giovedì 29 settembre 2011

Annamaria Franzoni. Un anno e quattro mesi di carcere perché sapeva che il suo vicino era innocente ed ha depistato in malafede... ma sarà vero?

Samuele Lorenzi
Vi ricordate Annamaria Franzoni? La madre di Samuele che tutti, dai Pm ai giudici, dagli opinionisti ai giornalisti, dalla pubblica opinione agli internauti, han detto e scritto essere colpevole, e per questo sta pagando in carcere, della morte violenta di suo figlio? Credo la ricordiate, alzi la mano chi di voi non ha pronunciato almeno una volta, parlando di lei, la parola "assassina". Ebbene, è di questi giorni la notizia che è stata condannata ad un anno e quattro mesi di reclusione, pena che si aggiungerà ai 16 anni già comminatigli con sentenza definitiva, per aver calunniato il suo vicino di casa facendo scrivere che era lui l'assassino. Il giudice Roberto Arata ha deciso che la donna sapesse di dire falsità quando ha inviato un esposto alla guardia di finanza di Roma. Era il 30 Luglio 2004 ed il nome del vicino fu scritto a più mani in quella denuncia. Lo scrisse l'avvocato Taormina dopo averlo appreso da un investigatore privato, incaricato dal legale di cercare un diverso omicida, e dopo essersi trovato in accordo con tanti suoi periti ed analisti. Eppure, nonostante sia stata affiancata da "altri", la condanna l'ha subita la Franzoni mentre "gli altri" sono usciti dal processo in punta di piedi. Uno degli "altri" è  il suo ex legale che si è "liberato" solo dopo averla infangata davanti al dottor Caselli, il procuratore della Repubblica in Torino, ancora prima che il processo d'Appello, dove il Taormina uscì platealmente di scena in polemica con la Corte (ma sarebbe meglio dire in polemica con sé stesso), finisse.

Il dottor Caselli, uomo a cui nessuno disconosce i suoi meriti (io prima di tutti), ad un certo punto tolse l'avvocato dalla indagine perché, disse in televisione, non vi era sicurezza di una sua condanna. E questa è risultata una affermazione alquanto particolare dato che la denuncia fu presentata dallo stesso Taormina che, per ben 38 volte in quel periodo, aveva già urlato all'Italia ed agli italiani che presto avrebbe fatto il nome del vero assassino di Samuele Lorenzi. Ed è singolare che fossero undici i primi indagati, tutte personcine "a modo" tranne la Franzoni ed il tecnico svizzero che inavvertitamente lasciò la sua impronta su una porta della casa di Cogne, e che il giudice abbia scritto che la Franzoni "è colpevole di calunnia in concorso con altri non identificati". D'altronde la formula "altri non identificati" era inserita agli Atti portati in tribunale per chiedere la condanna della donna. Ma il giudice scrive altro, travalicando il suo giudizio, ed ipotizza che la madre di Samuele dopo aver ucciso il figlio abbia messo in atto un piano per liberarsi dalle colpe e che, con lo scorrere del tempo, degli anni, abbia rimosso dalla mente l'omicidio.

Per dire una frase così forte il giudice Arata avrebbe dovuto basarsi sulle motivazioni dei giudici precedenti, avrebbe dovuto avere un consulente che avesse studiato le carte al suo posto. Lo avesse avuto si sarebbe reso conto di come sono stati portati avanti l'indagine ed i processi. Chiaramente non è questo il luogo dove analizzare le migliaia di pagine scritte in quel periodo dai periti e dai giudici, però una piccola parte di quanto avvenuto la si può verificare, giusto per capire se davvero la Franzoni ha cercato di depistare le indagini sin dall'inizio. Per farlo occorre partire dall'unico dato di fatto certo, l'unica prova immodificabile, le telefonate inviate dalla donna dopo aver fatto salire il figlio maggiore sul pulmino ed essere rientrata in casa. Il ritorno all'abitazione è avvenuto alle 8.24, orario verificato dai carabinieri e ritenuto giusto a processo, e la prima telefonata, dice la procura (poi anche il giudice) è partita alle 8.27'.30'' ed è stata indirizzata al medico di famiglia che abitava a cento metri dalla casa. A questa affermazione la Franzoni, mai creduta da nessuno in nessuna sede, ha sempre ribattuto che, al contrario, quella è stata la seconda telefonata e che la prima l'ha inviata al 118.

Ma la procura l'ha sempre ridicolizzata rimarcando che la prima chiamata fu indirizzata certamente alla dottoressa, ed in tutti gli Atti ha scritto che il fatto di non chiedere subito aiuto al 118 significasse un voler depistare, questo perché al medico di base aveva detto, alla fine della telefonata, che a Samuele era esplosa la testa mentre all'addetta del 118 aveva parlato solo di vomito. Per cui se nella prima telefonata aveva tirato in ballo le ferite alla fronte e nella seconda no, era chiaro che si era tradita. E da qui sono nate le sue sventure. Ma la procura di Aosta, guidata al tempo dalla dottoressa Del Savio Bonaudo, ha preso una topica tremenda in quanto la sua ricostruzione risulta completamente sbagliata, e fa specie che l'avvocato Taormina l'abbia accettata senza verificarla. L'avvocato d'ufficio, che gli subentrò a processo in corso, fece presente alla Corte che qualcosa non andava in quegli orari, ma il giudice scosse la testa dicendo che il suo predecessore li aveva accettati e non si vedeva la necessità di ritornare ad un punto già sviluppato. Ed invece avrebbe fatto meglio tornarci al punto già sviluppato, perché è grazie a quel punto che sono nate le dicerie popolari della Franzoni bugiarda, perché fu grazie a quel punto che si sviluppò un processo contrario al buon senso.

Certo è una cosa nuova quella che vi sto per esporre, mai tirata fuori da chi scrive o chi parla sui media, e non vi posso spiegare in breve quanto ha bisogno di un buon approfondimento, ma posso comunque darvi indicazioni per farvi comprendere che c'è stato un grosso sbaglio. Per far questo torniamo agli orari presi per buoni dalla procura e dai giudici. Loro scrivono che la prima telefonata, fatta col cellulare in linea Omnitel, è partita verso il medico di base alle 8.27'.30'' (durata 65 secondi), che la seconda telefonata è stata inviata al 118 col numero fisso Telecom alle 8.28'.17'' (durata 77 secondi), che la terza telefonata, ad un numero sbagliato, è partita, sempre col Telecom (ma dal cordless), alle 8.29'.11'' (durata 8 secondi), che la quarta telefonata, anche questa dal cordless in linea Telecom, è stata inviata all'ufficio della ditta per cui lavorava il marito alle 8.29'.26'' (durata 22 secondi e finita quindi alle 8.29'.48''). Detto questo occorre dire che c'è già un primo errore, la telefonata inviata al 118 non dura 77 secondi ma 100 secondi (la telefonata la trovate in fondo all'articolo), poi occorre fare una semplice operazione. La procura ed i giudici hanno sempre affermato che la prima chiamata è iniziata alle 8.27'.30'' e che l'ultima è finita alle 8.29'.48''. Motivo per cui tutte le telefonate fatte dalla Franzoni debbono stare in questo spazio, spazio che risulta essere di 2 minuti e 18 secondi, compresi i tempi morti fra una telefonata e l'altra e quelli persi per fare i numeri.

Ed allora uniamo la durata delle chiamate per vedere se in procura hanno fatto un buon lavoro; 65 secondi quella che dicono essere la prima, 100 secondi quella che vogliono essere la seconda, 8 secondi quella sbagliata, 22 secondi l'ultima. Il totale ci da un tempo di195 secondi, quindi di 3 minuti e 15 secondi. E mentre in quello stabilito dai Pm occorreva togliere i tempi morti, al risultato ora ottenuto occorre aggiungerli, perciò quanto perso dalla Franzoni in richieste d'aiuto è stato maggiore dei 3 minuti e 15 secondi, perché la matematica non la si può modificare, e lo si può quantificare in almeno 3 minuti e 35 (20 secondi di tempi morti pare il minimo). E siamo arrivati al punto. Come è possibile far stare 3 minuti e 35 secondi in 2 minuti e 18 secondi? Chi può riuscirci? Nessuno. Ed allora bisogna dire che chi ha lavorato per ricercare la verità sull'omicidio di Samuele Lorenzi non è stato in grado di partire col piede giusto, non ha mai imparato l'aritmetica di base e non è stato capace di cronometrare le telefonate. Questo, credetemi, è solo la minima parte di quanto fatto in maniera errata alla procura ed al tribunale di Aosta (poi avvallato a Torino). E non solo lì dato che il Taormina, ha scritto nelle motivazioni il giudice d'appello Pettenati, ha concordato con gli orari forniti dai procuratori.

E, volendo infierire ed essere pignolo, ora tolgo i 3 minuti e 35 dal momento in cui è finita l'ultima telefonata, le 8.29'.48'', e stabilisco con assoluta certezza, senza paura di essere smentito da nessuna procura e da nessun giudice, che la prima chiamata è partita alle 8.26'.13''. Quindi, se è vero che la chiamata Omnitel alla pediatra è partita alle 8.27.30, ed il giudice d'appello ha basato tutta la ricostruzione su questo giusto orario, è anche vero che prima è partita la telefonata al 118, come asserito da sempre dalla Franzoni (mai creduta). E se avete la pazienza di ascoltare bene quella telefonata, vi potreste accorgere che al secondo 77 si sentono distintamente le interferenze di un cellulare tornato attivo che sta chiamando. Quindi, mentre stava parlando col telefono fisso al 118 (fisso posizionato al piano superiore), ed ancora non s'era accorta dei tagli sulla testa perché per far presto a chiedere aiuto era dovuta salire al piano superiore, per accelerare i soccorsi ha chiamato col cellulare il medico che abitava a 100 metri da casa sua. Poi, col telefonino all'orecchio ed il cordless in mano (doveva richiamarla il 118), è scesa dal figlio e mentre parlava alla dottoressa si è accorta dei tagli, ed è stato in quel momento che per la prima volta ha nominato la famosa "esplosione della testa" ad un medico, anzi, come testimoniato dalla dottoressa, non glielo ha detto, lo ha esclamato. Quindi tutto fila, non c'è stato depistaggio perché prima ha telefonato al 118 (e non avendo visto i tagli ha parlato di vomito) poi alla dottoressa. E questo solo chi non lo vuole intendere non lo intende, solo chi aveva già un colpevole bello e pronto non poteva capirlo.

Telefonata Franzoni 118

Ed ora, per tornare a parlare di attualità, il giudice Arata dice che la Franzoni nel 2002 ha messo in opera un depistaggio, e lo dice sicuramente basandosi sugli orari forniti dalla procura e sul fatto si sia stabilito che, in base a questi, la prima telefonata fosse indirizzata alla pediatra e non al 118, e poi negli anni ha rimosso l'accaduto. Il giudice Arata, non poteva fare diversamente vista la sentenza definitiva che la vuole colpevole dell'omicidio di suo figlio, l'ha condannata ad un anno e quattro mesi per calunnia, alla faccia di chi per calunnia si prende 3 o 6 mesi, ma ha ragione lui perché per la legge, e per la maggioranza degli italiani, la Franzoni è un'assassina che deve marcire in galera.




22 commenti:

Anonimo ha detto...

ho sempre pensato che quella donna fosse innocente.
Mi ha sempre sgomentato la trappola in cui è caduta.
Tu mi dai conferma che alle volte semplici indizi non probanti di alcunchè vengano utilizzati come prova contro, e se gli stessi sono malauguratamente smentiti dai fatti, nel caso non si vogliono assolutamente assolutamente vedere questi fatti inconfutabili non li si vedono e basta, vengono sminuiti o peggio ancora cancellati e rimossi.

Anonimo ha detto...

T.

gaia ha detto...

ho trovato per caso questo articolo che parla di aneurisma cerebrale, l'ipotesi è interessante, ma non so dire se sia possibile http://www.ilgiornale.it/interni/la_franzoni_e_innocente_ecco_tutti_buchi_perizia/07-09-2008/articolo-id=288636-page=0-comments=1

emax/massimo prati ha detto...

Il dottor Migliaccio, gaia, da subito parlò di aneurisma cerebrale e lottò per la madre di Samuele, e come lui lottarono per la Franzoni la Torri (che bussò a tutte le porte trovandole chiuse, e pensare che ne conosceva di personaggi famosi) e il De Gennaro, ora morti entrambi di cancro. Inizialmente lo stesso Migliaccio parlava di possibile esplosione della testa, e lo faceva avendo letto la perizia del patologo e tante altre carte, poi ha modificato la sua idea.

Io ero colpevolista, te lo giuro, poi ho passato più di un anno leggendo tutte le perizie e le motivazioni (ed a volte ridevo di gusto per le cavolate che avevano scritto), spulciando fra i verbali dei carabinieri, accostando il tutto agli articoli di giornalisti importanti, e posso affermare che ci sono state mancanze in ogni punto toccato. Nessuno ne è esente.

Così mi sono accorto che la mia idea era sballata e derivava dalla mala-informazione. Ho scritto un libro, una analisi dei processi e delle prove portate, e sono andato a casa del dottor Federico Grosso, primo avvocato della Franzoni, ed abbiamo discusso di tutto quanto gli ho portato. Inutile dire che mi ha aiutato molto, anche nel capire "l'aria" della zona, e mi ha seguito anche successivamente ad ogni stesura del libro nel farmi capire cosa sbagliavo.

Non sto a parlare degli errori fatti a Cogne, impossibile elencarli tutti, ma posso dirti che in tanti se ne sono accorti (ad un certo punto si parlava di amnistia), e posso dirti che quel caso è l'emblema di come la magistratura si sia chiusa a riccio e non abbia accettato una soluzione diversa.

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Aspettavo un tuo articolo su questo caso.Ma tu Massimo,saresti l'unico capace a farlo riaprire.Ma possibile che nn ci sia nessuno che riesca a inculcare qualche piccolo dubbio sulla colpevolezza o meno diAnnamaria Franzoni?Forse tutti sanno e tutti tacciono.Ma Samuele ha avuto Giustizia, o continua a soffrire?Forza Max che ce la puoi fare!
Bea.

filippo ha detto...

Molti dubbi mi sono venuti pure a me. La Franzoni è stata condannata prima dai media poi dalla giustizia, cosa che avviene ahimè troppo frequentemente in questo paese.

Manlio Tummolo ha detto...

Il caso Franzoni si fonda su un elemento logico ineliminabile, prima ancora che su altri elementi. A parte che la testa di un bambino non può scoppiare da Sè (sarebbe un caso del tutto fantomatico), ma per una forte pressione esterna su di esso esercitata: l'aneurisma o altro può uccidere, ma non far esplodere una testa, ancorché infantile (leggo che nel campo di concentramento di S. Saba a Trieste, un soldato tedesco con lo stivale schiacciò la testa di un bambino ebreo, testa che, di conseguenza, esplose), evidentemente qualcuno o qualcosa l'ha fatta esplodere. Se intervenisse la dott.ssa Paola potrebbe darci ben altri chiarimenti su un caso come questo.
Dato che il bambino non è caduto dal lettino (cosa teoricamente possibile), dato che presenza del fantomatico infanticida esterno non si è trovata, poteva restare solo il fatto che gliel'ha fatta esplodere qualcuno di casa. Il fratellino colpendolo con qualcosa ? è difficile pensarlo, perché non avrebbe avuto la forza di operare in quel modo, forza di persona adulta, con qualche pesante attrezzo (che non risulta trovato). Il criminologo Lavorino, nel suo blog "www.detcrime.it" ipotizza che il fratello maggiore, resosi adulto, potrebbe dire o ricordare qualcosa di significativo: forse, ma se vi avesse assistito, non certo per capacità divinatorie. Altra persona non risulta. Dunque, necessita, per il principio logico del terzo escluso, che sia stata la madre. Altra cosa è dire se se ne fosse resa conto, se fosse stata in grado di rendersene conto in quel momento. Ma gli infanticidi, operati da madre, mi dispiace doverlo rilevare, sono tutt'altro che rari, e i casi, col solito pretesto della crisi post-partum,della depressione, o di che altro, sono anche aumentati, almeno sulla stampa. Il primo avvocato, prof. Carlo Federico Grosso, si era orientato sull'azione fatta nelle condizioni di incapacità di intendere e di volere. Poi è venuto Taormina, e ha solo peggiorato le cose.

Alessandro ha detto...

io non so se la franzoni sia colpevole o innocente..non ho elementi per decidere; ma,alla domanda, samuele ha avuto giustizia?, rispondo che ha smesso di aspettarla quando i suoi genitori hanno assunto taormina
ho giusto guardato l'altro giorno uno speciale di History Channel sul delitto di Cogne e davvero non riuscivo a credere alle mie orecchie quando taormina dichiarava,intervistato appositamente per quello speciale, che il falso dell'impronta digitale era stato fatto a sua insaputa
la scelta di Taormina, fatta dal padre di Samuele, comuque inquieta e non poco
detto questo,ribadisco la mia totale neutralità

emax/massimo prati ha detto...

No Manlio, Con Carlo Federico Grosso ho parlato per ore e non si è mai orientato sull'incapacità di intendere o volere. A Cogne c'è stato un assassinio, è indiscutibile, ed hanno indagato l'unica che, in teoria (ma solo in teoria perché non è affatto così) lo poteva commettere. Sarebbe bastato davvero poco per indirizzarsi su un altra pista, ma davvero poco, solo che un gip ed un giudice hanno scritto: "Non si capisce per quale motivo non credere a..." e non faccio il nome.

Dimmi una cosa, quali giudici conosci che accetterebbero un alibi familiare? Nel senso che io figlio copro te padre e tu padre copri me figlio? E non è un alibi uscito al primo interrogatorio, no di certo, ma al terzo e dopo essere andati da un buon avvocato. L'unico modo per convalidare un alibi del genere era non portare queste persone davanti a un giudice... ed infatti non ci sono mai andate.

Caro Manlio, ho passato più di un anno a leggermi tutto ciò che riguarda il caso Cogne, ti prego di credermi se ti dico che non solo in Danimarca c'è del marcio.

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

caspita! non ricordavo questa testimonianza del padre che copre il figlio, i ricordi della vicenda per me sono ormai sfumati, ricordo solo che mi sembrava troppa pressione mediatica affinchè la madre fosse condannata, era un linciaggio, ed io sentivo di avere un forte, grandissimo dubbio.
Mi chiedevo: "e se davvero NON fosse stata lei, come potrebbe riuscire a difendersi, con tutta questa pubblicità contro?"

@Manlio, la tua definizione "col solito pretesto della crisi post-partum,della depressione, o di che altro" non mi va giù.
La depressione post partum esiste, e non è il solito pretesto, anzi fondamentalmente non è affatto un pretesto, è una condizione psicofisica ben precisa dovuta alla caduta libera degli ormoni nel post-partum, che può acuirsi in situazioni di disagio e stress.
Comunque sia il piccolo Samuele aveva quasi due anni, per cui la Franzoni non poteva più essere nel post-partum.
T.

emax/massimo prati ha detto...

E' difficile sapere le cose, T., se le cose non te le dicono e restano sepolte in più verbali. Certo, qualcuno ne ha parlato, ma pochi hanno ripreso la notizia.

E come quella ce ne sono altre; ad esempio nei verbali c'è una persona che dice che alle 8.15 era intenta ad accudire i suoi figli, ma la stessa persona un mese dopo, nell'unica intervista che ha rilasciato, dice che un figlio era ammalato e lei si stava preparando per accudire l'altro. Quindi non li stava accudendo...

Ma tutto è scivolato nascosto sotto il pregiudizio dato che i giornalisti dovevano parlare di altro.

Ciao, Massimo

Manlio Tummolo ha detto...

Per quanto avevo seguito il caso, ricordo bene, se poi la gente ha l'abitudine di rovesciare le cose non so, che l'avv. prof. Grosso abbandonò la causa, una volta entratovi Taormina, proprio per la pretesa di questo di dimostrare l'estraneità assoluta della signora Franzoni, e l"intraneità" (il termine è tecnico) di qualche misterioso personaggio. Altrimenti spiegami, Massimo, per favore perché Grosso è voluto uscire di scena, se non appunto per questo motivo. Che poi ribalti a sua volta le ragioni per fatti suoi, può essere, ma allora dovrebbe spiegare per filo e per segno le sue motivazioni.

Cara T, non ho detto che non esista la depressione post-partum in alcune o anche molte donne, dovuta forse non tanto al "partum", quanto a difficoltà economiche e sociali: dico e sostengo che una depressione non può, non deve giustificare infanticidi, uno dei più putridi delitti, perché su un assoluto indifeso, che si possano commettere, e se a farlo è la madre biologica, questo non è certo una scusante, ma semmai un'aggravante.

Vorrei ricordare che per la signora Franzoni c'è stato un processo completo. Non so se siano addirittura arrivati a Strasburgo. Ora, so bene che non solo in "Danimarca" esiste del marcio, e lo vado sottolineando da anni e non qui soltanto, ma con denunce formali vere e proprie, sistematicamente archiviate, ma caro Massimo, con tutto il rispetto verso il tuo coraggio, qui siamo di fronte a regolare processo (il primo grado avvenne con rito abbreviato, se non ricordo male, su richiesta della parte, e forse proprio lì stanno i difetti tecnici del caso), non vedo motivo di cercare ancora il fantomatico infanticida che non lascia tracce neppure sulla neve circostante, e ripeto, vorrei sentire il parere di Paola, o di altra persona esperta di patologia medica infantile, se mai un cervello possa scoppiare da sé.

emax/massimo prati ha detto...

Manlio sarebbe un discorso lungo e complesso che non dovrebbe essere affrontato qui. Ti faccio un sunto a grandi linee.

Taormina, nato comunista, tesserato nel '68 poi lui sì rovesciatosi per la causa economica, che mentre era ministro aveva difeso mafiosi siciliani, camorristi campani, grossi contrabbandieri pugliesi e faccendieri poi falliti (e c'erano interpellanze ed ammonizioni su questo in Parlamento), non era assolutamente da affiancare a Carlo Federico Grosso, grande amico di Fassino, ora sindaco di Torino (sua figlia è con lui nello studio legale Grosso), quindi di una linea diametralmente opposta.

Fu il padre della Franzoni (destra destra) a volere il Taormina perché questi era stato ministro del Governo e millantava la possibilità di far cambiare alcuni vertici (ris) che a parer suo si erano accaniti.

Fra l'altro il Taormina a fine febbraio 2002 bacchettò la procura di Aosta che dopo trenta giorni non aveva ancora arrestato la Franzoni quando, disse in televisione, era chiaro che l'assassina non poteva essere altri che lei. Quindi non fu un acquisto volto a scagionare la figlia ma a ben altro. Infatti fra Federico Grosso e Carlo Taormina non vi fu neppure un incontro, quelle che hai ascoltato e letto furono parole del Taormina, e l'avvocato Grosso non appena venne a conoscenza dell'avvenuto incarico fece quattro righe dichiarando la sua incompatibilità.

Ed era quello che voleva il padre della Franzoni che credeva di poter fare e disfare con lui da legale (con Grosso non lo avrebbe potuto fare) ed invece ha rovinato la figlia perché col Grosso i giudici avrebbero agito diversamente (ed infatti fu lui a discutere l'annullamento dell'ordinanza d'arresto, quando il gip Gandini la fece incarcerare, e ad ottenerne la libertà.

E dalla condanna in appello la stessa Franzoni è tornata da Federico Grosso (anche se lui, per mille impegni e problemi di salute, fa solo da consulente allo studio legale dell'avvocato Chicco con cui collabora anche da dottoressa Paola Savio, l'avvocato d'ufficio datole a processo in corso). E da quando è stata condannata ha smesso anche di incontrare il padre, non so se ultimamente si siano riappacificati ma non credo.

Ma il discorso si sta allargando troppo e non è questa la sede in cui parlarne.

Ciao, Massimo

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
non so in che senso il discorso si stia "allargato troppo". Direi di saltare i prodromi della questione, anche se mi sembrerebbe assai curioso chiedere l'appoggio di un avvocato che ti considera un assassino, già in partenza. Bisognerebbe sempre diffidare dalle trasmissioni televisive, dove i vari personaggi sono pagati per dire quello che si vuole dicano o per farsi della pubblicità. Quali furono con precisione i motivi di contrasto tra Grosso e Taormina? non credo fossero politici, perché in sede professionale forense non hanno mai contato nulla. Niente vieta di avere un avvocato fascista ed uno comunista. Ciò che conta è la reciproca strategia nel caso che devono sostenere, come difesa o come patrocinio in sede civile. Non credo neppure che Grosso fosse geloso e non volesse un altro avvocato tra i piedi, con cui confrontarsi. Non resta dunque che la differente strategia dei due. Sappiamo che Taormina ha avuto problemi, anche giudiziari, per la disinvoltura che adottò nel caso specifico, così come l'episodio, a cui qui ti riferisci, della calunnia nei confronti del vicino da parte della famiglia Lorenzi. Ho appena letto in :

www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/04-Aprile/27/verdetto_cogne_franzoni.shtml

l'opinione "a caldo", anche se pare strano che un avvocato e docente universitario dica cose "a caldo", invece che con determinata freddezza :

"La sentenza pronunciata dalla Corte d'assise d'appello di Torino mi sembra doppiamente inaccettabile. Non mi convince - innanzitutto - ha spiegato Grosso - una sentenza di condanna dove mancava, secondo quanto mi è dato di conoscere la prova certa di responsabilità penale. D'altro canto se davvero si riteneva che Annamaria Franzoni fosse responsabile, non capisco perché applicare le circostanze attenuanti generiche. Naturalmente - ha aggiunto il legale - è un giudizio a caldo nel dispositivo e occorrerà leggere le motivazioni...".

Ora, in termine tecnico, si ha la "responsabilità penale" quando si è coscienti e volenti, e pertanto responsabili, di ciò che si fa, sia in generale, sia, per quanto sostengano i giuristi, nel momento in cui si compie un certo atto. Nel caso di Annamaria Franzoni, lo stato di "irresponsabilità penale" non sarebbe una condizione permanente, ma di quel determinato momento o giorno in cui si è compiuto l'infanticidio, e delle cui cause di scatenamento non è rimasto nulla, o quasi, nella memoria della donna. Ciò appare confermato anche dal parere espresso dal prof. Ugo Fornari, il cui parere tecnico sulla personalità della donna si ritrova in :

www.lagrottadiulisse.zkiller/franzoni.html

Ora, io sono convinto che un processo "abbreviato" possa pure essere sufficiente in caso di insulti, ingiurie, lesioni leggere, ma sicuramente mai nei casi di omicidio o anche solo di lesioni molto gravi. Questa smania di fare in fretta non è certo il metodo migliore per ottenere la verità. Il tempo dei processi è lungo non per le udienze, ma per le pause lunghissime e quasi sempre superflue tra le udienze. Un esame pacato e sistematico fin dall'inizio avrebbe probabilmente chiarito molti dubbi, mentre tutti i tentativi di far credere cose incredibili ha solo portato danno all'imputata e problemi al suo difensore.

Anonimo ha detto...

Buongiorno. Ho pochissimo tempo : vorrei solo dichiarare che a nessuno è mai esplosa la testa per un aneurisma, ma questo non lo ha mai detto neppure Migliaccio, che francamente non è medico stimato dall'entourage neurochirurgico milanese, visto che è soprannominato neurokiller per vicende che lo hanno anche in passato condotto in carcere....Evidentemente ha pensato bene di tornare sotto i riflettori : l'affermazione non lo ha condotto di nuovo in carcere ma sicuramente allo sbeffeggiamento di tutta la comunità scientifica per la mancanza di qualsiasi valenza .
Migliaccio sosteneva che la rottura dell'aneurisma avesse prodotto crisi epilettica a causa dell'emorragia cerebrale, e fin qui ci siamo, piazzandoci però a sostegno della sua tesi, un improbabile edema cerebrale : edema che non è ad insorgenza immediata, e questo lo sa anche uno studente, ma che si forma nelle 24 ore successive al trauma. ma questo è niente rispetto alla fallacità e gravità dell'affermazione successiva riguardanti le lesioni della teca cranica, causate , sempre a dire del Migliaccio, dalle sequele a seguito di rottura di aneurisma. Orbene nessuna crisi epilettica produce le lesioni che sono state menzionate nel referto autoptico del bambino e soprattutto nessuna crisi epilettica anche di tipo jacksoniana ti riporta a letto !!
Saluti
Paola

Anonimo ha detto...

Un alone di sbigottimento avvolge la Rupe Tarpea: per la prima volta in assoluto sono totalmente d'accordo con te, Massimo. Carpe diem! :)

Rupe Tarpea

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Rupe, lo colgo subito ringraziandoti. Una domanda, in quali lidi ti sei avventurata in queste settimane?

Massimo

Anonimo ha detto...

Anche io sono daccordo in assoluto con Massimo.Quanto sarebbe bello far riaprire il caso.In fondo sembra che questa condanna sta sulla coscienza di molti.Ogni qualvolta si parla di malagiustizia , si nomina Annamaria Franzoni.Chissa perchè...Il criminologo Picozzi ieri sera ,in un suo intervento,durante la trasmissione QG ha detto:"non credo alla rimozione."Si parlava di sarah,ma credo fosse una frecciata al procuratore Arata.Mah...
Bea.

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Bea.

Picozzi è stato coinvolto in prima persona nel caso della Franzoni. Inizialmente, da consulente, entrò nella villetta (assieme all'allora generale Garofano) e trovando sotto il lavello una bacinella con le stoviglie ancora da lavare, invece di pensare che in quella casa c'erano stati amici la sera precedente l'omicidio (arrivati dopo cena sulle ventuno ed andati via dopo mezzanotte), e che le stoviglie fossero state messe in quel punto per non far trovare loro confusione (la Franzoni ed il piccolo Samuele avevano preparato anche una torta per quella serata e questo aveva portato via tempo) stabilì che la mente della Franzoni nascondesse le cose sporche, come chi spazza e butta l'immondizia sotto il tappeto, facendole solo all'apparenza figurare pulite (dichiarazione sua a Quarto Grado).

Questo il primo pensiero che ebbe. Poi entrò a far parte del pool che doveva giudicare la sanità mentale della donna (nella perizia psichiatrica fatta fare dal giudice Gandini era uno dei tre per la procura) ed ancora prima che finissero tutte le sedute, che poi la trovarono sana di mente (ed in sede dibattimentale tutte le eccezioni del Picozzi furono ridicolizzate dal dottor De Fazio, molto più luminare del Picozzi in quel campo), spedì una lettera alla procuratrice di Aosta, di cui era consulente, scrivendo che l'assassina era sicuramente la Franzoni (lo dichiara la stessa procuratrice Del Savio a gr24 rai). Quindi mentre per il De Fazio la Luzzago ed il Barale era sana, tanto da scriverlo in perizia, per il Picozzi era una assassina.

Quindi il Picozzi, che sostiene non ci furono vuoti di memoria né prima né dopo e che la madre ha ucciso il figlio perché voleva ucciderlo, perché se si incavola è una donna che può uccidere, e se ne ricorda bene ma non lo ammette, non è attendibile quando parla di questo caso (quando parla di altri che non lo hanno riguardato sì), perché non ha la mente neutrale essendosi creato un pregiudizio iniziale (mi meraviglio che intelligente com'è non l'abbia capito) e lo sta ancora perseverando.

Questo uno spezzone di un articolo del Corriere della Sera: "L'incidente probatorio. Nell'ottobre 2002 il perito nominato dall'accusa, lo psichiatra Ugo Fornari, consegna alla procura nel corso di un incidente probatorio il documento elaborato con il professor Massimo Picozzi. Il risultato: la madre di Samuele soffre di «un disturbo evidente nel funzionamento e nella struttura della personalità». In condizioni di stress «può perdere il controllo emotivo». I consulenti del gip di Aosta. I risultati esposti da Fornari sono in contrasto con la perizia effettuata dai consulenti del gip Fabrizio Gandini, la più importante ai fini dell' inchiesta, che avevano dichiarato Annamaria Franzoni capace di intendere e volere. Una donna perfettamente normale, per la quale il modello di «figlicida» è «difficilmente rilevabile nella sua storia personale».

continua...

emax/massimo prati ha detto...

Ma per far capire come far parte di uno schieramento possa influenzare occorre tornare a quella perizia psichiatrica e dire che oltre al Picozzi ed al Fornari c'era il dottor Francesco Viglino. Viglino che aveva due compiti in quel periodo, due compiti in contemporanea ed in antitesi uno con l'altro.

Infatti mentre periziava psichiatricamente la Franzoni con l'occhio critico e pessimista della procura, lo dimostrano le critiche quando davanti al giudice si discusse la perizia, stava portando avanti anche l'autopsia su Samuele, essendo lui patologo, autopsia che richiedeva risposte neutrali ma che di neutrale, basta leggerla, ha veramente poco.

E che fare il consulente di parte l'abbia danneggiato si capisce da tante cose inserite nella sua perizia, e sarebbe troppo lungo spiegarle qui, ma anche per un particolare che è veloce a scriversi. Mentre nelle anticipazioni di fine Febbraio scriveva "si può tranquillamente affermare che la morte di Samuele è avvenuta contemporaneamente ai soccorsi" (tranquillamente affermare dunque), nella perizia finale scriveva che "non si poteva stabilire l'ora della morte neppure con mera approssimazione".

Da notare che l'incarico come consulente di parte gli arrivò a marzo e che la perizia psichiatrica fu consegnata prima delle sue risposte finali. E fu dopo questa che cambiò le sue parole, parole che fossero rimaste tali avrebbero scagionato la madre.

E se pure questo è un punto importante, perché è strano che si mandi un patologo che deve dare conclusioni peritali sulla morte del figlio a partecipare alla perizia psichiatrica della madre, non sta neppure qui la vera singolarità del dottore. La dimostrazione che sia rimasto toccato dal doppio lavoro di quel periodo sta anche in quanto dichiarato ad Ilaria Cavo tre anni dopo, dalla stessa inserito in "la chiamavano bimba", ed esattamente nel punto in cui dice che a parer suo l'aggressione su Samuele è avvenuta più a ridosso delle 6.30 che delle 8.30 (questo il senso di quanto affermato).

E questa intervista è antecedente di qualche mese il processo d'appello, ma davanti al giudice lo stesso Viglino tornò a parlare di approssimazioni e di impossibilità. Ma come, prima è morto all'arrivo dei soccorsi (ed in effetti in base agli elementi ed alle testimonianze è così), così che l'aggressione è avvenuta dai 12 ai 17 minuti prima, poi non si può stabilire neppure per mera verosimiglianza e dopo tre anni dice che è stato aggredito quasi due ore prima, ed a processo ancora non lo sa e torna a parlare di impossibilità? E' solo un dottore particolare o c'è qualcosa di più?

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

vedo che la malvagità non si cela solo nella mente di chi commette un reato,ma anche in quella di chi giudica.Non so se in misura minore, perche un INNOCENTE in carcere,secondo me,subisce una morte a rilascio lento.
Bea.

PS ma non si puo fare proprio niente piu?.

Manlio Tummolo ha detto...

La legge prevede la revisione dei processi, ove ve ne siano le condizioni. Ovviamente spetta all'avvocato difensore presentare le istanze e la documentazione dovute. Ma temo che manchino tali condizioni, altrimenti sarebbe stato fatto. Certo, gli errori e le superficialità commesse nel primo grado possono avere facilitato una totale incomprensione dei fatti. Ma non dimentichiamo che poi vi sono stati altri due gradi, e che, se ci fossero state irregolarità e violazione dei diritti dell'uomo, si poteva fare ulteriore ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. C'è pure stato un altro processo per calunnia, non credo ancora concluso nei suoi vari gradi. Se una revisione non è stata richiesta, è lecito pensare che non c'erano adeguati motivi per farla.