mercoledì 29 luglio 2015

Elena Ceste. Per convincere il giudice a condannare Michele Buoniconti l'accusa bara e porta in aula un perito e la sua perizia che non tiene conto né di quanto appurato dai carabinieri né della relazione tecnica sulle celle telefoniche del ROS


La settimana scorsa si è conclusa un'altra udienza del processo intentato contro Michele Buoninconti, la prossima sarà a settembre, e ancora una volta si è avuta la prova che quando si imbastiscono processi indiziari, specialmente quelli seguiti dai media, le regole giuridiche vengono stravolte e il cambio di metodo procura gravi danni collaterali a chi vi partecipa attivamente. Infatti, all'uscita dal tribunale gli avvocati di parte civile hanno commentato quanto accaduto in aula in maniera a dir poco disdicevole. La frase detta ai giornalisti, "è finita con un tre a zero per noi e la procura", sta a dimostrare che i familiari di Elena si sono arresi e neppure più cercano la vera verità. In pratica, la parte civile anziché crearsi una autonoma convinzione, studiando le carte e accomunando allo sviluppo delle indagini gli eventi ritenuti sicuri (la cosa migliore da fare se si vuol giungere a una verità logica e probabile), come capita sempre più spesso si è appiattita alla procura e con questa sta facendo il cosiddetto gioco di squadra... affinché l'imputato venga condannato. Ma perché i due legali si sono mostrati euforici? Non certo perché, se suo marito venisse giudicato colpevole, Elena tornerà dai suoi figli e dai suoi genitori come se niente fosse accaduto. Non certo perché il loro medico legale ha detto al giudice che è giunto alla conclusione dello strangolamento per esclusione (di sicuro, visto che le ossa del collo non si son potute analizzare perché non trovate, se avesse lavorato per la difesa avrebbe escluso l'omicidio e sarebbe giunto a un'altra conclusione). Ed allora, perché l'accusa era così felice dopo l'udienza del 22 luglio? Il motivo ve lo dico io... seguitemi:

Purtroppo per la giusta giustizia, è successo che sui tragitti in auto di Michele Buoninconti, ipotizzati in base alle celle telefoniche agganciate dalle sue telefonate successive alla scomparsa, il giudice abbia deciso di ascoltare in aula solo il perito della procura escludendo quello della difesa. Questa è stata la grande vittoria incassata dall'accusa! Il giudice, pur avendo integrato il fascicolo procedurale con la perizia eseguita dall'ingegner Paolo Reale (a cui ha collaborato l'ingegner Daniele Peroni), ha impedito allo stesso Paolo Reale di confutare in maniera lampante, con elementi soggettivi, le asserzioni del collega che lavora per l'accusa e con la sua perizia ha dimostrato ai professionisti del settore che la matematica e le celle telefoniche gli sono un pochino ostiche (probabilmente anche grazie ai procuratori che avendo fretta di arrestare l'hanno costretto a lavorare senza consegnarli gli incartamenti giusti). 

Prima di verificare quanto scritto in perizia facciamo un passo indietro e vediamo su cosa si basa la tesi dell'accusa. Per la dottoressa Laura Deodato, procuratore di Asti ora pubblico ministero al processo contro Michele Buoninconti, Elena Ceste è stata uccisa nel suo letto dal marito che poi ha occultato il cadavere nel Rio Mersa. Dovete sapere che l'autopsia non è stata in grado di stabilire una giusta causa della morte e che il patologo ha solo potuto constatare che la donna non è stata né picchiata, né attinta da colpi di arma da fuoco, né colpita da lame affilate. Questo fa capire come ogni ipotesi che si prospetti su un eventuale assassinio possa essere unicamente induttiva e, usando un minimo pregiudizio, anche stravolta a piacimento. Infatti, l'ipotesi che ha usato la procura per chiedere il processo è certamente pregiudizievole e induttiva. In pratica, il Pm ha fatto un ragionamento simile a questo: Michele Buoninconti era il marito di Elena Ceste e visto che al mondo ci sono mariti che uccidono le proprie mogli, Michele Buoninconti ha ucciso Elena Ceste

Naturalmente esistevano altri modi per capire in maniera migliore gli eventi accaduti a Costigliole d'Asti la mattina del 24 gennaio 2014. Non metodi induttivi basati sul pregiudizio, ma metodi deduttivi basati sulla concretezza delle indagini. Come, ad esempio, considerare nel giusto verso gli orari delle telefonate inviate dal cellulare di Buoninconti - dopo il suo ritorno a casa dall'aver portato i figli a scuola - e i verbali testimoniali dei suoi vicini. Quando si cerca la verità non si può lavorare solo sul "particolare" e con questo creare l'indizio buono a condannare. Il particolare se ne frega del totale e porta fuori strada. Se si vuol periziare al meglio - e davvero giungere a una conclusione logica - si devono unire in maniera armonica tutti gli elementi a disposizione e ragionare sull'insieme. Se nel caso in questione si fosse scelto questo giusto metodo, forse nessuno avrebbe arrestato il marito di Elena Ceste. Ma la procura ha scelto di agire diversamente e ora la dottoressa Deodato sostiene che si è in presenza di un omicidio e che Michele Buoninconti aveva tanto tempo a sua disposizione per poterlo commettere, prima di passare dai vicini e andare a Govone ad accendere la caldaia. Sarà vero?

Iniziamo col dire che pur non essendovi certezza su come sia morta Elena Ceste, se ogni riscontro si mostra professionale e va aldilà del ragionevole dubbio tutto può essere e tutto si può accettare: anche che il marito sia un assassino e venga condannato. Ma la dottoressa Deodato l'avrà superato il ragionevole dubbio? Non è che lo vede ancora avanti a sé e pur spingendo sull'acceleratore non riesce a raggiungerlo?

Vediamo come l'ha ragionata e spiegata al Gip quando ha chiesto l'arresto di Buoninconti. Per lei il crimine si sarebbe perpetrato e completato fra le 8:42 e le 9:08. In pratica, dopo aver portato i figli a scuola ed aver fatto vari giri in paese, il pompiere sarebbe tornato a casa alle 8:42 ed avrebbe avuto a disposizione ben 26 minuti per litigare e strangolare la moglie in camera da letto, scendere le scale col cadavere in spalla, recarsi in cortile e caricarlo in auto, uscire in strada e andare verso il Rio Mersa, occultarlo dietro ai cespugli - dopo averlo sporcato di fango - e tornare indietro, chiamare al telefono i vicini e andare a casa loro per depistare chiedendo se avessero visto la moglie.

Da dove emergono i 26 minuti a disposizione di Michele Buoninconti? Naturalmente dalla perizia dell'esperto informatico della procura, quello che dopo aver parlato in tribunale ha fatto gridare al tre a zero i legali di parte civile. Il dottore, dopo essersi fatto qualche chilometro nei dintorni di Asti, dopo aver visionato il video che inquadra l'auto del Buoninconti partire alle 8:37 e passa dal centro di Costigliole, nella sua perizia scrive che il pompiere ha impiegato 6 minuti per tornare e che entro le 8:42 era sicuramente a casa.

Lo scrive nonostante i carabinieri, in fase di simulazione, abbiano verbalizzato che per percorrere quel tratto di strada servono almeno 7 minuti. Ma il perito i carabinieri li ignora (che la procura non gli abbia fornito le carte giuste?) e non essendo riuscito a fare il tragitto con la sua auto (perché quando è andato c'era una frana sul percorso) si basa sul GPS istallato sotto la vettura del Buoninconti che parla di circa sei minuti. Per cui va bene, teniamo buoni i sei minuti e lasciamo perdere ogni altra verifica, ma per favore non cambiamo l'aritmetica! Aritmetica che nell'aula del tribunale di Asti si è trasformata da materia esatta a mera opinione personale, dato che il perito è riuscito a cambiarne le regole arrivando a imporre la sua tesi spiegando alla corte come sia possibile che 8:37 più 6 non faccia 8:43 ma 8:42. In pratica, un possibile orario da attestarsi alle 8:44 - se si considerano le simulazioni dei carabinieri - viene accorciato di due minuti e portato alle 8:42 perché il perito garantisce che se il primo minuto è in corso va conteggiato nei sei da aggiungere (che??). Lui ha spiegato al giudice che se la base di partenza è fissata alle 8:37 e un tot di secondi, è proprio dalle 8:37 che si inizia a contare. E questo significa che aggiungendo sei minuti a quell'orario si arriva al massimo alle 8:42 - non alle 8:43.

Mumble, mumble, mumble...

Motivo per cui, da oggi gli insegnanti dovranno cambiare metodo e far capire ai bambini di prima elementare che 1 più 6 non fa 7, come insegnato fino a ieri, ma fa 6, visto che il primo numero da contare è 1, il secondo è 2, il terzo è 3, il quarto è 4, il quinto è 5, e il sesto, l'ultimo da aggiungere, è il 6.

Mumble, mumble, mumble...

Forse è meglio stendere un velo pietoso su come si siano fatti i conteggi e andare oltre? Facciamolo, ma non crediate che proseguendo si vada a finir meglio.

Prima di andare avanti parliamo dei punti fissi delle indagini. Punti fissi di cui il perito della procura avrebbe dovuto tener conto per periziare al meglio. I carabinieri nel nucleo operativo di Asti, dopo la scomparsa di Elena Ceste indagarono sugli spostamenti di suo marito. Grazie alle testimonianze e ai tabulati telefonici che modificarono gli orari dichiarati approssimativamente dai testimoni, si scoprì che Buoniconti alle 8:55:04 aveva chiamato al telefono fisso Marilena Ceste, sua vicina di casa, per chiederle se avesse visto Elena. Marilena Ceste aveva appena preparato il caffè e parlò con lui fino alle 8:55:34. Poi chiuse la telefonata, prese la tazzina col caffè ed entrò in un'altra stanza dove, grazie a una finestra aperta, vide Michele Buoniconti che parlava con un altro vicino. Il signor Rava quella mattina aveva sentito suonare il campanello di casa in maniera insistente mentre, contemporaneamente, gli squillava il telefono fisso. Chi voleva parlargli e faceva suonare in contemporanea sia il campanello che l'apparecchio telefonico (sapendo che Rava non ci sente bene), era, giustappunto, Michele Buoninconti che, come la porta si aprì, gli chiese se avesse visto sua moglie. Sul tabulato inviato dalla Telecom, l'orario finale degli squilli effettuati al fisso del vicino figura essere le 8:57:28. Quindi, per ricapitolare, alle 8:55:04 il pompiere chiama Marilena Ceste (che ci sente bene) e alle 8:56:28 la famiglia Rava. Dal minuto successivo, e presumibilmente fin quasi le nove, l'uomo è vis a vis col signor Rava (e probabilmente parla a voce alta). Mentre sta parlando con lui, dalla sua finestra Marilena Ceste lo vede. Sta bevendo il caffè che aveva versato nella tazzina prima che il marito di Elena la chiamasse. Per cui Michele Buoninconti in quegli orari non era in giro ad occultare cadaveri perché, almeno fino alle nove, stazionava nei pressi delle case dei vicini in cerca della moglie.

Non è una invenzione giornalistica, qui non si inventa nulla, questi orari sono scritti nero su bianco dai carabinieri che in un prospetto inviato alla procura li ordinano cronologicamente. Questa la cronologia:

Alle 8:45 circa Michele Buoninconti fa rientro alla propria abitazione.
Alle 8:55 Buoninconti contatta tramite la propria utenza cellulare il numero dell'abitazione di Ceste Marilena.
Alle 8:57 Buoninconti cerca di contattare l'utenza domestica della famiglia Terzuolo (Rava). 
Alle 9:00 circa viene visto da Ceste Marilena mentre parla con i vicini Rava.

A questi orari ne seguono altri. Alle 9:01:48 Buoniconti chiama il cellulare di Elena, che squilla ma non dà risposta. Chiuso quel tentativo alle 9:02:48, ne fa subito un altro alle 9:03:14. Anche in questo caso il cellulare squilla ma non dà risposta. Il perito della procura in queste due chiamate ravvisa un problema: le telefonate agganciano celle diverse, quindi in perizia scrive che il marito di Elena è in movimento e non in casa (per lui alle nove e quattro minuti non ha ancora incontrato i vicini e probabilmente ha appena finito di occultare il cadavere). Ma il problema, il perito del Pm lo ravvisa perché non ha a disposizione la perizia dei tecnici del ROS - depositata due mesi dopo la sua - che quando hanno fatto i test in casa Buoninconti si sono accorti di agganciare spesso celle diverse. Le stesse agganciate dal cellulare di Buoninconti nelle prime due telefonate al numero della moglie. Stendiamo quindi un altro velo e passiamo oltre, perché è dalla telefonata successiva che si può stabilire quando il pompiere esce in auto e va verso Govone per accendere la caldaia. Alle 9:06:59 - l'ultima chiamata effettuata si è chiusa poco più di due minuti prima, Michele Buoninconti chiama Oreste Ceste (zio di Elena) che interrogato dichiara:

"L'unica telefonata l'ho ricevuta la mattina del 24 gennaio 2014 quando è scomparsa Elena. Quella mattina Michele con la Peugeot bianca è venuto ad accendere la caldaia. Erano circa le 8,30/9,00. Prima di arrivare da me mi ha chiamato sul mio cellulare e poi è arrivato subito per accendere la caldaia. Al telefono mi ha chiesto se avevo visto Elena e io rispondevo di no".

Dopo aver parlato col signor Oreste per quasi un minuto, ritelefona altre tre volte al cellulare della moglie che mai risponde. Una alle 9:09:53 - una alle 9:12:35 - e una alle 9:14:26. Queste quattro chiamate, considerata anche quella fatta allo zio di Elena che gli risponde alle 9:06:59, hanno una particolarità ben definita: il telefonino di Buoninconti aggancia ben sette celle diverse, non compatibili con la sua abitazione (per via di alture che si frappongono fra le celle e casa sua impedendo al segnale di arrivarci) ma compatibili col percorso Costigliole d'Asti - Govone. Segno inequivocabile che l'uomo è in strada e sta andando ad accendere la caldaia (infatti il signor Oreste nella sua testimonianza dichiara che Buoniconti arriva "subito" dopo la chiamata).

Serve altro per capire l'ordine cronologico esatto degli eventi di quella mattina?

Ciò che balza agli occhi è che il procuratore ha affidato un incarico peritale senza mettere a disposizione del proprio perito tutte le informative e i verbali dei carabinieri di Asti, comprese le ricostruzioni cronologiche e le testimonianze che permettono di capire che Buoninconti è andato dai vicini poco prima delle nove e non alle 9:08 - orario stabilito erroneamente in perizia e ribadito in tribunale (se invece gli hanno consegnato tutto significa che il perito non ha letto a sufficienza). Ciò che balza agli occhi è la fretta della procura di arrestare Buoninconti, dato che senza attendere la perizia del ROS ha affidato l'incarico a un esterno e basandosi sulla sua perizia, monca di riscontri e quindi priva di basi solide, ha costruito la richiesta di custodia cautelare da portare al Gip.

Se il procuratore avesse atteso la relazione del ROS non avrebbe arrestato Buoninconti? Forse no, perché si sarebbe accorto che sia nel borgo in cui abita che in casa sua, anche nella stessa camera, i cellulari agganciano più celle anche durante un'unica telefonata. E questo lo hanno accertato i tecnici del ROS, non il perito della difesa. Se avesse atteso la relazione del ROS prima di arrestare, si sarebbe accorto che i percorsi ipotizzati dai tecnici del reparto dei carabinieri, in base alle loro rilevazioni sulle celle telefoniche della zona, sono molto diversi da quello ipotizzato dal suo perito. Se avesse atteso la relazione del ROS prima di arrestare, si sarebbe accorto che il cellulare del marito di Elena alle 9:06:59 si allontana da casa e non vi arriva (come invece scrive e dice il perito), perché il telefonino dell'uomo abbandona la copertura UMTS a cui è agganciato inizialmente (quella che copre il borgo dove risiede) per inserirsi nella copertura GSM della stessa cella ma non non presente nella zona di casa sua. Se prima di arrestare avesse atteso la perizia del ROS si sarebbe accorto che il cellulare di Buoniconti abbandona le celle telefoniche di Govone e riaggancia quelle che servono Costigliole d'Asti a partire dalla telefonata che fa alle 9:21. Quindi dopo aver acceso la caldaia ed essere ripartito per tornare a casa.

Ma ciò che balza agli occhi e fa specie in questo momento specifico, è che il procuratore, pur avendo a disposizione la perizia del Ros, le informative dei carabinieri e le testimonianze dei vicini (che vanno contro la sua ricostruzione), finga di non saperne nulla e si affidi a una perizia completamente sballata pur di far condannare Michele Buoninconti che, eventualmente sia un assassino, aveva a disposizione non più di 10-12 minuti per commettere il crimine e occultare... non 26 come si sta tentando di far credere al giudice. Certo è che gli avvocati di Buoninconti (giovani difensori d'ufficio) non vantano l'esperienza che fa alzare i toni quando il pubblico ministero cerca di influenzare il giudice per forzare la sua mente e portarla dalla sua parte. Giudice che non può conoscere la materia "celle telefoniche" alla perfezione e di certo non sa che il perito della procura ha elaborato la sua perizia usando un giocattolo non idoneo agli scopi forensi. Sto parlando del G-NetTrackPro (dalla casa produttrice indicato come giocattolo) un'applicazione per Smartphone che il perito dice di aver usato per individuare le celle che si possono agganciare sul territorio di Asti. Chissà perché mi fido più degli strumenti a disposizione del ROS.

Questo è quanto. Ancora una volta la giustizia non dà un bello spettacolo di sé, come si dice, ma voglio essere chiaro con tutti. Con questo articolo non affermo in maniera categorica che Michele Buoninconti non ha sicuramente ucciso sua moglie. Voglio semplicemente dire che tutti meritano un giusto processo e "giusto processo" significa che sia l'accusa che la difesa devono restare all'interno della procedura e delle regole senza forzare la mano quando qualcosa non torna. Magari inserendo perizie che si mostrano sbagliate, quindi inidonee a una buona ricostruzione, che se lette con pregiudizio dopo aver ascoltato in aula solo la campana del perito della procura (al perito della difesa è stato impedito di parlare), potrebbero convincere un giudice a condannare.

Se si vuol dimostrare la colpevolezza di Buoninconti si ragioni su un crimine commesso nell'arco di 10-12 minuti, perché questo è il vuoto temporale di cui parlano i carabinieri e che salta agli occhi di chi accomuna la perizia del Ros ai verbali delle testimonianze. Possono bastare 10-12 minuti per perpetrare un simile crimine? A Michele Buoninconti, nel caso lo si considerasse un assassino, bastavano i dieci minuti indicati dai carabinieri nell'informativa (che paiono giusti ma che potrebbero anche essere portati a dodici) per litigare con la moglie, strangolarla in camera da letto, scendere in cortile col cadavere in spalla e caricarlo in auto, uscire in strada e perdere due minuti per arrivare al Rio Mersa, occultare il corpo dietro ai cespugli dopo averlo coperto di fango per mimetizzarlo e perdere altri due minuti per tornare indietro e andare a suonare il campanello della porta dei vicini alle 8.56:28 o poco più?

Alla parte civile, che si è capito non aver fatto alcuna verifica autonoma, importa di come si siano realmente svolti i fatti? Pare di no, dato che si è adagiata alla procura ed ha esultato quando una perizia chiaramente sbagliata è entrata a processo...

Hanno vinto, barando, 3 a 0... ma Elena Ceste è morta, suo marito è in carcere e i suoi quattro figli al momento sono orfani sia di madre che di padre. C'è da chiedersi se davvero la parte civile aveva un valido motivo per esultare...

48 commenti:

crisma ha detto...

Io continuo a non capire a cosa servano gli avvocato di parte civile, visto che non fanno nulla.
E mi sconcerta che la famiglia Ceste che conosce Michele da anni, abbia cancellato chi è davvero per credere alle stupidaggini dette da magistrati che nemmeno lo conoscono.
Comunque grazie per il bell'articolo.

Kris

Dudu' ha detto...

Convengo con Kris,
quelli di parte civile,pur rispettando il dolore delle vittime,non sembra che i loro difensori apportino grandi verità,ne equilibrio fra accusa e difesa,spesso appare si garantiscono un introito futuro,che di per sé ci sta ,sono parte lesa,tanto più se in questo caso rimangono quattro figli soli con nonni anziani,ma la domanda,dopo aver letto il tuo articolo,sorge inevitabilmente spontanea,in quanto è stato superato il punto di non ritorno,ed è quindi : perché viene ammessa una perizia scriteriata ? La loro è amore per la verità? A parte io sia convinta che la giustizia sia una macchina rubasoldi e ,diciamolo,non tutti gli avvocAti,inquirenti, hanno un etica a cui si ispirano,come non può averla un perito che presenti una perizia parziale,come non può averla un procuratore che accetti un lavoro siffatto,pur comprendendo che vedere Buoninconti che va a zonzo per trasmissioni a dire che ha trovato i vestiti "svuotati",dato che la tv la guardano tutti,quindi pure carabinieri e accusa,non è,che chi governa la tranquillità in questo paese poteva star lì a guardare ste sceneggiate di CLV o altri,perciò sicuramente ha urtato qualcuno,pure i genitori della Ceste per non parlare dei figli. Potrebbe essere sia che si sia liberato della moglie,benché la vedo dura,è sempre stato un uomo di grande fede,con dei principi sani,fatto salvo alcune manie sull'economia famigliare e l'atteggiamento "poco moderno nei confronti della moglie".Anche qui come nel caso Lorys si gioca su percorsi minuti indizi....sarei propensa credere all'ipotesi difensiva,anche alcuni racconti del Buoninconti me lo fecero pensare e credere,certe cose se non le hai vissute non le puoi descrivere o raccontarle senza capirle. Insomma,siamo alle solite,e nessuno pensa che se è innocente,stanno rovinando l'ennesima famiglia. Ma siamo sicuri che nelle università si insegnano ancora che bisogna cercare anche gli indizi a favore? E che una perizia si deve presentare solo completa? Approvo Massimo,il processo indiziario non sembra aver apportato alcun ché,ne in materia di giusto processo,ne il rispetto per la nostra e non "loro " giustizia. Ciao Dudù

Dudu' ha detto...

Povero Michele,gli ho cambiato anche il cognome,che è Buoninconti, non Buoninconti come ho scritto . Ne approfitto per porre due domande non avendo letto l'autopsia (si trova in rete?) : oltre la presenza di diatomeee e l'assenza di alcune parti, (non è strano manchi proprio quella parte del collo? ) anche ci fosse stato il collo,se per esempio fosse stata uccisa soffocandola con un cuscino sarebbe stato dimostrabile dopo così tanto tempo dalla morte? vennero riscontrate altri stati significativi per le indagini? Grazie Dudù

emax/massimo prati ha detto...

Dudù,

L'autopsia non si trova in rete, ma ti perdi poco a non leggerla.

Il collo fondamentalmente è la parte più vulnerabile di ogni uomo. In un cadavere in stato di decomposizione è la parte "molle", la più fragile e facile a staccarsi in caso di spostamento o scosse (ed Elena si trovava in un canale cui in certi periodi dell'anno scorreva l'acqua).

il segno tipico dello strangolamento è la rottura dell'osso ioide, che si trova nel collo. Senza questo ossicino rotto è difficile avere la certezza di uno strangolamento.

Ciao, Massimo

Dudu' ha detto...

Massimo,
mah ! Che rimane da dire? Come hai ben scritto,è colpevole per loro perché altro non può essere,perché per loro altro non c'è? Ma che dicono quelli del ROS che si son visti annientare il loro operato dal primo carrierista passato di lì?
Ma mettiamo che lo fosse,omicida,e qualche sospetto c'è,perché non si può dire l'immagine riflessa ci ritorni limpida ,lo condannano per dei sospetti?Ammesso ci azzecchino? Sarebbe forse più giusto indagare Elena Ceste,per capire meglio se qualcuno ha colto qualcosa di anomalo in lei,i genitori in primis e i figli grandi poi,fosse stato un evento psicotico al suo culmine che l'ha portata a spogliarsi e andare via da casa in quel modo era forse da 4 a 6 mesi che stava male. Vero è che le schizofrenie varie sono subdole e non è facile cogliere i segni premonitori,che solitamente sono manie persecutorie,voci,paura e accredine verso il prossimo,incapacità di fare lunghi discorsi,solitamente dicono frasi brevi,e nei momenti clou sembrano avere gli occhi un pò posseduti e nello stesso tempo persi nel vuoto,quella mattina i ragazzi l'hanno vista,han fatto colazione insieme,devono approfondire questo aspetto per poterlo escludere . A volte sembra lui schizofrenico a dire il vero! Lo dico seriamente ma anche no! :-) originale lo è di sicuro. Ma nel dubbio,se non si fanno indagini ,serie oltretutto,come si può condannare di omicidio?Il guaio è che troppo spesso si accontentano e non cercano al dì là del loro naso in qualche caso giudiziario. Ed è lì provabilmente che può esserci l'errore,il tranello.
Come diceva una cara amica da un pò che non vedo, " ha mia cara quanta intelligenza vedo sprecata ". Già,ma qui si sta decidendo se è un omicida oppure no,e chi se non le prove,possono far pendere l'ago della bilancia come ben scrivi?

Dudu' ha detto...

Però,
scusami Massimo,i polmoni han potuto analizzarli ? lo han fatto ? Esami alla cranio? Lo strangolamento,oltre rilevarlo dall'osso ioideo non si dovrebbe riscontrareo, in parte, anche in altre parti del cadavere?

Dudu' ha detto...

Ho fatto una domanda stupita,provabilmente han trovato lo scheletro o poco piu.

Anonimo ha detto...

Eh già Dudu'
pare abbaino trovato una parte dello scheletro e solo un pezzetto di fegato attaccato alle ossa! niente polmoni e niente osso ioide, scomparsi, forse mangiati dai roditori campestri ed acquatici.

Luca Cheli ha detto...

Però, chi ha consigliato all'imputato il rito abbreviato?

In che modo e per quali ragioni?

E'noto che di solito si sceglie l'abbreviato se si è messi molto male e si mira quasi solo allo sconto di pena o se si ritiene di essere messi molto bene perché la procura non ha nulla o quasi in mano.

Forse che avvocati apparentemente inesperti abbiano pensato di trovarsi nel secondo caso e si siano poi fatti "gabbare" da tatticismi processuali che non conoscono?

E' vero che si può avere rinnovazione dibattimentale in appello, ma quando il primo grado è stato con rito abbreviato la cosa è più difficile che con l'ordinario.

Dudu' ha detto...

Luca Cheli
non so rispondere con precisione alla tua domanda,ma era circolata voce nei media che Michele ci mettesse del suo sulle scelte da farsi,come può essere che sapendo non ci fossero prove abbiano pensato che un abbreviato poteva essere la scelta giusta oltre che quella che avrebbe evitato il solito ,oramai,sproloquiamento mediatico, detto gogna , potendo così difendere i figli e famiglia con un processo a porte chiuse. Credo che ciò che accusa Michele,siano i palesi tentativi,testimoniati dà alcuni suoi ex colleghi di lavoro,di spostare le ricerche dal Rio Messa,i quali avevano richiesto la presenza annche del cane di Elena per le ricerche,e che lui non acconsentì dichiarandolo stupido,sembra che il cane andasse ,girovagasse, verso il luogo del ritrovamento nei giorni della scomparsa,poi ci sarebbe stato l'allontanamento del cane da casa. Anche qui,sarebbe stato il caso di indagare se il cane era solito andare in quella zona,magari qualcuno poteva testimoniarlo.Pur vero che se scompare un mio caro non avrei timore di provare cercarlo anche con il suo cane....credo sia questo fatto che lo ha incriminato più di tutto,e forse i difensori non gli hanno dato il giusto peso,sempre siano loro che hanno scelto il rito abbreviato.

Giacomo ha detto...

Sono dell'opinione che il caso Ceste abbia forti affinità con quello, coevo, della mamma di Aosta, che scomparve di casa in piena notte e fu ritrovata, per fortuna del marito, "solo" un mese dopo, annegata in un ruscello a poca distanza da casa.

Gl'inquirenti chiusero il caso come disgrazia.

Saluti a tutti.

Giacomo

Ivana ha detto...

Buongiorno a tutti/e

La Camera ha approvato la riforma relativa al "rito abbreviato"; personalmente spero che anche il Senato dia la propria approvazione.
Segnalo il testo approvato dalla Camera:
http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0006970.pdf

Riguardo al Buoninconti, pur non condividendo le parole (che ritengo assurde soprattutto se pronunciate da professionisti!) degli avvocati di parte civile, capisco che il comportamento depistante tenuto da Michele Buoninconti (testimoniato sia da una determinata telefonata da lui interrotta sia da alcuni suoi colleghi di lavoro che avevano partecipato alle ricerche)avrà sicuramente suscitato dubbi legittimi e terribili nei genitori di Elena.

Giacomo ha detto...

La telefonata s'interruppe. Che l'abbia interrotta il Buoninconti è una congettura dell'accusa. Comunque poi la telefonata riprese.
Buoninconti non era il direttore delle ricerche. Quindi tutte le testimonianze dei colleghi, rese mesi dopo e comunque dopo il ritrovamento casuale del corpo, tendono ad allontanare da sé stessi eventuali accuse di negligenza.
Non si è riusciti a trovare il corpo, se non per caso dopo diversi mesi? Ma la colpa è del Buoninconti! Ovvio.

Anche la 22enne Sabrina tenne in scacco tutti, convincendo tutti, ma proprio tutti: parenti ed investigatori, che Sarah era uscita di casa alle 14,25 e non invece, come hanno poi "ricostruito" quei volponi degl'inquirenti.
La colpa è sempre dell'imputato di turno e dei suoi "depistaggi"!

Giacomo

Giacomo ha detto...

Errata Corrige

Anche la 22enne Sabrina tenne in scacco tutti, convincendo tutti, ma proprio tutti: parenti ed investigatori, che Sarah era uscita di casa alle 14,25 e non invece, come hanno poi "ricostruito" quei volponi degl'inquirenti, alle 13,45 secondo la terza versione del Petarra, lo stesso immortalato mentre esultava tra la folla inferocita che voleva linciare Cosima quando fu arrestata. La prima versione era stata che Sarah era uscita alle 9,45 e la seconda che era uscita alle 12,45.
La colpa è sempre dell'imputato di turno e dei suoi "depistaggi"!

Bello vivere da colpevolisti!

Giacomo

Luca Cheli ha detto...

In merito alla riforma dell'abbreviato non è che sia particolarmente favorevole: sembra principalmente rivolta ad ottenere più ergastoli, mentre per me l'ergastolo andrebbe semplicemente abolito.
Fortunatamente una recente pronuncia CEDU sembra andare in questo senso, anche se per ora più in un senso formale (deve essere almeno teoricamente possibile che la pena non sia effettivamente "a vita") che sostanziale.

magica ha detto...

bungiorno GIACOMO .
avere considerazioni pietose per gli animali è giusto ( io sono dalla parte di chi subisce ingiustizie . che siano gli animali, ma ancora di piu' per le persone che oltre a soffrire con il corpo sofforno sopratutto con l'anima (sofferenza rincarata sapendo d'essere giudicato colpevole da innocente )
se siamo caricatevoli e giusti. si dovrebbe ragionare senza pregiudizi .essere dalla parte di chi subisce e non da quella comoda : senza ragionare .
percio' si salta sul carro del piu' forte : come la stragrande maggioranza di chi non ama la verita'..

Dudu' ha detto...

Forse avete ragione di dubitare delle testimonianze dei colleghi di Buoniconti,sinceramente non ho seguito il caso passo passo insieme a voi. Non lo penso colpevole,mi son limitata a due considerazioni su alcune cose che di per sé non le ho date per scontate,se rileggere il mio post precedente potrete notare l'uso del condizionale praticamente in tutto il commento.

Ivana ha detto...

Luca, credo che persone, come per esempio Carlo Lissi (che uccise lucidamente e per motivi futili moglie e figlioletti),
meriti l'ergastolo.
Come avevo già scritto tempo fa, so che il carcere è considerato non educativo, non efficace, ma sinceramente invoco giustizia per chi viene sterminato solo per l'egoismo e per la crudeltà (inaccettabili) dell'assassino.
A mio avviso, non può essere recuperato chi, come Carlo Lissi, ha agito, LUCIDAMENTE e PER MOTIVI FUTILI, con ferocia ed egoismo.
La pena dovrebbe essere proporzionata alla colpa commessa!
Inoltre in che modo si può recuperare la vita di chi, senza alcuna colpa, è stato barbaramente ucciso?
Perché considerare ineluttabile soltanto la condanna all' "ergastolo della sofferenza" esclusivamente per i poveri familiari delle vittime?
Quali pene alternative si potrebbero mettere in atto affinché trionfi, comunque, la giustizia terrena?
Riguardo alla Procura, mi sembra che cerchi la verità: nel caso della tabaccaia di Asti non è stata messa in dubbio la credibilità del marito! Nel caso di Domenico Maurantonio mi pare che siano soltanto i familiari del ragazzo a dubitare del probabile suicidio del giovane!
Sul caso Ceste ritenevo molto probabile il suicidio di Elena (soprattutto la testimonianza dell'insegnante di uncinetto mi aveva condotta a tale ragionamento), ma attualmente non credo che i colleghi di Michele vogliano mentire con la consapevolezza di contribuire all'eventuale condanna di un innocente. Presumo che lo stesso cognato di Michele testimonierà e, personalmente, crederò a ciò che lui affermerà durante il processo riguardo alle ricerche di Elena, effettuate insieme a Michele e ad altri, proprio nella zona del rio Mersa...
Vedremo che cosa dirà esattamente la difesa riguardo agli orari, perché sono ancora scettica sulla questione degli eventuali due soli minuti per l'occultamento del cadavere.

Non vi ha stupito il fatto che Alessandro Meluzzi consideri Michele Buoninconti colpevole in base a "prove" da lui definite "logiche"? Come ribadisco, non condivido Meluzzi che è garantista solo in determinate occasioni e apprezzo, invece, il Picozzi (anche quando non condivido le sue parole!) perché, almeno finora, si é dimostrato garantista sempre...

magica ha detto...

ho letto nel blog che appena fuori il cancello di casa BUONINCONTI ci sia un tombino compatibile con la corporatura di una persona: ELENA CESTE aveva un fisico esile .
inoltre quel tombino conduce al RIO MERSA .
in un momento di follia . la donna potrebbe aver fatto un tiro fuori del normale . quei discorsi fatti al marito erano senza senso . infatti aveva il timore che gli portassero via i figli. mi paiono discorsi da una persona alterata ,
beh comunque anche a me la tesi che ELENA CESTE sia corsa nuda per i campi , con quel freddo pungente NON MI CONVINCE .. nessuno ci crederebbe ,perchè ognuno di noi anche se fuori di testa . sentirebbe il freddo .. comunque un esperto dice che unA persona psicologicamente alterata ..schizzofrenica , non sente il freddo ho conosciuto una persona cosi' . sentiva odori strani ,vedeva cose insistenti .
quasi quasi cambio idea ,, se veramente quel tombino conduce al RIO MERSA..
ci sono delle illogicita' in questo caso . alcune sarebbero contro il marito , a meno che come al solito ce le abbiano confezionate a loro piacere, come succede spesso .

Luca Cheli ha detto...

@Ivana
Io credo, forse prendendo troppo sul serio la Costituzione, che il carcere debba puntare al recupero ed al reinserimento del reo, chiunque esso sia. Posso fare eccezione per casi patologici certificati, che allora però devono essere trattati psichiatricamente.

Se si parte dal principio che un uomo giovane come il Lissi non possa cambiare la propria visione dell'esistenza nel corso di qualche decennio, a mio parere si finisce molto facilmente per concepire la giustizia solo più come un buttare la chiave.

L'ideale di una società che crede in se stessa (cosa difficile di questi tempi, lo so) è quello di arrivare ad una società senza carceri perché senza più reati.

Ora, è chiaro che questa è solo un'utopia a cui tendere all'infinito, ma, appunto, a cui tendere, non alla quale rinunciare in partenza creando dei dimenticatoi in cui relegare i "cancri"della società.

L'esempio negativo degli USA, nei quali le politiche "tough on crime" hanno, a partire dagli anni 80, portato ad un incremento della popolazione carceraria che se non è esponenziale è probabilmente quadratico, ci dimostra che il meccanismo punitivo fine a se stesso porta solo ad una società più violenta e non ad una migliore.

Sulla proporzionalità delle pene: se c'è l'ergastolo per il singolo omicidio, che si fa per la strage?

O vogliamo fare come gli americani che, negli stati dove non c'è la pena di morte (ma pure con quella una persona può essere uccisa una volta sola) tirano fuori sentenze da 200 anni, che nessuno, ovviamente, sconterà mai?

Io non trovo sbagliati gli esempi di quei terroristi degli anni 70 che a suo tempo si sono beccati diversi ergastoli e che ora sono o liberi o semiliberi perché sono cambiati loro ed il mondo attorno a loro.

Ma a meno che non si ritenga (ed un certo numero di persone lo ritiene ancora) che uccidere per un ideale sia più nobile o meno riprovevole che uccidere perché moglie e figli limtano la tua libertà di vivere la vita come vuoi, bisogna riconoscere che anche quegli altri ai loro tempi di ergastoli del dolore ai parenti delle vittime ne hanno creati, e molti di più del signor Lissi.

Ma alla base di tutto, in fondo, c'è una questione vecchia almeno quanto la filosofia greca: il male esiste in quanto tale o è solo assenza di bene?

Nel primo caso c'è solo la dannazione a vita (quella eterna è riservata ad altro tribunale), nel secondo la possibilità di iniettare del bene dove non ce ne è e quindi redimere.

Potenzialmente chiunque.

Ivana ha detto...

Luca apprezzo il tuo punto di vista, ma non lo condivido.
Io credo che chi (come il Lissi!) si macchia di omicidio plurimo (tanto più per motivi futili!) meriti l’ergastolo (da scontare dedicandosi non all’ozio, ma ai lavori più pesanti, nei quali si piega la schiena per almeno dieci ore giornaliere!)
Quando chi uccide la moglie (o il marito) per motivi comprensibili (es. ricatti insopportabili, maltrattamenti continui, umiliazioni che feriscono la dignità personale ecc.) ecco che subentrano giustamente le attenuanti da tenere nella dovuta considerazione durante la dosimetria della pena…
Chi compie stragi per ideali (guerre sante, terrorismo, ecc.) merita, a mio avviso, l’ergastolo da scontare in carcere, lavorando duramente per almeno dodici ore giornaliere.


Perché pensare al recupero di un assassino come il Lissi?
Le sue vittime non possono tornare in vita! Non possono essere "recuperate"!
Chi ha dimostrato di essere socialmente pericoloso dovrebbe lavorare duramente senza avere l’opportunità di tornare a uccidere!

Purtroppo credo che il male esista e che bisognerebbe tendere a “isolarlo”, facendogli perdere la sua virulenza!
Ognuno si assuma la responsabilità delle proprie azioni!
Non sono d’accordo con il grande etologo Lorenz per il quale il male non ha a che fare con la coscienza morale; non credo che, per natura, determinate persone arrivino a uccidere, perché sono convinta che c’è la libertà di scelta e chi sceglie il male deve assumersene la piena responsabilità.

Penso sia necessario “iniettare del bene” a priori (tramite l’educazione attraverso le varie agenzie educative da potenziare nel territorio!) non “a posteriori” quando il male compiuto è, ormai, irreparabile.

Giacomo ha detto...

Ciao, Magica.

Hai detto delle cose giuste. Condivido

Saluti a tutti.

Giacomo

PINO ha detto...

Condivido pienamente il punto di vista di Ivana, aggiungendovi un vecchio detto popolare: "Chiunque contrae debiti, deve interamente saldarli". Senza "se" e senza "ma".

Luca Cheli ha detto...

E allora perché non reintrodurre la pena di morte e la legge del taglione?

Più senza "se" e senza "ma" di quelle ...

Ivana ha detto...

Luca, ti riferisco un episodio che reputo significativo, riguardante me e un mio amico.
Una ventina di anni fa (circa), mentre viaggiavamo insieme in auto, il mio amico affermò di essere favorevole alla pena di morte nei casi di omicidio plurimo e di strage. Gli chiesi se lui stesso avrebbe avuto la determinazione di “eliminare” tali assassini; mi rispose di sì (e rimase convinto delle sue parole), io, invece, gli dissi che mai avrei avuto la capacità di diventare un’esecutrice di sentenze capitali, perché non era (e continua a non essere) mia intenzione trasformarmi , in pratica, in un’assassina.
Sono d'accordo con Pino, riguardo al "saldo dei debiti contratti" e penso che anche per lui la "pena di morte" sia proprio da non essere presa in alcuna considerazione.

Giacomo ha detto...

Ma prima ancora di discutere sull'entità e qualità delle pena, mi sembra giusto discutere sui principi da applicare, per arrivare a stabilire se un imputato è responsabile o non responsabile di quello di cui è accusato.

Perché nessuno discute sulla distorsione medievale di confondere l'accusa con il giudice? Io penso che anche gente di cultura faccia confusione.

In Italia le procure sono considerate degli organi giudicanti.

Chissà quando si affermerà una mentalità di tipo anglosassone: l'accusa deve avere lo stesso peso della difesa, in un processo.

Fino a quando i procuratori e i giudici proverranno dalla stessa carriera e addirittura sono ex colleghi che hanno lavorato nello stesso ufficio (cfr giudice del processo di primo grado nel caso di Avetrana), la parità fra accusa e difesa, sancita dalla Costituzione, resterà una chimera.

Questa situazione influisce sulla professionalità degl'inquirenti. Essi sanno per inveterata esperienza che le loro conclusioni saranno accolte dai giudici, senza necessità di affannarsi a cercare prove. Tanto poi ci penseranno i giornalisti a trasformare le accuse in condanne preventive.
La tecnica è semplice. La stampa seppellisce sistematicamente l'imputato di turno sotto tonnellate di fango. Poi porta solo o prevalentemente gli argomenti dell'accusa. Poi dà voce alle parti civili, che naturalmente ce l'hanno a morte con l'imputato, considerato sistematicamente un colpevole che cerca di farla franca, Sicché il processo diventa un pro forma, di cui tutti già sanno la sentenza.
E i giudici, che teoricamente non dovrebbero essere influenzati da tutto questo, mica vivono sull'iperuranio!

Saluti a tutti.

Giacomo

Giacomo

PINO ha detto...

CHELI, Lo sconto sicuro di una pena, non ha nulla a che vedere con la pena di morte ed alcuni ergastoli molto discutibili comminati non già per evidenti prove a carico dell'eventuale imputato, ma per "convinzione" di chi presiede il dibattito giudiziario. .
La tua evidente ironia è, dunque, fuori posto: nessuno degli interlocutori ha mai accennato all'applicazione di tali pene, fin'ora.
Sono d'accordo con Giacomo, invece, per l'impari posizione fra difesa ed accusa: imparità che, si spera, venga ad essere annullata dalle future riforme giudiziarie tanto ventilate.

Ivana ha detto...

Personalmente credo che Procura e Difesa abbiano lo stesso peso in un processo e che siano i giudici a prendere in considerazione, in modo libero, quella tesi che effettivamente li convince.
Nel caso, per esempio, del Bossetti gli avvocati difensori mi appaiono ben determinati e, giustamente, sono stati molto presenti nei salotti televisivi a esporre il proprio punto di vista; non mi sembra che le parti civili si appiattiscano sulla tesi della Procura se a loro tale tesi non appare logica e condivisibile.
Gli avvocati della famiglia Gambirasio, per esempio, non sono d’accordo sul fatto che Yara conoscesse il Bossetti e l’hanno detto chiaramente! L’avvocato della famiglia Maurantonio non condivide le conclusioni della Procura e ha messo in atto tutte le sue forze investigative per cercare la verità dei fatti.

Non penso che ex colleghi accettino supinamente tesi che non condividono!
Ci sono regole etiche precise, messe nero su bianco, a cui deve ispirarsi il comportamento dei magistrati!

Mai i miei colleghi e io avremmo accettato proposte partite da “amici/amiche” senza condividerne pienamente la sostanza e la forma!
Credo che la stampa lanci tonnellate di fango se le trova, altrimenti , come nel caso della tabaccaia di Asti, nessun fango è stato lanciato perché non ne è stato trovato.
Ci sono, sì, giornalisti/e che cercano di affondare il coltello nella piaga (probabilmente per incrementare le vendite…), ma ho constatato che, talvolta, come nel caso del Bossetti, molti miei conoscenti tendono a ritenerlo innocente proprio perché ritengono che determinate notizie (esempio: i presunti tradimenti della moglie) inerenti alla sua vita privata non abbiano attinenza con ciò di cui è accusato.
Riguardo al Buoninconti, se verranno confermati dal cognato e dai colleghi i suoi eventuali depistaggi penso che il giudice non avrà dubbi almeno riguardo all’accusa di occultamento del cadavere; il giudice dovrà capire perché l’ha occultato (l’ha uccisa o l’ha trovata morta suicida in casa?) Dovrebbe, soprattutto, controllare bene, con la massima precisione, tutti gli orari di quella mattina e cercare di verificare quanto tempo sia sufficiente a un agile vigile del fuoco per nascondere, in modo ottimale, un cadavere (dello stesso peso che aveva Elena) nelle condizioni in cui si trovava allora il rio Mersa…

magica ha detto...

se si dispone di tanta carita' cristiana .
non voler macchiarsi macchiarsi di un asassinio , : di un asassino bisognerebbe cercare con la stessa carita' cristiana cercare e comprendere la verita' . mi viena da dire che :tanto a me che mi frega? colpevoli oppure innocenti per me è la stessa cosa . anzi propendo sempre con il pollice contro ..

Luca Cheli ha detto...

@PINO
In realtà non volevo essere affatto ironico, ma solo sottolineare che se si vuole "il pagamento dei debiti senza se e senza ma" mi pare che quello sia il punto d'arrivo per coerenza logica portata alle estreme conseguenze: hai ucciso e ora sarai ucciso.
Non per caso, e nemmeno per ironia, facevo riferimento alla biblica legge del taglione.

Comunque, tornando alla specifica proposta di modifica di legge, a me sembra che ci sia un evidente errore strutturale.

La proposta prevede che non possa essere richiesto il rito abbreviato per tutta una serie di reati particolarmente gravi e puniti con l'ergastolo, A MENO CHE l'imputato non possa ottenerne la derubricazione ad un reato minore, da quanto mi pare di capire o una prima volta in fase di udienza preliminare, o in un secondo passaggio prima dell'inizio del processo in Corte d'Assise con rito ordinario.

Sia detto "a latere", mi sbaglierò, ma qui vedo l'introduzione potenziale, probabilmente al di fuori della volontà del legislatore, di patteggiamenti simili (non uguali) a quelli all'americana: io imputato non molto innocente in un caso in cui però so che con rito ordinario potrei giocarmela con perizie e controperizie (e lo sa pure la pubblica accusa), propongo al PM di non opporsi alla derubricazione in reato minore per il quale è ammesso l'abbreviato, nel quale mi sottometterò alle prove portate dalla pubblica accusa, senza opporne di mie, ma beneficiando dello sconto di un terzo di pena e per di più a partire da una base già ridotta, perché si parte da un reato meno grave.

Così tu PM hai la tua bella vittoria in aula e io mi prendo molto meno.

Detto questo, vengo al vero problema strutturale: l'imputato è accusato di omicidio premeditato con l'aggravante della violenza sessuale (o delle sevizie) e gli viene negato l'abbreviato in base alla nuova legge.
Viene quindi condannato con rito ordinario, ma alla fine dei tre gradi di giudizio (magari proprio in Cassazione, come con Parolisi), sparisce una delle ragioni per cui era stato negato l'abbreviato: ovvero l'omicidio non era premeditato o non c'erano violenze sessuali o sevizie.
Avremmo quindi un imputato condannato senza sconto di pena per un reato per il quale avrebbe avuto diritto ad accedere all'abbreviato e quindi allo sconto di pena.

Un autentico conundro.

Spero che qualcuno se ne accorga in Senato, altrimenti dovremo aspettare qualche anno prima che una sentenza della Consulta ne bocci l'incostituzionalità per disparità di trattamento davanti alla legge.

PINO ha detto...

Luca C.
Chiarimento sufficiente.
Ciao, Pino

Giacomo ha detto...

Chi crede che Procura e Difesa abbiano lo stesso peso ... e che, per essere sicuri che tutto funzioni a dovere, sia sufficiente l'esistenza di
regole etiche precise, messe nero su bianco(!?), a cui deve ispirarsi il comportamento dei magistrati! ..., dovrebbe stare attento a non confondere la cruda realtà con la realtà ideale.


Sarebbe come sostenere che, poiché nei tribunali c'è scritto che la legge è uguale per tutti, la legge sia EFFETTIVAMENTE uguale per tutti.
Bastassero delle frasi scritte nei tribunali, per aggiustare tutte le storture!

Giacomo

Ivana ha detto...

Giacomo, per me i magistrati sono dei professionisti capaci di seguire il loro codice deontologico (ovviamente ogni essere umano può commettere errori in buona fede!) Ci possono essere delle eccezioni (cioè possono esserci persone corruttibili e disoneste in qualsiasi settore lavorativo e, quindi, anche tra gli avvocati della Difesa), ma, in generale, ho fiducia nell’operato della magistratura, pur nella consapevolezza che non ha il dono dell’infallibilità.

Luca, credo che lo spirito della proposta di legge sia quello di evitare che omicidi efferati evitino il giusto ergastolo; quindi non si concede il rito abbreviato per quei delitti IPOTETICAMENTE punibili con l’ergastolo.
Se soltanto durante il terzo grado di giudizio viene PROVATO che non c’erano premeditazione e crudeltà, ovviamente se ne terrà conto durante la dosimetria della pena (non dimenticando affatto che l’imputato avrebbe avuto diritto ad accedere all’abbreviato!)

Non credo che il PM onesto e serio accetterebbe (senza un’adeguata e vera prova!) di passare a un “reato minore” senza la dimostrazione che sia effettivamente tale!
Se, invece, sopraggiungessero prove vere dimostranti un reale reato, minore rispetto a quello a priori ipotizzato, è corretto e doveroso ammettere l’abbreviato in itinere…
Non vedo la possibilità di disparità di trattamento finale, perché tutto sarà tenuto nella dovuta considerazione durante la dosimetria della pena.



Giacomo ha detto...

Non si tratta di onestà individuale. Tutti sono onesti fino a prova contraria. Si tratta di sistema.

Dunque, in base alla fiducia nell'onestà del prossimo, dovremmo continuare a perpetuare un sistema in cui il pm di ieri può diventare il giudice di oggi e può tornare a fare il pm domani. Non solo ma tale giudice può giudicare in un processo in cui l'accusa è sostenuta dal collega di ieri. Si badi bene, non collega in quanto magistrato, ma collega di UFFICIO! Questo è quanto avvenuto ad Avetrana! Ma sicuramente tutto ciò è capitato puramente per caso!

E tutto ciò non avrà influito MINIMAMENTE sulla terzietà del giudice, sancita dalla Costituzione. Oppure avrà influito?

Saluti a tutti.

Giacomo

Ivana ha detto...

Giacomo, non conosco i dettagli tecnici, ma mi sembra sia in atto da tempo una "battaglia politica" per ottenere la separazione delle carriere dei magistrati.
Personalmente credo che i magistrati abbiano elasticità mentale sufficiente per svolgere, con serietà e onestà, la funzione a cui si stanno dedicando in un dato momento, senza fare confusioni di ruoli e senza favoritismi fra ex colleghi.
La separazione dei pm dai giudici potrebbe, a mio avviso, limitare occasioni di crescita professionale, occasioni che si hanno quando risulti possibile esercitare funzioni diversificate, riuscendo a operare sotto un'altra ottica.


Anonimo ha detto...

Ivana se non conosci i dettagli tecnici sarebbe meglio che tu li apprpofondissi.
Il pensare che i magistrati abbiano elasticita' mentale per svolgere al meglio la loro funzione e che la separazione delle carriere potrebbe limitare la loro crescita, scusa ma per me e' pura utopia.
Marco

Ivana ha detto...

Marco, in base al mio vissuto professionale, non sussiste l'utopia che tu ravvisi.
Io stessa ho sperimentato la diversità dei ruoli in ambito scolastico e ne ho dedotto che l'esperienza di ricoprire ruoli diversi è decisamente arricchente; ho constatato, per esempio, che colleghi/e, poi divenuti dirigenti scolastici o ispettori, non hanno fatto alcuna confusione di ruoli e, soprattutto, non è avvenuto alcun favoritismo! (Anzi, proprio dagli ex colleghi si pretende un comportamento esemplare!)
Riguardo ai magistrati sottolineo che il pm difende gli interessi della collettività; ha il dovere di capire se l'imputato è colpevole o innocente in modo da chiedere al giudice la condanna o l'assoluzione.
Insomma, il pm ha il compito di difendere un interesse pubblico, mentre la difesa ha il compito di tutelare un interesse privato. (Il cliente va difeso cercando di farlo assolvere o, almeno, di limitare al massimo possibile l'eventuale pena)
Sinceramente non noto incompatibilità tra la funzione di pm e quella di giudice, in quanto a entrambi deve interessare la verità dei fatti.

Luca Cheli ha detto...

Io invece noto che la realtà è molto diversa dalla teoria.

Che il nostro codice, all'articolo 358 CPP, ove prevede che il PM svolga "altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini" compie un atto di astrazione dalle realtà umane.

Un PM è una sola persona e più di un noto caso degli ultimi anni prova che se si convince di una certa teoria finisce per seguire solo quella e nessun'altra.

L'articolo 358 CPP di fatto pretenderebbe che il singolo PM, in fase di indagine si sdoppiasse in due entità (mistiche?), una che lavora a favore ed una contro l'imputato.

La realtà è che di simili Budda in circolazione ce ne sono pochi o nessuno.

Io non credo più a tutte queste beate astrazioni con PM e giudici che cercano la verità e così via, purtroppo oramai penso che il sistema sia un "condannificio" che travolge qualsiasi verità, e non per errore.

D'altronde se ci fossero tutti questi santi in circolazione non si userebbero i media in maniera strutturale per fare arrivare gli imputati al processo in una situazione pregiudizialmente sfavorevole.

In merito alle modifiche all'abbreviato mi piacerebbe sapere con quali miracoli di dosimetria della pena si reintrodurranno al termine di un ordinario gli sconti che si sarebbero ottenuti con un abbreviato, nel caso che alla fine di un procedimento con rito ordinario si "scopra" che l'imputato non è colpevole di reato tale da pregiudicare l'accesso all'abbreviato.

Non è che sia impossibile in linea di principio, ma lo è con quella modifica di legge così com'è espressa oggi, ecco perché dico che se passa così introduce una sperequazione nel trattamento.

Mimosa ha detto...

posto anche qui, perché mi sembra pertinente:

Non ne posso più di sentire che “nel processo si forma (alias si crea, si determina, si costruisce, si inventa) la prova”, e neppure sopporto di sentir parlare di “verità processuale”, e financo dell’ipocrisia di chi aspetta il terzo grado di giudizio, quello del ricorso in Cassazione, per attribuire ai soggetti in giudizio la patente di colpevolezza “oltre ogni ragionevole dubbio” … mi fa rabbrividire il “ragionevole”. Troppi sono gli innocenti massacrati da questo sistema giudiziario. E quello che mi fa più rabbia è che nei talk-show viene vietato ogni confronto, ogni parallelismo tra i casi, come se la cronaca fosse a compartimenti stagni: le considerazioni critiche e obiettive che valgono per un caso non vengono sollevate e fatte valere anche per un altro.
Un saluto a tutti
Mimosa

PS: fatevi la vostra riflessione!

Ivana ha detto...

Luca, credo sia umano formarsi un proprio convincimento dopo aver svolto indagini approfondite…
Penso che il PM debba porsi ogni possibile dubbio (e valutare attentamente tutte le ipotesi probabili) prima di giungere alle proprie ponderate conclusioni.
Credo siano sufficienti serietà, impegno (e rispetto dei doveri che comporta la propria professione) per agire in modo onesto e in buona fede (ovviamente, non avendo il dono dell’infallibilità, non può essere immune da convincimenti errati!).

Ritornando a Michele Buoninconti, pare che la Difesa abbia sottolineato che, riguardo alle celle telefoniche, i dati forniti dalla Procura non collimino con quelli dei ROS. Vedremo. Penso che a essere decisive saranno soprattutto le testimonianze dei colleghi e del cognato.
Inoltre, sembrerebbe che il vigile del fuoco, in carcere per omicidio volontario e occultamento di cadavere,
continui, in modo volontario, a provvedere (in qualche modo) ai suoi bambini, tramite un assegno di mantenimento che invierebbe ogni mese ai suoceri.
Comunque, il fatto che Michele Buoninconti sia stato abbandonato anche dall’avvocato Tortoroglio dimostra, a mio avviso, che non c’è condivisione nella linea di Difesa da seguire…

magica ha detto...

con le ipotesi non si manda allergastolo
ci vogliono dati certi . valutare quello che esce dalle indagini senza fare ipotesi diverse . le ipotesi sono capaci tutti a farle

Ivana ha detto...

Mimosa, a me sembra che nei salotti televisivi venga dato spazio sia agli “innocentisti” sia ai “non innocentisti”; non mancano, poi, coloro che (come per esempio il Picozzi) mi appaiono coerenti nel loro garantismo dichiarato.
Non è possibile, però, cercare di trasformare il salotto in un’aula giudiziaria, per cui, generalmente, gli avvocati intervistati (sia della difesa sia della parte civile)sono molto prudenti ed evitano di affrontare, in una sede non idonea,argomenti delicati da discutere nell’opportuna sede dibattimentale.
Gli esercizi dialettici (utili esclusivamente per fare audience e senza alcun valore oggettivo) vengono lasciati agli/alle opinionisti/e…

Sì, Magica, necessitano dati certi e se i giudici, alla fine dei tre gradi di giudizio, dopo aver ascoltato attentamente le varie parti, dopo aver studiato tutti gli atti processuali, emettono la sentenza di condanna sulla base del loro libero convincimento, per me significa che, in coscienza, hanno ritenuto di aver individuato, senza alcun dubbio, indizi gravi, precisi e concordanti.
Moltissimi (anzi, troppi!) sono i casi ancora irrisolti (es: Simonetta Cesaroni , Cristina Golinucci e Roberta Ragusa) proprio perché sempre, per ciascun caso, si è alla ricerca del colpevole, non di un colpevole…

magica ha detto...

pero' sappiamo che dalle parti di TARANTO fanno passare per buoni indizi costruiti a loro piacimento e mi pare assai strano ; che tu non te ne sia accorta .. dopo aver saputo tutti i particolari .
bisogna propria avere la classica fetta spessa di salame NEGRONI .

boboviz ha detto...

"Giacomo, per me i magistrati sono dei professionisti capaci di seguire il loro codice deontologico (ovviamente ogni essere umano può commettere errori in buona fede!)"
Certo. Il problema è che i magistrati NON pagano mai per i propri errori.

TommyS. ha detto...

I giudici: "Un'aggressione violentissima, Elena Ceste è morta subito"

Rese note le motivazioni con le quali la Cassazione aveva confermato l'ordine di custodia cautelare per Michele Buoninconti, marito della donna

E' del tutto corretto ipotizzare che Elena Ceste sia stata vittima di una "aggressione violentissima" che ne ha "cagionato la morte immediata". Lo scrive la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 8 luglio, ha sostanzialmente confermato l'ordine di custodia in carcere per il marito della donna, Michele Buoninconti. Elena Ceste scomparve dalla sua abitazione di Costigliole d'Asti il 24 gennaio 2014. Il corpo senza vita fu ritrovato in un piccolo corso d'acqua il 18 ottobre successivo. I supremi giudici, nel respingere il ricorso dei difensori dell'indagato, hanno spiegato che la ricostruzione operata dal tribunale del riesame di Torino non è contraddittoria.La Cassazione non ha accolto la tesi della difesa, secondo la quale l'ordinanza del tribunale era viziata da "illogicità". La Corte, per esempio, afferma che non esiste una contraddizione fra "la mancata conoscenza dei particolari dell'azione delittuosa" (una conseguenza dello stato del cadavere al momento del ritrovamento) e il passaggio in cui si afferma che Buoninconti si rese responsabile di una "aggressione di inaudita violenza". Il tribunale di Torino ha operato infatti una "ricostruzione minuziosa dei tempi dell'omicidio", concludendo che sia stato compiuto "in un arco ristrettissimo, dalle 8'43 alle 8'55 del giorno della scomparsa". "Un arco talmente limitato - scrive la Corte - da indurre a ipotizzare un'aggressione violentissima che aveva cagionato la morte immediata della vittima".


Se l'arco di tempo fosse stato più lungo avrebbero scritto che Buoninconti aveva infierito con particolare e prolungata crudeltà sulla vittima, torturandola e godendo nel vederla lentamente morire davanti ai propri occhi. Come non si sa proprio, ma poco importa tanto "chi non lui" può essere l'assassino (anche su questo non siamo sicuri ma nell'incertezza che sia stato un omicidio teniamolo in carcere) di Elena Ceste.

magica ha detto...

Un'aggressione violentissima, Elena Ceste è morta subito"
infatti il tempo che occorreva x l'omicidio era poco .percio' dopo aver pensato a tutte le telefonate che doveva fare , citofonare ai vicini .aggredi' la moglie violentemente -senza nessuna remora , non era una donna qualsiaisi era la moglie e madre dei suoi figli .
BUONINCONTI aveva fatto tutto con il cronometro-

magica ha detto...

naturalmente il commento l'ho scritto in chiave ironica .

ciao

Anonimo ha detto...

Caro Massimo Prati
all’articolo del 14 luglio avevi dato questo titolo “Per i Pm la morte di Elena Ceste è "ragionevolmente dovuta ad asfissia". Significa forse che a Michele Buoniconti spetterà ragionevolmente una condanna?”

come non condividere le tue previsioni? Eccola servita, la “ragionevole” condanna … non ci si poteva aspettare altro, del resto.

Però sono tutti pronti a lodare l’espertissimo e onestissimo lavoro condotto sotto la guida del col. Federici, che altro non poteva fare che raccogliere i dati forniti dai suoi investigatori e trarre le conclusioni …pressato dalla Procura datrice dell’incarico. Copione ben noto, nevvero?

Qui, l’errore madornale l’ha fatto il team di difesa precedente, non doveva proporre il rito immediato!

In merito, se mi posso permettere, c’è una fondamentale domanda da porsi: come può un caso di omicidio senza un reo confesso (anzi con l’imputato che si professa innocente) venir trattato da un giudice monocratico, unico e solo, chiuso poi in solitudine nella sua stanza per decidere sulla vita di una persona??? Non sarebbe ora di proporre una riforma?

Mario