martedì 12 luglio 2011

Salvatore Parolisi. Dopo 80 giorni tutte le indagini ruotano solo attorno a lui.


C'è un'aquila nel cielo bollente di Ascoli, un'aquila che sta stringendo i suoi cerchi pronta a gremire la preda che, inizialmente minuscola, ora pare quasi troppo grande per i suoi artigli, quindi forse imprendibile. C'è una preda sul suolo di Ascoli. E' tornata da pochi giorni ed ha ripreso il lavoro in quella caserma che, prima di quel maledetto fattaccio del 18 aprile, era un fiore all'occhiello dell'esercito italiano ed ora dalla stampa è additata quasi a bordello online. La preda è assai golosa e da tempo stuzzica l'appetito dell'aquila. Purtroppo finora il terreno non ha permesso quel salto in picchiata che l'avrebbe imprigionata negli artigli forti della giustizia, quegli artigli che ancora non l'hanno afferrata lasciandola libera di vivere con la figlia e la sua famiglia. Non più nella famiglia della moglie, a cui pure era legato, dato che loro ormai han perso le speranze di avere risposte da lui, di riuscire a capire, perché questa preda è strana, a volte sembra non voglia farsi catturare mentre in altre pare non veda l'ora di essere catturata. I suoi silenzi e le sue interviste, infatti, danno sempre il medesimo risultato, una conclamata sfiducia nei suoi riguardi.

Eppure, se anche le testimonianze paiono andargli contro e costringerlo in un angolo, i tempi e le modalità dell'omicidio lo aiutano ogni volta ad uscirne. E se si sta cercando nella sua auto quella conferma che pare non esserci, ma anche nei suoi trolley ed in altri oggetti ultimamente sequestrati, significa che niente col tempo è cambiato, che il tutto è fermo e stanziale e che oltre due mesi di indagini non hanno portato a nulla. Risulta inoltre strano il ricercare ora negli oggetti dell'uomo, che già avrebbero potuto essere controllati ed analizzati, quel punto a favore che la procura non riesce a segnare, quel punto a favore che vorrebbe dire carcere. Chissà se mai arriverà la svolta, quella sterzata che li aiuterà ad incastrarlo, quella goccia di sangue o di sudore, quell'abito sdrucito chiuso in un sacchetto nero e sepolto al poligono, quel coltello stupido, per quanto è minuscolo, che un militare forse non porterebbe mai con sé, quell'avvistamento che porterebbe a collocare la sua auto su, nei boschi di Ripe di Civitella, quella testimonianza certa che, dichiarandosi il telefonista anonimo, possa dire di avere visto nei paraggi del chiosco una camionetta militare, una o più soldatesse, un Salvatore Parolisi qualunque.

Insomma, siamo ancora al largo e le onde sono alte, ma lo sono perché le si è volute alte. Qualcuno tempo fa ha provato a scrivere su un quotidiano che la procura ha indagato a 360° ed ha scartato varie ipotesi perché impercorribili, ma in fin dei conti nell'articolo non c'era alcuna prova a conferma del fatto che davvero fosse giusto scartare quelle piste. Il tutto era basato su quanto detto dal Colonnello Alessandro Patrizio quasi un mese fa quando parlando ad un rappresentante della carta stampata disse che non si erano trovati riscontri che portassero alle piste "dell'omicida casuale" o del "mostro". Ma in quei giorni lo stesso Colonnello si aspettava anche, lo ha detto in un'altra intervista, tempi molto più ristretti per le risposte del patologo e dei tecnici del Ros e del Ris. Quasi che attendesse solo una conferma per poter procedere all'arresto. Ora però, nell'ultimo dialogo avuto coi giornalisti, ha tentennato dicendo che questi spostamenti temporali da parte degli analisti potrebbero avere un significato diverso da quello pensato. Chissà se a fronte di un'indagine che ancora non ha portato a nulla, e questo è indiscutibile, anche lui presto non si convinca che se di prove non se ne trovano è perché, molto probabilmente, in quella direzione di prove non ve ne sono.

Diciamoci la verità, si sta scavando in profondità sì, ma forse si scava nella speranza e nell'impossibile dato che se il trolley avesse avuto a che fare col delitto non sarebbe stato lì ad attendere gli esperti per tanti mesi. Stesso discorso per l'auto e per altri oggetti sequestrati nel tempo o consegnati volontariamente. Se nulla inoltre è trapelato del telefonino gettato ma non gettato, significa che nel telefonino di importante non c'era nulla, se ci fosse stato qualcosa di serio altre sarebbero le risultanze per il Parolisi che ora non se ne starebbe al lavoro. E se ieri, ultima novità data per eclatante dalla stampa, si è arrivati a chiedere ai responsabili di facebook le pagine del suo vecchio profilo, oltre a tutti i commenti e gli scritti rimossi dal caporalmaggiore (un passo fatto ancora e comunque in ritardo), altro non si può pensare se non che nelle mani degli investigatori vi sia sempre e solo stata sabbia di mare, forse anche bagnata inizialmente, che asciugandosi è scivolata via. Fare simili ricerche equivale a credere e ad ipotizzare un omicidio premeditato, quindi l'assassino sarebbe il Parolisi con l'aiuto di un complice, maschio o femmina che sia, o un complice con l'aiuto del Parolisi. E trovare un complice sarebbe l'unico sistema per inserire il militare nel delitto... anche se questo comporterebbe comunque delle riserve dato che non è pensabile che chi premedita un omicidio, e per giunta ha un complice, non si crei l'alibi perfetto.

Ed il suo alibi è tutt'altro che perfetto visto che al momento nessuno si è presentato per dire di averlo visto al pianoro. Ma proprio dall'imperfezione dell'alibi sono partite le indagini che hanno seguito, ormai si è capito, una linea non congeniale alla procura che, con ostinazione, in ottanta giorni ha cercato solo indizi e prove contro il marito di Melania Rea quando, a mio parere, avrebbe dovuto cercare anche in altre strade; quelle strade che, continuando a passare giorni su giorni, si stanno chiudendo dietro l'erba alta e non si riapriranno se non sarà l'assassino stesso a riaprirle. 

Il militare non è stato assolutamente il marito perfetto, non è stato assolutamente la sincerità fatta persona, ma ciò non vuol dire che abbia ucciso la moglie. E per perseverare mesi e mesi indagando solo su di lui ci vogliono motivi più che validi e conti temporali che dicano il contrario di quanto dicono i suoi dalle 14.10 alle 15.26. Poi tutto è possibile, anche sia davvero lui l'assassino. Ma se tutto è possibile occorre indirizzare le indagini su un tutto che contempli anche altre piste e non solo, ed esclusivamente, la sua.


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12 commenti:

Anonimo ha detto...

si beh, lui è sempre meno credibile, ha una faccia che convince poco, del resto per gli stessi motivi è andata in galera una mamma, a Cogne. chissà se anche a lui spetterà perizia psichiatrica, alle volte quando non vogliono mollare l'osso, si attaccano a qualsiasi cosa. @_@

darpi ha detto...

se è stato lui bisogna dire cher è proprio cretino; ma quale marito si inventerebbe un omicidio così quando basterebbe un qualsiasi incidente voluto in casa per ottenere lo stesso risultato? mah!!!

Sira ha detto...

Ciao Massimo,
in sostanza quali sono gli indizi a suo carico? O perlomeno quelli che ci hanno fatto sapere di avere.
"Nessuno lo ha visto", si ripete sin dall'inizio, come un disco rotto, come se fosse la prova regina. Ma perchè i presenti dovrebbero ricordare, senza alcun dubbio, se la coppia fosse stata sul pianoro? In fondo non era una coppia particolare, a parte la bellezza di lei, non aveva caratteristiche anomale, che potessero saltare all'occhio.
Era una coppia con una bimba piccola, di cui ce ne sono a migliaia in ogni parco, in ogni via.
Io mi baso sulla mia memoria fotografica che è pessima, ma non darei molta importanza cmq a questo fatto.

Come dici tu, si sono ricordati ora di chiedere alla sede di Facebook tutto ciò che dal suo profilo era stato cancellato, ed hai pienamente ragione, in effetti la sua pagina la si conosceva già dall'inizio, come si conosceva dall'inizio la presenza di un trolley e del navigatore nella sua auto.
Certo è che, in tre mesi di indagini, hanno dato un notevole vantaggio all'assassino, qualora si scoprisse poi che non era lui il colpevole.

La lentezza delle risposte scientifiche ha un senso, c'è da essere scrupolosi e non lasciare nulla di intentato ed inesplorato,
ma quella degli inquirenti che senso ha? Cosa fanno nel frattempo?

Anche la procura di Brembate, che abbiamo ammirato da subito, perchè ha deciso solo ora di chiedere la collaborazione degli usa fbi, pur sapendo da sempre che le loro strumentazioni sono più sofisticate delle nostre, e potrebbero addirittura dare il colore degli occhi, l'altezza e chissà quali altri particolari indispensabili a stringere il cerchio, quel cerchio che nel tempo si è allentato, visti i confronti con i dna prelevati risultati incompatibili.

Mah!!! Dimmi Massimo, c'è qualcosa di anomalo o sono qui a criticare un lavoro che non conosco, e su cui di conseguenza non dovrei dare giudizi?

Ciao Sira

mercutio ha detto...

Siamo stati fin dall'inizio su una stessa linea di riflesione, tenendo conto essenzialmente dei "tempi" tecnici occorrenti per l'operazione omicidiaria, gli inutili tentativi di depistaggio, ed il viaggio per raggiungere la piana di S. Marco.
Poi, se il fatto che nessuno abbia visto il Paolisi, alle altalene varrebbe come indizio a suo carico, perchè non dovrebbe avere la stessa valenza che nessuno abbia visto lui o la sua macchina nella zona delle casermette o sulla via che da essa conduce a San Marco?
Ad essere colpevolista al 100%, si potrebbe, forse, solo "ipotizzare" una eventuale complicità, oppure che il Parolisi sappia qualcosa e non possa palesarla mer motivi reconditi, e che aspetti speranzoso, che siano gli inquirenti a scoprirlo.
Ci sarebbero altre vie, solo se si volesse, da percorrere, oltre a quella ormai stagnante, dell'uxoricidio.
Ciao, Mercutio

emax/massimo prati ha detto...

Di anomalo c'è solo che, come inizialmente a Brembate, si è scelta una strada e la si è perseverata credendo fosse quella giusta.

In questo caso tranne il non aver visto il Parolisi al pianoro, Melania secondo il suo racconto è rimasta talmente poco che potrebbe anche non averla vista nessuno, tutto ruota attorno alle analisi dei cellulari, che agganciano sia una cella che l'altra indifferentemente, sull'autopsia, che potrebbe anche stabilire un'altra ora della morte (pure le 17.00), e sui rilievi del Ris, che se non daranno l'esito sperato, il dna del marito sulla scena (cioè nei reperti ritrovati attorno al cadavere), saranno inutilizzabili per la pista scelta.

Le uniche speranze della procura, quelle che potrebbero dare una accelerata ed aiutarli ad incolpare il Parolisi, sono relative all'ora della morte, che deve essere attorno alle 14.30/14.45, e ad eventuali tracce di dna su qualche reperto, che lo collocherebbero di certo a Ripe.

In caso contrario, anche avesse mentito sulla permanenza al pianoro, non ci sarebbe nulla contro di lui se non le solite e stupide bugie.

E davvero potrebbe aver mentito. Metti in ipotesi ci sia stata una litigata, come da più parti si è detto, e sia stato lui ad andarsene dopo aver scaricato Melania al monumento. Metti che abbia girato in zona e sia tornato solo dopo aver sbollito la rabbia ed essersi reso conto che non le rispondeva al telefono... in questo caso come dire ai Rea che lui l'ha davvero abbandonata al suo destino?

Ed ancora una volta, avesse davvero mentito in tal senso, la colpa del tempo perso, che non sarebbe recuperabile, andrebbe addebitata a lui e solo l'assassino potrebbe farsi trovare.

Comunque, qualunque sia la pista giusta e nonostante le bugie, siamo in un ritardo cronico e fare ora quanto si poteva fare 60 giorni fa sa di inutile.

Ciao, Massimo

Melien ha detto...

Se potesse parlare la povera Melania ...ciao massimo sei grande grazie
un caro saluto in diretta dal Belgio

Mercutio ha detto...

Nel tuo intervento di ieri, Msssimo, oltre a ribadire lo stato attuale delle indagini, hai avanzato, solo a titolo esemplicativo, una ipotesi che mi ha fatto riflettere, e non poco.
Una possibile litigata fra i due coniugi, per i motivi che conosciamo, potrebbe essere avvenuta durante il viaggio per raggiungere colle San Marco, e Melania, in un momento di collera estrema, abbia deciso di scendere al monumento, ed il Parolisi, di contro si sia allontanato, con la bimba, per qualche breve lasso di tempo, rimuginando fra se, gli estremi della litigata. Dopo, calmati i bollori, sia tornato sul posto per riprendere la moglie, che non ha più trovato.
Si è recato, quindi al bar, ha preso il caffè, ha chiesto se la moglie fosse stata vista, dopo di chè ha cominciato le ricerche "senza affanno", perchè convinto dell'allontanamento volontario di Melania.
Nessuno, quindi poteva averlo visto alle altalene.
Volendo nascondere a tutti i costi, l'episodio della lite, con Melania, e del motivo che ne era alla base, ha inventato tutta la storia che, come abbiamo visto non trova riscontro.
Nello stesso tempo, il "monumento" assume un valore particolare, se si considera che fu il punto segnalato anche dai cani. Ma Melania COME SI E' ALLONTANATA DAL COLLE SAN MARCO?
DA CHI E' STATA AGGANCIATA?
Naturalmente, questa è una delle ipotesi, alternativa ad altre meno suggestive.
Lo spunto è stato tuo, ed io ci ho lavorato sopra.
Cordialmente, Mercutio

emax/massimo prati ha detto...

E' un pensiero venutomi al momento in cui si è detto che nessuno li ha visti alle altalene. Data la difficoltà di farci stare il Parolisi nell'omicidio, mi sono detto, qualcosa deve essere accaduto. Ed allora ho pensato ad una mia amica che mentre si trovava in vacanza è stata lasciata dal fidanzato in Croazia. E lui non è tornato a riprendersela ma ha lasciato che si arrangiasse da sola. Fortuna che ha trovato una famiglia italiana e che aveva con sé i documenti.

Non so se è davvero avvenuto ai Parolisi, ma potrebbe starci come ricostruzione in quanto, a parer mio, lui mai avrebbe detto ai genitori di Melania di averla lasciata sola in un posto per lei quasi sconosciuto. E ci starebbe anche il fiuto dei cani in quanto basterebbe girare all'inverso la fase, Melania che dal monumento va verso il parco, per ottenere lo stesso risultato.

Poi quanto accaduto lungo il tragitto, in quei dieci/quindici minuti in cui di certo sarebbe rimasta sola, ognuno lo può ipotizzare a modo suo. Telefonare subito a qualcuno no, troppo orgogliosa per far capire che aveva problemi col marito e comunque speranzosa di un suo ritorno al più presto, andare fino alle altalene forse neppure, era sola ed arrabbiata, cosa ci andava a fare?

Probabile sia rimasta un poco discosta da chi era su al parco in attesa che l'auto tornasse? Probabile che qualcuno, avendo assistito al litigio, abbia fatto il giro dal lato opposto arrivandole in auto dal davanti? Probabile che possa essersi inoltrata nel sentiero che porta all'eremo? Probabile che dopo essere arrivata ad inizio pianoro abbia ripreso il viale tornando alla strada principale mettendosi nuovamente nel punto in cui era stata lasciata in attesa del marito?

In ogni caso deve aver incontrato qualcuno che l'ha costretta a salire, oppure può essere salita in auto con chi, due donne per dire (ricordi che se ne parlava), non le dava ansia e non le incuteva timore. Se è stata costretta il dottor Tagliabracci lo dovrebbe scoprire, qualche segno sui polsi o in altri punti del corpo devono essere rimasti perché non può non essersi rifiutata, quindi aspettiamo l'esito della perizia e chissà che non sia questa la pista che potrebbe portare a capire almeno come può essere arrivata a Ripe.

Ma sono sempre mie ipotesi ed è probabile non abbiano fondamento alcuno.

Certo è che che fossero giuste al prossimo interrogatorio, perdurando l'assenza di testimoni, deve dirlo, a quel punto sarebbe inutile e stupido nasconderlo alla famiglia Rea.

Ciao Mercutio, Massimo

Mimosa ha detto...

Ciao, Massimo. Questo articolo del 22 giugno mi era sfuggito, a suo tempo: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Omicidio-Rea-parlano-i-Penalisti-Nel-caso-Parolisi-gravissima-violazione-dei-diritti-di-difesa/40287.htm.
Qui si dice che l’Unione Camere Penali si era espressa anche sul caso Parolisi, e con grande tempestività: … "L'avviso di garanzia notificato ieri a Salvatore Parolisi, sospettato di aver ucciso la moglie Melania, conferma che si e' consumata una palese violazione delle piu' elementari norme del codice e si e' verificato, nell'indifferenza di tutti, un clamoroso attentato alle piu' inviolabili garanzie del diritto di difesa". Viene aspramente criticato il fatto che Parolisi “e' stato convocato in caserma come persona informata dei fatti e interrogato per 8 ore senza un avvocato e al di fuori di qualunque tutela e diritto riconosciuti dal codice. E tutto cio' nonostante l'accusa, a quanto riferito (e mai smentito) dai media, ritenesse di avere indizi a suo carico".
Viene sostenuto che le indagini preliminari "sono governate per ogni delitto, anche il piu' grave o efferato, dal principio di legalita' e il pm deve in prima persona rispettarlo e vigilare sulla sua osservanza da parte della polizia giudiziaria".

Ora mi chiedo: la UCP si è svegliata d’un botto solo a giugno? Non potevano intervenire così tempestivamente anche riguardo alla detenzione di Sabrina e Cosima? Là si sono mossi solo quando è stato colpito un avvocato cassazionista?
Mimosa

Mimosa ha detto...

Ciao Massimo, poco fa ho postato un commento sul mandato di arresto per Salvatore Parolisi, ho visto l'anteprima (lo faccio sempre) e poi non l'ho trovato pubblicato.
Si tratta di un problema tecnico o l'hai trattenuto tu per qualcosa che hai valutato meglio non scrivere?
Con tutte queste polemiche in giro, cerco di essere cauta, ma solo tu puoi giudicare meglio di tutti.
Ora verifico se questo passa, altrimenti è davvero un problema solo di connessione.
Ciao, Mimosa

emax/massimo prati ha detto...

No Mimosa, a me non è arrivato nulla.
Credo dovrai riscriverlo. Ciao, Massimo

Mimosa ha detto...

Ecco fatto:

E’ di qualche ora fa la notizia che la Procura di Ascoli ha depositato la richiesta dell’arresto del Parolisi.
Il giornale on-line Abruzzo24ore riporta i commenti sdegnati degli avvocati Biscotti Gentile per tale fuga di notizie «in un paese civile» «quando queste debbono essere protette dal più rigoroso segreto processuale». Poi si domandano «Quale è lo scopo perseguito da chi si affretta a divulgare atti processuali protetti dal segreto istruttorio?».
Siccome non ho proprio voglia di ripetermi con i miei commenti sdegnati per il loro sdegno, incollo il link dell’articolo http://www.abruzzo24ore.tv/news/Omicidio-Rea-gli-avvocati-di-Parolisi-indignati-per-la-fuga-di-notizie/43638.html così ognuno potrà fare le proprie valutazioni.

Resta palese la disparità logica tra questo caso in cui i B.- G. sono alla difesa e il caso di Sarah Scazzi in cui si sono buttati come parte civile. Certo anch’io sono contraria alle fughe di notizie su chiunque (troppa ca**a su troppe persone in Italia prima che sia accertata la colpevolezza, quanti casi, ahimè), e riguardo alla posizione del caporal maggiore mi sento confusa e non vorrei esprimermi più sull’ipotesi di una sua responsabilità diretta che inizialmente avevo scartata.

Però ci sono tante cose che non quadrano.
Per esempio questa: ho colto in un intervento di Sira che l’auto di Parolisi aveva un navigatore. Non lo si sapeva da subito? Era stato analizzato? Accidenti, ma se davvero esisteva e i carabinieri glielo avessero requisito, non si poteva sapere fin dal 20 aprile se lui c’era andato o no il 18 a Colle San Marco???
Ciao, Mimosa