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martedì 11 marzo 2014

Elena Ceste: viva o morta? Le varie ipotesi e la speranza di indagini a 360°


Credere a Michele Buoniconti o non credere a Michele Buoniconti: questo è il dilemma, direbbe un attore di teatro. Ma qui non siamo in teatro, qui siamo nella vita reale del ventunesimo secolo e la domanda non se la pongono solo i carabinieri e i procuratori, se la pone anche quell'opinione pubblica che da tempo è parte attiva nello spingere la giustizia a condannare per volere popolare. Per questo non è una domanda da poco. Specialmente se il fascicolo aperto contro ignoti, in cui al momento vi è scritto istigazione al suicidio, in mancanza di un ritrovamento in vita dovesse trasformarsi in un fascicolo contro il marito con su scritta la parola omicidio (poco importa se premeditato o no). Detto quindi che è sempre il caso di andarci leggeri quando si parla e si scrive di certi argomenti, non ci si può esimere dal constatare che le modalità di scomparsa di Elena Ceste sono a dir poco strane. Per cui non stupisce, come dichiarato più volte dal marito, che i carabinieri non gli credano e manco abbiano avuto la voglia di ascoltare la telefonata inviatagli da un buon "amico" di famiglia (ma perché gliel'ha inviata? Era davvero preoccupato per Elena o la chiamata aveva altri scopi?). Telefonata che potrebbe dimostrare l'esistenza quanto meno di un amante, come starebbero a far supporre gli sms del buon "amico" - rinvenuti nel telefonino - che esortavano la donna ad andare a un incontro "al solito posto".

venerdì 13 settembre 2013

Claudio Grigoletto: un assassino o un mostro?


Non c'erano assassini alternativi e la procura aveva individuato quello giusto. Claudio Grigoletto ha ucciso Marilia Rodrigues dimostrando ancora una volta che non esistono i delitti perfetti, che non è possibile uccidere una persona senza lasciare tracce sul luogo dell'omicidio. Per quale motivo ha ucciso e come davvero l'ha fatto? La verità non la dirà mai e quella che ha dato a chi lo ascoltava in carcere (abbiamo litigato e lottato poi a Marilia son prese le convulsioni e ho cercato di aiutarla prendendola per il collo ma ha sbattuto la testa), causa le sue bugie ora risulta scadente e priva di argomentazioni a supporto: perché non ha chiesto aiuto quando la donna si è sentita male? Perché non ha chiamato un'ambulanza e raccontato ai carabinieri quanto accaduto, invece di lavarsi e andare a Bedizzole come se nulla fosse accaduto? Il procuratore di Brescia ha parlato di una ricostruzione poco convincente, ma è stato magnanimo dato che è lampante il fatto che dopo aver perso la capra (la libertà), il Grigoletto sta cercando di salvare almeno i cavoli. Inoltre si può intuire il motivo per cui ha confessato. Di certo pressato dai suoi avvocati, che per lui cercavano di operare al meglio (ai legali non piace difendere gli assassini e preferiscono ottenere sgravi di pena piuttosto che ergastoli sicuri), ha capito che le risultanze del Ris lo avrebbero sotterrato in una cella per oltre trent'anni ed ha preferito anticipare i referti delle perizie, così da poter chiedere agevolazioni in fase processuale e in carcere. Agevolazioni che a mio modo di vedere non merita; anzi, vista la sua mente criminale e una coscienza inesistente, perché capace di nascondere un simile omicidio dietro una finta normalità, all'ergastolo aggiungerei i lavori forzati.

sabato 7 settembre 2013

Marilia Rodrigues. Esistono assassini alternativi... o Marilia l'ha uccisa davvero Claudio Grigoletto?


Ancora una volta c'è chi è caduto nel vizio più vecchio del mondo: raccontare bugie. Tutti abbiamo imparato da piccoli a raccontare bugie. Addirittura fra noi c'è chi con una bugia detta a modo ha evitato di essere punito dai propri genitori. Non sempre è andata bene, anzi, troppo spesso siamo stati scoperti e crescendo abbiamo imparato a nostre spese che per vivere in serenità non si devono dire menzogne... perché se il diavolo fa le pentole senza coperchi è difficile nascondervi dentro qualsiasi cosa. Ma, è un fatto certo, non tutti hanno capito la lezione e notoriamente anche da adulte le persone continuano a mentire. E' assodato. Detto questo dobbiamo essere realisti e ammettere che anche noi conosciamo tanti bugiardi. Ad esempio quei vicini che vanno in ferie a pochi chilometri da casa e ci dicono di essere stati a Formentera. Oppure quegli "amici" che ci chiamano di sera o di notte, durante una loro furiosa lite familiare, per farci mentire a nostra volta, per farci dire alla moglie di turno che il marito la sera precedente non era dalla presunta amante ma a giocare a squash con noi in palestra. Le occasioni per mentire sono tante e spesso diventano un'operazione mentale automatica che fa distogliere lo sguardo dalle conseguenze: come bere una bottiglia d'acqua ghiacciata tutto d'un sorso quando si è molto accaldati (non fatelo mai). Ciò che i bugiardi però non riescono a capire, è che raccontare frottole a una moglie o a un amico può far perdere "solo" la moglie o l'amico, mentre raccontarle a chi indaga su un omicidio nove volte su dieci fa perdere la libertà.

lunedì 10 dicembre 2012

Vincenzo Manduca ha ucciso Lisa Puzzoli. Una storia di stalking... e le procure alzano bandiera bianca e non sanno che fare...



Vincenzo ha ucciso Lisa. Qualcuno si meraviglia? Io no, visto che su di me pende una querela nata dalla mia esuberanza nel difendere chi si è visto sfondare la porta di casa (mia nipote), sbattere a terra, anzi sulle scale (mia sorella), e portare via dalle braccia un figlio di neppure tre anni ancora in pigiama. Come me non si meravigliano tutte quelle persone che lo stalking lo hanno subito e lo stanno subendo. Uomini e donne che tremano ad ogni sms che ricevono, che si trovano il cuore in gola quando sentono suonare alla porta di casa e quando debbono uscire per andare al lavoro. Insomma, viste le tre denunce per stalking presentate da Lisa Puzzoli, pare quasi normale che questa tragedia, l'ennesima, si sia verificata. Il motivo è semplice da capire. In casi del genere si vive e si cammina in equilibrio precario. La vittima, se ne è capace, cerca di mediare, di restare calma per non innescare reazioni, non considerando in maniera ragionata che il molestatore non è in grado di controllare mentalmente i propri impulsi ed ha il "vaso della rabbia" colmo già in partenza. Non considerando che ogni goccia aggiunta trabocca ed esaspera la sua voglia di farsi "giustizia" per ciò che ritiene essere torti. E non è detto che la goccia non se la crei autonomamente nei suoi pensieri malati. Perché è fuor di dubbio che lo stalking, prima ancora che un reato, sia una malattia da curare in strutture idonee. Una mente sana non si metterebbe mai nella situazione di dover aggredire una persona in modo continuativo, né a parole né con le mani né con un coltello o una pistola, e la perseveranza di un simile comportamento fa sempre aumentare il disagio, non lo fa di certo scemare.

sabato 8 settembre 2012

Sveva Taffara. La strana morte di chi sapeva che da Cesena si arriva alla sorgente dell'acqua Sveva senza fare l'autostop...

Il campo recintato in cui si trova la cisterna
Un uomo e una donna si incontrano, hanno voglia di conoscersi e decidono di rivedersi sulla riviera romagnola per trascorrere qualche giorno assieme. Niente di strano, capitano frequentemente situazioni del genere. Però lei da subito capisce che quanto poteva nascere non sboccierà, che quanto al momento della partenza le poteva apparire gioioso, si dimostra al contrario essere triste e inutile. Nonostante abbia solo 26 anni conosce bene il brutto della vita, lo ha provato diverse volte sulla sua pelle e sa come si snodano le storie che di amore non hanno nulla... e quella che forse sperava di iniziare nel migliore dei modi non parlava d'amore. Per questo al primo litigio dice che tornerà a Torino e si fa accompagnare alla stazione di Cesena. Sono le dieci di mattina del 6 agosto quando scende dall'auto di lui e si dirige da sola all'entrata della stazione... ma il treno che va a nord, quello delle dieci e cinque, è già in movimento. La ragazza si siede su una panchina e pensa che in fondo è una donna libera, che non ha voglia di tornare in Piemonte a convivere con i suoi guai, che per una volta può anche decidere cosa fare del suo tempo. E' in quell'istante che l'altoparlante annuncia l'arrivo dell'intercity diretto a Lecce... ferma anche a Rimini e Riccione, quindi la sua vacanza può continuare. Non ha biglietto, ma che importa. Sono le dieci e dodici quando sale e cerca un posto in cui restare in anonimato... due minuti e quel lungo serpente d'acciao si anima nuovamente strisciando verso quella libertà difficile da assaporare nel piccolo mondo in cui vive la quotidianità, dove chi la conosce la giudica, dove i ricordi sanno solo di dolore e tristezza.

giovedì 4 agosto 2011

Jason è morto... forse. Ma le mille bugie di Katia Reginella raccontano un'altra storia

Katia Reginella al momento dell'arresto
Non c'è pace per la procura di Ascoli e per Folignano, il paese dove vivevano Melania Rea e Salvatore Parolisi. A tre mesi dalla morte della moglie del caporalmaggiore un altro giallo, segnato con striature particolari, entra nelle case non chiuse per ferie ed attanaglia la mente degli italiani in una morsa che stringe anche il cuore. Jason, il terzo figlio di Katia Reginella (che ad oggi avrebbe tre mesi di vita), una ragazza di 24 anni che nessuno riesce a comprendere ed a cui gli assistenti sociali hanno tolto i primi due figli, è scomparso. Sembra un giallo da poco, un giallo già finito dato che la madre ha confessato di averlo ucciso, ma è davvero da poco? E le striature? Se a questo caso gli si stirano le pieghe e lo si paragona ad altri, sparati a mani basse sulle tavole imbandite dell'ultimo anno tanto che anche i bambini ormai conoscono Yara, Sarah e Melania, si scopre che è un labirinto ancora più intricato perché non vi è certezza di nulla. Non si sa se il neonato sia vivo o morto, non si sa dove sia sepolto o con chi viva, non si sa chi potrebbe averlo ucciso e neppure a chi possa essere stato affidato. Non si sa nulla e finora sono stati accumulati solo verbali pieni di bugie, un parallelo che pare accostarlo ad almeno due degli ultimi omicidi più seguiti dai media.

sabato 30 luglio 2011

Rebecca, 15 anni, uccisa nel bosco dal suo ex fidanzato di soli 16 anni che da dieci mesi ai suoi amici diceva di volerla uccidere

Rebecca e Joshua
Chi di noi a quindici anni non si è stancato della "fidanzatina"? Chi non ha deciso di lasciarla fregandosene della sua probabile sofferenza? Io l'ho fatto. Nel '74, e da più di un anno, facevo coppia fissa con  Marina e sembravamo inseparabili, eppure una sera, di punto in bianco e senza un vero motivo, decisi di non voler più stare con lei. Il mio egoismo adolescenziale non mi permise di pensare al dopo, a cosa sarebbe accaduto alla sua mente e a quale dolore avrebbe dovuto sottomettersi, tanto che seppi solo a distanza di molti anni che avevo creato un caos. Fu lei stessa a dirmelo nel '90, in una serata da lupi in cui non eravamo noi i protagonisti ma la nebbia ed il freddo che seguirono una cena che di romantico non aveva nulla. Io ero appena uscito da una delle storie importanti della mia vita e mi stavo separando, lei aveva appena chiuso la storia più importante della sua vita ma non aveva le idee chiare e non sapeva bene cosa fare dato che ogni mattina trovava una rosa sotto il tergicristallo. Fra quella nebbia disse che "per colpa mia" era stata quasi un anno in "cura", che alcuni miei amici lo sapevano (begli amici) ma si era fatta promettere di non dirmi nulla perché solo il destino senza forzature avrebbe potuto farci tornare insieme. Ma il nostro destino neppure quella sera si dimostrò compatibile.

venerdì 22 luglio 2011

Perizie e Periti, un binomio che spesso e volentieri non gira in coppia


C'è da dire che negli ultimi dieci anni siamo entrati in contatto, grazie ai mass-media che ne hanno amplificato l'eco, con una lunga serie di crimini crudeli ed efferati. Crimini che non hanno avuto reo-confessi e che dai vari Pm sono stati considerati da subito crimini a senso unico, anche se occorre dire che dalla loro bocca è sempre uscita la frase: "Prima di procedere contro l'indagato abbiamo vagliato tutto a 360°". Ma chi ha indirizzato i procuratori nella pista seguita e portata a processo? Si dovrebbe pensare che chi è preposto ad indagare abbia una percezione migliore di noi, un'esperienza derivata da anni di indagini che lo porta a seguire la strada giusta. Ma analizzando i casi volta per volta ci si può rendere conto che i procuratori incaricati a scoprire la verità erano tutti privi dell'esperienza necessaria. Per fare un esempio alla dottoressa Del Savio Bonaudo, prima Procuratore capo ad Aosta ed ora avvocato a Torino, ed alla sua giovane procuratrice Stefania Cugge, mai era capitata una morte infantile di siffatta specie (ma neanche di altra specie), eppure per loro l'omicidio di Samuele Lorenzi era un figlicidio.

mercoledì 6 luglio 2011

E' finito il giallo che ha appassionato gli americani negli ultimi tre anni. Casey Anthony colpevole al di là di ogni prova, perché bugiarda, o innocente per mancanza di prove?

Il giallo che negli ultimi tre anni ha inchiodato gli spettatori americani agli schermi televisivi. Il giallo che ha permesso ad opinionisti ed avvocati di "grido", sugli schermi tv della Florida grazie a montagne di indiscrezioni, di gettare fango e pregiudizio su Casey Anthony, madre di Caylee morta in circostanze poco chiare. Una storia che si specchia fedele con quanto accade in Italia ogni volta che un omicidio non ha un colpevole battezzato.

Caylee e Casey Anthony
La storia di Caylee Anthony è una brutta storia, una di quelle che quando la ascolti ti sale il magone al collo perché una bimba che ancora non ha tre anni non può morire e sparire a causa di sua madre o di suo nonno, o di chiunque sia stato, da un giorno all'altro. Ma andiamo con ordine ed iniziamo col dire che Caylee aveva una madre, ma non un padre, una nonna un nonno ed uno zio. Casey Anthony, sua mamma, non era una madre modello e neppure era mai stata una figlia facile. L'aveva partorita a 19 anni e forse la bimba le era anche d'ingombro perché era giovane e voleva divertirsi. Entrambe vivevano ad Orlando, in Florida, nella casa della famiglia Anthony composta dal nonno George, dalla nonna Cindy e da Lee, l'unico figlio maschio. Tutto ebbe inizio il 16 giugno 2008 quando Casey uscì di casa con sua figlia dicendo che avrebbe cambiato abitazione e sarebbe andata a vivere da sola. Un fatto normale, in fondo, che una donna segua la sua vita e cerchi la propria indipendenza. Meno normale era il fatto che ogni volta che la nonna cercava Caylee al telefono Casey trovasse scuse e mai gliela passasse.

lunedì 11 aprile 2011

Amore criminale. Di chi è la colpa se l'assassino ti vive accanto e prima o poi ti uccide


Negli ultimi anni è aumentato il numero delle persone uccise in maniera violenta, sia donne che uomini, da chi avevano creduto, o ancora credevano, di amare. Mariti ed ex mariti, mogli ed ex mogli, conviventi ed ex conviventi, fidanzati ed ex fidanzati, amanti ed ex amanti. La lista degli assassini è lunga pagine e pagine e non risparmia nessuno. Mentre decenni fa le vittime di queste stragi erano dei ceti più disagiati, sulle dita di una mano quelle benestanti, nell'epoca moderna la follia non risparmia nessuno e non da tregua. Gli uomini sono i primi carnefici delle loro donne, centoventi omicidi violenti ogni anno, e di sé stessi. Non sono più così rari, infatti, gli omicidi/suicidi. Ma qual'è la causa scatenante? Qual'è il percorso che intraprende chi finisce per smettere di ragionare e decide che l'unica soluzione è la morte di chi gli vive accanto?

martedì 15 marzo 2011

Stefania Garattoni. Quando l'amore si fa criminale lascia dietro sé solo lacrime e dolore

Quando l'amore si fa criminale qualcuno muore sempre. Ogni volta un volto diverso, un volto giovane, un volto sorridente. Era un amore criminale anche quello vissuto, fino a pochi giorni fa, da Stefania Garattoni, una ragazza di vent'anni uccisa con furia inaudita da chi aveva condiviso con lei cinque anni di vita. Una violenza cieca quella di Luca Lorenzini, l'assassino, basta osservare la lama spezzata del coltello a serramanico con cui ha colpito l'ex fidanzata per comprendere quanta rabbia abbia sfogato con quei colpi. Una rabbia che non trova giustificazioni, una rabbia causata dalla cecità mentale di chi, a vent'otto anni, dovrebbe riuscire a capire che gli amori nascono e finiscono ogni giorno, che uccidere la persona amata non porta sollievo ma sofferenza, che trenta secondi di pazzia potrebbero diventare buio eterno, sia per chi li subisce sia per chi non riesce a gestirli, che la vita è un bene inviolabile e toglierla volontariamente lascia in chi resta strascichi di dolore e di rancore incolmabili.

giovedì 3 febbraio 2011

Elisa Benedetti. La cronistoria di una giornata fra droga paura e morte.

Ritrovamento dell'auto guidata da Elisa
Elisa Benedetti era una bella ragazza, abitava a Città di Castello e da due mesi, a causa di una malattia fulminante, era senza madre. Questa disgrazia l'aveva segnata nel profondo e probabilmente era il motivo per cui aveva deciso di non restare nella grande casa di campagna dove era vissuta assieme a lei. Da pochi giorni era andata a convivere col suo ragazzo, Alex. 
La mattina del 29 Gennaio si erano alzati presto, lei doveva andare con Vanessa, la sua migliore amica nonché collega di lavoro, a Milano, lui doveva raggiungere la sua famiglia a Firenze. Aveva deciso, visto che non voleva restare sola in casa, che quella notte sarebbe andata a dormire da suo padre.