martedì 3 marzo 2015

Caso Bossetti: un omicidio provato con figure retoriche, fenomenologia linguistica e ‘verosimiglianza’ narrativa...

Di Gilberto Migliorini

Clicca per ingrandire e notare come il cassone sia da
352 cm e ci stiano più di sei casse porta oggetti

Sulla stampa colpevolista è un continuo e assiduo susseguirsi di figure retoriche a proposito del muratore accusato di aver ucciso la piccola Yara. Di primo acchito è la figura dell’agnizione con improvviso riconoscimento del personaggio, nella fattispecie l’assassino inscritto nel ciberspazio genetico, con la svolta gridata ai quattro venti perfino dall'autorità politica. Una sorta di prolessi (flash-forward per gli inglesi), ci svela la sua identità di pedofilo e assassino, già nella fase del fermo e prima ancora di sentire cos'abbia da dire il muratore disorientato ed incredulo. Non parliamo di un processo che oramai è celebrato mediaticamente con i soliti opinionisti a far da testimonials, detective e giudici televisivi (il climax di crescente intensità che alla fine inchioda il colpevole). Il verbo inchiodare piace perché è evocativo, metaforicamente, di quelle torture alla vedova di Norimberga, anche se un po’ inflazionato per via di una certa evanescenza delle prove più che altro dichiarate senza contraddittorio. Ad ogni piè sospinto sembra aggiungersi un nuovo tassello, con quel giornaliero gridare al lupo e con la prova del nove che lo incastra, poi sostituito con l’enfasi dell’ultimo atto o prova definitiva. Salvo ricredersi con una inchiodatura più blanda o con ellissi interlocutorie, e, in fase di stanca, con il classico e laconico dica finalmente quello che sa.

Ma Bossetti ha un cassone da 315 cm o da 352 cm?
Ci stanno sei cassoni porta oggetti sul suo furgone?
Il sospetto che il poverino non c’entri per nulla con l’omicidio, perché tirato per i capelli in una storia che non gli appartiene, comincia a farsi strada nel pubblico meno ingenuo. Forse perfino in quello di bocca buona si affaccia qualche dubbio. Molti continuano a mandar giù qualsiasi intruglio abbia l’imprimatur di parole quali: scientifica, Dna, analisi microscopica, celle telefoniche, tredicenni, microspie. Se poi fa all'uopo perfino qualche serata al pub, presentata con quella giusta patina trasgressiva e l’idonea dose di allusioni e analessi, lascia immaginare perversioni inenarrabili tra una birra rossa e una bruna. Qualche frase proferita nel carcere e colta dall'immancabile cimice funge da epifrasi, amplificandone il senso e così come conviene a chi ci trovi il significato che più gli piace...

... tenendo conto del fatto che i cassoni porta oggetti
sono larghi 55 cm?
Narrativamente il romanzo d’appendice, per quanto giornalmente rabberciato con la rivelazione dell’ultima ora e con un coup de théâtre bisettimanale, non riesce a reggersi in piedi senza il supporto di qualche eclatante aggiornamento della scientifica, su tele di ragno da microscopia elettronica, reperti che sopravvivono intonsi anche alle proibitive condizioni climatiche, tratti fuori così immacolati come se fossero nuovi di pacca, microfibre con il logo impresso nel polimero ancora fresco di fabbrica, tutti di ottima qualità nonostante l’inclemenza del tempo. Con cadenza regolare si estrae un coniglio dal cappello e il pubblico dei colpevolisti grida un’esclamazione stupefatta e auspica pene inenarrabili per lo sventurato con l’ennesima prova regina che dopo le grida ai quattro venti sembra più che altro avere il sentore dell’aria fritta (almeno per chi ne approfondisce la consistenza senza condizionamenti emozionali). Il déjà vu viene scodellato con l’enfasi della notizia dell’ultima ora, uno di quei riscontri che hanno tutta l’apparenza dell’escamotage se non proprio della patacca se valutati come dati oggettivi scevri da suggestioni e preconcetti. 

Comparazione con furgone Daily con cassone da 3520
Certo nessuno pretende un romanzo alla Flaubert o alla Tolstoj, ma almeno un Sandokan o Le avventure di Pinocchio o se proprio non c’è altro La freccia nera di Stevenson. Nel nostro caso la storia per quanto giornalmente rivitalizzata con qualche iniezione di notizie fresche e con dei ricostituenti e riadattamenti a dare un po’ di lievito e suspense agli indizi, si affloscia regolarmente con l’attenta disanima dei fatti che alla fin fine sembrano più che altro speculazioni centrifugate con i soliti paralogismi. Dopo l’entusiasmo del colpo di scena conclusivo che mette la pietra tombale su tutta la vicenda, sgombrato il campo da suggestioni e contorsionismi mediatici, fatta la tara alle cosiddette prove obiettive e ricavato il loro peso al netto di congetture, induzioni e illazioni… sembra restare solo uno zibaldone senza capo né coda e con la logica approssimativa dello pseudo sillogismo o della mera abduzione. La narrazione per quanto supportata con pervicacia dalla stampa colpevolista e arruffianata da trasmissioni dedicate all'approfondimento, secondo quel lato torbido e inquietante che piace tanto all'audience, sembra sempre un po’ moscia, anche se gonfiata in pompa magna con il turbocompressore mediatico. Il copione sembra più che altro fondato sulla solita musica di celle telefoniche, camioncini, pizzetti, microfibre, particelle ferrose... e l’immancabile Dna che è come il cacio sui maccheroni. Ultimamente fanno notizia eclatante le ‘bugie’ e frasi decontestualizzate colte dai protagonisti (Bossetti e familiari) e i loro dubbi e l’incredulità di fronte alla vicenda. Reazioni che parrebbero normali di fronte a un’accusa che si vuole supportata da quella che gli inquirenti ritengono una prova certa, il Dna. Domande e quesiti che attestano lo stato di iniziale sconcerto, ma poi la certezza da parte dei familiari che il loro congiunto è davvero innocente, tant’è che la moglie rimane accanto al marito e lotta insieme a lui per dimostrarne l’innocenza. 

La storia di Massimo Bossetti come assassino della piccola Yara ha tutti i requisiti formali del romanzo d’appendice. In primis i mezzi di comunicazione di massa che portano nelle case una narrazione con tutti gli ingredienti per trovare riscontri e ricadute importanti sul piano degli ascolti e dei connessi profitti editoriali. Il personaggio sembra però del tutto improbabile come assassino, ma ciò nonostante e col supporto ubiquitario del Dna si riesce ad appiccicare il suo volto accanto a quello della povera Yara fornendo un’associazione in grado di stimolare l’immaginario collettivo. A forza di incollare uno accanto all'altra le due fotografie anche i più scettici alla fine soccombono all'evidenza che tra i due dev'esserci per forza qualche relazione, che si tratta di endiadi e dunque di entità indivisibili. Che si conoscessero non risulta dal ben che minimo fatto che lo attesti, e neppure mai la ragazzina ne aveva fatto confidenza con le amiche. Non esiste neppure uno straccio di indizio che il muratore l’avesse mai avvicinata o cercato di conoscerla. Ma a detta dei colpevolisti, il suo approccio sibillino consisteva nel gironzolare con il suo camion attorno alla palestra, come se da bordo del torpedone fosse sempre avvenuto ogni antefatto: l’infatuazione, il pedinamento, il rapimento… senza neppure mai scendere dal veicolo.

Se Bossetti potesse fare i conti in tasca all'organigramma mediatico dovrebbe come minimo reclamare i diritti d’autore, per quanto il suo personaggio sembri inventato di sana pianta, ma tant'è in un romanzo il protagonista non ha davvero mai voce in capitolo. La frammentazione della storia mantiene vivo giornalmente l’interesse che appena scema viene ravvivato con qualche nuova eclatante rivelazione, prove e indizi che saltano fuori per caso e che risvegliano l’interesse del pubblico che potrebbe disaffezionarsi alla vicenda. Per quanto la ripetitività degli schemi narrativi sia la premessa per fidelizzare l’audience, la stanchezza e il dubbio che venga propinata una storia senza mordente e senza logica potrebbe far precipitare il feuilleton derubricandolo come una sbrodolata indigesta, una sceneggiatura inverosimile. L'inventio costante di nuovi colpi di scena riesce a tenere in piedi il copione e trasformare le suggestioni in straordinarie prove di colpevolezza, le notizie senza riscontri divengono indizi che, come ci viene raccontato, pesano come macigni

Il feuilleton un tempo veniva pubblicato di domenica per un lettore di massa che oggi predilige il fotoromanzo, la trasmissione nazional-popolare e i fumettoni serali con il supporto di specialisti e criminologi nel moderno palinsesto dove ai Misteri di Parigi di Eugène Sue vengono sostituiti i nostrani cold case romanzati e rivoltati come omelette e infarciti di congetture e supposizioni al limite del romanzo fantastico con tanto di digressioni sociologiche, psicoanalitiche e criminologiche. È un Jurassic park dove da un unghia o da un frammento di clavicola si ricostruisce tutta l’evoluzione della specie rettiliana fino all'homo sapiens. La narrazione del caso Bossetti sembra avere tutte le tessere al posto giusto per accattivare il pubblico, non solo quello televisivo: le anticipazioni, gli stralci, i promo e i trailer fanno un racconto che ha tutti gli ingredienti del blockbuster con l’aggiunta di quell'immaginario da laboratorio scientifico, provette e agitatori molecolari dai quali salta fuori il nome e cognome dell’assassino con tanto di albero genealogico, compresi adulteri e paternità fittizie.

Nel nostro caso la corrispondenza postale la fa da innesco. Normalmente ormai si sa, i test di paternità vengono eseguiti facendo leccare il retro di un francobollo dopo averlo incollato sulla busta e, con il lasso di alcuni lustri, spedito al laboratorio per posta direttamente per l’analisi del campione... Per una verifica sul padre legale si vedrà, di tempo ce n’è a iosa e di fretta nemmeno, basta star sereni e aspettare fiduciosi in isolamento... 

La scoperta del protagonista al termine di una complessa vicenda con tanto di peripezie, ribaltamenti, scambi di persona, di reperti e financo di paternità (commedia degli equivoci?) rappresenta il topos con il colpo di scena in chiave genetico-molecolare. La parola magica ed emblema del riconoscimento dell’eroe (nel nostro caso antieroe) è quella del Dna. Nella narrazione per il grande pubblico (non parliamo degli addetti ai lavori per i quali c’è la routine di migliaia e migliaia di reperti da analizzare) è come l’abracadabra che richiama alla mente il sortilegio, il prodigioso e l’esoterico. Con la parola magica non ci sono più dubbi, l’è prope lù - in linguaggio orobico - tutt'al più si tratta di trovare qualche altro riscontro, giusto per rappresentare un quadro integrato e mantenere vivo l’interesse con prove aggiuntive per un pubblico che potrebbe migrare in qualche altro giallo mediologico.

Ma veniamo alla solidità narrativa per capire se la storia regge o se si tratta solo di una patacca, uno di quei collage costruiti con il taglia e incolla, un’ispirazione da commedia dell’assurdo o un feuilleton alla Victor Hugo.

Intanto il protagonista, Massimo Bossetti, incensurato, è un muratore, grande lavoratore che si spacca la schiena giornalmente nei cantieri per sbarcare il lunario per la sua famiglia. L’uomo scelto per la parte di protagonista della storia non sembra particolarmente adatto al ruolo di pedofilo e assassino, sembra uno al quale abbiano assegnato una parte senza neppure avergli fatto un provino per vedere se avesse le physique du rôle indispensabile per reggere il copione. Come se a Benigni proponessero di interpretare Terminator o a Dustin Hoffman di fare Barbablù. Per carità è tutto possibile, come insegna Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, che l’apparenza inganni e che perfino sotto gli abiti di Cenerentola si nasconda la strega cattiva. Però il povero Bossetti più che possedere un alter-ego di natura malvagia sembra vivere un’avventura kafkiana preso in un ingranaggio che lo spaventa e lo irretisce, ma che affronta con quel coraggio e quella ingenuità dell’uomo travolto da un insolito destino. Certo, il carpentiere, come ci informa uno zelante giornalismo, qualche volta va in birreria, cosa che può dar adito a qualche dubbio sulla sua integrità morale, per non parlare che forse ha visitato siti pornografici. Una simile trasgressione è di quelle che in un paese notoriamente irreprensibile, e tutto d’un pezzo per rigore e integrità morale, non è davvero ammissibile, e per usare il solito topos metaforico pesa come un macigno… Perché si sa che l’Italiano medio non ha mai visitato un sito pornografico, così, giusto per quell'andare a diporto nella navigazione on-line, accarezzando la trasgressione inconfessabile del proibito. 

La storia dei siti porno è come il prezzemolo, quando non si sa più come menar il can per l’aia si tirano fuori le storie di navigazioni tra falli e passerine come si trattasse di roba che scotta, la quintessenza diabolica del male, il peccato originale che nella fantasie dei bacchettoni è quello che porta il paese alla catastrofe. La pornografia fa sempre presa in un verso e nell'altro, è la matta che in mancanza d’altre carte da giocare è come l’asso piglia tutto. Nel paese dei benpensanti e ipocriti, sfruttatori e mafiosi, evasori e corrotti, salvo la prurigine del sesso, tutto il resto è lecito e benedetto. Per la tredicenne vergine, ammesso che sia il Bossetti ad aver digitato una parola cotanto invereconda e che sia autentica e riferibile a un’epoca precisa, ci troviamo di fronte a un aggettivo con buona approssimazione del tutto tautologico… Molto più preoccupante se si fosse trattato di ricerca relativa a una cinquantenne vergine, segno di interesse perverso e sospetto. 

Quando nell'universo delle memorie informatiche si va a cercare qualcosa solitamente lo si trova, se non altro perché ad ogni parola nell'ipertesto narrativo si può assegnare un link che nel reticolo di zero e uno può portare ovunque si decida di offrire un criterio di rilevanza delle parole e dei loro connessi significati: un ipertesto è appunto il superamento della sequenzialità, una navigazione in un mare aperto delle libere associazioni che fanno del navigante un filosofo a luci rosse, un letterato del sesso orale, un anacoreta della masturbazione, un ideologo del libero amore, un Savonarola fustigatore di perversioni, uno studioso di erotismo, un esploratore della statistica sessuofobica, un pervertito e potenziale serial killer, e vivaddio perfino un Ulisse allietato dal canto delle sirene in costume evitico e in fase di fantasioso accoppiamento seriale. Per il resto e freudianamente si tratta di quel rapporto con l’inconscio e le connesse rimozioni, di quelle fantasie erotiche atte a migliorare magari un rapporto di coppia bisognoso di qualche aiutino. Per una diagnosi di perversione criminale ancora non esiste il pap-test della profilazione secondo modalità, stile e percorso di navigazione. Un mister Hyde in versione informatica non è detto che segua invece un percorso ipertestuale tra accoppiamenti floreali con particolari e ingrandimenti sugli stami e i pistilli, o osservando le performance erotiche di formiche, rane e grillotalpa, salvo poi sperimentare le sue perversioni dal vivo su qualche cavia umana

Ma si sa che Bossetti transitava col suo camioncino nei pressi della palestra per tornare a casa che dista un tiro di schioppo, e con il suo grosso furgone si dice che abbia rimorchiato la ragazza. Il furgone più amato dagli artigiani orobici ce l’hanno mostrato in tutte le salse e qualcuno giura che sia sempre quello di Bossetti, perché a Brembate aveva l’esclusiva di passaggio. Perché mai dovesse continuare a girare in tondo attorno alla palestra non ci vien detto, salvo rilevare un comportamento vagamente fantozziano per una misteriosa coazione a ripetere. Magari scendere per dare un’occhiata? Si sa che usare un autocarro è il modo migliore per intercettare la vittima. Purtroppo qualcuno si è preso la briga di controllare i dettagli del furgone del muratore e l’ubiquità del mezzo risulta, al contrario delle asserzioni apodittiche della stampa colpevolista, smentita da alcuni dettagli del veicolo. Se poi Bossetti voleva tentare un approccio non si vede perché mai non dovesse parcheggiare il furgone. O forse con il suo ingombrante torpedone non voleva dare nell'occhio e operare in modo discreto e invisibile? Anche qui il copione appare un tantino vago, per non dire azzardato per un approccio: far colpo col suo cavallo d’acciaio sulla ginnasta tredicenne? La ricostruzione colpevolista appare comica e inverosimile, un pezzo di teatro dell’assurdo o di cinema alla ridolini. Per una ginnasta agile sarebbe stato piuttosto facile scappare, gridare e comunque sottrarsi a un personaggio di cui non ha mai fatto confidenza con le amiche, del quale nessuno si era mai accorto. Insomma, uno scenario narrativo povero di elementi concreti, scialbo e inconsistente, reso verosimile solo con reiterati artifici, testimonianze vaghe e fotogrammi che immortalano un furgone anonimo, la mera effigie di un veicolo interpretato con enfasi suggestiva e un immaginario induttivo.

Ma veniamo al pezzo da novanta, al Dna. Senza quello tutto il resto non avrebbe né appigli né collegamenti. Se invece che a Massimo Bossetti fosse stato attribuita l’impronta genetica a Tizio o a Caio, abitanti della zona, forse si sarebbero trovati, scavando per bene, chissà quali altri indizi nei loro confronti, compresa la navigazione in siti sospetti. A quella macchiolina dall'origine incerta ma sopravvissuta miracolosamente alla pioggia, alla neve e al freddo, si deve il miracolo dell’agnizione, a detta dei colpevolisti, come se qualche santo dal cielo avesse voluto aiutare gli inquirenti nella loro opera di indagine con una straordinaria performance scientifica e con l’ausilio di una marca da bollo. La macchiolina, forse più piccola di un pisello, così sottile che a forza di centrifugare non ne è rimasto niente (e la difesa dovrà, violando il metodo galileiano, fare atto di fede per una prova irripetibile acquisita nel totale solipsismo da parte dei consulenti del PM). Però consente a tutti di riavvolgere la struttura della fabula (con l’analessi o flashback) e di vedere tutte le fasi del delitto. La macchiolina fa il miracolo, il film viene proiettato all’indietro: magia della scienza per usare un ossimoro. Peccato per quel risultato in contraddizione tra nucleare e mitocondriale. Ma si sa, l’uno conta come il due di briscola ed è quell'altro che fa la partita. Anche se l’è proprio lo scartino che avrebbe dovuto durare più a lungo all'inclemenza del tempo, mentre l’altro

Ma queste sono faccende da specialisti della biologia molecolare. Quello che noi profani sappiamo per certo è che la scienza richiede sempre situazioni controllate, tant'è che di solito si transenna il luogo del delitto, lo si congela, si impedisce a chiunque di apporre un pelo o un capello per inquinare, come si suole dire, la scena del crimine. Tre mesi all'addiaccio, all'inclemenza del tempo e all'arbitrio di chicchessia (e ammesso che sia lì che è davvero morta la povera ragazza) non bastano e avanzano per sollevare più di un ragionevole dubbio (oltre alla irripetibilità della prova) per considerare il reperto con beneficio di inventario?

Se poi la paternità di Massimo Bossetti trovasse conferma che è davvero figlio di Giovanni Bossetti saremmo davvero curiosi di sapere come diavolo si è arrivati a lui. Si tratterebbe di un colpo di culo o di una sfiga pazzesca?

Dulcis in fundo, non può mancare una macchina del fango, come accade nei casi dove l’opinione pubblica si eccita alle dietrologie, un po’ con l’allusione e un po’ con la tecnica del dico e non dico, oppure con la pezza giustificativa delle voci che corrono riportate con la neutralità pelosa e la notizia fresca cavata fuori dalle solite indiscrezioni. E così Bossetti non solo deve difendersi da un’accusa terribile, ma sia lui che tutta la sua famiglia devono anche far fronte al rincorrersi di notizie, dei pettegolezzi e delle indiscrezioni di cui alla fine si valuterà l’effettiva consistenza. Gli arzigogoli sulla vita privata della signora Arzuffi, di suo figlio Massimo e della di lui famiglia, dovranno alla fine essere messi al vaglio di un contraddittorio. E solo allora sapremo quanto c’è di vero nelle speculazioni dei media e quanto è frutto solo di maldicenza, illazioni e soffiate più o meno fondate. Nello sforzo di dimostrare la colpevolezza del muratore i media hanno più di una volta sconfinato in una inconsapevole comicità

La stampa zelante ci informa che nel computer del muratore "ragazze di giovane età eseguono esercizi di danza" e ci sono immagini "riconducibili a mappe satellitari delle zone ovest della Provincia di Bergamo" o addirittura “notizie di cronaca riguardanti minori” come se con tali news from nowhere si stesse facendo uno scoop. Qui il ridicolo diviene grottesco. Siamo alla frutta...

Anche questo fa parte di una informazione che ormai non ha più argomenti, se non quello della vendita di un prodotto editoriale. L’impressione è che si stia raschiando il fondo del barile e che l’accusa abbia davvero poco in mano, forse niente...

Clicca qui per leggere tutti gli articoli e i Saggi di Gilberto Migliorini

Homepage volandocontrovento

39 commenti:

Bruno ha detto...

Articolo molto interessante, non solo di "colore", ma anche scientifico, sopratutto per le fotografie e la misurazione dei due camioncini. Credo che se un ministro non avesse dato con grande enfasi la notizia della cattura dell'assassino della povera Yara, a quest'ora il Bossetti sarebbe stato già scarcerato. Mi lasciano sempre perplesso le notizie che centellina la procura, quasi a voler dimostrare che è sempre presente ed il Bossetti sempre colpevole. Questo caso del Bossetti diventerà storico nella giurisprudenza. Complimenti ai opinionisti di Volando Contro Vento, un faro che illumina la stampa italiana. Grazie.

Gilberto ha detto...

Voglio precisare che tutte le ricerche fotografiche e fonometriche sono di Massimo Prati, comprese le didascalie.

Bruno ha detto...

Si Gilberto quanto spieghi ti fa onore. Comunque, senza nulla togliere a te, immaginavo che dietro la ricerca di questi elementi c'è Massimo Prati, al quale va sempre la mia più grande stima per come affronta i vari casi..

Gilberto ha detto...

Sì Bruno, rileggendo la mia precisazione ho visto un refuso, non fonometriche, ma fotometriche. Ciao

TommyS. ha detto...

Massimo

Ho provato anch'io a fare alcune verifiche grafiche che però credo non possano essere veramente attendibili.

L'IVECO Daily di Bossetti è un veicolo della Terza Serie che presentava passi variabili da 3.000 mm a 4.100 mm.

Ho considerato allora uno dei frame migliori della telecamera 2 Polynt (quando l'autocarro è quasi perpendicolare all'asse focale) ed ho confrontato le dimensioni, passo ruote e dimensione cabina, con quelle ricavabili da una delle fotografie del Daily di Bossetti agli atti.

Ebbene a me risulterebbe che il Daily di Bossetti presenta un passo di 3.450 mm mentre quello del video un passo maggiore, forse 3.750 mm. Potrebbe essere però un errore dovuto alla visione prospettica dell'immagine di confronto e dalla bassa risoluzione di quella del video.

Forse i frame originali del video potranno però dirimere la discriminante fondamentale dovuta alla presenza o meno della scritta Butti sulla cassa attrezzi.

Quello che però mi insospettisce è che l'immagine del furgone di Bossetti inserita nel video ed utilizzata per ricostruire in 3D il veicolo stesso a me sembra leggermente deformata in larghezza. Ma sicuramente è una mia impressione.

E' chiaro però che a processo quei video serviranno alla Procura per spostare il luogo del sequestro di Yara da via Rampinelli a via Caduti giustificando così le piste seguite dai cani che portavano proprio alla rotonda. Dimenticandosi quindi delle tre testimonianze di via Rampinelli (oltre ad un'altra che parlava dell'auto rossa ferma all'incrocio tra via Morlotti e via Rampinelli, auto che potrebbe essere la stessa che ricompare nel video della banca).

Anonimo ha detto...

tranquilli, adesso entrerà in gioco la nostra hollywood (cinecittà...) e faranno gli effetti speciali per far si che tutto combaci como loro vogliono (visto che la prova del DNA non è schiacciante)

luca

Etrusco ha detto...

Ci sarebbe da mettere in conto l'eventuale aberrazione dell'immagine che si verifica nella trasposizione da un formato all'altro, per esempio da 4/3 a 16/9. In certi casi si verificano allargamenti o restringimenti dovuti a ciò.
Anche sugli orari non ci metterei la mano sul fuoco, perchè se non fossero precisi quelli impostati nelle telecamere e venissero interpretati da tecnici vicini agli inquirenti, ci sarebbe comunque una trasformazione di un elemento in un altro. E in questo caso specifico sarebbe un concetto che si ripete.

Bruno ha detto...

Sarà che mi occupo di video e fotografia ma su quanto spiega TommyS, posso dire, (anche se magari ne sapete più di me), che nei vari programmi di foto video c'è la possibilità di allargare, restringere, dare prospettive diverse su ogni foto o frame. Chi usa photoshop sa benissimo che usando i seguenti passi: modifica-trasforma-scala-ruota-distorci-prospettiva ecc. questo per quanto riguarda l'attenta l'osservazione di TommyS.

Carla Albarella ha detto...

Ottimo articolo. Vi dico secondo me come sono andati i fatti
Per me (ma per tantissimi altri) gli scenari alternativi su come siano andati i fatti sono 4 e sono convinta che l'avvocato Claudio Salvagni sia d'accordo (anche se non può essere molto chiaro, ovviamente).
1) Bossetti viene attenzionato già dal 2011-2012 perchè fin dall'epoca gli inquirenti stavano cercando muratori che avessero agganciato quelle celle telefoniche e che avessero un furgone bianco ecc ecc. QUlacuno di loro più lo segue e più si convince che è lui il loro uomo. Qualcun altro balza dalla sedia ed è ormai quasi certo. Devono assolutamente giocarsi il tutto e per tutto e trovare una via di uscita. Così nel giugno 2014 nella speranza che fosse davvero lui, viene purtroppo interpretato male il DNA nucleare (un errore di laboratorio, che ci volete fare, può capitare anche ai migliori) e Bossetti finisce in carcere e li "si fa di tutto" in modo che confessi,.... perchè più di qualcuno è convinto: è lui, ne sono certi e lo sperano vivamente. Sui fogli di laboratorio viene certificato e ora ci sarà scritto che il suo DNA corrisponde per 21 loci a quello di ignoto1 (ma si è volutamente interpretato male il dato, ma questo, se non ci si sveglia, lo si scoprirà solo poi in dibattimento, ma tanto nel frattempo sono sopraggiunti una marea di indizi....quindi è sempre lui continueranno a dirci, anche dopo che emergerà la verità sul DNA) ma di questa errata interpretazione non lo potremo mai sapere perche l'accertamento è irripetibile. In questa ipotesi il DNA di Bossetti non è mai finito sugli abiti della vittima perchè Bossetti non è ignoto1 e quindi non è quel famoso figlio illegittimo di Guerinoni. In buona sostanza hanno finto di avere il DNA di Bossetti che però in realtà su quegli abiti non ci è mai finito. In questa ipotesi, quindi, Bossetti è figlio di Giovanni e Ester. Per accertare che questa tesi sia valida basta fare il test di paternità (in via ufficiosa, fatto in casa, ci si fa dare il DNA da MAssimo e da giovanni e si fa il test. (CLAMOROSAMENTE MI RISULTA CHE NESSUNO ABBIA ANCORA FATTO QUESTO TEST DI PATERNITA'.....ASSURDO...). Se fosse davvero così sarebbe clamoroso, ma non lo escludo che lo possa essere davvero. QUindi fare quel test non costa nulla (120 euro)
2) la seconda ipotesi è che Massimo sia stato seguito sin dal 2011-2012 e che prorpio all'epoca (o comunque dopo il ritrovamento dei vestiti) il suo DNA sia finito in qualche modo, DOLOSAMENTE, su quegli abiti. Anche secondo questa tesi, più di qualcuno si era assolutamente convinto che potesse essere lui il colpevole.... Secondo questa seconda ipotesi Massimo è effettivamente ignoto1 ovvero il figlio naturale di Guerinoni. Anche qui basta fare il test e si scopre se i fatti sono andati così.
3) la terza ipotesi è che a Massimo si sia arrivati davvero attraverso la prova scientifica e solo nel giugno 2014 (ipotesi ufficiale non creduta da nessuno nemmeno da illustri professori con cui mi sono confrontata). Allora, sempre in un ottica innocentista, in questa circostanza, dobbiamo pensare che i reperti siano stati involontariamente inquinati o durante la fase omicidiaria (o di sequestro) o all'atto del sopralluogo ovvero nelle successive operazioni di laboratorio. Anche in questa ipotesi Massimo è ignoto (ed è figlio di Guerinoni)
Io le 3 ipotesi le quoto le prime 2 al 40% la terza al 10%.
4) L'ultima ipotesi è che Massimo sia relamente colpevole (quotata al 10%) . QUindi il suo DNA è finito li nella fase omicidiaria.
E allora, in conclusione, facciamo questo benedetto test di paternità (se non lo abbiamo ancora fatto) e così cerchiamo di capire se vale la prima ipotesi (e sarebbe clamorosissimo) o se vale la seconda ipotesi (situazione più ingarbugliata, ma da cui si può uscire). La terza e la quarta mi appaiono fin troppo, troppo surreali...

Anonimo ha detto...

Scusate un attimo, apparte che dalle imaggini poco chiare non riesco a vedere bene, a me sembra che il camioncino del video abbia il serbatoio a destra mentre quello di Massimo bossetti ha il sebatoio a sinistra e piu' grande.

saluti

Gianfranco

Andrea ha detto...

Il camioncino di Bossetti monta un serbatorio magiotato - è uno dei tratti che per gli inquirenti lo rendevano distinguibile - ma quello del Bossetti è anche, ormai notoriamente, montato sul lato guida, mentre quello della foto è sul lato passeggero.
Ora, è vero che non essendo di serie potrebbe essere montato da entrambe le parti, ma mi sembra inverosimile, considerando che già quello maggioranto è più capiente di almeno un terzo, se ne avesse avuti due quanto faceva il pieno ci lasciava lo stipendio di un intero trimestre.

Massimo M ha detto...

Ad Andrea
quello che vedi sulla foto sul lato passeggero non è il serbatoio. E' un contenitore porta strumenti presente su tutti i furgoni......dicasi portaoggetti.

Andrea ha detto...

Non nè sarei così sicuro proprio oggi ho visto un furgoncini cassonato col serbatorio sul lato passeggero, e quel portaoggetti ha le stesse bande che hanno i serbatoi

Massimo M ha detto...

Ad Andrea
I serbatoi sono neri e nell'Iveco Daily sono dalla parte del guidatore e partono a contatto con l'abitacolo..............
Quello è un Daily Iveco al 100% su questo non ci sono dubbi. I Daily Iveco montano serbatoio lato guidatore e portaoggetti sul lato passeggero.

TommyS. ha detto...

Andrea

Ha ragione Massimo M sul fatto che quello ripreso dalla telecamera 2 della Polynt sia al 100% un Iveco Daily III serie.
Personalmente ritengo sarebbe da chiarire meglio la questione del serbatoio maggiorato, utilizzata anche dal RIS per scremare la ricerca degli autocarri simili nella provincia di Bergamo (credo in riferimento al quarto trimestre 2014 e non al 2010).

Massimo M ha detto...

A Tommy
Sulla base delle misurazioni fatte da Massimo Prati (lunghezza cassone) oggi ho provato a fare uno studio comparativo tra il furgone ripreso alla Polynt e quello di Bossetti. Il verso dello studio è lo stesso di quello fatto da Massimo.
Purtroppo il miglior frame della Polynt non consente di avere con esattezza il punto finale del cassone............nel senso che essendo il furgone in movimento i contorni sono mossi. Ma con una minuziosa ricostruzione che ha tenuto conto della MANIGLIA lato guidatore, 2 montanti verticali del cassone, portaoggetti............unici elementi i cui estremi sono pochi mossi............a dire la verità mi esce fuori che il Furgone di Bossetti è più stretto di una forbice che va da 32 a 18 cm. circa. Purtroppo però...........anche se lo studio mi permette di verificare che sicuramente il furgone di Bossetti ha il cassone più corto ci sarebbe un problema di prospettiva............che non mi consente di avere una mia certezza matematica. Nel senso che la fotografia del furgone di Bossetti che ho a disposizione (lato passeggero) è eseguita da una prospettiva diversa rispetto al frame immortalato dalla polynt. In realtà di pochi gradi..............dalle verifiche che ho fatto siamo tra i 15° e i 25 gradi massimo. Vale a dire che nella fotografia che ho del furgone di Bossetti (che non è altro che un frame del video dei carabinieri....sul finale di video) per eseguire una comparazione perfetta, il furgone stesso dovrebbe essere traslato o meglio ruotato tra i 15° e i 25° con rotazione che avrebbe punto fisso la ruota anteriore.
Proprio per la esiguità dei centimetri di differenza (32-18) non sono in grado di calcolare se questa rotazione possa portare a coincidere il finale del cassone di Bossetti con quello del video. Sono certo che la rotazione, per il verso da fare, mi andrebbe a ridurre i 32-18 cm. ma non posso dire se questa riduzione sia tale da mantenermi il furgone di Bossetti comunque sempre più corto.
Non so se mi sono spiegato........è un pò complesso.
Ho usato un programma di architettura e non riesco a salvare lo studio in formato tale da mostrarlo..........porca miseria.
Non so cosa pensa Massimo

emax/massimo prati ha detto...

MassimoM, io sono andato più nel semplice e a me il cassone di Bossetti risulta più corto di 22/27 cm.

Il mio calcolo l'ho basato sul cassone della Butti, che di larghezza misura 55 cm, e sulla sponda laterale. Questo perché sia il cassone della Butti che la sponda, nel filmato hanno la stessa angolazione. Per cui, mi risulta che il furgone che passa su via caduti abbia un cassone di 352 cm. più i 4 o 5 cm che restano in conseguenza alla sporgenza del coperchio del porta attrezzi che, essendo più largo, non permette una perfetta aderenza alla sponda anteriore. Per cui, come minimo è lungo 355/356 cm.

Mentre il cassone di Bossetti secondo me misura sui 330 cm (non ho indicazioni sulle misure dei cassoni di 15 anni fa per cui non so se ne esistesse un tipo con questa misura o simile). Il calcolo l'ho fatto prendendo la foto in capo al mio ultimo articolo su Bossetti rapportando anche in questo caso la sponda al cassone della Butti.

La lunghezza della sponda, anche se tutta è visibile si può ottenere perché in fase di costruzione i traversi di rinforzo vanno posizionati centralmente (negli anni 80 ne ho fatte costruire a migliaia).

Quindi basta fare un semplice calcolo. Prima devi misurare la sponda visibile partendo dal montante alto attaccato alla cabina e arrivando al centro del primo traverso di rinforzo. Questa misura poi la raddoppi e ci aggiungi la misura che intercorre, sulla sponda da traverso a traverso(da centro traverso a centro traverso).

Nella mia stampa la sponda mi risulta essere lunga dai 150 ai 154 millimetri, a fronte di un cassone porta attrezzi largo 26 millimetri abbondanti. Motivo per cui, sei cassoni della Butti, pur per pochi centimetri non ci stanno (quindi il cassone del furgone di Bossetti potrebbe misurare circa 330 cm, compresi dello spazio che occupa la sporgenza del coperchio.

In questo modo poco importa se le foto sono allungate o allargate, perché per quanto è allungato o allargato il cassone del furgone è allargato e allungato anche il cassone della Butti.

Ciao, Massimo

Remo ha detto...

A mio avviso il punto importante non è tanto se quello sia o non sia il furgone di Bossetti, ma è a che ora è stato ripreso e se negli altri passeggi si può dire che non è il suo.
Perché Bossetti ha sempre detto che faceva quella strada per tornare a casa quindi non c'è nulla di strato se è passato di lì, e soprattuto se tale passaggio è compatibile con l'orario in cui esce dall cella di brembare per entrare definitivamente in quella di mapello.

Massimo M ha detto...

A Massimo
Ho scoperto un dato importante. Sono tante le lunghezze dei cassoni montati dai Daily dal 1990 ad oggi e su ogni serie c'erano varie possibilità tra cui il fisso o ribaltabile. Ma il dato che e' sempre rimasto inalterato e' la larghezza massima del cabinato che e' di 1,996 metri. Togliamo 2,5 cm. per lato (il cassone di Bossetti e' attacca al cabinato più dentro) e 4 cm. per lato dovuti alla bombatura della carrozzeria sopra le due ruote anteriori (tra le due bombature e' calcolata la larghezza massima di 1,996 metri). Dunque il cassone di Bossetti e' largo, con un margine di errore di + o - 1/2 centimetri, 1,866 metri.
Ora dalla larghezza di 1,866 e' perfettamente ricostruibile con margine di errore prossimo allo zero, la lunghezza del cassone di Bossetti. Provvedo

Massimo M ha detto...

Allora Massimo.
Partendo dalla misura di 1,866 metri (larghezza cassone Bossetti) prendendo la fotografia del furgone di Bossetti ed eseguendo su 2 viste (frame furgone lato passeggero nel finale video carabinieri e frame del furgone lato guidatore preso da Street View) una scomposizione prospettica a partire da un punto di fuga noto............a me viene che il cassone misura in tutta la sua lunghezza Metri 3,46 con un margine di + o - 5 cm. Per tutta la sua lunghezza intendo comprensive di montanti verticali che delimitano il cassone, visto dall'esterno per intendenderci.
Questo significa che la capienza in lunghezza del cassone (intesa lunghezza interna) varia dai 3,32 ai 3,36 Metri circa. Preso un portaoggetti BUTTI simile da 55 cm. di profondità............in sostanza 6 affilati ci entrerebbero perfettamente..........a filo. Quindi sul furgone di Bossetti ci entrerebbero 6 BUTTI attaccati ma di certo occuperebbero tutto il cassone interno senza lasciare i 22 cm. che hai calcolato tu sul furgone del video.
Ovviamente è uno studio sommario, non è una perizia:)))))) ma debbo dire che anche se le mie misurazioni spostano qualche centimetro rispetto alle tue..........il succo non cambia.
Ma non si può fare una ricerca delle varie lunghezze di cassoni che poteva montare il Daily di quel periodo?
C'è poi quella macchia di ruggine sul montante. Una bella macchia di ruggine che copre il 70% del montante. Nel video non è assolutamente percettibile (e se ci fosse stata si sarebbe dovuta vedere per forza visto che ha la stessa superficie della maniglia). Vero che non possiamo sapere lo stato della ruggine di 4 anni fa............ma come ho già analizzato in precedenza, la comparazione tra le macchie di ruggine di Street View Gennaio 2012 e quelle attuali 2014/2015 evidenziano come quelle del 2014/2015 sono più marcate ma esistevano già nel 2012. Parliamo di piccolissime macchie. Motivo per cui quella macchiona, se vi fosse stata, sarebbe dovuta essere assolutamente percettibile.
Il punto è che non sappiamo se fosse dovuta ad un AMMACCO subito dopo il 2010............ma se fossi nei panni della difesa andrei a ricercare delle fotografie (di cantiere, davanti casa..............non so dove) per verificare se prima del Novembre 2010 quella macchia vi fosse.

Bruno ha detto...

Massimo ottime deduzioni matematiche. Inoltre, parto anche dalla logica criminale, se Bossetti fosse stato l'assassino, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata quella di cambiare il furgone. un crimine così efferato avrebbe fatto scattare nella psiche dell'assassino la autodifesa.

Anonimo ha detto...

b pensava di farla franca altro che, perchè cambiare il furgone oltretutto non navigava nell'oro e ad ogni modo lo avrebbero beccato lo stesso
QG stasera ha detto che hanno fatto un lavoro certosino misurando grazie ad un modello 3d la lunghezza del cassone e riconoscendo le stesse macchie di ruggine che corrispondono inequivocabilmente al furgone di b, rischiate di diventare credibili quanto il pagliaccio di anonymous

Massimo M ha detto...

Anonimo
Ascoltale bene le trasmissioni. Il modello 3d non e' stato usato............fra le altre cose per usarlo sarebbe dovuto essere posto sulla zona polynt per le acquisizioni.
Piuttosto..........interessante la prova del giornalista che in un giorno qualunque riprende passare davanti la palestra molti furgoni simili e uno uguale.
Almeno fai attenzione quando guardi certi programmi.

Massimo M ha detto...

Io non so se QG ha riportato orari ben controllati, immagino di si. Ma onestamente dopo l'ultimo servizio io penso che c'è' più di qualcosa che nn convince di questi video e che trattasi di furgoni diversi ripresi.
QG dice che alle 18:47:19 viene ripreso verso Nord dalla Shell e 23 secondi dopo dalla telecamera n. 1 di Via Caduti (non la polynt) verso Tresolzio ma non verrà ripreso dalla Polynt ipotizzando una inversione di marcia ad U in mezzo alla strada..........sia su Via Locatelli che su su Via dei Caduti. Ma la telecamera n.1 (non polynt) se vedete bene e' un angolo e una posizione talmente ampia che riprende tutta via Caduti totalmente.................quindi come si fa ad ipotizzare una inversione ad U su di una strada così stretta che avrebbe avuto necessità di più manovre ma soprattutto questa inversione sarebbe dovuta essere immortalata al 100% dalla stessa telecamera. Ho la sensazione che siccome solo la Polynt e' in grado di immortalare un frame su cui provare effettivamente il match con il furgone di Bossetti (su cui ho pure dubbi come Massimo Prati)................quella sera dovevano bazzicare parecchi furgoni simili in zona.............

TommyS. ha detto...

@Anonimo 7 marzo 2015 00:16:00 CET

Ho ancora verificato un minuto fa che quel profilo Twitter ed il video caricato su Youtube sono disponibili online.

Stai pure sicuro che se non si trattasse veramente di Anonymous entrambi sarebbero scomparsi nel giro di mezz'ora.

Per cui molte persone dovrebbero prestare molta attenzione perché quando Anonymous decide di interessarsi a qualcosa lo fa in modo molto accurato e profondo.

Poi se vuoi chiamali pure "pagliacci", ma in giro nel mondo sono in tanti a non considerarli più tali.

TommyS. ha detto...

Massimo M

La telecamera 1 di via Caduti fa sempre parte dell'impianto di videosorveglianza della Polybt

https://www.google.it/maps/@45.711189,9.579722,3a,47.8y,192.11h,90.57t/data=!3m4!1e1!3m2!1spCpN0lZbU_tRyqth_MRb-A!2e0?hl=it

Ma questo non cambia in alcun modo le cose.

Quello che personalmente a me da molto fastidio è l'essere preso in giro dagli inquirenti. Capisco che il lettore e telespettatore medio non possa ricordare molto e si affidi solamente alla spazzatura che in questi giorni ci stanno propinando, ma a mio parere, se uno si informa meglio, ci sono tutti gli elementi per affermare che:

- o la Procura e le FdO sono composte in buona parte da totali incompetenti

- od all'interno di questi apparati vi è un gruppo di persone che ha volutamente manovrato e pilotato le indagini in modo tale che si potesse arrivare all'arresto di Bossetti solamente a giugno 2014

E questo perché tutte le ricerche degli autocarri simili a quello di Bossetti "dovevano" essere fatte già nel dicembre 2010. Ed allora dopo l'individuazione dei possessori di autocarri analoghi a marzo/aprile 2011 questi ultimi "dovevano" essere sottoposti al test del DNA (e Bossetti non lo è stato).

Difatti bisogna considerare che le testimonianze di Tironi, Abeni e Toracco sono proprio del periodo a cavallo di novembre/dicembre 2010 ed il video della banca era stato subito acquisito, così come quelli della Polynt. E questi video erano fondamentali proprio a causa di quelle testimonianze e perché i cani molecolari avevano seguito tutti quanti (perlomeno così è stato scritto) una pista che portava dalla palestra a via Caduti sino alla rotonda di via Tresolzio.

Per cui è impossibile che non ci si accorgesse di quell'autocarro che sembra comparire in entrambi i video (per di più quello della banca, trasmesso da QG, fu poco dopo fatto ritirare dal web da parte degli inquirenti).

andres ha detto...

Al contrario dell'anonimo delle 00:16, io considero Anonymous dei geni!
Il fatto che Anonymous abbia detto di volersi occupare del caso Bossetti, mi ha riempito di speranza. Io considero questo caso, come quello di Avetrana e quello di Veronica Panarello, un caso clamoroso di mala-giustizia.Come ho già scritto, sono convinta che, troppe cose si sono volute nascondere.E,in questo quadro,il fatto che le due altre morti,(il ragazzo massacrato di botte e il brigadiere suicida), non siano state ricollegate alla morte di Yara, mi suona molto strano. Senza parlare poi del suicidio dell'operaio del cantiere.
Inoltre, la sinergia totale tra Procure,Ris,e giornalisti,con un
martellamento mediatico a senso unico, di notizie infamanti,uscite illegalmente ,per forza dagli ambienti procura-carabinieri,mi fa rabbrividire.
Qui non si tratta di un singolo caso, qui si tratta di una Giustizia malata!
Per questo,ha senso l'intervento di Anonymous.Per questo vorrei tanto che ci mettesse le mani!

Massimo M ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Massimo M ha detto...

A Tommy
Caro Tommy........qui più si approfondisce più ci sono grandi, grandissimi dubbi.
Ok, non sapevo fosse anche quella della Polynt. Non cambia come hai già rilevato. Un' inversione ad U sarebbe stata ripresa. Quindi come fa questo furgone ad essere ripreso dalla 1 su Via Caduti in direzione della 2 senza essere ripreso dalla 2 e in sequenza ancora dalla 1 senza che questa 1 riprenda l'inversione ad U che se vi fosse stata doveva riprendere? Oppure come fa il furgone a passare verso Nord davanti la Shell e 23 secondi dopo (senza che la Shell lo riprenda verso sud) verso Tresolzio da Via Caduti ripreso dalla 1? Questi sono misteri!
Il punto e', come abbiamo evidenziato, che solo la Polynt n.2 sarebbe in grado di immortalare dei frames da cui risalire al furgone di Bossetti (anche qui senza certezza assoluta) e in tutti gli altri filmati non sarebbe mai dimostrabile che fosse quello di Bossetti. Alla Shell, per esempio, non e' neanche visibile il portaoggetti Butti: Mai! Quindi il furgone e' di Bossetti su quali basi? Per il solo catarifrangente? Sull'orobica proprio potrebbe essere un furgone qualunque.
Ma se QG in 2 ore di riprese ha beccato su Via Locatelli ben 4 Iveco Daily (se non ricordo male) e addirittura 1 identico anche nel colore a quello di Bossetti.
C'è' il forte dubbio che qui sono più di uno i furgoni.
Ora esce fuori che secondo l'accusa quando Yara risponde all'SMS e' ancora dentro la palestra. Hai capito come vogliono far riportare le cose per forza? Siccome per loro il furgone delle 18:47 circa e' quello che carica Yara allora la fanno alle 18:44:14 ancora dentro la palestra. La testimonianza del papà di un'amica di Yara che con certezza (secondo lui) assoluta (perché stava guardando l'orologio) dice di incontrarla nell'atrio di uscita verso il portone alle ore 18:39 (non un 18:40 circa qualunque, ma un 18:39 preciso) oggi non vale più o non e' più attendibile. Hai capito come si accomodano le cose?
Se le accomodano perché, come ho sottolineato nei commenti precedenti, se Yara esce alle 18:39 significa che alle 18:47:19 (Shell) e 18:47:42 (Polynt 1) Yara deve essere davanti il portone di casa sua visto che hanno misurato in 9 minuti a piedi la distanza tra Palestra e Casa (che poi ha una velocità media normale a piedi a me i minuti risultano 7 ma tralascio).
Impressionante la facilità con cui si accomodano a proprio piacimento tutto.
Come anche hanno individuato che la data in cui la testimone dice di vedere Bossetti e Yara........e' il 9 settembre. Stai a vedere che prima nn poteva essere perché Yara era in Puglia dai Nonni. Stranamente però non hanno a disposizione i tabulati di Bossetti di quel giorno, stranamente i tabulati partono dal 10 Settembre (che caso) il cell. di Yara non ha prodotto traffico prima delle 19 e rotti e il 9 settembre e' uscito fuori da incroci su allenamenti e fatture di ristoranti.
Ecco.......queste sono cose che mi fanno accendere mille lampadine. Questa e' clamorosa dai.......la data del presunto incontro e' il 9 settembre e i tabulati di Bossetti partono il 10.
Mi ricordano il DNA comparato in maniera sbagliata tra Ester e Yara o la Mamma (invece che con quello di MGB). Mica che il mitocondriale non matchava perché e' il mitocondriale di ignoto2 vero? E magari Ignoto2 e' colui che ha imbrattato gli slip di Yara con il DNA di MGB.

Paolo A ha detto...

Sul fatto che la sera del 26 novembre ci fosse più di un furgone che si aggirava nella zona della palestra la fornisce il corriere che riporta la testimonianza di Fulvio Gambirasio che si ricorda che quando è uscito da casa sua alle 19.30 ha visto un autocarro fermo sulla carreggiata con le luci accese. Posto l'articolo del Corriere: http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/15_marzo_05/telefonata-straziante-papa-fulvio-yara-adesso-fatti-sentire-c61cf9ce-c30a-11e4-9a3c-d1424c2aada1.shtml

TommyS. ha detto...

Massimo M

Questo è pane per i tuoi denti.

Non avevo ancora visto i video dell'ultima puntata di QG e l'ho fatto adesso.

E' bene premettere che quel servizio contiene qualche errore come quando fanno percorrere in direzione nord all'autocarro la via Tresolzio che è a senso unico in direzione sud. E' da tenere presente che quel video non è quello ufficiale del RIS ma una rielaborazione di QG che utilizza la stessa immagine satellitare e simboli simili a quelli del video originale (telecamere).

Ma vi sono alcuni aspetti che sono davvero curiosi nello sforzo di ricostruzione che hanno fatto.

Alle 18.47.19 un autocarro molto simile a quello di Bossetti viene inquadrato su via Locatelli in direzione nord dalla telecamera Shell. Alle 18.47.42 viene però inquadrato dalla telecamera Polynt 1 in direzione rotonda. Gli autori del video di QG ipotizzano un'inversione a U subito dopo il distributore per poter rispettare i tempi. Peccato che la stessa telecamera Shell non riprende alcun autocarro simile in direzione Sud in quel breve arco di secondi.

continua

Mimosa ha detto...

Si continua qui e si lasciano gli altri articoli? Mi fate diventare matta…Perché non facciamo un po’ d’ordine? … tanto i commenti vanno per la loro strada, non si attengono ai contenuti dell’articolo sotto cui sono postati … quindi.
E allora vi metto qui il commento che ho scritto ieri da un’altra parte, che forse nessuno ha letto, così avrete due occasioni per riflettere.
Il testo era questo, con qualche taglio:

Chi si interroga sui tempi vicini o lontani in cui MGB è stato attenzionato e sulle registrazioni che oggi vengono sdoganate dei passaggi del suo furgoncino sullo stradone davanti alla palestra e paraggi, rifletta su questo articolo che ho recuperato nel mio archivio, lo aveva segnalato la mitica Pamba il 4 luglio 2014

http://www.bergamosera.com/cms/2011/03/17/yara-e-il-mistero-delluomo-di-40-anni-visto-nei-dintorni-della-palestra/

l’informazione soffiata al giornalista è caduta lì.
Come si era venuti a sapere che a bordo era un quarantenne?

Se la linea d’indagine tradizionale fosse stata seguita subito, dopo la scrematura tra i proprietari di furgoni chiari, forse si sarebbe arrivati 4 anni fa allo stato di ora: un GMB in carcere con l’accusa infamante o suo fratello, visto che dalle notizie del tempo il furgone sembrava intestato a costui, seppure in uso all’altro.

Mimosa

TommyS. ha detto...

continua

Ma l'aspetto più curioso è quello legato a cosa realmente inquadra la telecamera 1 della Polynt. Telecamera che avrebbe dovuto riprendere l'autocarro intento ad un'inversione ad U dal momento che i passaggi davanti alla telecamera 2 sono per il RIS solamente 2 mentre davanti alla 1 passarebbe 6 volte (ma quella telecamera non permette di rilevare i dettagli dei veicoli al buio). Per cui se inversione ad U c'è stata, ma il passaggio delle 18.47.42 è l'ultimo dei 6 ed è preceduto da quelli testimoniati anche dalla telecamera 1 per cui sarebbe da escludere la manovra, quella telecamera avrebbe dovuto per forza riprenderla.

E questo perché se fai un fermo immagine del video al minuto 01:32 (lo trovi su VideoMediaset), ti accorgerai che la telecamera riprende sino all'incrocio dove c'è l'altro cancello carraio della Polynt, quello dove sarebbe passato due volte (A/R) l'autocarro di Bossetti. Confrontando l'immagine con quelle di Streetview si vede difatti che vengono ripresi gli autoveicoli posteggiati a pettine nel parcheggio interno dell'azienda dietro la recinzione. E si scorge bene anche oltre sino alla cabina elettrica che compare anche nel video della telecamera 2.

Per cui qualsiasi manovra di un veicolo a fari accesi, per di più ben distinguibile dalle due luci poste sopra la cabina, sarebbe stato facilmente ripreso. Ed invece niente. Anche se per il RIS l'autocarro di Bossetti è inquadrato dalla telecamera 2 per sole due volte nell'arco di 39". Segno a mio parere inequivocabile che di quei sei passaggi solamente due siano riferibili ad un autocarro molto simile a quello di Bossetti. Forse gli altri sono stati inseriti tanto al chilo ma non potevano reggere quando inquadrati dalla telecamera 2.

Ma qui viene il bello.

continua

TommyS. ha detto...

continua

A lungo mi sono domandato come potessero essere originate le ombre che si vedono nel video più incriminante per Bossetti. E sono arrivato infine alla conclusione che le uniche luci presenti in quei precisi momenti sono quelle dell'illuminazione pubblica. Quella sia di via Caduti sia di via Don Giovanni Sala.

Lo si vede bene dall'ombra del cancello molto lunga ma perpendicolare al cancello stesso e dalle ombre e luci riflesse che cambiano sul parabrezza e sulla cabina del Daily mentre si muove.

Di altre fonti di luce neanche l'ombra, scusa il gioco di parole.

Ed allora debbo ringraziarti per aver fatto notare un particolare qualche giorno fa. Sul perimetro superiore del capannone della Polynt sono presenti dei proiettori rettangolari presumibilmente utilizzati per illuminare il parcheggio interno e le aree di manovra a lato del capannone.

Sono probabilmente proiettori molto potenti in grado di illuminare bene l'area interna, ma nel video della telecamera 2 non sembrano accesi.

Eppure se torni al fermo immagine di prima, potrai verificare bene che quando viene inquadrato quell'autocarro che proviene dalla direzione rotonda, le luci in questione sono ben accese tanto da proiettare forti aloni sulla pavimentazione. Si tratta in totale di 5 proiettori e da quel fermo immagine sembrano tutti accesi. Difatti se ingrandisci vedrai che sotto la N di Carabinieri, si vede qualcosa (che dovrebbe essere molto vicino al cancello in questione) decisamente illuminato dall'alto e da sinistra, segno che anche l'ultimo proiettore funzionava benissimo.

Ma nelle immagini della telecamera 2 della luce di quel proiettore non vi è traccia alcuna, altrimenti le ombre del cancello le avresti avute anche all'esterno e non solamente all'interno e perfettamente perpendicolari.

Mia conclusione. I famosi due passaggi in questione, che forse sono riferibili proprio all'autocarro di Bossetti, credo che non siano avvenuti negli orari indicati dal RIS, ma con maggiore probabilità in orario notturno a stabilimento chiuso da un po', ed a questo punto forse neanche il 26/10/2010.

E ricordati sempre bene che i metadata dei video si possono modificare, basta solamente estrarre un file che non li contenga (tipo AVI) dopo aver fatto le modifiche e poi dire che l'HD originale è stato a suo tempo restituito al proprietario. Tanto più se anziché un hard disk si ha a che fare con un video server.

TommyS. ha detto...

Mimosa

Ti ho seguita anche sotto l'altro articolo.

Hai ragione a riportare quella notizia dei primi mesi, che è stata poi trattata come molte altre, finendo cioé nel dimenticatoio.

Ma considera questo. In questi giorni la Procura sta portando tutti a spasso con la questione dei filmati di videosorveglianza che inquadrerebbero il furgone di Bossetti.

Perché ho usato il corsivo? Perché credo che l'ordine di scuderia impartito a tutti i media amici deve essere stato quello di parlare sempre di un furgone e mai di un autocarro o di un cabinato con cassone come in realtà è l'automezzo di Bossetti. E questo per una ragione ben precisa. Perché troppo a lungo gli stessi media avevano parlato di un furgone bianco avvistato sia quel pomeriggio sia nei giorni precedenti. Perché un furgone bianco chiuso si vede molto bene fare manovre in via Rampinelli anche se adesso ci mostrano quasi sempre l'autocarro. Tutti in pratica devono dimenticarsi che si era alla ricerca proprio di un furgone bianco anche perché un furgone analogo lo possiede il fratello di Bossetti (e qualche volta glielo imprestava, sembra) ma non pare fosse nelle disponibilità di MGB in quei giorni.

Per il momento questa campagna anche mediatica sta dando buoni frutti per la Procura, ma ho il timore che questa "prova regina" non potrà reggere in alcun modo davanti a perizie difensive e del tribunale.

Mimosa ha detto...

TommyS (19:38)
hai reso una lucidissima interpretazione, che condivido in pieno, anche nelle considerazioni finali,
è che noi commentatori ancora non abbiamo capito che siamo in mano alla manipolazione non tanto dei media ma dei comunicatori che stanno dentro le Procure ...
Grazie
ciao
Mimosa

Anonimo ha detto...

@ Mimosa
l'articolo a cui alludi è molto istruttivo, grazie di averlo ricordato (io non l'avevo letto).
La frase dà i brividi. Se fosse vero che conoscevano già Bossetti, le parole dei Carabinieri durante l'arresto potrebbero avere un senso reale: forse lo stavano proprio tenendo d'occhio da tre anni e mezzo. Veloci, eh...ma forse siamo noi a farla semplice. Dovevano prima riempire sessanta faldoni di indizi, campionare il DNA dell'intera zona, mettere telefoni sotto controllo, leggere tabulati, riesumare salme...e poi analizzare reperti, fibre, filmati di telecamere...rintracciare duemila furgoni nel Nord Italia...mica poco.
Però oggi vorremmo tutti sapere quale sarebbe "l'interessante punto di contatto" che univa Yara a quel quarantenne. In quattro anni non hanno mai trovato collegamenti fra la ragazza e Bossetti. Sarebbe il colmo se ce l'avessero nascosto!

Anonimo ha detto...

Ci ho rimuginato sopra per bene, fra ieri e oggi. E mentre ieri nutrivo qualche dubbio, oggi la penso diversamente. Quella frase nell'articolo dell'Eco di Bergamo potrebbe significare che nel 2011 gli inquirenti avevano già preso di mira Bossetti, ma questo(secondo il mio modestissimo parere) non prova che avessero per le mani indizi gravi contro di lui senza intervenire subito, perché sarebbe contro ogni logica - se non peggio - lasciare libero per tre anni e mezzo un probabile assassino e pedofilo, col rischio di reiterazione del reato.
In fondo è per questo che oggi gli rifiutano l'istanza di scarcerazione (oltre che per il pericolo di fuga).
Non esistono motivi plausibili per giustificare una scelta così assurda: decidere di protrarre le indagini per anni, far lievitare le spese in maniera esorbitante, quando potevano arrestare il colpevole dopo pochi mesi, ma perché?
Oddio, se fosse vero mi crollerebbe il mondo addosso.
Più probabilmente non avevano nulla di concreto contro Bossetti, lo dimostra tutto il tempo e il lavoro che ci è voluto per raccogliere gli indizi che conosciamo, e che non solo io considero traballanti.
Ciao
Nautilina

Anonimo ha detto...

Chissà se per anni è stato utilizzato un filo di Arianna a ritroso. poi hanno tirato ed è venuto fuori il Bossetti.