mercoledì 19 marzo 2014

E se avesse ragione Vladimir Putin?

Discorso di Putin sull'annessione della Crimea e Sebastopoli alla Russia
(Traduzione del discorso integrale)


Cari amici, oggi ci troviamo di fronte a una questione che è di vitale importanza e significato storico per tutti noi. Il 16 marzo in Crimea si è tenuto un referendum, nel pieno rispetto delle procedure democratiche e delle norme del diritto internazionale, in cui hanno votato oltre l' 82% degli elettori, il 96% dei quali ha votato per la riunificazione con la Russia. Le cifre sono avvincenti e per capire il motivo di una tale scelta è sufficiente conoscere la storia della Crimea e cosa ha significato la Crimea per la Russia e la Russia per la Crimea. In Crimea, letteralmente, tutto è permeato della nostra storia e dell'orgoglio comune. Nell'antica Chersoneso fu battezzato Santo il principe Vladimir. La sua lotta spirituale - un appello a Ortodossia - è predestinante e accomuna i valori culturali e di civiltà che unisce i popoli della Russia, Ucraina e Bielorussia. In Crimea sono le tombe dei coraggiosi soldati russi morti nel 1783, quando la Crimea entrò a far parte dell'Impero russo. Sebastopoli è una città leggendaria, la città del grande destino, la città murata e il luogo dove è nata la la flotta del Del Mar Nero della Russia. La Crimea è Balaklava e Kerch, Malakhov Kurgan e Sapun-Gora. Ognuno di questi luoghi per noi è sacro e simboleggia la gloria militare russa di un valore senza precedenti.

La Crimea è miscela unica di culture e tradizioni di popoli diversi. E in questo è come una grande Russia, dove da secoli resistono e non scompaiono le diverse etnie. Tartari di Crimea, russi e ucraini e altri popoli vivevano e lavoravano fianco a fianco sulla terra di Crimea, conservando la loro identità, le tradizioni, la lingua e la propria religione. Alcuni numeri: in Crimea vivono 2,2 milioni di abitanti, di cui quasi 1,5 milioni sono russi, 350.000 sono gli ucraini, che in prevalenza considerano il russo la loro lingua madre, e circa 300.000 sono tartari di Crimea che, come il referendum ha dimostrato, tendono verso la Russia. È vero che un tempo i tartari di Crimea sono stati trattati ingiustamente, così come un certo numero di altri popoli dell'ex Unione Sovietica, e c'è solo una cosa che posso dire loro: milioni di persone, di varie etnie, hanno subito ingiusti trattamenti durante quelle repressioni, e soprattutto russi. I Tartari di Crimea ora tornano alla loro patria e credo che dovremmo prendere tutte le decisioni politiche e legislative necessarie per finalizzare la loro riabilitazione, ripristinarli nei loro diritti e nel loro buon nome. Abbiamo grande rispetto per le persone di tutti i gruppi etnici che vivono in Crimea. Quella è la loro casa comune, la loro patria, e sarebbe giusto - e so che la popolazione locale sostiene questo - per la Crimea avere tre lingue nazionali uguali: russo, ucraino e tartaro.

Nel cuore e nella mente delle persone, Crimea è sempre stata una parte inseparabile della Russia. Questa convinzione si basa su verità e giustizia ed è sopravvissuta di generazione in generazione, nel corso del tempo, nonostante i cambiamenti drammatici che il nostro paese ha attraversato per tutto il 20° secolo. Dopo la rivoluzione i bolscevichi, per una serie di motivi (possa Dio giudicare loro), hanno regalato la storia del Sud della Russia alla Repubblica di Ucraina. Ciò è stato fatto senza alcuna considerazione per la composizione etnica della popolazione e oggi queste aree costituiscono il sud-est dell'Ucraina. Poi, nel 1954, fu presa la decisione di trasferire la Crimea all'Ucraina, insieme a Sebastopoli, nonostante fosse una città federale. Questa è stata un'iniziativa personale del capo del Partito comunista Nikita Krusciov. Cosa c'era dietro questa decisione? Il suo desiderio di conquistare il sostegno della classe politica ucraina o per espiare i suoi peccati: le repressioni di massa del 1930 in Ucraina. Sta agli storici capire.

Ciò che ora conta è che quella decisione fu presa in palese violazione delle norme costituzionali che erano in vigore anche allora. La decisione fu presa dietro le quinte. Naturalmente in uno stato totalitario nessuno si è preoccupato di chiedere ai cittadini di Crimea e Sebastopoli se erano d'accordo. La gente, ovviamente, si chiedeva perché tutto ad un tratto la Crimea diventasse parte dell'Ucraina. Ma nel complesso, e dobbiamo dichiararlo chiaramente, lo sappiamo tutti che quella decisione fu trattata come una formalità di sorta perché il territorio venne trasferito entro i confini di un singolo Stato. Allora era impossibile immaginare che l'Ucraina e la Russia potessero dividersi e diventare due stati separati. Tuttavia, questo è successo e quello che sembrava impossibile è diventato realtà. L'Unione Sovietica è crollata così rapidamente che poche persone hanno capito quanto veramente drammatici fossero quegli eventi e quali conseguenze avrebbero avuto. Molte persone, sia in Russia che in Ucraina, così come in altre repubbliche, speravano che la Comunità degli Stati Indipendenti sarebbe diventata una comune forma di territorio. Si era detto che ci sarebbe stata una moneta unica, un unico spazio economico, forze armate congiunte: tuttavia queste rimasero promesse vuote, mentre il grande paese spariva. Fu solo quando la Crimea finì come parte di un paese diverso che la Russia si rese conto di essere stata saccheggiata.

Al tempo stesso dobbiamo ammettere che lanciando il corteo di sovranità la stessa Russia ha aiutato nel crollo dell'Unione Sovietica. E come questo crollo è stato legalizzato, tutti si son dimenticati della Crimea e di Sebastopoli: la base principale della Flotta del Mar Nero. Milioni di persone andarono a dormire in un paese e si svegliarono in uno diverso diventando minoranze etniche nelle ex repubbliche dell'Unione, mentre la nazione russa è diventata uno dei più grandi, se non il più grande, gruppo etnico al mondo ad essere diviso da confini. Ora, molti anni dopo, ho sentito i residenti di Crimea: dicono che nel 1991 sono stati consegnati come un sacco di patate. Ed è difficile non essere d'accordo con loro. E per quanto riguarda lo stato russo? Che dire della Russia? Ha umilmente accettato la situazione. Questo paese stava attraversando dei momenti difficili e realisticamente era incapace di proteggere i propri interessi. Tuttavia, le persone non potevano accettare questa scandalosa ingiustizia storica. In questi anni tutti i cittadini e molti personaggi pubblici sono tornati a questo problema, dicendo che la Crimea è una terra storicamente russa e Sebastopoli è una città russa. Sì, tutti noi lo sapevamo nei nostri cuori e nelle nostre menti, ma abbiamo dovuto accettare la realtà esistente e costruire le nostre relazioni di buon vicinato con l'Ucraina indipendente dai fatti e su nuove basi. Nel frattempo, le nostre relazioni con l'Ucraina, con il popolo ucraino, sono sempre state fraterne e così rimarranno! Questo è di primaria importanza per noi.

Oggi possiamo parlare apertamente e vorrei condividere con voi alcuni dettagli dei negoziati che hanno avuto luogo nei primi anni 2000. L'allora presidente dell'Ucraina Kuchma mi ha chiesto di accelerare il processo per delimitare il confine russo-ucraino. A quel tempo il processo era praticamente fermo. La Russia sembrava aver riconosciuto la Crimea come parte dell'Ucraina, ma non c'erano negoziati per delimitare i confini. Nonostante la complessità della situazione, ho subito dato istruzioni alle agenzie governative russe di accelerare il loro lavoro per documentare le frontiere, in modo che ognuno avesse una chiara comprensione che accettando di delimitare il confine ammettessimo, "de facto e de jure", che la Crimea era in territrorio ucraino chiudendo così il problema. Siamo confinanti con l'Ucraina non solo per quanto riguarda Crimea, ma anche su una questione così complessa come il confine marittimo nel Mar d'Azov e Stretto di Kerch. Quello che si è voluto allora erano le buone relazioni con l'Ucraina che per noi contavano più di tutte le dispute territoriali. Tuttavia, ci aspettavamo l'Ucraina rimanesse il nostro buon vicino. Abbiamo sperato che i cittadini russi e russofoni in Ucraina, in particolare il suo sud-est e la Crimea, vivessero in uno Stato amico, uno Stato democratico e civile che proteggesse i loro diritti in linea con le norme del diritto internazionale.

Tuttavia questa non è la situazione che si è sviluppata. Più volte si è tentato di privare i russi della loro memoria storica, anche della loro lingua, e di sottoporli ad assimilazione forzata. Inoltre, i russi, così come altri cittadini ucraini, soffrono la costante crisi politica e statale che tiene in bilico l'Ucraina da oltre venti anni. Capisco perché il popolo ucraino vuole il cambiamento. Ne hanno abbastanza delle autorità di potere che si sono succedute durante gli anni di indipendenza dell'Ucraina. Si sono avvicendati al governo presidenti, primi ministri e parlamentari, che mai hanno cambiato il loro atteggiamento verso il paese e la sua gente. Hanno munto il paese, hanno combattuto tra di loro per il potere, per le attività e i flussi di cassa e non si sono curati delle persone comuni. Non si sono chiesti perché milioni di cittadini ucraini senza prospettive in patria siamo andati in altri paesi per lavorare come braccianti. Vorrei sottolinearlo: sono fuggiti per diventare lavoratori a giornata. Solo lo scorso anno quasi 3 milioni di ucraini hanno lavorato in Russia. Secondo alcune fonti, nel 2013 i loro guadagni in Russia ammontano a oltre 20 miliardi: quasi il 12% del PIL dell'Ucraina.

Vorrei ribadire che ho compreso chi ha protestato in piazza Maidan con slogan pacifici contro la corruzione, la gestione dello stato inefficiente e la povertà. Il diritto di pacifica protesta, di procedure democratiche e di elezioni, esiste per il solo scopo di sostituire le autorità che non soddisfano il popolo. Tuttavia, coloro che stavano dietro le quinte degli ultimi eventi in Ucraina avevano un programma diverso: si stavano preparando all'ennesimo assorbimento di governo, volevano prendere il potere e non si sarebbero fermati. Hanno fatto ricorso al terrore, agli omicidi e ai disordini. Nazionalisti, neonazisti, russofobi e anti-semiti hanno eseguito questo colpo. Essi continuano ancora oggi a impostare il tono in Ucraina.

Le cosiddette nuove autorità, hanno iniziato con l'introduzione di un disegno di legge per rivedere la politica linguistica, ed è una diretta violazione dei diritti delle minoranze etniche. Tuttavia, sono stati immediatamente disciplinati dagli sponsor stranieri di questi cosiddetti politici. Bisogna ammettere che i mentori delle autorità attuali sono intelligenti e sanno bene a cosa portano questi tentativi di costruire uno stato puramente ucraino. Il progetto di legge è stato messo da parte, ma chiaramente riservato per il futuro. Quasi nessuno fa menzione di questo tentativo ora, probabilmente sulla presunzione che la gente abbia la memoria corta. Tuttavia, possiamo tutti vedere chiaramente le intenzioni di questi eredi ideologici di Bandera, complice di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale. E' anche evidente che non vi è alcuna autorità esecutiva legittima in Ucraina, che in questo momento non vi è nessuno con cui parlare. Molte agenzie governative sono state prese in consegna dagli impostori, ma non hanno alcun controllo sul paese, mentre esse stesse - e vorrei sottolinearlo - sono spesso controllate dai radicali. In alcuni casi è necessario un permesso speciale da parte dei militanti di Maidan per incontrare alcuni ministri del governo attuale. Questo non è uno scherzo, questa è la realtà.

Chiunque si opponeva al colpo di stato è stato immediatamente minacciato con la repressione. Naturalmente la prima linea era in Crimea, Crimea di lingua russa. In considerazione di ciò, gli abitanti della Crimea e di Sebastopoli si sono rivolti alla Russia chiedendo un aiuto nella difesa dei loro diritti e della loro vita, nel prevenire gli eventi che si stavano sviluppando e che sono ancora in corso a Kiev, Donetsk, Kharkov e di altre città ucraine. Naturalmente non potevamo lasciarli inascoltati; non potevamo abbandonare e lasciare in difficoltà la Crimea e i suoi abitanti. Sarebbe stato un tradimento da parte nostra. In primo luogo abbiamo dovuto contribuire a creare le condizioni affinché gli abitanti della Crimea, per la prima volta nella storia, fossero in grado di esprimere pacificamente il loro libero arbitrio per quanto riguarda il proprio futuro. Tuttavia, cosa ci sentiamo dire dai nostri colleghi in Europa occidentale e Nord America? Dicono che stiamo violando norme del diritto internazionale. In primo luogo, è una buona cosa che si ricordino dell'esistenza di un diritto internazionale - meglio tardi che mai! In secondo luogo, e soprattutto, cosa esattamente stiamo violando? È vero, il Presidente della Federazione Russa ha ricevuto il permesso dalla Camera alta del Parlamento di utilizzare le Forze Armate in Ucraina. Tuttavia, a rigor di termini, nessuno ha ancora agito su questa autorizzazione. Le Forze Armate della Russia non sono mai entrate Crimea, erano lì già in linea con un accordo internazionale. È vero, abbiamo aumentato le nostre forze, ma - questo è qualcosa che vorrei far sapere a tutti - non abbiamo superato il limite delle nostre Forze Armate in Crimea, limite fissato a 25.000 unità, perché non ce n'era bisogno.

Ma vado avanti. Come ha dichiarato l'indipendenza e ha deciso di tenere un referendum, il Consiglio Supremo della Crimea fa riferimento alla Carta delle Nazioni Unite che parla del diritto delle nazioni all'autodeterminazione. Per inciso, vorrei ricordare che quando l'Ucraina si separò dall'Unione Sovietica fece esattamente la stessa cosa, quasi parola per parola. Ucraina quindi ha usato questo diritto, ma gli abitanti di Crimea dovrebbero vederselo negato. Perché? Inoltre, alle autorità della Crimea è noto che il precedente del Kosovo, un precedente che i nostri colleghi occidentali hanno creato con le loro mani in una situazione simile quando hanno deciso per la separazione unilaterale del Kosovo dalla Serbia, è stato dichiarato legittimo e non ha richiesto alcun permesso da parte delle autorità centrali del paese. Ai sensi dell'articolo 2, Capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, il Tribunale internazionale delle Nazioni Unite, d'accordo con questo approccio, ha fatto il seguente commento nella sua sentenza del 22 Luglio 2010, e cito: "Nessun divieto generale può essere dedotto dalla pratica del Consiglio di sicurezza per quanto riguarda le dichiarazioni di indipendenza" e "la legge generale internazionale non contiene alcun divieto di dichiarazioni di indipendenza". - "Crystal clear", come si suol dire.

Non mi piace ricorrere a citazioni, ma in questo caso non posso farne a meno. Ecco una citazione da un altro documento ufficiale: la dichiarazione che gli Stati Uniti America hanno presentato il 17 aprile 2009 al medesimo Tribunale internazionale delle Nazioni Unite in relazione alle audizioni sul Kosovo. Ancora una volta, cito: "Le dichiarazioni di indipendenza possono, e spesso accade, violare la normativa nazionale. Tuttavia, questo non le rendono violazioni del diritto internazionale". Hanno scritto e diffuso questo in tutto il mondo e tutti erano d'accordo, anche chi ora si indigna. Per cosa? Le azioni intraprese dalle persone della Crimea sono completamente in sintonia con queste istruzioni, per così dire. Per qualche ragione ciò che gli albanesi del Kosovo (e abbiamo pieno rispetto per loro) sono stati autorizzati a fare, ai russi, agli ucraini e ai tartari di Crimea, in Crimea non sono ammesse e permesse? Anche in questo caso ci si chiede: perché?

Noi continuiamo a sentire dagli Stati Uniti e dall'Europa occidentale che il Kosovo è stato un caso speciale e particolare. Che cosa lo rende così speciale agli occhi dei nostri colleghi? Si scopre che la loro convinzione deriva dal fatto che il conflitto in Kosovo ha provocato tante vittime umane. Questo è un argomento giuridico? La sentenza della Corte internazionale in merito non dice nulla. Questo vuol dire usare un doppio standard ed un incredibile, primitivo cinismo. Non si dovrebbe usare una maniera così cruda per rendere tutto soddisfacente solo per i propri interessi. Se una cosa era bianca ieri, la stessa cosa è bianca oggi... oppure domani è nera? Secondo la loro logica, dobbiamo assicurarci e fare in modo che ogni conflitto porti a perdite umane!

Chiaramente se le unità locali di autodifesa della Crimea non avessero avuto la situazione sotto controllo, si sarebbero potute contare delle vittime. Fortunatamente non è accaduto. Non c'è stato un solo scontro armato in Crimea e nessuna vittima. Perché è stato così? La risposta è semplice: perché è molto difficile, praticamente impossibile, combattere contro la volontà del popolo. Qui vorrei ringraziare un militare ucraino, uno dei 22.000 militari armati di tutto punto, e i membri di servizio ucraini che si sono astenuti dal cercare scontri a sangue. Ma altri pensieri vengono in mente a questo proposito. C'è chi continua a parlare di un intervento russo in Crimea, una sorta di aggressione. Questo è strano da sentire. Non riesco a ricordare un solo caso nella storia di un intervento armato senza feriti e perdite umane.

Colleghi, la situazione in Ucraina riflette, come guardando in uno specchio, ciò che sta succedendo e accadendo nel mondo negli ultimi decenni. Dopo la dissoluzione del bipolarismo, sul pianeta non abbiamo più stabilità. Le istituzioni internazionali che dovrebbero essere la chiave forte, al contrario, in molti casi, sono tristemente degradanti. I nostri partner occidentali, guidati dagli Stati Uniti d'America, preferiscono non essere guidati dal diritto internazionale nelle loro politiche concrete, ma dalla regola della pistola. Continuano a credere di poter decidere, loro soli ed esclusivi, i destini del mondo. Essi agiscono a loro piacimento: qua e là usano la forza contro gli stati sovrani, qua e là usano la costruzione di coalizioni basate sul principio: "Se non sei con noi, sei contro di noi". Per far sembrare legittime le loro aggressioni costringono le organizzazioni internazionali a stilare le risoluzioni necessarie, e se per qualche motivo questo non funziona, semplicemente ignorano il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le Nazioni Unite in generale.

Questo è accaduto in Jugoslavia: il 1999 lo ricordiamo molto bene. Mi fu difficile credere, anche a vederlo con i miei occhi, che alla fine del ventesimo secolo una delle capitali d'Europa, Belgrado, fosse sotto attacco missilistico per diverse settimane prima del vero intervento. Ci fu una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in materia? Una risoluzione che consentisse queste azioni? No, niente del genere. E poi hanno colpito l'Afghanistan, l'Iraq, e francamente hanno violato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Libia, quando, invece di imporre la cosiddetta no-fly zone, hanno iniziato a bombardare... troppo. Ci sono state una serie di rivoluzioni "colorate" e controllate. Chiaramente chi viveva in quelle nazioni, dove gli eventi hanno avuto luogo, erano malati di tirannia e povertà, della loro mancanza di prospettive. E' vero, ma questi sentimenti sono stati sfruttati cinicamente. Nuove norme sono state inflitte a queste nazioni, norme che in alcun modo corrispondono al loro modo di vita, alle loro tradizioni o culture. Come risultato, invece di democrazia e libertà è nato il caos ed i focolai di violenza, oltre a una serie di sconvolgimenti. La primavera araba trasformata in un inverno arabo.

Una situazione simile è accaduta in Ucraina nel 2004, quando per spingere in parlamento il candidato scelto si è pensato e attuato una sorta di terzo turno non stabilito dalla legge. Una cosa assurda, una presa in giro della costituzione. Noi capiamo cosa sta succedendo, ci rendiamo conto che queste azioni erano dirette contro l'Ucraina e la Russia e contro l'integrazione eurasiatica. E tutto questo mentre la Russia si è sforzata di avviare un dialogo con i colleghi d'occidente. Stiamo proponendo costantemente la cooperazione su tutte le questioni fondamentali, vogliamo rafforzare il nostro livello di fiducia per far sì che le nostre relazioni siano aperte e leali. Ma non abbiamo visto passi reciproci. Al contrario hanno mentito molte volte, hanno preso decisioni alle nostre spalle e ci hanno posto davanti a un fatto compiuto. Ciò è accaduto con l'espansione della NATO verso l'Est, così come la diffusione di infrastrutture militari alle nostre frontiere. Continuavano a dirci la stessa cosa: "Beh, questo non vi riguarda". E' facile da dire! E' successo con l'implementazione di un sistema di difesa missilistico. A dispetto di tutte le nostre apprensioni, il progetto sta funzionando e andando avanti. E' successo con il trascinamento infinito dei colloqui sulle questioni relative ai visti, alle promesse di concorrenza leale e al libero accesso ai mercati globali.

Oggi veniamo minacciati di sanzioni, ma abbiamo già sperimentiamo molte limitazioni che sono abbastanza significative per noi, per la nostra economia e la nostra nazione. Ad esempio, durante la guerra fredda gli Stati Uniti, e successivamente altre nazioni, hanno vietato la vendita all'Unione Sovietica di una lunga lista di tecnologie e attrezzature, creando il Comitato di coordinamento per l'esportazione multilaterale. Oggi queste limitazioni ufficialmente non esistono più, ma solo formalmente perché in realtà molte sono ancora in vigore.

In breve, abbiamo ragione di ritenere che la politica infame di contenimento del diciottesimo, diciannovesimo e ventesimo secolo, continui ancora oggi. Stanno costantemente cercando di metterci in un angolo perché abbiamo una posizione indipendente, perché manteniamo la parola e perché noi chiamiamo le cose per come si chiamano e non ci impegniamo in un'opera di ipocrisia. Ma a tutto c'è un limite! E con l'Ucraina i nostri partner occidentali hanno attraversato la linea, giocando in maniera irresponsabile e poco professionale. Dopo tutto erano e sono pienamente consapevoli che milioni di russi vivono in Ucraina e in Crimea. Devono avere perso l'istinto politico e il buon senso per non prevedere tutte le conseguenze delle loro azioni. La Russia si è trovata in una posizione schiacciata, e se si comprime la molla fino al suo limite finisce che scatta di nuovo in maniera dura. Questo si deve sempre ricordare.

Oggi è indispensabile porre fine a questa isteria, per confutare la retorica della guerra fredda e accettare il fatto evidente: la Russia è un partecipante attivo e indipendente negli affari internazionali; come altri paesi ha i suoi propri interessi nazionali che devono essere presi in considerazione e rispettati. Allo stesso tempo siamo grati a tutti coloro che hanno capito le nostre azioni in Crimea, siamo grati al popolo della Cina i cui leader hanno sempre considerato la situazione in Ucraina e in Crimea tenendo conto del pieno contesto storico e politico. Allo stesso tempo apprezziamo notevolmente la riserva dell'India e la sua obiettività.

Oggi, vorrei parlare anche al popolo degli Stati Uniti d'America, le persone che fin dalla fondazione della loro nazione e l'adozione della Dichiarazione di Indipendenza sono stati orgogliosi di tenere alla libertà sopra ogni altra cosa. Non ha lo stesso valore il desiderio dei residenti di Crimea di scegliere liberamente il proprio destino? Vi preghiamo di comprenderlo. Credo che anche i popoli europei, in primo luogo i tedeschi, saranno in grado di capirmi. Permettetemi di ricordarvi che nel corso delle consultazioni politiche per l'unificazione della Germania Est e Ovest, alcune nazioni, che erano allora e che ancora sono alleati della Germania, non hanno sostenuto l'idea di unificazione. La nostra nazione, tuttavia, inequivocabilmente ha sempre sostenuto l'inarrestabile e sincero desiderio dei tedeschi per l'unità nazionale. Sono sicuro che non lo avete dimenticato e mi aspetto che anche voi, cittadini della Germania, sosteniate l'aspirazione dei russi, della Russia storica, per ripristinare l'unità.

Voglio anche affrontare il popolo ucraino. Sinceramente voglio far capire che noi non vogliamo far loro del male in nessun modo, come non vogliamo ferire i loro sentimenti nazionali. Abbiamo sempre rispettato l'integrità territoriale dello Stato ucraino, a differenza di chi ha sacrificato l'unità Ucraina per proprie ambizioni politiche ostentando slogan sulla grandezza ucraina. Gli stessi che hanno fatto di tutto per dividere la nazione. Lo stallo civile di oggi è interamente sulla loro coscienza. Voglio che mi ascoltiate miei cari amici. Non credete a chi vi dice di aver paura della Russia gridando che altre regioni seguiranno Crimea. Non vogliamo dividere l'Ucraina, non ne abbiamo bisogno. Per quanto riguarda la Crimea, era e rimane una terra russa. E lo ripeto, così come è stato per tanti secoli anche oggi sarà una casa per tutti i popoli che vi abitano. Che non seguirà mai le orme di Bandera! La Crimea è la nostra comune eredità storica, un fattore molto importante per la stabilità regionale. E questo territorio strategico dovrebbe essere parte di una sovranità forte e stabile, che oggi può essere solo russa. Altrimenti, cari amici (mi rivolgo sia all'Ucraina che alla Russia), voi e noi, i russi e gli ucraini, potremmo perdere completamente la Crimea: e potrebbe accadere in una vicina prospettiva storica. Vi prego di pensarci.

Lasciatemi dire che abbiamo già sentito le dichiarazioni di Kiev sull'Ucraina che presto aderirà alla NATO. Cosa significherebbe questo per la Crimea e Sebastopoli? Significherebbe che la marina della NATO stanzierebbe in una città della gloria militare Russia: e questa, non è un illusione ma un reale minaccia per tutta la Russia meridionale. Queste sono cose che avrebbero potuto diventare realtà se il popolo di Crimea non avesse scelto la Russia, e voglio ringraziarli per questo.

Ma lasciatemi dire anche che non siamo contrari alla cooperazione con la NATO e non è certamente il caso di smetterla per quanto accaduto. Ma la NATO rimane una alleanza militare e noi siamo non vogliamo un'alleanza militare nel nostro cortile o nel nostro territorio storico. Io semplicemente non posso immaginare di andare a Sebastopoli per visitare i marinai della NATO. Naturalmente la maggior parte di loro sono ragazzi meravigliosi, ma preferiamo averli come ospiti piuttosto che il contrario.

Lasciatemi dire francamente che duole il cuore nel vedere ciò che sta accadendo in Ucraina; nel vedere la sofferenza della gente e la loro incertezza nel non sapere come arrivare a fine giornata e a cosa li attenderà domani. Le nostre preoccupazioni sono comprensibili, perché non siamo semplicemente vicini, ma, come ho detto già molte volte, siamo un solo popolo. Kiev è la madre delle città russe.

Lasciatemi dire un'altra cosa. Milioni di russi e russofoni vivono in Ucraina e continueranno a viverci. La Russia saprà sempre difendere i loro interessi con mezzi politici, diplomatici e legali. Ma dovrebbe essere prima di tutto nell'interesse dell'Ucraina garantire i diritti e la sicurezza di queste persone per garantire a sé stessa la stabilità statale e l'integrità territoriale. Vogliamo essere amici con l'Ucraina e vogliamo che l'Ucraina sia un paese sovrano autosufficiente e forte. Dopo tutto è uno dei nostri maggiori partner. Abbiamo molti progetti comuni e credo che avranno successo nonostante le difficoltà attuali. Soprattutto, vogliamo che la pace e l'armonia tornino a regnare in Ucraina e siamo pronti a collaborare con altri paesi per fare tutto il possibile per facilitare e sostenere questo impegno. Ma, come ho detto, solo il popolo dell'Ucraina può mettere la propria casa in ordine.

Ai residenti della Crimea e la città di Sebastopoli: tutta la Russia ha ammirato il vostro coraggio, la vostra dignità. Siete stati voi a decidere il futuro della Crimea. Eravamo e vi sentivamo più vicini che mai in questi giorni, sostenendoci a vicenda. Questi erano i sentimenti sinceri di solidarietà. E' in punti di svolta storici come questi che una nazione dimostra la sua maturità e la sua forza di spirito. Il popolo russo ha mostrato questa maturità e questa forza attraverso il sostegno, tutti uniti per i loro compatrioti.

La posizione della politica estera della Russia sulla questione Crimea, traeva la sua fermezza dalla volontà della nostra gente, dalla nostra unità nazionale e dal sostegno delle principali forze politiche e pubbliche del nostro Paese. Voglio ringraziare tutti per questo spirito patriottico, tutti senza eccezione. Ora dobbiamo continuare e mantenere questo tipo di consolidamento, in modo da risolvere i compiti che il ​​nostro paese deve affrontare sulla sua strada.

Ovviamente, ci scontriamo con l'opposizione esterna, ma questa è una decisione che dobbiamo mantenere per noi stessi. O siamo pronti a difendere costantemente i nostri interessi nazionali, o saremo sempre costretti a cedere e a ritirarci. Alcuni politici occidentali ci hanno già minacciano, non solo di sanzioni ma anche nella prospettiva di sempre più gravi problemi sul fronte interno. Mi piacerebbe sapere cosa hanno in mente di fare esattamente: l'azione di una quinta colonna, un gruppo eterogeneo di traditori nazionali o essi stessi, così da metterci in una situazione sociale ed economica di peggioramento in modo da provocare il malcontento pubblico? Consideriamo tali dichiarazioni irresponsabili, chiaramente aggressive nel tono, e risponderemo loro di conseguenza. Allo stesso tempo, non vorremmo arrivare allo scontro con i nostri partner, sia in Oriente che in Occidente, ma, al contrario, faremo tutto il possibile per costruire rapporti civili e di buon vicinato: come si suppone che accada nel mondo moderno.

Colleghi, capisco la gente di Crimea che ha messo la questione in termini più che chiari nel referendum: La Crimea deve essere con l'Ucraina o con la Russia? Possiamo essere sicuri nel dire che le autorità di Crimea e Sebastopoli, le autorità legislative, quando hanno formulato la domanda, accantonati gruppo e interessi politici e fatti gli interessi fondamentali del popolo, hanno messo una pietra solida sul loro lavoro. I particolari storici, la popolazione, le circostanze politiche ed economiche di Crimea, avrebbero fatto una qualsiasi proposta temporanea e fragile e avrebbe inevitabilmente portato a un ulteriore peggioramento della situazione creatasi. Situazione che avrebbe avuto effetti disastrosi sulla vita delle persone. Il popolo di Crimea ha deciso di mettere la questione in una forma senza compromessi, senza zone grigie. Il referendum è stato equo e trasparente e la gente di Crimea in modo chiaro e convincente ha espresso la propria volontà e ha dichiarato di voler essere con la Russia.

La Russia dovrà prendere una decisione difficile ora, tenendo conto delle varie considerazioni interne ed esterne. Che cosa pensa la gente russa? Qui, come accade in ogni paese democratico, le persone hanno diversi punti di vista, ma voglio che sappiate che la maggioranza assoluta del nostro popolo supporta ciò che sta accadendo. I più recenti sondaggi di opinione mostrano che il 95% delle persone pensa che la Russia dovrebbe tutelare gli interessi dei russi e dei membri di altri gruppi etnici che vivono in Crimea. Più del 83% pensa che la Russia dovrebbe fare questo anche se ciò complicherà le nostre relazioni con gli altri paesi. Un totale del 86% vede la Crimea come parte del territorio del nostro paese. E una stima particolarmente importante, che corrisponde esattamente con il risultato nel referendum di Crimea: quasi il 92% della nostra gente sostiene la riunificazione della Crimea con la Russia. In base a questi dati vediamo che in pieno accordo sia la stragrande maggioranza delle persone in Crimea che la maggioranza assoluta del popolo della Federazione sostiene la riunificazione della Repubblica di Crimea e la città di Sebastopoli con la Russia.

Ora questa è una questione interna di scelta politica della Russia, e ogni decisione può essere basata solo sulla volontà del popolo, perché il popolo è la fonte ultima di ogni autorità.

E visto che membri del Consiglio della Federazione, i deputati della Duma di Stato, i cittadini della Russia, i residenti di Crimea e Sebastopoli, sono in accordo con la volontà del popolo, presento all'Assemblea federale la richiesta di prendere in considerazione una legge costituzionale sulla creazione di due nuovi entità costituenti all'interno della Federazione russa: la Repubblica di Crimea e della città di Sebastopoli, e chiedo di ratificare il Trattato sulla ammissione alla Federazione Russa di Crimea e Sebastopoli, trattato già pronto per la firma, sicuro del vostro supporto.

18 Mar 2014, 15:50 - Il Cremlino, Mosca


16 commenti:

arthur ha detto...

secondo me ha ragione putin: la Crimea è Russia!
Ciò detto, secondo me ha fatto un errore madornale quando ha messo al potere e poi sostenuto Yanukovich che è un delinquente. Gli ucraini onesti non potevano sopportalo di più e ciò ha giustificato la rivolta di piazza della libertà!

Vanna ha detto...

Certo che ha ragione Putin.

Grazie Massimo per aver riportato il lungo discorso di Putin dal quale si evince non solo il suo fiuto politico,ma la capacità di rivolgersi ai popoli con interessanti e ampie argomentazioni storiche e sociali.

Vanna ha detto...

Certo che ha ragione Putin.

Grazie Massimo per aver riportato il lungo discorso di Putin dal quale si evince non solo il suo fiuto politico,ma la capacità di rivolgersi ai popoli con interessanti e ampie argomentazioni storiche e sociali.

magica ha detto...

anch'io do' ragione a putin .
finalmente un uomo con le ..
fiero .
il resto del pianete commenta incollerito . c'è poco da fare vince la deterninazione di un popolo con un referendum . piu' chiaro di cosi' .
la stessa collera quando la svizzera determino' con un referendum un suo sacrosanto volere.
migranti fino ad un certo numero: . chiacchere e disensi pure con questo referendum..

PINO ha detto...

Il discorso di Putin riflette una realtà storica incontrovertibile, mentre è chiaramente pretestuosa la presa di posizione degli USA e del carretto europeo trainato a rimorchio.
Il popolo di Crimea, pur se formato da etnie diverse, ha palesato, con regolare plebiscito la propria scelta.
Se poi si volesse proditoriamente reprime il diritto di un popolo all'autodeterminazione, il discorso cambierebbe testo e tono.
Senza stantia retorica, trovo pertinente il vecchio detto: "si dia a Cesare quel..."
Pino

Anonimo ha detto...

Attenzione e’ tutto vero ma accettare un simile strappo non e’ che significherebbe dare la stura a qualsiasi rivendicazione di qualsivoglia minoranza, etnica e non... anche in Tirolo se fai un referendum vogliono essere annessi all’ Austria...
Giorgio

magica ha detto...

certo giorgio
allora che pagassero i danni della guerra con euro sonanti e con gli interessi...(l'austria)??!
anche in veneto si sta muovendo per rivendicare l'indipendenza dall'italia .. se la stragrande maggioranza votassero a favore forse si attuerebbe? sara' difficile .perchè molti non lo vogliono ., anche il regno delle 2 sicilie ? ahah . tutto si ripete . il papa non star' con le mani in mano - vedremo cosa succede .

Anonimo ha detto...

Magica mi stai dando ragione. Non si può' indire un referendum solo perché' un paese invia l'esercito senza mostrine a controllare ed imporre il referendum occupando tutti i posti di potere della regione. Così' facendo per forza i risultati ottenuti raggiungono maggioranze "bulgare".
Giorgio

emax/massimo prati ha detto...

Caro Giorgio, se generalizziamo senza entrare nel merito il discorso del referendum bulgaro può anche andare, ed è quello che va per la maggiore in occidente. Ma se si legge tutto il discorso di Putin, comprovato dai fatti storici via via succedutisi negli ultimi decenni, e si ragiona senza paraocchi, si scopre che per capire la situazione non è il caso di generalizzare ma è meglio approfondire.

Facciamo un paragone, anche se non proprio proponibile, con l'Italia, e mettiamo che il nostro governo vari una legge che obbliga ogni scuola ad insegnare solo italiano, anche alle varie minoranze che vivono ai confini e, tanto per farlo sapere, da sempre hanno un autogoverno e sono a statuto autonomo (con molte agevolazioni che noi italiani non abbiamo): ecco che la protesta si solleverebbe (come fatto in Ucraina dove la legge è stata al momento accantonata).

Ma andiamo oltre ed iniziamo col dire che alla maggioranza degli italiani nulla importa dell'Italia (forse perché l'informazione non fa bene il suo mestiere?). L'Italia non è la Russia, è ben altra cosa. E' una nazione abituata dal dopoguerra a convivere con le varie basi americane e ad essere punto strategico degli americani, siamo sotto occupazione straniera eppure da tanto non sento qualche italiano lamentarsene (i più vogliono sapere dove andranno i nostri amici del gossip in vacanza).

Per dare qualche numero, in Italia 113 sono i punti strategici, fra Nato e americani, occupati da stranieri: circa 40.000 americani, fra soldati e civili, sono dislocati nelle varie basi che occupano una superficie totale di 886.000 metri quadrati (scusa se è poco). E come se non bastasse, sul suolo italiano ci sono una settantina di bombe atomiche americane (dice che è per difesa, casomai arrivassero i comunisti...) ma a nessuno interessano (tanto basta all'italiano basta dirgli che non è vero e ci crede).

Ora da noi l'amor di patria nasce solo ai mondiali di calcio (altrimenti ci scanniamo a vicenda per fede sportiva o per i denari che dal nord vanno al sud), ma in altre nazioni (parlo di superpotenze come la russia, la cina, l'america, l'india e così via) è ben altra cosa. Quindi immaginati un russo che grazie all'Ucraina, che fra pochi anni dovrebbe diventare una mega base Nato, si trova la Crimea occupata dalle basi dei marines.

Suvvia, è possibile? Lo stesso discorso vale per gli americani che fecero il diavolo a quattro quando Fidel Castro assunse il potere a Cuba, nel '59, e cercò alleanze contro gli Stati Uniti (baia dei porci).

Insomma, non solo non è pensabile che la Russia permetta alla Nato di installare basi in Crimea, fra l'altro in città che erano russe e sono abitate da russi, a un passo dalla sua flotta del Mar Nero, ma già è difficile immaginare che le lasci istallare in Ucraina. Obama e company questo stanno cercando di fare da anni... è qui che occorre puntare la vista e cercare di capire i motivi che spingono la Nato ad un simile passo. Cosa vogliono fare di preciso?

E per venire al punto, a parer mio il referendum è stato il modo soft usato dai russi per non dover fare passi peggiori.

Stenderei poi un velo pietoso su chi ha governato l'Ucraina...

Anonimo ha detto...

Ciao Massimo, il tuo ragionamento non fa una grinza, ma e' un po’ di parte. Ricordiamo prima un po’ di storia.
Come ben sai la Crimea fu assegnata nel 1954 da Krusciov all'Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il trecentesimo anniversario del trattato di Perejaslav tra cosacchi Ucraini e la Russia.
La Crimea era la terra dei Tartari e durante la guerra civile russa la Crimea fu una roccaforte dell'Armata Bianca anti bolscevica e proprio in Crimea nel 1920 si concluse la resistenza dei russi bianchi contro l'Armata Rossa.
Durante l’ultima guerra la Crimea fu occupata in gran parte dalle truppe tedesche con l’eccezione di Sebastopoli che resistette per circa 10 mesi prima di arrendersi.
Nel 1944 le truppe sovietiche liberarono Sebastopoli e dopo la liberazione l'intera popolazione dei Tartari di Crimea venne deportata con la forza dal governo di Stalin in quanto una divisione di questi si era schierata con i tedeschi.
La pulizia etnica di Crimea comporto’ che il 46 per cento dei deportati mori' per fame e malattie. Il ciclo si chiuse nel 1967 quando i Tartari di Crimea vennero riabilitati ma venne loro negata la possibilita’ di tornare nella loro patria fino agli ultimi giorni dell’Unione sovietica.
Quindi come vedi la Crimea e’ diventata terra Russa con la forza e con la pulizia etnica di Stalin.
Per quanto riguarda il fatto che la Crimea sarebbe diventata una super base Nato ai confini con la Russia tutto puo’ essere, ma forse la situazione poteva essere risolta diplomaticamente e non con la forza mediante l’invio di soldati e mezzi.
Quindi seguendo il tuo ragionamento ora ci dobbiamo aspettare l’invasione e annessione dell’Ucraina perche’
“è difficile immaginare che (Putin) le lasci istallare in Ucraina” e dopo l’Ucraina gli altri paesi confinanti e cosi’ via.
In quanto a Fidel Castro e Cuba gli Stati Uniti si comportarono diversamente: chiesero che non fossero installate rampe missilistiche a Cuba: non sarebbe costato nulla invaderla e sottometterla....ma Kennedy
preferi’ la via diplomatica anche se minacciosa piuttlosto che passare alle armi.
Su chi ha governato l’Ucraina sono completamente d’accordo con te.
Giorgio

emax/massimo prati ha detto...

Ma Giorgio, non ci sono mai stati chierichetti a governare la storia degli uomini, del mondo, della Terra. Da che esiste l'uomo ogni territorio è stato conquistato con la forza delle armi e degli eserciti, e i romani ci hanno dimostrato che l'organizzazione vinceva la massa, e sottomettendo il prossimo tramite stragi e violenze di ogni genere.

Tutti sappiamo, se facciamo mente locale, che confini attuali di ogni stato sono stati tracciati dalla forza delle guerre. Non dovrò parlare di Alessandro Magno, di Giulio Cesare, di Napoleone e di tutti i restanti, compreso Hitler, gli Zar e i vari dittatori succedutisi nel tempo ante moderno e moderno. Perciò di che parliamo? Di come fu conquistata e regalata a uno stato dell'URSS, non all'occidente, la Crimea? Ed allora dovremmo parlare anche di mille altri angoli della Terra conquistati con lo sterminio: a partire dagli indiani d'america, dai popoli soggiogati dagli inglesi, dai francesi e dagli spagnoli, dai tedeschi. Insomma, dovremmo fare un discorso talmente vasto da tornare troppo indietro nel tempo, fino alla prima guerra nata fra due gruppi di scimmie per conquistare i territori altrui.

Troppo lungo e complicato da affrontare in un blog. Meglio ragionare da 21° secolo e pensare che le parole devono sostituire le armi e la pace deve sostituire la guerra (anche se ancora ci sono centinaia di guerre e rivoluzioni sul pianeta). Quindi, senza voler essere o sembrare di parte, ragionare sul fatto che i militari russi in Crimea ci stanziano da sempre perché da anni ci sono accordi in tal senso (25.000 è il limite da non sforare). Meglio ragionare su una occupazione, se vogliamo chiamarla così, che non ha fatto vittime (ed è la prima volta). Meglio pensare che su due milioni di abitanti della repubblica di Crimea, ben tre quarti, quindi un milione e mezzo, sono russi che, potenzialmente, avrebbero comunque votato a favore del ritorno alla loro madre patria (quindi il 75% ha in teoria votato senza sentirsi minacciato da ciò che abbiamo chiamato aggressione).

Per quanto attiene il resto, sei tu stavolta a sembrare di parte, perché la storia di Cuba è molto diversa da come la racconti, visto che tu parti dal '62, quando le navi russe portavano missili sul territorio cubano e si rischiò una guerra nucleare (fortunatamente evitata grazie alla diplomazia), dimenticando l'operazione Zapata. Anche qui la storia è lunga da raccontare, ma tanto per accennarla: prima dell'avvento di Castro (con la rivoluzione castrista che durò anni) Cuba era una nazione fidelizzata agli americani, per essere precisi: alle lobby americane (compresa la mafia) che sull'isola avevano investito milioni e milioni di dollari. Con l'avvento di Castro i grandi magnati statunitensi persero tutto perché ciò avevano creato, e dava loro potere e ricchezza (La Esso, la Texaco ecc...) venne statalizzato e pagato loro per quanto risultava al catasto cubano, quindi una sciocchezza.

continua...

emax/massimo prati ha detto...

Ora dire che Kennedy potesse conquistare Cuba e preferì non invaderla è una favola da narrare ai nostri bambini per addormentarli dolcemente. Parliamone in breve. Il piano è il tipico piano che la CIA ha portato avanti in tanti Stati, molte volte ha funzionato, e inizialmente prevedeva una rivoluzione dall'interno tramite una sollevazione popolare alimentata dall'esterno (stranamente proprio come accaduto in Ucraina l'anno passato e all'inizio di questo). Il CRC concilio rivoluzionario cubano, fu creato appositamente a Miami e anche le radio dei ribelli trasmettevano da fuori Cuba incitando il popolo alla sollevazione. In effetti, però, il piano non era dei rivoluzionari, era stato ideato dalla CIA ed era sostenuto da Nixon e dai fidi uomini di Eisenhower. Kennedy, che non ne sapeva nulla, lo subì, però poteva evitarlo visto il parere altamente contrario di alcuni suoi collaboratori. Ma la CIA era troppo potente (Kennedy è poi morto ammazzato, forse non ricordi che ad operazione fallita esonerò i vertici della CIA, al tempo in affari con la mafia per la quale trasportava droga sui propri aerei - su questo punto in America ci sono state diverse interrogazioni parlamentari e inchieste) e il piano fu accettato dal presidente.

In fondo era un piano semplice e poteva funzionare: aerei americani dipinti coi coi colori cubani, per far credere fossero gli insorti a combattere per la rivoluzione, partirono dal Guatemala e bombardarono varie postazioni militari con l'intento di distruggere gli aerei militari cubani. E credettero di averli distrutti, visto che a pochi giorni di distanza inviarono 1500 mercenari addestrati che invasero la baia dei porci. Impegnati a dar manforte ai cosiddetti ribelli c'erano portaerei, sommergibili e cacciatorpediniere americane, oltre ad aerei bombardieri. Ma gli aerei da guerra cubani, nascosti in luoghi sicuri e quindi non distrutti, si alzarono subito in volo e in poche ore affondarono sia la nave di comando americana che le navi che trasportavano tutte le munizioni, la benzina e le provviste. Una disfatta osservata da alcuni sommergibili russi stanziati al largo. Per cui la sollevazione popolare non ci fu e il terzo giorno i mercenari tornarono alla baia dove furono catturati e gli Stati Uniti due anni dopo pagarono oltre 50 milioni di dollari (degli anni '60, non di oggi) per liberarli (perché furono liberati).

Questa è la storia di un tentato colpo di stato fallito che forse è costato la vita al presidente americano, basta cercarla e si trova anche su internet. Ma parliamo di oltre 50 anni fa, e come detto siamo nel 21° secolo ormai... sarebbe il momento di smetterla di foraggiare le guerre e le rivoluzioni altrui (e parlo di entrambi gli schieramenti) e di dar spazio alla vera diplomazia (ma per farlo ci vorrebbero veri diplomatici... che all'orizzonte io non vedo).

Ciao, Massimo

PINO ha detto...

@ MASSIMO, mi hai preceduto in modo esauriente, nella risposta che avrei dato a "Giorgio" circa la scintilla, o precedente, scatenante una catena rivendicativa sugli storici confini territoriali di ogni etnia della biosfera.
Assurdità che non può collocarsi in alcun sito della ragione.
Sarebbe come dare per possibile che Roma rivendichi, oggi, i confini del proprio impero, al tempo di Augusto.
Felice la tua riflessione: " Siamo nel 21° secolo, ormai..."
Ciao, Pino

Anonimo ha detto...

@Massimo e Pino
Il discorso e' molto piu' complesso di quello che volete fare apparire.
Mi scuso per il tempo che vi ho fatto perdere e ringrazio in particolare Massimo per l'ampia disamina dei fatti. Penso che sia opportune, per lo meno da parte mia, cessare qui la diatriba anche perche' gli argomenti sono talmente vasti che non porterebbero niente di nuovo alle opinioni di ciascuno.
Ciao. Giorgio

Vanna ha detto...

Per raccontare fatti vissuti dai miei antenati, a proposito degli americani e della loro politica e dei tedeschi e la loro umanità, checché se ne dica.

Nel cuore dell'Italia dopo l'8 settembre '43 quando gli alleati tedeschi divennero improvvisamente nemici e i nemici americani divennero improvvisamente alleati e i nostri soldati non sapevano più contro chi combattere, i tedeschi si posero sulla linea Gustav.

Ovviamente è sintetico il mio dire e abbraccia frammenti di vite vissute da chi era doppiamente occupato dalle truppe e non capiva chi era amico e chi era nemico, come ho raccolto da testimonianze a me vicine.
L'elemento umano conta e fa la differenza.

Se i tesori dell'Abbazia di Montecassino sono stati salvati e portati in Austria e Germania, lo dobbiamo alle truppe tedesche che cominciarono a spostarli sui treni bene imballati quando, con lungimiranza, videro la risalita dell'avversario.
I tedeschi razziavano biancheria, indumenti e cibo,ma davano anche qualcosa se a loro veniva chiesto.

In riferimento a stupri, esistono casi isolati da parte dei tedeschi, al contrario le truppe americane fecero vere e proprie stragi di corpi.

Nel contempo i bombardamenti distruggevano città, paesi, monti e pianure;per snidare i tedeschi rimasero mesi ad Anzio a bombardare senza senno alcuno.
Velletri subì una quarantina di bombardamenti, non ne bastava uno!

Bombardare di notte le luci dei focolari sulle montagne dove vivevano gli sfollati, i civili, persone che già avevano perduto la casa, è dissennato.
Ma gli americani hanno i bombardamenti facili, se lo fanno a loro però...

Eppure, se molti feriti si salvarono fu perché furono assistiti, curati con i primi antibiotici-sulfamidici, e trasportati a Roma sulle loro camionette, proprio dai tedeschi.

Certo, come Massimo ha ricordato,la politica statunitense è tutta rivolta alla conquista economica per avere il predominio economico e mantenere il suo potere e i suoi privilegi nel mondo.

I loro interessi li hanno portati a controllare il cibo, gli OGM e gli esperimenti in merito sono aberranti.

Se da una parte danno, dall'altra si prendono tutto, anche le speranze.

Mentre la Russia è rimasta nel suo blocco territoriale, loro si sono mossi in tutto il mondo a portare i loro usi, costumi con metodi non sempre ortodossi.
Da anni si erano inseriti in Ucraina.
Putin ha difeso il suo blocco e mi sembra che stia gestendo il fatto con capacità,prudenza,
intelligenza.

L'Europa sta al centro, spero che mantenga equilibrio, altrimenti finiremo al gelo e i nostri risparmi dovranno sostenere i giochi delle banche americane.

Mimosa ha detto...

Mi è piaciuto molto il discorso di Putin, lo trovo sorprendentemente molto equilibrato.
Bravo Massimo ad averlo recuperato ed offerto a noi.

Per me, è indifferente se siamo nel 21esimo secolo, se siano passati quasi 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, che ha ridisegnato i confini di tante Nazioni, poco mi importa di Cuba e degli Usa,
capisco lo shock dell’URSS quando ha perso le sue Repubbliche europee (anche la Yugoslavia unitaria di Tito si è sgretolata , anche la Germania Est e Ovest si è riunita),
ma ritengo che la questione Crimea ha le sue origini proprio nel momento in cui l’ucraino Krusciov l’ha “donata” all’Ucraina. Insomma, fu già un atto imposto, senza consultazione popolare (che d’altronde, allora non era nemmeno concepibile, stante che essa è un’espressione democratica), in seguito al quale cittadini etnicamente russi si sono ritrovati dall’oggi al domani ad appartenere ad un’altra Nazione.

Proprio in base a queste considerazioni, giorni fa feci la riflessione che questa vicenda assomiglia molto alla storia delle mie terre.

Quando i Signori firmarono il Trattato di Pace, Gorizia fu tagliata in due da un reticolato spinato, a filo delle case della periferia, il suo circondario di campagne e vigneti strappato, un angolo del Cimitero oltre la rete, case di contadini di qua e loro terreni di là: è facile tracciare linee sulla cartina topografica!
Ma soprattutto la vicenda della Crimea, secondo me, assomiglia alla terra d’Istria, da lunghi secoli italiana per lingua e razza e cultura (romana prima, veneziana dopo, e finalmente, anche e per poco, sotto il Regno dei Savoia) che dall’oggi al domani si è ritrovata ad essere “oltre confine”, oltre la “cortina di ferro”.
Anche se non tutti conoscono bene l’esodo di 350 mila italiani istriani, se i testi scolastici quasi non ne parlano e la Storia “vera” fa fatica ad emergere nonostante le centinaia di libri scritti sull’argomento (forse che ha seguito Cristicchi e il suo “Magazzino 18” qualcosa può aver capito), mi vien da domandarmi: se gli Istriani indicessero un referendum per congiungersi all’Italia, non sarebbe la stessa cosa della Crimea?
Coloro che si sentono ancora oggi Italiani non avrebbero diritto a far parte della Madre-“Matrigna” Patria?
(con la difficoltà che l’Istria, la penisola istriana da Muggia a Fiume, è ormai appartenente a due Nazioni, Slovenia e Croazia).

In ragione di tutto ciò, e anche considerando il principio (vacuo) della volontà popolare, non posso dar torto a quella popolazione che chiede di essere ricongiunta alla Patria del cuore, fosse anche il Sud Tirolo ossia l’“Alto Adige”, ove la lingua italiana non è la lingua materna.
E ciò al di là delle pretese del tutto economiche di un Comune a far parte di un’altra regione o autonomistiche a fini fiscali!

Solo per inciso: sapevate che esiste una comunità italiana in Crimea?
Da Wikipedia (la più semplice fonte, digitando “Italiani in Crimea”): “La presenza di popolazioni italiane in Ucraina e Crimea ha una lunga storia che rimonta ai tempi della Repubblica di Genova e di Venezia”… tra il 1935 e il 1938, le purghe staliniane fecero sparire nel nulla molti Italiani, arrestati con l'accusa formale di spionaggio in favore dell'Italia e di attività controrivoluzionarie… La maggior parte era originaria della Puglia.
Oggi in Crimea sopravvive una comunità italiana di neanche 500 anime.
Altre info si possono leggere qui: http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2014/03/19/news/trieste-in-mostra-il-genocidio-degli-italiani-di-crimea-1.8876622
Valutate anche questo articolo: http://www.ilgiornale.it/news/esteri/ultimi-italiani-crimea-siamo-pericolo-aiutateci-1001366.html

Dopo tutto la Crimea non è tanto lontana da noi!!