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lunedì 28 dicembre 2015

Colpa dei processi indiziari (se c'è chi sbaglia a indagare, a periziare, a sentenziare... e troppi innocenti vengono spediti in carcere e uccisi psicologicamente sui media)

Gli sbagli della giustizia moderna denunciati dal dottor Imposimato già sei anni fa...

Colpa dei processi indiziari - Di Ferdinando Imposimato


Bisogna anzitutto partire da un dato. Nella realtà processuale, nell’esame dei diversi casi giudiziari, esistono due verità antitetiche: una verità reale e una processuale. Queste due verità non coincidono quasi mai. L’obiettivo fondamentale del giudice consiste nel fare emergere la verità storica, affinché tra questa e il giudizio finale vi sia una perfetta coincidenza. Questo risultato, tuttavia, difficilmente viene raggiunto per una serie di ragioni sia di ordine processuale che professionale.

L’aspetto drammatico del processo è che il giudice, nel conflitto tra le due verità, è tenuto a seguire soltanto e semplicemente quella processuale. Questa contraddizione può manifestarsi in due modi: il giudice può avere la convinzione morale della colpevolezza della persona imputata nei confronti della quale però manchino le prove o queste non siano sufficienti. In questo caso il giudizio non può che essere di assoluzione. Nel secondo caso, il giudice può avere l’intima convinzione dell’innocenza di una persona, ma le prove processuali – testimonianze, riconoscimenti, perizie – depongono contro l’imputato. La conseguenza è drammatica: la condanna di un imputato è “giusta” sul piano processuale ma ingiusta su quello sostanziale. E’ la tragedia dell’Enrico VIII di Shakespeare, nella quale il duca di Buckingham, condannato a morte per le accuse calunniose dei suoi servi, non impreca contro i giudici ma ne accetta il verdetto: “Non nutro rancore contro la legge per la mia morte: alla stregua del processo essa doveveva infliggermela, ma desidero che coloro che mi hanno accusato divengano più cristiani…”.

lunedì 14 settembre 2015

Occhio per occhio dente per dente. Una drastica soluzione per far cessare i sequestri di stato dei magistrati non professionali che se ne fregano della vita altrui


Un altro processo che neppure doveva iniziare si sta celebrando contro Massimo Bossetti nell'italica terra conosciuta nel mondo perché resa famosa da santi, poeti e navigatori. Queste le categorie più famose. Ma in Italia ci sono anche tanti eccellenti investigatori, procuratori e giudici che operando per come vuole la legge riescono a chiudere indagini scomode prima che finiscano sui media. Su quei media che pressando mischiano le carte e calando l'asso del pregiudizio aizzano il popolo e spaiano le indagini. Naturalmente le eccellenze non si fanno notare. Com'è giusto che sia restano nell'ombra, non cercano pubblicità e non accettano, specialmente prima di aver portato l'imputato a processo, di parlare coi media, italiani o stranieri, di una indagine che ancora non ha superato il vaglio dei giudici. Le persone semplici ammirano gli uomini con la divisa o con la toga. Li vedono maneggiare il potere e pensano di avere a che fare con menti superiori, con una categoria professionale e seria al cento per cento. Ma una categoria simile non esiste in nessuna parte del mondo. Come capita in qualsiasi azienda, fra migliaia di persone che lavorano nel migliore dei modi si troverà sempre una percentuale, alta o bassa che sia, che risulta meno produttiva o addirittura incapace. Logicamente l'azienda privata può migliorare in produttività se chi la dirige usa gli strumenti in suo possesso per provare a livellare i suoi dipendenti (se non ci riesce li licenzia). Basandosi su questa ovvia banalità c'è quindi da chiedersi chi diriga l'azienda Italia, in special modo il settore giustizia, visto che lo stesso discorso sulla professionalità si può fare sui giudici. Anche fra loro ce ne sono di molto validi (che sentenziano basandosi sul codice penale e sul buonsenso) e di poco validi (quelli che si affidano alle procure e a regole proprie non scritte in nessun codice penale).

lunedì 1 giugno 2015

Fra pochi anni Salvatore Parolisi sarà libero perché per i giudici è un essere gentile che ha ucciso sua moglie in un impeto di bontà...


Il cerchio si è chiuso e ora sappiamo che la giustizia italiana considera Salvatore Parolisi un essere gentile e premuroso che ha, o sarebbe meglio dire che avrebbe?, accoltellato sua moglie in un impeto di bontà librandosi leggero e veloce come il vento nell'aria fresca del Chiosco di Ripe. Una sorta di flashman, quindi impossibile da vedere per chiunque, che nel volgere di pochissimi istanti è riuscito a colpire 23 volte sua moglie con uno sbucciamele, a lavarsi con l'acqua invisibile di una fontanella che non trattiene tracce, a nascondere i panni sporchi in un pertugio irraggiungibile a chiunque e a presentarsi in men che non si dica in un luogo a quindici chilometri di distanza pulito, lindo e neppure sudato. Un fenomeno fedifrago passato in un lampo da marito ad assassino, da assassino a vedovo, da vedovo a imputato e da imputato a galeotto solo per non aver dichiarato da subito che aveva un'amante con cui chattava e messaggiava... perché per vederla doveva aspettare che morisse il Papa. Un'amante più virtuale che reale a cui scriveva e raccontava frottole a volontà. Addirittura più di quelle che raccontava a sua moglie. Ora sappiamo che per i giudici italiani Salvatore Parolisi ha ucciso perché la vita virtuale lo intrigava più di quella reale. Perché non sapendo come fare a uscire dall'imbuto, e non volendo pagare gli alimenti, l'unica via d'uscita che per la sua testa bacata era percorribile prevedeva l'omicidio della moglie.

sabato 23 maggio 2015

Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità e mentire spudoratamente?


America - 1880 (milleottocentoottanta) - a una cena di giornalisti all’American Press Association c'è anche John Swinton, un editorialista del New York Sun che invitato a brindare alla stampa indipendente dice:

"In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che anche scrivendole non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattrore la mia occupazione sarebbe liquidata. Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano. Lo sapete voi e lo so io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente? Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali"

mercoledì 11 febbraio 2015

Salvatore Parolisi - una difesa imbarazzante e una parte civile che grida vittoria anche se sa di aver perso...


Se devo essere sincero mi sento alquanto imbarazzato e spero che il mio stesso imbarazzo lo abbia provato Salvatore Parolisi dopo aver saputo che chi lo ha difeso è contento di vederlo condannato perché colpevole d'omicidio. Ok, dopo l'accompagnamento mediatico che ha guarnito giornalmente un caso criminale trattato da gossip e in maniera talmente stupida da apparire troppo spesso persino televisivamente e giuridicamente comico, già sapere che quando la figlia di Parolisi diventerà maggiorenne spegnerà le 18 candeline accanto al padre farà piacere ai difensori che, probabilmente, hanno annusato sin da subito la puzza di terra bruciata presente in quel di Ascoli e Teramo. E forse questo pensiero li farà anche sorridere perché, pur se la parte civile si dichiara soddisfatta del verdetto, è indubbio che fra pochi anni la famiglia Rea si troverà in grosse difficoltà. E' indubbio che quando la figlia di Melania e Salvatore avrà 18 anni, ai nonni e agli zii non servirà pagare avvocati e periti di fama perché nessuno potrà imporre alla nuova donna una verità che solo se si hanno grosse fette di prosciutto sugli occhi può apparire vera. Troppe le mancanze che si stagliano su un omicidio e su un ritrovamento che chiamare strano è altamente riduttivo.

venerdì 30 gennaio 2015

Salvatore Parolisi. Mentre l'avvocato di parte civile fa pubblicità, la perizia di Paolo Reale conferma la presenza di ignoti sulla scena del crimine...

Tracce al chiosco della Pineta (clicca sopra per ingrandire)
Il 10 febbraio 2015 Salvatore Parolisi andrà in Cassazione e rischierà di vedersi confermata la condanna a 30 anni di carcere nonostante la nullità fornita dalle indagini eseguite dai carabinieri di Ascoli, nonostante i tanti punti oscuri mai chiariti né dalle varie procure né dai vari giudici (che hanno condannato il militare inventandosi di volta in volta nuove ricostruzioni e nuovi moventi) e nonostante le tante incertezze che ancora oggi avvolgono la morte di Melania Rea: a partire dalla vera ora della morte per arrivare a ciò che non essendo spiegabile è stato definito un depistaggio eseguito ad arte al chiosco di Ripe. In un qualsiasi stato democratico servirebbero vere prove per condannare, ma in uno come il nostro da decenni non contano né le prove né la logica. Bastano e avanzano le induzioni che fanno vedere rossi gli indizi incolore. La voce delle procure è sugli schermi degli italiani ad ogni ora del giorno e della notte. Un momento di gloria non si nega a nessuno, per cui troveremo sempre l'opinionista che lancia l'input degli eventi di cui si dicono certi i procuratori, pur in assenza di prove. Questo è un vantaggio assai rilevante perché consente a chi accusa, grazie ai vari girovaghi che vagano per i video con l'incarico di sgranare il rosario del verbo accusatorio, di partire da una posizione di vantaggio. E dato che da sempre la pubblicità è l'anima del commercio, vedasi il caso Tortora e l'oltre 90% dell'opinione pubblica che fu convinta della sua colpevolezza dai media allattati dalla procura napoletana (poi promossa in massa), in assenza di giudici in grado di discernere l'indizio dalla bufala investigativa si può dire che il destino del caporalmaggiore è segnato.

sabato 27 settembre 2014

Salvatore Parolisi: Polvere negli occhi...


Qualcuno ha capito il motivo per cui Salvatore Parolisi è stato rinviato a giudizio per "violata consegna"? Il motivo per cui una procura lo ha spedito di fronte a un giudice militare e alle telecamere dei media con l'accusa di aver intrattenuto rapporti (sessuali?) con due allieve? Lo chiedo perché, una volta visionate le carte e interrogato l'imputato (Salvatore Parolisi per l'appunto), è stata proprio la pubblica accusa a chiedere per lui l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Perciò, ripeto, pur sapendo di non avere alcuna prova, visto che lo stesso pubblico ministero (prima ancora del giudice) ha ammesso che non c'è stata alcuna violata consegna, per quale motivo la procura militare lo ha rinviato a giudizio assieme ad altri commilitoni che, invece, almeno in parte una condanna la meritano? I procuratori non avevano interrogato le allieve? Non sapevano di non poter provare le accuse contro di lui? Inoltre: per quale motivo sui media si è parlato solo dell'ipotetica violata consegna del caporalmaggiore Parolisi e non di quei commilitoni che, invece, un anno fa sono stati giustamente processati e giustamente condannati per altri ben più gravi motivi? Parlo di quelli che hanno abusato della loro posizione per ottenere sesso, di chi ha maneggiato una canna di bambù e obbligato le allieve a far ciò che in altre condizioni non avrebbero fatto. Su di loro non s'è detto nulla, solo poche righe scritte in un minuto lo scorso ottobre.

giovedì 29 maggio 2014

Federico Focherini, il body builder professionista accusato di aver causato la morte di Claudia Bianchi, dopo l'assoluzione si ribella e con "La Legge del Disprezzo" denuncia chi gli ha rovinato la vita indagando a 180° (alcuni estratti dal libro)

Copertina de " La Legge del disprezzo "
La Legge del Disprezzo è un libro verità che entra a gamba tesa nel sistema giustizia e senza scrupoli mette alla berlina, con nome e cognome, chi usa il potere in modo sbagliato. Chi segue solo il proprio credo e accantona le prove che discolpano l'indagato pur di ottenere una condanna e non fare la figura dell'incapace. La Legge del Disprezzo tratta un brutto fatto di malagiustizia italica che ha stravolto la vita di tante persone (non quelle degli intoccabili carabinieri, magistrati e giudici). Solo la “Legge del disprezzo può condannare chi usa la scure del potere per distruggere la vita altrui senza motivo. Solo questo libro può far capire che fra un culturista e un carabiniere (che opera per come vuole il suo magistrato), non sempre il più onesto è il carabiniere... e neppure il magistrato, visto che dopo aver rinunciato alla prescrizione, Federico Focherini è stato assolto dalle accuse, che l'hanno perseguitato per nove anni, perché il fatto non sussiste (prefazione di Walter Siti - premio Strega 2013).

sabato 24 maggio 2014

Salvatore Parolisi. Il processo militare di Martedì 27 Maggio? Un altro indizio di innocenza che i media rivolteranno, ancora una volta, contro il caporalmaggiore...


Martedì 27 Maggio Salvatore Parolisi sarà a Roma, al tribunale militare, per rispondere dell'accusa di "violata consegna". In pratica è accusato di aver bevuto e fatto due chiacchiere con le sue allieve all'interno della caserma Clementi. Un reato che respinge, ma che anche dovesse esistere sarebbe ben poca cosa rispetto a quello per cui è stato condannato all'ergastolo, a parer nostro ingiustamente, sia in primo che in secondo grado (l'omicidio della moglie Melania Rea). Un reato che appare di una banalità assoluta se si raffronta a quelli per cui è andato a processo il maresciallo capo Antonino di Gesù: minacce a un subordinato, già condannato in via definitiva a 7 mesi, e molestie sessuali nei confronti di una collega caporale, condannato a un anno e due mesi in attesa del ricorso in cassazione. Ma Antonino di Gesù, visto che altri hanno lo stesso capo di imputazione, pare non essere stato l'unico nel 2009 - 2010 - 2011 (comunque prima dell'omicidio) ad approfittare della sua posizione per riuscire, grazie alle intimidazioni, a ottenere favori sessuali. Eppure c'è da star certi che martedì prossimo i riflettori saranno puntati sul caporalmaggiore Parolisi che, come tutti gli altri militari della caserma, era ben consapevole di quanto sarebbe accaduto dopo la scomparsa di Melania. Dello tsunami che avrebbe scosso tanti militari e la Clementi. Sono undici infatti quelli rimasti da processare... e sono pochi i reduci che ancora lavorano nella caserma di Ascoli.

giovedì 10 aprile 2014

Il criminologo e il circo mediatico - articolo di Marco Strano -



Marco Strano, Psicologo della Polizia di Stato e Dirigente Nazionale UGL Polizia di Stato (responsabile della ricerca scientifica e formazione professionale) ha maturato più di 30 anni di esperienza nel settore della criminologia, di cui 20 come "investigatore di strada" in ambiti particolarmente complessi come gli omicidi della criminalità organizzata (negli anni '90 era nel “mitico” nucleo operativo speciale antimafia del Prefetto Sica all’epoca delle stragi di Palermo). Poi il suo settore di azione si è spostato su pedofiliacybercrime, di cui si è occupato quando dal 2001, dopo quasi 18 anni nei servizi di intelligence, si è rimesso la divisa e ha diretto per 5 anni l’Unità di Analisi della Polizia postale. Attualmente è in servizio presso l’Ufficio di Coordinamento sanitario della Polizia di Stato e si occupa di un progetto operativo sull’Autopsia Psicologica. Parallelamente all'attività investigativa ha sviluppato alcune ricerche scientifiche pionieristiche divulgate in tutto il mondo, come l’applicazione dell’intelligenza artificiale al criminal profiling. E’ considerato uno dei maggiori esperti al mondo di Psicologia investigativa. Stimatissimo nella comunità scientifica negli ultimi anni si è fatto conoscere al grande pubblico per le sue partecipazioni a trasmissioni televisive dove si è sempre distinto per la pacatezza dei giudizi e la chiarezza espositiva. Marco Strano opera inoltre da molti anni nel mondo dell’Associazionismo. E’ stato fondatore, Presidente e Direttore scientifico della prestigiosa I.C.A.A.International Crime Analysis Association (sciolta nel 2013 e in fase di rifondazione in Svizzera) ed è attualmente è il Presidente del Centro Studi Crimecafé e membro del Direttivo dell’European Drone Pilots Association. Dal 2013 è inoltre Socio Onorario dell’Associazione Senza Veli Sulla Lingua che difende le Donne da ogni forma di discriminazione e violenza.

Il criminologo e il circo mediatico
Articolo di Marco Strano

Negli ultimi anni, nei talk show televisivi e sulla carta stampata la presenza di criminologi che potremmo definire, genericamente, come “esperti di casi e fenomeni criminali”, è diventata sempre più assidua. I pareri e le analisi che vengono fornite da questi personaggi appaiono però spesso abbastanza superficiali e scontate, e soprattutto centrate più sulla colpevolezza di un individuo e sull'efficacia delle indagini in corso che alla specifica competenza della Criminologia che si dovrebbe, invece, occupare più della dimensione psicologica e psichiatrica del criminale che delle investigazioni. Il criminologo di formazione psico-sociologica, infatti, ha come funzione primaria quella di fornire al Magistrato di Sorveglianza una valutazione sulla pericolosità sociale di un detenuto al fine di suggerire il trattamento carcerario più adatto. Il criminologo di formazione medico-psichiatrica, ha invece la funzione di indicare ai magistrati giudicanti, nel corso del processo, se l’imputato aveva capacità di intendere e di volere al momento del crimine, al fine di stabilire se deve essere processato normalmente o se, invece, più che il carcere è opportuno indirizzarlo verso una struttura psichiatrica (Ospedale Psichiatrico Giudiziario).

martedì 24 dicembre 2013

Salvatore Parolisi. Ancora una volta i dotti, i medici e i sapienti, si dimostrano capaci di uccidere la verità e la giustizia...


C'è un nuovo canale sulla piattaforma Sky, si chiama Crime Investigation e racconta di delitti risolti e irrisolti e di come gli omicidi siano visti e vissuti da chi segue e coordina le indagini. I serial killer americani si sprecano e fra un programma e l'altro appare una pubblicità che promette di parlare presto anche di quelli italiani. In questa si vede il criminologo Massimo Picozzi che rivolgendosi ai telespettatori chiede loro se sappiano chi siano i più feroci assassini nostrani. Questa domanda resta sospesa nell'aria e serve a far nascere la voglia di seguire le trasmissioni nell'attesa che un domani si materializzi il programma pubblicizzato. Naturalmente il criminologo si riferisce agli assassini sicuri, a quei serial killer condannati in base a prove certe e dopo una confessione dettagliata. Ma in un certo senso ci sono altri tipi di assassini in Italia e nel mondo, uomini e donne di cui pochi si occupano. Sono assassini nascosti sotto i riflettori dei media, dotti, medici e sapienti su cui nessuno, men che meno i giornalisti e gli editori maggiori, puntano il dito. Questi non usano le armi tradizionali e quando ammazzano non ammazzano il corpo umano ma la psiche delle loro vittime. Non hanno rimorsi nell'annientare il futuro di un uomo e non si fanno scrupoli ad uccidere, nascondendosi dietro motivazioni colabrodo, anche le speranze di chi pensa che la Giustizia sia una cosa un tantino più seria. Avrete capito che mi riferisco ai dotti che lavorano per la magistratura, ai sapientoni legalizzati che se vogliono possono spegnere la vita di tutti noi senza spiegare mai nulla a nessuno.

mercoledì 16 ottobre 2013

Melania Rea. Gentile professor Introna, ci spiega quali sono le prove biologiche e scientifiche che incastrano Salvatore Parolisi?


C'è un perito famoso e molto ascoltato, il professor Francesco Introna consulente per la parte civile nei processi contro Salvatore Parolisi, a cui tanti di noi, da quando riferendosi alla condanna del caporalmaggiore ha parlato ai giornalisti di prove incontrastabili e di dati incontrovertibili, vorrebbero fare delle domande. La sua enorme esperienza e bravura la conosciamo da tempo, e proprio per questo, avendolo seguito negli anni, ci chiediamo in che modo sia riuscito ad estrapolare prove incontrastabili dalle perizie sul Caso di Melania Rea. Tutti gli addetti ai lavori, esclusi i consulenti della parte civile, ci dicono che capisaldi contro il Parolisi non ve ne sono. A partire dai periti della difesa, naturalmente e come sempre poco considerati dai giudici (questo Introna lo sa), che hanno indicato nel tempo, inascoltati, anche altre vie investigative da percorrere. Sulla stessa lunghezza d'onda anche i tre periti nominati dalla Corte, che non potendo dare certezze portarono al giudice Tommolini conclusioni in cui si leggeva di operazioni peritali mal eseguite dai patologi incaricati dalla procura, oltre ai molti dubbi e a una impossibilità di stabilire l'orario, seppur probabile, della morte. Osservando quanto accaduto da esterni, a noi pare di aver capito che è in queste incertezze che il professor Introna si è inserito e, mediando con la sua esperienza fra le perizie di Corte e le disattenzioni del professor Tagliabracci, ha cercato, riuscendoci grazie alla sua grande personalità, di imporre ai periti indecisi una forbice di tempo in cui si potesse inserire l'omicidio da parte del marito. La sua esponenziale professionalità ha fatto il resto e lo ha aiutato a far sì che in tribunale si concordasse per una morte avvenuta fra le 15.30 e le 18.00.

martedì 1 ottobre 2013

Salvatore Parolisi condannato senza alcuna vera prova a 30 anni di carcere. Quando la giustizia si basa sulle convinzioni personali fa davvero paura...



Una condanna da paura che dovrebbe far rumore e invece non ne farà affatto. Una condanna pubblicizzata in ogni angolo della nazione, sin da prima dell'arresto del Parolisi, con insinuazioni e parole che hanno assunto le sembianze di un mantra, di un esperimento portato avanti sulla pelle degli spettatori contenti di partecipare al reality e di aggiungere un "mi piace" sulla pagina colpevolista. Spettatori convinti da quel rullo che sullo schermo continua a mandare in onda le stesse facce e lo stesso ritornello. Una condanna da tanti attesa, bramata, voluta ad ogni costo e arrivata perché la convinzione inculcata nella mente da chi insistentemente parla di colpevolezza certa, la si può sentire, vedere e toccare con mano. Aleggia nello spirito del presentatore, nell'essenza dell'articolo di giornale, nell'aria che si respira in quei "salotti buoni".

venerdì 13 settembre 2013

Salvatore Parolisi. Il 25 settembre partirà il processo d'appello: speriamo in una sentenza basata sulla logica legislativa e scevra dai pregiudizi...


Dove eravamo rimasti? Ah sì: alla sentenza di ergastolo e alle motivazioni del giudice Tommolini che erano di una cifra diverse dalle varie ricostruzioni dei procuratori di Teramo che a loro volta l'avevano pensata in maniera diversa rispetto a quanto scritto dal Gip Giovanni Cirillo che aveva ipotizzato situazioni diverse da quelle ricostruite dai carabinieri e dai Pm di Ascoli che di quanto accaduto in quel maledetto 18 aprile 2011, si è capito meglio dopo le motivazioni, non ci avevano capito una mazza anche se pensavano di averci capito tutto. In poche parole: partendo da pregiudizi e supposizioni, che non hanno trovato riscontri, si è indagato solo Salvatore Parolisi (naturalmente le menzogne del militare hanno influito) ed ora la serie infinita di illazioni non accettate dal giudice Marina Tommolini dimostrano la totale mancanza di quegli elementi che senza motivo si erano ritenuti validi. Ho forse sbagliato qualcosa? Ho forse scritto inesattezze? Non mi pare visto che la sentenza ha capovolto ogni ricostruzione facendo capire che sul caso in questione avevano indagato persone e personaggi dalla troppa sicumera. Il giudice basandosi su una nuova teoria (segno che l'accusa in tribunale non ha dimostrato la propria tesi con prove o indizi univoci), ritenuta valida per condannare, ha in ogni caso dato ragione a chi perorava la causa colpevolista. Naturalmente non avendo alcuna prova in mano, a meno di non chiamare prove i pregiudizi, per teorizzare ha usato l'unica maniera che poteva usare, quella che si impara tornando alle origini delle cose... anche delle favole. Per questo il marito militare le è apparso sotto le sembianze del lupo cattivo, quello di Perrault che seguiva le giovani donne per strada con la "bava alla bocca" e la "patta dei pantaloni gonfia di voglia".

venerdì 7 giugno 2013

Provate a indovinare il nome dell'assassino e della vittima...


Questo più che un articolo sarà un problema matematico da risolvere proprio come si usa fare con i problemi matematici; io vi darò dei dati e voi, per giungere alla soluzione esatta, dovrete sommarli, moltiplicarli, sottrarli o dividerli. In un unico post non posso inserire gli atti processuali, quindi i dati riguarderanno esclusivamente le fasi salienti del crimine. Naturalmente sto parlando di un omicidio e so che il dolore dei familiari, degli amici e delle amiche, è reale e duro da sopportare. Ma il gioco che vi sto per proporre non sarà né volgare né offensivo. Anzi, puntando l'indice sulle varie fasi investigative mi prefiggo di aiutare a far sì che un domani ci possano essere indagini migliori, sia da parte di chi entra per la prima volta sulla scena di un delitto, dove di solito nelle prime ore il caos regna incontrastato sovrano e la metà dei reperti viene contaminato o rovinato irrimediabilmente, sia da parte di chi da quella scena deve trarre conclusioni in grado di portare sulla giusta direzione i pensieri.

venerdì 18 gennaio 2013

Melania Rea e gli strani misteri accantonati senza una spiegazione...

Villa dei Misteri (La Flagellazione)
La palla di cristallo non c'entra e le motivazioni sanno di farina macinata dalla mente del giudice Tommolini. In effetti sono, al pari di quelle usate dalla procura per arrestare il Parolisi, strane, inique e surreali; ed anche se possono sembrare scritte a modo per agevolare la Difesa (a cui il Gup in diverse circostanze ha dato ragione) vanno denigrate, rivoltate e criticate perché inidonee ad una condanna all'ergastolo per come la vuole il Codice Penale: al di là di ogni ragionevole dubbio. Comunque si leggano, con occhio innocentista o colpevolista, danno da intendere che la scena omicida ivi disegnata è proprio quella voluta da chi ha sentenziato. Forse una persona a cui piacciono i film di fantasia e i racconti fantastici "oltre ogni critica logica". La sua sicurezza, che il condizionale usato in alcuni passaggi non scalfisce affatto, potrebbe derivare da un vissuto personale, da proprie esperienze e da una vita di coppia insoddisfacente, sicuramente non da quanto appurato dalle indagini e dalle perizie. Con un'operazione di taglio e cucito ha creato una sceneggiatura non originale, una trasposizione cinematografica adattata a parte dei fatti realmente appurati e, con molta probabilità, a quel vissuto che l'ha vista soffrire. Questa è una delle poche spiegazioni che permette di leggere quanto scritto nelle motivazioni senza entrare nel tunnel dell'amarezza giudiziaria. Naturalmente non sono uno psichiatra e ho tirato a indovinare... esattamente come ha tirato a indovinare il giudice parlando del Parolisi. Neppure la Tommolini è psichiatra.

giovedì 3 gennaio 2013

Melania Rea. La palla di cristallo di Marina Tommolini ribalta ogni tesi accusatoria e svela una nuova verità...

Unisci i puntini per scoprire cosa dice la palla di cristallo
C'è chi crede ai petali delle margherite e per amore li sfoglia ripetendo all'infinito: m'ama, non m'ama, m'ama. C'è chi usa un pendolino e snocciola veggenze che si adattano alle probabilità statistiche. Ci sono poi maghi col turbante che dentro le famose palle di cristallo vedono il passato e il futuro. Si sa che la legge vieta agli imbonitori di praticare un mestiere creato ad arte per imbrogliare i creduloni, ciò che non si sapeva, ma ora pare esistere, è che una nuova categoria di giudici ha deciso di far emettere sentenze, e motivarle, a margherite sfogliate, a pendolini veggenti e palle di cristallo che riportano, direbbero gli imbonitori, quanto di vero accaduto. E' senz'altro questo il motivo per cui il Gup Marina Tommolini ha creato una ricostruzione terza che non combacia in alcun modo con quanto affermato dall'Accusa e dalla Parte Civile. Probabilmente indecisa a causa di perizie scritte e firmate dai moderni discepoli di Ponzio Pilato, quelli che non hanno neppure le palline di cristallo in cui osservare e mordono il pane della Casta sperando di sfamarsi anche il domani, ha acquistato per corrispondenza una margherita, un pendolino, una palla di cristallo, ed in una sorta di "fai da te" giudiziario, ha scoperto quanto nessuno prima di lei aveva mai scoperto.

giovedì 29 novembre 2012

Melania Rea e il mistero della Semenogelina...


Articolo di Annika Settergren


Da oltre sedici mesi Salvatore Parolisi è rinchiuso in carcere. E se fino a un mese fa era in attesa di giudizio, ora, per l’atroce delitto della moglie, è stato condannato, in primo grado, all'ergastolo. Sappiamo che bisognerà attendere gennaio per poter leggere le motivazioni del GUP Marina Tommolini, motivazioni che, vista la gravità dell'accusa e la durezza della sentenza, saranno sicuramente incontrovertibili, inattaccabili ed ineluttabilmente schiaccianti. Eppure, dopo aver letto con grande interesse ed estrema attenzione la perizia autoptica del Dott. Tagliabracci (gentilmente inviatami da Massimo Prati) ed entrambe le "super perizie" del Dott. Bruno e della Dott.ssa Gino, mi chiedo già fin d'ora quale motivazione potrà bypassare, o addirittura scardinare, le leggi della chimica, della scienza, della proteomica e di rigidi controlli su analisi di laboratorio finalizzate alla convalida ufficiale, accreditata e globalmente riconosciuta del RSIDTM-Semen test.

domenica 4 novembre 2012

Salvatore Parolisi: sentenze a confronto. Tribunale e procura di Teramo Vs tribunale e procura di Torino...

La giusta sentenza (clicca per ingrandire)
Negli ultimi giorni pare di essere entrati in un secondo turbinio di vento mediatico capace di creare, come il primo ancora in circolo, solo una grande confusione. Quando la polvere diventa fumo è quasi impossibile ritrovare la strada. Da tanto tempo ce lo fa capire, sia che parli in prima persona o che faccia parlare altri con la sua voce, l'avvocato della parte civile. Ora a lui si è aggiunto chi, riferendosi all'omicidio di Melania Rea e prendendo a pretesto qualche parola della Difesa, detta per far capire come le indagini siano rimaste al palo e non per altro, parla di camorra dimenticandosi che sul corpo della donna erano presenti tante e strane incisioni, incisioni che un camorrista non avrebbe avuto motivo di fare (la siringa bastava e avanzava). Ma la pubblicità cerca il suo sfogo ed ogni sito vuole vivere il suo momento di nuova gloria. Per più di un anno lo hanno vissuto i civettuoli che senza vergogna, e soprattutto senza aver letto nessuna carta ufficiale, spargevano sull'uomo le bufale della parte civile, ora tocca ad altri, a chi vede complotti in ogni angolo... ed il complottismo da sempre attrae tanti lettori. Non son rimasti delusi i primi, quelli del "colpevole perché fedifrago", non resteranno delusi neppure i secondi. L'unico grande peccato è che così facendo si perde sempre più di vista la luce e la realtà delle cose. E la realtà delle cose ad oggi ci parla di un uomo condannato all'ergastolo perché giudicato colpevole dell'omicidio di sua moglie. Di questo e non di altro si dovrebbe discutere per cercare di capire se il Gup Marina Tommolini, che ha ritenuto convincente e risolutivo il quadro accusatorio propostole dai Pm di Teramo, abbia emesso una sentenza in tutta coscienza, in base alla legge e scevra da pressioni mediatiche o di corporazione.

sabato 27 ottobre 2012

Salvatore Parolisi: Ergastolo. E noi aspettiamo ansiosi le motivazioni nella speranza che l'assassino da stasera non se la rida ancora con più gusto...


Siete rimasti a bocca aperta? Date retta a me, chiudetela. La condanna all'ergastolo non è definitiva, è un passaggio quasi obbligato nell'Italia delle toghe... anche se ci vogliono buone ragioni per arrivare ad infliggere una pena così severa. Comunque da tempo andiamo dicendo che in Italia il primo grado di giudizio non è mai favorevole all'imputato, che i giudici di assise si appiattiscono alle procure perché per anni hanno vissuto accanto ai Pm (o da Pm), quindi cosa c'è oggi di diverso da ieri? Il fatto che non ci siano nè vere prove né veri indizi che possano portare il Parolisi ad una condanna all'ergastolo? Ma questa è una nostra idea. E quanto pensiamo noi risulta irrilevante ai fini del convincimento che ha permesso al giudice di arrivare ad una sentenza. Marina Tommolini ha visto in Salvatore Parolisi un assassino. E' quanto ha pensato e creduto dopo aver ascoltato i periti e letto gli atti messigli a disposizione dalla procura. Vogliamo fargliene una colpa? Non si può giudicare un giudice da una sentenza. Lo si potrà giudicare fra novanta giorni, dopo aver letto le motivazioni che l'hanno portato a quel tipo di sentenza. Magari nel suo scritto troveremo tutte le risposte che da sempre ci mancano, quelle a cui neppure i Pm hanno mai saputo rispondere. Hai visto mai che il giudice riesca a dissipare i dubbi e le tantissime incongruenze di una indagine nata male e finita peggio? Hai visto mai che al chiuso di quell'aula, l'Accusa le abbia dimostrato in maniera tangibile che il Parolisi è brutto sporco e cattivo?