venerdì 8 giugno 2012

Sabrina Blotti. Un crimine in cui l'amore non c'entra nulla, un crimine che si sarebbe potuto evitare...

Sabrina Blotti
Di questa storia avrei fatto volentieri a meno. Per motivi personali avevo deciso di non scrivere nulla, ma le troppe inesattezze apparse sui giornali (e finite in internet su una moltitudine di siti che copiano e incollano), unite alle troppe illazioni che neppure l'avvocato del marito è riuscito a fermare, mi hanno convinto ad addentrarmi in un fatto che mai doveva accadere, l'omicidio di Sabrina Blotti. Sabrina non aveva un amante e mai lo aveva avuto, Sabrina era solo educata e disponibile col prossimo. Non a caso aveva scelto di lavorare nel settore immobiliare, certamente non idoneo ai maleducati e a chi non si mostra disponibile. Sabrina era una madre, con tutte le difficoltà che comporta seguire un figlio di sette anni ed una figlia di quattordici. Sabrina aveva un marito intelligente e con molta probabilità le incomprensioni che avevano portato ad una rottura presto si sarebbero superate. Sabrina non voleva denunciare Nino per stalking perché lui era il padre dell'amica che più le stava vicino. Solo quando un medico barese ha riferito ai poliziotti che il Delle Foglie gli aveva confidato di volerla uccidere, e solo dopo essere stata invitata a presentarsi al commissariato di Cesena, dove le hanno riferito quanto saputo dai colleghi baresi, ha compilato la denuncia. Ma Nino, Gaetano Delle Foglie, era davvero innamorato di lei, tanto da non poterne fare a meno ed ucciderla dopo l'ennesimo rifiuto, o aveva altri problemi?

Nino a Cesena lo conoscevano in tanti, fino al 2006 aveva venduto frutta parcheggiando il suo camion nei punti strategici esterni alla città (la sua licenza non gli permetteva di lavorare in Centro) ed in città ha acquistato anche una casa. Ma le sue conoscenze si estendevano ai vari mercati della zona, compresi quelli della riviera, perché da buon ambulante sapeva sistemare la sua mercanzia nei punti frequentati dalla massa, e come ogni buon ambulante era affabile e molto gentile. Ora il pensare che lui sia stato l'artefice di una tragedia simile fa male, perché significa che ognuno di noi può perdere la testa e smettere di ragionare con raziocinio. Questa premessa non vuol essere giustificativa, il gesto efferato non si cancella ed i figli di Sabrina lo subiranno per la vita, vuol solo far capire come la nostra mente vada tutelata e coltivata nella maniera migliore, per fare in modo che l'odio non subentri alla razionalità.

Ho scritto la parola "odio" perché è questo ciò che provava Nino negli ultimi mesi. Ma non perché fosse innamorato di Sabrina di un amore non corrisposto, a lui mancava da matti sua moglie Silvana (morta due anni fa) e non aveva amore per altre. Odiava anche la sua malattia, una di quelle rare in cui i globuli rossi annientano i bianchi, che gli aveva modificato lo stato d'animo. Nel tempo aveva perso la stima nei figli che vivevano lontano da lui, anche loro erano vittime di sfoghi paragonabili allo stalking, ed aveva iniziato a credere di essere preso in giro. Aveva sempre lavorato e dopo essere riuscito ad aprire un ingrosso di frutta e verdura in provincia di Bari, in cambio dal destino aveva ricevuto una brutta malattia per sé e la morte della moglie. Così trovandosi solo e bisognoso di un aiuto. Lo aveva capito la dottoressa che lo seguiva per la malattia al sangue. Proprio a lei aveva confidato che era ammalato anche di una donna di nome Sabrina che non lo voleva e per questo avrebbe ucciso. Proprio lei aveva avvertito la Polizia.

Aveva conosciuto Sabrina dopo la scoperta della malattia e la morte della moglie, e chissà cosa gli è passato per il cervello quando a settembre dello scorso anno ha saputo che si era allontanata dal marito. Di certo lei era gentile con lui, di certo però non aveva intenzione di vivergli accanto. Questo lo sapeva la sua amica, la figlia di Nino, che ogni volta ripeteva al padre di lasciarla perdere. Ma lui non voleva lasciar perdere ed iniziò ad odiare anche la figlia pensando gli remasse contro, pensando fosse stata lei a convincere Sabrina che non era un uomo con cui vivere. Ed è questo il punto. Cosa avrebbe fatto se la mattina dell'omicidio fosse arrivato quindici minuti dopo ed assieme a Sabrina avesse trovato anche la figlia che ormai odiava, ogni mattina andavano a far colazione assieme, la figlia che ha poi chiesto di incontrare nel pomeriggio, quando già si trovava circondato nella basilica di Cervia e non mollava mai la pistola, e che per paura ha preferito non andare da suo padre? Da qui occorre partire, da qui e dai quindici fogli in formato A4 scritti a mano prima di salire a Cesena.

Lo stalking non per forza comporta una precedente relazione sentimentale, questo dev'essere chiaro altrimenti si viene portati a credere che sia solo una questione che riguarda il ruolo femminile. Invece sono moltissimi gli uomini che si trovano il cellulare e la casella mail intasata di messaggi minacciosi. L'epoca moderna ha incentivato questa malattia mettendole a disposizione la tecnologia telefonica ed internet. La cosa migliore da fare sarebbe una terapia sanitaria obbligatoria (TSO) per chi viene denunciato e si dimostra, tramite sms, email o lettere cartacee, avere effettivamente molestato psicologicamente un uomo o una donna. Se la legge prevedesse una così stupida prima soluzione, forse oggi Sabrina sarebbe viva ed i suoi figli avrebbero ancora una madre. Troppo difficile da mettere in pratica? A chi perseguita una persona è meglio inviare un foglio ed imporgli di stare a trecento metri dalla sua vittima? E' meglio aspettare la trentesima denuncia prima di agire?

Chissà se mai qualcuno metterà in pratica una così facile soluzione. Vedremo, per ora addentriamoci nella cronistoria dell'omicidio-suicidio, giusto per capire se si tratta veramente, come hanno scritto quasi tutti, del triste epilogo di una storia d'amore:

Mercoledì 30 maggio: Gaetano Delle Foglie va a Bari e noleggia una vettura. Ha già acquistato una pistola non regolare, una scacciacani modificata, ed ha con sé una quindicina di proiettili calibro nove. Dopo aver scritto tutto il suo malessere in diversi fogli, prende l'autostrada con direzione Cesena.

Giovedì 30 maggio, ore 8.20: Lascia la vettura a pochi passi dalla casa della figlia e scende. Alle 8.30 vede Sabrina tornare in auto. Ha appena portato i figli a scuola e come abitudine torna per poi uscire nuovamente con l'amica. Lui si mostra davanti al finestrino e le chiede di scendere perché le vuol parlare. Lei non se la sente e lui inizia ad inveirle contro. Due muratori che sono su un'impalcatura sentono una voce maschile alterata e cercano un punto da cui vedere meglio cosa accade. Altre persone si allertano, ma nessuno fa in tempo a far nulla perché lui estrae la pistola, che teneva nella tasca dei pantaloni, e spara due colpi verso Sabrina ancora seduta sul sedile dell'auto. I muratori dall'alto lanciano contro Gaetano quel che hanno a disposizione, tavole di legno pesanti, ma non lo colpiscono e lo vedono andare alla sua vettura e partire in direzione San Mauro in Valle, dove poco dopo verrà avvistato da altre persone seduto nella sua auto con la pistola in mano. Quando si sente notato riparte, ormai l'allarme è partito e tutti, Carabinieri, Polizia e Polizia Municipale, lo cercano. Si allontana dalla città imboccando la direzione per Cervia, vuole lasciare una busta ad un'amica di sua figlia che lavora in un banco del mercato. All'interno un foglio in cui la accusa di averlo tradito. Alle dieci la Polizia rintraccia la posizione del suo cellulare, è in zona "riviera", fra Pinarella e Cervia. Sono le dieci e mezza, lo notano girovagare fra i banchi del mercato. Non trova chi cerca e decide di andare in Centro. Lascia l'auto e si avvia verso il Duomo, dove entra infilandosi, non visto, in un confessionale. Sono le undici passate, è l'orario in cui la perpetua chiude le porte della Basilica. Assieme a lei è un operaio che da qualche giorno sta facendo lavori di ristrutturazione. Prima di chiudere, com'è solita fare, controlla non sia rimasto qualcuno all'interno. E' così che quando va a visionare i confessionali si trova di fronte Nino con la pistola in mano. Lui non minaccia né lei né l'operaio, con loro si sfoga parlando delle sue sventure: della malattia e della moglie morta due anni prima, dei suoi figli, quattro, di chi fra loro l'ha tradito e di Sabrina che, a parer suo, l'aveva "preso in giro". Improvvisamente li manda fuori perché, dice, vuole spararsi. Una volta all'esterno la donna chiama i carabinieri. E' quasi mezzogiorno quando si presentano in forze. Uno entra nel Duomo, altri lo coprono dalle porte, altri ancora fanno sgomberare la piazza e i porticati. Nelle sei ore successive arriveranno anche i dirigenti della Squadra Mobile, uno psichiatra, i negoziatori del Gis di Bologna e pure il Vescovo. Nessuno lo convince. Lui uscirebbe, dice, ma solo tenendo la pistola in mano. Condizione inaccettabile. Non risponde neppure al telefonino, neppure alla chiamata di suo figlio che è appena partito da Bari e vorrebbe incontrarlo per parlargli. Fa due sole richieste: chiede una bottiglietta d'acqua, ma prima di accettarla fa bere un poliziotto, sia mai che ci fosse un sonnifero all'interno, e vuole che portino al Duomo la figlia (lei non accetterà di andare). Alle 18.42, senza alcun preavviso, punta l'arma contro sé stesso e si spara. Entrano immediatamente i medici e gli infermieri con la barella ed i defibrillatori, ma solo per una manciata di minuti, Gaetano Delle Foglie è morto.

Qui si conclude per i media la storia dell'omicidio di Sabrina Blotti e del suicidio di Gaetano Delle Foglie. Di amore non ne ho visto. Fosse stata questa la causa avrebbe parlato a tutti solo di Sabrina e non della malattia, della moglie perduta e dei figli. Ma che importa, nessuna riga in più verrà scritta perché la pubblica opinione ha già vissuto il suo crimine quotidiano... e fino al prossimo non ci sarà la giusta emotività. Nessuno cerca la causa di quanto avvenuto, nessuno ha scritto che questo genere di crimine si può evitare curando il malato di turno (che per forza di cose, grazie alle denunce, si conosce). In Italia funziona ormai così da tanto, si parla dell'accaduto al momento e poi si tace fregandosene di eventuali futuri interpreti che potrebbero uccidere o morire per un fatto similare. L'economia va a rotoli e la classe politica è quasi morta. Forse è questo il motivo per cui l'informazione, che dovrebbe sollevare i problemi ed incentivare leggi e soluzioni, pare sia già stata rottamata. Forse è questo il motivo per cui preferisce catturare più pubblico parlando di una storia d'amore finita male anche quando l'amore non c'entra proprio nulla...


Tutti gli articoli su:
Amori criminali
Sarah Scazzi 
Roberta Ragusa  

Un modo diverso di vedere l'omicidio di Avetrana negli articoli di Gilberto M.
Sarah Scazzi. Guardando oltre il giardino (e se Michele Misseri soffrisse di...)
Caso Scazzi. Il sistema paese affetto da sindrome post traumatica?



4 commenti:

Peppe ha detto...

Voglio ringraziarti per l'articolo che definisco l'unico finora che abbia raccontato davvero i fatti.
Mi piacerebbe conoscerti

emax/massimo prati ha detto...

Sono di Cesena, la mia mail è: prati.massimo@gmail.com

Ciao, Massimo

J. ha detto...

Bravo. Rivoltante, raccapricciante, indegna storia. Indegni umani, troppe volte.

Mimosa ha detto...

Mio Dio! ma in che mondo viviamo ... quando cesseranno queste nefandezze davvero indegne del genere umano che si connota come "civile" (civilizzato)?
Perché così tanto frequenti?
Da credente, non posso fare a meno di interrogarmi se siano segni della sempiterna lotta tra il "bene" e il "male", nonché di rapportare il "tanto male" ad una crescita del "tanto bene" ...
una lotta per l'equilibrio che è insito nell'ordine naturale delle cose ...
e allora, mi chiedo, dove emerge eclatante il Bene?

Mimosa