sabato 18 giugno 2011

Yara Gambirasio. Polvere di cemento o no la vera svolta arriverà solo fra una decina di giorni

Questa volta Letizia Ruggeri, il magistrato che ha in mano il fascicolo delle indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio, non ha convinto i giornalisti. Mentre qualche giorno fa aveva perentoriamente affibbiato la parola "cavolata" alle indiscrezioni riguardanti il "branco" formato da giovani ragazzi abitanti a Brembate Sopra, ieri si è limitata a dire che non è vero, non si sa nulla e comunque aspetta la prossima settimana quando, almeno lo spera, le arriveranno i risultati delle analisi. Ci va cauta la Ruggeri perché se troppo parlasse rischierebbe di vanificare il lavoro sin qui svolto; e lei non vuole che l'assassino si allarmi e finisca, ad esempio, con l'eclissarsi, forse anche con l'espatriare. Ma l'indiscrezione sulla polvere di cemento è partita da alcuni giornalisti milanesi molto vicini agli analisti che hanno partecipato attivamente alle varie fasi in cui sia la dottoressa Cattaneo, sia altri con incarichi esterni, hanno cercato di appurare come e dove abbia vissuto la piccola Gambirasio le sue ultime ore di vita. Quindi, volendo fare dei paragoni, queste indiscrezioni hanno, rispetto a quelle uscite a getto continuo nei mesi, un'alta percentuale di probabile verità. Anche perché, questa notizia però viene da altre fonti, tracce di pulviscolo di cemento sarebbero state trovate anche sulla t-shirt, nella parte coperta e non ripulita completamente dagli agenti atmosferici.

Per cui pare proprio che la procura abbia davvero qualcosa di concreto in mano, qualcosa che indirizzerà le indagini da ora in avanti. E viene dato per certo perché altre fonti, le indiscrezioni ormai sono continue ed incontrollabili, dicono che ci sono persone di Brembate che dopo essere state convocate per il prelievo del dna hanno ricevuto la disdetta di tale convocazione. Questo per i giornalisti starebbe a significare che la pista giusta è già stata imboccata. Però occorre guardare anche dall'altra parte della medaglia e chiedersi se la disdetta non possa derivare da un inconveniente tecnico o dalla mancanza momentanea di un analista, assentatosi per malattia ad esempio, che potrebbe aver fatto slittare in avanti i tempi. Perciò è anche possibile che il tutto sia solo un fatto a sé stante non correlabile con l'indagine. E che sia quest'ultima la situazione più probabile lo si capisce da fatto che le persone si continuano a presentare costantemente in Questura e che, addirittura, due giorni fa se ne siano presentate quattro provenienti da Piacenza. Con molta probabilità il 26 novembre il loro cellulare era agganciato alla cella di Brembate.

In ogni caso la svolta non è preventivabile nell'immediatezza, come invece tendono a farci credere i media per aumentare l'interesse ed i numeri (perché per loro siamo solo numeri), ma avverrà dal momento in cui le risposte alle analisi saranno tutte sul tavolo dei magistrati. Solo da quel giorno si potranno annodare i vari fili e cercare di puntare tutti in un'unica direzione. Perché da sempre in quel di Bergamo il problema deriva dalle tantissime piste investigative, nessuna delle quali mai abbandonata, che hanno costretto le varie forze dell'ordine a dividersi. Se davvero si seguisse una sola linea tutti gli agenti impegnati potrebbero scendere in campo e collaborare all'unisono per cercare chi da troppo tempo si nasconde nell'ombra e non ha ancora una fisionomia ben delineata. 

Quindi, dopo tanto lagnarsi dei cani molecolari, dopo che qualche giornalista li ha pure ripudiati, dopo che anch'io sono stato invitato a non parlare più del cantiere Mapello, ora si ritorna all'antico e tutti i media affermano che la soluzione del giallo è racchiusa in quella struttura. Certo è altamente probabile, ma non da oggi perché fu nei tre giorni successivi al rapimento che si arrivò in quei 64.000 metri quadrati di terra e cemento. Ora sappiamo che sarebbe stato inutile demolire tutto il pavimento, come qualcuno chiedeva di fare, ma non sappiamo se le persone che vi lavoravano in quel giorno, o quelle che vi sono solo passate per un qualsiasi motivo, fossero completamente in regola e quindi registrate sia in entrata che in uscita. Addirittura non sappiamo neppure se il custode, che a fine novembre disse in video che quella sera non notò nulla di particolare, fosse obbligato da chi ha la direzione dei lavori a tenere un registro di entrata.

Perché se in simili mastodontici cantieri manca un controllo può entrare chiunque, anche qualcuno che abbia lavorato lì mesi prima (quindi non abitualmente e pertanto sconosciuto e non registrato nel giorno della scomparsa di Yara) che con un'auto o un furgone sia andato a parcheggiare in uno dei tantissimi punti nascosti alla vista. E che i giornalisti ci abbiano detto di essersi resi conto, perché non li facevano più entrare, che dopo l'intervento dei carabinieri i cancelli venivano chiusi ed i controlli eseguiti, non azzera di fatto la possibilità che in precedenza questo non avvenisse. Anche perché le guardie giurate, che in una struttura così grande di certo passano per controllare non vi siano furti di materiale, il primo giro lo fanno solo a ridosso della mezzanotte.

Con questo voglio dire che non dobbiamo puntare il dito verso chi in quel cantiere ha lavorato solo perché la stampa ci dice che prima di morire Yara è stata portata in quel luogo. Farlo sarebbe sbagliato e metterebbe in posizione di disagio sia gli operai che vi sono passati nel tempo sia la loro famiglia, in special modo i figli. Perciò meglio attendere con fiducia che la vera svolta arrivi. In fondo dieci o quindici giorni passano in fretta.


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6 commenti:

nico ha detto...

Effettivamente Massimo la grande totalita' - se non tutti - gli operai che lavorano al cantiere sono ovviamente innocenti. Quindi avere di nuovo i riflettori puntati addosso sara' per loro nuova fonte di preoccupazione e disagio. Purtroppo in un caso come quello di Yara si lavoro di cesello, piccoli passi verso una verita' difficilissima da appurare, e nel tritacarne ci finiscono tutti quelli che con lei avevano contatti. Anche questo andra' messo in conto al vigliacco o ai vigliacchi che hanno rapito e ucciso Yara. Certo mi sembrava inverosimile che nell'immediatezza della sua scomparsa tutti i cani avessero perso fiuto e testa e avessero puntato una direzione completamente sbagliata. Molto probabile invece che in cantiere Yara sia almeno passata, e non dovrebbe quindi essere impossibile trovare il responsabile ora che c'é il suo dna. Vero che il cantiere é cosi' grande che soprattutto al buio invernale il controllo totale di chi entra e chi esce furtivamente non é possibile, ma ragionando per probabilita' mi sembra chiaro che se Yara da li' é passata non c'é stata portata da un bruto di passaggio che magari vive a 600 km ma da qualcuno che quel posto lo conosce. Non per forza ci lavora, forse sapeva semplicemente come sanno tutti in quella zona che il cantiere é enorme e praticamente deserto la notte. Insomma, il cerchio é largo ma non infinito, e potrebbe davvero stringersi fino a intrappolare il responsabile. Ciao

mercutio ha detto...

Devo rimarcare la mia fiducia nei cani, mai venuta meno, nonostante i numerosi pareri negativi, espressi da varie fonti.
E di questo Massimo, ne discutemmo.
Un fatto, però, mi lascia perplesso: se la ragazza è giunta al cantiere, come ritenuto dalle ultime analisi, non ha coperto il percorso a piedi, ma molto probabilmente tenuta sequestrata in un mezzo di trasporto.
Ora se i cani hanno potuto seguire le tracce della ragazza, nonostante fosse chiusa nel mezzo, come mai si sono fermati al cantiere, senza andare Oltre?
Se, come si sostiene, il corpo della vittima fu trasportata, dopo la sosta al cantiere, nel punto dove, poi, è stata trovata, perchè i cani non hanno continuato a seguire la pista dell'ulteriore segmento di strada, tenendo per scontato che il corpo era, anche in questo caso, chiuso nel mezzo di trasporto?
Le risposte, secondo me, posso essere solo due:
1° Il corpo di Yara è restato nel cantiere fino a quando è cessato l'utilizzo dei cani, (dove appunto si sono fermati) e trasportato dopo, sul posto del ritrovamento.
2° Il corpo, pur presentando i segni dell'esposizione all'aperto per lungo tempo, non lo è stato nel posto del ritrovamento, anche perchè ( questo è un aggiunto) è apparso anche assurdo che non fosse stato rilevato dalle accurate ricerche affettuate proprio in quella zona.
Chi mi può dare una spigazione logica?
Cerca anche tu Massimo. Ho fiducia nel tuo acume.
Ciao, mercutio

emax/massimo prati ha detto...

Io Mercutio ho dato una mia spiegazione nell'articolo più letto del blog, diecimila letture, scrivendo che Yara sarebbe inizialmente stata caricata in auto, quella rossa?, poi alla rotonda, dove i cani hanno ritrovato la traccia, spostata in un altro mezzo, il pulmino?. Nello stesso articolo datato 14 gennaio, e ribadisco 14 gennaio, il giorno prima del silenzio stampa, mi auguravo che gli inquirenti scegliessero una pista, ed era quella che indicavo nell'articolo, e la seguissero lasciando perdere tutte quelle monche e prive di logica che fino ad allora, poi anche in seguito fino al ritrovamento del corpo, hanno caratterizzato le indagini.

Da quanto è emerso Yara, detto da chi ha letto la pre-relazione della patologa, è stata portata a Chignolo nelle dodici ore successive al sequestro. Nelle indiscrezioni di venti giorni fa si parlava di un trasporto avvenuto nella notte, anche in questo caso c'è un articolo del 26 maggio che parla di come davvero la patologa ha scritto si sono svolti i fatti (poi per non mettere in imbarazzo nessuno si è deciso di fare dichiarazioni diverse, e forse è pure giusto).

Osservando il tutto con logica si può capire bene cosa è accaduto. Yara è morta in quel campo perché ha nei polmoni anche pollini che può aver respirato solo in quel campo. Parlare di un trasporto avvenuto nella notte sta a significare che nello stomaco e nell'intestino della bimba non c'erano più neppure i residui di quanto mangiato quel pomeriggio, che quindi era digiuna da minimo dieci/dodici ore. E questo non permette altre piste perché fosse stata più tempo senza mangiare, addirittura giorni, si sarebbero creati acidi e si sarebbe alzato il livello di altre sostanze.

Per cui ora resta da capire perché i cani hanno ritrovato e seguito l'odore dalla rotonda al cantiere e perché, dopo essersi esageratamente "eccitati" all'interno dello sgabuzzino (ma forse era un container esterno) non hanno ritrovato la traccia.

E qui mi viene in aiuto un mio amico che ha un cane molecolare molto bravo, ha già ritrovato quattro persone (due vive). Se Yara è stata portata in auto fino alla rotonda, e qui spostata in un pulmino, c'è da pensare che fosse viva e che abbia lottato, magari allargando le braccia ed aggrappandosi allo sportello del pulmino, così da lasciare il suo odore all'esterno del pulmino stesso. Se anche all'interno ha lottato c'è da credere che chi guidava, anche per non dare nell'occhio, non abbia fatto i due chilometri che lo separavano al cantiere ad una velocità sostenuta, anzi, e questo potrebbe aver consentito ai cani di seguirne l'odore, di certo sempre più esile, fino a Mapello.

Poi è rimasta del tempo nel container, per questo i cani sono "impazziti" in quello sgabuzzino di ferro, e quando è stata ricaricata, nel baule di un'auto o in un altro mezzo, di logica non lottava più perché in fin di vita. Quindi esternamente non sono rimasti odori da seguire.

Questa è la spiegazione più logica che ti posso dare, quella che ho seguito nei miei articoli già inizialmente.

Ciao, Massimo

mercutio ha detto...

Le tue deduzioni possono trovar posto in una spiegazione logica. Va bene.
Ma, mi sai dire perchè quello sgabuzzino o container sia sta divelto.
Non era doveroso fare, nel suo interno, analisi più profonde e dettagliate?
Perchè quella fretta di eliminarlo? chi lo decise?
Grazie per le tue risposte. Ciao, mercutio

emax/massimo prati ha detto...

I carabinieri rimasero due giorni al cantiere e fecero tutti i rilievi. Poi il Centro Commerciale doveva essere finito, tempi tecnici e "penali" incombevano, e si decise di non sequestrare nulla, anche se il container in questione è stato ricontrollato ed ha tenuto i sigilli della procura per due mesi.

Quindi penso sia stato fatto tutto tenendo anche presenti le esigenze capitalistiche di chi doveva ultimare i lavori e quelle sindacali di chi doveva lavorare. Poi di errori ne son stati fatti tanti anche a Brembate, ed io nei miei articoli li ho sottolineati, ma chi non ne fa?
Ciao Mercutio, Massimo.

mabruk ha detto...

L'assassino o gli assassini l'hanno lasciata in quel campo agonizzante ma non hanno avuto paura che qualcuno la trovasse e la piccola Yara potesse essere soccorsa e riprendersi? E' possibile che l'hanno finita proprio lì e lei abbia avuto il tempo di inspirare i pollini?