giovedì 26 maggio 2011

Yara Gambirasio. Chissà se gli Angeli danzano (video all'interno)


C'è una età nella vita difficile da sopportare. E' il lungo periodo dell'adolescenza, periodo fatto di anni che portano i primi veri problemi, i primi complessi, le prime tristezze. La ragazzine soffrono questa età perché non sanno ancora chi sono e cosa mai diventeranno. Non si sentono più bambine ma non sono ancora donne, per questo cambiano spesso di umore. Così si troveranno nel momento del rifiuto, della rabbia senza motivo, ma saranno anche bisognose di coccole ed, a volte, di solitudine. Chi di loro vive in gruppo, perché pratica uno sport ad esempio, è avvantaggiata in quanto ha la possibilità del dialogo continuo, del confronto, ha la possibilità di crearsi amicizie e di avere persone che la sostengono insegnandole i valori in cui credere, la lealtà, l'onestà e la fiducia nel prossimo. Ed è questo il problema che sfocia con tutta la sua cattiveria improvvisamente, quando meno te lo aspetti, perché non sai mai chi in effetti sia il "prossimo" che puoi incontrare.

Yara Gambirasio era una ragazza che andando sola al palazzo dello sport dimostrava una grande maturità, una grande crescita interiore, una grande sicurezza di sé. Chi mai d'altrone, in quei pochi metri, le avrebbe potuto far del male? Chi avrebbe potuto anche solo pensare di farle del male? Era tranquilla Yara, era tranquilla perché quella strada era la sua strada, quella palestra era la sua palestra, quel quartiere era il suo quartiere. Era tranquilla Yara, talmente tranquilla che il 26 novembre è voluta andare lei a portare il registratore, è voluta restare lei fra le insegnanti ed i ragazzini che provavano ad imitarla. Sì ad imitarla, perché Yara era brava e quando si esercitava o gareggiava la ginnastica artistica la danzava. Un bravo atleta sa che quando prova il suo numero non è mai solo, non lo è perché viene avvolto dalla musica che lo circonda. E quando la musica e gli esercizi si completano, diventando un tutt'uno, lo capisce e s'inebria perché la sua mente tocca il cielo ed a volte capita che arrivato su si chieda: "Chissà se gli angeli danzano".

Yara aveva tredici anni e nonostante le sue sicurezze era ancora un fiore che doveva sbocciare, era delicata come lo sono tutte le ragazze della sua età. La sua pelle aveva intatte le caratteristiche legate all'adolescenza, come i bugnetti che impietosi uscivano dopo un panino alla Nutella, come il color latte delle guance. Ma stava crescendo Yara, pur fra le mille difficoltà che l'età comportava stava crescendo. Di certo aveva un ragazzo prediletto che custodiva nel segreto del suo cuore, di certo iniziava ad avere quelle prime ambizioni da donna che ancora le erano negate. Era pulita Yara, era educata e solare. Yara aveva fiducia e non negava un sorriso a nessuno. E non l'avrà negato, inizialmente, neppure al suo assassino. Chissà quando ha capito che quella persona non era chi lei credeva essere. Chissà se mentre gli parlava si sentiva a disagio subdorando un pericolo. Chissà se l'ha realmente mai guardato in faccia e se quella faccia già si mostrava con le sembianze dell'orco.

Yara non c'è più perché fra di noi vivono, nascoste da veli di falsa rispettabilità o di complice omertà, le bestie del male, esseri inutili, parassiti che attaccano sempre la parte più sana della pianta. Yara non c'è più perché un bastardo senza madre non ha imparato il verbo amare. Yara non c'è più perché la sua fiducia nel prossimo le ha impedito di vedere la reale faccia di chi le era andato accanto. Yara non c'è più perché il cuore non basta sentirselo battere in petto per dire di averlo. Yara non c'è più non perché ci siano uomini malati ma perché esistono animali che si travestono da uomini. Yara non c'è più perché uno sporco assassino le ha strappato il respiro, la vita. Non è giusto, non è giusto, non è giusto morire a tredici anni in un campo incolto, non è giusto essere uccisi in quel modo, colpiti da lampi di lama improvvisi, da pietre pietose che vorrebbero farsi argilla, da mani impietose che nulla hanno di umano.

Yara era una ragazzina come ce ne sono tante, impegnata coi suoi pensieri non sapeva, non poteva sapere che c'erano alcuni occhi vuoti d'amore e pieni di un buio assoluto che l'avevano addocchiata. Lei che possedeva occhi orientali pieni di vita e di speranze, occhi che ancora vivranno in noi, nel nostro ricordo, ma che da sabato sera non potranno più osservarci. Questi, anche se il suo corpo ormai è morto, saranno i giorni peggiori della sua vita perché sarà costretta a vedere ciò che mai avrebbe voluto vedere. Il dolore, lo strazio struggente, la rabbia, la nostalgia e il pianto di sua madre, di suo padre, dei suoi fratelli che non la potranno mai conoscere, di sua sorella che ne dovrà vivere solo la memoria, della gente colma d'ira che passandole accanto le sfiorerà la bara. Ma poi, dopo averli salutati ad uno ad uno, donando loro un sorriso pieno di fiducia, Yara finalmente riposerà. E sarà un riposo da non disturbare, un riposo da vivere nella quiete e nell'abbraccio silenzioso di chi l'ha amata. Perché Yara era una ragazza dolce, semplice, delicata come tutte le tredicenni. Era una ragazza che praticava lo sport ed aveva imparato ad amare, aveva imparato ad essere leale, aveva capito che per avere fiducia occorre dare fiducia.

Non ti dimenticheremo Yara, stanne certa. Il tuo viso pulito, i tuoi occhi alla cinesina, il tuo apparecchio dentale sempre in primo piano, ci hanno da subito trasmesso la tua essenza e ci hanno donato la tua anima. Ora c'è rumore attorno a te. Perdona la gente che non capisce quanto tu, in fondo, sia ancora un'adolescente, non più bimba e non ancora donna. Ed un'adolescente ha bisogno dei suoi spazi, dei suoi silenzi, di quella musica d'amore dolce che coccola, anche se non si conoscono le parole, anche se non si capiscono, e porta fino al cielo, fra gli Angeli. Un'adolescente ha bisogno di piangere, di ridere, di urlare, di amare, di porsi domande... ricordi quante volte ti sei chiesta "Chissà se gli Angeli danzano?". 

Addio Yara, addio piccola Gambirasio, addio.

video




Leggi gli ultimi articoli sui casi di:
Yara Gambirasio
Sarah Scazzi
Melania Rea
Livia ed Alessia

Home page

6 commenti:

Luciano ha detto...

Massimo, mi sono davvero commosso.
Riposa In Pace, Piccola YARA

Luciano ha detto...

Scusa Massimo, ma cosa intendi quando in questo articolo dicei: "un bastardo senza madre non ha imparato il verbo amare".
Ti riferisci in particolare a qualcuno orfano di madre?

nico ha detto...

Credo che Massimo intendesse parlare in senso figurato. Perché é difficile pensare che un predatore feroce che ha ucciso e buttato via una ragazzina possa avere una madre. Fa male pensare che le cure, le carezze, gli abbracci di una madre, tutto l'amore nulla abbiano potuto perché un essere non si trasformasse in un mostro. Forse, Massimo voleva dire che una mancanza così profonda di umanita' puo' portare con sé solo il vuoto, e solo dal vuoto puo' provenire. E io, Luciano, spero davvero che l'assassino di Yara una madre non ce l'abbia piu'. . Perché spero che lo prendano, e quel giorno sua madre morirebbe dentro della morte piu' atroce, e continuerebbe a morire ogni giorno. Ciao

emax/massimo prati ha detto...

Ed è così nico, spero davvero che non sia un giovane e che non abbia una madre da tanto, altrimenti questa povera donna potrebbe fare come i genitori di alcuni bastardi che ho conosciuto, genitori che non hanno resistito dieci giorni e si sono impiccati a causa dei propri figli.

Figli che comunque ora sono liberi e non hanno affatto cambiato il loro modo di essere.
Ciao, Massimo

peter ha detto...

Io concordo pienamente con te e mi sono commosso. Io credo che certe cose non debbano succedere in Italia. Io che ho letto le storie di Vukovar, di Sarajevo e della Bosnia non credevo succedessero queste cose in Italia.Perche' quello che e' successo ha il marchio dell'impunita' , ma chi ha permeso questo ? Come e' potuto accadere che qualcuno si senta tanto forte da far questo con la quasi certezza di essere impunito ? Perche' i "vigliacchi" non si mostrano mai alla luce del sole. Io vorrei rimettermi la divisa con cui ho servito la mia Patria per cercare l'assassino. Perche' , penso, che se e' del posto una ricerca meticolosa nei luoghi pubblici , nei bar nei discorsi di ogni giorno farebbe trasparire qualcosa. Se invece non e' piu' in Italia siamo proprio messi male, alla mece' di criminali che fanno quello che vogliono e scorrazzano dovunque senza ritegno. Piero

Ester ha detto...

Grazie Massimo, veramente di una sensibilità e delicatezza eccezionale, mi sono commossa. Yara, Tu che danzi tra gli angeli fa sì che chi ti ha tolto la vita sia assicurato alla giustizia umana. Ciao angioletto