniera barbara e altrettanto barbaramente gettato in un canale di scolo. Purtroppo la sua luce è rimasta un punto sottile nel cielo, quasi oscurata dagli avvenimenti che si sono susseguiti a ritmo incalzante e che hanno visto in primo piano sua madre, accusata di averlo ucciso per non si sa bene quali motivi. In questo anno appena passato abbiamo scoperto come si possa sfruttare un crimine, infatti c'è stato chi dalla morte di un bimbo ha tratto profitti immediati e chi, i soliti noti, nuova notorietà da sfruttare a livello mediatico per guadagnare una serata o una migliore posizione futura. Abbiamo anche scoperto che i colpi di scena non cambiano le carte in tavola. Infatti, chissà perché, come fosse scritto sul copione di un film in continua lavorazione, proprio alla vigilia dell'udienza in cui si doveva decidere se istruire un processo è giunta, come un lampo improvviso nel buio, una nuova versione che avrebbe dovuto chiudere il cerchio. Peccato che nonostante il clamore suscitato non abbia chiuso nulla, causa mancanza di riscontri validi, e che abbia solo contribuito ad affossare una madre già affossata dalla solitudine di un carcere e dalla mancanza di figure in grado di proteggerla aiutandola mentalmente.

lunedì 19 ottobre 2015

Veronica Panarello, le intercettazioni e le indagini virtuali che sui media scatenano il pregiudizio...



Come dice l'avvocato Giuseppe Lipera, o Veronica Panarello è una madre pazza, e allora potrebbe aver ucciso suo figlio, oppure è sana e ad ucciderlo non è stata lei. Mai logica fu più chiara, semplice e facile da capire. Eppure c'è chi ancora la accusa e la vorrebbe in galera a vita pur non avendo chiesto alcuna perizia e, quindi, credendola una madre sana.

sabato 26 settembre 2015

Veronica Panarello. L'auto fantasma, i media fantasma, la procura fantasma: Dopo tanto silenzio è giunta l'ora di criticare chi ha indagato con poca professionalità

Auto fantasma
Una settimana è trascorsa dall'incidente probatorio che ha stabilito quali siano i filmati del 29 novembre 2014 su cui dovranno confrontarsi a processo procura e difesa. E visto l'esito della perizia il silenzio di chi accusa appare inquietante. Solo l'avvocato di Veronica Panarello ha rilasciato interviste e per qualche minuto ha potuto parlare di immagini mancanti. Ma quanto dice lui poco importa agli opinionisti qualificati, quali la dottoressa Matone che dopo aver ascoltato Franco Villardita ha detto a milioni di persone che piuttosto preferirebbe ascoltare cosa dice il procuratore Petralia (anche se poi ha corretto leggermente il tiro non squalificando completamente la difesa). La dottoressa ha ragione. E anche se il suo pensiero è diverso dal mio, pure a me in questi giorni sarebbe piaciuto ascoltare la voce del dottor Petralia. Ma il procuratore tace e i media, che pochi mesi fa lo bramavano, tacciono assieme a lui o, al massimo, parlano sottovoce. Nessuna sua intervista, nessuna sua precisazione e nessuno scoop neppure da quei pennivendoli che a notizia invertita e priva di riscontri ad agosto imbrattarono un settimanale patinato inserendo a tutta pagina un titolo a caratteri cubitali: Contro Veronica i filmati di due nuove telecamere.

lunedì 14 settembre 2015

Occhio per occhio dente per dente. Una drastica soluzione per far cessare i sequestri di stato dei magistrati non professionali che se ne fregano della vita altrui


Un altro processo che neppure doveva iniziare si sta celebrando contro Massimo Bossetti nell'italica terra conosciuta nel mondo perché resa famosa da santi, poeti e navigatori. Queste le categorie più famose. Ma in Italia ci sono anche tanti eccellenti investigatori, procuratori e giudici che operando per come vuole la legge riescono a chiudere indagini scomode prima che finiscano sui media. Su quei media che pressando mischiano le carte e calando l'asso del pregiudizio aizzano il popolo e spaiano le indagini. Naturalmente le eccellenze non si fanno notare. Com'è giusto che sia restano nell'ombra, non cercano pubblicità e non accettano, specialmente prima di aver portato l'imputato a processo, di parlare coi media, italiani o stranieri, di una indagine che ancora non ha superato il vaglio dei giudici. Le persone semplici ammirano gli uomini con la divisa o con la toga. Li vedono maneggiare il potere e pensano di avere a che fare con menti superiori, con una categoria professionale e seria al cento per cento. Ma una categoria simile non esiste in nessuna parte del mondo. Come capita in qualsiasi azienda, fra migliaia di persone che lavorano nel migliore dei modi si troverà sempre una percentuale, alta o bassa che sia, che risulta meno produttiva o addirittura incapace. Logicamente l'azienda privata può migliorare in produttività se chi la dirige usa gli strumenti in suo possesso per provare a livellare i suoi dipendenti (se non ci riesce li licenzia). Basandosi su questa ovvia banalità c'è quindi da chiedersi chi diriga l'azienda Italia, in special modo il settore giustizia, visto che lo stesso discorso sulla professionalità si può fare sui giudici. Anche fra loro ce ne sono di molto validi (che sentenziano basandosi sul codice penale e sul buonsenso) e di poco validi (quelli che si affidano alle procure e a regole proprie non scritte in nessun codice penale).

lunedì 29 giugno 2015

Veronica Panarello e la mala-informazione: Come occultare la verità e dar spazio ai pregiudizi...


Veronica Panarello è stata arrestata ed è ancora in carcere perché il potere costituito ha deciso di condannarla senza fare la prova del nove, le giuste e professionali indagini che in teoria potrebbero dimostrare la sua colpevolezza. E questo è un grosso problema, perché i tanti casi simili - sempre troppo seguiti dai media - ci dicono che se un giudice di polso non ferma in tempo la procedura ormai avviata, rifiutando di mandare a processo l'imputato scelto dalla procura, con alta probabilità anche in mancanza di prove si arriverebbe a una condanna. Purtroppo il modus accusatorio usato da larga parte della magistratura, a cui contribuiscono i giornalisti amici, conferma che nei processi indiziari una buona dose di pregiudizio popolare aiuta l'accusa e rende inefficace la Difesa. Inoltre, più l'imputato innocente resta in carcere più si alzeranno le probabilità di trovare giudici popolari disposti a condannarlo, sia in primo grado che in appello. Questo perché il popolo gregge bruca dove il pastore vuole che bruchi. Questo perché un popolo abituato a ragionare con la testa d'altri, in autonomia non si informerà su nulla. Leggerà l'insulso scoop del solito insulso settimanale diretto dal solito insulto direttore e sorridendo sarcasticamente si convincerà di quanto si vuole sia convinto. Questo perché il sempliciotto è propenso a credere che non si resta tanto tempo in galera se non s'è fatto nulla. E' propenso a credere che se più giudici hanno tenuto in carcere un imputato un motivo valido deve esistere. E una volta superato lo scoglio dei giudici popolari, quindi di un processo d'appello in cui tutto quel che si deve fare si fa (ad esempio perizie di corte imparziali da accantonare e non seguire se contestate dal pubblico ministero e dalla parte civile), la cassazione dovrà solo validare o diminuire la sentenza scaturita a causa del pregiudizio.

giovedì 11 giugno 2015

Veronica Panarello. Se è vero che il passato c'entra sempre con quanto accade nel presente, anche il dottor Petralia potrebbe aver sbagliato indagini e colpevole...


Gli spezzoni video degli interrogatori di Veronica Panarello, mostrati da Porta a Porta con tanto di commenti unilaterali di ospiti colpevolisti e ripresi un po' ovunque, ancora una volta dimostrano che la giustizia e l'informazione italiana hanno smarrito la strada maestra, che manca il pugno duro di chi dovrebbe comandare istituzioni così delicate. Ormai pare di essere in un punto di non ritorno. E questo grazie al settore dello sciacallaggio gossip-mediatico, sempre più amato dalla pubblica opinione, spacciato per informazione e a quello privilegiato delle toghe di vari colori che senza un vero capitano sul ponte di comando non sanno che rotta prendere e stanno rischiando di schiantare la nave Giustizia sugli scogli. E mentre il ministro dell'interno coi crimini si fa propaganda elettorale, a noi italiani ci stanno spingendo in mare e nessuno si accorge che chiunque abbia conquistato un minimo di potere può fare ciò che vuole del nostro corpo e della nostra anima. Non si chiama istituzione democratica ciò che senza rispetto e senza regole permette il proliferare di processi pubblici fatti tra una pubblicità e l'altra prima ancora che in un'aula di tribunale. Da decenni stiamo assistendo al proliferare di tanti mini-capitani che comandano sul loro piccolo battello e grazie al potere politicamente scorretto, grazie ad alleanze politicamente scorrette, mostrano i pugni a Roma e si impongono senza paura alcuna proprio a causa della mancanza di un organo di comando in grado di far rispettare le regole. Ad esempio: nei video abbiamo notato lo strano modo di interrogare usato il giorno 8 dicembre con Veronica Panarello, al momento persona informata sui fatti. Se una persona viene interrogata perché informata sui fatti, il discorso deve riguardare i fatti e ciò che quella persona ha visto. Non si devono fare domande sul suo passato, perché è logico che in questo caso si sta cercando di far cedere e confessare l'imputato preferito, già debilitato da una enorme disgrazia, usando l'emotività e la rabbia che certi ricordi possono trasmettere. La legge non consente che si interroghi un indagato senza la presenza del suo avvocato.

sabato 23 maggio 2015

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità e mentire spudoratamente?


America - 1880 (milleottocentoottanta) - a una cena di giornalisti all’American Press Association c'è anche John Swinton, un editorialista del New York Sun che invitato a brindare alla stampa indipendente dice:

"In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che anche scrivendole non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattrore la mia occupazione sarebbe liquidata. Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente? Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali"

venerdì 1 maggio 2015

Veronica Panarello per la procura di Ragusa è l'unica assassina al mondo - sana di mente - che uccide senza avere un movente...


Quando una squadra investigativa si trova ad indagare su un caso di omicidio, per iniziare le indagini ed essere quasi certa di imboccare la pista giusta è necessario che disponga di almeno uno dei seguenti fattori: a) di una confessione b) di un testimone c) di una prova materiale. Per cercare testimoni e prove, gli investigatori seguono un percorso che comprende lo studio delle caratteristiche della vittima e l'analisi della scena del crimine. La maggior parte degli omicidi viene commesso per un movente che possiamo definire "classico" (gelosia, vendetta, interesse economico). Movente che nove volte su dieci salta subito all'occhio dell'investigatore e lo orienta nelle indagini verso qualcuno che ha, o ha avuto, qualche tipo di relazione con la vittima e diventa il primo sospettato da indagare. Quanto sopra è la base da cui parte una squadra investigativa nel momento in cui si trova di fronte a chi è stato assassinato. E' chiaro che una confessione, se logica e realistica, porterà chi indaga a trovare facili riscontri e a chiudere il cerchio in velocità. E' chiaro che se un testimone attendibile e nel pieno delle sue facoltà fisiche e mentali ha assistito a un omicidio, per l'investigatore sarà più facile trovare l'assassino o la pista che porti all'assassino. E' chiaro che in mancanza di confessioni e testimoni tutto diventa più complicato e serve almeno una prova materiale che indirizzi le indagini su determinati ambienti o persone. Ad esempio l'arma del delitto, un oggetto lasciato sulla scena del crimine o anche tracce biologiche sicure rilevate e isolate dalla squadra scientifica.

giovedì 16 aprile 2015

Veronica Panarello. Come rovinare definitivamente la vita a chi la vita l'ha già rovinata...


Ancora una volta chi ha in mano il potere gioca sporco sulla vita di un bambino. Fra qualche giorno il piccolo Diego verrà definitivamente tolto alla sua mamma e nessuno avrà né remore né rimorsi. Nemmeno il padre che affidandosi a chi accusa ha già reso orfano suo figlio. Procedure del genere si sono viste spesso e il 21 aprile purtroppo si vedranno nuovamente. Perché capitano è facile da capire. Semplicemente perché la nostra vita è in mano a uomini che possono decidere, senza neppure attendere un verdetto di primo grado, di toglierci un figlio. Li autorizza il rischio che quanto afferma una procura su un atto giudiziario possa essere vero. Poco più di quattro mesi fa, fu proprio la procura di Ragusa che accusò di omicidio Veronica Panarello e la arrestò. Suo figlio Loris era morto da meno di due settimane e già le idee dei procuratori erano incredibilmente chiare. Nessun dubbio, nessuna pista alternativa, nessuna mancanza nella logica investigativa. In meno di dieci giorni passarono da un indagato all'altro chiudendo il cerchio come se tutto fosse chiaro e lampante. Come se fosse certo che il piccolo Stival l'avesse ucciso sua madre. Sulla richiesta d'arresto, la Panarello venne descritta come una criminale bugiarda che aveva ucciso un figlio con cattiveria e per futili motivi, cercando poi di depistare le indagini asserendo di averlo portato a scuola. Ma quella mattina neppure l'aveva percorsa la strada che porta alla scuola, stava scritto sull'atto. I magistrati lo avevano appurato dai filmati delle videocamere di sorveglianza private presenti in città, ci dissero. E poco importava se gli orari risultavano sballati, se si fossero immortalati con cellulari diversi e non sincronizzati o se qualche telecamera importantissima neppure funzionasse.

martedì 24 marzo 2015

Sotto a chi tocca. Oggi in carcere ci sono Veronica, Sabrina, Massimo e tanti altri, ma se il sistema giustizia non cambia domani l'inferno potrebbe toccare anche a noi...


Il dottor Carlo Nordio, procuratore aggiunto di Venezia, durante la "stagione storica" che tutti conosciamo col nome "mani pulite" - usò lo strumento che ancora utilizzano tanti procuratori per intimorire gli indagati e ottenere confessioni: la custodia cautelare in carcere. Detto questo, però, tempo dopo fu lui uno dei magistrati che, nonostante la legge gli consenta l'uso di tale strumento di tortura, fece autocritica dicendo che non sempre quanto dallo Stato è considerato legittimo è anche necessario e opportuno. Onore a lui, anche per quanto ha dichiarato dopo la nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Non ha peli sulla lingua il dottor Norbio e non si è fatto scrupolo di dire che: "Il magistrato che manda in galera un indagato contro la legge non deve pagare, dev'essere buttato fuori dalla magistratura". Fatta questa premessa, parliamo di chi ha spedito in carcere persone che si proclamano innocenti nonostante gli indizi non siano sufficienti a suffragare un sequestro di stato.

mercoledì 4 marzo 2015

Veronica Panarello. Chi ama davvero non scappa - non abbandona la moglie e non toglie un figlio a una madre non ancora giudicata dai giudici...


Signori e signore, per l'ennesima volta il piatto rancido è stato servito. Questa volta a doverselo mangiare è Veronica Panarello, a cui il marito non solo ha negato il pieno appoggio e la sua incondizionata fiducia in fase di indagini preliminari, ma ha anche negato il sacrosanto diritto di essere madre di suo figlio. Rivolgendosi al tribunale per i minori di Catania e chiedendo di essere nominato unico tutore, grazie alla nonna paterna che garantisce la sua presenza quando il padre è al lavoro e a cui i giudici hanno arrogato la prerogativa di fare la figura materna, ora il piccolo può vivere "felice" lontano dalla sua unica e vera mamma. E questo è accaduto, ripeto, in fase di indagini preliminari, non dopo un processo che ha confermato l'indiscutibile colpevolezza di una donna a cui, fino a prova contraria e a sentenza definitiva, hanno ucciso un figlio di otto anni.

venerdì 13 febbraio 2015

Veronica Panarello. Un'ottima ricostruzione di Patrizia Ciava smonta le accuse della procura e pone mille dubbi su come siano state condotte le indagini...


Veronica Panarello può aver ucciso suo figlio Loris? La risposta è no, non può averlo ucciso perché troppe sono le incongruenze portate dall'accusa. Perché le indagini sono partite con un pregiudizio di fondo e su quel pregiudizio si è lavorato per aggiustare gli eventi accaduti la mattina del 29 novembre 2014. Ma c'è di più. Se Patrizia Ciava nel video sopra ci mostra e spiega in maniera impeccabile i tanti incastri che la procura ha usato, incastri che non si incastrano, nel video che segue ci spiega ancora meglio come sia i procuratori che i giudici abbiano fallito la ricostruzione omicida, e l'arma del delitto, tirando in ballo le fascette da elettricista e dimostrando non solo di non aver mai usato tali fascette, ma anche di non aver capito, dopo averle viste e toccate, come funzionino.

giovedì 5 febbraio 2015

Veronica Panarello per i giudici ha una capacità criminale degna di un killer assetato di sangue ed è colpevole perché non ammette di essere colpevole


Da quando il piccolo Loris Stival è stato ucciso - più di due mesi fa - ci siamo trovati a fronteggiare due cambiamenti mentali. Inizialmente la pubblica opinione sospettava del "cacciatore" che aveva trovato il corpo nel canalone, una settimana dopo tutti sono passati a parlare di una madre assassina. Fino all'otto di novembre, giorno dell'arresto di Veronica Panarello, le testimonianze erano in suo favore e parlavano di una donna e una famiglia tranquilla. Poi, con la conferma del fermo firmata dal Gip, l'umore è cambiato. Le telecamere hanno convinto che in fondo un figlicidio ci poteva stare e improvvisamente è apparso chi s'è ricordato le urla di una donna che ce l'aveva con tutti: a iniziare dal figlio grande per finire col marito. Ore e ore di urla in via Garibaldi a Santa Croce Camerina quando Loris era in casa. E non solo. Improvvisamente c'è stato anche chi ha descritto la Panarello come una persona strana, che in pochi conoscevano e che a volte salutava e altre no. Poi, quasi tutti i giornalisti sono diventati detective e ci hanno spiegato quali fossero le stranezze nel comportamento dell'imputata. Così, a poco a poco alcuni vicini sono diventati testimoni per l'accusa mediatica nutrendo dubbi sulla madre in carcere senza neppure tenere nel debito conto le parole che loro stessi avevano detto. Se è vero infatti che Veronica Panarello quando era con Loris urlava e lo sgridava sempre, per quale motivo il giorno in cui è morto non ha urlato e, anzi, ha aperto le finestre mentre faceva i lavori di casa? Basta questo pensiero per diventare un po' meno sicuri della colpevolezza di una madre. E magari basta pensare che nell'ora in cui è rimasta collegata a internet, invece di usare applicazioni telefoniche ha semplicemente ascoltato della musica (magari da youtube). E' forse impossibile? No, dato che c'è stato chi ha prospettato l'idea che abbia fatto vedere un film a Loris per tenerlo tranquillo (in attesa di essere pronta a ucciderlo?).

domenica 1 febbraio 2015

Veronica Panarello. Parla l'avvocato Francesco Villardita e smonta ogni accusa svelando gli altarini della procura di Ragusa...



La differenza fra avere l'informazione dai media nazionali che scrivono per linea editoriale, che bloccano i discorsi quando portano dove non devono portare, che si affidano alle procure in maniera esponenziale anche in fase di indagini preliminari, e una vera informazione che nasce parlando in maniera amichevole e privata, è immensa. Lo dimostra questo video di "Sestarete" registrato fra amici in un bar. Anche il dottor Villardita dall'alto della sua esperienza non le manda a dire e ci spiega i motivi per cui difende Veronica Panarello e accusa chi ha portato avanti le indagini, chi ha periziato dopo l'autopsia e chi sentenzia motivando in maniera assurda le sue decisioni.

domenica 18 gennaio 2015

Perché Veronica Panarello è in carcere? Cosa prova l'incensurato che nonostante si dichiari innocente viene sequestrato dallo stato?


Tanta gente si chiede perché Veronica Panarello sia in carcere. La risposta è ovvia: perché la procura di Ragusa la ritiene bugiarda e colpevole dell'omicidio di suo figlio. Naturalmente è una convinzione di parte e spetterà ai giudici decidere se si basa sulla realtà o sulla fantasia. Il problema, in questo caso come in tanti altri simili, è che come sempre ai giudici verranno forniti atti incompleti. Ciò che voglio dire è che per i giudici sarebbe illuminante sapere da quale momento e per quale motivo si decide di puntare i fari investigativi su uno rispetto che sull'altro. In questo caso su Veronica Panarello che, ricordiamocelo, è stata spedita in carcere a soli dieci giorni dalla morte del figlio. Sarebbe illuminante perché troppo spesso lo spunto per portare avanti un'indagine che punta quasi esclusivamente sull'indagato preferito, così da accollargli gli indizi più svariati che solo a prima vista possono apparire concordanti, nasce da intuizioni inconcepibili. Forse non tutti sanno che gli investigatori, da tempo, per decidere chi indagare usano anche linee guida diverse dagli standard che siamo abituati a vedere nei telefilm. Sono linee guida che si basano sul comportamento di chi conosceva la vittima. Per capire meglio prendiamo quanto accaduto con Amanda Knox. Sono poche le persone che sanno il motivo che portò poliziotti e carabinieri a pensarla colpevole e a puntarla con indagini mirate che dopo soli cinque giorni la portano in carcere. Quasi tutti hanno memorizzato il raccontato informativo pubblicizzato dai media: cioè che in caserma la ragazza fece, inopportunamente, una spaccata, il ponte e una giravolta. Pochissimi però sanno che fu una poliziotta a chiederle se facesse sport. Domanda che convinse Amanda a darle la dimostrazione ginnica notata da una ispettrice capo della squadra mobile che rimase scioccata. Ma non ci fu solo questo. Fabio Giobbi, un funzionario dello Sco (servizio centrale operativo), a Paul Ciolino (un famoso investigatore americano) spiegò per filo e per segno il motivo per cui si convinse che fosse colpevole e iniziò a indagarla. Riporto le parole registrate dalla CBS:

domenica 4 gennaio 2015

Veronica Panarello resta in carcere anche se non aveva il tempo per portare il cadavere di suo figlio a Mulino Vecchio...

Entrata Tribunale di Catania
Un'occasione persa. I giudici di Catania non si scostano da tanti altri giudici che si incollano alla procura e non la mollano neppure quando è chiaro che serve una scossa per non lasciare che il vero colpevole la faccia franca. Eppure, grazie alle analisi di laboratorio, sembrava che fosse l'ora di scrivere la parola fine su una vergogna nata a causa della fretta di un apparato investigativo che non ha saputo gestire la pressione mediatica e, credendo di aver vagliato tutto al meglio, dopo una sola settimana di indagini ha chiesto a un Gip di comportarsi per come vuole la casta, di affidarsi alla procura per scrivere atti che dipingessero l'indagata come una schifezza umana e spedirla in galera con l'infamante accusa di aver ucciso suo figlio. Sto parlando dell'omicidio del piccolo Loris Stival. Sto parlando di un fatto criminale che, tempi cronometrati alla mano, ha mandato in confusione i migliori investigatori italiani inviati a Ragusa dal ministro Angelino Alfano, ci han detto i giornalisti, lo stesso ministro che in anteprima ci informò dell'arresto "dell'assassino di Yara". Lo ricorderete. L'informazione fu spalmata sulla pubblica opinione come olio miracoloso e fu accolta a mani conserte come fosse la certezza acclarata del nuovo millennio. Peccato che il sicuro colpevole sia stato arrestato e mandato in carcere a causa di un solo indizio e senza prima aver cercato prove a conferma.

martedì 30 dicembre 2014

Veronica Panarello è stimata all'incirca colpevole a causa di ombre e sagome che viste in maniera diversa potrebbero renderla all'incirca innocente...


A un mese dalla morte del piccolo Loris Stival, la confusione ha preso il posto delle certezze ipotizzate da chi indaga. Quelle certezze che pur non essendoci si son fatte propagandare in grande stile dai media che le hanno guarnite con la ciliegina finale: l'arresto in grande stile di Veronica Panarello e la sua entrata in carcere. Ad oggi si è già detto tutto e il contrario di tutto. Si è parlato di una telecamera che ha inquadrato l'auto dall'alto mentre entrava in garage, ma non si è mai confermata l'esistenza di una telecamera che abbia inquadrato l'auto dall'alto, si è detto che la donna è stata a Mulino Vecchio, quando invece niente la può collocare in quel luogo e lei ha sempre affermato di non aver mai preso quella strada e di essere rimasta sulla SP35 (dove si trovano i cassonetti), che sia entrata in garage nonostante vi fossero parcheggi liberi di fronte alla sua abitazione, ma nessuna telecamera inquadra la via Garibaldi dalla parte in cui si può parcheggiare, che aveva un telefonino segreto con cui parlava al suo complice, ma non c'era un telefonino segreto e non è mai spuntato alcun complice. Insomma, un putiferio di nullità che ormai hanno riempito la mente dei lettori aprendola al pregiudizio e a credere a qualunque cosa sia portata in chiave colpevolista. Eppure non si sa davvero nulla, nemmeno come si siano sviluppati gli interrogatori e come siano uscite le varie versioni, che potrebbero non essere varie ma contenere errori di scrittura (500 metri anziché 50) e qualche aggiustamento o falso ricordo di un'imputata chiamata a rendere testimonianze nei momenti più brutti e stressanti della propria vita. L'unica sicurezza viene dalle analisi di laboratorio. Queste ci dicono che la procura non sta ottenendo le risposte che attendeva, anzi, per cui è costretta ad arare il campo degli indizi per legittimare, con qualcosa che somigli a una prova, l'affrettata decisione di far condannare una madre prima che da un giudice da un'opinione pubblica affamata e morbosa. In ogni modo, la fretta investigativa un risultato l'ha raggiunto (e forse era quello che si voleva ottenere). La morsa dei media infatti si è allentata di molto e Santa Croce Camerina dopo una settimana di indagini è stata ripulita da quasi tutte le cimici televisive (posizionate in troppi luoghi).

giovedì 18 dicembre 2014

Omicidio Loris Stival: niente di nuovo sotto il sole mediatico…

Di Gilberto Migliorini


Ricostruire una vicenda drammatica servendosi di telecamere, con tutta la carica suggestiva delle immagini che appaiono oggettive nella loro ottusa e opaca registrazione… da un lato può condurci a conclusioni pertinenti e consequenziali, ma dall'altro rischia di imprimere nel fotogramma significati che l’immagine digitale non può avere, stante una neutralità dominata da automatismi ciechi e senza ratio. La tecnologia talvolta serve più a confondere che a sceverare. Gli amanti dei gadget e degli automatismi di pedinamento e registrazione elettronica rimangono delusi da telecamere dallo spin monco, inquadrature non proprio alla Antonioni, défaillance di software bacati o semplicemente fuori servizio, comunque occhi dallo sguardo miope quando occorre zoomare, e con accentuata presbiopia quando serve il dettaglio in primo piano. Anche quando registrano fedelmente non si sa bene quale sia l’ora esatta e come nel paradosso dei gemelli sembrano coordinarsi in dimensioni temporali inconciliabili.

domenica 14 dicembre 2014

Veronica Panarello. Le telecamere di Santa Croce Camerina somigliano molto al Dna di Massimo Bossetti... ci sono ma non ci sono...

Telecamera che punta sul viale della scuola
Questa non era una storia per palati fini, per quelli bravi a leggere fra le pieghe, era una storia semplice da valutare notizia per notizia, così da capire (già alla fine del secondo giorno di indagini) chi sarebbe andato in carcere e chi no. Insomma, chi di noi si è fatto ammaliare dalle sirene dei media e della procura, ha perso l'occasione per capire il meccanismo e non ha potuto decidere in maniera autonoma e discernere le notizie utili da quelle fasulle. L'avevo scritto nell'articolo precedente che essendo un crimine in fase embrionale si poteva imparare molto, si poteva comprendere come nascono i pregiudizi e le notizie colpevoliste che si sviluppano e montano nei giorni. Sì, le notizie montano e diventano incandescenti tanto da far pensare che non può esserci un altro assassino. Chi se non lui? Chi se non chi si è contraddetto e ha mentito? E quando le notizie montano, la memoria rimane fregata. Troppe informazioni date a orari fissi nella mente non ci stanno. Chi si occupa di marketing lo sa bene che le menti umane archiviano le meno interessanti ed elaborano le più succose. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole... scrisse il poeta che pare vivere ancora. Perché vive ancora? Perché quando si vuol mostrare solo un lato della storia significa che c'è qualcuno che vuole sia così. E in questo crimine, fra tanti pregiudizi e tanto fango, si è mostrato solo il lato oscuro facendo credere che le telecamere di Santa Croce Camerina, ormai famose, non possano sbagliare. Che siano una sorta di DNA (come quello di Bossetti?) infallibile. La pistola fumante, la prova regina e chi più luoghi comuni conosce e più ne dica perché così sarà facile farsi credere ad occhi chiusi da chiunque.

mercoledì 10 dicembre 2014

Veronica Panarello: una crudele e bugiarda assassina o una madre che soffre le pene dell'inferno?


Se l'ultima ricostruzione pervenutaci è davvero quella pensata dal procuratore, quindi veritiera perché puntellata da solide prove, si possono nutrire dubbi sulla probabile colpevolezza della madre di Loris, o gli unici derivano dal risultato dell'autopsia che, se giusto quanto ci è stato riferito, fa rientrare l'ora della morte fra le dieci e le dieci e trenta? Dell'autopsia nessuno ne parla più, quasi dovesse passare in secondo piano, e già c'è chi si è adattato dando per certa una morte avvenuta fra le nove e le nove e trenta di mattina. Vedremo fra qualche giorno se rispetto ai primi riscontri autoptici qualcosa è cambiato o se le risultanze del medico legale sono rimaste tali e quali. Per ora esaminiamo quanto abbiamo in mano, naturalmente ricordando che ci troviamo ancora di fronte a una ricostruzione parziale creata dai media in base a poche carte investigative. Vediamo, quindi, come questa volta, dopo tante ricostruzioni sballate e prive di realtà, si sarebbe svolto il crimine. I media ci han detto che per gli investigatori Veronica Panarello sarebbe uscita di casa alle 8.32 e non prima. Nel video si vedrebbero i due figli salire in auto e partire con la madre. Ma, ci han detto, un minuto dopo sul filmato apparirebbe una figura che si dirige verso l'ingresso del condominio e vi entra. Quella figura sfocata è riconducibile a Loris - dice la procura. No, quella figura l'abbiamo guardata anche noi e non si può dire neppure che sia un bambino perché impossibile da decifrare- dice l'avvocato della difesa.