domenica 4 novembre 2012

Salvatore Parolisi: sentenze a confronto. Tribunale e procura di Teramo Vs tribunale e procura di Torino...

La giusta sentenza (clicca per ingrandire)
Negli ultimi giorni pare di essere entrati in un secondo turbinio di vento mediatico capace di creare, come il primo ancora in circolo, solo una grande confusione. Quando la polvere diventa fumo è quasi impossibile ritrovare la strada. Da tanto tempo ce lo fa capire, sia che parli in prima persona o che faccia parlare altri con la sua voce, l'avvocato della parte civile. Ora a lui si è aggiunto chi, riferendosi all'omicidio di Melania Rea e prendendo a pretesto qualche parola della Difesa, detta per far capire come le indagini siano rimaste al palo e non per altro, parla di camorra dimenticandosi che sul corpo della donna erano presenti tante e strane incisioni, incisioni che un camorrista non avrebbe avuto motivo di fare (la siringa bastava e avanzava). Ma la pubblicità cerca il suo sfogo ed ogni sito vuole vivere il suo momento di nuova gloria. Per più di un anno lo hanno vissuto i civettuoli che senza vergogna, e soprattutto senza aver letto nessuna carta ufficiale, spargevano sull'uomo le bufale della parte civile, ora tocca ad altri, a chi vede complotti in ogni angolo... ed il complottismo da sempre attrae tanti lettori. Non son rimasti delusi i primi, quelli del "colpevole perché fedifrago", non resteranno delusi neppure i secondi. L'unico grande peccato è che così facendo si perde sempre più di vista la luce e la realtà delle cose. E la realtà delle cose ad oggi ci parla di un uomo condannato all'ergastolo perché giudicato colpevole dell'omicidio di sua moglie. Di questo e non di altro si dovrebbe discutere per cercare di capire se il Gup Marina Tommolini, che ha ritenuto convincente e risolutivo il quadro accusatorio propostole dai Pm di Teramo, abbia emesso una sentenza in tutta coscienza, in base alla legge e scevra da pressioni mediatiche o di corporazione.

Per il giudice, mi improvviso oracolo e vi anticipo parte delle sue motivazioni, che probabilmente avrebbe avuto bisogno di vedere in aula un video simulato per capire quale movimento sanguigno si produca nel raggio d'azione di un accoltellamento, sono risultate irrilevanti o non credibili le prove a discarico che avrebbero dovuto consigliarlo ed indirizzarlo in 'zona assoluzione'. Irrilevante l'assenza di testimoni che collocassero l'imputato a Ripe di Civitella, irrilevante l'assenza di tracce che lo dessero per certo sul luogo dell'aggressione, irrilevante l'assenza di sangue, né suo né della moglie, sugli abiti da lui indossati il giorno dell'omicidio, irrilevante l'assenza di macchie ematiche da contatto sui vestiti della figlia, sul volante e sui sedili dell'auto usata per spostarsi. Come irrilevante gli è risultata la mancanza dell'arma usata per uccidere e degli abiti insanguinati indossati dall'assassino. Abiti che bastano per sconfessare le ricostruzioni ed il pensiero che vorrebbe il Parolisi partito con vestiti diversi (parliamo di un omicidio d'impeto o premeditato?), abiti non trovati, a questo punto è certo, perché da nessuno nascosti. E di logica questo significa che non esiste chi si sia cambiato a Ripe, significa che le vesti son tornate a casa assieme a chi le indossava, quindi al vero assassino (che li abbia bruciati poi, magari durante un picnik al pianoro, è probabile).

Per contro al giudice sono risultate rilevanti le quaranta e più persone che a mesi di distanza non hanno ricordato la presenza del militare e della figlia alle altalene. Ma la procura ha scordato di dirgli che solo una decina di queste lo avrebbero potuto vedere, che oltre trenta erano al di là del chiosco del Ranelli o addirittura nei pressi dei campi da tennis (quindi con la visuale impossibilitata dagli alberi). E si è dimenticata di dirgli anche che di quelle dieci, sei erano stese su un prato, intente a farsi i fatti loro, ad un livello molto inferiore al parco giochi (ed infatti nelle foto, pur se scattate da una posizione eretta, non solo non si vedono le altalene (degli scivoli manca la base), ma non si vede neppure la panchina sistemata in una posizione più favorevole). Si è dimenticata di dirgli che delle altre quattro persone, passate fra i giochi, han detto, sulle 15.00, si è stabilito l'orario di arrivo in base a quello di partenza preso dall'orologio analogico di una vecchia Ford Focus. Provate a chiedervi se qualche perito della procura è andato a casa del Barbizzi per verificarne il funzionamento... so già che riuscirete a rispondervi senza il mio aiuto. Ma a me ed a chi ha posseduto una Focus, risulta che gli analogici di qualche anno fa avessero grossi problemi. Però, a parte le testimonianze 'recuperate' nei mesi, altro al giudice è risultato rilevante. Ad esempio la traccia di dna su un labbro di Melania (embè? era o non era la moglie dell'imputato?), e la presenza di un'amante con le relative, inutili e pregiudizievoli, intercettazioni.

A farla breve, la logica ci dice che il Parolisi è stato condannato, o forse è meglio dire: giudicato, pur in mancanza di prove, con pochi indizi a carico ed in assenza di testimonianze che lo ponessero in cima alla lista dei sospettati. Il Gup, forse per incertezze personali, non è voluto salire sul treno dei dubbi preferendo infilarsi nel bagno di Ponzio Pilato. Però rinunciando ai dubbi ha perso l'occasione per aiutare e migliorare i carabinieri ed i magistrati di Ascoli e Teramo, persone dimostratesi in grado di far diventare complesso ciò che, se si fossero percorse tutte le strade, forse sarebbe risultato semplice. Perché è indubbio che l'indagine risulti monca (come ha fatto il giudice a non capirlo è il vero mistero). Tanto per citare qualche mancanza, si deve sottolineare che c'è una telefonata ma non c'è un telefonista, ci sono due auto che a cavallo dell'ora della morte (se è quella che il Gup ha considerato non lo può negare) salgono verso Ripe da una strada che porta anche al chiosco della pineta. Una in quel tratto si è addirittura ammaccata... ma non si sa di chi siano e se qualche passeggero da queste sia sceso (chi può garantire che all'interno non vi fossero la vittima ed il suo assassino?), ci sono un'ottantina di incisioni su una parete del chiosco, incisioni fatte con uno o più coltelli a serramanico (e guarda il caso Melania è stata uccisa con un coltello a serramanico), ma non si sa chi le abbia fatte. Le mancanze sono molte di più, è vero, ma a mio parere bastano queste tre, forse piccole o forse no, per dire che si è indagato a 90° e non a 360.

Non è la prima volta che ai giudici viene portata una visione parziale dei fatti, e non sarà l'ultima che il giudizio di primo grado scanserà la logica e si appiattirà all'Accusa. Certo, una sentenza del genere lascia l'amaro in bocca, ma è ancora più amaro il sapere che nell'Italia della giustizia di Ponzio Pilato e di Arlecchino (anche se tutto il mondo è paese io parlo del mio) i crimini, i criminali ed i processi, non siano giudicati con la stessa bilancia. Al Parolisi è capitato l'ergastolo e davvero non si sa se sia colpevole, ad altri è capitata la libertà... e si sapeva che colpevoli lo erano. Per capire cosa intendo paragoniamo all'omicidio di Melania Rea quello di Antonio Andriani, ed al presunto assassino Salvatore Parolisi il certo assassino Paolo Scialuga. Partiamo dall'inizio, dalla morte di Antonio, un travestito che col nome di Asha da anni cercava clienti a Torino, all'incrocio fra via Cavalli e Corso Ferrucci. E' la notte di San Valentino del 1991 quando ad Asha si affianca una Renault blu con due persone a bordo. Una breve trattativa e decide di salire. Si accomoda sul sedile a lato del guidatore, Andrea Corrado Giordano, prendendo il posto del suo amico, Paolo Scialuga, che si sposta su quello posteriore. I due, di 24 e 26 anni, sono figli della 'Torino bene'. Il padre di Andrea Corrado ha un'azienda che lavora nel settore pubblicitario, quello di Paolo è un colonnello dell'esercito. I ragazzi prima di andare nella zona dei travestiti sono stati in un prato di Villastellone. Lì, forse per noia o forse per allenarsi, hanno scaricato il caricatore di una Luger, una pistola acquistata dal Giordano non si sa come non si sa dove, sugli alberi.

Antonio Andriani, quindi, sale in auto pensando di appartarsi con dei clienti. Non ha il tempo per rendersi conto che così non è, perché dopo cinquecento metri uno sparo rimbomba all'interno della vettura e spezza la sua vita. Cos'è successo? Paolo Scialuga, sistematosi alle sue spalle, gli ha puntato contro la Luger e quando si è girato verso di lui gli ha sparato. Per quale motivo? A dire il vero non si sa, nessuno dei due lo ha mai spiegato, di certo l'omicidio non deriva da una malattia mentale. La perizia psichiatrica chiesta dal difensore, ed accettata dal Gup, non ha riscontrato deficit di alcun tipo. Per cui il crimine non nasce dalla pazzia. Ma neppure è opera di due sbandatelli di primo pelo: Paolo Scialuga è un chimico e Andrea Corrado Giordano parla ben quattro lingue. Oddio, qualche deviazione c'è: nel diario dell'omicida i carabinieri trovano svastiche e slogan razzisti, e lui stesso nell'interrogatorio ammette d'essere appassionato di cronaca nera. Gli piace analizzare i crimini, dice, e sottolineare gli errori degli assassini per capire come abbiano fatto a tradirsi. Detto questo torniamo alla notte di San Valentino ed all'omicidio. I due sono in via Sangano, a poche centinaia di metri da Corso Ferrucci, con un morto a bordo ed una vettura piena di sangue. A questo punto non chiamano i carabinieri o i poliziotti, certo che no... loro in men che non si dica mettono in atto un piano ben congegnato.

Per prima cosa aprono lo sportello e buttano il cadavere sul marciapiede, poi portano la vettura in un altro punto della città ed infine, mentre il Giordano chiama i carabinieri per dir loro che tre persone l'hanno aggredito e si son portati via la macchina, che sta andando a fare la denuncia, il Scialuga prende un taxi, si fa portare a casa, dove ha del liquido infiammabile, e torna all'auto incendiandola. Con i sedili e le tracce dell'omicidio, brucia anche la pistola non riconducibile a nessuno. Insomma, i due mettono in atto una strategia degna di chi cerca di evitare l'errore commesso di solito dagli assassini... ma il Giordano non è un esperto come lo è il Scialuga. L'auto bruciata è identica a quella in cui due persone hanno fatto salire Antonio Andriani, trovato cadavere, ed ha all'interno l'arma che gli ha sparato. Quindi chi indaga non può fare a meno di recarsi in casa di Andrea Corrado, il quale (primo errore) non si è ancora disfatto degli abiti della sera precedente... e nel giubbino vi sono tracce ematiche. Lui si giustifica dicendo che il sangue è suo, che lo ha perso dal naso quando è stato aggredito. Ma non convince. Inoltre non si è disfatto neppure dell'agenda (secondo errore). In questa ci sono i nomi dei suoi amici, tra cui quello di Paolo Scialuga. Viene interrogato e per ore ed ore continua ad insistere sulla versione data. Poi qualcuno passa alle maniere pesanti e gli dice che se il sangue sul suo giubbotto è della vittima per lui si apriranno le porte del carcere e non ne uscirà più. Ed ecco che il piano salta. Andrea Corrado parla e chiama in causa l'amico. Ma non sa per quale motivo abbia ucciso. 

E' indubbio che per l'opinione pubblica gli esseri umani abbiano valori diversi: la vita di una giovane madre, qual era Melania, non verrà mai paragonata o accomunata a quella di un ragazzo della sua stessa età che si prostituisce, qual era Antonio Andriani (seppure la vita di ogni essere umano sia unica per chi la vive e vorrebbe continuare a viverla). E' indubbio che per l'opinione pubblica anche i crimini abbiano 'valori diversi': chi uccide una prostituta o un transessuale, alla maggioranza pare essere meno colpevole di chi è accusato di aver ucciso la moglie (seppure un assassinio sia comunque un assassinio). Ma se l'opinione pubblica è influenzabile, gli spot pubblicitari lo dimostrano, per la Giustizia, che ha Codici Penali identici sia al sud come al nord, non può esistere una vittima o un imputato di valore superiore o inferiore. E visto che il delitto commesso da Paolo Scialuga non figura all'interno di una malattia mentale, può ben inquadrarsi in una premeditazione nata dalle sue strane idee ed hobby. Lui disse che la pistola se l'era ritrovata in mano perché rimasta sui sedili posteriori. Ma non pare credibile che dopo aver sparato agli alberi non l'abbiano riposta nel bauletto, preferendo buttarla col colpo in canna in un punto dell'auto a caso e fuori visuale (e se Asha fosse salita dietro? E se la polizia li avesse fermati per un controllo?). Inoltre le svastiche e le frasi razziste sul suo diario, fan ben capire come i travestiti potessero inquadrarsi in ciò che per lui poteva essere un 'bersaglio'. Se a questo si aggiungono le sue analisi sugli errori compiuti dagli assassini ed il depistaggio partito a tempo di record, si può di certo arrivare a configurare l'omicidio di Asha come un delitto premeditato. Insomma, se il Pm avesse voluto portare il giudice a questa conclusione, non doveva faticare più di tanto visto ciò che le indagini avevano appurato. Ma come detto, i due erano figli di persone bene... e non sempre i Pm si accaniscono sugli imputati, non sempre vedono le luci delle telecamere accendersi all'esterno dei tribunali.

Detto questo vi informo degli eventi che scaturirono dal momento del giudizio con rito abbreviato in poi. In primo grado la famiglia Scialuga si accordò con la parte civile. Per non averla a processo ed usufruire di attenuanti le pagò un risarcimento da cento milioni. L'avvocato del ragazzo, Gianpaolo Zancan, scelse il rito abbreviato e puntò tutto sulla malattia mentale... pur se non riscontrata dallo psichiatra. Per lui, ma in parte anche per Antonio Patrono, il Pm che sosteneva l'Accusa di fronte al Gup Paola Caprioglio, quella era 'la sera delle iniziazioni'. Per la prima volta i due amici avevano sparato e per la prima volta Paolo Scialuga aveva deciso di andare con un travestito. Il tutto era nato al momento e solo per scherzo... ma alla fine della fiera, ridendo e scherzando e senza rendersi conto di quanto faceva perché ancora eccitato dall'aver sparato agli alberi, il Scialuga aveva ucciso Antonio Andriani senza motivo. O meglio: lo aveva ucciso perché non se la sentiva di 'essere iniziato' da lui (non poteva scendere dall'auto?). E per un siffatto omicidio volontario, contornato da un depistaggio andato a male solo perché non si erano ancora gettati il giubbotto e l'agenda, la pena inflitta dal Gup passò dai 21 anni voluti dalla legge ai sei e quattro mesi ottenuti sommando sgravi su sgravi (era incensurato, al processo non partecipava la parte civile, il rito abbreviato toglieva un terzo della pena, eccetera eccetera). Non c'è che dire, davvero una condanna esemplare.

Ma attenzione... non è così che finì la storia! In Appello ci fu il colpo di scena e tutto cambiò direzione, ad iniziare dalla strategia difensiva che scansò l'omicidio volontario per passare a quello colposo. In pratica l'avvocato Zancan portò all'Accusa ed ai giudici una nuova ricostruzione, una ricostruzione che non parlava più di 'iniziazione' ma di incidente. Il suo assistito, povera anima, aveva trovato l'arma sul sedile posteriore e l'aveva presa in mano solo per scherzare ed intimorire il travestito. Non sapeva che era carica e purtroppo, una volta puntata sulla testa di Asha, per colpa di una curva fatta male, sparò un unico colpo che uccise Antonio Andriani. Ai giudici ed all'Accusa non parve vero di poter accogliere una ricostruzione finalmente fedele e realistica. Così l'omicidio volontario diventò colposo e gli anni di condanna scesero da sei e quattro mesi a due e cinque mesi... l'uomo fu subito scarcerato. Evviva la giustizia, si urlò nell'aula di Corte d'Appello del tribunale di Torino, la stessa in cui nel 2007 si condannò a sedici anni, senza avere in mano alcuna prova, Annamaria Franzoni. Ma la morte di Asha è tutta un'altra cosa. Qui si parla di una vittima che viveva la sua vita nel vizio erotico, di un uomo che ha ucciso per sbaglio e che alla fine ha confessato... non di bambini e madri di famiglia, non di imputati che si dichiarano innocenti.

La morale? Alla fine del gioco delle tre carte portato in tribunale, ad oggi risulta che ventuno anni fa a Torino una persona è stata uccisa per un tragico errore, per errore la si è gettata poi su un marciapiede, per errore si è tramato un depistaggio, per errore si è bruciata un'auto e, sempre per errore, ma di gioventù, si è mentito a chi indagava cercando di spostare i sospetti su tre fantomatici aggressori. Tutti questi errori sommati assieme hanno portato ad un altro probabile errore, o forse ad una sentenza giusta, ad una condanna di due anni e cinque mesi. A Teramo invece, alla fine del gioco delle tre carte risulta che una persona è stata uccisa, che anche se non c'è uno straccio di prova ed i tragici errori li han fatti gli investigatori, non in grado neppure di trovare un telefonista anonimo o il guidatore di un'auto ammaccata (l'avrebbe trovata la Polizia Stradale in una settimana fosse stata di un pirata della strada), il Gup all'imputato ha dato l'ergastolo. Ma per come è messa la nostra giustizia il tutto è da capire: la colpa è del fedifrago che si è ostinato a non voler confessare! L'avesse fatto...

Ucciso per gioco, articolo di Meo Ponte del 16 febbraio 1991
Sei anni all'assassino di Asha
Sentenza ribaltata... fu omicidio colposo

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514 commenti:

1 – 200 di 514   Nuovi›   Più recenti»
PINO ha detto...

@ MASSIMO caro, l'esempio che hai riportato, con il caso Andriani-Scialuga, riflette la spaziosa altalena sulla quale oscilla l'apparato giudiziario (non solo nostro), raggiungendo, talvolta, risultati che potrebbero definirsi oltraggiosi per il Diritto: quello vero. Ma il caso Parolisi, proprio in virtù di quanto hai esposto con chiarezza, e senza mezzi termini nel tuo articolo, riassume tutte le caratteristiche dell'assurdità.
L'evidente assunzione, da parte del team accusatore, solo di incerti indizi a carico dell'imputato, ed il rigetto, sistematico, di molti altri a favore dello stesso, ha posto in grave disappunto gran parte dell'opinione pubblica.
Si è assistito ad una insensata ripetizione dei casi Stasi, Sollecito e tanti altri, dove i castelli accusatori sono stati rovinosamente smantellati nei giudizi di secondo grado.
Giudizi che sono stati possibili ottenere grazie alle possibilità economiche degli imputati. Ma lì, dove tale possibilità viene a mancare, quale esito è riservato a chi, suo malgrato, incappa nella rete di una giustizia così amministrata?
Sta, forse, diventando di prammatica l'appiattimento dei giudizi di primo grado, alle deduzioni dei pm, vuoi per per evadere al più presto la pratica, vuoi per motivi di corporativismo, come accennavi, vuoi per motivi di insufficienza professionale?
Non vorremmo crederlo!
Certo è, però, che la sceneggiata si ripete, nonostante la buona volontà di quei magistrati (e sono tanti), che nel proprio mandato impegano soprattutto la propria ciscienza.

Anonimo ha detto...

err. corr. In chiusura: "coscienza" P

Vito Vignera da Catania ha detto...

Buona Domenica caro Massimo,complimenti per l'articolo e che come al solito metti in primo piano le tante incongruenze del nostro sistema giudiziario.Delitti di serie"A"di serie"B"di serie"C",L'omicidio colposo,l'omicidio premeditato,l'omicidio d'impeto,e via di seguito.In base alle prove o agli indizi inizia il patteggiamento dei difensori,al fine di far ridurre la pena.Ultimamente abbiamo assistito,che un "reo" confesso sta in libertà,e chi si dichiara innocente e non avendo riscontrato nessuna prova contro sta in galera.Quasi quasi conviene confessare,e dichiararsi semi infermo di mente,qualche anno in una clinica e poi uscire come se nulla fosse.Buona domenica a tutti.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
dici di indagini a 90 gradi ? Magari, sarebbero ben un quarto del totale, il 25 %. A me dà l'impressione che si indaghi ad un grado soltanto, e forse anche meno (30 minuti primi, 0 30 minuti secondi ?). In parte ciò è dovuto all'ansia di trovare il colpevole nel più breve tempo possibile, soddisfare le ansie di una pubblica opinione in senso lato, che scambia la giustizia con l'esecuzione sommaria, psicologicamente ferma ia tempi in cui si squartavano le persone, o le si crocifiggevano, o si mettevano su una graticola, dopo tortura capace di farti sputare l'anima anche se non avevi fatto nulla. Pare che 200 anni o più non siano bastati per far capire che l'indagine penale è null'altro che un tipo speciale di indagine razionale e scientifica, che richiede tempo, ancora tempo e sempre tempo. Tempo, pazienza, costanza, capacità di osservazione, capacità di analisi, ecc.: tantissime cose, ma mai la fretta.
Quando si parla di tempi "ragionevoli", non si dovrebbe intendere fare le cose in fretta, ma utilizzare ragionevolmente tutto il tempo che risulta necessario. Finché non lo si capirà, penso che non arriveremo mai a lavorare in modo efficiente e relativamente sicuro su questi casi.

Mimosa ha detto...

È proprio come scrivi tu Massimo nell’altro articolo sulle indagini-sbagliate-testimoni-difesa in galera, per l’opinione pubblica se i giudici sentenziano che una persona è colpevole significa che è colpevole... non si va in carcere senza prove.

Così è soprattutto per i famigliari che hanno perso un loro caro e si accontentano di una sentenza che assicuri “un” colpevole, pensando sia finalmente resa giustizia alle vittima.
Per quietarsi la coscienza affermano (come Claudio Scazzi l’altra sera a QG) che “devono pur credere in qualcuno”, devono affidarsi a chi svolge le indagini e fidarsi dei loro legali, parte civile spudoratamente l’alter ego dei PM, e alla fine, per non avere rimorsi, ripetono come pappagalli “la verità processuale è questa”.

Aggiungo qui l’ultima considerazione contenuta nel mio commento all’articolo citato anche da Pino,
la frase che si sente spesso dalla bocca dei difensori “Le sentenze vanno rispettate e noi rispettiamo la sentenza”, l’hanno inventata solo per non guastarsi i rapporti con i colleghi togati, non perché ci credono veramente.
È solo un modo affinché la gente, l’opinione pubblica, i cittadini a cui potrebbe capitare di restare un giorno invischiati in un processo (anche solo civile) accettino di perdere la causa.

Mimosa

Antonello ha detto...

Eh si, al netto del mondo mediatico e dell'ignoranza chiunque e' in pace e vive ha delle libere diversita' ma non ha dal punto di vista umano delle differenze, tantomeno dovrebbe averle dal punto di vista legale.
Io porto l'esempio di quel povero maestro che si vide catturato e sottoposto a Tso per quattro giorni, e passando sopra i cardini dell'estratto madre dei concetti di Basaglia fu per quattro giorni legato e privato di sostentamento letteralmente morendo di stenti disidratato.
Dal nostro punto di vista un caso ci prende, ci appassiona e ne vorremmo ricostruire il puzzle, qualche caso e nessuno sa perche' ha piu' quantita' di mistero di altri, ci appassiona, certo e' che sono sempre piu' strane le scelte orientative strategiche del mondo mediatico, per la cronaca un caso dovrebbe essere uguale all'altro, e via invece di uno ne parlera' un trafiletto mentre di un altro, piu' cavalcabile, ne parleranno intere paginate se non mesi di quotidiani, verissimo.
Qualche caso e' reinventato dal processo e qualche altro muore come nasce, ad uno l'imputato si porta un pool di dieci patrocinatori, all'altro l'avvocato che si offre per primo in cerca di successo e clamore.
C'e' chi vive di enormi ed imparagonabili differenze e chi muore di sole diversita', prendete un premier pazzo a caso, ho detto a caso, ed affibbiategli per caso un stolkeraggio ai danni ipotetici, che so, di Melania, poniamo il caso che la poveretta non volesse, che il potente invece dopo aver inutilmente ricattato lei avesse ricattato invece anche il marito, che sottoposto a superiori compiacenti avrebbe potuto essere distrutto in due minuti (noi umani abbiamo una concezione distorta di funzionalita' e potere), poniamo che la famigliola fosse stata messa in condizione di non sopravvivere se non cedeva i minuti di gloria dei bassi istinti del cretino di turno, mi chiedo in una ipotesi simile se lei avesse i fotografato e documentato l'ipotetico incontro del cosidetto innamorato con la recalcitrante ed ostica massaia dal cuore solo per il suo uomo, mi chiedo quanto sarebbe rimasta viva, come sarebbe stata inscenata la scena del rinvenimento, mi chiedo su chi sarebbe ricaduto il "limpido impianto" accusatorio, forse sul marito, ma non so.
Quale straccio di giornale avrebbe mai parlato di quella triste ed ipotetica storia per come e' in verita' posta, quale giornalista folle non sarebbe diventato in due minuti editore pur di accartocciare e buttare il suo articolo onesto e professionale che raccontava una storia se vogliamo cosi' banale e ripetitiva???
Perche' sono scene che si ripetono ad improvviso interim, addirittura una show girl si racconta che fu anche rapita e portata sulla Torre Eiffel per consumare una lauta cenetta al lume di caviale affumicato, se lo fa un uomo comune lo buttano nelle segrete fino a che la barba non gli raggiunge i piedi, il nostro problema e' sogniamo e che purtroppo lo sanno in troppi.

Mimosa ha detto...

In attinenza al presente articolo, i veri giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria dovrebbero fare una grande riflessione su due frasi che rimbalzano nei vari talk-show:

«Parolisi si è incastrato da solo, ha detto troppe bugie», «Le colpe di Salvatore sono la sua ingenuità».

Queste sono le colpe che gli hanno fatto meritare l’ergastolo, *non* perché ci sono prove schiaccianti che ha davvero ammazzato la moglie, d’impeto o premeditando, e poi straziato il cadavere, in due lassi di tempo entro cui è difficile dimostrare in maniera inconfutabile che tutto sia stato fatto.
Il Tribunale mediatico ha sentenziato! A Parolisi ben gli sta!

E attenti voi tutti altri italiani mentitori e ingenui, se vostra moglie o marito viene trovato morto l’ergastolo non ve lo leva nessuno,… a meno che non rendiate immediata confessione, ma una sola e sempre quella … non otto come Michele Misseri.

Mimosa

ENRICO ha detto...

«Parolisi si è incastrato da solo, ha detto troppe bugie»

Vorrei sapere QUALI sarebbero le " TROPPE " bugie che avrebbe detto Salvatore.

- Che era a CSM quando invece era a Ripe come sosterrebbe l'Accusa ?

- Che non aveva relazioni extraconiugali come gli avevano suggerito di dire i familiari della moglie ?

- Che non aveva distrutto il cellulare dedicato a Ludovica ma lo aveva nascosto in un sacchetto ?

Quali altre bugie avrebbe detto ?

Qualcuno potrebbe rinfrescarmi la memoria ?

Beh, certo : se vogliamo considerare "bugia" quella di aver negato di aver ucciso la moglie, capisco l'affermazione degli inquirenti !!!

Per quanto riguarda la sentenza

MASSIMO ha ben descritto il funzionamento della Giustizia ( italiana e non ) che ha sempre dimostrato di essere molto "sensibile" alle lusinghe del denaro, al potere politico, economico, religioso. militare, alla classe sociale

ENRICO ha detto...

Ps : scusate non ho finito di scrivere il commento . Lo riprenderò più tardi.
Ciao
Enrico

Antonello ha detto...

Mah, pensavo alla scheda della madre di Son., beh due ipotesi e' normale nascano visto le celle che aggancia, non per cattiveria ma in qualche modo dovra' pur spiegarsi quella stranezza.
A dire il vero un'ipotesi vi sarebbe, oltre a quella dell'appuntamento combinato formulata da Il bravo, devo ancora "inventarla" in tutti i particolari ma c'e', anche se non so quanto verosimile.
E se la piccola V. non si fosse mai mossa da Folignano se non prima delle 14,45???

anna ha detto...

perchè quando più di una volta ho parlato di mafia, qualcuno ha detto che sono una visionaria?Quando parlo dico sempre il vero un REA è stato arrestato per mafia,il fatto che questo REA non sia ne il padre ne fratelli di Melania la sostanza cambia poco ,hanno dei familiari che sono in quell'ambito,pur essendo loro persone oneste, è possibile che mai nessun magistrato ha messo in relazione l'arresto della soldatessa TITTA arrestata nella caserma di Ascoli Piceno per mafia ,stiamo parlando di affiliazione ai Casalesi con il delitto di melania Rea compiuto qualche settimana prima a Ripe?

Sono tutte coincidenze ? Anche il militare che alle 7 della mattina del 20 aprile intercettato nelle zone di ripe e dintorni, orario in cui si riaccendeva il cellulare di Melania,anche questa è una coincidenza?

IO non sapevo di questo pentito che ha detto che è coinvolta la mafia sul delitto di Melania, ma so quello che si dice nella mia provincia e chi parla in termini di mafia sono proprio quelli che frequentano la caserma clementi, è bello per voi parlare ma non conoscere i posti i luoghi e avere la certezza matematica che Salvatore mai avrebbe potuto compiere quel delitto, semplicemente perchè non aveva il tempo di compierlo.........

i capi della caserma clementi dall'anno scorso ad oggi sono stati tutti rimossi e spostati perchè?

io non sono una visionaria racconto semplicemente la verità se poi questa verità da fastidio a qualcuno è la dimostrazione che quella è la pista giusta....

vi ricordate quando vi ho detto che c'è una donna di cognome REA venuta ad abitare in un paese della mia provincia, ?chi è quella donna un familiare del REA arrestato?

Quel cognome è molto scomodo.sottolineo ancora una volta che MElania in una lettera affermò che se le fosse successo qualcosa voleva che la bimba stesse con la sorella di Salvatore e non con la sua famiglia......Perche Melania non si fidava della sua famiglia?
Che cosa significa la frase che il papa di Melania disse rivolto a Salvatore non l'ha saputa difendere abbastanza? Il signor Rea sapeva che Melania doveva essere difesa dalla mafia?

Se c'è di mezzo la mafia è chiaro che la bambina non sarà mai al sicuro.......nemmeno con salvatore in galera.......
non sono visionaria nemmeno quando dico che il Gionni è l'avvocato dei mafiosi perchè è così.......quindi la scelta da parte dei Rea di questo avvocato è voluta proprio per questo?

Certo i mafiosi qualcuno li deve difendere ma che i Rea abbiano lo stesso avvocato è alquanto singolare o vi sembra tutto normale?

anna ha detto...

i testimoni che hanno visto salvatore melania e la bimba partire da Folignano alle ore 14,10 li hanno visto passare per via Roma, la strada che congiunge folignano a san marco passando per ascoli piceno, per andare a san Marco passando per Ripe la strada è all'opposto.
Io penso che la Tommolini oltre alla minaccia ricevuta a novembre con la macchina incendiata , abbia subito minacce anche durante il processo,abbia condannato Parolisi per tutelare la sua vita.
Vogliamo scordare la lettera minatoria che arrivò a Parolisi da un mafioso che sta in un carcere del suD?Sarebbe curioso sapere come questo mafioso ha potuto scrivere questa lettera di minacce e farla uscire senza che all'interno del carcere nessuno lo vedesse.....

Anonimo ha detto...

ANNA posta questo tuo commento in tutte le pagine facebook che parlano del delitto,in modo che la maggior parte di persone si faccia domande per "smuovere", per togliere Parolisi dal binomio MOSTRO-FEDIFRAGO. $

Anonimo ha detto...

Anna
NON ASCOLTARE l'anonimo $

Mimosa ha detto...

I PM attribuiscono a SP il “falso alibi”, il che – è stato ben spiegato – è molto peggio che “non avere un alibi”.
Non vedo l’ora di sapere con quali Dati di Fatto il giudice spiegherà nelle motivazioni della sentenza all’ergastolo come è possibile che :
-una persona venga uccisa a coltellate (23 e non 35, cambia poco) in un posto dove per arrivarci in auto si deve dribblare tra frane, strade sbarrate, pullman militari parcheggiati e una panda gialla in sosta sul ciglio di stradine strette, sgattaiolare inosservati tra sentinelle a ogni 100 metri e pure tornare indietro senza essere mai avvistati, tantomeno dai miliatri che avevano appena finito di pasteggiare nel medesimo luogo del crimine
-un cadavere rimanga esposto due notti e un giorno senza subire l’attacco degli animali e senza che nessuno se ne accorga?

Non sono “false ipotesi”? Non sono “false presunzioni”?
Eppure queste sono state le convinzione di Marina Tommolini,

della quale nelle aule di giustizia teramane si dice: «Il suo nome è una garanzia per difesa e accusa». «Un giudice serio e scrupoloso», così la descrivono al palazzo di Giustizia di Teramo. Ma Marina Tommolini è un giudice che va avanti per la sua strada. E procede senza tentennamenti. Preparata, intelligente, brava. Sono questi gli aggettivi che usano per descriverla.


Mimosa

PS Anna, in certe aree geografiche alcuni gruppi di cognomi sono molto diffusi, e anche le omonimie.
Ho letto in un articolo che ci sono 6 Salvatore Parolisi in Italia e tutti su Facebook, tranne il nostro, ormai.

Anonimo ha detto...

da leggere e riflettere!
http://www.ilmediano.it/aspx/visArticolo.aspx?id=7545

Mimosa ha detto...

e allora anche qua:
http://tribunaitalia.it/?p=2550

tabula ha detto...

@Massimo
per la prima volta da quando leggo il tuo blog, te lo dico in parole semplici, non capisco dove tu intenda andare a parare.

Sarò demotivata io, ma non comprendo questo girare intorno all'argomento riproponendo vecchi casi.
Ma forse intendevi dire che la pena inflitta a Parolisi è insolitamente dura considerando la totale mancanza di prove fisiche della sua responsabilità materiale all'omicidio.

Quello che posso osservare io da persona comune, è semplicemente che un giudice che emetta una sentenza in lacrime non appare come un professionista che stia esercitando il proprio mestiere nella piena libertà valutativa del caso e nella piena e totale convinzione della pena che sta infliggendo.

Ovvero: quel giudice non sembrava convinto di ciò che stava facendo e la sentenza emessa ha tutti i connotati per essere in disaccordo con i suoi sentimenti e le sue personali ragioni.

Non so se sia possibile contestare questo, invece di attendere le motivazioni, per il palese sospetto di un condizionamento che abbia forzato la sentenza.

Non essendo del mestiere, non ho la più pallida idea riguardo la possibilità che una sentenza possa essere contestata a partire dalle condizioni psicofisiche del giudice,
ma una considerazione rispetto alla mancanza di serenità valutativa del giudice nell'esposizione della sentenza emessa è tutto ciò che ho da osservare.

tabula ha detto...

Mi spiego meglio, Massimo.
Tu fai un parallelo con un processo distante nel tempo e nelle dinamiche e nei soggetti coinvolti, per mettere in luce la differenza di pena in relazione ad una pari se non maggiore efferatezza del delitto.

Forse io, che sia chiaro conto meno del due di picche, avrei preferito mi si portassero ad esempio altri processi evasi dal giudice Tommolini nei quali la sua fama di persona integerrima e scrupolosa si sia formata in relazione al fatto che la stessa non si sia mai accontentata di indizi, nè di affliggere l'ergastolo solo in base ad un processo indiziario,
ma abbia solo e soltanto considerato, nei casi passati, le prove oggettive, giudicando in base a quelle.

Chiedendosi perchè, per Parolisi, abbia cambiato registro infliggendo insieme alla condanna all'imputato anche un così duro colpo alla propria reputazione di giudice integerrimo e scrupoloso.

Antonello ha detto...

Anche fosse, carissima Tabula, viviamo in un paese, come per la verita' la stragrande maggioranza, in cui non basta una laurea ed un esame, seppure complesso e troppo spesso presentato come lascito genitoriale, per dirsi Grandi Professionisti, se serve per capire non accetto che sia strumentale al giustificare.
Viviamo in un paese in cui due Magistrati scherzavano ogni giorno per anni sul proprio futuro che sapevano scritto, e per la verita' sono migliaia i professionisti di Vero Valore che non si sono piegati al ricatto mafioso o politico, c'e' pure chi ha lasciato la toga e si e' dato ad una lotta senza quartiere nei comuni, in parlamento, in politica, laddove la "potenza" attira di piu' il riciclaggio, la disposizione di appalti miliardari, vi sono posti che si fa presto a sventolare come bandiere ma che vengono strumentalizzati o sottovalutati nelle rigorose responsabilita' che comportano, e non ne faccio una questione sessistica, quel posto e' cosi', se lo scegli, qualunque cosa riempia o svuoti il fisico, lo devi aver messo in conto, non lo puoi accettare e svolgerlo solo nel non disdicevole possibile, non vi sono scusanti, altrimenti si lascia la toga o la si asservisce al malaffare, i piu' Grandi denunciano e ci scherzano incoscenti su.
La vita e' importante, qualcuno si vende per aiutare parenti con malattie gravi, altri non potrebbero mai salire senza piegarsi, altri evitano il ricatto di carriera cedendo, altri nascondono l'improbabile per evitare l'inevitabile.
C'e' una vita spezzata di mezzo, una figlia che non potra' rivedere ne madre e ne ora, grazie alla sentenza, il padre, c'e' un omicidio brutale che e' solo uno ma l'elenco e' lunghissimo ed, in questo modo, le cose non cambieranno mai.
Solo uno, in pieno centro a Roma una coppia fa in tempo a scendere, solo che vedendo una motocicletta avvicinarsi lui si butta per terra, ma gli assassini non hanno fretta, arrivano e maciullano il suo corpo a crivellate, lui era legato forse da parentela con esponenti della banda della magliana, lei??? E lascio nel vuoto l'interrogativo senza fare alcun nome, notizie da trafiletto, certo, rende piu' il femminicidio, per carita', pericolo reale anche nei tristi numeri ma il problema e' piu' in alto di me o di Voghera, la questione e' vitale nei soli impiegati figuriamoci fra i politici, fra chi decide gli appalti per le grandi opere, chi puo' consegnare le chiavi delle sovvenzioni pubbliche al riciclaggio, alle mafie.
In questo se mi permetti la "donna" ha sbagliato di grosso reagendo all'attacco categorizzando le vittime invece che perseguire chi fa carnificina, si e' chiusa nel suo velleitario mondo rifiutando di confrontarsi con una realta' ben piu' sostanziale ed attinente che il "pisellino e la patatina", purtroppo dico io, perche' ci speravo ma evidentemente mi sbagliavo ancor di piu' io a crearmi illusioni che altri a creare i propri sogni sulle rovine altrui.
E questo non significa che assolvo gli incapaci che fino ad ora si sono arricchiti dei loro clamorosi ma mai riconosciuti fallimenti.
Ma dico io, ci vuole tanto a capire che e' una guerra??? Allora ci si pone la questione morale, si espellono i condannati, si invia l'esercito e si combatte la guerra, non e' che si mandano le fionde contro la mafia ed i manganelli contro i terremotati ed i lavoratori.

Anonimo ha detto...

ANTONELLO
Non so che darei per capire quello che scrivi.
Abbi compassione, ti prego, di quelli che, come me, certi concetti sono troppo complicati per capirli.
Non puoi essere più elementare, nello spiegare certe cose?
F.

santy ha detto...

cara mimosa

e se invece di un pentito fosse una pentita? una certa L.T.? cosa ne verrebbe fuori??

Santy

ENRICO ha detto...

L'avvocato della Difesa Gentile avrebbe affermato che la cosiddetta "pista dei Casalesi", sulla quale si sta facendo un gran parlare , è nata da un'enfatizzazione della stampa che avrebbe travisato ( eccone un altro !) le loro parole.
Biscotti&Gentile in sostanza avrebbero SOLO stigmatizzato il comportamento della Procura la quale non avrebbe accolto l'invito della Procura Militare di partecipare all'interrogatorio del pentito.
Tutto qui !

Ci sarebbe da chiedersi se stiamo assistendo ad una farsa o ad una tragedia.

Ps : perchè questo processo non ha seguito il Rito Ordinario ma la Procura si è affrettata a richiedere quello IMMEDIATO custodiale ?

Con l'accoglimento di questa richiesta si è privato l’imputato della garanzia del controllo giurisdizionale dato che con questo procedimento si ritiene inutile un riscontro in merito alla “legittimità” dell’Accusa in fase di udienza preliminare e si elidono anche eventuali ulteriori possibilità difensive che potrebbero essere esercitate contestualmente nella medesima sede

Mimosa ha detto...

Ciao Santy
mi sono collegata ora.

Una certa LT e il nostro SP non si sono mai conosciuti, lei ha fatto l'addestramento ed è andata via prima che lui giungesse ad Ascoli.

Ne ho già scritto, perciò ora vado a memoria. Per due anni lei, tornata civile, è stata sotto controllo e vigilanza da lontano.
Ultimamente però lei aveva fatto domanda per ritornare nell'esercito chiedendo di essere integrata proprio nella Caserma Clementi di Ascoli, infatti dopo 10 giorni che era lì, l'hanno arrestata su mandato di Napoli.

Ricordo sempre a tutti che presso il Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri di Ascoli Piceno opera dal 2006 (circa) il ten. Consales, il quale è sempre a comandare la tenenza di Casalnuovo di Napoli che fa parte della compagnia Carabinieri di Castello di Cisterna, implicato in tutte le operazioni più delicate della camorra nella sua terra d'origine con diramazioni tra Marche e Abruzzo.

Non so che significhi, ma è notizia vera.

Mimosa

Mimosa ha detto...

Parole dell'avv. Gentile a QG:
"Negli atti c'è il tizio con nomi e cognomi, terminale di una ex soldatessa e traffici di stupefacenti"

Me le sono sognate?

Mimosa

ENRICO ha detto...

@ MIMOSA

No, non te le sei sognate le parole di Gentile.

E' stato lui che ieri ha detto che non si era " mai sognato" di insinuare che questi episodi potessero avere implicazioni con il delitto

Per questo prima mi sono domandato se si stiamo assistendo ad un farsa o ad una tragedia !

emax/massimo prati ha detto...

Cara Tabula, cerco di spiegare quale era l'intento dell'articolo.

Per prima cosa non ho solo paragonato i processi ed il crimine, ho anche scritto quanto penso, cioè che alla gente piace il complotto, come a chi vuole una condanna a tutti i costi piace il polverone mediatico fatto di bufale... e c'era in internet chi non vedeva l'ora di parlare di camorra e tirar fuori complotti (si sono persino accomunate le vittime: Sarah, Yara e Melania, come se ci fosse un unico comune denominatore).

E con questa nuova pista, che ho scritto non essere una prerogativa della Difesa (e mi pare che oggi i legali lo abbiano chiarito) ma sia stata tirata in ballo solo per far capire il modus operandi di chi aveva in mano le indagini (come dire: non si è indagato su quanto detto da un collaboratore di giustizia, su una pista eccellente quale la Camorra, figuratevi voi se durante le indagini hanno imboccato strade più semplici)...

Ripeto, con questa nuova pista, e lasciando perdere quanto in questo anno ha portato la parte civile, siamo arrivati a cinque strade impolverate, ufficialmente perché in realtà sottotraccia ne son già pronte altre. Prima di arrivare alla camorra si erano tirati in ballo i fan di Hitler, i satanisti, il giro di prostituzione alla caserma ed il progetto monarch (forse l'unico che con qualche variante ha la possibilità di entrare nel quadro) niente di nuovo comunque, di alcuni di questi si è scritto anche a riguardo dell'omicidio di Samuele Lorenzi.

Poi ho anche inserito un particolare che oggi, alla luce del giudizio e dell'ora della morte stabilita in tribunale, sulle 15.30/40/50, fa pensare: riguarda le auto salite e mai ritrovate, seppure una fosse ammaccata. Se Melania per i Pm fosse stata uccisa dopo le 15.30 queste auto potevano anche non avere un significato, ma se è morta all'ora stabilita in tribunale ne ha eccome... eppure non si son trovate (o non si son proprio cercate) come non si è trovato il telefonista.

Per quanto riguarda la Tommolini: casi di siffatti omicidi non ne ha mai visti in tribunale, le sono capitati sempre dei Reo Confessi (sia da Gip che da Gup) che avevano commesso il delitto alla luce del Sole (come il rumeno che ha ucciso la moglie con venti coltellate mentre i figli piccoli erano in casa. Reo confesso condannato da altri giudici a 14 anni), quindi non potevo fare un paragone coi suoi processi.

L'ho fatto con uno di venti anni fa perché identico nella forma a quello di Melania Rea e perché rispecchia in pieno la situazione "giustizia" per come era un tempo in Italia e per come è rimasta (nelle sue incongruenze fra procure e procure e fra giudici e giudici).

Fra l'altro l'Andriani era un trans, e già questo è attinente a quanto contestato dalla parte civile che cercando un movente più solido, dimostrando che anche loro non son convinti di quello portato in tribunale, li ha dati in pasto all'opinione pubblica parlando del segreto scoperto da Melania e che il marito non voleva svelare (si son fatte addirittura più perizie) come se i trans fossero le persone della vergogna che la società non deve tollerare (ma se nessuno li cercasse non se ne troverebbero per strada).

Ora dimmi: qual è l'esatto contrario di una madre, moglie perfetta e quasi santa, come si è dipinta Melania, se non un uomo con le mammelle che adesca altri uomini mentre è in strada nudo (girava indossando un tanga ed una stola di pelliccia e per questo era già stato arrestato)?

continua...

emax/massimo prati ha detto...

Ho scritto identico nella forma in quanto il delitto dell'Andriani ha delle analogie significative con quanto accaduto a Melania. Anche Asha era in minorata difesa al momento dell'omicidio (essendo seduta praticamente nuda sul sedile anteriore nulla poteva sull'assassino che le era alle spalle), chi l'ha uccisa ha usato crudeltà (Asha è diventata preda solo perché era un trans, prima di fermarsi da lei i due avevano provato a far salire un'altra che si era rifiutata), successivamente al delitto si è depistato, addirittura bruciando un auto in Corso Francia, cercando di spostare i sospetti su altri (come i carabinieri han detto essere accaduto a Ripe), ed al momento dell'interrogatorio si è mentito... e si è continuato a mentire per l'eternità dicendo che nessuno dei due sapeva il motivo per cui Asha era stata uccisa (conveniva ad entrambi non saperlo).

Ma in quell'auto c'è stata un'esecuzione, per me è indiscutibile, e l'omicidio era programmato da tempo... si è solo aspettato di avere in mano una pistola (e pare proprio che l'amico l'avesse acquistata quello stesso giorno in Svizzera). Poi, dopo averla provata per misurarne il funzionamento, si è agito come da programma già stilato.

Quindi, per come la vedo, pur in presenza di vittime agli antipodi fra loro, il modus operandi pare essere sostanzialmente identico... e se la legge è uguale per tutti chi deve portare avanti un'accusa in tribunale deve usare la stessa formula. Ed invece agli antipodi erano le vittime ed agli antipodi son stati i comportamenti processuali, sia dei Pm che dei giudici. Da quando in qua un Pm permette che una condanna per omicidio volontario si trasformi in omicidio colposo? Per quale motivo lo fa?

Ed allora chiediamoci cosa ha reso i due omicidi diversi. Solo i media ed il pregiudizio popolare che non considera di pari livello la vita degli esseri umani? O anche le famiglie coinvolte? Per capire che la condanna non è giusta basta fare un piccolo esperimento ed invertire i cognomi. Basta pensare ad una Melania Parolisi uccisa e ad un Salvatore Rea accusato del suo omicidio... c'è qualcuno che creda che il caos mediatico sarebbe stato pari a quello dell'ultimo anno o che il processo avrebbe avuto la conclusione che ha avuto?

Ora io ho cercato di fare quanto faccio sempre, riuscire a far ragionare chi legge il blog (anche chi entra per la prima volta, anche chi è colpevolista) per portarlo a capire che a volte l'ingiustizia va oltre il caso di cui si parla e che emotivamente ci coinvolge. Per come la vedo io, e per come dovrebbe essere in un paese che si dichiara democratico, Asha aveva gli stessi diritti di Melania Rea, né più né meno, ma a causa di persone pressate dalla famiglia (la parte civile conta troppo nei processi) e dall'opinione pubblica, a causa di un codice penale alleggerito da bonus benevoli in favore degli assassini, Asha è stata trattata come una vergogna da non ricordare e da rinnegare, (un omicidio mai esistito) ed i suoi aguzzini come persone da proteggere e riconsegnare alla società (quella del ceto alto in cui vivevano).

continua...

emax/massimo prati ha detto...

Ed ecco che nell'articolo esce la mia solita denuncia: agli imputati innocenti conviene confessare quanto non hanno fatto per ottenere i privilegi di chi uccide davvero. Perché i privilegi e le agevolazioni sono riservati agli assassini (che dopo pochi anni escono dal carcere e possono tornare ad uccidere). Dichiararsi innocenti in Italia non paga, perché si rischia di passare la propria vita in galera ad urlarsi innocenti. E questo accade perché la giustizia da tanti anni pare essere in "panne".

E se è vero che la Tommolini, come ogni gup e giudice dei tre gradi di giudizio, è solo una delle ruote del sistema giustizia, è anche vero che se un'auto fora anche una sola ruota, le altre si fermeranno di conseguenza per non rischiare un incendio o un incidente... a meno di non fare come si sta facendo da decenni in Italia, andare avanti a strattoni a causa delle ruote forate e dire che l'auto va che è una meraviglia.

Quindi la morale è: sono troppi i giudici che si lavano le mani col sapone di Ponzio Pilato e troppi i Pm che possono decidere come comportarsi con gli imputati. O accanirsi o ammorbidirsi. Per far funzionare l'auto occorre cambiare le ruote, per far funzionare la giustizia occorre cambiare chi invece di giudicare con logica e senza influenze esterne, si lascia trasportare o consigliare dal pregiudizio. Ed in fondo è quanto dici tu... se ho capito bene.

Ciao, Massimo

Antonello ha detto...

Sul forum pongono un'ottima domanda da rivolgere agli inquirenti, se e' vero infatti cio' che dice S., di essersi appartato con la moglie, e la figlia in auto, a Ripe tempo prima della scomparsa di M. e', o meglio era, un fatto accertabilissimo chiedendo i tabulati dei due cellulari di quel periodo.
Mi par di ricordare, Mimosa aiuto!!!, che furono estratti i tabulati di ambeduetre i cellulari in uso da inizio gennaio 2011 ai momenti del ritrovamento del corpo e quindi del cellulare.
Beh se le celle corrispondessero si avrebbe una prima risposta, c'e' pero' da sottolineare che non esiste una cella di Ripe e che la famosa 451 coprirebbe parte dell'area del chiosco ma non tutti i punti e non in tutta l'area, coprendo invece come sappiamo in maniera stabile vari punti di Colle San Marco oltre al punto corrispondente al monumento.
A ben vedere quindi la domanda ripercorre falsita' dette ai e dai mass media nel turbinio da overaccusing ma non ha sostanziale fondamento purtroppo.
Rammento invece che quattro procedure N.U.E. di geolocalizzazione pongono il cellulare di M. in una zona boschiva isolata di San Giacomo e che quel cellulare aveva persino il Gps acceso, chi vuole certezze si chieda se e' mai possibile non localizzare un cellulare localizzato e che sembra avesse pure il Gps acceso, e' tutto normale??? Va bene, il nostro utente Grisu' ci ha riferito, dicendo di aver fatto parte delle ricerche come V.F., che la zona era impervia e che vi era una impossibilita' fisica di accertare quanto indicava la N.U.E., ma allora perche' addebitare a quattro geolocalizzazioni limitrofe un errore comune di 3,2 chilometri da Ripe, dove gli inquirenti dicono invece fosse il telefonino???
Tutto normale e verosimile???
E le celle agganciate dal cellulare dell'amica sono normali e coerenti con le dichiarazioni??? No, chiedo per curiosita'.

Antonello ha detto...

Sul forum pongono un'ottima domanda da rivolgere agli inquirenti, se e' vero infatti cio' che dice S., di essersi appartato con la moglie, e la figlia in auto, a Ripe tempo prima della scomparsa di M. e', o meglio era, un fatto accertabilissimo chiedendo i tabulati dei due cellulari di quel periodo.
Mi par di ricordare, Mimosa aiuto!!!, che furono estratti i tabulati di ambeduetre i cellulari in uso da inizio gennaio 2011 ai momenti del ritrovamento del corpo e quindi del cellulare.
Beh se le celle corrispondessero si avrebbe una prima risposta, c'e' pero' da sottolineare che non esiste una cella di Ripe e che la famosa 451 coprirebbe parte dell'area del chiosco ma non tutti i punti e non in tutta l'area, coprendo invece come sappiamo in maniera stabile vari punti di Colle San Marco oltre al punto corrispondente al monumento.
A ben vedere quindi la domanda ripercorre falsita' dette ai e dai mass media nel turbinio da overaccusing ma non ha sostanziale fondamento purtroppo.
Rammento invece che quattro procedure N.U.E. di geolocalizzazione pongono il cellulare di M. in una zona boschiva isolata di San Giacomo e che quel cellulare aveva persino il Gps acceso, chi vuole certezze si chieda se e' mai possibile non localizzare un cellulare localizzato e che sembra avesse pure il Gps acceso, e' tutto normale??? Va bene, il nostro utente Grisu' ci ha riferito, dicendo di aver fatto parte delle ricerche come V.F., che la zona era impervia e che vi era una impossibilita' fisica di accertare quanto indicava la N.U.E., ma allora perche' addebitare a quattro geolocalizzazioni limitrofe un errore comune di 3,2 chilometri da Ripe, dove gli inquirenti dicono invece fosse il telefonino???
Tutto normale e verosimile???
E le celle agganciate dal cellulare dell'amica sono normali e coerenti con le dichiarazioni??? No, chiedo per curiosita'.

Antonello ha detto...

Ops, scusate il doppione.

tabula ha detto...

@Antonello

Al contrario di F. (Falce?) ho trovato il tuo post delle ore 17.21 scorrevolissimo e scritto di getto e con passione, se non fossi un'arida anima mi sarei commossa.

tabula ha detto...

@Massimo
Prima di tutto non intendevo essere ineducata contestando quanto scrivi nel Blog che ti appartiene.
Ovviamente, se il mio domandare è lecito poichè tu me l'hai consentito, il tuo rispondermi è una cortesia non dovuta ma gradita.

Ti devo dire la verità: se riesco a seguirti bene in ciò che strettamente riguarda il caso in questione, francamente mi perdo, ed il problema è tutto mio, quando adoperi una grossa fetta del tuo post per rammentare un caso che tra analogie e contrapposizioni ritieni opportuno ricordare, per parlare del sistema giudiziario in generale.

Di fronte a temi come questo io mi sento francamente piccola come una formica, e se già sul caso Parolisi la sentenza è stata demotivante, allargare il cerchio ad un sistema contestandolo nella sua totalità mi fa perdere di vista il punto, il nodo, il centro.

E posso dirti che di fronte a questo, io continuo a rimaner nel piccolo, e a chiedermi: "sì, ma perchè diavolo un giudice dovrebbe esprimere sentenza tra le lacrime, aveva forse il ciclo o le era morto il gatto? ma è il modo di lavorare questo, per una professionista accreditata?"

E non mi si dica che le dispiacesse per Parolisi, perchè nemmeno ne ha cercato la faccia.

E mi dispiace, Massimo, perchè io rimango ancorata al piccolo, ed al particolare.

A me non importa troppo leggere di casi passati, di analogie e contrapposizioni, ma ovviamente è un mio limite ed un mio problema.

nè mi interessa discutere del sistema giudiziario in generale: mi sembra un discorso inaffrontabile e generalista, ma non è detto che non sia gestibile da chi sappia guardare lontano, come tu hai sempre dimostrato di saper fare.

Forse, mi sarei aspettato una tua discesa in campo come facesti nella ricostruzione ipotetica ma attendibile e ricca di riscontri come poche ne ho letto qui e altrove, come quella delle due soldatesse, perchè come accennesti in passato, non è il problema della camorra in sè ma di un omicidio per motivi personali di chi poteva benissimo anche essere legato alla Camorra come alla Parrocchia e come al circolo delle ricamatrici.

Perchè perdere quella tua ricostruzione in un commento invece che farne un post?

Comunque, sono scelte, il blog è tuo ed è giusto che tu diriga la nave dove credi opportuno dirigerla.

Anzi, mi scuso per averci messo becco, volevo solo capire quale fosse il nesso, e ti ringrazio per avermelo spiegato: la correttezza non ti fa mai difetto.

Anonimo ha detto...

@Tabula
Se vuoi sapere qualcosa su come giudica la Tommolini, fai delle ricerche sull'omicidio Fadani ad Alba Adriatica e vedi la differenza tra le sentenze di primo e secondo grado.
tata

Mimosa ha detto...

Ragazzi
sui "pentiti" che diventano "collaboratori di giustizia" c'è d'andare molto cauti. Ci sono quelli veri e quelli falsi.
Quelli falsi giocano a prendere in giro le forze dell’ordine e la magistratura, e si divertono a cianciare che “sanno” qualcosa su qualcuno di importante in cambio di vantaggi. Ci è andato di mezzo persino l’innocente Enzo Tortora, e sicuramente tanti altri innocenti meno noti, molti dei quali ancora incarcerati.

Ora se questo specifico pentito vuole raccontare qualcosa su come e perché è morta Melania, non credo lui lo sappia di prima mano, se sa qualcosa è probabilmente legato più alla caserma che alla vittima,
ammesso che il tramite delle confidenza sia questa specifica ex soldatessa e le confidenze connesse ai motivi per i quali, con i suoi trascorsi, costei volesse mettere piede proprio lì, mentre l’intera compagine stava sotto il mirino della Procura locale e quella Militare.
A che titolo e con che ruolo voleva inserirsi?
Se le manette sono scattate dopo dieci giorni che vi era entrata, qualcosa avrà combinato nel frattempo, no?
L’hanno lasciata fare e poi, zac!
Sempre collegamenti tra Campania e Ascoli…
ma nonostante si ripetano da quasi dieci anni clamorose retate e arresti di gruppo coi titoloni “sgominata la banda che…”, le bande si rigenerano e i traffici si mantengono.

Se poi ci è andata di mezzo Melania, sarà difficile che lo sapremo noi, molto probabilmente lo sa già invece la sua famiglia. Ma non perché ne sia coinvolta direttamente, badate, non intendo questo né lo penso, bensì perché forse ne era stata “avvisata” (secondo l’usanza).
E' una delle ipotesi per capire se il "segreto" di M è attinente a ciò.
E' una delle ipotesi che anche noi avevamo già valutato: i traffici, vi ricordate?

Ma che la vittima sia Melania, che il marito sia all'ergastolo, se c'è da coprire, si copre ...
in gergo militare si chiama "perdita strategica" o roba simile, mi sfugge il termine, insomma il concetto è che con il sacrificio di pochi uomini si risparmia il grosso dell'esercito.
Altrimenti è un guaio per tutti, capite cosa intendo?

Ma forse la verità è da un’altra parte ancora.

Antonello ha detto...

@Tabula
pigliero' sul serio il tuo elogio, rarissimo, ad un mio post per scorrevolezza, sono commosso io ora.
Spero tu tenga conto che ho sempre posto l'accento, spero si sia sempre compreso scherzando, su una tua rara emotivita', sai che stimo la tua serieta' e perspicacia, non ho mai pero' ironizzato su una tua aridita' di cui sono sorpreso di leggere.
Hai le tue ragioni, io anche le mie e le esponiamo, sono pero' convinto dell'onesta' intellettuale di me come anche di te o di altri e questo rende fruttuosi tutti i dialoghi anche nella piu' insanabile divergenza.
Spero che tu abbia realizzato, oramai un po' ci si conosce negli stili, che non penso assolutamente che tu possa essere "arida", e' un termine che secondo me, da quel poco, non ti si addice, forse ci si spinge agli estremi per l'esatto opposto.
In verita' ho riletto il mio commento non compreso da F. e giuro non ho trovato pezzi incomprensibili, si ragiona su un testo, si va dietro ai significati che uno vuole esprimere, francamente non capisco, sono un po' complesso nel modo di esporre forse ma Dio mio, se volevo scrivere testi per il Giardino dei Semplici non mi impegnavo in casi tragici.
Forse che son arido io e dovrei lasciare spazio all'umanita' di certe lacrime ma ripeto, c'e' un omicidio "non omicidio" efferato, c'era una madre e moglie ed un padre che senza possibilita', ne seri indizi e ne tantomeno prove non potra' vedere piu' sua figlia e viceversa una figlia a cui nelle modalita' in cui sappiamo sara' proibito vedere colui che umiliato, spadrato, incarcerato e sentenziato a vita e' rimasto suo padre solo dal punto di vista naturale ed umano, anche se non e' poco.
Come poter non usare proporzionata aridita' nel giudizio ad una sentenza impossibile, in quei termini, condividere???

Mimosa ha detto...

Caro Pino, mi hai trovata “silente” per un paio di settimane, eh? Oggi non ne potrai più di me …
Ho un po’ di energia e un sacco di pensieri.

Continuo il ragionamento di sopra, aggiungendo cose che servono di risposta ad alcune domande espresse settimane fa.

In pratica ho detto che le chiacchiere di un qualunque finto o vero collaboratore di giustizia, potrebbero restare lettera morta, coperte da “top secret” nell’interesse superiore delle FF.AA.,
tuttavia voglio ricordare che il Comandante del 235°, appena insediatosi nei giorni dell’arresto del caporalmaggiore, disse
«nel caso il caporalmaggiore sarà prosciolto, l’Esercito tornerà ad essere la sua famiglia».

Ossia che “Parolisi, come soldato, fa parte della grande famiglia militare, quando tutto sarà finito lo riaccoglieremo tra di noi”.
Certamente ciò è stato detto più di un anno fa dal col. Vicari, avvicendato al col. Annichiarico, e chissà se lo pensa ancora oggi dopo la sentenza.

Ad ogni modo il caporalmaggiore scelto risulta «sospeso dal servizio ma tuttora nei ranghi effettivi dell'Esercito»,
“sospeso” e per ora non “congedato”,
dal momento che il reato per il quale ha subito la condanna non riguarda il suo rapporto contrattuale con l’istituzione,
il che significa per l’amministrazione statale attendere il terzo grado di giudizio della Magistratura Ordinaria.

Sira Fonzi ha detto...


Ciao Massimo, quanto è vero ciò che dici.
Una giovane mamma uccisa è una miniera d'oro ed è pronta sul piatto, basta un po’ di sciacallaggio verso il presunto colpevole ed il gioco è fatto.
Milioni di persone si identificheranno in lei e chiederanno giustizia.
Un trans ucciso potrebbe essere "utile" solo in assenza di eventi di cui sopra, ed allora si potrebbe proporre la storia commovente del ragazzo, della sua travagliata vita, dei traumi che ha subito in gioventù, che l'hanno portato ad essere quel che era, e bla bla bla...

Ma ci sono anche condanne inspiegabili che non possono che dipendere dalla discrezionalità dei PM e dei GUP e quindi dalla loro
forma mentis.
Me ne vengono in mente due:
Manuel Winston reo confesso del delitto dell'Olgiata, il PM chiese l'ergastolo, il GUP lo condannò a 16 anni

Alessandro Cozzi reo confesso, conduttore televisivo Rai, uccise con
50 coltellate Ettore Vitiello, il PM chiese 16 anni, il GUP lo condannò
a 14 anni

Ed allora cosa pensare, che se Parolisi fosse stato giudicato dalle persone protagoniste delle storie ricordate avrebbe avuto un altro destino?
Forse si, forse è stato sfortunato o forse sarebbe bastato che il Gup fosse di un altro sesso, Chissà!

Stavo riflettendo su un particolare, come poteva Parolisi crearsi l'alibi che conosciamo, se come sostengono gli inquirenti sul pianoro non c'era, e di conseguenza non avrebbe potuto sapere che il chiosco del bar e il bagno a quell'ora erano ancora chiusi?

Non so se mi hai risposto ad una domanda che ti ho fatto qualche giorno fa e che ti ripropongo scusandomi semmai già lo avessi fatto;

L'esposizione del corpo di Melania per tutte quelle ore non avrebbe dovuto lasciare residui di aghi di pino che invece aveva esclusivamente su una mano e dietro il collo, come da foto della relazione di Bruno?

Ciao Sira

Vito Vignera da Catania ha detto...

@ Mimosa.Cara Mimosa sai che non mi occupo tanto del caso Parolisi(di più del caso "Scazzi misseri",Tu dici che nel caso venisse assolto in appello,potrà tornare in caserma e riprendere il Suo ruolo.Benissimo.E in casa REA lo riprenderà il Suo ruolo?Oppure avrà sempre addosso quella "puzza"di probabile assassino? o si dovrà attendere il ricorso in Cassazione per ristabilire le cose? Ti faccio i complimenti per il Tuo grande impegno in questa causa .Ti auguro una felice notte.

Mimosa ha detto...

@Carissimo Vito
ma hai voluto scherzare, a quest'ora?
pensi davvero che in casa Rea il Parolisi riprenderà il suo ruolo? ruolo di che?
Ma nemmeno se verrà assolto ................... e credo nemmeno se verrà trovato il vero omicida.

Sai, ho sotto mano una vecchia notizuola che avevo postato il 29 novembre 2011 e che mi dai occasione di riportare:
nella "vita in diretta" di quei giorni hanno mandato in onda un'intervista ai genitori di Melania dopo la sentenza della Cassazione,
la mamma ha detto che aveva pregato tutto il giorno affinché Parolisi restasse in carcere, e la grande paura loro era che lui si sarebbe precipitato a riprendersi la figlia.

Pensi davvero che potranno esserci dei buoni rapporti e una vita normale, se verrà assolto?

Grazie per i complimenti
prima di "certi" interventi partecipavo con pari assiduità anche alla causa Scazzi.

Auguro anche a te felice notte e sereno risveglio.

Mimosa

Anonimo ha detto...

http://www.irno.it/oltre-lirno/lo-specchio/11680-da-parolisi-a-berlusconi-una-riflessione-su-media-e-giustizia

Antonello ha detto...

Ci son cose che lo accomunano con altri ma cosa distingue questo caso dalla stragrande e' anche che si ha un ergastolano su un caso in cui non c'e' di fatto l'ora della morte della vittima.
Facendo un primo elenco a vista mancherebbero:
1) Arma del delitto.
2) Vestiti dell'omicida.
3) Tempistica materialmente almeno possibile.
4) Dinamica che non puo' evitare di comprendere, se si vuole prenotare una cella a S., almeno un complice.
5) Moventi calzati come stivali ma di fatto deboli e privi di riscontri.
6) Ora della presunta morte ma io aggiungo anche il giorno incerto.
7) Analisi fondamentali di comparazione tese all'identificazione di tutte le tracce trovate a Ripe.
8) Manca totalmente un'analisi investigativa seria ed approfondita su alcuni ambienti vicini alla vittima.
9) Mancano le tracce del condannato sul luogo del delitto e le tracce del delitto sul condannato.
10) Manca una ricostruzione verosimile nel suo complesso.
11) Manca un indizio che possa essere grave, preciso e concordare con altri.
12) Manca l'alibi di tutte le persone coinvolte od anche solo marginali alla storia.
13) Manche una visione obiettiva a 360 gradi.
14) Manca il piedino di Cenerentola che calzi lo scarponcino dell'impronta.
15) Fra un po' mi sa che, se non si svegliano, manchera' pure S.

Antonello ha detto...

16) Ho dimenticato una prova ma e' solo un particolare insignificante e marginale.

Antonello ha detto...

17) Manca un telefonista ed un tentativo serio, che si poteva anche fare, di identificarlo.
18) Manca un movente ma anche un motivo a tutto quanto rinvenuto di M.
19) Manca una semantica logica a tutti le ferite rinvenute sul corpo di M.
20) Mancano tracce di animali che obbligatoriamente invece dovevano ritrovarsi in un corpo lasciato ipoteticamente due giorni e due notti a 1.200 m. s.l.m. in una zona di parco naturale con acqua vicina a disposizione.
21) Manca una importante e precisa rispondenza scientifica sul tampone positivo alla Sg, ed una sua interpretazione coerente e verosimile a partire dal fatto che il tampone era del tipo Rdsemen e che e' stato eseguito idal primo pomeriggio del 21 aprile in poi.
22) Manca l'identificazione di vari testimoni chiave scomparsi dopo i primi momenti della sparizione di M.
23) Manca un rinvenimento a San Giacomo di un cellulare che pure li doveva trovarsi.
24) Manca l'identificazione degli occupanti di un Suv e di una Stilo che sono passati da Ripe in orari compatibili con il delitto o con il deposito del corpo a partire dalla ricostruzione accusatoria.
25) Manca un luogo logico in cui un caporale istruttore possa aver aggredito e lasciato "in semipremeditazione" il corpo martoriato della di lui moglie.
26) Manca tutta la parte telefonica che deve aver preceduto di settimane e mesi l'epilogo di M.
27) Manca una sentenza coerente con i dati a disposizione e con quelli mancanti.

tabula ha detto...

Bravo Antonello!

E' mancata anche la serenità del giudice nell'emettere la sentenza..

Anonimo ha detto...

Bravo per che cosa?
Per aver elencato e dato un nome ad una catasta di frittate già cotte, ricotte e messe in frigo?

emax/massimo prati ha detto...

Tabula, non sono io il difensore ufficiale del Parolisi. Io scrivo in un blog e non mi occupo solo del caso Rea. Non c'è scritto "parolisi innocente" in testata, ma volandocontrovento; parola che ha tanti significati, non ultimo il non voler seguire quella corrente mediatica che tenta di appiattire ogni mente e creare un unico ragionamento pubblico a prescindere dalla verità e dalla mancanza di contraddittorio.

Detto questo a me pare chiaro che non sia il momento di "scendere in campo" con nuove ricostruzioni (ma è un mio pensiero). Nessuno per me dovrebbe farlo adesso, visto che siamo in una situazione evolutiva in cui si sta modificando il quadro. Ciò che è stato prima del processo non esiste più, dal momento che si è emessa una sentenza occorre ragionare solo su quanto il giudice userà per motivarla. Cosa conta dire ora che una ricostruzione è meglio dell'altra, dato che non si sa come la Tommolini l'ha ragionata?

Come faccio da sempre, quando avrò in mano la sua motivazione, la leggerò per capire se quanto ha scritto è logico o se è criticabile. Ora ragiono solo su quanto non credo possa riuscire a motivare, e non è detto che non inserisca articoli su questo aspetto, e sulla differenza di trattamento fra chi si dichiara innocente e chi ammette di essere un assassino.

Ciò che tu hai scritto è giusto se lo si vede dal tuo punto di osservazione, ma è, appunto, un punto di osservazione. Il massimo rispetto, in ogni caso, per quanto hai pensato e scritto... anche se un appuntino voglio fartelo. Mi spiace sempre, e non solo se lo scrivi tu, il leggere che essendo piccoli, insignificanti e senza voce, si preferisce osservare solo in caso in questione e non entrare su un argomento importantissimo (perché è generalizzare) come l'amministrazione della Giustizia. Questo ragionamento, ma è sempre un mio parere, fa perdere la società su tutti i fronti perché è un comportarsi come i giudici, è un lavarsene le mani e, di conseguenza, un lasciare che altri decidano per noi. La casta perciò resta com'è, con questa anche il particolare che ci sta a cuore, e dove sono restano anche gli inetti e chi decide della vita altrui sbagliando a causa della pressione dei media e della parte civile.

Per come la penso io, ma sono un granello di sabbia come lo siamo tutti, nulla nasce già grande e forte... anche l'essere umano nasce a poco a poco partendo da un minuscolo spermatozoo e da un ovulo. Cosa accadrebbe se questi decidessero di non unirsi perché piccoli ed insignificanti ripetto all'universo?

Ciao, Massimo

emax/massimo prati ha detto...

Sira, forse ho sbagliato io a non scrivere un articolo sull'argomento.

Ricapitolo il mio pensiero aggiustandolo alle perizie che a luglio del 2011 non conoscevamo: il corpo di Melania è stato "composto" quando il rigor mortis non era ancora in fase avanzata. Quando è morta era piegata a destra con le mani sulle gambe (il sangue uscito dal polso si è seccato su una coscia). Si fosse fatta pressione sugli arti al momento della rigidità (vento ore dopo come vuole la procura, ad esempio) il rigor mortis si sarebbe fermato e poi ripartito (e dall'autopsia i patologi se ne sarebbero accorti).

Questo è un altro punto a favore del Parolisi non tenuto in considerazione (visto che si parla di un depistaggio avvenuto la mattina successiva), perché se si vuol far risalire l'aggressione alle 14.50/15.00 e la morte alle 15.40/15.50, la manipolazione del cadavere deve essere avvenuta a ridosso della morte (tipo: una-due-tre-quattro ore). Quindi, in ipotesi, si spegne il telefonino alle 19.00 di sera quando tutto è finito ed il Parolisi è al pianoro per certo (quindi innocente).

Ora, per parlare di aghi di pino o animali: che le mosche si siano sbizzarrite sul cadavere lo dimostrano i tipici segni di sangue che lasciano in questi casi e che sono presenti in abbondanza, quindi pare proprio che il corpo sia rimasto all'aperto, e non al chiuso o al "coperto", per almeno 30/35/40 ore. Gli aghi di pino sono più sospetti: potrebbero mancare sulla parte superiore del corpo a causa del vento, di solito si fermano quando si incastrano con altri aghi o quando trovano un ostacolo, non su un giubbotto in pelle o su jeans di tela grossa, ma potrebbero mancare anche perché la mattina del 20 qualcuno ha controllato se tutto fosse in ordine ed ha finito di sistemare l'esterno. Prima di telefonare per far ritrovare il corpo, ad esempio... ed il cellulare ha scaricato le chiamate proprio la mattina del 20 aprile.

Ciò che appare certo, perlomeno a me, è che nessuno può aver manipolato il corpo, allargandogli le braccia e spostandogli il collo con tanto di sistemazione tricologica, dopo la sera del 18 aprile... ma io non sono né il giudice né uno dei difensori del Parolisì, magari ci sono carte che mi smentiscono e non le conosco. Ciò che è strano è che nelle perizie nessuno abbia appurato l'impossibilità di una manipolazione avvenuta il 19 aprile (perché non era una richiesta della corte?).

Ciao, Massimo

PINO ha detto...

@ MASSIMO
Nel tuo ultimo post indirizzato a Sira, hai toccato dei punti più che essenziali, oltre che discutibili anche senza conoscere le motivazioni che il gup addurrà per la sentenza inflitta.
Per cui, un articolo che focalizzi i punti sopradetti, sarebbe non solo opportuno, ma rappresenterebbe un preambolo, a quello che scriverai dopo aver letto le tanto attese "motivazioni".
Questo, il mio parere. Ciao, Pino

Mimosa ha detto...

Ora mi sfugge, ma c’era una ragione se pur “tecnica” del perché l’imputato non è stato interrogato in aula?
Non parlo delle “dichiarazioni spontanee” prima della camera di consiglio, intendo l’interrogatorio che si fa all’imputato (o non si fa?), solo in qualità di “teste”?
Ricordo che l’incidente probatorio gli è stato negato, perché?
Stella mi soccorri tu?

Gli si poteva chiedere di simulare l’attacco alla sentinella, per esempio, dato che qualcuno dice che era lui che lo insegnava alle allieve mentre io sapevo che era addetto all’insegnamento di “disciplina, sacrificio e lealtà” (non tecniche di assalto e difesa),

(qui c’è un’immagine di attacco alla sentinella nell’archivio fotografico di un Lagunare:
http://www.associazionelagunari.it/immagini_mario_quaglio.htm)

Gli si poteva mettere in mano un coltellino svizzero a serramanico e controllare quanta punta di lama sporgesse dal suo palmo e come veniva impugnato il manico, invitandolo a sferrar una decina di colpi su una tavola messa all’impiedi.

(come hanno invitato Michele Misseri a rifare il gesto di strangolamento con corda alla nipotina, …però mettendogli in mano il costoso foulard di seta della Brzz e invitandolo a mimare lo strangolamento sul collo di un carabiniere, il che mi ha fatto davvero ridere, immaginando le mani rozze di contadino su un foulard di seta che forse non ha mai visto in vita sua, con il rischio di strangolare per davvero il poliziotto… robe da Taranto-lati)

Lo si poteva portare a CSM con la sua auto e fargli rifare tutti i parcheggi e le manovre, così noi ci saremmo tolti dalla testa e dallo sguardo che quel muso di Scenic nera nascosto all’ombra del fogliame fosse sua.

Mimosa

emax/massimo prati ha detto...

Sì Pino, mi sa che riprenderò in mano le perizie e farò un articolo su ciò che non mi torna e che davo per scontato... Ciao, Massimo

Anonimo ha detto...

Mimosa, per l'imputato, vi è l'incompatibilità con l'ufficio di testimone, tranne alcune eccezioni ex art. 197 cpp. Collocato all'interno dell'istruttoria dibattimentale, in linea con i caratteri del sistema accusatorio, un ruolo fondamentale lo riveste, l'esame delle parti, che ha preso il posto dell'interrogatorio in sede dibattimentale. Tale esame ha natura eventuale poichè le parti sono sottoposte ad esame solo qualora ne facciano richiesta o consentano alla richiesta formulata dall'altra parte.
Ora in un giudizio abbreviato condizionato, nel quale l'imputato pone come condizione che siano assunti taluni mezzi di prova a colmare un deficit conoscitivo riguardante la questione di merito, il mezzo di prova dell'esame, sarebbe dovuto essere richiesto da questi. Ma l'integrazione probatoria può riferirsi solo alla prove necessarie per la decisione di merito ed esse non potranno essere incompatibili con la finalità di economia processuale del procedimento. Quindi le prove andranno centellinate ed è quello che a mio avviso la difesa ha fatto.
Anche il giudice può, qualora lo ritenga necessario, assumere prove indispensabili per emettere sentenza. Dal canto suo il Pm, può chiedere l'ammissione delle prove contrarie a quelle indicate dall'imputato.
In merito all'incidente probatorio, è nella facoltà della parte richiederlo ma è facoltà del giudice, rigettare la richiesta ed è quello che è accaduto nel caso in questione. Il gip ritenne non necessaria una ulteriore autopsia, ritenendo sufficiente la perizia di Tagliabracci. Evidentemente il gup non è stato dello stesso avviso, tanto da accettare la richiesta di giudizio abbreviato condizionato alle nuove perizie.

Che in Italia la legge non fosse uguale per tutti lo sapevamo da un pezzo, figurarsi poi, nel caso in questione dove il 70% del lavoro lo si è fatto in televisione o tramite i giornali.
La sentenza è maturata dopo poco più di tre ore di camera di consiglio, quindi immagino che servano pochi giorni per scriverne la motivazione. Ripensavo alla motivazione che il giudice invece adottò nel respingere la richiesta dei domiciliari: decretò che vi fosse il pericolo d’inquinamento delle prove, visto che Parolisi aveva nascosto il telefonino dedicato a Ludovica, come se il cellulare fosse l’arma del delitto. Con tale osservazione, si evince quello che allora per il giudice era il movente: l’imbuto! Chissà oggi se è rimasto lo stesso?
Sono curiosa di vedere come concilierà le tre perizie da lei stessa disposte con quella del Tagliabracci; come concilierà il dato che il dna resista per pochissimi minuti, con il fatto che Melania invece muore dopo alcune decine di minuti.
Per quanto riguarda la difesa, considerando che il processo si è svolto nella forma del rito abbreviato, ha dovuto selezionare i nuovi mezzi di prova da chiedere al giudice e, ad oggi possiamo affermare, che malgrado la sentenza, la sua è stata una mossa giusta, in quanto i risultati delle perizie sono scritti nero su bianco. Vedremo le richieste in appello….
Ed è normale che i difensori di Parolisi non sposino pubblicamente un’ipotesi in particolare, in quanto se si rivelasse infondata, crollerebbe l'intera difesa.

Stella

tabula ha detto...

Può darsi tu abbia ragione, Massimo.
Ed in effetti a pensarci bene anche a me sembra passato il momento di scendere in campo con nuove ricostruzioni, per quanto più pertinenti ai riscontri oggettivi di quanto lo sia stata la ricostruzione messa in piedi dall'Accusa, e per quanto la stessa, non supportata da alcuna prova fisica nè riscontro a conferma da parte dei periti, abbia avuto il potere di ottenere una condanna così dura ed esemplare.

In quanto al parlare del sistema giuridico in generale, io mi asterrò perchè la mia conoscenza in campo giudiziario non è sufficiente.

Certo le vedo anche io, processi con rei confessi per delitti terribili che ottengono pene irrisorie o che dopo pochi anni lasciano i colpevoli liberi di circolare come niente fosse.

C'è di sicuro qualcosa che non funziona a livello giuridico, e forse è il lasciare la facoltà decisionale al criterio personale, o forse lo è non valutare caso per caso con una commissione tecnica che possa discernere i riscontri probatori oggettivi da ciò che è semplice indizio o costruzione teorica.
Specie se una ricostruzione, come nel caso in questione, si erge come un castello in aria alimentato dal fiato di chi interpreta in chiave colpevolista fatti di per sè neutri o indifferenti alla questione, cadendo fragorosamente nel vuoto quando si è trattato di dare spessore alla costruzione appoggiandosi agli appigli scientifici, che sono mancati completamente.

Fatto questo preambolo, se è il caso mi atterrò a commentare quando e quanto rimanga nel piccolo e nella logicità spicciola, del resto per come la vedo io se la malta non lega insieme mattone su mattone, anche l'edificio più bello del mondo rimane solo un bel disegno sulla carta.

Anonimo ha detto...

riporto paro paro dal forum il mostro di firenze due asserzioni di tale silvialaura che meritano più ampia eco:
<>

Gordon

Anonimo ha detto...



G.

Anonimo ha detto...

a) non c'è modo di tracciare il cellulare di Parolisi il giorno e l'ora del delitto per asseriti e fantasmatici lavori in corso di TIM che a quanto pare hanno effetto solo sui caporali.

b) mentre Melania era appena scomparsa - e forse ancora viva - le forze dell'ordine avevano una geolocazione del suo cellulare con buona approssimazione ma se ne sono fregate. Perché la TIM ha dato tale geolocazione dalle 17.06 fino alle 18.53 quando qualcuno - sicuramente non Parolisi - ha spento il cellulare. E nessuna pattuglia ha preso la strada delle Casermette per vedere cosa ci faceva lassù il cellulare di una donna scomparsa. Hai visto mai, magari aveva bisogno di aiuto.


(scusate non sono pratico di tags)
G.

ENRICO ha detto...

@ MASSIMO

Concordo con quanto hai scritto stamattina ed in particolare con il tuo intervento delle 10:41

Purtroppo la maggior parte delle sentenze sono "cucite su misura" al tipo d'imputato e del capo di accusa. Non secondo ciò che è giusto ma secondo ciò che è più opportuno.

La Macchina della Giustizia risente pesantemente di un’organizzazione ampiamente inadeguata

Aggiungi che , nei casi di crimini efferati come quello di cui ci stiamo occupando, a fronte di uno sviluppo esasperato dell’indagine scientifica si è verificata una involuzione in misura uguale e contraria delle capacità d’indagine tradizionale la quale, al contrario, avrebbe dovuto essere a sua volta potenziata e
rivalutata per via del ruolo imprescindibile giocato dall’intuizione, dall’ osservazione empirica e immediata della scena del crimine, dall’analisi approfondita della personalità della vittima e del contesto socio- culturale e spazio-temporale in cui si colloca l’evento, dall’ approfondimento dei rapporti e dei comportamenti di tutti i protagonisti che, direttamente o indirettamente, sono implicati nella vicenda.
Aspetti che, se trascurati o sottovalutati, riducono le indagini ad un freddo confronto fra perizie scientifiche completamente decontestualizzate e pertanto ininfluenti ai fini della ricostruzione di un quadro d’insieme che possa contenere risposte il più possibile logiche e pertinenti ad una “verità processuale” giuridicamente accettabile

-----

@ Stella

Ripropongo una domanda che mi sono sempre fatto ( e che avevo scritto in un post precedente) e sulla quale mi piacerebbe conoscere il tuo parere

“ perchè questo processo non ha seguito il Rito Ordinario ma la Procura si è affrettata a richiedere quello IMMEDIATO custodiale ?

Con l'accoglimento di questa richiesta si è privato l’imputato della garanzia del controllo giurisdizionale dato che con questo procedimento si ritiene inutile un riscontro in merito alla “legittimità” dell’Accusa in fase di udienza preliminare e si elidono anche eventuali ulteriori possibilità difensive che potrebbero essere esercitate contestualmente nella medesima sede”

Mimosa ha detto...


Grazie Stella!

e ancora complimenti, hai un forbitissimo e chiarissimo modo di esporre una materia così complessa come la procedura penale,
credo sia una dote, oltre la competenza.

Mimosa

Mimosa ha detto...

Caro Massimo,
in vista del tuo prossimo articolo, ti lancio un altro spunto, riguada la questione scontrini.
Non è una quisquiglia, costituisce una lacuna nelle indagini e nelle prime perizie.

Girava la notizia «I due scontrini, che riportano l'acquisto di generi alimentari, portano le date del 18 e del 19 aprile».

Il 30 aprile 2011 si legge: «Per quello scontrino i magistrati nei giorni precedenti hanno lanciato appelli perché chi fosse stato in quei luoghi si presentasse per dire se avesse notato qualcosa di sospetto. Ancora nessun risultato.»

Alla stessa data da un’altra parte si legge: «I carabinieri hanno intanto individuato il negozio che alle 12,37 del 18 aprile ha emesso lo scontrino».

Infatti in seguito si è saputo che lo scontrino del 18 aprile era per un panino e due pizzette.

Parrebbe, se non si tratta delle solite imprecisazioni e approssimazioni giornalistiche, il secondo fosse per un panino e una bibita (bottiglietta d’acqua?).

Ci si è domandati:

-chi ha pranzato dalle 13 in poi alla Pineta di Ripe con un panino e due pizzette? I nove militari autisti che si erano portati dietro il loro lauto pranzo con tutti gli armamentari, posate, bicchieri, salviette ecc., hanno riportato via l’immondizia? Chi di loro ha fatto un salto a Villa Lempa alle 12.40 a comprare un panino e due pizzette? Hanno visto qualcun altro che mangiava accanto a loro? E costoro, che sarebbero potuti essere in 3, come ci erano arrivati al Chiosco se l’accesso alla zona era interdetto?

-nel cestino oltre agli scontrini è stato trovato il sacchetto di trasporto dei generi alimentari? qualche residuo del cibo e le salviette con cui le pizzette vengono di solito avvolte? e pure i tovaglioli per pulirsi la bocca?

-sugli scontrini ritrovati (e sull’eventuale resto dei pasti) sono stati cercati dna e impronte? è stato fatto un confronto con i 9 militari? Il dna femmile sulla bottiglietta di Acqua “Lilia” è stato confrontato con quello delle commesse della panetteria?

-se davvero esiste uno scontrino datato 19 aprile, qualcuno da solo ha mangiato al chiosco, come poteva non vedere il cadavere? O si tratta di un altro pezzetto della messa in scena per far rompere il cervello agli investigatori oppure una falsa indiscrezione, una “svista” giornalistica per far rompere il cervello a noi?

Mi auguro che la mia sintesi ti possa essere utile.
Ciao, Mimosa

Pamba ha detto...

Molto interessanti, Massimo, le tue considerazioni sulle auto viste a Ripe all’ora del delitto (secondo l’Accusa).
Che Colasanti non se la sia sognata, quell’auto ammaccata al ritorno, lo dimostrerebbero anche i segni di urto da parte di autoveicolo rilevati su una staccionata a Ripe (pag. 4 relazione Gino). Volendo trovarla, sarebbero state tracce molto interessanti da confrontare !

Verbale di rilievi tecnici e repertamento eseguiti il giorno 27.4.2011 in località Casermette del Comune di Civitella del Tronto (TE) (luogo del rinvenimento del cadavere di REA Carmela):
- sulla staccionata che delimita la via brecciata sulla quale sono stati rilevati segni di urto da
parte di autoveicolo;


Pamba

tabula ha detto...

E' un fatto gravissimo il fatto che un'automobile sia stata avvistata dalle sentinelle in orario compatibile con l'omicidio, avvistata sia all'andata che al ritorno, durante il quale presentava un'ammaccatura,
che nelle prossimità del chiosco si siano trovate le tracce d'urto dell'autoveicolo,

e che gli inquirenti non abbiano fatto nulla di nulla per individuare i proprietari dell'automezzo.

Ma dico io, nemmeno se ci fosse stato sangue sulla targa!

Antonello ha detto...

@G.
Ho seguito dall'inizio quella parte di discussione in cui era intervenuta SilviaLaura e credo che ci sia stato un incrocio di osservazioni da parte di piu' utenti sull'argomento.
Un utente, non ricordo il nick (forse per memoria volutamente corta) ha posto per la verita' una domanda che a prima vista poteva sembrare dirimente ma che partiva da preconcetti e da una visione forse parziale, senza offesa, e cioe':
"se e' vero che S., come da lui dichiarato, si sarebbe appartato a Ripe con la moglie e la figlia in auto era facilmente constatabile semplicemente raccogliendo i tabulati dei due e verificando le celle di aggancio del giorno indicato e se eventualmente coincidessero con Ripe".
L'utente pero' ha tralasciato un particolare importante, NON ESISTE UNA CELLA DEDICATA A RIPE, c'e' una cella, la 451, che serve alcuni punti dello spiazzo del chiosco, non tutti, ma nel contempo anche varie zone di Colle San Marco tra cui, con certezza riconosciuta dagli stessi atti, la zona del monumento.
Andare quindi a riprendere le celle agganciate dai cellulari in uso alla coppia il giorno in cui S. dichiara che si erano appartati a Ripe non sarebbe assolutamente dirimente per dire che era vero o meno il dichiarato da S.
A mio avviso era un tranello pacchiano di un colpevolista incallito ed a cui nessuno poi sul forum ha chiarito l'equivoco.
Dopo si e' aggiunto il commento di SilviaLaura che pero' parlava del giorno della scomparsa e delle ricerche sulle celle agganciate quel giorno dal cellulare di S. e di M. specificando che fra i due orari indicati il cellulare di M. in verita' sarebbe stato localizzato a Ripe, esattamente dove sembra nessuno sia mai andato a vedere.
Interessante anche la guerra di nervi a cui si assiste nel forum fra colpevolisti ed innocentisti, in mezzo come sempre i cauti e garantisti che chissa' quale colpa devono scontare nella vita da internauti.

Antonello ha detto...

Mi sembra invece molto probabile un gioco, si fa per dire, a tre di S. come invece accennava un altro utente, la possibilita' cioe' che Ludov. non sia stata affatto l'ultima e l'unica, la possibilita' che S. possa essersi scelto dopo la nubile soldatessa un'altra persona stabilmente legata apposta per non avere piu' problemi di asfissia masochistica, una persona impegnata insomma, una che poteva vedere tutti i giorni come suggerisce l'utente del forum, e che non amasse ricevere telefonate o sms forse perche' addirittura sposata.
La sera prima della sparizione qualcuno gia' poteva aver scoperto, puo' aver intavolato la discussione avvertendo prima M. e procurando poi il fatidico appuntamento a cui si son per la verita' presentate ben altre persone, puo' quindi essere stata una resa di conti fra amanti/e e moglie, in quel caso e' chiaro che sarebbe impossibile non considerare moralmente responsabile S. che, non potrebbe parlare se non gettando a ramengo un'altra famiglia, puo' essere stato un incidente "non voluto" di cui S. ha il sentore e che non si sente di sputtanare forse anche ipotizzando che potesse aver provocato M. l'aggressione a cui qualcuno puo' aver solo risposto non prevedendo la tragica conseguenza.
Non so se l'ipotesi regge, certo che e' forte in questa storia la tentazione esterna di un inserimento di una donna terza "nascosta dai nascondimenti e bugie insensate dette da S., che ha finito per firmarsi la condanba praticamente da solo, una donna terza fra M. e Lud."
Certo si fa per parlare e tener viva la ridda di ipotesi.

Noto intanto che c'e' qualche strano/a anonimo/a che si ingelosisce se qualche altro/a utente fa , a dire il vero rarissimi, complimenti, ogni volta risulto bovinamente incapibile, ogni volta santa solo critiche alla forma per sviare pure le sostanze, non vi capisco, lo dico sul serio, ogni volta accade questa strana cosa, "cose trite e ritrite" ma sempre negate carissimo anonimo/a inviperito/a, qualche giorno potrai spiegarti che invece te diverti e racconti buone novelle nascondendoti e criticando gli altri, invece e' una noiosa e ripetitiva, questa si tua, attivita' da persona che non ha altro da fare che scongiurare pericolosi complimenti ad altri.
Dio mio, a che livelli penosi.

Anonimo ha detto...

Mimosa, ti ringrazio, mi fa piacere sapere di essere in qualche modo utile a chiarire determiati aspetti. Ne approfitto anche per ringraziare, coloro i quali non hanno mancato di farmi sapere di aver apprezzato i miei interventi.

Enrico, un nuovo caso di giudizio immediato è venuto ad esistenza per effetto del D.L. 92/2008 convertito con la Legge n.125/2008. Esso va instaurato quando la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia cautelare ed a condizione che la richiesta del rito speciale non pregiudichi gravemente le indagini. L'enfasi è posta sulla consistenza degli indizi e sullo status di cattività. Su questa scelta del legislatore aleggiano seri dubbi di legittimità costituzionale in quanto il giudizio immediato comporta un sensibile sacrificio del diritto di difesa.
La legge ritiene in tal caso ragionevole sopprimere l'udienza preliminare che è la fase espressamente preordinata a verificare la fondatezza dell'accusa. La difesa viene privata forzatamente di una occasione per contrastare il cammino dell'accusa verso il dibattimento.

Stella

Anonimo ha detto...

@Antonello

ho letto.
una terza o quarta donna nella vita del caporalmaggiore non è da escludere.

Non trovo così sospetto il racconto di lui in camporella con la moglie proprio in quel punto.

Poteva essere stato con la moglie ma anche con la terza o quarta donna.

Le bugie che non mi spiego io sono quelle del giorno dopo a LUdovica.

Gli scompare la moglie e lui dice all'amante che forse è scappata perchè hanno parlato di separazione.

Allora non pensava che era morta, e sfruttava la scomparsa per dire che aveva parlato di separarsi mentre non era vero.

O sapeva che era morta ma non poteva dirlo e faceva finta che la moglie fosse scappata per la separazione.

O ne avevano parlato davvero quel giorno e lei è scappata via oppure lui l'ha uccisa.

Non capisco perchè dire a Ludovica che la moglie se ne era andata a causa della separazione.

Questa bugia è più sospetta secondo me.

Andare in camporella con la moglie non è assurdo come hanno cercato di far credere persone che con la vita sessuale di Carmela non hanno avuto a che fare.
Essere andato lì con un'altra donna può essere possibile.

Secondo me ci era andato davvero con la moglie e anche con le soldatesse, quello era proprio un suo posto per imboscarsi, e non era solo il suo posto ma anche altri ci andavano.

Un falso problema.

Ma dire agli investigatori: "ahhh ma questo è il mio imbosco preferito!" non era il caso.

PINO ha detto...

Mi pare molto interessante il particolare dell'auto, di cui Pamba ha riportato anche uno stralcio, estrapolato dalla relazione della Dr/ssa Gino.
Del fatto, se ne è parlato, nel corso dei nostri commenti, ma non con quella attenzione che meritava.
Riproposto in questo momento, di spulcio più rigoroso dei tanti, troppi accadimenti che hanno accompagnato l'intera, teorica ricostruzione del caso Rea, l'episodio dell'auto assume una particolare connotazione: quella, cioè, di una probabile indicazione di responsabilità diverse, sul delitto in parola, tralasciata dagli inquirenti, forse perchè non in armonia con l'unidirezionalità delle indagini, evidentemente prestabilita e mai modificata.
Di una simile negligenza, ne troveremo traccia nelle motivazioni della sentenza che il gup Tommolini presenterà?
Non ne troveremmo, forse, perchè il richiamo a tale particolare era contenuto in quella relazione che, stando alla sentenza, sembra proprio che il giudice non avrebbe tenuto in nessuna considerazione?
Vorrei poter dare una risposta, almeno a questo quesito che, come mille altri, ha caratterizzato tutta l'indagine.
Il particolare delle due auto, passate ripetutamente su quella strada, e notato dalle vedette militari; l'ammaccatura rilevata su una di esse, al ritorno; i segni dell'impatto di un'auto sulle pareti del chiosco di Ripe, è mastodontico! Come è potuto essere stato ignorato dagli investigatori, se non per il motivo che ho sopra riportato?
Questo, cara Mimosa, è un PUNTO sul quale spenderei volentieri anche mesi di riflessione. Un PUNTO che considero uno dei fulcri su cui si articolerebbe l'intera meccanica dell'azione omicidiaria.

ENRICO ha detto...

@ Stella

mi domandavo infatti per quale motivo la Procura avesse deciso di richiedere una procedura penalizzante per l'imputato nonostante mancassero le prove certe e gli indizi fossero aleatori.

Per il timore che Parolisi potesse inquinare le prove mi è sembrata una giustificazione assai debole

Anche da questo punto di vista la vicenda è sconcertante.

Grazie
E.

tabula ha detto...

Qualcuno potrebbe rinfrescarmi la memoria in merito agli orari di avvistamento della fiat stilo, sia all'andata che al ritorno e con i segni dell'incidente?

Vorrei capire anche a che distanza dal cadavere siano stati trovati i riscontri dell'urto dell'automobile contro la staccionata del chiosco.

Un particolare, l'urto avvenuto nei pressi del chiosco, che con un cadavere nei pressi ha una connotazione molto sospetta.

E' davvero incredibile che sia stata considerata una semplice coincidenza che in una zona semideserta come un bosco e con tutti quei tornanti e quelle curve una delle due sole auto avvistate su quella stessa strada abbia urtato contro la staccionata proprio negli stessi metri quadrati dove è stato ritrovato il cadavere di una donna, e per di più in orari compatibili con l'omicidio.

Si è tanto detto che il luogo prediletto da Parolisi e signora per gli eventuali rapporti en plain air dei quali è stata contestata la veridicità fosse troppo incredibilmente coincidente con il punto esatto di ritrovamento del corpo.

Ebbene: non è la stessa incredibile coincidenza avere la segnalazione di un'automobile che vada ad incidentarsi proprio sul luogo del delitto con tutto lo spazio disponibile a Ripe per andare a sbattere?

Non ricordo neanche se l'auto con le due persone accucciate all'interno e sui sedili posteriori fosse la fiat stilo o quell'altra, il fuoristrada.

sarebbe interessante anche
1) ricordare il colore della fiat stilo e del fuoristrada.
2) verificare la compatibilità delle ruote della fiat stilo con le impronte di pneumatici trovate accanto al cadavere.

Anonimo ha detto...

da Vanity Fair:
il 18 aprile, nelle stesse ore in cui Melania veniva uccisa, a Ripe di Civitella un maresciallo della caserma Clementi di Ascoli avrebbe avvistato un fuoristrada scuro che percorreva la strada provinciale che porta alla pineta a una velocità talmente elevata, che a un certo punto sbandò. A bordo, avrebbe riferito il militare ai pm Greta Aloisi e Davide Rosati, «c'erano due persone accucciate».
Il maresciallo avrebbe anche notato che il veicolo era incidentato sul davanti. Chi lo guidava? Perché non l'hanno cercato? Il militare ne aveva già parlato agli inquirenti oppure ha taciuto finora? E, se così è, perché non ne ha parlato prima?
Qualora la presenza del fuoristrada venisse confermata, si aprirebbero nuovi interrogativi nell'inchiesta. Infatti, ci sarebbe da chiarire perché le due persone a bordo stavano «accucciate».
E non solo: sempre il 18 aprile, tra le 15 e le 15,30, alcuni militari di Chieti che stavano partecipando a una esercitazione nella zona, notarono una Fiat Stilo grigia percorrere a gran velocità la strada provinciale che porta a Ripe. All'andata la macchina era intatta, al ritorno incidentata. Quel giorno a Ripe ci fu un incidente tra la Fiat Stilo grigia e il fuoristrada

Antonello ha detto...

@anonimo 04,07
Beh a pensarci bene, fosse vero che la coppia avrebbe parlato in epoca immediatamente precedente alla scomparsa la cosa piu' logica sarebbe per chiunque pensare ad un allontanamento volontario dovuto a quella motivazione, purtroppo io vedo, dal mio punto di vista, una coppia diversa da quella che solletica l'immaginetta mediatica ed amicale che potrebbe aver influito non poco, senza contare il "ma l'hanno presa" dei primi momenti, confonde un po' il fatto che ad ogni situazione possa essere anche umano dare motivazioni diverse altrimenti si potrebbe sospettare che S. abbia dato ad ognuno la spiegazione che voleva sentirsi.
Gli stati d'animo legati ai diversi momenti possono andar bene se tragici ed estremi i fatti ad essi collegati se ad esempio ad un attimo dopo esclusivamente da spiegare razionalmente, comincia a farmi dubitare se ad ogni esigenza e davanti a persone diverse dovremmo immaginare un S. che riconsegna verita' completamente diverse.
Interessante dal punto di vista logico invece il bivio d'interpretazione che sottoponevi.
Se S., durante il colloquio con Ludovica, a sparizione di M. avvenuta sapeva dell'eventuale epilogo della stessa e non aveva con lei mai parlato di separazione:
1) O l'ha uccisa lui e mentiva per salvaguardarsi al cospetto di tutti e di Ludovica.
2) O mentiva, cosciente ed incolpevole, per obiettivi sconosciuti in base al quale intendeva difendere Ludovica da conseguenze imprevedibili, una verita' scomoda, una donna terza sposata o roba simile.
Se invece S. nella stessa condizione posta sopra con M. aveva parlato di separazione:
1) O dopo i primi momenti di sconcerto genuino (me l'hanno presa) puo' aver dopo ragionato deducendo forse la cosa piu' logica non potendo vedere altro e pensando realmente ad un allontanamento volontario.
2) O ha ucciso lui o ha assistito e si copre con l'unica coperta che gli viene in mente in quel momento.

Analizzare e conoscere a fondo una persona come S. non mi sembra semplice, ha delle reazioni a volte fuori dai canoni, ha un modo tutto suo e giustamente di vivere situazioni estreme, nel bene e nel male, e questo impedisce un confronto con criteri standard o di protocollo, questo disorienta oltre a tutte le variabili del caso che possono non essere dipese da lui.
Sembra pero' che gli scienziati in televisione abbiano capito tutto sin dalle prime sue parole, bonta' loro.

Anonimo ha detto...

ciao
qualcuno sa dirmi se si possono trovare le perizie di Bruno , Gino ecc.. che vorrei leggere attentamente . Grazie

emax/massimo prati ha detto...

La perizia del dottor Bruno non è più in rete, a causa delle foto inserite (il garante alla privacy ha vietato la pubblicazione delle foto del cadavere di Melania). Se le vuoi inviami una mail e te le spedisco.

prati.massimo@gmail.com

Antonello ha detto...

@Tabula
potranno certamente compendiare altri ed essere piu' precisi, a quel che ricordo io delle badilate di articoli in merito il fuoristrada era scuro e non meglio descritto mentre la Stilo in un primo momento sembrava grigia ma l'indagine "a 360 gradi" sui macedoni verteva invece anche sul fatto che possedessero una Stilo, pero' di colore blu se non erro.
Il passo, o meglio la distanza fra le due ruote anteriori (anteriori???) che avrebbero lasciato una sgommata a poca distanza dal capo della vittima e' con certezza 1,60, sui fuoristrada posso rispondere io perche' mi sto tenendo informato per acquistarne uno, di quel passo ne esistono pochi e si parla logicamente di quelli piu' piccoli, Suzuky Jimmy, Daihatsu Terios versione penultima, o marche sconosciute non importate in Italia, poi vi sono praticamente tutte le piccole utilitarie 4x4 o meno, tipo Fiat Panda, Fiat Cinquecento, Ford Ka e di tutte le marche che coprono la fetta di mercato city.
L'orario sarebbe leggermente posteriore agli orari ipotizzati (o teorizzati???) dagli inquirenti per il decesso di M? ricordo che si parlava delle 16,00/16,30 ma le versioni sono tante ed anche agli atti confuse che non mi sento di dirlo con certezza.
Il punto della staccionata, che io sappia, non e' stato mai chiarito negli atti pubblicati, vi devono presumo pero' essere fotografie ed accertamenti nel fascicolo investigativo, sarebbe interessante rivedere i vari filmati effettuati dopo il rinvenimento del corpo per individuarne il punto, non e' detto che non ci tenti.

tabula ha detto...

Se l'incidente fosse avvenuto nei pressi del chiosco con una Melania cadavere proprio lì vicino, sarebbe una coincidenza di quelle impressionanti.

non risulta che quel pomeriggio gli astri convergessero in quel preciso punto del globo terrestre creando una specie di triangolo delle Bermuda di accadimenti spiacevoli.

Se la spiegazione è sempre la più semplice gli eventi incidente sulla palizzata/presenza di un cadavere sono NECESSARIAMENTE correlati.

Anche perchè quell'automobile è tornata indietro dalla stessa strada per la quale era arrivata, e questo significa che non ha proseguito oltre Ripe.

Non sappiamo se la destinazione del conducente fosse in qualche punto lungo il percorso ma possiamo osservare due cose:

1) osservare che lungo quella strada esistano pochi luoghi attrattivi a parte il chiosco, come bar, case, ristoranti.

1)dare per certo che quella macchina si sia per forza fermata là dove è andata a sbattere.

Ovvero vicino al cadavere di Melania, sempre che quando è giunta l'automobile o le automobili la ragazza fosse già cadavere.

L'orario dell'avvistamento della stilo non corrisponde esattamente al momento del decesso individuato dalla Procura, ma corrisponde perfettamente all'orario del decesso individuato dall'entomologo Vanin: ovvero quell'automobile è transitata sulla strada che va al chiosco di Ripe di civitella circa un'ora prima del tramonto.

Le cose stanno presumibilmente così: o chi stava su quell'automobile ha assistito all'omicidio ed è andato a sbattere, riuscendo però a fuggire e non denunciando il fatto a nessuno (!)

oppure è l'omicida stesso arrivato su una stilo che ripartendo dopo il delitto è andato/a a sbattere a causa della concitazione del delitto.

ENRICO ha detto...

@ Tabula

presumo che anche i legali della difesa abbiano rilevato gli stessi fatti che tu ora stai riproponendo all'attenzione e si siano posti i tuoi medesimi interrogativi ( a meno di non pensare che oltre un anno e mezzo si siano limitati a rigirarsi i pollici !!).

La domanda è : questi aspetti sono stati discussi in sede processuale e quindi segnalati al Gup oppure sono stati trascurati ?

Antonello ha detto...

@Tabula
le ipotesi ricordo che erano tante, non ultima che il colpo in testa rilevato dall'autopsia potesse essere dovuto da un improvviso incidente/frenata, direi che nell'elenco di coincidenze fuori dalla portata di Gig Ufo Robot vi sarebbe anche che la strada che xal bivio porta al chiosco sarebbe un simil rettilineo lievemente curvo, e' difficile insomma andare a sbattere contro la staccionata, bisogna o averci tentato apposta, o vi e' stata una distrazione dell'autista o qualcuno dentro l'auto dovrebbe avergli preso di mano il volante o averlo contuso con un colpo a sua volta.
In alternativa alla cecita' del provetto pilota od al suo (se l'ammaccatura fosse sul lato destro della staccionata e della stradina)aver scambiato l'uscita per cancellata direi che ci sarebbe da prenotarlo come guinness della sfiga o per un corso di recupero punti (voi ci scherzate).
La cosa che piu' mi fa pensare e' che M. potrebbe aver avuto un singulto di reazione, potrebbe aver colpito qualcuno, l'autista potrebbe essersi girato per sedare il trambusto dovendo per un attimo lasciar perdere il volante, sottolineo che i due ciclisti vedono "una forse due" figure femminili che ne inseguivano una terza fuoriuscita dal bosco vicino a fraz. Colle mentre qua, oltre al guidatore, la vedetra Colasanti riferisce "due figure femminili" accucciate sul pavimento del fuoristrada.
Dando per accertato che Il Colasanti non fosse in preda a delirio da casuale morso di vipera e che non avesse bevuto dalla fontana dei miraggi si dovrebbe parlare di una figura femminile che avrebbe inseguito M. mentre un pilota con un fuoristrada scuro avrebbe seguito la scena man mano che l'inseguimento "immaginario" si spostava nel bosco, catturata M. si potrebbe vaneggiare e fantasticare che possa essere stata portata sul punto dove le geolocalizzazioni ne hanno rinvenuto sino circa alle 19,00, orario dopo cui il cellulare si spegne per colpa del circolo maledetto delle Bermuda elasticizzatosi, le tracce, ma M. dovrebbe essere stata portata via un po' prima, diciamo appena resa "vagamente" innocua.
Partiti dal punto isolato di San Giacomo, dove la propagazione danza con le rondini di aprile, e dove il cellulare e' solo dopo stato localizzato Eva e Diabolik con M. innocua devono aver raggiunto, lasciando a San Giacomo il cellulare della vittima, sino a Ripe dimenticandosi di inserire sia la modalita' invisibile che il pilota automatico.
M. dunque a Ripe dalle 16,30 ed il suo cellulare a San Giacomo sino alle 19,00, fra tutte queste "sicure frottole" puo' essere credibile??? Quindi chi ha spento il cellulare alle 19,00 del 18/04/2011 e' tranquillamente ritornato a San Giacomo, magari con un fuoristrada macchiato di sangue internamente, mentre tutta la zona era impestata da impiccioni che cercavano M. sulle altalene oppure, oppure era parte insospettabile delle ricerche tanto da pensare che la sua presenza in una zona isolata boschiva di San Giacomo non potesse essere assolutamente notata come sospetta.
E' difficile vivere, forse diventa difficile anche morire ma tolto l'impossibile cio' che rimane dev'essere il probabile.
Regge la miniricostruzione futuristica???

Pamba ha detto...

Ragazzi, di questo proprietario della Fiat Stilo (è grigio chiara) abbiamo anche un identikit e l’orario del passaggio. Vi cito soltanto le informazioni che sono agli Atti.

L’orario del passaggio testimoniato dalle vedette è 15.00-15.30.
Da notare quanto scritto a proposito nell’Ordinanza Teramo 3° parte (pag. 173):

“quindi, si tratta di persona che nulla ha a che vedere con i fatti che ci occupano, che a quel momento si erano già interamente consumati”.

Lo hanno escluso a priori senza rintracciarlo, veramente assurdo! O forse non avendo fatto nulla per rintracciarlo lo hanno giustificato..con una presunta ora della morte antecedente!

La descrizione dell’uomo a bordo viene citata a pag 93 del Riesame dalla Difesa in base alle testimonianze delle vedette:

“Per contro, tutti riferiscono di un fuoristrada nonché di una Fiat Stilo di
colore grigio chiaro che transitava a velocità sostenuta con il volume della radio
molto alto, con a bordo un uomo dell'età apparente di circa 30/35 anni, con i
capelli corti, barba incolta, che indossava una felpa.”


Plausibili le considerazioni di Tabula, sul ruolo centrale di questa persona, che potrebbero essere confutate soltanto con il ritrovamento del proprietario della Fiat Stilo oppure.... con un orario del delitto totalmente diverso da quello dell'Accusa.

Pamba

Pamba ha detto...

Enrico, capisco che il tuo quesito delle 15.39 a Tabula è una domanda retorica, ma rispondo lo stesso perché questo caso è un esercizio di Logica al contrario.

I legali le avevano già scritte queste cose, le avranno anche ripetute al Gup, ma i risultati sono stati evidentemente gli stessi: SP è stato fortunato a passare due volte davanti alle vedette senza essere visto, tutti gli altri che sono stati visti in orari compatibili con il delitto non c’entrano nulla (a priori, perché non avendoli identificati non potrebbero neanche confrontarne le loro tracce o le tracce della loro vettura sul luogo del delitto).

Antonello ha detto...

@Pamba
15,00 significa dopo 20 minuti dall'ultimo militare che a Ripe aveva mangiato ma ritengo un po' presto rispetto alla ricostruzione sostenuta dai cani molecolari, da Ranelli prima edizione, da S., dai ciclisti, anziano e motociclisti, non possono avere avuto tutti delle traveggole quel giorno.
Tutti praticamente indicano un orario successivo oramai alle 15,00 come quello in cui avrebbero visto M. sulla strada per fraz. Colle, se quella che hanno visto era M.
Quindi se gli orari fossero giusti chi vedono o non e' M. o sul fuoristrada M. non poteva esserci e ritornano allora i dilemmi delle congiunture ancestrali su un incidente in orario di omicidio in un luogo di rinvenimento di un corpo.
15,30 sarebbe gia' piu' possibile ma io ricordavo molte ricostruzioni che parlavano di 16,00/16,30 ed il che' porrebbe la Stilo ed. Fuoristrada nel pieno di una ipotetica possibile ricostruzione, forse gli orari non sono cosi' determinati, dopo tutto la cognizione del tempo in una vedetta e' umanamente relativa anche se l'episodio deve aver fatto sobbalzare Colasanti tanto da annotare i riferimenti temporali.
Che io sappia le due auto non sono state fermate perche' andavano a velocita' sostenuta fino a che erano sulla statale e cioe' in vista, se poi hanno incidentato si potrebbe presumere che non hanno decelerato di molto sulla strada bianca per il chiosco.
Osservo che sul bivio vi era il pulmann delle esercitazioni con gli autisti che dovevano essere tornati dal picnic, il Colasanti, un sistema avvertito di sentinelle a distanza ed una camionetta che vigilava in itinere sulla rotabile.
Ricordo anche che il Colasanti aveva parlato di ambedue le auto entrate integre ed uscite ammaccate ed appunto di una radio a forte volume.
Da notare che il Colasanti viene screditato dal fatto che anche una golf scura passata di per certo dal bivio non viene da lui ricordata, che lui non ricordi e' anche possibile, che non ricordino tutti i presenti diventa difficile, che lo dimentichino gli inquirenti che un attimo prima utilizzano il particolare per screditare il Colasanti diventa buffo se non quantomeno sconcertante.
Di chi era quindi la golf scura??? E' passata di li quel giorno nelle ore del delitto??? Che ci faceva??? Come ha fatto a passare di li se a monte verso Teramo la strada interrotta era segnalata e se verso San Giacomo era appunto interrotta??? Tutti aldisopra di ogni sospetto tranne S. che era impossibile umanamente fosse li, invisibile e senza la possibilita' di lasciar tracce???
Chiedo agli anonimi se ne sanno qualcosa loro, se sono argomentazioni insignificanti, trite e ritrite.
Forse per scoprire l'autore di un delitto non bisogna partire da chi era presente nel momento in zona, forse sono cambiati i protocolli e non hanno avvertito chi voleva farsi invece sorprendere, troppe le anomalie per ritenerle normale danno collaterale, qui il danno e' ricostruente.

Pamba ha detto...

Non so Antonello, sugli orari ti posso dare ragione (più vicini alle 15.30) ma la questione del fuoristrada non mi convince. Mi spiego, sono sicura che sia stato visto assieme alle Fiat Stilo, ma non ho trovato negli Atti una testimonianza delle vedette simile (due persone accucciate dietro). Ne’ ho trovato che anche quest’auto fosse incidentata.

Invece della Stilo ne abbiamo la certezza, aveva la parte anteriore sinistra visibilmente incidentata, al punto da indurre alcuni militari a verificare se lungo il percorso avesse perso un pezzo della carrozzeria (cfr. Santo Maurizio, S.I.T. del 20.04.2011 e S.I.T. del 24.05.2011; Arrica Luigi, S.I.T. del 29.04.2011).

Quoto invece il tuo pensiero finale, che sintetizza benissimo e con amara ironia il teatrino dell’assurdo ;-)

Ctz Forse per scoprire l'autore di un delitto non bisogna partire da chi era presente nel momento in zona, forse sono cambiati i protocolli e non hanno avvertito chi voleva farsi invece sorprendere, troppe le anomalie per ritenerle normale danno collaterale, qui il danno e' ricostruente.

PINO ha detto...

Risulta vero che l'episodio delle auto sia stato fatto pervenire al gup Tommolini dalla difesa di Parolisi, come risulta vero che lo stesso sia entrato in possesso di tutta la documentazione contenuta nelle note difensive, ivi comprese le dichiarazioni dei periti terzi Bruno e Gino. Ma, mi domando, da dove si può dedurre che sia altrettanto vero che tali documenti siano stati letti e valutati nel loro contenuto?
Se la risposta fosse affermativa, ne azzarderei una seconda: perchè, allora, il verdetto è stato una condanna all'ergastolo?
Si può sempre obiettare che le motivazioni del verdetto il gup le renderà note entro i termini stabiliti. Certo.
E noi aspetteremo fiduciosi.

tabula ha detto...

Pino.. ma scusa!

Ma quali pensi che saranno queste motivazioni alla sentenza?
Credi che osanneremo alla verità rivelata? Credi che si schiuderà il sipario?
Non ci sarà nessuna rivelazione sconvolgente.
Non ci sarà nulla di nulla che già non sia stato espresso in altre sedi, opportune ma soprattutto non opportune.
Le argomentazioni saranno le bugie, gli imbuti, le amanti e compagnia cantando, saranno le solite deduzioni psicologiche e comportamentali.
Non c'è una prova regina, e la Tommolini disponendo quelle perizie che NON ha voluto prendere in considerazione dovrà farci i conti.
Non c'è una prova che sia una neanche se sulle gambe di Melania ci fosse stato scritto "Caserma Clementi" ci sarebbe la sicurezza della responsabilità del marito.
Figurarsi degli intagli che potrebbero da lontano vagamente e strizzando un occhio ricordare il simbolo degli alpini.

La verità è che già da poche ore dopo la scomparsa venivano diffusi i video per la ricerca di Melania, ed anche un'emerito sconosciuto assassino avrebbe potuto scoprire che mestiere facesse il marito della donna e andare a fare lo staging appositamente sulla base di questa notizia appena appresa.

Anche se io personalmente sono convinta che l'assassino conosca Salvatore al punto da ammazzargli la moglie nella sua alcova preferita per la camporella con le soldatesse.

Ma forse non lo conosceva poi così bene, sempre se vogliamo concedere che quei segni davvero richiamino lo stemma dei guastatori alpini, perchè Parolisi guastatore non è stato mai.

Ma io e te, Pino, guardiamoci negli occhi: noi che con le immagini abbiamo a che fare quotidianamente, sappiamo che l'accostamento delle incisioni sul corpo a quello stemma è una sciocchezza di dimensioni colossali.

Non c'è proprio riscontro.
E comunque voglio vedere se la Tommolini ha fatto una ricerca corposa in materia simbologica del peso ALMENO di quella di Mimosa, che già lasciava a bocca aperta, o se si è accontentata della stampata di una paginetta web qualsiasi purchè si potesse mettere in relazione in qualche modo con Parolisi.

Fateci caso: nessun giornale ha mai pubblicato la corrispondenza grafica tra quei segni sul corpo e lo stemma degli alpini.

Perchè è ovvio che sarebbe un confronto ridicolo.

ENRICO ha detto...

@ PAMBA

cercavo di capire se con la celebrazione del processo attraverso il rito alternativo richiesto dalla Procura ( immediato) il compito della Difesa ne sia stato penalizzato ed abbia dovuto ricorrere alla richiesta dell'abbreviato condizionato per "limitare i danni" .

Con il Rito Ordinario il collegio difensivo avrebbe avuto più chances di successo o non ci sarebbero state sostanziali differenze ?

Giro la domanda agli esperti e sottoscrivo i dubbi esposti dal Pino nel suo ultimo commento

Pamba ha detto...

@Enrico
La questione da te posta è molto interessante ed aspetto anch'io il parere di un esperto.

Da quanto rileggo in questo articolo, i legali della Difesa hanno subito tale decisione e protestato decisamente, ma il rito abbreviato condizionato sembra essere stata l’unica concessione della Procura.

“Hanno deciso di non passare tramite il Gip perché temono che l’inchiesta non superi il vaglio di un giudice terzo. Solo per questo motivo – dice Valter Biscotti che con il collega Nicodemo Gentile difende Salvatore Parolisi – vogliono andare direttamente a dibattimento. Sarebbe stato giusto il vaglio di un giudice terzo – aggiunge – questa loro decisione dimostra l’estrema debolezza dell’indagine.”
Il Messaggero 12.01.12 pag. 43 E. Man.

ENRICO ha detto...

@ PAMBA

in parole povere se il processo avesse seguito l'iter ordinario, in fase predibattimentale avrebbe potuto essere messa in discussione la fondatezza dell'impianto accusatorio ?

Ossia l'Accusa avrebbe potuto correre il rischio ( anche se remoto) di veder in parte vanificata, o comunque verificata la validità la sua azione?

Oppure ho capito male ?

Aspetto una risposta anch'io

anna ha detto...

io non scrivo su feesbook,non sono registrata e mai mi registrerò c'è un a violazione della privacy pazzesca,il cognome REA non è assolutamente della mia provincia ma la cosa strana è ce quel cognome su quel campanello è comparso da poco quindi qualcuno che si è trasferito dal sud con questo cognome.

Anonimo ha detto...

L'instaurazione del giudizio immediato, comporta un sensibile sacrificio del diritto di difesa, in quanto viene soppressa l'udienza preliminare, che è la fase preordinata alla verifica della fondatezza dell'accusa.
Disposto il giudizio immediato, l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato od il patteggiamento.
Nel caso in questione, disposto il giudizio ammediato, la difesa ha chiesto il giudizio abbreviato condizionato.

Stella

Pamba ha detto...

Grazie, Stella, per i chiarimenti.

In parole povere ..tra me ed Enrico ;-) quello che hanno applicato è il giudizio immediato custodiale. Lo hanno potuto fare, perché previsto dal D.L. 92/2008 convertito con la Legge n.125/2008 di cui ha scritto Stella nel commento di ieri sera. Ed i legali non potevano opporsi.

Hai capito bene, Enrico, nell’udienza preliminare si sarebbe potuto mettere in discussione l’impianto accusatorio! Però siccome Parolisi era già in carcere…

Che dire..tutte procedure legittime, e sulle quali nulla si può fare ormai, però è abbastanza assurdo, no?!

Buonanotte, Pamba

PINO ha detto...

@ TABULA
Proprio perchè con i segni e la loro aggregazione abbiamo una certa familiarità, ho sempre dichiarato ( e penso che sia legittimo supporlo ed esternarlo), che gli stessi, effettuati sul corpo ormai senza vita della povera vittima, siano stati solo il risultato di un disordinato, sfregio.
Non volevano significare assolutamente nulla; neanche il tentativo di un depistaggio, al quale si è cercato di associarli.
Addirittura assurdo, ritengo, volerli identificare come indicativi dell'assassino.
Quanto l'immaginazione va forzata, può partorire solo aberranti effetti allucinatori.

ENRICO ha detto...

@ PAMBA

E certo che le procedure erano legittime ! Ci mancherebbe altro. Non sono mica degli sprovveduti i Pm di Teramo.

Insomma, ( sempre in parole povere !) poichè i PM non avevano la possibilità di richiedere il rito immediato per ( mancanza dell') EVIDENZA della prova, hanno PRIMA scaraventato in gattabuia Salv e POI si sono avvalsi dell'ipotesi custodiale (che prescinde dall'evidenza della prova)

Almeno io l'ho capita così la strategia dell'Accusa-

Strategia che denota un accanimento verso l'imputato non sostenuto da ragionevoli certezze

tabula ha detto...

@Enrico
un accanimento sull'imputato non sostenuto da certezze è esattamente quanto abbiamo visto attuarsi su tutti i media, motivo per il quale ci si è trovati su questo blog nel momento in cui si cercava di capire se fosse solo una nostra impressione.
Il fatto che siano stati utilizzati strumenti legali idonei a non permettere che venisse messa in discussione la fondatezza dell'accusa a questo punto non mi stupisce nemmeno.

@Pino
Non credo che quei segni sul corpo siano così disordinati e privi di senso, di fatto sono stati completamente sottovalutati senza neanche provare ad interpretarli.
Certo è il fatto che la loro presenza parla di un depistatore dotato di stomaco di ferro e predisposto ad agire su un corpo morto, del quale non ha nemmeno chiuso gli occhi sopportandone lo sguardo.

PINO ha detto...

@ TABULA
Proprio la convinzione di quanto affermi, ci ha portato fuori strada.
Perchè cercare l'autore degli sfregi altrove, e non individuarlo nello stesso/i assassino/i?
In che modo quegli sfregi potevano essere depistatori, se non significare un odio senza limiti verso la vittima, quanto, se si voleva creare un depistaggio intelligente, poteva essere messo in atto una scena diversa e meno raccapricciante?
No, cara Tabula. Per me quelle che vengono definite "incisioni", non sarebbero altro che il segnale di un non soddisfatto, sadico desiderio di vendetta, odio e disprezzo, che la morte stessa della sventurata non aveva completamente saturato.
Un oltraggio che non avrebbe senso logico, se considerato parte di un macabro depistaggio, ma che troverebbe una spiegazione se visto come "volontà" di far male, oltre ogni limite.
Cosa, chi, o quale sia stata la causa scatenante di tanta ferocia?
Non certo il banale "imbuto" proposto come unico movente, dall'accusa.

Manlio Tummolo ha detto...

SUI GIUDIZI DI TIPO MONOCRATICO

A mio parere, ogni forma nonocratica (a giudice unico) di processo è iniqua, illegittima, incostituzionale, ancorché legalizzata per pure ragioni di comodo (illusione di snellire i processi). In qualunque esame, anche quello di licenza elementare, esiste una commissione, ovvero la compresenza di tre giudicanti. Figuriamoci viceversa che si debba decidere sulla vita delle persone (e non su un semplice anno scolastico) da parte di uno, anziché di tre o più.
In teoria almeno, in linea di principio, tra più persone vi è un dibattito, vi sono idee diverse che, confrontandosi, almeno in teoria dovrebbero raggiungere una conclusione più corretta, completa e ragionevole, che non con un tirannello qualsivoglia che stabilisca di proprio arbitrio che cosa infliggere alla vittima di turno.

Nel processo pubblico, anche qui teoricamente ed in linea di principio, si esercita un controllo popolare(stante la norma della Costituzione: "La giustizia è amministrata in nome del popolo"). Certo, è opportuna, anzi doverosa, una presenza razionale, ragionevole e critica (non una folla di giustizieri, di vendicatori e di sanguinari) del pubblico, sia come persone comuni, sia dei giornalisti. Ciò induce tutti i protagonisti ad un atteggiamento più consono alla gravità di queste situazioni. Appare poi indecoroso affidare un giudizio di questa entità a persone dalla lacrima facile, incapaci di controllare inutili ed ipocrite emozioni.

Il problema della ragionevole durata dei processi non può assolutamente pensarsi risolto sul piano della pura quantità, ma essenzialmente sulla qualità del giudizio, in modo tale che esso, per quanto possibile, corrisponda alla realtà dei fatti, non al calendario o all'orologio.
La lunghezza dei processi, del resto, non è data dal tempo effettivamente impiegato nelle udienze (spesso scarsissimo), ma dalla lunghezza abnorme delle pause tra un'udienza e l'altra: questo in generale, prescindendo dai grandi delitti, mediaticamente messi in mostra.

ENRICO ha detto...

@ PINO

concordo con te quando dici che le lesioni effettuate sul cadavere di M. sono : " il risultato di un disordinato sfregio.

Non sono invece sicuro se siano state inferte al fine di creare un depistaggio o se siano unicamente il segno dell'esplosione di una rabbia bestiale

Comunque, in entrambi i casi, la persona che ha compiuto "a freddo" questo orribile scempio non poteva nutrire nei confronti della vittima il benchè minimo legame di tipo affettivo, tantomeno quello che unisce un padre alla madre della propria amatissima bambina

PINO ha detto...

@ ENRICO
Certamente NO! Come poteva, proprio in virtù di quei legami?

La genesi della tragedia andrebbe ricercata nel movente; la dove l'odio e la brama di rivalsa (contro la coppia?) è maturata.
Ma perchè proprio e solo contro Melania?

Pino ha detto...

continua
p.s. Se lo sfregio sarebbe solo tale. Ho precisato che se si voleva organizzare un depistaggio "intelligente", oltre alla siringa infilata nel petto (se non sia anch'essa da annoverare nell'azione di vilipendio) poteva prepararsi una scena più convincente.

Anonimo ha detto...

err, corr non leggere il "Se" dell'inizio periodo. P

ENRICO ha detto...

@ PINO

Capisco quello che vuoi dire. Oltre ad un approssimativo depistaggio, gli sfregi indicano un odio feroce PROPRIO nei confronti dell vittima.

Quindi CHI e PERCHE' aveva motivo di detestare a tal punto M. ?

Quale pericolo o quale ostacolo poteva rappresentare la donna agli occhi di qualcuno ?

Sono le stesse identiche domande che ci siamo posti fin dall'inizio e che presumo si siano posti anche gli investigatori perchè sorgono spontanee - analizzando le dinamiche ed osservando la scena del crimine - anche ad una mente di normale intelligenza. A maggior ragione in chi, per mestiere,ha una preparazione specifica al riguardo.

Comunque a questo punto le nostre "chiacchiere" stanno a zero.

Non resta che attendere l'Appello e sperare che il collegio difensivo possa ( e sappia !) dimostrare l'inconsistenza dell'impianto accusatorio

Anonimo ha detto...

il marito hanno detto che era l'unica persona che poteva nutrire un odio così esagerato verso la moglie.
Ma non è vero..
Anche Ludovica nei messaggi facebook aveva dimostrato un odio abissale verso la moglie del suo amante.
Ma ha un alibi..

Ludovica è l'unica amante in carica che si conosce, però Salvatore non la incontrava da gennaio ..
Un san Valentino a cuoricini ha inframmezzato quei tre mesi, nel durante Melania tentava la ripresa del matrimonio.

In quei tre mesi senza Ludovica o Salvatore stava mettendo la testa a posto e allora non è vero che odiava la moglie, oppure poteva esserci un'altra amante.

Salvatore forse odia la moglie e forse no e come dice il Gip Cirillo stava molto bene col piede in due scarpe..

Abbiamo la possibilità di nuove tentazioni con le soldatesse e un luogo preferito da tutti gli istruttori per consumare rapporti, ed è il chiosco di Ripe..

Abbiamo uno sfregio che parla di odio!

Un uomo che voleva bene alla sua amante che però trascurava da ben tre mesi facendole promesse di vedersi senza mantenerle.

Nel frattempo aveva rapporti sessuali con la moglie, forse proprio a Ripe, forse proprio in quei giorni in cui i suoceri erano a casa loro occupando il lettone matrimoniale.

Poi i suoceri hanno spostato la data di quella visita alla figlia.

Ma la prima versione calza con le parole di Ludovica su facebook e con la prima versione dalla vicina.

Salvatore può essersi imboscato proprio lì con una soldatessa invece che con la moglie ed essersi spaventato pensando di averci lasciato tracce..
poteva mentire per non avere problemi disciplinari in caserma..

Sappiamo che c'erano almeno altri due uomini interessati a Melania e che potevano rendere gelosa qualche donna.
Sono i vicini di casa: il quarantenne e il marito di SV.
Melania era anche bella e questo può avere dato ancora più fastidio a una donna gelosa, soldatessa o meno.
Non era una donna passiva ma diceva chiaro in faccia quello che pensava.
Come Melania aveva minacciato un'amante poteva minacciarne altre.

Le soldatesse conoscono l'attacco alla sentinella tanto quanto i loro istruttori che gliele spiegano.

Le soldatezze hanno il piede piccolo e indossano anfibi.

può avere lasciato perline sul corpo solo una donna .

Melania si sarebbe allontanata solo con una donna.

Gordon

Simona ha detto...

Ma secondo voi è possibile che un marito posso assistere allo scempio che viene fatto alla propria moglie e stia lì a guardare impotente??mi riferisco a quello che disse il gip Cirillo che Salvatore avrebbe portato Melania a morire a Ripe..e poi non capisco nemmeno se un marito può lasciare la moglie in quello stato nuda e posso infierire in quel modo orrendo?scusate ma io non ci credo!!

Anonimo ha detto...

Brava Anna, non cadere nella loro trappola.
Pat

Kris ha detto...

In questa vicenda S.V. e consorte che ruolo hanno?
A me dà l'impressione che c'entrano...

ENRICO ha detto...

@ SIMONA

ctz "Ma secondo voi è possibile che un marito posso assistere allo scempio che viene fatto alla propria moglie e stia lì a guardare impotente??


Se Salv. ha assistito a "qualcosa" al massimo può essersi trattato di un alterco ( o di un inizio di un alterco) nel quale si era cacciata M. e che lui non aveva fatto nulla per evitare perchè ne aveva sottovalutato i rischi.

Non credo proprio che possa aver visto accoltellare la moglie

Ricordiamoci che aveva con sé la bambina e che la piccola - o fosse rimasta in auto o fosse addirittura in braccio al padre - avrebbe comunque udito le grida della mamma.

Una scena che di certo l'avrebbe sconvolta e non avrebbe potuto tornare ad essere serena e tranquilla, così come hanno affermato i testimoni presenti, solo pochi minuti dopo l'accaduto

Antonello ha detto...

La pista dell'eroina afghana incrocia il destino di una delle prime donne diventata soldatessa dei Para', fermata a Genova con 9 grammi di eroina , diventati 35 dopo la perquisizione, una centrale di spaccio sarebbe, secondo l'articolo, anche la caserma degli alpini di Tolmezzo dove nel 2001 S. torno' di stanza prima di essere trasferito al 235esimo di Ascoli, sullo sfondo la storia dei fucili riempiti di eroina sequestrati in segreto e mai cercati da nessuno.
Ma c'e' anche un accenno a Callegaro, all'esercito che nega ad un padre di presunto siucida il biglietto scritto dal figlio prima di spararsi in orario di mattino presto in un campo in cui nessuno avrebbe sentito nessuno sparo. L'ultimo incarico di Callegaro riguardava l'intera mensa internazionale insediata in territorio afghano, migliaua di militari di tutte le nazioni andavano a mangiare in quella mensa, forniture, appalti, Callegaro aveva avvisato che in quella mensa vi era qualcosa che non andava, non voleva pero' con lui parlarne al telefono, aveva scritto pero' e presentato una dettagliata relazione.
Il caso Callegaro e' forse uno dei casi limpidamente piu' strani e sembra debba essere archiviato fra i cosidetti "suicidati" a leggere le interviste del padre, che non crede assolutamente alla versione del suicidio "non assistito".
Non so se vi sono dei legami con la fine di M., bisognerebbe approfondire a 360 gradi.

http://www.articolotre.com/2012/11/melania-e-la-pista-delleroina-afghana/117115

Vito Vignera da Catania ha detto...

@ Enrico.Scusate se mi intrometto,ma vorrei fare alcune considerazioni. Il GIP Cirillo dice:Parolisi ha portato Melania nel posto in cui è stata uccisa.(E sul posto chi c'èra ad aspettarlo? jack lo squartatore)(1)Cosa che ritengo abbastanza inverosimile,che un marito porti con se anche la figlia.(2)Porto mia moglie e mia figlia sul luogo ed assisto alla macraba uccisione di mia moglie?Allora non abbiamo a che fare con un uomo,bensì con un mostro(3)Enrico dice:che se Salvatore ha assistito a qualcosa ,al massimo può essere un alterco in cui si era cacciata Melania,e che Lui nulla a potuto fare per evitarlo. Scusa Enrico ma c'è qualcosa che non torna,perché poi dici,non credo proprio che possa aver visto accoltellare la moglie.E allora secondo te Lui ha assistito al litigio e poi si è allontanato non volendo vedere la moglie che veniva barbaramente uccisa?e quindi che ha chiamato degli"amici" per uccidere la moglie?allora è colpevole per aver commissionato il delitto della moglie.Questo è quello che fai intendere,ma che io ritengo molto difficile che sia andata come pensi.Ciao

Mimosa ha detto...

Questo commento era dedicato ad ENRICO, ma ora che ho letto il suo intervento, la seconda parte del mio post serve anche a Vito Vignera da Catania (che saluto)

Enrico,
ti ricordi sicuramente che l’anno scorso avevamo commentato l’esortazione a parlare del padre di Melania più volte ripetuta nei primissimi con queste parole:
«Di fronte ad una morte, il giuramento allo Stato e all’istituzione militare viene in secondo piano»
mostrando così di sospettare che la morte della figlia fosse in qualche modo legata alla caserma.

In effetti i militari fanno un solenne giuramento non solo quando entrano nei ranghi, lo rinnovano ad ogni passaggio di grado (questa è la prassi). Del resto i suoi superiori hanno sempre detto che era molto rispettoso dell’autorità.

Se SP, ammettendo che abbia visto in faccia le persone con cui la moglie si doveva incontrare, sa o sospetta la responsabilità di qualcuno questo è sicuramente più in alto di lui, e credo che mai parlerà, non per paura bensì per l’onore.
In fondo “sacrificio e lealtà” erano materie che lui insegnava alle allieve … proprio lui deve venir meno?
È come se si considerasse preso “prigioniero” da mano nemica, l’addestramento insegna anche questo: resistere, resistere e resistere, mai cedere a fare rivelazioni, e cadere da eroe.

SP deve essere dello stampo un po’ raro oggi, anche tra chi veste la divisa.
Eppure guardate la grande dignità dei marò italiani trattenuti in India, eretti e fieri, rispettosi della divisa che indossano e della Nazione che rappresentano.

Mimosa

PS. Per queste ultime frasi, ahimé, ora mi aspetto i noti strali di Antonello ma, caro, guarda che ho conservato le tue opinioni in merito, espresse già l’altra volta, perciò, basta che mi mandi a rileggerle … risparmiamele ora, please, con il dovuto rispetto per le tue idee.

Vito Vignera da Catania ha detto...

@ Mimosa. Scusami cara Mimosa ,ma le affermazioni che fai da che cosa le hai dedotte? ma cosa ha visto oh sentito la moglie? e per l'amore e l'onore della patria ha "sacrificato" la moglie? mah, sinceramente ho molti dubbi che si possa arrivare a tanto.Forse è più semplice e con meno rompicapo Il caso Scazzi Misseri,di cui mi occupo,altrimenti mi va in pappa in cervello.Una serena notte cara Mimosa.

Anonimo ha detto...

non credo a un marito che vede litigare la moglie a Ripe e la lascia negli impicci andando via in auto..
pensando che la riaccompagnassero gli altri?
se P. ha visto qualcosa..
se sapeva di un incontro, è stato al pianoro di Colle, e NON a Ripe.
Per forza.

Lui si muove con la macchina per cercarla al pianoro e fa un giro dove Melania è passata PRIMA di approdare al bar ristorante Cacciatore.

non credo che il giuramento e l'onorabilità e la lealtà possano superare l'omicidio della moglie e la condanna all'ergastolo..

a meno che parlare della caserma danneggerebbe anche lui..

qualcosa peggiore di un ergastolo: la morte.
Se parla, P. non fa in tempo a salutare con la manina..

Gordon

Mimosa ha detto...

@ Gordon
infatti, una delle ipotesi, a ben leggere gli articoli pubblicati e firmati non da Massimo Prati, è che un appuntamento sia stato "concordato" AL MONUMENTO
troveresti anche un'ipotesi che SP lì avesse accompagnato o seguito la moglie, nessuno pensa siano arrivati a Ripe.

Mimosa

Anonimo ha detto...

@ GORDON (?)

SP non è mai stato, quel 18 aprile a Ripe, d'accordo.
Il rapimento si è quasi certamente verificato a CSM, ed il militare vi avrebbe assistito, impotente (per varie ragioni).
Ora, ripetendo la tiri-tera, il suo silenzio (e confermo quanto dici) SALVA SE STESSO, altro che onore e dignità.
Ma perchè tornare a ripetere una favola ormai diventata un fossile?
Per compiacere i nuovi "arrivi"?
O forse perchè il ciclo delle idee più bislacche è esaurito?
C'erano dei punti, suggeriti come degni di particolare attenzione, da alcuni commentatori. Lavorate su quelli, invece di rivancare un terreno già arato e rasato dall'erpice.
Gordon (?) FALCE ti saluta.

Anonimo ha detto...

ANCORA un appunto.

Massimo ha pubblicato questo ultimo articolo, per sottoporre all'attenzione di chiunque lo legga, la differenza di valutazione, di uno stesso reato, da giudici e tribunali diversi, rapportandosi alla sentenza con cui si è condannato Parolisi all'ergastolo.
Tema interessante su cui si possono impostare tutte le osservazioni di questo mondo. Perchè si perde tempo in discorsi che, ormai, sanno di stantio?
Vi saluto, FALCE

Anonimo ha detto...

Grazie Mimosa andrò a leggere i vecchi articoli.
Così non sarò ripetitivo signor Falce.
Arrivo da altri spazi, laggiù i dubbi sono usciti scritti dopo l'ergastolo..

Gordon (!)

Tiziana ha detto...

E' chiaro ed evidente a chiunque si fermi a riflettere sul caso e la sentenza, e lo faccia con un minimo di onestà intellettuale, che la pena comminata a Parolisi, in relazione ad altre sentenze, ma anche presa di per se stessa "non sta né in cielo né in terra!".
Al di là del fatto che non c'era alcun elemento certo per giungere ad esprimersi per una condanna, ma tantomeno ce n'erano per condannarlo all'ergastolo:

1) se l'omicidio, in base al capo d'imputazione, non è stato premeditato ma frutto di un "raptus" improvviso, si sarebbero dovute riconoscere le attenuanti;
2) il rito abbreviato prevede lo sconto di 1/3 della pena, ed è ridicolo dire che tale sconto consista nell'avergli tolto l'isolamento diurno. Se la matematica non è un'opinione, sconto di 1/3 significa che, senza rito abbreviato, avrebbero dovuto comminargli 3 ergastoli. Vi risulta che esista questo genere di pena in Italia?

Detto ciò c'è da domandarsi perché contro Parolisi, che avrebbe ucciso la moglie come purtroppo tanti assassini non solo in Italia ma nel mondo, ci si sia accaniti con tale veemenza, là dove nei confronti di pluriassassini, pedofili-omicidi, magari reo confessi, spesso si siano prese misure meno drastiche. Questo a me sembra il nodo centrale. Perché?
Sarà solo frutto dell'influenza mediatica e della conseguente esigenza forcaiola dell'opinione pubblica, o c'è dell'altro?
Perché il giudice era emozionato nel leggere la sentenza e non ha guardato l'imputato in faccia (così accorgendosi che non si trovava in quel momento in aula!)?
Perché se dietro a questa decisione del giudice c'è "dell'altro", a poco varrà l'Appello. C'è prima da scardinare questo "altro" che conduce alla condanna.

Tiziana ha detto...

Vediamo ora di mettere in evidenza l'assoluta inutilità, al fine di stabilire la colpevolezza dell'imputato, di quelli che il prof. Introna (che parla per la parte civile) chiama gli elementi che avrebbero inchiodato Parolisi:
1) l'indagine entomologica "Le risultanze di queste analisi hanno consetito di rilevare con certezza che il pomeriggio della scomparsa Melania Rea era già morta entro le 17,30 - 18";
2) l'analisi del contenuto gastrico che " ha consentito di poter dire che il soggetto è morto al massimo entro due ore e mezza dalla assunzione di un piccolo pasto a base di farinacei e derivati del latte. Questo confermava indirettamente il dato testimoniale della madre che aveva confermato che alle ore 13-13,30 Melania Rea aveva assunto una piadina con un bicchiere di latte";
3) Dna di Parolisi sulle labbra e sugli incisivi della moglie "Questo Dna, noi riteniamo che sia stato lasciato dalla mano di Parolisi allorchè tentò di impedire alla vittima di gridare mentre l'accoltellava".
Quindi Melania sarebbe stata uccisa entro le 17.30-18, in base alla perizia Vanin ed entro le 16.00 (2 ore e trenta dall'ultimo pasto) in base al contenuto gastrico. E allora? In che modo ciò inchioderebbe Parolisi? Se Melania è stata uccisa alle 15.30, 16.00, 18.00... Parolisi ha un alibi di ferro. Solo riuscendo a dimostrare che è stata uccisa prima, si sarebbe potuto imputare il delitto a Parolisi.

Le parole di Introna dunque, indirettamente, SCAGIONANO Parolisi, ovvero se questi sono TUTTI gli elementi scientifici a loro disposizione, significa che non ce n'è nemmeno UNO che dica che Melania sia morta entro le 15.00.
La questione DNA, poi, non ha utilità alcuna: si dice che esso sarebbe da contatto (mano sulla bocca), ma in perizia è specificato che non se ne conosce la natura. Inoltre se di DNA da contatto si trattasse, la mano sulla bocca avrebbe lasciato riscontri anche sul viso e non limitatamente ai punti in cui il DNA è stato rilevato, infine mi sembra che il DNA da contatto permanga a lungo e quindi il marito chissà quando avrebbe potuto lasciare quella traccia sulla moglie. Come mai si sono risolti a parlare di DNA da contatto? Anche qui indirettamente Introna ci dà un'informazione: il bacio della morte non aveva alcuna consistenza scientifica e lo show dei mille baci era appunto tale: uno show per la televisione. Peccato che in vari articoli dei giornali se ne parli ancora: giornalisti svegliatevi!!! Introna ha affermato l'inconsistenza di tale ultimo bacio.
Cosa resta dunque in mano alla Tommolini per le sue motivazioni: un pugno di mosche!

Tiziana ha detto...

Parolisi è stato dunque condannato perché tanti indizi convergevano contro di lui. Se però volessimo fare un giochetto, ci accorgeremmo come per CIASCUNO degli attori della vicenda (persino amici e parenti) si potrebbero raccogliere degli indizi che convergano contro di lui: scelto un possibile assassino è facile cucirgli intorno elementi sospetti, questo non significa però avere prova alcuna.
Se alla Tommolini si fossero portati 2-3 indizi contro Sonia, Alfredo, Michele, Gennaro, ecc. avrebbe condannato pure loro: uno, nessuno, centomila?

Secondo me Parolisi non solo non è colpevole, per i tanti motivi che più volte abbiamo elencato, ma nemmeno è consapevole di chi gli abbia ucciso la moglie. Io non credo l'abbia lasciata nelle mani degli assassini: non sarebbe stato tranquillo all'inizio delle ricerche per iniziare poi, dopo circa un'ora, a manifestare disturbi gastrici. Inoltre avrebbe cercato nell'immediatezza un alibi, non dopo mezz'ora che aveva consegnato la moglie ai sicari.
Si sarà certamente interrogato sui possibili assassini, si sarà formato delle idee, da qui le frasi pronunciate alla sorella, ma ciò non significa che abbia alcuna certezza.

ENRICO ha detto...

@ Vito Vignera da Catania

Relativamente allo scenario avanzato dal Gip Cirillo sulla possiblità della presenza di Salv. al momento dell'incontro di M con i suoi "interlocutori", possibilità presa in considerazione anche in questo blog, ho scritto ( riporto testualmente)

"Se Salv. ha assistito a "qualcosa" al massimo può essersi trattato di un alterco ( o di un inizio di un alterco) nel quale si era cacciata M. e che lui non aveva fatto nulla per evitare perchè ne aveva sottovalutato i rischi

tradotto significa : potrebbe aver visto la moglie discutere ma non essersi preoccupato più di tanto ed essersi allontanato con la bambina.

Non ho MAI supposto quello che tu hai erroneamente interpretato :
ctz " Lui ha assistito al litigio e poi si è allontanato non volendo vedere la moglie che veniva barbaramente uccisa"

Anzi, ho ipotizzato l'esatto CONTRARIO!:

"Non credo proprio che possa aver visto accoltellare la moglie"

Non mi dilungo oltre ma spero di essermi spiegato a sufficienza per evitare equivoci

PINO ha detto...

@ TIZIANA
Hai esposto con molta chiarezza le anomalie insite nel contesto accusatorio, le dichiarazioni del dr. Introna, nonche l'assurdità qualitativa della pena comminata.
Condivido con un massimo valore esponenziale tutto quanto. Ed a propsito dell'inedeguatezza della pena comminata, riporto quanto ho scritto nel mio post del giorno 6, alle ore 18,30:

="Risulta vero che l'episodio delle auto sia stato fatto pervenire al gup Tommolini dalla difesa di Parolisi, come risulta vero che lo stesso sia entrato in possesso di tutta la documentazione contenuta nelle note difensive, ivi comprese le dichiarazioni dei periti terzi Bruno e Gino. Ma, mi domando, da dove si può dedurre che sia altrettanto vero che tali documenti siano stati "letti e valutati" nel loro contenuto?
Se la risposta fosse affermativa, ne azzarderei una seconda: perchè, allora, il verdetto è stato una condanna all'ergastolo?"=
Quindi, cara Tiziana, ci sarebbe certamente "dell'altro" come da te ipotizzato, ad aver determinato l'entità della pena inflitta.
Una decisione equa o arbitraria?

ENRICO ha detto...

@ MIMOSA

Sono d'accordo con quanto scrivi nel post delle 00:52

ctz " Se SP, ammettendo che abbia visto in faccia le persone con cui la moglie si doveva incontrare, sa o sospetta la responsabilità di qualcuno questo è sicuramente più in alto di lui, e credo che mai parlerà, non per paura bensì per l’onore. "

Tuttavia non è da scartare nemmeno la possibilità che si tratti di persone "intoccabili" anche per altre ragioni...

Comunque chiudo qui l'argomento e raccolgo l'invito di FALCE

Tiziana ha detto...

E adesso inizio quello che ho chiamato il "giochetto delle piste alternative:

1) amici- indizi: telefonate contemporanee alla scomparsa della donna; Dna sulle mutande di Melania; ritrattazione delle testimonianze (data della gita); mancanza di alibi; mano sul ginocchio; amante; foto scomparse?
2) Somma Vesuviana- indizi: fax indirizzato alla scuola guida (ne è stato ritrovato il contenuto?), onnipresenza dello zio informatico che per altro, finché la cugina era in vita (e già, in realtà non si tratta di zio ma di cugino, che bello vedere questi legami familiari, quasi fraterni, tra chi in realtà è solo parente in linea collaterale di quinto grado!), non mi risulta la andasse regolarmente a trovare insieme a padre e madre della vittima, come mai poi la sua presenza è diventata così assidua (voleva avere sempre notizie di prima mano?)? Dichiarazioni contrastanti dello stesso in relazione a Parolisi: "Non è lui l’autore materiale. Sono certo, però, che fosse presente all’omicidio" (settembre 2011); "Sono convintissimo che sia lui il colpevole" (marzo 2012). Probabilmente parla a vanvera, altrimenti da dove gli derivano queste certezze così categoriche e così... contrastanti? Come mai questa assoluta necessità di veder incriminato Parolisi, anziché aspettare il processo per conoscerne l'eventuale colpevolezza?
Anche Imma la inserirei tra coloro che a Somma hanno avuta una reazione particolare: perché telefonare subito ai carabinieri per informarli dei tradimenti di Parolisi? Perché riteneva che c'entrassero con la scomparsa (tale ancora era) di Melania? E ancora, la frase del padre: "non l'ha saputa proteggere". Dunque Gennaro sapeva che Melania doveva essere difesa da qualcosa. Perché dunque non ha mai parlato, perché non ha mai spiegato agli inquirenti da cosa, il marito, avrebbe dovuto proteggere la moglie? Solitamente un adulto non ha bisogno di essere vigilato, guardato a vista, protetto. Quella frase mi è sempre sembrata la più misteriosa di tutta la vicenda, più delle frasi pronunciate da Parolisi.
3) caserma- indizi: relazioni tra istruttori e reclute, frasi di Parolisi dette alla sorella, Laura Titta, soldatessa sconvolta vista a Villa Lempa, cadavere ritrovato vicino al poligono di tiro ma non visto per 2 giorni dai militari che frequentavano la zona.

Lascio a voi, se ne avete voglia, la continuazione del "gioco": si possono proporre altre piste (alla faccia di chi dice: "se non lui, chi?"), oppure arricchire di ulteriori indizi quelle già indicate.

Tiziana ha detto...

Scusate, intervento un po' OT.
Sono andata a rileggere il mio commento e mi sono accorta che... merito 2 in matematica! (nonostante abbia sempre amato molto la materia :-) ).
Il rito abbreviato non prevede che la pena sia 1/3, ma che ci sia lo sconto di 1/3,
dunque gli ergastoli di partenza avrebbero dovuto essere 1 e mezzo (sempre troppo comunque rispetto a ciò che prevede la legislazione italiana!).
Chissà che anche la Tommolini non si sia confusa con le frazioni :-).

Anonimo ha detto...

ANCORA la stessa rifrittura di elementi che a forza di rimetterli in padella ripetutamente, sono diventati legnosi.
Chi potrebbe ancora digerirli, dato il loro stato di avvizzimento?
FALCE

Tiziana ha detto...

Falce
come avrai ben letto, raccogliendo proprio il tuo invito, ho scritto un primo commento in cui ho parlato di raffronto di sentenze e equità o meno della pena nel caso specifico. Da lì puoi partire per portare anche le TUE considerazioni sul tema, come giustamente suggerivi.

ENRICO ha detto...

@ TIZIANA

in caso di richiesta d'ergastolo lo sconto di 1/3 non si applica.

L'ergastolo semplice viene sostituito con la reclusione a 30 anni

Quello aggravato che prevede l'isolamente diurno- come nel nostro caso - ha come "sconto" l'eliminazione di questa ulteriore restrizione della libertà

Del resto mi sembra logico : non si può "trattare" sulla pena dell'ergastolo come invece potrebbe essere ammissibile per richieste di condanna relative a crimini meno gravi

Passando ad altro.

Sto cercando di ricostruire le fasi cronologiche delle indagini e le tappe dei provvedimenti presi a carico di Parolisi.

La prima riflessione che mi viene in mente è che "il soldato Parolisi" è stato lasciato in balìa di se stesso fino al momento dell'avviso di garanzia avvenuto il 21 giugno 2011

Per due mesi gli inquirenti hanno fatto credere a Salv. di essere solo "persona informata dei fatti" tant'è vero che Salvatore rilasciò con la massima ingenuità la famosa intervista/interrogatorio, videoregistrata del 22 aprile ( nella quale negò qualsivoglia tradimento sentimentale come da accordi presi col suocero ) ad un funzionario CC il quale gli poneva domande capziose essendo già al corrente ( Imma) della relazione con Lud.

Se Salv avesse avuto il sentore di essere sospettato del delitto si sarebbe immediatamente cautelato rivolgendosi ad un legale

E quella vergognosa intervista, divulgata in seguito spudoratamente per mesi e mesi da tutti i media per dimostrare la reiterata tendenza alla menzogna caratteristica della personalità dell'imputato, non avrebbe potuto essere realizzata

Io penso che gli inquirenti fin dal primo momento abbiano puntato il riflettore SOLO su Parolisi ma che non lo abbiano scientemente messo in allarme fidando in qualche suo passo falso che potesse avvalorare una TEORIA già scritta fin dai primi accertamenti

Mi chiedo se il ruolo giocato dai familiari di M abbia seguito lo stesso “copione”

Per il momento : passo

ENRICO ha detto...

ps : aggiungo una ulteriore considerazione

In quei due mesi in cui Salv. non era "coperto" da una protezione legale, la Procura ha potuto in tutta comodità mettere a punto la strategia accusatoria.
Il primo passo è stato il 15 luglio 2011 con la richiesta d'arresto per omicidio volontario aggravato da parte del pm Umberto Monti

Dopodichè la strada per la richiesta del Rito Immediato ( che ha evitato la verifica degli elementi raccolti dalla Procura nel corso delle indagini ) è stata tutta in discesa

tabula ha detto...

saranno anche temi rifritti e legnosi, ma l'ubiquità postuma dello zio informatico l'ho notata anche io ed è anche giusto rilevarla una volta per tutte.
Non per il grado di parentela, ma per il fatto che il non troppo prossimo consanguineo si sia infilato nelle indagini con una solerzia che nemmeno i parenti più prossimi hanno avuto.

E' lui lo zio che si presentò per le prime ricerche al pianoro del quale Parolisi disse: "perchè è venuto anche lui? a melania non piace, e neanche a me"?

Ha finto grande vicinanza con Salvatore al solo scopo di estorcergli informazioni e farlo parlare, spiandone ogni mossa e interpretandola in chiave colpevolista.
Ha fatto la sceneggiata del taglio barba nel momento in cui Salvatore è stato messo in carcere.
Ha frugato dentro il computer di Melania che Salvatore utilizzava quando stava a casa dei suoceri, trovando le chat di una relazione che già era nota sia agli inquirenti che alla stampa, facendosi intervistare per rinfocolare l'assioma traditore=assassino.
E' lui che ha trovato le famose fotografie indescrivibili delle quali forse abbiamo avuto un misero saggio con il primo piano delle pudenda dell'imputato su tutti i teleschermi nazionali.
E' lui che ha fornito le più varie e numerose "interpretazioni psicologiche" fatte in casa del comportamento dell'indagato durante le udienze, della serie "prendere una laurea in psicologia è un'opinione".

E' lui che si è costituito parte civile non avendo alcun titolo per potere assistere al processo e monitorare da vicino l'andamento della faccenda.

Insomma, lo zio informatico ha avuto un comportamento molto controllante sul caso fin dai primi giorni, è stato sempre in prima linea e ha dimostrato molta solerzia e collaborazione, anche troppa.

Può essere stato di consolazione e di appoggio per i parenti di Melania in quel momento meno lucidi, ma siamo sicuri che il suo strafare non abbia contribuito ad indirizzare le indagini in un senso anzichè in altri possibili ed eventuali?

Perchè non è stato in disparte come tutti i cugini e gli zii di questo mondo lasciando lavorare gli inquirenti, ma si è messo in mezzo fingendo amicizia con Salvatore per estorcergli chissà quale confessione?

Badiamo bene che tutto quello che ha saputo tirar fuori è solo maldicenza, visione malevola di fatti neutri, interpretazioni che l'uomo non ha titoli nè studi nè background culturale per poter dare.

I contenuti della maggior parte delle sue interviste sono roba che poteva ricavarsi da qualsiasi beghina di paese o portinaia pettegola.

L'unico suo contributo che potrebbe essere interessante è solo l'aver trovato quella foto riguardante altre persone della caserma che ci si è ben bene guardati dal diffondere o dal rivelare.

E invece proprio su quella ci sarebbe stato da farsi dele domande, e da chiedersi perchè fosse sul pc di Melania o perchè Salvatore l'avesse salvata proprio lì e non a casa propria.

Ma le domande giuste sono state soffocate da una montagna di risposte sbagliate.

Tiziana ha detto...

Brava Tabula!
Hai colto perfettamente il senso di ciò che io avevo solo insinuato e l'hai riempito adeguatamente di significato.

Anonimo ha detto...

Ho provato a mettere il nome in grassetto ma sbaglio qualcosa. E’ la terza volta che provo a pubblicare(spuntando url e scrivendo il nick), per ora ritorno alla vecchia maniera poi si vedrà. Grazie comunque per l’aiuto e grazie Mimosa per le tue preziose risposte sugli abiti di P.
Massimo anche qui fa riferimento alla strana incongruenza del cambio d’abito. Se P. esce con altri vestiti dovrebbe esserci premeditazione. Un cambio è avvenuto per forza se si vuole incolparlo dell’omicidio, ed ho pensato che forse l’unica ricostruzione possibile è che P esce di casa vestito in un modo ma che sotto già indossi pantaloncini e maglietta magari con l’idea di fare una corsa una volta arrivato sul posto. In questo modo non deve proprio cambiarsi ma spogliarsi degli abiti sporchi senza appunto includere la premeditazione. Tralascio comunque le innumerevoli incongruenze a seguito.
Ora poi spunta la mano, non più il bacio(sul bacio la penso come Massimo, embè, non era la moglie dell’imputato?), allora vuol dire che P non aveva guanti, ma se non ha guanti dovrebbe sporcarsi le mani. Eppure riesce a mani nude ad accoltellare tutte quelle volte senza lasciare tracce.
Ho trovato interessante anche l’argomento sulla macchina ammaccata e sulle foto dei ragazzi da cui non si vede nemmeno la base dello scivolo. L’unica cosa che si può accertare da quelle foto è che P non era l’unico ad avere un abbigliamento leggero, quindi nessuna stranezza.
Semmai la stranezza è ricostruire il momento dell’aggressione dove per logica non c’è alcun litigio se M ha i pantaloni abbassati (risvoltati è più corretto) volontariamente. Quindi chissà a seguito di cosa P decide di colpirla.Per non parlare della stranezza di chiedere aiuto per tua moglie quando tu stesso l’hai aggredita e lasciata in vita…
Su quello che hai scritto Massimo, credo come detto da altri che esistano casi di serie A, B o C. I media poi parlano per mesi e mesi dello stesso caso se sono presenti tutti quegli elementi per far affezionare il pubblico. La buona e bella mamma ed il cattivo e bugiardo e traditore presunto assassino. Sono come le linee guida di un romanzo giallo. Ci affezioniamo alla vittima quando scopriamo dolci particolari della sua vita privata, cosi come odiamo e sospettiamo del cattivo quando della sua vita privata vengono raccontate solo i suoi errori e le sue bugie. Ma questo non è il pubblico a stabilirlo. Se volessero i media potrebbero presentarci la storia di un trans dalla vita complicata e sofferta e noi ci affezioneremmo comunque. Non è la vittima ad essere più speciale di un’altra per noi, ma il trattamento che viene dedicato dai media attraverso i particolari della sua vita.
E’ nelle aule di giustizia che il discorso dovrebbe essere molto ma molto diverso.
Falce non ti arrabbiare se si ripetono alcune cose, è vero che a volte la ripetizione è inutile, e per questo secondo me delle considerazioni in privato avrebbero aiutato molto(credevo che vi scrivevate un po’ tutti in privato, avevo capito male io) però altre volte leggendo e rileggendo alcune ripetizioni ho come l’impressione che si aggiungano dettagli importanti.
Kiba

Tiziana ha detto...

Kiba,
se vai a leggere a p.45 dell'ordinanza del gip di Teramo, trovi il riferimento agli abiti indossati da Parolisi. Vi si dice che il vicino di casa, Bernadini Stefano, avrebbe confermato che Parolisi uscì di casa, quel 18/4, abbigliato con i pantaloncini e la maglietta con cui fu visto sul pianoro.
Il testimone però fu sentito appena il 7/5 e dunque disse che poteva anche sbagliarsi e confondersi con altre precedenti occasioni in cui aveva visto Parolisi nel suo garage. Al che c'è da domandarsi:
- ma quante volte i due si saranno incontrati in garage nei momenti liberi di Salvatore? Mai possibile che la cosa sia accaduta così tante volte da confondere in questo modo il testimone? Non sarà mai che gli inquirenti gli avranno fatto sorgere, con opportune domande, gli adeguati dubbi come, guarda caso, fatto pure con Ranelli? Gli unici certi di ciò che NON avevano visto, anche a distanza di mesi, sono sempre stati proprio i testimoni a favore dell'accusa. Ma si sa, Parolisi è un uomo molto fortunato! :-)
Ah no, dimenticavo, c'è un altro testimone certo, Colasanti, che mai vide passare Parolisi dalla strada che conduceva a Ripe. Ma cosa volete, Colasanti si sarà distratto, il suo lavoro in fin dei conti consisteva nel fare da vedetta, non volete mica che sia stato attento a tutte le macchine che transitavano?

Anonimo ha detto...

@ KIBA

Non mi arrabbio affatto: non sarebbe neanche gentile.
L'intento è solo quello di ricordare che i "punti" cruciali sui quali esprimere il proprio parere, sarebbero quelli proposti, di volta in volta, dagli articoli che il blogger ci sottopone.
Articoli che, per se stessi, hanno già un valore orientativo sul tema proposto, oltre che contenere le novità più recenti in circolazione nel mondo dell'informazione.
Inutile ripercorrere (è solo un mio parere) a ritroso, sentieri già battuti, ripetendo le stesse deduzioni e gli stessi rilievi.

p.s. Se ti interessa metterti in contatto personale con qualcuno dei scriventi su questo blog, chiedilo a Massimo Prati. Lui potrà indicarti. FALCE

Anonimo ha detto...

p,s, ops "degli" scriventi F.

Anonimo ha detto...

Lo zio di Melania che Salvatore non gradiva NON è l'informatico!!!!
Prima di imbastire le solite controllare meglio.
Inoltre una anticipazione : la gita a CSM e' del giorno 10. Confermata da SP e dalla sua difesa.

Tiziana ha detto...

@Anonimo
non ha importanza il giorno della gita, importante è che sia stata ritrattata la data inizialmente indicata tanto da Sonia quanto dalla madre di Melania, e questo è un FATTO di cui si dà notizia anche nell'ordinanza. Come mai si sono sbagliate entrambe? Sbagliano loro, sentite a soli 8 giorni di distanza dall'accaduto, chissà quanto si saranno "sbagliati" i famosi 52 testimoni sentiti a mesi di distanza dallo stesso.

Che lo zio inviso non fosse l'informatico l'abbiamo già detto e scritto in questo blog, forse non ti sei accorto che Tabula ha semplicemente posto una domanda, con tanto di punto interrogativo: "E' lui lo zio che si presentò per le prime ricerche al pianoro del quale Parolisi disse: "perchè è venuto anche lui? a melania non piace, e neanche a me"?" Se di affermazione si fosse trattata avrebbe scritto: "Egli è...". Come vedi nessuno ha "imbastito le solite", tutti gli altri elementi da lei riportati in modo assertivo corrispondono a cose effettivamente accadute.

Anonimo ha detto...

Anonimo ctz

"una anticipazione : la gita a CSM e' del giorno 10. Confermata da SP e dalla sua difesa."

La fonte ? Qual è la fonte ufficiale ?
Queste "indiscrezioni" lasciano il tempo che trovano

Pamba ha detto...

@Anonimo delle 18.39

Approfitto delle tue eventuali conoscenze per chiederti una cosa.
Ho letto di recente che lo scorso luglio è andato a fuoco il laboratorio della Polizia scientifica di Roma

Un pizzico di imbarazzo nella vicenda in effetti ci sarebbe. L'intervento dei vigili del fuoco in piena notte (il centro della polizia si trova in un'area verde ai limiti della città) ha limitato i danni ma nel frattempo sono andati distrutti diversi reperti che erano nel laboratorio per essere analizzati. Casi di nera importanti. Ed è proprio su questo fronte che in questi giorni, facendo la spunta, risultano mancare all'appello reperti anche della bomba di Brindisi….Ma intanto si stanno ancora rimettendo a posto i pezzi dell'ufficio devastato dall'esplosione e non si può escludere qualche altra brutta sorpresa

C’è mica qualche reperto del caso Rea che manca all’appello?

http://www.corriere.it/cronache/12_luglio_08/esplosione-centro-polizia-scientifica_0e8c5b4c-c911-11e1-8dc6-cad9d275979d.shtml

Anonimo ha detto...

Guarda tiziana sei tu che devi rileggere quello che ha scritto Tab. : il virgolettato con il punto interrogativo era riferito a quello che diceva parolisi.
La stessa Tab continua nell'affermare della costituzione di parte civile, di avere finto la vicinanza e " imbastito le solite...."
Quindi prima di bacchettare gli altri rileggi .

Tiziana ha detto...

@Anonimo
ho riletto abbondantemente è ti ho spiegato anche come secondo me andava intesa la costruzione della frase utilizzata da Tabula, che ha anteposto il verbo "è" (anche se in italiano non è necessario operare l'inversione, come invece in inglese ed altre lingue, per costruire una frase interrogativa) ed ha poi utilizzato il pronome personale "lui" anziché "egli". Io ho dunque "interpretato" (l'italiano è talvolta ambiguo, a questo punto sarebbe dirimente l'intervento di Tabula) la sua frase come una domanda e bada bene che questa impressione l'ho avuta già la prima volta che ho letto il commento ed esula dunque dalla mia volontà di contraddirti. In ogni caso, quello che si è messo a bacchettare sei stato tu e l'hai fatto SENZA chiedere a Tabula come andasse interpretata la sua frase.

Che poi Tabula abbia continuato, parlando dello zio che ha finto ecc. ebbene? neanche ciò ti aggrada? Guarda che è stato lo "zio" a dire: "Io cercavo di capire, ho avuto sospetti perché lui teneva comportamenti non limpidi per una persona che aveva perso moglie. Così all’insaputa dei genitori di Melania gli sono stato vicino per fargli dire cose importanti". Come vedi non è un qualcosa che ci siamo inventati noi e, a prescindere dal fatto che non fosse lo zio informatico quello "inizialmente" antipatico a Salvatore, potrei scommettere che ora non lo ami più tanto. Ma a chi può essere simpatico quel personaggio, a te sì?

tabula ha detto...

non bastava chiedere a me invece di interpretare i miei testi?
Comunque ho messo il punto di domanda alla fine di un periodo che comincia con E' lui e conclude con l'affermazione virgolettata.
Quindi era una domanda tutta la frase presa per intero, difatti il punto di domanda è al di fuori delle virgolette.
Certo avrei potuto scrivere "E' lui? Lo zio del quale parolisi disse bla bla bla.." e non ci sarebbero stati fraintendimenti, ma avrei comunque dovuto mettercene un'altro alla fine del periodo.

Riconosco che era una frase un pò troppo articolata.

Adesso che mi avete risposto dicendo che non si tratta dello stesso zio, anche perchè quello informatico sarebbe in realtà cugino, proporrei di archiviare la domanda e la forma con la quale è stata espressa, non serve più.

Per il resto, Tiziana mi ha involontariamente sollecitato nel mettere in fila tutta una serie di dichiarazioni e azioni dell'uomo che se non hanno influenzato le indagini hanno comunque avuto un peso determinante nella formazione dell'opinione pubblica, ovviamente poichè veicolate da trasmissioni che non hanno disdegnato di imbastire un processo mediatico senza precedenti e con una scarsità di spazi e presenza di un adeguato contraltare.

Anonimo ha detto...

Ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, ma voglio dire, ragionare un minimo....Salvatore potrebbe essere uscito di casa in un modo, ma aver già indossato sotto i pantaloncini per andare a correre.
Dopo tutti i colpi inferti, gli abiti indossati dall'assassino si saranno sporcati in modo più che evidente; quindi come si può pensare che Salvatore si sia tolto i vestiti che indossava sopra senza sporcare minimamente quelli che già aveva sotto.... come risposta non voglio il lieto combinarsi degli eventi, perchè in una sentenza che condanna all'ergastolo, nella motivazione la parola fortuna non deve comparire.

Stella

PINO ha detto...

@ TUMMOLO
Alcunene domande, Manlio, alle quali, ne sono certo, può darmi una risposta definitiva:
1)Mentre Parolisi è in carcere, la sua bambina potrebbe essere "adottata" con atto ufficiale?
2) In caso di proscioglimento del P., lo stesso potrebbe richiedere la patria potestà, annullando il precedente atto d'adozione?
3) Il legislatore prevede che l'atto formale di adozione, può essere concesso solo dopo il primo grado del processo, oppure, è necessario attendere la sentenza definitiva, dopo cioe, le deliberazioni della Cassazione?
La ringrazio, e le porgo cordiali saluti, Pino

Antonello ha detto...

Tiziana esplosiva, se posso, molti concetti funzionali che fanno pensare, come l'analisi della figura del parente omnipresente e dello strano comportamento di Imm., direi che la linea di Tiziana, tolta l'escursione sulla Sg che non condividevo e che rimane ancora li indecifrata, e' condivisibile.
A M. scomparsa, perche' tale sembra fosse in quel momento, e quindi forse anche volontariamente allontanatasi perche' mai andare a spifferare la storia extra di colui che all'epoca era testimone ed i problemi della coppia??? Intuiva gia' in quel momento epiloghi tragici??? M. non voleva si parlasse di quella storia nemmeno in famiglia, figuriamoci se viva ed allontanatasi gli sarebbe piaciuto sentirla spiattellare addirittura in televisione in ritmo ossessivo e ripetitivo, ed M. a quanto ne sapeva Imm. poteva addirittura riapparire chiedendogliene conto.
Non dico che con certezza Imm. sapesse della fine di M., di certo mi si consentira' pensare che e' strano mettere, da esterni, davanti ad un futuro del tutto incerto, problematiche che sono del tutto diffuse, forse personali e riservate, addirittura private e sentimentali ed a quanto si sapeva anche risolte dalla coppia.
Ma lasciamo perdere, sono analisi soggettive, trite e ritrite.

@Falce
Non si e' proprio felici di argomentare questioni giudiziarie e comparazioni fra metodi e sentenze in questo clima, cioe' questa sentenza salta a pie' pari tutti i criteri del giudizio frutto di secoli, lascia quindi intendere che tutto e' possibile con una toga addosso e questo e' un problema che influisce sulla libera discussione, non sia mai che chi ha potuto constatare, atti alla mano, l'inconsistenza ed impossibilita' dell'accusa sentenziata possa essere domani sull'altare degli aruspici matematicamente certi della sfacciata ed illogica fortuna, con tutto il rispetto per gli aruspici.
Poi nel testo di Massimo, ora non ricordo di preciso i termini, si fa anche un riferimentio ad un allargamento delle visioni, ad un certo punto e' come se volesse dare licenza di apertura delle discussioni spiegando che non e' giusto un sacrilegio.
Almeno io ho capito questo ma posso sbagliarmi.

@Mimosa
Inutile ripetermi, non credo a quel tipo di onore, credo che esista uno spirito di corpo o di squadra in un reparto, di cui il collante non sono di certo le esterne consorti o mariti, ma e' proprio questo che contesta il mio modo di pensarla, fuori dai ruoli e strutture la vita di un militare come di qualsiasi essere umano deve essere sacra e tutelata oltreche' autodeterminata, ma si sa gli scienziati che urlano dall'alto non ascoltano le formiche e le calpestano senza avvedersene.
Di sicur una cosa lampante e limpida deve aver ben chiara S. diversamente da tutti coloro che non colgono la sfumatura, non esiste nessuna collaborazione, atto od azione che lui possa mettere in atto che abbia il potere di riportare M. in vita, la morte non ha soluzioni o mezze tonalita', capito questo invito chiunque a ripetere che non capisce perche' non parli aggiungendo dopo un attimo di riflessione.

PINO ha detto...

@ ANTONELLO
Sei stato chiaro nelle tue prime "epistole". Quindi non dire che non ti si capisce (ma questo può accadere)
Dell'ultima, condivido con te che non esiste quel "tipo" di onore, ma uno "spirito di corpo" che anima i diversi comparti dell'esercito.
E di questo particolare sentimento, possono essere partecipi chi ha avuto l'onore (quello si) di indossare una divisa, con i colori del proprio Paese.
Ed a questo proposito, vorrei rivolgere ancora una domanda al prezioso Tummolo: Parolisi, come militare effettivo, al momento della sua inputazione, non avrebbe avuto il diritto di difesa, con l'intervento di un avvocato dell'esercito?

Anonimo ha detto...

@Falce, grazie per il consiglio dei contatti, non ho bisogno di comunicare con nessuno nello specifico, diverso era se alcuni di voi già si scrivevano privatamente tentando di ricostruire il tutto, includendo appunto le ripetizioni che a volte stonano con i temi dei post di Massimo, allora si mi sarebbe piaciuto partecipare.

@Stella, le incongruenze ci sono infatti, ma altri modi per cambiarsi ed escludere la premeditazione personalmente non li ho trovati. Non volevo confondere le acque, era solo un discorso sugli abiti fato in precedenza sull’altro post dove non sono riuscita più a pubblicare la mia risposta. Comunque la miglior cosa è aspettare di leggere la sentenza per capire come viene motivato questo punto

@Tiziana, grazie della pagina, ho letto che però il Bernardini all’inizio dice proprio di non ricordare l’abbigliamento, quando poi gli fanno vedere gli abiti dice che forse potrebbero essere quelli ma che poteva anche sbagliarsi e confondersi con altre precedenti occasioni. Può darsi che tanto sia bastato per non ritenerla una testimonianza attendibile. Però sono partita da pagina 45 fino in fondo, quindi ricomincio a leggere tutto dal principio, nell’attesa di altro.
Kiba

Antonello ha detto...

@Pino
non vorrei essere frainteso, per spirito di corpo, lealta' e ed anche stima, se vogliamo, reciproca non intendo un qualcosa che possa giustificare un silenzio su fatti che vertono sulla fine della propria moglie o fidanzata che possa essere, dico che in quel caso il silenzio potrebbe esserci, dal punto di vista logico, ma solo se l'epilogo fosse il frutto di eventi tragici involontariamente colposi o comunque per qualcuno che ha potuto o dovuto difendersi da M. anziche' aggredirla come tutto il depistaggio invece farebbe pensare.
Diverse sono le ipotesi che vorrebbero trascinare il tutto sotto la luce camorristica, in cui in alcuni casi fare del male a parenti stretti e' un modo iniziatico preteso dalle cosche come sorta di vincolo extrasanguineo.
Diverso ancora e' il vincolo, ad esempio, satanista o di setta apposita in cui la tacitazione testimoniale di chi vorrebbe denunciare od il non silenzio di chi nell'ipotetico dolore avrebbe visto la scomparsa della moglie presumo sia punito con automatica esclusione e rappresaglia ad interim anche su minori parenti stretti.
Il circuito passionale potrebbe giustificare un silenzio sulla base del fatto che i conti sono state ipoteticamente fra due donne, sul fatto che quasi certamente ad aggredire potrebbe essere stata proprio la vittima e sul fatto che parlare dopo non riporterebbe appunto di certo in vita M., aggiungo che nulla sappiamo di eventuali appuntamenti e su eventuali terze donne al momento non conosciute ma e' chiaro che possiamo parlare di circuiti amicali, di donne felicemente sposate e con prole, verso le quali accuse del genere sarebbero esplosive ed in fondo inutili dal punto di vista di una resurrezione impossibile.
Rimane un problema solo di S. oltreche' della piccola Vitt., e cioe' se anche fosse stato lui ad uccidere la moglie ora deve ragionare come se fosse l'unica soluzione per la figlia, l'unico genitore in vita che puo' trasmettergli cio' che rappresenta, da quale affetto e' nata ed in quale direzione poter registrare una crescita nei canoni.
La pista afghana non puo' essere stata, per sua natura invasiva, nel senso che scoperta da S. deve essere stata costretta, preterintenzionalmente, a difendere i suoi loschi affari anche usando strumentalmente quell'onore corrotto e strumentale di cui faceva cenno Mimosa.
E se parliamo di onore corrotto e strumentalizzato non parliamo mai di onore ma di "leva", ed un ragazzino di "leva" S. francamente non mi sembra essere, qualunque Generale Superiore accoglierebbe le confessioni eventuali di S. su ipotetici suoi prossimi superiori che in ipotesi avrebbero potuto provocare lo scempio, qualunque responsabile sarebbe cacciato con ignominia ed incarcerato a vita, S. sarebbe il primo a ritornare lindo ad istruire soldatesse, forse anche piu' rispettato di prima, quindi non credo nel caso possa essere la perdita del posto a spaventarlo

Antonello ha detto...

@Pino
mentre diventerebbe un mix esplosivo l'ipotesi soldatesse/passionale piu' volte ventilato anche in questo blog, sostenuto da diverse testimonianze sparite agli atti e dalla ambigua presenza in quella caserma di L.T. come affiliata e non proprio rispettosa delle liberta' dei suoi ex/ex novi/attuali compagni.
Intendo dire che forse la donna vive in un modo diverso la propria appartenenza anteponendo addirittura l'amicizia e certi valori umani alla divisa in se stessa ed anzi considerando strumentalizzabile tutto meno quei valori di cui si parla extramilitari.
In quel caso si dovrebbe indagare su chi aveva potuto sapere delle minacce di M. a Lud. e sul suo circuito amicale che saputo del "gioco duro" di M. puo' aver deciso di affibbiare una lezione "a fin di bene ma finita male" ad M., stonano nel caso un po' le ipotizzate presenze maschili a cui mai certe donne confiderebbero certe loro quantomeno originali divergenze.
In tutto quanto rinvenuto appare limpido pero' l'intervento di due mani e "piedi" diversi fra due fasi almeno che appaiono a parer mio incontrovertibili.
Sull'affare Sg direi che o e' sacrosantamente vero che la sua presenza e' dovuta ad un ipotizzato rapporto post/scomparsa o e' stata inoculata a mo' di depistaggio, la matematica non e' un'opinione, altre vie non vedo ma non mi sembra possano essere proposte con retrofondi di oggettivita'.

Anonimo ha detto...

Se ti è stato dato un ergastolo il posto è perso lo stesso..
Il posto di lavoro contro la vita della moglie non regge neanche in tempo di crisi..
L'onore della caserma non vale la vita della mamma di tua figlia.

La vita di tua figlia e la tua vita sono le sole ragioni per tacere se sai qualcosa..

La soldatessa che ha ucciso Melania Rea non è un tipino raccomandabile, ed è dentro affari sporchi.

Tra tante ingenue cerbiatte sottoposte il caporalmaggiore ha pescato una jena immanicata scoprendo loschi traffici raccontati alla moglie.

La moglie tradita ha minacciato di parlare, già aveva minacciato L., non era la descritta ingenua vittima sacrificale zitta e muta casta e pia, Melania aveva carattere e te le diceva in faccia.

Le importanti conoscenze della famiglia ci sono di sicuro, mai visto dar così tanta voce e ragione alle vittime, ma non sono servite a fermare la pazzia isterica di quell'altra, nè il coltello.

Di fronte alla moglie tradita ma non dimessa, di fronte alla moglie minacciosa, solo il sangue ha ottenuto il silenzio.

Dicono: inconfondibili i segni della camorra sul corpo. Gli inquirenti si rivolgessero a chi conosce quei segni-segnali.

ma di sicuro chi ha ucciso non era andato proprio per uccidere, salvo fosse la prima volta.

ENRICO ha detto...

@ Anonimo

ma di sicuro chi ha ucciso non era andato proprio per uccidere, salvo fosse la prima volta."

Non ho ben capito cosa vuoi dire.

Quale "prima volta" ? Il momento dell'aggressione ?

Ma in quella circostanza la donna NON è stata uccisa : è stata ferita mortalmente e non sappiamo se l'aggressore avesse avuto la percezione esatta della gravità dei colpi inferti.

Chi ha infierito in seguito sul corpo già sapeva di deturpare un cadavere

Ho senza dubbio capito male ma c'è qualcosa che non mi torna nella tua affermazione.

se hai tempo ( e voglia! ) mi potresti chiarire il dubbio ?
Grazie
E.

.

PINO ha detto...

@ ANTONELLO
Ho capito la tua intera teoria, che potrebbe essere plausibile.

Per quanto riguarda la SG, e la sua presenza su MR, ogni discussione, in sede giudiziale, è stata evitata come la peste.
Non sappiamo neanche se sarà tirata in gioco nel giudizio d'appello.
Chissà mai perchè.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Pino,
leggo con ritardo le Sue richieste, un po' complesse. Stella è più aggiornata di me sulle norme vigenti, io credo di essere, viceversa, più critico sul sistema giudiziario. Ad ogni modo, per quanto ne sappia (siamo di fronte ad un groviglio di Diritto civile e penale insieme), l'adozione della bambina può avvenire solo dopo sentenza definitiva; qualunque passo prematuro potrebbe poi rivelarsi erroneo ed annullabile. E' nell'interesse della bambina stessa non venire utilizzata come pacco postale da spostare qui e là: in tutti i casi (un articolo specifico non credo esista in questo caso, ma posso sbagliare) un giudice saggio attenderebbe perlomeno una sentenza definitiva di condanna prima di concedere un'adozione, altrimenti in caso di assoluzione in II o III grado o di rinvìo, occorrerebbe annullare le decisioni prese a motivo della condanna, nonché versare ulteriori congrui risarcimenti al marito arrestato e spossessato dalla ptetstà genitoriale. La prudenza dovrebbe essere esercitata pure per ragioni di autotutela dell'Ordinamento giudiziario, in questo caso civile speciale (Tribunale dei Minori). Senza voler tenere conto che, sulla base del dettato costituzionale e di convenzioni internazionali, chiunque è non-colpevole o innocente fino a sentenza definitiva. Spero che, intanto, abbia risposto Stella.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Pino, le questioni di criminalità comune sono di competenza del Tribunale penale ordinario (non dico civile, per non creare equivoci), non di quello militare, anche se compite da militari. L'Esercito, quindi, non fornisce avvocati "militari" (che neppure esistono, che io sappia) ad un proprio appartenente accusato di crimini comuni. La Magistratura militare, viceversa, è in "uniforme", ma solo per reati concernenti l'ambito militare (es: insubordinazione, tradimento, diserzione, abusi nella qualità di militare sulla popolazione civile in caso di guerra o di occupazione, ecc.). Ma gli avvocati, in Italia almeno, sono sempre e solo civili, non militari (per la nostra legislazione dovrebbe esserci incompatibilità tra il ruolo pubblico dell'essere militari e il ruolo privato di un avvocato). Negli USA, stando a quella loro serie "Avvocati in uniforme", le disposizioni potrebbero essere diverse, ma non ne ho informazioni precise.

Mimosa ha detto...

Caro Falce, strano che tu inviti solo ora (ieri ore 18:35) i commentatori ad attenersi al tema dell’articolo di testa e mai le altre volte, quando il tema delle decine e decine di splendidi articoli, dopo una prima batteria di lodi, è stato ignorato da tutti per prendere strade dotate di vita propria su molteplici filoni di pensiero …
Nello specifico, Massimo ha messo in evidenza alcune lacune dell’indagine e alcuni indizi sottovalutati nell’inchiesta. Secondo me, mai come questa volta la maggioranza dei commenti è rimasta centrata sull’argomento.

Alcuni li vorrei rimarcare io, dopo quelli che ho già esposto:

- davvero si può credere che i ciclisti - i quali, arrivati al Bar Segà intorno alle ore 15.40, saputa la ragione dello stato d’allarme che vedevano, hanno raccontato di aver incrociato una decina di minuti prima sulla statale una donna somigliante a Melania - non siano stati riconosciuti e quindi ritracciati? Non è ragionevolmente possibile che i loro nomi non siano stati noti. Erano sicuramente degli habitué della zona, non è ragionevolmente possibile che nessuno avesse notato le caratteristiche della loro divisa
… non si va a CSM per quelle strade tutte curve in ripida salita fino a 800 m di altitudine se non si è degli “sportivi”, aggregati a qualche club.
Cosa avevano da perdere a farsi vivi loro per primi? O ne sono stati dissuasi?

- Vale lo stesso discorso per il motociclista che più o meno alla medesima ora ha visto pure lui sulla statale una donna a passo veloce. Anche costui doveva essere un habitué del posto, non un turista di passaggio.

Tutti irreperibili? Tutti omertosi? Tutti fifoni?
Tutti dissuasi?

Mimosa

Mimosa ha detto...

Continuo la riflessione sulle incongruenze delle indagini e delle procedure.
Nella perizia della dott. Gino viene nominato un «-Verbale di perquisizione locale e domiciliare con contestuale sequestro eseguiti a carico di Parolisi Salvatore, dei Carabinieri del Reparto Operativo – Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Ascoli Piceno, datato 23 aprile 2011 (ore 2.00).»
L’ora apposta potrebbe essere quella della conclusione della stesura dattiloscritta del verbale, e comunque la perquisizione è stata fatta il 22 aprile in tarda serata-nottata, dopo che SP era rientrato dalla verbalizzazione presso il comando CC a seguito del video-interogatorio a Ripe.
Si legge che addirittura è stato fatto un sequestro, e in effetti mi ricordo di aver letto o sentito che avevano portato via la chiavetta USB. E cosa altro? Che cosa c’è scritto che hanno requisito?
Curiosa questa invasione in casa di uno che non era nemmeno “sospettato”.

Per effettuare una regolare “perquisizione” (casa, auto, ufficio) alla ricerca di elementi connessi ad un reato, la prassi legale (non quella “illegale”, sbrigativa, persino ricattatoria a volte furbescamente im/piegata) impone che il soggetto verso cui è indirizzata la perquisizione debba essere sospettato di un reato e quindi “iscritto nel registro degli indagati”, come volgarmente si dice.

Parolisi a quella data non era niente, mentre solo pochi giorni dopo è diventato “parte lesa/offesa”.

I difensori, pur nominati un mesetto dopo, quando SP è diventato “indagato”, non hanno avuto nulla da eccepire?

Eppure ho sentito che un processo è stato annullato perché l’imputato di omicidio aveva subito una perquisizione senza la preliminare procedura.

Non è anomala anche questa invasione di abitazione, dopo quella del pomeriggio del 18 di cui abbiamo già parlato?

Non è sintomo e prodromo di un “accanimento” a 360° i quali stravolgendo le leggi della geometria sono diventati una linea retta verso un punto unico?

E TUTTO ciò grazie a Imma.

Se costei non avesse immediatamente e “premurosamente” spifferato la relazione extraconiugale (recuperando le confidenze di Melania all’amica Valentina) il patto di silenzio stretto col suocero sarebbe stato in piedi,
ma ormai era troppo tardi … Imm aveva tolto il coperchio e i famigliari hanno dovuto adattarsi….
ma se fosse stato per loro, chissà quando sarebbe venuta fuori la relazione, forse mai.

O forse quando gli inquirenti avessero cominciato a scandagliare la vita privata della vittima, come si fa di solito,
… e chissà che piega avrebbero assunto le indagini.

Mimosa

Anonimo ha detto...

@Enrico

chi ha ucciso non è andato per uccidere..

Come dici tu la donna non è stata uccisa: è stata ferita mortalmente.

E' stata accoltellata tante volte a casaccio.

Chi l'ha colpita non voleva uccidere, ha colpito con furia cieca, con isteria, non sapeva uccidere..

SE chi ha colpito melania VOLEVA ucciderla era la prima volta che uccideva qualcuno..
i colpi sono stati troppi e non mortali..
I killer professionisti non indugiano e vanno a segno..

Lo staging è stato fatto per coprire un omicidio d'impeto, probabile.

MA va detto che chi ha compiuto il depistaggio si è attardato in un compito in apparenza non necessario: incidere il corpo.

Coprire le tracce e nascondere prove seminando false piste sulla scena del delitto è un conto..

Manipolare un cadavere è un altro.

Conoscere le modalità del genere di omicidio della criminalità organizzata non vuol dire avere il fegato per metterlo in pratica.

Chi ha compiuto il delitto forse appartiene a un certo ambiente, da quel certo ambiente ha poi ottenuto copertura ed aiuto, nemmeno un fratello aiuterebbe così tanto.

Se gli inquirenti avevano il nome della soldatessa sconvolta a Villa Lempa, se avevano la targa delle auto transitate quel giorno sulla strada per Ripe, il materiale per lavorare su ipotesi alternative non mancava.

Non dimentichiamo che il Gip Cirillo ha cercato di lanciare i suoi semi relativi ad un segreto della Caserma, ma è rimasto inascoltato e l'eco della sua voce è stato soffocato da stupide e inconsistenti news sui trans.

Anonimo ha detto...

@ Mimosa

Prima non c'era stato nè processo, nè sentenza. si andava speculando in tutti i sensi.
Dopo, questi avvenimenti era inutile rimettere in padella il già cotto.
Era più giusto seguire le proposte del blogger, su nuove possibilità e nuove previsioni.
Ecco perchè ho "invitato solo ora".
Prima non c'era ragione di farlo.
FALCE

ENRICO ha detto...

# MIMOSA

hai ben circostanziato gli stessi dubbi che erano venuti in mente anche a me

Da quel che mi ricordo i legali di Parolisi - in una delle rarissime volte che accettarono di apparire in tivù , mi sembra a QG - stigmatizzarono molto quella video intervista fatta ( e poi illegittimamente divulgata ! ) a Salv. senza che questi avesse ricevuto l'avviso di garanzia.

mi pare che Biscotti adombrò l'intenzione di ricorrere contro questo abuso procedurale ma poi tutto ripiombò nel silenzio.

Nel caso della ragazza di Anguillara. il fidanzato ha quasi immediatamente ricevuto l'avviso.

Perchè invece per Parolisi non è stato fatto ma addirittura , quando gli inquirenti lo hanno interrogato a Ripe ben a conoscenza dei tradimenti ( Imma) e certi che Salv avrebbe mentito, gli hanno teso una trappola con domande proditorie nell'evidente intenzione di dimostrare come Salv fosse un bugiardo incallito ?

E conseguentemente estendere tale "caratteristica" anche alle sue dichiarazioni relative alla sua versione dei fatti accaduti a CSM ?

questo "strano" modo con il quale fin da subito sono state condotte le indagini, ci ha sempre stupito.
Ora con questa sentenza mi sembra chiaro quale fosse l'intento degli investigatori : mettere le mani sul più "facile" dei colpevoli o peggio sul più "facile" dei capri espiatori

@ Anonimo

ora ho capito. Per "prima volta" ti riferivi all'autore dell'aggressione

Concordo con le tue deduzioni riguardo l'aggressione : ho sempre immaginato che non vi fosse intenzione di uccidere

Per quanto riguarda la successiva manipolazione del corpo mi sembra che il tuo ragionamento sia molto verosimile

Anonimo ha detto...

qui un emerito imbecille incapace di gestire il teatrino che aveva montato, la implorava di pazientare da mesi, anni, giurandole amore, inventando ipotetici accordi in via di definizione.... procrastinando gli incontri.. inventando scuse su scuse.. temporeggiando da tre mesi.. avendo rapporti sessuali con la moglie.. avrebbe d'un tratto ucciso per l'amante?

e perchè?

ENRICO ha detto...

@ MIMOSA

Ps : secondo me l'accoglimento del Rito IMMEDIATO ha di molto ridotto le possibilità d'azione della difesa la quale per giunta è stata fatta entrare in scena ben 2 mesi dopo l'accaduto ( 21 giugno avviso di garanzia)

In tutto quel periodo la Procura e i parenti della vittima hanno avuto mano libera per impostare il loro piano di attacco..

ENRICO ha detto...

@ Anonimo

un "emerito imbecille" è proprio quello che ci voleva , è quel che si dice "il cacio sui maccheroni" per una Procura che vuol lavarsi le mani da un caso ingombranta

Anonimo ha detto...

ANONIMO...(')

No, "l'imbecille" non l'ha uccisa, non ne avrebbe avuto nè il tempo nè il motivo per farlo, ma certamente è stato responsabile, suo malgrado di quanto è accaduto.
Non possiamo accusarlo di assassinio, ma neanche di essere un santino. (e non mi riferisco alle dongiovannate).
FALCE

ENRICO ha detto...

Un' ultima considerazione

Se Parolisi fin dal primo momento fosse stato assistito da - che so - un Luciano Revel ( tanto per far il none di chi è stato uno dei più brillanti penalisti italiani) a quest'ora se ne starebbe a Villa Borghese a giocare con la sua bambina

@ FALCE

nessuno ha mai detto che Salv. sia un santino

E' evidente che ha molte responsabilità nell'accaduto ma dato che è un imbecille - su questo non ci piove e credo che nessuno possa dire il contrario - da imbecille ha continuato a comportarsi anche dopo la tragedia.

Abbiamo a che fare con un irresponsabile che si era cacciato in qualche pasticcio senza rendersi conto dei rischi che poteva correre lui e la sua famiglia

Anonimo ha detto...

Il patto è un punto importante da capire. Da quello che ho letto, dalle dichiarazioni di Gennaro Rea, lui ne avrebbe parlato con Parolisi, invitandolo a dire tutto, ed è P a dire in un primo momento di far fede al patto, e Gennaro, nonostante non fosse d’accordo, accetta ma solo se Melania verrà ritrovata a breve. Dalle dichiarazioni di Gennaro quindi sembra che l’idea di non dire nulla sia di Parolisi. Devo andarmi a leggere le dichiarazioni di Parolisi in merito, ma quello che non capisco è che leggendo le dichiarazioni di alcuni militari, gli stessi invitano Parolisi a raccontare tutto vista la gravità della situazione, e lui non parla mai di patti con la famiglia Rea, non dice che vuole tacere per rispetto alla famiglia o cose simili, ma chiede solo agli stessi di non rivelare nulla.
Un’ultima osservazione personale. Che le procedure iniziali non siano state proprio regolari potrei essere d’accordo ma in casi del genere i primi sospetti ricadono sull’ultima persona ad aver visto la vittima. Questi sospetti aumentano se si scopre che la persona ha storie extraconiugali e aumentano ancora di più quando si scopre mente, perché non c’è, apparentemente, alcuna ragione valida per un’innocente di mentire di fonte ad un fatto cosi grave. Questo ha pesato moltissimo sulla sua credibilità.
Falce
In merito alla tua osservazione “ma certamente è stato responsabile, suo malgrado di quanto è accaduto” cosa intendi? Se non ti dispiace mi interessava sapere la tua opinione in merito.

Buon pranzo a tutti.
Kiba

Anonimo ha detto...

Se sono un marito che ha sempre tradito una moglie che un bel dì sparisce e dopo viene trovata morta ammazzata, sinceramente,
NON mi viene tanta voglia di raccontarlo alla polizia..
A voi sì?
Allora complimenti siete cittadini modello..

Se l'ho ammazzata io non racconto in giro che ho l'amante.
Ma se l'ho ammazzata io e non voglio confessare di sicuro vado in prima linea a cercarla facendo finta di essere disperato così nessuno pensa che uno tanto disperato per la moglie poteva ucciderla.

Se non l'ho ammazzata io cerco di non raccontarlo lo stesso, mica sono scemo a mettermi in evidenza e penso che è una cosa che non c'entra e non riguarda la polizia saperlo o non saperlo..
Se mi scoprono faccio brutta figura, se non mi scoprono tanto meglio.

Cioè adesso l'amante cosa c'entra, se non l'ho ammazzata io la moglie non vado mica a raccontarlo dell'amante, è come infilarsi in un guaio..
se l'ho ammazzata io ovvio non lo racconto lo stesso, però mi faccio vedere preoccupato e faccio il bravo marito che la cerca disperato.. piuttosto ci dormo anche a Colle san marco per fare la sceneggiata.

Gordon

ENRICO ha detto...

@ KIBA

Salvatore è stato videoregistrato durante un interrogatorio come “persona informata sui fatti” e in quella circostanza sono state violate le norme di procedura penale
Le sue dichiarazioni rese sul luogo del delitto il 22 aprile, non solo non potevano essere utilizzate a suo carico ma soprattutto non avrebbero MAI dovuto essere divulgate attraverso i mass-media

Dispositivo dell'art. 63 Codice di Procedura Penale

( http://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-primo/titolo-iv/art63.html )


"Se davanti all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona non imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni [351, 362] dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, l'autorità procedente ne interrompe l'esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno essere svolte indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un difensore [96-97]. Le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese [191]".

Inoltre Salv., sempre in quella circostanza, attenendosi a ciò che aveva concordato con il suocero, omette di confessare la sua relazione extraconiugale.

E’ stato in seguito accusato dagli stessi parenti della vittima di aver mentito al riguardo dato che secondo la loro versione , tale patto del silenzio avrebbe dovuto essere rispettato solo se non fosse avvenuto l’irreparabile.

Ma questo, a mio avviso, non è vero perché il 27 aprile, durante la trasmissione CLV , l’amica Sonia rilascia la famosa intervista “del diabete” attenendosi quindi ancora “alla consegna” e mi sembra di non sbagliare nel dire che i parenti di M., anche alcuni giorni dopo il ritrovamento del corpo, continuarono a descrivere la coppia come esempio di unione idilliaca e solida

Il non aver inviato l’avviso di garanzia a Salv. – nonostante gli inquirenti lo avessero già “puntato” fin dal primo istante. – è stata una scorrettezza grave poiché Salv. non solo non si è preoccupato di rivolgersi ad un legale ma non ha neppure potuto avvalersi della facoltà di non rispondere E ANCHE di MENTIRE come previsto dal nostro C.p.p, art. 64
---
L'imputato può mentire.
Il diritto di mentire da parte dell'imputato è un dato acquisito per il nostro ordinamento giuridico, e tanto si evince da evidenti e chiari riferimenti normativi costituzionali e non.
Se infatti, il diritto di difesa, è, secondo il dettato dell' art. 24 Cost., inviolabile, ne discende che I' imputato ha il diritto di difendersi nel modo che ritiene più opportuno e con le modalità che reputa più convenienti. Se l'imputato, al fine di resistere all'accusa che gli viene mossa, decide di effettuare una ricostruzione della sua condotta difforme dal vero, questo suo atteggiamento rientra a pieno titolo nel suo inviolabile diritto di difesa.

ENRICO ha detto...

@ GORDON

... non solo. Se non l'ho ammazzata io, (o penso che sia successo qualcosa di grave come nella fattispecie), è ovvio che la prima cosa che faccio è quella di cancellare immediatamente le tracce del misfatto con l'amante per timore di subire un grave provvedimento disciplinare a mio carico ( nel caso M. fosse stata ritrovata viva ) o di venire sospettato ( nell'ipotesi peggiore che venisse ritrovata morta)

Anonimo ha detto...

Io l'amante non ce l'ho ma c'era una tizia che mi broccolava e ho indugiato rispondendo alle email perchè oh! mi faceva piacere, mica sono di legno..

ma non ci sono andato, e questa mi invitava..

Se a mia moglie succede qualcosa, io mica vado a raccontare questa cosa stupida!

E allora siccome se questi trovano le email sembro bugiardo, sembra che l'amante ce l'ho, perchè ho dato un poco corda a questa scema, se quando lei scompare io vado subito a cancellare le email..

E' meglio che non succede niente a mia moglie..

Anche quel padre lì di Tommy l'hanno passato per uno con le foto di bambini sul computer.. e non era vero..
adesso per il dolore di aver perso il bambino gli ha preso un colpo brutto e non si sveglia più.

Gordon

Anonimo ha detto...

@ Gordon

Io invece un’amante ce l’ho avuta. Fortunatamente però mia moglie, nello stesso tempo, “è scomparsa” con un altro e io me la sono cavata…. Pfiùùù, menomale !

Pamba ha detto...

@Enrico

Eh giààà.. la strategia dell’Accusa è partita da lontano..e niente l’ha turbata!

Nessun sussulto quando anche l’Unione Camere Penali ha protestato
“L’avviso di garanzia recapitato a Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio volontario della moglie Carmela Melania Rea si è verificato in violazione delle norme del codice e delle garanzie del diritto di difesa”
http://www.cronacalive.it/omicidio-melania-rea-per-lunione-camere-penali-violato-diritto-difesa-parolisi/

Nessuna conseguenza alle osservazioni della Difesa in merito, dettagliate nella richiesta di Riesame al Tribunale dell’Aquila, alle quali il presidente Gargarella ha così risposto.
Vi sono certamente dichiarazioni del Parolisi pienamente utilizzabili …dichiarazione di scomparsa, ..interviste televisive …ed il fatto che la sua versione sia stata da lui riferita a terze persone, le quali a loro volta (con dichiarazioni pienamente utilizzabili dal punto di vista processuale) le hanno riferite a loro volta agli inquirenti
Pertanto..il contenuto del videointerrogatorio a Ripe non è utilizzabile tal quale..ma perché riferito a terzi che l’hanno riferito a loro volta agli inquirenti (mi ingarbuglio anch’io con l’italiano)…ma sì, intanto facciamocelo soffiare e lanciamolo nell’etere..che a qualcosa dovrà pur servire…

Se non fosse una tragedia sarebbe una farsa, ma almeno riportiamo le loro parole (pag 11 Richiesta di Riesame)..Non sono mica degli sprovveduti, sapevano bene quello che facevano ;-)
Dott. Monti: “Perché stiamo
insistendo con te...sentendoti come persona informata sui fatti, quindi non c'è
l'avvocato...” (pag. 71 trascrizioni)
Mar. A.s. UPS Abruzzese: "Dottore questo
adesso, voglio dire, arrivati a questo punto lo indaghiamo, lo fermiamo e gli
facciamo le contestazioni" (pag. 105 trascrizioni)
Mar. A.s. UPS Abruzzese: "Se va in galera si
prende trent'anni senza aver commesso niente"


Eh già!

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Pamba,
non ho mica ben capito le Sue citazioni: che cos'è quel "eh già" ? Che cos'è quel "UPS" ? Può essere più precisa ? Da quanto da Lei riportato, certamente si tratta di affermazioni illegali, benché prive di reale significato ("se va in galera si prende trent'anni senza aver commesso niente "?). Se uno va in galera, dovrebbe andarci perché almeno si suppone che abbia commesso qualcosa.

Anonimo ha detto...

E il grande duo G&B le ha lette queste pagine?
Cosa hanno fatto in proposito?
Hanno accettato quello che sembra un arbitrio, come riportato più sopra, senza batter ciglio?
Cose di un altra galassia!!!
FALCE

Anonimo ha detto...

@Enrico
Sul video hai perfettamente ragione ma mi chiedo come mai la difesa non abbia fatto nulla in proposito(questa difesa non convince..).
Nella circostanza del video, Melania è già morta, quindi il patto in teoria, stando alle dichiarazioni di Gennaro, è sciolto. Dimmi se sbaglio: il patto era un accordo tra i Rea e Parolisi di non raccontare quella storia PASSATA ad estranei, giusto? Per i Rea era finita li e Melania lo aveva perdonato, quindi è come un nuovo inizio ed è normale che la famiglia vede di nuovo il rapporto rose e fiori. Nella sua dichiarazione infatti Gennaro parla del patto e nello stesso tempo che fosse certo che Salvatore non avrebbe lasciato la moglie perché il rapporto era ottimo. Nello specifico, ordinanza Teramo a pag 41. Devo comunque finire di rileggere bene ancora tutto.
@Gordon.Il cittadino modello non c’entra nulla, qualsiasi persona con un minimo di sale in zucca, una volta che la moglie viene trovata morta ammazzata, sa che prima o poi indagheranno sui tuoi movimenti ecc, non tanto come marito, ma come ultima persona ad aver visto la vittima(è la cosa più importante).
Kiba

ENRICO ha detto...

@ Pamba

Io non mi intendo molto di giurisprudenza però vorrei sapere quali siano le norme sulle investigazioni difensive e, se e come, queste siano state svolte dal collegio difensivo di Parolisi

Da quello che so gli avvocati della difesa potrebbero in linea di principio accedere al materiale probatorio con le stesse modalità del p.m. ma di fatto ne sono impediti dalla mancanza di mezzi soprattutto economici.

E’ quindi piuttosto comprensibile come un miliardario possa sfuggire al carcere anche se colpevole, al contrario di un povero che viceversa potrebbe marcire in prigione anche se innocente.

Pamba ha detto...

@ Manlio, Falce

Ho letto solo ora i vostri commenti e li riprendo adesso, scusandomi, perché in effetti non sono stata molto chiara. Per inciso, “eh già” é solo una mia amara constatazione ed il sarcasmo non è facile da comunicare senza il tono della voce.
La risposta più semplice è la sigla Mar. A.s. UPS che corrisponde al grado dei carabinieri di “Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza”, presente all’”audizione” di Parolisi svolta a Castello di Cisterna (NA) il 10 ed 11 Maggio. Per il resto provo a spiegarmi di seguito.

La Difesa ha sicuramente letto queste affermazioni, del resto quelle frasi che ho citato in corsivo sono tratte proprio dalla memoria difensiva http://www.lastampa.it/_web/download/parolisi_difesa.pdf-
I legali, riportandole, affermano l'assoluta inutilizzabilità delle dichiarazioni rese da Parolisi quando ancora non era indagato ed enfatizzano il clima dell'audizione, a dir poco, da interrogatorio in pieno stile (a titolo esplicativo si riportano alcune delle domande e delle considerazioni “vagamente” allusive fatte in quella sede dagli inquirenti) (tratto da Richiesta di Riesame pag 10-11). Alcune di queste frasi allusive sono proprio quelle che vi ho citato.

Pamba ha detto...

(segue)

E’ sicuro che siano state fatte queste affermazioni dagli inquirenti (sono trascrizioni del verbale dell’”audizione”).

E’ certo che i legali abbiano protestato, almeno nell’ambito della loro richiesta di Riesame, forse debolmente a livello mediatico (?).

Purtroppo la loro indignazione non sembra abbia avuto efficacia, come si deduce dalle affermazioni in risposta del Presidente Gargarella (pag. 19-20 http://static.repubblica.it/ilcentro/riesame.pdf ), che mi sembra abbia soltanto aggirato l’ostacolo dell’utilizzabilità delle dichiarazione di Parolisi prima che venisse indagato.

Qui mi fermo, perché mi ricollegherei anche a quanto già detto da Mimosa nel commento di ieri alle 23.41.
Datemi voi, se potete, un conforto garantista ;-).

@Enrico

Neanch’io sono esperta di giurisprudenza, e trovo sconcertante quello che abbiamo visto finora sull’effettivo esercizio e garanzia del diritto di difesa, anche in merito alle disparità economiche.

A domani, Pamba

Mimosa ha detto...

Ecco, ormai l’abbiamo appurato, Salvatore Parolisi è stato incastrato, era necessario un capro espiatorio da esibire nel minor tempo possibile, e con il male minore …
uno al posto di tanti …
in un terreno che scotta e che poteva far “rimuovere” parecchi … capisciamé …

Come possiamo provare che SP sia colpevole?
Noi tutti abbiamo provato e riprovato, cronometro alla mano e logica su logica, a vedere se lui stesso poteva essere stato l’esecutore materiale di tanto scempio, ma non ci siamo riusciti.

Viceversa siamo riusciti a documentare la impossibilità concreta che sia stato lui sia ad accoltellare la moglie e soprattutto ad effettuare la messa in scena delle incisioni e della siringa
e inoltre che egli stesso abbia affidato questi compiti a qualcuno.
Siamo tutti imbecilli?

Che meditino, che meditino i Signori preposti all’accusa e alla difesa … e la Signora che ha emesso la sentenza …

Mimosa

PINO ha detto...

@ MIMOSA cara, pensi proprio che i "capisciammè" saranno affrontati coraggiosamente nella prossima sessione d'appello?
Che le castagne da togliere dal fuoco, nel frattempo si siano intiepidite, tanto da evitare di usare la molla?
Bello questo quadro dipinto con toni rosei; ma dalla tavolozza accusatoria manca il colore di base.
=" Parolisi è stato incastrato" scrivi, ed io aggiungerei che in tale stato rischia di restare, se nella prossima tribuna giudicante non sarà presente chi, fornito dell'arma del Diritto e di sana coscienza, non paventi di smascherare i "capisciammè" e relative, eventuali complicità che avrebbero agevolato il supposto arbitrio.
Era necessario avere un caprio da sacrificare? E questo "l'abbiamo appurato".
Ma l'opinione pubblica è ancora sconcertata dalla inusuale conduzione delle indagini, a dagli amari risultati del processo di 1° grado, per cui trovo molto appropriato, concludere questo mio breve intervento, con il tuo monito:
="Che meditino, che meditino i Signori preposti all’accusa e alla difesa … e la Signora che ha emesso la sentenza …"=

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Pamba, grazie delle spiegazioni, che però - beninteso, non a causa Sua - non sembrano consistenti. Hanno inventato nuovi gradi ? La Pubblica Sicurezza è esistita fino al 1983, se non ricordo male, quando venne demilitarizzata e chiamata "Polizia di Stato". Oppure, normalmente e in generale si parla di Ordine Pubblico. Sapevo che esistesse una Polizia Giudiziaria; un maresciallo è sottufficiale e non ufficiale (sostituto ha lo stesso valore?). Sinceramente si tratta di denominazioni o del tutto nuove, o del tutto false.
Come doveva agire la difesa ? Fanno come Mussolini che si autodenominò "maresciallo dell'Impero" insieme al re ?

Quello che gli avvocati, direttamente, non fanno mai per "diplomazia forense": una bella querela per abuso d'ufficio a nome del proprio patrocinato. Nel caso Scazzi-Misseri, e solo perché colpiti quattro avvocati, si è mossa l'Unione Camere Penali, una sorta di "sindacato" degli avvocati. Questa è, a mio parere, una delle maggiori disfunzioni nei rapporti disciplinari interni del mondo forense-tribunalizio in senso lato, questa accondiscendenza degli avvocati verso i loro contraltare. Temono, gli avvocati, e non del tutto a torto, che, una volta iniziata una guerra individuale, i loro patrocinati verrebbero sempre condannati, ed essi, in quanto avvocati, segnati o marchiati a vita (perdere cause sistematicamente vorrebbe dire anche rischiare di essere accusati di infedele patrocinio).

Il nodo centrale è: finché i magistrati si giudicheranno anche penalmente in sede corporativa, non si caverà mai un ragno dal buco. Occorre creare Organi speciali di indagine e di giudizio sui loro comportamenti professionali e privati, in modo da metterli nelle medesime condizioni di imparzialità, non solamente personale, ma di condizione socio-professionale, di ogni cittadino.

Manlio Tummolo ha detto...

ERRATA CORRIGE: La frase "Fanno come Mussolini.." va inserita dopo "del tutto false". Ho scritto l'aggiunta in un punto sbagliato.

ENRICO ha detto...

@ MIMOSA

Anche io, come PINO, non mi aspetto grandi cose dal duo B&G.
Spero di sbagliarmi clamorosamente ma se la difesa non è riuscita a scagionarlo in prima battuta - nonostante gli elementi per farlo fossero tanti e tali che ci saremmo riusciti anche noi pur non essendo “addetti al lavori “- non ripongo molte speranze nell’Appello

Del resto se la sentenza era già stata scritta fin dal primo momento ( e ne è prova la scorretta conduzione delle indagini unita all’accanimento a senso unico nei confronti di Parolisi) significa che i punti oscuri di questo “caso” devono rimanere tali ad ogni costo e che la volontà e la forza per farlo è più nella mani di una Procura che in quelle di una Difesa debole ma soprattutto priva di mezzi economici adeguati.

@ KIBA

” Per i Rea era finita li e Melania lo aveva perdonato, quindi è come un nuovo inizio ed è normale che la famiglia vede di nuovo il rapporto rose e fiori.

Sì. Ma se questo episodio era stato definitivamente archiviato da tutti, genitori compresi, in quanto ritenuto “acqua passata” mi spieghi per quale motivo i Reai erano così ansiosi di tenerlo nascosto al punto di spingere Salv .al silenzio ?

Lo trovo un controsenso. Evidentemente sapevano molto bene che la storia non era finita lì ed io dubito fortemente ( mia personale opinione, sia chiaro !) che la decisione di non accennare alle scappatelle di Salv. fosse determinata dalla volontà di proteggerlo da eventuali sospetti
Penso piuttosto che si preoccupassero di salvaguardare l’immagine di M. e di conseguenza quella della coppia perfetta che al contrario perfetta non era.
Ed i genitori ne erano ben consapevoli. Ed io credo che nelle prime ore abbiano anche sospettato una fuga volontaria della figlia dovuta a contrasti di coniugali.

@ PAMBA

Come vedi pur non essendo esperti del ramo siamo arrivati alle stesse conclusioni.
Perché invece non ci sono arrivati quelli del mestiere ? Qualcosa vorrà dire, no ?

Anonimo ha detto...

@Enrico
vorrei farti un'osservazione.
Non beiamoci nè illudiamoci troppo del fatto che perfino noi non del mestiere saremmo riusciti a difendere Parolisi, e la Difesa preposta no.

quella che continuate ad appellare Signora, lo è solo se la incontriamo al supermercato o in pizzeria, mentre al suo posto di lavoro è e rimane un Giudice, maschio o femmina che sia, lacrimevole o tutta d'un pezzo che non sia.

Ebbene ti ricordo che il Giudice ha voluto disporre delle perizie di sua sponte e queste ultime hanno detto ben chiaramente che non era possibile confermare le accuse, anzi di più, le perizie sulle analisi gentiche richieste dal giudice portavano riportato nero su bianco una mancanza di tracce dell'imputato
ed una tale presenza di tracce altrui da rendere assurda l'ipotesi che l'uomo potesse avere avuto alcuna responsabilità FISICA dell'omicidio.

Non è roba che avrebbe fatto scagionare chiunque sull'istante?

E invece Parolisi si è beccato l'ergastolo lo stesso, perchè con i risultati delle perizie ci si è puliti il.. ci si è puliti il.. ci si è puliti il banco degli imputati, che, bello lustro, ha scintillato accogliendo il condannato.

Anonimo ha detto...

sul telefonino hanno lasciato solo due messaggi
quale sarebbe il motivo, distrazione o una ragione precisa.
l'argomento, o le date degli sms, o insieme.

Anonimo ha detto...

ANONIMO delle 11,16

Tu li conosci i due messaggi lasciati sul cellulare?
Perchè non li scrivi, tanto per rinfrescarci la memoria?
FALCE

ENRICO ha detto...

@ Anonimo

io non mi beo" del fatto che perfino noi non del mestiere saremmo riusciti a difendere Parolisi, e la Difesa preposta no.

Mi stupisco e me ne preoccupo !

E concordo totalmente con la tua osservazione relativa alla sentenza di colpevolezza emessa dalla Signora Giudice nonostante costei avesse in mano le ulteriori perizie che, viceversa l’ avrebbero dovuta obbligare a raggiungere un convincimento di assoluzione per mancanza assoluta di prove “al di là di ogni ragionevole dubbio” .

Da cui se ne evince che la Procura ha avuto buon gioco su una Difesa tiepida ( vuoi per mancanza di grinta, vuoi per timore , vuoi per pressioni ricevute ) e soprattutto priva di un sostegno economico decente.

Inoltre l'Accusa ha potuto contare sulla potenza condizionante di un'opinione pubblica assetata di sangue grazie alla vergognosa campagna in chiave colpevolista montata "a tavolino" per mesi e mesi dalla totalità dei mezzi d’informazione, nessuno escluso.

Un aspetto questo che andrebbe approfondito : CHI aveva un così enorme potere al punto di indirizzare TUTTI i mass-media in un’unica direzione ? E, soprattutto, per QUALE interesse ?

Non so cosa si possa nascondere dietro questo crimine ma non credo di sbilanciarmi troppo nell'affermare che si tratti di qualcosa di inviolabile ragion per cui il Parolisi ed i suoi difensori non avranno vita facile in futuro

A meno di non accedere ai forzieri di un Paperon de’ Paperoni, non solo straricco ma soprattutto superpotente ed intoccabile provvisto di una “forza” uguale e contraria a quella dell’Accusa

Anonimo ha detto...

Dare la colpa alla debolezza della difesa non ha senso, se carta canta, e la carta cantava, Parolisi si sarebbe potuto presentare a processo anche senza alcuna difesa perchè le perizie CHIESTE DAL GIUDICE erano completamente a suo favore.

Questo processo era vinto sula carta!

La decisione imposta dal giudice è assolutamente arbitraria e contraddetta degli stessi riscontri scientifici da lei richiesti.

SE ci fossero state prove scientifiche, se le analisi dei periti avessero dato qualche conferma della possibile responsabilità dell'imputato, la sentenza sarebbe stata comunque durissima, ma giustificabile e giustificata dalle prove oggettive.

Purtroppo per la Giudice le perizie hanno dato contro il castello accusatorio, l'imbuto e quant'altro, poichè non è dimostrato nè dimostrabile che Parolisi sia stato a Ripe nè che abbia potuto accoltellare la moglie.

Ma NONOSTANTE questo il Giudice ha emesso la sentenza.

E poi ci chiediamo perchè piangesse? Perchè non abbia nemmeno guardato in faccia l'imputato mentre lo condannava nella maniera più dura e pesante possibile?

Vi sembra possibile?

SE ti penso profondamente colpevole, almeno ti guardo in faccia mentre te lo dico e ti rinchiudo PER SEMPRE in una cella negandoti PER SEMPRE il conforto di tua figlia, perchè quella è una condanna che meriti.

Ma se sto facendo una cosa che so essere profondamente sbagliata e che mi ripugna fare, allora sì che mi viene da piangere ed evito di guardarti in faccia, perchè mi sento un verme nei tuoi confronti in quelli di tua figlia ed anche nei miei, e della mia reputazione di persona integerrima.

ENRICO ha detto...

@ Anonimo

Ho capito.

Tu sostieni che la posizione giuridica di Salv. era tale da non consentire in alcun modo di poter procedere contro di lui con una condanna. A prescindere dall’abilità della difesa

Di conseguenza il Parolisi sarebbe comunque stato spacciato anche se avesse avuto un team difensivo di fama internazionale.

Il che potrebbe essere del tutto verosimile e potrei senz'altro essere d'accordo con te

Viceversa se il Parolisi – ferme restando le “perplessità” e "certe esigenze" della Procura - fosse stato a sua volta un intoccabile membro di qualche potentato, sarebbe stato assolto anche se difeso dall’ultimo degli azzeccarbugli reperibili sul mercato ?

PINO ha detto...

@ ENRICO
Ma perchè resti meravigliato da quanto dice l'anonimo?
Non le abbiamo fatte anche noi, mesi e mesi fa, le stesse considerazioni?
Fin nell'ultimo mio post di stamattina, scritto alle 9,14, cosa dicevo, se non quello che l'anonimo sta molto giudiziosamente riconfermando?
Le cose erano, stanno, e saranno identiche anche in futuro, se non interverrà un giustiziere come l'arcangelo Michele, per fare tabula rasa. (Tabula, nostra collaboratrice non me ne voglia)
Senza voler essere pessimista, sia chiaro, ma neanche senza inforcare lenti con cristalli color di rosa. (ed anche a questo bel colore chiedo scusa, per essermene malamente servito ben due volte in un solo giorno)
Pino

ENRICO ha detto...

@ PINO

Le mie erano argomentazioni puramente speculative

Mi chiedevo : se Parolisi - già condannato a priori da una Procura “preoccupata” per una sua assoluzione che avrebbe lasciato in sospeso sospetti verso altri “autori” ( ambiente caserma compreso) – fosse stato difeso da un collegio MOLTO più agguerrito e autorevole, avrebbe fatto la stessa fine ?

Mi risponderai : forse no o forse sì, ma che importanza potrebbe avere ormai allo stato dei fatti ?

Giusto. E allora dovremmo realisticamente concludere che il processo d’Appello sarà la fotocopia del primo soprattutto se a difenderlo saranno gli stessi legali.

E siccome, per vari ed intuitivi motivi, Parolisi non può cambiare cavallo in corsa non prevedo niente di buono per il futuro

Conclusione : inutile contestare inverosimili impianti accusatori e smascherare abusi procedurali, incomprensibili inadeguatezze investigative, ambigue relazioni autoptiche, deboli iniziative difensive e chi più ne ha più ne metta.

Tanto era già scritto e tanto è stato fatto: Parolisi è stato sottoposto ad un processo senza appello.

Questo spiegherebbe anche la mesta e silenziosa rassegnazione della famiglia Parolisi.

Manlio Tummolo ha detto...

A mia memoria, non ricordo mai un giudice che guardi gli imputati sia che li assolva, sia che li condanni. Entra/ entrano al suono d'un campanello. L'uditore giudiziario o chi altro declama: "Entra la Corte". Tutti in piedi. Il giudice legge il suo foglio, poi se ne va. Dove è scritto che deve guardare il condannato durante la sentenza ?
Le lacrime non sono mai previste dal CPP.

Torno al documento citato da Pamba: vi sono alcune straneszze formali, che potrebbero sembrare irrilevanti, ma la forma in Diritto è considerata sostanza, e i titoli devono essere esatti, non inventati di sana pianta.

PINO ha detto...

@ ENRICO

E' perfettamente tale la situazione!
Ma per cambiare, non sarebbe necessario dispensare il team difensivo perchè, oltretutto, sembrerebbe offensivo sul piano professionale, ma RAFFOZZARLO, con un forte pilastro come, per esempio lavvocatessa Conte esempio di ottima dialettica, grinta e alta preparazione.
Del valore oratorio e morale di questa professionista ne registrammo un esempio nel caso Misseri-Scazzi. Ne sei a conoscenza?
Solo in tal modo Parolisi sarebbe certo di ottenere un giusto processo. E le spese non sarebbero esorbitanti, tenendo conto che con una assoluzione, tutto quanto sborsato, per le spese di processo, periti e tutto il resto, verrebbero addebitato ai perdenti la causa.
Ma chi potrebbe mai suggerirlo ai Parolisi?
Possiamo sperare solo che il nostro blog venga letto da qualcuno della famiglia.
Non vedo altra soluzione. In alternativa, resterebbe solo l'intervento dell'Arcangelo.

ENRICO ha detto...

@ MANLIO carissimo

Interrogatori sfacciatamente inquisitori, rispetto dei diritti e delle garanzie difensive dell'imputato manifestamente trasgredito, perizie a favore dell'accusato ignorate : a quanto pare nessuno ha sollevato obiezioni di sorta sull'operato degli inquirenti.

ENRICO ha detto...

@ PINO

A questo punto - visto come sono andate le cose - dubito che un avvocato, per quanto in gamba possa essere, riesca a spuntarla con una Procura evidentemente manovrata "dall'alto"

Spero, sinceramente, di sbagliarmi.

tabula ha detto...

@Pino, nominami pure.
Anche se più che Tabula rasa, ultimamente sarei una Tabula irsuta, la vicenda mi ha lasciato qualche pelo indigesto sullo stomaco.
Concordo sul discorso carta canterina, mio carissimo Enrico, va anche detto che altre modalità di giudizio potrebbero agire con maggior considerazione della mancanza di prove.

Io non me ne intendo e mi chiedo come si possa andare a processo in totale mancanza di prove, e ricevere l'ergastolo in queste condizioni è talmente assurdo che mi domando se esistano strutture sovranazionali in difesa dei diritti umani che possano rilevare l'anomalia del caso.

Riguardo i legali, sono due persone molto per bene che necessitano di interlocutori disposti ad ascoltare.
Ma in mancanza di volontà ascolto, nemmeno il compianto Pavarotti avrebbe potuto far sentire la propria voce.

Ho poco da aggiungere, vi leggo ma..

ENRICO ha detto...

@ Tabula carissima
"mi domando se esistano strutture sovranazionali in difesa dei diritti umani che possano rilevare l'anomalia del caso.

accedere alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) sarebbe un'impresa titanica che nessuno si accingerebbe a compiere in difesa di un Parolisi qualunque.

Purtroppo.

Anonimo ha detto...

Approfitto di un breve lasso di tempo a disposizione per riprendere il discorso riguardante la piccola.
La vera e propria adozione (c.d. Adozione Piena), si viene a creare tra soggetti non legati da vincoli di sangue, recidendo ogni legame dell’adottato con la sua famiglia di origine con lo scopo principale di tutelare il minore abbandonato, orfano o che non riceva una sufficiente assistenza dalla propria famiglia.
La Cass.ne con sentenza n. 1838 del 2011 ha osservato che la situazione di abbandono, che ai sensi dell’art. 8 l. n. 184 del 1983 è presupposto necessario per la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore, comportando il sacrificio dell’esigenza primaria di crescita in seno alla famiglia biologica, è configurabile non solo nei casi di materiale abbandono del minore, ma ogni qualvolta si accerti l’inadeguatezza dei genitori naturali a garantirgli il normale sviluppo psico-fisico, così da far considerare la rescissione del legame familiare come strumento adatto ad evitare al minore un più grave pregiudizio ed assicurargli assistenza e stabilità affettiva, dovendosi considerare «situazione di abbandono», oltre al rifiuto intenzionale e irrevocabile dell’adempimento dei doveri genitoriali, anche una situazione di fatto obbiettiva del minore, che, a prescindere dagli intendimenti dei genitori, impedisca o ponga in pericolo il suo sano sviluppo psico-fisico, per il non transitorio difetto di quell’assistenza materiale e morale necessaria...continua

Stella

Anonimo ha detto...

...continua
Ai sensi dell’art. 12 della legge poc’anzi menzionata, deve essere disposta l’audizione dei parenti del minore entro il quarto grado, qualora abbiamo mantenuto significativi rapporti con il minore stesso; la Cassazione, al riguardo, chiarisce che la valutazione della sussistenza di rapporti significativi con i minori, come individuati dall’art. 12 in esame, “rappresenta un prius, non un posterius, rispetto all’audizione”. In altri termini, l’audizione deve essere disposta qualora, dagli accertamenti, emerga la sussistenza di significativi rapporti tra i parenti entro il quarto grado ed il minore. L’art. 12 l. 4 maggio 1983 n. 184, nell’indicare le categorie di persone che devono essere sentite nel procedimento per la dichiarazione di adottabilità, opera un riferimento ai parenti entro il quarto grado che abbiano mantenuto rapporti significativi con il minore, poiché il carattere vicariante della posizione dei congiunti diversi dai genitori ne comporta il coinvolgimento nel procedimento solo nei limiti in cui essi risultino attualmente titolari di rapporti affettivi forti e durevoli, tali, cioè, da consentire loro di offrire elementi essenziali per la valutazione dell’interesse del minore e, per altro aspetto, di prospettare soluzioni dirette ad ovviare allo stato di abbandono nell’ambito della famiglia di origine; sulla necessaria preesistenza dei rapporti tra minori e parenti, la Cass.ne ha stabilito, che in tema di dichiarazione di adottabilità, si deve escludere lo stato di abbandono qualora si manifesti la disponibilità a prestare assistenza e cure al minore da parte di parenti entro il quarto grado che abbiano conservato rapporti significativi con il minore stesso.
In effetti, nei casi di dichiarazione di adottabilità di un minore la legge impone al giudice minorile di cercare valide figure familiari tra i parenti entro il quarto grado ma questa ricerca non produce effetti automatici.
In merito alla decadenza dalla potestà genitoriale, in questo caso, risulta essere una pena accessoria, che segue quindi le sorti della pena principale. Anche se Salvatore, ha perso la potestà genitoriale e quindi Rebuss sic stantibus non può prendere le decisioni più importanti riguardanti la vita della piccola, è pur sempre suo padre. In attesa di ulteriori gradi di giudizio, trovano applicazione i provvedimenti dettati dal Tribunale di Nola e dal Tribunale dei minorenni. Non ci sono i presupposti per la dichiarazione dello stato di adottabilità, considerato che la piccola non si trova in stato di abbandono poichè entrambe le famiglie, provvedono alla sua assistenza morale e materiale. Ci sono poi casi di adozioni particolari nei quali l'adozione può essere richiesta dai parenti ma in tal caso sembra mancare il presupposto dell'essere orfano di entrambi i genitori.

Stella

Manlio Tummolo ha detto...

Si può adire alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo solo dopo aver espletato tutti i gradi di giudizio, ovvero dopo la Cassazione. In Appello la questione verrà ripresa, penso e spero con maggior precisione e senza lacrime coccodrillesche. Sembra si stia diffondendo un collirio a base di succo di cipolla. Amche Obama lo ha adottato. E' di moda "lacrima facile", dopo il nostro ministro del Lavoro e la decapitazione delle pensioni, che ha dato k'esempio.

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Stella,
mi pare che Pino si riferisse all'adozione da parte dei genitori di Melania, non di terzi estranei. In tal caso, l'adozione, dopo eventuale condanna definitiva all'ergastolo, potrebbe forse essere decisa, perché in tal caso si raffigurerebbe l'abbandono, sia pure involontario, da parte del padre e tenuto conto della morte della madre. Giuridicamente la bambina sarebbe come orfana.

Anonimo ha detto...

Manlio, avevo colto il quesito di Pino ed ho tentato nel mio post di rispondergli. Provo a semplificare.
L'adozione vera e propria, comporta la rescissione totale dalla famiglia d'origine e per la dichiarazione dello stato di adottabilità quale suo presupposto, necessita dello stato di abbandono. Stato di abbandono che manca in questo caso, considerato che vi sono parenti entro il quarto grado, che provvedono alla piccola.
Ci sono poi dei casi di adozione, che vengono definiti "particolari", che fanno riferimento agli orfani di entrambi i genitori ed in alcuni casi ai minori disabili.
Parolisi, è decaduto dalla potestà genitoriale in seguito alla condanna all'ergastolo, mica è stato dichiarato morto. Vittoria ha ancora un padre seppur questo non possa al momento esercitare su di lei la potestà genitoriale.
E' pacifico che abbiamo visto in questo caso giudiziario, una serie infinita di forzature ma paragonare la decadenza dalla potestà genitoriale alla morte, mi pare azzardato oltre ogni misura.
Comunque il problema da risolvere è uno solo, poi di riflesso verrebbe meno quello relativo a Vittoria: è necessario far riformare la sentenza di condanna.

Stella

PINO ha detto...

@ STEELA

Ho capito perfettamente, e ti ringrazio, assieme a Manlio.
Pino

Sira Fonzi ha detto...

Ciao Massimo,vorrei tornare a parlare dei pantaloni di Melania. Qualcosa non mi torna, può darsi che mi sbagli ma, a mio avviso, l'aggressore non era solo.

Sappiamo che i pantaloni non sono stati rivoltati dopo l'accoltellamemento, alcune gocce di sangue lo dimostrano, e possiamo dedurre che non sono stati rivoltati da Melania poichè dalla posizione eretta sarebbe stato pressoché impossibile (quando ne parlammo qualcuno disse che riusciva a rivoltarli in quel modo, ma da seduta)

Come immaginare la scena se non con qualcuno che la blocca e qualcun altro che le cala i pantaloni?
Fare contemporaneamente le cose sarebbe stato impossibile.

Forse è una mia convinzione ma non riesco ad immaginare una scena a due.

Tu che ne pensi?

Sira

Antonello ha detto...

Beh, di vulnus qua ce ne sono a iosa, altro che Giusto Processo, a che mi risulti il Pm non paga la consultazione delle intercettazioni, e trovo anche strano il prezzo imposto a quelle intercettazioni, ma avete idea di cosa posza starci, se parliamo di dati, in un solo Dvd che so di 10 Gigabyte??? Si, costa 6-7 euro credo ma dentro penso ci stiano anni di intercettazioni convertite in apposito formato sonoro.
In Mp3 io custodisco in soli 2 Giga e rotti 100.000 (centomila) basi musicali notoriamente piu' articolate di una semplice conversazione, con 10 Dvd da 10 Giga si sostituisce pacificamente l'hard disk di un pc di moderna estrazione, e 10 Dvd da 10 saranno alla mal parata sul mercato a 60/70 euro, quindi se il Pm ha a disposizione quanto e quando vuole quei Cd (ricordo che un cd e' di circa mezzo Giga) mi chiedo da dove viene ed a cosa e' dovuto il prezzo richiesto alla Difesa per accedere a quei benedetti Cd.
E' incredibile, l'accesso alla documentazione e' tutelato dalla L. 241/90 in base al quale si puo' chiedere la consultazione o la copia del documento (anche digitale) d'interesse, le Amm/ni sono obbligate, ostando slo motivazioni gravissime ed a pena di sanzioni penali, ad aderire alle richieste TRATTENENDO PER SE I DIRITTI DI SEGRETERIA E DI CANCELLERIA, qui si parla invece di un banco di compravvendita a 50.000 euro, c'e' qualcosa che non torna e mi chiedo se certe zone fanno parte o non parte di questa nostra Italia.
Non so quanti siano i cd in questione ma in un dvd da 10 "riscrivibile" del costo di pochi euro vi stanno dentro circa 21 cd da mezzo Giga, facciamo finta che i cd possano essere 2.000, ebbene con 100 dvd da 10 , ed un costo di circa 500/600 euro si dovrebbe ottenere il tutto, l'unica variabile potrebbe riguardare copie "ufficiali" e quindi bollate di conseguenza e qui vi possono essere interpretazioni svariate, nei fogli bisogna mettere una marca da 22 euro, credo, per foglio in un cd sonoro necessariamente digitale credo si vada per file, c'e' pero' una differenza, quello che sta in 2.000 fogli non puo' stare in un foglio solo, sarebbe di proporzioni mastodontiche ed incolsultabile di fatto, invece quello che sta in 2.000 file puo' essere montato in due o tre file, in un numero a piacimento, per paradosso anche in un solo file, chiaramente c'e' bisogno di un montaggio DI SEGRETERIA, di aggiunta di piu' file su un'unica registrazione.
Beh, io credo che un montaggio simile, di 2.000 file sonori, per raggiungere un costo di 50.000 euro dovrebbe essere composto da Luchino Visconti in persona, e solo con la mano destra, non per ridimensionar nessuno ma un montaggio di una certosina impiegata e l'acquisto di apposito software potrebbe costare si e no 500 euro, sempre se non si utilizza un open source completamente free e dunque libero da ogni vincolo bastardamente commerciale.
In sostanza l'Amm/ne ci dovrebbe mettere solo le giornate/uomo per elaborare un unico file, qui si parla di 50.000 n'euroni??? Ma daiii, se non ci fosse da piangere scapperebbe da ridere, "La Giustizia e' uguale per tutti" dovrebbe essere una domanda e non una affermazione, in tutte le aule io la farei seguire da tre punti interrogativi.

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