domenica 10 gennaio 2016

Alberto Stasi: il colpevole perfetto secondo l’idealtipo della spettacolarizzazione emozionale

Di Gilberto Migliorini


Lo spettacolo mediatico ha una sua logica implicita nel format televisivo, quella dell’italiano medio secondo l’auditel. In occasione di fatti di cronaca il conduttore di turno, l’opinionista e il leader carismatico fanno alle bisogna per suscitare gli entusiasmi (e gli stereotipi) di un’audience perennemente alla ricerca di sensazioni e di stupori eclatanti. Il personaggio famoso e il caso edificante fanno da modello di una psicoanalisi da boudoir. Il proverbiale lettino è in bella vista con la terapia centrata sul cliente, con l’junghiano inconscio collettivo degli archetipi mediatici e le immancabili rimozioni freudiane, tutto svelato in diretta con tanto di speculum sulle vergogne in primo piano. Si tratta del gusto affinato sui canoni del bon ton: una vetrina di sentimentalismi e di emozioni convenzionali, l’anima in trasparenza, un modello aggiornato ai naufraghi dell’isola dei famosi e ai reclusi del Grande Fratello. È il reality secondo lo stile dell’outing, della vicissitudine degli istinti e loro derivati nell’eterno conflitto tra es e super ego, tra essere e apparire tra reale e virtuale, con gli immancabili testimonials del mondo dello spettacolo. L’utente medio ormai conosce a menadito le convenzioni del gusto, del bello e del bene, tradotte nel galateo televisivo, le sa interpretare con padronanza, recitando a soggetto, con buona intonazione e piglio espressivo, talora meglio di un consumato attore di professione.

L’audience sa esprimersi in modo appropriato in ogni occasione con il pianto, il riso, lo sdegno, la commiserazione, il trasporto, la pietà… perfino con l’amore e l’odio, tutto in un copione un po’ preparato dalla regia e un po’ improvvisato con l’estro dell’autentico istrione. Lo sceneggiato è costruito secondo il modello integrato del cittadino telematico, lo spettatore che sa fornire sempre e in ogni occasione il sentimento e l’emozione appropriati. Nella vetrina del monitor televisivo l’interiorità è in bella mostra, scodellata come da un barattolo di conserva. La modalità espressiva è modulata e affinata in migliaia di casi paradigmatici, in quell’immaginario collettivo che fa parte integrante della formazione ‘culturale’ dell’utente e della sua ancestrale memoria mediatica.

Lo studio televisivo è l’habitat dove si forma l’opinione dell’italiano, il suo galateo, i valori e l’etica della situazione che richiede per ogni format l’idoneo abito mentale, gli slogan di repertorio, con repentini adeguamenti nel cambio di canale e i connessi consigli per gli acquisti. Tutto viene modulato e coordinato col telecomando: i pianti e le confessioni in diretta, lo scanner dell’anima in tempo reale, tra un spot e un carosello. È la radiografia di un popolo di santi poeti navigatori e… teatranti. Si tratta del nuovo profilo aggiornato del Bel Paese in quella commedia dell’arte che ha come referente l’abitante nello specchio del monitor, in grado di usare il telecomando per cambiar canale, ma non ancora capace di trovare il pulsante per spengere la tivù.

La persona introversa che non si strappa le vesti, che rimane chiusa nel suo dolore vissuto in modo discreto, che disdegna l’esibizione della privacy e della sua interiorità… è avvertita come un soggetto atipico e deviante rispetto a quella normalità del personaggio da romanzo mediatico e da format criminologico. Il caso di un delitto è emblematico. L’atteggiamento riservato ingenera il sospetto quando qualcuno non si adegua al canone espressivo che richiede presenzialismo, adeguamento agli stereotipi espressivi, buona capacità di entrare nel personaggio, assunzione delle note espressive richieste, soprattutto quando è in gioco la sua credibilità di referente e testimonial. È così che se un fidanzato non sa interpretare il suo rapporto con la vittima con il necessario trasporto e secondo un modello ortodosso reso visibile e tangibile alla platea mediatica… può accadere che nell’immaginario collettivo possa diventare il perfetto colpevole. Chi non si adegua ai canoni dell’apparire, al modello uniformato, è esemplarmente fuori luogo e fuori tempo massimo. Tutto quello che è vissuto nell’intimità, che non indulge alla curiosità morbosa e agli stereotipi del format, che non viene estroflesso… è sospetto e in odore di colpevolezza.

Non entrerò nel complesso dell’impianto accusatorio e nei ragionamenti controfattuali relativi alla dinamica così come è stata ricostruita dall’accusa e smontata dalla difesa. Mi limito a due o tre osservazioni che ritengo illuminanti non solo riguardo al caso Stasi, ma più in generale ai modelli e ai pregiudizi che ormai caratterizzano i diffusi modi di pensare e la cultura di un paese sempre più condizionato dall’immaginario mediatico.

Il caso è emblematico caratterialmente e psicologicamente per via di quelle suggestioni e allusioni amplificate e deformate da un’immagine convenzionale dell’assassino, l’idealtipo dei suoi comportamenti e atteggiamenti ‘ortodossi’. Le interpretazioni canoniche del colpevole avrebbero il loro fondamento in quanto semiofori, cioè come segni rivelatori. Il protagonista di un caso mediatico non è più persona ma personaggio di quella sceneggiatura che ormai decodifica e interpreta ogni comportamento secondo il modello del formato standard. La trasformazione da persona a personaggio non è di poco conto, coinvolge l’assetto scenico e la fenomenologia percettiva non solo dell’utente medio ma anche di tutti coloro che indossano una veste istituzionale e che possono variamente essere influenzati da quel contesto mediologico che ormai penetra nella mentalità e nel costume come abito mentale inconsapevole.

Se davvero Alberto Stasi fosse quel diabolico assassino che ci descrivono avrebbe potuto comportarsi proprio come quell’attore che piace tanto alla platea mediatica, assecondarne il gusto, assumere quegli atteggiamenti ostentati che secondo la vulgata sono il segno del dolore, della costernazione e del pathos così come il medium descrive e interpreta negli sceneggiati alla CSI, nella vulgata criminologica e nell’ermeneutica psico-caratteriale che se ne fa interprete. Ci viene descritto un ragazzo freddo e calcolatore che riesce poi a lavorare alla sua tesi dopo aver ammazzato la sua ragazza. Poi però stranamente ci dicono che lo stesso soggetto così spregiudicato e senza scrupoli non riesce a interpretare il personaggio richiesto per rendersi credibile sul versante delle public relations.  Parrebbe una palese contraddizione.

Ci dicono che le chiamate di soccorso contengono “indicatori” che possono rilevare particolari utili alle indagini, che contengono segnali verbali di colpa o innocenza. Nella telefonata di Alberto Stasi al servizio 118  - durata 0.59 secondi - che forse qualcuno potrebbe aver interpretato nel segno della colpevolezza, c’è invece già la prova della sua innocenza.

Premetto che se è lui l’assassino come da sentenza, il ragazzo sa perfettamente che Chiara è già morta e quindi non ha nessuna ragione di ritardare l’intervento dell’ambulanza, anzi secondo la logica di una mente fredda e calcolatrice dovrebbe avere tutto l’interesse a dimostrarsi preciso, efficiente e circostanziato nella chiamata dei soccorsi, magari mostrandosi agitato, ma comunque impostando la telefonata in modo che i soccorsi arrivino velocissimi e da accreditarsi come quel personaggio mediatico che piace al pubblico televisivo. Al contrario sbaglia il numero civico e usa una formula che può apparire strana solo a chi non si mette nei panni di chi ha appena subito uno shock terribile: “Eh, credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva.”

Già da qui possiamo rilevare che non si tratta della comunicazione di un assassino che si è preparato a dovere e deve dare l’impressione giusta e apparire il personaggio positivo nei confronti di quella che sarà poi la sua platea mediatica. Non sembra proprio l’assassino che ha lavorato freddamente alla tesi dopo l’omicidio e poi è in grado di recitare la sua parte con le parole appropriate, che ha avuto tutto il tempo di preparare e interpretare il suo ruolo come in una fiction.

Adesso sono andato dai carabinieri…c’è.. c’è… c’è sangue dappertutto, lei è sdraiata per terra.

Qualcuno ci dice che se Stasi fosse stato veramente preoccupato per Chiara avrebbe dovuto attendere i soccorsi a casa della stessa premurandosi di aprire loro il cancello. In realtà sarebbe proprio il contrario. Se lui fosse l’assassino, sapendo che Chiara è già morta, e da un po’ di tempo, avrebbe avuto tutto l’interesse a dare ai suoi comportamenti la giusta apparenza e l’intonazione corretta. Invece le sue azioni sono esattamente il segno inequivocabile che è già in uno stato di shock e che se da un lato la sua mente è consapevole che Chiara è morta (la scena che gli si è presentata è inequivocabile) il suo io cosciente cerca ancora di illudersi “forse è viva”, è già in atto lo stress post traumatico e quel senso di irrealtà che ci coglie davanti a una situazione drammatica e incomprensibile.

In tutta la telefonata non c’è nessun segnale di un piano preparato per presentarsi come personaggio, c’è una persona che ancora cerca di riprendersi da un trauma e che non riesce a realizzare cosa sia successo. Ci dicono che Stasi è distante e passivo nella telefonata. Ancora una volta segno che non si è ben preparato (ne avrebbe avuto tutto il tempo) o invece del trauma che determina spaesamento e disorientamento? Una corretta interpretazione della telefonata indica in modo inequivoco
a) Il senso di irrealtà di chi vive una situazione inaspettata, traumatica e dolorosa con la connessa attenuazione della reattività.
b) Il senso di disorientamento e l’incapacità di modulare i propri comportamenti con lucidità (hanno ucciso una persona è proprio un segno di innocenza, a nessun assassino della fidanzata che sta recitando verrebbe in mente di dire un frase che sa di sconcerto e che denota il rifiuto di accettare quello che vede)
c) Il classico intorpidimento (numbing), lo stordimento e la confusione di fronte a un evento traumatico come il venir meno di una persona cara (per giunta con una morte violenta)
d) Le supposte tecniche di distanziamento non esistono proprio, si tratta di uno stato di trauma emotivo ben lontano da una recita che avrebbe avuto tutto il tempo di predisporre visto che ci viene detto che dopo l’omicidio avrebbe avuto tanto sangue freddo e padronanza di sé da continuare a lavorare alla tesi di laurea.

Ci viene detto che manca il coinvolgimento emotivo. Ed è vero, ma è proprio questo l’indicatore che ci dice che Alberto Stasi non sta recitando, che si trova già in uno stato di stress, che la sua mente è sotto shock e ancora sta cercando di ‘assimilare’ qualcosa di completamente incomprensibile e… inaccettabile.

I comportamenti di Alberto Stasi - a un’analisi che non sia basata sullo stereotipo - denotano, di fronte al delitto della persona che ama, un trauma emotivo ben lontano da quell’immagine convenzionale degli sceneggiati televisivi. Cade nella classica sindrome da stress post traumatico. Pietrificato per quello che vede quando entra nella casa, la sua mente rifiuta di accettare la morte della fidanzata (ne parla come se fosse un’estranea). Lo shock lo fa entrare immediatamente in stato confusionale. La rigidità emozionale è il tipico meccanismo di difesa di fronte a un trauma violento e raggelante. Quella che può apparire come freddezza non è altro che una difesa dall’angoscia che prova, talmente sconvolgente da rimuovere il ricordo di quello che ha visto quando ha scoperto il cadavere. Per comprendere i suoi atteggiamenti bisogna partire da qui, dallo shock che ha vissuto, così doloroso e devastante che la sua mente ha costruito una barriera al dolore e all’angoscia, di fronte a una scena che lo ha paralizzato, sconvolto e annichilito. 

Quello che potrebbe apparire come incoerente non è altro che il tentativo di proteggersi dalla disperazione che rischia di annientarlo. Soprattutto per una persona un po’ introversa un trauma emotivo di quella portata può mettere in scacco la mente che si difende con una rimozione, con il classico meccanismo di difesa dalla disperazione che potrebbe intaccarne definitivamente l’equilibrio. Da questo incipit si può allora partire per comprendere gli altri errori logici che sono stati compiuti e che hanno portato alla condanna di un innocente.

Si può vedere senza guardare. Il vedere è la registrazione passiva e inconscia, l’evento subliminale che la mente è costretta a registrare in quanto apparato che si impressiona come una pellicola. Il guardare è l’atto intenzionale con il quale si decodifica e si interpreta a livello cosciente. ‘Non ho guardato’ in una situazione traumatica può avere un senso tutto particolare e inconscio: “non voglio ricordare quello che ho visto perché rinnoverebbe in me quello che ho provato in quel momento, qualcosa di terribile che non voglio sperimentare di nuovo” (è ovvio che ha visto, ma la sua mente non vuol ricordare quello che ha provocato in lui uno shock, la morte della persona che ama). Nella sua ricostruzione non c’è freddezza, c’è un trauma talmente grande da depotenziare la memoria. Lo shock talvolta è così potente da annullare qualunque reazione emotiva in una passività che rasenta l’indifferenza. Il dolore quando supera una soglia di accettazione diviene negazione, scattano meccanismi di compensazione per preservare da uno stato emotivo che può diventare autodistruttivo. 

La reazione di Alberto Stasi non è quella di un assassino freddo e calcolatore che avrebbe saputo interpretare con accolta regia il suo ruolo così come auspicato dall’utente mediatico, è quello di un giovane uomo annichilito e pietrificato dal dolore.

Si tratta più di ogni altro elemento della prova della sua innocenza, di un dolore che è vero in quanto non convenzionale e non artefatto secondo i canoni dell’apparire che ormai costituiscono la modalità interpretativa dell’utente standard della fiction mediatica con tutte le sue idiosincrasie e i suoi luoghi comuni.

Quel ‘era pallida’ significa che non vuole ricordare il sangue che ricopre il volto, che la sua mente vede ma che il suo io cosciente si rifiuta di guardare perché troppo sconvolgente. La nostra mente non è una macchina di registrazione passiva e neppure un computer. Il confine tra reale e virtuale è quello tra la vita che viviamo realmente e quella di uno schermo piatto con un mondo puramente virtuale.

La condanna di Alberto Stasi è un clamoroso errore giudiziario. Su quella erronea impressione di freddezza e sui comportamenti  scaturiti da un trauma emotivo si è costruito il sospetto ed è stato sviluppato un teorema senza indizi né prove.

154 commenti:

magica ha detto...

grande , MASSIMO PRATI .
un post che implica ragionamento .
avevo avuto le stesse considerazioni in un post sull'altro forum .. ma forse non l'ho spedito nel modo giusto e non si nota ,
comunque è tutto logicamente spiegabile . mettiamo che STASI ( FOSSE l'asassino ) e si fosse comportatato in modo adeguato, come un innocente : sarebbe stato ugualmente l'asassino , ma prosciolto dall'omicidio . perchè in fondo su di lui ci sono solo sospetti . prove non se ne sono riscontrate , ma guarda che pirla , poteva camminare sopra il sangue no? invece da PIRLA SI PRESENTA CON LE SCARPE PULITE .. in fondo è un intelligentone 1 sta facendo L'UNIVERITA': PERCHè è COSI' PIRLA? perchè anche gli iuniversitari a volte e spesso sono dei PIRLONI . LI EVINCO DALLA TV e nel web .. tante ciacole e pochi fati.

Anonimo ha detto...

Se c'è una cosa che invece mi ha convinto della sua colpevolezza è proprio stata la telefonata: troppo surreale per essere una reazione spontanea.
Se credi che abbiamo ucciso una persona perché chiami il 118? e se non ne sei sicuro, visto che non è una sconosciuto ma la tua ragazza rimani in casa, e aspetti i soccorsi invece di abbandonare una persona forse morente ma non morta. E poi che senso ha chiamare i soccorsi e andare dai carabinieri a denunciare contemporaneamente un omicidio? E entri in casa, dalla finestra, e trovi quello che può essere o il cadavere o il colpo della tua ragazza agonizzante, i soccorsi li chiami dal telefono di casa, non te ne esci dalla porta, la schiudi e ti incammini alla stazione dei carabinieri.

sorianablu ha detto...

Condannando Stasi LA GIUSTIZIA FINALMENTE E' FATTA, invece l'assoluzione, basata sulla perizia incompleta e il ragionamento logico fallace era il clamoroso errore giudiziario.
STASI E' COLPEVOLE SENZA OMBRA DI DUBBIO e per capirlo BASTA LEGGERE BENE LE CARTE DEL PROCESSO. Le carte del processo, e anche LE MOTIVAZIONI DELLA PARTE CIVILE CHE DEMOLISCE LA DIFESA DI STASI sono nei commenti sotto il precedente articolo di Gilberto. I documenti che Gilberto ahimè non ha letto....

http://albatros-volandocontrovento.blogspot.it/2015/12/caso-stasi-teletrasporto-quantistico.html

sorianablu ha detto...


LE MOTIVAZIONI DELLA PARTE CIVILE per la Cassazione:

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2015/12/STASI-seconda-memoria-parti-civili.pdf

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2015/12/STASI-memoria-parti-civili2.pdf

Le motivazioni dell'Appello Bis:

http://www.penalecontemporaneo.it/upload/1332434613APPELLO_CASO_GARLASCO.pdf


sorianablu ha detto...


Vorrei linkarvi un interessante articolo scritto nel 2007 da Ursula Franco (criminologa e medico, docente al Centro studi e formazione PSICO-CRIMINOLOGIA di Roma perito della difesa di Buoninconti), che ha analizzato LA CHIAMATA DI STASI AL 119, basandosi sugli studi americani delle chiamate di soccorso, quindi eccovi la CORRETTA interpretazione della chiamata fatta da una professionista seria:

https://malkecrimenotes.wordpress.com/2013/11/19/analisi-della-telefonata-di-alberto-al-118-stasi/

Qui è il suo articolo dove analizza il profilo psicologico di Stasi, scritto nel 2014.

https://malkecrimenotes.wordpress.com/2014/08/26/lomicidio-di-chiara-poggi-in-10-punti/

sorianablu ha detto...


Ho linkato sopra due articoli di Ursula Franco, e da quello che scrive sul caso è chiaro che lei non ha dubbi sulla colpevolezza di Stasi. Sul suo profilo di Fb nel giorno della condanna ha scritto “Condannato Alberto Stasi a 16 anni. Un bel giorno per la verità, un po' meno per la giustizia!”

Concordo, UN BEL GIORNO PER LA VERITÀ. Ci vuole ogni tanto.

sorianablu ha detto...

la mia risposta che Gilberto non ha letto, ma vabbè, la metto anche quì, nel fondo ci siamo sempre sul tema:

Sono d’accordo su tutto quello che scrivi di gatti, e per niente su quello che scrivi di Stasi.

Non faccio indossare a Stasi nessuna maschera, io solo valuto il suo comportamento, interrogatori e le sue chiamate intercettate. Quando scrivi “Se davvero Alberto Stasi fosse quel diabolico assassino che tu descrivi ….” non riconosco la mi descrizione, non ho mai scritto niente del genere. Stasi secondo me non ha premeditato l’omicidio. Secondo me è una persona suscettibile, complessata, perversa e nervosa, cioè è il finto freddo, e non vedo in lui niente di diabolico. Ha ucciso Chiara in un momento di rabbia che non è riuscito a controllare, anche perché sfortunatamente a portata di mano c’era un martello. Ma ogni omicidio è una seria di sfortunate coincidenze.

Tu continui “ …. avrebbe potuto di sicuro comportarsi da bravo attore con qualche accorgimento per la platea mediatica.” E sì che si comporta da attore con l’accorgimento per la platea, per forza, e tutti questi anni. Per esempio durante i funerali piangendo a dirotto mi è sembrato falsissimo, però in quei giorni non pensavo assolutamente che lui sia il colpevole. Cioè io non dubito che gli dispiace pure per Chiara, ma pensa solo a se stesso. Anche al marito di Eligia Ardita dispiace, credo, no?

Rifiutano di accettare la morte della persona cara di solito non parlano come di una persona estranea (“sembra che hanno ucciso una persona”…. Sic!), ma parlano come di una persona viva. Non so se hai visto gli interrogatori di Panarello, lei di Loris non parla nel passato, parla nel presente, dice “Loris è un bambino ….” E io credo che lei non accetta la sua morte.

Una persona può scapare trovando la fidanzata estesa per terra in lago di sangue, ma cmq chiama i soccorsi SUBITO perché SPERA che sia viva. Proprio perché non accetta che possa essere morta. Lui invece ha chiamato 118 solo davanti alla stazione di carabinieri (però ha detto che era davanti alla villetta!), sapendo il cancello della villetta chiuso (c h i u s o!), non ha fornito l’indirizzo preciso (che sapeva benissimo frequentando la villetta da 4 anni, e numero non era tipo 279, ma 8!!) e non ha spiegato nemmeno dove si trova il corpo. A me sembra che prima di rimuovere la fidanzata dalla mente per via della grande sofferenza si doveva come minimo accertare che sia veramente morta, non in coma!

Dopo nella villetta Stasi non chiede a nessuno se Chiara è viva o morta, e non chiede la causa di morte. Dopo Stasi scherza con amici, fa provolone e scherza con le ragazze, ma non parla mai di Chiara. Se tu lo interpreti come “il tentativo di proteggersi dalla disperazione che rischia di annientarlo” è la tua interpretazione. Tu attribuisci a Stasi quel Grande Amore che lui nn ha mai provato per Chiara e non so su quali basi. Forse solo perché a te piacerebbe vederlo così. Cioè sei il classico esempio che noi crediamo in quello che vogliamo credere, a discapito delle evidenze. Se tu hai deciso che lui soffre allora qualsiasi incongruenza etichetti come “la reazione posttraumatica unica e incomprensibile” e a te tutto quadra. E’ comodo così, eh. A me invece sembra che la mente che si difende con una rimozione RIMUOVE, non inventa che il viso di Chiara era pallido ma il pigiama era rosa!

Martina Ciontoli a un paio di ore dalla morte del suo fidanzato Marco Vannini si preoccupa se potrà fare l’esame all’università o meno! Non vi ricorda qualcuno? Nonostante le nostre diversità inanalizzabili almeno questi due hanno le reazioni uguali allo shock.

Sicuramente Stasi aveva lo stress posttraumatico, perché non è facile diventare improvvisamente gli assassini, è pur sempre lo stress. Sullo stress però di famigliari sono scritti fiumi di studi, libri e articoli, perciò lasciamo perdere, in psicologia decisamente più competente di noi è Ursula Franco.

sorianablu ha detto...

Non entrerò nel complesso dell’impianto accusatorio e nei ragionamenti controfattuali relativi alla dinamica così come è stata ricostruita dall’accusa e smontata dalla difesa.

Cerca di entrarci invece e vedrai che la difesa NON ha smontato un bel niente, anzi, tutti loro argomenti erano demoliti dall' accusa e parte civile. LEGGI DOCUMENTI, c'è tutto;
Stasi non era condannato sulla base del suo comportamento, ma sulla base di numerosi indizi GRAVI, CONCORDANTI E UNIVOCI.

Sulla base della perizia scrupolosa era provato che Stasi non poteva non calpestare il sangue entrando in villetta.

Secondo la seconda perizia (estesa anche su due gradini della scala) la possibilità di non calpestare le tracce di sangue è pari a 0,00002%, però si intende una persona lucida, concentrata, capace di tenere bene l’equilibrio, NON SCONVOLTA. Stasi invece ha dichiarato di essere stato sconvolto, preso dal panico e paura. Per fare il test venivano provate 1.5 miliardi di combinazioni. E la conclusione di periti era che la probabilità che Stasi avesse potuto effettuare in entrata e in uscita il percorso senza intercettare macchie di sangue era del tutto infinitesimale.

Però c'erano anche i carabinieri? certo.
. Per fare il sopralluogo in villetta sono entrati due carabinieri (non 24!) e dopo, analizzando le loro scarpe, sulle suole non hanno trovato le tracce di sangue. Però è assolutamente sbagliato paragonare le loro scarpe, perché:
* avevano un ‘altro tipo di scarpe con le suole completamente lisce;
*entrando sapevano che c’era il sangue, e quindi erano attenti a inquinare meno possibile l’ambiente. Stasi invece ha detto che non guardava dove metteva i piedi;
*loro non erano in panico e paura;
*loro non dovevano aprire la porta della cantina e quindi il loro compito era più facile;
*non hanno percorso lo stesso percorso di Stasi;
*quando è entrato Stasi sulla scala era penombra e non si vedeva bene, i carabinieri hanno visto la scala già illuminata;
*e soprattutto perché le scarpe di Stasi erano sequestrate 19 ore dopo il presunto ritrovamento del corpo, e durante tutte queste ore lui ha fatto pochissimi passi, era soprattutto seduto in caserma e seduto in macchina. Le scarpe di carabinieri erano sequestrate dopo 17 giorni e mi pare ovvio che i carabinieri non hanno un lavoro sedentario e devono camminare molto di più.Insomma, non c’è paragone.

Ecco la foto della scala e gradini.

http://images2.corriereobjects.it/methode_image/2014/04/10/Interni/Foto%20Gallery/IMG_1126.JPG

Quando Stasi dice di scendere due gradini, non era visibilità come sulla foto, ma era penombra, i gradini come vedete sono ripidi e stretti, e lui doveva (essendo in panico e paura!!) scendere, girarsi e sulle punte (altrimenti non si spiega!)risalire. Ci credete? IO NO.
Non si può essere contemporaneamente in panico e camminare con lucidità.


sorianablu ha detto...

La reazione di Alberto Stasi non è quella di un assassino freddo e calcolatore che avrebbe saputo interpretare con accolta regia il suo ruolo...

MA CHI ha mai detto che era un assassino freddo??? ma santo cielo, ma veramente! ERA L'OMICIDIO RAPTUS e Stasi era tutt'altro che freddo. Ma se dopo calcolando non ha calcolato bene è ovvio, era stressato parecchio, non capita ogni giorno di uccidere la propria fidanzata, su

Guarda io tutto posso capire, ma non capisco voler arrampicarsi sugli specchi per tutti i costi e contro ogni evidenza e logica. Non si può essere innocentisti e colpevolisti a prescindere.

sorianablu ha detto...

un dolore che è vero in quanto non convenzionale e non artefatto secondo i canoni dell’apparire che ormai costituiscono la modalità interpretativa dell’utente standard della fiction mediatica

oioooo....oioiooo.. O_O ..... Ok, ti ammazzano la fidanzata, ma tu senti tanto dolore che mai parli di lei, però fai battute con amici, scherzi e fai provolone con ragazze. E questo sarebbe il segno di grande sofferenza. Ah......
Si, ricordo, anche Rudy Guedè soffriva tanto per la perdita di Meredith, è andato dopo in discoteca a ballare. Adesso capisco la sua grande sofferenza e blocco emotivo!

Eh si,... tu di sicuro non sei un utente standart, ed è l'unica consolazione. Del resto, i psicologi e psichiatri studiano le reazioni da anni e anni e qualcosa capiscono, credo, e dire che loro modalità interpretativa è da fiction (??) solo perchè è basata sui studi è un pochino offensivo nei confronti di Ursula Franco, Massimo Piccozzi e altri seri professionisti.

sorianablu ha detto...


Non era il tentativo di furto: la porta non era forzata, non era portato via niente da casa, e nemmeno spostato; Chiara non ha subito la violenza sessuale; Chiara vive in una villetta con l’allarme e con lo spazio tra casa e cancello, e da casa si può vedere bene le persone che entrano. Nel caso di tentativo di forzare la porta in casa c’erano spazi dove nascondersi per chiamare i soccorsi. In caso di pericolo Chiara avrebbe gridato attirando l’attenzione di vicini di casa, e si sarebbe difesa.

La dinamica dell’aggressione evidenzia che Chiara non abbia avuto il tempo di reagire, sulle mani e braccia non ci sono segni tipiche di chi aggredito cerca di farsi scudo almeno con le mani e le braccia, Chiara invece è rimasta tranquilla, non si è difesa, avendo la fiducia nel visitatore.

Chiara venne colpita subito davanti all’ingresso, dopo trascinata lungo il corridoio verso la porta della cantina. Porta della cantina è assolutamente identica a tutte le porte in casa, ed è sempre chiusa e quindi si presume che se l’assassino ha trascinato il corpo verso proprio questa porta, allora sapeva benissimo che dietro c’è la scala e cantina. Quindi è pacifico che l’aggressore conosceva bene la casa.

Sulla scena del delitto non ci sono le tracce di estranei, nemmeno sul pomello della porta della cantina, aperta dall’aggressore; Chiara non poteva aprire la porta agli estranei in un pigiamino estivo sexy, avrebbe messo la gonna e maglietta, quindi lei conosceva bene il suo aggressore. Gli alibi di tutti i parenti e amici erano verificati, tanto più facile che molti di loro erano il 13 agosto in vacanze. Tra parenti non c’erano pazzi. E cmq sarebbe difficile immaginare la visita di un parente arrabbiato alle 9 di mattina quando con grande probabilità Chiara, avendo la casa tutta per se, era a casa con il fidanzato. Tutti parenti sapevano che Chiara è da anni fidanzata ed è ovvio che se entri e aggredisci Chiara alle 9 di mattina, con grande probabilità dalla stanza accanto può uscire il fidanzato con un bastone e chiamare la polizia;

Alle favole con missionari serial killer sulle biciclette, cattivi marziani, poliziotti travestiti che nel tempo libero dilettano a uccidere abitanti delle villette, NON CREDO.

sorianablu ha detto...

avrebbe avuto tutto l’interesse a dare ai suoi comportamenti la giusta apparenza e l’intonazione corretta. .....

la giusta apparenza??? l'intonazione corretta???? ..... ma quando mai. Stasi era laureato in psicologia che poteva sapere quale sia la giusta apparenza?? Stasi ha studiato da anni la recitazione che poteva scegliere l'intonazione corretta????
Dal omicidio sono passate SOLO 5 ore e in queste ore Stasi doveva accendere il pc e cercare di procurarsi un'alibi e non è che aveva tutta questa capacità lavorativa, ha scritto a malapena due paginette e ha guardato le foto e film porno. In queste ore doveva chiamare Chiara in continuazione, e doveva decidere come disfarsi dalle scarpe e abiti sporchi e dall'arma del delitto. E come vediamo almeno questo ha fatto bene, non li abbiamo trovati. Stasi non aveva il tempo anche per i libri di psicologia e le prove di recitazione.

Dudu' ha detto...

Gilberto,
Condivido, sono in sintonia con te, e hai fatto bene riprendere l'argomento.
Se anche Salvagni avesse scelto il rito abbreviato oggi non saremmo approdati conoscere gli atti dell'accusa.
In primo grado nel 2009 al tribunale di Vigevano, il GUP Stefano Vitelli assolse Stasi, citando l'argomento della "mancanza di prove". Fece un lavoro certosino encomiabile in punta di diritto. Non solo non c'erano prove ma nemmeno gli indizi a suo carico. Solo l'incancrimento della famiglia della vittima ha prodotto l'obrobrio che si è verificato nell'ultimo processo. Quel ragazzo che andava dicendo che alla figlia piaceva il porno e autofilmini non l'hanno mai digerito, questa è la verità, sorpresi di un aspetto intimo della ragazza invece di rispettarla , nella memoria collettiva han voluto sostituirla con l'immagine di una vittima del fidanzato, e questo sì non glièl'hanno mai perdonato, aver mostrato i messaggi che si scambiavano in cui era evidente che condividevano i gusti sessuali per i genitori è stato troppo provabilmente. E forse, quel ragazzo timido, riservato e solitatio (forse) non gli piaceva mica così tanto come marito della loro bambina.
Se i media si occupassero di fare inchiesta, cosa che dovrebbe essere doverosa in un paese civile, si sarebbe saputo, come ha fatto un giornale andando ad intervistare la Bermani, che la seconda bicicletta e ultima degli Stasi non somigliava per niente alla bici vista intorno alle 9 di quel mattino,
E la teste l'ha ribadito in tribunale, ma sembra che questo sia stato risolto con una accusa di falso a Marchetto, il quale se pur non ha rispettato le regole per la visione a casa dei Stasi , ha fedelmente fatto scrivere che la bici non era quella descritta dalla Bermani sicurissima. E ora quei genitori si stanno incancrenendo anche su di lui, che pur non essendo, forse, una figura impeccabile, ha testimoniato il vero.

SE SÌ GUARDANO LE FOTO davanti le scale NON SI VEDONO POZZE GELATINOSE così descritte dalla parte civile MA STRISCIATE SECCHE, e gli elefanti non volano, ma come si è dimostrato con le perizie il sangue era secco, ma la parte civile ha voluto installare il dubbio, bisogna essere scevri dal pregiudizio per comprenderlo.

Ed è NORMALE il comportamento di Stasi se si considera che la stazione dei Carabinieri a 600m ,la si raggiungeva in un minuto di auto, quindi il tempo di digitare un numero , sbagliato, rifarlo ed essere davanti la caserma !!!
Dovrebbe anche essere ovvio per certa gente con titoli accademici che mai un assassino corre in caserma!!!!

E che purtroppo certi opinionisti si esprimono per avere visibilità perché un specialista serio SA' CHE PER DELINEARE UNA PERSONALITA' non basta scrivere pagine e pagine su 59 secondi di conversazione e si dice essere un professionista e gli altri gli credono!!!!
Bisogna incontrarlo il paziente, fare sedute serie, approfondite.
Ma se a lei bastano due ragionamenti su una telefonata a noi basta non ci siano le prove e nemmeno gli indizi per incarcerare una persona per 16 lunghissimi anni privandolo della libertà.
Dei media, si dovrebbe sapere quanto sia loro opportuno il caso per vendere !!

Luca Cheli ha detto...

Io ritengo tutte le valutazioni sulla psicologia di qualsiasi sospettato/imputato come un buon metodo per far far soldi ai consulenti, qualsiasi sia il loro nome.

Il fatto stesso che si possano contrapporre valutazioni completamente opposte sullo stesso soggetto dimostra quale sia il valore finale di tutte queste argomentazioni.

Soggettività pura, e sia detto chiaro che penso la stessa cosa di quelle fatte dagli psicologi professionisti, che per me valgono come quelle dei cartomanti.

Se un errore la difesa di Stasi ha fatto, forse, è stato quello di non farsi firmare una bella perizia psicologica secondo gli argomenti formulati da Gilberto.

Sai quanti ne trovava che gliela firmavano?

Dudu' ha detto...

Una nota
a margine: il milione di euro stabilito per il (presunto) arrecato danno, non hanno atteso si completasse il processo, hanno
iniziato vessare di ingiunzioni gli Stasi ancora all'aprile del 2015. Non so se saranno mai in grado di farne fronte gli Stasi ma di sicuro per i Poggi c'è del venale.
Dovrebbero essere loro i primi porsi la domanda perché sul cadavere c'erano traccie di calpestamento femminile i dna sotto le unghie erano due Non sono state fatte perizie sulle impronte ritrovate di scarpa, non si sà a quale numero di piede corrispondesse! . Quante altre cose saranno rimaste nascoste negli atti?

Fino 6 mesi fà su Yara erano due dna, oggi sappiamo 12/13 ! La scelta del rito abbreviato seppellisce tutto, come si fà non capirlo per me è un enigma.

Gilberto ha detto...

Però Luca devo contraddirti, qui il discorso non è psicologico ma puramente logico. Se ci vien detto che Alberto Stasi dopo l’omicidio dimostra tanto sangue freddo da lavorare proficuamente alla sua tesi al computer per darsi un alibi, allora non possiamo allo stesso modo contraddirci immaginando poi che sia così sprovveduto da sbagliare il numero civico, adottare comportamenti che gli tirano la zappa sui piedi mediaticamente, nominare la fidanzata come una persona anonima… insomma adottare una serie di comportamenti fantozziani da sprovveduto. Delle due l’una o dopo l’omicidio va in tilt e allora non è più in grado di controllare la situazione, non parliamo di lavorare alla sua tesi, oppure non è lui l’assassino e solo quando scopre il cadavere lo shock lo manda in crisi.

Gilberto ha detto...

Il commento di Magica mi sembra colga perfettamente nel segno, perfino ironicamente più chiara e sintetica del sottoscritto.

Dudu' ha detto...

Luca
D'accordissima, pur essendo una scienza non ha basi scientifiche, quindi opinabile, a meno che non si entri nella psicopatologia, nel caso possono esserci elementi oggettivi manifesti eclatanti riconosciuti dagli stessi familiari.

Dudu' ha detto...

Gilberto
Mi riferivo all'analisi psicologica sui 59 min in cui un professionista(?) ci vede il colpevole.

Nel tuo ragionamento le risposte arrivano dalla logica inferenziale (si può dire ?) unita alla comprensione dello stato d'animo,che segue il comportamento, che è di tutto interesse.
Anche a me è piaciuto il commento di Magica.

Gilberto ha detto...


Ho letto anch'io l'analisi su quei '59 secondi. Il mio discorso segue il falsificazionismo dell’epistemologia popperiana. Anche in psicologia vale il principio della coerenza, si può dire qualunque cosa ma vale sempre il principio di non contraddizione. Non posso dire che Stasi dopo un delitto d’impeto si è dimostrato così freddo da lavorare proficuamente alla sua tesi (comportamento tra l’altro improbabile in una persona ‘normale’ si dovrebbe presupporre uno psicopatico) e poi nella notifica del ritrovamento del cadavere assumere comportamenti vagamente fantozziani in contraddizione con quei tratti di personalità fredda e calcolatrice. Nel criterio di falsificabilità le ipotesi comportano conseguenze, se tali conseguenze non si danno la teoria scientifica (o la ricostruzione di un delitto) è smentita (falsificata nel linguaggio popperiano). Qui i potenziali falsificatori sono quei comportamenti che sono in contraddizione con quell’immagine dell’assassino che dovrebbe spiegare la dinamica dell’omicidio e i depistaggi. Il sistema nel suo complesso a livello psicologico non regge proprio sul piano logico in quanto non c’è coerenza e indipendentemente dagli aspetti metodologici utilizzati (psicologia analitica, comportamentale ecc. ecc).

Luca Cheli ha detto...

Sì lo so, Gilberto, se si assume la coerenza dei comportamenti individuali come base della logica dell'analisi dei medesimi hai pienamente ragione.

Proprio come nel caso di Perugia ad Amanda Knox (in particolare) venivano attribuiti da una parte comportamenti da criminale professionista (simulazione dell'effrazione, pulizia della scena del crimine) e dall'altra parte bambinaggini definibili, proprio come dici tu, fantozziane, quali i bacetti con Sollecito, il comportamento in questura, lo strombazzare in giro (sempre all'interno della questura, notare bene) cose che secondo gli inquirenti non doveva sapere (ma che in realtà riportava solo per sentito dire).

Ma so anche, proprio per l'esperienza del caso Kercher, che ti risponderanno che uno mica si comporta sempre coerentemente, anzi e addirittura che alternare comportamenti diametralmente opposti è normale.

Lo so che non è normale e non è nemmeno vero, ma il ragionamento schizoide di cui sopra in merito al comportamento della Knox si ritrova in diverse sentenze, mica solo su qualche blog.

Il che mi ha fatto perdere parecchia fiducia nella logica, quantomeno nel senso logico degli individui, se non nella logica in se stessa.

magica ha detto...

ci si chiede . .
ma perche' chi indaga non ragiona con la logica?.
conclusioni ...

Il che mi ha fatto perdere parecchia fiducia nella logica, quantomeno nel senso logico degli individui, se non nella logica in se stessa.

Ivana ha detto...

Non credo che Stasi sia uno sprovveduto.
La sentenza d’Appello bis ci dice che Stasi ha cercato di NON ROMPERE LE ABITUDINI quotidiane, in modo da non dare adito ai possibili sospetti, per cui si è preoccupato di svolgere le consuete e abitudinarie attività al computer. Era da solo in casa e, per il momento, poteva tenere sotto controllo la situazione.
Credo che, DOPO, chiamando l’ambulanza e recandosi dai carabinieri abbia tentato di dimostrare di essere sotto shock; ha cercato di far credere di essere in preda al “panico”. Ritengo che la paura di essere individuato quale responsabile del delitto sia stata, comunque, reale; penso che, davanti ai carabinieri, abbia provato vera paura, quella che gli ha fatto commettere errori, per cui il suo racconto è risultato incongruo e illogico.

Comunque, atteniamoci ai DATI, premettendo che “la condanna sarà legittima quando le acquisizioni probatorie lascino fuori solo eventualità remote che, pur se astrattamente prospettabili, non risultino supportate dal minimo riscontro nelle emergenze processuali”
Dalle emergenze processuali risulta che:

1)La scena del delitto è un dato eloquente (non si è trattato né di furto, né di violenza sessuale)

2)La Corte d' appello bis ha registrato assenza di coerenza e consistenza logica di qualsiasi altro scenario alternativo (Chiara, da donna di 26 anni, aveva una vita sessuale privata con l’uomo che amava, NESSUN DATO È EMERSO relativo a quanto adombrato dalla difesa su un’eventuale “doppia vita” di Chiara)
La Difesa ha ventilato “ipotesi assolutamente fantasiose e del tutto prive di riscontri, se non smentite dalle risultanze acquisite”

3)Manca l'alibi tra le ore 9.12 e le ore 9.35

4)Manca qualsiasi dato relativo a quanto riferito da Stasi sul ritrovamento del corpo (nessuna macchiolina di sangue sotto le sue scarpe nonostante la capacità di adesione e captazione di piccole particelle di sangue da parte delle scarpe Lacoste” utilizzate dall’imputato; nessuna impronta sulla porta a libro conducente in cantina, porta che lui ha dichiarato di aver aperto con una certa difficoltà; nessun dato del suo effettivo passaggio e il suo racconto ai carabinieri “è quello dell’aggressore, non dello scopritore.”
Dalla Corte d’Appello bis è stata riscontrata assenza, nella letteratura scientifica, del “concetto di evitamento implicito” (non è pensabile, per il medico legale, che "complesse attività correlate all’evitamento di tutte le tracce, qualora messe in essere, siano state eseguite senza conservarne memoria").

Ivana ha detto...

(Proseguo)

5)C'è il DNA di Chiara su pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi (bicicletta venduta alla famiglia Stasi CON PEDALI DIVERSI E DI SERIE) Tali pedali (col DNA della vittima) erano apposti sull’unico velocipede, appartenente alla famiglia Stasi, “che non poteva venire confuso con quello individuato dai testi oculari davanti a casa Poggi”

6)Ci sono due impronte dell’anulare destro di Stasi sul dispenser del sapone (dispenser di certo usato dall’aggressore) e impronte che individuano Stasi “come l’ultimo soggetto a maneggiare quel dispenser.

7)I Difensori dell’imputato si opponevano a tutte le richieste (riguardanti gli ulteriori approfondimenti scientifici) sostenendo soltanto l’assoluta non necessità dell’estensione della prima perizia e si opponevano anche sia all’acquisizione degli atti relativi al procedimento a carico del maresciallo che si era recato DA SOLO da Nicola Stasi, sia all’acquisizione della bicicletta nera, in quanto da loro ritenuti non rilevanti; di fatto dimostrando il loro quantomeno scarso interesse nella ricerca approfondita della verità.

8)La Corte d'Appello bis ha evidenziato la criticità nei rapporti tra i fidanzati (Dato di fatto: non hanno dormito insieme la sera precedente il delitto); pur potendo dormire insieme, la sera precedente il delitto la scelta era stata quella di dormire, ognuno, nella propria casa. Stasi “ha ricondotto l’assenza (o la scarsità) di rapporti sessuali con Chiara a un disturbo della fidanzata, disturbo che NON ha trovato conferme di natura medico-legale

9) Stasi è riuscito a rallentare gli accertamenti a proprio vantaggio ANCHE GRAZIE “agli utili errori commessi dagli inquirenti”, errori "utili" appunto per rallentare gli accertamenti sulla responsabilità di Alberto Stasi.

Gilberto ha detto...

Luca Cheli
Concordo pienamente con quanto dici, però se siamo qui a scrivere e a commentare vuol dire che non abbiamo perso la fiducia nella logica e nella razionalità e che c'è qualcuno con il quale possiamo dialogare e scambiare idee, non credi?

Luca Cheli ha detto...


Non lo so Gilberto, soprattutto sono scettico sul fatto che tale logica e razionalità possano prevalere all'interno del sistema.

Giacomo ha detto...

Secondo me a favore dell'innocenza giuridica di Stasi militano le seguenti circostanze:
1. E' stato assolto in primo grado
2. E' stato assolto in secondo grado

A questo punto, se l'Italia si fosse dotata di un sistema giuridico coerente con il dettato costituzionale della presunzione d'innocenza dell'imputato, non sarebbe più dovuto essere possibile proporre ricorso per Cassazione contro la doppia assoluzione. Questo perché, niente e nessuno potrà mai eliminare la conseguenza logica che anche se poi interviene, come è avvenuta, una sentenza di condanna, oltretutto malgrado il parere contrario del rappresentante supremo dell'accusa, si deve necessariamente dedurre che:
- o i primi due giudici e il Procuratore Generale della Cassazione erano collusi, ignoranti, in perfetta malafede, un pericolo per le istituzioni giudiziarie da cacciare con infamia,
- oppure, molto più verosimilmente, si può dedurre che essi abbiano ragionato in perfetta buona fede con gli STESSI dati a disposizione e siano giunti a concludere che l'imputato era da assolvere.
Orbene, accreditando della stessa buonafede quelli che hanno condannato, non si potrà mai eliminare il RAGIONEVOLE DUBBIO che non ci possa essere certezza assoluta della colpevolezza dell'imputato. E quando manca questa certezza, secondo il dettato costituzionale, SI DEVE ASSOLVERE.
"IN DUBIO PRO REO".
STOP

E questo vale per tutti gl'imputati.

Saluti a tutti gli amici del blog

Giacomo

Paolo A ha detto...

Ai colpevolisti del caso Poggi vi consiglio di leggere la perizia al seguente indirizzo postato da Dudù:
https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.crimine.it/images/articoli/allegati/Perizia_Poggi_finale.pdf&ved=0ahUKEwi86KHOgpbKAhXH7Q4KHVMZBfsQFgghMAE&usg=AFQjCNETA7Bz

Con una perizia del genere è ovvio che Stasi sia stato assolto in primo e secondo grado. Solo l'accanimento della madre di Chiara ha portato ad un risultato negativo per l'imputato, i tribunali che hanno condannato Stasi lo hanno fatto senza prove e con indizi estremamente traballanti, almeno da quello che si legge nella perizia; mi pare una ripetizione del caso Marta Russo, dove a perizie ed elementi tecnici oggettivi a favore degli imputati si sia comunque pervenuti a una condanna che ha scontentato tutti.
Se sui pedali della bicicletta non c'è il sangue di Chiara, se sui tappetini dell'auto non c'è sangue di Chiara, così come risulta dalla perizia ordinata dal GIP, come è andato via Stasi da casa di Chiara? Chissà, forse ha le ali, oppure ha inventato un aggeggio per il teletrasporto.

Ps: la sentenza di condanna in Cassazione può essere letta come una sentenza politica, non politica intesa come destra contro sinistra, ma intesa come scontro tra interessi delle diverse correnti della magistratura, cioè, i giudici della Cassazione forse hanno agito con spirito corporativo per difendere il lavoro dei magistrati del grado di giudizio precedente, magari perché appartenetti alla medesima corrente giudiziaria, è un fatto da non sottovalutare, in qualche modo da una chiave di lettura su una condanna illogica.

Ivana ha detto...

Sono d’accordo con gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, difensori delle parti civili, i quali hanno sottolineato come la suggestiva affermazione secondo la quale le due assoluzioni (una in primo e l’altra in secondo grado) determinerebbero, comunque, il permanere di un dubbio, risulti smentita, sul piano logico, “dal motivato superamento delle ricostruzioni improprie che erano state poste a fondamento di tali assoluzioni, ricostruzioni che si sono rivelate errate alla luce dei puntuali approfondimenti probatori che hanno caratterizzato il giudizio di rinvio.”


Paolo A, ciò a cui fai riferimento riguarda, appunto, la perizia del 2009, perizia superata dagli ulteriori e più approfonditi accertamenti scientifici effettuati, successivamente, durante il processo d’appello bis.

Dudu' ha detto...

Ivana,
Sperando di poter leggere anche queste ulteriori perizie, non sono d'accordo. Le ulteriori perizie sono state svolte su dati incerti già rilevati dalla prima Perizia_Poggi_finale.pdf&ved, su materiale fotografico incompleto per addivenire ad un risultato certo, la differenza fra la prima e l'ultima è che si è instillato ed installato il dubbio fossero secche. Quindi il verdetto finale viene definito da dati incerti e da : chi se non lui. Come ben scritto da Giacomo nel dubbio si assolve. È la legge che lo stabilisce, non le nostre personali opinioni. Ed il procuratore generale, che non è soggetto incapace, proprio su questi dati richiese venisse rifatto tutto il processo (su cosa da riabilitare non si sà), in quanto un efferato delitto quale è stato non si poteva escludergli l'efferatezza e anche la premeditazione e sul punto sono pienamente d'accordo.
Si è sentenziato su sangue sui pedali che non c'era, sul porta sapone potevano esserci impronte dei giorni prima dimostrato dal fatto che c'era dna della madre, negato dal Ris, e forse anche della cugina, il capello forse un pelo di gatto (avevo postato il link sotto il precedente articolo ; sotto le unghie non si è potuto avere risultati come da prima perizia svolta ((era stato analizzato a differenza delle tesi argomentative di Tizzoni), la bici non era quella vista dalla Bermani, rimasto il -dubbio -enfatizzato dalla parte civile - se il sangue fosse secco. Viene aggiunto l'inserimento di un'altra chiavetta la sera precedente il delitto che nulla aggiunge al delitto in sé.

Giacomo ha detto...

Non c'è stato nessun approfondimento probatorio. Solo un bis in idem sulle stesse prove. Con contorcimenti mentali, tipici di una certa mentalità aprioristica si è giunti a conclusioni opposte, in presenza delle MEDESIME prove.

Giacomo

Paolo A ha detto...

Per Ivana
Il caso dell'omicidio di Chiara Poggi non l'ho seguito in maniera approfondita, ma mi pare che nel secondo processo in corte d'appello non venne ordinata una CTU sulla parte genetica, ma venne richiesta una nuova perizia sulla possibilità o meno che Stasi avesse calpestato o meno il sangue sul pavimento e se non sbaglio il perito incaricato era uno appartenente ai RIS quindi a un corpo di polizia che aveva partecipato attivamente alle indagini della Procura di Vigevano; ma il fatto è che su quelle scarpe, sulla bici e sui tappeti dell'automobile non venne rinvenuto il sangue di Chiara, è questo è un dato certo e un altro dato certo e che tutte le persone che hanno calpestato la scena del delitto non hanno tracce di sangue nella suola della scarpe, tranne una dottoressa che si è avvicinata al cadavere e ha calpestato una pozza di sangue, circostanza verificata sperimentalmente nella perizia del 2009.
Inoltre se non ricordo male, le impronte delle scarpe dell'assassino erano di una misura diversa da quelle di Stasi, in più non si conosce l'ora esatta del delitto in quanto la perizia necroscopica non ha dato un orario preciso della morte di Chiara e quindi si fa in modo che la mancanza dell'alibi di Stasi, per circa 20-25 minuti, lo si fa combaciare con la morte di Chiara in maniera del tutto arbitrario con un ragionamento che inverte la logica elementare: non conosco l'ora del delitto, l'imputato non ha un alibi per circa 20-25 minuti, si deduce che il delitto è stato compiuto quando l'imputato non è coperto da alibi quindi l'imputato è sicuramente colpevole.
Per finire voglio scrivere le mie impressioni sul comportamento dei genitori di Chiara e specialmente sulla madre, per esperienza personale ti dico che i parenti delle vittime sono i peggiori nemici della verità, a me l'atteggiamento della madre di Chiara non mi ha mai convinto sino in fondo, la mia impressione è che ha preferito come colpevole Stasi piuttosto che fare degli approfondimenti sui familiari e che in cuor suo sa che se non è stato Stasi, l'assassino è uno appartenente alla propria cerchia familiare, per esempio un nipote, un fratello o un amico di famiglia. Però queste sono solo mie impressioni personali.



sorianablu ha detto...

Ci viene descritto un ragazzo freddo e calcolatore che riesce poi a lavorare alla sua tesi dopo aver ammazzato la sua ragazza.

E certo che riesce, per forza. Vorrei vedere te, se da questo dipendesse la tua condanna e un eventuale ergastolo! Poi, non è il primo caso che un assassino riesce perfettamente dopo l’omicidio fare le solite cose quotidiane. Un recente esempio: un ragazzo uccide la sua madre e dopo sorridente fa selfie da casa e li posta su internet. E esempi simili sono moltissimi. Poi, non vedo tutta questa produttività lavorativa di Stasi che vedi tu. Dalle 8.36 fino alle 12.20 ha scritto a malapena due paginette, ha guardato le foto e film porno. Scusa, ma DUE pagine a te sembra “lavorare proficuamente alla sua tesi”?? ma sul serio??

e usa una formula che può apparire strana solo a chi non si mette nei panni di chi ha appena subito uno shock terribile: “Eh, credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva.” .

Non ci appare per niente strana, proprio perchè ci mettiamo nei suoi panni e capiamo perfettamente che gli è scappata questa parola e infatti, subito si corregge. Però qui cmq arriva una stranezza, dopo in caserma dei carabinieri il “povero” Stasi stranamente non usa più questa formula, non dice di credere che abbiano ucciso una persona (sic!), ma dice che probabilmente c’era un incidente domestico. E noi di nuovo ci mettiamo nei suoi panni e capiamo perfettamente che ai carabinieri dire una cosa del genere è pericoloso. Carabinieri quando hanno visto la scena del crimine erano molto stupidi, hanno detto che non potevano immaginare una cosa del genere.

è consapevole che Chiara è morta (la scena che gli si è presentata è inequivocabile) ….

Consapevole????? La scena inequivocabile???? Ma sto “povero” Stasi è pure ignorante e non ha mai sentito di coma, di terapia intensiva, di rianimazione? Se lui non ha toccato il corpo quale tale consapevolezza possa essere??? Ma la cosa più bizzarra è che proprio Stasi ti smentisce. Lui dice che ha acquisito la consapevolezza solo ritornando in villetta, quando la macchina di soccorsi è andata via, NON prima!

il suo io cosciente cerca ancora di illudersi “forse è viva”

Scusa, ma per te cosa conta di più: parole o fatti? Che lui cerca di illudersi è la tua ipotesi, ma i fatti dicono che fa di tutto per ritardare i soccorsi! Invece di aspettare davanti a villetta va via, CHIUDENDO il cancello, fornisce il numero inesatto, non spiega dove si trova il corpo, niente. Solo tu riesci a credere che lui “cerca di illudersi”... Mi sa che facile rapportarsi con te, Gilberto, a te basta DIRE qualcosa e tu ci credi, ma se parole non corrispondono ai fatti va bene lo stesso, tu troverai sempre qualche spiegazione plausibile.

un giovane uomo annichilito e pietrificato dal dolore

Eccerto, annichilito da paura di finire in carcere. Esattamente come Ciontoli, anche lui annichilito dal dolore di perdere il lavoro.

Durante l’intervista a Matrix alla domanda quale fosse stato il momento più triste per lui in tutta la vicenda, Stasi rispose: “quando finì in carcere”. Alessio Vinci racconta "ho un solo rammarico; avrei dovuto ribattere: “non fu quando ritrovò il corpo di Chiara?".

sorianablu ha detto...

@PaoloA
Scusa, a me sembra che la buona regola di partecipazione nelle discussioni è LEGGERE I COMMENTI PRECEDENTI. Se li avessi letti non avresti scritto le cose spiegate abbondantemente in precedenza.

Il caso non l'ho seguito in maniera approfondita, ma mi pare che ….. e se non sbaglio …. se non ricordo male, ….. la mia impressione è che ha preferito come colpevole Stasi piuttosto che fare degli approfondimenti sui familiari e che in cuor suo sa che se non è stato Stasi, …. Però queste sono solo mie impressioni personali

E si vede che non hai seguito il caso, e nemmeno in maniera non approfondita, perché scrivi le cose non solo inesatte ma anche assurde. Ma se non sai niente è tanto importante commentare e perfino dire le tue impressioni sulla famiglia e sulle piste tralasciate? Ma se non sai nemmeno le cose basilari che cosa puoi sapere di altre piste??? Ma roba da matti, … Tu commenti l’articolo di Gilberto dove lui inchioda l’influenza di mass media su un italiano medio che è pigro di approfondire e preferisce essere imboccato, e qui arrivi tu con la tua conoscenza televisiva del caso, con le illazioni e con ragionamenti generici sulla illogicità della cassazione ??? ……. Mah….

Su tutti i famigliari erano fatti approfondimenti, ed erano verificati gli alibi, e tanto più facile che era il 13 agosto e quasi tutti erano in vacanze. E ti pare che Chiara potesse aprire la porta in un pigiamino sexy a qualcuno?? Per mettere la gonna e maglietta non è che ci voleva molto, 2 minuti. E ti pare che un parente potesse venire da Chiara alle 9 di mattina, sapendo che lei con grande probabilità è a casa non da sola?? E quel parente pure vive vicino se arriva con la bici?? Daje, su, ma leggi prima qualcosa almeno
Si vede che nemmeno hai capito la questione delle scarpe. Sopra c’è un mio commento sulle scarpe, molto chiaro, RILEGGILO, è quello del 11 gennaio 2016 03:11:00 saprai mole cose nuove sulle scarpe e sui carabinieri che sono entrati in villetta.

Inoltre se non ricordo male, le impronte delle scarpe dell'assassino erano di una misura diversa da quelle di Stasi --------- Erano esattamente della misura di Stasi, 42; del modello che lui conosceva e usava; e del tipo di scarpe che usava;

non si conosce l'ora esatta del delitto ------- SI CONOSCE PERFETTAMENTE, sulla base di moltissimi elementi come per esempio il contenuto gastrico. Gli altri elementi: le persiane non alzate; la colazione non finita; letto disfatto; vestita in pigiama; le non risposte alle chiamate;

Se sui pedali della bicicletta non c'è il sangue di Chiara ….. come è andato via Stasi da casa di Chiara? ------------ IN BICICLETTA è andato via, in bicicletta! Quella che c’era davanti al cancello. Sulle pedali hanno trovato il dna di Chiara, e siccome non potevano essere ne sudore ne saliva ne qualcos’altro, perché Chiara non usava la bici di Stasi, è logico pensare che era il sangue. Non era stabilito che non era il sangue come pensi tu, ma era impossibile stabilire che tipo di tracce fossero precisamente. Non è possibile spiegare altrimenti queste tracce, ma se vuoi per forza arrampicarti sugli specchi buona arrampicata. Però i pedali della bici NON è l’unico elemento a carico di Stasi.

sorianablu ha detto...

@Giacomo
Non c'è stato nessun approfondimento probatorio. Solo un bis in idem sulle stesse prove. ------- Non è vero, c’erano rifate in maniera approfondita ed estesa sui due gradini della scala la perizia sulla camminata; rifatte le perizie sulle scarpe e sui tappetini, usando ALTRI METODI; era stabilita la marca e la taglia delle scarpe dell’aggressore; era chiarita la questione della bicicletta nera e lo scambio di pedali; e anche di capelli in mano di Chiara e delle tracce sotto le unghie. E soprattutto, tutti elementi finalmente sono stati valutati nel loro insieme, esattamente come era chiesto dalla Cassazione.

Secondo me a favore dell'innocenza giuridica di Stasi militano le seguenti circostanze: 1. E' stato assolto in primo grado 2. E' stato assolto in secondo grado --------- Stasi era assolto sulla base della perizia incompleta e superficiale, il che è assolutamente inamissibile. Vitelli non l' ha assolto con la formula piena, ma con la formula dubitativa, quella che prima si chiamava “per l’insufficienza delle prove”. La Corte Dell’Appello ha rigettata le richieste di approfondimenti delle perizie chieste dall’ accusa e parte civile e A TE QUESTO SEMBRA NORMALE? A te quindi è importante assolvere un imputato ma NON accertare la verità??
Però se non sai perché la Cassazione ha annullato l’assoluzione (visto che fai varie ipotesi) potresti leggere le motivazioni, sono stati linkati, tutto è spiegato per filo e per segno.

non si potrà mai eliminare il RAGIONEVOLE DUBBIO che non ci possa essere certezza assoluta della colpevolezza dell'imputato. -------- Non ti preoccupare, la parte civile ha l’idea di creare un sito dedicato alla vicenda e a Chiara, spiegare assolutamente tutti gli elementi e mettere tutti i documenti a disposizione. Leggendoli il “ragionevole dubbio” delle persone poco informate svanirà, credimi.

sorianablu ha detto...

Giacomo: malgrado il parere contrario del rappresentante supremo dell'accusa,….
Dudù: Ed il procuratore generale, che non è soggetto incapace, richiese venisse rifatto tutto il processo

La richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione Oscar Cedrangolo di rifare il processo non era presa in considerazione dalla Corte secondo me per svariati motivi.

1) questo tipo di richiesta ha lasciato delle perplessità dal punto di vista giuridico. La Corte e tanto meno Cedrangolo erano tenuti esprimersi sulla colpevolezza-innocenza di Stasi. La Corte doveva giudicare solo se il processo di Appello Bis era svolto correttamente.

2) Cedrangolo era entrato nel suo ruolo solo due settimane prima del processo e non ha fatto in tempo a leggere le carte del processo, il che traspare da quello che ha detto, ammettendo alcuni errori e conclusioni errate; Per esempio confuso le biciclette, non sapendo che la bici in aula non è la stessa vista da maresciallo Marchetto. E ovvio che la Corte ha letto attentamente tutte le carte a differenza da Cedrangolo, e anche quelle presentate dalla accusa e la parte civile, i quali hanno smontato le argomentazioni della difesa.

3) La mia ipotesi personale, è che il collegio sapeva con chi ha a che fare. Da alcune affermazioni di Cedrangolo ho capito che non è una cima, ed evidentemente lo sanno bene anche loro. Per esempio eccovi una sua affermazione: "se le scarpe dell'aggressore erano copiosamente imbrattate di sangue, perché le impronte sono state ritrovate sul tappetino del bagno, come mai non sono state evidenziate le impronte di uscita fino alla porta d'ingresso? Mistero. … questa è un'altra incongruenza che merita accertamento" …. Insomma, complimenti alla Cassazione e a Maurizio Fumo per non aver dato l’ascolto a simili esternazioni. A Cedrangolo vorrei rispondere “infatti, e come mai l’aggressore non ha lasciato la sua carta d’ identità? Mistero. Merita accertamento.”
Sono curiosa di leggere il CV di Cedrangolo e capire il suo percorso formativo, non sapete se c’è da qualche parte in internet?


sorianablu ha detto...

@Dudù
SE SÌ GUARDANO LE FOTO davanti le scale NON SI VEDONO POZZE GELATINOSE così descritte dalla parte civile MA STRISCIATE SECCHE

Ecco la foto delle macchie davanti alla porta. Erano i carabinieri e il medico del 118 a dichiarare che le macchie grandi non erano ancora secche, non è una invenzione dell’accusa. Però la perizia sulla camminata era fatta prendendo in considerazione anche il fatto che potessero essere secche.

http://1.bp.blogspot.com/-as9h0ClI1vY/U1FFS6tyWPI/AAAAAAAAFD0/gcgwUThidi8/s1600/unnamed.jpg

mai un assassino corre in caserma!!!! ------- Seee,… come no, corre, chiama e fa di tutto per allontanare i sospetti da se stesso. Non sempre però riesce!

un specialista serio SA' CHE PER DELINEARE UNA PERSONALITA' non basta scrivere pagine e pagine su 59 secondi di conversazione e si dice essere un professionista e gli altri gli credono!!!! Gilberto, Mi riferivo all'analisi psicologica sui 59 min in cui un professionista(?) ci vede il colpevole. Nel tuo ragionamento le risposte arrivano dalla logica inferenziale (si può dire?) unita alla comprensione dello stato d'animo

E’ ovvio che io credo più a una professionista con l’esperienza (anche perchè dimostra la sua professionalità con quello che scrive) più che a uno scrittore che dimostra di essere solo molto fantasioso e idealista. Ursula Franco ha analizzato la chiamata di Stasi al 118 BASANDOSI SUI STUDI che cita e non mi sembra che non siano studi seri e che siano infondati. Gilberto fa le sue analisi basandosi sulla simpatia e empatia, esattamente come lo fa Feltri dicendo “noi miopi…” Lui scrive tanto di logica, ma fa errori di logica in ogni frase, la sua ricostruzione di Stasi è più emotiva che fondata su qualcosa. Ma se a te sembra che in psicologia uno scrittore è più competente di una psicologa va bene, ma allora meglio non parliamo di serietà. Certamente Gilberto ha il suo vissuto, ma anch’io ce l’ ho, e anche libri letti, e anche gli studi di recitazione dove insegnavano proprio la “comprensione dello stato d’animo”.

sul cadavere c'erano tracce di calpestamento femminile -------- Non c’erano. Ecco l’articolo di Massimo Prati, dove viene spiegata la questione delle scarpe di donna:
http://albatros-volandocontrovento.blogspot.it/2014/04/se-io-fossi-alberto-stasi.html

i dna sotto le unghie erano due. Non sono state fatte perizie sulle impronte ritrovate di scarpa, non si sà a quale numero di piede corrispondesse! Quante altre cose saranno rimaste nascoste negli atti? -------------- Non c’erano. Numero di piede 42, quello di Stasi; Non è rimasto niente.

Su tutto il resto, sulla bici, sul Marchetto, sull’ ipotesi fuorviante della premeditazione e altro scriverò nei giorni successivi ....


sorianablu ha detto...


La Corte di Cassazione. Motivazioni dell' annullamento della sentenza che assolve Stasi:

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2013/11/Stasi1.pdf

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2013/11/Stasi2.pdf

sorianablu ha detto...

Cit. Dudù la seconda bicicletta e ultima degli Stasi non somigliava per niente alla bici vista intorno alle 9 di quel mattino, E la teste l'ha ribadito in tribunale, ma sembra che questo sia stato risolto con una accusa di falso a Marchetto, il quale se pur non ha rispettato le regole per la visione a casa dei Stasi, ha fedelmente fatto scrivere che la bici non era quella descritta dalla Bermani sicurissima. E ora quei genitori si stanno incancrenendo anche su di lui, che pur non essendo, forse, una figura impeccabile, ha testimoniato il vero.

LA BICI DI MARCHETTO

La bici nera da donna Hollande, l’unica non dichiarata da Stasi. Il padre di Stasi ha detto durante l’interrogatorio che la bici si trova nel magazzino, la madre ha detto che si trova in garage di casa.

Un particolare (che c’è anche in atti di difesa): è stato il padre di Stasi a chiamare Marchetto e a chiedergli di andare da lui a visionare la bici, esattamente la mattina successiva al delitto.

L'ex mar Marchetto è stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza in quanto ha testimoniato che ha sentito la descrizione della bici direttamente dalla Bermani, ma in realtà lui non era affatto presente in quella sede, come ha testimoniato sia la Bermani che l'appuntato!

Ecco la bici che è sembrata a Marchetto senza portapacchi posteriore, usata e da lavoro:

http://it.tinypic.com/view.php?pic=nc0f92&s=8

AVV. TIZZONI - Volevo capire se era la Bermani che aveva parlato con il Maresciallo o se era Pennini che aveva sentito la Bermani, che aveva riferito al Maresciallo?
GIUDICE - Lei ha sentito direttamente la Bermani o questo verbale gliel’ha dato un collega e lei ha letto il verbale?
TESTE MARCHETTO – Il verbale era... Io parlo del verbale fatto il 13 agosto alle 18:30 e l’ha sentita materialmente il Brigadiere Pennini, però eravamo lì.
GIUDICE - Lei era presente quando la Bermani parlava?
TESTE MARCHETTO – Sì sì.
GIUDICE – Quindi ha sentito in diretta voce?
TESTE MARCHETTO – Sì.

………………………….

TESTE MARCHETTO – L’unica cosa che mi ricordo a memoria è il particolare di questa cosa che c’era dietro al sellino, che praticamente doveva trovarsi, a dire della Bermani doveva trovarsi questo mollettone che di solito serve per fermare il giornale, per fermare la spesa, cosa che invece sull’altra bicicletta non c’era.
………………………….

AVV. TIZZONI - La bici dello Stasi ce l’ha questo portapacchi posteriore?
TESTE MARCHETTO – No no, ce l’ha anteriore, però ha quello in vimini.
GIUDICE – Scusi, adesso fate confusione, quella di Stasi intendete quella da donna dentro l’officina? TESTE MARCHETTO – Sì. Allora, quella da donna dentro l’officina c’era il cestello davanti, sul retro della bicicletta non c’era nulla. Sulla bicicletta descritta dalla Bermani dovrebbe trovarsi questo portapacchi, pseudo portapacchi a molla dietro, cosa che sulla bicicletta di Stasi non c’è.
AVV. TIZZONI - Questo particolare della molla lo apprendiamo adesso, perché nella relazione di servizio del Maresciallo non c’era scritto. Non si vuole mettere in dubbio il Maresciallo o le sue dichiarazioni, vediamo che non sono esattamente coincidenti con quanto detto nella relazione di servizio. Lo stato della bicicletta com’era?
TESTE MARCHETTO – Usata.
AVV. TIZZONI - Pulita, sporca, in buono stato, si presentava...
TESTE MARCHETTO - Sono biciclette da lavoro, biciclette da lavoro, non sono andato a controllare se c’era della polvere sopra il..., però era una bicicletta che a vedere così poteva essere usata, non usata, ma non era una bicicletta lasciata lì in stato di abbandono, quello no.

Paolo A ha detto...

Per Sorianablu

Per caso hai letto la perizia ordinata dal GIP nel 2009, a me pare di no.
Mischi elementi psicologici, testimonianze, dicerie e leggende metropolitane e ottieni una verità, che si è anche quella giudiziale, ma che lascia ampie zone di dubbio proprio alla luce delle risultanze oggettive che sono emerse durante il processo.
Ripeto, con una perizia che chiaramente, per quanto possa essere chiara una CTU nelle conclusioni, ti dice che sui pedali della bici non c'è il sangue di Chiara:

"In conclusione, non è possibile precisare la natura del materiale biologico di Chiara Poggi presente sui pedali della bicicletta di marca “Umberto Dei Milano”. Esso potrebbe essere costituito da qualunque tipo di tessuto riccamente cellulato. Stante la capacità di persistenza del DNA in tracce secche disperse nell’ambiente, non è possibile stabilire in alcun modo – che sia scientificamente fondato e non meramente congetturale – i tempi e le modalità di deposizione di detto materiale biologico sconosciuto sui pedali. " pag 88,

a pag 90 i periti scrivono:
"Nel caso del test alla tetrametilbenzidina sui pedali della bicicletta, detto margine è assai ampio, sicché non condividiamo l’opinione secondo la quale il materiale presente su quei pedali debba essere ricondotto con alta probabilità a sangue di Chiara Poggi. "

Quindi se non c'è sangue di Chiara sui pedali della bici e non ce n'era sui tappetti dell'auto di Stasi, mi spieghi alla luce di quello scritto in perizia come Stasi è andato via da casa Poggi, le possibilità sono due: o sa volare, oppure col teletrasporto.
Ps: La presenza di materiale biologico di Chiara sui pedali è stata ottenuta dal capitano del RIS che per primo ha analizzato i pedali, naturalmente la traccia scomparsa in quanto i periti non hanno trovato niente su quei pedali. Strano vero.

TommyS. ha detto...

Sorianablu

Apprezzo molto la tua solerzia nel rispondere minuzioasamente, anche nottetempo, a quanto scritto da altri commentatori che sollevano dubbi sulla sentenza di condanna di Stasi. Dimostra la tua profonda conoscenza del caso quasi come se fosse stato vissuto in prima persona.

Ma per quanto riguarda la questione della bici nera Holland sequestrata durante l'appello bis e la presunta falsa testimonianza dell'ex maresciallo Francesco Marchetto mi sembra si stia ricalcando la questione del fioraio di Avetrana Buccolieri.

Francesco Marchetto è stato rinviato a giudizio dal GIP di Pavia, Carlo Pasta, all'inizio di settembre 2014 nonostante la richiesta di archiviazione avanzata dal PM.

Sebbene la necessità di chiarimento sul fatto fosse di particolare importanza per il dibattimento in corso (appello bis), così come lo sarebbe stata quella della vicenda di Buccolieri nel processo contro le Misseri, la prima udienza del processo contro Marchetto si è tenuta solamente il 13 luglio 2015 quando si costituì parte civile la famiglia Poggi e furono stabiliti i testimoni (Bermani?) e le prove ammesse in giudizio.

A quel punto la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Assise d'Appello (17/12/2014) si era già avuta e già erano state pubblicate le motivazioni (16/03/2015).

E non solo. Dopo la prima udienza del processo a Marchetto si ebbe un aggiornamento all'8 febbraio 2016 per il prosieguo del dibattimento. Quindi ad oggi, purtroppo a sentenza della Cassazione avvenuta (con la condanna passata in giudicato), non possiamo in alcun modo stabilire se Marchetto mentì o meno, essendo costui per legge presunto innocente fintanto che un'eventuale condanna sia diventata definitiva. Soprattutto se mentì sull'essere stato presente durante la SIT della Bermani e nelle sue dichiarazioni in merito all'incompatibilità della bicicletta visionata con il padre di Stasi nel magazzino con quella descritta dalla Bermani.

Ma la Corte d'Appello di Milano avrebbe potuto invece cercare di arrivare già da sola ad un accertamento di verità.

Sarebbe bastato ascoltare direttamente la Bermani in aula chiedendole conferma se quella sequestrata nel 2014 fosse la bicicletta da lei vista davanti a casa Poggi quella mattina (sembra vi sia anche un'altro testimone, sinora anonimo ma rintracciato da Quarto Grado, in grado di confermare che più volte aveva visto quella bicicletta in via Pascoli ed anche davanti a casa sua - chissà dove abita questa persona?) e se effettivamente il maresciallo Marchetto fosse presente, magari in modo discontinuo, anche se non verbalizzante ed anche se non avesse sottoscritto il verbale, durante la sua prima SIT del 13/08/2007.

La difesa di Stasi invero chiese alla Corte di sentire la Bermani, ma la Corte stessa ritenne la cosa non necessaria ([La Corte] rigetta l'audizione delle testi Bermani e Travain, le cui dichiarazioni sono già in atti - Davvero clamoroso ed esemplare del processo d'appello bis).

Importante lo ritennero invece alcuni giornalisti come quelli di Quarto Grado e del settimanale Giallo (scusate tutti, sembra quasi un insulto) che andarono a sentire la Bermani portandole le fotografie della bicicletta sequestrata ed entrata a processo. La Bermani ribadì che non poteva essere quella la bicicletta in questione per diversi particolari.

Chiaramente da un bicicletta non compatibile e da biciclette neanche somiglianti si dedussero pedali scambiati, ripuliture con candeggina e tutto quanto servì per condannare Stasi.

In rete trovi diversi articoli che credo tu conosca benissimo, per cui è inutile riportarne i link.

Come non sto a ricordarti altre notizie e vicende giudiziarie parallele in merito ad altre biciclette ed avvistamenti di quella mattina del 13 agosto 2007.

PINO ha detto...

Caro TommyS
ct) "Apprezzo molto la tua solerzia nel rispondere minuziosamente, anche nottetempo, a quanto scritto da altri commentatori che sollevano dubbi sulla sentenza di condanna di Stasi. Dimostra la tua profonda conoscenza del caso quasi come se fosse stato vissuto in prima persona."
Come te, apprezzo le riflessioni di "Soriana blu" da molti punti di vista, ivi compreso quella che ritengo una giusta sentenza, comminata dall'ultimo Collegio Giudicante
Pur avendo seguito il caso con minore assiduità della nostra collaboratrice, paventavo già, sulla base di quanto portato a conoscenza della pubblica opinione dai mass-media, e dalla documentazione ufficiale, in gran parte resa leggibile, la probabilità di colpevolezza dello Stasi, per l'omicidio della fidanzata.
Probabilità confermata, poi, da una sentenza non condivisa da pochi, ma, comunque irrevocabile.
A "Soriana blu", ed alla sua tenacia, nell'aver punteggiato dettagliatamente cose, parole e fatti concernenti la drammatica vicenda, ben si coniugherebbe qualcosa di più che un freddo apprezzamento.
Questa è la mia personale opinione, resa senza riserve.
Cordialmente ti saluto, Pino

Paolo A ha detto...

Per Pino
Scrivi:"Pur avendo seguito il caso con minore assiduità della nostra collaboratrice, paventavo già, sulla base di quanto portato a conoscenza della pubblica opinione dai mass-media, e dalla documentazione ufficiale...", quindi la tua opinione è basata su quello detto dai mass-media in quanto la documentazione ufficiale non l'hai letta.
Il nostro ordinamento prevede che si applichi il principio del in dubbio pro reo e se dedichi qualche ora del tuo tempo alla lettura della perizia richiesta dal GIP, quella del 2009, di dubbi ne troverai parecchi e quella è documentazione ufficiale.

Ps: se i pedali della bici sono stati lavati con candeggina mi sapete spiegare come i RIS hanno potuto trovare del sangue e DNA perfettamente leggibile.

Giacomo ha detto...

Riprendo la considerazione espressa da Paolo A ieri 11 gennaio 21:56, secondo la quale non si è indagato a sufficienza sugli "appartenenti alla cerchia familiare della vittima".

In particolare, quello che mi ha colpito in tutta questa vicenda è stato l'aver messo completamente in ombra, da parte dei mass media, la figura del fratello, mai comparso, nemmeno di sfuggita.
Se consideriamo che, ad esempio, nel caso di Avetrana il fratello della vittima era sui teleschermi a colazione pranzo e cena, questa assenza suscita non pochi interrogativi.

Giacomo

ENRICO ha detto...


Premetto di non aver approfondito il caso nè letto gli Atti e quindi non posso entrare nel merito

Posso solo condividere quanto scritto da Giacomo nel posti dell' 11 gennaio ore 17:52 concetto ribadito da Paolo A oggi alle ore 13:02 : dopo 2 verdetti di assoluzione ed in mancanza di elementi nuovi e significativi, in un processo indiziario si applica il principio "in dubio pro reo"

Per quanto riguarda il Ps di Paolo A: ( se i pedali della bici sono stati lavati con candeggina mi sapete spiegare come i RIS hanno potuto trovare del sangue e DNA perfettamente leggibile )

ricordo che gli esperti tecnico-scientifici dell'Arma hanno " poteri speciali " e quindi riescono a "estrarre" DNA sempre perfettamente leggibili ed utilizzabili come "prove regine" sia che le tracce dalle quali li isolano siano state sottoposte al lavaggio con la candeggina, sia che siano state sottoposte per tre mesi al degrado dell'azione di agenti esterni ed atmosferici, sia che le cellule esaminate siano composte dall' ncDNA di un essere X e dal mtDNA di un essere Y senza per questo meravigliarsi e farsene un problema .

Ivana ha detto...

Sono d’accordo con quanto scritto da Pino.

Le segnalazioni e la determinazione di Sorianablu mi hanno stimolata ad andare anch'io alla ricerca di eventuali altri documenti ufficiali pubblicati in rete, per cercare le risposte ai miei dubbi; in particolare, finora, tra tutti i vari documenti segnalati da Sorianablu, da Dudù e da me, ho ritenuto particolarmente significativi i seguenti:
http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2015/12/STASI-memoria-parti-civili2.pdf
http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2015/03/Garlasco-appello-bis.pdf
Paolo A, credo che Pino abbia scritto semplicemente che sulla base di quanto portato a conoscenza della pubblica opinione dai mass-media, e dalla DOCUMENTAZIONE UFFICIALE, in gran parte resa leggibile, la probabilità di colpevolezza dello Stasi, per l'omicidio della fidanzata, già lui paventava (all’epoca degli articoli scritti da Massimo Prati, di cui uno riportato alla nostra attenzione da Sorianablu) la probabilità di colpevolezza di Stasi.
Insomma, ritengo che già allora avesse letto quanto all’epoca pubblicato e che, poi, abbia completato la lettura degli atti attualmente presenti in rete e, prima, non ancora compilati. Pino, è così?

Riguardo alla constatata mancanza di sangue sulle scarpe di Alberto Stasi, “presunto” scopritore del corpo di Chiara (dato unito a vari altri dati concordanti) mi hanno ragionevolmente condotta a condividere la conclusione della Corte d’appello bis: il racconto di Alberto Stasi è quello dell’aggressore, non dello scopritore”. Naturalmente ritengo abbia avuto tempo e modo per aggredire, tornare a casa e, poi, cambiare comodamente abiti, scarpe che, sono risultate, appunto, NON sporche di sangue.

Si è indagato ANCHE sui parenti di Chiara e NULLA è emerso.
Sono convinta che i familiari di Chiara siano stati costantemente e, in modo sereno ed equilibrato, alla ricerca della verità, alla ricerca DEL colpevole, non di un colpevole.

Ivana ha detto...

Errata corrige

Leggasi:

Paolo A, credo che Pino abbia scritto semplicemente che sulla base di quanto portato a conoscenza della pubblica opinione dai mass-media, e dalla DOCUMENTAZIONE UFFICIALE, in gran parte resa leggibile, già lui paventava (all’epoca degli articoli scritti da Massimo Prati, di cui uno riportato alla nostra attenzione da Sorianablu) la probabilità di colpevolezza di Stasi.
Insomma, ritengo che già allora avesse letto quanto all’epoca pubblicato e che, poi, abbia completato la lettura degli atti attualmente presenti in rete e, prima, non ancora compilati. Pino, è così?

Riguardo alla constatata mancanza di sangue sulle scarpe di Alberto Stasi, “presunto” scopritore del corpo di Chiara, dico che tale dato, unito ad altri dati concordanti, mi ha ragionevolmente condotta a condividere la conclusione della Corte d’appello bis: il racconto di Alberto Stasi è quello dell’aggressore, non dello scopritore. Naturalmente ritengo abbia avuto tempo e modo per aggredire, tornare a casa e, poi, cambiare comodamente abiti, scarpe che, sono risultate, appunto, NON sporche di sangue.

PINO ha detto...

@ Ivana, grazie!
SI, è così, e non poteva essere diversamente.
Non amo le polemiche, quando le stesse - ed è questo il caso - non produrrebbero alcuna positività.
Ho espresso liberamente il mio pensiero: e non mi aspetto, per questo, nè il patibolo, nè il plauso.
E con questo, ritengo chiuso l'argomento.
Pino

Paolo A ha detto...

Enrico hai fatto male a scrivere delle cose di buonsenso, qualche utente potrebbe sentirsi offeso, sai, se la procedura è stata rispettata, se lo dicono anche i media e se il prestigioso tribunale di Milano ha condannato Stasi, allora la sentenza è stata giusta e doverosa, quantomeno la madre di Chiara troverà un po' di serenità.
Chi se ne frega se i principi dell'ordinamento sono stati stravolti, che la logica sia stata dimenticata o che l'errore giudiziario, nella mente di molti, sia un'ipotesi remota e relegata magari ai soli libri, l'importante che un colpevole sia stato trovato, ma molto probabilmente non quello vero.
Ps: Ho la sensazione che di questo caso sentiremmo parlare ancora a lungo.

sorianablu ha detto...

Grazie Ivana e Pino per l’apprezzamento, … :-) :-) …… Io divento determinata quando mi arrabbio, e mi arrabbio non poco quando vedo un tizio che invece di ringraziare IN SILENZIO il Dio per la grande fortuna di avere solo pochi anni di carcere, si spaccia invece per la vittima della giustizia, scrive le lettere insulse ai giornali, si permette di nominare Chiara e marcisce sulla morte del suo padre.

@Magica
Il tuo ragionamento sul “pirla universitario, che deve essere intelligente, ma non ha saputo comportarsi da innocente” mi stupisce moltissimo. Chi ha detto che tutti laureati sono intelligenti? Chi ha detto che tutti colpevoli intelligenti sanno come deve comportarsi un innocente in una determinata situazione? Non è per niente facile, si deve saper recitare, saper immedesimarsi e credere nella situazione immaginaria, conoscere la psicologia, essere estremamente attenti ai dettagli-traditori… Da dove risulta che gli assassini intelligenti e quelli laureati non hanno mai commesso alcun errore? A me sembra che tutti li abbiano commessi, e anche clamorosi. L’omicidio è lo stress fortissimo e sempre può sfuggire qualcosa dal controllo, perfino in omicidi premeditati, figurati in quelli raptus, dove l’assassino si ritrova inaspettatamente per se stesso! Stasi era incensurato e non aveva l’esperienza di interrogatori, la sua passione era il porno, non gialli, psicologia e recitazione.


@PaoloA, si, ho letto quella perizia e l’abbiamo discusso sotto l’articolo precedente di Giacomo che ho linkato nel mio primo commento. Però a quanto pare tra numerosi commenti a te è sfuggita la risposta di Ivana.

Cit. Ivana “Paolo A, ciò a cui fai riferimento riguarda, appunto, la perizia del 2009, perizia superata dagli ulteriori e più approfonditi accertamenti scientifici effettuati, successivamente, durante il processo d’appello bis.” 11 gennaio 2016 20:10:00 CET

Quando parli di “dicerie e leggende metropolitane” vorrei che specificasse a che cosa tu ti riferisci. Da quello che hai scritto finora hai dimostrato di non essere informato bene sul caso e quindi mi pare strano che tu possa definire qualcosa le “dicerie”... E mi pare che non sei informato sulle “risultanze oggettive che sono emerse durante il processo”, perché nella lettura tu ti sei fermato nel 2009 e non hai analizzato tutti elementi raccolti nel loro insieme, come avresti dovuto fare, secondo me. Dopo aver letto tutte le carte capirai che la logica non sia stata affatto dimenticata, anzi, che Stasi era condannato anche sulla base del ragionamento logico.

l'importante che un colpevole sia stato trovato, ma molto probabilmente non quello vero. ------ è quello vero senza alcun dubbio. Oppure tu hai qualche altra ipotesi e qualche geniale scoperta?


sorianablu ha detto...

@Dudù
Quel ragazzo che andava dicendo che alla figlia piaceva il porno e autofilmini non l'hanno mai digerito, questa è la verità, sorpresi di un aspetto intimo della ragazza invece di rispettarla, nella memoria collettiva han voluto sostituirla con l'immagine di una vittima del fidanzato, e questo sì non glièl'hanno mai perdonato, aver mostrato i messaggi che si scambiavano in cui era evidente che condividevano i gusti sessuali

??????? ….beh, non saprei da dove iniziare…..

Se scrivi “era evidente che condividevano i gusti sessuali” allora sai che gusti avevano? Forse ho perso qualcosa, ma io nei loro messaggi non ho mai letto alcun riferimento ai gusti particolari che potrebbero far inorridire un genitore. Che gusti avevano, me lo puoi raccontare?

Tranne parole di Stasi c’è qualcosa che conferma che a Chiara piaceva il porno? Stasi aveva tutti i ragioni ad affermare ciò, ma sarà vero, tu ti sei chiesta? Era trovato qualcosa nel suo pc? A me risulta che Chiara solo sapeva che a Stasi piaceva il porno, il che è diverso. Da dove risulta che a Chiara piaceva fare autofilmini? Solo perché ha fatto 3 filmini in 4 anni?

Non è emerso nemmeno che Chiara abbia mai visto la collezione di Stasi, un vero e proprio archivio ordinato minuziosamente in una cartella Militari e in 11 sottocartelle dai nomi piuttosto eloquenti: "Collant", "mature", "pregnat", "orgy", "virgins", "forced". 7064 immagini e 542 filmati, ai quali si aggiungono altre 10.379 foto e 332 video salvati su un disco esterno. Si va dagli scatti "rubati" con il cellulare di calzature e biancheria intima femminile, a scene che hanno per protagoniste donne incinte, donne anziane e donne stuprate. Sono state definite "raccapriccianti" persino dai poliziotti (immagina te!!) che le hanno visionate. Sembrerebbe che il “ragazzo timido, riservato e solitario” (a detta tua) a livello mentale si avvicina alla parafilia se non al vero disturbo mentale e malattia, il suo interesse va ben oltre il semplice guardare i film porno.

sorianablu ha detto...

TommyS, chiariamo una volta per tutte la questione di bici. Forse non hai letto il mio commento sulla bici e Marchetto (del 12 gennaio 2016 06:48:00) oppure ero io a scrivere in modo incomprensibile, se scrivi che “non possiamo in alcun modo stabilire se Marchetto mentì o meno, soprattutto se mentì sull'essere stato presente durante la SIT della Bermani e nelle sue dichiarazioni in merito all'incompatibilità della bicicletta visionata con il padre di Stasi nel magazzino con quella descritta dalla Bermani”

Però tutto è già stabilito. In sintesi:

1) Marchetto mentì sull'essere stato presente durante la SIT della Bermani, perché Bermani e il carabiniere Pennini lo smentiscono e dicono che lui non era presente, nemmeno in modo discontinuo.

2) la bicicletta presentata da Stasi come quella visionata da Marchetto è DIVERSA dalla bicicletta descritta da Marchetto, il che era illustrato con la foto nel mio commento. Marchetto ha dichiarato 4 volte (!!) che la bici nel magazzino era usata, da lavoro e senza portapacchi posteriore.

Adesso guarda la foto, se questa bici ti sembra corrispondente:

http://it.tinypic.com/view.php?pic=nc0f92&s=8

Quindi le ipotesi sono due:
a) Marchetto ha mentito; b) La famiglia Stasi ha dimostrato a Marchetto un’altra bici, da lavoro, usata e senza portapacchi.
Cit. “La seconda ipotesi indurrebbe ovviamente ad affermare che il padre dell’imputato abbia mostrato all’operante un altro velocipede presente all’interno della sua ditta proprio allo scopo di allontanare l’attenzione dalla bicicletta nera da donna che la madre dell’imputato aveva indicato come presente all’interno dell’abitazione e che era stata invece del tutto sottaciuta da quest’ultimo”

Tu scrivi Sarebbe bastato ascoltare direttamente la Bermani .. ma la Corte ritenne la cosa non necessaria … Davvero clamoroso ….Importante lo ritennero invece alcuni giornalisti come quelli di Quarto Grado e del settimanale Giallo ….

Non mi stupisce Il Giallo, se si tratta di raccogliere e raccontare le cavolate e false notizie loro sono i primi, ma mi pare strano che potevi scrivere una cosa del genere perché La Corte ha fatto bene a non ascoltare ne Travain ne Bermani dopo 7 anni. E ti spiego perché.

sorianablu ha detto...

La bicicletta dell’assassino hanno visto due testimoni, Travian e Bermani, però “le dichiarazioni delle due testimoni risultavano sovrapponibili nella macro-descrizione di una bicicletta nera da donna ma divergenti nell’indicazione dei particolari”. Il che vuol dire che particolari descritti da testimoni non possono in nessun modo essere presi alla lettera. Ma mi pare OVVIO, perché un essere umano non può sostituire la telecamera.

Cit. “Del resto già da subito le due testimoni non avevano descritto la bicicletta in termini esattamente sovrapponibili, anche in considerazione del loro diverso punto di osservazione: la Bermani in piedi accanto alla abitazione della figlia (a una distanza di circa 15 metri) ne aveva notato la parte posteriore, la Travain in auto e in movimento, ne aveva osservato quella anteriore. ….. Anche la city bike grigia e nera e la stessa Girardengo infatti potevano sembrare nere, avuto riguardo ai diversi possibili angoli visuali.”

Quindi, di certo possa solo dire che davanti al cancello c’era una bici scura, probabilmente nera e da donna, probabilmente con la sella alta con le molle, probabilmente con portapacchi posteriore. Però anche una bici scura potrebbe sembrare nera, e se guardare con l’occhio distratto e a distanza di 15 metri la bici Umberto Dei di colore bordeaux, si potrebbe dire che sia nera.
Ecco sulla foto Bermani davanti al cancello e la bici a distanza di 15 metri:
http://i.imgur.com/Yam7Kdq.jpg

Adesso cominciamo però ragionare. Bermani non è una ciclista, non è una produttrice delle biciclette e accessori. Bermani vede la bici solo da dietro e a distanza di 15 metri, non si avvicina per vederla meglio, la guarda massimo 1 minuto e a lei sembra che la bici somiglia quella che lei aveva 55 (!!) anni fa. Adesso ditemi, credete sul serio che una donna di 75 anni che vede di mattina una bici da dietro a distanza di 15 metri è in grado di descriverla di sera in tutti minimi e precisi particolari?? ….. Voi ricordate bene la vostra bici di 55 anni fa?
Se dite di sì allora vi consiglierei di fare uno sperimento. Trovate una vostra zia-mamma-nonna di questa età, fate vedere una bici a distanza di 15 metri e da dietro, però ovviamente non dicendo che la deve memorizzare, basta che la guarda distrattamente 1 minuto, e di sera chiedete di descriverla. Adesso spero sia chiaro perché La Corte non ha convocato la teste Bermani nel 2014, in età di 80 anni, a 7 anni di distanza a testimoniare?
E secondo voi si può riconoscere sulla foto la bici che avete visto solo da dietro?
Se non sono ancora convincente, allora leggete la deposizione di Stasi e i suoi genitori, dove loro descrivono le bici in uso nella famiglia. La descrizioni delle LORO bici erano talmente diversi che io non riuscivo a capire quante cmq bici ci sono, o quattro o nove! Per esempio la bici Umberto Dei comprata alcuni anni prima, che loro vedevano ogni giorno era descritta da tutti diversamente, come bordeaux, oro, giallo e rossa.

Quindi da questo risulta che “ben due biciclette detenute all’epoca del delitto dallo Stasi (biciclette entrambe sottaciute da Stasi, ossia il cosiddetto modello Luxury ed il modello Citybike) sono pienamente riconducibili alla macro-descrizione fornita dalle testimoni Bermani e Travain, e che anche una terza bicicletta bicolore (la Girardengo), indicata dallo Stasi come “grigia”, non è affatto incompatibile con quella descrizione.” E aggiungerei che sia assolutamente compatibile anche Umberto Dei, se immaginarla nera. La bici Umberto Dei in effetti non è una tipica bici da uomo, ha la canna curva, è molto chic e costosa, erano prodotti solo 32 esemplari in totale e se vederla con l’occhio distratto, soprattutto di una donna anziana, sembra proprio una bici da donna.

sorianablu ha detto...


Vorrei linkarvi ancora un articolo di criminologa Ursula Franco, questa volta su Bermani e la bici vista da lei. Sono d’accordo con il suo opinione:

https://malkecrimenotes.wordpress.com/2013/08/29/processo-ad-alberto-stasi-errore-accusa/

Le bici di Stasi e il dna di Chiara sui pedali sono importanti solo perché il 13 agosto davanti al cancello di Poggi c’era la bici dell’assassino. La bici era scura, probabilmente nera e da donna, descritta da testimoni in altri dettagli diversamente. Almeno due bici di Stasi corrispondono alla descrizione di testimoni e sui pedali di una delle bici sono state trovate le tracce di Chiara. Era chiarito che i pedali di Umberto Dei erano scambiate e la bici era lavata, che sui pedali non c’era nemmeno un granello di sabbia. Se fosse l’unico elemento a carico di Stasi allora ovviamente non sarebbe bastato, ma ci sono molti altri ben più gravi, e se valutare tutti gli elementi nel loro insieme allora tutto quadra perfettamente.

Gilberto ha detto...

Sorianablu
L'autosuggestione è un potente afrodisiaco, ci può convincere di qualunque cosa. Tutte le ricostruzioni che fai sono solo ipotetiche, è come disporre dei numeri dando loro la configurazione che risponde alla nostra idea. I fatti nudi e crudi sono una cosa e l'interpretazione, spesso arbitraria, un'altra cosa. Per quanto tu ti prodighi, di prove non ce n'è nessuna. Perfino la camminata non è né indizio e né prova (anche i carabinieri avevano le scarpe pulite (sapevano come camminare...). Dovresti provare come ti è stato suggerito da altri commentatori a usare procedimenti falsificazionisti e controfattuali per vedere se le eventuali ricostruzioni così perfettine non sono altro che i classici stratagemmi convenzionalistici che apportano continuamente correzioni al teorema per farlo stare in piedi. Provaci, prova a porti da un'altra prospettiva e verificare se per caso la tua ricostruzione potrebbe essere, come nella canzone, bella e impossibile...

Luca Cheli ha detto...

Io poi direi che proprio il ragionamento fatto da Sorianablu a proposito della memoria dei testi in merito alla bicicletta, se si guarda al di là dell'uso fattone per supportare una specifica tesi, dimostri proprio quanta poca fiducia si possa avere in quei riconoscimenti od identificazioni.

Posso credere che abbiano visto una bicicletta (spero quella mattina e non il pomeriggio precedente o tre giorni prima, perché succede anche quello) ma non che sappiano riconoscerla anche solo genericamente.

Proprio per le distanze in metri, il fatto che per loro al momento in cui l'anno vista quella era una bici qualsiasi, etc., non mi sorprenderei affatto se la bici fosse stata ben diversa da quello che hanno raccontato.

E non certo per malafede, sia chiaro.

Potrebbero anche aver sovrapposto mentalmente bici diverse viste in giorni diversi, anche altrove e non solo lungo quel muro.

Un conto è sentiri dire "guarda bene questa bici da vicino, imprimitela nella mente, che domani ti chiederanno come è fatta", un conto è buttarci l'occhio.

Certo che poi, ex-post, è facile convincersi (o essere convinti) che la si è notata con attenzione, perché "c'era qualcosa di strano".

Senza infine parlare dei casi in cui, a forza di spremere la memoria del teste, chi interroga lo convince di aver visto anche quello che proprio non c'era.

Questo è un discorso che va ben oltre il caso di Garlasco, ma che, per quanto riguarda le biciclette, si applica anche ad esso.

Dudu' ha detto...

Carissima Sorianablu
"Se scrivi “era evidente che condividevano i gusti sessuali” allora sai che gusti avevano? Forse ho perso qualcosa, ma io nei loro messaggi non ho mai letto alcun riferimento ai gusti particolari "

Non ho bisogno di misurarmi con te. Più di qualcuno ha voluto, tentato, farti leggere documenti ufficiali a dimostrazione di quanto sostenevano, io compresa. Se li avessi letti senza pregiudizio, non li avresti commentati come hai fatto.
siccome non dovresti essere una bambina,un minore, almeno credo, il materiale se vuoi c'è l'hai e se vorrai ulteriori risposte alle tue domande nutro la convinzione saprai cercarle.
A quel tempo sarai pronta per riceverle. Ora non credo, stai piegando ogni frase alle tue convinzioni. È snervante il confronto.
Sei approdata alla verità? Và bene così.
Dudù.

Dudu' ha detto...

Vedi Sorianablu,
Anche qui sei convintissima e certa

"La bicicletta dell’assassino hanno visto due testimoni, Travian e Bermani, però “le dichiarazioni delle due testimoni risultavano sovrapponibili nella macro-descrizione di una bicicletta nera da donna ma divergenti nell’indicazione dei particolari”.

Immagino che questa frase l'hai estrapolato dalle motivazioni.
Orbene, la Taviani dovrebbe essere quella che vide una generica bicicletta il giorno stesso o il giorno prima passare in zona.

La Bermani quella che forni dettagliata descrizione.
Vitelli, nelle motivazioni non entra nel merito del perché ritenne la teste affidabilissima, ma era sicuro conoscendone la ragione, infatti scrisse qualcosa tipo: profonda conoscenza del tipo di veicolo o simile.

Anche qui non entro nel merito, lungi da me farti cambiare idea, qualora ti interessasse saperlo , preferisco lo scopri da te.

Ho letto ora i commenti di Luca e Gilberto,
Condivido.

Dudu' ha detto...

Sorianablu
" E aggiungerei che sia assolutamente compatibile anche Umberto Dei, se immaginarla nera. "

Posta così la questione ci rientrano anche le 16 biciclette che ho a casa !

Come fà una grigia, che è color argento opaco nell realtà essere scambiata per nera -a quanto pare- significa che qualsiasi bici fosse stata lì andava bene per accusarlo !!!

Te ne rendi conto della portata di quello che scrivi ??
Chiudo, buona giornata a tutti.

TommyS. ha detto...

Luca

Sai bene che ho quasi sempre condiviso le tue considerazioni, ma sulla testimonianza della Bermani mi permetto di dissentire.

La capacità di percepire visivamente dettagli ai più insignificanti e di memorizzarli in modo fotografico è un parametro molto soggettivo che dipende da fattori sia personali sia contingenti.

La Bermani dichiara nella SIT del 13 agosto, giorno stesso del delitto, alle ore 18.30 (e quindi nell'immediatezza dei fatti)

che quella mattina intorno alle ore 9.10 si recava nei pressi dell'abitazione della figlia [Maria Carla Pisati, che mi sembra abiti in via Pascoli 3, quindi dal lato opposto della strada rispetto a casa Poggi] a bordo della propria bicicletta (che poi lasciava fuori a ridosso del cancello di ingresso dell'abitazione della Pisati con il cavalletto inserito) per dare da mangiare ai gatti della figlia che si trovava in vacanza.

In quell'occasione la Bermani notava una bicicletta da donna di colore nero di cui ricordava il particolare di una sella molto alta, delle molle cromate sotto la stessa e della presenza sopra il portafango posteriore di un portapacchi di piccole dimensioni a molla.

La Bermani precisava di avere un ottimo ricordo di tale bicicletta al punto di essere in grado di riconoscerla qualora l'avesse rivista.


Nella successiva SIT del 25 agosto, aggiunge altri particolari ben precisi come l'assenza del copri ruota posteriore, oltre a confermare che fosse un modello da donna.

Il GUP Vitelli ritiene doveroso, pur in giudizio abbreviato, ascoltare la testimone per testarne l'affidabilità e quindi ne decreta l'audizione. In tale occasione la Bermani si dimostra sicura di quanto dichiarato in precedenza, aggiunge che la bicicletta vista non aveva il cestino anteriore, e esclude che la bici DEI mostratale (purtroppo in fotografia, ed anche Vitelli secondo me commette l'errore di non mostrarle il modello reale sequestrato) fosse quella da lei vista per troppi particolari.

Il GUP Vitelli conclude così: Ebbene, le dichiarazioni complessivamente rese dalla testimone sono ragionevolmente attendibili, facendo seguire alcune considerazioni specifiche proprio sull'attendibilità del racconto reso in più tempi in modo identico (unica eccezione la presenza del copri ruote posteriore nero aggiunto in udienza).

Questa sua attendibilità è stata invece ritenuta non importante per la Corte d'Assise d'Appello di Milano (Sorianablu si avventura in considerazioni su giorno/notte, età avanzata, distanza del ricordo e così via, valutazioni che invece dovevano essere vagliate in contraddittorio visto che neanche la Corte ha motivato in questo modo la propria scelta) e questo secondo me è un vulnus della sentenza.

Cosa sarebbe costato chiamare la Bermani in aula e mostrarle la Holland sequestrata agli Stasi? O la Bermani confermava la propria attendibilità e si faceva quindi chiarezza su uno dei punti alla base di uno degli indizi che hanno concorso alla condanna, o la Bermani, considerata l'età e la distanza dai fatti si mostrava vaga nel ricordo fornendo quindi un'arma in più all'accusa ed alla parte civile. Per di più un esame in contraddittorio del teste avrebbe permesso anche alcune strategie di controesame da parte dei legali mirate a minare l'attendibilità del teste e quindi dare maggiore forza all'indizio.

Adesso, a sentenza passata in giudicato, abbiamo solamente le dichiarazioni rese dalla Bermani ai giornalisti contrastanti con quanto concluso dalla Corte senza avere più la possibilità di falsificarle. Un processo così lungo e controverso non avrebbe patito in alcun modo di un'audizione di un testimone (forse l'unico testimone di questo caso).

Dudu' ha detto...

Luca Cheli
"Certo che poi, ex-post, è facile convincersi (o essere convinti) che la si è notata con attenzione, perché "c'era qualcosa di strano"."

Non Sembra questo il caso comunque.
La teste 1 o 2 gg dopo il delitto seppe descrivere con certezza e dettagliatamente la bicicletta. Chi ama questi , chiamiamoli oggetti, e ne conosce il valore , sà distinguerli a distanza. Proprio le biciclette possono essere prese a comparsa di un segna tempo, come dire, pur essendo un pantalone, una zampa di elefante non può essere confusa con un pantalone a sigaretta. Però si può sempre dire si ma dai, un pantalone era, e far passare gli altri per inaffidabili.
Allora tanto vale un soggetto si spenda testimoniare, e forse proprio per questo le persone si stànno sottraendo al proprio senso civico.

Se poi si vuole mettere in dubbio tutto, be' allora non c'è soluzione, si evitino i processi e via la chiave.
Anni fà parcheggiai in cx città, quando tornai nel tardo pomeriggio l'auto era nel mezzo di un incrocio con semafori. Una persona vide l'atto vandalico e mi lasciò un biglietto sul vetro. Seppe descrivere così bene le persone che la polizia stradale riuscì identificarle e punirle. Ma se al posto di quel comandante fiducioso nel prossimo avessi avuto a che fare con un soggetto più cinico o svogliato o sfiduciato, la soluzione "al caso" :-) avrei dovuto scordare. Per questo io credo che, qualora un giudice ritenga affidabile una testimonianza e certa, si dovrebbe prenderne atto. Altrimenti viene vanificato tutto il lavoro svolto.

Dudu' ha detto...

Come sempre TommyS
È preciso, non ricordando precisamente il momento della testimonianza avevo scritto uno al più due giorni dopo. Grazie per la precisazione

TommyS. ha detto...

sorianablu

Ho la sensazione che la tua cultura giuridica sia decisamente differente dalla mia, pur non essendo io un legale.

Marchetto è stato rinviato a giudizio per falsa testimonianza (art.372 c.p.) resa al GUP Vitelli, ma non è stato sentito dalla Corte d'Appello di Milano, la quale quindi non ha potuto accertare in alcun modo la responsabilità penale specifica. Questa era e rimane competenza unica della corte che dovrà giudicare Marchetto e che ancora non è arrivata a sentenza.

Solamente se la Bermani fosse stata sentita in aula e la stessa avesse riconosciuto la bicicletta, la Corte di Milano avrebbe potuto derivare in qualche modo la responsabilità di Marchetto. Ma se ne è guardata bene di farlo anche per i motivi che ho esposto prima.

Per cui Marchetto al momento è da considerarsi innocente. Il processo a suo carico dovrà stabilire se effettivamente mentì sul fatto di essere stato presente alla SIT della Bermani (come avrebbe fatto a sapere dell'assenza del cestino anteriore anche se nel verbale della Bermani non compare, mentre in realtà solamente la Travain ne fa cenno in prima battuta?) e sul fatto di aver concluso sull'incompatibilità della bicicletta visionata nel magazzino. E per farlo dovrà chiamare a testimoniare diverse persone tra le quali la Bermani ed i carabinieri in servizio in quei giorni in caserma.

E' da domandarsi però perché il PM chiese l'archiviazione del procedimento (prima dell'appello bis):
- o era convinto che non vi fossero prove contro Marchetto (od in alternativa che vi fossero riscontri a favore dell'indagato)
- o non riteneva importante arrivare ad una verità giudiziaria sui fatti (soprattutto prima della sentenza dell'appello bis)

Stupisce però, visti anche gli attriti tra Marchetto ed il suo capitano nonché gli altri procedimenti a carico di Marchetto (che sicuramente non gli fanno onore e gettano discredito sull'Arma), che per Marchetto non sia stato richiesto il rinvio a giudizio anche per i reati di cui agli articoli 476 e 479 (falsità in atti e falsità ideologica in atti pubblici commesse da pubblico ufficiale) nonché per il reato di favoreggiamento personale (art.378 c.p.) per aver aiutato, in virtù della conoscenza con il padre, l'indagato ad eludere le indagini.

In merito invece alla tua seconda possibilità, cioè a quella secondo la quale il padre di Stasi avrebbe mostrato a Marchetto un'altra bici per sviare le indagini, basterebbe mostrare in dibattimento a Marchetto la bici sequestrata chiedendogli di confermare fosse quella da lui visionata. Dicendo no Marchetto si toglierebbe dagli impicci, ma dicendo di sì si riproporrebbe il tema di verificare se mentì per davvero (cercando di capire anche quale altra bicicletta Stasi padre mostrò come sua).

Ivana ha detto...

Gilberto ha scritto:

“ I fatti nudi e crudi sono una cosa e l'interpretazione, spesso arbitraria, un'altra cosa.”

Infatti, ogni interpretazione (COMPRESA quella di coloro che continuano ad avere dubbi sulle motivazioni della sentenza di condanna, motivazioni per loro non convincenti) è “spesso arbitraria”.
Qui si è trattato di un processo indiziario e i numerosi indizi sono stati considerati “gravi”, “precisi” e “concordanti”, seguendo una metodologia logica (esplicitata) basata sia sull’esclusione delle ipotesi alternative fantasiose e troppo improbabili, sia sui dati di fatto certi, sia sui risultati degli accertamenti scientifici più completi, più approfonditi ed eseguiti sempre tenendo conto delle “variabili” più favorevoli all’imputato (adottando il cosiddetto “approccio estremamente conservativo”).
Se, poi, ci sono coloro che vogliono essere (o sono!) antiscientisti, allora temo che non potrò condividere le loro argomentazioni.
I progressi della scienza e della tecnologia sono evidenti e sappiamo come
l’eliminazione delle teorie erronee da parte degli scienziati avviene perché hanno imparato a sottoporle a controlli severi, a prove prolungate e varie. Gli scienziati hanno imparato a usare il “metodo di eliminazione”, a quantificare l’errore e a considerare l’errore funzionale all’esistenza umana, perché l’errore è utile (si impara a riconoscere gli errori e a evitarli, oppure a quantificarli) in quel lungo cammino che avvicina gli scienziati alla verità.
Lo scienziato procede nelle conoscenze utilizzando un atteggiamento critico che gli permette di riconoscere le false soluzioni, di eliminare gli errori all’interno delle sue congetture. Sa far morire le soluzioni errate; invece l’ameba si affeziona alla soluzione prescelta, continua ad adottarla e muore insieme con la soluzione errata prescelta.

Se, invece, ritenete ci sia mala fede (tra i periti di parte), io penso che il confronto fra le varie interpretazioni proposte (lette alla luce di tutti gli indizi gravi e convergenti, dopo che, finalmente, sono stati effettuati gli approfondimenti scientifici richiesti, “ripetibili” ed effettuati in presenza delle parti interessate) sia stato un confronto utile per far giungere la Corte d'appello bis alla verità processuale che condivido.

La Corte d’appello bis ha ritenuto di non dover risentire né la Birmani né la Travian perché il “tema bicicletta” era stato oggetto, negli anni, di un’attenzione mediatica esagerata, per cui la Corte ha preferito continuare a focalizzare la propria attenzione sulle dichiarazioni rese nell’immediatezza dei fatti, perché i condizionamenti mediatici hanno di certo influenzato il ricordo negli anni rendendo troppo difficile, "se non impossibile", distinguere tra ciò che “effettivamente avevano visto e ciò che in seguito ricordavano di aver visto.”

Ivana ha detto...

Come si legge negli atti (precisamente nella memoria delle Parti Civili)"è pacificamente emerso che ben due biciclette detenute all’epoca del delitto dallo Stasi (biciclette entrambe sottaciute da Stasi, ossia il cosiddetto modello Luxury ed il modello Citybike) sono pienamente riconducibili alla macro descrizione fornita dalle testimoni Bermani e Travain, e che anche una terza bicicletta bicolore (la Girardengo), indicata dallo Stasi come grigia, non è affatto incompatibile con quella descrizione."
Non può essere neppure dimenticata "la possibile esistenza di una quarta bicicletta mai consegnata alla Autorità (apparentemente esibita il 13 agosto 2007 al Maresciallo Marchetto e da questi descritta come “da donna”, “nera”, “usata”, e da “lavoro”, dotata di cestino e priva di portapacchi posteriore) della quale la Difesa Stasi non ha prodotto alcuna documentazione fotografica, né
ha fornito indicazioni di sorta, sostenendo invece che si trattasse sempre della bicicletta Luxury ."

Sono state evidenziate "le naturali e genuine discrepanze tra le due testimonianze della Birmani e della Travian";
la Travain "nel verbale di s.i.t. del 14 settembre 2007, ore 15.45", descriveva “una bicicletta modello da donna di colore nero senza cestino anteriore [NE’ PORTAPACCHI A MOLLA POSTERIORE] appoggiata ....”

"L'oggettiva incompatibilità fra le due testimonianze, di per sé stesse ritenute pienamente attendibili sotto il profilo soggettivo,su un particolare che all’epoca veniva addirittura ritenuto decisivo (in quanto il Marchetto asseriva per l’appunto di non aver sequestrato la bicicletta dello Stasi proprio per l’assenza del portapacchi posteriore descritto dalla Bermani ma non dalla Travain, da lui sottolineata per ben quattro volte) ha sempre
costituito una circostanza assolutamente pacifica" nel processo d'appello bis
"L’unico dubbio rimasto deriva pertanto dal fatto che non è dato sapere se il Maresciallo Marchetto abbia mentito all’udienza del 30 ottobre 2009 allorché dichiarò che la bici esibitagli dal padre di Stasi non era dotata di portapacchi, o se invece la bicicletta Luxury consegnata da Stasi alla Corte ambrosiana
nel 2014 non è quella che era stata esibita al Maresciallo Marchetto.
La complessiva inattendibilità dell’atto ispettivo asseritamente compiuto dal Maresciallo Marchetto alla sola presenza del padre dell’imputato e delle giustificazioni da questi addotte al mancato sequestro del mezzo vengono invece correttamente richiamate:
il teste affermava, a supporto della propria condotta (il mancato
sequestro della bicicletta in quanto da lui ritenuta non rispondente alla descrizione fattane dalla Bermani) di avere personalmente assistito alla deposizione della teste, quando il 13/8/07 era stata sentita in caserma (circostanza questa che al contrario non emerge dal verbale di sit) e attribuiva alla teste cose che la stessa non aveva detto (quanto al portapacchi posteriore e al cestino anteriore)”

"Non è nemmeno chiaro se una bicicletta sia mai stata effettivamente
esaminata dal Marchetto e quale bicicletta abbia eventualmente controllato, se si considera che la madre dell’imputato aveva collocato detta bicicletta all’interno dell’abitazione è evidente che l’eventuale posizionamento presso la ditta del padre non costituisse in ogni caso un dato “stabile”, suscettibile di precludere allo Stasi la concreta disponibilità del velocipede,
ma solamente una prospettazione difensiva che è risultata
peraltro imperniata, fondata, su un atto ispettivo anomalo non documentato.

La valenza probatoria prima attribuita alle dichiarazioni
del Marchetto, "non può che apparire del tutto superato dalla scoperta delle plurime falsità in cui il medesimo è incorso, sia che ciò sia avvenuto in modo consapevole sia che ciò sia dipeso dall’altrui raggiro."

Dudu' ha detto...

Rimane tuttavia che i legali della difesa continuino sostenere che gli Stasi avessero solo due biciclette in disponibilità e l'hanno ribadito anche all'uscita dal processo.

Da dove sbucano le altre due? erano rotte, acquisite a posteriori? Non è dato di saperlo.

Ma comunque se un giudice ha sentenziato come riportato da Ivana, non meno autorevoli gli argomento del pg :

La Corte ha quindi rigettato la tesi del procuratore generale che oggi parlava di "movente inesistente" e di Stasi come di un imputato "arrivato in giudizio come presunto colpevole". Parole tanto inattese quanto pesanti quelle del magistrato che demolisce di fatto i punti cardine della sentenza di condanna del tribunale di Milano. A partire dalle impronte delle scarpe, su cui tanto si è dibattuto. "La scena del delitto è stata calpestata da 24 persone - argomenta Cetrangolo davanti alla V sezione penale -. Ecco perché gli accertamenti fatti risultano inaffidabili per il massiccio inquinamento del luogo". Cetrangolo sottolineava le contraddizioni: "Che fine hanno fatto le impronte in uscita? Stasi non può essere andato via volando anche perché la sentenza dice che le scarpe di Stasi sono copiosamente imbrattate di sangue".

Meno autorevole?

Dudu' ha detto...

Segue
"Quando parla di ricostruzione forzata, il magistrato si riferisce alla vicenda del materiale pornografico ritrovato sul computer di Stasi: "La sentenza di rinvio si industria a costruirne uno (di movente ndr) legato alla vicenda delle immagini pornografiche". Con il timore che Chiara potesse distruggere "l'immagine di ragazzo perbene e studente modello di Alberto". Per il pg la logica imponte di "escludere l'insostenibile ipotesi secondo la quale per evitare che la sua fidanzata rendesse nota la passione per la pornografia decidesse di ucciderla costituendosi come alibi proprio quel pc pieno di immagini pornografiche consegnato la mattina dopo ai carabinieri".

AGGIUNTO DOLORE AL DOLORE - Così il magistrato evidenziava tutta la "debolezza dell'impianto accusatorio perché se gli indizi sono forti è inutile cercare a tutti i costi un movente che non si riesce a trovare". Contraddittorio sarebbe anche il fatto che nella sentenza di appello bis non si riconosce un'aggravante di crudeltà: "Non si spiega l'indulgenza della Corte nell'escludere l'aggravante se si dice che Chiara è stata brutalmente uccisa: è il solito inaccettabile sistema di un colpo al cerchio e uno alla botte". Secondo il procuratore "così non si fa giustizia, ma si aggiunge dolore a dolore". "


http://www.quotidiano.net/garlasco-delitto-1.1565067/1.1565186

Sì fà riferimento ,la richiesta del pg (nelle motivazioni), l'avrete letto, la richiesta di annullamento e rinvio a nuovo processo è arrivata oltre i termini consentiti.

Dudu' ha detto...

E a cosa si riferisce il procuratore generale quando dice
"è il solito inaccettabile sistema di un colpo al cerchio e uno alla botte"

A questi risultati ineccepibili ?

http://www.errorigiudiziari.com/malagiustizia-la-strage-degli-innocenti/

Io non credo di essere in errore, se anche un pg si indigna mi chiedo se è colma la misura, dal 2004 sono in crescita i casi di errori giudiziari.

Gilberto ha detto...

Nell’articolo dell’ex magistrato Piero Tony dal titolo “Processo al giudicante” si parla di sentenze culturalmente mostruose e in merito ai risarcimenti delle: "... cifre da capogiro sborsate dallo stato per riparazione di ingiuste detenzioni (dal 1991 oltre 580 milioni di euro per più di 23 mila persone ingiustamente detenute in cautelare, nel solo 2014 oltre 35 milioni di euro)!"

Dudu' ha detto...

spezzone importante della requisitoria :

"non si può dare un colpo al cerchio e uno alla botte" come a suo dire ha fatto il giudice dell'Appello bis, condannando Stasi. "Se l'imputato è innocente -ha concluso Cedrangolo- va assolto altrimenti va condannato a pena adeguata per l'atrocità del delitto commesso".

Dalle prime battute della requisitoria, in ogni caso si capisce quel che pensa il pg della Cassazione che fa a pezzi la sentenza di condanna di Stasi, sottolineando "la debolezza dell'impianto accusatorio davanti a indizi non certi e non concordanti" una sentenza, che a detta della Procura di piazza Cavour, "fa un insistito tentativo di trovare un movente pur di farlo come elemento causale, ma rivelando tutta la debolezza dell'impianto accusatorio". Nel corso della lunga e appassionata requisitoria, Cedrangolo dice con chiarezza che ci sarebbero "i presupposti per annullare senza rinvio la sentenza di condanna per fare rivivere l'esito del primo grado" con cui Alberto Stasi venne assolto. Tuttavia, il pg in segno di "rispetto" come lui stesso dice più volte chiede un annullamento con rinvio, ma in accoglimento sia della richiesta della Procura che soprattutto del ricorso di Stasi. Quel che Cedrangolo chiede alla Cassazione è un atto di coraggio. "Se l'imputato è innocente va assolto, se no va condannato alla pena adeguata, per l'atrocità del delitto commesso".

" Nel corso della requisitoria il pg ha demolito pezzo per pezzo la sentenza dell'Appello bis. "Con le ipotesi -ha sottolineato- non si fanno processi penali". Contestate le prove: dal dispenser al Dna sui pedali della bicicletta; per il pg non regge nemmeno il movente che i giudici dell'Appello bis avrebbero imputato a Stasi. "La sentenza di rinvio -ha evidenziato Cedrangolo- si industria a costruire un movente legato alla vicenda delle immagini pornografiche sul Pc di Stasi che, secondo loro, avrebbero turbato Chiara fino al punto da distruggere l'immagine di Alberto Stasi come ragazzo perbene". A riprova di quanto sostiene, Cedrangolo cita anche la condanna che i giudici dell'Appello bis hanno deciso di infliggere a Stasi: 16 anni senza le aggravante della crudeltà e della premeditazione. "Come si spiega -ha chiesto Cedrangolo ai giudici della V Sezione penale- l'improvvisa indulgenza dei giudici che contro ogni evidenza eliminano l'aggravante pur avendo definito Stasi un omicida brutale? Questo è a tutti gli effetti un omicidio efferato, commesso con brutalità. Non si può dare un colpo al cerchio e uno alla botte, così si aggiunge solo disperazione a disperazione, amarezza ad amarezza.
Qui non abbiamo strumenti per decidere se uno è colpevole o innocente.
Non si giudicano gli imputati ma le sentenze.
Dobbiamo stabilire se la sentenza dell'Appello bis è fatta bene o è fatta male". "

https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2015/12/11/omicidio-garlasco-day-cassazione-decide-stasi_wHqyFjxrSf8dMxCxvjmC9L.html&ved=0ahUKEwj3p96BpafKAhWDiiwKHQ94B7IQFgggMAI&usg=AFQjCNEnPrSocmj0ByZQYFzV-kRT31C_6A&sig2=k7x3Ix9S_2gkY-hCQDNpZQ

Dudu' ha detto...

Gilberto
"Nell’articolo dell’ex magistrato Piero Tony dal titolo “Processo al giudicante” "

Lo trovo in rete? Link... :-) grazie :-)

Gilberto ha detto...

a Dudù
http://www.ilfoglio.it/politica/2015/12/31/giustizia-stasi-garlasco-processo-al-giudicante___1-v-136575-rubriche_c697.htm

Luca Cheli ha detto...

Beh se la Bermani è un'appassionata di biciclette questo senza dubbio a favore della sua testimonianza, perché è più probabile che abbia prestato attenzione ai dettagli.

L'immediata prossimità temporale ai fatti è certamente un punto a favore, anche se non mancano esempi di svarioni clamorosi in testimonianze rese a poche ore dai fatti, vuoi per stress, vuoi per disattenzione puntuale o cronica.

Io tuttavia non me la sentirei mai di fare di un riconoscimento di modelli di biciclette un pilastro di un caso del genere: magari di un furto di biciclette sì, ma non di un omicidio.

Io sono critico di tutta l'essenza stessa del processo indiziario, della pretesa di ricostruire un evento a partire da tanti fatterelli collaterali.

Vi suggerisco un interessante e recentissimo articolo del giudice Mori, che è meno scettico di me (non avrebbe fatto il giudice altrimenti), ma non poi di tanto.

http://www.earmi.it/varie/prova%20penale.html





TommyS. ha detto...

Gilberto

Molto interessante anche il primo articolo di Tony scritto a caldo dopo la sentenza.

magica ha detto...

SORIANABLU'
TI SEI MESSA FARCI LE PATERNALI ?
DAL CASO del quale si discute . SI EVINCono le tue osservazioni
le paternali le posso fare anch'io . ma non a te naturalmente . ci sono personagge che vorrebbero essere sapiantone . e fra le righe insultano . bella roba se hanno una laurea , prima di tutto dovrebbero imparare l'educazione e poi vorrei vedere cosa sanno . io le considero ignoranti .specifico che ho studiato anch'io.
preferisco fermarmi, perchè sarei troppo invasiva .
.

Gilberto ha detto...

Sì, TommyS. credo che sia quello che si intitola "Sperate che sia colpevole", imperniato su molte considerazioni che abbiamo fatto anche qui nel blog.

Ivana ha detto...

Penso che Cedrangolo sia di certo, meno informato rispetto agli avvocati delle Parti civili. (Non credo che Cedrangolo abbia partecipato a TUTTE le udienze processuali e che abbia letto e studiato TUTTI i documenti prodotti nei vari gradi di giudizio).
Mi pare che Cedrangolo dimostri di non accettare il fatto che la giurisprudenza sia costante nell'ESCLUDERE, per il dolo d'impeto, che la reiterazione dei colpi inferti alla vittima sia significativa della volontà dell'aggressore di compiere atti sadici (per il piacere di far soffrire la vittima più di quanto sia necessario per eliminarla). Lo scopo è quello di ottenere la morte della vittima, non di compiere anche atti di sadismo.
Nel caso del delitto di Chiara Poggi il supplemento di violenza è risultato "necessitato" dal fine che era, appunto, quello di eliminare la fidanzata e non è stato trovato il movente, ma di certo la modalità del delitto è stata rivelatrice dell'intimità scatenante un'emotività.
Ritengo che Stasi abbia capito che era necessario consegnare il computer con tutto il contenuto, altrimenti gli inquirenti si sarebbero accorti dell'avvenuta cancellazione e l'avrebbero accusato di aver voluto depistare occultando la prova del movente, tanto più che determinati filmini rivelavano come Chiara, innamorata, avesse accondisceso a determinate richieste.
Resta il FATTO ASSODATO che non abbiano dormito insieme la sera precedente il delitto e che Stasi abbia parlato di rapporti scarsi per un problema fisico di Chiara, problema NON riscontrato dal medico legale.
Sulla mancanza di impronte in uscita, mi sembra che Cadrangolo non abbia tenuto conto che l'aggressore in bagno si è pulito (sono spariti due teli dall'appartamento), per cui a me non appare misterioso il fatto che, IN USCITA, l'aggressore, dopo aver pulito anche la suola delle scarpe e usando la tecnica dell'evitamento CONSAPEVOLE, non abbia lasciato traccia.

Riguardo alle biciclette c'è anche il DATO di fatto che i pedali sono stati scambiati senza che la difesa abbia addotto una motivazione plausibile.

L'articolo su "Il Foglio" mi appare supponente, antiscientista e, SOPRATTUTTO, non offre una critica seria e costruttiva, perché non elenca alcuna alternativa concreta ed efficace per evitare i troppi casi di delitti irrisolti.
INOLTRE, dal punto di vista logico, se due sentenze di assoluzione implicassero la terza assoluzione, perché sprecare tempo, denaro, energie per un terzo grado di giudizio superfluo?

Dudu' ha detto...

Non credo proprio e nel modo più assoluto che un procuratore generale si esponga criticare una sentenza davanti alla V sezione penale senza conoscere gli atti, in quanto dimostra in primis di conoscerli, e poi non aveva nessun interesse se non l'amore per la verità, unica ragione spendibile.

Ma sembra che, alcuni non conoscano bene gli atti, e non è di certo Cetrangolo .
Benché Stasi sia stato condannato per pedopornografia, è stato assolto con formula piena in cassazione

http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_16/garlasco-cassazione-assolve-stasi-pedopornografia-389d296c-7eef-11e3-a051-6ffe94d9e387.shtml

Poi, ognuno è libero di credere in ciò che vuole.

Ma cosa rimane da dire su una motivazione che scrive:

" Come si legge negli atti (precisamente nella memoria delle Parti Civili)"è pacificamente emerso che ben due biciclette detenute all’epoca del delitto dallo Stasi "

poi le biciclette diventano 3 :

" (biciclette entrambe sottaciute da Stasi, ossia il cosiddetto modello Luxury ed il modello Citybike) "

sommandole con l'Umberto Dei, direi che se aveva 15 biciclette la possibilità di azzeccarci era maggiore.

Magica :-)

Grazie Gilberto, lo leggo volentieri più tardi.

sorianablu ha detto...

TommyS, mi pare molto chiara la risposta di Ivana e quindi sulla questione di bici si potrebbe anche mettere il punto. Lei ti ha spiegato molto bene perché sarebbe stato inutile chiamare Bermani in aula nel 2014. Quello che investigatori dovevano fare nell’immediatezza non hanno fatto e adesso è inutile piangere sul latte versato. Loro dovevano sequestrare la bici nera e far vedere a Bermani tutte le bici di Stasi accanto al cancello, e dalla stessa esatta posizione dove lei si trovava di mattina del 13 agosto.

Condivido quello che ha scritto Luca Cheli su testimoni e la loro affidabilità in toto, ed è un discorso che va oltre il caso Garlasco. Le testimonianze di testimoni NON SONO MAI AFFIDABILI al 100%, gli esseri umani NON sono le video camere.

Nessuno (ovviamente nemmeno Vitelli!) mi può convincere che una donna di 75 anni, che vede una bici distrattamente 1 minuto, SOLO da dietro, è in grado di fornire dettagli precisi dopo 10 ore e in grado di riconoscere sulla foto la bici che vede in posizione frontale!!! Vi ho scritto un paio di esempi, probabilmente nn avete letto, ma nemmeno la famiglia di Stasi ha saputo di descrivere le LORO (l o r o) bici! Tutti quelli che invece credono a Bermani invito a fare una sperimentazione con la propria zia di 75 anni.

Quanto a Travain, era accertato che lei ha visto la bici nello stesso giorno, non la descrive affatto come una bici generica, ed è nei atti che la descrizione di Travain e Bermani è DIVERSA in dettagli. E perfino Bermani cambia la versione su copriruota, quello che Dudù non sapeva.

Dudù scrive “Posta così la questione ci rientrano anche le 16 biciclette che ho a casa ! ----- Si, certo, e che cosa sarebbe strano, scusa? Rientrano anche tutte le bici Holland prodotte fino al 2007. Però vedi, ne tu ne altri proprietari di bici compatibili non giravano il 13 agosto del 2007 in bici per Garlasco, e non erano ne fidanzati ne amiche strette di Chiara, una piccola differenza.

Scusate, ma a me la questione sembra molto semplice. SE davanti al cancello FOSSE la macchina, allora nessuno avrebbe cercato le bici. SE ci FOSSE una bici da corsa rossa o bianca, testimoniata magari da uomini sportivi (il che sarebbe decisamente meglio della testimonianza di una donna anziana), allora avrebbero cercato una bici da corsa. In questi due casi non si sarebbe parlato della corrispondenza con la bici di Stasi e questo elemento NON sarebbe entrato nel processo.

sorianablu ha detto...

@Gilberto
Su “fatti nudi e crudi” ti ha risposto bene Ivana, io vorrei solo soffermarmi sulla camminata, visto che l’ennesima volta ripeti che anche i carabinieri avevano le scarpe pulite (sapevano come camminare...). però avresti dovuto sapere, visto che era scritto già due volte che:

Per fare il sopraluogo in villetta sono entrati DUE CARABINIERI (non 24!) però è assolutamente sbagliato paragonare le loro scarpe, perché:

*avevano un ‘altro tipo di scarpe con le suole completamente lisce;
*entrando sapevano che c’era il sangue, e quindi erano attenti a inquinare meno possibile l’ambiente. Stasi invece ha detto che non guardava dove metteva i piedi;
*loro non erano in panico e paura come era Stasi a detta sua;
*loro non dovevano aprire la porta della cantina (che si apriva con difficoltà a detta di Stasi) e quindi il loro compito era più facile;
*non hanno percorso lo stesso percorso di Stasi;
*quando è entrato Stasi sulla scala era penombra e non si vedeva bene, i carabinieri hanno visto la scala già illuminata;
*e soprattutto perché le scarpe di Stasi erano sequestrate 19 ore dopo il presunto ritrovamento del corpo, e durante tutte queste ore lui ha fatto pochissimi passi, era soprattutto seduto in caserma e seduto in macchina. Le scarpe di carabinieri erano sequestrate dopo 17 giorni e mi pare ovvio che i carabinieri non hanno un lavoro sedentario e in 17 giorni dovevano camminare molto di più che ha camminato Stasi nel giorno del delitto.
Insomma, non c’è paragone.

sorianablu ha detto...

Vorrei ricordare (ma forse non lo sapete?) che CEDRANGOLO nella sua requisitoria ha fatto alcuni ERRORI, dai quali si deduce che NON conosce bene le carte processuali, anche perchè è entrato in questo ruolo SOLO DUE SETTIMANE PRIMA dell’udienza. Leggere i suoi ragionamenti sulle tracce che finiscono nel bagno e sul pc di Stasi mi fa troppo ridere, e se pure io ho capito che non è una cima, lo sanno, immagino anche i suoi colleghi. Perciò complimenti alla Cassazione per non aver preso in considerazione la sua requisitoria.

Dudù: in quanto dimostra in primis di conoscerli, …… Aver fatto gli errori ha dimostrato invece di non conoscere bene le carte. E, non sarebbe ne primo ne l’ultimo …..
e poi non aveva nessun interesse se non l'amore per la verità, ….. Forse. Però avere interessi tranne quello per la verità, non sarebbe tanto inusuale, capita.
Il mio commento precedente su Cedrangolo è sopra, quello del 12 gennaio 2016 03:42:00

@magica
TI SEI MESSA FARCI LE PATERNALI ? ------- No, io sto SOLO RAGIONANDO su quello che hai scritto e mi meraviglio come si può arrivare a quelli conclusioni.

@Dudù,
Non ho bisogno di misurarmi con te ……. ?? …..Non è un discorso personale.
Non sarebbe più semplice invece di fare le deduzioni su di me ( non dovresti essere una bambina ) e che dovrei informarmi non si sa dove ( se vorrai ulteriori risposte nutro la convinzione saprai cercarle ) semplicemente e gentilmente rispondere alla mia domanda, visto che TU parli dell’argomento che probabilmente conosci bene SE fai una lunga fila di deduzioni! Ripeto la domanda:
Se scrivi “condividevano i gusti sessuali” allora sai che gusti avevano? RACCONTACI, e non temere io non sono una bambina. Io nei loro messaggi non ho mai letto alcun riferimento ai gusti particolari che potrebbero far inorridire un genitore e quindi raccontami che cosa e DOVE hai letto. Semplice. E questo non ha niente a che fare con la presunta innocenza di Stasi che discutiamo, è solo un particolare su quale tu costruisci un castello deduttivo, e quindi vorrei sapere.

Paolo A ha detto...

Per Sorianablu

Insomma ti atteggi a "signorasotuttoio", almeno rendi edotti tutti quelli che non hanno capito niente, il motivo per cui Stasi avrebbe ucciso Chiara, perché io non l'ho ancora capito.

sorianablu ha detto...

A detta di Gilberto “l'autosuggestione è un potente afrodisiaco, ci può convincere di qualunque cosa. “…. E sembra che lui lo sappia meglio di chiunque!! …… :-)
La mia teorema per stare in piedi non si basa sui stratagemmi convenzionalistici, ma sui fatti, perizie, su indizi gravi e concordanti a carico di Stasi, sul ragionamento logico. E pare che la canzone dei suoi difensori sia quella “bella e impossibile” :-)
Gilbero, allora dici che tutte le ricostruzioni che faccio sono solo ipotetiche? Ma le tue no? Ok, guadiamo meglio adesso le tue.

Io non ho perso la fiducia nella logica e razionalità, e proprio per questo credo che non si può costruire un ragionamento logico partendo da presupposti errati, come lo fa Gilberto. Non si può spacciare per logica il proprio opinione, dove di logico non c’è niente.

La frase “ha lavorato proficuamente” non ha senso perchè il “lavoro proficuo” è indefinito e soggettivo. Da dove Gilberto poteva capire che Stasi ha lavorato proficuamente? Ha letto la perizia? A me risulta che erano scritte solo due pagine e non sembra che questo si può definire un “lavoro proficuo”. Ma se la difesa lo definisce proficuo allora vuol dire che è SOLO un concetto soggettivo. Ma su questi basi incerti Gilberto costruisce un ragionamento logico che risulta fallace perfino se dare per scontato che il lavoro era veramente proficuo, perché non c’è nessun nesso logico tra “lavoro proficuo” e “non poter uccidere”. E’ solo un suo OPINIONE che se un assassino uccide in stato di raptus allora dopo è sconvolto (va in tilt detto da Gilberto) e non riesce a concentrarsi sulla tesi. Sbagliatissimo. Esistono moltissimi esempi che smentiscono questa sua opinione.

Cioè questo è un esempio di un ragionamento assolutamente fallace: Se uccide in raptus allora va in tilt - Se va in tilt allora non riesce a scrivere le tesi - Se ha scritto la tesi allora non ha ucciso;

Lo stesso errore logico fate anche sulla camminata:
Se Stasi è uno studente allora è intelligente; Se è intelligente allora sa come si comportano innocenti; Comportandosi da innocente sarebbe entrato nella scena del crimine con tutte le scarpe e quindi sulle sue scarpe avrebbero trovato le tracce di sangue. Se non ci sono le tracce allora vuol dire o che è innocente o che non è intelligente. Ma siccome sappiamo che è intelligente allora è innocente.

Vabbè, vado a rotolarmi sull’erbetta. Pausa. :-D

sorianablu ha detto...

Certo, anche in psicologia vale il principio di coerenza. Nemmeno nel ragionamento sul presunto “sangue freddo” vedo la logica e coerenza. Gilberto come sempre esprime solo un suo opinione, e fa un ragionamento, facendo errori in ogni segmento della catena:
Se uno scrive le tesi allora ha “il sangue freddo”; Uno con il sangue freddo riesce sempre a controllare la situazione e non sbaglia mai nei comportamenti; Se Stasi “ha sbagliato” vuol dire o che è innocente o che non ha il sangue freddo. Ma siccome sappiamo che ha il sangue freddo allora è innocente. …. :D E in conseguenza, tanto per arrivare all’ apice dell’assurdo: Se è innocente allora Stasi dice il numero civico inesatto non perché lo dice per ritardare i soccorsi, ma perché sbaglia il numero per davvero! Anche se il numero vedeva 4 anni e non era 385, ma 8! ….. Ma ricordate che lo stesso Stasi ha detto di trovarsi davanti alla villetta? poteva allora anche girarsi per guardare il numero, no?.... :D :-D

Gilberto, tu sempre parli di nostra diversità, ma non applichi questo principio anche alle capacità di concentrarsi nel momento estremo del bisogno, che potrebbero essere anche diversi, qualcuno più capace, qualcuno meno. Tu dici che per capire bisogna mettersi nel panni dell’altro, però tu in primis non lo fai, o forse non riesci. Tu non ti metti nei panni di uno che capisce perfettamente di aver combinato grossa e di rischiare l’ergastolo. L’istinto di sopravvivenza è uno di più forti e questo rischio REALE è la motivazione fortissima ALMENO PER CERCARE di comportarsi come di solito, e quindi riuscire a scrivere ALMENO due pagine e guardare i porno. Cioè su, non è che Stasi ha fatto molto in 5 ore!! ……. pero, certo, cit. “l'autosuggestione è un potente afrodisiaco, ci può convincere di qualunque cosa.” :-D :-D .......

Paolo A ha detto...

E già che ci sei leggiti quest'articolo scritto da uno che ha fatto il magistrato tutta la vita:
http://www.ilfoglio.it/cronache/2015/12/15/stasi-omicidio-garlasco-sperate-che-sia-colpevole___1-v-136086-rubriche_c132.htm

sorianablu ha detto...

PaoloA, non mi atteggio a "signorasotuttoio", ma da due settimane leggo articoli e documenti, tutto quello che è possibile trovare sul caso. Se avessi saputo tutto allora non avrei chiesto a Dudù da dove lei ha preso la notizia che i genitori erano inorriditi aver saputo che Chiara condivideva i gusti sessuali con Stasi, al punto di voler mandarlo in carcere al posto del vero assassino, ma avrei dato la risposta. Io ho scritto invece che a me non risulta niente di particolare, ma chissa, forse Dudù sa meglio? :-)

Quanto al movente, è sempre lo stesso movente che spinge tutti a uccidere nello stato di raptus: qualcosa detto in un momento sbagliato, che era ritenuto offensivo e ha scatenato la rabbia incontrollabile. Noi non possiamo sapere il motivo della loro litigata, ma sappiamo che hanno litigato perchè Alberto è andato via da casa invece di rimanere. E' andato via anche se aveva portato tutto per restarci, anche se sapeva che Chiara aveva paura di dormire da sola in casa. Sappiamo che avevano alcuni problemi di intimità. Sappiamo che Chiara ha scaricato in assenza di Stasi alcuni suoi file. Anche questo poteva essere un motivo per litigare. Se l'aggressione è scattata di mattina quasi subito dopo la sua entrata, quindi Stasi era ancora molto arrabbiato. E' ovvio che non possiamo sapere le parole precise di Chiara, che potevano anche non essere gravi, qualcosa tipo "vattene, tra noi è finita", che però in lui hanno scatenato la rabbia al punto di prendere in mano il primo oggetto che capita, ed era purtroppo il martello.

TommyS. ha detto...

Sorianablu

E' ovvio che non possiamo sapere le parole precise di Chiara, che potevano anche non essere gravi, qualcosa tipo "vattene, tra noi è finita", che però in lui hanno scatenato la rabbia al punto di prendere in mano il primo oggetto che capita, ed era purtroppo il martello.

Ah! Sei quindi riuscita a stabilire che fosse il famoso martello da carpentiere l'arma del delitto, e che si trovasse a portata di mano nell'ingresso di casa Poggi (visto che l'aggressione è iniziata lì)! Complimenti.

A quanto ne so io, quel martello che per il padre di Chiara si trovava nella cassetta degli attrezzi in garage, non è risultato compatibile con l'arma del delitto sia in base alla consulenza della Procura (il medico legale aveva indicato delle forbici da sarto) sia in base alla perizia della corte redatta da Varetto. La presenza della coda di rondine dal lato opposto del battente avrebbe lasciato delle tracce troppo evidenti per sfuggire a ben due perizie.

Piuttosto un oggetto immediatamente a portata di mano che sarebbe potuto servire come arma impropria era quel treppiede metallico in ferro battuto che si trovava rovesciato a terra ed a fianco delle pantofole alla base della scala, sul quale però non sono state trovate tracce ematiche significative.

Per cui, quale sarebbe stata l'arma del delitto?

Noi non possiamo sapere il motivo della loro litigata, ma sappiamo che hanno litigato perchè Alberto è andato via da casa invece di rimanere. E' andato via anche se aveva portato tutto per restarci, anche se sapeva che Chiara aveva paura di dormire da sola in casa.

Guarda che vi sono chat amorevoli precedenti al delitto tra Chiara e Alberto che testimoniano situazioni simili a quelle verificatesi la notte del 12/13 agosto (Stasi che dorme a casa sua ma che si dichiara pronto a correre in salvataggio di Chiara se lei avesse chiamato in preda alla paura) e che non fanno pensare in alcun modo ad una discussione o litigio. Il presunto diverbio/litigio avvenuto nella tarda serata tra i due fidanzati è sempre stata una supposizione degli inquirenti per cercare di trovare uno straccio di movente per il delitto. Ma non vi è nulla che lo provi o che lo faccia pensare. Non si può in un processo penale partire dal presupposto che visto che non può che essere Stasi l'autore del delitto allora certamente la sera precedente i due avevano litigato.

Sulla condivisione di alcuni gusti sessuali tra i due fidanzati la Parte Civile non ha mai accettato quanto portato come riscontro oggettivo dalla difesa in primo grado. Anzi, forse è stata proprio la molla per aumentare l'accanimento verso Stasi l'aver infangato l'onorabilità della vittima.

Se poi tu ed Ivana volete fondare una onlus "In difesa delle Parti Civili nei processi penali" potete tranquillamente farlo, pubblicando anche il codice fiscale. Non si sa mai che qualche lettore di questo blog voglia donare il proprio cinque per mille.

Anonimo ha detto...

TommyS (non Mix?)
Inutile cercare il pelo nell'uovo e concludere girando il tutto in barzelletta.
I giudici ed i giurati sono stati unanimi a condannare Stasi. E per l'opinione pubblica è stata fatta giustizia!!!

Dudu' ha detto...

Scusa Anonimo
Stasi è colpevole, ok, lo dice la giustizia. Cio' non toglie che ci siano persone che ne vogliano analizzare i contenuti e siano o meno nello stato del condivisibile

Oltretutto l'argomento non è sia colpevole o meno, ma se il metodo per condannarlo, applicato, è falsificabile.

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe sapere quale" meccanismo" spinga l'utente "sorianablu" ad intervenire in maniera compulsiva e logorroica durante le ore notturne inquinando la discussione e senza apportarvi nessun contributo rilevante

Soffre d'insonnia oppure sottrae ore lavorative al proprio lavoro quando ha il turno di notte ?

Anonimo ha detto...

Come era prevedibile silenzio di tomba sul caso Bossetti, ieri sera a CLV

Dudu' ha detto...

Meglio il silenzio che Pap in cui si son soffermati su titoli di studio giustamente richiesti (l'altro ieri), per fortuna c'era l'avv Gullotta che ha dovuto lottare per dire che è un diritto rifare l'esame del prelievo boccaglio e non è stato svolto.
Scusate , ot

Ivana ha detto...

Sì, “Chi l’ha visto?” non ha trattato il caso di Yara; probabilmente il team di tale trasmissione televisiva vuole PRIMA capire per poter commentare.

Dudù, ritengo che quanto da me riportato riguardo al “tema biciclette” sia chiaro (e ringrazio Sorianablu per averlo sottolineato); non so se la tua sia stata una “confusione voluta”, una “burla”, per scherzare aut per evitare di addentrarti nell’argomento, oppure se effettivamente non ti risulti chiaro quanto espresso dagli avvocati delle Parti Civili. Comunque, partendo da pagina 71 della “memoria” degli avvocati Tizzoni e Compagna:
http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2015/12/STASI-memoria-parti-civili2.pdf
e continuando nella lettura, si trova anche ciò che avevo trascritto nel mio precedente intervento.

Poiché ho constatato che alcuni preferiscono adottare la strategia denigratoria (e talvolta derisoria) nei confronti del ragionatore non gradito e che, addirittura, TommyS. giunge a illazioni (irrispettose nei confronti della Parte Civile) quali: “Sulla condivisione di alcuni gusti sessuali tra i due fidanzati la Parte Civile non ha mai accettato quanto portato come riscontro oggettivo dalla difesa in primo grado”, continuo a pensare che sarebbe opportuno che io riuscissi a seguire la SAGGIA decisione di chi, come Pino, si sta astenendo da ulteriori interventi .
Viviamo nel 2016 e credo che ogni genitore sia consapevole che i propri figli (soprattutto se maggiorenni!) hanno una propria vita sessuale e che i genitori di Chiara fossero tranquillamente in vacanza, consapevoli che la figlia (ventiseienne) era rimasta a Garlasco proprio per stare insieme con il proprio fidanzato.

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo su quanto scritto nell'articolo: "Qualcuno ci dice che se Stasi fosse stato veramente preoccupato per Chiara avrebbe dovuto attendere i soccorsi a casa della stessa premurandosi di aprire loro il cancello. In realtà sarebbe proprio il contrario."
Non sono d'accordo anche sulla base di quanto accaduto l'altro ieri a Firenze, la ragazza americana Ashley Olsen trovata morta in casa proprio dal fidanzato (quindi stesso scenario) , il quale per l'appunto ha atteso i soccorsi, è rimasto li... addirittura ha tentato di rianimarla
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/01/11/news/il_fidanzato_ha_spostato_il_corpo_pensavo_di_poterla_rianimare_-130982759/?refresh_ce

Alberto Stasi, secondo me, sapeva già cosa e come era successo....

Gilberto ha detto...

C’è un altro punto che non avevo messo in evidenza e pure molto importante. Alberto Stasi secondo logica avrebbe dovuto comunque ripassare in quella casa anche se fosse effettivamente stato l’assassino perché non avrebbe potuto escludere che nel frattempo qualcuno avesse scoperto il cadavere. Andare dai carabinieri senza essere passato nuovamente a controllare significava correre davvero il rischio di essere sbugiardato nel caso che per qualunque motivo l’omicidio fosse già stato scoperto e qualcun altro avesse dato l’allarme. Per poterlo verificare non poteva limitarsi ad osservare dall’esterno doveva comunque tornare dentro la casa per controllare che tutto fosse come l’aveva lasciato. Anche in questo caso si tratta di un’ulteriore prova d’innocenza.
Riguardo all’osservazione di presunte analogie con il delitto di Firenze. Il delitto in parola non aveva il carattere cruento dell’omicidio di Garlasco (sangue ovunque e un corpo massacrato da un oggetto contundente, e chiaro che si trattava di un cadavere) Nel caso di Firenze si tratta di strangolamento con il dubbio che potesse ancora dar segni di vita. Inoltre il fidanzato ha scoperto l’omicidio insieme a un’altra persona e questo cambia tutto... E infatti l'assassino è stato trovato (cercandolo) fuori dalla sua cerchia di amicizie.

Paolo A ha detto...

Il processo contro Stasi è un processo tipicamente indiziario, infatti non c'è una prova che dica che ha ucciso Chiara, si tratta di meri indizi, in questo tipo di processi per tenere in piedi tutta l'impianto è necessario trovare un movente, senza movente il processo indiziario non si regge in piedi, a meno che non si trovi un altro motivo come per esempio uno stato mentale alterato che può essere anche provvisorio.
Dalla risposta che Sorianablu da a una mia precisa domanda, cioè quale è il motivo per cui Stasi ha ucciso Chiara, la risposta è quella del raptus improvviso scatenato da qualche cosa detta in un momento sbagliato, quindi dalla risposta data il movente è una congettura, non si sa, si ipotizza e basta.
Ora, il processo indiziario è come detto basato su indizi, ma ogni indizio deve essere provato singolarmente, se l'indizio non è provato rimane solo un'ipotesi o meglio una congettura, quindi Stasi, seguendo alla lettera quello che scrive Sorianablu, sarebbe stato condannato in base a una congettura neanche per un indizio.
Il problema è che questo processo rappresenta un unicum nella storia giudiziaria, sicuramente in quella mondiale non si trova un caso simile in quanto gli ordinamenti degli stati democratici prevedono un'applicazione rigida del non bis in idem, ma rappresenta un'eccezione anche nel contesto italiano già di per se eccezionale, a mia memoria, ma anche dei tanti che hanno commentato la condanna sui media, nella storia italiana non si ricorda di un caso che in primo e secondo grado l'imputato sia stato assolto e la Cassazione abbia annullato e rimandato ad un'altra corte che poi ha condannato l'imputato.

E' questo il vero problema di questo processo, problema che l'ex magistrato Piero Tony ha sottolineato nei due articoli pubblicati sul Foglio e che vi consiglio di leggere:

http://www.ilfoglio.it/politica/2015/12/31/giustizia-stasi-garlasco-processo-al-giudicante___1-v-136575-rubriche_c697.htm

http://www.ilfoglio.it/cronache/2015/12/15/stasi-omicidio-garlasco-sperate-che-sia-colpevole___1-v-136086-rubriche_c132.htm

Gilberto ha detto...

Sì, Paolo A, concordo, un unicum nella storia giudiziaria, insieme a qualche altro unicum per qualche altra peculiarità (ce ne sono tante di singolarità... nella storia della giustizia italiana. Ce ne sono...)

magica ha detto...

SORIANABLU'
ok sono solo le tue conclusioni meritevoli di approvazione.
avevo considerato come STASI si comporto' :da sprovveduto .. dopo l'omicidio , nonostante fosse una ragazzo sveglio .
questo meraviglia me .
non lo so se il mio commento sia stato insensato .
daltronde , esistono gli omicidi perfetti , eppure un asassino ha ucciso, riamanendo senza il colpevole .
in questi casi gli asassini avevano pianificato bene l'opera . poi ci sono gli asassini sprovveduti : come quello che ha ucciso l'americana .. questi sono i casi che bisogna applaudire quando ci sono le prove . sicure e non i sospetti come spesso accade . purtroppo nel mirino degli inquirenti a volte finiscono gli sprovveduti innocenti , ed è una peccato grave. mentre se anche gli sprovveduti sono asassini è giusto condannarli . ma non con i sospetti ,

sorianablu ha detto...

Risponderò ai commenti domani,… adesso volevo in breve ritornare agli omicidi raptus. Non è una novità che questo tipo di omicidi sono spesso senza alcun movente "valido".

Cit. manuale di criminologia: “Numerosi crimini violenti, specie se maturati in ambiente intrafamiliare o domestico, vengono solitamente considerati opera di un soggetto che ha agito in preda ad un raptus (definiti anche come reati privi di movente) .. dietro la parola raptus e dietro ciò che in realtà lo determina si nascondono vari processi psicologici. In pratica, dietro l’autore di un’azione violenta che noi definiamo raptus, esiste sempre un percorso che fa l’autore stesso. Il raptus è la risposta immediata ed incoercibile ad un pensiero intrusivo, ovvero quel pensiero che irrompe tra altri pensieri ed immagini in atto in quel momento, e getta scompiglio nell’organizzazione mentale del soggetto, altera la percezione della realtà e non può essere controllato”

Un esempio del tentato omicidio raptus nell’ articolo “I raptus: luci e ombre di azioni apparentemente incomprensibili” Cit. “ Di fatto i delitti o tentati omicidi raptus ci dicono che, dopo circa un secolo di studi più o meno scientifici sulla mente umana, quello che sappiamo sul suo funzionamento e sulle sue logiche è ancora poco”

http://www.onap-profiling.org/i-raptus-luci-e-ombre-di-azioni-apparentemente-incomprensibili/

Per esempio, quale motivo aveva il marito di Eligia Ardita di ucciderla? Se non avesse confessato non potevamo saperlo. All’apparenza era una serata come tante, a cena da loro erano i genitori e sorella di Eligia e tutto sembrava tranquillo

Dudu' ha detto...

Ivana
Mi sfugge il mio commento al quale fai riferimento, forse alle 3 biciclette?

Poi mi sembra ti rammarichi su :
"e che, addirittura, TommyS. giunge a illazioni (irrispettose nei confronti della Parte Civile) quali: “Sulla condivisione di alcuni gusti sessuali tra i due fidanzati la Parte Civile non ha mai accettato quanto portato come riscontro oggettivo dalla difesa in primo grado”,

E il sėguito un pò burlone ma credo scritto da chi (TommyS) ha compreso, come me, che ai più sfugga un dato importantissimo o non si voglia vederlo forse.

Ci sono le Chat , testimoni, che dimostrano non tanto e non solo che dormivano saltuariamente insieme e che la familia potesse offendersi per questo. Ma Chat che indiscutibilmente dimostrano che scaricavano materiale pornografico insieme, in accordo, organizzandosi, in perfetta sintonia di gusti, tali messaggi di Chat non compaiono nelle motivazioni, ma sono entrate nel processo a dimostrazione che il motivo portato dalla procura come movente non era ipotizzabile in quanto appunto era -con le prove vere- la stessa Chiara che invitava Alberto e ricambiava il piacere di scaricare file pornografici. Non è una ipotesi metropolitana o una illazione che anche a Chiara piacesse, è un fatto accertato ma negato dai suoi genitori forse e provabilmente scandalizzati , oltretutto emerso pubblicamente a post morte, infangata a loro dire la loro bambina, cosa che nasce nel loro modo di essere e rappresentarsi provabilmente ma che almeno per me non ha nulla di riprovevole, pur non utilizzando materiale pornografico nella mia intimità (ho altri gusti insomma) Ma a Chiara piaceva e onestamente, personalmente, se si ritiene depravato Alberto allora era depravata la coppia, personalmente per me no, erano i LORO GUSTI ,il pensiero negativo nasce nel bigottismo (nel senso stretto e non offensivo) e nel condannare pubblicamente tali comportamenti di fatto, nel giusto equilibrio sono e rimangono gusti personali legali . Era condiviso a tutti gli effetti il piacere di visionarli.
La familia l'ha vissuta come offesa (de che ? Per loro era riprovevole, non per la figlia ). Spero essermi spiegata.

Anonimo ha detto...

X Gliberto:
la tua analisi è completamente sballata con le evidenze dei fatti e non trova riscontro logico.
Tu scrivi che: "... nel caso di Firenze si tratta di strangolamento con il dubbio che potesse ancora dar segni di vita."
Albero Stasi, invece, nella telefonata al 118 dice: "Eh, credo abbiano ucciso una persona, non sono sicuro, forse è viva."
Ergo che i dubbi c'erano.

Gilberto ha detto...

Anonimo delle 11:48:00
Illogico mi sembri tu. Se per te l'aveva uccisa lui, che senso aveva dire 'forse è viva'? Nessuno. Come ho spiegato nell'articolo ha capito benissimo che era morta quando ha trovato il cadavere. Non c'era proprio da sbagliarsi... Cercava solo di illudersi e di superare lo shock che ha provato. Mi sembra di averlo spiegato nell'articolo. Sballato è dire che l'ha uccisa e poi che le sue parole abbiano un senso che non sia quello dell'impatto emotivo che ha sperimentato quando gli si è presentata la scena...

Gilberto ha detto...

All'anonimo delle 11:48:00
Illogico mi sembri tu. Se sei convinto che lui l'ha ammazzata , che motivo avrebbe avuto di dire 'forse è viva'? Nessuno. La scena che gli si è presentata doveva essere inequivocabile. Non bisogna essere un medico legale per capire di trovarsi di fronte a un cadavere. Il senso era quello di superare lo shock, di illudersi, di negare a se stesso l'evidenza dolorosa e annichilente. L'ho spiegato nell'articolo. Puoi non essere d'accordo con la mia analisi ma non dire che è sballata, è spiegata chiaramente e ha un senso.

ENRICO ha detto...


Le reazioni individuali di fronte a scenari sconvolgente di questo tipo non sono catalogabili nè paragonabili, nè omologabili e nè prevedibili soprattutto quando chi scopre il cadavere ha uno stretto legame con la vittima.

magica ha detto...

Anonimo MAGICA ha detto...

se era normale che STASI vedesse film porno, allora non si puo' definire STASI un poco di buono, oppure per STASI CI STA LA GOGNA . mentre chi vedeva i video assieme a lui era una santa , se vedere quei filmacci non era niente di osceno.
i sospetti sono stati sopratutto per i video .? i quali indussero la ragazza a contestare IL FIDANZATO , PERCHè AVEVA nel computer video, osceni o porno. QUESTO INDIZIO è UNO DEGLI INDIZI IMPORTANTI PER LA PROCURA .

15 gennaio 2016 00:13:00 CET

Ivana ha detto...

Sì, Dudù, si tratta del tuo commento (in cui vengono citate determinate mie parole) del 13 gennaio alle ore 21.56

Se risulta scritto, nero su bianco, sugli atti UFFICIALI che i genitori negassero le effusioni particolari tra i due fidanzati e che la "famiglia ha vissuto come offesa" la condivisione di gusti sessuali privati della coppia Chiara e Alberto, segnalami tali documenti, inserendo il link specifico, grazie, altrimenti ritengo sia un’illazione affermare che i genitori abbiano negato i rapporti intimi tra Chiara e Alberto.
Chiara aveva un proprio computer? Deteneva LEI STESSA immagini pornografiche, o, semplicemente, da persona innamorata accondiscendeva a determinati gusti sessuali del fidanzato?

Comunque, DATO CERTO, da me conosciuto, è che Chiara e il fidanzato non hanno dormito insieme la sera prima del delitto e che NON è stato provato quanto detto da Albero a proposito di un disturbo di Chiara per giustificare la scarsità o mancanza di rapporti intimi prima dell’omicidio.
DI CERTO RISULTA ANCHE, nella documentazione ufficiale, che la difesa ha “adombrato” l’ipotesi di una “doppia vita” di Chiara (ipotesi risultata soltanto fantasiosa, priva di alcun riscontro oggettivo).

Si è escluso (in base a prove scientifiche ripetibili e svoltesi nelle condizioni più favorevoli all’imputato!) che il racconto di Stasi “scopritore” fosse attendibile. Prima di recarsi dai Carabinieri, Stasi ha fatto, di certo, una specie di “sopralluogo” (tanto più che risulta che Stasi abbia lasciato la propria abitazione proprio a causa della preoccupazione determinata dalla risposta automatica del telefono di casa Poggi alle ore 13.17) ma non si è addentrato come da lui descritto, rimanendo, molto probabilmente, sull’atrio dell’appartamento e GUARDANDO (quindi verificando) che nessuno fosse successivamente entrato dopo l’avvenuto delitto.

TommyS. ha detto...

Ivana

Chiara aveva un proprio computer? Deteneva LEI STESSA immagini pornografiche, o, semplicemente, da persona innamorata accondiscendeva a determinati gusti sessuali del fidanzato?

Si, aveva un computer. Un fisso, mentre quello di Stasi era portatile. Il PC di Chiara fu analizzato dai periti della Corte che vi trovarono alcune cose strane, come per esempio delle ricerche su cold cases. Ma dalla cronologia della navigazione internet scoprirono anche che Chiara da quel PC visitò anche siti porno proprio mentre Stasi si trovava a Londra.

Fu analizzato anche il famoso pen drive, scoprendo che quella sera, mentre Alberto era andato a casa sua per mettere al riparo il proprio cane (temeva che l'imminente temporale potesse spaventarlo arrecando disturbo ai vicini), Chiara scaricò dal portatile di Stasi le foto di Londra (di quando lei andò a trovarlo). Come fu appurato anche che visionò proprio i video amatoriali girati da lei ed Alberto, dove chiaramente si vedeva che Chiara era consenziente sia agli atti sia alle riprese, ma assolutamente non le immagini e video porno più spinti che Stasi aveva archiviato nella cartella "Militari" e che forse non avrebbe altrettanto condiviso.

Per non parlare poi del fatto che il vibratore che Alberto le regalò al ritorno da Londra Chiara non lo buttò via perché magari schifata dalla volgarità dell'oggetto. Fu difatti trovato nel cassetto della sua stanza.

In merito poi al non aver dormito assieme quella notte, portato dalle accuse (PM più Parte Civile) come indizio del presunto litigio alla base del delitto, rileggiti bene le motivazioni della sentenza di primo grado (verso la fine). Del fatto che qualche giorno prima Chiara avesse avuto il ciclo mestruale come come dichiarato da Stasi vi è conferma in una chat fra i due fidanzati, il "disturbo" poi asserito dall'imputato, fatto passare dai media come quasi una patologia, era invece una semplice "irritazione" che non necessariamente deve avere grandi pregressi e che, anche se periodica (ma Stasi non lo ha dichiarato), probabilmente Chiara voleva tenere per se senza rivelarlo alla madre. In ogni caso, anche in quei giorni Alberto e Chiara ebbero rapporti completi.

Tutta le sequenza di quei giorni, cioé quelli che vanno dal ritorno di Alberto da Londra sino al 13/08, è stata analizzata e verificata, ed il fatto che Alberto quasi preferisse dormire a casa sua (preso anche dall'urgenza di finire la tesi) trova diversi riscontri che rendono assolutamente credibile che anche in quella notte Stasi tornò tranquillamente a casa sua senza per questo far pensare ad una litigata.

Anche queste cose nelle memorie della Parte Civile non le trovi e neanche nella sentenza dell'appello bis (ed a questo punto credo anche non vi saranno nelle motivazioni della Cassazione, che per confermare la condanna per forze di cose non ha considerato le prime due sentenze).

sorianablu ha detto...

Ok chiariamo una volta per tutti i GUSTI SESSUALI. Da quello che ho letto io (e ancora non ho finito di leggere tutto) a me non risulta quello che scrive Dudù e Tommy.

Dudu: chat che indiscutibilmente dimostrano che scaricavano materiale pornografico insieme in accordo, organizzandosi, in perfetta sintonia di gusti ------ A me non risulta. Ho letto solo una chat dove Stasi ha chiesto a Chiara se può scaricare un film porno se non si rallenta il traffico, cioè chiede riferendosi al possibile rallentamento del pc durante scaricamento; Se hai qualche altra fonte linkaci per favore

Dudu: che il motivo portato dalla procura come movente non era ipotizzabile in quanto appunto era -con le prove vere- la stessa Chiara che invitava Alberto e ricambiava il piacere di scaricare file pornografici ….. è un fatto accertato ----- linka le prove vere di quel fatto accertato, perché a me non risulta che ci siano. Però il movente ipotizzabile NON erano i film porno, ma la collezione di Stasi!! Sono due cose diverse.
Non vedo niente di strano e scandaloso se Chiara ha guardato qualche film, però non risulta assolutamente che “a Chiara piaceva” e “ricambiava il piacere (??) di scaricare file pornografici”. Linka i fonti, spero solo che non sia Il Giallo e Libero.

Mi associo a Ivana: SE AVETE QUESTI DOCUMENTI E LE PROVE SEGNALATECI

Chiara e Alberto erano fidanzati da 4 anni ed è’ ovvio che genitori sapevano che fanno anche l’amore. Però usando l’espressione “gusti sessuali” di solito si fanno riferimento a qualcosa particolare, a qualcosa che potrebbe scandalizzare i genitori. E scandalizzare perfino al punto di preferire in carcere un innocente al posto del vero assassino! Se avete fatto il riferimento solo al fatto che Chiara navigava nei siti porno, a me non risulta che la difesa abbia mai portato un “riscontro oggettivo” in supporto di questa illazione, cioè a me non risulta che effettivamente navigava.

Ho letto che Feltri era denunciato da genitori di Chiara per la diffamazione di mezzo stampa, per aver diffuso le notizie FALSE, cercando di fare lo scoop. Io non ho trovato questo articolo in rete, solo le citazioni (il che vuol dire che era veramente falso se l’ha tolto, no?) tipo che Chiara “non era Maria Goretti” e che anche lei navigava in siti porno. Non era difficile però verificare che i siti erano visitati dal suo fratello mentre Chiara era al lavoro. Nel pc di Chiara non c’era il porno, e non sappiamo nemmeno se Chiara abbia mai visto l’archivio raccapricciante (a detta di poliziotti!) di Stasi. E comunque, guardare qualche film porno ogni tanto con il fidanzato non vuol dire condividere la passione per il porno.

Paolo A ha detto...

Complimenti TommyS hai chiarito col tuo intervento come in realtà le cose non siano così chiare sul fronte del possibile movente pornografico che avrebbe portato Stasi a compiere l'omicidio di Chiara.
Personalmente aggiungo che quest'aspetto nella sentenza della corte d'appello non viene preso in esame come possibile motivo dell'omicidio, tanto è vero che la corte conclude testualmente: "Si può quindi sostenere che anche se il movente dell'omicidio è rimasto sconosciuto..." pag 123 delle motivazioni, pag 128 del pdf relativo alla motivazione completa.
Quindi discutere di un movente legato alla passione per la pornografia di Stasi è una mera congettura, che è buona per riempire la bocca di qualche commentatore televisivo ma che non ha trovato accoglienza neanche in una corte particolarmente ostile come quella che ha condannato Stasi.
Continua...

sorianablu ha detto...

TommyS: Il PC di Chiara fu analizzato dai periti che vi trovarono alcune cose strane, come per esempio delle ricerche su cold cases. Ma dalla cronologia della navigazione internet scoprirono anche che Chiara da quel PC visitò anche siti porno proprio mentre Stasi si trovava a Londra ---------- Era chiarito che i siti erano visitati dal fratello di Chiara, quando lei non era nemmeno a casa, era al lavoro. Nel suo pc Chiara non aveva nessuna cartella con le foto e film porno.

TommyS: Fu analizzato anche il famoso pen drive, scoprendo che quella sera, Chiara scaricò dal portatile di Stasi le foto di Londra -------- Questo solo dimostra che Chiara non fidava (forse negli ultimi giorni) e proprio questo poteva essere un motivo per litigare, perché non a tutti sarebbe piaciuto che propria ragazza scarica velocemente in tua assenza i file dal tuo pc! Si capisce che Chiara voleva vedere tutte le foto scattate da Stasi a Londra, probabilmente nutrendo qualche sospetto. Ma se lei era consenziente che Stasi fotografa le scarpe e gambe delle ragazze non possiamo sapere, potevano essere scattate all’insaputa di Chiara, oppure fatto passare per uno scherzo. Poi, rispetto a quello che hanno trovato nel pc di Stasi il feticismo sembra un gioco da bambini.

TommyS: Per non parlare poi del fatto che il vibratore che Alberto le regalò al ritorno da Londra Chiara non lo buttò via perché magari schifata dalla volgarità dell'oggetto. ------------- e che c’entra?

TommyS: era invece una semplice "irritazione" che non necessariamente deve avere grandi pregressi e che, probabilmente Chiara voleva tenere per se senza rivelarlo alla madre. --------------- era dichiarato dal medico e dall’autopsia, non da madre di Chiara. Tranne parole di Stasi a quali potete credere solo voi, non risulta assolutamente che Chiara avesse alcun problema o irritazione, niente del genere.

TommyS: In ogni caso, anche in quei giorni Alberto e Chiara ebbero rapporti completi ---------- Stasi ha dichiarato che da alcuni giorni non avevano rapporti, ma che continuava a dormire a casa di Chiara.

TommyS: il fatto che Alberto quasi preferisse dormire a casa sua (preso anche dall'urgenza di finire la tesi) trova diversi riscontri che rendono assolutamente credibile ----------------- Non è vero. Nella sera del 12 agosto lui ha portato a casa di Chiara tutto per rimanere, hanno cenato e lui lavorava tranquillamente sulle tesi a casa sua. Se volesse andare via allora sarebbe andato via a sistemare il cane e non sarebbe ritornato. Non era urgenza di sistemare il cane, Stasi pensava che potesse piovere ma quella notte non pioveva, e con macchina fino a casa c’erano 5 minuti. Se Stasi dice che è ritornato all’una di notte casa preso dall’urgenza di finire la tesi, questo non trova nessun riscontro e mi fa solo ridere. Per capirlo basta analizzare il giorno seguente, immaginando che fosse innocente. Guardiamo che urgenza aveva di finire la tesi. Stasi mette la sveglia alle 9.00, però dopo decide di poltrire a letto fino alle 9.30. Alle 9.36 lui accende il pc i guarda le foto porno, dopo mette un film porno, dopo di nuovo guarda le foto porno. Solo alle 10.20 inizia a fare qualcosa. Sembra che abbia scritto due pagine, ma forse li abbia solo corrette, nel dubbio concediamo ste due pagine. Questo è tutto. Dalle 9.36 fino alle 14.30, 5 ore. E’ molto credibile, come no, a creduloni che credono in befana e babbo natale

sorianablu ha detto...

@PaoloA,
discutere di un movente legato alla passione per la pornografia di Stasi è una mera congettura

Mi pare strano che ancora non sia chiaro che si tratta di un OMICIDIO RAPTUS. Leggi sopra il mio commento del 15 gennaio 2016 03:26:00 In criminologia gli omicidi raptus vengono definiti come reati PRIVI DI MOVENTE. Di cosa ancora parliamo??? Si, poteva essere anche il porno.

Hai però dimenticato di specificare quali “dicerie e leggende metropolitane” ho mischiato per arrivare alla verità giudiziale a detta tua. Perché a me adesso sembra che le dicerie e leggende metropolitane, le scrive Tommy

@TommyS,
quel martello che si trovava in garage, non è risultato compatibile con l'arma del delitto ….. Per cui, quale sarebbe stata l'arma del delitto? ------- Invece dall’autopsia risulta che era assolutamente compatibile, e se tu fossi stato attento lo avresti letto in un paio di commenti di Ivana.

litigio avvenuto nella tarda serata tra i due fidanzati è sempre stata una supposizione degli inquirenti per cercare di trovare uno straccio di movente per il delitto. Ma non vi è nulla che lo provi o che lo faccia pensare. -------- Invece fa pensare eccome. E anche questo era spiegato nei commenti di Ivana, e anche nei miei.

@Enrico
Le reazioni individuali di fronte a scenari sconvolgente di questo tipo non sono catalogabili nè paragonabili,

Lo fanno da anni e anni psicologi, psichiatri e criminologi. Esistono numerosi studi scientifici che STUDIANO e CATALOGANO le reazioni individuali, comportamenti umani in varie situazioni, anche in scenari sconvolgenti. Sulla base di simili studi la criminologa e psicologa Ursula Franco ha analizzato la chiamata di Stasi al 118 e il suo comportamento successivo.

sorianablu ha detto...

@gilberto

C’è un altro punto che non avevo messo in evidenza e pure molto importante. Alberto Stasi secondo logica avrebbe dovuto comunque ripassare in quella casa anche se fosse effettivamente stato l’assassino perché non avrebbe potuto escludere che nel frattempo qualcuno avesse scoperto il cadavere. Andare dai carabinieri senza essere passato nuovamente a controllare significava correre davvero il rischio di essere sbugiardato nel caso che per qualunque motivo l’omicidio fosse già stato scoperto e qualcun altro avesse dato l’allarme. Per poterlo verificare non poteva limitarsi ad osservare dall’esterno doveva comunque tornare dentro la casa per controllare che tutto fosse come l’aveva lasciato. Anche in questo caso si tratta di un’ulteriore prova d’innocenza.

Secondo logica?? E addirittura un’ulteriore prova d’innocenza?? Incredibile. A parte che non c’è mai stata l’altra prova, questo ragionamento non regge assolutamente. E di logica qui non c’è manco l’ombra.

“non avrebbe potuto escludere che …..” ------ Invece avrebbe potuto tranquillamente escludere. La famiglia di Chiara era in vacanze e nessun altro sarebbe entrato in villetta. Chiunque vedesse le persiane abbassate e cancello chiuso avrebbe pensato che a casa non c’è nessuno. Se qualcuno avesse voluto incontrare Chiara avesse chiamato al telefono e avrebbe deciso che lei è impegnata. Sua cugina aveva un appuntamento con Chiara alle 16.00, però anche lei non si sarebbe preoccupata se Chiara non le avesse risposto al telefono. Io non penso che tu Gilberto, se tua cugina o tuo amico non ti risponde fai subito l’irruzione in loro casa chiusa, scavalcando il muro e rischiando attivare l’allarme!! Qualsiasi persona NORMALE avrebbe pensato che Chiara è uscita, era l’estate cmq.

Poi, ma chi ha detto che Stasi non si è passato per via Pascoli prima di recarsi dai carabinieri? Io penso che almeno alla villetta lui si è avvicinato, per essere visto da vicini di casa e controllare se non c’è qualche vicina nei paraggi a chiacchierare, la stessa Bermani. E probabilmente ha aperto anche la porta. Ma entrare in casa non c’era nessun bisogno, e sarebbe anche stato difficile psicologicamente, per chiunque. Però ANCHE SE immaginare una cosa assolutamente inverosimile, che il corpo fosse stato scoperto da qualcuno, Stasi non avrebbe dovuto entrare in villetta perché allora davanti al cancello avrebbe visto la macchina di carabinieri, il pronto soccorso e la gente.

Secondo te invece per capire che “qualcun altro avesse dato l’allarme” Stasi “non poteva limitarsi ad osservare dall’esterno” ……. Cioè secondo te quel qualcuno ha dato l’allarme e nessuno è intervenuto?? …. Ma quello che ha dato l’allarme, secondo te, avrebbe potuto spostare a casa mobili e oggetti e Stasi avrebbe dovuto “tornare dentro la casa per controllare che tutto fosse come l’aveva lasciato.”???...... ma daje, …….. Non riesco a credere che puoi scrivere sul serio una simile fantasia, non sta ne in piedi ne in terra. Un’ulteriore prova d’innocenza!! …. Un castello in aria con marziani è la prova d’innocenza, :-D :-D :-D :-D ……….

sorianablu ha detto...

@gilberto

chiaro che si trattava di un cadavere ----- Chiaro a chi? A uno non medico, che non ha toccato nemmeno il corpo, non si è avvicinato, che non l’ha guardato nemmeno per paura, corpo in penombra sulle scale?? E questo basta per avere la chiarezza (!!) e non sperare che sia ancora viva, che forse in coma?? Ma daje……. Ma veramente ……

Tu però insisti in ogni tuoi commento, arrivi addirittura a scrivere: La scena che gli si è presentata doveva essere inequivocabile. Non bisogna essere un medico legale per capire di trovarsi di fronte a un cadavere ----------- DOVEVA essere inequivocabile??? Ma da dove doveva essere, SOLO dal sangue sul pavimento??? E non bisogna essere un medico legale per capire che sulle scale in penombra un corpo, che non hai manco visto bene, è un cadavere???? ma che bello, la polizia allora dovrebbe portare te a tutti i sopralluoghi, e mi spiace che non avresti il tempo scrivendo gli articoli, perchè potresti essere molto e molto utile.

Se sei convinto che lui l'ha ammazzata, che motivo avrebbe avuto di dire 'forse è viva'? Nessuno. ------- Sarebbe eccome. Se TU sei convinto che hai ammazzato qualcuno mica lo puoi dire agli altri!! Ti conviene dire che non hai capito, forse è viva. Poi, se è morta allora che fai a chiamare il 118? …. E infatti va dai carabinieri e davanti alla caserma decide cmq di chiamare anche i soccorsi.

……, di negare a se stesso l'evidenza dolorosa e annichilente. L'ho spiegato nell'articolo. Puoi non essere d'accordo con la mia analisi ma non dire che è sballata, è spiegata chiaramente e ha un senso.

Caro Gilberto, mi sa che sei proprio tu a negare l’evidenza: che Stasi è un assassino e una persona schifosa. E vorrei dire che TU, non essendo psichiatra, e nemmeno lo psicologo NON PUOI SPIEGARCI NIENTE, puoi SOLO esprimere un tuo opinione molto opinabile, basato sulle tue conoscenze delle persone, sulla tua esperienza della vita, e sulle tue illusioni sulle persone. Probabilmente sei una persona buona che tende a giustificare tutto e tutti, forse sei un idealista e credi a tutto ciò che ti viene detto, e quindi credi anche a Stasi, forse hai empatia particolare per lui, forse ti è simpatico a pelle e quindi lo valuti senza alcun sguardo critico. E certo che la tua analisi è sballata e assolutamente priva di logica. Perchè cammini non nel tuo campo. :-)

Paolo A ha detto...

Per Sorianablu

Mi pare chiaro che le tue argomentazioni sono solo dicerie e leggende metropolitane, parli di raptus, ma non è provato da nessun elemento, la sentenza di condanna non menziona nessun raptus, parla di non conoscenza del movente non di assenza, nel processo penale quel che non è provato semplicemente non esiste, perciò niente raptus.
Inoltre ti contradici in maniera plateale, a me scrivi che si tratta di raptus in altri post continui a dire che i file porno erano, anche a detta dei poliziotti che li hanno visionati, come orribili o qualcosa di simile e quindi implicitamente ammetti che i file porno sono stati il motivo dell'omicidio.
Insisti col litigio notturno e poi dici che la mattina Stasi avrebbe avuto un raptus omicida; dici che avrebbe colpito Chiara con un martello, che però si trovava nel garage, quindi non propriamente a portata di mano, ma allora che tipo di raptus sarebbe stato e giusto per essere pignoli la sentenza di condanna non parla del martello come arma del delitto.
A me pare che dietro la condanna di Stasi, al di là per come si è dispiegata tutta la vicenda, si sia giocato un altro gioco che ha interessato gli organi inquirenti e giudiziario. Questa è la mia impressione.

sorianablu ha detto...

@PaoloA
parli di raptus, ma non è provato da nessun elemento, la sentenza di condanna non menziona nessun raptus, parla di non conoscenza del movente non di assenza,

Ma certo che è provato. Il raptus è sempre caratterizzato da colpi veloci e violenti, è l’omicidio di Chiara è il classico. Anche nel caso di Franzoni era ipotizzato il raptus, vista la modalità dell’aggressione, e anche in caso di Parolisi. Se nella sentenza è scritto che non conoscono il movente è vero, perchè in omicidi raptus non si può sapere il movente se l’assassino non ce lo racconta. In caso di Parolisi era ipotizzato il movente, ed è assolutamente credibile e forte, e potrebbe pure reggere, però non c’è la certezza che è stato lui. Perciò non è che tutti che hanno il movente uccidono veramente.

ti contradici in maniera plateale, a me scrivi che si tratta di raptus in altri post continui a dire che i file porno erano, ….. e quindi implicitamente ammetti che i file porno sono stati il motivo dell'omicidio.

Assolutamente no, anzi, ho scritto esplicitamente che il movente poteva essere qualsiasi cosa, ANCHE i file porno, anche il fatto che Chiara ha scaricato le foto dal pc di Stasi, anche qualche problema legata a sfera intima. Chi avrebbe mai potuto sapere per che cosa hanno litigato Eligia e suo marito dopo una serata tranquilla? Se lui non avesse confessato, nella sentenza potevamo leggere di non conoscenza del movente. I famigliari di Eligia all’inizio non lo sospettavano assolutamente.

Insisti col litigio notturno e poi dici che la mattina Stasi avrebbe avuto un raptus omicida; dici che avrebbe colpito Chiara con un martello, che però si trovava nel garage, quindi non propriamente a portata di mano, ma allora che tipo di raptus sarebbe stato

Siccome le ferite e la presunta arma del delitto corrisponde al martello che è scomparso da casa di Poggi si può dedurre che sia proprio quello, perché a parte due asciugamani da casa non è scomparso niente.
Se 10 giorni prima dell’omicidio il martello si trovava in garage non vuol dire che anche il 13 agosto si trovava là. Io escludo che Stasi sia sceso in garage per prendere il martello e Chiara lo aspettava davanti all’ingresso. Siccome il martello scomparso corrisponde all’arma del delitto, e siccome di solito la persona nello stato di raptus prende quello che gli capita a portata di mano, allora si può dedurre che quella mattina il martello sfortunatamente si trovava là, e non vedo niente di strano, poteva essere portato per aggiustare qualcosa, per appendere qualcosa al parete.
Anche con il litigio notturno non vedo niente di contraddittorio, e non credo che Stasi è venuto di mattina a uccidere Chiara. Anzi, forse era venuto per fare la pace, forse dopo la litigata non ha dormito bene ed era particolarmente teso, vulnerabile, arrabbiato. Però evidentemente Chiara non lo ha accolto bene e qualche sua frase ha scatenato la rabbia. Per esempio “vattene a guardare i tuoi porno, nn hai bisogno di fidanzate, impotente”, non lo possiamo sapere, se solo non sottoponiamo Stasi a una seduta di ipnosi! Per sua fortuna nessuno lo abbia fatto.

Dudu' ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paolo A ha detto...

Per Sorianablu

Vedi come ti contradici, nell'intervento del 15/01/15 22.49.00 dici in maniera testuale:"Mi pare strano che ancora non sia chiaro che si tratta di un OMICIDIO RAPTUS. Leggi sopra il mio commento del 15 gennaio 2016 03:26:00 In criminologia gli omicidi raptus vengono definiti come reati PRIVI DI MOVENTE. Di cosa ancora parliamo??? Si, poteva essere anche il porno."
Ti sei addirittura contraddetta nella stessa frase!!!!!!
Inoltre scrivi in un altro intervento quello del 15/01/15 22.30: "Però il movente ipotizzabile NON erano i film porno, ma la collezione di Stasi!! "
Quindi il movente c'è e allora perché con me dici che si è trattato di raptus?
Stasi lo hanno condannato perché serviva un colpevole a tutti i costi e lui era quello a portata di mano.

Dudu' ha detto...

Quanta ipocrisia!
I propri figli da difendere, quelli degli altri da sputtanare
Obbligo una premessa:non sono riportati a conferma delle ipotesi gli orari di visione :
" Il computer era il solo in casa Poggi ed è sempre stato usato sia da Chiara sia dal fratello Marco, 21 anni. Tutti i collegamenti risultavano con il solo nome di Chiara. E siccome la cronologia delle consultazioni erotiche spesso è frammista a siti che si occupano di ingegneria (la facoltà di Marco) «E' più che lecito dedurre e immaginare che quei siti li consultasse il fratello — rivela un investigatore —. E' maggiorenne e vaccinato. Fa quello che fanno quasi tutti i ragazzi della sua età e non è niente di penalmente rilevante come lo sono invece i siti pedopornografici che consultava Alberto...». «I sospetti su Chiara sono solo fango sull'immagine di una persona morta. Inaccettabile. Anche perché dimostreremo che non è come si vuole far credere», sostiene il legale della famiglia Gaggi.

E' vero che non in tutti i casi di consultazione dei siti a luci rosse Chiara era al lavoro. Alcuni dei siti, per esempio, risultano visionati fra il 5 e il 13 agosto 2007, quando in casa Poggi c'era soltanto lei. Ma è anche vero che in buona parte quelle consultazioni riguardano negozi-web di oggettistica erotica e orari in cui (stando alle ricostruzioni dell'indagine) Alberto era in compagnia di Chiara. Proprio nei giorni in cui Alberto, rientrato dalla sua vacanza londinese, aveva appena regalato alla fidanzata uno di quegli oggetti.
[ nota : si come no, va dalla fidanzata guardare i film pornografici di nascosto!]
I genitori di Chiara sono amareggiati e arrabbiati. Ora devono proteggere l'immagine della figlia, ma anche difendere il figlio dalla curiosità morbosa."
http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_04/garlasco_giallo_siti_erotici_computer_chiara_4f4289c6-20c8-11de-94b6-00144f02aabc.shtml

Dudu' ha detto...

Altro articolo

"CRISTIANA LODI PER LIBERO
Quattromilaquattrocentoventi (4.420) accessi a 24 siti pornografici, 72 video hard scaricati e copiati da “youporn.com”, 39 filmini cosiddetti “affezionati” e visitati con assiduità. Il computer non è quello noto e incriminato di Alberto Stasi, è il pc fisso della fidanzata uccisa. Anche Chiara, come il ragazzo accusato di essere il suo assassino, cliccava e navigava nell’internet a luci rosse. Fatti privati e della sfera intima di due giovanotti uguali a tanti e che vivono di pane e web, se non fosse che lui è finito sotto accusa per omicidio e il movente contestato è proprio il materiale “sconcio” trovato sul suo portatile.
Secondo la pubblica accusa avrebbe ammazzato Chiara in quanto lei ha scoperto i file proibiti e ne è rimasta disgustata. O forse perché, dopo essersi prestata tre volte («di malavoglia») a farsi filmare mentre facevano sesso, la mattina del 13 agosto 2007 si sarebbe improvvisamente rifiutata, scatenando così l’ira omicida di lui. Lui perverso carnefice; lei vittima ignara delle sue manie sessuali.
Come poteva la povera Chiara non sapere dei contenuti del pc di Alberto? E come si può pensare a una sua reazione di ripugnanza scoprendo che Alberto consultava siti hard, se davanti al suo computer lei faceva le stesse operazioni? Impossibile. Ma c’è un «però», qualcuno può obiettare: al ragazzo il magistrato ha contestato il reato di pedofilia, perché sul suo pc sono stati trovati 13 file (cancellati) che ritraevano anche «minori di anni 18 intenti a fare sesso». Detenere materiale pedofilo è reato, ma non sappiamo se Alberto sia colpevole o innocente: il giudice deve ancora decidere se mandarlo a processo per questo.
Segue

Dudu' ha detto...

Altro pezzo dall'articolo :
"Il magistrato azzarda anche un’altra tesi altrettanto traballante. Scrive: «Dalle dichiarazioni assunte è però emerso che motivo di divisione tra Alberto Stasi e Chiara Poggi era la particolare dedizione che lui aveva per lo studio e la carriera, cosa che lo portava a trascurare la fidanzata nei periodi di pressione per la preparazione degli esami. Tale ragione di contrasto si è riprodotta negli ultimi giorni antecedenti al delitto. Infatti, da quando Alberto era tornato da Londra, ove era rimasto circa un mese, aveva sì visto quotidianamente Chiara, ma aveva anche rappresentato alla stessa la volontà di essere lasciato tranquillo perché doveva preparare il colloquio alla Price Waterhouse e poi scrivere la tesi. Chiara, al contrario, aveva aspettative certamente diverse per il periodo in questione, dato che i genitori erano in vacanza (…). Queste contrapposte aspettative e prospettive tra i due ragazzi circa il loro rapporto possono essere stata causa di litigio tra i due». Ma come? È provato che Chiara aveva aiutato Alberto nella stesura e nella correzione della tesi, lei partecipava ai suoi studi, ed era desiderosa che si laureasse in fretta come lei aveva fatto. C’era piena complicità anche in questo e non solo sul piano sessuale. Non importa: secondo l’accusa Alberto si è trasformato da studente modello ad assassino spietato perché lei non lo desiderava anche quando lui doveva studiare.

[N.B Alberto DOVEVA CONSEGNARE LA TESI IL 17agosto ]
http://altrimondi.gazzetta.it/2009/04/06/anche_chiara_invaghita_dei_sit/?refresh_ce-cp

Dudu' ha detto...

Sì procede sempre con deduzioni;
In evidenza: posto materiale dell parte civile, della difesa, dell'accusa, del popolo, senza preferenza alcuna

"Il movente - Nel ricorso in Cassazione col quale chiede di alzare la pena a 30 anni di carcere, il pg di Milano Laura Barbaini indica come movente credibile "la passione di Stasi per un particolare tipo di pornografia in cui la donna viene rappresentata non nella propria bellezza ma nella sofferenza". In generale, per l'accusa si deve scavare nel "complesso rapporto personale e sessuale tra i protagonisti" per trovare una ragione al crimine. La difesa ribatte affermando che Stasi è stato assolto dall'accusa di pedopornografia e comunque non è provato che Chiara fosse arrabbiata con lui perché scaricava sul computer immagini pornografiche e neppure si hanno riscontri certi sulle crepe nella relazione." http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11858858/garlasco-prove-condanna-stasi-errori-pm-chiara-poggi-omicidio.html

Dudu' ha detto...

Altro articolo
"Esce il ritratto di una giovane coppia affiatata che, come scrivono i periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, rivela «elementi di significativa complicità e disinibizione anche a fronte di tematiche a sfondo erotico». Ma dalle chat recuperate dal computer di Chiara Poggi e relative al luglio 2007, quando lei era a casa e Alberto a Londra per una vacanza studio, spunta anche un altro elemento molto importante per la difesa, finora mai emerso: la conferma che il giovane avrebbe effettivamente gettato via, prima di rientrare in Italia, un paio di scarpe rosse, «forse marca Diesel». Alberto le aveva sempre ai piedi in quelle quattro settimane, come si ricava dalle foto, e non sono mai state trovate dagli inquirenti: non c’erano tra le sei paia sequestrate a casa sua. «Erano un paio vecchissime – spiegò nell’interrogatorio subito dopo il fermo – non mi ricordo più... rosse... le ho buttate a Londra... le ho lasciate nel cestino della camera». L’accusa sospetta invece che le abbia indossate per commettere il delitto e poi se ne sia liberato. L’ipotesi è la seguente: Alberto uccide Chiara con le scarpe rosse, poi le getta e qualche ora dopo, con altre scarpe ai piedi, un paio di Lacoste color bronzo, finge di trovarne il corpo ma non entra più in casa. Questo spiegherebbe perché non c’era la più piccola traccia di sangue sulle suole delle Lacoste. Invece quella chat sta a dimostrare che Alberto, anche su questo punto, non ha mentito. Il 19 luglio, alla vigilia del weekend in cui Chiara raggiungerà Alberto a Londra, nel loro dialogo a distanza via computer con Messenger i due fidanzati parlano di bagagli. Lei gli conferma che è passata a casa di lui a recuperare alcuni oggetti che deve portargli: un balsamo, uno specchietto, l'ultimo numero di una rivista militare, «Aeronautica e difesa».

Dudu' ha detto...

Segue
"E lui le chiede di tornare dai suoi a prendere anche qualcos’altro: «Volevo un altro paio di scarpe». «Ma dove le metto, ho solo un bagaglio a mano», protesta lei. Lui spiega: «Sono quelle rosse, ti ricordi? Sono un po’ vecchie e le lasciavo qui, così le finisco di usare». «Ma non le porti a casa? Le mettevi spesso. Non mi pare il caso di lasciare ai posteri un paio di scarpe». «Sì – spiega Alberto – ma si stanno rompendo. Fra un po’ le butterei lo stesso. Così non rovino quelle della Lacoste, che praticamente le ho su tutto il giorno e si stanno già un po’ sfracellando». Nelle chat i due fidanzati, tra battute scherzose, lamentele sul tempo («Piove ancora?») e sul pessimo cibo inglese, parlano a lungo di «qualcosina di intrigante» che Alberto intende portare a Chiara. Lei avverte: «Niente di porco, la tata è una ragazza per bene. Al sexy shop non so cosa puoi trovare di fine». Sull’argomento tornano pochi giorni prima del suo ritorno, quando Alberto ha comprato i «regalini sexy». Articoli come «un completino trasparente», un perizoma-reggicalze e «due gadgettini per entrambi», che lui le svela poco a poco in un malizioso gioco di indovinelli. Segue

Dudu' ha detto...

Lei non si mostra affatto turbata o scandalizzata, ma anzi sembra decisamente gradire. E lui non perde occasione per farle complimenti: «Non tutte possono permettersi le mise che il tato compra alla tata». Poi ci sono i programmi per i giorni in cui saranno da soli a Garlasco, con le rispettive famiglie in ferie: «Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola».

In un altro dialogo, al momento di salutarsi, lui per scacciare la nostalgia della distanza scrive: «Fra meno di 15 giorni ci vediamo e facciamo i piccioni per un mese intero». E lei fa progetti anche per quando, a fine mese, andranno cinque giorni da soli in Liguria: «Al mare sperimentiamo qualche giochino». In diversi passaggi delle conversazioni emerge, tra i due, anche una certa gelosia serpeggiante. Lei gli ripete più volte di «fare il bravo» e non guardare le altre ragazze del college, lui allude a «Filippo», un collega di lavoro di Chiara che le faceva un po’ la corte. Ma il tono è scherzoso e il congedo sempre uno scambio di «kiss», «smack», «tvtb». " fine

http://www.lastampa.it/2009/10/31/italia/cronache/stasi-in-chat-chiara-io-butto-le-scarpe-rosse-9B72nPLOHJJxtEcKK0180M/pagina.html

Dudu' ha detto...

Direi che ho creato un archivio, doveroso nei confronti di Stasi. Si vuole la verità o no?

" sono diversi i dialoghi che i due si sono scambiati on line: conversazioni che per Roberto Porta e Daniele Occhetti, i periti informatici nominati dal gup di Vigevano Stefano Vitelli, fanno venire a galla «elementi di significativa complicità - si legge nella loro relazione - e disinibizione anche a fronte di tematiche a sfondo erotico particolarmente ricorrenti». Come quando, nel luglio 2006, lei, soprannominata "Tata", chiede a lui, "Cuci o Tato", di mandarle via internet «il filmino», uno di quelli girati come una sorta di gioco erotico tra i due. «Quando lo guardo dovrò togliere l'audio se no divento rossa», aggiunge Chiara in un discorso che diventa via via più intimo.

Secondo i due esperti, «emergono abitudini ed aspetti caratteriali che ritraggono un legame sentimentale condiviso e di reciproco affetto» e «la partecipazione e l'iniziativa al dialogo da entrambi i soggetti in un clima che, almeno apparentemente, non manifesta contrasti o situazioni di crisi». A testimoniare ciò, le conversazioni, con molti aspetti che rientrano nella sfera della quotidianità (si va da domande reciproche su come è stata trascorsa la giornata a quello che è stato mangiato a cena, fino ai dettagli del programma del week-end lungo che i due hanno trascorso insieme a Londra) e della confidenza che esiste in un rapporto consolidato, con la promessa di Alberto che una volta rientrato dall'Inghilterra a Garlasco, dopo essersi preparato per un colloquio di lavoro, «mi fisso dalla tata», lasciando così intendere un suo possibile, temporaneo trasferimento a casa Poggi mentre la famiglia di Chiara era in vacanza." http://www.iltempo.it/cronache/2012/11/29/esaminate-le-chat-di-stasi-con-chiara-br-devo-buttare-quelle-scarpe-rosse-1.171702

Sì desume sia la voglia di stare insieme sia gli impellent lavori da svolgere/preparare -colloquio e fine tesi al 17 .
Ciao Dudù

Dudu' ha detto...

A questo punto non posso tralasciare questo però :
"ANNULLATA LA SENTENZA
Garlasco: Cassazione assolve Alberto Stasi dall’accusa di pedopornografia
Era stato condannato a 30 giorni convertiti in 2.540 euro di multa
Assolto dalla Cassazione «perché il fatto non sussiste»: questo il dispositivo della Cassazione con il quale l’ex studente della Bocconi Alberto Stasi, nuovamente sotto processo con l’accusa di aver ucciso a Garlasco la sua fidanzata Chiara Poggi, esce pulito dal processo che lo aveva condannato per detenzione di materiale pedopornografico. In primo grado, il tribunale di Vigevano, il 13 febbraio 2012 gli aveva inflitto 30 giorni di reclusione poi commutati dalla Corte di appello di Milano, lo scorso 14 marzo, nella multa di 2.540 euro di cui 1.140 in sostituzione della pena detentiva.

DEDUZIONI - È un successo per il professor Angelo Giarda che ha difeso Stasi e che nella sua arringa, innanzi agli ermellini, aveva battuto il tasto sul fatto che quelle immagini non scaricate e dunque non visionate dall’ex bocconiano «non possono essere in alcun modo il movente» per spiegare l’uccisione di Chiara. Il Sostituto procuratore generale della Cassazione Sante Spinaci, nella sua requisitoria, aveva chiesto la conferma della condanna dell’imputato ritenendo «non fondati» i motivi di ricorso.

SOFTWARE - Tuttavia il Pg non aveva nascosto che il ragionamento alla base del verdetto di condanna seguiva un percorso «deduttivo» piuttosto che basato su prove certe, in base al quale il ritrovamento sul pc di Stasi di alcune immagini pedopornografiche presupponeva che poi fossero state caricate sul disco esterno. Giarda, facendo breccia nel Collegio giudicante aveva messo in evidenza come il pc di Stasi «non avesse il software necessario per scaricare quei file, dal momento che non aveva l’applicazione E-mule ma solo il programma Morpheus, non adatto per scaricare i video. «Manca la prova che Stasi li abbia scaricati - ha rilevato il suo difensore - e manca dunque l’elemento costitutivo del reato che si perfeziona solo quando sia completata la visibilità del materiale pedopornografico». Per Giarda la condanna dell’ex bocconiano «è una macroscopica violazione di legge» anche perché la stessa perizia «non ha accertato lo scaricamento» delle immagini incriminate che sarebbero soltanto «frammenti di un contenuto molto più vasto di tipo pornografico» la cui visione e detenzione è, però, lecita. Tra circa un mese potrebbero essere pronte le motivazioni della decisione di questo verdetto estese dal consigliere Vincenzo Pezzella. Il Collegio è stato presieduto da Alfredo Teresi. (Fonte: Ansa)
http://www.corriere.it/cronache/14_gennaio_16/garlasco-cassazione-assolve-stasi-pedopornografia-389d296c-7eef-11e3-a051-6ffe94d9e387.shtml

(Perdonami Gilberto ! )

Dudu' ha detto...

Una domanda
Ma cosa gli costava ai carabinieri chiamare l'albergo per saper se hanno trovato le scarpe nel cestino? Cioe' sbatti dentro una persona -deducendo- però avendo le Chat che lo dimostrano e gli crei un alone di colpevolezza addosso?
Io mi stupisco che possano entrare a processo indagini di questo tipo

Ivana ha detto...

Per Dudù
A me interessa quanto risulta nei documenti ufficiali; per favore, segnalami i documenti ufficiali specifici in cui ci sia quanto riportato negli articoli da te citati. Grazie
Comunque, già dalla “presunta” risposta di Chiara «Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola», apparirebbe chiaramente che i genitori fossero serenamente consapevoli di una possibile vita sessuale privata tra i due fidanzati.
Credo, soprattutto, che non sarebbero partiti in vacanza se avessero nutrito preoccupazioni (anacronistiche!) sulla vita sessuale della figlia.
Qui:
http://www.quotidiano.net/file_generali/documenti/PDF/2012/03/sentenza.5.marzo.2012.pdf
nelle pagine 46; 48; 101; 102 e 252 si legge soltanto ciò di cui ero già a conoscenza.

Claudio Romiti ha detto...

Mi sembra che usare la razionalità e il buon senso in questo scandaloso caso di pessima giustizia italiota serva a ben poco. Sono sempre più convinto che il Paese nel suo complesso si stia involvendo rapidamente e a tutti i livelli verso una sorta di medioevo post-industriale. Sotto il dominio dei media, normalmente colpevolisti ad oltranza per ragioni di bottega, le persone vengono condannate sulla base del nulla. E si ha l'agghiacciante impressione che meno prove reali vi siano e maggiore è la certezza di mandare in galera un innocente. Quando a dettar legge è l'umore del popolaccio irresponsabile e ignorante, il diritto va letteralmente a farsi friggere. Altro che presunzione d'innocenza.

Dudu' ha detto...

Claudio Romiti
BEN DETTO

Ivana
" Credo, soprattutto, che non sarebbero partiti in vacanza se avessero nutrito preoccupazioni (anacronistiche!) sulla vita sessuale della figlia."

Credo che non hai figli se scrivi così, non è una colpa, sia chiaro, ma un mancato strumento per capire come dialogano i giovani nell'era dell'i-phone

Le Chat di questi due giovani - adulti - sono scritte in toni che usano i ragazzi, in forma burlona, spesso a doppio senso. Vanno prese con le pinze .

Chiara era una donna in piena maturità/attività sessuale come riscontrato dal giudice che ordinò le perizie nel merito.

In quello che ho postato -c'è- stralci di documenti ufficiali. Se non ti bastano, sono io che ti invito fare le tue ricerche e non stare ad attendere siano gli altri che te le porgono.

Ho di già postato materiale più che sufficiente per dimostrare la fondatezza delle antecedenti affermazioni.

Paolo A ha detto...

Per Dudù
Il tema scarpe è stato superato ampiamente, in quanto le scarpe dell'assassino sono un modello di scarpa marca Frau individuato proprio dai consulenti dell'accusa, così è scritto nella sentenza di condanna a pag 63 e 64, che corrispondono a pag 70 e 71. del pdf. Quindi le scarpe che Stasi aveva a Londra non sono le scarpe che hanno lasciato le impronte durante l'aggressione.
Stasi aveva un paio di scarpe Frau, ma di numero differente, ma credo che non si sia trattato dello stesso modello altrimenti se ne farebbe menzione nelle motivazioni, invece nella sentenza di condanna il tema scarpe non viene affrontato in maniera approfondita, mentre se avessero trattato adeguatamente il tema scarpe dell'aggressore si sarebbe fatta chiarezza, invece averlo tralasciato dimostra la volontà della corte di voler condannare Stasi ad ogni costo.
Le scarpe Frau non sono scarpe comunissime come le Nike o le Adidas, perciò una volta individuato il modello si sarebbe potuto chiedere ai testimoni se Stasi aveva mai usato quel tipo di scarpe, si sarebbe potuto risalire anche al negozio dove sono state acquistate insomma si sarebbero potute fare tutta un serie di accertamenti che a quanto pare non sono stati fatti.
Il fatto che non si sia potuti risalire al possesso da parte di Stasi di un modello di scarpe simili a quelle che hanno lasciato le impronte durante l'aggressione a Chiara, dimostra in maniera chiara e incontrovertibile che Stasi è innocente.

sorianablu ha detto...

@PaoloA
Ma tu scrivi sul serio o mi prendi in giro? Vuoi farmi credere che tu veramente non hai capito il discorso su raptus?? Io non riesco a credere che ti devo spiegare le cose talmente semplici.

Vedi come ti contradici, dici in maniera testuale:"Mi pare strano che ancora non sia chiaro che si tratta di un OMICIDIO RAPTUS. In criminologia gli omicidi raptus vengono definiti come reati PRIVI DI MOVENTE. Di cosa ancora parliamo??? Si, poteva essere anche il porno." Ti sei addirittura contraddetta nella stessa frase!!!!!! Inoltre scrivi in un altro intervento "Però il movente ipotizzabile NON erano i film porno, ma la collezione di Stasi!! " Quindi il movente c'è e allora perché con me dici che si è trattato di raptus?

Boooohhh??…… OK, ci provo.
Ci sono normali e ci sono i pazzi. Pazzi possono compiere qualsiasi gesto senza alcun senso e movente, quello che li passa per la mente malata. Spero che su questo ci siamo. Tra le amicizie e parentela di Chiara non c’erano i pazzi. Tra persone normali sono anche quelli che hanno qualche problema a livello mentale che non si traspare, cioè sono apparentemente normali. Esistono omicidi premeditati e quelli che accadono improvvisamente in seguito dell’esplosione di rabbia, cosidetti raptus. Ogni omicidio ha un movente, ma se per premeditare un omicidio il movente di solito è “serio”, tipo liberarsi dal concorrente, avere l’eredità, vendetta per il torto subito, etc, gli omicidi raptus vengono compiuti per motivi futili, però la rabbia esplode sempre in seguito di qualcosa, e più facile se la persona è aggressiva e violenta oppure suscettibile e complessata con le reazioni represse. La rabbia può esplodere come seguito di una lite degenerata (il caso di Eligia Ardita), in seguito di qualche parola ritenuto offensivo. Se in caso di omicidi premeditati spesso basta indagare sulla vita privata della vittima per trovare il movente, scoprire con la odiava, chi potrebbe trarre un vantaggio dalla sua morte, etc, negli omicidi raptus non è possibile scoprire un movente perché quello che è accaduto tra due persone possono sapere solo loro e se l’assassino non confessa noi possiamo solo ipotizzare il movente, e quindi questi omicidi vengono definiti come reati PRIVI DI MOVENTE. Proprio perché è impossibile con certezza sapere che cosa poteva scattare la rabbia, ma si può SOLO ipotizzare sulla base di quello che abbiamo saputo. Però la rabbia scatta pur sempre in seguito di qualcosa, veramente questo non è chiaro??
Abbiamo saputo che Stasi la sera precedente ha portato tutto a casa di Chiara per restarci, ma all’una di notte improvvisamente è andato via. Sappiamo che Chiara nella sua assenza di 10 minuti ha scaricato le foto dal pc di Stasi. Sappiamo che il pc era improvvisamente staccato. Sappiamo che ultimi giorni non avevano i rapporti sessuali. Tutto questo fa pensare a una lite. Però il motivo della lite noi non possiamo sapere, possiamo solo IPOTIZZARE. Il movente ipotizzato dall’accusa era il porno, ma NON i film che loro hanno guardato insieme, ma la collezione di Stasi, che perfino ai poliziotti è sembrata raccapricciante, e stupire i poliziotti non è facile! Io ipotizzo la lite anche per i file scaricati da Chiara, oppure per qualcosa accaduto a Londra. Però SONO SOLO IPOTESI, sia le mie che quelle della procura. E proprio per questo in criminologia gli omicidi raptus vengono definiti come reati PRIVI DI MOVENTE.

sorianablu ha detto...

@PaoloA

Stasi lo hanno condannato perché serviva un colpevole a tutti i costi e lui era quello a portata di mano.

Lo hanno condannato perché contro di lui CI SONO GLI INDIZI GRAVI E CONCORDANTI, perché il RAGIONAMENTO LOGICO PORTA SOLO IN UN'UNICA DIREZIONE, perché contro gli altri non c’è stato trovato nessun indizio. Per condannare Stasi BASTA UNA SOLA CAMMINATA, perché è assolutamente provato dalla perizia che Stasi non poteva non sporcare le scarpe e non poteva non lasciare le impronta sul pomello della porta. Il resto sono gli indizi complementari. Durante il processo Appello Bis sono stai fatti approfondimenti, però nessun elemento nuovo non ha assolto Stasi, anzi, le scarpe dell’assassino erano della taglia e del modello che porta Stasi, ed era accertato che i pedali delle bici erano scambiati.
Se tu hai qualche altra idea sul presunto colpevole allora raccontaci. Però cercando il colpevole cerca di essere realista, non fare delle ipotesi su missionari travestiti e marziani volanti, cerca di ricordare che Chiara non avrebbe mai aperto la porta a nessuno in pigiamino estivo sexy.

Il fatto che non si sia potuti risalire al possesso da parte di Stasi di un modello di scarpe simili a quelle che hanno lasciato le impronte durante l'aggressione a Chiara, dimostra in maniera chiara e incontrovertibile che Stasi è innocente

Non è così. Tra le scarpe di Stasi era anche il modello Frau, taglia 42, quindi era accertato che lui conosceva e usava questo modello di scarpe. Tra l’altro, le scarpe di assassino erano dello stesso stile di scarpe che usava Stasi. Vorrei farti notare che lui non era condannato perché portava la taglia 42, ma sulla base di gravi concordanti indizi, e soprattutto sulla base della perizia che ha accertato che Stasi non poteva non calpestare il sangue e non poteva non lasciare le impronta sul pomello della porta della cantina. E questo (insieme con gli altri elementi) dimostra in maniera chiara e incontrovertibile che Stasi è colpevole.

sorianablu ha detto...

@Paolo

si sarebbe potuto risalire anche al negozio dove sono state acquistate insomma si sarebbero potute fare tutta un serie di accertamenti che a quanto pare non sono stati fatti.

Eh, no. 7 anni dopo l'omicidio era difficile farlo.

Dudu' ha detto...

Sono d'accordo Paolo A

Ho citato le scarpe rosse ma poteva essere altro materiale per dire che su simil story si costruisca il mostro prima ancora venga fatto il processo.
Ci fú negli anni '20 un caso criminale cruento e spietato che coinvolse un innocente, Gino Girolimoni, non sò se conosci
https://www.google.it/url?sa=t&source=web&rct=j&url=http://www.poliziaedemocrazia.it/live/index.php%3Fdomain%3Darchivio%26action%3Darticolo%26idArticolo%3D340&ved=0ahUKEwjw2eqo16_KAhUB2hQKHbPBADoQFggkMAI&usg=AFQjCNGg59sp8nDvKv41-f-1qt15JRdOsg

La caparbietà di uomo di tutto rispetto, aiutato da testimoni a cui diede credito portarono alla chiusura del caso ma alla rovina di un innocente.
Ad un potenziale uomo di tutto rispetto si rivolse l'appello dell'Avv Giarda :
http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/477945/Delitto-di-garlasco---C.html

Meglio non far ipotesi scritte
La storia è materia in costante divenire

sorianablu ha detto...

@Dudù
Le scarpe dell’assassino non erano Disel, ma Frau, taglia 42; quindi non c’era nessun bisogno di cercare a Londra i Disel; Però dal pc di Stasi è scomparsa stranamente una cartella delle sue foto, cioè foto non porno…

Quello che hai raccolto è una miscela di fatti veri, invenzioni e giramenti della frittata. Prima di tutto vorrei chiarire SULLA PEDOPORNOGRAFIA, perchè quello che ha scritto Giarda non è vero.

Non è affatto difficile scaricare questo tipo di file, e non per forza devono trovarsi solo su Emule. Stasi era assolto perché i residui di file di pedopornografia erano cancellati, e siccome il reato è la detenzione di file allora Stasi era giustamente assolto. Però per avere questi residui Stasi aveva dovuto avere prima i file completi. E devo farti notare che ERA SCOMPARSA una chiavetta e che non sappiamo se Stasi non avesse qualche disco esterno nascosto. E’ vero che navigando sui siti porno nel pc rimangono le tracce e scaricamenti involontari, però PER AVERE RESIDUI di scaricamenti involontari di file pedoporno SI DOVEVA VISITARE i siti pedoporno, e quindi è pacifico che Stasi li abbia guardati. Potete fare uno sperimento: navigate tutta la notte in vari siti “normali” di porno e dopo guardate nella cartella cash, vi assicuro che NON troverete niente di simile a pedoporno. Cioè è pacifico che Stasi navigava in siti non proprio normali, e la conferma è anche la sua collezione non proprio normale.

Hanno trovato su una chiavetta di Chiara i file archiviati come "pedofilia 1, 2 e 3" che riportano gli articoli su pedofilia: «Chi sono davvero i pedofili? Sono vittime di una patologia dell'istinto o di una devianza psicosociale?». File scaricati da internet che vennero salvati sulla chiavetta di Chiara soltanto pochi mesi prima che la ragazza venisse uccisa.

Quello che mi sorprende è la tua frase “Quanta ipocrisia! I propri figli da difendere, quelli degli altri da sputtanare” perché io vedo l’ipocrisia nel NON voler vedere chi è Stasi realmente e voler mettere Chiara (che ha guardato solo qualche filmino con il fidanzato) a livello di una persona malata. Penso che a venti anni TUTTI ogni tanto guardano i film porno, ma non credo che tutti abbiano una collezione come quella di Stasi, che a livello mentale si avvicina alla parafilia se non alla vera e propria malattia mentale Non tutti hanno nel proprio pc circa 17 mila foto, video con le violenze sessuali, e residui di pedoporno visitati prima!
Nessuno sputtana la “povera vittima” Stasi se non lui stesso.

Nel pc di Stasi hanno trovato un vero e proprio archivio a luci rosse, catalogate in maniera a dir poco maniacale, segno che ci passava molto tempo, ordinato minuziosamente in una cartella apparentemente anonima (Militari) e in 11 sottocartelle dai nomi piuttosto eloquenti. "Collant", "mature", "pregnat", "orgy", "virgins", "forced". 7064 immagini e 542 filmati, ai quali si aggiungono altre 10.379 foto e 332 video salvati su un disco rigido esterno trovati da periti nonostante Stasi ne avesse cancellato, in parte, i contenuti più spinti. Si va dagli scatti "rubati" con il cellulare di calzature e biancheria intima femminile, a scene che hanno per protagoniste donne incinte, donne anziane e gli abusi e stupri più o meno simulati Se sono state definite "raccapriccianti" perfino dai poliziotti che le hanno visionate, allora immagina te. I periti che le hanno visti le hanno definite come “estremamente orribili “.

sorianablu ha detto...

Però non c’è nessuna prova che Chiara abbia mai visto la collezione di Stasi, e non c’è nessuna prova che lei condivideva i suoi gusti. E sinceramente non penso che l’avrei condiviso, questo risulta anche dalle chat che hai citato. Dalle chat vediamo una coppia normale con una vita sessuale normale, non patologica. Però quello invece che vediamo nel pc di Stasi parla della patologia, questo è il problema. E proprio da questo derivano le IPOTESI degli inquirenti su UN POSSIBILE MOVENTE. E se qualche giornale “scopre” che anche Chiara ha guardato un film insieme con Stasi questo non cambia l’ipotesi della possibile lite per i file porno hard.

Quello che hai scritto conferma che parlare in termini “condividevano i gusti sessuali” è un’esagerazione. Da quello che citi tu esce Chiara più timida che perfino potesse aspettare, dice parlando del film che ha fatto con il proprio fidanzato «Quando lo guardo dovrò togliere l'audio se no divento rossa»! «Niente di porco, la tata è una ragazza per bene. Al sexy shop non so cosa puoi trovare di fine» dice Chiara, però quello che vediamo nel pc di Stasi è proprio porco. Qualcuno possa pensare che lei lo condivideva?

non è provato che Chiara fosse arrabbiata con lui perché scaricava sul computer immagini pornografiche ------- però se avessi saputo che cosa scarica Stasi si sarebbe arrabbiata eccome. Un conto è «un completino trasparente, un perizoma-reggicalze e due gadgettini per entrambi», e tutt’altra cosa la collezione di Stasi.

Lei non si mostra affatto turbata o scandalizzata, ma anzi sembra decisamente gradire ----- C’è qualcuno che potesse essere turbato da un perizoma-reggicalze???..... O_O …… non so, forse a 13 anni?

Il computer era il solo in casa Poggi ed è sempre stato usato sia da Chiara sia dal fratello Marco, 21 anni. Tutti i collegamenti risultavano con il solo nome di Chiara. --------- È ovvio. Se qualcuno a casa mia guardasse qualcosa nella mia assenza i collegamenti risultassero con il mio nome.
Alcuni dei siti, per esempio, risultano visionati fra il 5 e il 13 agosto 2007, quando in casa Poggi c'era soltanto lei. Ma è anche vero che in buona parte quelle consultazioni riguardano negozi-web di oggettistica erotica e orari in cui (stando alle ricostruzioni dell'indagine) Alberto era in compagnia di Chiara. --------------- INFATTI

[ nota : si come no, va dalla fidanzata guardare i film pornografici di nascosto!]
E che c’entrano i film che probabilmente Stasi guardava non nascosto, ma con Chiara, se quello che viene ipotizzato come movente della lite è LA COLLEZIONE di Stasi, NON i film che guardavano? C’è una bella differenza tra un normale film porno e una collezione che deduce una perversione.

Quanto al Libero, ho già scritto che era denunciato da genitori di Chiara per la diffamazione e per aver diffuso con lo scopo di soop le NOTIZIE FALSE, quindi magari non citare almeno la spazzatura come Libero. Quello che scrive Cristiana Lodo è in parte falso, in parte ridicolo, per esempio:

Lui perverso carnefice; lei vittima ignara delle sue manie sessuali. ------- lei lo scrive con ironia, però il fatto rimane il fatto: lui esce come una persona perversa, ma lei oltre di essere vittima, sembra di non sapere della sua collezione. Quindi la Lodo ‘sta ironia gratuita poteva anche risparmiare. Dopo lei scrive:
Come poteva la povera Chiara non sapere dei contenuti del pc di Alberto? E come si può pensare a una sua reazione di ripugnanza scoprendo che Alberto consultava siti hard --------- la porella confonde apposta due cose diverse: i contenuti del pc di Alberto e navigare in siti porno, fa finta di non capire la differenza, ma proprio per questo che la tengono in Libero. :-) Ed è ovvio che Chiara poteva non sapere dei contenuti del pc non suo!

sorianablu ha detto...



Del resto, tutti i ms scambiati confermano che Stasi aveva intenzione di stare con Chiara durante l’assenza di suoi genitori («Mi fisso dalla tata – promette Alberto – ma i tuoi lo sanno che poi dormo da te?». «Sì – risponde lei – e sono contenti. Non vogliono che sto a casa da sola»), ma che lui aveva la “volontà di essere lasciato tranquillo perché doveva preparare il colloquio e scrivere la tesi.” risulta SOLO dalle parole di Stasi e lui aveva tutti i motivi per dire ciò. Però i fatti dicono che lui lavorava perfettamente sulla tesi a casa di Chiara, che lei gli aiutava e che il 13 agosto, quando lui era da solo a casa, il suo lavoro era svogliato e scarso. Scusate, ma non credo che scrivere (o correggere) solo due pagine in 5 ore possa essere definito “proficuo”.

sorianablu ha detto...


Quello che dice l'avvocato Giarda nell'articolo è vergognoso. Punta il dito su una ragazza anoressica che nn avrebbe manco potuto alzare il martello, che schifo l'avvocato.

Se gli avvocati avessero creduto nell'innocenza di Stasi allora non si sarebbero opposti all'approfondimento delle perizie! Ma si sono guardati bene a farlo, chissa perchè! Se avessero creduto veramente allora avrebbero pensato che gli approfondimenti sui capelli nella mano di Chiara e le tracce sotto le unghie potessero portare a una terza persona! Incommentabile

E' un'ulteriore conferma che Libero è solo una spazzatura, uno dei giornali peggiori esistenti, e non a caso sia Libero che Feltri erano denunciato numerose volte per la diffamazione e i falsi scoop.
Durante la trasmissione Porta a porta (2009) Feltri ha iniziato a fare le illazioni su Chiara e sui porno, però è stato sbugiardato dall'avvocato di famiglia Poggi Tizzoni. Si vede che a Feltri non interessa la verità e le spiegazioni dell’avvocato, se anche nel 2015 (!!) ripete sempre le stese cose e si ripete lo stesso scenario con Tizzoni.
Durane la trasmissione di Quarto Grado in onda nel giorno della sentenza (12.12.2015) Feltri ha continuato imperterrito il suo solito discorso che “non hanno indagato sulla vita di Chiara in ultimi 20 giorni .. non sto insinuando nulla….” Gli ha risposto Tizzoni: “La procura ha analizzato non solo ultimi 20 giorni, ma l’ultimo anno di vita di Chiara e della sua famiglia; è stato facile a chiarire che non aveva nessun altro rapporto di intimità”


Paolo A ha detto...

Per Sorianablu
IL movente è il motivo per cui avviene l'omicidio, se non sbaglio nel codice penale è prevista un'aggravante "per futili motivi", quindi il motivo o movente è sempre presente in un omicidio volontario, che venga scoperto o meno. Nel caso di Garlasco il motivo dell'omicidio non è stato accertato e lo dice la sentenza di condanna a pag 125 del pdf della sentenza o pag 120 della sentenza stessa.

Per quanto riguarda le scarpe, Stasi aveva un paio di scarpe Frau taglia 43, quindi di numero differente da quelle indossate dall'assalitore e questo è scritto nella sentenza di condanna a pag 117 o pag 122 del pdf, mentre la taglia delle scarpe dell'assassino erano n°42 pag 70 e 71 del pdf della sentenza, accertamento condotto da consulenti del PG, quindi all'epoca del primo processo d'appello e non 7 anni dopo.
Comunque anche sul tema scarpe si sarebbe potuto approfondire molto di più, sarebbe bastato trovare un paio di scarpe uguali a quelle dell'aggressore e chiedere ai testimoni se Stasi avesse mai posseduto un paio di scarpe simili, inoltre si sarebbe potuto accertare se quel numero di scarpe calzava ai piedi di Stasi oppure erano di una misura inferiore, si sarebbe potuto cercare il negozio dove sono state acquistate, chi vendeva quel tipo di scarpe,l'unico accertamento fatto riguarda i movimenti bancari per ricercare gli acquisti con carte di credito o bancomat e anche quelle ricerche non hanno portato a nulla, insomma si sarebbe potuto fare molto ma non si è fatto, oppure si è fatto ma non è stato depositato nel fascicolo processuale. Ripeto Stasi doveva essere condannato ad ogni costo, altrimenti non si spiega l'anomalia dell'iter processuale, che ha visto dopo due assoluzioni l'annullamento del processo in Cassazione, una condanna nel secondo processo d'appello e conferma della Cassazione. Questa è un'anomalia mai vista.

Ivana ha detto...

Dudù, rispondo al tuo commento del 16 gennaio 2016 22:30:00

Sono madre (mia figlia è, ormai, maggiorenne) e non mi preoccupa DI CERTO, la sua attività sessuale!
Sono convinta che anche i genitori di Chiara NON se ne preoccupassero e ritengo significativa la loro partenza per le vacanze; ciò che hai postato non riguarda la documentazione ufficiale, non riguarda lettere scritte direttamente dai familiari, per cui non lo prendo in considerazione; ho letto volentieri i documenti ufficiali segnalati e ne ho ricercato altri segnalandoli a mia volta; NON ho trovato, nei documenti ufficiali da me letti, alcun accenno sulle eventuali (e anacronistiche!) preoccupazioni dei genitori sulla vita sessuale della figlia!

sorianablu ha detto...

PaoloA,
La taglia delle scarpe di Stasi era soprattutto 42, però lui aveva anche le scarpe delle taglie 41 e 43, a differenza dal modello;
La taglia e il modello delle scarpe dell’assassino erano accertati durante il Processo D’Appello Bis che è iniziato il 9 aprile del 2014, cioè 7 anni dopo l’omicidio (2014-2007=7)

non si spiega l'anomalia dell'iter processuale, che ha visto dopo due assoluzioni l'annullamento del processo in Cassazione,

SE leggessi le motivazioni della Cassazione che ha annullato l’assoluzione allora a te sarebbe stato CHIARO perché il processo era rimandato. Ritengo l’anomalia il rifiuto di approfondire le perizie, e assolvere sulla base di perizie incomplete.

sorianablu ha detto...


Non capisco come c’è sempre qualcuno che scrive l’ennesima volta che se Stasi era due volte assolto allora è innocente! Seguendo la stessa logica, se Amanda e Raffaele erano due volte condannati, allora sono colpevoli?

Ma veramente a qualcuno possa sembrare normale che la Corte D’Appello ha rigettato tutte le richieste di approfondimento delle perizie? Compito del processo è ACCERTARE LA VERITÀ ed è INAMMISSIBILE ASSOLVERE UN IMPUTATO RIFIUTANDO DI APPROFONDIRE LE PERIZIE. E quindi palese che aveva ragione La Cassazione ad annullare l’assoluzione e rimandare a rifare il processo. Ecco il lungo elenco delle motivazioni:

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2013/11/Stasi1.pdf
http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2013/11/Stasi2.pdf

La prima perizia sulla camminata era superficiale e incompleta, perché non ha tenuto conto del percorso dichiarato da Stasi. Dalla perizia erano esclusi due gradini della scala (stretta e ripida), particolarmente imbrattati di sangue. Per effettuare la camminata Stasi avrebbe dovuto fare i passi troppo lunghi e innaturali. Per evitare di calpestare le macchie Stasi, secondo la prima perizia, doveva tenersi a destra, però questo era impossibile perché a destra c’era un ostacolo, una porta aperta, che era “dimenticata” nella perizia. La perizia non ha tenuto conto che Stasi doveva aprire la porta della cantina per “scoprire” il corpo e che la porta si apriva con difficoltà. A proposito, sul pomello della porta non sono state trovate le impronta , però se Stasi avesse veramente aperto la porta (con difficoltà a detta sua) non poteva assolutamente non lasciarle.
Ma veramente qualcuno pensa che sia giusto assolvere un imputato sulla base di una simile perizia??

Durante l’Appello Bis erano rifatte ed approfondite le perizie e sono stati trovati i nuovi elementi. La perizia sulla camminata era estesa sui due gradini della scala; rifatte le perizie sulle scarpe e sui tappetini; era stabilita la marca e la taglia delle scarpe dell’aggressore; era chiarita la questione della bicicletta nera e lo scambio di pedali; e anche di capelli in mano di Chiara e delle tracce sotto le unghie. Tutti elementi finalmente sono stati valutati nel loro insieme, esattamente come era chiesto dalla Cassazione.

La Sentenza della Corte D’Appello Bis:

http://www.giustiziami.it/gm/wp-content/uploads/2015/03/Garlasco-appello-bis.pdf

sorianablu ha detto...

Sinceramente non ho capito se Dudù sia una donna o un uomo (veramente non ricordo il sesso del cagnolino di Pascale, sembra che sia un maschietto?) ……. e quindi se sia un uomo allora potrei dedurre (da quello che ha scritto su Chiara) che semplicemente non ci ha riflettuto su alcuni aspetti legati al porno.

E qui siamo sul campo di sessopatologia, dove dovrebbero esprimersi specialisti, però ci provo, anche perché sul tema avevo letto qualcosa.

Il fatto è che le donne, a differenza dai maschi, in generale non si eccitano davanti a porno, non ne hanno bisogno, e se guardano, li guardano o per curiosità o per assecondare il suo partner (soprattutto a 20-30 anni, non parliamo adesso di cougar di 50-70 anni!) Le donne di solito non fanno la raccolta delle foto e film porno. Cioè è assolutamente sbagliato dire che Chiara “condivideva il piacere”, perchè il piacere era tutto di Stasi. Gli uomini invece guardano i porno per eccitarsi, è pacifico. Ovviamente, sappiamo poco della vita di Stasi, ma qualcosa cmq sappiamo per fare alcuni deduzioni. Sappiamo che la relazione precedente di Stasi, che durava ben 3 anni, era completamente in bianco, però in età di 17-20 anni i ragazzi sono in piena tempesta ormonale e stare in bianco mica è facile. Da qui possiamo dedurre che la passione per porno era nata proprio in quei anni. Cioè Stasi, scusate, guardava il porno per masturbare, vista impossibilità di avere i rapporti normali.

Se un uomo all’età di 40-50 anni passasse 3 anni in bianco avrebbe avuto dopo molte difficoltà a reiniziare i rapporti, probabilmente avrebbe dovuto rivolgersi ai specialisti. All’età di 20 anni, ovviamente, la funzione è recuperabile molto più facile. Però l’abitudine di ben tre anni rimane, però il senso di inadeguatezza rimane, forse qualche complesso, forse l’ansia di prestazioni. Se Stasi ha continuato a raccogliere i porno, quindi vuol dire che ne aveva il bisogno sul piano fisico. E dalla sua collazione raccapricciante si può dedurre che per eccitarsi aveva bisogno di guardare le scene sempre e sempre più spinte.

Perfino se immaginarlo innocente, allora è chiaro che Stasi ha preferito ritornare a casa a masturbare davanti al porno invece di stare con la propria fidanzata. Se era chiarito che Chiara in assenza di Stasi non guardava i porno, ma li guardava SOLO nel periodo dal 5 al 12 agosto e SOLO nelle ore quando era in compagnia di Stasi, vuol dire che a lui ormai non bastava avere accanto la fidanzata, che per eccitarsi doveva guardare i film porno e Chiara lo assecondava. Però questo indica un problema: una coppia giovane, che sta insieme non 10 anni, ma 4, aveva bisogno di stimoli esterni. E su questo CERTO che potrebbero nascere incomprensioni e litigi. A quale donna sarebbe piaciuto se il proprio uomo accanto si eccitasse solo guardando i film porno? Va bene uno-due volte, ok, ma prima o poi si può anche stufare, no? E da qui potrebbero anche nascere i rimproveri. Quindi inquirenti fanno bene a ipotizzare come uno di possibili moventi un litigio per il porno, e non c’entra niente se Chiara guardava ogni tanto con Stasi questi film. Prima guardava, ma dopo poteva anche dire “ma che cavolo, mo basta!” E se sappiamo che Chiara si è approfittata di soli 10 minuti di assenza di Stasi per scaricare velocemente dal suo pc la cartella con le foto di Londra, vuol dire che aveva qualche sospetto che voleva chiarire. E anche su questo si poteva nascere una litigata. Non so a voi, ma a me non sarebbe piaciuto per niente se nella mia assenza il mio uomo toccasse il mio pc, io avrei fatto un putiferio, vi assicuro. Sappiamo che ultimi giorni Stasi dormiva a casa di Chiara senza avere i rapporti. Lui ha spiegato con qualche problema di Chiara, ma non sono stati trovati degli riscontri, Chiara non aveva niente. Quindi o lui abbia detto le bugie per non far trasparire la lite tra di loro, oppure era Chiara a non volerlo più, adattano una scusa. In ogni caso questo indica chiaramente i problemi in coppia. Quindi le ipotesi degli inquirenti su possibile movente non sono campate in aria.

Dudu' ha detto...

Bellissima!!!

" Quindi le ipotesi degli inquirenti su possibile movente non sono campate in aria. "

Vanna ha detto...

Ciao Gilberto,
ho letto l'articolo ed è molto interessante la tua analisi sul personaggio Stasi.
Questo caso lo conosco poco e non ho avuto tempo per approfondirlo, ma è certo che come lo vidi in tv non mi piacque punto e molta perplessità mi suscitò.

Se ciò che riporta Sorianablu fosse vero, allora doveva avere dei problemi delicati che solo l'anamnesi del suo profondo potrebbe investigare sia per poter escludere completamente la sua partecipazione diretta all'assassinio,sia per accusarlo.
Comunque, vista la condanna, le motivazioni di disturbi sessuali potrebbero esserci ma, ripeto, non ho approfondito.

sorianablu ha detto...

Vanna, io penso che qualsiasi assassino necessita dell’ anamnesi del suo profondo perché l’omicidio di per se, secondo me, denota una patologia e qualcosa che non funziona a livello mentale, e sia nei casi di raptus che negli omicidi premeditati. Però questo riguarda solo il movente, per capire i processi mentali che possono portare a una simile reazione inaspettata.
Però non è mica semplice….. Cit. dall’articolo sui raptus: “Di fatto i delitti o tentati omicidi raptus ci dicono che, dopo circa un secolo di studi più o meno scientifici sulla mente umana, quello che sappiamo sul suo funzionamento e sulle sue logiche è ancora poco”
Stasi non ha voluto sottoporsi a una perizia e ovviamente nessuno lo poteva obbligare. Secondo me sarebbe interessante invece se sottoponessi a una seduta d’ ipnosi, potrebbero uscire fuori le cose interessanti. E se lui si proclama innocente allora non dovrebbe averne paura, vero?
Però se tu dici che per poter escludere completamente la sua partecipazione diretta o per accusarlo si deve fare l’anamnesi del suo profondo non sono d’accordo. Stasi non era accusato sulla base delle ipotesi degli inquirenti sui suoi ipotetici disturbi, ma sulla base di elementi concreti, sulla base delle perizie e ragionamento logico. Se leggi con calma tutta la discussione sotto l’articolo e soprattutto se leggerai i documenti citati, allora sicuramente potresti capirne di più sul caso che dici di conoscere poco.

sorianablu ha detto...


Ritornando al discorso sui pedali lavati con la candeggina e le tracce ematiche.
Ho chiesto il parere a una mia amica-biologa ricercatrice e lei ha risposto che elimina le tracce completamente solo l’immersione in candeggina per diversi minuti. Se però passare solo un panno bagnato con "qualcosa tipo candeggina" non basta. Ad esempio l'amuchina o acqua e candeggina o acqua e un detergente a base di candeggina o ammoniaca non basta, e quindi le tracce RIMANGONO.
Quindi è passibile la situazione che i pedali erano lavati con qualche sostanza tipo candeggina e le tracce erano rimaste. Poteva essere che a casa non era la candeggina (o l’amuchina) a sufficienza e pensava che bastasse. D’altronde di certo non poteva andare a comprarla.

Hobgob ha detto...

Ma vogliamo poi parlare dell'assurdità della datazione dell'ora della morte!! Chi segue il blog sa perfettamente che non è una scienza neppure lontanamente esatta eppure qui l'anatomo patologo è riuscito a racchiudere l'evento in un range di pochi minuti (casualmente quelli in cui il condannato non aveva alibi).

sorianablu ha detto...

@Hobgob

Le analisi sulla base della temperatura ambientale e rettale ha dato la margine di possibile ora di morte di quasi 8 ore: dalle 7.00 fino alle 14.30; però gli altri dati come il contenuto gastrico, le persiane abbassate, il pigiama di Chiara; il non rispondere alle chiamate, il letto disfatto e altro, hanno aiutato a stabilire l’ora di morte con la precisione.

Hobgob ha detto...

Soriana è impossibile stabilire l'ora della morte con una precisione di pochi minuti con i dati forniti. Probabilmente sei nuova del forum, in passato ci sono state diverse interessantissime discussioni in merito con esperti che hanno chiarito la cosa oltre ogni dubbio.

Eppure si continuano a trovare periti in Italia che eseguono perizie con dei delta brevissimi anche dopo mesi dal ritrovamento del corpo (vedasi caso yara dove si è toccato il fondo), stranamente gli orari che rilevano sono sempre favorevoli all'accusa.

Ma in fin dei conti in Italia abbiamo i periti magici che sono in grado di trovare residui di promezio....

sorianablu ha detto...

@Hobgob

Forse non ho letto tutti gli interventi su forum, ma anch'io so benissimo che è impossibile stabilire l'ora della morte con la precisione di pochi minuti, ed ho fatto pure un esempio dalla perizia dove la margine di morte di Chiara aveva ben 8 ore. Però, basandosi SOLO sulla temperatura ambientale e rettale.
Se invece prendere in considerazione il contenuto gastrico allora il quadro è diverso. Sappiamo che Chiara ha preso da sola la colazione e se la colazione rimane nello stomaco quindi è morta poco dopo. Se Chiara ha disattivato l'allarme alle 9.12 allora fino alle 9.12 era viva. Se dopo le 9.45 non rispondeva a nessuna chiamata e non ha richiamato vuol dire che era morta con grande probabilità. Se aver disinserito l'allarme no ha alzato le persiane, non ha rifatto il letto,ed era in pigiama, vuol dire che è morta dalle 9.20 alle 9.45. Lo possiamo dire con la precisione SOLO perchè valutiamo tutti gli elementi insieme, non solo la temperatura. Quindi non si tratta di "periti magici", nessuno lo è. Ed è ovvio che non in tutti i casi ci aiutano gli altri elementi, in molto casi non ci sono.

Hobgob ha detto...

Ripeto Soriana sono tutte cose indiziarie io, per esempio, non alzo mai le persiane quando sono a casa (preferisco la luce delle lampade)e rimango in pigiamo se non devo uscire.

Per quanto concerne il contenuto gastrico e' stato dimostrato che non esiste una semplice formuletta per calcolare il tempo necessario. Cambia da persona a persona e le variabili in gioco sono molteplici. Per esempio io che faccio palestra e mangio 5 volte al giorno avro' una digestione ben piu' veloce di una persona della mia stessa eta' e stazza.

Infine io, come tantissime altre persone, a volte non rispondo al cell semplicemente perche' non lo sento/e'scarico/e' silenziato.

Dudu' ha detto...

E se Chiara non avesse risposto perchè era in compagnia di qualcuno e forse non era il caso lo scoprisse il suo fidanzato...

Io la mano sul fuoco non la metto nemmeno per la povera Chiara che ci rimise la vita, purtroppo.

Le ultime news sul caso:
Investigazioni private della difesa hanno portato a nuove indagini su Andrea Sempio. Vedremo cosa succederà ,per ora posto questa intervista :
http://bit.ly/2iFdv9Z

Omicidio Garlasco, il biologo e il Dna che riapre il caso: "Ho analizzato dati trascurati"
"Identici i profili trovati sulla bottiglietta e sulle unghie di Chiara"
di GABRIELE MORONIUltimo aggiornamento: 27 dicembre 2016

Garlasco, sì alla revisione del processo. Quelle telefonate del nuovo indagato
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Garlasco, 27 dicembre 2016 - È il biologo forense che ha effettuato la comparazione fra i due Dna. Ha riscontrato la perfetta compatibilità del profilo del cromosoma Y trovato sulle unghie del quinto dito della mano destra e del primo dito della mano sinistra di Chiara Poggi con il profilo genetico del cromosoma Y ottenuto da un cucchiaino e da una bottiglietta d’acqua: quello che dovrebbe ricondurre ad Andrea Sempio. Pasquale Linarello, calabrese di origine, trapiantato a Bologna, ufficiale del Ris di Parma dal 1999 al 2002, dirige attualmente la sezione di Genetica forense del laboratorio “Genoma” di Milano.
Dottor Linarello, come è arrivato a questo match?
«Ho confrontato i dati relativi alla perizia sulle unghie della vittima, eseguita dal professor De Stefano, con il profilo genetico che era stato estrapolato da un altro laboratorio. Un’agenzia investigativa milanese mi ha infatti fornito i profili della perizia De Stefano, anche se inizialmente io non sapevo che fosse quello il riferimento, perché eseguissi la comparazione con il profilo che la stessa agenzia aveva raccolto dal cucchiaino e dalla bottiglietta e che un altro laboratorio aveva già analizzato».
Con quale risultato?
«I due profili del cromosoma Y sono identici, anche se quello ottenuto dal professor De Stefano è parzialmente interpretabile per 14 delle 17 regioni esaminate. In alcune regioni, due o tre non di più, c’è una contaminazione, ossia la presenza di un altro soggetto maschio. I due profili sono però assolutamente identici. Devo precisare che il cromosoma Y non consente di individuare un singolo soggetto, bensì la linea maschile di una famiglia. A questo punto l’avvocato Fabio Giarda e l’avvocato Giada Bocellari mi hanno conferito un incarico formale comunicandomi che un profilo era un risultato ottenuto dal perito De Stefano e l’altro apparteneva a un nuovo soggetto».
C’è chi come il generale Garofano, ex comandante del Ris, ha espresso dubbi e perplessità sul risultato.
«Quello che posso dire è che mi sono basato sui profili che il professor De Stefano aveva ritenuto poco significativi. Al di là delle conclusioni della perizia, ho ricevuto i dati grezzi e ho lavorato su quelli. Ho valutato i tracciati elettroforetici relativi ai profili genetici ottenuti dal professor De Stefano dal ‘lavaggio’ delle unghie di Chiara Poggi nella loro interezza, e non come ho sentito dire sotto le unghie. Ho confrontato poi questi tracciati con i profili che facevano parte del materiale in possesso dei difensori e ho tratto le mie conclusioni. In altre parole ho lavorato sui dati di partenza».
Qual è la conclusione?
«Il profilo maschile ottenuto dalle unghie di Chiara Poggi è identico al profilo ottenuto dal cucchiaino e dalla bottiglietta. Ci tengo a precisare però che questo è uno spunto investigativo che la difesa ha doverosamente voluto fornire e che andrà attentamente valutato dall’autorità giudiziaria. Non è un dato conclusivo, ma il punto di partenza di un’attività d’indagine, che, alla luce di questi risultati, andrà estesa e assolutamente integrata con altri elementi che gli inquirenti avranno la possibilità di acquisire».