domenica 11 settembre 2011

11 settembre 2001. Quando l'odio fra gli uomini uccise 3000 esseri inermi in meno di due ore

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Dieci anni fa accadde ciò che nessuno avrebbe mai pensato potesse accadere. Dieci anni fa una parte degli uomini di questa Terra pianse disperata la morte di quasi tremila persone, dieci anni fa una parte degli uomini di questa Terra scese in piazza, sparò in aria e gioì per la morte di quasi tremila persone. Fu un disastro immane quello che si abbatté sugli americani, un disastro immane compiuto da diciannove mussulmani convinti che vivere la morte fosse una scelta giusta, la scelta che li avrebbe portati in eterno accanto a loro Dio, anche per queste convinzioni decisero di morire per vivere. E' l'ossimoro della vita che pretende ci siano tragedie simili, un ossimoro a cui l'umanità nei millenni s'è sempre adattata. Ma la nostra è un'umanità senza cuore, un'umanità che finirà col ripiegarsi su sé stessa e bruciare nel fuoco che continuamente essa crea per bruciare gli altri. Non tutti sanno che la prima guerra conosciuta fu combattuta per la conquista di un territorio da due gruppi di scimmie, quando ancora l'uomo era un embrione, e questo ci fa capire meglio da quale ceppo derivi l'essere umano che a volte di umano ha ben poco dato che spesso pare perdere il dono della ragione. 

E' dalla sua nascita che l'uomo combatte contro l'uomo in una escalation che lo ha svezzato ed ha convinto la sua mente che la guerra è un fatto naturale, quasi obbligatorio. Anche le aziende produttrici di giochi hanno contribuito, ed ancora contribuiscono, affinché i bambini la intendano un fatto "normale" della loro esistenza. I soldatini, i carri armati, le battaglie a "Risiko" per la conquista del mondo, le mitragliatrici di plastica, le bombe, sono comunemente sugli scaffali dei negozi specializzati in infanzia e vengono regalati, e quindi dai bimbi recepiti, come fossero automobili radiocomandate. Ed una volta passata l'infantilità si continuerà ad offrire ai nostri ragazzi lo stesso identico svago usando il tridimensionale violento nei videogiochi. Uccidi, uccidi, uccidi! Questa è la realtà odierna che rispecchia la prima forma cavernicola, quando per poter sopravvivere l'essere non ancora uomo doveva combattere gli orsi delle caverne. Ma a quel tempo era una questione di vita o di morte e gli orsi, pur animali come animali siamo stati noi, avevano ben più possibilità di uscirne vincitori.

Insomma, l'uomo da sempre uccide, è nel suo istinto, ed è passato da cacciatore di bestie a combattente assassino fanatico con una facilità disarmante. La storia insegna che la conquista del mondo è stata una idea fissa in tutte le epoche, portata avanti da grandi condottieri. E già che questi siano stati chiamati "grandi condottieri" da l'idea di quanto sia influenzabile in negativo il nostro essere. Le guarnigioni che avanzavano per conquistare i suoli altrui portavano morte e distruzione, portavano violenza e saccheggi (si rubava per pagare le truppe) così alimentando l'odio di chi li subiva. Negli ultimi secoli sono cambiati solo i termini. Così, mentre duemila ed oltre anni fa c'erano i "grandi condottieri", i valorosi eroi, nel centennio passato ci siamo ritrovati ad avere piccoli uomini, baffuti o calvi, a decidere che milioni di altri uomini dovevano morire perché indegni di vivere sulla Terra. Ed altro odio si è abbattuto sugli strati d'odio che già ricoprivano il pianeta.

Certo, è anche grazie alle guerre che l'uomo è progredito velocemente, serviva il trovare armi migliori per combattere e vincere e questo ha giovato a tutto il reparto tecnologico, ma è anche grazie alla potenza altrui che il debole ha modificato la sua guerra portandola ad essere "terrorismo". E da decenni questo colpisce l'inerme solo per dimostrare che l'odio esiste ancora, che l'odio non avrà mai fine. Eppure, nonostante si sappia che al mondo vige l'odio, odio che alimenta altro odio, nonostante si sappia che gruppi di estremisti cercano di portare le guerre, anche solo per qualche giorno, in territorio altrui tramite attentati sempre più eclatanti, nel 2001 gli americani erano ancora convinti di vivere in un territorio sicuro. Ed anche alle 8.46, quando un aereo di linea si conficcò come una freccia sulla torre nord del "World Trade Center", il loro pensiero li portò a credere ad un incidente. Solo quando alle 9.03 un secondo aereo tranciò di netto la torre sud iniziarono ad assaporare il terrore. Terrore che raggiunse l'apice nell'ora successiva quando il fuoco smaterializzò le due torri e chi vi si trovava all'interno.

Fu in quegli attimi che si registrarono miliardi di telefonate. Telefonate incredule e piene di angoscia, telefonate destinate a restare indelebili nella mente di chi credeva di vivere un incubo. "You saw the tower?". Hai visto le torri? Queste le prime parole pronunciate da tutti gli americani, da chi chiamava parenti e amici per capire se quanto stava accadendo fosse reale. Chi abitava a New York, chi vi lavorava, sapeva bene che tutto era tremendamente vero. Il fumo sporco del nero degli attentati si stagliava sull'orizzonte come un vecchio messaggio indiano. Parlava di odio profondo e spandeva il suo odore nell'aria. Ogni telecamera puntava quei due candelabri accesi da cui, come cera sciolta, cadevano corpi umani destinati a spegnersi, a raffreddarsi una volta raggiunto l'asfalto. E quando le torri si chiusero in sé stesse, esaltando la morte e milioni di persone dall'altra parte della Terra, la polvere spense il sole e tutta la città si accorse che la tragedia era ben più grave di quanto mai avesse potuto immaginare. E, seppure loro la vivessero in prima persona, la tragedia non colpì solo gli americani ma il mondo intero.

A New York l'odore restò per anni sulle facciate dei palazzi, sui marciapiedi, sulle strade. Era l'odore della polvere, della carne che brucia, un odore acre che il vento ha sparso sul mondo per ricordare a tutti che l'odio è inestirpabile, da qualunque parti spiri, per ricordare all'uomo che il terrore è sempre dietro l'angolo e che niente e nessuno può dargli la sicurezza di poter vedere cosa accadrà nel minuto successivo a quello che sta vivendo.  

Odore 
(11 settembre 2001)

Hai visto?
Le Torri son bruciate.
Cera colante sul candelabro acceso
e il dolce odore di zucchero filato disciolto sull'asfalto.

Hai visto?
Le Torri son scoppiate.
Spegne il sole la cenere di Vulcano
mentre l'odore di zolfo tinge l'aria e i rossi corpi martoriati.

Hai visto?
Il vento si sta alzando.
Soffia l'odore acre della morte e noi, 
inerti ed atterriti dallo scempio, lo respiriamo e lo portiamo addosso.




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1 commento:

Iacopina Mariolo ha detto...

Lo leggo ora , devo dire che mi emoziona molto, unitamente alla poesia. Complimenti Massimo!
Proverò(sono un'autodidatta)ad inserirlo nel blog volgendo lo sguardo.
Ti ringrazio per l'attenzione e lo spazio dedicatomi.
A presto
Iacopina