martedì 14 luglio 2015

Per i Pm la morte di Elena Ceste è "ragionevolmente dovuta ad asfissia". Significa forse che a Michele Buoniconti spetterà ragionevolmente una condanna?


Il rito abbreviato accorcerà notevolmente i tempi del processo contro Michele Buoninconti che, siatene certi, verrà giudicato colpevole e condannato dai 24 ai 30 anni di carcere. Il clima che procura e media hanno creato attorno a lui, accettato da Gip e giudici del riesame, in primo grado non gli offre molte alternative... anche se la sua non sarà una condanna basata su prove perché prove non ve ne sono assolutamente, dato che neppure si può stabilire come in realtà sia morta la povera Elena Ceste. La domanda è: "davvero è stata uccisa? E se sì, davvero l'ha uccisa il marito?". Forse, ma anche forse no. Come dirlo. Come stabilire con sicurezza se sia stata uccisa oppure no e come sapere in che modo Elena sia arrivata nel canale dove si è rinvenuto quel che restava del suo cadavere? La donna non è affogata, questa è l'unica sicurezza che avranno i giudici per valutare, perché anche se davvero fosse morta per asfissia (ipotesi non certa ma che la procura ritiene ragionevole), nessuno può dimostrare che sia stato un cuscino o una mano sulla sua bocca a provocarla. L'asfissia può sopraggiungere anche in altre maniere, ad esempio cadendo in malo modo fra i rovi dopo una corsa al freddo e restando in una posizione obbligata, ad esempio a schiena in su, anche per meno di un solo minuto.

Ma questi saranno i ragionamenti che porteranno a processo gli esperti e che comunque non serviranno a far assolvere Buoninconti, perché per la pubblica opinione quei 24 o 30 anni di carcere li merita soprattutto per quanto detto di lui dagli inquirenti e dai media. Non perché ci siano prove che lo indichino quale autore di un delitto, ma per una questione morale e perché l'Italia e gli italiani sono essenzialmente bigotti con l'uomo comune. Se invece di Michele Buoninconti si fosse chiamato Sean Penn, Nicolas Cage o Sean Connery (alcuni dei più famosi picchiatori di mogli), nessun media sarebbe entrato nel suo privato per scalfirne la moralità dopo qualche deprecabile telefonata. L'uomo comune deve fare attenzione, mentre le botte e i cazzotti che gli attori danno alle mogli sono solo gli sfoghi e gli eccessi degli artisti. E a pensarci bene, nel caso in questione nulla contano neppure le botte, perché nessuno ha mai detto che il Buoniconti picchiasse la moglie e non risultano denunce in tal senso. Ci sono molte donne che vengono picchiate e minacciate pesantemente dai mariti. Tanti dei quali, pur essendo stati violenti, dalla legge vengono assolti (link di conferma) anche se hanno picchiato mogli e figli, anche se hanno bucato gomme e minacciato di seppellire tutta la famiglia dopo averla imbustata in un sacco nero. Ci sono mariti davvero violenti e ben peggiori di Buoniconti, però sono ragionevolmente tollerati da tantissimo giudici (altro link di conferma), anche di cassazione.

Ma il Buoninconti che c'entra con le violenze? Quante vere botte ha dato ai suoi figli e a sua moglie? Quante volte ha minacciato la sua famiglia con una pistola, con un coltello? Quante volte ha detto loro che li avrebbe imbustati e sepolti? Non è mai accaduto. Eppure la sua mente, per i procuratori, ha covato l'odio verso la moglie fino a innescare l'esplosione che lo ha portato a ucciderla e, senza scrupoli o sensi di colpa, a disfarsene in un baleno. Per cui, oggi, lui non è solo l'uomo qualunque che frequentava assiduamente la chiesa assieme alla sua famiglia, quello che a casa propria diventava il maresciallo che mal sopportava ciò che non riusciva a tenere sotto controllo (e quanti ce ne sono di uomini di tal specie in Italia?), no, lui è chi non riuscendo a drizzare la moglie, nonostante gli restassero quattro figli da accudire e crescere da solo, in dieci minuti l'ha uccisa e gettata via.

Questa è la tesi colpevolista e in ogni caso, che volesse "drizzare" la moglie per farle fare quanto secondo lui una donna cattolica madre di quattro figli dovrebbe fare, non è roba che ci abbiano fatto sapere i parenti di lei che, fra l'altro, l'hanno ospitato in casa anche il Natale scorso dopo il ritrovamento del cadavere della figlia. E' roba che viene da intercettazioni postume alla scomparsa e che si possono definire "comuni" in tante case italiane e straniere. E questo suo modo di parlare ai figli non per forza deve tradursi in un segno di colpevolezza. Prima di dare una persona in pasto alla pubblica opinione additandola a carnefice assassino, quanto sono abituati a fare certi settimanali in giallo per guadagnare quattro soldi in più, bisognerebbe ragionare sul momento in cui alcune frasi forti si sono dette. In fondo è anche fin troppo facile convincere la gente, fra questa pure chi il sospetto assassino lo ha frequentato per lavoro o altro, che a forza di insinuazioni si troverà a vedere solo la parte marcia dei propri ricordi. Che parlerà di litigi anche se in effetti ne ha ascoltato solo uno.

Mi piacerebbe sapere dai direttori di certi settimanali o di alcuni programmi televisivi, come si sentirebbero e si comporterebbero loro nei mesi successivi alla scomparsa della propria moglie. Mi piacerebbe vederli fronteggiare quotidianamente cameraman e giornalisti d'assalto. Mi piacerebbe ascoltarli mentre parlano ai quattro figli (e quattro figli non son facili da gestire) nel momento in cui capissero che non sono creduti da nessuno e che presto potrebbero finire in carcere. Probabilmente cercherebbero anche loro una via di scampo facendo capire ai ragazzini che parlando agli inquirenti di litigi correrebbero il rischio di perdere, dopo la madre, anche il padre. Cosa che ai quatto figli di Buoniconti in effetti è accaduta. Mi piacerebbe che fossero arrestati per sapere cosa direbbero di loro i colleghi di lavoro. Perché dopo un arresto è più facile trovare chi riferirà quel qualcosa di strano che stona e può aiutare l'accusa. Quel qualcosa che normalmente in chi si conosce bene si tollera per tutta la vita perché "tanto lui è fatto così e non lo cambi".

Perché è chiaro che un eventuale arresto danneggia l'indagato anche nell'ambito sociale in cui ha vissuto. Ciò che fa specie, è che si decida di arrestare solo perché non si riesce a trovare nulla in più di quanto si è trovato. Ciò che fa specie, è che da quando esistono i processi indiziari i procuratori e i giudici continuino a fare il solito stupido ragionamento del: "chi se non lui", non ricordando che per legge in galera ci deve finire un sicuro colpevole e non un forse colpevole, che nel dubbio si devono cercare prove migliori, invece di chiedere un processo, indagando a fondo anche su altre piste perché il bicchiere mezzo pieno non va bene né per chiudere le indagini né per condannare, dato che un indagato-imputato probabilmente colpevole (il bicchiere mezzo pieno) è per logica conseguenza anche probabilmente innocente (ed il bicchiere mezzo vuoto).

Naturalmente è anche facile capire il gioco che persegue una procura. I procuratori lo sanno che il 50% di probabilità (di colpevolezza) nei tempi moderni basta e avanza a condannare, dato che la massiccia informazione (che un tempo non si recava in massa nei paesini sperduti solo per una scomparsa) li affianca schierando tutti i suoi cannoni sparamerda contro l'indagato di turno per aizzare la popolazione che non ha il tempo materiale di trovare modi alternativi per informarsi al meglio: quindi deve subire i media nazionali e farsi un'idea degli eventi tramite loro (per cui si sa già che idea si faranno). Per questo motivo il 50% di probabile colpevolezza pesa più del 50% di probabile innocenza. Certo, i procuratori devono superare degli scogli giuridici, ma sono scogli di poco conto quando si hanno di fronte giudici che il motto della procura: "chi se non lui", lo adottano facendolo diventare un principio colpevolista valido e consolidato.

Lo dimostra, non ultimo fra le schiere della magistratura ad affidarsi a quanto asserisce la sua procura, anche il Gip Giacomo Marson, che pur essendosi sobbarcato un viaggio a Costigliole d'Asti per verificare i percorsi e vedere i luoghi in cui si è verificata la scomparsa, nell'ordinanza di arresto scrive: "Ciò che in particolare connota il caso di specie è, infatti, l'assoluta impossibilità di formulare ipotesi alternative rispetto all'ipotesi accusatoria, così come non è logicamente possibile formulare differenti teorie ricostruttive dotate di una seppur minima plausibilità". In poche parole dà l'omicidio per scontato, come vuole la procura, e ci dice che deve per forza averla uccisa il marito perché in caso contrario non sa a quali altre ipotesi plausibili aggrapparsi. Ma non si ferma qui e insiste sul filone voluto dai procuratori scrivendo, anche: "Non soltanto gli indizi nei confronti di Michele Boninconti sono numerosi, ma sono anche particolarmente pregnanti. E quello che emerge in maniera dirompente è che tutti gli indizi sono univocamente indirizzati nel dimostrare come unica soluzione possibile quella posta alla base della richiesta del pubblico ministero".

Insomma, non ci vuole un genio per capire che se un procuratore fa un'indagine ad personam può far assumere il carattere di indizio a una qualsiasi stupidata quotidiana che diventa pregnante se la inserisce in un contesto accusatorio volutamente pregnante. Non ci vuole un genio, però, neppure a capire che le stesse stupidate inserite in un diverso contesto possono facilmente assumere il valore opposto a quello indicato dalla procura. Pertanto, nel caso di un Buoninconti accusato perché voluto colpevole sarà facile scrivere che la morte è "ragionevolmente dovuta ad asfissia" anche se non vi è certezza di come sia avvenuta. Che quella mattina dopo essere tornato a casa ha ucciso la moglie sul proprio letto anche se non c'è un minimo elemento biologico che lo dimostri. Che dopo averla caricata in auto l'ha occultata nel canale anche se nell'auto nulla si è trovato e nessuno l'ha visto scaricare qualcosa nel canale. Che al ritorno ha piegato i panni portandoli ai carabinieri per depistare anche se pochissimo gli serviva per capire che gli sarebbe convenuto bruciarli o gettarli nel fiume insieme agli occhiali. Che ha fornito diverse versioni su quanto accaduto anche se le versioni così diverse non sono e non è facile ricordare cosa si è fatto quando capitano situazioni mentalmente tragiche che non ti aspetti. Che il movente dell'omicidio "va ricercato nell'odio maturato nel tempo" anche se in effetti un mese prima lui ed Elena avevano lasciato i figli ai nonni per andare a cena e riappacificarsi, anche se in effetti l'odio di cui parla la procura nessuno lo ha mai riscontrato.

Questo si è fatto e scritto ad Asti, ma si sarebbe fatto probabilmente anche in altri luoghi, a causa della voglia di chiudere le indagini perché in un anno non si è trovato nulla che portasse ad altre piste. Avranno indagato al meglio? Avranno intercettato anche altri possibili sospettati? Certo che sì, e forse anche nelle loro frasi intercettate c'era qualcosa di pregnante che li avrebbe danneggiati se la procura li avesse portati a processo. Ma la procura ai settimanali del gossip criminale quelle intercettazioni mica le fa ascoltare, quindi a processo, come sempre, porta il marito. E' una costante che fa statistica perché spesso chi vive vicino alla vittima è l'assassino. E basandosi su questa statistica che non tiene conto del fatto che a volte i mariti vivono poche ore accanto alle proprie mogli e che sono altri a viverle di più (amiche, colleghi, vicini e finanche amanti), si finisce per condannare il coniuge, così danneggiando due volte i figli, sia che abbia fatto lui le corna alla moglie sia che, invece, sia stata lei a cornificarlo con più persone.

Pertanto, anche se la causa della morte davvero non si conosce dato che per la procura e per i giudici è solo "ragionevolmente dovuta ad asfissia", anche se le esternazioni intercettate risalgono a momenti di grande stress dovuto all'assedio mediatico e alle convinzioni di carabinieri e procura, anche se la difesa ha portato a processo una perizia in cui dimostra che Michele Buoninconti non è passato accanto al canale negli orari indicati dalla procura, il marito di Elena Ceste verrà condannato con buona pace dell'accusa e degli opinionisti e giornalai che su pagine patinate non scrivono per informare ma per guadagnare i soliti trenta denari in più. Guadagno che si ripeterà nel tempo se continueranno a scrivere articoli senza prima controllare quanto gli vien portato da copiare....

homepage volandocontrovento

5 commenti:

postFin postfin ha detto...

e' la solita storia che si ripete. pochi protestano, il sistema giudiziario italiano ha aspetti sostanzialmente miserabili.

Rilevato tutto cio', ormai da tempo e tempo, niente cambia, che fare ?

La sinergia tra "inquirenti" "giudicanti", stampa, giornalai, pennivendoli e format televisivi demenziali, e' di fatto autoreferenziale e invincibile ai piu, considerato che la maggioranza del "popolo" e' per la condanna e la forca.

Da residente all' estero, la vedo dura, riuscire a scalfire questo "sistema" che niente ha di giustizia, logica, etica.

Giacomo ha detto...

Se non vado errato, nei tessuti rimasti e nel midollo osseo, l'autopsia ha rilevato presenza di diatomee, che in un corpo trovato in acqua è indice di annegamento.
L'annegamento non si può quindi escludere a priori, ma è stato escluso in base ad affermazioni dogmatiche fatte da chi ha eseguito l'autopsia.

Buongiorno a tutti.

Giacomo

Mimosa ha detto...

Distrattamente alcuni giorni fa ho sentito che si presenta un’ipotesi che Elena si sia infilata nel canale che passa sotto casa, a trenta metri dalla recinzione dell’abitazione, canale che è poco più di una specie di “scolo” . Ricordo nitidamente che qualcuno qui (con pazienza farei una ricognizione nel mio “data base” a meno che l’autore non si faccia avanti per risparmiarmi la fatica e il tempo) ha descritto il sito.

Eureka! è stato Etrusco, 27 ottobre 2014 22:28, qui:
https://www.blogger.com/comment.g?blogID=1405638310708373968&postID=795670163137629214&isPopup=true
ha scritto :
«Ho trovato su Street View un'immagine eloquente dove si vede perfettamente lo sbocco di questa tubazione che affluisce nel Rio Mersa: sarà di diametro sessanta centimetri circa».
… e lo abbiamo snobbato … io per prima ero incredula!

Gilberto ha detto...

Bella la figura che hai scelto, esprime la precarietà di certi legamenti che all’apparenza sembrerebbero solidi e indistruttibili, prove dure e resistenti come l’acciaio e temprate sul fuoco di argomentazioni ferree. Alla prova dei fatti però talvolta si evidenzia una concatenazione retta solo da inferenze effimere e inconsistenti.

ENRICO ha detto...

Mimosa buongiorno !

ricordo molto bene la segnalazione di Etrusco però non ricordo il motivo per cui venne scartata quella possibilità, ma un motivo c'era.

ciao carissima. Sempre prezioso il tuo "data base" eh !

Enrico