sabato 8 settembre 2012

Sveva Taffara. La strana morte di chi sapeva che da Cesena si arriva alla sorgente dell'acqua Sveva senza fare l'autostop...

Il campo recintato in cui si trova la cisterna
Un uomo e una donna si incontrano, hanno voglia di conoscersi e decidono di rivedersi sulla riviera romagnola per trascorrere qualche giorno assieme. Niente di strano, capitano frequentemente situazioni del genere. Però lei da subito capisce che quanto poteva nascere non sboccierà, che quanto al momento della partenza le poteva apparire gioioso, si dimostra al contrario essere triste e inutile. Nonostante abbia solo 26 anni conosce bene il brutto della vita, lo ha provato diverse volte sulla sua pelle e sa come si snodano le storie che di amore non hanno nulla... e quella che forse sperava di iniziare nel migliore dei modi non parlava d'amore. Per questo al primo litigio dice che tornerà a Torino e si fa accompagnare alla stazione di Cesena. Sono le dieci di mattina del 6 agosto quando scende dall'auto di lui e si dirige da sola all'entrata della stazione... ma il treno che va a nord, quello delle dieci e cinque, è già in movimento. La ragazza si siede su una panchina e pensa che in fondo è una donna libera, che non ha voglia di tornare in Piemonte a convivere con i suoi guai, che per una volta può anche decidere cosa fare del suo tempo. E' in quell'istante che l'altoparlante annuncia l'arrivo dell'intercity diretto a Lecce... ferma anche a Rimini e Riccione, quindi la sua vacanza può continuare. Non ha biglietto, ma che importa. Sono le dieci e dodici quando sale e cerca un posto in cui restare in anonimato... due minuti e quel lungo serpente d'acciao si anima nuovamente strisciando verso quella libertà difficile da assaporare nel piccolo mondo in cui vive la quotidianità, dove chi la conosce la giudica, dove i ricordi sanno solo di dolore e tristezza.

Non può essere che così perché Sveva Taffara, questo il nome della ragazza nascostasi nella pancia del serpente che sta scivolando al sud, ha un passato fatto di violenze ed un presente occupato da assistenti sociali. E forse Sveva sta pensando al suo passato. Si dice che ogni padre voglia il meglio per i propri figli, una "frase fatta" disattesa troppe volte, ma una sentenza ha condannato Giuseppe Taffara per aver abusato, si parla di violenze continuate per anni ed anni, di sua figlia. Una sentenza arrivata nel 2006 grazie al Pm Valerio Longhi che convinse Sveva a sfogarsi in tribunale, a tirare fuori tutte le paure e le lacrime. Nelle parole del Pm lei captò l'intrinseca promessa che quello sfogo, altamente drammatico a detta dei presenti, sarebbe stato foriero di una vita migliore lontano da chi la maltrattava e violentava. Ma il tutto rimase solo una promessa. Infatti a fronte di una condanna superiore ai 12 anni, il giudice non incarcerò il padre, che da uomo libero aspettò il processo d'appello dedicandosi alla figlia con telefonate minacciose e persecutorie. Processo d'appello mai celebrato e che mai forse si celebrerà integralmente, visto il poco tempo a disposizione dei giudici di Torino per quei condannati in primo grado che non sono in carcere (lo hanno detto loro stessi). Strano perché per la Franzoni, anche lei libera fra il primo ed il secondo grado, di tempo ne trovarono... 

Qui però la situazione è diversa, qui i media non han messo bocca e la prescrizione del reato è oramai dietro l'angolo. Sì, l'appello nel 2011 è partito ed un'udienza la si è consumata. Fatto sta che in questa il giudice non ha saputo decidere di testa sua ed ora le carte sul "caso Taffara", a dodici anni dalla denuncia e dall'inizio delle prime indagini, sono accatastate assieme a tante altre su una scrivania della Consulta in attesa di avere risposta al quesito posto dai difensori: "Può un Pm cambiare capo di imputazione, se emergono fatti nuovi, fra il processo di primo e secondo grado?". Domanda 'difficile' che permise al Taffara di restare libero. Ma vista la sua natura quest'anno in carcere ci è finito ugualmente, ci restrerà per i prossimi cinque anni, perché nel tempo passato da persona libera ha potuto frequentare ogni tipo di corso gratuito organizzato dalla regione, anche quello di operatore sanitario, e dopo aver studiato l'uso degli psicofarmaci ha deciso di offrirne un paio, sciolti nella cioccolata calda, sia al figlio che alla sua fidanzata, la preda ambita da stuprare in tutta tranquillità. Fortunatamente per lei, le mani sulle parti intime ad un certo punto l'hanno risvegliata ed obbligata ad urlare, a scappare ed a denunciare...

Ma torniamo a Sveva. Forse mentre il serpente la porta verso Rimini e Riccione non pensa a suo padre, forse pensa alle sue storie d'amore mai finite bene. Al suo ex ragazzo che davanti a lei si azzuffa a coltellate con chi ha preso il suo posto, anche in questo caso finì col testimoniare in tribunale, oppure a suo figlio di due anni, quello scricciolo che ama tanto e che può vedere solo andando a casa dei nonni paterni perché sottrattole dalle assistenti sociali. Forse pensa alla sua vita e cerca una spiegazione, un motivo che l'aiuti a capire come mai il destino le faccia incontrare sempre persone sbagliate. Forse sono questi i pensieri che la convincono a restare accucciata sul serpente d'acciaio ed a proseguire la corsa. In fondo in quel momento si sente davvero libera di fare quanto crede sia giusto fare: tornare alle origini ed arrivare alla sorgente di quell'acqua Sveva, luogo che da sempre la affascina perché potrebbe aver influenzato i suoi genitori al momento della sua nascita. E' una decisione che merita di essere condivisa, per questo chiama il fratello al cellulare e lo informa delle sue intenzioni. Il serpente nel frattempo viaggia veloce e poco dopo le 15.00 arriva a Foggia. Chissà chi le ha detto che per arrivare a Rionero in Vulture, dove si trova la sorgente che cerca, deve scendere in quella città. Forse qualcuno con cui ha parlato in treno e le ha offerto un passaggio? O forse non c'è stato alcun passaggio e Sveva è arrivata a Candela in pulmann?

Alle 17.00, infatti, dalla stazione di Foggia parte il pulmann diretto a Napoli, il precedente era partito alle 15.00 e per il successivo avrebbe dovuto aspettare fino alle 19.00, pulmann che alle 17.30 fa scalo anche a Candela, tre euro e settanta costa il biglietto, a soli dieci chilometri dalla stazione di servizio in cui la ragazza è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza, stazione di servizio che si trova sulla strada che porta a Rionero in Vulture. In questo modo avrebbe potuto chiedere un passaggio in zona, a soli trenta chilometri dalle sorgenti. Perché no, potrebbe essere... ma c'è qualcosa che non va nella ricostruzione. Possibile che Sveva, una volta a Foggia, non abbia dato un'occhiata agli orari dei treni? Lo avesse fatto si sarebbe accorta che da Cesena a Rionero in Vulture ci si arriva senza dover fare l'autostop. Il treno che parte alle 10.14, quello in cui è salita, va benissimo perché arriva a Foggia poco dopo le quindici e lascia un'ora e trenta per sgranchirsi le gambe e tornare in stazione sulle 16.40, giusto in tempo per poter salire su un altro treno che parte alle 16.46, treno che porta a Potenza ma che ferma anche a Rionero in Vulture esattamente alle 17.47.

Insomma, la brutta storia che si è creata ed ha strappato a questa terra Sveva Taffara, appare alquanto particolare ed incongruente. Pare quasi ci sia stato qualcuno che, sul quel serpente d'acciaio che correva verso Foggia, si sia offerto di accompagnarla al suo appuntamento speciale. Ed incongruente è anche il dire che per certo Sveva non è arrivata a quelle sorgenti che tanto sognava, quando le telecamere dell'area di servizio Esso di San Nicola di Melfi l'hanno vista partire alle 18.17. E da quel punto venti minuti di viaggio bastano per arrivare a Rionero in Vulture. Sveva è riuscita, prima di morire, a far diventare reale il suo sogno? Ci sia riuscita o meno presto lo scopriremo, perché il killer non potrà restare senza volto. Troppi modi ci sono per scoprirlo e non potrà fare come Giuseppe Taffara, non potrà non finire in galera quando la galera è il minimo che si merita. Nessuno dica che si tratta di suicidio, nessuno dia una mano a quel destino, per Sveva da sempre bastardo, che pare abbia voluto inghiottirla a tutti i costi in modo impensabile e strano. Impensabile e strano come tutta la sua corta ma intensa vita. Un destino così impensabile e strano che poco ci vuole le abbia fatto incontrare altre persone sbagliate, persone che non è stata in grado di tenere a bada come pensava.

Quanto capitato a Sveva il 6 di agosto, si può tranquillamente dire sia più che strano... ma non si può altrettanto tranquillamente dire che porti il pensiero a valutare un suicidio. Sveva prima delle 15 è in treno e dice al fratello che andrà alle sorgenti che portano il suo nome, è presumibile si fosse fatta un piano di viaggio e sapesse di potervi arrivare senza chiedere passaggi... ed allora per quale motivo si dice abbia fatto l'autostop? Avete mai visto persone coi bagagli chiedere passaggi a sconosciuti? Forse che chi ha una valigia ed un trolley se li trascina per strada in attesa che qualcuno si fermi? Certo, Sveva era una donna e questa condizione sessuale facilita i passaggi in auto... ma che senso hanno gli abiti trovati sull'asfalto, assieme al trolley ed ad una sportina che conteneva quanto si era tolta di dosso dopo essersi bagnata alla fontana? Perché non li ha portati con sé fino alla cisterna? Perché bagnarsi e poi spogliarsi... e non viceversa? Perché entrare in mutande in un campo recintato da filo spinato? Come fare ad infilarsi fra il filo spinato senza farsi neppure un graffio? Come ha fatto ad entrare pare essere la domanda dominante, ma altrettanto dominante è il chiedersi come ha fatto a trovare una cisterna che in pochi sapevano esistere... era segnalata da razzi luminosi e cartelli rinfrangenti?

Inoltre: come è stato possibile finirvi dentro, passando da un buco angusto, stretto e buio? Non è strano che ad una ragazza capiti un qualcosa del genere in una zona che non conosce... è molto più che strano! Ed è strano che alcune persone dicano cose strane. Testimoni hanno riferito di aver visto Sveva accanto ad una fontana mentre si bagnava dalla testa ai piedi. E seppure sia singolare che una donna con una folta chioma non usi le mani per lavarsi e rinfrescarsi la pelle, cercando di non bagnare i capelli lunghi, e decida di rovinarsi la piega non sapendo se poi sarà in grado di lavarli ed asciugarli col phon, quanto riferito pare essere la verità visto che gli abiti si son trovati ancora umidi... ma era davvero l'acqua della fontana quella che li ha bagnati? Non è strano che nessuno di chi l'ha vista "rinfrescarsi" le abbia parlato? Forse c'era qualcuno con lei? E' per questo che chi l'ha notata non si è avvicinato? Ed allora perché hanno detto che era sola? Non è strano il comportamento di chi la mattina del 7 agosto ha chiuso la cisterna trovata aperta, col lucchetto forzato, senza controllare anche solo se nell'acqua fosse stato gettato, ad esempio per dispetto visto che non erano riusciti ad entrare in casa (a detta del testimone), del prodotto chimico velenoso o comunque qualcosa di inquinante? Non è strano il suo non cercare di capire come chi e perché sia potuto entrare in una proprietà privata, nella propria terra, a pochi metri da una propria casa, solo per spaccare un vetro ed aprire una piccola porticina che chiude una cisterna colma d'acqua? Non è strano che senza fare alcun controllo e senza dir niente a nessuno, questa persona abbia chiuso la cisterna e sia partita tranquillamente per le vacanze come se nulla fosse accaduto?

Tutto è strano. E strano sarà anche il ragionamento di chi dovesse accettare una ricostruzione che parla di suicidio. Perché Sveva avrebbe dovuto decidere di morire a quel modo? L'unico modo in grado di cancellare, grazie all'acqua in cui è rimasta immersa per quindici giorni, quasi ogni traccia ed eventuali rapporti sessuali? E perché è stata cremata tanto in fretta? Con il suo corpo si è bruciata anche la possibilità di cercare eventuali indizi non trovati dal primo patologo. Ad esempio la ricrescita dei capelli avrebbe potuto dare esiti positivi per certe droghe...

Sveva non c'è più e pare che, a parte i pochi amici e familiari che le volevano bene, tutti, ad iniziare dai media, si vogliano dimenticare di lei. Ma io confido in chi fa le indagini ed in chi le coordina, confido ancora in quella Giustizia che si dice essere uguale per tutti... perché Sveva Taffara era italiana come lo siamo noi. E noi, in quanto italiani, vogliamo sapere come ha fatto ad arrivare in quel punto dell'Italia e perché è morta in una cisterna che si trova all'interno di una terra privata recintata col filo spinato.

Ps. Inserisco ora il video che vede Sveva nell'area di servizio "Esso" di San Nicola. L'ho rallentato per farvi vedere meglio le prime immagini. Si vede lei che mette le sue mani su quelle di un uomo, per noi potrebbe essere un Mario qualunque, quasi ad impedirgli di pagare quanto ha acquistato. Infatti subito dopo si nota lo scontrino uscire dal registratore di cassa, lei che allunga una mano e lo strappa dandolo al Mario qualunque, lui che prima di allontanarsi osserva il cassiere quasi a vedere se gli sta bene che paghi la ragazza. Ed allora mi chiedo: perché Sveva doveva offrire qualcosa a qualcuno? Di cosa si doveva sdebitare?


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10 commenti:

Anonimo ha detto...

Salve Massimo,
il suo articolo non è ne buono, ne interessante, ne eccezionale è molto di più. E commuovente. Penso che lei abbia quasi un compito attraverso questo blog visitato da tanti e spero, da chi svolge responsabilità nel campo giuridico. Non sono al mio agio con l'italiano e poco intervengo in queste pagine. Mi accontento di leggere ed è già tanto.Non abbiamo in Francia un sito simile che prenda a cuore le vicende di quelli che non possono più parlare e dei loro cari.Mi ero espressa una volta sola per il caso del povero Roberto Straccia, ringraziandola di continuare a porre domande per un caso quasi chiuso, nonostante le numerose e insopportabili zone d'ombra.
La ringrazio un'altra volta, perchè i suoi commenti sui fatti di cronaca non fanno di noi semplici 'voyeurs' come spesso si afferma, ma ci rendono senz'altro più sensibili e umani attraverso i suoi occhi. H

carla ha detto...

sono daccordo ,con l'anomino quì sopra.....penso chi legge volandocontrovento a primo impatto,sembra chissà con quale demonio o extraterreste,per non dire eretico ,si ha a che fare!?.....
invece penso che sia uno delle poche persone che conserva una sensibilità,in cui è difficile trovare....
infatti questa notizia di sveva mi è sfuggita...lo so' solo adesso con questo articolo,per quel che descrivi Massimo, anch'io ritengo impossibile al suicidio.....
perchè quando una persona rompe certi schemi impostali nella vita,fa di tutto per arrampicarsi alla vita e sa quanto sia preziosa,purtroppo come dici tu delle volte non si incontra delle persone giuste che ti possa dare una mano.....
poi un altro appunto,non nego in alcune circostanze è impossibile tenere a vita una persona in carcere e purtroppo la punizione non viene percepita e si gira con altra violenza.....e penso che sia uno dei motivi che tante cose non vengono denunciate......

ho presente la mia infanzia, essendo orfana di madre e mio padre si sposò per la seconda volta, più volte ero stata tolta dalla famiglia e rimessa,anzi alla fine siamo scappati da dove ci trovevamo e la situazione non è che migliorava anzi peggiorava,fino a chè a maggiore età ho potuto vivere per conto mio.....
si arriva a un punto che gestisci la cosa da sola,sperando di poter cavartela al meglio e la mia fortuna è stato che nel percorso della mia vita ho trovato persone giuste.......

spero quanto a te Massimo ,che ci sia qualche angioletto che penetri in qualche mente che faccia valere la Giustizia per questa ragazza Sveva e come lei anche per Manuela orlandi e tanti altri......
anche se vorrei pensare che queste persone che non avranno avuto giustizia su questa terra ,che davanti a DIO lo avranno già.....
un coordiale saluto a te Massimo.....Carla

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
il tuo lavoro è, come tua abitudine, assai triste ed amaro nei contenuti, ma splendido per lo spirito di analisi critica che lo guida, sempre con quello stimolo interiore che Socrate avrebbe classificato come "Dèmone" (stasera ti mando un mio saggio su Protagora e Socrate, due personaggi anch'essi "volanti contro il vento"). Se ricordi, di Sveva Taffara avevo anch'io accennato dopo averne letto su "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed. web, osservando la sua terribile fine in analogia con quella di Sarah Scazzi. Pare che da quelle parti i pozzi siano troppo frequentati, ma non certo per prendere acqua.

Manlio Tummolo ha detto...

Caro Massimo,
il tuo lavoro è, come tua abitudine, assai triste ed amaro nei contenuti, ma splendido per lo spirito di analisi critica che lo guida, sempre con quello stimolo interiore che Socrate avrebbe classificato come "Dèmone" (stasera ti mando un mio saggio su Protagora e Socrate, due personaggi anch'essi "volanti contro il vento"). Se ricordi, di Sveva Taffara avevo anch'io accennato dopo averne letto su "La Gazzetta del Mezzogiorno" ed. web, osservando la sua terribile fine in analogia con quella di Sarah Scazzi. Pare che da quelle parti i pozzi siano troppo frequentati, ma non certo per prendere acqua.

tabula ha detto...

povera ragazza. Così carina e dal viso dolce. Una brutta vita ed una brutta morte.

Tristepensiero ha detto...

Ero certa che avresti preso a cuore questo triste ed inquietante caso. Quando lessi la notizia, rimasi anche io sorpresa dai diversi punti che hai evidenziato; soprattutto a sorprendermi fu la sicurezza con cui si parlava di suicidio... In un momento come questo, in cui le "doti" di un giornalista sono direttamente proporzionali alla capacità di fare terrorismo e di trovare a tutti i costi il mostro della porta accanto, è decisamente strano che nessuno abbia colto la palla al balzo per lanciare il nuovo giallo dell'estate, così ho pensato che forse le informazioni in mano agli inquirenti fossero ben altre. A non sorprendermi affatto invece fu il comportamento del proprietario del pozzo, ormai alla pressappochezza della gente siamo abituati... In ogni caso, scrivo per riportare la notizia di una punto bianca sulla quale sarebbe stata vista salire Sveva alla stazione di servizio di San Nicola di Melfi. Provo ad inserire il link alla pagina: http://www2.lastampa.it/2012/08/29/cronaca/il-corpo-di-sveva-e-bloccato-a-potenza-okPR9rujN2gCryIIqlLbtO/index.html

Rinnovo i miei complimenti a te Massimo e al tuo interessantissimo blog.
Francesca

Anonimo ha detto...

sono di Barile (Potenza).Non dimenticatevi che questa è la provincia di Elisa Claps.
Quindi, Povera SVEVA........

Anonimo ha detto...

Buongiorno Massimo, quello che scrive è sacrosanto, aggiungo qualcosa e chiedo a lei cosa si può fare perchè questo caso non sia chiuso in questo modo assurdo. Ho conosciuto Sveva, la sua storia, un pochino della sua anima, e perquanto so che possono accadere cose strane nella mente di ognuno di noi, so anche che non sono le condizioni di un suicidio quelle di Sveva, assolutamente, Sveva era....non si può definire, la piccola grande Sveva, che ho conosciuto e frequentato per una decina di giorni circa, ma abbastanza per volerle bene e sapere che dietro alla confusione della sua esistenza c era , e di nuovo non voglio descriverla con parole aggettivi ecc ma non c era il suicidio in quel modo e in quel luogo. i famigliari non devono smettere di far cercare il mostro, perchè sennò questo sarebbe l ennesimo omicidio di Sveva....

Anonimo ha detto...

A me sembra strano che non sia uscito ancora fuori quello che le ha dato il passaggio.
Sveva non é piú sola, siamo tanti qui a Rionero e nel Vulture tutto che vogliamo LA verità.
È vero, siamo la terra di Elisa e dei fidanzati di Policoro ma, speriamo, che possano pagare tutti quelli che hanno fatto il male e sopratutto, tutti quelli che hanno coperto e che continuano a farlo.
Riposa in pace Sveva.
Prega per noi stupidi stolti che ci affanniamo ad avere una vita "perfetta".

Anonimo ha detto...

Triste storia strappa lacrime gli organi competenti non smettano di cercare la verita' solo cosi' l'anima della povera sveva avra' la pace che merita.....