venerdì 27 marzo 2015

Caso Bossetti: tutto quello che avreste voluto sapere su come cucinare un colpevole e non avete mai osato chiedere...

Di Gilberto Migliorini


Da WikipediaLa parola soufflé è il participio passato del verbo francese souffler, che vuol dire soffiare: è un po' la descrizione di cosa accade al composto messo a cuocere in forno nell'apposito stampo, generalmente realizzato in ceramica.

Certo le dosi sono importanti, ma senza gli ingredienti giusti col cavolo che la ricetta vien bene. Intanto occorre dire che il Dna è l’ingrediente più importante, senza quello è come pretendere di fare un soufflé senza albumi. Le uova dovrebbero essere di giornata, ma se anche hanno qualche settimana (o qualche mese) secondo alcuni van bene lo stesso. Però, parlando di mass-media, forse gli ingredienti sono altri, non di natura culinaria, per quanto si tratti pur sempre di montare e mantecare…

Il primo ingrediente che non ammette surrogati di sorta, è quel raggruppamento (associative clustering) con il quale si mettono insieme le cose mediante rapporti di causa ed effetto, in base alla prossimità nel tempo e nello spazio, o in base alla similarità fisica: “ha l’aria di uno che ha commesso il delitto” oppure a una similarità morale “è un bugiardo e dunque è un assassino”. Ovviamente per dare un aiutino e perché la cottura venga bene occorrono buone inquadrature fotografiche, istantanee dove il nostro aspirante colpevole abbia possibilmente un’aria truce, uno sguardo di traverso, una posa rigida e inespressiva. Il buon fotografo sa scegliere gli scatti migliori, ovviamente, magari con qualche ritocchino sulla foto (dissolvenze, primi piani, selfie…) per renderla più aderente a quello che si vuole come protagonista del reality. Si tratta solo di una premessa, l’antipatia del personaggio, di pancia, fa solo da esordio a quegli approfondimenti che preludono a una influenza sui nostri giudizi di valore e sulle nostre reazioni emotive. 

I bugiardi non piacciono a nessuno, ovvio, e se qualcuno viene chiamato favola dai suoi compagni di lavoro, perché è un mattacchione e gli piace scherzare, basta davvero poco, qualche inversione figura-sfondo o qualche sottolineatura, un qui pro quo, un’interpretazione un po’ sopra le righe… per trasformare un giocherellone in un bugiardo matricolato, un burlone in un mentitore spudorato. La chiacchiera e l’equivoco conferiscono al personaggio un’aura ambigua, basta perfino un cenno, una parola, un epiteto… per dare impronta a un personaggio, tratteggiarlo proprio come nella commedia dell’arte, una maschera stilizzata, un demonio iconografico, uno Zanni malevolo. L’amplificazione costituisce il modo per rendere visivamente e emblematicamente un personaggio come perverso e inaffidabile, basta poi l’accostamento fotografico reiterato tra il presunto colpevole e la vittima, e la prossimità diviene elemento di prova, associazione necessaria e indefettibile. La percezione di causalità tra eventi spesso prescinde dai rapporti oggettivi ma si fonda per così dire sui nessi emotivi e simpatetici, su accostamenti allusivi. Le azioni di chi è già stato presentato come antipatico verranno derubricate come volgari e sospette. Insomma le nostre conoscenze di causa ed effetto vengono organizzate in base a similarità, prossimità e verosimiglianza che i media sanno sfruttare al meglio nell'ambito di una cultura con tutti i suoi preconcetti e le sue idiosincrasie... e soprattutto con quell'addestramento mediatico a dare giudizi sull'onda della spettacolarizzazione, dell'allusione, della frivolezza e della approssimazione.

Il primo ingrediente è l’aspetto esteriore che serve più che altro per predisporre la nostra preparazione culinaria. Un po' come il burro per creare l’ambiente ben lubrificato per il nostro soufflé. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, come dice la canzone. Per qualcuno la premessa già basta e avanza, e senza indugi è già pronto a tirare i remi in barca e dichiarare senza mezzi termini che con quella faccia non ci vuole molto a capire che è lui l’assassino. Per chi invece è un po' più esigente e vuole conoscere a fondo la ricetta, occorre procedere nella preparazione gastronomica seguendo con accortezza tempi e modi nei quali gli ingredienti vengono aggiunti e calibrati con le indicazioni dello chef (o cuoco - detto più volgarmente).

Nell'epoca della navigazione on-line c'è una facilità davvero intrigante a formare generalizzazioni, il rapporto parte-tutto nella percezione visiva e "olfattiva". Un elemento singolo può essere percepito come rilevante per approdare a una certa conclusione, lo stesso elemento considerato in un altro contesto appare trascurabile. Le pagine visitate da un comune navigante sul web nel corso degli anni sono innumerevoli, analizzandole a dovere si trova per chiunque qualche riferimento sospetto. Sulla base di un teorema qualunque elemento può fungere da verifica, tanto più se il navigante è prolifico. Il contesto decide cosa deve essere considerato per contrasto e cosa per assimilazione. Analizzando le navigazioni on-line di un individuo sospetto e, viceversa, di un buon padre di famiglia, anche in assenza di differenze significative alcuni siti per il primo risalteranno come indizio mentre per il secondo risulteranno solo essere delle normali curiosità. Il pregiudizio colora e dà forma alle nostre percezioni, con quei meccanismi sottostanti che i media sanno usare con dovizia e accortezza. Lo slogan ripetuto (frequenza) ha buona probabilità di successo. Se poi è gridato (intensità) è ancora più efficace e se è movimentato come una insegna al neon (animato) attira l’attenzione più di una normale scritta statica. 

Perfino i comportamenti più insignificanti sotto la lente di ingrandimento del sospetto (e della gran cassa mediatica) possono apparire come emblematici, perversi e rivelatori. Fatti inconsistenti e banali, presentati con la idonea risonanza emozionale, risaltano nell'opinione pubblica come prove che inchiodano. In un contesto in cui un individuo viene ritenuto autore di un delitto, perfino gli elementi a discarico vengono interpretati come aggravanti, come capacità perversa a dissimulare, fingere e inquinare. È il noto meccanismo della dissonanza cognitiva. Qualunque nuova informazione dissonante rispetto al nostro corredo di credenze verrà interpretata in modo da attenuare o annullare la dissonanza cognitiva ed emozionale. I cambiamenti comportano sempre qualche forma di conflitto con il nostro bisogno di stabilità. Si può distorcere la percezione delle informazioni dissonanti per renderle idonee al nostro sistema cognitivo, almeno fin quando diventa ineluttabile la necessità di una modifica, non senza passare attraverso una fase frustrante e talora dolorosa di riorientamento

Se mi sono convinto che mister X è colpevole (o innocente) di un delitto, anche le nuove informazioni verranno corrette alla luce del mio sistema di credenze. Quello che è dissonante verrà reinterpretato per renderlo congruo e adatto a non mettere in crisi le mie convinzioni, fino al punto di rendermi volontariamente cieco di fronte alle evidenze, per non dover affrontare l’onere e lo stress di un cambiamento. Le difese che riguardano la dissonanza cognitiva hanno anche un carattere preventivo: nel caso dell’influenza mediatica è la tendenza dello spettatore a esporsi selettivamente a quei messaggi che confermano le sue convinzioni e a sottrarsi a quelli che possano mettere in crisi il suo sistema di valori già ben strutturati

Del caso Bossetti, con tutti gli interventi mediatici, ne hanno fatto un caso emblematico di come agisce l’influenza sociale, di quali meccanismi sono in grado di cucinare un colpevole. Pochi ingredienti calibrati, nelle dosi giuste e opportunamente mescolati tra loro per una presentazione ottimale, fanno il miracolo di sfornare il soufflé, un piatto dove la componente dell’aria renda il composto soffice e gonfio Certo, c'è sempre il rischio che si afflosci come una gomma bucata… 

Il personaggio Bossetti (non l’uomo Bossetti reale) è il prodotto di una informazione che costruisce a tavolino un Dna di sintesi proprio come Dolly. Si tratta di un prodotto clonato usando tutti gli stratagemmi tipici di una ingegneria mediatica che riesce a estrarre dal cilindro un coniglio virtuale (personaggio magari in senescenza prematura, come l'ovino, se il soufflé non riesce bene). Comunque, a detta dei più entusiasti sostenitori ed estimatori, si tratterebbe di un nuovo modello di strategia riproduttiva, di avanzata metodologia investigativa e… di marketing e televendita delle opinioni.

Inutile esemplificare con gli ingredienti. Un soufflé dolce o salato si può fare praticamente con un po' di tutto (dai cavolini di Bruxelles fino alla Nutella), l’importante è montare sempre bene. E se la materia prima scarseggia si può ovviare mantecando e gonfiando perfino le bazzecole, le bagatelle e le pinzillacchere per ottenere un cuore morbido e spumoso, proprio quello che piace a un'audience di bocca buona: L'aria, il recitar cantando. Ce la suonano e ce la cantano per rendere il soufflé turgido e cremoso.

In realtà, e a denti stretti, bisogna però ammettere che tolto un Dna che sembra un Beaujolais nouveau più che un Cabernet-sauvignon da invecchiamento, nel nostro caso rimane solo uno stampo imburrato e spolverato con il pangrattato. Un polimero montato a neve e tanta tanta aria fritta.

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39 commenti:

magica ha detto...

lo sguardo emblematico di bossetti , nella foto che lo rappresenta nel web ,non è tanto simpatica .
chi l'avra' data in pasto al web ..dalla famiglia bossetti ? oppure una foto estrapolata dal computer di famiglia .
se l'hanno caricata gli inquirerenti ., lo hanno fatto per invogliare il pubblico screditando bossetti . a me quella foto non è mai andata giu' e mi domando . se fosse stata la famiglia :ma non avevano una foto di bossetti , con lo sguardo normale ?

Anonimo ha detto...

Bossetti scrive alla madre «con rabbia»

«Tu sapevi e non me lo hai detto»
«Cara mamma, è con tantissima rabbia che purtroppo ti scrivo questa mia lettera»: si apre così la lettera - resa nota venerdì sera dalla trasmissione «Quarto grado» - che Massimo Bossetti ha scritto alla madre Ester Arzuffi dal carcere di Bergamo.

Nella lettera il muratore accusa la donna di avergli mentito sul suo vero padre, dandogli così la speranza che il suo Dna non fosse quello di Ignoto 1, ma che corrispondesse all’uomo che per 43 anni aveva considerato suo padre.

Nella missiva, Bossetti parla anche della sua vita in carcere, dicendosi dispiaciuto per i figli ma convinto che la moglie Marita sia in grado di andare avanti anche da sola. «Dopo tutto quello che mi hai detto - scrive il detenuto alla madre - sei venuta due volte e mi hai stretto la mano e mi hai detto che il Dna lo dimostrerà... e mi hai guardato negli occhi, dicendo: “Credi in me e vedrai che la scienza ha sbagliato e sarà come dico io”.

«Complimenti - scrive Bossetti - i risultati hanno dimostrato perfettamente tutto quello che dicevi...Solo come mai, in 43 anni, con tutte le occasioni in cui hai potuto dirmelo... Mi chiedo anche se tuo marito sapeva tutto e per questo tempo me l’ha tenuto nascosto. Pensavi che tutto questo non sarebbe venuto a galla, vero?». E continua: «Tu sapevi e mi hai tenuto all’oscuro di tutto e - accusa Bossetti - non mi hai dato nemmeno l’opportunità di poter conoscere il nostro vero padre. Bene, allora ti dico grazie mamma per il fortissimo dolore e rabbia che mi hai procurato. L’ultima speranza che avevo in te al 100% di poter uscire subito, è svanita completamente».

Eco di Bergamo

Anonimo ha detto...

"Cara mamma, mi hai ferito". La straziante lettera di Bossetti a Ester Arzuffi.

Nella lettera il muratore accusa la donna di avergli mentito sul suo vero padre, dandogli così la speranza che il suo Dna non fosse quello di Ignoto 1.

"Cara mamma, è con tantissima rabbia che purtroppo ti scrivo questa mia lettera".

Si apre così la missiva - resa nota ieri sera dalla trasmissione Quarto grado - che Massimo Bossetti ha scritto alla madre Ester Arzuffi dal carcere di Bergamo. Nella lettera il muratore accusa la donna di avergli mentito sul suo vero padre, dandogli così la speranza che il suo Dna non fosse quello di Ignoto 1, ma che corrispondesse all’uomo che per 43 anni aveva considerato suo padre. Nella missiva, Bossetti parla anche della sua vita in carcere, dicendosi dispiaciuto per i figli ma convinto che la moglie marita sia in grado di andare avanti anche da sola.

"Dopo tutto quello che mi hai detto - scrive il detenuto alla madre - sei venuta due volte e mi hai stretto la mano e mi hai detto che il Dna lo dimostrerà... e mi hai guardato negli occhi, dicendo: "Credi in me e vedrai che la scienza ha sbagliato e sarà come dico io". Complimenti, i risultati hanno dimostrato perfettamente tutto quello che dicevi...Solo come mai, in 43 anni, con tutte le occasioni in cui hai potuto dirmelo... Mi chiedo anche se tuo marito sapeva tutto e per questo tempo me l’ha tenuto nascosto. Pensavi che tutto questo non sarebbe venuto a galla, vero?".

La lettera di fuoco poi continua: "Tu sapevi e mi hai tenuto all’oscuro di tutto e non mi hai dato nemmeno l’opportunità di poter conoscere il nostro vero padre. Bene, allora ti dico grazie mamma per il fortissimo dolore e rabbia che mi hai procurato. L’ultima speranza che avevo in te al 100% di poter uscire subito è svanita completamente. Mamma, mi hai ferito profondamente e io ti avevo creduto ciecamente, ma evidentemente mi sono sbagliato, pazienza. Hai voluto tu che andasse così. Ma ti chiedo per favore almeno di smettere di mentire davanti a tutti e di dire la verità come sta".

Bossetti passa poi a raccontare della sua condizione di carcerato: "Sono diversi giorni che non mangio e dopo aver ricevuto (conferma, ndr) questa seconda volta, la più terribile, rispetto alla prima, mi sono chiuso in me stesso. Non accetto più niente da nessuno, non voglio sapere più niente.. Che facciano quello che vogliono.. farò io, farò. Ormai sono sfinito, ogni giorno che passa è sempre peggio andare avanti. Mi hai bloccato la mente e ti ringrazio, non me lo sarei mai aspettato. Per me era l’unica speranza credere che corrispondesse allo stesso Dna di quella persona che ho creduto per 43 anni essere mio padre. Con ansia ho aspettato i risultati perché sapevo che ero vicino alla libertà, per tutto questo tempo ho combattuto e per i miei figli". E proprio ai figli dedica le ultime righe della lettera: "Mi dispiace tantissimo per i miei figli ma so che Marita è bravissima ad andare avanti anche senza di me e riuscirà a far capire ai miei bambini quanto gli voglio bene".

Il Giornale

magica ha detto...

d'accordo mettiamola cosi' . ester avra' avuto un incontro con guerinoni : sentii un gionalista dire:la signora ha pasticciato e pensava che non fosse successo niente di importante , sara', ma la eventualita' che la signora oppure
( da signorina?? )abbia tradito bossetti padre non mi convince.

comunque , bossetti aspettava con ansia l'esito del D.N.A per essere scagioanto? basta ragionare con la logica . se sa che il padre vero è guerinoni se sa che è egli stesso il colpevole perchè avrebbe pensato che il D.N. A. potesse SCAGIOANArlO? .
è SEMPRE LA SOLITA STORIA ILLOGICA .. SE sono COLPEVOLE E PER GIUNTA HANNO LA TRACCIA CHE MI INCHIODA , FAREI SCENA MUTA NO? NON L'HO FATTA FRANCA E MI TOCCA PAGARE . PIU' LOGICO DI COSI'

magica ha detto...

bossetti libero ..
da innocente , per non aver commesso il fatto.
non è una notizia dell'ultma ora .
è una mia deduzione .

crisma ha detto...

Non credo assolutamente a questa notizia data da quarto grado.
Se Ester avesse avuto anche un solo incontro con Guerinoni, avrebbe dovuto avere l'ombra del dubbio e non avrebbe avuto senso né tranquilizzare il figlio né fare il dna in forma privata.
C'è qualcosa che non quadra in questa comparazione, o la notizia data in trasmissione è falsa oppure servono ulteriori accertamenti...capita che padre e figlio non risultino compatibili per il dna pur essendoci legame biologico. Succede anche tra madre e figlio.
Non riesco a credere alla paternità di Guerinoni perché non c'è alcuna somiglianza tra lui e Bossetti mentre invece c'è con papà Giovanni.

Kris

Anonimo ha detto...

che "notizie" sono e che strategia c'è dietro ?!
lasciamo perdere l'avvocato ma il favola è un bugiardo patentato come la madre, (non ho timore di dirlo) la sorella, la moglie complice e il padre buonanima come pure il signor b malato terminale da 9 mesi
non capisco, annika per piacere spiega come fa il dna di b e solo quello a volare su yara

magica ha detto...

sono d'accordo con KRIS.
qua gatta ci cova .
puo essere che bossetti figlio non sia informato? che la madre abbia fatto il test , ma non l'abbia detto al figlio sapendo d'essere intercettati .
oppure , la signora, se fedigrafa ,. non abbia la cultura sufficente per capire come funziona (pensare che una fujtina non sia invasiva?). ci sono persone che hanno altri interessi . si informano d'altro , e per sentito dire o parlare di D.N.A . ma senza capire come funziona . non saprei perchè ci sia questa confusione .
un'altra cosa che ho trovato molto fuori luogo, è andare in tv , a pregare il testimone affinchè scagioni il figlio ,fratello.
figurati!! va a rovinare la sua famiglia e mettendosi in mostra magari in tv , dicendo che era in compagnia con la prostituta , pazzesco ! anche perchè se si appigliano a quel D.N.A. possono uscire prostitute e testimoni che non cambierebbe nulla . basta sapere che non arretrano dalla loro convinzione , perciò , l'unico risultato per il testimone sarebbe fine del suo matrimonio senza avere beneficiato bossetti .

Anonimo ha detto...

vi rendette conto di quante castronate sono state ospitate in questo onorevole blog a difesa della paternità dell'incarcerato?
nessuno si vergogna?
M.E.

magica ha detto...

anonimo dei miei stivali .
hai saputo qualcosa che a noi comuni mortali è stato nascosto?
M. E NON ROMPERE !

Anonimo ha detto...

Quindi, per l'estensore di questo articolo, uno che prende un permesso al lavoro perché sostiene di aver scoperto di avere un tumore al cervello, è un mattacchione e gli piace scherzare. Mah. Saluti Stefano

Gilberto ha detto...

Caro Stefano
Tu come molti altri ti basi su notizie di seconda mano, non controllate e riportate dai media, come mi sembra di aver spiegato nell'articolo. Notizie sulle quali alla fine bisognerà fare la tara e vedere cosa rimane al peso netto... Ciao Gil

Anonimo ha detto...

ARSENICO E VECCHI BOSSETTI - DOPO L’ESAME DEL DNA, CHE LO HA CERTIFICATO COME FIGLIO DI GUERINONI, BOSSETTI SCRISSE UN’AVVELENATA LETTERA ALLA MADRE: “PENSAVI CHE TUTTO QUESTO NON SAREBBE VENUTO A GALLA, VERO?”

30 MARZO 2015

“Complimenti, i risultati hanno dimostrato perfettamente tutto quello che dicevi... Solo come mai, in 43 anni, con tutte le occasioni in cui hai potuto dirmelo. Mi chiedo anche se tuo marito sapeva tutto e per questo tempo me l’ha tenuto nascosto. Pensavi che tutto questo non sarebbe venuto a galla, vero?"
Rabbia, tanta rabbia. Ma anche delusione. E rancore, incredulità. Perfino ironia. Massimo Bossetti, il Massimo Bossetti che in questi dieci mesi di carcere abbiamo conosciuto come persona dall’emotività fin troppo controllata e avara di sentimenti, barcolla e improvvisamente - dopo aver ricevuto altri esiti del test del Dna - si apre, si sfoga. Esplode.
Scrivendo una lettera (resa nota dalla trasmissione «Quarto Grado») di rivolta contro la persona che più di tutte l’ha sempre difeso ciecamente (e forse ottusamente): la madre Ester Arzuffi, che di tutta questa vicenda resta il personaggio più controverso, complicato da capire, difficile da credere. La donna che ha sempre negato l’illegittimità dei figli andando perfino contro la scienza.
Quelle usate da Massimo Bossetti - il muratore di 44 anni in carcere dal 16 giugno con l’accusa di essere l’assassino di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni sparita da Brembate Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata morta tre mesi dopo a Chignolo d’Isola - sono parole pesanti, durissime, che ti entrano dentro e ti travolgono e stravolgono l’anima se solo provi a immaginare lo stato d’animo di chi scrive.
«Cara mamma, è con tantissima rabbia che purtroppo ti scrivo questa mia lettera. Dopo tutto quello che mi hai detto, sei venuta due volte e mi hai stretto la mano e mi hai detto che il Dna lo dimostrerà... e mi hai guardato negli occhi, dicendo: “Credi in me e vedrai che la scienza ha sbagliato e sarà come dico io”.
Complimenti, i risultati hanno dimostrato perfettamente tutto quello che dicevi... Solo come mai, in 43 anni, con tutte le occasioni in cui hai potuto dirmelo... Mi chiedo anche se tuo marito sapeva tutto e per questo tempo me l’ha tenuto nascosto. Pensavi che tutto questo non sarebbe venuto a galla, vero?».
Già, un modo per prendere le distanze da Ester, che era sempre stata la sua confidente, e scaricarla, accusandola di aver mentito sulla paternità (l’autista Giuseppe Guerinoni morto nel ’99), dandogli così la speranza - fino all’ultimo - che il suo Dna non fosse quello di Ignoto 1, ma che corrispondesse a Giovanni Bossetti, l’uomo che per 43 anni aveva considerato padre naturale.
«Tu sapevi e mi hai tenuto all’oscuro di tutto - scrive Bossetti - e non mi hai dato nemmeno l’opportunità di poter conoscere il nostro vero padre. Bene, allora ti dico grazie mamma per il fortissimo dolore e rabbia che mi hai procurato. L’ultima speranza che avevo in te al 100% di poter uscire subito, è svanita completamente. Grazie di cuore, tanto io sono abituato a soffrire.
Non preoccuparti più per me. Mi auguro che tuo marito stia sempre bene e meglio mamma. Mamma, mi hai ferito profondamente e io ti avevo creduto ciecamente, ma evidentemente mi sono sbagliato, pazienza. Hai voluto tu che andasse così. Ma ti chiedo per favore almeno di smettere di mentire davanti a tutti e di dire la verità come sta. Rifletti su questo che ti dico allora».
Ester Arzuffi ha sempre negato che Massimo (e la gemella Laura) fossero figli illegittimi (è stato dimostrato che anche Fabio, il terzo figlio, non è del padre). Malgrado il Dna e un’inchiesta che - almeno per questo aspetto - è stata inattaccabile.

Anonimo ha detto...

Bossetti continua.
Cerca di farsi forza («Se riuscirò a uscire ti prometto che ti affronterò di persona, chiedendo spiegazioni su quello che mi hai sempre messo in testa per tanto tempo... le lettere dove per tutto questo tempo mi hai fatto credere solo menzogne... Te le farò vedere») e racconta la sua dura vita da carcerato («Se solo tu potessi vedere, lo stato in cui mi trovo, forse potresti capire. Sono diversi giorni che non mangio» e «mi sono chiuso in me stesso, ormai sono sfinito, ogni giorno che passa è sempre peggio andare avanti. Mi hai bloccato la mente e ti ringrazio, non me lo sarei mai aspettato)».

Alessandro Dell’Orto per “Libero quotidiano”

Gilberto ha detto...

All’anonimo delle 14:21:00
La notizia è vecchia, a Bossetti hanno detto che è figlio di Guerinoni, appare normale la sua delusione. Non mi risulta che sia stata fatta ufficialmente una comparazione con il padre legale. Sicuramente non dagli inquirenti. Solo allora potremo sapere di chi è figlio veramente il muratore. Intanto Guerinoni è stato cremato... Permetterà l’anonimo una controprova? Intanto si può consolare con le sue certezze, nessuno glielo impedisce.

Maddalena Nena ha detto...

Gilberto, la notizia è stata data a Quarto Grado venerdì, la famiglia Di MGB si è fatta fare a proprie spese l'esame del dna per appurare la veridicità di quanto riscontrato nell'indagine, ovvero che MGB e la gemella sono figli di Guerinoni. Probabilmente MGB si aspettava un esito diverso... invece questi esami non hanno fatto altro che confermare tutto.

ENRICO ha detto...

A proposito della lettera inviata da MGB alla madre e trasmessa integralmente a QG ( ed ora ripetuta come un mantra da tutti gli altri talk show in onda senza soluzione di continuità )

Secondo voi, è' legittima la divulgazione (a mezzo stampa o di altri organi d'informazione) della corrispondenza epistolare privata del detenuto già sottoposta al controllo degli organi giudiziari ed eventualmente utilizzata a fini probatori ?

fonte : http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=8453#.VRlpC_msU10

non è ravvisabile una violazione palese sia del segreto d’ufficio sia del rispetto della segretezza della corrispondenza ?

" l' intercettazione di corrispondenza epistolare è attuata in violazione della legge, con la conseguente inutilizzabilità, a norma dell'art. 191 c.p.p., delle risultanze acquisite."

fonte :

http://www.penalecontemporaneo.it/area/3-/16-/-/1639-le_sezioni_unite_escludono_la_legittimit___di_controlli_occulti_sulla_corrispondenza_dei_detenuti__e_non_solo/

Lascio a qualche esperto in materia - - che casualmente si trovasse a passare da queste parti - di esprimere il proprio parere in merito
( sempre che ne abbia voglia e tempo)

Anonimo ha detto...

E qui si mette male... Difficile pensare che il DNA del presunto colpevole, identificato ufficialmente retrospettivamente, sia stato intenzionalmente posto sulla vittima, dopo aver selezionato un candidato papabile fra quelli che la sera del 26/11/2010 su aggiravano nei pressi della palestra.
Tuttavia ho anche estrema difficoltà a credere alla conservazione della supposta traccia di DNA: dovrebbe essersi collocato in un habitat fortunosamente ideale x la sua conservazione. Certamente il clamore mediatico che costantemente ha accompagnato il caso e le notizie ad hoc, anche estremamente personali da godere del beneficio del segreto istruttorio, fatte trapelare dalla procura, rappresentino motivazione di scetticismo circa la genuinità dell impianto accusatorio. RB

Gilberto ha detto...

@ Maddalena Nena

Non guardo mai Quarto Grado. Comunque non sapevo che il format fosse come l’Oracolo di Delfi o la Sibilla Cumana… Oppure davvero gli avvocati o qualcuno della famiglia va a riferire ai media l'esito di un test fatto privatamente? Mi piacerebbe sapere a quando è datata quella lettera.

“L’ultima speranza che avevo in te al 100% di poter uscire subito è svanita completamente”

Se queste sono davvero le parole del muratore sembra stata scritta poco dopo l’arresto. Non sarà che stanno bluffando perché muoiono dalla curiosità di conoscere l’esito del test di paternità e nella speranza che qualcuno smentisca o comunque dica qualcosa? Se è così gli avvocati avranno di certo dato istruzioni di tenere la bocca cucita. L’audience, invece, come al solito si beve tutto d’un fiato…

TommyS. ha detto...

Enrico

La sentenza entra nel merito dell'intercettazione occulta della corrispondenza epistolare dei detenuti.

Credo che in questo caso il PM abbia richiesto al GIP l'autorizzazione all'intercettazione e che le buste di tutte le lettere inviate da Bossetti in carcere riportino il visto di controllo.

Questo non toglie che le tutte le notizie passate dai media avvengano con cronometrica sequenza che sicuramente non dipende dall'avanzamento della lettura del fascicolo d'indagine da parte del giornalista, ma risponde ad un piano di utilizzo sistematico dei mass media da parte della Procura al fine di consolidare sempre più il pregiudizio nell'opinione pubblica e nelle prossima giuria della corte d'assise.

La mia impressione generale è che la pubblica accusa tema di vedere la prova del DNA fortemente compromessa nel dibattimento (molto dipenderà anche dalle motivazioni della Cassazione che stranamente tardano molto ad arrivare) ed allora abbia accumulato una serie consistente di indizi traballanti ma che si sorreggono l'un l'altro al fine di costringere la futura corte ad una valutazione d'insieme degli stessi senza prima vagliarne la consistenza e gravità. Temo che in primo grado non riusciremo a vedere una corte con giudici togati coraggiosi come Pratillo Hellmann o come quelli della Cassazione che ultimamente ha assolto Sollecito e Knox.

Se va bene Bossetti può sperare nel secondo grado di giudizio ed in ultimo nella Cassazione (ma con Parolisi non è avvenuto proprio così). Ed il guaio è che Bossetti arriverà all'Udienza Preliminare da detenuto e così resterà per qualche anno.

Anonimo ha detto...

la lettera è della fine del settembre scorso, l'hanno precisato oggi

Anonimo ha detto...

Allora cambia tutto... A meno che il test di paternità, in via privata, fosse già stato fatto all'epoca e i risultati notificati a M.Bossetti.RB

Mimosa ha detto...

Beh, scusa RB
cos’è il “tutto” che cambia?
Se con "all'epoca" intendi tra l'arresto di giugno e il fine settembre, data della lettera, allora è ovvio che il test di paternità, in via privata, era stato fatto, e velocemente,

mentre PER MESI fino ad oggi qui si trovavano mille motivi per dire
che tali test privati non avrebbe avuto valore
(valore ne hanno avuto, altroché, hanno devastato le sicurezze esistenziali di molteplici persone!anche se la madre e la gemella continuano a mettere la testa sotto la sabbia, chissà il fratello Fabio come l’ha presa…),
che casomai avrebbero confermato – viste anche le sbandierate somiglianze fotografiche – che MGB era sicuramente figlio di GB,

e si denigrava l’operato di ben quattro laboratori d’eccellenza, screditando i nostri scienziati nazionali, nullità a fronte della comunità scientifica anglosassone, anzi più anglo che sassone … (totalmente digiuni della lingua inglese per poter leggere gli eccelsi report pubblicati, senza tener conto che pure loro si aggiornano ai congressi internazionali e sui testi nella lingua d’oltremanica, per altro ignorando gli eccellenti testi prodotti dai nostri, di cui un esempio ce lo fornisce Ivana sul ‘fenomeno della eteroplasmia’ – cercatelo sotto un altro articolo).

E poi, se un errore di contaminazione per il mitocondriale è stato fatto, salterà fuori lo step nell’iter quando sarà oggetto di una super-perizia ordinata dal Giudice al Processo, se verrà ammessa la contestazione.

E, per tornare alla questione del test famiiare di paternità (asseritamente in forma privata di tutti i Bossetti), dirò di più: la Procura ne era perfettamente al corrente, non per niente il pm letizia Ruggeri durante l'interrogatorio del 6 agosto a MGB aveva chiesto: "Ma lei lo sa che neppure suo fratello Fabio è figlio di Giovanni Bossetti?".
La risposta era stata: "No, non so nulla e neppure ci credo. Non può essere vero". Era solo lui che ancora non sapeva! C’è voluto un mese abbondante perché ne fosse informato.

La domanda che possiamo farci piuttosto è: chi è stato a portargli la novità? Risposta: molto probabilmente il suo avvocato o la moglie.
Seconda domanda: chi è stato a mettere al corrente a QG? Risposta: molto probabilmente le solite ‘confidenze’ di qualcuno all’interno della Procura per spiazzare la Difesa.
Chissà se lo sapremo mai. Ma che importa!?

Nel frattempo una revisione coscienziosa delle proprie convinzioni, anche sparate a raffica qui, ce la dovremmo fare tutti, no?
Buonanotte, Mimosa

Anonimo ha detto...

Non darei per scontato che sia tutto vero. Per averne contezza attenderei la prima udienza e le perizie che intenderà accettare la corte. Ci sono avvocati che conoscono a fondo gli avversari........

Mimosa ha detto...

Caro Anonimo, non ho capito a cosa ti riferisci, ma lo sai bene, il “tutto vero” non esiste, esiste la “verità processuale” e né dalla prima udienza né dalla seconda , e nemmeno sempre dalla risposta dell’ordinario ricorso in Cassazione, e del “passato in giudicato”, potremo avere contezza del Vero.
Infatti, come tu dici, sta tutto nelle mani degli avvocati … i quali per mestiere e professionalità devono difendere anche i più incalliti dei delinquenti come i totalmente innocenti. Sicuramente i difensori di Bossetti con l’équipe ingaggiata faranno di tutto e mi auguro che ci riescano, se i loro sforzi saranno in linea con la “verità reale”.

ENRICO ha detto...

Mimosa

"Nel frattempo una revisione coscienziosa delle proprie convinzioni, anche sparate a raffica qui, ce la dovremmo fare tutti, no?"

Sacrosanto consiglio valido sia per le convinzioni" pro " che per quelle "contro"

PINO ha detto...

Cari MIMOSA ed ENRICO
Tirare le somme, significherebbe solo mettere in bella evidenza quello che ognuno di noi ha potuto mettere assieme, come si farebbe per fornire la qualità del sapore, quanto mai vago, di un anomalo minestrone.
Ammesso fosse possibile, si potrebbe distinguere solo l'aroma, inconfondibile, del dna, quale unica e reale componente del miscuglio.
Tutto il resto, ivi compresi le celle telefoniche, i passaggi del furgone, le pseudo testimonianze e le chiacchiere salottiere, formano solo una mucillagine di alcun valore culinario.
Difficilmente il collegio di difesa potrà vanificare quell'unico aromatico ingrediente, che, forse, condurrà il Bossetti ad una lunga carcerazione.
Questo, in breve, il mio modestissimo parere, sia pure espresso con una similitudine...culinaria:-)
Non ho trovato altra soluzione.
Ciao, Pino

ENRICO ha detto...

Ciao PINO !

Uhmmm… la similitudine culinaria di cui ti sei avvalso potrebbe essere non del tutto azzeccata perché nelle preparazioni alimentari molto spesso gli aromi utilizzati in cucina sono… sintetici ! -)))

(Ehi, è una “battutta” anche la mia, sia chiaro !)

Anonimo ha detto...

Ottima analogia: dipinge perfettamente la situazione e mi trova d'accordo. Molto azzardato per chi è" fuori dai giochi" esprimere un giudizio di innocenza o colpevolezza. Ma un dubbio di origine oggettiva rimane: come ha fatto quel DNA a sopravvive in quelle condizioni? RB

PINO ha detto...

@ RB
Evidentemente è stato somministrato nel calderone...in un momento di distrazione del cuoco.
P

Bruno ha detto...

Gilberto e TommyS mi trovo molto d'accordo con voi su quanto avete scritto. Inoltre domando se qualcuno lo sa, chi ha autorizzato la cremazione del corpo del Guerinoni, con la conseguenza di non aver più la possibilità di fare una ulteriore comparazione del dna non solo con i Bossetti ma con tutti. Per quanto riguarda Quarto Grado è incredibile che ci siano ancora persone che se bevono tutto di un fiato quanto viene detto in quella trasmissione. Se poi la lettera è stata scritta a Settembre, prima dell'esito del dna mitocondriale le cose cambiano visione o mi sbaglio? In ogni caso non dobbiamo per forza condannare una persona se non si è sicuri al 100 per cento della sua colpevolezza. Comunque in corte d'assise, con questi frangenti che escono ad orologeria per la difesa sarà una lotta dura. Con queste prove volatili e senza poter rifare le prove del dna sia della povera yara e sia del Guerinoni sarà difficile spunarla in nome del garantismo che tutti dovrebbero avere. Se questa si chiama giustizia.

Anonimo ha detto...

Chiaramente! Tuttavia la somministrazione nel calderone in momento di " distrazione" perderebbe senso, a mio modo di vedere, nel momento in cui l'illegittimità dell indagato è provata secondo tesi sostenuta dall'accusa. Mi spiego: che bisogno avrebbero avuto gli inquirenti di risalire apparentemente a ritroso alla reale paternità dell'indagato, candidato come possibile capro espiatorio, quando sarebbe bastato comparare ufficalmemte il suo DNA, con quello da lui furbescamente prelevato e finito distrattamente nel calderone? Ovvero perché andare a complicarsi la vita con tutta la storia della illegittima paternità? Forse per screditare ulteriormente l'indagato e conferire maggiore credibilità all'operato degli inquirenti? Tutto è possibile ma sinceramente mi sembra una costruzione un po troppo cervellotica e rocambolesca.... Considerando anche che occorre una mente particolarmente brillante x concepire un possano simile. RB

PINO ha detto...

A tutti gli amici del blog e relative famiglie auguro una SERENA PASQUA!

andres ha detto...

Grazie, Pino! Tanti auguri anche a te!

Gilberto ha detto...

Grazie Pino. Buona Pasqua a te e alla tua famiglia.

Anonimo ha detto...

Buona Pasqua a voi tutti.
Pat

ENRICO ha detto...


A Massimo Prati e a TUTTI voi :

BUONA PASQUA !
Enrico

Maddalena Nena ha detto...

Vi prego, non lapidatemi... so che ritenete MGB innocente, ma.... ho avuto testè un'epifania. Parto da un presupposto: ovvero che il dna di ignoto uno ritrovato su Yara, non sarebbe stato utile poichè degradato se stato 92 gg in quel campo con quelle condizioni climatiche ecc... Mi sono scervellata su questo dettaglio. L'unica risposta era che quel corpo non fosse stato lì x 92 giorni, ma che ci fosse stato portato solo qualche gg o sett prima del ritrovamento (cosa che collimerebbe con la stranezza dei non avvistamenti precedenti di elicotteri che sorvolarono il campo, e Yara era vstita di nero non scordiamolo, e con le ricerche fatte proprio in loco). Ma uno spostamento del corpo in "certe" condizioni ne avrebbe provocato non pochi danni... Allora mi sono detta: filamenti di iuta ritrovati su Yara+metri cubi di sabbia comprati da bossetti (ma nessuna traccia di sabbia sul corpo)....= Il corpo era stato chiuso nella iuta (da qui il processo di semimummificazione riscontarto, ed impossibile da attuarsi scientificamente in quel loco,con quelle cond. climatiche) e ricoperto dalla sabbia (forse per nascondere odori vari. Dopo quasi 3 mesi il sacco di iuta viene recuperato e "trasportato" o "scaricato" in quel campo, togliendo il corpo e portando via il sacco...

magica ha detto...

maddalena , dove potrebbe averlo tenuto quel sacco di yuta con il cadavere? a casa sua? sul posto di lavoro? , inoltre la sabbia mi sa che servi a bossetti in quanto muratore ,
sul corpo non fu trovato nemmeno un granello di sabbia. tu pensi che il corpo , sua stato difeso dalla sabbia da un sacco di yuta? la sabbia si intrufola dapertutto .