domenica 30 settembre 2012

Enzo Tortora e la tortura giudiziaria e mediatica. 1983-2012. Trent'anni in cui si è capito che se errare è umano perseverare è il diabolico sintomo dell'incapacità (video inchiesta Enzo Tortora all'interno)



Niente di niente. Dal 1983 ad oggi non è cambiato niente. Si applauda chi non ha imparato dai propri errori e da quelli degli altri. E pensare che quanto si vede e vive nel tempo dovrebbe far maturare l'esperienza in ognuno di noi. Ed invece i fatti ad oggi ci insegnano il contrario, ci insegnano che siamo vittime predestinate di un 'sistema giustizia' che stritola nei suoi ingranaggi chi le si avvicina. Così al dolore per la perdita di chi si amava, tante volte si aggiunge il timore per la propria persona, la paura di venire inghiottiti nel vortice e dover dire addio, in un sol colpo, anche a tutti gli affetti più cari, siano figli, genitori, amici... o anche la propria vita. Il motivo per cui questo accade non è unico e va diviso in segmenti, ognuno di diverso valore. Fa la parte del leone l'inesperienza che coglie le forze dell'ordine impreparate a fronteggiare un "caso anomalo", ma anche il clamore mediatico vuole un segmento tutto suo, così come il pregiudizio che può entrare nella mente del Pm di turno, pregiudizio che nasce sin dal primo intervento sulla scena del crimine, pregiudizio alimentato dai "media" se il caso "tira" l'emotività dell'opinione pubblica. E noi, uomini che da sempre ci allineamo, che da sempre andiamo in guerra solo perché ci ordinano di andare in guerra, che da sempre viaggiamo sull'informazione adagiandoci sull'idea di altri, fatta credere nostra, veniamo agganciati all'amo come stupidi pesciolini contagiati dal morbo mediatico... e per questo affamati di scoop e gratuita cattiveria.

Eppure basterebbe avere memoria per riuscire ad evitare il contagio. Non parlo dei giovani, che quanto accaduto nell'Italia degli anni '80 l'hanno saputo a spizzichi e bocconi, parlo di chi in quel periodo storico era in grado di capire, parlo dei magistrati e dei giudici che da quel periodo storico avrebbero dovuto imparare, dei giornalisti che credono di essere il nuovo che avanza ed invece sono "il vecchio che marcisce". La parte maggiore della nostra informazione e un buon segmento della nostra giustizia, negli ultimi trent'anni hanno bivaccato lasciando che migliorasse solo la tecnologia. La loro mente non ha seguito il passo ed è rimasta attardata col fiato grosso. La storia prima o poi ritorna, si dice, ma basterebbe la luce di una pila puntata sul posto giusto per capire che la storia non è mai davvero cambiata. Per questo ci ritroviamo a dibattere sugli stessi argomenti, sempre spaccati in due come vivessimo in realtà opposte e nascoste l'un l'altra da una coltre fitta di nebbia, una nebbia mediatica che bagna gli occhi ed asciuga la mente togliendole la necessaria lucidità. Siamo tutti italiani, è vero, e siamo tutti figli di una cultura ipocrita che ci obbliga ad osservare le cose in maniera diversa e contrapposta. "Chi non è così" risulta "strano" agli occhi della massa, dato che a tutti hanno insegnato il 'valore' della destra e della sinistra (politica), ad odiare le idee dell'altrui schieramento per "partito preso". Ci hanno insegnato a vivere il quotidiano guardando il mondo su uno schermo piatto, ci hanno insegnato solo ad ascoltare e ci hanno tolto il "diritto alla parola". E senza voce ci adagiamo a quella che più ci pare somigliante la nostra, non capendo che in tal modo la aiutiamo solo a raggruppare il gregge... non capendo che il gregge siamo noi.

Così capita che trattiamo l'indagato di turno come fosse una pezza da piedi buona solo per essere calpestata. E lo facciamo senza ritegno e riguardo alcuno, perché "così fan tutti" e perché l'informazione ci insegna a farlo. Il problema in realtà è più vasto di quanto pare essere, perché non siamo solo noi a seguire questa linea, non siamo solo noi a leggere e ad ascoltare i media. L'informazione raggiunge tutti, anche gli addetti ai lavori. Quelle persone, siano procuratori, giudici o parti di una giuria popolare, che dovrebbero operare senza condizionamenti di sorta, quelle persone che dopo un anno di bombe mediatiche a lunga gittata, dovranno mettere mano sul caso in questione e decidere della vita di chi, se in carcere da innocente, ormai non esiste più perché sotterrato da milioni di carte, da miliardi di pubbliche parole utili solo a confezionare una bara da gettare, una volta riempita, sul fuoco della "giustizia popolare". E se è vero che i media aggiungono legna da ardere alla catasta, è anche vero che il fiammifero che poi la brucerà lo abbiamo in mano anche noi. Noi che aspettiamo a bocca spalancata che quel paio di procuratori, che quella marea di giornalisti, ci nutrano del cibo acquistato a basso costo da aziende fallimentari che stanno andando a male come ciò che vendono. L'azienda giustizia e l'azienda informazione.

Io non ci sto a questo gioco. E non ci stò perché ho memoria, perché ricordo molto bene cosa scrissero sulle loro belle testate quando Enzo Tortora fu accusato di essere un esponente di spicco della "nuova camorra", quando fu accusato di essere uno spacciatore di cocaina. Io ho memoria, e non potrò mai dimenticare che partendo da queste accuse si arrivò a scrivere, sul "Corriere della Sera" e non sul "giornale di Timbuctu", che il giornalista Tortora, il presentatore Tortora, aveva intascato parte dei soldi stanziati per il terremoto dell'Irpinia. Io ricordo il Pm che a processo inveiva contro di lui dipingendolo come un bieco delinquente. E ricordo la gente e quell'opinione pubblica maggioritaria schierata, quella che all'ottanta per cento seguiva il magistrato credendogli ad occhi chiusi. E questo capitò, ed ancora capita, al cinquanta per cento perché il popolo era ed è convinto che la giustizia non sbagliasse e non sbagli mai, che la giustizia non potesse e non possa fregare il cittadino onesto, ed al cinquanta per cento perché chi fece informazione, alla stregua di quella d'oggi, si appiattì alle idee ed a quanto portato dalla procura che la foraggiava. E come oggi lo fece in modo acritico e senza porsi domande o ragionare su ciò che era scritto agli atti. Io ho memoria di questo, ed ho memoria di quanto capitato anche negli anni successivi, quando accaddero altri fatti analoghi nei modi e nella forma. Chi non ha memoria sono i giornalisti ed i magistrati inquirenti. Nessuno all'epoca si scusò con gli italiani per averli imbrogliati. Alcuni si scusarono con Tortora, ma non tutti perché, fortuna loro, ad un anno dall'assoluzione il cancro se lo portò via. Un tumore psicosomatico che derivò soprattutto da quanto il presentatore aveva dovuto subire dalla giustizia malata e dai media del falso senzionalismo emotivo.

Quanto accaduto, si disse allora, non si deve più ripetere. La stampa dovrà essere solo 'la stampa' e non influire sulla vita dell'uomo, sull'indagato che si proclama innocente. Belle parole che ad oggi risultano essere rimaste allo stato embrionale o abortite. Per capirlo basta ricostruire uno spizzico di memoria, non ne serve tanta per far ragionare la nostra mente, per farle constatare che ora come allora siamo in balia di un vortice mediatico di infimo spessore informativo. Un vortice che ingoia le nostre coscienze e le annulla, un vortice che spande nell'aria la cultura del disprezzo e facendocela respirare la fa diventare nostra. Non tutti sanno cosa accadde dal 1983 al 1987, per questo ho fatto un collage di video, un collage cronologico che, volendo cambiare gli attori e la scena, si adatterebbe ai casi del nostro tempo in maniera perfetta. Nulla è cambiato da allora, solo le macchine e la tecnologia sono migliorate. L'uomo è riuscito solo a cambiare il suo esterno, è riuscito a far quello che la pubblicità ed i programmi televisivi volevano facesse, ha ricercato l'apparenza modificando vestiti e capigliatura. Ma sotto i capelli tutto è rimasto come trent'anni fa. Anche gli errori sono rimasti gli stessi. E quelli dei procuratori, dei giudici, dei giornalisti, sono talmente cronici (ed ogni volta sempre identici) che c'è da chiedersi il motivo per cui continuino a nascere e se davvero siano solo il frutto di uno scarso insegnamento scolastico, di una pura e semplice incapacità.

video

Nel 1984 l'82% degli italiani era convinto della colpevolezza di Enzo Tortora, questo nonostante i suoi programmi televisivi avessero battuto ogni record di ascolti e fosse, prima della notizia del suo arresto, un uomo molto amato dal pubblico. L'informazione dopo il suo arresto fu quasi tutta a senso unico. I pochi che scrivevano articoli contrari al volere della massa venivano emarginati. Solo gli amici fidati e la sua famiglia non lo abbandonarono ad un destino che, dopo la condanna in primo grado, sembrava segnato. Nel 1987, nonostante l'assoluzione, il 34% dell'italico popolo aveva ancora la convinzione che qualcosa il giornalista avesse commesso, visto che era stato in carcere ed aveva subito due processi, e che i giudici lo avessero graziato perché il potere politico voleva tornasse un uomo libero. I procuratori che lo indagarono ed i giudici che lo condannarono non subirono alcuna sanzione, anzi ci fu chi ottennebuone promozioni. Nessuno fece un passo indietro e nessuno visse in sofferenza a causa di quanto poi accadde all'uomo Tortora.

La sofferenza non si può comprendere appieno se non la si vive. E quella degli altri, se in noi c'è una intrinseca convinzione di colpevolezza (quella iniettataci in vena dai media), non è sofferenza ma finzione. Mi riferisco a chi è in galera in attesa che un giudice decida il suo destino, a chi è in galera perché il suo destino è già stato deciso da più giudici (ed in Italia a tutt'ora ci sono casi aperti, sia in fase iniziale, sia in fase di "primo giudizio", sia già conclusi con una condanna). Enzo Tortora morì dopo l'assoluzione con formula piena perché non si arrese e lottò contro tutto e tutti nonostante se 'lo mangiasse' lo stress, il nervoso e la rabbia. Lui era capace di lottare, ma non tutti riescono o possono lottare. C'è chi non ce la fa e chi non ha le possibilità economiche per far fronte alle enormi spese giudiziarie. E questi imputati saranno destinati a perdere la speranza. Così sempre più spesso capiterà che senza speranza si uccidano in quella cella di tre metri per due dove non dovrebbero essere. D'altronde chi non si suicida muore ugualmente giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, nell'indifferenza generale.

Si applauda chi, per una convinzione personale dettata dalla stampa e dall'altrui pensiero, spera che un indagato finisca in carcere prima ancora di essere giudicato. Si applauda ora, da uomo libero, perché non si sa mai cosa la vita ci riserva e non è detto che un domani non tocchi a lui di dover sentire gli applausi altrui.

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21 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

Il Caso Tortora fu uno dei primi che dimostrò in modo incontrovertibile le disfunzioni dell'Ordinamento Giudiziario e dell'allora vigente Codice di Procedura Penale, fondato su un processo ibquisitorio. Si arrivò, anche grazie alle vicende di Tortora, ad un processo "accusatorio", ma le cose, come sottolinea Massimo Prati, non sono granché cambiate. C'è una mentalità da migliorare profondamente prima ancora dell'organizzazione. Le formule possono essere più o meno belle, ma se i criteri metodologici, improntati a mentalità arcaica, rimangono gli stessi, si arriva addirittura a peggiorare. Il vino nuovo in una botte vecchia finisce per farla esplodere.

magica ha detto...

ho visto la fiction su enzo tortora .
all'epoca non seguii la vicenda giudiziaria ...
sembra che non abbiano imparato niente . si continua a dar retta alle notizie distorte della tv e giornalai di turno .
la passerella la fecero fare a tortora . anni dopo l'hanno fatta fare a cosima serrano .. x farla sembrare il momento piu' suggestivo . lo scoop sulla pelle degli altri ..
un atto vergognoso .
,

carla ha detto...

bravo signor Massimo,che lavori per cause ingiuste....
anch'io stasera ho guardato la fixion,non mancava proprio niente dai scenari che si ripetono,come nel caso di avetrana....
purtroppo come già dissi esiste 2 tipi di omicidi quello legalizzato e quello illegalizzato.....forse quello legalizzato pensa di essere immune delle incombenze che le possa capitare.....anche Tortora,con tutto rispetto,ebbe il pensiero che quello che le stava capitando ,era un fatto, che a sua volta, da giornalista,che aveva fatto....
chissà perchè non se ne sente mai parlare di chi ha commesso i errori...si,delle volte si generalizza,come in questo film che la giustizia va male.....ma che me ne riccorda di qualcuno nome cognome che ne viene spiaccicato sul giornale,di chi ha sbagliato,questo no!.....è come di un tratto i panni sporchi si lava in casa propria....nel dimenticatoio....
è come che non si voglia fare sapere , se uno commette il male,diciamo quello subdolo,se ne viene punito o meno.....
è proprio così, quanto tempo deve passare ancora ,che la gente impari da questi errori....buonanotte a tutti i amici del blog.....

Vito Vignera da Catania ha detto...

Bravo Massimo per le splendide parole spese per il grande presentatore ,ma sopratutto per un grande uomo onesto.Di anni ne sono passati è ti posso assicurare che non ho mai creduto che quell'uomo fosse uno spacciatore di droga e di morte.Purtroppo i giudici a suo tempo hanno creduto a quel fetente di pentito.Il tempo gli ha reso giustizia .ma purtroppo la malattia se le portato via.Grazie Enzo Tortora per quello che ci hai insegnato.Un Grande Presentatore ,un Grande UOMO ONESTO.

carla ha detto...

ciao Vito,non so se hai visto il film,nel scenario ci stava anche la presunta anna pisanò ecc...
ti auguro la buonanotte...a proposito domani sera c'è la seconda parte....ciao

Anonimo ha detto...

Caro Massimo
L’articolo è molto bello, pieno di sdegno civile e di denuncia, però manca l’analisi di come tutto questo possa accadere. Quello italiano è un caso anomalo, forse unico nel mondo occidentale. Sono state spesso tentate disamine storiche e sociologiche, eppure rimane sempre la sensazione di qualcosa di incomprensibile che riguarda la mentalità e le strutture mentali di un popolo, quello italiano, in un misto di rassegnazione e di indifferenza. Fattori educativi e antropologici si intrecciano in un sistema paese in cui il conformismo e la sudditanza costituiscono la base del consenso. Forse bisogna riandare a Machiavelli e Guicciardini (ma anche a Dante) per tentare di comprendere il substrato e l’humus sul quale attecchisce quell’italico opportunismo fatto di superficialità e di arroganza. Peccato che anche la scuola oramai sembra aver rinunciato a infondere capacità critiche e si sia appiattita in un chiacchiericcio sterile e convenzionale.
GILBERTO M.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Gilberto,
di "casi Tortora" il mondo è pieno; è tipico del nostro popolo credere che gli orti degli altri siano fertili e pieni di frutta. Non cadiamo in questa ingenuità. Tortora nel suo è stato anche fortunato, era celebre, abbastanza ricco, ha potuto difendersi ed alla fine lo ha vinto solo una malattia che poteva comunque apparirgli lo stesso. Quanti e quanti in Italia e all'estero finiscono accusati, calunniati, condannati a volte a morte, e di loro si scopre la verità solo dopo morti, per ricerca storica! Anche in questi giorni, se potessimo seguire metodicamente le vicende giudiziarie in Paesi considerati civili, vedremmo cose altrettanto o più schifose che in Italia. E rcentemente si è pur visto come funziona in Gran Bretagna un processo penale, quale quello di Restivo, innocente o colpevole che sia, ma considerato colpevole "a priori", perché così si voleva colà dove si poteva. Che difesa ha avuto l'uomo ? Nessuna: se gli Italiani, invece che come al solito piangersi continuamente adosso in politica come nelle vicende giudiziarie, sorgessero, come pur sanno fare in situazioni disperate (cfr. le Quattro Giornate di Napol), se non si compiacessero dei propri vizi e mali, ma li cancellassero, liberandosi da infami classi politiche e loschi personaggi, gente incapace e gente disonesta, se smettesse nell'infantile fede nei Salvatori della Patria avendo più fede i se stesso, se invece di rincretinirsi quotidianamente nei "ludi circenses" trovasse l'anima dei suoi grandi e veri uomini che tu stesso hai nominato, sarebbe assai meglio. E va detto, ai soliti manìaci cultori del mondo anglosassone, che mai nessun dominio o supremazia stranieri in Italia, ne ha soffocato lo spirito vitale, nell'arte, come nella scienza, nella filosofia, come nella morale, nella politica e nel costume quotidiano, quanto il subdolo dominio americano che dopo averci "liberato", ci tiene sotto il suo giogo da 67 anni dopo la loro vittoria e da 23 anni dal crollo del Muro di Berlino; 67 anni che ha basi militari in Italia, 67 anni con cui ci rincretinisce con le sue follìe, le sue mode, il suo malcostume, la sua ipocrisia. Siamo ad un livello in cui, fatte le debite proporzioni, neppure sotto il dominio spagnolo, quello considerato peggiore in assoluto, eravamo mai giunti!

"Siamo in Italia" è un alibi sostanzialmente razzista per giustificare ogni obbrobrio che vi viene conpiuto, ultimo dei quali è un governo di manutengoli della speculazione e dell'aggiotaggio internazionali !

Anonimo ha detto...

Caro Manlio
Non si direbbe proprio che gli italiani mostrino molta consapevolezza riguardo alla cosa pubblica. E' pur vero che ogni paese ha la sua storia. Per l'Italia è stata quella della divisione territoriale e del dominio straniero, oltre che della lupa dantesca nella forma del condizionamento anche ideologico. Mentre le altre monarchie nazionali godevano di potenza e prestigio l'italia non era donna di province ma bordello(Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!). Questa non vuole essere un'analisi ma solo uno spunto di riflessione. Gli ultimi governi del nostro amato paese, liberamente eletti, sembrano più espressione di una sudditanza interiorizzata storicamente sia sul piano socio-politico sia su quello ideologico. Certo ogni paese ha le sue rogne da grattare e questo ne rende specifica la sua storia. Il caso italiano, storicamente, e non a caso cito Machiavelli e Guicciardini che, per quanto abbiano intessuto analisi politiche e antropologiche di grande interesse, non potevano che riferirsi al tessuto storico del mosaico italiano. Nessun pregiudizio, solo quella lentezza della storia di cui parla Le Goff, per la quale nelle persone si stratificano secoli di conzionamenti ideologico-politici e dove la storia diviene anche mentalità e processo educativo, formazione culturale (la bildung teutonica). Per nessun popolo è facile spogliarsi della propria storia. Solo nella consapevolezza critica, che manca secondo me nella scuola attuale, gli individui diventano liberi e non più sudditi di categorie storico-antropologiche.
GILBERTO M.









Manlio Tummolo ha detto...

Caro Gilberto,
più che alle tue osservazioni, da cui ho preso spunto, mi riferisco ad una mentalità generale che appunto trova in una pretesa geneticità difettosa del popolo italiano l'alibi e il pretesto per far sì che essa affondi sempre di più nella melma fognaria in cui si trova. Ovvuamente è una storia lunga, ma nella quale e dalla quale il popolo è sempre stato essenzialmente escluso, e da lunga data, ben al di là del Medioevo. Potremmo risalire (ne riparlerò trattando la congiura di Catilina e le lotte popolari della tarda Repubblica Romana) appunto agli ultimi due secoli prima di Cristo, quando il Senato, straripando dai suoi poteri originari di consulenza, volle escludere ogni progresso del popolo, favorendone prima l'emarginazione, quindi la corruzione, poi, incapace da solo di poter resistere, travolto esso stesso dalla demagogia e dalla violenza dei capi (le grandi guerre civili, che poi perdurarono in forma latente o violenta fino alla fine di Roma). Leggendo Seneca o Petronio, noi vediamo già da allora prefigurata l'Italia d'oggi, o per dir meglio una mentalità politica perdurante tuttora. Non è dunque un fatto genetico (visto che, per giunta, in Italia arrivarono popoli d'ogni stirpe e razza), ma un fatto culturale che si tramanda per principio di continuità. L'Italia ha conosciuto ben rivolgimenti, guerre civili, insurrezioni, massacri d'ogni genere, ma non ha mai propriamente conosciuto una Rivoluzione, sempre stroncata preventivamente, ovvero un allargamento della sovranità non solo formale e dichiarato, ma effettivo. Del resto, in misura maggiore o minore, nessun popolo ha conosciuto propriamente rivoluzioni, visto che, dopo un'ascendenza ed uno sviluppo brevi, si è avuta sempre una contrazione.

Certi difetti poi non sono "italiani", ma umani. Che dire di Giovanna d'Arco tradita dal re che ella sosteneva ? Che dire dei Germanici che, mentre Fichte pronunciava i suoi "Discorsi alla Nazione tedesca" si piegavano alla Francia napoleonica ? Che dire delle giravolte francesi a cui in anni passati Federico Zardi dedicò magnifici sceneggiati con "I Camaleonti" e i "Grandi Camaleonti" ? La Gran Bretagna e il mondo anglosassone che non conobbero mai disfatte sul loro suolo ed occupazione straniere dopo la conquista normanna, nondimeno ebbero pure le loro traversìe interne, non possono tuttavia ugualmente vantarsi di costante fermezza.
Vorrei sapere quale popolo potrebbe gettarci la prima pietra in fatto di moralità o di che altro. Spesso confondiamo i difetti dell'uomo in quanto tale con i difetti dell'italiano. Questo certamente non gioverà mai ad una riscossa morale del nostro popolo, anzi potrebbe favorirne la scomparsa.

PS) Io mi sento fieramente ed orgogliosamente italiano, per questo, ma non solo, mi rifiuto di vederci dipinti come ci dipingono.

Manlio Tummolo ha detto...

PS) Noi non scegliamo i governi, non scegliamo neppure il Parlamento. Abbiamo dal 1861 in qua votato e fatto votare liste e raggruppamenti già predisposti che si scelgono tra loro per cooptazione. La gran parte dei cittadini vota sempre gente scelta da altri: questo, beninteso, non solo in Italia. L'unica alternativa sarebbe una presa di coscienza del popolo, ma finora è quasi impossibile, e non solo in Italia. Noi abbiamo l'ingenuità di credere che negli USA Obama sia stato scelto dal popolo; è falso, lo scelgono i grandi elettori, mentre la gran parte dei piccoli non va neppure a votare. Queste sono le grandi democrazie occidentali, esempio sublime nel mondo. Nessun Paese del mondo (forse in Svizzera qualche cenno) ha gli strumenti culturali e morali necessari per esprimere consapevolmente una determinata volontà, e questo spiega largamente come in questi due ultimi decenni domini nel mondo una classe di delinquenti affaristi che decide su tutto, e i popoli subiscono, mugugnando più o meno.
La Democrazia, governo del Popolo e per il Popolo, governo in cui i cittadini siano in larga maggioranza culturalmente pronti e politicamente educati, che sappiano delegare criticamente e a ragion veduta la propria potestà di decisione, controllando i propri mandatari, è un Ideale ancor oggi molto lontano in qualunque parte della Terra. Il pluralismo politico, una limitata e verbalistica libertà di stampa, e il suffragio universale sono condizioni necessarie, ma del tutto insufficienti da sole, per lo stabilirsi della Democrazia in senso proprio.

Vito Vignera da Catania ha detto...

@ Carla.Ciao cara amica ,ho visto la fiction su Enzo Tortora, che ti debbo dire! che i fetenti stavano e stanno ancora in giro ha fare testimonianze false e aggiustate dai P.M. per il l'oro tornaconto.Li erano degli assassini e dei pentiti che lo accusavano ,magari per uno sconto di pena e qualche favore.L'ingiustizia aveva vinto la sua battaglia.Ma dopo pochi anni passati in galera la giustizia, quella onesta lo ha liberato e assolto da quell'infamia terribile.E da lassù che ci guarda potrà dire ancora una volta: IL BIG BEN HA DETTO STOP.Ciao Carla,una serena notte a tutti.E un grazie a Massimo per averlo ricordato.

carla ha detto...

buonanotte cari amici,dopo avendo visto il film caso Tortora,sembra quasi che il caso di avetrana che si ripete,sul fatto che all'inizio sembrava che la strada era deserta e chissà come mai ad un tratto ci troviamo con una serie di testimoni?....che poi prima dicono e poi ritrattano ,proprio come nel film.....
però sarebbe ideale,se facessero dei confronti,proprio come si fece con Tortora ,che così fu che l'accusa ad una ad una cadde....magari del tipo tra la pisanò e il fioraio,che ne dite?....certo non sarà interesse per l'accusa,il verificare se si tratti del sogno o realtà,che si faccia chiarezza in maniera ufficiosa una volta per tutte....poi le starebbe molto bene a chi ha voluto fare i furbi.....nella vita non si puo mai sapere.....
"non fare ai altri quello che non vorreste che sia fatto a te"......questo vale, secondo me,per tutti,sia che uno ci creda al vangelo o no oppure qualunque religione appartenga....e se si appartiene al diavolo è il primo che ti tradisce,che da lui(diavolo),non ci si puo aspettare nullo di buono.....
son cose che al mio punto di vista,viste e riviste....son dell'idea nullo capita a caso....
lo so'bene che tutto possa apparire un susseguirsi come una catena e sembrare che non ci sia una via d'uscita....e invece basterebbe aprire i occhi se si vuole....semplice no?.....
purtroppo chissà perchè le cose semplici le rendiamo così complicati......
vi assicuro,nonstante mi accorgo certi particolarità,non sono da meno a complicarmi la vita....cerco di stare attenta,ma mai abbastanza....bè! anche stanotte ne ho dette abbastanza....
buonanotte a tutti ai amici del blog....e diamo vita alla giustizia...

carla ha detto...

ciao Vito ,stavamo scrivendo contemporeaneamente....quanto vedi siamo sullo stesso pensiero,come vedi non siamo soli....un caro saluto a te e famiglia e confidiamo in DIO.....buonanotte

Anonimo ha detto...

Caro Manlio
Anch'io sono orgoglioso di essere italiano e nonostante spesso certi connazionali abbiano lo strano talento di farci apparire come una macchietta. Anch'io non ritengo che nel popolo italiano si ravvisino difetti genetici che ne giusifichino i difetti (anche perchè geneticamente siamo frutto di una formidabile ibridazione) Sono completamente d'accordo con te riguardo ai difetti di altri popoli e di altre nazioni e di un sistema economico-sociale che va sotto il nome di occidente e che ci sta portando al collasso. I miei riferimenti 'antropologici' riguardano quella mentalità e quegli abiti mentali che si sono andati stratificando e che costituiscono una sorta di eredità in negativo, uno specchio deformante che riflette un'immagine che ci condiziona. Il termine antropologico l'ho usato anche in senso polemico per indicare qualcosa che è entrato a far parte del nostro bagaglio culturale come se si trattasse per l'appunto di una sorta di eredità. Il caso Tortora, per tornare all'oggetto in questione, è emblematico di un conformismo dilagante che non risparmia nessuno (e così per altri casi in cui si dibatte in questo blog), di una diffusa mentalità fatta di giudizi lapidari e superficiali, dell'attitudine ormai consolidata a non documentarsi, a non approfondire, a non leggere, a servirsi dei mass-media come unico agente di informazione. D'accordo con te che questo non riguardi solo il sistema Italia. Però nel nostro paese soprattutto negli ultimi decenni tale difetto ha subito un'impennata. Una analisi accurata di tale fatto richiede come è ovvio adeguati strumenti interpretativi. Sarò lieto per questo di leggere il tuo contributo (la congiura di Catilina e le lotte popolari della tarda Repubblica Romana)
Con stima gilberto m.

magica ha detto...

buonasera
avete mai sentito una persona che dice :mi vergogno di essere italiano ..
ecco questa persona non è degna di essere italiana . io la spedirei a calci nel sedere fuori dei confini . quel detto è un luogo comune una frase ricorrente in bocca a qualcuno che gli è andate male nella vita.. certo pero' io non mi azzarderei mai a dirlo .. ho un difetto sono orgogliosa di essere italiana ..

Manlio Tummolo ha detto...

Ludovico Antonio Muratori, celebre storico delle istituzioni e teorico e critico del Diritto, scrisse nel XVIII secolo un saggio intitolato "Dei Difetti dellla Giurisprudenza", ripubblicato dalla BUR:

"... chiunque attentamente esaminerà lo stato della giurisprudenza dell'Italia, stato nondimeno non diverso da quel che si osserva nella Francia, Germania, e Spagna, lo confesserà sommamente difettoso tanto nell'interno suo, quanto nella pratica d'essa; e che la giustizia fra i mortali, tanto rinomata, tanto encomiata, truovasi in gravi angustie ne' tribunali, perché ognuno si sforza di tirarla a sé con argani e funi; e chi rimane perditore, per lo più le fa de' brutti complimenti trattandola da ingiustizia..." (Capitolo XX - riportato da Gianmaria Ajani in "Sistemi giuridici comparati - Lezioni e materiali" , ed. Giappichelli, Torino, 2005, pag. 215).

Ora, è vero che Muratori criticava soprattutto il Diritto civile e privato, in una fase storica precodicistica ancora in pieno Diritto romano giustinianeo(Diritto comune), ma ciò che egli nota vale tuttora in età codicistica e pure nel Diritto penale. Si tratta di una mentalità arcaica, la quale persiste malgrado tutto, e che deve essere superata solo su basi di rigorosa razionalità e scientificità, un processo che appare lentissimo per la continuità nella metodologia universitaria di formazione dei giuristi.

Manlio Tummolo ha detto...

Una piccola nota su fatti di questi giorni: siccome la giustizia funziona male solo in Italia, sarà forse per questo che il procedimento a Stoccarda (perché poi Stoccarda ?) per la strage di S. Anna di Stazzema è stato debitamente archiviato. Eh, ma si sa, queste cose accadono "solo in Italia". Tutto il mondo è paese, e tutti i magistrati ragionano sulla base di arcaici princìpi.
Anche il comico Crozza di "Ballarò", ovviamente di note tendenze politiche, nel prendersela con Formigoni (e fin qui nulla da eccepire) ripete il solito slogan che la parola "Italiano" corrisponde ormai a quella di delinquente e di ladro. Ma se così fosse, basterebbe prendere la valigia e trasferirsi in Paesi dove non si ruba. Perché non lo fanno ?

Manlio Tummolo ha detto...

Su "Il Messaggero.it" di Roma leggo che la figlia di Enzo Tortora, Silvia ha protestato per questa "fiction" che, se è tale, non è documentaria. O si faceva un documentario con filmati d'archivio, scritti, ecc., oppure era più opportuno usare nomi falsi ispirandosi ai fatti, ma negando che la storia abbia avuto riscontri reali, come si usa fare in questi casi. Uno dei motivi di protesta è che non si sono riportati i nomi degli illustri magistrati inquirenti, secondo il criterio della loro "irresponsabilità" civile e penale per gli abusi commessi.
Il magistrato deve sempre e solo passare per Eroe, anche se è esattamente il contrario. Infine la figlia sostiene che Enzo Tortora è stato rappresentato come una "macchietta". Non so se è vero, non ho visto questo filmato.

VitoVignera da Catania ha detto...

Buon giorno Prof Tummolo .Una cosa che Lei ci ha sempre fatto osservare ,è che questi signori la passano sempre liscia come l'olio,anzi magari riceveranno un bel premio per il l'oro prodigarsi alla ricerca della verità. La L'oro verità naturalmente,e quante volte le ho detto ,ma carissimo Prof il C.S.M.non fa nulla contro questi abusi d'ufficio,e Lei mi ha risposto che al massimo gli faranno qualche piccola ramanzina ,cosa da niente insomma.Di eroi questi signori non hanno nulla a che vedere,EROE ,è chi rischia oh da la vita per gli altri.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Vignera,
grazie di aver ricordato le mie osservazioni. La questione è molto semplice: la Magistratura è una corporazione che giudica se stessa, e il più delle volte (ma ci sono eccezioni contrarie con chi si ribella a certe regole interne) con molta benevolenza, come hanno sottolineato vari autori. Questo è il motivo per cui, non solo in Italia, ma i varie parti del mondo, il giudice non è mai punito per errori e nemmeno per atti dolosi, sia nell'ambito della propria professione, sia per atti della vita quotidiana, come quello esaminato da Massimo Prati nell'articolo precedente a questo.

Dunque, necessita la creazione di un Istituto apposito che abbia la specifica giurisdizione sui reati magistratuali. Il CSM va bene per i soli fatti disciplinari interni, non per quelli riguardanti illeciti civili, amministrativi, penali. Un Organo di giurisdizione speciale sui magistrati servirebbe a mettere i loro giudici in condizioni di "terzi" imparziali, e non di "colleghi" e, talvolta, "complici"; darebbe maggiore libertà ad avvocati e cittadini comuni di denunciare questi illeciti. Ora, però va anche specificato che tale Organo non dovrebbe essere costituito da personaggi stabili, altrimenti si creerebbe una Magistratura parallela (come quella militare o amministrativa); sarebbe opportuno che tale Organo sia viceversa eleggibile dai cittadini; gli eletti, scelti fra persone esperte di Diritto, soprattutto professori universitari, durerebbero per cinque, massimo dieci anni, e poi non essere più rieleggibili. L'Organo dovrebbe essere costituito anch'esso su tre gradi di giudizio, e distinti in tre, quattro zone territoriali, avere una sezione civile, una amministrativa ed una penale, onde coprire ogni genere di illecito.
L'Italia, un tempo considerata Patria del Diritto, potrebbe una volta tanto, senza scopiazzare nessuno, creare un primo modello di questo Organo autonomo ed elettivo, a cui il singolo cittadino o gruppo possa rivolgersi in caso di ogni violazione della legge, di abuso, di omissione, ecc.
Tale Organo avrebbe, inoltre, una propria Procura e una sezione speciale di Polizia Giudiziaria.
Forse occorreranno altri 2000 anni per arrivarci.

VitoVignera da Catania ha detto...

Grazie Prof Tummolo. Come al solito le Sue lucidi osservazioni non lasciano dubbi ,e che quando quest'Organo sarà costituito purtroppo sarà sempre tardi ,ma forse meglio tardi che mai.Purtroppo noi non ci saremo visti i presupposti degli anni che passeranno.E come Lei mi insegna ,da noi la burocrazia i suoi passi li fa molto ma molto lenti,anzi mi correggo, quasi ferma.