mercoledì 30 marzo 2011

Yara Gambirasio. A 35 giorni dal ritrovamento si cercano ancora risposte certe

Da qualche giorno i giornalisti hanno rinunciato a scrivere bufalate e da qualche giorno sui giornali non c'è quasi più notizia di Yara. Solo piccoli trafiletti che parlano di morsi ai genitali del solito dna e di un funerale non imminente. Pare che nessuno sappia davvero niente e che niente trapeli dalla Procura, dai laboratori del Ris e da quello antropologico della dottoressa Cattaneo. Questo cosa sta a significare? Che gli inquirenti si trovano nel buio più totale o che hanno imboccato la pista che li porterà alla risoluzione del caso? Difficile da dire, difficile anche da immaginare. Ma viste le parole del sostituto procuratore Meroni, che ammetteva e smentiva in contemporanea, c'è da pensare che di tracce in effetti ve ne siano poche e che quelle poche non servano a delineare un quadro chiaro della situazione.

Quindi c'è da pensare in autonomia per cercare di capire se l'assassinio sia stato compiuto da persone inesperte o da chi sapeva come muoversi e comportarsi per eliminare ogni probabile appiglio indiziario. E' difficile non lasciare tracce sul corpo di chi si è sequestrato. Il rapito occorre afferrarlo con forza, trascinarlo e spingerlo dentro un'auto, farlo star fermo e comunque mai lasciarlo libero di muoversi perché i tentativi di fuga possono verificarsi in ogni momento. Ma ancora più difficile è non lasciare tracce sul corpo di chi viene ucciso e sul luogo in cui avviene l'assassinio. Per accoltellare, stringere il collo con le mani, picchiare, serve essere a stretto contatto con la vittima e molto spesso non c'è spazio fra i vestiti di uno e quelli dell'altra. Perciò i trasferimenti biologici e tessili ci devono essere per forza. Se poi si uccide qualcuno su un terreno bagnato, quale era il 26 novembre quello in cui ci dicono sia stata uccisa Yara, le orme ed i residui restano, anche a distanza di tempo, e sia la neve che la pioggia non possono eliminare completamente i segni di una colluttazione, di uno slittamento. Specialmente se l'erba è così fitta e alta  tanto da impedire un qualsiasi avvistamento. E se è vero che era bagnato, mi chiedo, è possibile che le scarpe non avessero sulla suola residui consistenti di fango?

Per cui la domanda è: "Siamo certi che l'omicidio sia avvenuto nel campo di Chignolo d'Isola?". Da più parti s'è detto che la neve e gli agenti atmosferici in genere potrebbero aver deteriorato la scena ed anche gli abiti. Ma questa teoria non appare tanto verificabile e sicura, anzi appare proprio incerta. Per fare un paragone si può pensare alla caduta del contenuto di un tubetto di tempera rossa sulla terra. Se nessuno lo calpesterà la pioggia lo diluirà  allargando il raggio di espansione della macchia. La neve sciogliendosi lo farà colare all'interno del terreno ma non riuscirà a cancellarne tutte le tracce. E' logico che il tempo e le intemperie sbiadiranno i colori, ma è altrettanto logico che difficilmente li elimineranno completamente. Per questo motivo si fatica a credere non vi siano elementi utili. La mancanza di risposte scientifiche, che ancora oggi a distanza di oltre un mese dal ritrovamento non sono arrivate, può derivare dalla difficoltà trovata a causa del tempo trascorso o deriva dalla mancanza oggettiva di materiale da analizzare?

Trentacinque giorni non sono pochi, anzi sono un tempo equo per analizzare e trovare almeno i primi riscontri inconfutabili e certi. Ma tutte le domande che ancora ci poniamo ci fanno capire che in realtà al momento non abbiamo neppure dei minimi riscontri. Non sappiamo nulla e siamo rimasti alle non risposte, datate quindici Marzo, del procuratore Meroni. Qual'è quindi il gioco che ci viene proposto? Un nuovo silenzio stampa cammuffato? E' davvero un: "Non sappiamo niente e per questo non vi diciamo niente", oppure è un: "Sappiamo ma per farvi smettere di dire sciocchezze taciamo?". Questo comportamento, che fino a pochi giorni fa aveva alimentato le ipotesi più disparate, pare ora avere una sua logica. Logica che deriva proprio dalle tante bufale giornalistiche venute ultimamente a mancare. E mancano perché non c'è più chi da il modo di costruirle e poterle mettere in piazza. Non c'è l'appiglio che faceva crescere e sviluppare la mezza soffiata.

Resta il fatto che il non sapere fa stare e pensare male. E questo deriva dalle indagini precedenti, quelle riguardanti la scomparsa. Indagini che, s'era detto, per essere condotte al meglio avevano bisogno del silenzio dei media ma che in realtà erano senza sbocchi e senza piste concrete su cui indirizzarsi. Se il silenzio odierno è figlio di quello partito a metà gennaio, e finito col ritrovamento del corpo della piccola Yara, c'è di che preoccuparsi. Il problema è che pare proprio essere così. Aspettiamo pure l'esito delle analisi, anche se ormai il corpo gli abiti ed il terreno quello che dovevano dire l'hanno detto, e continuiamo a prelevare dna in quel di Brembate coltivando la speranza di un colpo di fortuna, se davvero altro non si può fare, ma diciamocelo chiaramente che chi ha ucciso la ragazzina probabilmente mai si saprà chi è.

Si parla di orchi paesani, di lupi in branco, di satanisti assetati di sangue, di padri di famiglia e di 'ndranghetisti calabresi. E queste non sono bufale uscite dalla bocca dei giornalisti ma ragionamenti logici basati sui movimenti degli inquirenti. Prelevare il dna agli abitanti di Brembate fa supporre all'orco, al limite ad un padre di famiglia, prelevarlo ai ragazzi della discoteca Sabbie Evolution fa supporre al branco, far intervenire la squadra speciale anti-sette fa supporre ai satanisti, chiedere agli ospedali calabresi se nei giorni successivi al sequestro s'è presentato un uomo con significativi segni di dentate sui testicoli fa supporre ad un affiliato ad una cosca di quella regione. 

Tante supposizioni che in definitiva non portato nulla se non tante altre supposizioni. Aspettiamo, restiamo in attesa come quando niente si sapeva di Yara e si sperava fosse viva. Aspettiamo, tanto altro da fare, in mancanza di comunicazioni dalla procura, non c'è. Stiamo pure alla finestra, si può fare se questo potrà agevolare gli inquirenti, ma non dimentichiamoci di Yara Gambirasio e della sua famiglia che aspetta, più di noi, risposte con un senso compiuto da chi è preposto a darle.




11 commenti:

mariavittoria ha detto...

hai perfettamente ragione, io spero in fondo al cuore che gli inquirenti arrivino alla verità ...per giustizia, per la famiglia e per tutta quella Italia che sensibilmente aspetta nel dolore di una piccola innocente!

Manlio Tummolo ha detto...

Secondo me, la cautela nel dare informazioni è solo segno che lavorano con maggiore serietà rispetto ai colleghi di Taranto, anche se la cosa può dispiacere a chi cercava magari un'altra cugina o parente stretta da accusare di gelosia, sulla falsariga tarantina. Non so se troveranno il colpevole, ma mi auguro che non mettano dentro nessun innocente, sospettato solo grazie a pettegolezzi di falsi amici e versioni contraddittorie di "supertestimoni".

nico ha detto...

Forse Massimo come dici - fra le varie ipotesi - c'é stato un tale accanimento mediatico da suggerire a chi sta indagando un riserbo assoluto. Noi siamo abituati alle fughe di notizie, ad inquirenti che non riescono o non vogliono mantenere il segreto istruttorio, e anche noi naturalmente vorremmo sapere. Pero' ci sono professionisti che non si vendono le notizie, che ci lavorano sopra seriamente e che quando parlano é perché sono sicuri di quello che dicono. Speriamo sia il caso della Professoressa Cattaneo, ho fiducia anche considerando la serieta' e la riservatezza che ha sempre dimostrato. Certo la speranza é che sia stato qualcuno che Yara conosceva o che aveva a che fare con Brembate , bruttissimo da dire ma ci sarebbe qualche possibilita' in piu' di trovarlo. Perché se invece si tratta di qualcuno che abita anche solo a 50, 100, 200 km da Brembate e che con la ragazzina non aveva rapporti, sara' davvero dura dopo tutto il tempo passato. In ultimo, credo verosimile l'ipotesi che sia stata uccisa magari al cantiere, e poi portata nel campo, e anche il luogo del ritrovamento fa sperare in una persona che conosce i luoghi e che quindi puo' essere ''a tiro'' degli inquirenti. Teniamo le dita incrociate e il pensiero rivolto alla famiglia di Yara. Ciao

mabruk ha detto...

sono d'accordo con Nico .... speriamo che l'assassino/a/i sia vicino a questi luoghi altrimenti la vedo dura individuarlo; ed anche secondo me, come ho sempre sostenuto, il cantiere è stato la scena di questo orribile evento.

emax/massimo prati ha detto...

Io invece non ci vedo uno di Brembate neppure a sforzarmi con l'immaginazione.

Perché un brembatese avrebbe dovuto portarla al cantiere? Perché sarebbe andato a Chignolo quando di posti ce n'erano mille prima di quel paese? Perché in quell'ora di sera in cui tutti si apprestano ad andare a tavola e quindi sarebbe scattato subito l'allarme?

Di domande ve ne sono altre, ma a me bastano queste per non pensare ad uno di Brembate... sempre non sia stata rapita da un pazzo che però al paese nessuno ancora conosce.

Per quanto riguarda gli inquirenti spero davvero tanto abbiano qualcosa che ci tengono nascosto; ma come continuavano a cercare il corpo quando si pensava fossero su una pista seria, e parlo dei giorni dopo il silenzio stampa, ora continuano a prelevare dna in quel di Brembate sperando di trovare riscontri...

Io spero sempre in tutti, ci mancherebbe, ma la logica mi rende pessimista.
Ciao, Massimo.

Anonimo ha detto...

Mi hai illuminata, Massimo! Potrebbero essere stati un paio di ragazzotti di qualche altro paese limitrofo, alla guida del furgoncino bianco di un genitore, che nell’attesa di andare in discoteca si erano fumati il cervello con qualche droga e intanto scorazzavano per Brembate … allora potrebbero essere giunti da un paese situato alla parte opposta, direzione nord o est.
Anche per me il cantiere è sempre stato il luogo dell'aggressione, per lo meno della "prima" aggressione (non oso pensare allo scenario del resto), poi, rimbecilliti com’erano, hanno scaricato il corpo nel campo prima di andare a ballare.
Ricostruzione molto cinica, mi scuso con i genitori ai quali ammazzano la figliola ogni volta che esce una nuova ricostruzione dell’accaduto! Mi ha fatto orrore quest’ultimo fatto del morso … Povera piccola!
Sicuramente le indagini devono allargarsi di area …
Mimosa

emax/massimo prati ha detto...

Ciao Mimosa.
Essere pronti per la discoteca alle 18.45... non ti sembra sia presto?
Quei locali prima delle 22.30 difficilmente aprono.

Verso le 18.30 escono gli operai dai cantieri o dalle aziende delle zone industriali. Ce ne sono anche di giovani e ce ne sono che vivono a pensione o in appartamenti messi a disposizione dalle ditte appaltatrici perché abitano lontano.

Anche fra di loro c'è chi fa uso di droghe, ed anche loro hanno a disposizione il furgoncino della ditta per spostrasi nella zona in cui lavorano.
Le soluzioni potrebbero essere tante e di certo le indagini devono allargarsi.. e credo le stiano già allargando. Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Ciao, Massimo, in verità io ho sentito che di venerdì quella discoteca è frequentata da adolescenti e giovanissimi, e che per questo apriva alle 19 e chiudeva alle 23. Tutto da verificare,ovviamente.
Ciao, Mimosa

emax/massimo prati ha detto...

Quella dei giovanissimi del venerdì l'avevo ascoltata anch'io, ma non pensavo andassero presto... se verificata, ma anche se l'apertura avvenisse sulle 20.30 sarebbe la stessa cosa, sarebbe probabile anche la tua tesi. Vedrò se e possibile saperne qualcosa in più. Ciao, Massimo.

emax/massimo prati ha detto...

No Mimosa, non ci stiamo dentro.

Orari Sabbie Mobili Evolution
Venerdì e Sabato dalle 22.30 alle 4.00
Domenica dalle 15 alle 21.30

Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

OK, pazienza, la lampadina si è spenta subito ...
Mimosa