giovedì 7 giugno 2012

Rape Drug. La droga dello stupro è fra noi e pochi ne parlano... e se i media tacciono gli italiani chiudono gli occhi e non credono al pericolo...

Alcover
Ricorderete il caso della discoteca Guernica di Pizzoli, in provincia de L'Aquila, la discoteca situata a cinquanta minuti d'auto da Teramo. Anche se nessuno ne parla più ne avrete memoria, perché il militare che si dice a febbraio stuprò in maniera assurda una ventenne è in cella con Salvatore Parolisi. Ebbene, la ragazza, ritrovata semi-nuda fra la neve, non ricorda nulla di quella sera. Il motivo pare di semplice soluzione: o ha esagerato in maniera assurda coi superalcolici, ma i barman del locale negano questa circostanza, o qualcuno le ha fatto assumere una sostanza chiamata "rape drug", droga dello stupro. Non è una cosa nuova, anche se poco o niente se ne parla sui media e l'allarme lo lanciano solo i poliziotti, già nel 2007 in Italia si contavano un centinaio di denunce per abusi subiti dopo aver ingerito tale sostanza. Le avevano fatte sia maschi che femmine a cui qualcuno, quasi mai identificato, aveva versato rape drug in una bevanda (coca cola, birra o alcolici). Ora la situazione, snobbata dalla grande informazione televisiva che preferisce altri argomenti, sta peggiorando in quanto sono in tanti a sapere che una delle sostanze malefiche, una rape drug in piena regola, è venduta in farmacia dietro prescrizione medica. Si chiama Alcover, ed è la stessa consegnata in mano a ragazzi e adulti, tutti con problemi di alcolismo, dai medici del Sert. Il problema nasce dal fatto che chi ne necessita potrebbe avere amici o figli senza scrupoli... o essere lui stesso senza scrupoli. Inoltre non son pochi quelli che smettono di bere alcool ma diventano prigionieri della medicina, che iniziano ad assumere in dosi sempre maggiori perché crea euforia e disinibizione e perché, una volta tornati al mondo reale, non hanno né ricordi né sensi di colpa.

Non è pericoloso fornire di una simile arma le persone che hanno debolezze? Non sarebbe meglio dar loro una dose che copre tre giorni e controllare quanto ne usano in realtà? Primo perché si potrebbero rovinare ulteriormente la vita, secondo perché potrebbero, coscienti o no, rovinare quella di altri. E non solo loro possono tanto. Il mercato parallelo dei medicinali, su internet la gamma di aziende è vasta, può fornire anche quel prodotto senza una effettiva ricetta, senza che nessuno controlli e se ne accorga. Quell'uomo che si ferma in un locale per bersi una birra e si sveglia il giorno dopo steso in un fossato, chi deve ringraziare? Non solo le donne ne sono infatti vittime. Farla ingerire a un uomo significa poterlo rapinare senza aver problemi, in quanto difficilmente ricorderà il viso del malfattore incontrato per caso in un bar, farla ingerire alle donne significa cento volte su cento prepararle ad una violenza sessuale. Queste le parole di un poliziotto intervistato a fine 2007 da un giornalista del Resto del Carlino:

"Alcune donne si fanno visitare giorni dopo l’accaduto, visto che non ricordano nulla, e purtroppo i medici possono solo costatare l’avvenuta violenza carnale: le tracce di Ghb svaniscono dal corpo dopo 8-12 ore. La sostanza viene metabolizzata molto velocemente dall’organismo. Di conseguenza le denunce sono poche, visto che anche le vittime si sentono impotenti: non ricordano il volto dell’aggressore e altri particolari importanti. Temono magari anche di incolpare innocenti; temono di non essere credute. Insomma, è un fenomeno ancora nascosto, ma crescente e preoccupante. Ha preso piede in Gran Bretagna e ora anche in Italia è scattato l’allarme".

Cento denunce, ad ascoltare il poliziotto, erano poche perché la stragrande maggioranza non si rivolgeva alle forze dell'ordine. Ed il numero scarno significava, questo lo disse un politico (perché vi fu un'interpellanza parlamentare nel 2007), che i numeri dovevano essere come minimo decuplicati. Ora vi chiedo: "Qualcuno vi ha resi edotti sui pericoli che i vostri figli corrono quando sono fuori di casa? No, non vi ha informati nessuno perché i casi continuarono uno appresso all'altro anche dopo l'interpellanza e l'allarme lanciato dalle forze dell'ordine. Vi furono casi gravi ed altri per fortuna meno gravi, o quasi sventati, ma nessuno si occupò più della questione in maniera congrua preferendo minimizzarla. Vediamo alcuni brutti episodi accaduti nel 2008 a ragazze che avrebbero potuto essere nostre figlie:

Gennaio 2008: Una studentessa universitaria di 24 anni è stata drogata e stuprata, alcune notti fa, e poi lasciata nuda per strada. La giovane aspettava alcuni amici in un bar, quando è stata avvicinata da un ragazzo dai modi garbati che l'ha portata al tavolo e le ha offerto da bere. Dopo averla distratta, il ragazzo ha versato del Ghb nel drink, un farmaco anestetizzante che annebbia la mente. Così la ragazza non ha avuto la forza per opporsi. Solo dopo ore, all'alba del giorno dopo, ha ritrovato le forze per reagire al torpore ed è tornata a casa. Ma, altra particolarità della droga assunta, fatica a ricordare cosa le sia successo.

Luglio 2008: Un sabato sera in discoteca, l'incontro con un gruppo di nigeriani, una birra e poi il vuoto, fino al risveglio, la domenica mattina, nuda in un appartamento in via Maffucci, a Milano. Questo è quanto accaduto alla discoteca Matisse ad una giovane ragazza di 25 anni, impiegata, alla quale è stata somministrata la cosiddetta "droga dello stupro", una sostanza chimica inodore e insapore che, sciolta in un drink, è capace di sedare i muscoli e annullare i ricordi.

Dal Resto del Carlino: Bologna, settembre 2008 - Il copione è sempre lo stesso e il fenomeno, per gli investigatori della squadra Mobile della polizia e per la Procura, è ormai diventato preoccupante. La ragazza viene avvicinata in un locale o a una festa, lo sconosciuto attacca bottone e poi le offre da bere: un pretesto per versarle qualcosa nel bicchiere. E’ l’inizio dell’incubo: la ragazza perde lucidità fino a non capire più niente e a quel punto lui abusa di lei. Dall’inizio dell’anno a Bologna già tre sono gli episodi di questo tipo, in cui potrebbe essere stata usata l’ormai tristemente nota ‘rape drug’, su cui indaga la polizia. Nei primi due, le giovani hanno denunciato, rispettivamente, di essere stata stuprata e pesantemente molestata, nel terzo la vittima designata si è salvata solo grazie al provvidenziale intervento delle sue amiche. 

Il primo caso risale a gennaio. La vittima, di buona famiglia, partecipa a una festa in casa di amici in pieno centro. C’è molta gente, verso la fine la avvicina un giovane e le offre qualcosa da bere. Da quel momento in poi i ricordi diventano confusi. L’unica cosa certa è che, dopo un tempo che le pare infinito, si ritrova nella macchina dell’uomo, semi-svestita. Lui poi la lascia sotto casa e se ne va. Lei non riesce a ricordare cosa sia successo esattamente, ma non serve molta immaginazione. Va in Questura e denuncia: "Mi ha drogata con qualcosa, era nella bevanda che mi ha dato. Poi mi ha violentata". Non riesce però a fornire elementi utili a rintracciare l’uomo. 

Il secondo episodio nella notte del 1° giugno al Cassero: una ventiduenne viene avvicinata da un uomo che le fa bere qualcosa, per poi trascinarla fuori dal locale, nel retro, e molestarla sessualmente.

Terzo e ultimo caso, per fortuna non sfociato in violenza: una ventenne a luglio va con le amiche in un noto bar del centro, di quelli alla moda, dove fanno l’aperitivo i ragazzi con i vestiti griffati e le auto fiammanti. E’ il momento dell’happy hour: la ragazza beve un drink offertole da un giovane. Si sente poco bene, non riesce quasi a stare in piedi. Le amiche vedono la scena, la trascinano via e la riportano a casa.

Sempre il Resto del Carlino ci fece sapere che la provincia di Forlì-Cesena aveva adottato il metodo bere sicuro (la Romagna offre svaghi e di droghe è imbottita la notte dello sballo), un semplice coperchio che il barista inserisce sul bicchiere al momento in cui lo consegna. In questo modo si evitano le trappole sui banconi dei locali. Inoltre nel blog di un giornalista dello stesso quotidiano (Massimo Pandolfi è il giornalista e "Vite spericolate" il nome del blog), si raccontarono diverse disavventure capitate a causa della rape drug. Dopo averle lette alcuni lettori, spontaneamente, inviarono mail in cui raccontavano le loro esperienze. Faccio un copia-incolla:

1) Carlo, 25 anni, fiorentino. "Un anno fa, in un disco-pub, ero con un gruppo di amici. Ho bevuto un cocktail e ad un certo punto non ho capito più nulla. Non so cosa mi sia successo per 5-6 ore. Recentemente uno di questi miei amici mi ha detto: "Ti avevamo messo dentro l’extasy luquida".

2) Antonella e Marina, 20enni, romane. "la scorsa estate abbiamo conosciuto in discoteca due bei ragazzi. Ci hanno fatto bere. Già lì abbiamo cominciato a perdere il controllo. Poi ci hanno portato a casa loro. Ci siamo risvegliate la mattina successiva: eravamo nude nel letto. Nessuna delle due ricorda cosa è successo quella notte".

3) Fabrizio, 35 anni, infermiere romagnolo: «Un paio d’anni fa si sono presentate a mezzogiorno al Pronto Soccorso due ragazze. Piangevano, dicevano di essere state in discoteca con dei ragazzi che le avevano fatte bere e forse anche drogate. Non ricordavano nulla. Le abbiamo visitate: avevano avuto rapporti sessuali".

4) Marina, 30enne, bergamasca. "Con me è andata buca. Un tizio ci ha provato una volta in discoteca. Però l’ho beccato, nel senso che l’ho visto mentre versava qualcosa nel mio bicchiere di coca-coca. Gli ho fatto una scenata, lui diceva di calmarmi e che non era niente, mi sono alzata per andare a chiamare i buttafuori, ma quando sono tornata al tavolo lui non c’era più. Si era volatilizzato".

5) Francesco, 28 anni, bolognese. "E’ successo a un mio amico gay. Gli hanno messo qualcosa nel bicchiere e lui ricorda cos’è successo, ma mi ha raccontato che non aveva la forza di reagire. Ha avuto un rapporto sessuale con due uomini e ha fatto cose estreme, che non avrebbe mai voluto fare. E se ne è pentito. "Ma non ero io", mi ha detto".

6) Marzia, 18enne, perugina. "E’ successo due mesi fa, in una festa privata. Ho sempre avuto il dubbio che mi avessero messo qualcosa nel bicchiere, adesso dopo aver letto i vostri articoli ne ho quasi la certezza. Per qualche ora non ho capito nulla, non ricordo nulla; per fortuna nessuno ha abusato di me. Lo so per certo perchè ho ricontrollato minuto per minuto con le mie amiche tutti i miei spostamenti".

7) Giancarlo, 32enne, lombardo. "Ho un locale, qualche tempo fa ho cominciato a sospettare che un mio cliente facesse qualcosa del genere. Gli ho parlato a muso duro, vietandogli di entrare, altrimenti lo avrei denunciato alla polizia".

8) Maria, 50 anni, toscana. "Mia figlia 20enne è tornata a casa stravolta una mattina all’alba. Capii subito che era successo qualcosa: non l’avevo mai vista così. Lei si è chiusa a riccio ma dopo qualche giorno, piangendo, mi ha confessato che temeva di essere stata drogata. Siamo andate dai carabinieri"

Come si può ben notare solo in un caso ci si è rivolti ai carabinieri, negli altri si è lasciato perdere dando modo al malato sessuale di continuare a scorazzare in lidi diversi. Ed infatti gli stupri non si sono fermati, vediamone uno capitato ad una ragazza l'anno passato:

Lodi, marzo 2011: "Ci siamo seduti su un muretto a bere un cocktail e dopo dieci minuti ho sentito un capogiro e non ho capito più nulla - ha raccontato la ragazza alla polizia di Lodi, che sta indagando sull' episodio in collegamento con la questura di Pavia -. Credo di aver quasi perso conoscenza: quando mi sono ripresa ero a terra, solo allora ho capito..."

Ed ecco cosa ha detto Alessandro Battista, dirigente della Squadra Mobile, a proposito della denuncia e del fenomeno "rape drug": "E probabile che la ragazza sia stata drogata. Non sarebbe la prima volta che accade una cosa di questo genere nel nostro territorio. Nel corso di altre indagini, anche attraverso intercettazioni, abbiamo avuto riprova che ci sono giovani che sciolgono sostanze stupefacenti nei cocktail delle ragazze che hanno adocchiato, per poterne poi approfittare. Drink alla cocaina o al darkene, un farmaco molto potente, che agisce sul sistema nervoso e come effetti collaterali può avere riduzione della vigilanza e confusione. Le condizioni ideali per trasformare una giornata di svago in un incubo".

Le forze dell'ordine fanno quel che possono, lanciano l'allarme e si aspettano che qualcuno li segua. Ma se i poteri forti e i media non recepiscono noi comuni mortali saremo destinati a dimenticare e a non stare in guardia sui pericoli in cui incorrono i nostri ragazzi (ma anche donne e uomini adulti sono incappati in disavventure da rape drug). Ed i pochi blogger che ne parlano sono destinati a leggere anche commenti che sminuiscono il problema. Quasi che la gente non imboccata dal giornale di maggiore diffusione, che magari segue un potere ed è di parte (anche le industrie farmaceutiche figurano essere sponsor), non creda al pericolo e voglia chiudere gli occhi in attesa che i media (anche loro sponsorizzati) dopo aver dormito si sveglino e lo sollevino...


Tutti gli articoli su:
Sarah Scazzi 
Roberta Ragusa  

Un modo diverso di vedere l'omicidio di Avetrana negli articoli di Gilberto M.
Sarah Scazzi. Guardando oltre il giardino (e se Michele Misseri soffrisse di...)
Caso Scazzi. Il sistema paese affetto da sindrome post traumatica?


13 commenti:

LucaP ha detto...

Ottimo, Massimo.

Ma se adesso è così, come sarà fra qualche anno quando i miei figli avranno l'età per uscire da soli ed andare in discoteca od in qualsiasi altro locale analogo?

Ciao. Luca

emax/massimo prati ha detto...

Lo facessero solo nei locali della notte o analoghi, Luca, si potrebbe alzare la guardia ed a forza di raccomandazioni cercare di far evitare il pericolo ai nostri figli.

Il problema è che la si usa anche in altre realtà, in altri orari. Una mia conoscente, non ti dico dove abita, è stata violentata un anno fa, circa, in una grossa azienda, non ti dico di dove, durante un turno mattutino (inizialmente i capi le avevano mandato anche una lettera di richiamo perché, a parer loro, si era addormentata in bagno)... non ha denunciato nessuno per non far pubblicità negativa all'azienda, la lettera è stata ritirata e le hanno cambiato il turno, e per paura di perdere il lavoro...

Ciao, Massimo

Manlio Tummolo ha detto...

Poco fa ho letto sul "Il Messaggero" o "Il Corriere della Sera", che esisterebbe perfino una droga che spinge ad impulsi cannibalici o antropofagici. E questo spingerebbe a pensare a quell'individuo che vuol mangare i piedi delle donne sue vittime. Insomma, siamo in tempi felici, dove l'umanità mostra i suoi lati migliori 1

Anonimo ha detto...

una pagina dedicata alle droghe da stupro
su Wikipedia (enciclopedia libera e collaborativa online)

http://it.wikipedia.org/wiki/Droga_da_stupro
http://en.wikipedia.org/wiki/Date_rape_drug

Qui alcune informazioni in lingua inglese sulla droga
sintetica che induce ad impulsi cannibalici:

http://www.politicolnews.com/new-cannibal-drug-synthetic-cocaine-still-sold/

http://latino.foxnews.com/latino/health/2012/06/03/bath-salts-drug-viewed-as-emerging-threat-following-miami-zombie-attack/

K@

Mimosa ha detto...

E’ spaventosa davvero questa situazione, intollerabile in un paese civile, … ma evidentemente non tutti gli uomini sono “civili”. Ho letto che, secondo le rilevazioni statistiche, nel 2001 sono state ammazzate 120 donne, dieci al mese e quest’anno sono già 150, nel mese di giugno appena iniziato c’è stato un delitto o un aggressione ogni due giorni! E sicuramente qualche altro evento non è entrato nella lista, come certe scomparse il cui corpo non è stato ancora trovato. E’ barbarie pura!!
Alla base c’è l’assoluta mancanza di rispetto verso la persona e della figura femminile nello specifico. Sarebbe oltremodo necessaria una radicale ri-educazione dei ragazzi e delle loro famiglie, a cominciare dalla scuola!

Mimosa

Manlio Tummolo ha detto...

Cara Mimosa,
permettimi di correggerti in questo caso. La Scuola dove si vive, e non tutto l'anno, 5 - 6 ore al massimo al giorno, non può far molto, quando lo Stato è marcio, la classe politica e dirigente è marcia, quando l'uso della droga con un pretesto o l'altro, è tollerato (tanto da distinguere chi assume e chi smercia, giustamente su un piano puramente formale, ma di fatto non tenendo conto che, senza il compratore, non vi sarebbe il venditore), quando gli esempi quotidiani sono pessimi, quando tutto l'andamento sociale è come l'intelaiatura di travi completamente tarlata, quando non esiste il benché minimo rispetto delle leggi (e la cosa più grave spesso tra coloro che ne dovrebbero essere interpreti ed applicatori di professione).
Ora, la scuola è come una navicella sballottata in cui ogni giorno ed ogni ora, qualnque ministro frettolosamente nominato senza un minimo di esperienza politica ed amministrativa precedente, si crede Casati, Gentile o Bottai e pensa di "riformarla" ogni giorno con qualche trovata di suo gusto e dopo qualche leggiucchiata di Bignami pedagogici.
E' difficile ad applicarlo, ma o è il popolo italiano ed europeo a prendere coscienza dei propri doveri e diritti, assuma nelle proprie mani il proprio destino, e si liberi dalla marmaglia dirigente nelle varie capitali e località, oppure la tragedia si avvierà alla drastica distruzione dell'ormai tramontante civiltà occidentale, dopo circa 1000 anni dalla sua rinascita medioevale.

LucaP ha detto...

Massimo

Essendomi anch'io documentato sul fenomeno pochi mesi fa, reputo lo stesso estremamente pericoloso, anche perché oltre all'uso criminoso e criminale che si fa di queste droghe, cioè lo stupro di donne che si trovano nell'impossibilità di opporsi allo stesso (ma non solo questo come hai evidenziato nel tuo articolo), spesso a questo si sommano aggravanti estreme che configurano reati ancor più gravi come il tentato omicidio o l'omicidio vero e proprio. E questo perché sovente il violentatore si trova a sua volta sotto l'effetto di droghe come eroina ed ecstasy che esaltano lo stato di euforia ed eccitazione facendo perdere qualsiasi controllo.
Sin dai primi giorni dei fatti, mi è parso estremamente probabile che Tuccia avesse utilizzato una droga da stupro per abusare della ragazza conosciuta alla discoteca Guernica (spero che il suo difensore abbia richiesto degli accertamenti tossicologici sui capelli della ragazza, i quali, a distanza di qualche settimana potrebbero permettere di confermare la somministrazione di GHB). Ma leggendo gli ulteriori articoli sul caso, e soprattutto la testimonianza del medico del Pronto Soccorso, mi è parso evidente che a sua volta Tuccia si trovasse in un tale stato di esaltazione, probabilmente causato a sua volta da droghe, da infierire in maniera così violenta sulla sua vittima, la quale se non fosse stata subito soccorsa sarebbe probabilmente deceduta.

Ed allora, leggendo oggi la notizia che l'ormai famoso dott. Gargarella dell'Aquila ha concesso i domiciliari a Tuccia, mi sono indignato. E' mai possibile che lo stesso giudice, ma il discorso deve essere esteso all'amministrazione della giustizia in Italia, usi così palesemente due pesi e misure, permettendo che un ragazzo colto quasi in flagranza di un reato così odioso e grave possa attendere il giudizio stando a casa, mentre un imputato come Parolisi, sul quale pesano solamente indizi alquanto dubbi, debba ancora restare in carcere (rischiando di perdere la figlia dopo aver già perso la moglie) a nove mesi dall'arresto.

Essendo per principio garantista posso accettare che non vi sia più rischio di inquinamento delle prove (e questo anche nel caso di Parolisi), ma per quanto riguarda il rischio di reiterazione del reato mi sembra che non vi possa essere paragone tra i due casi. Uno ha dimostrato di essere capace di atti estremamente violenti (deve ancora essere provato in un dibattimento, ma l'essere stato in pratica colto sul fatto rende la cosa estremamente probabile), mentre per l'altro non vi è alcun indizio in merito alla pericolosità in quanto la stessa sarebbe conseguenza esclusivamente della certezza che sia stato lui ad uccidere la moglie.

Anonimo ha detto...

Massimo ma non è che questo articolo lo hai scritto per due fini?
Cioè il primo e quello che sorpe da subito il lettore; ma il secondo non è che vuoi insinuare che la droga di cui parli possa essere stata utilizzata anche con Melania?
Ciao Marilia

emax/massimo prati ha detto...

Potrebbe essere Marilia, ma non mi riferisco solo a Melania. Ogni donna ed ogni uomo uccisi in modo efferato, ogni vittima ritrovata dopo giorni a terra seminuda, merita una parte di questo articolo e che si facciano accertamenti idonei ed adeguati anche al periodo in cui viviamo.

Per cui se in questi ultimi anni vengono usate spesso e volentieri droghe del genere, anche i patologi si devono adeguare e per periziare al meglio trattenere il corpo un paio di mesi per poter analizzare i capelli dopo la crescita post mortem. L'unica analisi in grado di dire se la droga è entrata nel corpo di una vittima prima della sua morte. Non sarebbe un comportamento professionale in casi del genere?

Ciao, Massimo

Mimosa ha detto...

Ecco Massimo, BEN DETTO! Mi sono chiesta anch'io perché il corpo di Melania sia stato restituito così presto per la sepoltura, e come è possibile fare una analisi necroscopica in un'ora e mezza?
Ci sono molte cose da guardare, oltre appunto la crescita dei capelli, ma penso anche delle unghie …
avevo segnalato già a suo tempo il discorso larve &C., ancora prima che se ne parlasse abbondantemente (dall'altra parte).
Ma soprattutto domandavo perché non si è cercato nei suoi polmoni qualche corpuscolo di polline che poteva ricondurre a un posto ovvero ad escludere altri (ci volle del tempo per trovare i residui di cemento nei polmoni di Yara)?
Avevo anche portato ad esempio i resti di Elisa Claps rilasciati dopo un anno e mezzo e diversi mesi Yara Gambirasio.
Persino i resti della Goffo sono stati trattenuti per sei mesi fino alla consegna della perizia (strano caso di comportamento del Tagliabracci, una atopsia di tre ore + un supplemento)
Anche per Melania al medesimo medico legale fu richiesto un supplemento. Quanto sono durati questi "supplementi"? Mezz’ora?

Perché tanta fretta per Melania?
Forse che non si voleva trovare nel suo corpo qualcosa che "disturbava" le indagini a senso unico?
come l’GBH che sommata alla SG avrebbe impegnato la Procura ben su altri fronti?

Mimosa

Annika ha detto...

@ Massimo

l'analisi della ricrescita del capello per GHB e' complessa e specifica e non tutti i lab sono in grado di (o attrezzati per) svolgerla. Ne consegue che, tristemente, moltissime vittime di Fantasy rape non otterranno mai giustizia.

Nel caso di Melania sarebbe bastato prelevare alcuni capelli alla radice appena prima della restituzione del corpo; sebbene idealmente per procedere al test con risultati non contestabili occorra 1 cm di ricrescita, in effetti la borderline e' di soli 6 mm, 3 mm recisi dalla radice e 3 mm effettivi da sottoporre ad analisi.

Benche' valga certamente ancora la pena di tentare, oggi potrebbe essere gia' tardi per Melania in quanto il GHB in eccesso (essendo il GHB endogeno, quello assunto come stupefacente si rileva in lab solo per via del livello elevato di tale acido nel frammento di ricrescita campionato rispetto a quello contenuto lungo la rimanente lunghezza del capello pre-droga) non si fissa indelebilmente sul capello e pertanto non e' rilevabile all'infinito. Sarebbe pero' oltremodo auspicabile una prassi che preveda tale analisi per ogni singola vittima di omicidio che riporti tracce accertate di recente attivita' sessuale, o anche ove le circostanze del ritrovamento del corpo instillino dubbi di possibile abuso in tal senso.

Annika

Anonimo ha detto...

"Domiciliari a Tuccia"
C’ è un limite a tutto e quel limite è stato ampiamente superato.

Te ne accorgi quando inciampi in una notizia come questa.

Ci inciampi perchè spesso per  i maggiori quotidiani del nostro paese risultano più interessanti le vacanze di un calciatore, il lato b di sua moglie, le intercettazioni telefoniche al limite del gossip.

Ma queste notizie arrivano comunque.

Una ragazza di 20 anni violentata da un militare tre mesi fa, una ragazza che oggi deve far conto con gli arresti domiciliari concessi a chi l’ha stuprata con un bastone, elargiti a chi ha infierito su di lei.

E quando leggi queste cose ti si spezza qualcosa dentro.

Ti chiedi in che Stato vivi e se tu stai facendo abbastanza.

Ti chiedi se il rispetto per le istituzioni che ti è stato tramandato non stia iniziando a diventare un po’ troppo a senso unico.

Come può infatti uno Stato tutelare uno stupratore?

Come può una legge giusta favorire chi ha commesso un reato e procurare ulteriore sofferenza a chi questo reato l’ha subito?

E dove sono le Istituzioni?

Dove sono le proposte di legge mirate a proteggere le donne dalla furia umana?

Giacciono anche queste sotto lo spread?

Non si può andare avanti così.

Quella ragazza è figlia nostra, è nostra sorella, la nostra migliore amica.

Lo sono tutte le donne che ogni giorno subiscono ingiustizia e che troppo spesso la devono subire anche per mano di chi dovrebbe proteggerle.

A tutto c’ è un limite.

E alla fine di questa linea che separa l’umano dall’inumano vorremmo mettere un punto.

Un punto dal quale ripartire tutti insieme.

Un punto di partenza per poterci sentire al più presto di nuovo Figlie di questo Stato.

Anonimo ha detto...

Avevo sentito parlare di queste droghe anni fa. Quello che mi stupisce è che siano vendute come medicinali per chi ha problemi di alcol. Com'è possibile?