lunedì 17 dicembre 2012

Roberto Straccia. Il Pm Bellelli vuole archiviare Roberto come ha archiviato Gianluca nel 2009... perché?


Un anno fa Roberto Straccia scomparve dalle vie di Pescara. Aveva 24 anni e si teneva in forma correndo su un percorso cittadino, da lui ben conosciuto, mentre con gli auricolari alle orecchie ascoltava musica da un Ipod. Difficile pensare che un aspirante suicida decida che prima di morire sia necessario avere un fisico in perfetta forma. Difficile pensare che il suo cadavere sia arrivato in mare aperto dopo un incidente, soprattutto perché l'acqua trovata nel corpo non conteneva le tipiche microalghe presenti nel tratto dell'Adriatico pescarese. Difficile credere sia morto prima delle 15.00 e che il suo Ipod abbia continuato a funzionare, in ammollo, fin dopo le 17.00. Certo, Roberto per evitare che si bagnasse di sudore l'aveva avvolto in un sacchetto di plastica, ma i fili delle cuffie dal sacchetto uscivano, non li aveva stagnati, per cui l'acqua del mare il modo per entrarvi all'interno, ed in velocità, lo aveva... eccome se lo aveva! Eppure queste incongruenze paiono non esistere ed a 365 giorni di distanza sembra che chi indaga le voglia eliminare dal quadro. Quasi a cambiar le carte in tavola e convincere, o convincersi, che nulla di strano sia accaduto e che la scomparsa di Roberto Straccia si configuri all'interno di un ordine corretto delle cose.

Non mi piace dirlo e ne farei volentieri a meno, ma mi pare di rivivere un altro caso di strana giustizia, un caso taciuto dai media per amor di istituzioni, un caso che aveva in carico lo stesso Pm Giuseppe Bellelli, il procuratore che ha chiesto a un giudice di archiviare il fascicolo su Roberto. Insomma, pare quasi di essere tornati a sei anni fa, a quando la procura di Pescara non si impegnò per garantire una giusta giustizia a un tifoso del Napoli. Parlo di Gianluca Chalgaf, un uomo che il 25 novembre del 2006, per seguire la sua squadra del cuore si era munito di regolare biglietto ed assieme a tre amici era partito in auto per passare una tranquilla domenica di svago e tifo. Purtroppo per lui quella giornata si rivelò nefasta e gli rovinò la vita. Cosa accadde? Accadde che mentre era all'interno dello stadio, intento a salire i primi gradoni della curva riservata ai napoletani, fu colpito alla testa da un lacrimogeno, l'unico dei diciotto sparati quel giorno non diretto all'esterno, lanciato ad altezza d'uomo da uno dei cinque agenti Digos che cercavano di arginare l'ondata di chi era arrivato senza biglietto. Lasciamo perdere il solito e cronico ritardo dell'ambulanza dovuto ai parcheggi maldestri o ai tafferugli. E' un classico che si ripete ed è capitato anche poco tempo fa quando si doveva soccorrere Piermario Morosini, il giocatore sentitosi male mentre era in corso la partita Pescara - Livorno e morto poco dopo in ospedale. Lasciamo perdere la confusione iniziale, quando nulla si è capito sull'accaduto. Lasciamo perdere che il fascicolo la procura lo abbia aperto solo a sette giorni dal tragico evento, dopo l'intervento del giudice della federcalcio che chiedeva lumi per quantificare la multa da infliggere alle squadre. Lasciamo perdere tutto, anche che il ragazzo sia stato operato d'urgenza ed abbia trascorso dieci giorni in coma a causa del colpo che gli ha lacerato il cranio. Lasciamo perdere pure il fatto che non sia tornato più la persona che era e che ancora oggi abbia problemi di salute. Lasciamo perdere tutto e volendo essere magnanimi con chi doveva appurare i fatti, cataloghiamo le mancanze sotto la scritta: inefficienza.

Dopo aver lasciato perdere gli errori fatti a caldo, come il comunicato del Questore che parlava di una caduta dalle gradinate o dello scoppio di un petardo (qui l'articolo del Tgcom), dopo aver lasciato perdere pure l'informazione non corretta dei giornalisti moderni, che due campane non le ascoltano mai e scopiazzano le notizie di sana pianta (bastava entrare in "Forza Pescara", uno dei siti frequentati dai tifosi, per leggere i commenti e già il giorno dopo venire a sapere del lacrimogeno sparato a Gianluca da un agente), occorre però analizzare i passi successivi, quelli che a mente fredda debbono risultare coerenti alle regole e ai codici di legge. E qui iniziano le troppe stranezze. Elenchiamone alcune: A voi non risulta strano che a fronte di un probabile coinvolgimento degli agenti della Digos, gli unici in quei frangenti ad aver in dotazione i lacrimogeni, ad una settimana dal fatto le indagini siano state assegnate proprio alla Digos? Non risulta strano che nessun nome sia entrato nel registro degli indagati quando i referti ospedalieri parlavano di un bossolo e non di una pietra o un mortaretto? Non pare strano che il Pm Giuseppe Bellelli, a dieci mesi dai fatti, anziché rinviare a giudizio qualcuno abbia chiesto una prima archiviazione, poi rifiutata, come se non fosse riuscito a trovar nulla su cui indagare? E non pare ancora più strano che una volta negata l'archiviazione, e passate le indagini ai carabinieri, a fronte di nomi e dinamiche accertate dalle veloci indagini dell'Arma (sessanta giorni ed avevano chiarito tutto), il fascicolo sia rimasto per altri quindici mesi nei cassetti della procura sotto la scritta: "indagini contro ignoti"? E non risulta ancor più strano che nel 2009 il Pm, una volta inserito il nome giusto sul fascicolo (non poteva non farlo visto che lo conosceva), si sia ripresentato dal Gip chiedendo nuovamente l'archiviazione? Ed è italianamente normale, non strano, che il Gip l'abbia accettata senza batter ciglio?

Il ragazzo della Digos, poi iscritto ma non processato, di certo non voleva colpire nessuno. Si sa che nella concitazione degli eventi le disgrazie possono capitare, specialmente se coinvolgono pseudo tifosi e poliziotti (odiati da tutti gli ultras), questo è logico per tutte le persone civili. In ogni caso, però, qualcuno aveva sparato, colpito una testa e incrinato un cranio. Cosa ci voleva ad istruire un processo ed emettere una sentenza, anche di minima entità, che col buonsenso facesse sostenere allo Stato, non all'agente in prima persona ma al Ministero dell'Interno che lo pagava, le spese che avrebbe dovuto coprire la famiglia? Le prime le anticipò Carmine Gautieri, un calciatore del Pescara Calcio oggi allenatore, ma oltre ai soldi tanti altri giocatori portarono in vari modi la loro solidarietà. Perché la procura, in particolar modo il Pm Giuseppe Bellelli, se l'è invece filata voltando le spalle alle proprie responsabilità e rinunciando a difendere un cittadino sfortunato? Per non scoprire un fianco alla Digos e non dare motivi per nuovi scontri fra ultras e agenti? Per non dar modo a nessuno di attaccare il prezioso lavoro che svolge ad ogni partita chi presidia gli stadi? Quindi dobbiamo pensare che ci siano state spinte in tal senso e che la procura abbia chiesto l'archiviazione a causa di queste? E il giudice? Anche lui ha subito pressioni? Perché ha accettato la richiesta del Pm nonostante la parte civile non fosse d'accordo? Perché Gianluca Chalgaf rimanendo in vita non è stato supportato dai media come invece lo è stata la famiglia di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso in autostrada? 

Ma un discorso simile non pare avere alcun senso se rapportato alla morte di Roberto Straccia. Perché la sua scomparsa ha creato da subito un caso mediatico che un seguito lo ha avuto, pur se in questo anno s'è cercato di sbiadirlo col silenzio e gli atti secretati, perché il caso mediatico non si è spento ed un seguito lo ha ancora, visto che dopo il corteo anti-archiviazione che ha percorso le vie di Pescara, vari telegiornali e quotidiani hanno rimesso in circolo le tante domande poste dai familiari alla procura. Domande che seguono, senza aggiungere nulla di fantasioso, quanto appurato da diversi periti. Ed io mi chiedo per quale motivo invece di porsi quesiti e cercare risposte, il Pm si sia rassegnato ed abbia chiesto al Gip di poter archiviare. Ci può far sapere il procuratore cosa dobbiamo pensare del suo modo di agire? Ci può far sapere con quale cognizione ha scritto sugli atti che Roberto è caduto in mare per disgrazia o per propria volontà? Ci può dire quale perito e quale perizia lo ha convinto ad adagiarsi su una ipotesi, questa sì, altamente fantasiosa e non supportata dalle parole di alcun esperto?

Sappiamo che la procura di Pescara è impegnatissima nel processo "Sanitopoli", intentato contro l'ex governatore della regione Ottaviano Del Turco ed altri faccendieri e industriali di lungo corso. Sappiamo che deve barcamenarsi fra migliaia di documenti che appaiono e scompaiono, fra intercettazioni che dicono e non dicono, fra soldi che non si trovano e case che ci sono e non ci sono. Il tutto mentre un circo mediatico, favorevole alla vecchia guardia politico industriale (gireranno soldi o idee fra quei giornalisti?), non perde occasione per sminuire il loro lavoro e dare per scontata l'assoluzione degli imputati (che scontata non è), quasi si fosse arrivati ad avere un verdetto (che non c'è e ancora tarderà a venire). Ed allora ci chiediamo: "E' per questo che la procura cerca di diminuire gli impegni? E' per questo che vuol togliersi dalle scatole altri procedimenti? Lo fa per concentrare le forze sul caso più importante, oppure il processo a Del Turco non c'entra nulla e ci sono motivi che non si possono dire?"

Un tempo si leggevano le carte, si interrogavano i testimoni e si cercavano piste investigative valide in grado di portare al colpevole. Oggi si cerca un colpevole e dopo aver interrogato i testimoni si cerca, zigzagando, una pista in cui inserirlo e farcelo star comodo. In poche parole: "In troppe procure si lavora sull'indagato di turno e non sull'indagine". E con questa frase potremmo aver risolto gran parte del problema. Se non c'è nessuno da sospettare, e non parlo solo di chi lavora a Pescara, i procuratori, non avendo un indagato su cui lavorare, non sanno da che parte iniziare e cosa fare... sarà per questo che in Italia circa il 35% dei fascicoli aperti dalle procure vengono poi archiviati dai Gip?

Un anno fa Roberto Straccia scomparve dalle vie di Pescara e si appurò che mai sarebbe potuto arrivare in mare aperto cadendo in acqua dagli scogli o dal ponte sul mare. Quando riapparve, stranamente a Bari, si disse che il suo corpo ci avrebbe detto la verità. E la verità ce l'ha detta, più di così non poteva dire. Ci ha fatto capire che non è mai entrato nel mare di Pescara e che non è morto alle quindici ma dopo le diciassette. Cosa altro serve ad una procura per iniziare finalmente ad indagare?



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3 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
la legge prevede che, in caso anche solo sospetto di omicidio, le indagini proseguano per tre anni, prima di poter essere archiviate, ed in ogni caso re-iniziabili in ogni occasione utile. Perché solo dopo un anno ? Perché questi bravi signori sono afflitti da scarsa voglia di lavorare. Per essi un morto in più o in meno è solo routine, soprattutto se non c'è la pubblica informazione a glorificarli. Se del morto nessuno parla, a che vale (per essi) occuparsene, tanto ormai non potrà più risorgere. Il dolore dei suoi ? E che vale ? A che affaticarsi, a che perdere tempo ? I suoi assassini sono "ignoti", dunque non si conoscono, e non si possono, non si vogliono o non si debbono conoscere. "Parce sepultis". Così passano a casi più importanti e più televisivamente fruibili, quelli che consentono di essere intervistati in TV, radio e giornali vari. La celebrità fa sempre comodo, la fatica della ricerca no.

Manlio Tummolo ha detto...

PS: Abbiamo, in proporzione alla popolazione, la Polizia più numerosa del mondo, ma la gran parte degli agenti è impegnata a difendere il fondoschiena dei vari signorotti partitocratici. Sicché, invece di colpire i responsabili del pericolo sociale, si limitano a prevenire eventuali attacchi a determinate persone. E' evidente che, malgrado l'altissimo numero di agenti, la criminalità fa quel che vuole, e nessuno ha tempo, modo e mezzi per indagare su questi omicidi sia pure solo sospetti, i quali, non suscitando grandi interessi nella pubblica informazione, vengono del tutto rascurati e sottovalutati. Persone spariscono, altre vengono ritrovate cadaveri, ma sanno solo dire che la criminalità sta diminuendo statisticamente: il che significa assolutamente nulla. Se anche avessimo un solo omicidio in Italia, una sola rapina, una sola violenza, un solo furto, anche in tale caso occorrerebbe indagare, scoprirne l'autore effettivo (non il solito capro espiatorio), processarlo e punirlo ai termini di legge.

Mimosa ha detto...

L'altro ieri il Gip ha archiviato il caso.
"La richiesta di archiviazione era stata presentata dal pm Giuseppe Bellelli secondo cui Roberto potrebbe essersi suicidio o essere stato vittima di una tragica fatalità. Il magistrato ha confermato che seppur «non esista il film della caduta in mare» dello studente marchigiano le indagini hanno portato ad escludere «delitti colposi o dolosi».
Il gip nella sua motivazione, contenuta in circa dieci pagine, non si e' espresso chiaramente sulla origine della morte di Roberto Straccia ha, pero', escluso la matrice violenta. Il giudice inoltre non ha escluso una caduta accidentale.
"