venerdì 20 giugno 2014

Yara Gambirasio: la vera cronologia degli eventi che hanno portato al DNA di Massimo Bossetti e le stranezze investigative e biologiche...

Arresto di Massimo Bossetti
Tanti si chiedono come gli investigatori che indagano sul delitto di Yara Gambirasio siano riusciti a risalire all'attuale indagato, Massimo Bossetti. Provo a elencare la cronologia degli eventi che, non ridete, sono alquanto particolari. Naturalmente partono il 26 febbraio 2010, quando il corpo di Yara viene ritrovato a Chignolo D'Isola, in un campo incolto, da un amatore che lì sta facendo volare il suo piccolo aereo. Incaricata dell'autopsia è la dottoressa Cristina Cattaneo, che con scrupolo cerca di far emergere tutti quei particolari che potrebbero aiutare le indagini. Inizia l'estate del 2011 e la perizia del patologo è sul tavolo della procura. Le anticipazioni, arrivate a metà maggio che già parlavano di un possibile profilo biologico (forse due), avevano portato gli inquirenti a chiedere i Dna alle persone (individuate dalle celle telefoniche) che il 26 novembre 2010 si trovavano a Brembate, Chignolo D'Isola e Mapello. Si inizia anche ad andare di casa in casa per prelevare campioni di saliva. Quello somigliante, che ha acceso la lampadina di una biologa, si è trovato fra i frequentatori della discoteca che si affaccia sul campo dove è stato trovato il corpo di Yara. Essendo una discoteca privata, si entrava solo se in possesso di una tessera. Chi ha voluto controllare tutti i tesserati è Gianpaolo Bonafini, dirigente della squadra mobile, che però di riscontri subito non ne trova. Ma gli manca il Dna di un trentenne trasferitosi in Perù. Fosse stato un ragazzo qualsiasi non lo avrebbe richiamato in Italia, avrebbe atteso il suo ritorno, ma il trentenne è figlio della ex collaboratrice domestica dei Gambirasio. Si chiama Damiano Guerinoni e il suo dna viene analizzato il 21 ottobre 2011.

Da questa analisi si scopre che ci sono compatibilità con il Dna battezzato "ignoto1". Per dirla tutta, abbastanza simili erano anche altri tre Dna bergamaschi che, però, non avevano niente a che fare con la famiglia Gambirasio. A novembre 2011, avendo a disposizione un Dna compatibile, si inizia a mappare tutta la famiglia di Damiano Guerinoni per cercare di avvicinarsi al Dna giusto (tredici i suoi zii di parte paterna, ma non tutti ancora viventi). Si controllano anche i suoi cugini, ed è così che si arriva a tre fratelli che hanno un Dna ancora più compatibile. Ma loro padre è morto nel '99, quindi si cerca qualcosa di suo... e si trova la patente di guida in cui sono ancora appiccicate delle marche da bollo (che ora non si usano più). Si stacca quindi il francobollo e si scopre che il dna è quasi giusto. Potrebbe essere lui, che per lavoro guidava gli autobus, il padre dell'assassino. Il consulente dei Gambirasio, per sicurezza chiede la riesumazione del Guerinoni, chiunque potrebbe aver leccato quel francobollo, ed ecco che dopo l'analisi sul corpo si ha la certezza di aver trovato l'uomo giusto. Però l'indagine rallenta: si sa chi è il padre, ma nessuno dei suoi figli è compatibile con le tracce lasciate sui leggings e sulle mutandine di Yara. A questo punto la procura chiede consulenze a vari biologi. Fra questi i professori Novelli e Giardina, della Sapienza di Roma, che ipotizzano l'esistenza di un figlio illegittimo.

Pista subito pubblicizzata in tivù e subito presa sul serio dagli inquirenti che iniziano a cercare l'uomo col Dna giusto. Per trovarlo si deve rintracciare sua madre, la donna che negli anni '70 è stata l'amante di Giuseppe Guerinoni. Si chiede alla gente, agli amici e ai familiari di collaborare, ma tutti parlano di un marito integerrimo che mai avrebbe tradito la moglie. La risposta più frequente è: Giuseppe non era un donnaiolo. Il tempo passa e non si risolve nulla, nonostante si sia creato un database con oltre cinquecento nomi di donne che di certo sono state in contatto con l'autista di autobus (fra queste anche Ester Arzuffi)... ma nessuno di quei Dna è compatibile. Ed allora si setacciano i paesi e i paesini dove Guerinoni passava ogni giorno con l'autobus. Ma non si tira fuori un ragno dal buco. Quindi passano gli anni e si capisce che a chi indaga, vista l'atmosfera, serve un colpo di fortuna per chiudere il cerchio. Colpo di fortuna che cerca di crearsi il maresciallo dei carabinieri Giovanni Mocerino. Lui, già comandate a Clusone, sa che stando in ufficio ad attendere difficilmente si scoprirà qualcosa. E allora, visto che quelle valli le conosce bene e in zona ha tanti amici, decide di fare alla vecchia maniera: l'ultima parte del suo turno di lavoro la passa a girare per bar e a far chiacchiere con gli anziani, a cui chiede se conoscono l'amante del Guerinoni. Gira che ti rigira, trova un certo Vincenzo Bigoni che gli parla di una confidenza del suo amico Giuseppe. Lui gli ha parlato di una relazione avuta con una ragazza della Val Seriana nei primi anni '60. Si chiedono e si analizzano altri Dna, ma la ricerca non dà frutti: nessuno in Val Seriana sa niente o vuol parlare. Il miracolo sembra lontano, però si concretizza quando tutto pare finito.

Nei primi giorni di Giugno 2014, siamo già ai giorni nostri, a casa del maresciallo Mocerino si presenta un vecchio autista di autobus in pensione, il signor Antonio Negroni. E' lui a fargli il nome di Ester Arzuffi. Lei è una donna che, da ragazza e da giovane sposa, ha abitato per anni vicino sia al Bigoni che al Guerinoni. Loro erano suoi conoscenti, si potrebbe dirli amici nonostante fossero di nove anni più grandi, e per un periodo, ogni mattina, passavano da casa sua, la facevano salire in auto e la portavano al lavoro. Potrebbe essere la donna giusta, se non ci fossero un paio di problemi. Per prima cosa ci si chiede perché il Bigoni abbia parlato di un'altra ragazza e non di lei. Come faceva a non sapere della relazione visto che stavano sempre insieme? Per seconda, quando il maresciallo fa i primi controlli scopre che il Dna di Ester Arzuffi è già stato analizzato nel 2012 e non è compatibile con quello dell'assassino. Però la donna ha due figli gemelli che hanno strani nomi. Uno si chiama Massimo Giuseppe (Giuseppe come Guerinoni - ma anche come il padre di Ester), l'altra che si chiama Letizia Laura (Laura come la moglie di Guerinoni - ma chi darebbe il nome della moglie dell'amante alla propria figlia?). E allora il marescaillo si rivolge a Letizia Ruggeri che per scrupolo fa ricontrollare il Dna e, porca di quell'oca, scopre che il biologo non l'ha comparato col Dna dell'assassino ma con quello della madre di Yara. Scopre che sono 1800 i profili comparati col Dna sbagliato. Per cui si rifanno le analisi, a Pavia, e si scopre che il gene della donna è molto simile a quello cercato per quasi tre anni...

Il resto è attualità. Per paura che Massimo Bossetti tenti la fuga, i carabinieri usano lo stratagemma del controllo con l'etilometro, da dove si estrae la sua saliva e si trova la compatibilità quasi completa. Poi viene arrestato sull'impalcatura dove lavora. Anche in questo caso, sempre per paura di una fuga, chi si presenta al cantiere dice che deve fare controlli sul lavoro in nero. 

Ora c'è da capire se effettivamente il Bossetti sia l'uomo giusto. Se non ci sono stati altri sbagli dei biologi durante le comparazioni e se la fortuna, voluta, cercata e trovata dal maresciallo Mocerino, accompagnerà ancora l'inchiesta. Il Gip ha negato il fermo giudiziario, ci sarà un motivo valido?, per cui il Bossetti resta in custodia cautelare in carcere. Nel frattempo sua madre, Ester Arzuffi, continua a negare la relazione col Guerinoni, quella che il Dna sembra provare, e vuole essere ascoltata al più presto dal procuratore Letizia Ruggeri per ribadirle che Massimo è figlio di suo marito. Intanto il procuratore capo di Bergamo, Francesco Dettori, dopo l'uscita a livello nazionale dell'informazione secondo cui già si era fatta la comparazione dei Dna padre-figlio, a un giornalista ha dichiarato che al momento non è necessario fare l'esame del Dna a Giovanni Bossetti. In procura, sempre dopo l'uscita della notizia, si è confermata l'acquisizione di tutti i Dna dei familiari, ma si è negato che la dottoressa Letizia Ruggeri abbia fatto richiesta di analisi. A questo punto c'è da chiedersi dove stia l'inghippo... ma visto che quando si parla dell'omicidio della piccola Gambirasio le notizie sono sempre state in continua evoluzione (a volte vere spesso false), non ci vuol molto a credere che presto ci troveremo di fronte a nuovi colpi di scena... 


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66 commenti:

Minnie ha detto...

Un racconto preciso e dettagliato.
Molto interessante e quasi incredibile, praticamente una trama da film ...
Grazie, attendiamo e speriamo di evitare altre spettacolarizzazioni!

emax/massimo prati ha detto...

Naturalmente nella conferenza stampa della procura, la parte alta della giustizia non punta i riflettori sulla base che lavora con fatica e abnegazione per l'Arma e per la Polizia. No, in conferenze stampa promozionali si racconta una vicenda vista in maniera diversa, una maniera molto professionale. E a me sovviene il commento di un poliziotto della squadra volante letto a dicembre 2010 sul forum di Poliziotti.it. Lo sono andato a cercare e l'ho trovato, vi è scritto:

Purtroppo questa storia è diventata solo una PESSERELLA per dirigenti. Ad ogni telegiornale ne intervistano uno - polizia o carabinieri, non fa differenza almeno che non si pensi al lato estetico del cappello con la fiamma. Ognuno illustra i poderosi mezzi tecnologici che LUI ha messo in campo - come ad esempio il poderoso traffico di cella dove vengono analizzati MILA contatti telefonici, il georadar (dei cc) utilizzato, a favore di camera, sulla soletta a piano terra del famoso centro commerciale già innalzato, i cani molecolari (???!!!) e altre amenità. Poi, sicuramente, senza che alcun riflettore lo illumini, ci sarà qualche poliziotto puzzolente che da quindici giorni vive, dorme e mangia in ufficio a cercare di fare qualcosa per la ragazza e la sua famiglia. I miei auguri a queste tre ultime persone. Spero che gli altri vengano colpiti in testa da un faro nelle loro pompose conferenze stampa

Sono passati tre anni e mezzo, ma mi pare ancora attuale...

Stefania ha detto...

Si', oggi la conferenza stampa mi ha ricordato la pubblicità dei materassi che si vede spesso in tv.

Ma, fatto salvo mamma Ester, per preservare se stessa ha fatto un pessimo servizio al figliolo, sempre sia vero non si fossero parlati a quattr'occhi dopo l'identificazione del padre di Ignoto 1, rimane in me un dubbio: non conosciamo la natura del dna trovato nella bianchieria di Yara. Forse per via della scarsa quantità rilevata, forse per le intemperie, forse per altri motivi che non sono noti. Pare pero' (salvo smentite) non si possa ricondurre il dna a sperma, a tracce ematiche ma solo a cellule epiteliali. Se cosi' fosse, trovo sarà impossibile non solo andare a processo immediato ma anche e piu' semplicemente chiedere per il fermato il rinvio a giudizio. E questo, ben inteso, a prescindere possa o meno essere l'unico colpevole per la morte della ragazzina o almeno un corresponsabile.

Difatti, se ricordo bene furono rilevati "peli" o meglio pelucchi di una coperta di cantiere, attorno alla vittima. Se non erro, rossi.

Potrebbe l'indagato aver lasciato in un qualche cantiere una sua coperta. Ed essere stata utilizzata da qualcun'altro per avvolgere Yara.

Altro che "abbiamo trovato l'assassino!".

Forse una traccia, forse una pista, ma nulla piu'.

Altrimenti dovremmo avere timore di andare dal parrucchiere. Il prossimo asciugamano con il quale ci strigliano la zazzera potrebbe divenire prova di un omicidio.

Ripeto, non voglio con questo salvare da ogni attenzione Massimo Bossetti. Ci mancherebbe altro e sarà necessario rivoltarlo come un calzino.

Ma a mio avviso la Procura ha in mano il classico pugno di mosche.

Stefania

Pamba ha detto...

Ecco l'ordinanza, prima di esprimermi passo alla lettura...

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/2014/notizia/yara-l-ordinanza-con-la-quale-massimo-bossetti-resta-in-carcere_2052629.shtml

Pamba ha detto...


Pag. 4 " e' stata isolata su due indumenti della vittima (slip e leggins) una traccia EMATICA che ha consentito di estrapolare un profilo genotipico maschile" .

Si tratta dunque di sangue; la traccia e' interessante, perché il DNA e' stato isolato in un'area attigua ai margini recisi dell'indumento e perché il profilo genotipico viene definito
"straordinariamente di ottima qualità'".

La traccia biologica mi sembra un Indizio particolarmente significativo.
Altri indizi (celle agganciate, attività svolta dall'indagato) non mi sembrano altrettanto inconfutabili, ne' avrei considerato in questo atto la testimonianza del fratellino di Yara (pag. 8).

Vedremo. Per il momento abbiamo visto gli esordi di un processo mediatico, con una sicumera del Ministro ed una spettacolarizzazione fuori luogo. Speriamo in un migliore proseguimento dell'attivita' investigativa e giudiziaria.

Pamba



Sira Fonzi ha detto...

Ciao Massimo, dall'ordinanza che ha postato Pamba si legge:

"Dalla relazione agli atti dei 10.112012 risulta che è stata isolata su due indumenti della
vittima (slip e leggings) una traccia ematica che ha consentito di estrapolare un profilo
genotipico maschile denominato convenzionalmente Ignoto1......un fluido
abbondantemente cellularizzato e non compatibile con altre sostanze organiche notoriamente
poco ricche di DIVA (es. sudore, urina. lacrima, touch evidence, ecc).
Si legge ancora nella relazione che appare irragionevole pensare di associare ad un
eventuale falso negativo su un test diagnostica un profilo genotipico straordinariamente di
ottimo qualità come è quello relativo al suddetto campione"

Mi sfugge qualcosa. Si parlava di una non certezza che la traccia fosse ematica, mentre qui si conferma e si aggiunge che è di ottima qualità.
Ne deduci qualcosa?

Sira

Sira Fonzi ha detto...


Massimo mi ero perso un pezzo nel copia-incolla

Credo che le indagini che seguiranno potranno dire molto di più delle cose contestualizzate finora (cella, macchina grigia e polveri)
Tutte le fibre isolate sul corpo di Yara verranno confrontate con quelle trovate nell'abitazione e nelle vetture del Bossetti. Se è un pedofilo sul pc potrebbero esserci informazioni importanti, si verificherà l'eventuale conoscenza tra lui e Yara etc... E' un indagine al contrario rispetto alle tradizionali, ma se è colpevole, come attesterebbe il dna, credo che altri indizi, se non prove, li troveranno di certo. E' solo questione di tempo.

Stefania ha detto...

Sono d'accordo con te Sira. Questo continuo dichiarare e smentire mi ricorda le montagne russe. Spero si sia giunti ad una vera svolta, visto come si sta procedendo.

Stefania

emax/massimo prati ha detto...

Il problema, Sira e Stefania, è che io ho parlato con un biologo e mi ha detto che l'esiguità delle tracce, di cui si ipotizzava la provenienza ma non se ne aveva certezza alcuna, non avrebbe consentito alla Difesa di fare una controanalisi del Dna usando il reperto originale, ma solo partendo dalla seconda fase. Dalle risposte (su carta) che il reperto ha dato ai biologi dei carabinieri.

Come a dire: il Dna è quello che ha portato la Procura perché i biologi dei carabinieri e quelli esterni di Pavia hanno lavorato bene e non serve controllare il percorso che hanno fatto per giungere alla conclusioni cui sono giunti.

Ora la procura per richiedere l'arresto scrive diversamente? Parla di traccia ematica buona e così via? Meglio per tutti, significa che la Difesa, tramite i suoi periti, potrà risalire allo stesso Dna partendo dal reperto...

sarà vero? Ai posteri l'ardua sentenza...

Massimo

maria rosanna ternullo ha detto...

ho l'impressione che la pista pedofilia sia poco credibile. Se non ricordo male,le prime ipotesi erano indirizzate ai loschi interessi del centro commerciale che stava sorgendo, di uno sgarbo al padre in merito ad una sua testimonianza. Magari si è trattato di un sequestro finito tragicamente, nel quale erano coinvolte più persone.

emax/massimo prati ha detto...

Tanto per garantire che ho scritto il vero:

Ora è chiaro a tutti, non solo a me che poi mi sono informato in prima persona, che le informazioni sull'analisi del Dna effettuate, date a livello nazionale e a gran voce da tutti i media la sera del 18 giugno, prima dell'interrogatorio di Massimo Bossetti, erano false. Infatti il Gip Vincenza Maccora, il 19 giugno, giorno successivo a quello della grancassa mediatica, scrive sull'ordinanza di custodia cautelare:

Nel proseguo delle indagini potranno essere utilmente effettuati accertamenti volti a confrontare il DNA di Giovanni Bossetti e di Bossetti Massimo per stabilire il rapporto di filiazione tra gli stessi...

Nel proseguo delle indagini, chiaramente perché si è certi di non aver fatto errori dato che, come detto dal procuratore Ruggeri, si è analizzato anche il dna del fratello non gemello e si è scoperto che non corrispondono. Quindi sono fratellastri lui e i gemelli Massimo e Laura.

Ed io mi chiedo: se un domani si scoprisse che Massimo Bossetti e suo padre sono perfettamente compatibili, che è l'altro fratello ad essere il frutto di una colpa (tradimento), che figura ci farà la procura e il procuratore capo che ha detto che al momento non sussiste l'esigenza di fare una simile analisi?

Sono io che sbaglio quando mi faccio troppi scrupoli credendo che poco costi fare una veloce analisi in più?

Massimo

PINO ha detto...

ç MASSIMO, no, tu non sbagli: continua ad andare avanti col tuo "cercaguasti", che è anche un attrezzo moderatore che servirebbe su larga scala.
Ma, la probabilità che possa essere addirittura l'altro figlio "l'ignoto 1", sarebbe molto remota, anche se l'hai suggerita per assurdo.
Vero è che a Giovanni Bossetti NON ancora sia stato preso in esame il suo dna. Ma, dato che è stato prelevato ed analizzato quello del presunto fratello di Massimo Giuseppe, che E' RISULTATO DIVERSO, non vedo l'urgenza per farlo, per il momento, anche al padre. Nulla di biasimevole, credo.
Ciao

Pamba ha detto...

Non sbagli di certo, caro Massimo, non sarebbe costata un'analisi in più sul marito della signora Ester. Ti dirò...a me era venuto il dubbio che il ricovero in ospedale dell'uomo fosse stata una buona occasione per questo :-( magari in via ufficiosa...

Ne' sbagli quando rimandi la validità della prova, dal punto di vista processuale, alle analisi che la Difesa ha il diritto di fare sul reperto. Tra l'altro il termine "abbondante" non l'ho trovato in Ordinanza. Spero comunque che sia "sufficiente" per nuove analisi di garanzia.

Del fratello, invece, mi è tornata utile un'informazione che ho sentito ieri a Segreti e Delitti. Sarebbe proprietario di un furgone bianco, immatricolato nel 2008 ed in uso a Massimo Bossetti, che avrebbe anche denunciato un furto di attrezzi da lavoro dal suo interno (mi è sfuggito l'anno).
Presunto tentativo d'alibi precostituito? Questo furgone corrisponderebbe a qualche testimonianza o a riprese delle telecamere?
Qualcuno ha seguito?

Pamba

emax/massimo prati ha detto...

No Pino, io non ho scritto che l'altro figlio potrebbe essere "ignoto1", non lo penso proprio.

Io ho scritto che, avendo i fratelli dna diversi, non è escluso che sia l'altro figlio ad essere stato concepito al di fuori del matrimonio (è più facile che una donna tradisca il marito dopo anni di matrimonio, non subito dopo le nozze). Ma non certo con Guerinoni che da luglio '69 Ester Arzuffi non incontrava più, avendo cambiato casa e città. E basta fare due conti per capire che, essendo i suoi gemelli nati alla fine del 1970, il rapporto sessuale che ha causato la gravidanza è avvenuto nei primi mesi del '70 - ben dopo l'allontanamento dal Guerinoni.

Inoltre il Bigoni, come ho scritto in questo articolo, amico e vicino di casa del Guerinoni e della famiglia Bossetti, non ha mai parlato di Ester Arzuffi e non ha mai neanche detto che lei potesse avere una sorta di relazione con qualcuno... molto strano.

Ha invece parlato di un'altra relazione dei primi anni '60 - quando Guerinoni aveva solo 22/23 anni. Ed allora c'è da chiedersi se il Guerinoni non abbai messo incinta una ragazza prima di sposarsi: cosa dava ai biologi la sicurezza che l'assassino fosse un figlio illegittimo nato a causa di una relazione extraconiugale. Nulla, la loro era solo una ipotesi, come hanno detto e scritto...

Ciò che intendo dire, è che si è giunti a Massimo Bossetti e si dice che non sia figlio di suo padre senza aver fatto una vera comparazione fra i due... ma alla stampa si è detto, falsamente, di averla fatta (e il Gip li ha sputtanati scrivendo, in pratica, su un atto ufficiale che non è vero).

Se sommo le tante stranezze del caso, e ne cito solo tre ma sarebbero decine, ad iniziare dalla decisione del procuratore di non dare subito tutti gli atti alla famiglia Gambirasio (cosa c'era da nascondere?), passando dalle 1800 analisi comparate dai biologi dei carabinieri con un altro Dna (assurdo e incredibile) e finendo con la decisione di non confrontare il dna padre figlio... beh Pino, ti dico chiaro e tondo che io ho paura di chi lavora per la giustizia in questa maniera.

Mi ero convinto inizialmente di avere a che fare con un assassino e una madre bugiarda (il DNA non mente, pensavo), ma poi ho scoperto che la madre il suo dna lo aveva dato spontaneamente a luglio 2012 e che qualcuno, forse per convincere meglio la pubblica opinione (che per ottenere una condanna è meglio avere alleata), ha mentito anche all'Ansa (sulla comparazione effettuata).

Se vuoi puoi fare anche tu due più due, non è difficile se non ascolti quelli che ti dicono fa cinque...

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Concordo con i dubbi sollevati da Massimo, effettivamente ci sono ancora molti punti da chiarire. Curioso l’aspetto delle date del concepimento e i relativi trasferimenti della famiglia. Curioso anche che il Bossetti in 4 anni non si è preparato alcun alibi, nemmeno una scusa banale. Curiosità appunto, come il mancato test di comparazione tra padre e figlio, che non vogliono certo avanzare sospetti, ma solo far riflettere.
Quello che non capisco perché forse non ho seguito mai a fondo questa vicenda, è che leggo di 120mila utenze registrate nei primi tempi di chi passava nelle ore cruciali sui luoghi del delitto. 120mila se si contano anche donne e adolescenti, ma se avevano già all’epoca il sospetto di una persona che lavorava nell’edilizia e che possedeva un furgone bianco, nonostante posso immaginare che il lavoro di scrematura su 120mila utenze non deve affatto essere semplice, ad un certo punto si saranno ritrovati con un numero molto più esiguo anche della cifra 18.000 relativa al prelievo di dna. Di che numeri parliamo quindi? E come è potuto sfuggire dal prelievo il Bossetti? Deve esserci un punto che non ho proprio compreso.
Kiba

Anonimo ha detto...

Ricordo una notizia lanciata da una trasmissione televisiva negli ultimi mesi del 2013: secondo questa notizia i Ris di Parma avrebbero inviato il profilo genetico di "Ignoto 1" negli Stati Uniti e da esami approfonditi sarebbe risultato che il colore degli occhi del sospettato era castano. Questa notizia mi è subito tornata alla mente allorchè ho visto inquadrati gli occhi azzurri che piu' azzurri non si può del Bossetti. Chiedo a Massimo e agli altri esperti del blog se tale notizia fosse fondata e soprattutto se abbia fondamenti di tipo scientifico. Saluti.
Sandra

Stefania ha detto...

Sandra, è stato scritto e detto, circa questa vicenda, tutto ed il contrario di tutto.

Come ha sottolineato Massimo Prati, anche l'Ansa ha pubblicato nel proprio sito lanci d'agenzia che contenevano delle falsità.

Sembra alcune analisi siano state eseguite a chi giocava al "Piccolo chimico".

Non mi stupisco visto che parliamo di un Paese dove si impiantano embrioni alla donna sbagliata.

Già ... le provette ed i nomi simili.

Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere.

Stefania

magica ha detto...

buongiorno
ho notato la non somiglianza di bossetti con il presunto padre guerrinoni ,, ma la molta somiglianza della gemella con il presunto padre guerinoni .
bosetti è il classico uomo biondo con occhi azzurri lineamenti piuttosto sottili . ma la figlia femmina bionda tinta con i lineamenti piuttosto grossolani e viso un po' quadrato come il padre ..
non paiono nemmeno gemelli . infatti esistono i gemelli eterozigoti . questo commento non centra con il discorso che si sta facendo.. solo volevo sottolineare la somiglianza della figlia di ester con guerinoni .. ciooo !

emax/massimo prati ha detto...

La notizia che hai postato è vera, Sandra. Mi pare di ricordare che fu la dottoressa Cattaneo, e non il Ris, a chiedere una perizia al laboratorio statunitense (ma potrei sbagliare o ricordare male). E sì, il laboratorio americano parlò di occhi scuri ed ora ci troviamo un assassino con gli occhi azzurri... va beh, quando si fanno analisi è facile sbagliarsi... ciao

Anonimo ha detto...

@Sandra
Quarto Grado nella trasmissione del 25 ottobre 2013 riporto' la notizia che ricordi. Notizia poi ripresa dall Eco di Bergamo.
Alex

Stefania ha detto...

Vorrei domandare una cosa a chi ne capisce piu' di me: teniamo conto che il telefono di Bossetti poteva già essere vecchiotto all'epoca dei fatti.

I telefonini di oggi, se quando arrivi a casa li metti sottocarica perchè scarichi, li puoi lasciare accesi, un tempo era un atto dovuto invece spegnerli perchè altrimenti non si ricaricavano per benino.

Ma a prescindere da questo, quando arrivi a casa e metti sotto carica il tuo telefono (anche spento) la tua utenza rimane comunque agganciata ad una cella telefonica?

Ovvero, se l'unico sistema per evitare di essere localizzati è staccare la batteria dall'apparecchio (cosa che non do per certa ... magari basta spegnere il telefonino) .... come è possibile che l'apparecchio del Bossetti fosse sotto carica con la batteria staccata dal cellulare durante tutta la notte?

Stefania

Anonimo ha detto...

@Stefania
Penso di poterti rispondere. Se il telefonino e' spento puoi ricaricare
la batteria attaccando il caricabatteria alla presa elettrica
e naturalmente al relefonino. In questo caso il telefonino non puo' essere localizzato.
Se non e' spento puo' essere ricaricato, ma in questo caso puo' essere localizzato: infatti se arriva una telefonata il telefonino suona. Il problema e' capire quando Bossetti ha rimesso in carica il telefonino: con la batteria ancora funzionante e in questo caso poteva essere sempre localizzato; oppure quando ha ersaurito completamente la carica della batteria ed in questi casi si spenge automaticamente.
Alex


PINO ha detto...

RISPONDO A MAGICA

Verissimo, la gemella di Massimo Giuseppe è il ritratto, al femminile, del presunto padre Guerrinoni (ed io me ne intendo...credo, di ritratti).
Quando, ieri sera, la vedemmo in tv, io e mia moglie avemmo la stessa, immediata sensazione, e ci guardammo ammutoliti.
Magica deve avere una spiccata sensibilità per distinguere i fattori fisiognomici.

Anonimo ha detto...

E' proprio così Massimo...quando si fanno analisi è facile sbagliarsi, speriamo non sia successo così anche questa volta! Ciao
Sandra

Stefania ha detto...

Ho verificato attraverso una fonte che reputo valida: un telefonino non puo' essere messo sotto carica togliendo la batteria. Bossetti ha mentito su questo: il suo cellulare quella sera è risultato non raggiungibile e non identificabile attraverso le celle telefoniche per ore ed ore. E non poteva essere sotto carica. La batteria era stata tolta dall'apparecchio ed era impossibile ricaricarla se tolta dal telefonino. Pensiamoci perchè non è cosa da poco.

Stefania

emax/massimo prati ha detto...

Stefania, Bossetti non ha detto di aver tolto la batteria, ha detto che alle 17.45 il cellulare si è spento perché era troppo scarico e quando è arrivato a casa lo ha messo sotto carica per poi riprenderlo e accenderlo, la mattina dopo, prima di partire per il lavoro.

E visto che non è inusuale che quando si è in giro, in questo caso al lavoro, un cellulare caricato giorni prima si scarichi, non mi pare ci sia nulla da pensare sul punto. L'unico pensiero, se vogliamo trovarne una discordanza che possa avere valore in tribunale, viene dal fatto che a quasi quattro anni di distanza ricordi di averlo messo sotto carica... ciao, Massimo

Stefania ha detto...

Massimo, mi spiego meglio (ho fonti abbastanza attendibili, direi ...) se arrivi a casa e metti sotto carica il tuo cellulare perchè scarico, è cosa normale, che facciamo tutti quanti.

Se torniamo dopo una giornata di lavoro a casa nostra e prendiamo il caricabatterie e lo colleghiamo al telefonino e lo ricarichiamo facciamo quello che fanno milioni di italiani.

Ma tu torni a casa e togli la batteria dal tuo cellulare per caricarla? No, semplicemente attacchi la spina del caricabbatteria al cellulare da una parte e dall'altro lato alla presa sul muro, giusto?

In questo caso, il tuo telefonino rimane tracciabile. Se il tuo telefonino non è agganciato a nessunissima cella è perchè tu hai sfilato la batteria dal cellulare. Se lo hai fatto non puoi ricaricarlo ... mi sono spiegata meglio?

Stefania

Stefania ha detto...

Mi stanno dicendo (in viva voce) che ogni telefonino, se non privo di batteria, ma anche privo ad esempio di scheda SIM, ha un codice che si chiama IMEI (scritto proprio cosi') che lascia traccia sui ripetitori (quelli che identificano le microcelle) solo per il fatto di esistere a meno che appunto, sia privo di batteria. Se voi prendete le scatole della confezione del vostro cellulare scoprirete che nel codice a barre scritto sulla scatola c'è un codice IMEI. Quella è la targa del vostro telefonino e potete fare quello che volete. Nel momento in cui è sottocarica, quindi con la batteria inserita, anche se non avete all'interno una sim, il telefonino lascia traccia ed è quindi appunto rintracciabile. Bossetti racconta che il suo telefonino non era rintracciabile perchè sottocarica. Non è possibile. Racconta che era scarico e quindi lo stava caricando. Impossibile. Il telefonino aveva al suo interno la batteria altrimenti sarebbe stato impossibile caricarla. Non stiamo parlando dei vecchi Motorola del 1987 (quelli si con la possibilità di caricare le batterie "in esterna").

Questo è un autogoal oppure il Signor Bosetti dovrà spiegare agli inquirenti per quale motivo quella sera ha deciso di staccare la batteria dal suo telefonino. E che non vada a raccontare che lo stava ricaricando.

Spero di essermi spiegata meglio.

Stefania

emax/massimo prati ha detto...

Ti eri già spiegata bene Stefania, ma non è proprio così. Il codice Imei lascia traccia sui ripetitori, e infatti quello del Bossetti è stato agganciato a Mapello alle 17.45 - e se lui fosse andato a Roma o a Milano col telefono in quelle condizioni, nessuno lo avrebbe rintracciato, perché avere la batteria scarica è come dire che la batteria è stata staccata, che non c'è nel cellulare, quindi non avendo carica resta silente e non da segnali come quando è senza batteria. Quando lo rimetti in carica da spento (come faccio anch'io quando mi si spegne), se nessuno chiama il tuo numero nessuno può mapparlo fino a quando non lo accendi perché solo se acceso lancia ogni tot di minuti il segnale alla cella telefonica...

Se fosse come dici tu, si potrebbero trovare tutte le persone scomparse che tengono il cellulare spento... invece, lezione datami da un tecnico della polizia, solo se il cellulare è acceso si riescono a rintracciare perché solo quando è acceso lancia il segnale (da spento o sotto carica, comunque spento, no)... ciao

magica ha detto...

rispondo a mia volta a PINO -
la signora insiste nel dire che non ha avuto rapporti con altri-in altri tempi avrebbe potuto potrebbe anche avvalorare la sua tesi : tanto l'amante è morto . ma dicono che il D.N.A. sia infallibile . i riscontri ci sono anche nelle somiglianze somatiche .
chissa' la maldicenza cosa dice. una maldicente l'abbiamo vista ieri sera nel programma " "delitti e castighi "..la cognata micidiale e un ghigno da maldicente . fare quelle figuracce in tv: pessima .

Stefania ha detto...

Massimo, vero. Avesse detto che la sra spostava la sim su altro cellulare con batteria carica. Ha, a tuo avviso, lasciato batteria in carica e telefono spento, con sim inserita (come facciamo tutti) e non era rintacciabile? Sicuro? Io non direi ...

Sim e batteria, di questo sto parlando, a telefono spento e sottocarica. Non mi risulta non sia tracciabile. Ti ricordi di Melania Rea?

Stefania

Stefania ha detto...

Scusate i refusi. Ho scritto al buio e non ho controllato. Stefania

emax/massimo prati ha detto...

Melania Rea è stata rintracciabile fin quando il telefono è rimasto acceso, non quando era spento. Comunque basta fare una prova. Spegni il telefonino, ora non manda più il segnale a minuti alterni alla prima cella che incontra, poi mettilo sotto carica (da spento). Qualche secondo e sul display ti appare la batteria che si sta ricaricando. Chiamati e risulterai spento, la voce ti dirà: il numero che ha chiamato non esiste o è irraggiungibile. Ecco, il tuo telefono è sotto carica e non da segnali. Nessuno può rintracciarlo perché la batteria non serve il cellulare, che risulta staccato, ma si sta ricaricando.

Fidati, me lo ha spiegato un tecnico della polizia proprio quando parlavamo del cellulare di Melania Rea. Ti ripeto, l'unica cosa a cui si può aggrappare la procura, è la memoria del Bossetti. Quattro anni e ti ricordi che il 26 novembre 2010 il tuo cellulare era spento? Questa è la stranezza, a meno che non l'abbia detto perché la sua è una consuetudine, quindi ha sparato la prima cosa che gli è apparsa più probabile... ma che lui sia abituato a mettere sotto carica il cellulare spento, o perlomeno che lo carichi solo quando si spegne. lo deve confermarla anche la moglie e, magari pure i figli e qualcuno che qualche volta l'ha chiamato di sera e ha trovato staccato... ciao

Stefania ha detto...

Lo prendo per assodato a questo punto. Se la tua fonte è piu' attendibile della mia, ne prendo atto.

Scusami il dubbio che mi era sorto. Buona serata. :-)

Stefania

emax/massimo prati ha detto...

Il dubbio è sempre lecito, perché è la fonte che ci porta a ragionare sulle cose e a farci un'idea autonoma. Il dubbio è l'inizio di ogni cosa che si vuol conoscere davvero...

Chi non ha dubbi, diceva Voltaire, non può trovare certezze... e sulle dichiarazioni di Bossetti sul cellulare si possono nutrire dubbi, e sarebbero anche da sviscerare se avesse detto che era scarico, e per questo l'aveva messo sotto carica, e non che si era spento alle 17.45.

Poi c'è da credergli o meno, e questo è un altro dubbio che va vagliato tramite le dichiarazioni dei famigliari (se mai avranno voglia di interrogarli seriamente). Ciao

Minnie ha detto...

http://www.lastampa.it/2014/06/21/italia/cronache/ester-e-guerinoni-erano-vicini-di-casa-ho-svelato-io-che-avevano-una-tresca-Lq71onkQA96ylMFeRF8RYL/pagina.html

.... direi tutt'altro che chiuso!

Tabula ha detto...

non me ne intendo, MA
come può un profilo genotipico essere definito
"straordinariamente di ottima qualità'" dopo esere stato esposto per ben tre mesi alle intemperie?
La povera ragazza era quasi completamente decomposta, stessa sorte decompositiva non è avvenuta per il dna anch'esso biologico dell'indagato?

Vito Vignera da Catania ha detto...

Cari amici buona notte a tutti.Questa storia del cellulare che si è spento perché scarico non mi convince,e ancora meno mi convince il fatto che dopo quasi quattro anni si ricordi di questo particolare.Come non mi convince la versione della mamma riguardo al dna che possa sbagliarsi,la somiglianza della figlia con il Guerinoni è cosi evidente che non ci sarebbe bisogno di analisi per accorgersene.Riguardo alla batteria che il pomeriggio lui dice di essere scarica,agli inqurenti dovrebbe risultare dai tabulati che il Bossetti quel giorno ha passato più tempo al telefono che a lavorare,perché devi parlare per ore e ore durante la giornata per scaricare la batteria non vi pare? La prova l'ho fatta,cellulare con carica completa la mattina, e vi assicuro che dopo aver parlato alcune ore con un amico,la sera quando sono tornato a casa la batteria era mezza carica.Quindi,quante ore è stato al telefono quel giorno il Bossetti?
Colpevole o no, credo che di spiegazioni ne dovrà dare tante il Bossetti,e sopratutto molto convincenti.Resto dell'idea che il colpevole è lui,almeno fin quando i fatti non dimostreranno il contrario.Nessuno mette in atto un sequestro senza aver pianificato prima il tutto nei minimi particolari.Potete scommeterci che il Bossetti conosceva benissimo la povera Yara e i luoghi che frequentava,poi lui può dire quello che vuole,tanto non gli credo.Buona notte a tutti.

Mimosa ha detto...

Qui il problema sta nell’accertamento della paternità di Massimo Bossetti: è o non è figlio del marito della madre? Fino a quando non sarà dichiarato ufficialmente, io mi astengo da ogni giudizio.

Però posso commentare: la mia prima impressione, vedendo le immagini del suo prelevamento dal cantiere, è stata di un individuo che “accetta” d essere arrestato, come si sentisse in colpa per qualche motivo.
Massimo da qualche parte (non mi raccapezzo più in questa sequenza di articoli in un paio di giornate, scusatemi) ha scritto che lo hanno prelevato con la scusa di un accertamento per lavoro in nero … si era dunque sentito “beccato”? lavorava in difetto di regolarità? si sentiva colpevole per questo? E dunque non ha fiatato, è rimasto mogio in balia delle manette dietro alla schiena! e quieto ha obbedito e si è lasciato trasportare da una massa di carabinieri mai vista in un cantiere per un’accusa di “lavoro in nero” …

Oppure, si è sentito arrestato (con sollievo, quale primo impulsivo stato d’animo) per qualcosa che gli pesava sulla coscienza di molto più grave di un reato fiscale?

Era scontato che l’avvocato d’ufficio assegnatogli gli imponesse di non parlare! Quella poi! Tanto che gli è rimasta a fianco, nonostante un altro legale avesse contattato la famiglia. La tipetta darà filo da torcere al PM e specie al Processo! Ne riparleremo.

Ultime considerazioni (e mi riallaccio ad altri commenti postati qui e là e altrove): se questo signore non ha nulla a che fare con l’omicidio di Yara, come mai ‘ricorda’ che “quella sera” il suo telefonino si era scaricato e l’ha tenuto spento anche messo sotto carica? Che memoria, ragazzi!!

C’è inoltre la sua affermazione che vide i mezzi delle reti televisive davanti alla palestra il giorno dopo la scomparsa di Yara, mentre si sa che sono arrivati 2 giorni dopo, la domenica. Perché ha fatto questa affermazione del tutto gratuita?

Perché negli ultimi 3 anni non frequenta più la sala vicino casa Gambirasio dove andava ad abbronzarsi? Né si è fatto vedere al solito bar o dal giornalaio.
Le abitudini – anche per chi si trasferisce – sono difficili da sradicare, a meno che si voglia cambiare aria di proposito!

Inquietanti, poi, sono le foto e le didascalie postate sul suo profilo fb … non certo da uomo dedito a fare il buon marito, l’affettuoso padre e l’osservante cattolico!

Infine, per tagliare la testa al toro, perché gli inquirenti non rispolverano le deposizioni di Mario Torraco ed Enrico Tironi (come ha ricordato Pino)?

E per ultimo, domanda ingenua: se, al di là di chi sia figlio, il suo dna coincide con quello trovato sugli indumenti di Yara e la probabilità di un doppione pare sia su qualche miliardo (non su 10 mila), non basta ad incastrarlo? O è stato suo fratello?

A proposito, non è stato suo fratello a dire che gli aveva prestato il furgoncino bianco in quei giorni? dove l’ho letto? Ah, lo ha scritto Pamba, proprio qui.

Buonanotte
Mimosa

PS Per rispondere a Sandra, io invece ricordo (perché mi colpì) si disse che Ignoro 1 avrebbe gli occhi azzurri, non castani.

PINO ha detto...

@ Insostituibile MIMOSA

Questa volta mi trovi al tuo fianco, perchè condivido pienamente il tuo pensiero, i sostantivi, gli attributi, i punti e le virgole, che compongono il tuo post. (non ridere, per l'inconsueto preambolo)
I dubbi del nostro amato Massimo fanno bene alla salute mentale di tutti noi, ma senza che se ne fraintenda il senso che lui ne dà.
Leggendo quello che si è scritto, in questi due ultimi giorni, su queste pagine, si ha l'impressione (almeno per quanto mi riguarda) che si stia seguendo la falsariga di un tracciato lasciato dalla polemica fra il ministro Alfano ed il procuratore Dettori, che non so fino a che punto sia scevra da influenza politica.
Il post di Mimosa, fra i più spassionati, fin'ora pubblicati, ci richiama alla realtà. Una realtà che basa le sue radici su postulati scientifici ed investigativi, che sono costati, alla comunità nazionale, centinaia di migliaia di euro, incalcolabili ore di lavoro ed un arco di tempo valutato in anni, e che, finalmente, hanno condotto a dei risultati che nessun tentativo speculatorio può scalfire.
Gli inquirenti, hanno il presunto assassino (aggiungo l'attributo "presunto", per correttezza di forma, ma lo ritengo risibile), il suo dna, e tanto altro materiale probatorio che lo inchioda, e si perde tempo, per esempio, ad ipotizzare un eventuale complice, quando ci sono due testimonianze, mai più ripescate, fornite da Mario Torraco ed Enrico Tirone, oltre il logico ragionamento che una sola persona non poteva rapire, guidare e tenere a bada la piccola vittima.
Considerando quanto sopra, senza prevenzione di alcun genere, propenderei per la colpevolezza della persona arrestata.
E' una opinione personale, espressa in libertà che nulla potrà cambiare, in bene od in male, circa la sorte che la Giustizia riserverà a chi si macchia di determinati, efferati crimini.

Tabula ha detto...

Vorrei precisare un fatto: non sappiamo in che termini si sia espresso quest'uomo. Non sappiamo se abbia detto "il cellulare era scarico" oppure se per caso abbia detto "boh? che ne so perchè non aveva campo? magari era scarico, in tal caso vorrà dire l'avrò messo sotto carica, cosa volete mi ricordi?"

E' una differenza sostanziale e non vedo perchè costruire castelli in aria dal momento in cui non sappiamo come si sia espresso ufficialmente.

Tra l'altro parlare dei furgoni con le parabole può essere un suo ricordo associato con il periodo della scomparsa della ragazza, dopo quattro anni ci sta.

Non che voglia difenderlo a tutti i costi ma quel che è giusto è giusto.

In realtà sto sospendendo il giudizio, il dna come unica prova è un pò poco.
So che si usa a posteriori: data una rosa di papabili colpevoli il dna può individuare il più compatibile escludendo gli altri.

Ma adoperarlo a priori mi suona male.

Nessuno ha pensato ad un rapimento della ragazzina per conto terzi?
Quella strana svagatezza di avere confrontare il dna di 1800 individui con il profilo della madre di Yara e non con ignoto1 mi fa pensare complottisticamente ad un lavoro di copertura.

Mi sembra un errore non solo grosso ma grossolano, non dimentichiamo che quegli esami li abbiamo pagati noi: ci sarebbe da denunciare chi ha effettuato gli esami.

E non dimentichiamo che c'erano strani segni incisi sul corpicino.

Ripeto la mia domanda, da ignorante: come può un dna presentarsi ancora in ottime condizioni dopo tre mesi di esposizione alle intemperie alla decomposizione della sostanza biologica di cui è composto e agli animali?

Tabula ha detto...

Quel che voglio sostenere è che non puoi creare un precedente giuridico dove sia sufficiente il dna per incriminare una persona perchè questo aprirebbe le porte alle contaminazioni volute e consapevoli dei luoghi del delitto con dna altrui.
Basterebbe un fazzoletto intriso di muco a sviare le indagini incolpando estranei.

Stefania ha detto...

Tabula, sono con te d'accordo. Io non voglio e non posso confutare quello che gli inquirenti hanno tra le mani.

Ma se vogliamo ragionare in termini di certezza di colpa, dobbiamo sottolineare che, a quanto ad oggi ci è dato di sapere, abbiamo un uomo senza un alibi preciso (e sfido chiunque di noi ad averlo, dopo quattro anni da un fatto omicidiario), della polvere di calce presente sul corpo di Yara (quando metà Val Brembana lavora nell'edilizia), un furgone bianco che non è del tipo visto da Tironi (parliamo di un cassonato e non di un furgone chiuso), la frequentazione dell'uomo nella zona dove bene o male aveva abitato, dove transitava per raggiungere casa. Infine un cellulare spento. E su questo vorrei sottolineare che le considerazioni di Vito mi paiono poco probanti: il Bossetti potrebbe essere difatti uscito già il mattino con il cellulare mezzo scarico.

Eppoi? Eppoi abbiamo il famoso dna che prima è di dubbia provenienza eppoi è certamente sangue, prima è scarso poi diventa abbondante.

Chi ha commesso quel delitto, se scoperto merita un ergastolo e nessuna pena. Ma siamo sicuri sia giusto condannare all'ergastolo un uomo sicuramente sospetto, sulla base del solo dna?

E questo a prescindere sia o meno figlio di Guerrinoni perchè altrimenti le carceri sarebbero piene di figli di donne leggere.

Stefania

PINO ha detto...

Avevo previsto la continuazione di addenti solo speculatori che non possono assolutamente falsare dati di fatto.
Ed indipendentemente da quanto sopra, voglio chiarire che, il dna di un essere umano, è reperibile integralmente, dopo molti anni, ed anche in stato di avanzata decomposizione del corpo.
Ora debbo uscire.
Al tardo pomeriggio. Pino

Vito Vignera da Catania ha detto...

Cari amici buona domenica a tutti.
«Rincasai passando dalla palestra»
Perché Bossetti allungò la strada?
«Il 26 novembre 2010, dopo aver lavorato nel cantiere di Palazzago, sono tornato subito a casa, percorrendo il tragitto abituale, che mi porta a passare anche davanti al centro sportivo di Brembate Sopra». Lo ha dichiarato Massimo Bossetti giovedì mattina in carcere davanti al giudice per le indagini preliminari Ezia Maccora, nel corso dell’interrogatorio.

Ora gli inquirenti stanno vagliando una ad una tutte le sue dichiarazioni. E proprio sul percorso indicato da Bossetti si apre subito un giallo: perché per andare da Palazzago alla Piana di Mapello (dove abita, in via Piana di Sopra 5) l’artigiano edile scelse il tragitto più lungo? Un tragitto che, guarda caso, passa proprio davanti al centro sportivo di Brembate Sopra. Se avesse evitato di passare da Brembate Sopra, avrebbe risparmiato 5 chilometri di strada (e quasi 10 minuti di tempo). Cosa lo spinse a scegliere proprio il tragitto meno breve?
«Non ero a Brembate per Yara Incontravo solo mio fratello»
«Vado a Brembate da mio fratello Fabio e dal mio commercialista». Entrambi vengono interrogati. Fabio Bossetti spiega che «con mio fratello ci vediamo di rado perché lui è un tipo solitario. Veniva pochissime volte, io non sono mai andato a casa sua». Cauto anche il commercialista: «Sarà venuto una volta al mese, quando mi portava le fatture da registrare».

tabula ha detto...

@Vito
ma certo, quel che dici.
Però o il commercialista e il fratello dicono che quel 26 novembre non l'hanno visto, oppure quel "passava raramente" non ha senso e non smentisce che ogni tanto, magari proprio quella volta, ci sia passato.
che poi lì si faceva le lampade solari comprava il giornale beveva il caffè.

@Pino: il dna di UN CORPO resiste ai secoli, ma anche una macchia di sangue esposta a vento neve pioggia e sole per tre mesi?

Anonimo ha detto...

In seguito alla risposta di Mimosa sono andata a verificare on line. Dall'Eco di Bergamo del 26 ottobre 2013 che riporta anche la divulgazione della notizia da parte della trasmissione Quarto Grado del 25 ottobre 2013, gli occhi di Ignoto 1 in base agli esami effettuati nei laboratori americani sarebbero risultati castani.
Sandra

Anonimo ha detto...

Tabula

"Se si degrada non da' segnale" .Parola del Prof Giardina.

Mimosa ha detto...

Grazie Sandra, però nella mia memoria continua a rimanere impresso il colore “chiaro” degli occhi, forse l’ho sentito in un’altra trasmissione, o forse me lo sono sognato.
E non so se è sempre una mia fantasia, ma vagamente addirittura ricordo che fu detto che cercavano la madre tra le donne con gli occhi chiari.
Del resto tutte le notizie sul colore marrone, che si trovano sul web, rimandano a QG come fonte unica.
Sarebbe davvero importante essere sicuri di questo, perché sarà uno degli appigli della difesa, per dimostrare che la scienza sbaglia.

Mimosa

Mimosa ha detto...


Ciao Tabula
il dna di Restivo (da una goccia di sudore o di saliva) fu ritrovato dopo oltre 17 anni sul maglione di Elisa Claps, ridotto in condizioni più che degradate.

Mimosa

Stefania ha detto...

Ciao Mimosa. Il dna riscontrato sul corpo di Elisa Claps era composto da saliva e da sangue di Danilo Restivo. E' stato possibile identificare la natura delle tracce proprio perchè nonostante gli anni trascorsi, il corpo di Elisa è rimasto sempre "al coperto" cosa che non è avvenuta per l'omicidio di Yara Gambirasio.

Non mi risulta oggi, si possa neppure affermare che Yara sia stata aggredita nel campo di Chignolo (potrebbe essere infatti essere semplicemente lasciata in quel posto morente).

Nel caso Claps, a seguito invece delle tracce sotto i sandali portati dalla ragazza, si è avuta certezza l'aggressione e l'omicidio siano avvenuti proprio nel luogo del tardivo ritrovamento.

Si tratta di due vicende tristi ma non comparabili.

Io rimango perplessa rispetto ad un DNA che puo' essere stato trasferito sul corpo della piccolina anche solo attraverso lo strumento usato per colpirla o l'eventuale coperta usata per avvolgerla e trasportarla in mezzo al campo.

L'ho già scritto in altro post: in cantiere spesso spariscono attrezzi, soprattutto quando nello stesso luogo lavorano piu' persone ...

Ops ... mi sono sbagliato, pensavo fosse la mia scala, il mio taglierino, la mia pinza, il mio cutter, la mia coperta.

Visto il danno causato dalla infelice uscita del ministro Alfano, forse sarebbe stato utile lasciare Bossetti libero, anche dopo la notizia diffusa. Difatti si era detto "Abbiamo trovato il colpevole" ma non era stato fatto nome nè cognome.

Avesse tentato il Bossetti la fuga, allora si' si avrebbe avuta la prova del nove.

Le cose, putroppo, sia in caso sia innocente che colpevole, sono andate in modo differente.

Stefania

Stefania

Anonimo ha detto...

Tabula

il corpo di E. Claps è stato per 17 anni, non al coperto, ma in una soffitta dove ci pioveva, entrava vento e ci nidificavano colombi rondini e ratti, perciò si ricorse a lavori di riparazione, che portarono alla scoperta dei resti disfatti della ragazza, ma con dna intatto.
Quello ritrovato su Yara fu tratto da piccole macchie di sangue dell'assassino, feritosi durante il frenetico accoltellamento della povera vittima, restate sugli indumenti intimi della ragazza, che nè la pioggia, il vento o una lavatrice, avrebbe impedito, non solo al "luminol", di rilevarne le tracce, ma ancora meno sfuggire ad analisi biochimiche.
Il resto sono solo chiacchiere di comari presso le bancarelle del mercato.
Bruno

Mimosa ha detto...


Il Mistero della comparazione tra madre e figlio.

A pag 5 dell’Ordinanza di custodia cautelare è chiaramente scritto che il dna della madre rilasciato il 27 luglio 2012 era risultato compatibile con quello di Ignoto 1 per 21 marcatori, e si presenta la cosa come fosse un fatto risalente a quei tempi. Mentre si è saputo da altre fonti che la provetta materna era andata dispersa prima di essere comparata. Dove sta la verità?

Inoltre, anche nella successiva p. 6, non si fa cenno alla individuazione della donna 10 giorni orsono, come raccontano i media, dando il via al pilotato controllo stradale con alcoltest che ha incastrato il figlio.

Pertanto, stando alle pure frasi così come scritte in Ordinanza, parrebbe plausibile che la donna fosse già accertata madre di Ignoto 1, dal 2012 e che gli inquirenti avevano in mano il nome di Ignoto 1 da due anni.

È comodo oggi dire che la provetta era scomparsa piuttosto che ammettere che qualche funzionario (compiacente o distratto) ha bloccato un pezzo di strada? Non sarebbe la prima volta.

MA salta all’occhio un ERRORE GRAFICO DI DATA che confonde le acque:
a p. 6 sta scritto: «Si legge nella relazione agli atti del 13.07.2014 la comparazione del profilo genetico del soggetto di sesso maschile …» eccetera, era risultato compatibile con quello di Ignoto 1 per 21 marcatori.
Quale è la data esatta? Giorno-mese-anno?
È probabile si tratti di venerdì 13 giugno di quest’anno, proprio il giorno in cui i media hanno detto è stata individuata (alla fine, finalmente) la madre.
Ma nemmeno in questo capoverso, alcun cenno al tempo trascorso invano.
Si tratta di un mero errore dattilografico (sfornato e non controllato bene) o un errore voluto?

E perché sono annerite le date del fermo con alcoltest e delle analisi (svolte in notturna) presso l’Università di Pavia? Che senso ha nasconderle, se tutti sanno?

Ad ogni modo: indifferente chi sia il padre, a questo punto: se la signora Ester Arzuffi è madre di Ignoto 1 e il dna Ignoto 1 è compatibile con Massimo Giuseppe Bossetti, il cerchio non è completo?

Mimosa ha detto...

Ultima considerazione:
M.G.B. si è dichiarato “sconvolto” alla notizia (che dice di aver appreso da un giornale datogli da leggere in cella) di non essere figlio di Giovanni Bossetti. “Sconvolto” dalla notizia e quindi ci ha creduto. Non dice che è “impossibile”, perché non è lui Ignoto 1.

Se ci ha creduto è (forse, mettiamoci pure tutti i condizionali di rito) perché sa perfettamente di essere lui Ignoto 1 (e a maggior garanzia, volgo la frase in interrogativa, aggiungendo il..)?


Quante madri e figli esistono in quella regione o in Italia o nel mondo il cui dna è compatibile con quello di Ignoto 1 ed Ester Arzuffi?
Se 1 soggetto su “2 miliardi di miliardi di miliardi” di esseri umani, numeri scritti nell’Ordinanza, condivide con un altro soggetto i genotipi e le caratteristiche genetiche, non c’è scampo: siamo solo 7 miliardi in tutto il globo.

Mimosa

emax/massimo prati ha detto...

Cara Mimosa, non è che hai un nuovo taglio di capelli? Te lo chiedo perché stai diventando come le mie vicine di casa che l'altro ieri mi hanno fermato per dirmi, come poi hai scritto anche tu in un commento, che loro sapevano bene che il dna aveva garantito che gli occhi erano azzurri. E anche, come poi ha scritto magica (mi pare fosse lei), che la sorella era una goccia d'acqua, tale e quale a suo padre Giuseppe. Pazienza loro, non hanno internet e prendono le notizie da Chi?, da Giallo e nei saloni di parrucchiera, ma non comprendo come fai tu a non dare il beneficio del dubbio a un uomo appena arrestato. Come fai a non ricordare tutti gli altri casi in cui le varie procure hanno sbandierato prove mediatiche che si son rivelate carta straccia.

Io avevo beccato all'amo della stampa e pubblicato un articolo in cui mi auguravo che lo chiudessero in cella e buttassero la chiave. Lo avevano letto già 300 persone quando l'ho tolto dopo aver fatto un paio di telefonate di verifica. Quindi ora seguo l'esempio dei Gambirasio, mi auguro che il pregiudizio non prenda corpo (ma già dai servizi colpevolisti e in parte falsi andati in onda oggi l'hanno fatto loro 500.000 persone) e attendo, come detto da Portera, che gli indizi diventino vere prove...

Con affetto, Massimo

Mimosa ha detto...

Caro Massimo
effettivamente ho un nuovo taglio di capelli! Come hai fatto a saperlo? :)

Io prendo questo caso come tutti gli altri, senza pregiudizio.
E come per tutti gli altri casi valuto i fatti e i dati, mettendo a fianco i pro e i contro.

Così, per ora ho messo sotto la lente delle mie riflessioni la questione del dna, ove ci sono molte certezze (l’immane lavoro degli investigatori e dei biologi-genetisti) e alcuni dubbi (un paio di volte il dna ha mandato in galera persone innocenti), pertanto non è questa la “prova regina”.
Come non si può fare alcun affidamento alla storiella delle celle e dei tabulati telefonici, abbiamo esempi in abbondanza di come quei dati sono stati piegati a comodo dei PM.

Ma intanto faccio riflessioni a voce alta, e mi dispiace che tu creda io sia partita colpevolista, sarebbe la prima volta. Figurati che anche sul caso Roberta R. non mi sono mai espressa contro Antonio L., pur discutendo su indizi che lo metterebbero colpevole al primo posto.

Un abbraccio, Mimosa

Mimosa ha detto...

PS
io dal parrucchiere non leggo mai i giornali, mi fanno il lavoro così presto che non ho tempo da impiegare ;-)

PINO ha detto...

@ MASSIMO
Rispondendo a Mimosa, che esponeva le sue logiche considerazioni sul caso Yara, tu gli hai chiesto, evidentemente meravigliato:
cito) "...ma non comprendo come fai tu a non dare il beneficio del dubbio a un uomo appena arrestato. Come fai a non ricordare tutti gli altri casi in cui le varie procure hanno sbandierato prove mediatiche che si son rivelate carta straccia.
Scusami l'intromissione, caro Massimo, ma mi pare opportuno precisare che, in nessuno dei casi da tutti noi vagliati in questa sede, ci si sia mai dovuto scontrare con un assunto scientifico di tale portata.
Assunto che mi sembra inoppugnabile da molti punti di vista, oltre che dal credito goduto, in campo internazionale, dalle personalità scientifiche impegnate nella ricerca.
Non vorremmo che si ripetesse il paradosso del caso Rea, dove i vari dna rilevati sul corpo di MR, sarebbero stati ignorati, e solo qualcuno utilizzato per assecondare le teorie accusatorie.
Occorre cautela, nella ricerca. Concordo. Ma non quando si vorrebbe negare una realtà tangibile come l'esistenza del sole, che da più parti sta facendo capolino.
Ciao, Pino

emax/massimo prati ha detto...

Non volevo essere polemico, la frase sul parrucchiere era una metafora...

Per quanto riguarda "l'immane lavoro", quando sarà confermato crederò a chi si ostina a non voler fare raffronti fra i dna di padre e figlio. Invece sul paio di volte che il dna ha mandato in carcere persone innocenti... beh, permettimi di dissentire, visto che 23 innocenti li ha mandati nel braccio della morte il perito chimico della polizia dell'Oklahoma, la strepitosa e bravissima e stimatissima Black Magic (altri 566 suoi casi sono stati riaperti e centinaia erano quelli che davano risultati sbagliati). Non le hanno fatto nulla, anzi, dopo essere stata licenziata per i danni che ha combinato, ha fatto causa per essere riassunta.

Ma questa è una sola storia e riguarda un dipartimento solo... e in America son tanti i dipartimenti... e ti consiglio un sito curato da studenti sotto l'egidia di un professore, - Il The National Registry of Exonerations - tratta casi in cui innocenti sono finiti in carcere.

A tutt'oggi, a soli due anni dall'apertura del sito, sono arrivati a 1379 casi...

Ciao bella chioma, Massimo

Stefania ha detto...

Io rimango dell'idea che anche se Bossetti è un indiziato che deve essere rivoltato come un calzino (mi spiace si sia data una eccessiva esposizione mediatica in tal senso), un indiziato che puo' in futuro essere considerato un porco assassino, non si tenga conto della faciloneria con cui chi ci vende verità inconfutabili ha confuso le provette sino a comparare il dna di Ignoto1 con quello della mamma di Yara.

Solo per questo, io mi sento in grado di dire senza alcun timore che in questo momento trovo giusto attendere ulteriori esami, riscontri ed indagini.

Stefania

Mimosa ha detto...

Massimo caro, mettiamola così:
un dna ricostruito da un frammento organico (da una cellula epiteliale, anche forfora, ad una goccia di saliva, sangue, lacrima, o altro) rinvenuto in loco criminis e raffrontato con i dna di sospettati ha dato “migliaia” di volte esiti sbagliati, ok, ma i motivi vanno ricercati, e tu lo sai, nella quantità di marcatori in comune e se i marcatori in comune sono pochini (nella storia dei processi sono stati considerati sufficienti persino solo 3 punti su 13 o 15) il rischio di errore è altissimo,
inoltre spesso chi indaga è superficiale, negli USA conta la rapidità della soluzione del caso, i vertici della polizia sono eletti pertanto facilmente rimuovibili e si intromettono da politici per fare pressioni.

Da noi è un po’ diverso, anche se pure in Italia sono finiti in carcere degli innocenti (mi auguro siano sotto il centinaio!) per un dna falsato, anche involontariamente contaminato dagli stessi operatori, preso come prova determinante.
Finora era più facile fare errori con le impronte digitali.

Ho ben presente l’articolo di Edoardo Mori ex magistrato sui pericoli delle prove e quanto dice sul dna (che tu hai pubblicato e sono andata a rileggere).
Ma qui si tratta di 21 punti coincidenti nella mappa genetica di madre e Ignoto 1 e credo più di così cosa si vuole?

Non sono mica 5-7 e nemmeno 11-12, che, secondo Mori, in una ricerca in Arizona su 65.000 campioni hanno dato la coincidenza di 1 corrispondenza. Se si fossero cercati 13-15 punti non avrebbero trovato nessuno tra i 65.000.
Per questo, seguendo un meccanismo esponenziale e statistico, si parla di un errore su un miliardo.

Più alto è il numero dei punti in comune tra due raffronti più alta è la probabilità che il soggetto sospettato è il soggetto cercato.

Se gli “esperti” hanno fatto bene il loro lavoro, e creare due mappe genetiche che combaciano in 21 marcatori mi sembra sia un lavorone pazzescamente riuscito bene,... a parte gli scambi di provette, alla fine la ripetizione delle analisi dovrebbe dare il medesimo risultato ... ammesso che si eseguano i medesimi protocolli!

Ciao, Mimosa

emax/massimo prati ha detto...

Mimosa, se fossero stati subito 21 e lui fosse stato uno dei sospettati avresti ragione tu, ma la traccia organica non era esente da inquinamenti, anzi, e i punti sono diventati 21 dopo aver proceduto a moltiplicarlo (PCR). La domanda è: ammesso che la traccia l'abbiano "ripulita" in maniera perfetta e che la Polymerase Chain Reaction sia stata fatta in maniera corretta, se invece di Giuseppe Guerinoni avessero riesumato altri suoi fratelli morti, e ce ne sono, chi ci dice che i punti di contatto non fossero stati, con un altro soggetto, 22-23-24 o 25? Solo una nuova analisi ce lo potrà dire.

Fatta questa, se mai si potrà fare, e comparati i dna padre e figlio (che mi dimostreranno giusta la certezza della procura), reinserirò l'articolo che ho messo in stand-by perché in troppi hanno, e stanno ancora oggi, raccontando balle su balle.

E non è bello cercare di convincere le persone della propria idea prendendo per i fondelli... o, almeno, a me non piace.

Buonanotte, Massimo

Mimosa ha detto...

Sì, Massimo
lo penso anche io: intanto dovrebbero essere rifatti i test dna del Bossetti figlio, fratello, padre e compararli con quelli di Ignoto 1.

Buonanotte anche a te
Mimosa

Anonimo ha detto...

Bossetti avrebbe dovuto essere uno dei sospetti da subito, visto che il suo cellulare agganciava la stessa cella di Yara nel momento della scomparsa. Non riesco proprio a capire perché non gli sia stato prelevato il DNA. Non lo avevano prelevato a tutti quelli che condividevano la stessa cella? Saluti Stefano

magica ha detto...

è la stessa domanda che mi sono fatta io.era talmente verificabile ancora anni fa . se avevano prelevato il dna a bossetti nei tempi dopo il ritrovamento di yara. se avevano le confidenze di un amico di guerinoni , il quale avrebbe avuto una storia con una ragazza dalla quale ebbe un figlio .
bastava sapere chi fosse il figlio della donna e far combaciare il quadro .. ahh si! sbagliarono i dna , è complicata la faccenda ma sembra che facciano apposta a confondere ..

emax/massimo prati ha detto...

A dire il vero, il cellulare di Bossetti aggancia la cella di Mapello alle 17.45 - in quel momento Yara è nella palestra di Brembate (quindi lui a Brembate non c'era e non è vero che l'ha seguita e tenuta d'occhio fino alla sua uscita) - quindi un'ora e passa prima della scomparsa di Yara.

Ma la cella di Mapello non significa Brembate, significa Mapello, visto che alle 18.49 il cellulare di Yara, che fino a quel momento aveva agganciato la cella di Brembate essendo alla palestra e poi sulla strada del ritorno, passa ad agganciare quella di Mapello.

Dov'era alle 18.49 Bossetti, è questo che devono appurare gli inquirenti per creare da un indizio labile un indizio serio.