venerdì 18 febbraio 2011

Livia e Alessia. La Polizia elvetica ed il gioco dei quattro cantoni.

Credevo di averle viste tutte ed ero convinto che nulla più mi meravigliasse. Questo fino a quando ho saputo in che maniera ha agito la polizia cantonale svizzera dal giorno in cui Matthias Schepp ha rapito le sue figlie. Da quel momento mi sono vergognato del modo in cui ho trattato i procuratori di Taranto. Delle critiche anche aspre, ma che speravo costruttive, mosse contro chi, pur se in modo a volte irriguardoso dei diritti del singolo, comunque lavora veramente per portare a casa un risultato, sia positivo che negativo, sia condivisibile o meno. Continuerò di certo a criticarli se noterò qualcosa di strano, ma gli inquirenti elvetici mi hanno insegnato che in Italia, sia pure con alcuni limiti strutturali, la professionalità non sempre è un optional ed a volte premia. Di certo anche da noi ci sono i casi a parte, quelli che usando una buona impostazione iniziale potevano ottenere frutti anziché spine, ma considerando le diverse realtà sociali, e mettendo in percentuale i reati agli abitanti, significa che al di là delle Alpi son messi male.

Non credo che dopo un rapimento, dopo aver trovato un testamento strano, i nostri Carabinieri e la nostra Polizia di Stato avrebbero spedito alle varie forze dell'ordine europee un dispaccio come quello inviato dai cantonali. Un dispaccio che oltre al nome del rapitore, oltre alla targa ed al tipo di vettura recitava: "Si prega di comunicare all'ingegnere Matthias Schepp della necessità di una sua telefonata alla ex moglie Irina Lucidi".

Cavolo... di certo l'avessero fermato avrebbe chiamato subito! Il brutto della faccenda è che il 30 Gennaio, a Marsiglia, uno della gendarmeria francese aveva notato l'auto con la targa svizzera, ma in assenza di chiare indicazioni non l'aveva controllata. Se quelli del cantone avessero diramato un comunicato serio, che avesse citato il rapimento, che avesse comportato l'arresto, ora l'uomo starebbe curandosi e le figlie, molto probabilmente, a casa con la madre.

Ma non è l'unica stranezza del canton Vaud. Dovete sapere che il cappotto da donna trovato nell'armadio di Matthias Schepp non è stato mai controllato, né attentamente né sommariamente. Eppure tutto ciò che è nella casa di un padre che rapisce le figlie dovrebbe essere importante al fine delle indagini. Un foglio, una mappa, un'indicazione dimenticata, può portare al nascondiglio, se nascondiglio vi è. Lo sa bene Pino Rinaldi, giornalista di Chi l'ha Visto, che ha fatto il lavoro al posto loro trovando un foglio scritto da una mano femminile. E dato si è ipotizzato che una ragazza svizzera, sparita cinque giorni prima delle gemelline, possa essere coinvolta nella vicenda, è facile intuire quanto sia importante verificare e confrontare le grafie per sapere se vengono dalla stessa mano. Lo faranno presto? Non si sa perché la donna scomparsa, pur vivendo non lontano dalla cittadina delle gemelline, effettivamente risulta abitare in un altro cantone, sono 26 i cantoni svizzeri, e quindi in una giurisdizione con altre regole tanto che per fare la verifica occorrerà una richiesta in carta bollata. Accidenti!

A questo punto non ci dobbiamo meravigliare se gli inquirenti francesi ed italiani hanno supposto che le bimbe possano non aver mai lasciato la Svizzera. Quale miglior luogo per nascondersi ed essere certi di rimanere introvati? Sembra che l'incapacità sia cronica e si allarghi a tutti i reparti di polizia di quel cantone. Il registratore, ad esempio, che alcuni parenti avevano detto essere arrivato via posta, c'è anche un video su Repubblica  tivù a conferma, pare non esserci più. Ma dato che tutta la corrispondenza a nome di Irina Lucidi va direttamente negli uffici degli investigatori, parola certamente da modificare, non ci dovremmo stupire se un domani venissero a raccontarci di averlo avuto sempre a disposizione e di esserselo dimenticati in un cassetto fra cioccolatini ed orologi di precisione.

Sembra facciano il gioco dei quattro cantoni. Il problema è che loro sono ancora al centro del quadrato e, nonostante ci siano angoli inesplorati dove andare a cercare le gemelline, non riescono a trovare la forza di scattare e si guardano attorno perplessi come a chiedersi: "Cosa dobbiamo fare?"

Ma santo cielo! Mandiamogli i volontari ed i cani che per mesi hanno cercato Yara! Due bimbe di sei anni potrebbero essere in qualche angolo di quei cantoni e l'inerzia investigativa, forse è meglio dire l'incapacità, impedisce di fare ricerche mirate nelle cittadine in cui è stato di sicuro quella domenica pomeriggio il padre?

In che modo inquadrare il loro comportamento? Come credere possano riuscire, se mai fossero fra quelle vallate, a ritrovare Livia ed Alessia? Speriamo che Matthias Schepp, conoscendo quegli inquirenti, abbia portato le figlie in un'altra nazione, solo così potremmo sperare di farle tornare con la madre.


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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Caro Massimo è da tempo che penso alla superficialità della polizia cantonale che ha preso la segnalazione della madre, giustamente preocupata per una serie di segnali inquientanti.Rimuovo spesso tale pensiero, soprattutto quando lo associo allo schizofrenico viaggio del padre interpretato come un tentativo, magari inconscio di dare il tempo di farsi ritrovare a chi stesse eventualmente seguendo le sue tracce( forse le bambine erano con lui anche in Puglia, è tutto così confuso e non ci sono dati certi).
Per il resto non vorrei deluderti, ma avendo lavorato nei servizi sociali e di aiuto alla famiglia, posso dirti che da noi vige analoga superficialità e spesso viene risposto alle madri giustamente in ansia, che così fan tutti i padri separati! Ecco che molti bimbi,soprattutto stranieri ma non solo,non fanno mai ritorno dalle loro madri e scompaiono per sempre.
P.S.Ti ricordi di quel padre che sterminò i suoi tre figli "facendo fessi" un pò tutti tranne la madre finchè non giunse a confessare il crimine?Era anch'egli separato!

emax/massimo prati ha detto...

Sui sevizi sociali hai ragione, infatti li ho attaccati nell'articolo di Devid, il bimbo morto a bologna, ed ho altri spunti che presto accumunerò per farne uno nuovo, ma qui io parlo della stupidità della polizia cantonale, della superficialità con cui hanno iniziato le indagini. Lo sai che un vero allarme lo hanno dato solo quando gli è stato comunicato che Matthias si era suicidato? Che si è attivata prima di loro la polizia francese? E senza che Irina facesse alcuna querela ma solo in base al suo racconto.

Il fax, su sollecitazione della madre, lo hanno inviato, cosa ci voleva a scrivere che l'uomo era da fermare perchè non aveva riportato i figli alla ex moglie? Avrebbero passato la palla ai gendarmi ed ora avrebbero la coscienza pulita. Ma vedendo in tivù la faccia del loro coordinatore ho pensato che poco gli importasse delle bimbe.
Ora devono indagare sul blocchetto trovato dal giornalista di rai tre e sui quanto ha fatto il padre la domenica, credi che presto sapremo qualcosa? Ne dubito molto. Ciao, Massimo.

Anonimo ha detto...

Hai ragione a proposito di coscienza pulita, mia figlia di 18 anni che è stata la prima a pensare a quest'atto di superficialità, spesso si chiede come possa questa gente vivere con un simile peso sulla coscienza..
E' vero che l'imbeccilità commette più danni della cattiveria...

Anonimo ha detto...

errata corridge imbecillità!
Consentimelo...