mercoledì 23 novembre 2011

Magistrati contro Magistrati. Quando il "potere giudiziario" è in mano alle correnti politiche non vi è più una Giustizia a misura d'uomo


Ormai quasi quotidianamente troviamo sui giornali notizie di magistrati che indagano altri magistrati. La procura di Potenza indaga su quella di Taranto, la procura di Lecce sui magistrati baresi e così via. E' un clima da guerra giudiziaria quello che da decenni si respira nei tribunali italiani. Ma parlare di decenni è riduttivo perché la lotta è cruenta e si perde nei secoli dato che la "Il Sistema Giustizia" è sempre stato sinonimo di "Potere". In epoca "Feudale" erano i "Conti" a dover giudicare, e questi si avvalevano degli "Scabini". Gli Scabini erano persone molto ferrate in fatto di leggi ma, conoscendo altrettanto bene gli "usi locali", le rapportavano a questi prima di giudicare. Quindi giudicavano anche in base al luogo dove vivevano. Quando nacquero i Comuni, parliamo di circa otto secoli fa, erano i cittadini a decidere, tramite votazioni, chi doveva essere giudice. In quel periodo storico non c'era alcun vincolo, tutti potevano partecipare alle elezioni; è chiaro però che le persone incaricate erano comunque, sempre e in ogni caso, i nobili o i borghesi in quanto ricchi colti ed istruiti. Col tempo si è persa questa consuetudine fino ad arrivare, dal sedicesimo secolo in poi, alla creazione dei "Grandi Tribunali", si pensi alla Sacra Rota, per lo Stato pontificio, alla Rota fiorentina, al Sacro Regio Consiglio, per il Regno di Napoli. I giudici di questi tribunali erano giuristi-consiglieri del principe, dotati di elevata preparazione tecnica e strettamente vincolati al potere politico.

Per cinque secoli si seguirono queste regole, fino a quando sulla scena europea arrivò un certo John Locke, un filosofo che dopo aver cambiato e modificato le proprie idee stabilì che ogni uomo dovesse avere pari diritti. Ma, dato che con l'avvento del vil danaro non si era proprio tutti uguali, decise anche che, per pareggiare la situazione fra i vari "ceti sociali", ci dovesse essere uno "Stato del Diritto". Da quel momento in poi fu lo Stato a tutelare i suoi cittadini... ma come li tutelava? Chiaramente chi aveva il potere ne abusava e chi non lo aveva, perché povero, viveva nelle vessazioni. Da allora cosa è cambiato? Nulla perché anche ai giorni nostri lo Stato dovrebbe tutelare il cittadino, sia esso milionario o povero in canna. Ma c'è da dire che da quando è nata la Repubblica Italiana tutto è sempre "andato avanti", a livello politico, grazie a collusioni ed a favori di parte. C'è da dire che la magistratura poco ha fatto per fermare il "gioco in famiglia" dei poteri forti e che molto ha fatto, al contrario, per adeguarsi e specchiarsi nei poteri forti. Così capita da anni che ogni Provincia abbia Tribunali che seguono la corrente sindacale che meglio li rappresenta, corrente sindacale che si specchia nei partiti al governo. Difficile che un Magistrato venga eletto "per caso" perché i tribunali dell'epoca moderna sono tornati ad essere "feudi". Poche volte chi viene mandato ad occupare un posto vacante in un nuovo, per lui, nucleo giudiziario, si trova accanto a giudici che hanno idee politiche e modi di fare opposti ai suoi.

E la "guerriglia" fra magistrati non avviene mai all'interno dello stesso tribunale, dove vige il "volemose bene" ed il "siamo tutti una famiglia", avviene fra circoscrizioni diverse, fra provincia e provincia, se non fra Capitale e Provincia, perché c'è sempre una circoscrizione delegata a controllare l'altra. Ma perché questi scontri avvengono? A causa del fatto che non ci sono più gli "Scabini", quelli che aiutavano i "Conti" facendoli giudicare anche in base alla località di appartenenza? No, è il contrario, proprio perché gli Scabini esistono ancora il giudizio, che dovrebbe essere "uguale" per tutti (se ci si basa sulla legge), si modifica diversificandosi da regione a regione, da tribunale a tribunale, da giudice a giudice. Un giudice che vive e opera in un determinato contesto sociale può essere preso fra gli ingranaggi della società nella quale vive, può essere preso dagli ingranaggi del "partito" che lo ha votato, del gruppo nel quale lavora e, pertanto, operare in conseguenza. Questo capita nei tribunali di provincia ma anche al CSM. Vediamo come e perché.

Le correnti sindacali presenti al suo interno sono quattro, vediamo i consiglieri votati nel 2010 (resteranno in carica fino al 2014) per corrente di appartenenza (immaginate un ipotetico Parlamento diviso in quattro settori). Movimento per la Giustizia (estrema sinistra) 3 elettiMagistratura Democratica (sinistra) 3 elettiUnità per la Costituzione (Unicost) (centro) 6 elettiMagistratura Indipendente (moderati di destra) 3 eletti. A questi va aggiunto un unico indipendente eletto, Paolo Cordier, che però in passato figurava nella lista Unicost, più gli otto componenti laici eletti dai partiti che in percentuale, quindi, li rispecchiano. A questo punto vediamo cosa scriveva, un mese prima delle elezioni, il giudice Edoardo Cilenti, candidatosi anch'esso per il CSM quale indipendente.

Alcuni anni fa il Parlamento, con la lodevole intenzione di rendere più autentiche e democratiche le elezioni del C.S.M., ha modificato la legge elettorale in modo che non si vota più per liste precostituite e con il sistema proporzionale (metodo che dava alle correnti un ruolo decisivo), ma con un sistema per il quale non ci sono liste, chiunque lo voglia si può candidare e tutti i magistrati possono votare chi preferiscono (senza divisione territoriale dei collegi). Ma anche questo ottimo sistema è stato condizionato in maniera decisiva dalle correnti che, alle scorse elezioni, hanno "sterilizzato" e vanificato la riforma e così hanno tentato di fare anche in questa occasione. Il sistema usato per condizionare l'esito delle elezioni e renderlo del tutto prevedibile si connota nei seguenti termini:

1. Hanno candidato un numero di magistrati solo di pochissimo superiore al numero dei posti disponibili: in concreto hanno candidato 3 persone per i 2 posti di legittimità, 5 per i 4 posti di pubblico ministero e 11 persone per i 10 posti di giudicanti; in sostanza, per ciascun ambito tante persone quanti posti più uno (da parte della corrente che confida di prendere un "seggio"in più della volta precedente);
2. Hanno dato indicazioni ai loro associati di votare divisi per distretti in modo da suddividere in maniera proporzionata i voti che prevedono di poter prendere ed evitare "dispersioni".

Così, alla fine, è possibile prevedere con la più grande approssimazione chi verrà eletto e le elezioni, più che "elezioni" sarebbero – come la volta scorsa – delle "designazioni". Un po' come accade in Parlamento: gli eletti, più che "eletti" sono "designati" dai capi partito e distribuiti nei collegi in modo da avere una certezza predeterminata degli esiti elettorali. Quest'anno, però, c’è una grande novità: si sono candidati alcuni magistrati in maniera autonoma e indipendente dalle correnti. Ciò che noi, come elettori, auspicavamo era che i candidati fossero davvero molti, in modo che le elezioni fossero davvero "elezioni", nelle quali ognuno di noi potesse scegliere fra vari candidati quello che riteneva più vicino al suo modo di intendere e di sentire la magistratura. Purtroppo, invece, anche i candidati indipendenti sono pochi. Ma il solo fatto che essi ci siano cambia moltissimo la concreta natura delle prossime elezioni del 4 luglio. Infatti, grazie alla presenza di questi candidati indipendenti, il risultato delle elezioni non è più certo in maniera predeterminata e c’è la concreta speranza che al C.S.M., oltre che, come al solito, gli affiliati alle correnti, possa esservi anche qualche Consigliere che voti solo secondo scienza e coscienza e non tenendo conto di quello che gli dice di votare il capo della corrente alla quale appartiene. In questo contesto, sarebbe davvero un fatto rivoluzionario se nel prossimo C.S.M. sedesse anche qualche magistrato che non deve a una corrente la sua elezione e che, dunque, non deve "pagare debiti" e non ha obblighi di fedeltà verso una corrente e i suoi soci, ma tratterà al C.S.M. le pratiche a lui affidate secondo le stesse logiche con le quali ognuno di noi tratta le pratiche che giudica per lavoro nell'ufficio in cui opera. Forse tu conosci personalmente qualcuno dei candidati delle correnti. Sai che è una ottima persona e probabilmente hai ragione. Tuttavia, molti di noi hanno già in passato votato per candidati di corrente che, in sé considerati, erano effettivamente ottime persone, ma, una volta inseriti nell'ingranaggio, hanno finito per seguirne la logica. C'illudevamo che le correnti si potessero “cambiare dall'interno” e che bastasse solo mandare al vertice le “persone giuste”. Ma la realtà ci ha più volte smentito ed è risultato evidente che non è così. Le correnti funzionano a senso unico, in modo clientelare ed opaco, al servizio degli interessi di pochi. Chi non ci sta, viene emarginato e reso “innocuo”.

E quanto messo in luce prima delle elezioni dal giudice Edoardo Cilenti si scopre essere vero. Infatti ogni santo giorno all'azione di un magistrato corrisponde, specialmente se si tratta di politici da indagare (ma non solo), la reazione dell'altro magistrato. Vediamo quanto è vero leggendo notizie di fatti noti, ma già i media ve li hanno cancellati dalla mente, capitati negli ultimi anni.

Repubblica.it - La pubblicazione su «Panorama» nell'agosto scorso di alcuni atti dell'inchiesta Italtel-Siemens (con coinvolgimento indiretto dell'ex premier Romano Prodi) ha fatto scoppiare la guerra tra Procure. Il procuratore di Bolzano Cuno Tarfusser aveva detto che sino a quando gli atti erano rimasti a Bolzano nulla era finito sulla stampa. Ora la procura di Roma attacca. E la fuga di notizie diviene scontro fra procure davanti ai giudici di Trieste.

Corriere della Sera. Roma - Nuove accuse al presidente e al procuratore generale della Corte dei Conti. E ancora una volta a presentare la denuncia sono altri magistrati della Corte. Giudici contro giudici, dunque, per presunte irregolarità sul controllo dei bilanci del Coni. Una storia tutta da provare che ha già scatenato la reazione del difensore del presidente Giuseppe Carbone e del Pg Emidio Di Giambattista: il professor Carlo Taormina prospetta congiure e annuncia battaglie giudiziarie. L'ultima mazzata sul vertice della Corte porta la firma di tre sostituti pg; Tommaso De Pascalis, Anna Maria Giorgione e Francesco Nico avrebbero illustrato alla Procura i loro sospetti.

Corriere della Sera. Palermo - Scontro fra magistrati sulla vicenda del pentito Angelo Siino. Irrompe a sorpresa il procuratore di Trapani, Gianfranco Garofalo, nella guerra fra Ros dei Carabinieri e Procura di Palermo, mentre scatta il balletto delle bobine sparite. E Garofalo, parlando di alcuni verbali dell'ex "ministro" mafioso Siino, confermerebbe le tesi dell'Arma.

La Stampa. Napoli - Il «caso de Magistris» s'è trasformato in un aspro scontro tra due Procure, quelle di Salerno e Catanzaro, che ha già coinvolto il Csm, il ministro di Giustizia, Angelino Alfano, e persino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri ha chiesto d'acquisire elementi dell'inchiesta sui magistrati di Catanzaro. Il ministro Alfano ha chiesto di esaminare gli atti per verificarne gli aspetti disciplinari. Il Csm, invece, ha già aperto una pratica sul caso.

Avete letto? Si parte sempre da un politico e si arriva ad un magistrato. Notate che gli articoli non sono tutti attuali, uno è degli anni Ottanta, uno è degli anni Novanta, uno di inizio Duemila, ed uno dei giorni nostri. Quindi è vero che lo scontro è iniziato con l'avvento della Repubblica. Ed allora c'è da capire se questi scontri capitano anche ai giudici che vivono a stretto contatto con gli ambienti "mafiosi" siciliani o in zone di 'ndrangheta calabrese. Cosa accade in questo caso? I magistrati sospettano uno dell'altro?

Da Replubbica. Messina - A cinque giorni dagli arresti dei due magistrati messinesi, ordinati dai giudici di Reggio Calabria, oggi un nuovo round della guerra tra i magistrati delle Procure che si affacciano sulle due sponde dello Stretto si giocherà a Roma, nella sede della direzione nazionale antimafia davanti al superprocuratore Bruno Siclari. Al centro dell'incontro l'esposto che i giudici messinesi hanno inviato alla Procura di Catania contro il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Salvatore Boemi. I messinesi, con alla testa il sostituto della direzione distrettuale antimafia Giovanni Lembo, stretto collaboratore proprio di Siclari, hanno messo nero su bianco una pesantissima sfilza di accuse contro Boemi: falso, abuso d'ufficio, calunnia.  Negli uffici giudiziari catanesi, intanto, il procuratore capo Gabriele Alicata e l'aggiunto Mario Busacca hanno già aperto il fascicolo che contiene i primi atti dell' inchiesta sollecitata dai colleghi messinesi nei confronti di Boemi; il magistrato reggino viene accusato di essere andato molto oltre il lecito negli interrogatori di diversi pentiti della mafia messinese. Gli stessi che con le loro rivelazioni hanno dato il via all'inchiesta sfociata sabato scorso negli arresti per corruzione dell' ex presidente del tribunale Antonio La Torre e del tribunale di sorveglianza Francesco Mancuso.

Insomma è un bel "casino". Tralasciando i giudici indagati perché davvero incapaci, e verificando solo la parte forte della Giustizia, non si capisce se la Magistratura sta impantanandosi sempre di più o sta cercando di tirare il collo fuori dal cappio, cappio che lei stessa s'è creata ammassando uomini della stessa corrente negli stessi tribunali. Perché non è detto che ragionando tutti alla stessa maniera si arrivi alla realtà dei fatti, più probabile si arrivi ad una realtà di parte. E la conferma viene dal fatto che quasi ogni volta che parte una indagine del genere si finisce per archiviare e non proseguire. Ed a questo punto c'è da chiedersi come far sì che la Giustizia non s'impicchi con le sue stesse mani? La strada è lunga ed occorrerebbe riuscire a multi-colorare ogni circoscrizione giudiziaria impedendo così la formazione di quei gruppi di potere che si avvalgono delle conoscenze politiche. Occorrerebbe far avanzare la persona per quanto ha dimostrato di saper fare e non perché ha la toga colorata di rosso bianco o azzurro. C'è uno spiraglio in cui infilarsi che ci faccia raggiungere questa meta?




7 commenti:

Manlio Tummolo ha detto...

Una delle prime cose che insegnano alla Facoltà di Giurisprudenza (in Diritto Costituzionale e in Filosofia del Diritto, soprattutto) è di non confondere Diritto e Giustizia, ma ancor meno la procedura giudiziaria con la Giustizia. Questo è il primo passo per capirci qualcosa. Nondimeno, un Ministero viene chiamato "Ministero della Giustizia", un tempo anche della "Grazia" che ne è l'opposto, e le sedi dei Tribunali vengono chiamati pomposamente "Palazzi di Giustizia". Tutto ciò serve a creare illusioni nel comune cittadino, e dall'illusione alla delusione il passo è assai breve. Non dimentichiamoci che in quei Palazzi operano uomini non sempre all'altezza del compito assunto, fallibili, spesso anche truffaldini. Rendersi conto di ciò è la condizione preliminare per operare nella maniera più corretta possibile, ovvero che occorre conoscere le leggi per quanto possibile, anche se non si è avvocati, a partire dalla Costituzione e dagli Atti internazionali sui Diritti umani. Pretendere che vengano applicate con rigore, ove non manifestamente inique, senza ricorrere a pur elevatissime idee di Giustizia, che è ultra- e meta-umana, e che spesso finiscono per tradursi in un "giustizialismo" assolutamente violento, nel giudizio e nella condanna bricolage, nella lapidazione psicologica e mediatica, o nel linciaggio talvolta anche fisico. L'obbedienza alla legge, con esclusione delle leggi apertamente inique ed anti-egualitarie, è l'unica, ma fondamentale garanzia in mano all'uomo, che deve provvedere per quanto può ad eliminare quelle leggi manifestamente inique e in violazione dei princìpi di libertà, eguaglianza, fraternità (intesa quale solidarietà morale e sociale tra uomini).

Manlio Tummolo ha detto...

Chissa perché, quando si tratta di argomenti molto generali, la frequentazione è così scarsa, eppure l'argomento è ben più importante di altri, perché troppo spesso nei comuni cittadini si ha la tendenza ad esaltare magistrati quando decidono come noi vogliamo, e viceversa a deprecarli quando decidono il contrario. Ma questa visione individualistica e di comodo della Giurisprudenza non può avere alcun valore, né pratico, né ancor meno teorico.
Ieri o l'altro ieri il presidente della Repubblica, che è anche presidente formale del CSM, ha rilevato, all'inaugurazione della Scuola di specializzazione dei Magistrati (pare che prima non esistesse !!), la necessità di un Codice deontologico e ha segnalato, più o meno esplicitamente, varie storture di carattere sempre generale, nel comportamento dei Magistrati. Sull'idea non si può non essere d'accordo, ma, come è arcinoto, non sono le leggi a mancare in Italia (che semmai sono troppe e poco chiare), ma la loro corretta e rigorosa applicazione.
Il problema della Magistratura, come della vita forense più in generale, è che manca un'adeguata formazione fin dalla culla: ovvero dalla Facoltà di Giurisprudenza, dove la tradizione, quasi sempre arcaica, trasforma la materia prima (i giovani entusiasti del primo anno) progressivamente in piccoli automi caricati a molla, privi di ogni ragionamento individuale, spesso avviati a ripetere mnemonicamente i "brocardi" (quei motti nel latino maccheronico e medioevale dei giuristi), gli articoli e i commi di legge, i numeri e le massime delle sentenze, praticamente senza la minima analisi critica del testo. Alcuni, non certo da oggi, avevano proposto di sostituire i magistrati con computers: l'idea è forse meno peregrina o provocatoria di quel che sembra, proprio per il tipo di formazione mnemonica, per nulla o poco critica, legata alla ripetitività, con scarsa comprensione del complesso rapporto tra l'uomo, le istituzioni e le leggi. Per cui, la proposta dell'automazione del giudizio ha una sua logica: se il giudice agisce attraverso il classico procedimento sillogistico, è facile sostituirlo con una macchina a gettone. Ad esempio: "Tzio ha compiuto tale atto. Questo atto è previsto come reato dal Codice Penale, che prevede per tale atto da 10 a 50 anni di carcere. Ebbene condanno Tizio a 30 anni, tenuto conto delle attenuanti generiche che valgono !/3 della pena massima, a cui aggiungo 1/10 di aggravanti, faccio la media tra 10 e 50 (ovvero 30), sommo e sottraggo, tolgo ed aggiungo, e ottengo 30 di nuovo, considerati anche il fattore clemenza e la non reiterazione del delitto". Un lavoro simile può tranquillamente essere fatto anche da una vecchia calcolatrice a manovella (la vecchia "pascalina"), non necessariamente da un calcolatore elettronico.

Manlio Tummolo ha detto...

Vengo dunque alla formazione di base dei giuristi e dei magistrati in particolare, e qui desidero rifarmi a quanto detto da Mimosa in altro post: la separazione delle carriere. Di fatto non è ben chiaro che cosa si intenda per questo, se non che, secondo alcuni, si dovrebbe ritornare al PM rappresentante in pratica del Governo nel giudizio. In realtà, la separazione delle carriere è di fatto impossibile, perché nessuna legge può vietare ad un magistrato, come ad un avvocato, di cambiare, tramite corsi di specializzazione, la propria professione. E che il giudice non possa essere pubblico ministero e viceversa, nello stesso periodo, questo è già stabilito, anche se non sempre applicato. L'Ordinamento giudiziario prevede altresì vari limiti: ad es., nel medesimo circondario non potrebbero convivere un avvocato e un magistrato fratelli o parenti stretti, e nondimeno nessuno verifica e controlla queste incompatibilità. Se il padre è giudice e il figlio PM, c'è qualcuno che sollevi obiezioni ? Mi sembra che ciò avvenga assai di rado. E poi, sembra opportuno che un giudice sia un ragazzotto, senza esperienza di vita, presto laureato e avendo appena superato un biennio di specializzazione ? Che a 27 - 30 anni sia già pronto a giudicare delinquenti o supposti tali ? Non è forse opportuna una preliminare formazione da pubblico ministero ? Nel common law, a fare i giudici sono vecchi avvocati o, comnque, persone con lunga esperienza di vita e professionale.
Ora, più che alla separazione delle carriere tra magistrati, io sono favorevole alla netta separazione tra un indirizzo (o corso) di Diritto pubblico e un indirizzo di Diritto privatistico, creando due Dipartimenti o due Facoltà nettamente separate, anche di luogo (poniamo, uno nel capoluogo regionale,l'altro in un capoluogo provinciale), in modo che non si formi una comune mentalità e solidarietà fin dall'inizio, tanto che poi ragionano nel medesimo modo, anche se i giudici tendono alla paranoia, gli avvocati alla schizofrenia (con una punta di sarcasmo si potrebbe dire, parafrasando Schopenhauer, che "Il Diritto è un pendolo che oscilla fra la paranoia e la schizofrenìa"), ovvero i magistrati hanno convinzioni prefissate e dogmatiche, gli avvocati invece negli stessi giorni (cfr. ad es. Biscotti e Gentile) possono difendere la certa vittima e il presunto colpevole, ovviamente in due fatti ben distinti, nondimeno tra una cosa e l'altra non vi è rapporto dialettico, bensi una pura antitesi a scatto (si passa automaticamente da una tesi all'altra, senza alcun ammortizzatore "sociale" o culturale).
Dunque, separare i due orientamenti: il Diritto pubblico destinato a futuri costituzionalisti, docenti di Diritto e magistrati; l'altro a futuri avvocati e notai. I primi dovrebbero considerare prioritari l'interesse, anzi le esigenze della Legge e dello Stato, i secondi, pur nel quadro pubblico di riferimento, rilevare le esigenze, i diritti e gli interessi legittimi dei singoli. Dovrebbero avere dunque discipline diverse, docenti diversi, orientamenti mentali diversi, ma in tutti i casi critici (non nel senso comune di dir male degli altri, ma nel senso della ricerca razionale e scientifica di fatti e di norme, nella loro analisi sistematica ed approfondita; non va confusa la critica con la maldicenza, che è tutt'altro).

Manlio Tummolo ha detto...

Proseguo nell'esposizione del progetto di una possibile, anzi necessaria riforma della Magistratura, la quale dovrebbe distinguersi professionalmente in modo più netto, anche secondo il tipo di ruolo che svolge, nel Diritto civile o privatistico, in quello pubblico amministrativo, in quello pubblico penale e in quello militare e delle Forze dell'Ordine. Data la vastità e complessità delle problematiche, non è possibile che ciascun magistrato possa sapere tutto di tutto, costituire una sorta di Leonardo da Vinci o, per seguire Disney, una sorta di Pico de Paperis. Occorre dunque che vi sia una serie di specializzazioni: già nell'ambito civile, oltre che per il Diritto tradizionalmente definito "privato", generale, dovrebbero poi esserci esperti di Diritto dei minori e di Diritto del Lavoro, ben distinti (quest'ultimo, per ovvie ragioni, in netto collegamento col Diritto amministrativo, specie da quando, con la riforma Amato, il lavoro dei pubblici dipendenti è di competenza del Libro V del Codice Civile). Alla suddivisione professionale dei magistrati, nei rispettivi ambiti, dovrebbe altresì corrispondere quella degli avvocati, il cui ruoio è specularmente inverso e, al tempo stesso, complementare di quello dei magistrati, ma, come si è detto, in considerazione dei diritti soggettivi e degli interessi legittimi(sempre nel quadro comune del rispetto della legge e delle pubbliche esigenze): diritti soggettivi ed interessi legittimi che sono necessariamente tali perché devono rifarsi alla legge comune in modo subordinato, e non essere intesi come atti di egoismo puro senza considerazione dell'altro, perché una tale visione porterebbe alla devastazione non solo dello Stato, bensì anche di una qualsiasi e semplice società naturale (a cominciare dalla famiglia stessa).
In questo ambito, il ruolo di un pubblico ministero potrebbe essere distinto a sua volta in due funzioni: quella delle indagini (prima di tutto alla ricerca e definizione degli avvenimenti, poi all'individuazione dei responsabili, non il contrario, com'è di largo uso) e quella delle procedure. Per chiarirmi, ricordando il celebre "Il Nome della Rosa", seguire il metodo del francescano Baskerville, non quello opposto del domenicano Gui.
Ogni pubblico ministero o procuratore, che dir si voglia, dovrebbe essere affiancato da un altro magistrato che verifichi sistematicamente se le procedure adottate dalle parti siano legalmente corrette oppure no (una specie di Corte di Cassazione locale, per intenderci), in modo da aumentare le garanzie sia per le vittime, sia per gli indagati, e ponga il veto ad ogni indagine non rispettosa delle leggi procedurali.
Non ritengo altresì ammissibile che un solo giudice, anche per le cosiddette "bagatelle" (tali per lui, non per chi deve affrontarle), possa decidere per tutti, bensì che vi sia un collegio di almeno tre giudici, come del resto avviene nei gradi d'appello.

Manlio Tummolo ha detto...

E arrivo alle questioni disciplnari e penali: delle prime, com'è noto, si occupa il Consiglio Superiore della Magistratura, composto in gran parte da magistrati o affini; delle questioni penali, allo stato attuale, si occupa una Procura più o meno vicina, in modo non reciproco (fino al 1999-2000, viceversa, le Procure erano reciprocamente dipendenti per le questioni penali: ciò è stato eliminato per non creare favori: io chiudo gli occhi ai reati tuoi, tu chiudi gli occhi ai reati miei: una cosa troppo comoda). Ma, evidentemente, neppure ciò è sufficiente, perché i magistrati costituiscono una Corporazione estremamente interessata all'autotutela e ben difficilmente accetta di svolgere indagini su elementi della propria Corporazione, salvo casi clamorosi e troppo evidenti. Avendo potere di "autodichìa"(ovvero di auto-giudizio), la Magistratura tende a proteggere quasi sempre i propri membri, ed è l'unica categoria che può giudicarsi, anche in sede penale, da sé e quasi sempre assolversi. Appare così necessario creare un Organo distinto, in modo che anche i magistrati si trovino nella medesima condizione degli altri cittadini: essere giudicati disciplinarmente nell'ambito del proprio Corpo, ma penalmente da altri. Si tratta dunque di creare un Organo di indagine e di giudizio del tutto esterno alla Magistratura, ma costituito da persone esperte di Diritto penale, amministrativo e civile, che si occupino sia dei reati comuni, sia dei reati professionali (abusi nell'ambito della propria professione). Tale Organo potrebbe essere costituito da docenti universitari di Giurisprudenza, esperti in Diritto penale, processuale penale, amministrativo, eletti dai cittadini per un determinato periodo. Tale Organo di indagine e di giudizio dovrebbe anche essere affiancato da una propria sezione autonoma di Polizia Giudiziaria (per la stessa ragione di cui sopra: se gli agenti sono gli stessi che collaborano con i magistrati indagati, difficilmente andranno a disturbarli nel loro operato).

Con ciò, beninteso, non vi sarebbe perfezione ed infallibilità, e neppure una Giustizia assoluta, che è per natura qualcosa di extraumano, ma si porrebbero finalmente le basi per un sistema giudiziario ben formato, efficace e ben controllato, non un Organo del tutto a se stante che agisce secondo i propri comodi, le proprie consuetudini, i propri capricci.

Giustizia X Innocenza Maria ha detto...

La vicenda di Campo innocenza Maria e del c/c 10/645629 nascosto da Intesa San Paolo alla Magistratura di Ragusa, ha avuto gli interventi:
del Presidente della Repubblica (Il Generale Domenico Achille invia alla GdF di ragusa che trasmette copia alla Procura di Ragusa, la copia degli Esposti di Campo Innocenza Maria già inviati al Presidente Giorgio Napolitano ed al Segretario di Stato Marra) ;
del Presidente del Consiglio e della Cassazione (lo dichiara il maresciallo GdF Giuseppe Leone al Giudice, all'Udienza del 14 dicembre 2010 presso il Tribunale di Ragusa);
della Banca d'Italia (lo dice il dirigente di Torino, dott. Roberto Traini a Nicastro Damiano);
dell'Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia (lo relaziona il Dott. Agostino Fera Procuratore Capo di Ragusa al Procuratore Generale di Catania Dott. Giovanni Tinebra); ma nel procedimento penale tutt’oggi in corso di cui la denuncia è del 22 dicembre 2003, dalle indagini espletate dalla Guardia di Finanza, non risulta il c/c 10/645629;
il 29 marzo 2008 nelle osservazioni integrative alla opposizione della richiesta di archiviazione, si fa presente che la Banca San Paolo non ha comunicato alla Guardia di Finanza il c/c 10/645629 e si chiedono ulteriori indagini in merito.
Nonostante siano stati avanzati Esposti-Denuncia ai Ministri Alfano e Tremonti, alla CONSOB, al Governatore Mario Draghi, all’Ispettorato Vigilanza Banca d’Italia, all’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia e alla stessa San Paolo IMI, nulla si sa del conto corrente 10/645629 e di la banca non ha mai risposto.
Lo stesso dott. Corrado Passera a cui ho inviato la seguente richiesta:
“Dottor Passera - Banca Intesa San Paolo
La invito pubblicamente a spiegare perché nel 2004 avete nascosto alla Magistratura di Ragusa diretta dal Procuratore Capo Dottor Agostino Fera, il c/c 10/645629 di Campo Innocenza Maria e perché non avete mai risposto agli Esposti-Denuncia del 30 dicembre 2009 ma avete atteso tanti anni senza rispondere lasciando morire la Signora Innocenza Maria nel dolore di chi si è vista privare dei propri soldi.
Complimenti Dott. Passera!!! Damiano Nicastro”

ha risposto tramite Pasquale Brusco e Laura Bettio del servizio Assistenza Clienti:
“Gentile Sig. Nicastro, facciamo riferimento alla sua comunicazione del 16 corrente.
Esperiti gli opportuni approfondimenti, siamo rammaricati nel comunicarle di non aver avuto la possibilità di reperire l’asserito esposto da lei citato del 30 dicembre 2009.
Peraltro – salvo errori – non ci risulta che sia in possesso della titolarità necessaria o eventuali deleghe a richiedere i chiarimenti del caso, motivo per il quale non ci è possibile fornire compiuto riscontro alla sua richiesta.
Nel rimanere senz’altro a disposizione per valutare ulteriori informazioni intenda fornirci, porgiamo cordiali saluti”.

Il dott. Corrado Passera di Intesa San Paolo, risponde addirittura che non hanno trovato l’esposto, nonostante siano già stati sollecitati dalla Banca d’Italia di Torino, di chiarirsi con la cliente Campo Innocenza Maria e con L’autorità Giudiziaria.

Campo Innocenza Maria è morta dopo avere atteso per otto lunghi anni di sapere dove fossero finiti i suoi soldi e il suo conto corrente 10/645629, senza avere ricevuto risposta.

Giustizia X Innocenza Maria ha detto...

Innocenza Maria ha scritto al dott. Arcibaldo Miller, Ispettore Capo dell’Ispettorato Generale del Ministero di Giustizia.
“Ragusa 21 Settembre 2009
Signor Ispettore Capo nono avuto la forza per scriverle ma ora mi anno messo il sangue e cio un poco di forza eio lo implorro Signor Ispettore per lamore di Dio di fare piena luce della mia vicenta … e io cio tentato il suicidio perche la Giustizia mia tanto delusa perché sono stata derubata di tutti il mio patrimonio e molte persone che io leo denunciate non sono mai state sentite ….
Ci invio allei anche la lettera cheio cio schritto il giorno 16 Luglio e la prego di leggerla”
“… e poi il Signor Giudice Diquattro cia fatto 2 ordine del sequestro alla Guardia di Finanzia ma questi documenti non sono mai stati sequestrati eio ora ci chiedo ALLei Signor Ispettore dove sono questi ordine di sequestro anche la cassetta che io cio dato al Capitano il giorno 10 Dicembre 2003??
… e poi il giorno 10 di Dicembre 2003 io cio dato al Capitano un foglio dove ciera il numero 10/645629 cheni il conto corente della Banca San Paolo dove ciavevo molti soldi ma davero tanti soldi che la contabilità era tenuta da lo studio Nobile e di questo conto invece il Capitano Cascavilla dopo chea fatto tutte le ricerche alle banche ma di questo conto non celo schrive al Signor Giudice e neppure la BancaSan Paolo celo schrive alla Guardia di Finanza e di anche Arestia Giovanna lo conferma il conto 10/645629 quanto viene interrogata ma nessuno fa nessuna intagine di questo conto e io non so chi sia preso tutti i miei soldi eio chiedo ALLei Signor Ispettore Capo di vedere edi scoprire e di anche di fare a punire le persone responsabili edi anche alla Banca San Paolo perché a nascosto la esistenza di questo conto corrente quando a schritto alla Guardia di Finanza…
Signor Ispettore Capo io cio 76 anni e sono molto malata di salute edi ora vorrei sapere da LLei che ccosa deva ancora aspettare per avere Giustizia??
Distinti Saluti Ragusa 16 Luglio 2009 Campo Innocenza”.

Nicastro Damiano