martedì 28 giugno 2011

Livia ed Alessia. Il procuratore di Losanna dovrebbe leggere un libro di Collodi


Credici, tu credici sempre. Questo mi diceva il mio allenatore quando, prima di rompermi i crociati ed il collaterale interno del ginocchio sinistro, ero un promettente portiere di calcio. Lui era il mio "grillo parlante", mi stava accanto, mi suggeriva le mosse migliori e non sbagliava mai. Ed io gli credevo e non mollavo. Per questo riuscivo a fare ciò che altri non riuscivano a fare. Crescendo mi sono reso conto che non sono tanti quelli che hanno frequentato i centri sportivi, quei luoghi dove prima che di imparare a giocare al calcio, o qualsiasi altro sport, ti insegnano la lealtà, il rispetto, l'amicizia, la fiducia e cosa significa vivere fra gli altri in armonia. Sono pochi quelli che non mollano mai, quelli che sanno che mollare è un po' come morire. Morire sì, perché ogni volta che lasciamo perdere, che molliamo, un piccolo centro del nostro cervello ci lascia e se ne va. E più lasciamo perdere e più materia grigia perdiamo. Purtroppo i media moderni vivono di numeri, ed i numeri sono i lettori, i telespettatori, ed hanno i minuti contati quei programmi che non fanno audience, quelli che non riescono a restare sulla notizia del momento. Questo è il motivo per cui da tempo non si hanno più informazioni su Livia e di Alessia, nessuno pressa le istituzioni preposte alle indagini perché l'interesse dell'opinione pubblica è scemato.

Alla grande emozione iniziale, alla grande speranza, ha fatto seguito lo scoramento, scoramento incoraggiato dagli addetti alle indagini che sanno bene come far sì che le persone si rassegnino. Al mondo siamo in tanti, miliardi su miliardi, e se la parte in cui viviamo si rassegna, se non fa i numeri, ai media poco può importare di due ciufoletti biondi che non si sa né dove siano né con chi. La gente, quella a cui non hanno insegnato a non mollare mai, quella a cui una piccola parte di materia grigia latita perché persa assieme alla rassegnazione, ha già capito tutto e lo scrive, tanti hanno mandato mail anche a me. C'è la signora che si agita offesa dagli articoli che riguardano le bimbe quasi fosse un dovere smetterne di parlarne. Lei ti manda la mail dal tenore stufarolo inserendo parole quali: "Basta! Non se ne può più! Volete capirla o no che sono morte?". E lo scrive in francese, quindi è probabile sia la signora di Losanna che già a dieci giorni dalla scomparsa scriveva le stesse cose al quotidiano "Le Matin". Altri sono più soft ed inseriscono la madre alla base della loro ragione di non parlarne più, questi scrivono: "Le bimbe sono morte, è inutile insistere e prolungare il dolore di Irina, convincetela a rassegnarsi e fatela vivere nuovamente povera donna". Come se una madre che ha perso due figlie a quel modo potesse rassegnarsi e crederle morte pur di vivere.

Ed io, stupido che non mi rassegno mai, a queste persone rispondo anche, pensate un po' come sto messo, mi metto a ragionare con chi non vuole ragionare, e non vuole ragionare perché i media hanno detto che non c'è più speranza. Capito? L'hanno detto i media mica l'ultimo grullo del paese. Come se i media fossero il Dio in Terra e parlassero perché sanno. Ma cosa sanno se parlano solo di ciò che fa audience, solo di ciò che fa numero, solo di ciò che le persone vogliono sentir parlare? Sanno perché ci sono stati inquirenti svizzeri, altri personaggi a volte inutili che per certa gente sono il Dio in Terra, che hanno detto cose che neppure loro sanno. Ed alla fine tutti siamo venuti a sapere ciò che hanno detto persone investite del potere che non sanno nulla e non vogliono sapere nulla perché, oltre che a cercare le piccole per trovarle morte, nulla hanno fatto. E' già, ma loro sono magistrati, sono procuratori. E' già, ma sai quanti procuratori non sanno da che parte iniziare e cercano il sistema per svignarsela alla Svicolone, personaggio animato che a Livia ed Alessia piacerebbe se fossero a casa loro e potessero guardarselo in televisione.

Ma in questo caso chi cerca di svignarsela non è un cartone animato, è un personaggio in carne ed ossa che dovrebbe fare indagini e che invece attende e spera in cattive notizie. E non venga a dirmi che non è così perché altrimenti avrebbe il pepe addosso e non dosi massicce di camomilla in vena. Forse è troppo impegnato, forse ci toccherà attendere che passino gli anni e venga dismesso come si fa con un vestito logoro che non serve a nulla. Ed a pensarci bene forse poco dovremo attendere perché da già l'idea di essere un abito logoro. E forse nel momento in cui arriverà un nuovo procuratore finalmente si inizieranno le indagini, quelle che il precedente aveva detto non avrebbe mai chiuso prima di aver fatto tutto il possibile (ma forse quando ne ha parlato ha usato una lingua non sua e non si è capito), ed è probabile che da quel momento si inizi davvero ad indagare. Ciò che è sicuro è che il signor Gilliéron di sport ne ha fatto poco e quindi non gli hanno insegnato a non mollare mai. E se tanto mi da tanto la sua materia grigia sta in vacanza ed aspetta al sole, col rischio di seccarsi, che da Foggia arrivi finalmente quanto da lui auspicato. Perché da sempre ci ha detto che le gemelline sono state gettate in mare.

Ed io dovrei, adattandomi a quanto mi scrivono via mail le persone imbeccate da lui, adeguarmi a quanto dice e diventare come chi si rassegna alla prima goccia di saliva e pensare che il padre le abbia uccise e gettate in mare? Perché è rimasto solo il mare dato che in terra non sono state trovate. Certo ci sta tutto, anche non siano più tra noi, ma ci sta pure ci siano ancora fra noi. Ed io ricordo la foto in cui lo Schepp era al parcheggio francese da solo, ed anche quando lo Schepp era al bancomat francese da solo. E già! La goccia di saliva ci dice che è possibile fossero nel baule dell'auto. Ma io credo che, lo dice la logica, se fossero state nel baule prive di vita ne avrebbero lasciato molto più di liquido, e non si sarebbe trattato solo di saliva. Ah, è vero! Dimenticavo che aveva con sé i borsoni e che in Svizzera ci hanno detto che erano state sistemate lì dentro. Ed allora, se erano nei borsoni, come hanno fatto a perdere la goccia di saliva? 

No signor Gilliéron, non ci credo a quanto ha detto ai media, a quanto ci ha raccontato sul trasporto dei corpi e sul traghetto. E non ci crederebbe neppure lei se avesse praticato un po' più di sport. Non le posso dare consigli su come si fanno le indagini, il metodo lo conosce, però le posso consigliare di leggere il libro di uno scrittore italiano, tale Collodi, dal titolo facile facile, "Pinocchio". Credo che dopo averlo letto riuscirebbe a capire cosa può fare l'amore di un genitore che perde un figlio, e lei è un genitore, avesse pure la testa di legno. Ed allora riuscirebbe anche a fare un salto in campagna, dove rilassarsi e fare pace col pensiero, perché in queste giornate, oltre al canto delle cicale oziose in vacanza, ci sono anche tanti "grilli"... tutti, volendo, da ascoltare.


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7 commenti:

Cinzia Proietto ha detto...

Bravo Massimo! io non ho mai praticato uno sport, ma, seguo i miei figli con la pallavolo e seguendo i loro allenamenti e le loro partite, anche io ho imparato che non bisogna mai mollare, anche quando si sta sotto dei 10 punti. Solo credendoci si può arrivare ai risultati sognati.
Continua a scrivere su Alessia e Livia, sei rimasto il solo a farlo.

AnnaMaria Zilli-Meoli ha detto...

bravo Massimo leggo sempre i tuoi scritti su Alessia e Livia e tutti gli altri...mi congratulo con te per quello che scrivi. Speriamo che le ricerche continuino anche dove fino ad oggi nn si è cercato. Io sono convinta e sento che le piccole sono ancora vive. Speriamo trovarle presto. Ringrazio per i tuoi scritti che purtroppo oggi sei il solo che scrive ancora a riguardo delle gemelline. Continua a farlo Grazie buona giornata

Anonimo ha detto...

Bravo Massimo...io di sport ne ho fatto tanto molti anni fa per migliorare il mio fisico...ti posso dire che ho faticato tantissimo e non ho mollato mai nemmeno un giorno di allenamento...e tutto cio' mi e' servito moltissimo anche per allenare la mente a non arrendermi di fronte alle avversita' della vita....!!!!

Luca ha detto...

Grazie Massimo che ti ricordi delle Gemelline , penso che di tutti i casi di cronca si parla in quantitá inversamente proporzionali , si parla di piú di casi di adulti amanti di barzellette tipo Misseri e il caso piú puro , piú innocente é stato tralasciato , volgarmente dimenticato . Se analizziamo i casi la maggior parte son di adulti che hanno colpe ( Melania e Sara di sicuro forse meno Yara que poverina é caduta nel tranello )mentre le gemelline propio non hanno avuto nessuna chance, anche se penso che Irina rispettabile guerriera poteva aspettare qualche anno a chiedere il divorzio definitivo e non far pensare a un padre squilibrato di poter perdere le figlie I grandi sbagliano i piccoli sono le vittime
Ciao Luca

Anonimo ha detto...

Massimo, dell'avvistamento di Termoli non dici nulla?
Personalmente sono molto fiducioso, ma vorrei tanto spaere gli inquirenti come si stnano muovendo..

emax/massimo prati ha detto...

Una quarantina di giorni fa un operaio le aveva, lui ha detto, avvistate a Vasto, l'altro ieri sembra fossero a Termoli... la zona è sempre quella ma nonostante ci sia chi ha testimoniato anche che l'auto dell Schepp ad inizio febbraio fosse alla stazione di Termoli, non dobbiamo alzarci in volo, rischieremmo una brutta caduta, ma attendere con fiducia che ci siano riscontri, magari dei filmati.

Ci vuole pazienza e dita incrociate. Quando saprò qualcosa di sicuro, veramente sicuro, ne parlerò, statene certi.
Ciao, Massimo

AnnaMaria ha detto...

Grazie Massimo di parlare delle gemelline Alessia e Livia...purtroppo non si sente piu molto parlarne se non su Missing..dove ci arrivano poche notizie. un caro saluto da AnnaMaria